Lanterna periodico dell’associazione studentesca La Terna Sinistrorsa
“E c’era l’orgoglio di capire e poi la certezza di una svolta come se capir la crisi voglia dire che la crisi è risolta.” (Giorgio Gaber)
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Il Rettore, il Senato Accademico e il consiglio di Amministrazione del Politecnico di Milano - esprimono profonda preoccupazione per il declino scientifico, tecnologico e culturale del nostro paese che rischia di aggravarsi in questa fase; - esprimono sostegno alle iniziative in atto nelle Facoltà del Politecnico sullo stato dell’università e della ricerca italiana; - condividono la necessità di una riforma universitaria e chiedono al Parlamento di apportare modifiche anche significative all’attuale disegno di legge negli aspetti che riguardano l’autonomia, la valorizzazione del merito, la trasparenza e la responsabilità nella gestione degli atenei; - chiedono inoltre di approvare al più presto il rifinanziamento dell’università, lo sblocco del turnover e dei concorsi, il ripristino delle risorse per il diritto allo studio.
D. Apollonia Design no.stop
23 novembre
ASSEMBLEA
Riguardante il nuovo ddl del ministro gelmini e i tagli alle borse di studio agli studenti aventi diritto informati e partecipa! II
Lanterna
Addio alle borse di studio tagliato il 90% dei soldi Ridotti i fondi per gli atenei: 2011 la Gelmini prevede solo 26 Oltre 180 mila studenti hanno all’assegno, ma otto su dieci riceveranno.
per il milioni. diritto non lo
Fonte: Repubblica, 2/11/2010
Il
ministro Maria Stella Gelmini, ha decretato la fine dell’istituto della borsa di studio. Un taglio ai finanziamenti del 90%. Un’altra morte per mancanza fondi, nella scuola ai tempi della Gelmini, dopo la riduzione del tempo pieno, la cancellazione delle graduatorie dei ricercatori, la soppressione di alcuni atenei. È nata con la liberazione d’Italia, Regio decreto 574 del 1946, la borsa di studio universitaria e ha accompagnato l’evoluzione della democrazia scolastica offrendo fino al 2001 una possibilità di mantenimento a studenti in corso, fuori sede, sotto le soglie dell’Isee, meritevoli.
14 ottobre 2010 sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euromilioni a 25,7 ( -89,55%) delle borse da erogare è passato da 246 a 25,7 ( -89,55%) nel 2012 si arriverà a 13 milioni scarsi trasformando la borsa universitaria in un premio per élite scelte. Questa (25,7 milioni) è la quota di finanziamento governativo per il 2011 all’interno di un sistema, quello delle università, fortemente regionalizzato. Così oggi su una platea di 184.034 aventi diritto, l’80 per cento non prenderà quei mille, a volte duemila euro (si decide per bandi regionali).
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Chi ha un reddito familiare (della famiglia di provenienza) sotto i 17mila euro, oggi può accedere alla possibilità di un finanziamento pubblico. E se ottiene medie scolastiche sopra la media, può entrare nella graduatoria degli aventi diritto. Nella maggior parte dei casi inutilmente: per otto studenti su dieci non ci sono soldi. Tra l’altro, le graduatorie regionali del 2010 sono per definizione amministrativa “definitive non confermate”. Cioè, non valgono nulla fin qui: l’autunno è inoltrato e gli studenti d’ateneo ancora non sanno a chi toccherà lo scalpo della borsa di studio. E se, come rileva una tesi presentata quest’anno a Scienze politiche della Sapienza, “Il diritto allo studio universitario in Italia”, l’80 per cento dei meritevoli e bisognosi studenti italiani non percepisce l’assegno meritato, in Francia si scende al 70%, in Germania al 60%, in Olanda addirittura al 4%.
Le fotografie inserite in questo numero del Lanterna sono frutto del lavoro del gruppo:
Design no.stop Un’iniziativa di Docenti e studenti di design del Politecnico di Milano che, per manifestare in forma alternativa il proprio dissenso ad disegno di legge Gelmini, si attivano con workshop ed extempore sul tema: progettare per il futuro dell’Università. Le azioni di sensibilizzazione e l’avvio “alternativo” alla didattica sono alcuni degli interventi intrapresi a seguito dell’ assemblea congiunta della Facoltà del Design e del Dipartimento INDACO – Industrial Design Arti Comunicazione e Moda, richiesta dal coordinamento dei ricercatori del Dipartimento INDACO, tenutasi il 23 settembre 2010 Per contatti inviare una mail a: design. nostop@gmail.com
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Cara Allieva, Caro Allievo,
Le
In questi ultimi due anni stiamo assistendo a una campagna denigratoria, sempre più intensa e aggressiva, nei riguardi dell’Università italiana e di tutti coloro che onestamente vi operano. E’ una campagna che rischia di demotivare profondamente tutti noi e soprattutto quei giovani che vi sono entrati da poco o che desiderano entrarvi. E’ una campagna che può indurre legittimi dubbi in Voi e nelle Vostre famiglie. Spesso le persone che incontro mi chiedono se è reale il quadro che viene rappresentato dai molti interventi riportati dai media, oppure se stiamo assistendo, forse senza rendercene conto, a un attacco teso a sfiduciare le università statali. Appare legittimo il dubbio che vi sia il desiderio di sostituire l’ università pubblica con un sistema privato, devastando le aspettative di più di un milione e mezzo di famiglie italiane. Noi, che siamo allo stesso tempo insegnanti e ricercatori, ci sentiamo profondamente offesi perché ci si vuole delegittimare proprio di fronte alla comunità che abbiamo scelto di servire col nostro lavoro e con i nostri sacrifici. Questi tentativi di delegittimazione fanno male a tutti noi che crediamo nell’università, che vi lavoriamo per formare e per traghettare Voi giovani dalla scuola secondaria al mondo del lavoro, per fare ricerca e servire il nostro Paese in cui ancora crediamo. Ci fanno perdere l’entusiasmo, ci spingono a fare il minimo richiesto, ci allontanano dalla voglia di operare in un servizio che abbiamo scelto e in cui ancora crediamo. Vogliamo reagire soltanto perché, altrimenti, faremmo il gioco di chi ci vuole distruggere privandoci di quella libertà che, sola, permette di fare ricerca e insegnare a Voi giovani.
Lanterna
ettera agli studenti Giulio Ballio In questi giorni si parla di agitazioni dei ricercatori, di richiesta di sospensione delle lezioni, di volontà a non tenere insegnamenti, di rivendicazioni da parte di persone che possono sembrare fortunate perché hanno ancora un lavoro, ma alle quali si sta togliendo quella speranza che li aveva spinti a rinunciare ad attività più remunerative per iniziare quel lavoro che a noi, più vecchi, è sempre parso il più bel lavoro del mondo: fare ricerca e contemporaneamente insegnare ai più giovani. Le aspettative di carriera dei più giovani sono deluse. Da più di tre anni non sono banditi concorsi per passare da ricercatore a professore associato e da associato a professore ordinario e non si può ragionevolmente prevedere il numero di anni che dovranno ancora passare prima che questi concorsi vengano banditi. Per non invecchiare senza speranza molti giovani valenti stanno vincendo concorsi per posizioni di professore in università straniere e coloro che vanno via non sono sostituiti da colleghi stranieri che desiderino venire a lavorare in Italia. Ci viene impedito di fare ricerca con colleghi stranieri anche se riusciamo a farci finanziare da enti pubblici o privati perché un nuovo dispositivo legislativo prescrive di spendere in missioni di lavoro meno della metà di quanto speso nel 2009.
Latono no.stop
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Viscardi
Vivona
Design
Ci viene impedito di continuare a offrire una formazione finora apprezzata dal mondo del lavoro perché un recente decreto ministeriale impone una riduzione di insegnamenti e corsi di laurea, indipendentemente dal numero di allievi iscritti. Forse il nostro Ateneo sarà costretto a ridurre le immatricolazioni oppure a chiudere attività didattiche che
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Come si fa a gestire un Ateneo o a fare una programmazione adeguata quando ancora oggi non si conosce l’ammontare del finanziamento statale del Politecnico relativo all’anno 2010? Questa lettera nasce proprio dal desiderio di condividere con Voi questi sentimenti, di chiedere la vostra comprensione, di cercare la vostra solidarietà. Tutti noi del Politecnico vogliamo continuare la missione che da quasi 150 anni ci è stata affidata, ma non possiamo essere lasciati soli in balia di chi sta usando una falciatrice per fare di tutta l’erba un fascio, incurante di tagliare in un solo passaggio l’erba secca, quella verde e i fiori già cresciuti.
fino ad oggi hanno soddisfatto le esigenze dei territori in cui il Politecnico è presente. Ci viene proposto un Disegno di Legge che, seppur necessario, presenta alcuni punti critici: l’imposizione di forme di governo dell’Ateneo molto diverse da quelle da noi adottate nell’ultimo decennio che ci hanno permesso di crescere nella reputazione internazionale -
l’obbligo di assumere docenti provenienti da altre Università in un paese che fa di tutto per contrastare la mobilità a causa della carenza di servizi erogati
pesanti incertezze sul destino dei giovani ricercatori che lavorano con noi per la mancanza di una programmazione nella progressione delle loro carriere scarsa attrattività della carriera accademica per le nuove generazioni poste di fronte a una serie di contratti a tempo determinato che aumenta il loro senso di precarietà. L’approvazione di una legge che non tenga conto di queste criticità e di un programma pluriennale di finanziamento all’Università rischia di produrre una situazione anche peggiore dell’attuale.
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E’ proprio la capacità di distinguere il grano buono dalla gramigna che, insieme a Voi, indipendentemente da ogni fede politica, vorremmo chiedere a questo nostro Paese. Vogliamo che non sia distrutto quanto di buono abbiamo, chiediamo con forza che si investa anche su quanto c’è di buono per renderlo ancora migliore. Probabilmente molti di Voi si stanno ponendo un certo numero di interrogativi quali ad esempio: Cos’è l’autonomia dell’università? Le università sono tutte uguali? Chi sostiene economicamente le università? Perché i docenti fanno ricerca? Quali sono i doveri che la legge impone ai docenti universitari? Come si recluta un docente universitario? La ricerca italiana è così di basso livello come viene dipinta? E’ vero che le nostre università sono molto indietro nelle classifiche internazionali? I baroni esistono ancora? Il cosiddetto 3+2 è una iattura? Cosa vuol dire titolo legale? A queste e ad altre domande, che potrete propormi scrivendo a comunicazione@ polimi.it, sarà data una risposta sul sito Polimi nelle prossime settimane. Cordiali saluti Giulio Ballio
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La mia idea di universita’ estratti dal discorso tenuto al convegno della terna di ottobre/2010
Andrea Ruscio
Università,
Dal latino universitas, -tis. Dal nome stesso s’evince come questa fosse storicamente connotata come il luogo deputato a racchiudere tutto lo scibile umano. Tutti i saperi, quindi erano destinati a girare da e per questo luogo. Infatti, in ogni città in cui l’università era presente si è assistiti ad uno sviluppo sociale ed economico non indifferente, vedi Padova, Bologna. L’università, quindi, non era, e si spera sia, solo un gran calderone per tutti i saperi, ma anche un motore di cambiamento, innovazione e miglioramento. E non solo del sapere scientifico, tecnico ed umanistico, ma anche, e soprattutto delle idee e come risulta delle persone. E questo è il punto che mi preme di più, ed è quello che, purtroppo, oggigiorno vedo latitare maggiormente nelle discussioni sugli scenari attuali e futuri dell’Università... L’università non è più considerata come il luogo principe deputato alla nascita, cura e circolazione delle idee, attraverso cui l’umanità intiera si avvantaggia
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materialmente, ma soprattutto progredisce culturalmente. E per culturalmente intendo rifarmi al senso più alto della parola “cultura”, non come mero collage di nozioni, ma come strumento di crescita personale e sociale. Oggigiorno l’università è vista come una fabbrica di laureati, a mo’ di polli in batteria, tutti fra loro eguali, per il cui allevamento si van a spendere dei gran soldi, giusto per poter dar loro un qualsivoglia titolo. Ed è in quest’ottica deviata ch’è possibile pensare di serrare i rubinetti dei fondi, tagliando un futuro non solo agli studenti stessi od ai ricercatori, che da un giorno all’altro si trovan senza lavoro, dopo anni di precariato,ma a tutto il Paese. Infatti, solo se si concepisce la Cosa Pubblica come una propria “fabbrichetta”, è legittimo ipotizzar concretamente di tagliar i fondi a tutti quei “settori” che non son più considerati indispensabili, e su cui investire si ritiene sia come medicare una gamba cancrenata, ovverosia inutile. Indi si può realizzare ch’è comodo chiuderli a mano a mano che chi v’è impegnato si pensiona o va altrove, e chi ne usufruisce cerca le sue soddisfazioni altrove, considerando l’esistenza e la disponibilità di quel bene a lui non più fondamentale.
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T Atzori Design no.stop A questo punto è doveroso interrogarsi se davvero noi non siamo dei polli d’allevamento, per citare Giorgio Gaber, impastojati dall’università stessa, che ci ottunde la mente e la coscienza invece di resurrezionarcela, come sostengono. A vedere come sta agendo la maggior parte di noi a quanto sta ci sta accadendo all’intorno, direi sì, siamo dei polli d’allevamento, degli zombie amorfi. E per noi intendo non tanto i miei quarantotto lettori, che quantomeno sul tema stan interrogandosi a fondo, ma anche e soprattutto, i nostri colleghi di
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studio e/o lavoro, che non si informano su ciò che accade. Con il nostro colpevole silenzio, lasciamo credere ai politicanti, non ai veri politici, che sia lor diritto pensare che una nazione civile, come voglio credere sia ancora la nostra, possa sussistere senza l’università, ciò che gli sta intorno e chi gli’è all’interno. Ovverosia un gruppo di persone di qualità, non solo tecnicamente, ma umanamente in particolare, in grado di essere il motore vitale per la nazione, anche, e in modo supremo, socialmente.
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rimuovere gli squilibri e le iniquità ancora restanti. L’università, a mio avviso, è sì la dimora di tutte le idee, ma altresì deve essere la principale sede di verifica e scrematura di queste stesse. A partire del movimento del ‘68 si assistette sì ad una maggiore e necessaria apertura del mondo universitario al reale circostante ed alla società, e ciò è stato uno dei principali motori di mobilità sociale nel dopoguerra in Italia.
E la qualità è proprio il secondo tra i concetti maggiormente abusati in questo periodo. Tutti si riempon la bocca parlando di qualità dell’università. Ovviamente, ciascuno secondo la propria sensibilità e il proprio comodo. Chi invocandola e giustificando per tramite d’essa gli immani e scellerati tagli, chi difendendo lo stante in essere, o per terrore di una seria verifica sul proprio operato o la propria persona o per il proprio colpevole consapevole comodo. E con ciò facendo bloccando di fatto la possibilità di
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Ma questo legittimo processo è avvenuto nel modo sbagliato, cioè puntando ad un’apertura indiscriminata in cui la qualità si è totalmente annacquata. Si è assistito al passaggio da un’indemocratica e classista istituzione per pochi ad un’istituzione di massa, dove giace un insieme costituito da un numero n, tal che per t tendente a infinito e v tendente a infinito, di individui a cui rilasciare un titolo, dopo aver loro infuso pezzetti di nozioni giustapposte. Ovverosia è divenuta un’istituzione libertista non più in grado di formare, generalmente, purtroppo, oltre a persone di qualità, ch’è il valore aggiunto dell’università, laureati di qualità decente, rispondenti pienamente ai loro titoli, ch’è il valore di base. E’ stato sacrosanto che l’università sia divenuta per tutti, ovverosia tutti possano principiarla, dopo aver superato una prima selezione, e tutti i migliori della soglia di sbarramento devono, non dovrebbero potervi accedere gratuitamente ed essere sostenuti negli studi se non abbienti. Ma era ed è necessario che siano ben pochi a sopravviverne, i più meritevoli e come capacità e come impegno. E questo, si badi bene, non per velleitari ritorni ad un’università elitaria, ma, al contrario, per quanto questo possa sembrare un controsenso, perché è l’unica azione sensata volta a garantire realmente giusta competitività e qualità e democrazia. Infatti la selettività nei riguardi degli studenti migliora la didattica e le persone stesse, che se davvero vogliono imparare, e ci riescono, son veramente costrette a sbattersi, quando non arrivano subito ai risultati. Chiaramente il livello altissimo a cui io penso deve essere compatibile col
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La parola chiave è qualità. Qualità perchè le persone imparino ad essere oltre che buoni professionisti, ciascuno nel proprio campo, anche ottimi cittadini. livello di partenza medio da cui provengono le matricole, ma se questo è troppo basso non deve ad esso adagiarsi. Nella mia discreta esperienza(3 anni e un po’), inoltre, raramente ho visto professori fissare un livello della didattica irraggiungibile da un numero sensato di studenti e questi stessi docenti, definiamoli elitari, per non dir di peggio, son stati subito fortissimamente sanzionati. In estrema sintesi, pertanto, io credo che l’università, per quanto giaccia in cattive acque, in quanto specchio della nostra italica declinante cultura tecnica e scientifica, e da molte parti venga attaccata spesso a vanvera, possa ancora tornare il luogo dove circolino le idee. E la strada in tal senso è stretta, sì, ma anche netta. La parola chiave è qualità. Qualità perchè le persone imparino ad essere oltre che buoni professionisti, ciascuno nel proprio campo, anche ottimi cittadini. Ciò, fermo restando ch’è necessario, oltre che razionalizzar le spese in questo periodo di crisi e colpire chi ha malgestito gli atenei senza andare a detrimento degli studenti, premiare realmente la qualità già in essere, di chi come il Poli ha razionalizzato le spese e compiuti dolorosi tagli. Infatti, poiché viviamo in un mondo globalizzato, e quindi impoverentesi del grande valore aggiunto del meglio delle molteplici culture locali, è fondamentale che esista ancora un luogo dove le idee e le persone sian, per così dire, costrette a finire oggetto d’una seria ed onesta discussione, cercando il raggiungimento della qualità, non come un elitaria esclusione di parti del
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reale, ma come un miglioramento di questa, attraverso un feroce lavoro di affinamento, come ultimo obiettivo asintotico. Come commiato mi si conceda di citare Catullo, uno dei miei autori latini preferiti, come preclaro esempio d’un puro prodotto culturale ch’è un dono per tutti gli uomini e le donne, anche se tratta di dettagli a prima vista trascurabili, cosìccome può apparire a volte agire la ricerca. A chi dono il mio nuovo, grazioso libretto, appena levigato dalla dura pomice? A te, Cornelio: tu, infatti, eri solito pensare che le mie sciocchezze valessero qualcosa [...]. Perciò eccoti questo libretto, qualunque esso sia e quale che sia il suo valore; e possa durare intatto per più di una generazione.
Spunti di riflessione sulla crisi: Un gioco al ribasso. Una volta si diceva che il capitalismo globale portava progresso ed innovazione al contrario del vecchio e lento comunismo dell’URSS. Ma questo capitalismo ha realmente portato e porterà i vantaggi tanto agognati? Sicuramente viviamo in un mondo moderno, pieno di tecnologia e luci, siamo sempre più circondati da schermi HD e smart-phone, ma tutto ciò ha realmente migliorato la vita? O invece è tutta un’illusione? La globalizzazione cosa ci ha portato? Che i prodotti avessero costi sempre più ridotti e quindi alla portata di tutti. Certo, ma ciò è avvenuto perché le grandi multinazionali hanno spostato le loro fabbriche in oriente, dove la manodopera costa meno, le tasse statali sono insignificanti ed i diritti dei lavoratori sono pari a zero in molte circostanze.
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milano citta’ a misura di studente? Luigi Daniele
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da poco iniziato un nuovo anno accademico, uno dei tanti per alcuni, ma il primo in assoluto per migliaia di nuove matricole che sono arrivate a Milano per iniziare la loro vita universitaria. Fin da subito le nuove matricole hanno iniziato a fare i conti con gli aspetti tipici della vita universitaria, in particolar modo per i fuorisede: gli alloggi, il costo degli affitti, i trasporti, i luoghi dove studiare e dove divertirsi. Ma come si presenta Milano agli studenti universitari? Rappresenta una città in cui è piacevole e agevole studiare, o è piuttosto una giungla in cui districarsi tra mille peripezie? Cosa emerge dal confronto con altre sedi universitarie italiane? Nel panorama universitario italiano, vi sono alcune città da sempre sedi storiche di celebri università, famose sia per la qualità della didattica che per le comodità che la città offre:si pensi, ad esempio, a città come Pisa, Siena, Pavia, Bologna e altre. Generalmente, queste università sono di antica fondazione e si trovano in città di modeste dimensioni: caratteristica, questa, che agevola gli studenti universitari (ma anche i cittadini comuni) creando un ambiente non troppo dispersivo e a misura d’uomo. Anche gli iscritti nelle varie facoltà sono in numero contenuto, con ovvi vantaggi per la didattica e gli studenti. Gli affitti, poi sono contenuti se paragonati a quelli delle grandi città (Roma, Milano, Torino).
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In queste, infatti, sedi di grandi università, la situazione è molto diversa. Le grandi città sono molto più dispersive, causando problemi di trasporti e di tempi agli abitanti e agli studenti, situazione, questa, che si rispecchia anche negli atenei, con decine di migliaia di iscritti (basti pensare che La Sapienza di Roma è l’università con più iscritti in Europa). Città dispersive possono far diminuire il livello della qualità della vita dei cittadini, così come università troppo affollate possono determinare difficoltà e problemi nella didattica. Va aggiunto, poi, che nelle grandi città anche gli affitti rappresentano un problema: Roma e Milano, ad esempio, sono tra le città con gli affitti più cari. Nello specifico, il contesto milanese, pur presentando molte caratteristiche favorevoli per gli universitari, ha alcuni problemi non di poco conto. Una delle peculiarità di Milano è l’eccessivo costo della vita, che causa difficoltà agli abitanti ma soprattutto agli studenti fuorisede. Dalla ricerca dell’alloggio fino alle uscite con gli amici, lo studente milanese dovrà fare continuamente i conti con l’eccessivo costo della vita in questa città. Un posto letto in camera doppia a Milano può arrivare a costare quanto (se non di più) una stanza singola in altre città, mentre una camera singola può avere un affitto mensile pari a quello di un monolocale in un altra città. Da questi dati, emerge chiaramente
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come studiare a Milano comporti una spesa per le famiglie da non sottovalutare, al punto che molti studenti italiani, al momento di scegliere la propria destinazione per gli studi universitari, escludono a priori la possibilità di studiare a Milano perchè giudicata troppo costosa. La situazione non cambia se si considerano le spese di tutti i giorni: consumazioni nei locali, acquisti vari etc... Questa situazione fa si che molti studenti tendano ad evitare di vivere in alcune zone e a volte persino di frequentarne i locali a causa di affitti e costi esageratamente alti. Anche le dimensioni di Milano posso determinare problemi per gli studenti, sopratutto se si abita lontano dalla proprio facoltà ed ogni mattina si è costretti ad una via crucis tra mezzi di trasporto per recarsi a lezione. Il problema emerge in tutta la sua chiarezza se consideriamo, inoltre, che alcune università, come la Bicocca, sorgono in zone non coperte dalla linea metropolitana e mal collegate con il resto della città, o, come il campus Bovisa, in zone decentrate, allungando così i tempi necessari per recarvisi. Un altro problema è costituito dalle aule studio: le biblioteche di facoltà e quelle rionali hanno spesso pochi posti ed orari scomodi per gli studenti. Molte associazioni studentesche milanesi si stanno battendo da tempo per allungarne i tempi di apertura e per garantire il funzionamento anche nel weekend.
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In questo ambito, spicca l’operato del Politecnico, la cui biblioteca della facoltà di architettura è aperta ogni giorno fino alle 23.45, compresa la domenica.Di fronte a questi problemi, vi sono però anche molte note positive nel panorama universitario milanese. Milano è una delle città con il maggior numero di università, che presentano un’offerta formativa ampissima e ramificata in ogni ambito. La qualità della didattica in questi atenei è elevata, come testimoniano le classifiche di ranking sull’università italiana. Il contesto milanese è inoltre, pur con i cronici problemi del mercato del lavoro italiano e ancor di più in questo periodo di crisi, uno dei più dinamici d’Italia per quel che riguarda le offerte di lavoro. L’Expo ormai imminente potrebbe costituire un’ottima vetrina per l’università e un’ottima occasione per migliorare e incrementare i servizi agli studenti, anche se finora nessun significativo passo avanti è stato fatto in questa direzione. Da questi elementi risulta che Milano, pur avendo ottime università e un’offerta formativa in grado di soddisfare le esigenze e le inclinazioni di ognuno, ha ancora alcuni nodi da sciogliere per poter diventare una città universitaria a tutti gli effetti e riuscire ad attrarre un maggior numero di studenti fuorisede da ogni parte d’Italia.
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studiare la domenica a milano Denis Gervasoni
Da gennaio 2010 al Politecnico l’apertura
domenicale degli spazi per studiare, anche grazie alle proposte dei rappresentanti degli studenti, è diventata realtà, seppur in via sperimentale. Gli spazi interessati sono quelli della biblioteca centrale di Architettura Leonardo e già nei primi mesi l’iniziativa ha riscosso successo tra gli studenti, che l’hanno riempita sia la domenica che nelle ore serali, anch’esse interessate dal progetto di estensione dell’orario. Lo stesso non si può dire per gli spazi per lo studio gestiti dal Comune di Milano, primi fra tutti quelli delle biblioteche civiche, che distribuite in modo sostanzialmente uniforme in tutte le zone della città, non offrono agli studenti la possibilità di studiare la sera (ad eccezione di alcune strutture aperte fino alle ore 22.00) e la domenica. Tuttavia l’esigenza esiste eccome, dato che Milano è città sede di numerose università,
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nonché tantissimi licei. Un progetto di prolungamento dell’orario sarebbe quindi più che auspicabile, almeno per alcune biblioteche, in modo da offrire spazi per lo studio anche fuori dall’orario di apertura diurna, come avviene in tante città in Europa. Lo spazio per lo studio, non bisogna dimenticare, può avere anche un ruolo sociale, che consente in qualche modo di rivitalizzare il quartiere dove è inserito, contribuendo ad una maggior percezione di sicurezza nei momenti di apertura, in quanto frequentato da molte persone, soprattutto giovani e studenti. È a partire da questi presupposti che è nata l’iniziativa dell’associazione Mileft, che ha proposto una petizione indirizzata al consiglio comunale di Milano, chiedendo l’apertura domenicale in via sperimentale per almeno cinque biblioteche e l’installazione del wifi in tutte le strutture.
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L’iniziativa vuole essere un piccolo passo che, a partire dal basso e coinvolgendo gli abitanti di Milano a partire dalla popolazione giovanile, provi a smuovere una mancanza di volontà politica verso politiche di servizi agli studenti, che contribuiscono a rendere la città più vicina alle esigenze dei giovani e in particolare degli studenti stessi. La proposta, veicolata da una raccolta firme organizzata dall’associazione Mileft nei luoghi più frequentati dagli studenti, come le sedi universitarie e i luoghi della movida, ha avuto alcuni esiti interessanti, seppur la raccolta delle firme stesse non sia ancora terminata (servono infatti 1000 firme di residenti nel Comune di Milano per poter consegnare ufficialmente la petizione al consiglio comunale). Prima di tutto è utile segnalare che l’aver proposto questa richiesta di miglioramento di alcuni servizi, ha consentito di porre all’attenzione un tema ben più ampio, che è quello dei problemi delle biblioteche rionali milanesi, tra i quali principalmente vi sono tagli di spesa e mancati finanziamenti, che ogni anno generano una diminuzione del personale che mette a rischio i servizi in alcune biblioteche. Un secondo esito, indirettamente generato dalla proposta e della petizione, è stato quello dell’approvazione da parte del consiglio comunale di un emendamento al bilancio, presentato dal consigliere del PD Pier Francesco Maran, che prevede l’installazione del Wi-fi in tutte le biblioteche milanesi. Infine un rappresentante dell’associazione Mileft è stato ascoltato in consiglio di zona 1 (la circoscrizione del centro storico) nell’ambito di una mozione, approvata dallo stesso consiglio di zona, per la ristrutturazione della biblioteca del parco Sempione, per la quale è stata chiesta anche l’apertura domenicale.
visibili che ne sono derivati e su temi più o meno legati ad essa. Per partire da un tema ampio, ma direttamente legato all’argomento che distingue questo numero di Lanterna, è stata posta la questione dei servizi per gli studenti a Milano, una città che a mio avviso non si occupa in modo soddisfacente delle esigenze degli studenti, a partire dai servizi. Nel presupposto che quella degli studenti sia la migliore immigrazione possibile, e che è anche attraverso un potenziamento dei servizi a loro diretti che si facilità l’arrivo di giovani in questa città, è invece essenziale occuparsi della valorizzazione di questi servizi. Essi, tra i quali quelli offerti dalle biblioteche, sono infatti importanti fattori di attrattività, in quanto contribuiscono a rendere la città più vicina alle esigenze della popolazione studentesca e quindi più appetibile per chi deve scegliere di venirci a studiare. In secondo luogo è possibile riflettere sulla modalità di azione politica che è stata intrapresa. Una semplice raccolta firme, che ha destato interesse tra i giovani in generale e di quelli che già si impegnano nella politica locale, dimostra quanto sia importante partire dal basso e con piccole proposte, semplici e realizzabili, per incrementare miglioramenti alla qualità della vita in città.
La raccolta firme deve ancora terminare, ma già oggi è possibile fare alcune riflessioni a partire da questa esperienza, non solo riguardo i risultati tangibili, riportati poco sopra, ma anche sugli esiti più o meno
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Alessandra Gasparini Design no.stop
Intervista a Pierfrancesco Maran 14 Luglio 2010 Luigi Daniele e Giulio Pelizzon
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Negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente il numero, già alto, di studenti universitari a Milano. Tuttavia per molti aspetti la città fatica ancora ad essere “a misura di studente”, e la giunta Moratti non sta compiendo nessun significativo passo avanti su questo come su altri fronti.Quali sono a suo parere i punti su cui più dovrebbe concentrarsi l’azione dell’amministrazione comunale e quali iniziative potrebbe intraprendere? Il sistema universitario milanese negli ultimi anni è cresciuto molto sia per numero di atenei presenti sul territorio sia per numero di studenti che in questi atenei vi studiano. Purtroppo però questo sviluppo non è stato coordinato con il comune e questo danneggia sia il comune, che non riesce a coordinare questi cambiamenti, sia le università che a causa dell’assenza di sostegno pubblico non ricevono aiuti, ottenendo anche valutazioni inferiori al loro valore reale nelle graduatorie nazionali. Ciò grava sugli studenti che subiscono le difficoltà del costo della vita a Milano, sia per quel che riguarda gli affitti (e gli alloggi per universitari in numero esiguo), sia per il costo dei servizi. Così, la città risulta poco attrattiva per i fuorisede e per gli studenti stranieri, non essendo competitiva con gli altri paesi europei. Per arginare questa situazione il PD ha proposto un progetto di housing sociale, destinando una quota di alloggi nelle nuove costruzioni a sistemazioni prezzi accessibili agli studenti, garantendo il mixing sociale. Il problema degli alloggi è poi aggravato dall’attuale legge, che di fatto finisce col favorire il nero, creando un problema di legalità e di garanzia nei confronti di chi affitta, mentre una legge diversa farebbe emergere il sommerso. Tutto questo fa si che Milano risulti come una delle città meno accessibili per chi ha una base di reddito basso, come gli studenti, e che riesca a trattenere pochi studenti una volta terminato il ciclo di studi, almeno per quanto riguarda Milano città.
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Ha appena parlato di mancato coordinamento tra comune ed università. Ma da quale parte è mancato questo coordinamento? Il coordinamento è mancato da entrambe le parti, ma questa mancanza è più grave da parte del comune, in quanto è il comune ad avere il compito di fornire un piano di coordinamento. Questo problema riguarda anche la pianificazione del territorio: pensiamo all’università Bicocca, nata in una zona mal collegata e quindi inadatta a gestire i flussi che un’università richiede. In particolare sulla questione degli alloggi è mancata totalmente, da parte del comune, una capacità di ascolto dei bisogni dei cittadini e degli studenti. Ha citato la zona della Bicocca, che ci porta a parlare di una zona analoga: Bovisa. In che modo il comune intende sviluppare questa zona, su cui il Politecnico sta investendo molto? La Bovisa è una delle aree più interessanti sia per l’università sia per il modo in cui può essere ripensato tutto il quartiere. Il modo in cui questo quartiere si svilupperà dipenderà anche da chi vincerà le prossime elezioni comunali: sono scelte politiche importanti che vanno compiute anche tenendo conto che Bovisa è, ad oggi, una delle zone con il più alto numero di alloggi universitari, anche comunali. Potrebbe evolvere in un quartiere studentesco o residenziale, o in mix fra i due. Quali progetti per i giovani sono emersi nel progetto Change Milano lanciato dal PD? Quali sono le ultime proposte in consiglio comunale? Per esempio, il13 luglio 2010 abbiamo presentato un progetto di “Accesso al credito”, che permette ai giovani under 35 di usufruire di agevolazioni e sostegno economico per l’acquisto di un immobile o per l’apertura di un’attività in proprio. Vi è poi un discorso che riguarda la vivibilità della città da parte dei giovani. Personalmente, mi sono molto impegnato sul tema dei trasporti notturni, molto utili per i giovani che vivono la città anche di notte e che spesso non sono dotati di un proprio automezzo. Rendere
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la città culturalmente più affascinante (cosa che Milano nell’ultimo decennio non è stata) passa anche nel costruire ulteriori possibilità di crescita personale al di fuori della vita universitaria. Tornando all’Expo,quali posso essere le possibilità per i giovani? C’è uno scarto incredibile tra quelle che erano e possono ancora essere le potenzialità dell’Expo 2015 e quello che si sta realizzando con l’immobilismo del comune e della Regione, perchè la discussione si sta facendo solo su questioni immobiliari, perdendo le potenzialità offerte dal progetto e la possibilità di integrare realtà come l’università e il sistema agricolo, che
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potrebbe essere volano rispetto all’Expo. Si potrebbero inoltre, ad esempio, coinvolgere studenti nelle varie attività dell’Expo, creando nuovi posti di lavoro, facendo si che questi però non siano sottoretribuiti e non vengano eliminati una volta finito l’Expo. L’Expo può essere una sfida interessante, ma ad oggi queste possibilità sono ridotte ad un lumicino. L’Expo, inoltre, è stato sfruttato per ottenere finanziamenti per infrastrutture, senz’altro utili alla città, ma che non possono essere la chiave di volta di un progetto come l’Expo. Cosa pensa dell’atteggiamento quasi repressivo della Moratti verso i giovani e i loro luoghi di aggregazione (pensiamo, ad
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esempio, al caso delle transenne in piazza San Lorenzo)? E’ chiaro che ci sono due diverse esigenze: da una parte quella dei giovani di divertisti, e dall’altra quella di altre fette della cittadinanza di riposare e stare in serenità. Trovare una posizione conciliatoria non è semplice, anche perchè queste cose avvengono in orari diversi. In questi anni abbiamo visto solo la fase repressiva, pensiamo al modo in cui si è scoraggiata l’apertura di locali e al numero enorme di discoteche chiuse negli ultimi anni per via di scelte amministrative che hanno sfavorito l’aggregazione. Si potrebbe però pensare a costruire quartiere destinati a vivere orari diversi rispetto al resto della città. La riqualificazione degli scali ferroviari può costituire un’occasione: si potrebbe creare una zona a vocazione giovanile per orari, servizi, e costi. Inoltre, con una zona dichiaratamente a vocazione giovanile sarebbe più facile evitare lamentele del resto della cittadinanza. Potrebbe, questa, essere un’ottima soluzione per non far perdere alla città potenzialità di sviluppo. E cosa nei pensa dei nuovi limiti per i concerti a San Siro che hanno fatto desistere molti artisti dal suonarvi? Questi limiti creano problemi agli artisti che nulla hanno a che fare col la natura dell’evento, d’altronde San Siro oltre alla sua dimensione calcistica è sempre stato teatro di eventi artistici, basti pensare che i Rolling Stones hanno inserito il loro concerto a S.Siro tra i cinque migliori della loro carriera. Questa vocazione non può essere persa e vanno anche individuate altre zone per i concerti:per esempio, a breve partirà la riqualificazione del Palasharp e sarà ultimata la stazione della metropolitana di Assago, per cui sarà più facile raggiungere il forum. Il problema però non riguarda solo i concerti: c’è una totale assenza di luoghi per gli eventi culturali, anche a causa della chiusura di spazi come il Rolling Stones.
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Parlando di stadi, sarà realizzato lo stadio dell’Inter? Si prevede che lo stadio sarà integrato da servizi commerciali e altri servizi alla cittadinanza, ma personalmente non vedo la necessità di un secondo stadio in città, ma ritengo più opportuna la valorizzazione dello stadio che già c’è, riqualificando il quartiere dove si trova che ora appare quasi un corpo estraneo, magari lavorando su una cittadella dello sport che accentri varie attività e centri sportivi. Cosa ne pensa del rifiuto del Comune di Milano di realizzare il progetto di Renzo Piano per l’Expo, che prevedeva la creazione di aree di verde nel centro? Si può discutere del progetto di Piano, ma il punto reale è l’assenza di investimenti sul verde nella parte centrale della città. Io credo che vi siano due questioni importanti da affrontare: da una parte investire e valorizzare la cintura di parchi nella periferia, con la quale si potrebbe costruire un vero e proprio anello, dall’altra aumentare l’offerta di verde quotidiani in centro, oltre ai giardini pubblici e al Parco Sempione. Se vogliamo gli alberi in Duomo sono degli spot, mentre la vera questione risiede nell’aumentare le aree di verde. E’ stato rifiutato il progetto di Renzo Piano, ma non è stato ideato nessun valido progetto alternativo. Come vede il progetto del Politecnico di Milano di aprire le proprie biblioteche la sera e la domenica? Può essere preso d’esempio anche per le biblioteche rionali? Questo è uno dei temi su cui università e comune dovrebbero lavorare insieme. C’è un gran numero di biblioteche, ma ci sono difficoltà nel pagare il personale e nel razionalizzare le spese. Le sperimentazioni delle biblioteche comunali serali fatte finora non sono andate a buon fine perchè non si è riuscita a creare l’abitudine negli studenti. Abbiamo presentato un emendamento al comune per creare una rete wi-fi in ogni biblioteca rionale di Milano, speriamo venga messo in atto entro il 2010. Bisogna inoltre far si che oltre alla biblioteca ci
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I will wait for you kliefi
siano gli altri servizi, per non incorrere nella situazione in cui si ha la biblioteca ma non si ha, ad esempio, dove comprare un panino per cenare in una pausa dallo studio. Quali sono i punti per i giovani presenti nel programma delle comunali? Dipenderà anche dai candidati alle prossime comunali, ma i temi sono quelli evidenziati prima: alloggi meno cari, più mezzi pubblici (incluso piste ciclabili ben strutturate e servite, dato che il servizio di bike sharing si è rivelato solo uno spot pubblicitario), e una città realmente a misura di giovane e di studente. C’è qualche possibilità di vedere qualche giovane in più nelle liste delle prossime comunali? Io spero di si. Le comunali sono tra le elezioni più belle in assoluto perchè ci sono ancora le preferenze, ma è necessario che i giovani si rimbocchino le maniche. Deve nascere una coscienza generazionale: il disimpegno dei giovani ha fatto si che le
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politiche comunali privilegiassero spesso altre fasce d’età rispetto ai giovani. Nel mio piccolo, con i mezzi pubblici di notte e il wi-fi nelle biblioteche comunali, per esempio, ci ho provato. Cosa ne pensa dell’attuale situazione nazionale dell’Università? E cosa potrà fare il comune, dato che a causa dei tagli della manovra finanziaria la Regione toglierà fondi per le borse di studio? Sono tempi gravi per l’Università sotto tutti gli aspetti. Il comune nel suo piccolo può migliorare i servizi agli studenti come trasporti e alloggi facendoli pagare di meno e quindi reintegrando la maggiorazione dei costi dell’università che la situazione comporterà. A Milano la situazione sarà aggravata dal costo della vita in questa città.
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Il nostro debito con la Terra Fabrizio Cotini
Quest’anno è caduto il 21 agosto il giorno in cui la Terra è entrata in riserva: entro
21 AGOSTO, quella data l’umanità ha terminato le risorse naturali rinnovabili messe a disposizione dal EARTH pianeta per l’intero anno. una persona spendesse il suo intero OVERSHOOT DAY “Se stipendio annuale in 8 mesi avrebbe di che molto preoccupata. La situazione 2010 essere non è meno allarmante quando tutto
L’uso della natura da parte dell’umanità Il grafico mostra la capacità complessiva del pianeta Terra di sostenere lo sfruttamento di risorse e l’incremento dei consumi dovuti alle attività umane, passati dal 55% della biocapacità terrestre nel 1961 al 150% previsto per il 2010.
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ciò accade al nostro credito ecologico: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la mancanza di cibo e di acqua dimostrano che non possiamo continuare a finanziare i nostri consumi indebitandoci”. Questo il commento di Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network, annue di carbonio saranno raddoppiate entro il 2050, pur presupponendo uno spostamento verso un mix bilanciato di fonti energetiche; d’altro canto le Nazioni Unite stimano, per lo stesso arco di tempo, un aumento della popolazione mondiale fino a 9 miliardi di persone, con una conseguente crescita nel consumo di cibo, fibre e prodotti forestali. Questo comporterà che, “se continueremo a reiterare gli attuali comportamenti, entro i primi anni del 2030 avremo bisogno di due Pianeti per soddisfare il fabbisogno dell’umanità di beni e servizi.”2
Tuttavia, secondo il “Modello delle soluzioni per il clima” sviluppato dal WWF, ci sono ancora margini per invertire la crescita esponenziale del nostro debito ecologico, evidentemente non sostenibile nel lungo periodo. Occorre in primo luogo concentrarsi sulla produzione di energia ottenuta da combustibili fossili, da sola responsabile
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di circa il 45% dell’impronta ecologica Da questi dati emerge con sempre maggior mondiale. Questo è realizzabile operando forza la necessità di una politica illuminata, attraverso tre strategie parallele: espansione che sia responsabile nei confronti delle dell’efficienza energetica nell’industria, generazioni future e si prenda carico di nell’edilizia e nei trasporti per stabilizzare preservare la prosperità del pianeta che la domanda energetica globale entro il ci ospita. Purtroppo poco o nulla si muove 2025; aumento dell’impiego di energie in questo senso, dimostrando la mancanza rinnovabili e delle bioenergie; eliminazione di una visione strategica di lungo periodo delle emissioni che ancora provengono dai nelle azioni dei nostri governanti. combustibili fossili tradizionali tramite l’ampliamento del meccanismo di cattura e stoccaggio del carbonio. Le altre leve ___________ fondamentali previste dal modello sono 1 Rapporto Fao sulle Risorse Forestali indirizzate al contenimento della crescita Mondiali, anno 2010 demografica globale, causa primaria 2 Living Planet Report, anno 2008 dell’aumento di consumi, e alla riduzione Per maggiori informazioni consultate dell’impatto ambientale individuale. il sito www.footprintnetwork.org/ earthovershootday e il Living Planet Report Evidentemente le sfide che questo scenario 2008, realizzato dal WWF. comporta sono molto impegnative, poiché richiedono risposte sinergiche e coerenti a livello mondiale e coinvolgono dinamiche complesse, legate alla crescita economica e demografica dei paesi in via di sviluppo. Tuttavia è inutile illudersi che il modello di consumo attuale sia sostenibile, rimandando il problema ad un futuro in cui i costi e le difficoltà per affrontare la situazione saranno inevitabilmente cresciuti. Sono anzi già visibili gli effetti che la scarsità di risorse naturali e la competizione per il loro utilizzo hanno su di noi: basti pensare alla timidezza con cui l’Europa ha affrontato le posizioni russe in materia di diritti civili e democrazia interna, diretta conseguenza del “ricatto energetico” di cui siamo vittime per la fornitura di gas naturale siberiano.
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cronache palestinesi Majed Abusalama, giovanissimo giornalista della strisciadi Gaza intervistato dalla Terna racconta: Erica Lenzi
Contatti : www.gazareporting.com Majed tu credi che la tua missione di diffondere la verità su Gaza possa riuscire a vincere il silenzio mediatico dell’ occidente sulla tematica israeliano-palestinese?
con l’Egitto: la prima volta dai finanzieri e la seconda all’interno dei tunnel che attraversano il confine segretamente sotto terra.
Nella striscia di Gaza il problema più grande è riuscire a far travalicare le notizie dai confini nazionali. Far raggiungere la drammatica cronaca quotidiana della popolazione palestinese all’opinione pubblica internazionale, unico vero ago della bilancia per la risoluzione del più atavico conflitto del Medio Oriente. Io racconto la mia esperienza e opero affinché si racconti la verità sulla Palestina sui giornali che leggete, ascoltate e vedete in occidente ogni giorno.
A Gaza si vive in una situazione disperata è un vivere continuamente nell’incertezza e nella costrizione ad una povertà che non regala nemmeno uno squarcio di speranza. Una situazione che vede la terra palestinese erodersi dall’avanzare delle truppe israeliane, dalle incursioni continue che sono quotidiane, dagli attacchi alla popolazione che si trova nella fascia di sicurezza tra Israele e Gaza: rigidamente fissata in 300 metri dalle convenzioni internazionali ma fantasiosamente interpretata dall’esercito israeliano.
Majed tu sei molto giovane, vero? Si, ho 22 anni e ho appena vinto un premio giornalistico che mi sta permettendo ora di frequentare un corso di giornalismo in Germania.Ho lasciato lasciato momentaneamente la mia terra per combattere la lotta contro il muro di gomma che circonda la Palestina dal campo internazionale.
Sparano anche a chi si trova a chilometri di distanza e tutti sanno che imprigionati nelle carceri israeliane ci sono più di 470 bambini palestinesi. Grazie Majed per questa testimonianza, non smettere di essere l’ angelo di Gaza con il tuo pc che ti fa da aureola!
E’ tutto molto complicato , sono stato respinto per ben due volte dalle frontiere
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