Issuu on Google+

Chi serve a che?

Malissima tempora

Raffaela Trequattrini

Giampiero Raspetti

Avete idea di cosa sta succedendo in giro? Il commercio è crollato, l’industria comincia ad accusare i duri colpi inferti dalla globalizzazione, i politici continuano ad esibirsi in personalismi sempre più sfacciati e fantasiosi. E noi? Noi, ormai stanchi anche di status symbol e sagre della ciriola, sembriamo rassegnati ad una paziente attesa. In linea di massima le persone si dividono in due categorie: i falsi ottimisti e i veri pessimisti. Falsi ottimisti: non vivono situazioni disagiate; hanno il loro lavoretto, il loro stipendiuccio, la loro casina, un onesto e rispettato maritino o una tenera mogliettina, figliuoli sani e con la testa a posto. La mancanza di grossi problemi quotidiani da affrontare, li spinge a dichiarare che la vita è bella!

SISSA, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, in Trieste. E’ un istituto di ricerca di grado post-universitario, istituito nel 1978 dai Ministeri dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si porta a compimento una preparazione orientata alla ricerca avanzata, pura e applicata, e all’insegnamento universitario. Gli allievi, selezionati attraverso un concorso annuale, al termine di tre o quattro anni di studi e di ricerca, possono conseguire il titolo di Doctor Philosophiae, equipollente al titolo di dottore di ricerca. Alcuni giorni or sono, un ottimo reportage sulla TV pubblica ha presentato il SISSA ed ha intervistato molti suoi ricercatori. Quanta intelligenza dai loro visi, ma, su tutti, un velo di

segue a pag. 2

La Chiesa e l’irrazionale

N° 5 - Maggio 2005 (25)

Vincenzo Policreti

segue a pag. 3

Argentina ed Italia, perché litigare? Giorgio De Lorenzi

Molte voci s’erano già levate, prima del referendum, contro il pronunciarsi della Chiesa cattolica. Ma adesso, a papocchio combinato, il problema si manifesta in tutta la sua gravità: fino a che punto l’espressione dei propri princìpi da parte di una struttura religiosa diviene ingerenza negli affari interni di uno Stato laico e sovrano? Da psicologo, io difendo il diritto della religione di confrontarsi dialetticamente con lo Stato in condizioni di parità; se poi ciò divenga interferenza stabilirà soltanto la stabilità e la forza con cui lo Stato risponderà: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia. Lo Stato è una delle grandi costruzioni razionali della civiltà moderna: nel suo principio, anche se non nella sua conduzione, non c’è posto per le

Che brutta lite tra parenti e quante occasioni che si possono perdere! Il Ministro degli Esteri ed il Ministro dell’Economia argentini hanno convocato la scorsa settimana, nel prestigioso Palazzo San Martin di Buenos Aires, i rappresentanti delle numerose comunità italiane per spiegare loro perché i rapporti con l’Italia sono cattivi e chieder loro di intervenire per migliorarli. La prima impressione è di un litigante che chiama i figli del suo avversario per sfogarsi con loro affermando che pessimo soggetto sia loro padre... La seconda invece è più costruttiva e ci fa pensare che l’Argentina non voglia lasciare nulla d’intentato per

segue a pag. 2

segue a pag. 2

A PAGINA 4 Progetto GE.TO.TER. 5

Donna Un destino annunciato

8-9 Narni - AGENDA 21 10 T h e L i g h t S p i r i ts 11 LABRO e il suo castello 12 Ottavio Gigliotti 13 U c ce l l i e ra 14 L’angolo del grandangolo 15

Vecchia Osteria

Il grande cinema nella città invisibile Francesco Borzini

Una buona notizia Francesco Patrizi

E’ possibile realizzare eventi culturali nelle zone periferiche della città? Il dilemma è antico, ma acquista scottante attualità con l’incedere di una visione policentrica della città, che punta ad accorciare il divario tra centro e periferia. Non si può dire certo che i cittadini della nostra Terni siano lasciati all’inedia durante la bella stagione: musica, cinema, teatro all’aperto, tentano di scuotere i ternani rimasti a bollire sull’asfalto della conca, dal torpore tipico dell’alta pressione e dell’umidità che asfissia senza tregua. Dall’appuntamento jazzistico ormai di caratura sopranazionale, a numerosi e stimolanti

Dire fare comunicare la pace. Ebbene sì, non c’è neanche una parola negativa in questo slogan, neanche un’ombra di polemica. Scommettiamo che parecchi lettori, già alla terza riga, smetteranno di leggere. Perché le parole chiave per attirare l’attenzione di un lettore medio sono esattamente l’opposto: parlare male, disfare, polemizzare, guerra. Potrebbe essere questo lo slogan dei quotidiani italiani, e ternani in testa, che da anni ci hanno abituato all’idea che fare informazione coincida con dare il resoconto di incidenti di qualsiasi genere (da ricordare e tramandare ai posteri il trafiletto di un quotidiano cittadino di pochi mesi fa: casalinga brucia il sugo, vicina di casa chiama i pompieri!).

segue a pag. 3

segue a pag. 3


dalla prima Via P. della Francesca, 14 - TERNI Tel. 0744 401032 - Fax 0744 433442

Via P. della Francesca, 14 - TERNI Tel. 0744 401032 - Fax 0744 433442

Argentina e Italia

evitare che la controversia superi la linea del non ritorno. Il problema consiste nei famosi tango bond posseduti da 450.000 italiani (venduti loro dalle banche italiane…) onorati al 30% e nell’irritazione o peggio che suscita nel Governo argentino la posizione italiana contraria alle sue richieste di aiuto agli organismi internazionali. Noi abbiamo offerto solamente ciò che potevamo mantenere - dicono i ministri giustificando il taglio record dato al loro debito estero (70%) - e i vostri risparmiatori sono stati truffati dalle vostre banche come riconosciuto da molte sentenze della magistratura “buona” italiana e anche dalla Consob. Nessuna parola d’autocritica per essere un debitore insolvente e molta rabbia per la rabbia italiana (molto criticato fu a suo tempo il vice ministro Nielsen per aver signorilmente chiesto scusa ai creditori italiani in un programma televisivo). E’ purtroppo una lite tra parenti, le peggiori, che non ha per ora vie d’uscita. Peccato perché l’economia argentina ha potenzialità significative per gli investi-

menti italiani. Nel vino e nell’olio d’oliva si stanno creando flussi inimmaginabili fino a pochi anni fa. Stiamo importando vino sfuso argentino che è imbottigliato in Italia da primaria azienda vinicola e venduto con esotici nomi spagnoleggianti (come vino argentino naturalmente) ed i differenziali dei costi di produzione sono talmente enormi che l’affare si estenderà a macchia d’olio… in attesa che arrivi pure lui (tra parentesi ottimo come il vino). Sembra un paradosso che l’Italia importi vino ed olio dall’Argentina ma non lo è e potrebbe divenire un eccellente affare integrativo dei sistemi vitivinicoli ed olivicoli dei due paesi. Sarebbe auspicabile inoltre approfittare della difficile congiuntura per fare noi una chiamata di soccorso alle comunità italiane d’Argentina perché si mobilitino per creare occasioni di incontro economico con l’Italia - tipo quelle sopraccitate - che sarebbero delle forti spinte e collanti di riappacificazione. Quando c’è crisi e frustrazione si litiga di più, e le liti tra parenti stretti sono difficili da sanare. G. De Lorenzi

Chi serve a che? Bisogna sorridere! Guardare il mondo con occhio positivo! D’accordissimo…, per carità, sagge parole! Sempre che non costituiscano un alibi per godere egoisticamente del proprio piccolo centro benessere, fregandosene di chi non ha altrettante ragioni per rallegrarsi. Chissà se queste gioiose creature troverebbero la forza di cinguettare al sole se, ad esempio, dovessero ammalarsi di un brutto male o se la famiglia rimanesse senza reddito per licenziamento o fallimento che sia… Veri pessimisti: è tutto un disastro! C’è il terrorismo, la disoccupazione, la crisi dei matrimoni…! E il Governo? Manco a dirlo, è sempre più ladro!!! Io mi domando come faremo ad andare avanti con queste idee…. Qui, tra chi è convinto che il suo orticello sia equivalente alla Valle degli Orti e chi si adatta al cimitero più che ai giardini di Babilonia, gira e rigira a nessuno viene il sospetto che il mondo sarà quello che noi ne faremo. La vita è bella! Aspetta che ti prenda il morbo di Parkinson, poi me lo dici… Bisogna sorridere! Sì, magari in faccia al vicino di casa, mentre gliela stanno pignorando… Guardare il mondo con occhio positivo! Ma certo, il mondo però non è Corso Tacito… E’ tutto un disastro! Se dovessimo basarci sul tuo impegno sociale, sarebbe anche peggio… C’è il terrorismo! Eh già, per qualcuno le convinzioni (giuste o sbagliate che siano) non si traducono solo in chiacchiere. E per te? La disoccupazione…! Se la politica non ti interessa, accetta quello che passa il convento! La crisi dei matrimoni! Ringrazia il Cielo se qualcuno sopporta te… Magari hai incontrato un santo…! Governo ladro! E qui ti volevo…!!! Ma è chiaro… Se i ladri, invece di combatterli, li invidi…!!! R. Trequattrini

La C h i e s a e l ’ i r r a zi o n al e

emozioni. Le norme, la Costituzione, i Codici, sono tutti ispirati a princìpi logici coerenti: né l’improvvisazione né il caso vi trovano spazio; basti pensare a quanto disturbo dia una vacatio legis e quanto ci si affanni per eliminarla. Il pensiero logico dello Stato è espresso dalle sue leggi ed è appunto esigenza logica che la contraddizione tra esse vada eliminata al più presto, da un’apposita Corte o dal legislatore stesso. La religione invece poggia sull’irrazionale: credo quia absurdum. Ed è proprio questa irrazionalità, caratteristica della fede, a distinguerla dalla filosofia, dove invece una certa coerenza al discorso occorre pur darla. Ora, l’irrazionale ha alcune imbarazzanti caratteristiche che consigliano di considerarlo con estrema attenzione. Anzitutto esso resiste a qualsiasi logica. Basti pensare all’inanità degli sforzi, di parenti e psicologi inesperti, per persuadere un fobico che non corre pericoli, o un depresso che la vita è bella. Una fedele di S. Gennaro ebbe a dire che per chi crede, il miracolo del sangue non ha bisogno di prove e per chi non crede, ancora meno, centrando così, meglio di tanti, il punto reale della questione. L’irrazionale è più forte del razionale proprio perché non ha bisogno di buone ragioni per esserci: c’è e basta. Quindi la Chiesa, a prescindere dall’esistenza di un Dio, tende ad essere, per propria natura, più forte dello Stato, che alla potenza del simbolo e della fede non le può opporre se non l’impotenza della ragione e

della logica. Che ciò avvenga ufficialmente come negli Stati teocratici o surrettiziamente come in quelli laici, non cambia la sostanza delle cose. In secondo luogo, l’irrazionale è qualcosa di assolutamente necessario alla completezza dell’Homo sapiens e al suo equilibrio psichico. Non si vive di sola ragione: oltre alla religione, sono irrazionali le cose che alla vita danno un significato: l’arte, la poesia, l’amore, i sentimenti… se è (rectius: sarebbe) sensato che sia la ragione a dirigere l’azione umana, la spinta ad agire nasce per lo più da impulsi emotivi, apparentemente ciechi. Consequenziale è infine la caratteristica dell’irrazionale di farsi strada comunque, quando si cerchi di mortificarlo o peggio, di eliminarlo; ed è forse la caratteristica più pericolosa, perché non è controllabile. Lo Stato, nella sua razionalità anche ottusa, cerca a volte di soffocare fenomeni di massa che poi esplodono inarrestabili. Ma è inutile dirsi atei se poi si fanno scongiuri davanti ai gatti neri: l’irrazionale reclama i suoi diritti ed è bene riconoscerglieli. Il cittadino si giova di una struttura statale e di una fede religiosa, così come ha due emisferi cerebrali e così come è fatto di un insieme di ragione ed emozione che, se equilibrato, può portarlo a vette eccelse come in Mozart. Ma quando non lo è, sono guai seri, perché né la ragione né il sentimento funzionano più. I roghi dell’Inquisizione sono stati tremendamente simili ai crematori dei nazisti. V. Policreti

AGENZIA GENERALE

DI TERNI Dott. ANTONELLO GIOVANNETTI 0744 421701 Fax 0744 425028

www.finagen.it

Via A. Volta 9 - 05100 TERNI sdoga@tin.it Iscrizione U.I.C. A3101

FINAGEN PROPONE FINANZIAMENTI A: DIPENDENTI DELLO STATO DIPENDENTI DA AZIENDE PARASTATALI DIPENDENTI DA FERROVIE DELLO STATO DIPENDENTI DA ENEL E CONSOCIATE DIPENDENTI E PENSIONATI INPDAP SI VALUTANO ANCHE ALTRE CATEGORIE

2

DIPENDENTI DA ENTI PUBBLICI DIPENDENTI DA AZIENDE PRIVATE DIPENDENTI DA POSTE ITALIANE DIPENDENTI DA TELECOM DIPENDENTI E PENSIONATI IPOST Iscrizione U.I.C. n° 107


dalla prima Via P. della Francesca, 14 - TERNI Tel. 0744 401032 - Fax 0744 433442

Via P. della Francesca, 14 - TERNI Tel. 0744 401032 - Fax 0744 433442

Malissima tempora tristezza misto a ironia, forse a sarcasmo: ognuno già in possesso del biglietto di partenza per le Americhe, nessuno con il biglietto di permanenza in questa serva Italia, che, sperperando vilmente denaro pubblico, alleva italiche genialità per abbandonarle poi, omaggiando deferentemente chi, ben capendone il valore, valorizza al massimo la ricerca scientifica. Qui da noi, al più, si allestiscono baldacchini per capire se è vita, un nanosecondo prima o uno dopo, a meno o a più di un ångström di distanza... Di libertà dell’uomo e quindi anche di libertà sessuale, cioè di poter amare con amore, senza rischi, si continua a non parlare, poiché quel che ancora conta, in termini di mondanità, è la corruzione, non propriamente aristotelica, l’ipocrisia, la fustigazione della carne, la pedofilia, il peccato, l’inferno. Dei bambini che muoiono, a milioni, per fame, sete, malattie, se ne parla, per alcuni, solo nel corso di pii intrattenimenti salottieri: forse si tratta di sperma di qualità inferiore! Chissà a quale Vangelo si ispirano costoro? Ogni seguace del Vangelo di Cristo, nessuno escluso, è chiamato personalmente ad essere sempre ben lontano dalla ricchezza dei mercanti e da ogni forma di potere temporale, accanto invece ai poveri, condividendo la loro vita, senza alcuna distrazione o puerile bizantinismo! Impegnati stressantemente a percepire la differenza tra una mignotta italiana ed una prostituta straniera o tra la mala italica e quella d’importazione, sfugge a molti, qui da noi, questa marginalità: non solo ci dilaceriamo ancora sul sesso degli angeli, non solo non importiamo intelligenze, ma le esportiamo, le regaliamo! Noi non spendiamo soldi per la ricerca! Sarà peccato mortale?!! Possiamo spenderli per tutto, dalle megacattedrali nel deserto ai megagalattici ponti sul mare, dagli inutili commutatori lira-euro alle sovvenzioni statali per i decoder. Possiamo spenderli per arricchire chi ha già trovato maniere e risorse, discutibili, per diventar nababbo. Possiamo inutilizzarli per rendere l’Italia il paese dai prezzi più esosi, liquidando in un baleno tutti gli sforzi compiuti da tanti onesti lavoratori, del turismo in particolare. Possiamo farci quel che ci pare...Europa o non Europa... E’ o non è, la nostra, la dimora delle libertà? Possiamo spenderli come ci pare... per la ricerca no!

Per la scuola no! Per la sanità no! La nostra, è ancora terra di civiltà? Siamo al bivio: o produciamo nostre idee o eseguiamo sulle idee degli altri, riducendoci cioè a quel lavoro materiale che altrove costa poco e da noi troppo. Abbiamo da sempre le maestranze più brave del mondo; non riduciamole a lavavetri semaforici perché scopriremmo di non essere, in questo, affatto competitivi! Non vede solo chi non vuol vedere. Ci sia allora una guida per questa nostra umiliata Italia. Siamo ridotti al punto che non contano neppure le liste, dei buoni o dei cattivi, dei rei o degli innocenti. E questo non per spalmare veli pietosi: è che siamo talmente al lumicino che soltanto un grande sforzo nazionale di unità e di sacrifici potrà salvarci. C’è però una condizione: alla guida dovranno esserci personalità credibili, carismatiche, di alto spessore morale e culturale, alla Pertini, per capirci, o alla Ciampi. Saprà l’Italia dai portafogli svuotati e dai negozi serrati, dai pagamenti inevasi e dall’evasione della ricerca, essere ancora illusa da barzellette, fanfalucherie, mandolini e telefonini? Saprà ancora questa terra di scorribande di false spie nostrane e di incursioni di vere spie straniere ritrovare la dignità di un popolo sovrano? Come si evince dall’articolo di Giorgio De Lorenzi, non è solo la Cina che propone a 1 quello che da noi è a 50, ma anche dai fratelli argentini stiamo importando vino e olio di ottima qualità a prezzi bassissimi rispetto ai nostri. Non possono risolvere tali esiziali problematiche i politici detentori del pensiero debole e demagogico: barrichiamo le stalle e rifondiamo le repubbliche marinare! Il loro status predarwiniano ci ridurrebbe alla cachessia. Occorre invece unirsi a tutti gli uomini di buona volontà... quelli che seguono davvero il Vangelo, quelli assetati di virtù spirituali, francescani veri, non gli ipocriti mercanti che sbavano solo per il potere temporale, per il loro integralismo incolto ed immorale. Arrivederci a settembre, amici lettori. Avremo ancora, immutata ed intensa, la passione per le virtù che l’Italia esprime, con i suoi intelligenti scienziati ed i suoi onesti lavoratori. Saremo ancora uniti sulla veemenza del disprezzo per chi, corrodendo ogni giorno il prestigio delle nostre istituzioni, diviene causa determinante di questa Italietta di dolore ostello. G. Raspetti

Il grande cinema nella città invisibile concerti di musica etnica, dal grande rock finalmente tornato al Liberati all’ottima lirica, la stagione culturale della nostra città sembra fiorire proprio con l’arrivo dell’estate. Come normale, una buona fetta di eventi culturali viene organizzata nel centro storico, ma non mancano i tentativi di decentrare gli eventi, sia sfruttando le locations più adatte al di fuori della stretta cerchia cittadina, sia (più raramente a dire il vero) tentando di sferzare un po’ la sonnolenza dei quartieri più decentrati. Vale la pena di notare, però, come a volte siano le stesse realtà periferiche ad organizzare, anche con una certa dose di coraggio, iniziative culturali nei quartieri decentrati, a cominciare dalle benemerite attività estive svolte dai centri sociali e rivolte principalmente (ma non solo) ai nostri concittadini dai capelli grigi. N o n c ’ è solo questo, però sotto il solleone: mi piace utilizzare queste righe per offrire un po’ di pubblicità a una piccola ma significativa iniziativa, portata avanti da un gruppo di volenterosi giovani cinefili dell’associazione Sussurri e grida in collaborazione con la III Circoscrizione Ferriera. Si tratta di un piccolo cineforum all’aperto, una mini arena estiva, gratuita, che punta

U n a

tutta la sua scommessa sul cinema d’autore, in coraggiosa controtendenza con i palinsesti televisivi estivi, abbarbicati al più mesto disimpegno. La rassegna si svolgerà in Via Premuda nel giardino posto a fianco della III Circoscrizione (davanti alla Chiesa del Sacro Cuore per intenderci), nelle serate che vanno dal 18 al 21 e dal 25 al 28 luglio, alle ore 21,00. Il tema trae la propria ispirazione dalle Città invisibili di Italo Calvino e propone una riflessione sul modo in cui vari cineasti, nel corso della storia, hanno raccontato e immaginato diverse idee di città. Appariranno sullo schermo, infatti, la città-ghetto del drammatico e coinvolgente Il Pianista di Roman Polanskj e La Città Perduta di JeanPierre Jeneut (il genietto francese de Il favoloso mondo di Amelie), la città digitale del Truman Show e le città incubo di un futuro tecnologico e opprimente del classico Farenheit 451 di Truffaut e del sorprendente Brazil di Terry Gilliam, la conturbante

b u o n a

O, peggio ancora, ci hanno abituato a sfogliare ogni giorno resoconti di polemiche, ingiurie e contestazioni di vario tipo spacciate per i fatti del mondo. Sembra che il giornalista locale, per contratto, debba captare il malumore della gente e riportare solo quello (anche quando non c’è!). Ma questa volta vogliamo distinguerci dalla produzione cartacea locale dando una notizia positiva, che non farà protestare nessuno e di cui nessuno potrà sparlare. Dire fare comunicare la pace è lo slogan della 2° Assemblea dei giovani per l’ONU dei popoli, un evento che si svolgerà a Terni nei giorni 8, 9 e 10 Settembre, in concomitanza con Perugia. L’obiettivo sarà quello di raccogliere delle proposte scritte dai giovani e rivolte all’Assemblea ufficiale dell’ONU,

Roma di Federico Fellini e la Teheran del Cerchio capolavoro del Leone d’Oro Jafar Panahi, per finire con la palpitante città de Il pensionato, piccola perla del maestro del brivido Alfred Hitchcock. Insomma una mini-rassegna di cinema di qualità, organizzata da un gruppo di giovani cineamatori, a disposizione di tutti i ternani che non si rassegnano alla calura e alla pigrizia estiva, ma che hanno voglia di rinfrescare la mente con un po’ di buon cinema. Una sequela di grandi pellicole in una piccola arena ai margini del centro cittadino e per giunta d’estate. Può apparire davvero una scommessa, se non addirittura una provocazione, che però sono convinto che una città che da qualche anno sembra essere sempre più attratta da appuntamenti culturali di qualità, può raccogliere. Del resto anche da questi piccoli ma significativi segnali si può cogliere il senso e la portata del progressivo risveglio culturale della nostra Terni. Buona visione... F. Borzini

n o t i z i a

che si riunirà tre giorni dopo a New York. L’11 settembre l’evento si concluderà con la Marcia della Pace Perugia-Assisi. Il comitato organizzatore è composto dalla Tavola della Pace, dal Comune di Terni, dai rappresentanti locali di Agesci, Acli, Arci, Arciragazzi, Il pettirosso, Legambiente, Pax Christi, Scuole di etica ed economia. L’evento nasce dal basso, ma con uno stimolo dall’alto; questo stimolo lo ha dato il presidente Ciampi quando ha invitato i giovani ad essere artefici del proprio futuro. L’Onu dei giovani nasce proprio da questa volontà di autodeterminazione, da questo desiderio di infrangere il luogo comune secondo il quale tutti i giovani sono apatici e inconsapevoli del futuro incerto che li attende. L’Assemblea nasce per

incontrarsi, conoscersi, organizzarsi, e partirà da tre domande fatidiche che ogni giovane, a voce alta o dentro di sé, si ripete spesso: avrò un lavoro per la vita? Chi e come si decide sulla mia vita, sul mio futuro? Cosa posso fare io per costruire un mondo migliore di quello che ho ereditato? Chi vuole rispondere a questi quesiti, partecipare ed essere coinvolto in questa iniziativa, può aderire visitando il sito www.onudeigiovani.org o telefonando al numero 0744549059. Non tutti i giovani sono dei deficienti rincitrulliti: questa era la buona notizia e volevamo darla… ovviamente, non appena sentiremo puzza di sugo bruciato provenire dai vicini, vi daremo la notizia con tutti i dettagli! F. Patrizi

3


l a b ella T erni Il Commendatore gentiluomo

I giovani cercano lavoro. E lo trovano con grande difficoltà. Ma la penuria di offerte riguarda tutti i settori o tocca soltanto alcune categorie? Lo abbiamo chiesto al Comm. Roberto Gentileschi, esperto esterno di Officina e Carpenteria meccanica presso l’Istituto Professionale IPSIA Pertini di Terni, ma reduce da una lunga carriera iniziata da operaio e proseguita da imprenditore, che ad oggi trasferisce con successo il suo bagaglio culturale nell’ambito della formazione scolastica. Sig. Gentileschi, ci vuole parlare di come è iniziata la sua attività? Prima del ’67 ho lavorato come operaio nel settore dell’officina meccanica di precisione, con particolare riferimento alla torneria, fresatura, rettifica, carpenteria meccanica, aggiustaggio. Dal 12 marzo del ’67 fino al 12 marzo del ’97 ho gestito un’impresa da me fondata insieme a due soci. Immense le soddisfazioni, ma quella che amo maggiormente ricordare riguarda la commessa, ricevuta nel ’90, di teste di filatura per un’azienda coreana.

Fu un successo enorme, non solo sotto il profilo commerciale, ma soprattutto della gratificazione personale per aver inventato e lanciato sul mercato internazionale un prodotto altamente innovativo nel suo genere, per quei tempi. Potrebbe quindi definire il suo un lavoro creativo? Senza ombra di dubbio! Lo dimostrano le tante invenzioni che ho realizzato a livello amatoriale come un tagliacappelletti in acciaio, un

taglia-fettuccine, veloci e semplicissimi da usare con risultati perfetti. Ma anche un guidafilo, e numerosi attrezzi in miniatura; guardi questa piccola incudine! Un oggettino davvero delizioso, anche solo da vedere. Ma come le vengono queste idee?

Prendo spunto dai piccoli e grandi problemi della vita quotidiana. Ultimamente ho progettato e costruito un carrello di sostegno alle zampe posteriori di un cagnolino che non era più in grado di camminare. Ora va di nuovo a spasso. I giovani mostrano interesse al giorno d’oggi per le attività artigianali? I miei studenti, che al momento sono una sessantina, seguono ed apprendono con grande impegno ed entusiasmo. Svariati di loro, trovano ogni anno accupazione presso Aziende di Terni nel settore in cui sono stati specializzati. Credo che molti giovani non prendano più in considerazione l’idea di imparare questi mestieri perché li reputano piatti e ripetitivi; senza contare che chi è bravo in certi campi non ha alcuna difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Quanto è importante l’attitudine personale nell’artigianato? Indubbiamente molto, come tra l’altro in tutte le cose. Senza passione non si arriva a niente!

I talaterm

R. T.

Dopo la ristrutturazione della barriera di permeabilità si passa al secondo pilastro, ossia ai talaterm. I talaterm sono dei fangogel eubiotici, che hanno la funzione di riportare la nostra pelle ad un equilibrio cutaneo. Si presentano come fanghi gelatinosi, capaci di lavorare sulla circolazione per effetto di osmosi, ovvero stimolando i capillari con il gioco caldo/freddo. Associati poi a delle opportune manipolazioni, concorrono anche ai trattamenti dell’adipe, della cellulite e delle contratture. Sono di tre tipi: fangogel equilibrante, che oltre a svolgere le funzioni base quali depurare, drenare, riattivare la circolazione sanguigna e linfatica, eliminando la stasi dei liquidi, non dà sensazioni né di caldo né di freddo e può essere utilizzato sia d’estate che d’inverno; fangogel riscaldante, che ha in più la funzione di ridurre l’adipe, riequilibrare le zone fredde riportandole alla temperatura corporea, e riduce quindi anche la cellulite e quella sensazione a buccia di arancia. In più scioglie le contratture e, nonostante sia caldo, non è un vasodilatatore. Infine abbiamo il fangogel freddo che oltre le suddette proprietà possiede quella di tonificare e di termoequilibrare le zone calde; generalmente va usato d’estate. I talaterm possono essere applicati con il cartene e poi successivamente risciacquati attraverso un idromassaggio rilassante e con doppio effetto (in quanto il fango si riattiva nell’acqua), oppure con un bendaggio modellante, utilizzando fasce imbevute di essenze adatte al soggetto. L’effetto che daranno sarà una sensazione di benessere totale e di leggerezza, anche a livello cutaneo di Katia Di Rocco tonicità e di riduzione dell’adipe e della cellulite.

Terni, v. Garibaldi 14 - 0744.402068

4

beautyrelaxcenter@virgilio.it

Pro g e t t o G E . TO . T E R . Al termine di un grande convegno svoltosi a Terni presso il centro multimediale i Sindaci di Terni e Torino, l’on. Raffaelli e l’on. Chiamparino, l’assessore del Comune di Genova ing. Gabrielli, in rappresentanza del Sindaco di Genova, hanno solennemente sottoscritto un protocollo di intesa per la realizzazione del progetto GE.TO.TER.. Di che si tratta? Terni, Torino e Genova sono aree industriali omogenee che da un ventennio a questa parte si sono trovate a fronteggiare una severa crisi di deindustrializzazione. Sono scomparse o sono state notevolmente ridimensionate le grandi aziende a causa degli sviluppi dì automazione, della globalizzazione e dell’ingresso di nuovi Paesi nell’economia mondiale. Terni per esempio ha visto ridimensionate l’acciaieria, le fonderie, le industrie chimiche; scomparse le Partecipazioni statali oggi sono insediate sul territorio ben 15 multinazionali. Genova ha visto ridimensionati Acciaieria e cantieri navali. Torino ha subìto la crisi della FIAT. Ogni città ha cercato di fronteggiare la crisi e superarla in vari modi. Ecco quindi la motivazione del progetto: aree industriali tra loro omogenee possono trovare ed attuare strategie comuni e in sinergia fra di loro, concordare azioni comuni accomunando idee, proposte e risorse per lo sviluppo economico e sociale basato su ricerca e innovazione. La competitività è condizione necessaria per reggere la sfida della mondialità; insieme è meglio che far da soli. I tre governi cittadini hanno ritenuto di darsi uno strumento adatto per attuare un progetto complessivo per interventi coordinati su specifici aspetti. Hanno stretto un patto volto alla realizzazione del progetto GE.TO.TER. per

integrare strumenti, percorsi ed obiettivi, con programmazione annuale, raccordandosi anche con altre iniziative in ambito nazionale o sovranazionale. E’ un cantiere permanente aperto alla collaborazione con altri enti, istituzioni ed associazioni finalizzato a valorizzare, promuovere e divulgare azioni di sostegno allo sviluppo socioeconomico, industriale, culturale scientifico e tecnologico. Coordinamento, comunicazione ed informazione, iniziative comuni tra le tre città. Particolare attenzione sarà focalizzata al coordinamento dei distretti tecnologici, sulla partecipazione alle piattaforme tecnologiche e sui progetti in ambito europeo con specifico riferimento al 7° programma quadro europeo. Si costituirà una struttura di coordinamento permanente composta da: amministrazioni pubbliche; istituzioni universitarie, di ricerca, di trasferimento tecnologico e per l’innovazione; imprese singole e associate. Temi non potrà che trarre giovamento dall’alleanza con Genova e Torino, due grandi città che hanno già accumulato esperienze in merito; grande parte avranno le Università di Genova e Torino ed il polo universitario di Terni. Al convegno ed al protocollo d’intesa ha lavorato in particolare l’Associazione culturale per Terni città universitaria, costituita appena due anni fa trovando una ottima collaborazione con Umbria innovazione, ente strumentale della Regione Umbria. In questo modo l’Università a Terni troverà il modo di esplicare al massimo le sue potenzialità, di irrobustirsi e di integrarsi vieppiù nel territorio. Città ed Università cresceranno insieme. Nicola Molè Presidente

TERNI - V. della Stazione, 32/38 - Tel. 0744. 420298


Donna U n dest i no a n n u n c i a t o Il 12 e 13 Giugno sono passati tra polemiche e beffeggi, tra rabbia e paura, tra strane convinzioni e poca, pochissima, informazione. Abbiamo cercato, noi donne del “sì”, di chiedere un voto per la libertà di scelta, di chiedere un voto laicizzato e non politicizzato, ma forse non siamo state sufficientemente capaci nella campagna referendaria di dare le giuste indicazioni e spiegazioni su cosa significava andare a votare. E forse è troppo spesso passata l’idea che fosse una questione interamente femminile con la famosa dicitura La salute della donna, sollevando i nostri compagni da una più attenta valutazione. Ma non era così. Quando si parla di figli, l’argomento coinvolge la famiglia, la coppia uomo e donna, come quando si parla di ricerca per salvare la vita (e la sua qualità) da malattie tremende, quanto impronunciabili, per il timore che incutono. Insomma, in questa particolare situazione, non siamo stati preparati ad unire le nostre differenze di sesso per una battaglia comune, per la futura felicità di entrambe. Ma l’astensionismo è il risultato di molti fattori. Un’analisi superficiale e di scusa canta la non disposizione del popolo italiano a pronunciarsi su quesiti dichiarati complessi, risolvendo frettolosamente la disputa morale, filosofica e religiosa intorno

alla definizione ontologica dell’embrione. Facile soluzione per molte posizioni. I partiti non hanno perso tempo a scatenare l’ennesima guerra fra di loro, professionisti abili del voto; altro non sono stati capaci di fare che programmarsi l’ennesimo carnet di consensi rubati all’appartenenza identitaria. Non un dibattito fomentato dal sano fuoco della passione, non un reale interesse per le esigenze dell’elettorato. Partiti ormai sconfitti nella rassegnazione di aver definitivamente perso la rappresentatività popolare. E se il dibattito politico esclude e continuerà ad escludere il cittadino, come si pretende una fedele aderenza al dovere civile del voto? Soprattutto quando si parla di referendum! Perché il cittadino avrebbe dovuto esprimere una personale opinione che probabilmente va oltre le logiche del benessere dello Stato e dei suoi componenti? Meglio giustificarsi dietro la facile considerazione delle difficoltà delle tematiche. Nessun leader a dire la sua, ma tutti pronti a risparmiare le energie per il prossimo anno. Sull’altro fronte (o sullo stesso?) la Chiesa che trova la sua forza nel suo essere Chiesa popolare, di massa; terreno fertile per chi lo sa ben seminare. Nella confusione totale, per

molti è stato più nobile e sicuramente più semplice ricordarsi di essere cattolico. Otto milioni nelle cabine elettorali, sedici milioni a messa il 12 Giugno. Chissà chi pregava di più, se il cristiano in ginocchio a proclamare la sua fede o la coppia appesa al filo della speranza all’urna con il voto in mano… Chissà se c’erano più pecore smarrite in Chiesa o nella cabina elettorale… Il cardinale Ruini come tutto il seguito, si è fatto vedere e sentire al contrario dei nostri cari leader politici presi nelle disquisizioni filosofiche e religiose che hanno aumentato il disorientamento della maggior parte. Sarà stato questo a dare la decisiva svolta verso parrocchie e spiagge? E l’astensionismo è stata una reale fedeltà alla religione cattolica? Perché se realmente lo fosse i suoi adepti avrebbero fatto meglio ad esprimerla con un bel NO, molto più degno di una convinzione viscerale, piuttosto che astenendosi dimostrando più che altro poca coscienza civile e molta indecisione. Oppure ci si è affidati all’assenteismo seguendo le grossolane scappatoie politiche delle quali la Chiesa come istituzione non può non fare parte. Basti pensare a Radio Maria “che con i suoi sei milioni di ascoltatori fedelissimi, ha

promosso il non voto fin dallo scorso novembre, con un crescendo formidabile nelle ultime settimane. Ha invitato a digiunare a pane e acqua il mercoledì e il venerdì prima del 12 giugno in nome della difesa della vita nascente, e nella domenica del voto ha suggerito a ciascuno di andare in pellegrinaggio in uno dei cinquemila santuari mariani d’Italia”. Impressionante campagna referendaria! Ma non sarà che in fondo anche la Chiesa non stia preparando i suoi schieramenti per le politiche del 2006, magari con una ricomparsa del centro come ai bei tempi della DC? Questa condotta mi fa pensare che le crociate non siano terminate. Forse si metterà di nuovo in discussione la legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza visto che è in conflitto con la 40/2004. Ne sapremo riparlare. Sono stata cresciuta da genitori cattolici e ho creduto in Dio e nell’istituzione Chiesa fino da adulta, fino al momento in cui il mio rapporto con Dio si è modificato sulla base di una fiducia limitata nella Chiesa che mi chiede di chiudere gli occhi e di vagare nel buio. Sono mamma e so che significa volere un figlio, nonostante ciò se non avessi potuto accedere a questa fortuna, io e mio marito avremo deciso per l’adozione.

Sono malata di diabete e da anni sogno di guarire e di vivere una vita da donna sana, nonostante questo se un giorno la ricerca mi desse questa possibilità non so se vi accondiscenderei. Ma il punto è un altro. Amo la libertà di espressione e di decisione, non l’anarchia, la libertà. E’ per questo che vivo in una nazione democratica. E proprio in onore della democrazia non credo sia giusto che qualcuno decida per me. Il voto non era poi così complicato, le questioni scientifiche lasciamole alle giuste sedi, noi siamo stati chiamati alle urne solo per decidere se fosse giusto o meno fermare la scienza, se era giusto o meno privarci della libertà di scegliere della nostra esistenza. Ho partecipato, pochi giorni fa, ad una conferenza dove si parlava a genitori di bambini diabetici. Nel giardino antistante i bambini stavano giocando con delle animatrici. Li avevo sotto agli occhi. Molte mamme mi dicevano che questa storia delle cellule staminali embrionali era arrivata anche ai loro figli che ripetutamente chiedevano quando avrebbero potuto accedere al trapianto e guarire. Chissà se è sufficiente ed esaustivo parlare con loro di speranza… Francesca Capitani

5


P siche Intellig en z a , a m ore e handi cap

Se avete dubbi sull’intelligenza del vostro bambino (sulla propria nessuno ne ha mai, Dio sa perché), sul suo sviluppo mentale o sul suo quoziente intellettivo (Q.I.), potete rivolgervi ad équipes di psicologi specializzati che hanno oggi mezzi evoluti e test raffinati per misurargli al millimetro la capacità intellettiva. Secondo i risultati, saprete così che vostro figlio è normodotato, forse iperdotato (oh, orgoglio!) o invece un po’ ritardato o peggio handicappato, termine che ha sostituito quello infamante, in uso nel XIX secolo, di cretino. E’ pacifico che tutto ciò che misura il Q.I. dà informazione solo sull’intelligenza, cioè sulle facoltà razionali del soggetto, facoltà talmente complesse e ambigue che ancora oggi su una definizione di intelligenza la dottrina non è concorde. Ma se non sappiamo esattamente cosa sia un intelligente, sappiamo invece, con spietata esattezza, cosa sia un cretino (termine, benché non più scientifico, ancora bene in uso). Per cui nel momento stesso in cui un esame accurato lo

ha sancito senza margine di errore, il deficit mentale di nostro figlio, qual che ne sia il genere, lo relega nel ghetto dell’handicap, in cui l’eufemismo tradisce il pensiero che lo sottende ed è quindi altrettanto se non più umiliante. Per sapere poi che tipo di handicappato sia, occorreranno altre informazioni; ma solo per decidere in quale settore dello stesso ghetto il soggetto vada collocato. Non fa una grinza? E invece ne fa. Perché l’essere umano non è fatto di solo raziocinio. Le emozioni, che sfuggono a qualsiasi ragionamento, ne sono parte altrettanto importante. Benché oggi si tenda a privilegiare in ogni maniera l’attività logico-razionale, senza la quale, s’intende, molte conquiste della nostra civiltà non ci sarebbero state, si trascura quella affettivoemotiva, considerata un vezzo imbarazzante e un po’ infantile, da tener bene sotto controllo e cui riservare un po’ la stessa funzione che nella vita di un manager hanno le brevi ferie. E’ vero infatti che con la sola parte emotiva mai Euclide avrebbe potuto costruire la sua geometria, né Einstein la sua relatività; ma non dovremmo dimenticare che se Einstein o Euclide fossero stati due depressi, di arrabattarsi tanto non avrebbero avuto voglia; e la voglia appartiene all’emozione, non alla ragione. Se le grandi opere della mente appartengono al razionale, la tensione interiore che le rese possibili appartiene all’irrazionale. Ma c’è di più: nessun ragionamento al mondo produce

l’amore; né quello materno, necessario alla perpetuazione della specie, né quello sessuale, necessario alla formazione di nuclei stabili, necessari a loro volta all’equilibrio psicofisico della prole, né quello per la vita, per il lavoro, per l’arte... In un mondo senza emozioni, il raziocinio sarebbe non solo inutile, ma impossibile. Gli psicologi vi hanno detto quanto il vostro bimbo sappia ragionare, ma non vi hanno ancora detto quanto sappia amare, quanto entusiasmo per la vita porti con sé, quanta dolcezza potrà dare a chi gli capiterà vicino e magari, così facendo, rendere possibile a costui altre realizzazioni. Ad un bimbo che abbia una cura assidua e tenerissima per il proprio cucciolo (amore?! Ohibò: Pet therapy!) d’umore solare, affettuoso con i genitori e gli amichetti, buono e generoso, ma abbia difficoltà nel leggere, si dà dell’handicappato (dislessico), subito protetto quanto recluso da una rete di psicologi e insegnanti di sostegno. E se invece un bambino legga e scriva perfettamente, sia un genietto logico matematico dotato di un linguaggio ricco e adeguato, ma tuttavia gelido nei rapporti umani e si diverta a seviziare animali e persone, usando gli altri solo se e fino a che gli servono? Un bimbo di tal genere potrà fare una brillante carriera scolastica e lavorativa, diventare dirigente, sindaco, deputato: per noi è perfettamente normale. Come Milosevitch, Stalin e Hitler. Vincenzo Policreti

Pi l l ol e di sagge z z a Perché quando ci viene un figlio intelligente (o bello) sappiamo sempre dire da chi ha preso e quando invece il pargolo non è particolarmente dotato non si capisce mai a chi somiglia? Se andate dallo psicologo, evitate di raccontargli che non digerite i peperoni, che vostra zia soffriva di nefrite e che all’asilo nido dove vi mandavano c’era una bidella con un grosso neo sulla fronte. Anch’egli è un essere umano, in fondo. Abbiatene pietà…! Riguardo alla sincerità… meglio non esagerare! In tutte le cose ci vuole il senso della misura. Non sopportate il dolore? Soffrite di vittimismo cronico? Niente paura, il metodo esiste. Quando vi fa male la testa, ad esempio, fatele male anche voi! Il dolore aumenterà, ma sarà compensato dalla soddisfazione della vendetta. Applicate le dovute analogie e tutto vi apparirà chiaro. Se il vostro partner diventa appiccicoso come una carta moschicida, stategli sempre addosso! Controllategli le tasche, il registro chiamate sul cellulare, la posta elettronica. Fate esaminare i residui organici presenti sui suoi abiti e sulla sua biancheria. Vedrete quanto ci metterà a riprendere le dovute distanze! Ed ora, qualche parola di conforto a chi si sente brutto: non date per scontato che i belli se la passano meglio di voi! Principalmente, hanno molta più paura di invecchiare poiché perderanno qualcosa che voi non potete perdere. Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, si

sentono costretti ad una cura dell’aspetto fisico assai più costante e meticolosa rispetto a chi, qualunque cosa faccia, brutto era e brutto rimane. Siccome il maschio si comportava da dittatore, la donna ha fatto la rivoluzione. Embé? Che c’è di strano? Si è mai vista la rivolta dei padroni contro gli schiavi? Si è mai assistito ad uno sciopero di metalmeccanici perché il loro contratto era troppo vantaggioso? O alla scena di un pedone che inveisce nei confronti di un automobilista perché si ferma sulle strisce? Voi però, donne, cercate di essere meno rompi……! Non bisogna avere paura di impazzire, ma di rimanere normali con questa paura. Seguite i consigli del dott. Policreti. Io sono solo un diversivo…! Raffaela Trequattrini

Ospedali, infermieri&medici Ospedale di Terni. Omettiamo il reparto: il discorso è generale. Un’infermiera entra in una stanza. Cortese, il giusto distacco professionale, conosce bene il suo lavoro, così come lo conoscono i suoi colleghi, che sanno spostare dalla barella al letto un ferito senza fargli male, fare un’endovena senza ridurgli il braccio a un colabrodo bluastro, fare iniezioni con rapida e indolore efficacia. E tuttavia … Qualcosa nella loro preparazione manca: entrano facendo rumore, parlano a voce alta, svegliano il paziente assopito gridandogli nell’orecchio. Badate: non è né arroganza né indifferenza: basta rivolgere loro una richiesta per accorgersi della loro grande disponibilità. Il fatto è che nessuno, durante il training che hanno avuto, deve mai avergli spiegato che il modo

6

in cui ci si accosta psicologicamente ad una persona che soffre, e talvolta molto, è non importante, ma essenziale. Queste ragazze piene di buona volontà, semplicemente ignorano che svegliare un malato di soprassalto, accendere all’improvviso l’accecante luce centrale durante la notte, fare rumore, nuoce alla salute del ricoverato anche se poi, come accade, le cure prestate sono accurate e precise. Si potrebbe pensare ad un semplice deficit di informazione. Purtroppo si tratta invece di un deficit filosofico, ed è ben più grave. “L’ospedale non è un albergo” si dice. Giusto. Non ci si va per divertirsi e infatti non ci si diverte affatto. Ma l’idea perniciosa che sottende questo pensiero è che in fondo, dato che è un luogo di sofferenza, il soffrirci sia giusto, oltre che inevitabile.

Accanto a questa idea, già in sé inammissibile nel suo implicito sadismo, c’è quella, perniciosamente ignorante, che il corpo e lo spirito siano cose diverse e che quindi dove c’è un preciso disturbo fisico, della psiche ci si possa non occupare. Sono più di 50 anni che sappiamo tutti che non è così e sarebbe ora che ci si svegliasse anche all’Ospedale di Terni. Tanto più quando il modo di fare degli infermieri è adottato anche da qualche medico (pochi, per fortuna) il quale non ha la scusa del “non me l’avevano spiegato”, che con ragione può invocare l’infermierina appena assunta. L’ho visto fare; e lo propongo alla riflessione di chiunque ritenga che la struttura sanitaria abbia come funzione principale, il fare star meglio la persona, tutta intera e qualsiasi tipo di male abbia. Quisque De Populo

La ECOGREEN s.r.l. svolge attività di CONSOLIDAMENTO di scarpate e pendici rocciose effettuando i seguenti interventi: - ispezione di pareti rocciose di qualsiasi natura e acclività - disgaggio e demolizione di ammassi rocciosi di qualsiasi dimensione - posa in opera di reti metalliche paramassi - placcaggio di superfici rocciose fessurate ed instabili - posa in opera di barriere paramassi Nel campo dell'ingegneria naturalistica la ECOGREEN s.r.l. ha acquisito una significativa esperienza nell'utilizzo di tecniche di idrosemina potenziata, di invecchiamento accelerato delle rocce e di interventi di consolidamento delle scarpate con l'utilizzo di talee vive e/o morte.


C omunicazione Un film autoprodotto Primo passo LA TELECAMERA Per poter girare un film naturalmente la prima cosa che occorre è la telecamera. Esistono in commercio 2 tipi di telecamere; quella digitale e quella a pellicola. Premesso che da sempre nel cinema è utilizzata la telecamera a pellicola, negli ultimi anni si è visto un sempre maggior numero di registi che adottano la scelta del digitale. Questo innanzitutto per ridurre i costi. Una pellicola da un’ora, costa diversi milioni di vecchie lire; considerando che per girare un film, ogni scena richiede minimo di essere girata una decina di volte, possiamo dedurre che un film di un paio di ore, costi, in termini di consumo di pellicole, centinaia di milioni. E’ questo chiaramente il maggior problema per chi vuole girare un film contando solo sui propri risparmi. La tecnologia per fortuna è venuta incontro ai cineasti, mettendo a disposizione le telecamere digitali, che hanno costi indubbiamente minori. Per telecamere digitali non intendiamo naturalm e n t e quelle in vendita n e i negozi a

poche centinaia di euro, bensì quelle ad alta definizione (HD). I costi delle HD purtroppo rimangono proibitivi per un ragazzo che vuol girare un film senza una produzione alle spalle. Si può allora scendere ancora più in basso, raggiungendo un ottimo compromesso qualità/prezzo, acquistando le telecamere digitali a 3 CCD. Ce ne sono diverse in commercio, i costi si aggirano sui 3000 - 4000 euro. Queste telecamere hanno una qualità decisamente buona, difatti vengono usate senza problemi per riprese televisive. Purtroppo per il cinema sono un pochino inadatte, visto che nel grande schermo, allargando molto l’immagine, perdono di definizione. Altro problema che si riscontra per girare un film, è il modo di registrazione. In quelle a pellicola la telecamera registra 24 fotogrammi al secondo. Significa che in un secondo la telecamera registra 24 immagini fisse che poi, messe in sequenza, danno l’immagine del movimento. Per gli amanti della matematica diciamo che la telecamera ogni 4 decimi di secondo registra un’immagine. Nelle telecamere digitali non si adotta questo sistema, bensì il 50

semiquadri interlacciato. In pratica ogni cinquantesimo di secondo la telecamera registra un semiquadro. Premesso che le immagini sono formate (nel digitale) da 720 linee orizzontali e 576 verticali, per farvi capire cos’è un semiquadro, faccio questo esempio. Prendiamo un quadro: sì, esatto, un quadro dipinto da un pittore, dividiamolo in 720 linee orizzontali e numeriamole da 1 a 720. La telecamera al primo scatto registra solo le linee orizzontali dispari (1, 3, 5, 7 ecc). Lo scatto dopo registra solo le linee pari (2, 4, 6 ecc). Immaginiamo di guardare attraverso una tapparella: si vedrebbe un’immagine fatta a strisce: ecco è la stessa cosa. Questo significa che nel primo scatto la telecamera riprende una porzione di spazio fatta di 360 righe dispari (720 linee orizzontali diviso 2), nel secondo scatto riprende le 360 righe pari. C’è una leggera differenza tra la pozione di spazio che viene registrata ogni cinquantesimo di secondo, ma la velocità con cui si alternano, fa sì che l’occhio umano non la veda. Questo sistema purtroppo dà alle immagini una sorta di freddezza nei movimenti, che nulla ha a che vedere con la pellicola. Le immagini della pellicola sono molto più pastose, morbide nei movimenti, proprio per via del sistema di registrazione. Per ovviare a questo problema che si riscontra nel digitale, la Panasonic ha creato una telecamera che non utilizza il sistema interlacciato bensì il progressivo a 25 fotogrammi al secondo. C’è questa lieve differenza rispetto al cinema: 25 fotogrammi al sec contro i 24 fotogrammi al sec della pellicola. La telecamera di cui parliamo è la DVX 100. In America la DVX 100 invece utilizza il 24 fotogram/sec consentendo immagini veramente simili alla pellicola. Quel fotogramma in più al secondo crea una sorta di scia alle immagini: è come se su un rullino da 24 foto ne scattassimo 25. La fine di una foto andrebbe a sovrapporsi con l’inizio della seguente. La sovrapposizione di immagini crea questa scia. In ogni caso, per chi vuole fare cinema a costi contenuti consigliamo questa telecamera che costa sui 4000 euro, che è poi adatta per riversare il film in pellicola, malgrado la piccola differenza del fotogramma in più. Andrea Sbarretti

Preferi sco Il vocabolario della lingua italiana alla voce Eroe definisce: chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità, fino al cosciente sacrificio di sé, per una ragione o un ideale ritenuti validi e giusti. In altre parole, il Gabibbo. Moderno Ulisse, Robin Hood dei nostri giorni, Egli se ne va in giro per l’Italia a smascherare truffe, sperperi, inganni e nefandezze orditi ai danni dei più deboli. Certo, a differenza di quegli antichi eroi, il Gabibbo non rischia di suo, ha le spalle ben protette, ma questo non conta, l’importante è che tutti siano messi in guardia sugli orrori dell’Italia nostra. Falsi guaritori, maghi senza licenza, amministratori disonesti, tutti alla gogna, tutti esposti al pubblico ludibrio! A pensarci bene, il Gabibbo è più di un semplice eroe, e perciò ne propongo la beatificazione. Santo subito!, suggerisce qualcuno.

beato

E no, Santo non è possibile, per ora solo Beato. Perché per esser Santi bisogna essere puliti, candidi come le anime del Paradiso. Il Gabibbo, invece, un piccolo neo ce l’ha, una macchiolina nera che deturpa la sua verginità. Mi riferisco alla storia di quella Banca… Non ricordate? Vi rinfresco io la memoria. Qualche tempo fa, i correntisti della nota Banca XYZ (uso le incognite perché dalle nostre parti, se vedi uno che ruba e gridi Al ladro!, ti becchi una denuncia per violazione della privacy) si accorsero di alcuni ammanchi sui propri conti. Chieste spiegazioni, scoprirono che la XYZ, in preda ad un slancio di generosità, aveva devoluto in beneficenza parte dei soldi depositati presso le proprie casse. Tutto ciò, ovviamente, all’insaputa dei correntisti, che di quei soldi erano gli unici legittimi proprietari.

In molti si rivolsero al Gabibbo, certi che un fattaccio del genere non se lo sarebbe lasciato sfuggire. In molti stanno ancora aspettando, certi ancora in cuor loro che giustizia prima o poi sarà fatta. Perché il Beato Gabibbo non li deluderà, perché Egli non è vile e non prende di mira solo i pesci piccoli. No, no! E’ solo questione di tempo, bisogna aspettare il proprio turno, perché quel Beato ha questioni ben più importanti per le mani, come le dissestate strade di quel paesino vicino Milano o gli impuniti cani randagi che, sprezzanti del divieto di accesso, continuano ad aggirarsi per i giardini della Reggia di Caserta (orrore!). E allora, pazientate gente, pazientate! E vedrete che, fra qualche lustro o decennio (un batter di ciglia, a confronto con l’Eternità) soddisfazione l’avrete anche voi! Monica Tarani

Agenda setting: oggi parlate di... La teoria dell’Agenda Setting viene proposta dai sociologi statunitensi Donald L. Shaw e Maxwell McComb verso la fine degli anni Sessanta. Questa tesi si basa sull’idea secondo cui il pubblico di massa viene condizionato dai media nella scelta degli argomenti da prendere in considerazione. La gente, secondo la teoria, tende ad includere o ad escludere dalla propria attenzione gli stessi argomenti che i media inseriscono o meno nei propri contenuti. Di conseguenza, lo stesso pubblico assegna ai vari argomenti in agenda, un’importanza che riflette l’enfasi con cui lo stesso argomento è stato proposto su giornali e tv. In definitiva, il pubblico viene condizionato dai media su due grosse aree: l’ordine del giorno, cioè gli argomenti da trattare, e la priorità con cui essi devono essere considerati. Tuttavia, l’Agenda Setting non vuole persuadere il pubblico ad avere una determinata opinione, ma soltanto ad avere un’opinione su una lista di argomenti. Come tutte le teorie sulla comunicazione, anche questa genera molteplici riflessioni, le quali sembrano partire tutte da due diverse tipologie di approccio. Il primo è quello che possiamo definire integrato, per dirla alla Umberto Eco, secondo cui la comparsa e la scomparsa sui media delle notizie è un fatto necessario e utile. Necessario perché i media devono seguire l’attualità degli avvenimenti nel loro corso naturale. Utile perché permette al pubblico di esperire realtà attuali

che senza i media non avrebbe mai potuto conoscere. Il secondo approccio è invece più critico, apocalittico, direbbe Eco: i media, consapevoli del proprio potere di influenza, propongono all’opinione pubblica soltanto alcune notizie, oscurandone invece altre di cui è meglio la gente non discuta. Il tutto per distrarre l’attenzione da problematiche scomode. Questi due approcci sono più che mai presenti nell’attuale società ipermediata, e riscontrabili ad esempio nell’impaginazione di giornali e tg. All’approccio integrato appartengono in particolare i cosiddetti eventi mediatici, che compaiono sui media fino all’inflazione, e poi scompaiono per far posto ad altri avvenimenti. Ad esempio, oggi nessuno parla più della morte di Giovanni Paolo II, dello tsunami, della mucca pazza o della Sars, semplicemente perché i media non lo fanno. All’approccio apocalittico

invece appartengono tutte quelle notizie che riguardano governi o interessi privati, tolte dall’attenzione pubblica perché scomode. La bocciatura della Costituzione europea da parte di Francia e Olanda (fatto gravissimo per l’UE) è apparsa sui media soltanto fino al giorno dopo. Poi, scomparsa. Nessuno oggi parla più delle negligenze del servizio di sicurezza americano dell’11 settembre, oppure delle armi che i governi europei vendono ai paesi mediorientali. Senza contare che molte notizie vengono addirittura censurate. In conclusione, mentre quest’ultimo approccio rimanda all’annosa e orwelliana questione della libertà di accesso alla verità, il paradigma integrato viene visto dai più in un’accezione positiva, perché lascia al pubblico una certa libertà di scelta dei temi. Ma siamo davvero sicuri che trattare argomenti suggeriti e impacchettati da altri sia completa libertà? Massimo Colonna

7


A

G

E

N

D

Ve r s o u n p i e n o s v i l u p p o d e l l ’ A g e n d a 2 1 c o m u n a l e Stanno entrando sempre di più nel vocabolario delle amministrazioni, dei tecnici, ma anche nelle relazioni territoriali varie denominazioni come sviluppo sostenibile, ed in particolare Agenda 21. Agenda 21 è uno dei risultati del Summit mondiale di Rio del ’92 sullo sviluppo e ambiente. Possiamo pensare ad Agenda 21 come un laboratorio di sperimentazione per poter essere sempre di più in grado di interrogarci a livello locale, su quali siano le necessità, le criticità, i fabbisogni collettivi e per condividere in una logica di corresponsabilità tra istituzioni, tecnici, organizzazioni, imprese e cittadini, le condizioni, gli obiettivi e le azioni per rendere praticabile uno sviluppo sostenibile. Uno sviluppo attento all’uso corretto delle risorse, alla tutela dell’ambiente e del territorio in cui viviamo, alla qualità gestionale e sociale, nonché della efficienza delle imprese, al miglioramento della qualità della vita e del benessere, all’equità nell’accesso ai servizi pubblici e collettivi, e altro ancora….. Ag21 può anche essere una ulteriore opportunità per migliorare le pratiche partecipative e di concertazione. Un processo, quindi, che si inserisce nelle dinamiche attuali di ogni realtà territoriale, per valorizzare l’esistente, ma anche proporre valutazioni critiche o correttivi e integrazioni alle politiche e ai programmi in atto. Il risultato dovrebbe essere duplice: apprendere insieme come gestire problemi molte volte complessi e di non facile soluzione, e dall’altra proporre risultati, attraverso l’elaborazione di un Piano comunale di sostenibilità, con precise azioni, tempi, soggetti responsabili, risorse. Agenda 21 S.Lo.G.A.N. (Sviluppo Locale Governo Ambientale Narni) è l’Agenda 21 Locale che il Comune di Narni ha attivato fin dall’estate 2003.

Nel corso di questi mesi si è svolta una serie di iniziative che possono essere comprese in questo processo. A partire dal convegno di presentazione del Forum d’Area della Conca Ternana che si è svolto presso la Rocca Albornoz il 1° luglio 2003, come primo step di un processo iniziato con la partecipazione diretta all’Agenda 21 Conca Ternana. Da tale adesione sono scaturite, anche grazie al processo Agenda 21 provinciale, una ricerca analitica sulla stampa locale delle tematiche ambientali, una serie di incontri di gruppi istruttori a livello preliminare ed un questionario a carattere provinciale svolto su un campione di circa 150 cittadini narnesi sulle problematiche dello sviluppo sostenibile. Ciò ha portato ad una serie di pubblicazioni relative ai risultati raggiunti, come la mappatura dei progetti in corso ed in programma e delle criticità territoriali. Si è poi proseguito organizzando altri eventi. La Settimana delle città ecosostenibili (settembre 2003), di concerto con il Comune di Terni, la Provincia di Terni e la Regione dell’Umbria, in occasione della quale si è svolta anche la presentazione della bus-navetta a servizio

del centro storico di Narni e del Parcheggio degli Orti. Vivere il Nera (marzo 2004), meeting europeo di scuole a confronto sulla didattica ambientale e sviluppo sostenibile, nell’ambito del progetto VERSOS, in collaborazione con il Comune di Terni e le scuole del comprensorio ternano. In un’ottica di coinvolgimento e di azioni partecipative, è da menzionare anche il Contratto di Quartiere II, che ha visto, nello spirito proprio di Agenda 21, la collaborazione e la condivisione da parte dei cittadini interessati nella stesura del progetto presentato alla Regione; tutto questo adottando azioni innovative riguardo all’esercizio di poteri decisionali come convocazioni, assemblee, messaggi ed esperienze dirette. È da mettere in evidenza, inoltre, l’attività svolta all’interno dell’Agenda 21 Provinciale, con la partecipazione al Forum ed ai vari incontri preliminari, nonché il ruolo svolto nella Commissione Permanente Provinciale per lo Sviluppo Integrato e nei vari Tavoli di Concertazione. Tra questi ultimi, è da ricordare, in particolare, quello sulla Sicurezza, Innovazione e Qualità (suddiviso a sua

GIORGIO DE LORENZI Esperto di finanza e commercio estero ha ricoperto incarichi direttivi in società e banche internazionali. Fondatore e vicepresidente esecutivo delle associazioni bi nazionali Italia Argentina e Italia Cile è consulente di organismi internazionali. Docente di marketing internazionale, giornalista, è autore di numerosi articoli e saggi sull’economia e politica dei paesi sud americani.

8

CEDAM

volta nei sotto-tavoli del Welfare, della Filiera Agroalimentare e del Sistema Produttivo), per il quale il Comune di Narni ha assunto una funzione di capofila e di coordinamento. Per quanto riguarda il processo Agenda 21 SLoGAN, in particolare, dall’autunno 2004 si è avuto un nuovo impulso verso questo strumento innovativo. Dopo aver coinvolto l’apparato dell’Amministrazione Comunale per assicurare una più ampia informazione e comunicazione anche tra i diversi uffici della stessa, si è dato vita al Gruppo Promotore. Questo è composto da associazioni ed organizzazioni di categoria, del terzo settore ed ambientaliste, semplici cittadini ed ha il compito di contribuire a strutturare ed organizzare il Forum Civico, cercando, nel contempo, di coinvolgere in maniera attiva e più ampia possibile la cittadinanza intera nel processo che è in atto. A distanza di diversi mesi, l’attività del Gruppo Promotore ha prodotto una serie di analisi sulla comunità territoriale narnese: cause della situazione socio-economica-ambientale del territorio, condizioni attuali e scenari probabili, proponendo

anche soluzioni a specifici problemi dell’area. Si sono istituiti anche dei gruppi di lavoro tematici come, ad esempio, quello sull’energia, che ha preso forma in occasione del recente congresso svoltosi a Narni dal titolo Buone pratiche per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili nella Provincia di Terni ed organizzato sempre in ambito AG21 SLoGAN. Ancora. Grazie a questo strumento di partecipazione e di condivisione, si è messo a conoscenza della cittadinanza il Bando Ob. 2 Misura C4 dando la possibilità di intervenire alla stessa con progetti co-finanziati in ambito culturale, ambientale e turistico. Infine, la recentissima istituzione del Forum Civico dal titolo Un futuro sostenibile per Narni - Partecipazione è Sostenibilità tenutosi presso il Parco dei Pini a Narni Scalo. È stata un’occasione di incontro e confronto tra cittadini, istituzioni, associazioni, organizzazioni ed imprese del territorio sui temi della qualità dello sviluppo. Rappresenta il punto di partenza di un processo di partecipazione per tutti quei soggetti che, secondo lo spirito proprio di Agenda 21, intendono esprimere suggerimenti, informazioni, punti di vista sulle problematiche locali, apportando conoscenze, idee e competenze che possono contribuire ad elaborare il Piano Comunale di Sostenibilità. Traguardo, questo, importante tanto quanto la stesura (con relativa presentazione) del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente del Comune di Narni. Questo, infatti, si presenta, oltre che come occasione di bilancio dell’Amministrazione, anche come uno degli strumenti più efficaci per una programmazione economica, sociale ed ambientale del territorio stesso. Che, grazie al processo proprio di Agenda 21, sarà anche partecipata e condiviGianni Di Mattia sa. Assessore all'Ambiente del Comune di Narni

Il libro tratta le nuove frontiere del marketing internazionale in funzione delle moderne tecnologie di comunicazione e della globalizzazione accelerata dei mercati economico-commerciali. L’autore enfatizza il portato rivoluzionario della telematica che ha orizzontalizzato e reso uguale l’accesso alla informazione e ridotto le distanza da misurasi in tempo e non in metri. Capitoli sono dedicati alla finanza export innovativa con particolare riferimento al project finance ed alla improcrastinabile necessità di modificare il profilo esportatore italiano troppo mercantile aumentando la componente immateriale di tecnologie assistite da capitali e know how.


A

2

1

L’ i m p e g n o d i A s s i n d u s t r i a Te r n i p e r l ’ a m b i e n t e Il mondo imprenditoriale ha maturato, in special modo negli ultimi anni, un crescente interesse per il tema della conservazione dell’equilibrio ecologico, che in effetti rappresenta una complessa questione di crescente e generale rilevanza. Inserendosi in questo filone, Assindustria Terni ritiene che le iniziative in corso sul tema dell’Agenda 21, volute dalla Provincia di Terni e dai maggiori Comuni che in essa insistono - Terni, Orvieto, Narni - rivestano certamente una grande importanza ed un notevole interesse, anche culturale. In effetti, organizzazioni come le nostre, rappresentative dei soggetti economici, sono oggi consapevoli della necessità, sempre più stringente, di perseguire uno sviluppo sostenibile, ossia di porsi obiettivi generali che puntino a limitare il consumo delle risorse territoriali, a privilegiare il riuso dei materiali e ad utilizzare a tal fine tutte le opportunità della ricerca e della tecnologia. La situazione della Provincia di Terni si caratterizza per un contesto ambientale complessivamente in buone condizioni, sia pur con ambiti nei quali le criticità sono più consistenti, nel quale la qualità della vita è da ritenersi, come in effetti unanimemente riconosciuto, ampiamente soddisfacente. Le discrete condizioni di partenza, tuttavia, non esimono le attività produttive dalla continua tensione al miglioramento delle condizioni ambientali, alla continua ricerca di un assetto produttivo sempre più efficiente e pulito, nell’orizzonte del modello di sviluppo sostenibile. Un atteggiamento, questo, che non può che fondarsi sulla consapevolezza della necessità di tutelare l’ambiente e porre grande cautela nell’uso dei beni non riproducibili, articolato intorno ai concetti di salva-

guardia, riuso e, dove possibile, ripristino delle risorse consumate, oltre che di riduzione e controllo dei fattori inquinanti. Molto interessante risulta l’aspetto dei riflessi delle politiche ambientali nella gestione aziendale. Numerose aziende, infatti, hanno compreso l’importanza della nuova opportunità rappresentata dai sistemi di gestione ambientale. Significativo, in questo campo il caso delle aziende che, attraverso le certificazioni ambientali ISO 14001, si impegnano a realizzare risultati più avanzati del mero rispetto degli obblighi di legge in materia di ambiente e sicurezza. In quest’ambito va sicuramente ricordata l’attività di diverse aziende operanti nel comprensorio ternano-narnese. L’Associazione industriali è attivamente impegnata nel favorire e promuovere tali iniziative, attraverso la sua costante opera di informazione e formazione nei confronti delle imprese e dei giovani sulle problematiche ambientali, sugli obblighi e gli adempimenti di legge e sulle nuove tecnologie disponibili. Basterà, a tal fine, ricordare gli innumerevoli seminari,

le indagini, le pubblicazioni e le ricerche, attinenti alla materia ambientale ed allo sviluppo sostenibile, direttamente promossi o ai quali Assindustria partecipa in collaborazione con enti pubblici o soggetti privati. Siamo convinti che per assicurare il successo del processo di Agenda 21 occorrano, soprattutto, concretezza e pragmatismo. Per ogni indirizzo politico o proposta per azioni di governo che emergeranno e che possano incidere negli iter già avviati per la definizione dei progetti di sviluppo territoriale, si dovrà necessariamente tenere conto delle scelte già effettuate e della programmazione delle risorse disponibili effettuata dagli Enti pubblici. La costruzione delle Agenda 21 locali, dunque, potrà avvenire proficuamente soltanto se sarà ancorata alle modalità ed ai tempi di attuazione dei piani e programmi già definiti, evitando duplicazioni dei lavori ed inutili appesantimenti burocratici. Questa dunque la nostra visione della tematica dello sviluppo sostenibile e questi i nostri princìpi ispiratori, sulla base dei quali contribuiamo alle attività da tem-

po avviate nel nostro territorio, tra le quali spicca il progetto “Agenda 21 S.Lo.G.A.N.”, del Comune di Narni. Assindustria Terni ha fatto parte del Gruppo Promotore ed ha favorito l’adesione di numerose aziende ad essa associate - Alcantara, Tarkett, Calce S. Pellegrino, Edison, Bayer Polymers Sheet, A&I, CM2 - anche al Forum Civico di Agenda 21 svoltosi a Narni Scalo lo scorso 25 giugno. Continueremo su questa strada, in maniera convinta, rinnovando la nostra disponibilità ed il nostro impegno cercando di svolgere al meglio un ruolo di coordinamento della partecipazione ad Agenda 21 locale delle aziende già coinvolte e di altre che potranno essere interessate. Alberto Cari Assindustria Terni

Si ringrazia, per la cortesia e per la preziosa collaborazione, il dott. Francesco Meschini.

B usiness w r itin g

Già da tempo in America è in voga una forma di scrittura professionale chiamata business writing. Applicata in molteplici discipline, nel marketing il business writing è una tecnica finalizzata alla presentazione delle aziende in modo funzionale ed incisivo rispetto ai loro obiettivi di penetrazione del mercato o di consolidamento della propria immagine. Anche in Italia questa innovativa strategia di comunicazione sta prendendo sempre più piede, ma per una piccola o media impresa che opera a livello locale non è facile trovare il canale atto a diffondere un certo tipo di messaggi. Nelle piccole testate, infatti, o nelle pagine locali dei quotidiani, non esistono figure specializzate nella scrittura di redazionali pubblicitari. Ma prima di entrare nel merito della nostra proposta, vorrei chiarire con esattezza cosa intendiamo per redazionale pubblicitario. Come tutti sappiamo, per incrementare le quote di un’azienda esistono svariate politiche, da valutare di caso in caso, secondo alcuni parametri di base: l’attuale posizionamento sul mercato, le possibilità di investimento, il target (o i target) di riferimento e gli obiettivi. Negli ultimi anni abbiamo assistito a svariati spot televisivi nei quali gli imprenditori in prima persona (come Giovanni Rana, il re del tortellino; Ennio Doris, fondatore della banca Mediolanum; i fratelli Gancia, produttori dell’omonimo spumante), condividono con il pubblico i successi e le prospettive dell’azienda, instaurando una sorta di dialogo con i potenziali utenti o consumatori che vengono in tal modo resi partecipi e protagonisti rispetto agli obiettivi aziendali. Il redazionale pubblicitario va dunque interpretato come la volontà di trasformare il lettore da soggetto passivo a parte integrante e fondamentale per lo sviluppo dell’impresa la quale, diffondendo notizie ed informazioni di carattere interno, cerca di trasmettere le sue motivazioni al pubblico per coinvolgerlo nelle proprie aspettative di crescita. La Pagina e Oblò propongono agli imprenditori locali che puntano sulle nuove strategie, l’acquisto di appositi spazi ed una consulenza altamente qualificata nel business writing. Raffaela Trequattrini, Comunicazione e Progresso

9


The Light Spirits

Come è nato il gruppo? Il gruppo nasce nell’ottobre del 2000, quando il gestore di un pub ternano mi chiese aiuto per la festa di Halloween. All’epoca si era appena sciolto un gruppo, cui avevo collaborato, The Spirits of Island. Decisi allora di convocare Sabrina Mameli (violinista), Carlo Pellerucci (flautista), Maurizio Chiani (chitarrista), componenti del gruppo disciolto, e Beatrice Cavalletti (voce solista). Così nacque l’idea di portare avanti il nuovo gruppo, e di chiamarlo appunto The Light Spirits. Poi abbiamo iniziato a frequentare le séisiùn di musica irlandese di Milano, ed in quell’occasione abbiamo conosciuto Patrick McLoskey e Luca Giacometti (ora coi Modena City Ramblers). Alla prima session da noi organizzata a Labro, Pearse portò con lui Dominic Ronayne, allora ancora impegnato coi “Blackstonefolk”, gruppo di riferimento nel genere a Milano. E’ stato l’incontro decisivo: da allora la collaborazione con Dominic si è fatta sempre più intensa e feconda, e dopo il suo trasferimento in Umbria, è entrato in pianta stabile nel gruppo. Dopo l’allontanamento degli altri musicisti locali, si sono aggiunti Donald Grieve, scozzese, e Angela Preiss, australiana, permettendoci di

10

Programma dell’estate - 16 luglio al Festival Fiumalbo Celtica di Fiumalbo (MO) - 29 luglio a Giove (TR) con Irish Fairy Tales inseme a M.G. Giuli - 23 luglio ad Attigliano (TR)

affrontare un pubblico sempre più esigente e palchi sempre più impegnativi. La vostra si può definire musica celtica? Questo è senz’altro un equivoco da eliminare. Se vogliamo usare il termine celtica per definire la musica proveniente dalle aree di influenza degli antichi popoli Celti, vale a dire Irlanda, Scozia, Bretagna e Galizia, per comodità, ci sta ancora bene. In realtà la musica celtica, nel senso di musica dei Celti non esiste; non se ne hanno tracce storiche. Quella che noi suoniamo è musica folk, proveniente dalla tradizione irlandese e scozzese. Attualmente il movimento New-Age ha incluso le tradizioni musicali di tutto il mondo, per farne un’operazione sostanzialmente commerciale. Così facendo ha però sterilizzato la tradizione.

Che tipo di rapporto ha Terni con la musica celtica? Terni è una città né peggiore né migliore di qualsiasi altra. L’unica differenza è che a Terni (e dintorni) noi ci viviamo, e si sa che nemo propheta in patria. I primi successi veri e propri li abbiamo avuti fuori dalla nostra città. The Light Spirits sono molto conosciuti, in particolare a Salerno, Torino e Milano. Tuttavia dobbiamo ammettere, che qualche cosa comincia a muoversi anche qui, per quello che ci riguarda; anche se dopo diversi anni di attività, pur con qualche difficoltà, l’attenzione verso di noi sta crescendo. Come si è avvicinato alla musica celtica? Forse è stato il contrario: è stata la musica irlandese ad avvicinarsi a me quando avevo 15 anni, e da allora non ho più perso i contatti. L’interesse per la musica è sempre

stato centrale nella mia vita: non solo il folk, ma anche jazz, blues, rock e classica. La musica irlandese mi piace molto, ma ugualmente amo il folk italiano. Lavori in corso? In questi giorni stiamo registrando un CD con le fiabe irlandesi che abbiamo raccolto e trascritto per un’idea di Maria Gabriella Giuli, musicista ternana con la quale collaboriamo sempre più spesso. Abbiamo portato in giro lo spettacolo per un anno e mezzo in duo (lettura e chitarra acustica), poi la Biblioteca Comunale di Terni ci ha dato l’occasione di allestire uno spettacolo più completo, con il gruppo e con la proiezione di illustrazioni originali: la risposta del pubblico è stata molto buona e quindi intendiamo continuare a proporlo. Stiamo anche lavorando al primo cd di questa formazione. Massimo Colonna Francesco Bassanelli

- Fine agosto (data da confermare) Campello sul Clitunno - Primi di settembre (data da definire) Irish Festival di Salò. Ulteriori informazioni e/o variazioni su www.thelightspirits.net Franco Bordoni conduce anche una trasmissione radiofonica su MEP Radio Organizzazione, di Rieti, dal titolo A Taste Of Celt, che può essere seguita su internet all’indirizzo www.mepradio.it tutte le domeniche tra le 21:00 e le 22:30. Le foto del servizio sono di Stefano Rossini (www.stefanorossini.it). Chiunque volesse avere informazioni può scrivere all’indirizzo thelightspirits@tiscali.it


LABRO E IL SUO CASTELLO Sopra il lago di Piediluco, con il monte Terminillo che domina alle sue spalle, sorge il paese di Labro. La sua pregevole caratteristica è quella di aver saputo coniugare in una magica armonia di elementi storici, architettonici e naturali, le bellezze di un territorio dalle enormi potenzialità. Grazie a questa caratteristica Labro permette ai turisti, numerosi, soprattutto dal Nord Europa, di immergersi in uno stupendo paesaggio medioevale. I boschi evocano la fauna tipica della foresta appenninica, preda di antiche battute di caccia: cervi, cinghiali, caprioli e uccelli. Laghi e torrenti pullulano ancora come un tempo di gamberi e trote. Chiese, conventi e monasteri richiamano la sacralità di questi luoghi, nei quali tanti monaci e santi, nei secoli, hanno cercato rifugio per meditare e pregare. Al centro del paese si trova il castello Nobili Vitelleschi, costruito dall’omonima famiglia nella metà del X secolo. L’atmosfera che si respira al suo interno consente al visitatore di fare un tuffo nel passato e di vivere in prima persona alcuni momenti magici di storia, arte e cultura. Tutto è rimasto come un tempo. Le vecchie cantine, oggi trasformate in un pub gestito dagli stessi proprietari del castello, offrono a loro volta la possibilità di trascorrere serate in un ambiente particolare e profondamente suggestivo. E’ possibile visitare il castello o affittare le sue sale per cerimonie e banchetti. Si affittano anche i locali del pub, L e C a n t i n e , per feste private. Inoltre, chi volesse essere informato sulle serate di musica dal vivo organizzate dal pub, può contattare i seguenti recapiti:

Tel. 0746.636020 sinibaldonobili.v@aliceposta.it

e L

C

e n ti n a

11


O ttavio G igliotti Conversazione con Giulio Viscione e l’autore La Provincia di Terni per la cultura

ACHILLE

La mostra Achille di Ottavio Gigliotti ci ha permesso di apprezzare alcune opere di questo artista formatosi nel locale Istituto d’Arte. Scuola questa fondata da Aurelio De Felice nel 1962 e che, come ricorda il preside Viscione, chiamato a presentare la mostra, era ed è molto apprezzata per la buona qualità del suo insegnamento. Gli anni della formazione di Gigliotti erano anni in cui nelle nostre aule si respirava un’atmosfera di grande creatività - ricorda il preside - ed a guidarci nelle nostre riflessioni sull’arte e sul suo signi-

ficato avevamo tra gli altri Eugenio Battisti, Carlo Giulio Argan, Nino Di Salvatore... Ma chi dava le linee guida all’Istituto d’Arte? De Felice - dice il professor Viscione - aveva idee chiare sul come indirizzarlo. La Scuola per lui era Bottega e Fucina. Era una costruzionearchitettura in cui i docentiartisti avessero studi per lavorare accanto alle aule, intese come sale in cui “operare” insieme agli studenti. Non a caso infatti nel ’62-’63 De Felice aveva contattato Le Corbusier per progettare la scuola ternana (si dice in

La Provincia di Terni per la cultura

serigrafie - forme in evoluzione nello spazio

cambio di un quadro di Orneore Metelli, scambio che non si è mai realizzato). Ottavio Gigliotti la frequentava insieme ad altri validissimi colleghi ed ha iniziato qui la sua sperimentazione su superfici bidimensionali per creare l’illusione di un terza dimensione. Partono perciò da lontano le sue ricerche, di cui abbiamo qualche esempio nella mostra ternana. Questa si snoda in una serie di elementi - serigrafie e forme nello spazio appartenenti ad uno stesso impulso creativo. Lo stesso autore, chiamato a parlare sul ruolo di Terni nella sua formazione, conferma il momento magico da lui vissuto nell’Istituto d’Arte che proprio allora esprimeva al meglio l’equilibrio perfetto tra struttura, professori ed alunni. Fu proprio durante una delle “Settimane Sperimentali” che, ricorda Gigliotti, ebbi la fortuna di incontrare Dino Gavina, uno dei grandi maestri contemporanei, che mi chiamò più tardi a collaborare alla realizzazione del Paravento di Balla. E sempre dalle tecniche apprese a scuola partì poi il mio percorso personale nella serigrafia. E’ proprio in questa scuola, ricorda Viscione, in cui si recuperano le tradizioni della lavorazione del metallo e del legno, uniti con la fonderia artistica che Gigliotti iniziò a fare i primi passi anche tra le “forme nello spazio“ presenti in parte in una delle sale del Centro Socio-culturale di Terni. Ma le opere qui esposte sembrerebbero essere poche. Poche opere - afferma Viscione - per entrare meglio

TUTTO PER IL DORMIRE dal 1933

SINCINI TIT O

materassi - cuscini - reti - brande

PERMAFLEX ENNEREV DORELAN SIMMONS Terni, Via dei Castelli 19 - Tel. 0744422897 (vicino Mercato Coperto)

12

nell’opera. Che nel caso di Gigliotti ha le sue chiavi di lettura nell’Arte Classica con il suo riferimento figurativo. Tuttavia, attraverso le provo-

cazioni degli anni ’60, questo concetto si è scomposto e ricomposto fino ad arrivare a noi ed al nostro consumo d’arte con le sue odierne istallazioni, ormai mescolato indissolubilmente al design. Ora l’arte si “consuma” nel mondo e l’opera d’arte è divenuta altro da ciò che i classici intendevano. Lo spazio stesso è ora inteso come architettura e scultura.

Mi riferisco per esempio al Museo Guggenheim di Bilbao, all’Opera di Sidney in Australia, alle chiese o alle case di Le Corbusier o ai palazzi della Bauhaus di Gropius.

Ed anche alle odierne steli nelle piazze in cui le parti decorative scompaiono del tutto e da cui Gigliotti trae grande insegnamento. E nel parlare di sculture non possiamo fare a meno di nominare la scultura di Gigliotti recentemente collocata davanti alla chiesa ternana di San Francesco. Una scelta bella e coraggiosa - dichiara l’artista - che la città ha molto ben assimilato e lo dimostra il fatto che essa è ancora integra. Sebbene infatti la piazza sia frequentatissima da giovani, l’opera non ha subìto attacchi vandalistici. E’ come se i ragazzi l’avessero adottata. Ne avessero sentito la sacralità seppur nelle sue linee scarne ed essenziali. Questa “lettura” dell’opera scultorea di Gigliotti da parte dei giovani ci fa tornare all’interno dello spazio espositivo in cui un’intera stanza è dedicata alle “forme nello spazio“ di Gigliotti. Negli anni ‘60 la Pop Art – aggiunge Viscione – ci fa vedere l’opera in modo diverso. Ciò avviene perchè essa è la prima espressione originale del mondo e della cultura americana che non ha avuto quelle forti tradizioni culturali essenzialmente figurative tipiche delle nazioni antiche come l’Italia. Gli stessi europei che si sono trovati ad operare lì, da Gropius fino agli italiani contemporanei, forse più famosi all’estero che in Italia (vedi D’Orazio, Burri, Soldati, Severini, ecc.), si sono mossi in modo diverso su quel territorio. Con la Pop Art si riscoprono “cose”, tutte le cose, anche quelle antiche, per dargli altri significati, per

leggerle con occhi diversi. E come si colloca Gigliotti? L’opera qui presentata - illustra il Preside Viscione - è stata prodotta da Gigliotti nel suo laboratorio artistico e serigrafico di Cervia con materiali lucidi in cui si cerca una specularità della forma che si rispecchia nella forma. Una forma che può sembrare decorativa ma non lo è ed in cui l’artista ha inserito elementi che contribuiscono a rendere dinamica l’opera nella staticità della sua forma. Come nelle precedenti operazioni che prendono spunto

da altri artisti (Brancusi, Piero della Francesca, Duchamp, ecc.) e ripropongono le loro opere con interventi che le distruggono e le ricompongono, qui Gigliotti usa il motivo classico, quasi una metopa, per rivisitare e portare su un piano contemporaneo l’opera d’arte. E sebbene il procedimento sia industriale, tuttavia denota una tecnica serigrafica squisita. Una piccola mostra quindi, quella di Gigliotti, ma una grande finestra sulla nostra attuale capacità di fare arte contemporanea. Emanuela Agostini


U ccelliera... PARTE SECONDA La Provincia di Terni per la cultura

La Provincia di Terni per la cultura

Ritratto di Cassiano Dal Pozzo. Olio su tela realizzato nel 1645 circa da Jan van den Hoecke detto il Vanecco.

Il secondo libro da prendere in esame, come già accennato nella prima parte, è Uccelliera..., il quale, stampato a Roma nel 1622 a cura del noto artigiano Andrea Fei, reca la firma di Giovanni (per meglio dire, Gio.) Pietro Olina. Questi nacque ad Aorta Novarese e, dopo aver completato gli studi universitari a Pisa, assunse l’incarico di segretario ed amministratore presso il cavaliere Cassiano dal Pozzo. Fra i due uomini, cioè fra il padrone e il dipendente, si creò anche un rapporto per così dire di tipo culturale, che fu determinante per la creazione del libro Uccelliera... Invero, come ha argutamente sostenuto Francesco Solinas, un profondo studioso cui questa nota è debitrice di numerosi spunti di riflessione ed informazioni, il vero autore, l’autore nascosto dell’opera, è il dal Pozzo. Per comprendere meglio le motivazioni che sono alla base di questa realtà, si rende necessario tracciare un profilo, seppur in rapidissima sintesi, di tale colto ed affascinante personaggio. Nato a Torino nel 1589 da una influente famiglia, il nostro cavaliere, grazie alla protezione di suo zio Carlo Antonio, arcivescovo di Pisa e ministro di Ferdinando I di Toscana, poté formarsi alla corte dei Medici nella quale, attraverso l’impulso dato dai granduchi Francesco I e Ferdinando I, vi era un gran fermento artistico,

letterario e naturalistico. Il Dal Pozzo subì dunque una sorta di imprinting culturale che caratterizzò tutta la sua esistenza: era infatti un uomo raffinato, amante del buon scrivere, dell’arte, dell’antiquariato, dell’archeologia e delle scienze naturali. La comunione di questi impulsi lo spinse a raccogliere le eterogenee espressioni dell’universo (naturalmente, quello allora conosciuto) riprodotte attraverso l’arte grafica e pittorica. Ne scaturì una imponente collezione di opere cartacee (oltre quindicimila fogli) chiamata, appunto, Museum Chartaceum, che raccoglieva i contributi di tre generazioni di pittori, disegnatori, scultori e incisori. Da uomo di cultura, il nostro cavaliere aspirava ad essere ammesso all’esclusivo cenacolo dell’Accademia dei Lincei, fondata dal principe e scienziato Federico Cesi (1588-1657). E per consentire la sua accettazione presentò, come era costume, un saggio delle proprie ricerche, che in questo caso erano condensate nel volume Uccelliera... Al lettore non sarà sfuggito il fatto che l’opera reca la firma dell’Olina, mentre alla stesura partecipò in maniera determinante il Dal Pozzo, che tra l’altro era un competente ornitologo e possedeva un’apprezzabile cultura zoologica. La ragione per cui il nostro personaggio non risulta come autore, bensì come destinatario di una dedica (suo è anche lo stemma che compare sul frontespizio), è da ricercare sostanzialmente in un eccesso di prudenza, necessario per non incorrere in pericolosi giudizi dell’Inquisizione e del mondo ecclesiastico (va evidenziato che egli era un alto prelato, anche se fu tradita la sua aspettativa di ottenere un cardinalato). Fatta questa presentazione dell’autore occulto, passo ad una breve analisi dell’opera. L’Uccelliera... ebbe subito un gran successo imponendosi, per i suoi contenuti, come testo di riferimento per gli avi-

LA PAGINA

coltori e, per la buona valenza artistica dell’apparato iconografico, come il migliore trattato ornitologico. Non meno pregevole risultò la veste tipografica di alcuni esemplari, come ad esempio quello del Cardinale Francesco Barberini conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, caratterizzati da carta filigranata di alta qualità, copertina in vitello e quindici tavole supplementari. Un’altra peculiarità di questa opera, evidenziata da molti autori, è costituita dal fatto che raramente sono riscontrabili esemplari uguali: spesso vi è, infatti, una diversità fra un volume e l’altro, sostanzialmente messa in luce dalle peculiarità della carta e dal numero e caratteristiche delle tavole. Alla luce di quanto precedentemente affermato, il lettore non sarà sorpreso nell’apprendere che il libro è scritto in lingua con uno stile elegante, colto, appropriato, che sa anche esprimere un approccio agli argomenti di tipo scientifico. Oltre alla descrizione delle quarantanove specie ornitiche e delle varie cure da riservare ad esse in cattività, vi è una particolare attenzione alla nomenclatura, evidenziata da una ricerca sia etimologica che dei nomi adottati in vari dialetti italiani. Un’opera, dunque, destinata ad appagare le aspettative dei colti e raffinati componenti delle corti europee, presso le quali si stava consolidando la moda di allevare gli uccelli esotici. L’interesse suscitato dal libro è poi testimoniato dalla presenza di più copie nelle principali biblioteche dell’Europa. Ma dietro a tali successi si cela una verità dal sapore malinconico perché, per la realizzazione dell’Uccelliera, il Dal Pozzo utilizzò l’ordine dato agli argomenti, le informazioni, i brani e i rami de Il Canto degli Augelli, senza mai citare la fonte. E’ben vero che tale malcostume a quei tempi era abbastanza diffuso (allora non esisteva

la tutela dei diritti di autore), ma da un personaggio della sua statura (mecenate di molti artisti, membro di esclusive accademie scientifiche e letterarie, stimato collaboratore del papa Urbano VIII et coetera) mi sarei aspettato un comportamento culturalmente più onesto e coerente. I casi di trascrizione pressoché identica, anche se con l’apporto di qualche correttivo linguistico, sono numerosissimi e, per citare un esempio fra i tanti, basterà raffrontare i capitoletti sul modo di fare il pastone per l’Usignolo. Analoga condizione, come accennato, emerge osservando l’apparato illustrativo dei due libri. Il Dal Pozzo difatti fece riutilizzare le matrici in rame servite per l’opera del Valli. Pertanto, in molte copie dell’Uccelliera vi sono le scene (prevalentemente di caccia) di Antonio Tempesta e le ornitografie di Giovanni Maggi, che corredavano il libro precedente. Per quanto attiene poi alle tavole di quest’ultimo artista, spesso ne vengono utilizzate matrici cancellandone il nome ed anche aggiungendo dei particolari. Va tuttavia evidenziato che il Dal Pozzo fece ridisegnare gran parte delle tavole dal romano Vincenzo Leonardi (1550 - 1648), un valido assistente del Tempesta specializzatosi nella pittura di genere naturalistico. Chi invece curò di trasferire le raffigurazioni sulle lastre di rame che servirono da matrici fu l’assisiano Francesco Villamena (1566? - 1626), un incisore di grande esperienza, caratterizzandosi per il tratto deciso ed anche elegante. A tali operazioni di rifacimento dell’apparato iconografico partecipò anche l’ormai anziano Tempesta, ma è verosimile che solo in qualità di sovrintendente . Dunque, Il Canto degl’Augelli e Uccelliera, due libri simili ma con due diversi destini: il primo, pur nella sua originalità, venne presto dimenticato, e già da molto tempo gli esem-

Canarino sopra una spiga di panico. Questa ornitografia si trova sia su Il Canto degl’Augelli che sull’ Uccelliera.

plari dell’edizione originale sono divenuti introvabili; il secondo costituì un punto di riferimento per gli ornitofili e gli studiosi di allora e delle generazioni successive, e conobbe varie ristampe fra il XVII e il XIX secolo (ancora oggi sono reperibili sul mercato antiquario esemplari a € 4.000 - 5.000). Pur riconoscendo, razionalmente, al libro dell’Olina indubbi meriti letterari (segnalato anche dagli accademici della Crusca), scientifici, artistici, storici e tipografici, provo emotivamente una simpatia ed ammirazione per l’opera del Valli, che senz’altro meritava una sorte diversa. Spero pertanto di essere riuscito, in qualche modo, a rendere giustizia tardiva al nostro illustre conterraneo. Ivano Mortaruolo BIBLIOGRAFIA I. Mortaruolo, Ornitologia e Arte, L’Atomo, Amelia (Terni), n. 10/1979. I. Mortaruolo, Stampe e libri antichi di ornitologia: digressioni e postille, Italia Ornitologica, Piacenza, n. 3/1989. I. Mortaruolo, Note sulle antiche stampe di ornitologia, Pubblicazione a cura del Comune di Narni (TR), aprile 1989 . I. Mortaruolo, Quell’ornitologo tuderte che visse quattro secoli fa, Il Corriere dell’Umbria, Perugia, del 20.10.1990. I. Mortaruolo, Lettere dal Rinascimento, Allò Proposte, Roma, n. 18/1990. I. Mortaruolo, Ulisse Aldrovandi (1522-1605), Atualidades Ornitologicas, Ivaipora (Brasile), n. 50/1992. I. Mortaruolo, Antonio Valli da Todi, Città Viva, Todi (PG), n. 1/1997. C. Napoleone, L’archivio del mondo, FMR, Milano, n. 4/1993. M. Schiavone, I grandi libri illustrati del seicento: “ L’Uccelliera” di G. Olina, L’Esopo, Milano, n. 12/1981. F. Solinas, L’uccelliera, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2000.

Mensile di attualità e cultura

Registrazione n. 9 del 12 novembre 2002 presso il Tribunale di Terni Direzione e Redazione: Terni Via Carbonario 5, tel e fax 0744.59838 Tipografia: Umbriagraf - Terni Consiglio di redazione M. Battistelli, A. Ratini, A. Scalise, G.. Talamonti, S. Tommasi, S. Trastulli, C. Visaggio, G.. Viscione

Direttore responsabile Direttore Antiquitas Arti visive Comunicazione Donna Diritto Ornitologia ed etologia Salus Solidarietà Storia Storia dell’Arte Fotografia Grafica Vignette Marketing e Pubblicità Società Editrice

Michele Rito Liposi info@lapagina.info Giampiero Raspetti raspetti2002@virgilio.it Paolo Renzi naharkum@libero.it Giulio Viscione info@lapagina.info Raffaela Trequattrini raffaelatrequattrini@infinito.it Francesca Capitani francescacapitani@virgilio.it Serena Battisti info@lapagina.info Ivano Mortaruolo ivanomortaruolo@tiscalinet.it Vincenzo Policreti policreti@tin.it Elettra Bertini gluisa40@libero.it Lorella Vignoli vignolilorella@email.it Lucilla Vignoli lucilla.vignoli@email.it Franco Cervelli info@lapagina.info Ilaria Di Martino nfo@lapagina.info James Danieli info@lapagina.info Comunicazione e Progresso s.a.s. - Tel. 0744.59838 Comunicazione e Progresso s.a.s.

www.lapagina.info

info@lapagina.info

13


ANTIMAGO

L’ANGOLO

del

GRANDANGOLO

RASPUS

Divinazione Mesopotamia: culla della divinazione. I Babilonesi credevano che alcuni uomini avessero il dono di indovinare le volontà degli dèi. Queste prime forme di misticismo contagiarono poi molti popoli, anche quello romano, attraverso gli etruschi. Per la superstizione ogni evento terreno, anche il più banale (a Dodona, ad esempio, si interpretava il frusciare del vento tra le fronde delle querce sacre a Giove), poteva prefigurare le divine intenzioni: si trattava solo di intepretarle. E chi poteva tanto? Ma, c’è da dirlo?, solo uomini eccezionali, vicini al sacro, cioè i sacerdoti, iniziati ai misteri, ovvero mistici! Tra le principali tecniche praticate per conoscere: l’astrologia, l’epatoscopia (sono stati rinvenuti deliziosi esemplari di fegatini in marmo usati come campioni da riferimento) e l’interpretazione dei sogni. Il termine greco che indica il potere profetico è manteia, manteia, cioè mania, follia. Non una condizione di follia permanente, ma uno stato di alterazione mentale di breve durata, comunque ispirata dal dio (possessione divina). Per questa condizione è usato anche il termine exstasij, estasi, ovvero uscir fuori di sé, oggi meglio comunicato come trance. Il termine greco profhthj, profeta, significa persona che parla in nome (pro) di qualcun altro. Platone sosteneva che il termine profeta avrebbe dovuto essere riservato a quei sacerdoti che traducevano in modo comprensibile le deliranti espressioni della veggente in stato di trance. La Sibilla di Cuma faceva scrivere responsi su fogli di palma per poi affidarli al vento. La Pizia di Delfi si esprimeva, completamente narcotizzata, con un linguaggio assolutamente incomprensibile, mentre la traduzione effettuata ad usum Delphini (anche se Delfi viene da delfij, delfino, non è da confondere con il primogenito dei re di Francia) dai sacerdoti era chiarissima, subdola ma perentoria, perché ben sapevano quanto e cosa chiedere al fedele penitente ed orante. La capacità di predire avvenimenti futuri o di cogliere la realtà attraverso percezioni extrasensoriali era sentita come un dono proveniente dagli dèi anche nei primi miti greci. Eschilo afferma infatti che Apollo ed Atena donarono i

14

poteri profetici, l’uno a Cassandra, per conquistarne l’amore, l’altra a Tiresia, come compenso della maledizione che lo aveva reso cieco. La capacità di prevedere il futuro, di interpretare il passato e, più in generale, di scoprire verità nascoste (tramite la chiaroveggenza, la precognizione, la telepatia e altri fenomeni simili) fu chiamata dai Romani diuinatio. Il sostantivo diuinatio deriva dal verbo diuinare, predire, connesso con diuinus, divino, nel senso di pertinente a un dio o agli dèi. Il de diuinatione di Cicerone è il testo antico più importante che abbiamo sulle pratiche divinatorie. Da Cicerone (leggere anche de natura deorum e de fato) apprendiamo in che modo Posidonio di Apamea spiegava l’avverarsi dei sogni: nel sonno l’anima dell’uomo comunica o direttamente con gli dèi oppure con un’anima immortale (cioè con uno dei numerosi dèmoni che affollano il cielo al di sotto della luna). Questi esseri divini conoscono il futuro e spesso rendono partecipi della loro conoscenza le anime degli uomini quando non sono gravate dal corpo. Asclepio, dio della medicina, appariva in sogno ai fedeli a Oropo e a Epidauro. La Mesopotamia, terra delle ziggurat, i primi templi di grande mole innalzati verso il cielo, è dunque da sempre culla e centro del mondo. E’ la terra da cui provengono: misticismo, superstizione, divinazione, Alì Baba e i quaranta ladroni. Terra tra due fiumi, terra di fiabe, sogni, ingenuità ma ricca, terribilmente ricca. COPPA TETA

Siamo nel Medioevo. Sulla superstrada riservata ai vip, un fabbro fighetto (Orlando Bloom - e perché no Carla Fracci?) ha una botteguccia dove forgia spade. Che si tratti di una persona fuori dal comune lo dimostra una frase incisa su una trave della bottega: La perequazione nel calcolo stocastico conduce alle variabili aleatorie. Un bel giorno viene rintracciato dal padre, nobile cavaliere, che non ha mai conosciuto e che lo invita a seguirlo nella crociata per liberare il Santo Sepolcro. Dapprima, imbronciato col papà, rifiuta. Ma ci ripensa, chiude la partita IVA e raggiunge lo squadrone del padre. Ma quando alla domanda di quest’ultimo Come mai ci hai messo tanto per raggiungermi?, lui risponde Pensavo foste diretti a S. Sepolcro è troppo tardi per rispedirlo a casa. Durante il viaggio per l’imbarco, i cavalieri della compagnia tentano di resettarlo. Tuttavia il padre rimane ammaliato dalla perizia con cui riesce a tenere in equilibrio tre spade sulla punta del naso e lo nomina cavaliere crociato col nome d’armi di Tre Verticale. Arrivato a Gerusalemme il padre, Uno Orizzontale, muore e Tre Verticale ne eredita il titolo e le terre. Essendo accanito pacifista ed anticlericale, si dedica esclusivamente e con successo alla cura dei suoi terreni e apre l’agriturismo La bella Gerusalemme. Intanto a Gerusalemme vige una monarchia casuale di

stampo tiranno-democratico fondata sul casino. Il Re, cugino del Dottor Destino, ha una sorella di cui Tre Verticale si innamora. Lei ricambia ma è sposata con un pezzo grosso dei templari. Quest’ultimo, unico ad esser stato insignito col Nobel per la pace per una azione di guerra, parte per una campagna contro il severo ma imparziale Saladino pensando di andare a fare una gita sull’Abetone, col risultato che a metà strada la maggior parte dell’allegra compagnia evapora e i superstiti, arrivati di fronte al condottiero musulmano, si sentono rispondere: Andate via, non abbiamo spicci!. Infastidito dal continuo arrivo di questi extracomunitari, il Saladino attacca Gerusalemme e con lei l’ultimo dei cavalieri rimasti, Tre Verticale. Ma quest’ultimo gioca un tiro mancino ai Saraceni.

www.abitareinumbria.it

DIB

Nomina tutti gli abitanti cavalieri (Voi ci avreste mai pensato?) e la città resiste eroicamente. Quando tutto sembra perduto, Tre Verticale minaccia di distruggere il sangue di S. Gennaro e costringe il Saladino a trattare la resa. Gerusalemme ritorna ai Saraceni ma tutti gli abitanti rimasti, quattro, sono salvi. Con la sorella del Re ritorna al suo paesello, e quando sulla superstrada transita Re Cuor di Leone che chiede del leggendario Tre Verticale, lui, facendo lo gnorri, risponde Prima di lei sire è passato zio Costantone e se l’è portato a Costantinopoli. Concludendo questa è la storia di un eroe di sinistra che ha per simbolo uno scudo crociato ed è culo e camicia col Re. Un film da non perdere sennò è impossibile ogni forma di rimborso. Orlando Orlandella

Immobiliare

sas

Narni Scalo (TR), Via Tuderte 259/a Guardea

palazzina su 3 livelli di circa mq 200, completamente ristrutturata: 2 saloni con camino, tinello, ampia cucina, 4 camere, doppi servizi, ripostigli. Mansarda. Corte interna.

Alviano palazzina su 4 livelli (mq 250 ca):

- seminterrato con 2 cantine; - PT camera da pranzo, angolo cottura, soggiorno; - IP bagno, 2 camere; - IIP soffitta, terrazza di mq 30. Buono stato.

Guardea terreno edificabile, con rudere e olivi, di mq 8.000. E’ possibile edificare mq 140.

Te l e f o n o

0744.737733

Stifone

complesso composto da 2 unità abitative per un totale di mq 400 circa. Giardino recintato mq 1.500. Piscina.

Capitone Capitone casa su due livelli di mq 80, parzialmente da ristrutturare. Cantina, garage.

appartamento di circa mq 100 su tre livelli, mai abitato: taverna, 2 bagni, 1 antibagno, soggiorno con angolo cottura, 2 camere, 2 balconi. Soffitta praticabile.


Un punto di ritrovo per gli amanti della buona cucina.... Siamo ormai in piena estate e la Vecchia Osteria, fra l’incantevole scenario del lago di Piediluco e del suggestivo paese di Labro, è pronta ad accogliervi nella sua meravigliosa terrazza panoramica. La sottostante azienda agricola, La fattoria, ci fornisce gli ingredienti genuini, tipici della nostra terra, con i quali “mamma Antonietta” sa preparare piatti squisiti. Siamo certi che quanti vorranno onorarci della loro presenza, torneranno spesso a gustare le nostre specialità, da quelle più semplici a quelle più elaborate, ma sempre all’altezza dei palati più esigenti. L’ambiente tranquillo ed immerso nella natura, completerà l’atmosfera ideale per trascorrere i vostri momenti conviviali in completo relax. A pochissimi chilometri da Terni, vi offriamo una piccola oasi di piacere, convinti come siamo che tanti siano i particolari da curare per trarre da un pranzo o da una cena il massimo godimento. Vi aspettiamo.

Vecchia Osteria

15



La pagina giugno 2005