n° 120 - APRILE 2021 - Anno X - Lettera Turistica del B&B “ La casa delle rondini “ di STAFFOLO (Ancona) - Marche - ITALIA
# informaamici.it
120 Aprile 2021 … per conoscere meglio le MARCHE
Le Marche una terra antica che fa emozionare
Dopo … EUFORIA?
# informaamici.it … per conoscere meglio Le MARCHE #informaamici.it è il periodico d’informazione turistica del B&B “La casa delle rondini Residenza di Campagna Contrada Campagliano 5 60039 - STAFFOLO (Ancona). La periodicità è mensile ed è pubblicato sotto forma di “lettera turistica” inviata via email a tutti gli ospiti del B&B, agli amici della struttura e a quanti non ci hanno negato il consenso circa l’utilizzo dell’indirizzo e-mail a cui inviamo questo periodico. Data inizio pubblicazione Maggio 2011 Il numero 119 è stato inviato a 2.300 indirizzi e-mail Il numero 120 APRILE 2021 è stato chiuso il 30 Marzo ed è stato realizzato con la collaborazione di : Amelia CATALANO, Mattia BASTARI, Antonio GUARINO, Federica MICHELI. Foto di copertina : Lavoro da casa
Il nostro racconto
Anno X - APRILE 2021 - 120 Il tema del mese: Dopo
la pandemia
In un anno e per il contrasto alla sua diffusione, la pandemia da corona virus ci ha costretti a diverse limitazioni e ha preteso significative modifiche dei nostri comportamenti di relazione. Abbiamo imparato nuove parole tra queste la più abusata è stata “lockdown”, per meglio camuffare il drammatico significato della sua traduzione in italiano. “Confinamento”, un termine poco gradito non solo per i rimandi storici ai periodi più brutti della nostra storia politica nazionale, ma anche perché esprime il massimo grado di isolamento ed esclusione. Tra le significative modifiche dei nostri comportamenti di relazione ci ha colpito quello che si è verificato nel mondo del lavoro quando si è ritenuto necessario trasferire il lavoro dai luoghi abilitati ad ospitare persone e lavorazioni a luoghi impropri, ovvero le case dei lavoratori. Una diffusa novità che si è potuta realizzare solo per quei lavori che utilizzando le nuove tecnologie attraverso internet hanno potuto trasferire il lavoro a casa. Questa situazione ha realizzato non poche difficoltà i cui riflessi interessano e coinvolgono, in senso negativo, tantissime persone. Come si uscirà dalla pandemia, ed una volta scampato il pericolo, come ci comporteremo rispetto al turismo? In tale ambito abbiamo sviluppato alcune riflessioni per meglio capire gli eventuali orientamenti che potrebbero scaturire nel medio e lungo termine. Sarà l’Euforia a guidarci verso comportamenti come reazione ai vari confinamenti o sarà il Raziocinio ad indicarci che la via maestra per il Turismo dopo la pandemia è quella lastricata da tanti siti di prossimità essenzialmente italiani non solo per la bellezza ambientale ma anche per il giusto contributo da fornire all’ economia del nostro Paese. Pagina 3
Auguri
Pagina 4
Dopo la pandemia
Con tristezza e speranza I vantaggi del virus, le varianti Pagina 5
Dopo la pandemia
Prima si usciva per andare al lavoro Pagina 6
Dopo la pandemia
Turismo euforico ? Pagina 7
Camminando per di qua …
Il Monte San Vicino - Un riparo millenario Pagina 8
Le Grotte di Frasassi - Verso il 50esimo anniversario dalla loro scoperta
C’è differenza … tra chi cerca Pagina 9
Continuazione
C’è differenza … tra chi cerca Pagina 10
Girovagando per Le Marche - LUOGHI DA SCOPRIRE
Dalle torri di Moresco (Fm) Pagina 11
Girovagando per Le Marche - I BORGHI
Pagina 12
Girovagando per Le Marche - UN MUSEO ALLA VOLTA
Sarnano (Mc) Museo del merletto a tombolo di Offida (Ap) Pagina 13
La casa delle rondini - Residenza di campagna
Noi per voi Pagina 14
La casa delle rondini - Residenza di campagna
Questa è la Casa delle rondini Pagina 15
La teca dei ricordi - Immagini e commenti dei nostri ospiti
I mosaici della Suasa Romana Pagina 16
La casa delle rondini - Residenza di campagna
Quello che ci fa piacere segnalare e consigliare
Lettera Turistica
Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 2
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il nostro racconto
Auguri
Con tristezza e speranza
Come nel 2020 anche quest’anno la festività della Pasqua ci trova confinati nelle nostre case. E da qui, dall’uscio, a porta chiusa, senza uscire e nemmeno fare entrare, formuliamo a tutti l’augurio di
Buona PASQUA
1
Nella speranza che per il prossimo anno tutto sia diverso. Lettera Turistica
Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 3
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Il nostro racconto
Dopo la pandemia
I vantaggi del virus, le mutazioni
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opo 365 giorni di allerta e di notevoli difficoltà socio economiche stiamo attraversando questi mesi del 2021 senza poter ancora intravedere la liberazione dalla prima pandemia globale. Dovremmo raggiungere l’immunità di comunità nei prossimi mesi ma ancora stiamo in attesa dei tanti invocati vaccini. Intanto, continuiamo ad essere sospesi in una dimensione di incertezza nel cui ambito si stanno tentando diverse opzioni ma nessuna delle quali ci trasmette convincimento. Tra l’altro è molto evidente il divario tra indicazioni e comportamenti nel mentre il virus cambia pelle. Infatti, ad oggi sono le varianti del corona virus che producono allarme non soltanto perché più infettive ma, forse, anche resistenti ai vaccini programmati e preparati per combattere i loro precursori. Le varianti rappresentano una naturale evoluzione del virus ed attualmente queste mutazioni sono diventate una tematica che sta molto preoccupando e che sta scatenando diversi dubbi sulla contagiosità, sull’aggressività ma, soprattutto, sull’efficacia della campagna vaccinale anti-Covid. Bisogna pur dire che le mutazioni genetiche (come queste varianti) che si realizzano per caso, per errore di replicazione, se presentano vantaggi per il virus, come, per esempio, una maggior diffusività e contagiosità, prendono il sopravvento. SARS-CoV-2 non è un virus “stupido” è il parassita per eccellenza che ha bisogno di un ospite per vivere e replicarsi. Detto ciò e tornando a quello che il virus ha prodotto, sicuramente, ha caratterizzato l’anno 2020 come un anno particolare che ha proiettato noi esseri umani in una congiuntura molto speciale tale che l’anno appena trascorso potrà storicamente essere individuato come l’anno della pandemia planetaria. Non solo, ma anche perché questa congiuntura ha colpito e continua a nuocere quello che da sempre è stata una caratteristica degli umani ovvero la fitta rete di contatti interpersonali fondamentale per l’evoluzione dell’uomo nella sua esperienza di “sapiens”. Oramai da un anno siamo coinvolti in un conteggio giornaliero di casi rilevati, di tamponi eseguiti, di percentuali di diffusione e non ultimo il numero di morti. Dalla interpretazione di questi dati scaturiscono, poi, le delimitazioni di territori, le limitazioni alla mobilità e colorano il nostro agi-
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re di rosso, arancione, giallo e bianco. Da qualche settimana l’arancione ha assunto anche una declinazione cromatica tra più e meno intenso per indicare la propensione per quel territorio verso il rosso o il giallo. E’ diventato veramente difficile orientarsi circa il come, quando e perché uscire di casa. La pandemia ci ha cambiati imponendoci modi comportamentali lontani dalle abitudini consolidate negli ultimi settant’anni ed in questa situazione sono stati i giovani i più trasgressivi dei limiti imposti. Non sappiamo se frutto della giovanile leggerezza o dell’idea che il virus preferiva riprodursi a danno degli anziani. Le varianti, ad oggi, hanno dimostrato la loro non preferenza, giovane o anziano che sia importante è essere ospitati da qualche umano. Tanto che negli ultimi mesi si è abbassata notevolmente l’età media dei contagiati. Un anno di convivenza con Covid-19 sta mettendo a dura prova la salute mentale delle persone in quanto, tra isolamento e repentini cambiamenti prodotti in tutti i campi del vivere civile sono venuti a mancare, da un lato il graduale adattamento alle novità, dall’altro l’impossibile confronto con quanti costituivano il privato entourage di ognuno di noi ante pandemia. Bisogna resistere, è necessario resistere perché da questa congiuntura prima o poi ne usciremo. Alla fine, però, conteremo i danni, con il numero dei morti, misureremo i livelli economici e li confronteremo tra il prima e dopo, i danneggiamenti alle famiglie, alle persone e agli studenti che per il secondo anno consecutivo sono stati costretti ad una didattica instabile tra quella esercitata in presenza e l’altra a distanza. Nella speranza che da questa drammatica esperienza rimanga qualche aspetto positivo da poter utilizzare in occasione di probabili e future difficoltà, abbiamo già colto il cambiamento positivo avvenuto in campo scientifico che, modificando i comportamenti precedenti, ci hanno portato in tempi brevi a dei vaccini. Infatti, la pandemia ha cambiato anche il modo di lavorare degli scienziati che, invece di aspettare mesi per la pubblicazione dei loro studi, hanno subito messo a disposizione le scoperte sul virus. Covid-19 ha portato ad una trasformazione del modo in cui e condotta la ricerca di base. Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 4
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Il nostro racconto
Dopo la pandemia
Prima si usciva per andare al lavoro
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rima della pandemia il ritmo di una giornanata veniva scandito da una continua e diffusa attività che dalle case si trasmetteva fuori: ci si preparava per andare al lavoro. Più o meno freneticamente la maggioranza delle persone adulte si accingeva a raggiungere il sito, fabbrica o ufficio, in cui svolgere il proprio lavoro quotidiano. Operai, impiegati, liberi professionisti, insegnanti, ed altri ancora uscivano di casa, quasi tutti e all’incirca verso la stessa ora, con la speranza di non essere bloccati in auto da qualche ingorgo stradale. Da qui iniziava ed involontariamente veniva favorito quello che era considerato lo “stress quotidiano”. Casa lavoro, lavoro casa quasi sempre di corsa. Con la pandemia ed il conseguente confinamento imposto, questo sceneggiatura è mutata, in parte si è attenuata in quanto hanno aggirato il lockdown solo chi svolge lavori non differibili o che non si possono svolgere altrove, mentre una consistente parte, quella che svolgeva lavoro in ufficio è rimasta a casa dove fornita di smartphone e computer ha potuto accedere ai sistemiinformatici delle proprie aziende e, da un luogo improprio, svolgereil proprio lavoro. Luogo improprio in quanto le nostre case, specialmente quelle costruite recentemente, non sono state pensate, progettare e realizzate per offrire un adeguato spazio in cui svolgere un’attività lavorativa. I più fortunati che disponevano di uno spazio maggiore rispetto ai canonici 60/65 mq. delle modernissime abitazioni, non hanno avuto difficoltà a sistemare stabilmente il proprio ufficio-domestico, tutti gli altri sono stati costretti ad una assetto provvisorio da ricostituire continuamente specialmente quando l’appoggio degli strumenti da lavoro avveniva, per esempio, su un tavolo ad uso anche per lo svolgimento del pranzo o della cena. In questa organizzazione provvisoria, sicuramente, non sono mancate tante altre sistemazioni frutto della fantasia o delle particolari esigenze di chi svolge il lavoro da casa, una poltrona, un divano, stesi su un tappeto, attorniati dai figli piccoli o dai tanti gatti o cani ospitati nelle nostre case. Il lavoro da casa si svolge oramai da circa un anno ed è stato presentato e vissuto come una breve parentesi in attesa del ritorno alla nor
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malità. Perdurando la pandemia, lavorare da casa, è diventato un esperimento in corso attraverso il quale sia i datori di lavoro che i lavoratori stanno analizzando i riflessi, le ricadute che questo nuovo e diffuso modo di lavorare può produrre. Nell’immediato le aziende ne hanno tratto vantaggio abbattendo tutti i costi relativi alla gestione degli uffici, personale addetto alla sorveglianza, spese per la climatizzazione degli ambienti, pulizia, sanificazioni, energia elet trica ed altro ancora a fronte della fornitura di computers portatili ai dipendenti. Parte di questi risparmi per le aziende sono risultati costi per i lavoratori: energia elettrica e climatizzazione, così come, a favore del datore del lavoro, è stato riscontrato un aumento della produttività da parte del lavoratore. Pertanto, si è aperto uno scenario nuovo di relazioni nel mondo del lavoro, attraverso il quale nel prossimo futuro si dovranno analizzare e assumere decisioni circa la regolamentazione di questo nuovo modo di fornire una prestazione lavorativa anche perché sarà difficile chiudere questa esperienza come fatto occasionale. Tra l’altro il Covid-19 con il suo carico di pericolosità non solo ha imposto modifica a molte abitudini da sempre consolidate, specialmente nei rapporti sociali, e tra le tante anche il dissolversi delle relazioni interpersonali tra i colleghi e le colleghe di lavoro. I contatti on-line non hanno lo stesso valore e significato del rapporto diretto. Intanto, come evolverà in futuro il lavoro da casa, per noi è difficile fare previsioni in quanto non disponiamo delle necessarie competenze, ma siamo interessati e curiosi circa al come sarà il ritorno alla “normalità”. Anche se, ci rendiamo conto che “normalità” è, al momento, una parola molto impegnativa che deve essere collegata a diverse e nuove abitudini che tardano ad affermarsi proprio perché la pandemia è un cantiere ancora aperto. Chi sa? Forse sarà la contentezza per lo scampato pericolo, l’allegria per la riconquistata libertà, la possibilità di ritornare al lavoro vecchia maniera a caratterizzare le nostre future EUFORIE. Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 5
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Il nostro racconto
Dopo la pandemia
Turismo euforico ?
C
ome reazione al lockdown i segnali più significativi ci sono pervenuti dai giovani che dal primo momento hanno manifestato la loro scarsa accettazione per il limite della libertà attuato con i vari confinamenti. Inizialmente, forse, si potevano considerare esclusi dalla prima fase delle pandemia in quanto il virus ha dimostrato che preferiva riprodursi a scapito degli ultra ottantenni o dei portatori di gravi patologie pregresse. Le case di cura degli anziani sono stati i laboratori da cui Sars2 ha, successivamente, attuata la sua strategia con l’obiettivo di mutare, trasformandosi. La reazione dei giovani poteva anche scaturire da una situazione in cui obiettivamente risultavano i più penalizzati. La chiusura delle scuole e la successiva DAD ha inferto loro un duro colpo privandoli delle relazioni tra coetanei fondamentali per la loro età. I momenti in cui si sono manifestati il loro disappunto sono stati i fine settimana o quando il territorio in cui risedevano transitava da una zona meno limitativa ad una più restrittiva rispetto alle relazioni tra le persone. Si invocava la pratica delle attività proprie della movida: incontrasi, sedersi ad un tavolo di un bar o ristorante per bere o consumare qualcosa di solido con gli amici. Molti senza le necessarie protezioni e baldanzosamente incuranti del pericolo di contagio. Tutte manifestazioni come reazione a quanto consigliato dalle autorità sanitarie.
Tra l’altro non è nemmeno servita l’indicazione che il coronavirus mutante è più subdolo, perché colpisce silente e si diffonde in maniera rapida. Un nemico invisibile che si manifesta in modo diversificato: la gran parte delle infezioni sono asintomatiche e ciò rende più difficile il controllo della catena di contagio, così come non tutte le persone che contraggono il Covid sviluppano sintomi evidenti. Lettera Turistica
Quindi oltre agli asintomatici, quelli che non sviluppano alcun segno clinico di questa malattia, ci sono i paucisintomatici, persone in cui l’infezione è abbastanza evidente, ma i sintomi non sono tali da richiedere il ricovero in ospedale, perché generalmente non portano all’insorgenza di complicanze gravi. Detto ciò e considerando le difficoltà non solo tra i giovani, non riusciamo ad immaginare il dopo immediato o a lungo termine. In tal senso ci sono fatti che possono diventare indicativi per prossimi comportamenti. Infatti, siamo stati colpiti dalla notizia che in Inghilterra raggiunti i primi ed accettabili obiettivi di vaccinazione della popolazione, quasi a rappresentare la famosa “immunità di gregge” tanto invocata da Boris Johnson, una percentuale molto elevata di inglesi hanno prenotato le loro vacanze estive di quest’anno tutti in Grecia. Sarà questa una vera manifestazione di euforia individuale o la trasmissione di una notizia per alleviare , come segno di ottimismo, le tremende condizioni in cui il premier aveva condotto i suoi concittadini. Dopo un periodo lungo di confinamento flussi vacanzieri di massa sono auspicabili, noi speriamo siano solo scelte individuali e non strumentalizzazioni da parte di chi preposto non ha saputo contrastare la diffusione della pandemia. Nel mondo, nessun governo, ha saputo indicare un’adeguata protezione delle persone contrastando effettivamente il virus che, al momento in cui scriviamo, ha già fatto strage di più di due milioni di persone nel mondo. Noi auspichiamo che con la riconquistata possibilità di movimento, a seguito della raggiunta “immunità di comunità” ( non siamo pecore), ci sia una scelta consapevole per quanto riguarda il turismo. Muoversi verso l’esterno, fuori dall’Italia, non è per niente sicuro ovunque il virus ha dimostrato la sua potenza diffusiva e distruttiva. Se bisogna prenotare un periodo di vacanza, così come abbiamo già indicato nei mesi precedenti, euforicamente, scegliamo una località preferibilmente di prossimità. In Italia ci sono tantissime località capaci di dare senso ad una vera vacanza esperienziale. Infine, confermiamo con entusiasmo il nostro motto “io turista in Italia”. Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 6
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Camminando per di qua
Il nostro racconto
Rubrica a cura di Mattia Bastari Guida ambientale escursionistica
Il Monte San Vicino - Un riparo millenario
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uesto mese andremo alla scoperta della montagna più iconica di tutta la regione: il Monte San Vicino, un tesoro con millenni di storia. Alta 1489 metri s.l.m., questa montagna sorge lungo la dorsale del pre-appennino marchigiano e sovrasta le altre cime, di altezza molto inferiore; tale caratteristica la mette in risalto e la fa apparire ben visibile anche da molto lontano. Un'altra sua particolarità è la forma, che cambia a seconda di dove la si guarda: vista da Nord ha una è tricuspidale, da sud la sua silhouette ricorda la gobba di un cammello, mentre da est e da ovest ha l'aspetto di un vulcano. Nelle giornate terse, in special modo in autunno e in primavera, dalla sua cima è possibile vedere nitidamente i Monti Velebit in Dalmazia e il Monte Amiata in Toscana. Per via del suo isolamento, quando il sole tramonta il 21 giugno, dalla vetta è possibile vedere la sua grande ombra che si protrae fino a Civitanova Marche. Il Monte San Vicino assieme all'attiguo Monte Canfaito, dove si trova una delle più antiche e meravigliose faggete secolari marchigiane, ricade nel circuito di “Natura 2000”, un progetto europeo di mantenimento e salvaguardia di habitat e di protezione dell'avifauna lungo le rotte migratorie. Inoltre nel 2009 è stata istituita la “Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito”, la 12° area protetta della regione Marche. Quindi, il patrimonio naturalistico di quest'area è di notevole pregio: formazioni boscose di quercia bianca, di carpino e di orniello si sviluppano fino ai 1000 metri circa, dopodiché lungo i versanti, vasti e fitti boschi di faggi ad alto fusto prendono il sopravvento e danno all'insieme un'aurea magica e di profonda quiete. Camminando lungo il sentiero che porta alla vetta, avvolti dai giganti dell'Appennino, ci si sente bene, puliti nella mente da qualsiasi pensiero negativo. È quello che si dice “il bagno verde”. Nel mese di aprile poi, intensi profumi salgono dal sottobosco, l'aroma avvolgente dell'aglio orsino è un balsamo rigenerante. Di tanto in tanto piccole radure portano a luoghi interessati esclusivamente a rari pascoli di bestiame, infatti, ancora oggi, è possibile incontrare mandrie di vacche marchigiane ruminare e rilassarsi sdraiate sull'erba godendo dell'aria fresca di altura. La fauna selvatica invece è caratterizzata da rapaci diurni come la poiana, il gheppio e il biancone, e rapaci notturni quali il gufo, la civetta, il barbagianni e in estate l'assiolo; sono stati segnalati inoltre uccelli migratori come il falco pecchiaiolo e l'albanella minore. Per quanto riguarda i mammiferi sono una presenza costante il lupo, il cinghiale, il capriolo, e diversi mustelidi come il tasso, la donnola e la faina; allo stesso modo rettili e anfibi come la vipera e la salamandra. Molto interessante è la geologia del monte, formatosi in seguito alla successione umbro-marchigiana (orogenesi appenninica) e costituita da blocchi di calcare massiccio, scaglia rossa, bianca e cinerea. Lungo il versante est si trova una cava abbandonata, e qui è possibile vedere una preziosa testimonianza che risale a ben 65 milioni di anni fa! Chiamato anche “Limite K-T” o “livello d'impatto” un sottile strato più scuro fa la sua comparsa tra due blocchi di roccia calcarea; questa superficie, che nel corso dei milioni di anni si è sedimentata ed è diventata roccia è l'iridio, elemento chimico che si trova principalmente fuori dal nostro pianeta.
Lettera Turistica
Ma come è finito qui? Il sedimento si è formato a seguito di un'enorme ricaduta sulla Terra di polveri, causata dall'impatto di un meteorite caduto nella penisola dello Yucatan in Messico. Questo corpo extraterrestre, nell'impatto, oltre a oscurare l'atmosfera con i suoi frammenti polverosi, causò una grande estinzione di massa. Si ipotizza che il 75% delle specie viventi si estinsero, ed è la teoria più accreditata per la scomparsa dei dinosauri. Tuttavia le meraviglie e i miti di questo superbo monte non finisco qui, la domanda che forse sorge spontanea sul suo nome è: perché si chiama così e chi è questo famigerato San Vicino? San Vicino non è un santo, non è neanche mai esistito e la risposta a questa domanda la si deve cercare nel passato, quando i piceni e gli umbri abitavano quest'area. Le antiche popolazioni di queste parti credevano che in cima al monte, ben visibile e isolato, abitasse un Dio, il Dio degli inizi, Giano, una delle divinità più importanti della religione italica. Rappresentato con due volti, uno rivolto a passato e uno rivolto al futuro, anche chiamato Giano bifronte. A guardia del presente vigilava sui popoli della zona, ed è per via di questa “attitudine” che i romani gli attribuirono il nome di Vicilinus (dal latino “vigile”). Con il tempo e con la cristianizzazione di tutto il territorio il nome mutò fino a diventare l'attuale San Vicino. Paolo Cognetti nel suo romanzo “Le otto montagne” scrive: “Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene” . Per molti abitanti della zona questo monte rappresenta proprio questo, la pace, la serenità e un paesaggio che gli somiglia. Forse il motivo è da ricercare tra i grandi faggi che coprono l'area o tra i profumi primaverili, o ancora tra il panorama mozzafiato che dà allo stesso tempo senso di immensità e appartenenza. Oppure nel riparo, ancora inesauribile, di quel lontano Vicilinus. DATI TECNICI: Lunghezza: 8 km, dislivello: 550 m, tempo: 3 h, difficoltà: E, itinerario: Anello - REQUISITI: adatto a chi ha abitu-dine alla camminata. COSA PORTARE: obbligatorio scarpe da trekking, zaino, abbigliamento a strati (adatti alla stagione in corso), cappello, acqua almeno 1,5 l., snack, ricambio da lasciare in auto, impermeabile in caso di pioggia. FACOLTATIVO: occhiali da sole, bastoncini da trek-king, binocolo, foto-camera Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 7
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Il nostro racconto
Le grotte di Frasassi - Verso il 50esimo anniversario dalla loro scoperta
C’è differenza … tra chi cerca
Sì.
C’è differenza tra i “cercatori d’oro” e i “cercatori di caverne” ossia gli speleologi. La principale è che i “cercatori d’oro” tentano di trovare un bene: dei granelli o delle pepite d’oro, che hanno un valore e che diventano di loro proprietà in quanto le posseggono. Questo in funzione della norma giuridica che “il possesso vale titolo”.
Lo “speleologo”, invece, è uno studioso ed esperto di speleologia che va alla ricerca e che si occupa dell'esplorazione, documentazione, tutela e divulgazione della conoscenza del mondo sotterraneo. Inoltre, mentre il “cercatore d’oro” ha la possibilità di trovare un bene (sono beni le cose che possono formare oggetto di diritto), lo “speleologo” non dispone di questa potenzialità in quanto anche se scopre per primo una caverna o una grotta non può vantare di possedere alcun bene in quanto, nella dottrina giuridica le grotte sono considerate “res nullius”. La grotta o la caverna è un contenitore, è un vuoto quindi, non è una cosa che possa essere considerata oggetto di diritto.
Questo per dire che gli scopritori delle Grotte di Frasassi oltre la soddisfazione dell’impresa storica, possono solo essere menzionati sulla lapide collocata all’ingresso delle grotte. Pertanto, per essere più precisi e considerare il dispiacere degli artefici della scoperta, l’oggetto della loro ricerche, ovvero le “grotte”, giuridicamente non esistono proprio in quanto “oggetto”. Questi spazi vuoti nelle rocce, sono pieni d’aria o di acqua, per cui tali “cavità naturali” non risulta che si possano accatastare in quanto sono sotterranee, sono cioè delle “realtà inesistenti” agli effetti giuridici. Il catasto delle proprietà immobiliari (terreni) è essenzialmente di ”superficie” ciò che sta al di sotto appartiene al proprietario delLettera Turistica
la corrispondente porzione di terreno superficiale, fatta eccezione per eventuali ritrovamenti di tesori, oggetti appartenenti all’archeologia, alla paleontologia (resti fossili), concentrazioni di minerali, gas naturali, petroli e derivati, che appartengono allo Stato. Dal 1972 le Grotte di Frasassi sono sotto la tutela del Consorzio Frasassi, costituito dal comune di Genga e dalla Provincia di Ancona, con l'obiettivo di salvaguardarne e valorizzarne la fruibilità scientifica e turistica. Resta comunque piena di fascino la storia della scoperta, avvenuta il 25 settembre del 1971, quando Rolando Silvestri del Gruppo Speleologico Marchigiano Club Alpino Italiano di Ancona, attraversando le pendici nord del monte Vallemontagnana, scoprì un piccolo imbocco. Con l'aiuto di alcuni amici riuscì ad aprire un varco in una piccola sala. Alla delusione per la piccola scoperta si accompagnò quasi subito la speranza che ci fosse in vista qualcosa di ben più grande. Nella piccola sala, infatti, vi erano numerose aperture da cui fuoriuscivano correnti d'aria. A questo punto e proprio per rendere ancor meglio l’impresa di questi giovani speleologi si propone la cronaca della discesa nell’ ”Abisso Ancona” da parte di uno dei due speleologi che per primi sono scesi nelle Grotte di Frasassi. Il racconto è di Fabio Sturba che insieme a Maurizio Bolognini affrontò l’impressionante buio che fino a quel momento aveva nascosto un tesoro inestimabile. - “Il 10 ottobre 1971 eravamo di nuovo sopra l’Abisso Ancona, scoperto la settimana prima; dopo il primo tentativo fallito il 3 ottobre, questa volta quasi tutti i soci del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona erano presenti e decisi a raggiungere il fondo. Maurizio ed io eravamo stati scelti per quella prima esplorazione e per decidere chi fosse sceso per primo, il 3 ottobre avevamo tirato a sorte e la fortuna, con mio grande disappunto, aveva scelto lui. Maurizio era già sceso e adesso toccava a me. Stavo in piedi all’inizio dello scivolo che immetteva nel pozzo, zaino in spalla, corda di sicura legata, discensore ben posizionato sulla corda, ero pronto! Emozionato, ma pronto. Iniziai la discesa, la corda era molto pesante e lentamente raggiunsi il terrazzino dove lo scivolo finiva. Mi fermai e mi voltai per dare uno sguardo giù di sotto. Nel punto in cui il terrazzino terminava, le pareti laterali dello scivolo piegavano bruscamente di 90 gradi e si perdevano nel buio: davanti a me un immenso mare nero senza confini. Sentii il cuore pulsare, ma non per la paura, no! Emozione, gioia, eccitazione, ansia di esplorazione, tutte queste sensazioni si fondevano in uno strano cocktail. Guardavo, ma non vedo nulla, neppure la luce di Maurizio. Superato il terrazzino mi ritrovai sospeso nel vuoto. Guardai in basso, la scaletta e la corda si perdevano nel buio ma ora vedevo distintamente la (Continua nella pagine seguente) Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 8
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Il nostro racconto
Le grotte di Frasassi - Verso il 50esimo anniversario dalla loro scoperta (continuazione dalla pagina precedente)
C’è differenza … tra chi cerca
piccola chiazza di luce prodotta dall’acetilene di Maurizio, lui no, a mala pena riuscivo a distinguerlo: era solo una piccola ombra nel chiarore. Iniziai a scendere, lentamente; scendendo tendevo a ruotare su me stesso, a ogni giro vedevo comparire e sparire, ritmicamente, una sola parete del pozzo, quella più vicina illuminata dalla mia acetilene, le altre erano fuori portata della luce. Parete, buio, buio, parete, buio, buio … Ero giunto a circa metà pozzo, buio, buio, buio, buio … dov’era finita la parete? Sorpreso, mi fermai per guardarmi intorno; la parete, l’unica che vedevo non c’era più! Guardai verso l‘alto e capii: poco più sopra la parete piegava bruscamente e si allontanava fino a scomparire nell’oscurità. Non avevo più alcun punto di riferimento intorno a me, ero completamente sospeso nel vuoto e immerso nell’oscurità! Istintivamente strinsi la corda. Guardai verso il basso, il chiarore prodotto da Maurizio era sempre lontanissimo, come se non mi fossi mosso, guardai verso l’alto, a mala pena riuscivo a intravedere il bagliore delle luci dei compagni rimasti sopra. Rimasi fermo, sospeso, continuavo a guardarmi intorno, il buio mi circondava, mi avvolgeva come un nero mantello. Il cuore mi batteva intensamente, ero incredulo stralunato, l’emozione era fortissima! Mi guardai ancora: mio Dio quanto mi sentivo piccolo di fronte a quella immensità! Il sogno, il sogno di una grande scoperta si stava avverando. Dopo qualche istante ripresi a calarmi, scendevo, scendevo, ma Maurizio era sempre piccolissimo, lontano, il pozzo sembrava senza fine. Finalmente arrivai! Maurizio ed io ci guardammo negli occhi e poi cominciammo ad abbracciarci e a darci pacche sulle spalle. Superati i primi momenti di incredulità ci guardammo intorno; dal punto in cui ci trovavamo riuscivamo a intravedere solo una parete del pozzo: distava circa una trentina di metri, tutto il resto era buio fitto. In lontananza s’intravedevano dei debolissimi luccichii, in alto una debole macchia di luce indicava il punto da dove eravamo partiti, impressionante! L’oscurità era impressionante, le dimensioni erano impressionanti, tutto era impressionante! Iniziammo l’esplorazione costeggiando verso il basso l’unica parete che vedevamo. Ci muovevamo con prudenza perché il suolo era molto irregolare. Man mano che scendevamo il terreno diventava sempre più accidentato, le pietre si erano notevolmente ridotte di dimensioni e non erano più conglomerate come prima; adesso al nostro passaggio franavano rotolando verso il basso e il loro fragore rimbombava nell’ambiente. Procedevamo affiancati, gli occhi puntati per terra, attenti a dove mettevamo i piedi; scendevamo in silenzio, con molta attenzione e molto rispetto per la grotta, un passo falso e le conseguenze Lettera Turistica
avrebbero potuto essere catastrofiche. Improvvisamente mi accorsi che il terreno era completamente cambiato, non c’erano più pietre e il suolo ora risplendeva e luccicava sotto l’effetto della luce. Gli occhi erano sempre rivolti a terra; davanti a me vidi una piccola pozza d’acqua, all’orecchio mi giunse il caratteristico gorgoglio delle gocce d’acqua che cadono e poco più avanti riuscii a intravedere la base di un qualcosa che però non capivo cosa fosse: era la base di una parete o che altro? Lentamente sollevai lo sguardo verso l’alto, sempre più su, più su … «Oh mio Dio!». Non credevo ai miei occhi, forse stavo sognando. Eravamo circondati, sì, circondati da un gruppo di stalagmiti giganti alte, non saprei, dieci, forse quindici metri! Emozione, incredulità, stupore, gioia, non so cosa stessi provando, non ero neppure sicuro se ciò che vedevo fosse reale. Avrei voluto dire qualche cosa, ma non riuscivo a pronunciare nulla, le parole erano bloccate in gola, avrei voluto urlare la mia gioia, ma niente. Mi girai allora verso Maurizio, lui si stava voltando verso di me, i nostri sguardi s’incrociarono per un attimo, ci girammo di nuovo verso le stalagmiti, poi di nuovo a guardarci negli occhi. Nel suo volto, bocca aperta e sguardo incredulo, mi vedevo come in uno specchio. Ci fissammo, nessuno dei due riuscì a pronunciare una sillaba, le parole non servivano, non bastavano, i nostri sguardi erano un fiume in piena, un turbinio di emozioni che gridavano più forti di mille parole! “
Fabio STURBA
(gli scopritori delle Grotte in gruppo) Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 9
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Girovagando per le Marche - LUOGHI DA SCOPRIRE
Dalla torre di Moresco (Fm)
I
l Castello di Moresco fa parte dell'associazione “I Borghi più belli d'Italia”. Sorge sulla sommità di un colle che controlla la sottostante valle attraversata dal fiume Aso, nel punto dove la via che risale dal mare si incrocia con quelle che giungono da Fermo e Monterubbiano sulla pendice settentrionale e quella che sale a Montefiore dell’Aso sulla pendice meridionale. E’ un comune con circa 600 abitanti. Nel Medioevo fu roccaforte del Comune di Fermo nella guerra contro Ascoli per la sua posizione strategica: dal borgo infatti si gode una spettacolare vista che spazia dal Monte Conero al Gran Sasso. Il borgo, completamente circondato dalle mura, ha forma triangolare con al vertice l’imponente Torre eptagonale del XII sec. a merlatura ghibellina alta 25 metri che domina dall'alto la sottostante valle. Questa torre costruita originariamente come punto di avvistamento e di difesa, ha subito nel corso dei secoli numerose e profonde modifiche strutturali. Al suo interno è stata costruita una moderna scala per salire sulla sua sommità dalla quale godere una stupenda veduta dell'intero paesaggio delle colline, delle valli e dei paesi fermani. Durante il periodo estivo e quando il Covid-19 non imponeva limitazioni, è stata sede di mostre d'arte e fotografiche. L’altra torre, detta dell’orologio, risale al ‘300, sovrasta la vecchia porta di accesso al castello ed è affiancata da un elegante portico cinquecentesco. Della chiesa che era all’interno delle mura (Santa Maria in Castro) rimane oggi solo la navata sinistra, ora divenuta portico ai lati della piazza, decorato dall’affresco della Madonna con bambino di Vincenzo Pagani. Il Palazzo Comunale funge anche da piccola pinacoteca, nella quale sono conservate varie opere provenienti da chiese e collezioni private, prima tra tutte una grande pala d’altare di Pagani, conservata nella sala consiliare. Fuori dalle mura si possono visitare il Santuario della Madonna della Salute e la Chiesa della Madonna dell’Olmo, con all’interno un’edicola religiosa affrescata dal Pagani che divide in modo inconsueto e originale la chiesa in due. Ha cambiato invece destinazione d’uso la Chiesa di Santa Sofia, che s’incontra dopo essere passati sotto la torre dell’Orologio; conosciuta come ”lu teatrì”, è stata sede, dopo la sconsacrazione, di un piccolo teatro. La chiesa racchiude un interes-sante affresco della scuola di Carlo Crivelli (1430-95). La Valle dell’Aso, ai piedi di Moresco, è importante per le sue coltivazioni ortofrut-ticole: la pesca della Val d’Aso, grazie alle coltivazioni biologiche, è una delle più rinomate d’Italia. Tra gli eventi più Significativi che hanno luogo a Moresco nel corso dell'anno ricordiamo: la Festa del patrono San Lorenzo Martire (agosto) e la Festa del Braciere (ottobre). Lettera Turistica
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Girovagando per le Marche - I BORGHI
Sarnano (MC) Racconto con Immagini
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Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 11
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Girovagando per le Marche - UN MUSEO ALLA VOLTA
Museo del merletto a tombolo di Offida (Ap)
P
rima di entrare in questo particolare museo è bene approfondire tanti aspetti per evitare l’impreparazione al cospetto di tutti i reperti ivi esposti. Sfogliando un qualsiasi dizionario delle lingua italiana alla lettera T e nella successione dei vari vocaboli, tra “tombola” (gioco consistente nell’estrazioni di numeri da 1 a 90) e “tomento” (peluria che riveste organi vegetali), c’è “tombolo” (duna di sabbia). Ovviamente, non siamo in un deserto ma ad Offida in provincia di Ascoli Piceno in procinto di entrare nell’ottocentesco palazzo De Castellotti-Pagnanelli dove è ospitato il “Museo del Merletto a Tombolo”. Pertanto ed in questo caso con il termine ”tombolo” si intende sia il prodotto finito della lavorazione che il cuscino cilindrico imbottito di segatura (in dialetto, lu capzzal) su cui si appoggiano, fissandoli con degli spilli, i disegni da seguire e riprodurre fedelmente. Quest’arte del fare ha origini molto antiche e sebbene sia diffusa anche in altre località del nostro Paese, trova, quasi sicuramente, ad Offida radici profonde. Nelle civiltà contadine le donne facevano il tombolo non solo per impreziosire il proprio corredo, ma anche per offrire un valido supporto all’economia della casa: con buona frequenza, venivano commissionate opere per conto di ricchi signori che, apprezzando la grande qualità dei particolarissimi pizzi e ne facevano sfoggio nei loro eleganti palazzi. A queste donne offidane, donne di ogni età, sedute presso l'uscio della propria casa, tutte prese dal lavoro del merletto a tombolo è stato dedicata una statua che, in sintesi, rappresenta lo spettacolo che era facile da osservare, specialmente d’Estate lungo le vie cittadine. Era veramente uno spettacolo osservarle mentre muovevano con velocità sorprendente i fuselli, meglio noti come "cann'itt", in un intreccio di fili fissati da spilli da cui abilmente si formavano anche merletti, che per bellezza e complessità esecutiva, a buon ragione, potevano essere considerati come Lettera Turistica
gioielli preziosi e raffinati. Il Museo del Merletto a Tombolo si trova all’interno dell’ottocentesco palazzo De Castellotti-Pagnanelli in cui, dal 1998, sono ospitati anche il Museo Archeologico “G. Allevi”, il museo delle Tradizioni Popolari e la Pinacoteca Comunale, per cui, nello stesso sito si è costituito un vero e proprio polo culturale. Il percorso espositivo dei merletti offidani è iniziato nel luglio del 1950, quando fu inaugurata la “Prima mostra mandamentale di artigianato, industria, e commercio“ la prima della lunga serie di esposizioni estive del Merletto a Tombolo di Offida. Allestita prima nella Sala del Consiglio Comunale, e successivamente in diversi ambienti dell’ex convento di Sant’Agostino, la mostra è diventata un’importante vetrina di questo particolare prodotto dell’artigianato locale. Sin dall’inizio, ai lavori moderni sono stati affiancati quelli più antichi, preziose testimonianze di secoli di paziente lavoro. L’esposizione ha sempre mantenuto un ordine tipologico, dalla lavorazione (sempre ricorrendo a merlettaie al lavoro su diversi punti), al merletto nelle sue vaste applicazioni. Gli oggetti antichi e moderni sono sempre stati sistemati in stretta relazione fra loro, per sottolineare continuità e trasformazioni di un’arte tanto antica e diffusa nella popolazione, da perdere il ricordo della sua origine. I reperti esposti sono in parte di proprietà del Museo, in parte sono di cittadini privati, che danno in prestito per periodi più o meno lunghi i pezzi migliori delle loro collezioni; per questo motivo l’allestimento può variare a seconda dei periodi, offrendo risoluzioni espositive sempre nuove ed interessanti. Le sale del Museo sono 7; dalla numero 1 fino alla 4 sono proposte diverse articolazioni e applicazioni del merletto. Nelle sale 5, 6 e 7 viene offerta una esposizione tipologica delle varie tecniche di lavorazione del Merletto; attrezzi per la lavorazione, filati, disegni; campionari e diversi tipi di punti e lavori antichi e moderni. Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 12
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La casa delle rondini - Residenza di campagna
Noi per voi La casa delle rondini Residenza di campagna Bed and Breakfast - Contrada Campagliano 5 60039 STAFFOLO (Ancona) Tel. e Fax : 0731779777 Mobile : Antonio 3397874700 - Amelia 3316019619 Web site: www.ilcasaledellerondini.it Info : info@ilcasaledellerondini.it - Facebook : http://facebook.com/lacasadellerondini
Ai
nostri potenziali ospiti, qui di seguito forniamo alcune informazioni di carattere generale utili per una tranquilla permanenza presso “ La Casa delle rondini ”. LE TARIFFE che applichiamo non subiscono variazioni e sono contenute ed uguali durante tutti i periodi dell’anno. Pel l’anno 2021 e per la FORMULA B&B il pernottamento in “Camera matrimoniale” costa € 80,00 per due persone al giorno, compresa la prima colazione all’italiana. Bambini fino a 2 anni GRATIS nel lettone con i genitori. - Letto aggiunto € 30,00. Per l’utilizzo della camera matrimoniale uso singola € 50,00 a persona al giorno, compresa la prima colazione. ACCOGLIENZA CON AGEVOLAZIONI A seguito emergenza COVID19 e fino al 30 Aprile 2021 applicheremo le seguenti modalità e tariffe. 1 - Il soggiorno non può essere inferiore a TRE Pernottamenti. 2 - Alle tariffe vigenti per “Camera matrimoniale“ si applica uno sconto del 25% per cui, invece di € 80 per 2 persone al giorno compresa la prima colazione, si pagherà € 60. 3 - La tariffa per Camera Matrimoniale “Uso singola” sarà pari a € 40 al giorno compresa la prima colazione. 4 - Bambini fino a 2 anni GRATIS nel lettone con i genitori, per un letto aggiunto € 20 compresa la prima colazione. 5 - Al termine del soggiorno, una tantum, per sanificazione si applicherà un contributo di € 10. ARRIVI E PARTENZE - Gli arrivi sono previsti tra le ore 12,00 e le ore 20,00, le partenze entro le ore 10,00 PRIMA COLAZIONE - La prima colazione viene servita dalle ore 8,30 alle 10,30, per esigenze particolari concordare le modalità del servizio direttamente con i proprietari. Lettera Turistica
LA NOSTRA POSIZIONE E COME RAGGIUNGERCI - Le coordinate GPS, per raggiungere la nostra struttura sono le seguenti: 43°26'36'' Nord - 13°11'16'' Est. Si può raggiungere, altresì, il B&B utilizzando GOOGLE MAPS, indicando la località e il nome della struttura B&B - La casa delle rondini Staffolo (An). ALTRE NOTIZIE : La biancheria del bagno viene sostituita ogni 3 giorni, mentre, Il cambio delle lenzuola viene effettuato ogni 5 giorni. WI-FI libero senza bisogno di password. Nelle Camere ARIA CONDIZIONATA a richiesta. Si accettano animali : di taglia MEDIO - PICCOLA, cani o gatti. Il B&B chiude alle ore 24,00, le eccezioni o esigenze particolari sono da definire previo accordi. I giudizi dei nostri ospiti al 31 di Gennaio 2021 ci hanno assegnato un punteggio di :
9,9 /10 A seguito pandemia da corona virus la struttura fino al 30 Aprile 2021 rimane chiusa per gli ospiti che prenotano attraverso Booking.com
Gli ospiti de’ “ La casa delle rondini “ possono accedere alla Biblioteca presente nella residenza di campagna che è composta da 1.700 volumi suddivisi in 28 sezioni così ripartite : ARCHEOLOGIA, ARTE, BIOGRAFIE, BRICOLAGE, DIZIONARI E VOCABOLARI, ENCICLOPEDIE, FANTASCIENZA, FILOSOFIA, GASTRONOMIA, GUIDE, LETTERATURA, LIBRI SCOLASTICI, LIBRI STORICI, NARRATIVA ITALIANA, NARRATIVA STRANIERA, NARRATIVA PER BAMBINI, ORTO E GIARDINO, POESIA, POLITICA ED ECONOMIA, RELIGIONI , SAGGISTICA, SCIENZE, SPORT, STORIA, TEATRO, TECNOLOGIA, TURISMO e VARIE. Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 13
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La casa delle rondini - Residenza di campagna
Questa è “La casa delle rondini“
STAFFOLO (AN) Bandiera Arancione del TCI
ECOSOSTENIBILITA’ “La casa delle rondini” utilizza energia pulita grazie al suo IMPIANTO FOTOVOLTAICO. Tutte le lampade del B&B interne ed esterne sono a BASSO CONSUMO. Inoltre per la fornitura di acqua calda sanitaria si utilizza un moderno impianto di SOLARE TERMICO.
Vieni nelle Marche rurali … é l’emozione che non hai ancora incontrato che ti sta Chiamando. Nelle Marche rurali tutto ti racconta dell’uomo che ha lavorato e che tuttora lavora, della natura che prepara lo spettacolo dei cuori, del passato che ti regala questo ricco e meraviglioso presente. Vieni. Porta la tua famiglia e le persone a cui voi bene, porta il desiderio e il gusto, perché l’esperienza, la cura e l’arte di questa gente genera da sempre prodotti unici, tipici, prove concrete della dedizione e dell’amore per la terra in cui vivono.
“La casa delle rondini” è nelle Marche Rurali a Staffolo in provincia di Ancona Lettera Turistica
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La teca dei ricordi
Immagini e commenti dei nostri Ospiti
Q
uesta pagina è un’ideale bacheca di ricordi dedicata e redatta dagli Ospiti che hanno soggiornato presso “La casa delle rondini“. Vengono qui pubblicate le foto che ci sono state inviate e i giudizi espressi su di noi. A tutti i nostri Ospiti che dispongono di immagini quale ricordo del loro soggiorno a Staffolo, se vogliono, ci possono spedire delle foto scattate presso o nelle vicinanze del B&B. Non chiediamo foto ricordo delle persone. Queste devono rimanere nell’ambito dello spazio protetto del privato. Così come la scelta delle fotografie compete solo all’insindacabile giudizio dell’autore. Ringraziamo in anticipo coloro che aderiranno a questa iniziativa in quanto con le immagini inviatoci ricorderemo meglio i piacevoli momenti trascorsi insieme. Per l’invio delle foto utilizzare l’e-mail : info@ilcasaledellerondini.it In assenza di foto o giudizi inseriremo delle immagini redazionali del territorio intorno al B&B
I Mosaici della Suasa Romana Oggi : Castelleone di Suasa in provincia di Ancona
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Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 15
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Quello che ci fa piacere segnalare e consigliare Per acquistare e poi degustare dei prodotti di qualità indichiamo i seguenti produttori presenti nelle nostre vicinanze:
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Arrivederci al prossimo mese Anno X - APRILE 2021 n° 120 - Pagina 16