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Lanterna #21

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Università di Monaco Professioni: l’Ingegnere e l’Architetto

Intervista a Bersani

Viaggio ad Amsterdam

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LANTERNA L LA A

EDIZIONE POLITECNICO dicembre 2006

PERIODICO UNIVERSITARIO DEI GRUPPI STUDENTESCHI DI SINISTRA /politecnico/cattolica/bicocca/bocconi/statale


EDITORIALE

Appunti su Lanterna Lanterna come opportunità di comunicazione. Considerazioni da redattore. di Daniele Ellero

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os’è il Lanterna? Cosa sono queste pagine che scorrono tra le vostre mani? Non me lo sono chiesto la prima volta che l’ho letto, appena sbarcato in un’università nuova, una città nuova, una vita nuova. Sono passati 5 anni da allora ed oggi ho la fortuna di poter contribuire alla sua esistenza, ma nonostante questo solo adesso mi pongo queste domande. Lanterna non è solo un giornalino, non è solo un insieme di articoli ed una grafica. E’ molto di più. E’ l’opportunità, offerta dal Politecnico (che finanzia interamente il progetto), di esprimere le nostre idee e soprattutto di divulgarle presso il popolo studentesco che potrà decidere, grazie alla sua maturità intellettuale, se corrispondano o meno al suo modo di pensare. Il Lanterna tangibile è dunque completamente dipendente dall’Università, mentre l’altro Lanterna, quello costituito dalle idee e dai concetti, dipende esclusivamente da noi, dalle firme in calce agli articoli, dalla redazione, dalla Terna Sinistrorsa. Finanziatore e autore sono due figure completamente indipendenti, recita il fondamento della libertà di stampa. Noi siamo consci di ciò, siamo orgogliosi che il Politecnico abbia deciso di concederci questa opportunità, assai rara nel panorama universitario Italiano. Siamo consapevoli della responsabilità che ci assumiamo ogni volta che ci accingiamo a scrivere, pubblicare e distribuire le nostre idee. Ma il concetto di Lanterna non si ferma qui. Lanterna è anche accet-

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tare critiche, sia positive che, soprattutto, negative, proporre confronti e accendere dibattiti: confronto e dibattito, sinonimi di democrazia. I contenuti sono comunque molto diversificati, e accanto ad articoli di attualità o commento trova molto spazio l’informazione più “pratica” agli studenti, della quale si cerca sempre di dare però una comunicazione più completa, arricchita da commenti e osservazioni personali. Anche negli articoli non propriamente tecnici, si può comunque ritrovare un filo conduttore dato dall’esperienza universitaria, che non li estranea dal contesto generale di un periodico studentesco. Ogni volta che si va in stampa, sempre incrociamo le dita affinché Lanterna sia gradito dagli studenti; per ora è sempre stato così. Vedere i ragazzi che lo sfogliano in università, che ci vengono a chiedere informazioni o che ci propongono commenti è la miglior soddisfazione per il lavoro. Loro hanno capito cosa è Lanterna.

“Cos’è il Lanterna? Cosa sono queste pagine che scorrono tra le vostre mani?“

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ll’interno dell’oceano di regolamenti che governano il Politecnico ve ne è uno molto interessante: non tutti infatti sanno che l’ateneo mette a disposizione per ogni studente 130€ da spendere nell’intero corso di studi per viaggi d’istruzione. Questo anno, tra le varie iniziative organizzate dai gruppi studenteschi, 52 studenti del Poli hanno avuto l’opportunità di andare ad Amsterdam; il viaggio, a cui ho preso parte anche io, ha avuto inizio il 28 settembre, giorno della partenza in pullman. Già a Milano abbiamo fatto le prime amicizie, aiutati anche dall’espansiva accoglienza offertaci da alcuni rappresentanti della Terna. Ed eccoci in Olanda! Arrivati al paesino di Noordwijk abbiamo preso parte ad una visita guidata, organizzata esclusivamente per noi, all’ESA ESTEC (ESA: European Space Agency, ESTEC: European Space Research and Technology Centre) centro dell’Agenzia Spaziale Europea in cui vengono collaudati i veicoli spaziali, durante la quale abbiamo potuto osservare alcuni Shuttle e gli apparati che ne verificano la resistenza alle temperature estreme a cui dovranno resistere e alle vibrazioni ed ai ru-

ESTERI

“... nonostante la politica non proibizionista, non regna affatto il caos più assoluto ...“ Per chi decidesse di recarsi ad Amsterdam consiglio anche il museo Van Gogh che raccoglie una delle più grandi collezioni mondiali del pittore olandese. Infine non si possono tralasciare le due mete che rendono la città una tra le più liberali ed eclettiche di tutta Europa: i coffeeshop, nei quali è possibile acquista-

Viaggio ad Amsterdam Una 5 giorni in Olanda per visitare il centro spaziale europeo e la città di Amsterdam di Paola Puglisi mori cui sono sottoposti durante il lancio in orbita. Abbiamo inoltre visitato un museo aerospaziale nel quale ha attirato molta attenzione una navicella realmente andata nello spazio; emozionante l’idea di avere a portata di mano un oggetto che è stato così lontano da noi, incredibile l’idea che fosse così angusto! Usciti dall’ESA abbiamo avuto 3 giorni per visitare Amsterdam; nella capitale olandese, anche se il tempo è molto variabile e assolutamente imprevedibile, il mezzo di trasporto più comune è nientemeno che la bici. Le caratteristiche principali della città sono la rete di canali che la attraversa e le case tipiche del XIV secolo, spesso parzialmente inclinate ed appoggiate l’una all’altra; molto belli sono anche i famosissimi mulini a vento, concentrati soprattutto in una zona immersa tra prati e pascoli, a circa 30 Km a nord dal centro, Zaanse Schans.

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re droghe leggere scegliendole da un vero e proprio menù, e i quartieri a luci rosse. Dopo aver visto questi luoghi con i miei occhi, posso assicurare che nella città, nonostante la politica non proibizionista, non regna affatto il caos più assoluto come molti pensano, ma al contrario un’atmosfera pacifica, tranquilla e cordiale; realtà assai diversa della nostra frenetica Milano… Poiché è impossibile raccontare in un così breve articolo tutte le mie impressioni, consiglio a tutti coloro che amano viaggiare, di visitare questa città. Ringrazio tutti i ragazzi con cui ho trascorso questi fantastici giorni ed in particolare Gabriele Piersanti, organizzatore del viaggio, per averci dato questa grande opportunità!

“... non tutti sanno che il Poli mette a disposizione per ogni studente una quota da spendere per viaggi d’istruzione ...“ 3


ECOLOGIA

Lanterna si ricicla Da questo numero il lanterna verrà scritto su carta riciclata al 100%

di Laura Turconi

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iamo i più grandi utilizzatori di carta, noi studenti, o almeno credo. Lo studio, senza questo supporto diventerebbe impossibile; difficile immaginare un mondo senza libri, senza giornali e senza carta su cui scrivere quando e dove ci pare, difficile per i tanti che come me che ragionano solo con una penna in mano. La carta è stata da sempre il mezzo principale per trasmettere il sapere, per comunicare fatti importanti e lo è tuttora. Il suo processo di produzione inizia dalla cellulosa, ricavata dal legno; la necessità per una popolazione sempre più ampia di scrivere e leggere (e quindi far uso di carta) ha provocato l’abbattimento smodato di alberi, che hanno un ruolo fondamentale all’interno dell’ecosistema terrestre: producono ossigeno e regolano il clima. Il caso di “foresta sofferente” che i media riportano più frequentemente è quello della foresta Amazzonica che vede ridurre drasticamente di anno in anno i suoi confini, ma ci sono altre foreste meno note ugualmente in pericolo, come quelle millenarie del continente asiatico. A fronte di ciò molti dei prodotti usa e getta che sono sul mercato sono derivati dall’abbattimento (spesso illegale) di foreste millenarie che diventano tovaglioli, fazzolettini, carto-

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ni per il latte, guide telefoniche. Un utilizzo più appropriato della carta e lo sfruttamento delle tecnologie disponibili per il suo riciclaggio permetterebbero di soddisfare la domanda attuale con l’utilizzo di altre fonti (quali ad esempio la silvicultura). Per questi motivi abbiamo deciso di fare la nostra parte e da questo numero il Lanterna verrà stampato su carta riciclata al 100%: non vogliamo una carta nobile, derivata da antiche foreste, ci basta che sia funzionale al suo scopo di diffondere idee. Il processo di produzione della carta che avete in mano è certificato “Angelo Blu”, un’etichetta rilasciata dal ministero dell’ambiente tedesco quando l’intero ciclo di vita del prodotto è caratterizzato da un ridotto impatto ambientale, se il prodotto è conforme a tutti gli aspetti di protezione ambientale (contenuto di sostanze pericolose, emissione di inquinanti, rumore, risparmio di energia, materie prime e acqua) e se rispetta gli standard di sicurezza (tutela della salute). Certamente non saremo noi a salvare la foresta amazzonica con questa scelta, speriamo però che essa rappresenti un piccolo passo importante nell’ambiente universitario.

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ROMA

Aggiornamenti dal CNSU La Finanziaria? Ancora tutta da valutare, però l’Agenzia per la Valutazione dell’Università… di Alessio Campi

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’attività del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari è proseguita in questi mesi, concentrando la propria attenzione, come tutto il mondo universitario, sulla struttura della finanziaria 2007. Grandi temi all’ordine del giorno, i finanziamenti alle università (FFO), il finanziamento integrativo per il diritto allo studio (che permette agli studenti bisognosi e meritevoli di ottenere borse, posti letto, servizio mensa) e l’approvazione della nuova Agenzia Nazionale per la valutazione dell’Università. Fino alla definitiva approvazione della Finanziaria sarà molto difficile districarsi nel tema economico in quanto le prospettive cambiano di giorno in giorno con notevole fluidità. Il sottosegretario Modica si è dimostrato, comunque, disponibile presentandosi nella seduta del 7 novembre in Consiglio per discutere con gli studenti dei temi più caldi e ribadendo che nella pur generale difficoltà economica che prevede restrizioni per tutti i ministeri, alcuni di essi non risulteranno meno finanziati dello scorso anno perchè strategici: università, scuola, ambiente e sanità i prescelti.

Si è dibattuto sulla necessità per gli studenti di veder riconosciuti i crediti acquisiti nel caso di trasferimento all’interno della stessa classe. Il nuovo decreto obbliga l’ateneo che riceve lo studente a riconoscere almeno il 50% dei crediti. Il CNSU ha chiesto il riconoscimento di almeno il 70 % dei crediti di base e caratterizzanti. Nei prossimi anni, nella laurea triennale si potranno sostenere al massimo 20 esami. Il CNSU ha espresso totale soddisfazione per questa nuova norma sperando che non si voglia aggirarla con interventi nei singoli atenei. Tutto questo in attesa di poter valutare in che modo verrà istituzionalizzata la nuova Agenzia di Valutazione e quali poteri le saranno realmente garantiti. Da lì potrebbe realmente passare il futuro dell’Università italiana.

“Il nuovo decreto obbliga l’ateneo a riconoscere almeno il 50% dei crediti...“

Nel dibattito con l’On. Modica sono emersi tra gli altri alcuni temi economici e didattici >> Sottolineati alcuni effetti distorcenti della legge Bersani che prevede tagli alle spese intermedie degli atenei e degli enti per il diritto allo studio, abbiamo chiesto di intervenire cancellando gli stessi in fase di stesura della finanziaria; >> Sottolineando che in maniera irragionevole non si e’ ancora proceduto alla distribuzione del Fondo Integrativo per il Diritto allo Studio dell’anno accademico 2005-06 abbiamo chiesto di procedere quanto prima alla ripartizione così da non lasciare migliaia di studenti bisognosi senza aiuti; >> Abbiamo espresso un parere sulle nuove classi di laurea.

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ESTERO

Università a confronto Una comparazione fra l’università di Monaco e le università italiane di Mauro Candiloro Università Statale

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n questi ultimi mesi ho avuto modo di constatare, seppur indirettamente, il funzionamento dell’università tedesca e, più precisamente, la Ludwig Maximilian Universitaet di Monaco di Baviera. Una persona a me molto cara, iscritta presso tale ateneo, ha collaborato a imbastire questa sorta di “intervista doppia” sulla condizione effettiva dei sistemi universitari italiano e tedesco. UNIVERSITA’ TEDESCA

STRUTTURA UNIVERSITA’ ITALIANA

Il famoso modello “3+2” presenta la sua ennesima variante, seppur minima, in terra tedesca: innanzitutto il percorso universitario è calcolato sui semestri e prevede una durata legale compresa tra i sei e i nove semestri, periodo entro il quale lo studente tedesco è tenuto a concludere i propri studi. La cosiddetta “laurea triennale” deve quindi essere presentata tra il quarto e il sesto semestre. Fin qui dunque la differenza è tutta terminologica. Ma andando ad indagare più da vicino, si scopre che i corsi di laurea, almeno per quanto riguarda le materie umanistiche (oggetto di questa analisi), hanno una struttura del tutto diversa, di chiara matrice anglosassone: al momento dell’iscrizione lo studente può scegliere effettivamente a che grado di studi arrivare, inquadrando parimenti l’offerta lavorativa: 1-Il Bachelor, della durata di sei semestri, nel quale lo studente affronta nei dettagli una singola materia. 2-Il Diplom, della durata di nove semestri, che consente una specializzazione effettiva sulla singola materia. 3-Il Magister, della durata anch’esso di 9 semestri, nel quale lo studente sceglie una materia principale più due materie secondarie (esempio: Spagnolo, Francese e Filosofia), avendo massima libertà di scelta sulla materia secondaria. L’esame finale del Magister prevede un esame

Il sottoscritto ha la notevole fortuna di poter sbandierare una laurea triennale in Lettere Moderne, conseguita “col massimo dei voti” (come scrivo in ogni curriculum, come se servisse a qualcosa!), il cui unico, piccolo difetto è la massima inutilità: son certo che le case editrici a cui ho mandato il mio CV abbiano potuto attutire non poco dal proprio bilancio le spese per la carta igienica… Voi direte:”Eh certo…devi fare ancora la specialistica stupidone” e io vi dico:” Certo! E infatti mi sono iscritto a quella cosa chiamata “specialistica” e così finalmente potrò grosso modo dare una seconda volta esami già dati, o ben che vada, affrontare quelli da me scartati nel triennio, quando ero ancora inconsapevole del fatto che me li avrebbero comunque fatti fare!” La differenza tra me e un laureato tedesco in letteratura italiana sta nel fatto che io conosco a fondo materie fondamentali come la Geografia, quando lui invece forse non saprà neanche dove stia Milano, ma di sicuro saprà come lavorare nel proprio campo… E allora, perché non ripensare l’università italiana, di cui certo va apprezzata la profonda formazione teorica che rilascia (almeno nel mio caso), in termini di reale specializzazione e formazione al lavoro, non limitandosi soltanto a fare gli oracoli del Bingo (3+2, 1+2+2, y², 4-4-2…)?

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scritto ed uno orale per la materia principale e un esame orale per ciascuna materia secondaria. A differenza di un corso di laurea italiano, ad esempio quello in Lettere (parlo con cognizione di causa), è enorme la possibilità di andare seriamente a fondo in una materia, tanto da poter spendere il proprio bagaglio nel mondo del lavoro. Questo però a scapito forse di una maggior ampiezza di informazioni globali che può dare l’università italiana.

“Dimenticatevi le lunghe code, i sistemi informatici appiedati, sclerosi e nevralgie. “

BUROCRAZIA Dimenticatevi le lunghe code, i sistemi informatici appiedati, sclerosi e nevralgie patrie: benvenuti nel regno della perfezione e del rigore! Cronometro alla mano: sette minuti sette per ottenere un documento di vitale importanza, ma soprattutto, Udite! Udite!, cinque sportelli su cinque aperti sempre!! Eddai, vi svelo l’unico ma considerevole difetto: per iscriversi agli esami occorre andare in sede, chè dal web non si puote… mannaggia a voi!

Devo anche spendere dei caratteri per parlarne? Chiunque dotato di senno eviterebbe la burocrazia universitaria italiana come la peste…

“Benvenuti nel regno della perfezione e del rigore!“

LAVORO Per dare un’idea della qualità del rapporto tra università e mondo del lavoro, basterebbe sottolineare che persino il calendario accademico è appositamente concepito in modo da lasciare la possibilità allo studente di avere il tempo materiale per studiare; difatti, oltre alle ferie istituzionali, sono previste ferie a metà di ciascun semestre col chiaro intento di non oberare come animali da soma gli studenti- lavoratori. E qui ve ne sono molti… molti quante le possibilità di lavoro che offre l’università stessa in collaborazione con aziende convenzionate, che non hanno come obiettivo quello di sfruttare appieno il povero studente bisognoso di qualche spicciolo (noi italiani ne sappiamo qualcosa…). È infine disarmante vedere l’organizzazione e la semplicità del sistema germanico anche in tema di politica di lavoro giovanile: il “bianco” purissimo è il colore di ogni lavoro, il “nero” è pressoché bandito e soprattutto non esistono meccanismi diabolici quali “Co.co.co”, “contratti a progetto”, “a rigetto”… bensì un’unica semplice forma contrattuale, la quale stabilisce per legge in 20 ore il limite di ore di lavoro somministrabili allo studente-lavoratore. Fantascienza? No, semplicemente un Paese che crede nei giovani…

Parola d’ordine che sottendono a stage, collaborazioni studentesche, lavoretti presso aziende… è “sfruttamento” sempre e comunque. Non voglio passare per il disfattista di turno, ma la mia seppur piccola esperienza mi ha portato a tale conclusione. Sui giovani non si punta per niente, se non per ammortizzare i costi dei lavori di corvèe. Un Paese che voglia rimanere davvero al passo coi tempi che cambiano, dovrebbe evitare di fossilizzarsi in una gerontocrazia stagna, e cominciare altresì a mettersi nelle mani dei propri figli.

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POLITICA

Intervista al garante degli studenti

Il prof. Broglio della Facoltà di Ingegneria Industriale del Politecnico di Milano ci spiega il suo ruolo: dalla parte degli studenti di Terna Bovisa ternabovisa@yahoogroups.com

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ntriamo nell’ufficio del prof. Broglio, Garante degli Studenti della Facoltà di Ing. Industriale del Politecnico di Milano. Il Professore ci accoglie e dopo qualche battuta inizia la nostra intervista.

Professor Broglio, Lei ricopre la carica di Garante degli Studenti della nostra facoltà da un anno. Qual è il suo ruolo in definitiva? Ci sono esempi in altre Università a cui si ispira? È una figura ancora in fase di “messa a punto”. Come avrete letto dal sito di Facoltà, il mio compito è solamente istruttorio: come delegato del Preside intervengo in seguito ad una segnalazione da parte degli studenti in tutte le situazioni di abuso o disservizio che possono aver subito. Garantisco la difesa della privacy di chi ha presentato la segnalazione, non mi occupo della difesa, verifico i fatti istruendo - se necessario - una pratica e contatto l’istituzione coinvolta. L’idea della figura del “garante” è nata su sollecitazione del Preside. Ho svolto una ricerca in proposito per scoprire che non è un’idea nuova: questa figura è presente in svariate forme in molte università nazionali ed estere con un campo d’azione notevole che non riguarda solamente i rapporti tra studenti ed università ma svolge anche compiti giuridico-amministrativi. Per questa ragione in alcune sedi il garante è un magistrato in pensione o una persona di spicco della regione. Negli USA è denominato “Ombudsman”, spesso non è un’unica persona ma un ufficio concepito come supervisore delle attività. Quello che si voleva invece nell’ambito della nostra Facoltà era qualcosa di molto più elementare: un ufficio reclami che raccogliesse le lamentele degli studenti. Al termine della ricerca si è

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preso spunto dal garante della Facoltà di Psicologia di Roma – La Sapienza. Per concludere ritengo valga la pena ricordare che i vari compiti vi sia anche quello di “ascoltare” e di vagliare l’efficacia della comunicazione tra istituzione e studenti. Entriamo nel particolare: gli studenti che cosa Le chiedono? Spesso il mio ruolo viene confuso e mi viene chiesto di tutto, a tema, ma anche fuori tema. Da come comportarsi con i docenti in merito ad esami particolarmente ostici, ai motivi dei ritardi delle borse di studio, ai problemi di orari dei corsi. Qualche mese fa erano molto “in voga” problemi sui piani di studio e la prova d’inglese, attualmente invece ancora l’inglese e la “decadenza” sono i temi più caldi. Come dicevo arrivano anche richieste su argomenti che esulano i miei compiti, tuttavia non è mia intenzione sbattere la porta in faccia a nessuno, il mio ufficio è aperto a qualsiasi studente voglia scambiare due parole con me. Quali sono gli aspetti positivi per uno studente e per la facoltà? Principalmente è quello di alleggerire il lavoro della presidenza e della segreteria studenti. Purtroppo ritengo che la figura del garante sia ancora poco conosciuta visto che diverse lamentele arrivano ancora direttamente al Preside od agli sportelli della segreteria studenti. Inoltre talora gli studenti non si fidano e nonostante la garanzia del rispetto dell’anonimato, temendo ritorsioni, una volta sfogati illustrando il motivo della lamentela, mi chiedono di non procedere.

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giudicare in modo imparziale il proprio passato. Dal modo di fare gli esami al numero di studenti per classe. Oggi sono migliorate tante cose, talvolta però sento nostalgia per certi aspetti ormai persi. Erano anche anni in cui si facevano assemblee e occupazioni. Vi furono scontri diretti tra studenti e docenti. Crede che gli studenti vivano in modo attivo la nostra facoltà? La mia impressione è che gli studenti non vivano in maniera attiva, ma d’altronde nemmeno ai miei tempi succedeva. L’effetto “ agglomerante” (almeno per alcuni) del ‘68, è svanito velocemente nel tempo. Dalla mia esperienza direi che il modo di vivere la Facoltà sia funzione di vari fattori tra cui anche il tipo di corso di laurea di appartenenza. Ad esempio gli allievi Energetici mi sembrano studenti che vadano oltre lo studio, cercando di creare un gruppo, interpretando maggiormente l’esperienza universitaria. Quale dovrebbe essere secondo Lei il giusto coordinamento tra le figure di garanzia all’interno della facoltà? Come potrebbe migliorare l’attività di noi rappresentanti degli studenti? Il Tutor e il Garante non sono gli unici, ma sicuramente sono un mezzo importante di comunicazione tra studenti e Presidenza e di conseguenza con la Facoltà. Come già detto, il Garante informa il Preside di quanto lamentato dagli studenti sollecitandone talvolta un intervento. Attualmente i rappresentanti degli studenti, pur presenti, mi sembrano poco partecipi nell’attività dei vari organi, tuttavia avrebbero bisogno di maggiore incentivo istituzionale. La vostra attività non dovrebbe limitarsi alla presenza nei vari organi, ma concentrarsi anche sulla comunicazione, magari sfruttando anche i canali ufficiali del Politecnico. Crede che il Senato Accademico dovrebbe valutare la possibilità di introdurre la sua figura in tutte le facoltà?

Come crede si possano migliorare i servizi per gli studenti? In generale cercando di aumentare il rapporto docente/studente. Non dobbiamo dimenticare poi le attività extrauniversitarie. In Bovisa, soffriamo ancora dell’assenza di infrastrutture dedicate allo sport e al tempo libero. Qui siamo ancora gli esploratori, e tanto deve essere ancora realizzato per completare il progetto (chissà quando) della Grande Bovisa. L’intervista sarebbe conclusa, vuole dirci qualcosa in particolare? Ma voi non avete esami in questi giorni? Si. E allora buono studio! Grazie!

Come dicevo, la mia è una figura in via di sperimentazione, penso però che possa essere un buon canale di comunicazione tra studenti e istituzioni. È un discorso che potrebbe essere affrontato sotto opportune condizioni. Ci racconti la sua esperienza, cos’è cambiato rispetto agli anni in cui lei era uno studente, ovvero post ’68? Di tutto. Era proprio un altro sistema di riferimento e poi è sempre difficile

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POLITICA

Bersani: opportunità, libertà e merito Intervista al Ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani di Luca de Vecchi luca.devecchi@fastwebnet.it

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l Ministro Bersani è un uomo genuino, parla chiaro e senza troppi filtri. Dice le cose che pensa e oltre a dirle, le fa. In questi mesi è stato uno dei membri del governo che più ha operato, il decreto che porta il suo nome è il più noto dei suoi provvedimenti. Ha concesso in esclusiva a Lanterna una lunga intervista sul tema dei giovani. Cominciamo dal decreto “cittadino consumatore”, la sua croce e il suo orgoglio. Come l’hanno presa i giovani, senza dubbio tra i maggiori beneficiati dal provvedimento? Sono tante le persone che mi fermano per strada o per criticarmi o per sostenermi riguardo quel provvedimento. Devo dire che, in generale, chi mi incita a proseguire su questa linea sono in effetti i giovani. D’altra parte su tutti i provvedimenti, come questo, che riguardano l’apertura di una società troppo chiusa e l’attacco a certe secolari incrostazioni di interessi, io credo ci sia un consenso diffuso e maggioritario nel paese. E’ evidente che i giovani percepiscono sulla loro pelle più di altri le chiusure corporative di una società troppo conservatrice. Forse però, speravano fosse l’inizio di un più ampio piano di liberalizzazioni? Fanno bene a sperare! E devo dire che questa volta il grado di comprensione dell’opinione pubblica di queste questioni è molto aumentata negli ultimi anni.. Soprattutto nel mondo della sinistra. Mi considero un buon termometro, visto che mi trovai nella passata esperienza di governo nel 96/97 ad affrontare problemi simili Per il resto però questi temi restano molto difficili perché la formazione delle classi dirigenti e del ceto politico sono spesso legati a dinamiche corporative. Ad ogni modo ho fiducia del sostegno che c’è nel paese a questi provvedimenti, ne ho meno ad esempio dei rapporti parlamentari che spero ci consentano

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comunque di fare una buona legge di riforma delle professioni. Sarà battaglia politica. Una battaglia di sinistra? Io l’ho sempre sostenuto. A Firenze, alla conferenza programmatica del mio partito, dissi, un po’ provocatoriamente, “liberalizzare è di sinistra”. E devo dire che girando quest’estate alle feste dell’unità devo dire di averci preso. La gente, la nostra gente, ha capito.Per noi liberalizzare vuol dire aprire i mercati, favorire investimenti, aprire le porte ai giovani, dare attenzione al consumatore, garantendo però clausole sociali e meccanismi di garanzia. Dobbiamo accettare il cambiamento. Come bisogna accettare che i giovani all’inizio abbiano meno salario in cambio dell’inserimento nel lavoro. E però non si capisce perché questa regola debba valere per i dipendenti ma non per i giovani avvocati che per sbarcare il lunario e farsi conoscere potranno fare uno sconto sulla parcella per attirare clienti. Insomma dobbiamo essere interpreti dell’idea che se ci scomodiamo un po’ tutti, tutti siamo più garantiti. E dobbiamo smetterla di essere conservatori. Non è vero che stando fermi si salva quello che va conservato. A breve tornerò a viaggiare in taxi. In fondo quando ho liberalizzato il commercio sembrava che gli esercenti non avessero più nemmeno da mangiare, adesso sono sempre invitato all’assemblea di Confcommercio. Questa azione riformatrice secondo lei basterà per risolvere il disagio che i giovani vivono in particolare nel mondo del lavoro?

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Assolutamente no. Questo però sarà il segnale di un paese che pensa al suo futuro e ci sarebbero i “carburanti ideali” per affrontare anche altre questioni. Ad esempio bisogna agire sulla voglia dei giovani di essere “misurati”, contro quella concezione per cui si va avanti solo con meccanismi “relazionali” o casuali. Bisogna dare la possibilità di dire a un giovane: “guardami, valutami, provami e rispetto a quello che valgo assumimi”. E’ il tema del merito e riguarda l’organizzazione della nostra intera società. E bisogna affrontare anche l’eccessiva frantumazione dei corsi di studio nelle università. Parliamo ora della finanziaria. C’è una sufficiente attenzione ai giovani? Beh l’effetto prevalente è dato dal taglio del cuneo fiscale e dal fatto che abbiamo reso più conveniente per le imprese assumere a tempo indeterminato (contratto a cui abbiamo ridotto i contributi) piuttosto che con un contratto precario che dal 2007 costerà di più alle imprese. Ci sono poi le prime misure sul lavoro in senso proprio, dalla questione dei call center ad altri interventi normativi. Poi c’è l’affacciarsi del tema previdenziale. Questo aumento delle contribuzioni dei lavoratori flessibili è il primo passo per una riforma delle pensioni che andrà affrontata entro marzo. E si affronterà? Per forza. Altrimenti ci teniamo lo scalone della riforma Maroni… tra l’altro anche un sondaggio di Repubblica di qualche settimana fa indicava quella delle pensioni come una delle riforme necessarie al paese. I cittadini capiscono che la riforma non è un taglio ma la messa in sicurezza del sistema pensionistico che deve garantire anche ai giovani una pensione degna di questo nome nel momento del loro ritiro dal lavoro.

Insieme a questo, comunque, c’è l’accordo che si è fatto sul tfr che accelera il sistema della previdenza integrativa che partirà entro i prossimi mesi. Sull’università siamo riusciti a trasferire delle risorse sulla ricerca. Finanzieremo start-up ad alto contenuto tecnologico, oppure chi deposita brevetti di altro valore scientifico. Oltre a questo siamo intervenuti sulla produzione di centri di eccellenza universitari su cui siamo ancora carenti con l’istituzione di una agenzia di valutazione del sistema. Ma su questo ci sono resistenze perché in Italia non siamo abituati ad accettare la valutazione, così come non lo accetta la pubblica amministrazione. Da Macchiaveli in avanti d’altra parte siamo un paese di individualisti, anarchici, localisti e familisti. Il cittadino non si fida della pubblica amministrazione (e le nega discrezionalità), e lo Stato non si fida del cittadino e lo blinda con normative assurde. Si potrà fare di più per i giovani? Si soprattutto se smettiamo di pensare ai giovani come a una categoria. Spero che entro dicembre si riesca a trovare un accordo sulle professioni. Stiamo cercando un accordo in consiglio dei ministri... Io credo ad esempio che si debba fare un esame di stato che riguardi solo le prestazioni strettamente in esclusiva che devono essere giustificate e motivate come rarità. Passiamo all’innovazione. Il Wimax: una tecnologia che permetterà di viaggiare su internet ad altissima velocità, senza fili e con “antenne” con portata di diversi chilometri. Le frequenze sono attualmente di proprietà della difesa. A quando un accordo per venderle ai privati permettendo di aprire il mercato di telefonia fissa e internet e per fare arrivare la “banda larga” anche in regioni dove nessuno mai si avventurerà a scavare fossi per la fibra ottica? Guarda, quest’anno siamo riusciti a mettere in movimento per la prima volta le caserme dimesse per piani di valorizzazione urbana. Io spero che riusciremo a breve a schiodare, con la stessa logica, qualche frequenza ai militari. Stiamo perdendo troppo tempo su questo tema, non c’è dubbio. Ma Gentiloni (Comunicazioni) e Parisi (Difesa) stanno cercando un accordo. Molti si chiedono il motivo per cui è tanto apprezzato da Comunione e Liberazione che rappresenta normalmen-

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te posizioni conservatrici nella società… Beh innanzitutto ho un ruolo di governo, e come tale devo ascoltare tutti, nonostante io poi, ovviamente, abbia una mia visione e una mia logica nel fare le cose. Poi esiste un altro livello che riguarda il mio percorso politico. Credo che esista un tratto nell’esperienza di CL che vada colto: l’esserci, la presenza nella società. Se vuoi crescere devi vivere all’interno dei problemi. Tra l’altro poco dopo il 68 facevamo liste insieme a loro. A prescindere dalle idee c’era una affinità di metodo: l’idea di ingaggiarsi nel luogo dove si è, interpretando un ruolo di presenza, servizi e organizzazione. La sinistra è nata su meccanismi simili: parlo dei primi passi delle cooperative, del mutuo soccorso, dei centri d’acquisto o dei sindacati. Noi, come sinistra, non nasciamo da meccanismi statalisti ma da un’idea solidale innestata e vissuta nel mercato. Un autorganizzazione che poi abbiamo trasferito nel governo dei municipi con il welfare. Anche per questo possiamo essere una sinistra liberale. Prima la presenza, la partecipazione e poi l’universalismo. Se no facciamo la sinistra da salotto che svanisce in un attimo. E quando racconto queste cose li vedo affascinati perché, immagino, intendono seguire questo stesso processo, seppur a loro modo. Anche perché CL non c’è solo in Lombardia dove spesso prevalgono logiche di governo che tradiscono un po’ questo spirito…

generosità. Se manca questo, il processo fa più fatica. E si finisce o in modelli burocratici o in altri genericamente partecipativi. Due euro, una firma, un registro ed ecco il Partito democratico. Io a questo sono nettamente contrario. Non dobbiamo fare un Partito di una leggerezza insostenibile anche perché, insomma, siamo in un paese in cui c’è la mafia e un modello del genere sarebbe troppo a rischio. Dobbiamo essere un partito con una sua forza anche per trasmettere un certo senso civico. Quello che Berlusconi ha picconato negli ultimi anni.

Concludendo, il Partito Democratico. A Orvieto, all’assemblea per il PD, c’erano 6 under 30 su 500 invitati… Io credo che il problema non sia tanto chi, ma cosa si dice. Ho una preoccupazione: in questo percorso dobbiamo recuperare un elemento che forse si sta trascurando troppo cioè la cultura politica e l’identità. Una analisi del futuro, un progetto, un rischio, una chiamata. Noi stiamo facendo un partito nuovo per il secolo nuovo. Dobbiamo superare le dispute sul ‘900. Oggi le discriminanti per sentirsi di sinistra sono più ampie. I temi sono, la pace e la guerra, il conflitto di religione, l’ambiente, il governo della globalizzazione, welfare ovvero far da sé e non da soli, le opportunità. Si possono svolgere da destra e da sinistra e ognuno deve trovare il suo modo. Ma la divisione è netta. Bisogna insomma fare una operazione di cultura politica e anche un passaggio generazionale di grande

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INTERNI

Professione Ingegnere Come è andata la conferenza con l’ordine degli Ingegneri di Milano di Vincenzo Spallina

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el mese di Ottobre, abbiamo organizzato una conferenza dal titolo: “PROFESSIONE INGEGNERE”, con la partecipazione di insigni membri dell’Ordine degli Ingegneri. La conferenza ci ha dato subito una certezza:cari ragazzi, o colleghi come spesso ci hanno chiamati quelli dell’Ordine, il mondo al di fuori del Poli non è poi così bello e così felice come spesso si può immaginare. Pensate infatti che a breve, verranno introdotte delle misure relative alla possibilità di fare l’Esame di Stato, a dir poco sconvolgenti: c’è il rischio di dover fare prima un tirocinio(la tempistica è da definire, ma potrebbe essere dai 6 mesi ad addirittura 2 anni), ovvero la necessità di un periodo di buono e sano precariato peraltro sottopagato, tutto a favore delle aziende che ovviamente ne beneficeranno. Fatto questo si può fare l’Esame di Stato e, se le 3 prove scritte, la cui difficoltà aumenterà col tempo,e il colloquio orale andranno come sperato,finalmente,anche per lo Stato saremo riconosciuti degli Ingegneri a tutti gli effetti. Bene,ma il lavoro? Sotto questo aspetto ci sono notizie interessanti. Come recentemente pubblicato da “Il Sole 24 Ore”, a 5 anni dal conseguimento della Laurea il 96,6 % degli Ingegneri ha un’occupazione e un quarto dei posti di lavoro sono rivolti alla nostra professione pur costituendo il 13% dei laureati. Tuttavia il lavoro dell’ingegnere spesso si riduce a dover applicare una serie di normative dove è scritto cosa dobbiamo fare. Una sorta di macromanuali per ingegneri, da dover rispettare rigorosamente,a tratti anche noiosi, ma necessari per poter realizzare dei progetti e soprattutto farseli approvare dopo. Inoltre è fondamentale l’aggiornamento professionale, la conoscenza di alcuni software specifici peraltro con

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elevati costi di licenza, e poi l’inglese. Su quest’ultimo aspetto,anche quelli dell’Ordine degli Ingegneri sono stati ben chiari:per avere successo bisogna conoscere la lingua inglese e soprattutto le grandi aziende non accettano facilmente dei candidati seppur meritevoli sotto l’aspetto tecnico, ma con scarse conoscenze linguistiche. Poco male in fondo. D’altronde se i nostri cugini architetti rendono il mondo più bello, noi ingegneri siamo quelli che il mondo dobbiamo costruirlo e farlo girare più efficientemente con il duro lavoro.

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INTERNI

Professione Architetto Il futuro degli studenti d’architettura di Alessandra Chiapparini

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elli e tranquilli, appesi (in tutti i sensi) alla mammella della Madre Facoltà di Architettura, tendiamo a rimandare la fatidica domanda: cosa mi accadrà fuori di qui? Domanda davvero fatidica, ed ancor più terrificante se si considera il mare di burocrazia che ci attende a braccia aperte. All’esterno della Facoltà, non l’avremmo mai detto, le cose si complicano ancora. Innanzitutto, lo scontro con la Direttiva Europea 85/384, ribadita nelle Linee Guida per le nuove qualifiche 2005/36/EC, è inevitabile: “gli studi devono essere equilibratamente ripartiti tra aspetti teorici e pratici...per assicurare il raggiungimento” dei seguenti 11 punti:

1) “Capacità di creare progetti...che soddisfino le esi genze estetiche e tecniche”; 2) “Adeguata conoscenza della storia e delle teorie dell’architettura...delle arti, tecnologie e scienze umane...attinenti”; 3) “Conoscenza delle Belle Arti...”; 4) “Adeguata conoscenza in materia urbanistica, pianificazione ...”; 5) “Capacità di cogliere i rapporti tra uomo e creazioni architettoniche...e il loro ambiente, ...tra...creazioni architettoniche e spazi...in funzione dei bisogni dell’uomo”; 6) “Capacità di capire l’importanza della professione e delle funzioni dell’architetto nella società...”; 7) “Conoscenza dei metodi di indagine...del progetto di costruzione”; 8) “Conoscenza dei problemi di concezione strutturale...e di ingegneria civile...”; 9) “Conoscenza adeguata dei problemi fisici e delle tecnologie...della funzione degli edifici in modo da renderli internamente confortevoli...”; 10) “Capacità tecnica...di progettare edifici che rispondano alle esigenze degli utenti, nei limiti imposti dal... costo e dai regolamenti in materia...”. 11) “Conoscenza adeguata delle industrie, organizzazioni, regolamentazioni...per realizzare progetti di edifici e per l’integrazione dei piani nella pianificazione”.

“...tendiamo a rimandare la fatidica domanda: cosa mi accadrà fuori di qui?“ LANTERNA #21 - POLITECNICO 14


Quanto vi ci ritrovate? Le richieste sembrano un po’ ambiziose. Per ogni classe di Laurea, inoltre, la legge italiana (D.M. 270/2004) prevede tabelle in cui vengono riportate le competenze per i diversi corsi di studio. Il problema è che tra dettami europei e legge italiana si possono rilevare molte incongruenze, che costringono, una volta conseguita la laurea, a recuperare (non chiedete come) le lacune della formazione ricevuta. Ma immaginiamo che queste lacune non esistano, per divenire Architetto con la A maiuscola, cosa si fa? Si fa l’esame di stato, che purtroppo è in fase di riforma insieme agli ordini professionali e attualmente non ci sono sentenze definitive sul nostro futuro. Una previsione è quella del DPR 5 giugno 2001 n. 328. Si tratta della riforma dell’ordinamento degli albi, ordini e collegi di diverse professioni fra cui quella di architetto. Il regolamento non modifica le competenze riservate a ciascuna professione, ma rivoluziona il panorama delle professioni stesse, poiché le nuove figure professionali saranno definite da due titoli: laurea e la laurea specialistica. In sostanza, architetti laureati con corso triennale potranno iscriversi agli Ordini ed esercitare la professione con denominazione di architetto junior. Essi potranno svolgere attività che richiedono l’applicazione e il know-how di tecniche standardizzate che non necessitano di capacità di innovazione nella risoluzione di problemi. Invece i professionisti specialisti potranno operare con tutte le competenze a loro riconosciute fino ad oggi.

(o dovremmo chiamarlo lavoro gratuito?) già svolte da uno studente di Architettura nel 3+2. E’ necessario sottolineare la difficoltà nel riconoscimento delle competenze: come sarà possibile evitare confusione tra quelle di architetti specialistici e junior? Oltre al fatto che una parte dell’offerta potrà essere soddisfatta da laureati junior, bisogna considerare che tra le professioni tradizionali appariranno regolamentate nuove figure come il paesaggista e l’urbanista, accanto all’architetto, complicando ulteriormente la situazione. Esisteranno quindi rischi di sovrapposizione di competenze sia verticalmente (architetti junior-architetti specialistici) sia orizzontalmente (architetti-restauratori-urbanisti-paesaggisti). Per ora rimane solo un grande punto interrogativo. Attendiamo, fiduciosi ma non troppo, i nuovi sviluppi.

Gli Albi saranno divisi in due sezioni: la A per gli specialisti e la B per i triennalisti. Per entrambi è previsto l’esame di Stato, costituito da una prova pratica, una orale e una scritta. Per i geometri sarà possibile l’iscrizione all’Albo unico, anche dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore, previo un periodo di praticantato di 2 anni. Per gli architetti fino ad oggi il tirocinio non era previsto, ma il Consiglio Nazionale vorrebbe istituirlo. Chiaramente, non sarebbero comprese le circa 450 ore di tirocinio

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stampato da “la musica moderna s.r.l.” Milano - dicembre 2006

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