“IL SOGNO” GIACOMO FACCA
Sudario In un ambiente rivestito di piastrelle vedo con drammatica crudezza un sudario che pare sospeso a mezz’aria. Non ho la certezza che celi una salma e, pur affascinato, rinuncio a rivelare il segreto nascosto da quel velo.
Ruderi della civiltà contadina Mi trovo nella campagna friulana. Riconosco una casa colonica in lontananza, il cielo è color porpora. Entro nella casa, l’ambiente è buio e completamente lasciato a sé stesso. Pare che la struttura sia stata testimone di un incendio. Mentre continuano a sovrapporsi le immagini dell’interno e dell’esterno della casa, iniziano a correre verso me i lunghi steli delle pannocchie. Si innalza davanti a me un campo di grano che mi ostruisce la vista.
La selva Mi trovo in un matroneo. Davanti a me stanno sedute altre figure che vedo si spalle. Riconosco di essere in un luogo di culto, ma non riesco a scorgere la parte terminale del tempio perché una selva di colonne mi ostacola la vista. Riconosco di essere una donna, quando vedo le mie gambe rosee e sinuose.
La zebra di terra Vedo un agglomerato di colline, sul quale si trovano diverse rovine romane. Alcune non sono visibili ma sono indicate da tracce spiraliformi di massi. Ho acquistato un lotto di grandi dimensioni con il mio stipendio da archeologo. Si tratta della dimora di Adriano. Visitiamo la dimora che esiste sul sito. L’ultima sala è buia, quasi una cantina (sono nella morsa dell’angoscia). Usciamo e ci troviamo dentro un folto boschetto, tra le navate arboree appaiono diversi animali che ci vengono indicati da un uomo. In un punto in cui la selva si fa più rada emerge dalla luce una “zebra di terra”. Il medesimo lotto diventa poi la sede di un albergo. Mi chiedo dunque se ho evitato di far riaffiorare i reperti per favorire la speculazione edilizia. Sono su un letto (che poi scoprirò essere quello dei miei genitori). Ci sono altre figure vicino a me, la loro presenza ha qualcosa di teatrale e mi induce a chiedermi per quale motivo indossino abiti da scena. Appare una donna sordomuta - sono io stesso ad affermarlo -; ci obbliga a restare a letto, altrimenti ognuno di noi verrà ucciso. Decido di rifugiarmi sotto la struttura del letto. Poco dopo decine di coltelli trapassano il materasso. Fuggo con alcuni figuranti, i contorni del sogno si fanno meno nitidi. Qualcuno annuncia la morte del killer, mentre mi dirigo con altre ombre verso la luce che sta in fondo alla grotta-tunnel.
Sospeso vedo la Luna Svolgiamo un test scritto in una sala ovale. L’ambiente è sormontato da una balaustra sotto la quale per tutto il perimetro della sala corre un’unica scrivania. Un uomo mi parla di una dimora completamente realizzata con assi di legno posta su un’altura. Un tempo - come mi racconta il mio confidente- era sormontata da un minareto. Mi mostra infatti le immagini dei cambiamenti architettonici subiti dalla struttura, la torretta che prima terminava in una cupola era stata sostituita da una banale copertura a quattro falde. Noto che nelle vecchie tegole è impressa l’immagine della luna (mentre vedevo l’edificio, mi trovavo a mezz’aria, perché percepivo il terrore di non poggiare i piedi sul suolo). Scendiamo l’altura sino a giungere alla vallata. Gli parlo di Sappada e delle sue antiche dimore di legno. Attorno a noi arano i campi.Improvvisamente perdo la vista e implorandolo di sorreggermi la mia visione si fa completamente indefinita.
Lipsanoteca Davanti a me vedo un grande baule-cassettiera con diverse ante. Apro quella più grande, al suo interno contiene un’ulteriore scatola che rimuovo ed apro: dentro di essa sono collocati diversi oggetti tra cui un crocifisso. In un ambiente sfasato (probabilmente un castello) si trovano tre porte, una esterna sotto un arco davanti alla quale attende una lunga fila di persone; le altre due invece poste all’interno sono collocate alla destra e alla sinistra di un guardiano che le sorveglia mentre una possiede una scala che prosegue verso l’alto, l’altra conduce verso il basso.
Rimembrare Attraverso un grande cancello, è un giorno terribilmente afoso (mi sembra di essere assetato). L’ingresso è l’unico luogo in ombra, il resto del cimitero invece è cosparso di luce. Pongo dei fiori presso una tomba. Riconosco di essere coperto da un velo nero (che tanto mi ricorda le suore che risiedevano nel mio paese). Tutte le lapidi sono spoglie e prive di fiori. Al centro del cimitero sorge un enorme monolite grigiastro. Il luogo di sepoltura si trova presso un’altura, davanti a me scorgo un ampio spiazzo di ghiaia.
Vita nuova In una corte posizionata lungo un canale (che ricorda Venezia) si trova una chiesa con una facciata scandita da quattro colonne. Su ciascuna delle colonne si trova una statua, ognuna di esse (secondo la spiegazione nel sogno stesso) è gravemente deteriorata dal degrado e dell’ultima ridipintura dei muri esterni. Rimosse le sculture (che mi accingo a restaurare) resto sconvolto dalle brillanti cromie di quella che sembra la raffigurazione di un cavaliere, il volto pare carne (vi riconosco successivamente il David del Verrocchio). Le statue vengono poi portare dentro la chiesa. Si presenta oscura, neogotica. Il gruppo viene adagiato a terra, quasi fosse una sepoltura. Le statue appaiono bianche quasi cadaveriche. Se prima vi era una volontà di portarle a nuova vita, ora preferisco seppellire le manifestazioni del passato.
Un cane bianco è entrato nel mio giardino nero Una massa bianca corre nel mio Giardino. Lo riconosco: è un cane. Non so come sia riuscito ad accedere dato che il mio prato è protetto da un grande cancello e da una fitta rete. Ha violato il mio hortus conclusus, mi sento invaso dalla sua presenza. Cammino lungo i corridoi di un edificio scolastico, le pareti sono bianche con qualche raro elemento appeso. Mi trovo vicino ad una ragazza che continua ad infilarsi e sfilarsi una parrucca. La cosa strana è che porta la stessa acconciatura che nasconde con quella capigliatura posticcia. Ad un tratto le dico: “Ma queste cose le sogni prima di farle?”