Corso di Archetipi dell’Immaginario Docente: Tiziano Possamai Nalin Gianluca 1687/B Grafica d’Arte (Biennio) a.a. 2020/2021 gianlucanalin1687b@accademiavenezia.it
Capitolo 1 “Amico denaro” Il sogno si sviluppa in molteplici scenari, in cui ho finalmente raggiunto il successo come artista. Sogno di ritrovarmi all’interno di gallerie d’arte stipulando accordi e contratti con galllersiti e collezionisti. oppure di ritrovarmi a grandi cene di gala, tra gli artisti maggior noti del settore, quali damien hirst, cattelan, kaws, con i quali discuto d’arte e futuri progetti. sogno di esser promotore anche di concorsi tramite la mia figura d’artista e di incentivare i giovani artisti a crederci in questo percorso. sembra esser tutta una serie di sogni veramente intriganti e sereni, se non fosse per la continua presenza di denaro, malloppi di denaro che compaiono tra le mie mani, clienti disposti a pagarmi le opere a prezzi altissimi, galleristi che ne promettono sempre di piu’, un sogno ad occhi aperti, nell’aver raggiunto il mio obiettivo di stabilita’ economica, grazie ad una passione che coltivo da tanto tempo.
Capitolo 2 “La firma” Sono ad una mia mostra personale, la stanza e’ piena di gente, stranamente nessuno ha la mascherina (e’ proprio un sogno!). Parlo e discuto d’arte, osservano le mie opere, ricevo molti complimenti e la gallerista sembra esser molto fiera del mio operato. Le opere son ben disposte equamente l’una dall’altra, tutto e’ perfetto proprio come piace a me. Si avvicina un signore sulla cinquantina, mi pare di averlo visto in altri sogni. Alto, in forma per la sua eta’ barba curata e veste uno smoking nero. Mi dice che ha i giusti contatti per farmi diventare famoso. Parliamo per una decina di minuti, tipo veramente simpatico; alla fine del discorso dice di voler acquistare 4 opere, prima per0’ devo firmare questo grande foglio bianco con impressa la scritta “sign here”. Sono felice, firmo senza pensarci, lui sorride e mi dice che fara’ presto ritorno. Mi sveglio di colpo, leggermente sudato e con una sensazione di angoscia.
Capitolo 3 “Toy story” Mi trovo all’interno di un salotto, non riconosco la stanza e nemmeno l’ambiente circostante. si sente una leggera musica d’ambiente, mi siedo su un divano veramente comodo. Mi sento a mio agio, chiudo gli occhi, guidato dalla musica. Qualche minuto dopo sento una palla rimbalzare a pochi metri da me, ed un bambino che corre con in mano Buzz Lightyear. Noto che la palla e’ la famosa icona del film Toy Story, ma il mio sguardo cade sopratutto sul bambino. Mi riconosco, sono io. Per un attimo resto pietrificato, lui non sembra avermi notato o fa finta che io non ci sia. Provo a dire qualche parola, non so per quale motivo non ci riesco. Di colpo gli cade a terra il giocattolo di Buzz, si rompe, scoppia a piangere; mi avvicino subito per consolarlo, raccolgo il giocattolo ma appena alzo la testa lui è scomparso. Resto da solo nella stanza con il giocattolo e la palla. Mi sveglio dopo poco.
Capitolo 4 “L’abbraccio” Sono all’interno di un taxi, vestito da miltare e con un enorme borsone al mio fianco. Dopo alcuni minuti il taxi si ferma nei pressi di una casa, la riconosco come casa mia, scendo e con molta difficoltà trascino a fatica l’enorme borsa davanti alla porta, mi sento molto stanco. Suono il campanello, mi apre una donna bellissima, resto pietrificato dalla gioia di vederla, lei si fionda su di me, mi abbraccia e scoppia in un profondo pianto. Dopo averla stretta forte sul mio petto, le chiedo se fosse tutto ok, e lei mi disse che era felice di vedermi dopo quasi un anno di assenza, le chiesi dove fossi stato, e lei mi rispose: “In quel posto orribile” non capii, ma ero davvero stanco e affamato per continuare la conversaizone. Entrai in questa casa, arredamento anni 70, in effetti anche la mia divisa non sembrava affatto moderna, e pure i vestiti della presunta “moglie” ricordavano molto il vintage. Mi sedetti a tavola, bandita con tantissime pietanze, iniziai a mangiare ,quando la donna chiamo’ per nome che purtroppo non ricordo due bambini, corserò giù dalle scale e fui travolto dal la loro felicità nel vedermi. La cena continuò serenamente, tra sguradi e sorrisi, quando notai che i due bambini tendevano ad avere atteggiamenti differenti, li chiamerò con le lettere A e B. “A” sembrava tranquillo e sereno, mentre “B” tenne il broncio per tutta la cena. Preoccupato chiesi come mai fosse triste, e tutti inziarono a dirmi: “Perche’ sei andato in quel posto terribile? Perche’?” “Non sei nemmeno triste?” . Io quasi in preda al panico dalla grande quantià di domande, chiesi quale fosse il nome di questo terribile posto, poco prima della risposta mi son svegliato. Sono le 7:18.
Capitolo 5 “da solo” Mi sveglio all’interno di una stanza totalmente buia, percepisco subito la temperatura bassa. Cerco un modo per accendere la luce e far chiarezza sulla situazione ma nulla non trovo l’interrutore. Con le mani protese in avanti cerco di capire la forma della stanza, sembra esser totalmente vuota. Inizio a urlare chiedendo aiuto, nessuna risposta solo la mia voce che rimbomba nella vuota stanza. In preda allo sconforto mi appoggio su una parete e lentamente mi accascio a terra, mi sente terribilmente giù di morale, piango. Dopo un tempo indertminato, si apre una porta, da cui proviene una luce luminosa, quasi da fastidio dall’intesità. Scorgo una figura avvicinarsi a me, lentamente la stanza inizia a illuminarsi, riconosco la figura è la mia ex ragazza, provo una sensazione di piacere nel vederla ma anche di perplessità, chiesi “Dove mi trovo? Dov’era la porta?” lei inizialmente non disse nulla, anzi mi fece cenno di alzarmi, con un sorriso mi disse di non preoccuparmi. La porta iniziò a chudersi lentamente,la mia ex voltandosi fece un movimento verso, ma le bloccai il baccio chiedendo di venire con lei. Lei con uno sguardo truce negò la mia richiesta, lasciando la presa. La porta si chiuse, il buio tornò a regnare nella stanza, caddi a terra in preda alla disperazione, chiamando il suo nome. Mi sveglio di colpo, erano le 6:42.
Capitolo 6 “La spilla” Mi ritrovo a camminare lungo un marciapiede, circondato da grandi palazzi. Sembra che stia camminando per le vie di New York, la cosa che attira la mia attenzione è la mancanza di colori è tutto grigio, quasi come se la mia vita avesse preso la filigrana di un film anni 50. Piove forte, io sono munito di un lungo cappotto, molto simile a quello da “Investigatore”, corro lungo questa via, sembra infinita, al mio fianco la strada colma di auto e taxi che si scontrano a colpi di clacson. Trovo un riparo vicino all’entrata di un Hotel, mi levo il cappotto per drenare l’acqua, quando tutto ad un tratto una persona mi indica urlando: “È lui ha la spilla!”, inizialmente non capii cosa intendesse, notai attaccata alla mia giacca una spilla con impresso uno smile, stranamente era colorata di giallo. Alle mie spalle sentii due agenti esortarmi ad alzare le mani lentamente, ma per qualche strano motivo le misi in tasca, come per cercare qualcosa. Una serie di colpi partì dalle pistole, caddi a terra agonizzante e vidi la spilla rotolare a qualche metro da me, lentamente coprirsi di sangue.Mi sveglio, erano le 8:15.
Capitolo 7 “Soldato” Mi ritrovo in un ambiente alquanto angusto, sembrano delle risaie, e’ sera inoltrata, intorno a me un gruppo formato da una decina di umini si ripara dal fuoco di copertura nemico. La scena fa rabbrividire, si sentono spari, urla, esplosioni e vicino a me una gran quantita’ di gente agonizzante. Il fuoco nemico diventa talmente incessante che siamo costretti a ritiraci, facciamo pochi passi e mi ritrovo al’interno di una fitta jungla. dal gruppo di persone che eravamo son rimasto da solo, procedo lungo questa fitta vegetazione, non riesco a veder molto a causa della poca illuminazione. mi rendo conto che tutti gli spari e le urla si sono placati, incombe un silenzio tombale, sento solo il mio respiro affannoso. Continuo a vagare senza una meta, la visibilita’ diminisce ad ogni passo, quando dal nulla una luce appare dinanzi a me, mi avvicino, dopo qualche passo, la luce raddoppia la sua intensita’ quasi ardesse di fuoco proprio; provo a dire qualcosa ma non riesco ,la luce e’ talmente forte che mi acceca. mi sveglio sono le 8:22
Capitolo finale “red room” Sono in compagnia di amici, mi ritrovo all’interno di un lungo corridoio pieno di tubature, le quali rilasciano spesso uno sbuffo di calore. si percepisce nettamente una temperatura abbastanza alta. La scena continua con una classica chiacchierata tra amici, noto che siamo vestiti da operai ma solo io nelle tasche ho degli utensili come una chiave inglese e un cacciavite. sembriamo esserci solo noi, raggiungiamo una stanza la quale ha tantissimi tubi tutti incastrati tra loro, notiamo che molti perdono. INCONSCIAMENTE INIZIO IN AUTONOMIA A RIPARARLI, (IN VITA MIA HO AVUTO POCHE ESPERIENZE IDRAULICHE), tutto ad un tratto sentiamo una sirena che tinge di un rosso acceso la stanza. tutte le tubature esplodono rilasciando un gran quantitativo di vapore e calore. I miei amici in preda al panico mi esortano a ripararle. Son troppe, fatico quasi a respirare, fa troppo caldo, provo in mille modi a trovare una soluzione, nessuno mi aiuta, alcuni se ne sono andati, i restanti affaticati dalla sitazione, restano a osservare il mio operato. mi manca sempre di piu’ il respiro, svengo. mi sveglio sono le 7:52.