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Periodico numero 56-30 giugno 2015

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LUMSA

E L NEWS AO I C E

N P S A IL PERIODICO MIL

Libera Università Maria Ss. Assunta - Ordine dei giornalisti del Lazio Periodico del MASter in giOrnALiSMO n. 56 - 30 giugno 2015

Lady Expo

La visita di Michelle Obama toglie ogni dubbio sull’importanza dell’Esposizione universale. E dal padiglione di Milano lancia la sua battaglia contro il cibo-spazzatura di Silvia Renda

La lotta di Michelle Obama contro il cibo-spazzatura non è una notizia nuova. La first lady americana da tempo ha preso a cuore il tema dell’alimentazione salutare, rivolgendosi soprattutto ai più giovani e cercando di dare il buon esempio aiutata dalle figlie, con le quali si è fatta immortalare mentre coltiva un orto allestito nella Casa Bianca. Malia e Sasha hanno accompagnato la madre anche in questa nuova fase della sua campagna a favore del “mangiar bene”, facendo con lei scalo a Milano per visitare i padiglioni dell’Expo. “Con l’alimentazione sana dobbiamo e possiamo eliminare l’obesità infantile nell’arco di una generazione”, ha dichiarato la signora Obama, “E tante vite adulte, oggi falciate dal diabete, dagli ictus e dagli infarti, si possono salvare mangiando bene”. La tappa Expo ha consentito a Michelle di presentare la sua campagna “Let’s Move!”, una serie d’iniziative che hanno l’obiettivo di promuovere la salute fisica, partendo da sport e alimentazione. Uno scambio di pubblicità tra l’Esposizione Universale e Michelle Obama, dal momento che la sua visita ha dato certamente rilievo all’evento sulla stampa internazionale. Durante il soggiorno milanese c’è stato anche l’incontro con Matteo Renzi ed è toccato alla moglie del premier accompagnare Michelle durante la sua visita al padiglione dell’Italia: il momento più atteso da Malia e Sasha, che hanno potuto finalmente “assaggiare il vero gelato italiano”.

Una pizza infinita

Giugno è stato il mese dei capi di Stato in visita ad Expo: Vladimir Putin è arrivato il 10, con Milano blindata, il primo ministro britannico David Cameron e le sue battute intrise di humor tutto british il 17, è stata inoltre confermata la presenza della cancelliera Angela Merkel, che visiterà l'Esposizione Universale entro la chiusura, mentre il 20 è stata la volta del presidente francese François Hollande. Intanto Expo si aggiudica un nuovo record: ha ospitato nella mattina di sabato 20 giugno la pizza più lunga del mondo, che ha battuto quella preparata dall'associazione dei pizzaioli spagnoli, lunga 1141 metri. Insomma personalità e record hanno i loro ingressi preferenziali. Per noi comuni cittadini, invece, ci sono le normali vie d'accesso ad Expo: entrata ovest “Fiorenza”, dove si arriva attraverso la linea metro1, che ha una fermata apposita Rho-Expo (per arrivarci il biglietto costa 5 euro); acceso ovest “Triulza”, raggiungibile con il treno dalla stazione centrale di Milano; accesso sud “Merlata” e accesso est “Roserio”, riservato a chi vuole raggiungere expo con il proprio mezzo, e quindi dotati di maxiparcheggi. L’ingresso giornaliero costa 39 euro, 5 per l’accesso serale, dalle 19 alle 23 (consigliato se si vogliono evitare lunghe code). (NS)


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SPECIALE

PADIGLIONE ITALIA

La sfida hi-tech di Roma e Lazio

La Regione scopre i suoi paesaggi e monumenti con pannelli e occhiali 3D di Nicola Stacchietti

È stato l’ultimo padiglione italiano ad essere inaugurato, ma una signora si fa attendere, si sa. Il padiglione Roma-Lazio ha aperto al pubblico il 5 maggio alla presenza del sindaco di Roma Ignazio Marino e il governatore del Lazio Luca Zingaretti. A fare gli onori di casa, Diana Bracco, commissario unico del Padiglione Italia e presidente di Expo. “Lo stand, ha spiegato Zingaretti, “punta molto sulle emozioni e a incuriosire rispetto a un luogo meraviglioso, Roma, e a un’area intorno alla Capitale ricca di luoghi e di atmosfere meravigliose che spesso purtroppo poco si conoscono.

Anche in questa occasione, abbiamo lavorato insieme per proporre un luogo nel quale si scopra o si riscopra, cogliendo gli aspetti più significativi grazie alle nuove tecnologie, la bellezza della Capitale e le bellezze di un mondo fatto di arte, storia, cultura, sapori. E questo luogo non poteva non essere dentro il Padiglione Italia”. “Il progetto”, ha aggiunto il sindaco Marino, “vede Roma al centro per tanti motivi: perché è la Capitale d'Italia, ma anche perché è il Comune agricolo più grande d'Europa, con 51mila ettari di terre, oltre 2600 aziende agricole e 120 orti urbani”. Al primo piano di Palazzo Italia, come la struttura che lo ospita anche il padiglione Roma-Lazio

Padiglione Roma-Lazio all’interno

punta tutto sull’hi-tech: spiccano in particolare gli “oculus”, i visori 3D a forma di maschera che consentono al visitatore che li indossa di ritrovarsi immerso nel paesaggio o nel monumento selezionato; un touchscreen con cui consultare 4 volumi fotografici di “Lazio eterna scoperta” e scoprire i prodotti della tradizione enogastronomica del Lazio, con un servizio di geolocalizzazione; e infine i pannelli 3D applicati alle pareti del padiglione che trasmettono la sensazione di essere catapultati negli scorci più sug-

gestivi del Lazio come il Castello di Santa Severa, la Montagna Spaccata di Gaeta, Sermoneta, il Lago di Bolsena e tanti altri. Il costo complessivo è stato di sei milioni e 900 mila euro, divisi tra Regione (4,5 milioni), Comune di Roma e Unioncamere, per uno spazio di 140 metri quadrati. Uno spazio che sopravvivrà all’esposizione stessa, essendo ospitato da Palazzo Italia. “E' quindi per la Città Eterna una grande opportunità”, ha detto Marta Leonori, assessore alla Roma Produttiva.

E nella Capitale scoppia la febbre da Expo Mostre, festival e concorsi: sono 250 gli eventi in città

di Silvia Renda

Mostre, concorsi, festival, visite guidate: con oltre 400 eventi, di cui 250 solo a Roma, il Lazio si conferma la principale regione al fianco della Lombardia nella promozione dell’Esposizione Universale. Il richiamo all’Expo sarà presente infatti sui biglietti dell’autobus romani, la fermata metro “Colosseo” verrà dedicata all’evento e nell’aeroporto di Fiumicino, principale approdo dei turisti in terra laziale, sarà allestito un punto vendita con i prodotti tipici regionali. “Stiamo rafforzando la promozione per mostrare il bel volto del Lazio”, ha dichiarato il presidente Nicola Zingaretti, “La risposta è stata straordinaria da parte dei Comuni, delle associazioni, dei comitati e

delle aziende, che hanno organizzato da soli gli eventi sul loro territorio”. Così Tolfa ospiterà il Festival dell’arte di strada e dell’artigianato, Nemi la sagra delle fragole, mentre Ariccia, naturalmente, quella della porchetta. Un programma in continua evoluzione, con alcuni eventi già in corso, come il Tales about food and fashion ai Mercati di Traiano: una grande mostra allestita tra le rovine imperiali, che mescola il tema della nutrizione con quello della maestria sartoriale Made in Italy. E il “modello Expo” sarà con molta probabilità quello utilizzato per il prossimo Giubileo, almeno stando alle parole del presidente del Pd Matteo Orfini, che ha dichiarato di volersi ispirare al piano di sicurezza e accoglienza attivato per l’Esposizione universale, anche in occasione del prossimo grande evento ospitato dalla Capitale.


Come una spina nel fianco

“Non di solo pane”, convegno nel Padiglione Vaticano

MILANO

L’appello del Cardinale Ravasi per una maggiore sobrietà

di Renato Paone

“Non di solo pane” è il tema dell’incontro tenutosi nel Padiglione Vaticano in occasione della Giornata Nazionale della Santa Sede all’Expo, nel corso del quale è stata ribadita la volontà della Chiesa di porre al centro di tutto i deboli, «coloro che devono suscitare un sussulto nelle nostre coscienze», come affermato dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura. Tra gli atri partecipanti l'arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, e il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, tutti uniti nel condannare la fame nel mondo. «Con il nostro sobrio padiglione – ha dichiarato Ravasi - siamo la spina nel fianco, perché vogliamo accendere nelle coscienze dei visitatori delle domande, riassunte nelle due frasi che sono il nostro motto “Dacci oggi il nostro pane” e “Non di solo pane”». La Santa Sede, quindi, si pone come “ponte fra i popoli” e si carica sulle spalle il difficile compito di abbattere la globalizzazione dell'indifferenza, alimentata da fame, spreco, ingiustizia e guerre. «Se oltre due miliardi di persone oggi soffrono di malnutrizione, le cause stanno nell'assenza di volontà nel condividere, nelle ingiustizie, nella speculazione finanziaria, nell'esclusione dai processi decisionali», ha detto Becciu, invitando a ripensare «stili di vita come i nostri che sembrano invece orientati alla

Padiglione Vaticano

globalizzazione dell'indifferenza». Per il sostituto, tecnica, economia e politica non bastano ad affrontare la sfida della sicurezza alimentare: decisive saranno quelle risorse di etica e di morale generate dalle religioni. «Riflettere sull' accesso al cibo e all' acqua ha affermato Bagnasco è un'occasione per ragionare sulle logiche del mercato, l'allocazione delle risorse, la loro disponibilità per le future generazioni». «Nutrire un individuo che ha fame è il primo e urgentissimo compito di chi lo incontra, altrimenti lo si uccide», ha proseguito il cardinal Bagnasco, il quale ha poi precisato che c’è la necessità di individuare

le cause di «quelle strutture di peccato che originandosi nei grandi e piccoli peccati dei singoli finiscono per sfruttare individui e intere zone del pianeta». Incisiva e “spinosa”, quindi, la presenza del Vaticano all’Esposizione di Milano e «mai fuori tema», come ha voluto sottolineare Scola: «La Chiesa ha preso sul serio il tema di Expo, non l’ha utilizzato come un pretesto per proporre altro». Questo evento, ha concluso Bagnasco, è «un’occasione di dialogo e conoscenza e di revisione di tutte le dinamiche che legano o più spesso dividono i popoli e le nazioni. Nessun uomo e nessuna donna devono più morire di stenti».

che è qui vicino. Personalmente dal parcheggio all’entrata ho dovuto prendere un taxi, e il conducente non conosceva la strada per arrivarci. E non la conosceva neppure il navigatore, dato che i sensi di marcia sono stati tutti invertiti. Immagino quanti giapponesi stanno fotografando la fiera invece di Expo, oggi.” Parole dure, ma non è finita qui. Il giornalista ex de “il Giornale” ha assistito anche a un episodio a dir poco imbarazzante per le alte sfere dell’organizzazione. Ha raccontato: “Sia ieri che oggi si sono bloccati degli ascensori nei diversi ingressi: ho visto disabili portati a braccio dalla vigilanza per scendere e salire delle scale. L'Italia non può mostrare ai turisti questa orrenda immagine di sé".

Beppe Severgnini

Gli ascensori di Beppe Severgnini Disabili portati in braccio. Ecco cosa non va

di Nicola Stacchietti

Intanto, però, arrivano le prime critiche all'organizzazione di Expo. Beppe Severgnini, che per ora tiene due incontri quotidiani all’Expo, a "Casa Corriere" (ore 11 e ore 19), ha fatto notare i malfunzionamenti del sito espositivo: "La mobilità è importante. Fino a ieri ero venuto all’esposizione universale in metro e nonostante la traversata a piedi da fare per arrivare qui devo riconoscere che questa via di approdo funziona. Oggi ho deciso malauguratamente di provare in macchina: i parcheggi sono distanti anni luce dall'ingresso e gli stranieri o chi non conosce la via può confondersi e raggiungere la fiera di Milano,

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TOBIAS PILLER

La stampa estera ignora il grande evento

di Roberto Rotunno

«Se sui giornali stranieri l’Expo 2015 ha avuto una copertura mediatica ben al di sotto delle aspettative, la colpa è della cattiva comunicazione istituzionale e non certo dei pregiudizi contro l’organizzazione all’italiana». Parola di Tobias Piller, presidente dell’Associazione stampa estera che, interpellato da Lumsanews, è stato molto critico sulle strategie comunicative adottate per l’esposizione universale. «Ci hanno presentato il logo e poco più – ha spiegato Piller – non è mai venuto da noi il commissario Giuseppe Sala e, nel giorno dell’inaugurazione, ai cronisti esteri non sono stati nemmeno distribuiti i classici press-kit». Sarà forse per questa ragione che il primo maggio, mentre a Milano si inaugurava la manifestazione tra l’enfasi – più che ovvia – di giornali e televisioni italiani, la stampa britannica era occupata con le elezioni politiche e con la nascita della principessina Charlotte; quella francese si dedicava a Marine Le Pen; i tedeschi raccontavano l’attentato sventato alla corsa ciclistica di Francoforte e gli spagnoli scrivevano delle vicende interne al partito Podemos. Certo, era scontato non aspettarsi le dirette non stop come quella del Tg1, gli inserti speciali simili a quelli distribuiti con i nostri quotidiani e con le nostre riviste, ma nemmeno era prevedibile un simile disinteresse verso quella che resta pur sempre e tra mille contraddizioni una vetrina molto prestigiosa per il nostro paese. I francesi sono tra quelli che più di tutti stanno ignorando la manifestazione internazionale e, nelle poche occasioni in cui ne hanno parlato, hanno usato toni molto critici e fatto sempre riferimento alla corruzione emersa durante la costruzione dei padiglioni: “Profumo di scandalo all’Expo”, titolava, solo per fare un esempio, il settimanale Le Point. E non meno severi sono stati il Guardian e il Financial Times, nel Regno unito e la Frankfurter Allgemeine, in Germania: tutti concentrati soprattutto sulle inchieste giudiziarie o al massimo sul ritardo nel completamento delle strutture. Ma Piller insiste: «Le questioni relative agli scandali – ha aggiunto sarebbero state secondarie se l’evento fosse stato comunicato meglio». Per fortuna, però, ci sono alcune eccezioni e, svolgendo un’attenta ricerca tra le testate straniere, ci si imbatte anche in commenti positivi: sia per il New York Times, sia per Die Welt, si tratta di un’ottima occasione per l’Italia di valorizzare l’immagine internazionale; lo svizzero Der Standard ha anche posto l’accento sui numeri record di paesi partecipanti e sul positivo indotto occupazionale.


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Così nacque

SPECIALE MILANO

il Periodico LUMSANEWS

Expo. Dal 1851 a oggi una storia lunga più di un secolo e mezzo

la Tour Eiffel

E a Roma rimase l’Eur di Elisa Mariella

Trentaquattro esposizioni universali nel mondo dai temi sempre diversi, così come diverse sono state le location che le hanno ospitate: l’ultima in ordine di tempo è proprio l’esposizione universalediMilano2015,inaugurataamaggiodiquest’anno e che potrà essere visitata da tutti fino a ottobre. La storia però ci ricorda che la prima (e piùconosciuta)esposizionefulaGreatExhibition of the Works of Industry of all Nations. L’idea venne al Principe Alberto, marito della Regina Vittoria, diventando il riferimento per tutte le esposizioni successive. La spettacolare esposizione londinese fu ospitata a Hyde Park al centro dellacittà,dovefucostruitoilfamosoCrystalPalace,ungigantedivetroeferroingradodiospitare 14.000 espositori. La struttura in ferro e vetro risultò talmente affascinante che non solo non fu demolita alla fine dell’Expo ma, dopo quattro anni, fu smontata e rimontata in periferia dove fu possibile ampliarne la volta a botte. Il Palace fu poi distrutto nel 1936 ma fino ad allora fu una delle icone simbolo di Londra, imitata più volte nel mondo dopo il 1851. Nel 1876 fu la volta degli Stati Uniti e nel 1889 toccò a Parigi. Quella francese fu la prima esposizione a poter essere visitata anche nelle ore serali grazie all’illuminazione elettrica e fu definita “speciale” e per la costruzione di una torre in ferro di 324 metri, la torre Eiffel, che ancora oggi simbolo di Parigi e della Francia. AseguireExpo1893aChicago:fraleinvenzioni inmostralaprimacucinaelettrica,untapisroulant e anche il rullino per la macchina fotografica inventato dalla Kodak. Il 1906 è il primo anno dell’Italia. L’esposizione, organizzata a Milano venne visitata da oltre 5,5 milioni di turisti e fu dedicata ai trasporti, con tanto di padiglione aeronautico. L'Expo milanese celebra il traforo che ha permesso il collegamento diretto in treno fra Milano e Parigi, lasciando in eredità alla città parco Sempione e l'acquario civico, uno dei 225 nuovi edifici costruiti per l'occasione. Era il 1942

Venduti 15 milioni di biglietti

Tour Eiffel, Parigi- Palazzo della Civiltà, Eur

quandosiiniziòaparlarediExpoRoma:unprogetto, quello della capitale, che avrebbe dovuto “prolungare” la città fino al mare, arricchendola di un nuovo quadrante urbano costruito per l’occasione. Expo42 non si svolse mai a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Restò però il nuovo quartiere romano, l’Eur, che completatopoinelsecondodopoguerraèancoraoggi una città a parte, simbolo architettonico distintivo post fascista. Venne anche definita la differenza tra esposizioni universaliedinternazionali:leprimetrattanotemi più generali e di interesse mondiale (come l’emergenza energetica ed alimentare trattata da

Expo Milano 2015), le seconde trattano temi più specializzati su ambiti particolari della vita quotidiana. Proprio quest’ultima Expo milanese descrive la storia dell’uomo in relazione alla produzione di cibo, nella sua doppia accezione di valorizzazione delle tradizioni culturali e di ricerca di nuove applicazioni tecnologiche. E lo fa attraverso una forma aperta e collaborativa perfettamente in linea con il nuovo significato che l’EsposizioneUniversalehaassuntonelcorsodel tempo: non più solo una vetrina industriale ma soprattutto una tappa del percorso culturale, di crescita e di cambiamento che valorizza l’interazione tra i popoli nel rispetto del Pianeta.

FINORA BILANCIO POSITIVO MA COME SARA’ IL “DOPO”-EXPO?

di Nicola Stacchietti

"Meglio di così non si poteva partire. Questa affluenza pone Expo 2015 in una posizione di assoluta eccellenza rispetto alle ultime edizioni della manifestazione". Esprime soddisfazione il commissario unico dell'Expo Giuseppe Sala ad un mese dall’inaugurazione: "E' ampiamente positivo il bilancio. Abbiamo anche i primi dati dell’incidenza sull’indotto per il territorio: secondo l’Osservatorio Cartasì che monitora gli acquisti tramite carta di credito, a Milano nei primi 27 giorni di maggio si è registrato un aumento delle transazioni del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso". Ma dopo l’Expo? Per ora quel che si sa è che Palazzo Italia e il Centro per lo Sviluppo Sostenibile sono le strutture che certamente sopravvivranno all’esposizione universale. E una curiosa ipotesi vorrebbe l’albero della vita collocato a piazzale Loreto: la proposta è stata avanzata dall'assessore al decoro urbano di Milano Chiara Bi-

sconti. Per il resto Sala non si sbilancia: “Ci sono diverse proposte al vaglio: intanto Arexpo – proprietaria dell’area dove sono state costruite le strutture di Expo e formata dalla regione Lombardia, dal comune di Milano, dalla Fondazione Fiera Milano e dal comune di Rho –ha attivato un bando per la ricerca di un soggetto che a sua volta valuti le proposte e i progetti per il dopo Expo”. Alcune ipotesi sono filtrate nei giorni scorsi e finite sui giornali: l’Università Statale di Milano potrebbe trasferire sul posto il campus universitario (con un costo intorno ai 600 milioni di euro); il Demanio – proprietario anche di un terzo della Statale – potrebbe spostare gli uffici milanesi nell’area Expo; l’Assolombarda, l’associazione degli industriali delle province Milano, Lodi e Monza e Brianza, vorrebbe promuovere lo sviluppo di un polo imprenditoriale hi-tech; infine la Consob (la Commissione nazionale per le società e la Borsa) vorrebbe trasferire gli uffici nell’area.

È cominciata finalmente, e in grande stile, l’esposizione universale di Milano. Dopo le polemiche e l’ansia della stampa sulle possibilità di farsi trovare pronto per il primo maggio, l’Expo parte in quarta: 11 milioni di biglietti venduti, 2 milioni di visitatori solo la prima settimana e una “grand overture” degna delle più importanti kermesse internazionali. Accompagnata dalla violenta manifestazione dei black bloc. Ma Milano ha superato anche questa prova dando sfoggia di un senso civico che in altre parti d’Italia possono solo sognare. Il giorno dopo la devastazione delle vie centrali del capoluogo lombardo sono scesi in piazza i “white bloc”: hanno ripulito le vie e l’immagine stessa della città. Con il sindaco Pisapia primo della fila. Possono quindi brillare le luci, i colori e le bellezze dei 53 padiglioni nazionali e dei 64 paesi riuniti nei 9 cluster: riso, cacao, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole, mare e cibo, zone aride. Posizionati in un sito a forma di accampamento romano, lungo due vie che si intersecano perpendicolarmente, il cardo (riservato ai padiglioni italiani) e il decumano.Al centro del sito, l’albero della vita che con cadenza oraria suscita la meraviglia dei visitatori con i suoi giochi d’acqua, luci e suoni. Ogni padiglione ha cercato una via originale per mostrare al mondo le proprie bellezze, le tradizioni enogastronomiche, le proposte per nutrire il pianeta in modo sostenibile. La Cina, per la prima volta ad Expo, ha scommesso (e ha vinto) su un’enorme istallazione di luci a led che evocano le peculiarità del Paese, sempre colma di visitatori. Il Brasile ha strizzato l’occhio ai bambini con un gioco di reti sospese sopra di un percorso ecologico che mira a spiegare come sia possibile nutrire il pianeta, senza intaccarne le risorse. L’Austria ha portato all’interno del sito espositivo un vero e proprio pezzo di sottobosco, e la coda all’ingresso non manca mai. La Francia ha capovolto il nostro punto di vista, appendendo al tetto orti botanici, specialità culinarie e proposte ecosostenibili. L’Italia ha scommesso invece sulle proiezioni 3D, visori hi-tech e pannelli interattivi. Ma il filo rosso di questo Expo è imparare giocando. Il visitatore non deve solo osservare, ma essere coinvolto. Se poi gli si strappa un sorriso si è vinta la scommessa. I visitatori tornano bambini, mentre i bambini sono occupati nelle mille iniziative: un children park aperto tutti i giorni dalle 10 alle 23, lo spettacolo itinerante delle mascotte di frutta e verdura due volte al giorno, sono solo alcune delle attività organizzate ogni giorno. Insomma l’Expo è stato pensato e costruito per le esigenze di tutti, in barba ai detrattori e ai “gufi”. (NS)


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