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La pagina settembre 2009

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Emergenza culturale

Giampiero Raspetti

N° 7 - Settembre 2009 (67°)

Problema morale, si diceva... Ben peggio, adesso: è emergenza culturale. I sintomi ci sono tutti. Nella scuola media-superiore figuriamo, sì, a metà graduatoria, ma in quella dei paesi sottosviluppati (indagini internazionali OCSE e PISA); nei templi dell’arte e della cultura siamo al verde; nei laboratori della ricerca siamo invece al lumicino, ragion per cui i nostri più validi ricercatori si autodirottano all’estero, ove sono accolti a braccia aperte. In edicola, però, fanno bella mostra di sé più di venti riviste gossip, di insulsità e sconcezze cioè. Per non parlar del cane... di quella tv al guinzaglio dove falsità, ipocrisia, superstizione - adesso i processi li celebrano i cartomanti, in tv!- e astrologia la fanno da padroni. Invece di struggersi per il prostituto o per la vacca del momento, sarebbe bene riflettere sulle dolenti, inevitabili conseguenze per le generazioni future che, per effetto della diffusione mirata di tali modelli educativi, con una scuola che fa a meno della scienza, o la riduce a parodia, ereditano un futuro pesantemente negativo, dispensatore solo di mortificazioni per chi volesse ostinarsi a perseguir virtute e conoscenza. Anche la nostra città è disseminata di inciampi, per cui non c’è certo da mantenere l’esistente, come si fa nei luoghi dell’opulenza: da noi occorre inventare, innovare, educare soprattutto. Capire che con i soliti standard legati alla birrocchia idea di Conca siamo già defunti. Ci vuole cultura, soprattutto scientifica. Il Dott. Di Girolamo, stimabilissima persona, ha già fatto molto. Ha effettuato, nei limiti del partiticamente korretto, una svolta. Complimenti, ma c’è ancora molto da svoltare. Una città europea, nel senso più giusto, è serena, civile e rispetta scupolosamente le regole comuni. Non riduce, ad esempio, il suo Corso ad una Corte dei miracoli, dove in molti, ogni dieci metri, calpestano la privacy, mentre altri, sguaiatamente, fanno scempio, con comportamenti inverecondi che nessuno ostacola, della civile convivenza. E’ infame l’oltraggio recato ai disabili da parcheggiatori selvaggi, ed è norma, ormai. Siano banditi costoro, insieme a chi utilizza per comodo personale i permessi di circolazione del parente infermo, e insieme, sarebbe questo un gran segno, all’amministratore preposto, inadempiente o incapace. C’è anche da aver cura, istituendo corsi di matematica e di educazione scientifica, dei tanti giovani amanti della cultura, non del gossip, che troveranno, da parte della riesumata maestrina prevalente da libro Cuore, solo addestramenti scientifici utili oggi al più per competere con i beduini. E’ errato, da parte della politica, nominare propri uomini alla guida delle municipalizzate, aziende che vanno privatizzate. Gran parte dei politicanti concaroli ha sempre accuratamente evitato il lavoro ed è in grado di gestire, al più, una bancarella di mosciarelle. Tali nomine sono un inquinamento, al pari delle strade sporche e mal trafficate, al pari del gossip, al pari dell’ignoranza. Auguri, caro Sindaco, ti aspetta un compito non facile. I cittadini che vivono dignitosamente del loro lavoro, senza giovarsi di corsie preferenziali, scorciatoie, eredità, appartenenze; tutti coloro che confidano nella cultura, nella giustizia e nell’amore tra le genti hanno diritto a civiltà e progresso. Corona we need.

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La calda estate della perdonanza, F P a t ri zi Karibu Tanzania, hakuna matata!, A Mel a secch e Fantareale, B R a t i n i Cari genitori..., S R a sp et t i La capra e il superenalotto, P F a b b ri Maschile e Femminile, Q u i sq u e D e P o p u l o Stress post-ferie, J D a n i el i DANESI Obama, A L i b era t i Rientro. Ritorno. Rottura?, C C o l a sa n t i PAZZAGLIA Liceo Classico Tacito, I Caramilionis, V Rapaccini PROGETTO MANDELA, I L o esch OSPEDALE SANTA MARIA, E Ruffinelli - D Ghione Studenti protagonisti..., G Ta l a m o n t i I N T E R PA N INTERCRAL, F D e N a rd i s, S P a sca rel l i GALENO Astronomia, T S ca cci a f ra t t e, G C o zza ri Astronomia, P Casali, F Isoardi Valentini, F Guerri SUPERCONTI

Conca? No, grazie! Voglio ammirarla dall’alto, la mia terra. M’arrampico in cielo e contemplo, lasciando il lituo a chi vuole arraffare. La Culla, contornata da monti, appare, da qui, ridente Corona.


La calda estate della perdonanza

È finita l’estate! Dal Mare Monstrum brulicante di acquagym e oli sudari disciolti al sole, all’ora del tramonto, un venticello tiepido si infila tra i lettini assiepati, mentre la placida onda della perdonanza spazza la battigia come una culla primordiale, un’ancestrale Teti che avvolge il bagnante dalla testa alle caviglie tatuate. Dove sono naufragati gli dei? In un surreale silenzio mediatico, la dolce Noemi Letizia viene omaggiata al Festival interquartierale di Valva dell’apotropaico premio alla Carriera Futura. Pura e sperduta nell’innocenza delle sue intercettazioni, l’Elena omerica del casus Casoriae è approdata poi in un Porto Rotondo post bellum, dove dell’epico canglore vippico non restava che un tremolio di voci smentite e il vento della perdonanza si levava tra le tombe fenice (ma che tombe… so’ quattro cocci!) e il calco della balena fossile (ma no, è la Marzotto che pija er sole…). Deposta la bandana e cosparso il capo di macerie, l’arzillo patriarca voleva salutare l’estate funesta piegato alla festa della Perdonanza all’Aquila, ma poi desisteva per trasvolare al più consono Golpe-day libico. L’estate cafonal-chic dell’Olimpo ladrone ha sempre avuto un effetto di catarsi sulla plebe votante. Mostrare l’altra faccia del potere rassicura, specie se somiglia a quella ufficiale: la sinistra a crogiolare nel Chianti-shire, gli avvocati-ministri negli atolli fiscali, la destra smeralda nell’acque espugnate alle ultime elezioni… ma ve lo immaginate l’effetto destabilizzante di un Mastella sorpreso a leggere Bauman sotto l’ombrellone, un D’Alema che si abbuffa al McDonald con infradito e canottiera, una Binetti all’happy hour con un geco tatuato sulla spalla? Piccoli golpe al nostro cuore votante! Ebbene, quest’anno è successo di peggio, è emersa un’altra faccia, oscura, inquietante: la diciassettenne da stuzzicare, la prostituta da far godere, l’orgia geriatrica… no, certe cose lasciamole al lettino del dottor Freud. La libido indomita al potere turba, non c’è mimesi in chi guarda, solo un lento scivolare nel nichilismo. Dalla catarsi alla prostata. L’Italia sta invecchiando male, scalcia, tocca il culo alle infermiere, abusa di pasticche. Dolce Noemi, in questo scenario climaterico sei apparsa come un’infermierina da campo, l’angelo della morte venuto a redimerci; se questo premio che hai ricevuto ha un senso, fai il tuo dovere, non aspettare che la festa si trascini e che la sbornia diventi triste. Il vento della perdonanza arriva dal mare color del vino, dove il sole infuocato si inabissa e spuntano già altri gommoni. Francesco Patrizi

Karibu Tanzania, hakuna matata! Benvenuti in Tanzania, non ci sono problemi!, in Swahili. Dalle cime del Kilimangiaro, il tetto dell’Africa, alle candide spiagge di Zanzibar, la Tanzania garantisce emozioni indimenticabili e uno spettacolo unico che ne hanno fatto una delle mete culto per gli appassionati. Elefanti, zebre, antilopi, gazzelle, leoni, gnu: qui la natura multiforme si rispecchia anche nella ricchezza e diversità culturale. In Tanzania vivono e convivono centinaia di gruppi etnici, dai Masai della Rift Valley, agli Swahili della costa, agli Hadzabe del lago Eyasi. Un aspetto che colpisce è l’enorme attenzione nel preservare l’ambiente, unica inestimabile ricchezza del paese dove è normale osservare una famiglia di elefanti che attraversa il fiume Tarangire, vedere un gruppo di ippopotami che giocano nell’acqua a Lake Manyara o alcune leonesse sdraiate al sole, dopo un lauto pasto, nel Serengeti. Diventa impossibile, incontrando i simpatici facoceri che attraversano la strada del cratere di Ngorongoro, non pensare al Re Leone, il cartone animato della Disney. Per i turisti che la capiscono e la rispettano, la Tanzania è bella e ospitale. E così lo è stata per me. Sono partita con Avventure nel Mondo per un safari in tenda con altri quattordici viaggiatori non convenzionali da tutta Italia, con l’obiettivo comune di vivere quel paese dal di dentro. I preparativi sono piuttosto impegnativi: dalle formalità per il visto in ambasciata, alle dotazioni tecniche (tenda, stoviglie, etc.), alle immancabili vaccinazioni e profilassi contro il tifo, la febbre gialla, la malaria, le epatiti, etc. Ma vale certamente la pena quando hai in mente i documentari di Piero Angela ed hai dentro di te l’entusiasmo della scoperta. Non si rimane delusi. Forti sono le sensazioni quando gli elefanti attraversano l’area non recintata dove sono state piantate le tende e di notte si sente il calpestio di iene, zebre e facoceri a pochi metri dal proprio sacco a pelo. Ma la Tanzania non è solo nella ricchezza dei suoi animali, è nel paesaggio, sempre diverso, bellissimo e inospitale, nelle persone, semplici e cordiali. Nei moltissimi bambini, sia quelli negli orfanotrofi per aver perso i genitori a causa dell’AIDS, una vera piaga in quel paese, che in quelli che ti inseguono per strada chiedendo una penna e che ti impongono riflessioni non banali sulle differenze abissali che ancora esistono nel mondo. Giorno dopo giorno comprendi meglio cosa sia il mal d’Africa che si insinua dentro di te dopo aver percorso a lungo strade impossibili anche per un fuoristrada, rimirando le sagome dei baobab che si stagliano contro il cielo o essersi emozionati di fronte ad albe e tramonti mozzafiato con le notti, sempre stellate. E’ bello farsi trascinare dalla musica, ritmata e potente, nelle danze scatenate e sensuali, come godersi il senso di pace e di serenità dei parchi sconfinati in contrasto con il caos delle città. E poi c’è Zanzibar, perla dell’Oceano Indiano, sulle cui spiagge di sabbia bianchissima possono riposare spirito e corpo dopo i lunghi giorni dei safari in savana. Il suo cuore, Stone Town, patrocinio dell’Unesco, resa tristemente famosa per la tratta degli schiavi, è la testimonianza perfetta della fusione fra influenza araba ed africana. Ho appena disfatto le valigie ed ogni oggetto che riemerge, dalle collane d’ebano ai foulard sgargianti di colori riportano alla mente volti, ricordi e sensazioni uniche. Lo consiglio a tutti coloro cui piace vivere un’esperienza forte ed indimenticabile, umanamente e culturalmente. alessia.melasecche@libero.it

LA

PA G I N A

Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002, Tribunale di Terni Redazione: Terni, Vico Catina 13 --- Tipografia: Umbriagraf - Terni

DISTRIBUZIONE GRATUITA Via dell’Ospedale 33 - Terni 0744.428833

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La Pagina

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FA NTAR EALE

laboratori

Quello che non capisci della tua vita e che ti sembra assurdo e inammissibile non è né fantastico né reale. È fantareale. Questo è l’incipit del Manifesto del Fantareale, lanciato dalle menti di Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi. I due fondatori e responsabili della prima scuola di scrittura in Italia, la Scuola Omero, nata a Roma nel 1988, decidono nel 2008 di spiegare cosa sia questo nuovo genere letterario che non nasce a tavolino ma è sorto spontaneamente. La loro intuizione è stata proprio quella di acchiappare al volo qualcosa che già si respirava nell’aria, e in quantità concentrata aleggiava nelle aule della loro scuola, e definirla nei tratti essenziali; i due demiurghi sono riusciti a dare una forma a qualcosa di latente, che secondo alcuni si annida nella realtà stessa e per altri nello sguardo di chi la osserva. Il blog del fantareale (www.fantareale.it) diventa il luogo dove cominciano a spuntare racconti sempre più numerosi; il fantareale riesce a comprendere, non nel senso di capire ma di contenere, ciò che non è incasellabile nei classici generi letterari e a venire incontro a un pensiero, o meglio a un modo di pensare, diffuso ma non ancora totalmente uscito allo scoperto. I Fantareale Slam sono gare di racconti a tema (amori, bestiario, lavori, vacanze rigorosamente fantareali), ulteriore occasione di confronto per quelli che vogliono scoprire il fantareale che c’è negli altri e mostrare il proprio. Recentemente è stata pubblicata anche un’antologia di racconti di autori più o meno affermati, consigliati a chi volesse gustare un assaggio prelibato prima di passare alla dipendenza dalla dose quotidiana scodellata sul blog. Il libro non si trova in libreria, ma si può ordinare su www.omeroeditore.it. Beatrice Ratini

Lab

C A R I G E N I TORI ...

Sui genitori, grava (o dovrebbe gravare) un impegno oneroso: che cosa è bene per i propri figli. All’apparenza sembra poca cosa, perché ogni genitore persegue sempre (o quasi) il bene del proprio figlio, ma il bene è come l’araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Inoltrarsi poi, i genitori, nella problematica scolastica intessuta di una rete di collegamenti che coinvolgono la società tutta, figli, insegnanti, genitori, le potenzialità da considerare, gli stimoli da proporre, le finalità da perseguire, i valori da promuovere, le abilità da conquistare, può scavare un baratro nel tessuto emozionale ed intellettuale di chiunque voglia cercare di conoscere e capire. Ed allora ci si adagia nei modelli culturali a noi noti perché vissuti o trasmessi; modelli rassicuranti che hanno una straordinaria peculiarità: sono confezionati. La scuola che ho frequentato io... abbiamo frequentato tutti quella scuola... una volta sì che la scuola era seria... Trionfa così lo stereotipo, il lassismo culturale, l’ideologia imperante nel contesto familiare. Niente di male all’apparenza, del resto la società staziona da sempre su punti di riferimento millenari... eppure si evolve, si organizza sempre di più in forme complesse ed articolate dove l’umano ed il tecnologico appaiono intrecciati ed interagenti. La scuola, quella seria, era impastata di conformismi, di straripanti modi di dire, di frasi fatte, di saggezza contadina... ma intanto le campagne cominciavano a spopolarsi. Così doveva essere perché serviva per compattare un popolo, per intervenire sulla piaga dell’analfabetismo, per assottigliare il divario tra i ceti e dare dignità anche agli ultimi della scala sociale. Così è stato fatto: tutti (?) sanno leggere e scrivere, tutti sanno apporre la firma... ma quella strumentalità a cui la scuola ha dedicato energie e impegno, ha portato a quel fenomeno, attualmente di enormi proporzioni, che va sotto il nome di analfabetismo di ritorno e che in altre parole significa che si riesce a scrivere la lista della spesa, a leggere il volantino che imperversa ovunque, a districarsi tra gli spiccioli che giacciono inermi nel borsellino, ma poi si annega nel mare dell’informazione, si annaspa nel lessico della burocrazia, si sbianca davanti alle istruzioni di un elettrodomestico. ... E la società è precipitata in breve tempo nel ginepraio di neologismi, parole contratte, smile per comunicare stati d’animo; si pranza a Roma e si cena a Londra, si ascolta una notizia terrificante in tv mentre si invia un sms all’amico del momento, sono cambiate le modalità del pianto e del riso: non si sa quando e perché piangere... non si sa quando e perché ridere. Una volta sì che la scuola era seria... cari genitori, quella scuola lì è stata sepolta dallo straripamento di scoperte che, in un trentennio appena, hanno stravolto il volto del pianeta, il modo di pensare e di comunicare, hanno annullato il piccolo mondo antico di fogazziana memoria che non esiste più, senza rimpianti perché la fisica, la medicina, la tecnologia hanno squarciato il futuro. Leggere, scrivere e far di conto si è trasformato in comunicare, decodificare, associare, connettere, astrarre, dedurre... e ancora... ancora... In una scuola tutta da inventare, dove la mente umana viene forgiata nelle sue infinite potenzialità e capacità, dovrebbero andare, prima di tutto, genitori e insegnanti. Sandra Raspetti sandraraspetti@umbriainfo.com

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La capra e il Superenalotto E’ possibile che quando questo pezzo andrà in stampa il fantasmagorico montepremi del Superenalotto sia stato finalmente vinto, ma al momento in cui scriviamo è ancora tutto lì, invitto e inossidabile, a quota 140 milioni e rotti; e siccome tra la scrittura di un pezzo e la sua messa in stampa passano almeno sei o sette estrazioni, se ad inizio Settembre il premio dovesse risultare ancora non riscosso, quoterà presumibilmente oltre i 150 milioni di euro. Chi è abbastanza vecchio da farlo potrebbe ricordare la canzoncina Se vinco 150 milioni, camminerò con il naso all’insù… che propagandava la vecchia Lotteria di Capodanno quasi mezzo secolo fa: solo che quelli erano milioni di lire, non di euro, e quindi in valore assoluto quel premio è circa la duemillesima parte di quello che si sogna di vincere al giorno d’oggi. Con buona pace dell’inflazione, del costo della vita e del cambio di valuta, il rapporto tra i due premi da favola è davvero impressionante, e viene da chiedersi cosa sia successo in questi anni per rendere possibile una simile escalation dei sogni. Quando si parla dell’enormità di certe cifre, c’è sempre qualcuno che tenta di riportare un po’ di senso comune nell’entusiasmo degli scommettitori ricordando quanto sia difficile vincerle; e, se il calcolo delle probabilità non basta, di solito si passa all’esortazione a mezza strada tra l’etica e la pratica che recita …e poi, tutti quei soldi non si saprebbe neppure come spenderli. A questa affermazione, di solito, gli astanti esibiscono un saputo sorriso di sufficienza: un sorriso che sta a significare, più o meno: sì, sì... tu fammeli vincere, e poi te lo faccio vedere io come riesco a spenderli, altro che! In realtà, se per spendere si intende qualcosa di diverso dal puro scialacquare, l’impresa sarà certo possibile, ma forse non banale: come nella valutazione delle probabilità di vittoria, i numeri grandi rischiano di non essere ben compresi anche se associati alla familiare moneta sonante. Una singola giocata ha una probabilità su 622 milioni di essere vincente: ovvero la stessa di essere tra i primi dieci estratti dall’elenco globale di tutti gli esseri umani viventi. Ma forse l’esempio non è ancora calzante, visto che per comprenderlo bisognerebbe avere un’idea abbastanza precisa di quanto numerosi siano davvero gli abitanti del pianeta. In ogni caso, 150 milioni di euro si possono rappresentare in molte maniere diverse, anche se tutte abbastanza lontane dal normale bilancio familiare. Ad esempio, esistono nazioni abbastanza povere e abbastanza piccole da avere un PIL di quest’ordine di grandezza: insomma, tutto quanto riesce a produrre un piccolo stato in un anno intero è quanto si può portare a casa scarabocchiando sei numeri giusti su una schedina. Oppure, in questi tempi in cui i giovani hanno solo lavori precari e vengono talvolta chiamati Generazione Mille Euro per indicare a quale tipo di reddito possono lecitamente aspirare, si può provare a calcolare quale sia l’ammontare di un’intera vita di lavoro ben retribuita. Ebbene, un ricco stipendio netto mensile di duemila euro, erogato per le canoniche 13 mensilità nell’arco di una vita lavorativa di quaranta anni, equivale quasi esattamente a un milione di euro: questo significa che anche il più basso dei jackpot del Superenalotto basta a coprire quattro o cinque vite intere di buoni stipendi, e c’è davvero da chiedersi perché ci si affanni a giocare tanto di più solo quando il montepremi tocca cifre stratosferiche. O ancora: se un ternano azzeccasse la sestina e fosse colto da un irrefrenabile palpito di generosità verso i suoi concittadini, potrebbe permettersi di regalare ad ognuno di essi più di mille euro. Se invece avesse una mentalità imprenditoriale e qualche grandioso progetto in testa, potrebbe assumere cinquecento persone e avere di che pagar loro gli stipendi per più di dieci anni. Però, in ogni caso, si tratta sempre solo di soldi, che hanno valore finché si decide di riconoscerglielo. Alberto Salza nel suo libro Niente (Sperling & Kupfer, 2009) racconta quanto accadde a Vittorio Mathieu, filosofo e antropologo, mentre era disperso in mezzo alla savana. Quando finalmente incontrò un pastore con un gregge di capre gli chiese di vendergliene una, e offrì al pastore un bel mucchio di dollari. Il pastore però si rifiutò di cedergliela: Che me ne faccio dei soldi, qui? Non posso comprarci niente, il mercato più vicino è a dieci giorni di cammino, rispose; al che Mathieu, disarmato come un bambino di cinque anni, non potè opporre altro che un Ma io ho fame! “Potevi dirlo subito”, rispose l’uomo, e organizzò subito una cena per due a base di arrosto di capra sotto il tramonto d’Africa. Non c’è nessuna intenzione di rispolverare il mito del buon selvaggio, raccontando quest’aneddoto: e non si vuole neppure far finta di non capire quanto siano importanti i soldi, nella nostra opulenta società occidentale così come nelle zone disgraziate del pianeta: c’è solo l’intenzione di ricordare il semplice e banale concetto che anche il valore dei soldi è in fondo del tutto relativo, e quindi non ha senso esaltarsi oltre misura per un mucchio di denaro che cresce, cresce, cresce, fino a far perdere il senso stesso della sua dimensione. Anche perché alla fine c’è sempre, davvero, qualcosa che i soldi non riescono a comprare. Una capra in mezzo alla savana e poco altro, a dire il vero, ma qualcosa senza prezzo Piero Fabbri ancora c’è.

Maschile e Femminile

Concita De Gregorio, la brava giornalista che dirige L’Unità, si definisce e viene definita direttore, come qualunque donna diriga un giornale. Un’altrettanto brava professionista che diriga una struttura scolastica, invece è una direttrice. Una donna che eserciti la professione forense si fa chiamare avvocato, ma se la stessa donna esercita invece la professione medica è non un dottore, ma una dottoressa. Se poi guardiamo alla concordanza grammaticale con l’articolo, la faccenda è altrettanto impapocchiata: se si tratta di pediatria, la donna è una pediatra e l’uomo un. Ma direttore e avvocato sono comunque il e lo, uomo o donna che siano. Una donna che insegni musica al conservatorio è un maestro, mentre se insegna musica alle elementari, è una maestra. E un’insegnante universitaria è un professore, mentre se è di scuola media è una professoressa L’attore si sposa con l’attrice, ma il notaio non può sposarsi che con un altro notaio, a costo di provocare Dio sa quali commenti nel popolino becero. Dall’altra parte di questo papocchio linguistico (ma non solo linguistico, non solo!) si situa invece il vigile, ben distinto dalla vigilessa, in barba al fatto che, se si tratta di aggettivi, una donna può essere assai più vigile di un uomo, senza doversi cambiare la desinenza e non si capisce quindi perché se la debba cambiare appena da aggettivo diviene sostantivo. E benché oggi moltissimi siano gli uomini che, scapoli o separati, tengono da sé la propria casa (e chi scrive è fra questi), si cercherebbe invano, nella carta d’identità il termine uomo di casa (abbreviazione: udc), mentre la stessa cosa fatta da una donna la qualifica di diritto donna di casa (abbreviazione: ddc). Ne dobbiamo arguire che ci si trovi davanti ad una ddc anche se la ddc sia un uomo? Fatemelo sapere, perché vorrei tanto avere, finalmente nella mia vita, un’identità sessuale precisa. Quisque De Populo

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L e is ole Hawaii, t r a Ei s e n h o we r e Ob a ma

I like Ike! Mi piace Ike! Ike era il nomignolo con cui gli americani chiamavano benevolmente il generale Eisenhower. Con quel gioco di parole - I like Ike - nel 1953 stormi di giovani avrebbero portato lo stratega della II Guerra Mondiale alla presidenza degli Stati Uniti. Cosa unisce Ike Eisenhower, un presidente repubblicano, a Obama, democratico, che aveva soli sette anni quando il primo morì? Certo, ben più di uno slogan, anche se, rispetto a I Like Ike!, “Yes, we can” è stato un passaparola ottimista altrettanto incisivo. Spesso Obama, alle prese con l’Iraq, ha citato Eisenhower come modello di comandante in capo, avendo questi concluso la guerra di Corea appena un anno dopo la sua elezione. Ma il filo rosso che lega Eisenhower a Obama è più profondo e ci conduce alle Hawaii, le amatissime isole dove Barack torna con la sua famiglia appena può. Correva l’anno 1959. Il presidente che firmò l’inclusione delle Hawaii negli Stati Uniti era proprio Dwight Ike Eisenhower, che così aggiunse la cinquantesima stella alla bandiera. Il 21 agosto 2009 è stato un giorno importante per gli Usa: tra sobrie celebrazioni si è commemorato il mezzo secolo di appartenenza delle Hawaii quali 50o Stato della nazione americana. E forse anche Obama ha esclamato I like Ike!, mi piace Ike! Perché Ike, in lingua hawaiana, non è Eisenhower, ma significa qualcosa che ricorda molto da vicino la parola sogno: un sogno tutto americano, quello di Obama. Una nuova speranza che ha contagiato il mondo.

O b a m a a p re a l l a R u s s i a n e l l a N ATO

Ricordate le storie di spie con cui il cinema - americano - ha cresciuto un’intera generazione? Dimenticate tutto. Un mese fa l’amministrazione Obama, per bocca del Sottosegretario di Stato, Philip Gordon, dichiara di vedere con favore l’allargamento della Nato alla Russia. Se c’è il consenso dell’Alleanza, la Russia non dovrebbe essere esclusa. Parole nuove. E’ la prima volta che da Oltreoceano si ventila ufficialmente la possibilità di un ingresso nell’Alleanza Atlantica dell’ex Unione Sovietica. Risale al 1997 - al Cremlino c’era Boris Eltsin - l’Atto fondatore che regola i rapporti tra la struttura militare occidentale e l’ex impero comunista. Ed è del 2002 invece la Dichiarazione di Roma con cui fu istituito il Consiglio Nato-Russia. Ma, in 12 anni, la guerra in Yugoslavia, il conflitto in Cecenia, il destino del Kosovo, l’allargamento a Est dell’Alleanza, infine, l’invasione della Georgia, hanno segnato momenti burrascosi nelle relazioni tra Washington e Mosca, poi sempre riprese, forse anche in ragione delle necessità energetiche dell’Europa. Lo scorso marzo il Segretario di Stato, H. Clinton, e il suo omologo russo, Lavrov, hanno simbolicamente premuto il reset button per segnare un nuovo inizio e rafforzare i reciproci legami. Oggi, forse, quel che unisce - fronte comune contro la crisi economica, ma anche la necessità di comporre l’intricato mosaico di interessi dei due giganti - è molto più di ciò che divide in un mondo in cui Ovest ed Est rappresentano solo due protagonisti di un gioco allargato dove Cina, India, Latin America e le nascenti economie africane alimentano e spostano più a sud il baricentro degli scambi globali. Oggi, insomma, le storie di spie si girano altrove. andrealiberatius@gmail.com

Rientro. Ritorno. Rottura?

Eccoci di nuovo tutti (più o meno) qui. Il tran tran ricomincia, la routine ci trascina nel suo circolo vizioso, l’abitudine torna ad essere una paziente compagna di vita e sembra che non ci sia spazio per quelle belle avventure estive-vacanziere che andiamo sempre tanto cercando. Ma poi... cosa cambia se viviamo queste avventure d’estate o d’inverno? E se capitasse di viverle in primavera o autunno non sarebbe la stessa emozione solo perché non sono LA stagione per eccellenza? (ma poi, chi l’ha deciso? Boh, questi clichès sono e saranno un mistero!) Mi ritrovo (e come me chissà quanti altri!) a pensare all’autunno con un’emozione mai provata prima e forse riesco anche a tradurla: aspettativa. Con il ritorno inizia un altro viaggio dice una bellissima canzone di Tiziano Ferro. Ma non è nulla di ignoto: l’inizio di un periodo di cui non conosciamo tutti i dettagli, le aspettative che nutriamo nei suoi confronti, i desideri, i sogni, le cose da fare assolutamente e quelle assolutamente da evitare (che tanto lo sappiamo: ci cadremo comunque!)... insomma, tutto quel bagaglio di emozioni che accompagnano un nuovo inizio. Qualsiasi esso sia. Mentre scrivo ripenso al fatto che, prima che iniziasse l’estate, mi ero trovata ad affrontare lo stesso argomento con l’estate come soggetto... ora c’è l’autunno e solo al sentir nominare questo nome le idee si scatenano e i toni del marrone, grigio, arancione e giallo si impossessano della mia mente. Certo, il mare non sarà più così attraente se la temperatura scende e non ci si può fare il bagno o prendere il sole ma... il suo fascino non smetterà mai di ammaliare: lui sì che è evergreen (o everblue?), altro che effimeri cantanti pseudo talentati di qualsiasi generazione! Certo, d’autunno è difficile avere lunghi periodi di relax completo ma... non si può vivere di solo ozio! (che, tra parentesi, se la saggezza popolare dice che è il padre dei vizi... un motivo ci sarà, no?). Certo, l’abitudine è una brutta compagna di avventure, soprattutto per i più giovani (non parlo anagraficamente, lungi da me il pensiero: molti non più giovani anagraficamente sono parecchio più giovani dentro di molti giovani anagraficamente), ma nulla vieta di prendere delle pause di riflessione in questo rapporto e ritagliarsi dei momenti completamente propri, in cui vivere quell’estate che in fondo non finirà mai... finché il cuore batterà, finché ci sarà la speranza e la voglia di vivere non importa che giorno o che periodo dell’anno sia. L’importante è come si affrontano le cose. Non sto appositamente tralasciando gli aspetti negativi, sarò giovane ma non così mentalmente chiusa, per fortuna o per sfortuna a seconda dei punti di vista, ma li sto accorpando al bagaglio di esperienze che si chiama vita. Tutto serve, tutto è servito e tutto servirà sempre... lo ripetono da secoli i sapienti greci e latini, lo dicono i nostri contemporanei e spero lo diranno anche i nostri successori... Quindi... buon autunno a tutti. Con l’estate nel cuore. Sempre. (che se è un clichè, questa benedetta estate, un motivo in fondo in fondo c’è, no?) Chiara Colasanti

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Q UALI TÀ P REZ Z O

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LICEO CLASSICO

La Nature est un Temple: dall’uomo esteta al dandy decadente

E la Bellezza è la manifestazione del Genio, è più alta, anzi, del Genio […]: ha un diritto divino alla sovranità, rende principi coloro che la possiedono[…]. Per me la Bellezza è la meraviglia sovrana. (O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray) Quelli a cavallo tra Ottocento e Novecento sono anni di traumatica transizione, in cui l’impalcatura morale e ideologica che ha finora sorretto l’espansione della sempre più potente borghesia subisce dei vigorosi scossoni che la fanno scricchiolare pericolosamente. E’ la crisi del pensiero di Comte, di Saint-Simon, insomma, del Positivismo. Si cominciano a intravedere i lati negativi della industrializzazione la quale, se da un lato ha permesso innegabili benefici, dall’altro ha distrutto ogni distinzione residua tra città e campagna, ha sovvertito gli equilibri sociali, ha portato all’inquinamento, alla standardizzazione e all’alienazione delle masse, allo sfruttamento dei lavoratori. Il progresso tecnologico, lungi dal diventare una religione sostitutiva dei culti tradizionali (come prospettavano i positivisti), demolisce ogni speranza in un mondo soprasensibile e riduce quello sensibile a un ammasso di materia cangiante che non G . C . TA C I T O può essere compreso fino in fondo, e che sembra sfuggire continuamente a una definizione certa e durevole. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze - afferma Wilde - il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile. (O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray) In ambito artistico tutto questo si traduce nell’invalidamento di quanto teorizzato dal Naturalismo con il Romanzo Sperimentale di Zola. Se quel che Marx, Nietzsche e Freud (non a caso definiti “i filosofi del sospetto”) affermano in questi anni ha un fondo di verità, quale mai potrebbe essere ancora il senso della figura dello scrittore-scienziato? Per non parlare poi dei colpi mortali inflitti sempre in questo periodo da Bergson con la sua distinzione tra il tempo della scienza e il tempo della vita (N.Abbagnano, G.Fornero, Filosofi e filosofie nella storia), per cui mentre il tempo della meccanica è fatto di istanti differenti solo quantitativamente […], il tempo vissuto consta di istanti diversi anche qualitativamente […] (N.Abbagnano, G.Fornero, Filosofi e filosofie nella storia). Non a caso in letteratura si comincia a ricorrere sempre più spesso ad artifici narrativi quali flashback, analessi, focalizzazione interna, mentre lo svolgimento della trama diventa un aspetto secondario dell’opera. Ma per comprendere a fondo il senso di decadenza che pervade l’arte di questa fin de siècle è necessario tenere a mente anche gli sconvolgimenti che il nascente mercato di massa apporta alla funzione dell’arte stessa. Il prodotto culturale non viene più inteso come l’espressione autentica del Genio, bensì come una merce da vendere al maggior numero possibile di persone; ciò che il poeta deve assecondare non è l’ispirazione, ma la moda del momento. La reazione degli artisti a questa nuova tendenza cambia a seconda del luogo: in Italia, essi non riescono a rinunciare al loro plurisecolare ruolo di vate e si piegano secondo una curvatura praticistica più o meno evidente (si vedano gli esempi di Carducci e di D’Annunzio); nel resto d’Europa, seguendo la lezione di Baudelaire, essi accettano la perdita dell’aureola trasformandosi in albatri derisi e incompresi che rifuggono il bain de moltitude. Si verifica un vero e proprio declassamento della figura del poeta che a questo punto, privato di ogni valore ideologico e sociale, trova nella Bellezza l’unica forma possibile di risarcimento. L’artista decadente è il creatore di cose belle (O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray), un individuo eccezionale che, nelle sue opere, deve trascurare ogni intento morale (un imperdonabile manierismo stilistico) e le cui azioni si collocano al di là tanto del bene quanto del male. Il decadente ritiene […] che la ragione e la scienza non possano dare la vera conoscenza del reale, per cui solo rinunciando all’ambito razionale si può tentare di attingere all’ignoto. L’anima decadente è perciò sempre in cerca di quegli stati di grazia in cui l’assoluto e l’ineffabile possano rivelarsi. (Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria, Dal testo alla Storia dalla Storia al testo). La Natura è un Tempio (Baudelaire, Les fleurs du Mal), e l’artista è il suo sacerdote: in quanto tale, egli comprende che tutti gli aspetti dell’essere sono legati tra loro da arcane analogie e corrispondenze, che […] possono essere colte solo in un abbandono di empatia irrazionale. (Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria, Dal testo alla Storia dalla Storia al testo). Da tutto ciò derivano l’esaltazione del piacere e in generale di ogni cosa riguardi i sensi e il corpo, la cura maniacale per il dettaglio raffinato, la ricerca parossistica del preziosismo. Vivete! Vivete la meravigliosa vita che è in voi! Nulla di voi deve andare perso! Cercate sensazioni sempre nuove, non abbiate paura di nulla. (O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray): questo sembrano urlare i decadentisti al loro pubblico, nel nome di un nuovo edonismo che coinvolga tutti gli aspetti dell’esistenza e che faccia della vita l’opera d’arte per eccellenza. In effetti l’edonismo sarà proprio una delle caratteristiche principali del XX secolo, ma in una forma volgarizzata che di certo avrebbe fatto inorridire Wilde. Irene Caramilionis III AMS

Progetto Mandela si prepara a riaprire i laboratori

E’ tutto pronto per la riapertura dei laboratori di Progetto Mandela. Nonostante qualche incertezza su finanziamenti e strutture, tutto è predisposto per accogliere i tanti giovani che ogni anno scelgono di impegnarsi insieme lavorando alla produzione di eventi culturali sui temi dei Diritti Umani. Sciolti gli ultimi nodi, ai primi di ottobre potranno essere attivati i seguenti laboratori: Laboratorio di DRAMMATURGIA e REGIA Si occupa della stesura dei testi teatrali, delle sceneggiature video, radiodrammi, e fa da supporto durante la produzione affiancando, alla ricerca e all’analisi di documenti, la pratica della realizzazione. Laboratorio di RECITAZIONE Elementi di base per la dizione, la mimica e la recitazione sono oggetto di questo laboratorio. Tramite esercizi di messa in scena, di respirazione, d’improvvisazione, di interpretazione i partecipanti imparano a stare insieme sul palcoscenico. Il laboratorio presenta saggi e video, partecipa a varie manifestazioni e recital nel corso dell’anno e prepara gli attori per lo spettacolo finale di Progetto Mandela. Laboratorio di ALLESTIMENTO e COSTUMI Dopo alcuni incontri preliminari, propedeutici alla teoria di base ed a cenni storici sull’uso della scena e dei costumi, questo gruppo provvede all’ideazione e alla preparazione del modello scenografico e dei bozzetti dei costumi ed infine alla realizzazione vera e propria delle scenografie e dei costumi per gli spettacoli e i cortometraggi. COMUNICAZIONE ( Stampa Video Radio Web) Obiettivo di questo laboratorio è fare inchieste sulle tematiche trattate e raccontare alla città le attività di Progetto Mandela attraverso le fotografie, il video, la stampa, il web. Attività di questo laboratorio è inoltre la produzione e la realizzazione di una trasmissione radio per il web e per il tradizionale appuntamento settimanale a Radio Galileo Allarmi, siam razzisti con interviste, rassegna stampa, servizi che riguardano i diritti umani e le loro violazioni. MUSICA Il laboratorio di musica elabora i contributi musicali per tutti i prodotti dei laboratori e riveste un ruolo fondamentale nella preparazione dello spettacolo conclusivo. A seconda della composizione del gruppo si sceglie di lavorare su musiche originali o di repertorio. Attraverso la partecipazione a questi laboratori, aperti a tutti e gratuiti, i giovani hanno l’opportunità di vivere contesti di apprendimento non formali ed informali, in un percorso che valorizza la loro creatività, che li porta a sperimentarsi nel trovare soluzioni (di livello sia tecnico che artistico-creativo) innovative e convincenti. Il ruolo che i ragazzi hanno nella realizzazione del percorso è infatti una caratteristica peculiare di Progetto Mandela: si tratta di un contesto formativo basato su dinamiche partecipative, in cui i giovani sono portati ad assumere ruoli di responsabilità lavorando per mesi, coadiuvati da esperti del settore, alla realizzazione dell’evento finale. Il teatro, che è il motore affascinante e trainante di questo lavoro d’equipe, diventa strumento e fine di un obiettivo comune: la realizzazione di un evento dove tutti sono protagonisti e il lavoro di ciascuno è indispensabile per la buona riuscita. L’esperienza di Progetto Mandela dal punto di vista delle competenze non si sostituisce in nessuno modo ad un’accademia teatrale, non è professionalizzante, ma propedeutica, consente ai partecipanti di vivere un’esperienza concreta, di sperimentare le proprie capacità e attitudini artistiche, di conoscere e amare il teatro per esserne innanzitutto spettatori consapevoli e appassionati. Il teatro diventa strumento per veicolare contenuti di impegno civile e stimola la presa di coscienza dei giovani e con loro di tutta la città rispetto alle tematiche dei diritti umani. Progetto Mandela è un’esperienza educativa e formativa che consente ai ragazzi di sperimentare un contesto di partecipazione attiva, in cui le decisioni vengono condivise basandosi sui metodi dell’azione nonviolenta e del metodo del consenso.

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Naturalismo e verismo Le due incarnazioni letterarie del realismo europeo

Sarebbe riduttivo considerare il movimento verista l’equivalente italiano sul piano letterario della poetica naturalista che si diffuse ampiamente in Europa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento; occorre infatti premettere che, sebbene entrambi i movimenti improntino la loro indagine artistica ad un’analisi disincantata della cruda verità effettuale sottesa al cosmo (Verga afferma che farà del fatto sincero e spassionato il contenuto privilegiato della sua opera) instaurando un rapporto clinico e distaccato con la realtà fondato su un rigoroso determinismo scientifico (G. Baldi, Verga e il Verismo. Sperimentalismo formale e critica al progresso, 1980), in Italia il movimento verista assume dei connotati del tutto originali rispetto al Naturalismo europeo. Innanzitutto gli scrittori italiani, pur privilegiando una radicale oggettività di fondo, non rinunciano alla poeticità del prodotto artistico, in modo tale che l’apporto creativo autoriale costituisca un elemento costante ed essenziale in grado di conferire spiccata originalità all’opera. La Provincia di Terni Nel variegato panorama letterario italiano è infatti possibile riscontrare simultaneamente inclinazioni artistiche differenti, date anche per la cultura dal radicato regionalismo che compromette l’unità culturale del Paese. I poeti e gli scrittori italiani sono poi testimoni rassegnati e dolenti di una fase storica di amara e inconsolabile delusione, provenendo da una realtà meridionale in cui il fenomeno dell’unificazione italiana si è manifestato principalmente nelle sue sovversive e destabilizzanti conseguenze (si pensi alla celebre frase di Tomasi di Lampedusa tratta dal Gattopardo “Cambiare tutto affinchè nulla cambi”): le problematiche economiche (le tasse sulla pece, sul macinato, sul sale, l’obbligatorietà della leva che ebbe ripercussioni devastanti sulle attività produttive) contribuirono ad isolare progressivamente la componente meridionale della penisola, aprendo un divario profondo tra Nord e Sud. Gli scrittori italiani appaiono infatti per certi versi sfiduciati, scettici, pessimisti ( Sapegno, in G. Pullini, Poetiche dell’Ottocento, 1982), poiché si limitano a registrare oggettivamente la realtà attraverso il canone dell’impersonalità narrativa, senza rinunciare tuttavia alla sostanzialità preponderante del dato artistico. In Italia, d’altra parte, vige un distacco incolmabile tra il pubblico e lo scrittore per cui quest’ultimo non diviene, mediante l’opera letteraria, portavoce effettivo delle istanze che dominano la collettività quanto tende ad emarginarsi progressivamente da essa, come fa notare Sapegno. Questo elemento fa sì che in Italia si parli di Storia di romanzi piuttosto che di Storia del Romanzo, dal momento che, nell’arco della produzione letteraria, non è possibile rinvenire dei parametri di riferimento unici, costanti ed evidenti su cui fondare l’evoluzione storica del genere romanzo. Gli scrittori naturalisti europei invece (si pensi a Zola che scrisse il “J’accuse”) manifestano una spiccata volontà di intervento sul piano concreto dei fatti, per cui la loro analisi lucida e disincantata del mondo viene sostanziata da un impegno ideologico personale (si parla infatti di éngagement). L’inclinazione preminente ad analizzare la realtà spogliandola di ogni vana retorica consolatoria è presente comunque in entrambi i movimenti, seppure con una particolare differenza: se gli scrittori naturalisti si propongono come intento principale di rappresentare l’uomo in relazione alla vasta e proteiforme complessità dell’universo fisico in cui vive a partire da leggi scientifiche (Come in fisica la gravità, così l’eredità ha le sue leggi, afferma Zola ne La fortuna dei Rougon), Verga e gli esponenti in generale del Verismo italiano si soffermano di più su un’analisi attenta e a volte implicitamente partecipe dell’esperienza umana, realizzando una scienza del cuore (Verga) che spesso rifugge i criteri immutabili e vincolanti del determinismo scientifico. A questo proposito, le narrazioni italiane risultano frequentemente tragiche e intrise di una drammaticità ineludibile e pervadente, che corrode e scarnifica la realtà, demistificandone ogni fallace prospettiva illusoria. Benché poi l’approccio positivista largamente diffuso assieme al work in progress scientifico abbiano ancorato maggiormente l’uomo alla verità oggettiva dei fatti, gli scrittori italiani tendono comunque a sviluppare, anche in senso trascendente, la tensione narrativa delle loro opere: nei romanzi di Verga è spesso presente un’arcana risonanza mitica ed i protagonisti si alienano irrimediabilente da una società in cui non è più possibile l’identificazione valoriale (si pensi a Mastro Don Gesualdo o a ‘Ntoni dei Malavoglia), chiudendosi spesso in un atteggiamento ermetico e solipsistico. Il monologo interiore, come forma mediata del flusso di coscienza, il discorso indiretto libero (l’erlebte rede), assieme al soliloquio possono infatti essere considerati artifici narrativi ricorrenti nelle opere veriste, atti a restituire nella totalità delle sue mutevoli inclinazioni la sfera interiore del personaggio, soggetta ad un processo dinamico di continua e incessante trasformazione. Pur partendo dunque dagli stessi presupposti fondamentali, Verismo e Naturalismo finiscono per potenziare vicendevolmente le loro spiccate diversità. Il genus italicum, ancora una volta, aprendo una squarcio dissacrante sulla laica complessità problematica del reale, non sottrae l’uomo a quella Valentina Rapaccini IIIAM indomabile bramosia d’ignoto (Verga, Prefazione dei Malavoglia) che ne domina incontrastata la folle esistenza.

La partecipazione permette ai ragazzi di avere voce, ma non solo: è altrettanto efficace nel permettere loro di scoprire il diritto degli altri di avere opinioni e voci diverse. I temi Parafrasando un film di Rainer Werner Fassbinder, il Progetto Mandela 2009-2010 riassume nel titolo La paura mangia l’anima le tematiche che verranno affrontate nei laboratori e negli spettacoli che saranno prodotti. Paura, pregiudizio, razzismo sono tematiche tristemente e prepotentemente tornate urgenti. In una società che tenta di negare il suo essere già multietnica e che percepisce il fenomeno delle migrazioni come pericoloso e destabilizzante ci sembra necessario affrontare il problema del pregiudizio, che crea paura e fomenta razzismo. La conoscenza dell’altro è il primo passo verso il superamento di paure irrazionali e pregiudizi e verso l’impegno per una società rispettosa dei diritti di tutti. Capire da dove scaturisce la paura, come viene costruita ed alimentata, come combatterla, questo è il percorso che Progetto Mandela propone quest’anno ai giovani e alle scuole che intendono collaborare e usufruire dei laboratori e dei servizi offerti dal Centro per i Diritti umani che, come di consueto, affiancherà, con il suo supporto teorico il corso sui Diritti Umani e le sue consulenze ad insegnanti e studenti, il lavoro di Progetto Mandela. In vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, già da quest’anno inizierà un indagine sulla cittadinanza: Chi sono gli italiani? Chi sono gli stranieri? come è cambiato il concetto di patria? Il coinvolgimento delle comunità di migranti presenti nella nostra città permetterà il confronto con i diversi punti di vista, con le storie di chi ha lasciata una patria per necessità e non ha diritti di cittadinanza. Il Centro per i Diritti Umani organizza anche quest’anno il corso Lungo Cammino Verso la Libertà. Corso introduttivo alla conoscenza dei diritti umani e delle loro violazioni, aperto a studenti, insegnanti e cittadini interessati. In circa 20 incontri si affrontano la nascita e lo sviluppo dei Diritti Umani nel mondo occidentale a partire dalla civiltà greca fino ad oggi. Si esaminano tutti i documenti fondamentali quali carte, dichiarazioni, patti internazionali. Si ricostruiscono con l’aiuto di filmati storici e di fiction le principali violazioni dei Diritti Umani nella storia. Due gli spettacoli in programma prodotti dal Centro per i Diritti Umani. Il primo mette in scena alcune storie delle donne migranti presenti a Terni e andrà in scena a maggio del 2010. Il tradizionale appuntamento per la giornata della Memoria (27 gennaio 2010) quest’anno vede la collaborazione con il Coro Piccoli Romei di S. Michele Arcangelo per la messa in scena di uno spettacolo che racconta la storia dell’opera per bambini Brundibar, rappresentata per la prima volta nel Ghetto di Terezin. Lo spettacolo descrive le condizioni della popolazione ed in particolare dei bambini nel ghetto di Terezin, ricostruisce la rappresentazione dell’opera Brundibar e il destino dei molti che hanno collaborato alla realizzazione di quest’opera. Da ottobre sarà di nuovo attivo il laboratorio di comunicazione che continuerà a fornire tutti gli aggiornamenti sui lavori di Progetto Mandela e del Centro per i Diritti Umani. Almeno così speriamo! Irene Loesch

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Ospedale Civile “Santa Maria” di Terni L’ingresso in Ospedale dell’Infermiere specializzato

Nel 1920 vennero banditi i primi concorsi per infermieri; tra i requisiti venne richiesto, finalmente, il titolo di studio. La Congregazione di Carità di Terni, Presidente Cav. Luigi Moranti, in data 20 luglio 1920 bandiva un concorso per n° 4 posti di infermiere e n° 3 posti di infermiera. I requisiti richiesti erano: - certificato di moralità (data non superiore a tre mesi) - certificato generale penale negativo - certificato di buona condotta - certificato di cittadinanza italiana - certificato di sana e robusta costituzione fisica e psichica (rilasciato in data recente) - certificato di licenza elementare superiore - certificato di nascita dal quale risulti che il concorrente e la concorrente ha compiuto 21 anni e non ha oltrepassato i 35 - stato di famiglia in data recente - certificato di idoneità alle mansioni di infermiere per aver frequentato una scuola teorico-pratica d’infermiere o equiparabile - ogni altro attestato o documento che il concorrente crederà produrre nel suo interesse …omissis… I concorrenti prescelti saranno assunti in servizio in stato di esperimento per due anni…omissis…con il salario mensile di £ 318,33 per gli infermieri e £ 250 per le infermiere. La disparità in fatto di salario tra i due sessi era notevole; c’è da dire che la donna, ancora vista come buona moglie, buona madre, buona massaia stava iniziando a fare i primi passi verso l’emancipazione, un percorso lungo molti decenni. Non si hanno notizie dei partecipanti al concorso.

La Congregazione di Carità di Terni, Presidente Avv. L. Amati, con delibera del 25 aprile 1925 bandiva un concorso per n° 2 posti di infermiera al civico ospedale. I requisiti richiesti erano gli stessi del precedente avviso, si specificava però la scolarità, ovvero veniva richiesta la licenza elementare o certificato di passaggio dalla 5° alla 6°. Stipendio offerto £ 4.400 annue. Dalla documentazione agli atti risultano 5 candidate, la Commissione esaminatrice composta dal dott. Rossi Alfredo, Fornaci Severino, Bracci Braccio così si esprimeva: Moretti Anna - superato limite di età (nata nel 1889) Vespasiani Tersilia - superato limite di età (nata nel 1894) Geminiani Angela - non ha allegato documentazione Proietti Adele - non ha il titolo scolastico richiesto (solo 3° elementare) Bartolucci Valentina - è in regola con la documentazione, pertanto vincitrice di concorso. Un posto rimane vacante. Il verbale è firmato dal dott. Alfredo Rossi, Deputato di Sezione della Congregazione. Possiamo dedurre che, in un periodo in cui alle donne difficilmente era garantita la scolarità minima, il titolo richiesto, ovvero il passaggio in 6°, era abbastanza elevato, tant’è che su due posti, uno rimase vacante. Nel fascicolo sono presenti le domande delle candidate redatte su carta bollata da £ 2. Tra queste spicca quella di Moretti Anna in quanto scritta con una bella grafia, utilizzando un italiano molto corretto; la presente dichiarò di aver prestato servizio come Infermiera nell’Ospedale Militare di Terni, Caserma Vittorio Emanuele II. Tratto dal libro “Dalla saggezza pratica alla scienza della salute Percorso storico evolutivo dell’assistenza a Terni” di Daniela Ghione ed Emanuela Ruffinelli Edizioni Tyrus 2008 pagg. 211,212,213,214

A cura di Emanuela Ruffinelli e Daniela Ghione

Studenti protagonisti di una società più matura… E’ triste dover constatare che uno dei binomi più scontati in fatto di divulgazione ed interazione, scuola e sport, non abbia mai trovato nel tempo la sua consacrazione. E non da ieri; da cento anni. Da quando, nel 1909, la legge Daneo stabilì l’obbligatorietà dell’educazione fisica in ogni scuola pubblica, primaria o media, maschile e femminile. Quella legge fissava in mezz’ora al giorno l’attività fisica nelle scuole primarie e in tre ore settimanali nelle medie. A ricordarlo recentemente è stato il Presidente del CONI, Petrucci, invitando il Ministro per l’Istruzione, Gelmini, a rompere definitivamente gli indugi, superare gli ostacoli e dare avvio ad una sinergia che vede solo l’Italia attestata su posizioni che non competono ad un paese moderno. Il legislatore del tempo aveva intuito come e dove individuare la concentrazione di praticanti, ma soprattutto aveva dato rilievo alle valenze insite nel rispetto delle regole di ogni sport nella formazione educativa dei giovani. Le mutate esigenze sociali che si sono succedute negli anni non hanno mai giustificato l’inosservanza dei contenuti legislativi della legge Daneo, incidendo, semmai, nella programmazione settimanale della materia, che ha visto ridotta la frequenza ad una sola ora. Immutata è rimasta la validità degli obiettivi perseguibili con un’attenta applicazione delle normative richiamate nelle leggi scolastiche. Quello che spesso la famiglia e la società non sono in grado di offrire ai giovani di oggi, in termini di formazione sociale, prima che fisica, può fare la scuola attraverso lo sport, in quanto propositore di regole e finalizzatore di sacrifici, diretti a premiare, ma anche a saper accogliere le sconfitte. A tutto ciò, i più giovani sembrano essere impreparati, incapaci di accettare i rigori sociali e di sottoporsi all’addestramento alla vita, specie se lento e faticoso; sono meno disponibili a subire sconfitte e più propensi ad esaltarsi nelle vittorie, dimenticando che un’equilibrata formazione comportamentale e psicologica deve saper trarre stimoli dall’una e riflessioni dall’altra. Per cambiare questo stato di cose è necessario restituire un ruolo di dignità all’insegnamento dell’educazione fisica, sviluppare opportunità di monitoraggio dei percorsi formativi intrapresi, restituendo valenza formativa alla materia e maggior considerazione ai docenti. Questi ultimi, in particolare, devono, a loro volta, essere formati per sviluppare o ricreare gli aspetti caratteriali e l’armonia psichica che sta alla base di un’equilibrata crescita dei ragazzi loro affidati. Le loro attenzioni non devono essere rivolte esclusivamente all’addestramento Terni, Via C. Battisti 48/a sportivo, ma devono seguire una logica di crescita psico-fisica capace di far confrontare i ragazzi con la varietà dei problemi di ogni giorno. Tel. 0744.58741 Se vogliamo tutti dare una svolta a questo problema secolare, il Ministero competente riscriva Narni Scalo, Via Capitonese, 9 i percorsi, individui gli elementi, sostenga il progetto, mentre la scuola attivi tutti i canali possibili per far acquisire agli studenti gli strumenti necessari per diventare protagonisti di una Tel. 0744.733151 società più matura. Ing. Giocondo Talamonti

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Intercral E’ nato

l’Intercral Terni L’Intercral Terni è nato dall’incontro di Cral aziendali ed associazioni della nostra città, con la finalità di promuovere, coordinare e realizzare iniziative di carattere culturale, sportivo, ricreativo, artistico, turistico tendenti alla promozione socio-culturale ed alla valorizzazione, in ogni sua forma, del tempo libero e della sfera personale dei soci. Il tutto, senza fini di lucro, inteso come fattore di aggregazione e socializzazione per cercare di migliorare le condizioni di vita dei soci offrendo loro servizi in economia di scala, contando sulla forza del numero. Più siamo più vantaggi abbiamo. L’associazione si fonda sul lavoro di volontari, provenienti dalle strutture associate, e si pone come punto di incontro e di elaborazione di iniziative a più ampio respiro rispetto a quelle delle singole strutture. Possono essere soci dell’associazione i Cral aziendali, circoli culturali, sportivi, associazioni in genere dell’intera Provincia che, attraverso la loro adesione, consentono di realizzare gli scopi sociali. L’associazione, nata soltanto da qualche mese, ha già promosso numerose iniziative di carattere sociale, culturale, sportivo e turistico. Sono stati pubblicizzati attraverso il sito istituzionale numerosi soggiorni, tour culturali in numerose città italiane ed estere, gite giornaliere alla scoperta di città, musei e mostre. Si è pubblicizzato il gioco del Burraco organizzando, presso il Circolo Il Drago il primo torneo Città di Terni per circoli aziendali. L’associazione ha l’intenzione di realizzare numerosi progetti e iniziative, che potranno inserirsi nel panorama delle attività culturali della Città. Una fra tutte Il Circuito dei gemellaggi. L’Intercral Terni sta procedendo nella realizzazione di una serie di convenzioni con istituti di credito, centri commerciali, centri sportivi, centri estetici, negozi e attività commerciali varie, al fine di agevolare gli acquisti per i propri soci. Sta programmando un calendario di incontri culturali alla riscoperta delle bellezze della nostra Città, visto il successo della prima uscita fatta nel mese di Aprile dal titolo La Ceccolata - alla scoperta di Terni nostra, curata da Angelo Ceccoli, il celeberrimo stradino). Sta anche organizzando eventi sportivi e promuoverà la partecipazione ad eventi teatrali in numerosi teatri di prosa di Roma e dintorni. L’associazione può contare su circa 3.500 soci. Filippo De Nardis

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A.S.D. BURRACO IL DRAGO CRAL INPS CRAL PROVINCIA di Terni A.S.D. Circolo POLYMER CDS Terni – AZ. OSP. - ASL CRDC COMUNE Terni

Un progetto ambizioso

Il circuito dei gemellaggi Il circuito dei gemellaggi, progetto promosso da Intercral Terni, ha per oggetto specifico la visita delle città gemellate, al fine di mettere in evidenza importanza e significato del processo di gemellaggio quale strumento in grado di concretizzare i princìpi di cittadinanza attiva e gli obiettivi fondamentali dell’Unione Europea. Il progetto mira altresì alla diffusione ed al rafforzamento di iniziative che valorizzino il dialogo sulle politiche comunitarie rilevanti a livello locale (su tematiche relative ad iniziative culturali ed economiche, di recettività e sviluppo turistico, di integrazione sociale ecc). Saranno coinvolti il Comune di Terni, quale partner principale, e le varie città europee (in Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Germania e Ungheria) con le quali sono stati già avviati gemellaggi in base ad affinità, culturali e socio-economiche, orientate alla valorizzazione del patrimonio locale. Vivere liberamente l’esperienza di culture diverse, entro il grande orizzonte di un mondo pacifico è, per ognuno, un insostituibile arricchimento e una promessa concreta di riconciliazione per l’umanità intera. Ogni individuo è un cittadino della propria città e nazione, ma nella realtà contemporanea - a me pare - dovrebbe essere qualcosa di più: un cittadino del mondo. I gemellaggi ci indicano il solco nel quale procedere: creare e promuovere uno spirito di comprensione fra i Popoli, riconoscendo la fondamentale realtà odierna e cioè che l’interesse di una comunità non si può più raggiungere separatamente da quello degli altri abitanti del pianeta. Il carattere internazionale del nostro progetto è una chiara illustrazione dell’atmosfera in cui possono aver luogo genuine comunicazioni tra persone diversissime. La comprensione e la collaborazione internazionali possono essere ulteriormente migliorate tramite la partecipazione a svariati progetti il cui scopo è di creare amicizia, solidarietà e scambi tra le varie nazioni. Considerato a sé, un progetto può sembrare poco significativo, ma se si aggiuge ai progetti di centinaia di comunità e di milioni di persone unite dalla stessa causa, può diventare uno strumento per il raggiungimento della buona volontà e della pace nel mondo. Alle radici originarie che hanno stimolato l’avvio dei gemellaggi, oggi se ne aggiungono altre non meno importanti: culturali, economiche, sociali, di gestione amministrativa, di protezione dell’ambiente. Si può affermare che alcune tra le principali sfide poste dalla società di oggi trovano in una corretta pratica dei gemellaggi una adeguata risposta. Mi riferisco, in modo particolare, ad alcune problematiche quali: il rapporto tra globalizzazione e identità locale, la lotta al razzismo, l’intolleranza e la xenofobia, il nuovo significato delle frontiere e delle stesse sovranità nazionali, il nuovo ruolo degli Enti locali, anche nel quadro della cooperazione decentrata, l’accresciuto bisogno di partecipazione dei cittadini e, più in generale, della società civile. I gemellaggi diventano allora anche strumenti di pace, di riconciliazione, di azione interculturale, rifiuto di pregiudizi, fonte di incontri umani e di amicizia, elemento di una rete di cooperazione permanente nel campo economico e sociale. Divengono, altresì, strumento di sensibilizzazione dei cittadini all’impegno della costruzione di un’Europa unita, politicamente e democraticamente e costituiscono anche il quadro di riferimento per la realizzazione di programmi comunitari che interessano gli Enti territoriali: questi trovano infatti nella rete di più comuni gemellati condizioni favorevoli per la loro applicazione. Oggi il gemellaggio accomuna municipalità in tutta Europa, collegandole in una fitta rete di cittadini e quindi può fornire un importante contributo allo sviluppo della cittadinanza europea. Il gemellaggio offre l’opportunità di saperne di più sulla vita quotidiana dei cittadini d’altri paesi europei, di parlare con loro e scambiarsi esperienze, sviluppare progetti comuni su aspetti d’interesse condiviso come l’integrazione locale, l’ambiente, lo sviluppo economico e le differenze culturali, ma non solo. I gemellaggi offrono ai cittadini la possibilità di riflettere sul loro destino comune, sull’impegno loro richiesto di lavorare per un’Europa federale, per una democrazia su ampi spazi, per un recupero della Politica, che ha quanto mai bisogno di progetti e di disegni di ampio respiro e non solo di pragmatismi spesso chiusi ed autoreferenti. Il gemellaggio può essere considerato il modo di abitare consapevolmente la Casa comune europea. Per tutte queste ragioni è nato il progetto Il circuito dei gemellaggi che la nostra associazione Intercral Terni ha voluto fortemente al centro del suo programma turistico-culturale per gli anni 2010-2012, offrendosi alla città come punto di incontro culturale sui temi dello sviluppo e della realizzazione di politiche europee. 0744471180 Sandro Pascarelli Vico Catina 15/A - Terni ilconvivioterni@virgilio.it Chiuso di Domenica


La lombalgia (mal di schiena) rappresenta la patologia dolorosa di più frequente riscontro nell’età adulta. Le cause, nei casi persistenti o complicati da dolore all’arto inferiore (sciatalgia), possono essere molte: lombalgia acuta di origine muscolare, sindrome miofasciale, osteoartrosi, ernia discale, sindrome delle faccette articolari, spondilolisi e spondilolistesi, spondilite anchilosante, esiti di chirurgia discale, etc. Oggi le possibilità di cura sono molto migliorate. La terapia antalgica si base su apparecchiature (come i laser di potenza) o su tecniche di mesoterapia in grado di contrastare la trasmissione del dolore. Le terapie manuali utilizzano tecniche reflessogene (PNF, Shiatzu, MEF, Pompage) e osteopatiche (manipolazioni vertebrali) che risultano molto efficaci. Di recente l’introduzione del metodo McKenzie permette di curare la gran parte delle forme di mal di schiena e di collo, indipendentemente dalla causa anatomica (artrosi, ernia discale, traumi). Una complessa valutazione preliminare permette di elaborare un programma di trattamento individuale basato su quei movimenti che aboliscono rapidamente la sintomatologia. Questi esercizi, diversi per ciascun paziente, comportano una graduale scomparsa del dolore. Ottenuto tale risultato si passa al programma di auto-trattamento che metterà il paziente in grado di continuare a controllare e trattare il proprio dolore con sicurezza ed efficacia.

Analisi della postura Ipertermia Onde d’urto focalizzate Rieducazione ortopedica Rieducazione posturale globale Tecarterapia Test di valutazione e rieducazione isocinetica

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Anassimandro sostenne che gli infiniti cieli sono dèi.

Nei numeri precedenti ci siamo ampiamente occupati dell’Anno Internazionale dell’Astronomia e di Galileo con le sue prime osservazioni astronomiche, trascurando il fatto che il 2009 è stato anche il quarantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. Solo Fiorella Isoardi Valentini, sul numero precedente di questo mensile, ne descriveva in dettaglio gli ultimi fantastici ed emozionanti attimi prima che il piede di Neil Armstrong si poggiasse sul suolo selenico in quella magica notte del 21 Luglio 1969. Nelle numerose serate estive di apertura dell’osservatorio di S. Erasmo, molti visitatori ci ponevano delle domande su questo argomento e, tra le tante, cercherei di dare una risposta alle due più frequenti: perché, dopo averci messo piede, in quarant’anni non ci siamo più tornati? Ci si ritornerà in un prossimo futuro, oppure si sta pensando solo alla conquista di Marte? Rispondere alla prima domanda è molto semplice: la gara per arrivare per primi sulla Luna è stata solo una dimostrazione di forza tra USA e URSS; un braccio di ferro per mostrare al mondo chi fosse la nazione dominante. Il popolo americano, che all’uscita della seconda guerra mondiale credeva di essere la potenza numero uno, impallidì, si impaurì, restò letteralmente sgomento quando sopra le proprie teste vide passare nel 1957 il satellite sovietico Sputnik 1 che emetteva un semplice bip bip. Non era il segnale di per sé che li infastidiva, ma la consapevolezza che la Russia poteva bombardare l’America con testate nucleari direttamente da casa loro! I russi furono i primi a fotografare l’altra faccia della Luna (1959); i primi a mettere in orbita un satellite artificiale; i primi a far volare un essere vivente (la cagnetta Laika, nel 1957); successivamente un uomo, Jurij Gagarin nel 1961 e una donna, Valentina Tereshkova, due anni più tardi. Gli americani si risvegliano dallo shock e per superare il gap tecnologico con la potenza orientale, in pochi anni, investendo delle cifre inimmaginabili, riescono a far passi da gigante con una squadra di validi scienziati capeggiati da quel Von Braun inventore dei razzi tedeschi V1e V2. Gli esperimenti fatti con la serie delle sonde Ranger prima e Surveyor dopo (molti furono gli insuccessi) servirono per la preparazione del progetto Apollo (300.000 persone coinvolte) che in pochi anni permetteranno agli americani di conquistare per primi la Luna precedendo sul filo di lana i russi che si apprestavano a farlo. L’equilibrio militare/politico era raggiunto. L’interesse per la Luna si smorzò completamente. Gli investimenti di queste due super potenze furono dirottati per gli armamenti e per sostenere altre guerre... ricordiamoci che nel 1969 siamo in pieno conflitto con la guerra del Vietnam! Per rispondere alla seconda domanda, direi che è vero, c’è un certo risveglio per ritornare sul nostro satellite. Aggiungerei che ci sono delle belle sorprese che ci guardano con occhi a mandorla... Cina, Giappone, India... seguiteci sul prossimo numero e vi faremo sapere cosa bolle in pentola! Tonino Scacciafratte Presidente A.T.A.M.B. - tonisca@gmail.com

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L’osservatorio astronomico di S. Erasmo è aperto g r a t u i t a m e n t e per i cittadini l’ultimo venerdì di ogni mese dalle ore 21,30.

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Aëtius, I 7, 12 [Doxographi graeci. 302]

Una

costellazione

al mese

Nelle serate estive e di inizio autunno la volta celeste è attraversata da nord ovest a sud est da una debole banda luminosa biancastra, dall’aspetto lattiginoso: la Via Lattea. Essa è visibile anche in inverno, ma è in estate che si vede meglio. Secondo un celebre mito greco essa fu prodotta dal morso che l’eroe Eracle dette al seno della dea Era mentre lo stava allattando. Dal seno divino uscì un fiotto di latte che si sparse in cielo in una lunghissima striscia che i greci chiamarono appunto gala che significa latte. Il poeta Arato di Soli (III sec. aC), nel suo famoso poema I Fenomeni, scrive: Se mai a te scese in cuore stupore osservando il cielo diviso in due da un ampio cerchio per tutta la sua lunghezza; oppure se qualcuno, standoti vicino, quello ti additò, bello e splendente, sappi che Latte lo chiamano gli uomini. Altri autori greci chiamarono questo ampio cerchio kiklos galakticos “cerchio di latte” e da galaxias deriva il nostro galassia che significa quindi latteo. Per i Romani la Via Lattea è la strada che porta agli dèi e così scrive Ovidio nelle Metamorfosi: Corre una strada sublime, visibile a cielo sereno, che si distingue per il candore e il suo nome è Via Lattea; per quella vanno gli dèi al palazzo regale di Giove tonante. Questo concetto è comune a molte altre culture antiche: per i Vichinghi era il Sentiero degli Spiriti che portava a Valhalla; per i Pellerossa nordamericani La grande strada bianca che portava al Regno di Ponemah, l’aldilà. Per altri rappresentava un fiume sacro. Anassagora (V sec. aC) considerava la Via Lattea formata da luce riflessa dal Sole e Teofrasto (III sec. aC) credeva si trattasse della traccia della saldatura delle due metà del cielo. Accanto a queste spiegazioni più o meno scientifiche, c’è anche chi, tra i pensatori antichi, aveva intuito la verità: il grande Pitagora (VI sec. aC) credeva che fosse formata da una grande congerie di stelle distanti, idea condivisa più tardi da Democrito. Lo stesso Dante, nel Paradiso, assume che essa sia costituita da stelle di diversa luminosità (minori e maggiori lumi). Nel 1609, Galilei, con i suoi cannocchiali, ottiene la prima verifica scientifica della composizione della Via lattea. Infatti la Galassia nient’altro è che un ammasso di innumerevoli stelle disseminate a mucchi: in qualunque regione di essa infatti si diriga il cannocchiale, subito un grandissimo numero di stelle si presenta alla vista: queste le sue parole nel Sidereus nuncius. Giovanna Cozzari


Le Fasi Lunari

Osservando il cielo dell’antico Egitto...

L’andra sera, su lu luscu e bbruscu, stevo a ffa’ ‘na camminata su Ssanta Lucia ... co’ Zzichicchiu... l’amicu miu ‘stronommicu, quanno a ‘n certu puntu te sentimo da fa’... Stemo a lu primu quartu! Me vene spontaneu da di’... Queste so’ le promesse de Mazzucchiittu!... Ddu’ settimane fa... me pare li stessi, steono a ddi’ che era l’urdimu quartu... e ppo’ de matina! Quilli me sa... co’ ‘ll ’ambriacata... se sse mettono a gguarda’ le stelle... le vedono doppie! A Lunardi’... me fa Zzichicchiu... lo sai che quasi quasi... ciai azzeccatu! Lì... ce sta l’osservatoriu de Toninu... l’astrofilu... e qquilli stanno a osserva’ la Luna... mo’ che non è piena... che non ce stanno li lupi mannari... e cche li chiari de Luna non je danno fastidiu! Ma lo sapete perché... quistu me l’ha spiegatu Zzichicchiu... la Luna se vede... ‘na vorda de notte... ‘na vorda de ggiornu... ‘na vorda non se vede pe’ gnente... ‘na vorda se ne vede ‘n pezzu... ‘n’andra vorda ‘n andru pezzu?... M’ha dittu che... è perché essa ce ggira ‘ntornu come ‘n moscone... e qquanno se mette tra noi e lo Sole... quillu co’ ‘ll ’abbajamentu ce fa chiude l’occhi e ‘n ce la fa vede’. Quanno semo noi, tra lo Sole e la Luna, allora essa se vede tutta piena... ma quanno ce se mette pe’ ttraversu, ecco che ‘na vorda lo Sole va ‘ppressu a essa... e ‘n’andra... è essa che vva ‘ppressu a lo Sole, e ‘ncumincia a pperde li pezzi... che pperò ce stanno sempre tutti, solu che no’ li vedemo! A Lunardi’!?... me fa l’amicu mia... Ma guarda se cche ffarge! Gobba a pponente Luna crescente... comprete ‘n bellu telescopiu a rrifressione... cucì te l’aggusti anche tu! A Zzichi’... mo’ la rifressione la faccio, ma senza telescopiu... lu fastidiu lu sentu pure io... co’ ‘sti chiari de luna!? paolo.casali48@alice.it

Solo poche settimane fa, in occasione della notte delle stelle cadenti, molte persone hanno dedicato una serata ad ammirare le Perseidi, ed anche chi non si interessa di astronomia o di solito presta poca attenzione a questo genere di argomenti ha alzato lo sguardo verso l’alto ed ha ammirato il cielo stellato, uno spettacolo che la natura ci offre ogni giorno e noi, presi dai nostri mille impegni quotidiani, sbadatamente non ce ne rendiamo conto. Nei tempi più remoti, quando non esisteva alcun tipo di inquinamento, il cielo stellato era una delle più affascinanti manifestazioni della natura e di fronte ad esso i primi uomini dettero sfogo alla loro fantasia, unendo tra loro le stelle con linee immaginarie fino a formare delle figure che rappresentavano personaggi o animali quasi sempre legati alle leggende o alle tradizioni locali. Gli antichi Egizi furono tra i primi ad effettuare metodiche osservazioni del cielo, non per scopi che oggi definiremmo scientifici, bensì per motivi pratico-civili e religiosi, come la ricerca di un sistema per misurare il trascorrere del tempo e la ricerca di una correlazione tra l’uomo, le divinità e le stelle. Di queste primissime osservazioni ci sono giunte poche ma importantissime testimonianze, costituite per lo più da pitture sui sarcofagi, ornamenti sui soffitti delle camere sepolcrali ed inscrizioni sulle pareti dei templi. Mercoledì 7 ottobre, alle ore 17.30, presso la sala Laura di Terni, in via Carrara 2, effettueremo un viaggio, ricco di immagini, attraverso queste raffigurazioni delle costellazioni e dei pianeti ed attraverso l’astronomia dell’Antico Egitto. Parleremo dei Testi delle Piramidi, trovati sulle pareti delle camere sepolcrali nelle piramidi della piana di Saqqara, delle tabelle stellari, degli orologi solari e delle clessidre ad acqua. Effettueremo un viaggio virtuale nelle necropoli di Asyut; nella Valle dei Re, dove si trovano le tombe di Seti I, Ramses VI, VII e IX; a Deir el-Bahari, nella tomba di Hatshepsut, il primo faraone donna, e ci soffermeremo a toccare con mano alcuni strumenti (ovviamente ricostruiti) utilizzati dagli antichi Egizi per effettuare le loro misure; analizzeremo quindi i soffitti zodiacali di Denderah e di Esna e molto altro. . . . perché in Egitto non ci sono solo le piramidi! Fiorella Isoardi Valentini

Osservatorio Astronomico di S. Erasmo ASTROrime… Luna

Apertura per il giorno 25 settembre 2009

E’ un astro assai splendente di luce ch’è riflessa... da Terra il più adiacente... (d. media=384.400 km) ruotante intorno ad Essa. (27g 7h 43m) Nel cielo d’ogni giorno mutevole visione… (fasi lunari) ritarda il suo ritorno (50 minuti ogni giorno) cambiando posizione. (rispetto alle stelle) E’ certo una fortuna la meno gravità… il peso sulla Luna è un terzo di metà. (1/6 gravità terrestre) PC

In prima serata osserveremo la Luna, in fase crescente, che si trova proprio sopra il centro della nostra Galassia, nella costellazione del Sagittario, e quindi Giove che è ben visibile a sud, con i suoi quattro satelliti Medicei (Io, Europa, Ganimede e Callisto) che gli ronzano intorno. L’autunno è entrato da pochi giorni e il grande quadrato di Pegaso domina il cielo insieme alle costellazioni di Andromeda, Capricorno, Acquario e Pesci. La Via Lattea è alta, ben visibile allo zenit. Con i telescopi punteremo l’ammasso globulare M2, il doppio Ammasso del Perseo NGC869-884 e la Galassia di Andromeda M31. Gli astrofili dell’A.T.A. saranno a vostra disposizione per le spiegazioni di tutte le costellazioni visibili ed i relativi modi per orientarsi nella volta celeste, nonché simulazioni al computer tramite sofisticati software astronomici. Federico Guerri

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