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Giulia Gallo

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ARCHETIPI DELL’IMMAGINARIO


“Ci hanno promesso che i sogni possono diventare realtà, ma hanno dimenticato di dirci che anche gli incubi sono sogni” -Oscar Wilde.

Dopo la morte della mia nonna paterna a cui ero molto affezionata, mi è capitato più volte di sperimentare una delle esperienze più angoscianti della mia vita: la paralisi del sonno. Certo alcuni incubi sono veramente terribili, ma, personalmente, penso che chi non ha provato sulla propria pelle, almeno una volta nella vita, la paralisi del sonno non sappia cosa sia il vero terrore. La paralisi ipnagogica è una delle esperienze più spaventose e paurose che possono capitare: mentre si sta dormendo, durante il sonno, ci si sveglia all’improvviso, senza una reale ragione, ma senza avere il controllo del proprio corpo, con una sensazione più che reale di una minaccia terribile che incombe a pochi passi e che diventa sempre più concreta e reale man mano che si avvicina. Si tratta di un malfunzionamento che avviene durante il sonno: mentre dormiamo infatti, durante la fase REM, gli occhi continuano a muoversi anche se le palpebre sono abbassate; i muscoli invece sono come paralizzati, dato che la mente non li controlla durante questa fase del sonno. Può capitare che il risveglio avvenga prima che il cervello riprenda il controllo dei muscoli, per cui si ha la sensazione di essere svegli, ma non ci si può muovere. Se durante questo stato di veglia si ha anche un’esperienza onirica, cioè un sogno o un incubo, questo rischia di diventare fin troppo reale. I sintomi di quest’esperienza sono allucinazioni, ansia e panico. Si ha la sensazione di avvertire un pericolo, ma non solo con la vista. Spesso sono tutti i sensi ad essere coinvolti, dall’udito fino al tatto, con la sensazione di essere toccati. L’unico aspetto positivo è che questa sensazione ha una durata molto breve: pochi secondi o al massimo due minuti.


In una di queste esperienze ho avvertito del freddo sul viso. Ma non era un freddo normale, sembrava che qualcuno stesse soffiando o respirando su di me. Era un soffio glaciale che ti penetrava nelle carni e nei polmoni mentre respiravo. Avvertivo questa presenza davvero molto vicina al mio viso, non riuscivo a muovermi, sudavo freddo e tenevo gli occhi chiusi per la paura. Non so quanto è durato, ma sembrava che questa tortura fosse eterna...


Un’ altra notte, ho sentito un peso sopra le coperte che dalle gambe si spostava verso il torace. A causa di questa pressione esercitata sul mio corpo non riuscivo a respirare bene. Nella stanza era calato il gelo, un freddo dai toni soprannaturali. Una terza volta invece avevo gli occhi aperti e, con il corpo immobilizzato, nella parte più buia della stanza, dove vi era la porta aperta che dava sul corridoio che porta alle camerate, ho visto una spaventosa sagoma avvicinarsi lentamente al mio letto. Era una sagoma più buia del buio che già c’era nella stanza. In tutte le occasioni, durante queste esperienze, ricordo di aver avuto freddo, un freddo che nella stessa notte, nella stessa stanza, poco prima, non provavo.


Circa due anni fa, in un periodo di forte stress emotivo, si è riaperta questa vecchia ferita riguardo la perdita di mia nonna avvenuta anni prima,durante l’adolescenza, quando feci esperienza riguardo la paralisi del sonno. In quest’occasione il fattore scatenante credo possa essere stato ciò che per me, simbolicamente, ha segnato la “fine dei giochi”, ossia la distruzione della casa dei miei nonni paterni (deceduti ormai entrambi) per la vendita del terreno e la costruzione di nuovi progetti edili. Per diversi motivi non ero più entrata in quella casa dalla morte dei miei nonni. Eppure, nel profondo, volevo tornarci ancora. Lì, dove vi erano i ricordi più belli della mia infanzia. Non volevo che la proprietà fosse venduta, nè che quella casa a cui ero tanto legata venisse distrutta, ma non potevo fare nulla per impedirlo. Allora ci entravo nei sogni.... Tutti i sogni che facevo in quel periodo erano ambientati nella proprietà dei miei nonni, ma le persone che incontravo nei sogni cambiavano di volta in volta, anche se erano tutti volti a me noti. L’unica cosa che era sempre la stessa era la costante presenza dello spirito di mia nonna che vagava nella sua grande casa ormai disabitata. In realtà nessuno di questi era un sogno, ma erano piuttosto degli incubi...


In questo mondo onirico l’atmosfera era tetra ed oscura. Ricordo che in ogni sogno io mi recavo nella casa dei nonni, per cercare qualcosa di materiale che però avesse una valenza emotiva. Una volta arrivata alla proprietà, sempre durante la notte, da sola o in compagnia a seconda del sogno, io intravedevo il fantasma di mia nonna che però era sfuggente nei mie confronti ed arrabbiato. Seguivo sempre il suo fantasma, che non riuscivo mai a raggiungere. Volevo parlarle per liberarmi dal senso di colpa nei suoi confronti per la mia impossibilità nella realtà di oppormi a quanto stava accadendo. Mentre cercavo di fermarla incontravo, nella casa, diverse persone che conoscevo e che mi ostacolavano in qualche modo. Nel primo schizzo ci sono delle persone davanti a me, io volevo parlare, dire qualcosa, ma non usciva la voce. Non usciva perchè perdevo, in un ciclo infinito i denti, ogni qualvolta provavo ad emettere un suono. Non sentivo dolore, ma non riuscivo a comunicare, anche se, gli altri personaggi, continuavano a parlarmi come se non vedessero cosa mi stava accadendo. Poi, nel secondo schizzo, mi trovo ad inseguire una figura dal mantello scarlatto ed incappucciata. Ho una brutta sensazione riguardo quell’individuo, ma continuo a seguirlo perchè voglio sapere chi è e cosa ci fa in quella casa. Ad un certo punto la figura si ferma e si volta scoprendosi il capo. Io rabbrividisco perchè lo riconosco e vedo le corna da diavolo. Era un ragazzo che in quel periodo stavo conoscendo, ma che mi dava sempre delle brutte sensazioni a causa dei suoi comportamenti. Lì capisco che tutte le sensazioni che, anche nella vita reale, provavo per quella persona erano fondate perchè finalmemte rivelava il suo vero volto. Nel terzo sogno io entro nuovamente, questa volta con altre persone, nella medesima casa. Quando entriamo si palesa lo spirito adirato di mia nonna che scaglia sui presenti un vento fortissimo. Nonostante la forza dell’aria io resisto e finalmente riesco a dirle ciò che volevo comunicarle anche negli altri incubi senza mai esserci riuscita. A quel punto il vento tempestoso si quieta e l’ambiente comincia ad illuminarsi di una luce che irradia tepore. Anche mia nonna non è più arrabbiata e, anzi, ascende al paradiso, mentre in me svaniscono i sensi di colpa che provavo. A riprova del lieto fine i fiori del suo giardino che tanto amava cominciano a rifiorire.


Il cervo presente in questo schizzo non è derivato da un sogno fatto da me, ma è il frutto di un viaggio sciamanico fatto da una mia amica a cui ho chiesto, incuriosita da ciò che mi aveva raccontato precedentemente, se poteva vedere uno dei miei “spiriti guida” e se potesse raccontarmi che aspetto avesse. Io posso dire di essere una profana rispetto a queste pratiche, ma ne sono affascinata. Il cervo, signore della foresta, è dunque uno dei miei spiriti guida. Nel sogno-visione il colore predominante era il verde della natura e questo animale dalle grandi corna è strettamente collegato ad essa. E’ uno spirito benevolo ed equilibrato. Lo schizzo successivo ritrae una casetta in stile hobbit. Di solito, quando sono agitata, stressata o necessito di stare sola, immagino, per rilassarmi o isolarmi dal mondo e riconnettermi con me stessa, di vivere in un bosco, attorniata dai rumori della natura e di vivere in armonia con essa in una piccola capanna all’interno di una tranquilla radura e lì ritrovare la mia serenità interiore. Ho creato nella mia mente un locus amoenus dove rifugiarmi quando ne ho bisogno, alle volte anche prima di addormentarmi in una sorta di training autogeno. Infine ho voluto riportare una sorta di incubo che ho fatto più volte da bambina. Premetto che da piccola avevo un po’ paura dei gatti. Mi è capitato dunque di sognare di voler avvicinare un gattino all’apparenza innocuo e minuto che però poi si trasformava in un gatto enorme e malvagio che mi inseguiva per farmi del male. A quel tempo guardavo spesso “Lilly e il Vagabondo” ed infatti l’aspetto di questo gatto era quello degli inquietanti siamesi del cartone animato. La paura dei gatti ora è stata sconfitta infatti sono stata proprio io ad introdurne due in casa come animali domestici.


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