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Periodico numero 54-1 giugno

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LUMSA

Un corteo per Roma

NEWS

IL PERIODICO

Libera Università Maria Ss. Assunta - Ordine dei giornalisti del Lazio Periodico del MASter in giOrnALiSMO n. 54- 1 giugno 2015

DISOCCUPAZIONE, DEGRADO DI CENTRO STORICO E PERIFERIE, SICUREZZA. I SINDACATI ALL’ATTACCO DELLA GIUNTA MARINO

T

di Maria Lucia Panucci

utti contro Marino. Cgil, Cisl e Uil sono scesi in piazza contro le politiche del Campidoglio, stanchi di vedere Roma allo sbando. A scatenare l’ira degli oltre 5 mila sindacalisti è il degrado in cui versa la capitale, soprattutto nel centro storico dove a regnare non sono le bellezze artistiche del Colosseo o della Fontana di Trevi ma la sporcizia, le buche e le bancarelle abusive. E a risentirne è il turismo. Secondo la Confcommercio ogni anno sono 25 milioni le persone che visitano la città eterna, quattro volte in meno di Londra, Parigi e New York. Una situazione a dir poco nera che secondo Claudio di Berardino, segretario generale della Cgil RomaLazio, va risolta subito: "O si cambia, o i sindacati uniti continueranno ad essere in prima linea per un rinnovamento radicale di questa nostra città – ha spiegato. – Le istituzioni devono rimboccarsi le maniche e progettare un piano di interventi di decoro il prima possibile”. PAG. 2-3

Parte il progetto per recuperare lo stadio Flaminio

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SCARSA

LA PROTESTA DEGLI ALBERGATORI

Quando papa Francesco aveva annunciato un Giubileo straordinario i primi a gioirne erano stati albergatori e ristoratori che già pregustavano l’idea di fare il tutto esaurito. Oggi sono preoccupati e puntano il dito contro il Campidoglio per lo stato di abbandono in cui versa la città. “Siamo molto preoccupati – ha scritto al sindaco Marino il presidente dell’Associazione Direttori Albergo del Lazio, Roberto Necci – la sporcizia e il caos mettono in fuga i turisti. E’ necessario un intervento delle istituzioni affinché la città non si presenti impreparata a questo grande evento”

Per i parcheggiatori abusivi ci vuole uno 007

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Pazze lauree, corsi universitari vince la fantasia

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Centro storico addio? 2

PRIMO

Un degrado senza fine

I monumenti diventano lo sfondo di un “suk”

S

di Alessandra Aurilia

tiamo perdendo il nostro centro storico. Ci vuole poco ad accorgersene: basta fare una passeggiata per le strade e le piazze dei rioni più antichi di Roma. Si fatica quasi a riconoscerle. Da piazza Navona a via dei Coronari, da piazza San Cosimato a via del Governo Vecchio, il tessuto urbano più autentico della città sta lentamente scomparendo, soffocato da un caotico via vai di venditori ambulanti e da un’invasione selvaggia di attività commerciali scadenti. Era il 1980 quando l’Unesco dichiarò il nostro centro storico un “patrimonio culturale dell’umanità”, un’eredità storica e architettonica da salvaguardare per le future generazioni. Ma cosa

resta oggi di questo bene inestimabile? Chiese, monumenti e siti archeologici fanno da sfondo a un impietoso mercato mediorientale. Camminare su un marciapiede senza imbattersi in qualche bancarella improvvisata è diventata un’impresa quasi impossibile. ‹‹Non siamo più liberi di fermarci a guardare un monumento, perché dobbiamo stare attenti a dove mettiamo i piedi››. A dirlo è Elena Pizzullo, studentessa al terzo anno della facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma. Armata di carta e penna, insieme ad altri suoi colleghi, ha esplorato per 7 mesi le vie più rappresentative dei rioni Ponte e Parione, mentre un altro gruppo di studenti perlustrava le vie di Trastevere. È nato così un censimento civico per civico di tutte le attività

via Paolina, panni a stendere davanti a una storica f

commerciali presenti. Il progetto “Romanunfalastupida”: la prima mappa del degrado che sta distruggendo il centro storico della Capitale. I nostri vicoli, tra i più antichi al mondo, sono invasi da bar, friggitorie, presunti ristoranti tipici e fast food. Negozi clonati, “mordi e fuggi”, del tutto incompatibili con i nostri quartieri, e il più delle volte gestiti dalla malavita organizzata. Ma la loro presenza è solo il primo dei problemi. Dai rifiuti lasciati a cielo aperto, alla violazione delle aree pedonali, ai cantieri infiniti o abbandonati, è evidente una

totale mancanza di rispetto per le regole sul decoro urbano. I locali chiudono all’alba, attirando la movida selvaggia. Sull’uscio dei ristoranti campeggiano indisturbati i menù “acchiappaturisti” e le botti che espongono i prodotti tipici della cucina italiana. Schiere di tavolini occupano abusivamente i marciapiedi oltre lo spazio consentito, impedendo il transito ai pedoni. I residenti del centro sono esasperati, e molti di loro hanno scelto di andarsene. Oggi sono rimasti in 85mila. Ma la conseguenza forse più

La fuga da Trastevere dei vecchi romani Sconfitti dai rumori e dai rifiuti

di Emanuele Bianchi

Negozio souvenir centro storico

Se i politici e gli amministratori locali non ci riescono forse possono farlo i giovani impegnati nel progetto “Romanunfalastupida”: salvare dal degrado e dal progressivo anonimato i rioni storici del centro. Questa l’ipotesi di lavoro portata avanti dagli studenti del terzo anno del Corso di laurea in Gestione del Processo Edilizio della Facoltà di Architettura della Sapienza. Gruppi di lavoro autogestiti hanno diretto il proprio studio su due specifici ambiti urbani tra i Rioni Ponte e Parione. A Trastevere in un'area di due chilometri quadrati si trovano bar-ristoranti o locali “mordi e fuggi” ogni quaranta metri. A vicolo del Cinque, nel cuore del rione, ce ne sono ventiquattro: uno ogni cinque passi. Esercizi commerciali selvaggi, tavolini che occupano senza limiti il suolo pubblico, ambulanti

abusivi e una concentrazione di bed&breakfast ormai fuori controllo. Questi gli elementi di degrado più evidenti che emergono dal censimento. Molti i residenti che hanno deciso di lasciare i rioni sconfitti da rumori, rifiuti e invasione di turisti a ogni ora. Situazione fuori controllo anche a Ponte e Parione, dove i caratteri “identitari" dei rioni sono ormai un lontano ricordo. Artigiani, antiquari, negozi di vicinato sono soffocati da presunti ristoranti tipici e improvvisati fast food. Su 448 potenziali negozi, uno su quattro è dedicato alla somministrazione di alimenti e bevande (121 tra ristoranti, pub, enoteche, bar-gelaterie) mentre solo 83 sono le botteghe rimaste, anzi “erano”, perché nel frattempo un negozio su sei ha chiuso.


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Spariscono le antiche botteghe Sostituite da centinaia di bar e fast food

PIANO

Curcio e Corsetti: “Una task force contro gli abusivi”

di Emanuele Bianchi

ontana

triste di questo degrado incontrollato è la graduale scomparsa delle botteghe storiche. Negozi di artigiani, di ferrai, di antiquari, che erano il cuore pulsante della Roma storica, stanno chiudendo uno dopo l’altro, strozzati dai costi di gestione e di affitto dei locali. E pensare che a tutelarli ci sarebbe persino un Albo istituito dal Comune nel ’97. Schiacciato dall’omologazione, il mestiere artigiano non vede più un futuro. Auguriamoci di non dover dire lo stesso del nostro centro storico.

Sulla situazione di degrado del centro storico di Roma abbiamo raccolto l'appello del Professor Silvano Curcio, presidente “Sos Coronari Ponte Parione” e docente alla facoltà di Architettura alla Sapienza, università di Roma e ascoltato Orlando Corsetti, deputato e presidente della commissione Commercio di Roma Capitale. Professor Curcio, ci dica quali interventi chiedete al Campidoglio per porre un freno al degrado del centro storico. «Io esorterei il sindaco Ignazio Marino a camminare per i rioni storici della Capitale. Se percorresse le vie del centro e si rendesse conto della situazione si porrebbe il problema di intervenire. Lo invito a istituire una task-force per affrontare la grave situazione di abusi commerciali e degrado nel centro storico, dove l'Ama non riesce a gestire i rifiuti tanto che in alcuni punti sembra una discarica a cielo aperto. Non è solo un problema di decoro ma anche un rischio per la salute pubblica. Il Comune, contrariamente a quanto succede in altre città europee non svolge alcuna iniziativa per incentivare il mantenimento dei presìdi artigiani. Oltretutto c’è un articolo costituzionale che impone la tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico del territorio. Anche le amministrazioni precedenti sono colpevoli della mercificazione

di Roma intesa come museo da mettere a disposizione dei turisti. Il Municipio ha volontà di ascolto e

dure e non interpretabili: il tema del “food” nel centro di Roma va definito. Veltroni prima e Alemanno poi

intervento ma non la forza per ottenere più attenzione da parte del Campidoglio». On. Corsetti, cosa sta succedendo nel centro di Roma? Si aspetta un intervento del Campidoglio dopo i tanti campanelli d'allarme delle associazioni? «Il centro storico è stato trasformato nel quartiere "divertimentificio" a scapito dei residenti e degli artigiani. È il momento di prendere decisioni

hanno tentato di regolamentare questo specifico settore commerciale, inutilmente. Dopo i provvedimenti dei legislatori che hanno permesso le liberalizzazioni si è dato chiaro mandato alle istituzioni locali di salvaguardare da particolari forme di commercio quadranti della città come il centro storico. Il Comune è in grado di imporre nuove regole e io spero che quella proposta (la delibera n.36 del 2006, che propone la modifica

“Una grande mangiatoia all’aperto”

Intervista a Vittorio Emiliani presidente del “Comitato per la bellezza”

Tavolini ristorante zona Trastevere

‹‹La Roma storica è ormai un’infrastruttura turistica, e le zone pedonali sono diventate una mangiatoia all’aperto, in un’esplosione di locali e localetti di tutti i tipi››. Lo ha detto il presidente del Comitato per la Bellezza, Vittorio Emiliani, intervenuto nel corso della presentazione del progetto “Romanunfalastupida”, il primo censimento sul degrado del centro storico romano, realizzato dagli studenti della Facoltà di Architettura de La Sapienza. Il convegno, indetto in collaborazione con Italia Nostra Roma e il comitato Sos Coronari Ponte Parione, è servito a prendere atto dei fattori responsabili dell’emergenza in cui versa il nostro centro storico. Quelli emersi dalla prima vera indagine sul campo, che gli studenti hanno condotto tra le vie dei rioni Ponte, Parione e Trastevere. ‹‹Siamo di fronte

ad una situazione di degrado da codice rosso – ha detto Silvano Curcio, docente responsabile del progetto e presidente di Sos Coronari Ponte Parione – questo censimento è un ultimo grido che noi lanciamo alla nostra amministrazione comunale e municipale››. Le associazioni hanno denunciato l’incapacità del Campidoglio di favorire il rispetto delle norme sul decoro urbano, così che il nostro centro storico, patrimonio dell’Unesco, è oggi abbandonato alla mercé di venditori abusivi ed esercizi commerciali selvaggi. Per Gemma Mezza, consigliere di Italia Nostra Roma, ‹‹il decoro dev’essere minimo: bisogna togliere tutto››. ‹‹È una battaglia gigantesca – ha detto Emiliani – ora più che mai dobbiamo unire gli studi e le forze››. (AA)


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FLA

C’ERA UNA VOLTA...

GELLO MINIO

il Periodico LUMSANEWS

Lo stadio di viale Tiziano in completo abbandono Il Comune ha ora un progetto per recuperarlo in breve tempo

P

di Roberto Rotunno

er lo stadio Flaminio sembra in arrivo un nuovo fischio d’inizio. Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha annunciato, durante un’intervista alla trasmissione Dribbling, in onda su Rai Sport, che intende far sì che l’impianto torni a essere utilizzato, sbloccando una situazione che dura ormai da anni e che ha ridotto in stato di abbandono la storica struttura di viale Tiziano. L’obiettivo del primo cittadino è una partnership con privati per creare un grande centro polisportivo, che ospiti discipline come il calcio, la scherma, il nuoto e il rugby, prevedendo soprattutto attività destinate anche a ragazzi che vivono in difficoltà economiche. Le tappe tracciate dal comune, dunque, sono chiare: entro fine maggio sarà pubblicato il bando per accogliere le dichiarazioni di interesse

da parte di tutti gli imprenditori intenzionati a ottenere la gestione dello stadio. “Concederemo la struttura in affidamento per un periodo molto lungo – ha detto Marino – con una condizione ben precisa: le opere di recupero dovranno essere immediatamente cantierizzate”. La riqualificazione dello stadio Flaminio è stata al centro del dibattito politico che ha interessato le ultime amministrazioni capitoline ma negli scorsi anni sono stati soprattutto problemi burocratici a ridurre la struttura nel degrado. A febbraio 2014 sembrava però finalmente che la giunta Marino stesse dando un impulso positivo: una delibera del comune affidava alla Federcalcio lo stadio Flaminio, vista la rinuncia della Federazione italiana rugby. La Figc si impegnava così a utilizzare l’impianto per manifestazioni agonistiche, per iniziative culturali

Una storia gloriosa dimenticata troppo in fretta di Maria Lucia Panucci

e anche come sede del Settore giovanile e scolastico. Secondo l’allora assessore allo Sport Luca Pancalli, doveva essere la fine dello stato di abbandono per una struttura che si apprestava a diventare una sorta di “casa del calcio”, soprattutto di quello giovanile e femminile. Nella sostanza, però, a più di un anno dalla delibera, poco è cambiato. Una situazione di incertezza nel rapporto con la precedente concessionaria, la Coni servizi, è sfociata in una disputa davanti al Tribunale di Roma. E il cambio al vertice in Federazione avvenuto dopo il mondiale in Brasile, con l’arrivo di Carlo Tavecchio, ha fatto tramontare l’idea del Comune che ha quindi cambiato programma e ora è fiducioso nell’esito positivo dell’annunciata partnership pubblico-privata. La proposta di Marino è stata accolta favorevolmente dal presidente

Tribune fatiscenti, gradinate pericolanti, rovi e sporcizia. Lo Stadio Flaminio versa ormai da anni in condizioni di completo abbandono. Una cattedrale nel deserto, situata nell’estrema periferia del rione Parioli a Roma. Eppure l’impianto di viale Tiziano era considerato un vero e proprio gioiello architettonico, un piccolo mausoleo dello sport capitolino. Firmato dal famoso architetto Antonio Nervi, fu costruito in sostituzione del vecchio stadio Nazionale. L’idea iniziale era quella di ospitare le partite di calcio durante le Olimpiadi di Roma del 1960 ma la struttura risultò inadeguata e fu completamente rimessa a nuovo. Così, da una capienza iniziale di circa 40mila posti a sedere, lo stadio dimezzò la sua ricezione, visto anche il trasferimento delle due squadre di calcio, Roma e Lazio, nel più grande e funzionale Stadio Olimpico. Oltre alla riduzione delle sedute, furono apportate nuove migliorie come una piscina coperta, una tribuna stampa più grande, cinque palestre per atletica, ginnastica e pugi-

del secondo municipio Giuseppe Gerace ma ha anche destato scetticismo e contrarietà all’interno dell’assemblea capitolina. Il Movimento Cinque Stelle ha infatti suggerito al patron della Roma James Pallotta di fare del Flaminio il nuovo stadio dei giallorossi, abbandonando dunque l’idea di costruire la nuova struttura a Tor di Valle e così evitando un nuovo consumo di territorio. Ma anche in questo caso non tutto è così semplice come sembrerebbe: per ragioni di sicurezza, i posti dello stadio sono solo poco più di 30mila, mentre per accogliere i tifosi romanisti ne servirebbero almeno il doppio. E un intervento per ampliare la capienza sarebbe senza dubbio impedito dal fatto che la struttura è considerata un bene culturale e a detenere i diritti morali e intellettuali sulla stessa è la Fondazione Nervi.

lato. Pur essendo ridotto nelle sue dimensioni originali, lo Stadio Flaminio non ha mai cessato la sua attività di polo sportivo. Proprio lì la Lazio ha giocato molte partite e si è conquistata la serie A nel lontano ’68. I ricordi dei tifosi in quelle tribune sono tanti al punto che nel 2009 è stata presentata una petizione di 15mila firme per cercare di riportare l'aquila nel suo nido. Ma Lotito non è mai stato d’accordo. Più che il calcio è stato il rugby a regnare nello Stadio Flaminio. Fino a tre anni fa, prima del degrado, ha ospitato la Nazionale italiana di rugby e si sono disputate lì alcune delle gare internazionali più importanti legate a questa disciplina Sport ma anche tanta musica. Gli U2, Michael Jackson, Rolling Stones, Venditti, gli Stadio e Baglioni. Sono solo alcuni dei nomi che hanno suonato al Flaminio, soprattutto negli anni ‘80/90. Insomma una lunga storia artistica attraversa questa grande arena che ora vive solo di maestosi ricordi.


Parcheggi abusivi il Periodico LUMSANEWS

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FENOMENI ROMANI

Inutili blitz e arresti. Li ha fermati solo James Bond... “Io, Fabrizio aiuto tutti a trovare un posto”

Un’industria senza crisi “D

di Nicola Maria Stacchietti

ammi i soldi o ti rompo l’auto”. Non è “o la borsa o la vita”, ma quasi. Era successo lo scorso marzo: un cittadino turco di 29 anni aveva minacciato così due automobiliste che si rifiutavano di pagare per poter posteggiare, a Colle Oppio. Due euro oppure ti danneggiano l’auto: i padroni della strada a Roma sono i parcheggiatori abusivi. L’ultimo fatto di cronaca la scorsa settimana: un marocchino ha aggredito due vigili a Tor Sapienza. Durante i controlli per la prevenzione e repressione dei parcheggiatori abusivi nella zona, hanno intimato l’alt a due marocchini in via Emi-

DATA

lio Longoni. Uno dei due si è dato alla fuga e, una volta raggiunto, dopo una breve colluttazione è stato immobilizzato e arrestato. Solo uno dei tanti episodi di violenza legati ai parcheggiatori nella Capitale (nella tabella i più rilevanti). C’era riuscito solo James Bond. Per il resto Roma, e in particolare Trastevere, è in mano ai parcheggiatori abusivi: la passeggiata romantica della Capitale è stata zona franca solo la notte delle riprese, lo scorso 7 marzo, quando a fare da guardia al lungotevere di Roma c’erano gli addetti alla produzione di “Spectre”. E non avevano neppure “licenza di uccidere”. Il resto dell’anno, tra i ponti del lungotevere, passeg-

LUOGO CRONACA

08-03-2015

LUNGOTEVERE DEI VALLATI

07-02-2015

PIAZ Z A DEI CINQUECENTO

04-03-2015 22-09-2014 27-05-2014 12-07-2013 24-08-2013 30-08-2013

24-09-2013 15-12-2013 15-08-2012

ISOLA TIBERINA

LUNGOTEVERE IN AUGUSTA

STAZ IONE TERMINI

CAPOCOTTA OSTIA EUR BASILICA S. GIOVANNI

VIA MARSALA OSTIA

SI RIFIUTA DI PAGARE: PARCH EGGIATORE GLI RIGA L’AUTO

ARRESTATO ABUSIVO PER MINACCE: ERA LATITANTE SERBO CON MANDATO INTERNAZ IONALE CH IEDE PEDAGGIO A MILITARE IN BORGH ESE: ARRESTATO ABUSIVI CH IEDONO PEDAGGIO ANCH E NELLE Z ONE CON STRISCE BLU: ARRESTATI MINACCIATO CON BASTONE PERCH é NON VUOLE PAGARE: ARRESTATI 4 ROMENI

BLITZ DELLE FIAMME GIALLE: SEQUESTRI SULLE DUNE, ARRESTI E ATTIVITà DI CONTRASTO AD ABUSIVI COLPO AL RACK ET DEI PARCH EGGIATORI ABUSIVI: 15 ARRESTI MOVIDA ROMANA: 42 ARRESTI NEI PRESSI DEL GAY VILLAGE FERMATI DUE MAROCCH INI: ESIGEVANO 5 EURO. VITTIME SOPRATTUTTO DONNE MAX IRISSA FRA ABUSIVI: LOTTAVANO PER LA “POSTAZ IONE MIGLIORE”, 5 ARRESTI 1.550 VIGILI IMPIEGATI A FERRAGOSTO: IN UN GIORNO FERMATI 22 ABUSIVI

giano loro, i parcheggiatori abusivi, alla ricerca continua di “clienti”. Vengono dal Bangladesh, dal Pakistan e in grande parte dall’Europa dell’est. E non si fermano solo nel cuore della movida romana. Si annidano ovunque ci sia traffico di automobili, nei luoghi di ritrovo e fuori dai palazzi di servizio per i cittadini, che siano cliniche, sedi dei Municipi o stazioni. Roma ne è invasa e la Giunta capitolina non riesce a trovare una soluzione. La via percorsa fino ad oggi dal Comune, quella della repressione e dei controlli sporadici, dei “blitz”, non ha generato buoni risultati. Il problema della Capitale è di natura troppo estesa: in una sola notte (ma ormai anche di giorno) si contano decine e decine di abusivi all’opera. Riescono ad allestire una vera e propria industria: in sinergia con le signore che pretendono cordialmente di lavarti il vetro, o con i ragazzini rom che vendono i fazzoletti, si suddividono in gruppi che coprono tutto il centro della città e i luoghi di maggiore interesse. Molto spesso di giorno

di Cesare Bifulco

vanno in giro con il mazzo di rose, pregando di venderne una, mentre la sera si trasformano in incorruttibili e aggressivi parcheggiatori. Ed è impossibile desistere: come riportato nella tabella i malcapitati sono continuamente vittime di minacce, percosse e intimidazioni. Bisogna pagare, altrimenti come minimo ti rigano l’auto. Se non tirano fuori il bastone. Ma è proprio l’organizzazione e la ciclicità di queste “ronde” di abusivi che preoccupa: il racket è diffuso, e difficile da sgominare. E alla luce del sole. Lo scorso gennaio Repubblica.it ha filmato una banda di “baby-parcheggiatori” che chiedeva il “pizzo” a pochi metri da via della Consolazione, proprio davanti al comando generale della polizia municipale. Mentre un abusivo appostato a Lungotevere dei Pierleoni, davanti alla sede del Municipio I, confessa: “Lui, quello che mi ha dato due euro, è un vigile che lavora qui davanti. Lo conosco”. I vigili hanno deposto le armi e James Bond se ne è andato: Roma è in mano a loro.

Fabrizio parcheggiatore abusivo senza “padroni”. Che esista un’organizzazione che gestisce i parcheggiatori abusivi sparsi per le strade della capitale ormai è quasi una certezza, ma non sempre è così. Fabrizio, quarantadue anni, racconta una storia diversa. Vive in un vecchio caravan su viale di Trastevere con la sua compagna e un barboncino, sbarca in lunario facendo lavoretti non sempre legali tra cui il parcheggiatore abusivo. Fabrizio cosa fai per vivere? ‹‹Mi arrangio con quello che capita, soprattutto faccio il parcheggiatore. Qui mi conoscono tutti impiegati, ristoratori, gente del quartiere, li aiuto a parcheggiare e loro mi danno qualche moneta››. Hai sentito parlare di un’organizzazione che chiede soldi ai parcheggiatori abusivi per poter lavorare? ‹‹Si, ma quelle sono cose che non mi riguardano. In genere sono gli immigrati che hanno di questi problemi, ti faccio un esempio quelli che vendono le rose devono pagare qualcuno a fine serata, così i parcheggiatori. Già guadagno pochissimo, ci sono giorni che non ci basta nemmeno per il pranzo, figuriamoci se poi devo dare una percentuale a qualcuno, meglio non lavorare proprio››. Sei mai stato avvicinato da qualcuno che ti ha chiesto la sua parte per il parcheggio? ‹‹No assolutamente, e poi questa è zona mia. Vivo qui in camper da quasi venti anni mi conoscono tutti, hanno il mio numero di cellulare. Le signore mi telefonano per essere aiutate a portare la spesa a casa, cambiare le lampadine e cose del genere, si fidano di me››. Lo sai che fare il parcheggiatore abusivo non è legale? ‹‹Sì, ma che devo fare meglio di andare a rubare. In passato ho fatto cose peggiori, sono stato anche arrestato e non ho più intensione di ripetere gli stessi errori. Poco distante da qui c’è la caserma dei Vigili urbani, i quali in genere mi lasciano lavorare. Mi conoscono anche loro e quando mi vedono non dicono niente, lo sanno che sono una bravo ragazzo. Infondo non faccio nulla di male››.


Strane ma vere

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AD MAIORA

il Periodico LUMSANEWS

Nelle Università spazio alla fantasia per rilanciare le iscrizioni

Ecco le lauree più bizzarre

C

di Maria Lucia Panucci

omplice la crisi, il pezzo di carta più ambito continua a perdere appeal e così l'emorragia di laureati e di iscrizioni alle università non si ferma. Quest'anno gli immatricolati erano circa 260 mila, il 3,4% in meno rispetto all’anno scorso. Se gli atenei italiani

260 mila iscitti nel 2015 3,4% in meno rispetto al 2014

piangono la carenza di iscrizioni, non si può certo dire che siano a corto di idee. Pur di attrarre gli studenti sono sempre di più le facoltà che offrono corsi di laurea a dir poco bizzarri che nulla hanno a che

vedere con percorsi di studio tradizionali a cui si iscrivono sempre meno studenti per paura di non avere poi sbocchi professionali. E così, solo per fare qualche esempio, ci si può laureare in "Scienze e tecnologie del fitness" all'Università di Camerino, in "Sviluppo rurale tropicale" a Firenze e in "Discipline dello spettacolo dal vivo" alla più antica università del mondo, l'Alma Mater di Bologna. All’ateneo di Bari i triennalini possono ancora prendere crediti su "L'igiene e il benessere del cane e del gatto": il corso è stato soppresso per mancanza di docenti ma gli esami si danno ancora. A Lugano è stato ideato un vero e proprio corso di dietistica che forma i medici del futuro integrando le classiche nozioni di nutrizionistica con psicologia e scienze sociali. Per non parlare poi dei percorsi forma-

tivi che sono stati soppressi a causa della spending review come “Scienze per la pace” a Pavia, “”Scienze della mediazione linguistica” a Torino o “Cosmetologia” a l’Aquila. Se si guarda ai master post laurea anche qui c’è l’imbarazzo della scelta di materie trendy. Ci si può specializzare in "Yoga dell'antica tradizione asiatica" alla Ca' Foscari di Venezia, in "Scrittura e produzione per il cinema e le fiction" alla Cattolica di Milano o prendere borse di studio sui "Droni" alla facoltà di Ingegneria a Roma-Tre. E i corsi eccentrici non mancano neanche negli atenei privati bisognosi più che mai di spingere sull'acceleratore del marketing. A Roma la Link Campus University si è inventata un corso di laurea triennale in videogiochi che vanta insegnanti

versitaria? La cultura è qualcosa di vivo e quindi cambia, anche nelle modalità con cui viene espressa. Non è così strano che esistano corsi di laurea come quello in videogiochi, se è vero che questi rappresentano un nuovo modo di comunicare e vivere la realtà odierna. C’è differenza però tra i corsi di laurea eccentrici e quelli realmente utili, non vanno confusi. È giusto cercare di adeguarsi alle nuove forme di comunicazione culturale senza dimenticare di verificarne la validità Secondo lei gli studenti italiani sceglierebbero davvero dei corsi così stravaganti o preferirebbero una formazione più tradizionale?

C’è sempre bisogno di un forte ancoraggio culturale classico, ma è anche importante capire il mondo in cui viviamo, cambiato rispetto a vent’anni fa. Un buon triennio “teorico” seguito da lauree specialistiche eccentriche ma sensate potrebbe essere la giusta via di mezzo. L’università italiana ha sempre messo un po’da parte l’aspetto pratico dello studio, che dovrebbe essere riconsiderato Oggi i docenti sono in grado di “insegnare” questo aspetto pratico ai ragazzi o ne sono spaventati? È complicato per un professore che ha una formazione classica adeguarsi alle nuove modalità. L’università però non deve diventare un “tecnificio” ma deve fornire le basi

come il giapponese Suda51, un mito nella creazione di intrattenimenti elettronici. E’ stato un successo: 35 posti disponibili esauriti in un mese. Ci sono poi atenei che per catturare giovani preoccupati dalla crisi puntano più che sull’abbaglio di titoli fascinosi sulla ricerca di percorsi formativi che diano concrete possibilità di lavoro. Si può diventare maghi delle suonerie dei cellulari frequentando “Informatica musicale” alla Statale di Milano o dei cuochi professionisti grazie alle lezioni con lo chef Davide Oldani all’università di Monza mentre al Politecnico di Milano "Progettazione del giardino e del paesaggio" dà lavoro in sei mesi. Lo Iulm, sempre a Milano, ha battezzato un master in “Food design” per futuri progettisti di polpettoni e bignè. Per alcuni questi lauree bizzarre mineranno la credibilità delle università italiane. Per altri saranno un assaggio di quelli che saranno gli indirizzi di studio del futuro. Ma una cosa è certa. Quella che per noi è una novità all’estero è già una realtà consolidata che nessuno si permette di criticare. E così nessuno si scandalizza se ci si specializza sulla figura di David Beckham a cui è dedicato un vero e proprio corso

Tante specializzazioni dallo yoga, ai corsi di food design

all’Università di Stafforshire in Inghiletrra, se si studia antropologia della magia al Moorpark College o se ci si interessa alla “Tecnica dello sciroppo d’acero” alla Alfred University, entrambe negli Stati Uniti.

Spopolano tesi in videogiochi e cibi per gatti

di Elisa Mariella

L’idea di una laurea in Sviluppo rurale tropicale o in Igiene e benessere del cane e del gatto può risultare strana per qualche studente italiano che, finita la formazione scolastica si affaccia al mondo universitario italiano. Abbiamo chiesto alla Prof.ssa Paola Dalla Torre, docente di Teorie e Tecniche del linguaggio cinematografico all’università Lumsa di Roma, in che modo questi nuovi corsi influiscono sul panorama culturale italiano. Lauree sempre più eccentriche: dal master di primo livello in “Yoga studies” al corso di laurea triennale in videogiochi. È questa la nuova frontiera della formazione uni-

su cui poter costruire gli aspetti pratici. Noi docenti dobbiamo adeguarci al cambiamento rendendo le nostre materie più vicine alla nuova realtà che ci circonda. Non può più esserci distanza fra chi insegna e chi apprende, ma un confronto e uno scambio reciproco.” All’estero questa dei corsi di laurea “stravaganti” è già una realtà presente e condivisa da molti. Siamo noi a essere rimasti indietro? Il nostro è un paese lento nel cambiare, per via della tradizione umanistica che ci definisce. Ma rimanere indietro rispetto agli altri ci permette di capire se gli sperimentalismi in cui l’estero si butta sono effettivamente utili oppure no


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