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Tiziano Ghedina

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NEI MEANDRI DELL’INCONSCIO …

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… GLI ABISSI

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PERCHÉ TE NE SEI ANDATA?

È un sogno che si è ripetuto alcune volte. Sogno l’immagine di una bambina, ed ogni volta questa bambina sembra essere cresciuta rispetto al sogno precedente. La bambina è muta, la figura è evanescente, appare, passa e svanisce.

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PERCHÉ TE NE SEI ANDATA? Posso immaginare chi sia questa bambina. È una presenza irreale, evanescente, ma corrisponde al mio desiderio di vederla apparire e crescere. Il sogno tenderebbe a dare soddisfazione al mio desiderio della sua epifania. Il sogno, come appagamento allucinatorio di un desiderio, secondo Freud, deriva dalla sua concezione di un’iniziale onnipotenza dell’apparato psichico, che si pone in contrasto col principio di realtà

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PERCHÉ NON MI SALUTI?

Passo davanti ad una porta che si apre ed escono delle persone. Chi apre la porta è una ragazza che conosco, è affabile con queste persone e le saluta calorosamente. Mi vede, mi guarda, ma non mi saluta. Le persone se ne vanno e la ragazza mi sta ancora guardando, non parla, non saluta, mi fissa per un certo tempo e poi scompare chiudendo la porta.

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PERCHÉ NON MI SALUTI? Se salutare qualcuno vuol dire fondamentalmente riconoscergli una identità, negare il saluto sarebbe come dire: “Tu, per me, non esisti; non so chi tu sia, non hai alcun ruolo nella mia vita. Chi ci nega il saluto, in realtà ci sta negando una identità! Il sogno porta a galla il tema junghiano dell’identità, il tema del riconoscimento-disconoscimento dell’Io. Secondo Jung, infatti la psicoterapia può portare metamorfosi il cui fine è una diminuzione del predominio dell'Io, che porterebbe da una identificazione con l'Io a una relativizzazione dell'Io.

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CE L’HAI CON ME?

Mi trovo alla stazione centrale di Milano, sto salendo la scalinata principale per arrivare al livello dei treni. C’è un grande affollamento di persone. Ad un certo punto sento un vociare concitato dietro di me ed ho la sensazione che qualcuno mi strattoni la giacca, dapprima penso ad uno scontro casuale, mi giro ed invece vedo dietro di me Lenin, attorniato dal suo Politburo che inveisce contro di me, con il pugno alzato.

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CE L’HAI CON ME? In questo sogno emerge il tema freudiano dello spostamento, cioè la sostituzione di una persona con un’altra: il contenuto manifesto, cioè lo svolgersi degli avvenimenti onirici, è riferito ad un personaggio storico (Lenin) mentre il contenuto latente, ossia i veri pensieri onirici, si riferiscono ad un soggetto che dovrebbe essere il reale promotore del sogno. Il sentimento rimane lo stesso (amore, odio), ma viene trasferito su una persona estranea o indifferente. Quindi è evidente il meccanismo di separazione dell’affetto dalla rappresentazione.

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BENE NAVIGAVI, NAUFRAGIUM FECI Arrivo a Venezia e mi incammino verso l’Archivio di Stato, ai Frari. Scendendo il ponte degli Scalzi vedo un crocchio di persone, sono dei colleghi che lavorano a Palazzo SoranzoCappello in Rio Marin. Ci salutiamo e mi incammino con una di loro, una ragazza. Anziché avviarci alla nostra reciproca destinazione, ci incamminiamo per una lunga passeggiata per Venezia, compiamo un percorso circolare, doppiamo il punto d’incontro ed arriviamo in una zona periferica della città. La passeggiata è gradevole e tranquilla. Io vorrei proseguire, ma L. mi dice semplicemente che lei si ferma lì, che non intende continuare la passeggiata. Ci salutiamo come nulla fosse. Ora davanti a me c’è un pendio scosceso, una salita, che io voglio risalire. Ora questa salita è piena di insidie, mi rotolano addosso pietre di ogni dimensione, scorgo che ci sono dei demoni che mi scagliano addosso le pietre e mi sbarrano la strada con forconi e col fuoco. Nonostante tutto, terrorizzato, risalgo indenne la china.

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BENE NAVIGAVI, NAUFRAGIUM FECI Il sogno sembra la metafora della storia di un’amicizia che ho realmente vissuto. L’amicizia è proseguita per un certo tempo, poi si è interrotta. Lì è cominciato per me una fase di difficoltà, che però si è risolta positivamente. Tra gli elementi tipici del sogno rilevo: la presenza di un crocchio di persone al momento dell’incontro che indica, secondo Freud, un segreto, il fatto che la passeggiata si svolga ad un livello inferiore ai punti di partenza e di arrivo della storia, che indica come l’avvenimento onirico sia confinato entro una parentesi e dislocato ad un livello inferiore della coscienza. Il mio desiderio per questa amicizia ad un certo punto si tronca ed il superamento del lutto è vissuto come una violenza subita, come se l’aggressività fosse l’altra faccia della libido.

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TOPOLINI NEL FORMAGGIO

Ho sognato uno spicchio di formaggio con i buchi, da questi buchi spuntano i musetti di altrettanti topi. La scena risulta gradevole e non ansiogena, sembrava che quei topini fossero proprio al loro posto.

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TOPOLINI NEL FORMAGGIO Secondo Freud, il topo può rappresentare inconsciamente l’organo sessuale maschile. I buchi nel formaggio potrebbero simboleggiare la sua “tana”. Altra interpretazione riguarda la possibilità che il rosicchiare del topo ed il suo vivere nel formaggio indichi uno specifico interesse di nutrirsi, che in senso figurato potrebbe rappresentare la voglia di apprendere, di leggere, di consumare i libri, come potrebbe fare un topo di biblioteca.

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UN GETTONE Mi trovo a dover passare per un tornello, che però appare bloccato e non si apre. Frugo nelle tasche per trovare la “chiave” per sbloccarlo: provo ad inserire il biglietto dell’autobus, la tessera dell’abbonamento, il biglietto del parcheggio, poi provo con delle monete, ma il tornello non si sblocca ed io non riesco a passare. Mentre la mia ansia aumenta, dietro di me si accumula una fila di persone impazienti che spingono e mi sollecitano a sbloccare il tornello. Non so che pesci pigliare, perché ho messo in campo in campo ogni mia risorsa per tentare di sbloccare il tornello. La gente spazientita si affolla intorno a me e mi trafigge con gli sguardi ed il volto coperto dalle mascherine. Chiedo se qualcuno degli astanti abbia idea di come fare per passare il tornello e finalmente un signore mi mostra un gettone, un grande gettone di plastica colorata, la “chiave” con cui sbloccare il tornello. Ma io il gettone non ce l’ho: mi sveglio con l’angoscia di dovermi sottrarre alla folla inferocita, recuperare (non so dove) il gettone e rifare la fila.

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UN GETTONE Non avere lo strumento adatto per sbloccare il tornello è come non avere “la chiave” per risolvere una situazione. Non disporre dello strumento appropriato potrebbe configurarsi come la consapevolezza inconscia della mancanza dei mezzi per agire e risolvere un problema che si sta affrontando. Secondo una lettura psicanalitica freudiana il sogno potrebbe significare di non possedere il controllo della situazione, oppure perdere il potere di fare ciò che si desidera fare.

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DUE GATTI

Ci sono due gatti, uno bianco ed uno bianco e blu, nel vederli affermo che la coloritura bluastra è da attribuire ad idrossili o ossidrili o idrossil-metil … Mentre l’immagine dei gatti è un’istantanea, mi dilungo nel gioco di parole idrossili-ossidrili, quasi cercassi una conferma alla mia affermazione.

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DUE GATTI

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DUE GATTI Ho fatto questo sogno immediatamente dopo aver letto, ne «L’interpretazione dei sogni» il sogno di Irma, dove Freud parla di una iniezione di “propile … propilene … acido propionico … L’immagine dei gatti la attribuisco al fatto che i gatti sono l’animale preferito (ed anche il sostituto affettivo) di mia nipote di 15 mesi, con la quale avevo giocato per buona parte della giornata.

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FORME ANALOGHE Scorgo a terra, nella penombra, due oggetti tondeggianti, apparentemente uguali tra loro, lucidi, che riflettono la scarsa luce del contesto. Mi avvicino per guardare e distinguo nettamente la calotta di un elmetto militare americano della seconda guerra mondiale ed una palla liscia delle medesime dimensioni; nella penombra non distinguo il colore dei due oggetti, ma la scarsa luce me li fa percepire dello stesso colore.

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FORME ANALOGHE

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FORME ANALOGHE Nel pomeriggio mi era capitato casualmente in mano il volantino di una conferenza riguardante la prima guerra mondiale e nel flayer apparivano due soldati germanici, con l’elmetto tondeggiante ed ho dedotto che l’immagine rappresentasse una scena della seconda parte della guerra, quando l’elmetto col chiodo (Pickelhaube) fu sostituito dal pesante elmo in acciaio (Stahlhelm). Ritengo che nel mio inconscio, stimolato dall’immagine vista nel pomeriggio, sia emerso l’archetipo junghiano della sfera, presentato dal mio inconscio sia come palla, sia come elmetto.

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SERRA SPERIMENTALE Nel sogno sto illustrando ad un pubblico che non conosco e senza contraddittorio, tutti i vantaggi di una serra sperimentale per orticoltura. Si tratta di una serra innovativa estremamente sostenibile che consente di ridurre i consumi di energia e di acqua. L’innovazione sta nella particolare forma a fungo del profilo della serra e nella smussatura degli angoli perimetrali: la forma a fungo consente di raccogliere il vapore caldo, che condensando al contatto della volta superiore, fredda, si trasforma in acqua, che viene raccolta e convogliata lungo la smussatura degli angoli.

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SERRA SPERIMENTALE

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SERRA SPERIMENTALE Ritengo che il mio inconscio sia stato stimolato dal fatto di essere stato per l’intera giornata precedente in una serra e di aver avuto modo di osservare elementi di vantaggio e svantaggio termico. Freud infatti sostiene che la natura dei sogni sia da ricondurre, tra l’altro, alla necessità di elaborare le idee sulle quali ci si è soffermati solo di sfuggita durante la giornata.

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NODI ALLA PARETE Vedo una parete su cui è appoggiata una rete metallica a maglia quadrata; su questa è appesa, secondo la regolarità della rete, una infinità di nastri annodati, fatti con delle fettucce di vetro colorato. L’immagine di questa parete di nodi o papillon in vetro colorato è molto gradevole, tuttavia io ne scelgo alcuni e cerco di staccarli. L’operazione mi riesce facilmente, in quanto questi fiocchetti che tolgo sono agganciati sulla rete e non annodati ad essa. Ne asporto alcuni senza romperli.

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NODI ALLA PARETE

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NODI ALLA PARETE Ripensando al sogno ho associato la parete dei papillon all’opera di Jamie McCartney, Great Wall of Vagina. Quindi forse sarebbe più corretto non parlare di nodi, ma di “farfalline”. Ovviamente non c’è giudizio morale sull’immagine onirica, né sulla sua interpretazione. Interessante però notare che quando l’immagine stessa, possa generare vergogna (o dolore) intervenga il fenomeno dello spostamento, cioè della sostituzione del contenuto onirico latente con un contenuto manifesto, più neutro e quindi più facile da accettare. L’immagine così sognata potrebbe essere per me fonte di ispirazione per una serie di nuovi lavori pittorici.

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Jamie McCartney, The Great Wall of Vagina (2008). Detail. 38


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