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Lumsanews n. 10 del 31 gennaio 2018

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Reportage

Spettacoli

Non solo Siae, anche Soundreef e Patamu La battaglia dei diritti d’autore musicali di Christian Dalenz

Alle pagine 6-7

L’Appio Latino, viaggio nel quartiere di Roma dove il cinema popolare ha fatto la storia di Rossella Melchionna

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PERIODICO NUMERO 10 31/01/2018

Processo a carico dello Stato, ai figli la reversibilità I parenti: “Tutele valide, ma le coperture non bastano”

Orfani di femminicidio la nuova legge in loro difesa

Elezioni 2018

Imposta unica misure anti-povertà abolizione Jobs Act Ecco i programmi delle coalizioni punto per punto

di Gloria Frezza

A pagina 2

Previsioni di voto

Il politologo

Roberto D’Alimonte fa il punto sul voto “Centrodestra avanti ma serve la riforma delle istituzioni”

di Valerio Cassetta

di Giulia Torlone

A pagina 3


Politica

Corsa al voto

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A destra regge il “patto dell’arancino” Pd con Bonino e Lorenzin Cinque Stelle e LeU corrono da soli

Un mese alle elezioni i quattro schieramenti tra liste e programmi M

di GLORIA FREZZA

ancano trenta giorni al 4 marzo, la domenica che riporterà gli italiani alle urne con la nuova legge elettorale (Rosatellum) e vedrà sfidarsi quattro schieramenti. Il centrosinistra, capitanato dal Partito Democratico del segretario Matteo Renzi, che riunisce al suo interno anche Più Europa, la lista della radicale Emma Bonino, che si è recentemente accordata con Bruno Tabacci per evitare l’obbligo della raccolta firme. Insieme al Pd anche Civica Popolare, un insieme di liste moderate guidato da Beatrice Lorenzin, ministra della Salute uscente e orfana dopo l’abbandono di Angelino Alfano. A completare la coalizione la lista Insieme, che riunisce Socialisti, Verdi e gli ex-ulivisti di Area Civica. Quattro liste anche per il centrodestra, guidato da Forza Italia dell’ottantunenne Silvio Berlusconi in tandem con la Lega di Matteo Salvini, che ha eliminato dal suo simbolo la parola “Nord”. Non manca Fratelli d’Italia, sotto la leadership di Giorgia Meloni che sarà candidata nel collegio uninominale di Latina. Infine la cosiddetta “quarta gamba” di Noi con l’Italia-Udc, che riunisce tutti i piccoli partiti centristi.

Povertà, pensioni lavoro, scuola e tasse sono i grandi temi su cui si gioca la partita elettorale

Corrono da soli, invece, il Movimento 5 Stelle, che punta a consolidarsi sotto la guida di Luigi Di Maio, e Liberi e Uguali, la recentissima formazione di sinistra, composta dagli scissionisti del Pd e capitanata da Pietro Grasso. I Cinque stelle, dopo un recente restyling formale del programma e l’allontanamento, non si sa ancora bene quanto volontario, del leader fondatore Beppe Grillo, puntano ad una vittoria chiara. Tuttavia, causa Rosatellum, alcuni esponenti immaginano possibili alleanze post-voto con Lega o Liberi e Uguali per la formazione di un eventuale governo. Grasso, dal canto suo, tacciato da Romano Prodi di non aver voluto cercare un punto d’incontro con il Pd, continua a criticare la deriva renziana dei dem, ribadendo di non essere disposto ad un secondo patto del Nazareno. Al centro dei programmi dei quattro schieramenti, sebbene taluni siano ad ora più definiti di altri, emerge

IL ROSATELLUM

L’attuale legge elettorale prevede un sistema misto: un terzo dei parlamentari eletto tramite scontri diretti nei collegi uninominali, i restanti due terzi con il metodo proporzionale. La Camera - Circa un terzo dei deputati (232 su 630) verrà eletto attraverso i collegi uninominali. Ogni collegio, quindi, eleggerà un solo rappresentante, quello che prenderà anche solo un voto in più rispetto agli avversari. Un sistema che favorisce conseguentemente le coalizioni tra i vari partiti. I restanti 386 seggi della Camera verranno assegnati invece con il proporzionale, all’interno di collegi plurinominali. Per ogni collegio saranno eletti più rappresentanti (da tre a otto), in proporzione ai voti ricevuti dalle liste e dalle coalizioni che avranno superato la soglia di sbarramento. I restanti dodici seggi spetteranno infine alle circoscrizioni estere.

Il Senato - A Palazzo Madama 116 seggi verranno attribuiti attraverso i collegi uninominali, 193 con i plurinominali e sei all’estero. In totale, quindi, con la nuova legge elettorale, il 37% dei parlamentari sarà eletto con il maggioritario e il 61% con il proporzionale (il restante 2% è riservato alla sezione Estero). Le soglie di sbarramento - Il Rosatellum prevede una soglia al 3% su base nazionale per la parte proporzionale, sia al Senato che alla Camera. Per le coalizioni è invece fissato uno sbarramento del 10%, a patto che almeno una lista abbia superato il 3%. I voti delle liste coalizzate che non raggiungeranno il 3%, ma avranno superato l’1%, verranno redistribuiti tra gli altri partiti della coalizione. (Antonio Scali)

2006 16,5%

la tematica della lotta alla povertà. Secondo una ricerca dell’Eurostat, nel 2016 oltre 17 milioni di italiani erano a rischio povertà ed esclusione sociale. Il Pd propone, in tal senso, di proseguire con il reddito di inclusione. Il Rei è stato approvato a settembre 2017 e consiste in un aiuto di 500 euro rivolto a chi vive sotto la soglia della povertà assoluta. La coalizione di centrosinistra si propone di estendere questa somma di denato anche a chi si trova nello stato di povertà relativa. Liberi e Uguali contesta al Pd l’esclusione dall’aiuto di alcune categorie di disoccupati, per i quali si propone di istituire nuovi ammortizzatori sociali. Il Movimento 5 Stelle torna alla carica con il reddito di cittadinanza, una misura universale che prevedrebbe da 780 euro per chi vive solo a 1.900 per le famiglie in difficoltà per reddito e patrimonio. L’idea del centrodestra, lanciata da Berlusconi, è il reddito di dignità, ispirato alle teorie di Milton Friedman: un aiuto che può arrivare fino a 2.000 euro per chi vive in povertà assoluta, che permetterebbe anche alle famiglie più in difficoltà di pagare le tasse con l’aiuto dello stato.

Salvini e Berlusconi puntano sulla flat tax Renzi vuole estendere il bonus degli 80 euro Taglio Irap per il M5S

A proposito delle tasse, è ancora una volta il centrodestra a proporre una misura radicale: l’introduzione di una Flat Tax, al posto dell’attuale tassa sul reddito (IRPEF), ovvero un’imposta con aliquota unica, in cui la percentuale di tasse da pagare sarà fissa (15 o 23%) indipendentemente dall’aumento dell’imponibile. Un’operazione che varrebbe quasi 40 miliardi di euro, secondo gli esperti. Il centrosinistra punta, invece, ad una misura più modesta: 15 miliardi per estendere il bonus di 80 euro alle famiglie con figli, unita a una rimodulazione delle aliquote. Dai Cinque stelle viene invece la proposta di una notax area per tutti i redditi al di sotto dei 10.000 euro annui e una manovra choc che riduca drasticamente l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per favorire le piccole e medie imprese, che più di tutte hanno sofferto la crisi economica. Tutte le proposte però non sembrano avere le giuste coperture.

2008 19,5%

Al centro del dibattito elettorale anche le pensioni. LeU propone di diminuire ulteriormente l’età pensionabile per i lavori gravosi, lavorando anche per rendere strutturale “Opzione Donna”, per la pensione anticipata. M5S e centrodestra puntano invece al superamento della Legge Fornero: i primi progressivamente, estendendo a tutti i lavoratori la Quota 41 e la Quota 100, mentre i secondi ex abrupto con un decreto di cancellazione della norma. Sulla criticatissima Buona Scuola la lista di Grasso propone l’abolizione, alla quale si aggiunge il progressivo raggiungimento dell’accesso gratuito all’università. Per il centrosinistra, invece, andrebbero operate alcune correzioni e aumentando il salario dei docenti e dei ricercatori. Della stessa idea anche a destra, che aggiunge però la gratuità degli asili nido. La Lega vuole mettere al centro, in caso di governo, il Ministero dell’Istruzione insieme a Esteri e Giustizia. Il partito di Di Maio punta invece a modifiche legate strettamente al fabbisogno delle singole scuole, previa abolizione della riforma del Pd.

In merito al lavoro, LeU punta all’abolizione del Jobs Act con il ripristino dell’Articolo 18. La coalizione renziana propone di istituire un salario minimo di 9/10 euro l’ora. Il Movimento teorizza una “Smart Nation” fatta di nuove figure professionali esperte in tecnologia, mentre il centrodestra ha pronto un Piano per il Sud che prevede investimenti nel Mezzogiorno, con l’obbiettivo di portarlo al livello degli standard europei. Sul tema dei diritti, in ultimo, ha fatto molto scandalo la proposta della candidata di centrodestra Eugenia Roccella. Giorni fa ad un convegno ha suggerito, in caso di vittoria, l’abolizione delle unioni civili in quanto strada verso “la fine dell’umano”. Proteste accese da sinistra, mentre il M5S è rimasto in silenzio.


LUMSAnews

CENTRODESTRA

INCOGNITA EUROPA La coalizione di centrodestra è avanti in tutti i sondaggi. sond aggi. Ma sui rapporti con l’Ue Lega e Forza Italia hanno visioni differenti: Salvini parla di sforamento del deficit e di dazi, mentre Berlusconi “tratta” con i vertici del Ppe, preoccupati dall’antieuropeismo del leader del Carroccio

2013 25% In Italia si vota sempre meno

CRESCE L’ASTENSIONISMO Nel 2006 la media tra l’affluenza per Camera e Senato era dell’83,56%. Negli anni il dato è diminuito drasticamente: nel 2008 era dell’80,45% e nel 2013 del 75,15% Un sodaggio Demopolis stima che a marzo sarà del solo 63%

2018 37%

Cinque stelle primo partito

CRESCE L’ASTENSIONISMO Nel 2006 la media tra l’affluenza per Camera e Senato era dell’83,56%. Negli anni il dato è diminuito drasticamente: nel 2008 era dell’80,45% e nel 2013 del 75,15% Un sodaggio Demopolis stima che a marzo sarà del solo 63%

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CINQUE STELLE

ORIZZONTE LARGHE INTESE Nell’incontro di settimana scorsa a Londra con gli investitori della City, il candidato premier Luigi Di Maio avrebbe aperto alla possibilità di larghe intese con Forza Italia e Pd in caso non ci fosse una maggioranza stabile dopo il 4 marzo. Un cambio di rotta rispetto alla linea oltranzista del Movimento

CENTROSINISTRA LIBERI E UGUALI TENSIONI PD: 5 MARZO NUOVA SCISSIONE? La minoranza potrebbe chiedere un congresso il giorno dopo le elezioni se il Pd non raggiungesse la soglia del 23%. Al momento della composizione delle liste elettorali,Orlando ed Emiliano hanno denunciato il mancato rispetto degli equilibri interni

L’INTERVISTA

DUBBI SULLA LEADERSHIP DI GRASSO Con l’arrivo dell’ex presidente del Senato, la formazione nata dalla scissione con il Pd puntava ad andare in doppia cifra, ma secondo i sondaggi si attesterà intorno al 6%. Si discute intanto sulle potenzialità di Grasso di attrarre consensi

Centrodestra favorito In Italia occorre riformare le istituzioni Roberto D’Alimonte risponde sulla sfida del 4 marzo

di VALERIO CASSETTA

Nella campagna elettorale manca la riforma delle istituzioni. C’è scetticismo tra gli elettori e il centrodestra è favorito”. Il politologo Roberto D’Alimonte, in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, ha fatto il punto della situazione al nostro giornale: La campagna elettorale è entrata nel vivo. Le promesse sono tante, ma stando ai sondaggi, gli italiani sembrano aver perso fiducia nella classe politica. È così? “Gli italiani sono molto scettici, o meglio sono diventati più scettici. Vedo soprattutto che lo scetticismo si trasforma in indecisione sul voto: sull’andare a votare o meno. I sondaggi che stiamo facendo un po’ tutti ci danno una fotografia poco veritiera. Quando quasi il 50% degli intervistati dice che non andrà a votare, non sa se andrà a votare o non sa chi voterà, il quadro è molto vago”. Al di là delle promesse, di quali riforme avrebbe bisogno il nostro Paese? “Intanto, delle riforme istituzionali. Una grande lacuna di questa campagna elettorale è la riforma delle istituzioni, di cui nessuno parla. Senza quest’ultima non si va da nessuna parte. Italia e Francia non sono molto diverse sul piano politico. La diversità è sulle istituzioni, che lì funzionano e da noi no”. Alla luce delle presentazioni delle liste, quali scenari si delineano in vista delle elezioni? “Probabilmente, non ci sarà nessuna forza politica che avrà la maggioranza assoluta, ma l’unica che può sperare di riuscirci è il centrodestra”.

“

Il politologo

Parla il direttore del Centro Italiano Studi Elettorali (CESI) ex professore a Standford padre dell’Italicum

Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA Direttore responsabile Carlo Chianura Direttore scientifico Francesco Bonini

Redazione Valerio Cassetta, Christian Dalenz Gloria Frezza, Carmelo Leo Rossella Melchionna, Antonio Scali Fabio Simonelli, Giulia Torlone Testata registrata al Tribunale di Roma n. 468 dell’11 novembre 2003


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l’inchiesta

A dicembre il Senato ha approvato il decreto a difesa dei figli delle vittime di violenze domestiche: dal processo a carico dello Stato al diritto alla pensione di reversibilità, non mancano le lacune sul versante economico

Femminicidio Una legge per gli orfani speciali

“S

di GIULIA TORLONE

ono esasperato, non otterrai mai da me la separazione”. Poi un colpo sparato dalla pistola d’ordinanza colpisce alla tempia Annamaria Mele, uccidendola. La piccola Vanessa, sei anni appena, sta giocando nella sua cameretta. E’ l’unica figlia di questa coppia di Nuoro; casalinga lei e guardia forestale lui. Un giorno di vent’anni fa si consuma la tragedia mentre Vanessa, ignara nella stanza accanto, sta continuando a vivere la sua età. Poche ore dopo l’assassinio di Annamaria Mele, gli inquirenti sequestrano l’abitazione e portano via dall’orrore Vanessa. Il padre assassino, costituitosi ai carabinieri senza alcun pentimento, riceverà la pena di quattordici anni di reclusione. Ne sconterà otto, uscirà grazie all’indulto. In quegli anni la bimba cresce con gli zii materni, i giocattoli e i libri di favole ancora in quella che era stata la sua cameretta. “Quella casa Vanessa non l’ha più rivista. Lì dentro tutto è rimasto com’era”. Il racconto di Anna Maria Busia, responsabile giustizia di Centro Democratico, consigliera regionale in Sardegna, si focalizza sul presente. Questa orfana speciale, così il linguaggio burocratico denomina Vanessa Mele, ora ha ventisei anni e per tutto questo tempo non ha avuto un euro di risarcimento. In questi anni ha fatto causa al

padre per avere ciò che pensava le fosse dovuto: la sua casa, la pensione di reversibilità, un aiuto economico per costruirsi una vita. Il padre, uscito dal carcere nel novembre 2007, non aveva avuto remore a presentare domanda all’Inpdap ottenendo quel 60 percento della pensione di Annamaria che gli spettava per legge, lasciando a Vanessa il 20 percento. In più, è potuto tornare subito a casa, il luogo del delitto. Anna Maria Busia, avvocato prima che esponente politico, ha seguito la battaglia di Vanessa. “E’ lei che mi ha ispirato questa legge, ma l’ho scritta perché ciò che questa orfana ha vissuto è una costante che ritrovo in tutte le storie di femminicidio”. La genesi della legge Busia la racconta a Lumsanews. “Dobbiamo toglierci dalla testa che gli uomini uccidano le moglie per motivi passionali. Dietro questi delitti tante volte c’è la motivazione del denaro: ammazzano perché non vogliono pagare l’assegno di mantenimento, gli alimenti, la casa. Ed è lì che bisognava incidere”. Lo scorso 21 dicembre il Senato ha approvato, dopo anni di vuoto legislativo, il decreto di legge a tutela degli orfani di reati domestici. Il testo ha lo scopo di cambiare profondamente il codice civile e penale sul tema. “Andava posta la vittima al centro. Il nostro sistema di stampo

fascista si rivolge all’autore del reato e non alla vittima, che non è tutelata. Questo pacchetto invece presta attenzione alle vittime e offre gli strumenti per difendersi.” IL DECRETO - Le nuove tutele si applicano ai figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza. Gli orfani di crimini domestici potranno accedere al gratuito patrocinio a prescindere dai limiti di reddito. Lo Stato si farà carico delle spese tanto nel processo penale quanto in quello civile e il pm che procede per omicidio ha l’obbligo di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’indagato. Nei confronti del familiare per il quale è chiesto il rinvio a giudizio per omicidio viene sospeso il diritto alla pensione di reversibilità. Durante tale periodo la pensione, senza obbligo di restituzione, sarà percepita dai figli della vittima. La condanna e il patteggiamento comportano automaticamente l’indegnità a succedere e fino ad archiviazione o proscioglimento, resta sospesa la chiamata all’eredità. A decorrere dal 2017 il Fondo

per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti viene esteso anche agli orfani di crimini domestici con una apposita dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno, per borse di studio e reinserimento lavorativo. Ai figli delle vittime è assicurata assistenza medico-psicologica gratuita fino al pieno recupero . In ultima istanza, se il cognome è quello del genitore condannato in via definitiva, il figlio puòchiedere di cambiarlo. L’impianto economico su cui si basa la legge sta attirando critiche. Gli zii affidatari di due orfani speciali, hanno pubblicato in questi giorni una lettera su La Stampa in cui denunciano delle gravi lacune nel decreto. “La parte delle coperture non convince, “sono frutto degli emendamenti aggiunti in Parlamento per far passare il testo”.

“Questa norma presta attenzione alle vittime e offre loro gli strumenti necessari per potersi difendere”

Quello a cui si riferisce Busia, concordando con la lettera citata, è la parte delle coperture economiche. Anche secondo Ai.Bi, una delle associazioni a tutela dei minori più grande d’Italia, la parte finanziaria è da rifare. A fronte dei 1600 orfani di reati domestici stimati in Italia, i due milioni messi a disposizione come fondo speciale integrato a quello delle vittime di mafia è insufficiente.“Non sono per gli aiuti a pioggia, sono per gli interventi strutturali. Bisogna organizzare una task force che si occupi lì dove serve, inutile prevedere una figura in ogni regione.” La relatrice del testo commenta così la critica che riguarda l’aver demandato l’applicazione a livello regionale. Il rischio previsto da numerose associazioni che si occupano di assistenza agli orfani è che in questo modo possano venire a crearsi dei minori di serie A e minori di serie B, in base al luogo di provenienza. “L’assistenza è costosa, i processi possono costare centinaia di migliaia di euro. Questa legge può funzionare da deterrente per chi commette reati di femminicidio” conclude la Busia.


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I NUMERI

Ogni due giorni in Italia un uomo uccide la sua compagna

I minori figli delle vittime sono più di 1600 Quasi sette milioni di donne hanno subìto qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Dalle violenze domestiche allo stalking, dallo stupro all’insulto verbale, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera intima e personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza e la libertà di scelta. Il tragico estremo di tutto questo è rappresentato dal femminicidio, che anche se in leggero calo rispetto agli anni precedenti, dimostra di essere ancora un reato diffuso e un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale e educativa. Proprio l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile. Più dell’82 per cento dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi. Un numero gigantesco: oltre quattro su cinque.Negli ultimi cinque anni si registrano 774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno. Significa che ogni due giorni (circa) viene uccisa una donna. I MINORI - Lo strascico che deriva dall’uccisione di una moglie o qualsivoglia partner è la distruzione della vita di un minore, figlio di allo stesso tempo della vittima e dell’assassino. “Nessuno può lontanamente immaginare cosa vivono questi bambini, solo chi sta al loro fianco comprende e condivide il dolore e la tragedia, ogni istante del giorno e della notte, incessante, devastante.” Gli zii affidatari di due orfani di femminicidio, Agnese e Giovanni Paolo, riassumono il lutto in poche ma efficaci parole. Questi bambini, in un attimo, vivono tre drammi. “Il dramma degli orfani perché perdono entrambi i genitori, ma in modo unico, terribile: in un momento di quotidianità, nella sicurezza della loro casa, la loro madre viene uccisa dal padre, che diventa l’assassino, l’incubo, l’imprevedibilità più terrificante. Il dramma della guerra per-

ché la vedono in casa loro: spari, urla, sangue e morte. Il dramma dei terremotati perché perdono la loro casa, le loro cose, i loro giochi per sempre, nulla esiste più, solo distruzione”. Negli ultimi dieci anni, secondo le stime dell’Istat, 1.628 figli sono diventati a un tratto orfani speciali. Soltanto negli ultimi tre anni se ne contano 417, 180 dei quali minori: 52 sono stati testimoni dell’omicidio della madre da parte del padre, 18 sono stati uccisi insieme a lei. Alla base di numeri e statistiche c’è il grande lavoro fatto dallo studio Switch-off, finanziato dall’Unione Europea. Anna Costanza Baldry, psicologa e criminologa, ha intervistato 143 di questi orfani. Alcuni di loro, ormai adulti, fanno ancora fatica a raccontare la propria infanzia. I dati raccolti sono stati presentati alla Camera dei Deputati come base per un documento di Linee guida di intervento per i servizi sociali, magistrati, insegnanti e forze dell’ordine.

“

Gli zii della vittima “Nessuno può immaginare cosa vivano questi bambini Come una guerra e un terremoto insieme”


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Il dibattito

Il futuro della tutela del diritto d’autore

Siae

Addio monopolio (ma non è ancora detto) La ragnatela della liberalizzazione in Italia si va avanti tra dubbi e leggi contestate di CHRISTIAN DALENZ

Il monopolio Siae è finito perché esistono Soundreef e Patamu a contendergli il mercato. Oppure no, non è finito, perché le leggi in realtà ancora mantengono il mercato bloccato. Due affermazioni forse vere entrambe, vista la complessità della situazione nel campo del diritto d’autore nel nostro Paese e in Europa. La fine del monopolio è stata trionfalmente proclamata lo scorso 16 gennaio da Davide D’Atri, amministratore delegato di Soundreef, durante una conferenza stampa tenuta insieme a Fedez, artista che da tempo si fa tutelare da questa società. D’Atri dichiara tale vittoria in virtù della fondazione di Lea

Lea sembra una creazione di Soundreef: Guido Scorza è presidente Roberto D’Atri nel cds

(acronimo di Liberi Editori ed Autori), società che raccoglierà i proventi dei diritti musicali per conto di Soundreef. Può sembrare strano che una società che gestisce diritti musicali debba affidarsi a un’altra società per raccoglierne i proventi. Eppure in Italia succede. Ciò è dovuto ad una tortuosa applicazione da parte del governo Gentiloni della direttiva Ue 2014, a firma dell’ex commissario per la concorrenza Michel Barnier

(oggi capo negoziatore Ue per la Brexit), che liberalizza il mercato della tutela dei diritti d’autore. L’ultima legge di stabilità italiana ha stabilito che gli enti di gestione indipendente dei diritti (Egi) come Soundreef, che sono per definizione a fini di lucro, non possano riscuotere direttamente. Per farlo, devono stringere un accordo con un organismo di gestione collettiva (Ogc), che secondo la nostra normativa non può essere a scopo di lucro. Lea nasce proprio come Ogc “all’italiana” e ha stretto un accordo con la Egi Soundreef per riscuotere a nome di quest’ultima i diritti, e rendere così le operazioni della società D’Atri legali in Italia. Durante la conferenza stampa del 16 gennaio è intervenuto su questo tema l’avvocato di Soundreef, Guido Scorza, che ha definito l’interpretazione italiana della direttiva Barnier “molto originale”, probabilmente volendo usare un eufemismo Peraltro Lea appare sostanzialmente come una creazione dalla stessa Soundreef. Presidente di Lea è lo stesso avvocato Scorza. Nel Consiglio di sorveglianza, inoltre, troviamo Roberto D’Atri, presumibilmente parente di Davide. Soci fondatori la Soundreef Publishing, i musicisti Federico Camici, che si occupa della comunicazione in Soundreef, e Adriano Bono, musicista tutelato dalla stessa società di Davide D’Atri. Il quale, come ha spiegato a Lumsanews, crede che l’obiettivo di Soundreef sia di poter fornire il massimo dell’efficienza possibile ai propri artisti, qualunque siano le condizioni di legge. .Né Adriano Bonforti, ad di Patamu, né Gaetano Blandini, direttore generale di Siae, anche se per ragioni diverse, credono che il monopolio sia stato realmente abbattuto. Bonforti spiega a Lumsanews che non è affatto convinto che in Italia si sia applicata correttamente la direttiva Barnier. Da parte sua Blandini,

anche lui da noi intervistato, ritiene invece che il monopolio Siae è sostanzialmente ancora in vita data la natura di Soundreef e Patamu: la prima opera a suo dire eludendo la legge, la seconda in una maniera artigianale, non configurabile come vera e propria società d’intermediazione. Contro la società di D’Atri, inoltre, scaglia molte altre critiche. Dubbi sulla liberalizzazione sono stati espressi da vari studiosi. Già Mario Monti nel 1996, nelle vesti di Commissario UE al Mercato Interno, segnalava che in questo settore la concorrenza provoca un aumento di costi per società di gestione e consumatori, a discapito dei redditi degli autori. Anche negli Usa le lineeguida del Copyright Office del 2015 hanno evidenziato al governo il problema

Come si potrà impedire agli artisti di scegliere a chi affidarsi per la tutela dei propri diritti?

dell’anarchia creatasi dal loro proliferare. Rendicontazione e riscossione diventano infatti più difficili se un artista suona in un concerto canzoni proprie tutelate con un ente e anche cover tutelate da un altro ente. Oppure se una discoteca fa sentire tante canzoni tutelate da più società. E ancora più complessa è la situazione di una canzone viene scritta da tanti autori che sono tutelati da più enti. Come per esempio nel caso di Vorrei ma non posto. Il

In alto, Fedez; in basso, J-Ax. Entrambi tutelati dalla Soundreef di Davide D’Atri

testo del pezzo è stato scritto da J-Ax e Fedez, tutelati da Soundreef, mentre la musica è stata composta da autori iscritti alla Siae Ma come si potrà impedire agli artisti di scegliere liberamente a chi affidarsi? E agli imprenditori di provare ad accontentarli con offerte tra loro concorrenti? Citando Bob Dylan, la risposta è nel vento. Forse dovranno essere gli stessi artisti a chiedere un ente centralizzato e unico se un giorno tanti di loro si dovessero rendere conto che la frammentazione degli enti che dovrebbe tutelarli non è nel loro interesse. Un’altra possibilità, al fine di rendere il mercato agibile, potrebbe essere la creazione di un ente unico per la riscossione dei diritti che si occupi poi di corrisponderli alle rispettive società che li gestiscono. Una separazione tra rete e attori del mercato che si è fatta già in altre liberalizzazioni e che potrebbe essere utile anche in questo caso, come ci hanno spiegato D’Ate Bonforti.


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LE INTERVISTE

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Il direttore Siae

Lei è favorevole o contrario alla liberalizzazione nella tutela dei diritti musicali? Le liberalizzazioni sono un bene in quasi tutti i settori economici. Nel campo del diritto d’autore, invece, la liberalizzazione non aiuta né gli utilizzatori né gli aventi diritto. Il rischio è che si crei una situazione confusa per tutti. Ma non credete che sia stata proprio la loro concorrenza a stimolarvi al miglioramento tecnologico, visto che ora avete il borderò online? No. Il programma elettorale dell’attuale presidente di Siae, Filippo Sugar, prevedeva un forte investimento tecnologico già nel 2012. Non è stata la concorrenza, allora inesistente, a portarci a questa decisione. Che cosa ne pensa di come stanno operando Soundreef e Patamu? SoundReef non rispetta le leggi sin dalla sua nascita.

Blandini:"Meglio il monopolio della liberalizzazione Soundreef elude la legge"

Ciò non è giusto, perché se competizione deve essere, dobbiamo operare tutti secondo le stesse regole. la creazione di Lea assomiglia ad una elusione: la legge italiana chiede che sia un ente terzo ad occuparsi della riscossione dei diritti, ma Lea è chiaramente una costola di Soundreef. Faccio inoltre notare che ai suoi Vip Soundreef attribuisce loro compensi minimi per 5 anni, ed inoltre per lo stesso periodo di tempo li vincolano a Soundreef. Ma il decreto lascia invece piena libertà di cambiare società per la tutela dei propri diritti in ogni momento. Se un artista lasciasse Lea, Soundreef cercherebbe di perseguirlo legalmente? Patamu invece non ci preoccupa particolarmente. Non è mai capitato che un organizzatore di eventi ci abbia segnalato che qualche pezzo suonato fosse gestito da loro.

L’ a.d. Soundreef

D’Atri: “Efficienza rapidità e precisione la nostra missione Così sfidiamo il colosso Siae” Di solito quando si è fatta una liberalizzazione in Italia, si sono separate rete e monopolista pubblico per agevolare l’ingresso nel mercato dei competitori privati. Ritiene che anche nel caso della tutela dei diritti d’autore si potrebbe fare qualcosa del genere? Sì, servirebbe un ente in grado di agevolare i privati, consentendogli di lavorare meglio con i piccoli distributori di musica, come bar e locali. Speriamo che l’Agcom dica qualcosa in proposito. Ad ogni modo, siamo disponibili a collaborare con un eventuale ente solo se ci darà la possibilità di distribuire le royalties in maniera rapida ed efficiente. In questi casi non c’è bisogno di un controllo capillare, considerando che in tutto parliamo di 50 soggetti

LA CURIOSITA’ In Vorrei ma non posto gli autori del testo, Alessandro Aleotti (J-Ax) e Federico Lucia (Fedez) sono iscritti a Soundreef, dunque Siae non raccoglie per loro i diritti relativi al testo. Gli autori della musica invece, Fabio Clemente e Alessandro Merli e Davide Petrella) sono invece ancora con Siae, che dunque raccoglie e distribuisce loro ciò che gli spetta relativamente ai proventi del pezzo. Situazioni del genere possono creare confusione nel mercato

In evidenza: Alessandro Aleotti (J-Ax) e Federico Leonardo Lucia (Fedez) vengono indicati come non iscritti nell’archivio del sito Siae

Voi intendete creare una società esterna a Patamu per la riscossione dei diritti musicali, come ha fatto Soundreef con Lea? Ora penseremo a come muoverci. Ma in primo luogo voglio dire che noi riteniamo che in Italia si sia ricevuta la direttiva Barnier erroneamente. La direttiva, a nostro avviso, permette anche alle società a scopo di lucro di operare nella riscossione. Di fronte a questo scenario, noi intendiamo continuare a raccogliere i proventi dei diritti musicali come stiamo facendo, da società posseduta da un’altra fondata con vocazione sociale (Innovaetica, ndr). La nostra è una sorta di disobbedienza civile. E’ vero che voi non riuscite a garantire la qualità tecnologica che Soundreef richiede e che li ha spinti ad affidarsi a Safecreative per la tutela dal plagio, come ha dichiarato Davide D’Atri a Lumsanews? Penso che non abbiamo nulla da invidiare a nessuno su questo profilo, nemmeno a SafeCreative. A me

in totale per quanto riguarda l’Italia. Perché vi siete affidati alla spagnola SafeCreative per la tutela dal plagio e non a Patamu, con cui sembrava esserci una partnership ai vostri esordi? SafeCreative ci è sembrata una compagnia molto solida, secondo noi è la migliore in Europa nel settore. Patamu non ci garantisce lo stesso servizio in termini di qualità tecnologica e di possibilità di lavoro all’estero. Riuscite a garantire una buona gestione dei diritti anche all’estero? Dobbiamo fare un passo alla volta, con umiltà. Abbiamo appena stipulato un accordo con la Siae svizzera, siamo riconosciuti in Inghilterra e abbiamo un accordo con Youtube

L’ a.d. Patamu

Bonforti: “Il monopolio Siae è finito, ora ci siamo anche noi La nostra è una vera disobbedienza civile

sembra che quella di D’Atri sia una scusa per coprire i patti che non ha rispettato con noi in un progetto che portavamo avanti in comune. Noi avevamo un rapporto di collaborazione con loro all’interno del quale eravamo d’accordo perché Patamu proteggesse dal plagio gli artisti di Soundreef. Quest’ultima avrebbe riscosso i proventi dei diritti anche per nostro conto. Poi abbiamo lanciato insieme la “Rivoluzione delle 30 band”: avevamo fatto iscrivere 30 nostri artisti a Soundreef. Ma loro non rispettarono i patti. Non ci hanno fornito trasparenza sulle operazioni di queste band in merito alla riscossione dei diritti e alla tutela dal plagio così come noi richiedevamo. Creare un ente pubblico che raccolga i proventi dei diritti per conto di Siae, Soundreef e Patamu potrebbe aiutare la creazione di un buon mercato? Certamente, questa potrebbe essere una soluzione in tal senso.


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GLI ANGOLI DA SCOPRIRE

1 - Alcune saracinesche di negozi decorati dalla street art. In primo piano l’attore James Dean 2 - Grandi e piccoli nel parco giochi di Villa Lazzaroni 3 - Un vecchio palazzo nel quartiere Appio Latino 4 - La sede del Partito democratico nella zona Alberone 5 - Il “Maestoso”, storica sala cinematografica, come si presenta oggi 6 - Cartoline di cinema in vendita sulle bancarelle. Nei fotogrammi gli interpreti Marcello Mastroianni e Anita Ekberg 7 - L’entrata del centro commerciale “Happio”

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ROMA dei quartieri

Appio Latino quell’intenso legame con il cinema Dalla Caesar Film alla Cines la borgata a un passo da Cinecittà

di ROSSELLA MELCHIONNA

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LUMSAnews

Non è un quartiere per giovani scriverebbe Cormac McCarthy. È la prima sensazione che si ha camminando per le strade della borgata Appio Latino, o Q.VII. come si legge sulle lastre stradali. I marciapiedi sono abbastanza affollati. Famiglie, pensionati e qualche adolescente entrano ed escono dai negozi, ipnotizzati dalle vetrine che addobbano via Appia Nuova. Perché questo quartiere periferico è una calamita per chi ama fare shopping, senza spendere. Grandi lumache colorate circondano allegramente “Happio”, il centro commerciale. È qui che si riversano mamme e papà, tra le grida dei più piccoli. Poco distante, sempre sull’Appia Nuova, c’è Villa Lazzaroni: la seconda tappa preferita dai bambini, fra polvere, giostrine e palloncini. Il parco, risalente a fine ‘800, ha un aspetto decadente. Fatta eccezione per un angolino animato da scivoli e altalene, il resto parrebbe quasi deserto. Su una panchina è seduto un vecchietto intento alla lettura di un quotidiano. Di tanto in tanto un runner smuove l’aria che lo circonda. È autunno, ma sembra di essere in piena primavera. Da Villa Lazzaroni, su via Enea, si scorge un bar dalle grandi vetrate, inserito anche questo in un altro punto nevralgico. Il locale è stato inaugurato da poco più di un anno, ma il barista, autentico romano, chiarisce che diverse attività si sono alternate in quel posto. Di fronte al bar, attraverso il vetro, si intravede un locale storico, il “Pride Pub”. «È stato chiuso lo scorso maggio, nello stesso periodo in cui si è concluso il Campionato di calcio – racconto Mario, un cliente quarantenne – Prezzi un po’ sopra la norma, ma era bello, accogliente. E poi la musica dal vivo era il suo punto forte». Il bar non dista molto da via Santa Maria Ausiliatrice, quasi al confine con il quartiere Tuscolano. Davanti ai caffè alcuni anziani si lanciano sfide a suon di carte. Dei ragazzini sono impegnati in conversazioni dal tono serio. E proprio lì, di fronte ai ragazzi, i Blues Brothers e James Dean sono stati ritratti sulle saracinesche di un’ottica e di un tabacchino. Cinecittà, in fondo, non è così distante.

L’Appio Latino, del passato, conserva il legame con il grande cinema popolare: basti pensare al “Maestoso”. Il locale, in realtà, è tuttora funzionante, è un multisala, ma la trasandatezza e il senso di abbandono sono i primi elementi che saltano agli occhi. Progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi, esponente di spicco del razionalismo costruttivo, l’edificio, oltre al cinema, ospitava abitazioni, magazzini e negozi. Ma di quest’ultimi ora non vi è traccia. Una delle zone più note del quartiere è Alberone, non molto lontana dalla stazione Tuscolana. Il nome “Alberone” proviene prima da una quercia secolare e poi da un leccio situato in loco. Nell’area è presente una storica sede del Partito democratico, imbrattata da scritte murali. Su via Veio anni fa esisteva la Cines, sul Ponte della Ranocchia la sede della Caesar Film. Ora, invece, venditori ambulanti sono sparsi qua e là tra fiori, abiti e libri. E proprio tra vecchi libri, fumetti e dvd, compaiono delle cartoline. «Marcello Mastroianni, La dolce vita, Alberto Sordi» spiega un venditore a una turista. Sono fotogrammi estrapolati da film quasi tutti ambientati a Roma. A fare da colonna sonora al quartiere ci sono, al di là dei motori e dei clacson, le perpetue sirene delle ambulanze. «Che sia inverno o estate poco cambia: sto concerto è incessante» ironizzano due signore. All’orchestra si aggiunge il passaggio di un aereo, così grande da qui, così rumoroso. Destinazione: l’aeroporto di Ciampino a pochi chilometri dall’Appio Latino. Il quartiere Appio Latino è un’area densamente abitata, nonostante metà di questa sia occupata dal Parco archeologico dell’Appia Antica e dalla Valle della Caffarella. Nata con il piano regolatore del 1909, la borgata fu travolta da una caotica urbanizzazione – e speculazione edilizia – nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. Il nome Appio-Latino deriva dalle omonime strade che compongono il quartiere. La “Regina Viarum”, l’Appia Antica, si riallaccia alla storia dell’antica Roma, e la toponomastica stradale dell’intera borgata residenziale prende spunto dalle città dell’Impero romano, della Grecia e da alcuni storici italiani.

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Villa Lazzaroni parco di fine Ottocento ha un aspetto decadente Oggi un suo angolo è animato dai bambini

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Lumsanews n. 10 del 31 gennaio 2018 by LIbera Università Maria Ss. Assunta - Issuu