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Magazine n.8 del 1° dicembre 2023

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PERIODICO NUMERO VIII 1/12/2023

Quandoilcibosano diventa malattia

Si chiama ortoressia e in Italia colpisce oltre 300mila persone Il focus Gli esperti spiegano questo disturbo alimentare sconosciuto Sanitari

sotto attacco, la violenza negli ospedali di RAFFAELE ROSSI

di GIULIA MUTTI

ALLE PAGINE 6-7

Il caso

Calcio, verso lo stop a sgravi fiscali per chi arriva dall’estero di ANTONINO CASADONTE

L’inchiesta

Caro Colosseo tour nell’arena dei rivenditori abusivi di NICCOLÒ MAURELLI

ALLE PAGINE 2-3

ALLE PAGINE 4-5

Il reportage

Borgo Pio degrado a due passi dal Vaticano

di GIULIA CHIARA CORTESE

ALLE PAGINE 8-9

A PAGINA 10


lo studio

PAGINA 2

In Italia si stimano oltre 300mila casi, i maschi più coinvolti

G

di GIULIA MUTTI

iulia ha 24 anni e fa la studentessa. Fino a poco tempo fa la sua vita si divideva tra palestra e cibo. Non vedeva altro. Dalla mattina alla sera pensava a quello che avrebbe mangiato durante la giornata. Dovevano essere “solo cose sane”, preferibilmente riso e verdure. Per evitare di essere costretta a mangiare qualcosa di “non sano” era arrivata a rifiutare le uscite con gli amici. Quello che all’inizio era sembrato uno stile di vita virtruoso era diventato una forma di schiavitù. Una dipendenza. Dopo aver affrontato un lungo percorso di psicoterapia, Giulia ora è guarita. Ora è consapevole che la sua vita non poteva ruotare attorno al cibo. Sara è una donna di 35 anni che aveva iniziato a coltivare sulla sua terrazza le verdure di cui si nutriva. Nel tempo aveva selezionato sempre di più la sua alimentazione ma soprattutto la sua vita sociale. Anche per lei uscire con gli amici era diventato un inferno per il rischio di doversi confrontare con il cibo. Il corpo le aveva presentato il conto: dalle analisi cliniche erano emerse alterazioni, ma soprattutto a risentirne era il suo umore. Un percorso terapeutico l’ha aiutata a recuperare la sua vita relazionale. Nel tempo ha ripreso a concedersi anche dei cibi che reputava proibiti. Quella di Giulia e Sara è anche la storia di Luca, un personal trainer di 26 anni che passava la vita tra palestra e pianificazione dei

pasti. La sua dieta “proteica” era un un vero e proprio stile di vita. Mangiava sempre ai soliti orari, la sua routine non poteva cambiare. I video sui social media lo hanno manipolato. Quando aveva un momento di riposo entrava su Instagram e confrontava la sua dieta con quelle proposte online. Fino a quando ha deciso di dire basta. Il rapporto con il cibo Giulia, Sara e Luca erano ortoressici, malati di una vera e propria forma di dipendenza dal cibo. Solo che mentre anoressia e bulimia sono all’onore della cronaca quotidiana, l’ortoressia rappresenta la faccia nascosta dei Disturbi del comportamento alimentare Il soggetto che soffre di ortoressia utilizza diete “miracolose”, diete “detox”, diete “monocibo”, stili alimentari particolari nel tentativo di prevenire malattie e vivere più a lungo. Dal momento che non è ancora valutato come disturbo, si sono affermati in Italia gli studi di Lorenzo Maria Donini, ordinario di Alimentazione e Nutrizione alla Sapienza di Roma, che ha proposto uno strumento di valutazione per l’ortoressia: le tabelle ORTO-15. “Il primo a definire questo comportamento è stato Steven Bratman, dietologo statunitense, nel 1997. Si tratta di una tendenza nata come bilanciamento al cibo spazzatura”, spiega la nutrizionista Mariantonietta Fabbricatore. Un comportamento latente e occulto Nessuno riconosce questa patologia, neppure chi ne soffre: è un disturbo silente. Proprio dalla latenza deriva però la sua pericolosità. Il soggetto, come abbiamo visto dalle storie di

Giulia, Sara e Luca, ha la sensazione di condurre uno stile di vita “sano”; tuttavia, dietro l’apparente perfezione, il vortice dell’inadeguatezza è sempre più profondo. Il disturbo infatti non danneggia l’aspetto fisico. Rispetto ad anoressia e bulimia, “differisce per la focalizzazione, che riguarda la qualità e non la quantità del cibo”, spiega Fabbricatore. Ma “dal punto di vista nutrizionale potrebbe portare alla malnutrizione”, avverte. La malnutrizione è dovuta all’esclusione di intere classi di alimenti per la loro presunta impurità. Senonché, evitare un numero elevato di alimenti vuol dire mangiare in maniera poco equilibrata. Il disturbo diventa “patologia”, dice Fabbricatore, “quando influenza il repertorio comportamentale dell’individuo che tende all’isolamento sociale”. L’eccessiva preoccupazione per la qualità e la purezza del cibo “possono provocare ansia, depressione e disagi nella vita sociale e lavorativa di chi ne è affetto”, spiega lo psicologo Enrico Prosperi. In Italia, il Ministero della Salute stima circa 300mila ortoressici, in prevalenza uomini. Questo dato mostra una differenza con gli altri Disturbi del comportamento alimentare che coinvolgono nove volte su dieci soggetti femminili. La spiritualità della cucina Gli esperti tendono a parlare di “spiritualità della cucina” poiché la persona affetta da ortoressia spende la maggior parte del suo tempo per pianificare, acquistare, preparare e consumare i pasti.

Ortoressia il male oscuro

Alla base c’è una questione psicologica. “Oggi mancano alcuni fattori di aggregazione, e queste persone identificano la spiritualità con il proprio stile alimentare. Questo tipo di atteggiamento nei confronti del cibo li fa sentire in una dimensione superiore”, spiega la dietologa. “Le persone affette da ortoressia ricercano una sorta di ritualità da mettere in pratica”, aggiunge Prosperi. Si stima che il 78% dei soggetti pianifica meticolosamente i propri pasti, il 76% diserta gli appuntamenti galanti e il 72% rinuncia alle uscite con gli amici. Predisposizione e psicologia Non tutte le persone che hanno un’alimentazione sana potrebbero sviluppare un disturbo; per gli esperti c’è una predisposizione psicologica e lavorativa. Prosperi e Fabbricatore concordano nel dire che i soggetti maggiormente esposti allo sviluppo della patologia sono “coloro che lavorano nel settore dell’alimentazione e del fitness”. La causa principale deriva dai fattori psicologici predisponenti, quali “caratteristiche di personalità come il perfezionismo, il nevroticismo, i tratti ossessivo compulsivi, l’insoddisfazione corporea”, motiva lo psicoterapeuta. Il consiglio per questi soggetti è quello di rivolgersi agli esperti e intraprendere “un approccio interdisciplinare con psicoterapie cognitivo-comportamentali che aiutano il soggetto a lavorare sull’ansia e le difficoltà relazionali, oltre che iniziare un percorso di consapevolizzazione”, aggiunge. La fitspiration e l’ortoressia “I social incoraggiano ideali corporei non realistici e un’alimentazione eccessivamente salutistica”, commenta Prosperi. Al giorno d’oggi si dà una grande importanza al concetto di perfezione connessa alla magrezza. Questo elemento è acuito dall’uso eccessivo dei social. Ormai, spopola la "Fitspiration". Come spiega lo psicoterapeuta, “la fitness inspiration consiste in immagini e testi che consigliano di seguire uno stile di vita sano e ciò porta a una uniformità di comportamenti simili alla thinspiration, ovvero esempi di uno stile di vita basato sul disturbo”. Ovviamente i soggetti che vengono attratti da modelli fitness sono coloro che hanno una maggior “insoddisfazione corporea e attuano un continuo confronto fisico con gli altri", spiega Fabbricatore. Come Giulia, Sara e Luca, che hanno sofferto ma poi avuto il coraggio di chiedere aiuto e la forza di combattere e sconfiggere il male oscuro del “mangiare sano”.

del mangiar sano


LA NUTRIZIONISTA

LUMSAnews

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LO PSICOTERAPEUTA

“Escludere alcuni cibi potrebbe causare malnutrizione e disturbi”

“Il modello di perfezione proposto sui social alimenta la patologia”

Mariantonietta Fabbricatore è laureata in Medicina e Chirurgia, ha conseguito la Laurea Specialistica in Scienze della Nutrizione Umana e la specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale. Attualmente insegna Psicoterapia del Comportamento, Disturbi Alimentari presso l’Università Europea di Roma. E’ socio della Società Italiana per lo Studio dell’Obesità, SIO, e della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, SISDCA.

Enrico Prosperi a Roma è specializzato in Psicologia Clinica – Psicoterapia, perfezionato sui disturbi del comportamento alimentare. Presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica e della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, sezione Abruzzo-Lazio-Molise. E’ direttore del Giornale della Società Italiana di Psicologia Clinica Medica.

Che cosa si intende per ortoressia?

“L'ortoressia è un disturbo che è venuto alla ribalta negli ultimi anni ed è la tendenza a voler tenere un’alimentazione completamente sana e corretta. Attualmente non rientra nei Disturbi del Comportamento alimentare, ma sono in atto degli studi che stanno valutando la possibilità di inserirlo nella categoria. La definizione di ortoressia viene attribuita a Steven Bratman, dietologo statunitense, nel 1997. Si tratta di una tendenza all'alimentazione sana nata come bilanciamento al cibo spazzatura”.

prie dimensioni corporee e le dimensioni corporee dei modelli”.

Si è parlato anche di “spiritualità della cucina". In cosa consiste?

“In questi tempi di insicurezza, dove sono venuti meno alcuni fattori di aggregazione, le persone ricercano un senso di appartenenza che mettono in correlazione con la spiritualità e la identificano nel seguire questo stile alimentare. Avendo questo tipo di atteggiamento nei confronti del cibo si sentono in una dimensione superiore a cui tendere e identificano questa spiritualità nel proprio stile di vita. In pratica, attraverso l’alimentazione e la cucina questi soggetti acquisiscono quasi un senso di superiorità rispetto a coloro che mangiano in maniera convenzionale”. (g.m.)

Ed è per questo che viene definito un comportamento “occulto”?

Perché le persone vanno alla ricerca di uno stile di vita perfetto?

NUTRIZIONISTA Mariantonietta Fabbricatore è attualmente insegnate di Psicoteapia del Comportamento all’Università Europea, è socio del SIO e del SISDCA, Società italiana per i Disturbi del Comportamento Alimentare

“La principale differenza tra i Dca maggiormente conosciuti, come anoressia e bulimia, è la focalizzazione C’è un rapporto tra il disturbo e i social media? L’obiettivo “Essendo un disturbo legato alla cultura occidentale, di una persona è cresciuto con il diffondersi della rete e dei social. Anche se i media non sono la causa primaria, influi- ortoressica non è scono direttamente perché i soggetti esposti a questa patologia hanno una insoddisfazione corporea e tro- quello di perdere peso vano tra i video social dei modelli corporei e alimentari di comportamento. In pratica abbiamo due ma di mangiare sano tendenze ovvero l'ideale del corpo magro, da una parte e la tendenza, per il genere maschile, alla mu- Non si parla scolarità di avere un corpo bello e prestante. Queste sono tendenze di soggetti che hanno un’insoddisfa- di quantità di cibo zione per il proprio corpo e, dunque, possono essere facilmente manipolati. Instagram è il social media con ma di qualità” maggiore incidenza nello sviluppo dell’ortoressia per “Si per esempio persone che si occupano di alimentazione per lavoro o che si occupano del fitness. I soggetti maggiormente predisposti sono istruttori, personal trainer o ballerini. Sono soggetti che devono tenere uno stile di vita sano e non solo, propongono anche attraverso i social programmi alimentari autogestiti che potrebbero avere effetti negativi sul bacino di utenti che accedono a tali contenuti. Viene proposta un’alimentazione che, se non sottoposta alla supervisione di esperti, alla lunga potrebbe creare malnutrizione”.

il grande uso delle immagini che alimentano nel soggetto la necessità di fare continui confronti tra le pro-

(g.m.)

“Sembra che una maggiore tendenza al comportamento alimentare ortoressico si possa presentare in gruppi specifici per via delle loro professioni, ad esempio dietologi, artisti, sportivi o per via di particolari abitudini alimentari, come i vegani e i vegetariani. Il cibo è vissuto come pericoloso, contaminato. Le persone che ne soffrono sono preoccupate per l'origine, la preparazione e il contenuto nutrizionale dei loro pasti, ciò può causare ansia, tendenza all’isolamento e rituali”.

“La principale differenza è la focalizzazione. L’obiettivo primario dell’ortoressico non è quello di perdere peso, ma di mangiare sano; dunque un concetto di tipo qualitativo e non quantitativo degli alimenti. Tuttavia, si è visto che alcune persone che hanno avuto un disturbo del comportamento alimentare hanno poi sviluppato un disturbo ortoressico, tuttavia, il peso dell’ortoressico non è mai basso”.

Ci sono delle persone predisposte al comportamento ortoressico?

“Ci sono diversi fattori di rischio che facilitano l’insorgenza dell’ortoressia nervosa: caratteristiche di personalità come il perfezionismo, il nevroticismo e i tratti ossessivo compulsivi, l’insoddisfazione corporea, le frequenti storie di diete e la difficoltà a riconoscere i propri valori (ciò che rende significativa la propria vita). Non dobbiamo dimenticare l’effetto di un’eccessiva esposizione ai media che incoraggiano ideali corporei non realistici e un’alimentazione eccessivamente “salutistica””.

“Un approccio interdisciplinare (medico, psicoterapeuta e dietisti) favorisce la cura dell’ortoressia nervosa. Infatti se è necessario trattare le possibili carenze e squilibri nutrizionali derivanti da modelli alimentari restrittivi, bisogna anche promuovere un approccio più flessibile alle scelte alimentari e aiutare le persone a gestire l’ansia e le difficoltà relazionali. Le psicoterapie che sono risultate più efficaci sono le Cognitivo Comportamentali che aiutano a riconoscere i pensieri sul cibo e la salute senza reagire impulsivamente, a gestire meglio l’ansia, ad avere un rapporto più flessibile con l’alimentazione, e ad avere una maggiore consapevolezza di sé e benessere generale.

Quali persone sono maggiormente predisposte a cadere nel disturbo?

Qual’è la differenza principale con i soggetti che soffrono di anoressia o bulimia?

“Sì, perché inizialmente si manifesta in sordina, senza dare preoccupanti segnali. Il soggetto mostra uno stile di vita sano e apparentemente è in forma; tuttavia, piano piano per alcuni diventa un comportamento di tipo ossessivo, per cui mangiare bene diventa quasi un obbligo. Invade il repertorio comportamentale di questi soggetti che poi iniziano a sentirsi in colpa se non mangiano l'alimento prefissato. Nei casi più complessi c’è la tendenza all’isolamento sociale. E’ proprio in questo momento che si inizia a parlare di disturbo".

Quali sono le cause psicologiche che scatenano il disturbo?

Come si può curare il disturbo?

“Negli anni si è data sempre più importanza agli stili di vita sani, identificandoli con una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica. Il mangiare sano può portare a dividere i cibi in buoni e cattivi e a diete rigide e questo non solo per un miglioramento del benessere, ma spesso per un controllo del peso e per raggiungere standard corporei irrealistici”. C’è una correlazione tra aspetto fisico in forma e la sensazione di stare bene con sé stessi e con gli altri?

PSICOTERAPEUTA Enrico Prosperi è docente nel Master sui Dca e Obesità all’Unitelma, attualmente è presidente della SISDCA, nella sezione Abruzzo-Lazio e Molise, dirige il Giornale della Società Italiana di Psicologia Clinica Medica

“La tendenza al comportamento ortoressico si presenta maggiormente Quanto i social e la promozione di uno stile di vita “fit”, con esempi di diete proteiche o low carb in- tra dietologi, artisti fluenzano i giovani? e sportivi. In generale, “Diversi studi hanno dimostrato che un uso eccessivo dei social, specie se comporta molto tempo a guar- i fattori di rischio dare le foto degli altri, può facilitare un’interiorizzazione dell’ideale di magrezza e un’insoddisfazione risiedono corporea. La cosiddetta Fitspiration (fitness ed inspiration), in caratteristiche consiste in immagini e testi che consigliano di seguire un sano stile di vita attraverso una buona alimenta- della personalità zione e l'esercizio fisico, ma spesso le immagini di corpi solo magri e tonici e alcuni testi, creano somi- come perfezionismo, glianze a quelli legati alla thinspiration (immagini e testo che suggeriscono la perdita di peso e uno stile di nevroticismo vita basato sul disturbo alimentare). I social media incentrati sulle immagini (Instagram, e tratti ossessivo TIK TOK) facilitano la pressione a uniformarsi a certi comportamenti, specie se adottati e promossi da per- compulsivi” sone che hanno un grande seguito di follower, al di là

“L’aspetto fisico è sempre più importante al giorno d’oggi, ma l’uso eccessivo dei social media favorisce un’interiorizzazione degli ideali di magrezza, un continuo confronto dell’aspetto fisico, un’insoddisfazione del peso e la spinta alla magrezza. Dobbiamo ricordare che l’eccessiva importanza che si attribuisce al proprio corpo e al proprio peso è alla base dell’insorgenza dei disturbi alimentari”.

delle vere competenze in ambito nutrizionale e dello stile di vita”.


l’inchiesta

L’arena degli abusivi PAGINA 4

Biglietti fino a 70 euro a persona. Oltre quattro volte il prezzo dichiarato sui canali ufficiali. I ticket nominativi funzionano solo a metà. Per evitare le ore di coda i clienti finiscono nella rete della rivendita illegale o delle agenzie, che vincolano all’acquisto di pacchetti con guida inclusa

Colosseo, turisti ostaggio di bagarini e tour operator L

di NICCOLÒ MAURELLI

a più “cara” delle meraviglie del mondo. Nell’antica Roma gli spettatori entravano gratis. Oggi per accedere al Colosseo servono fino a 70 euro a persona. Quasi cinque volte il prezzo esposto in biglietteria (16 euro). A queste condizioni, alle battaglie dei gladiatori i nostri antenati avrebbero preferito volentieri una serata a teatro. Tutta colpa di un sistema di rivendita che aggira i canali ufficiali e promette di saltare la fila per fare il biglietto. A prezzo maggiorato, sia chiaro. Lo chiamano “bagarinaggio”. Il Ministero della Cultura pensava di sconfiggerlo con l’introduzione, dal 18 ottobre, dei biglietti nominativi. “Comincia una nuova era”, aveva dichiarato il ministro Gennaro Sangiuliano. Non è ancora finita, però, quella degli abusivi, che in Piazza del Colosseo, a due passi dalla biglietteria ufficiale e dagli agenti di Polizia, continuano a procacciare turisti al grido di “skip the line”, salta la fila. Un sistema di vendita illegale Prima dell’introduzione del ticket nominativo i bagarini saccheggiavano in tutta libertà la biglietteria online, costringendo i turisti all’acquisto sul posto. A quel punto, per evitare una coda interminabile, le alternative erano due: comprare dagli abusivi o dalle agenzie di vendita, che offrono pacchetti con guida inclusa. A prezzi molto più alti, in entrambi i casi. Replicare questo meccanismo con il nuovo sistema di vendita è impossibile. I biglietti online sono di nuovo disponibili in grande quantità. Il Ministero della Cultura ha anche potenziato la rete di vendita ufficiale con una nuova biglietteria in largo della Salara Vecchia, in via dei Fori Imperiali. Ma per quale motivo Piazza del Colosseo continua a essere ostaggio dei venditori abusivi? Anzitutto perché i vecchi biglietti sono ancora in circolazione. O meglio, le scorte dei bagarini non sono ancora esaurite. Quando finiranno “il fenomeno scomparirà definitivamente”, assicura uno degli operatori di CoopCulture, la cooperativa che dal 1997 gestisce in concessione il parco archeologico. “La strategia dei biglietti nominativi funziona. I bagarini sono sempre meno”, spiega un

VENDITA ILLEGALE

Prima del ticket nominativo i bagarini compravano in massa i biglietti online per poi rivenderli a prezzo maggiorato. Oggi sarebbe impossibile, ma hanno trovato il modo di aggirare il sistema. Come? Esistono due canali di vendita online: B2B, per i tour operator, e B2C, per i singoli visitatori. Gli abusivi sfruttano il B2B per accaparrarsi una quota di biglietti non ancora assegnati. “Chi acquista sulla piattaforma destinata ai grandi clienti può modificare il nome fino a tre giorni prima. Questo in parte vanifica la deterrenza delle nuove misure”, spiega Isabella Ruggiero, presidente Agta (Associazione guide turistiche associate). La polemica ha spaccato anche il ministero della Cultura. Sul punto il sottosegretario Vittorio Sgarbi ha assunto una linea diversa da quella del ministro Gennaro Sangiuliano.

agente della Polizia di Roma Capitale di stanza al Colosseo che preferisce rimanere anonimo. Ma resistono, perché hanno trovato il modo di aggirare il sistema, ancora una volta. Come? Esistono due canali di vendita: B2B, business-to-business, destinato ai tour operator; B2C, business-to-consumer, per i visitatori singoli. La prima piattaforma gestisce il 25% del totale dei biglietti, la seconda il 55%. Il resto viene venduto nelle biglietterie fisiche. “Chi acquista sulla piattaforma riservata ai grandi clienti può modificare i nominativi una sola volta fino a tre giorni prima. Questo in parte vanifica la deterrenza del biglietto nominativo”, spiega a Lumsanews Isabella Ruggiero, presidente Agta (Associazione guide turistiche associate). Secondo una fonte della Polizia municipale gli abusivi sfruttano proprio il meccanismo B2B per accaparrarsi una quota di biglietti non ancora assegnati e venderli a prezzo maggiorato, modificando il nominativo in un momento successivo all’acquisto. Una volta ottenuti i biglietti, tutto avviene alla luce del sole. Di fronte al Colosseo i procacciatori offrono di saltare la fila, ma solo ai turisti stranieri. Se un italiano prova a chiedergli informazioni viene reindirizzato alla biglietteria ufficiale. Meglio non rischiare. “It’s business”, spiega uno degli abusivi. “Sono affari”. Poi inizia la trattativa. Il bagarino convince i clienti a seguirlo. Il pagamento, in nero, avviene a due passi dall’ingresso della fermata Metro Colosseo, dietro a un’edicola. In quel momento entra in scena un complice che, da un faldone, tira fuori il biglietto, già stampato e pronto all’uso. Gli abusivi sono noti alle forze dell’ordine, che però non possono intervenire, a meno di una denuncia diretta da parte del turista. L’ultima operazione degna di nota risale allo scorso ottobre, quando i carabinieri hanno multato 11 venditori privi di licenza per un totale di 5.500 euro. La scarsa trasparenza del mercato secondario dei tour operator La vendita abusiva non è l’unico modo per speculare sui turisti. L’altro canale, come accennato, è quello delle agenzie private. Un sistema apparentemente le-

UN VENDITORE ABUSIVO IN AZIONE Decine di venditori abusivi agiscono indisturbati procacciando tu gale, dai contorni non sempre chiari. Oltre al Colosseo, ad esempio, i tour operator vincolano il cliente a visitare anche il Foro Romano e il Palatino. La loro bellezza toglie il fiato, ma anche il prezzo non scherza. Circa 70 euro a persona, 30 per gli under 18. Una famiglia di quattro persone spenderebbe così oltre 250 euro per visitare il Colosseo. Una cifra mostruosa se confrontata con i prezzi della biglietteria ufficiale, 16 euro per il ticket intero e 2 per il ridotto. Rinunciando alla guida e all’ingresso prioritario, ma è legittimo chiedersi se questi due fattori giustifichino una spesa tanto impegnativa. Per evitarla basta rivolgersi ai rivenditori ufficiali. Ma riconoscerli non è sempre facile, soprattutto per un turista che acquista online. Se su Google digitiamo “biglietti Colosseo”, infatti, il sito ufficiale appare soltanto al quarto posto nella gerarchia dei risultati, dietro ai siti sponsorizzati dei tour operator. Una strategia ingannevole per il cliente, che potrebbe confondere queste piattaforme con quella ufficiale. Alcune delle principali agenzie, tra cui Musement, GetYourGuide, Tiqets e Viator, sono ora al centro di un’istruttoria. Queste – ha riportato nei giorni scorsi Repubblica – sono accusate di comprare in massa i biglietti grazie all’impiego di sistemi automatici, i cosiddetti bot, per poi rivenderli a prezzi maggiorati con la complicità del rivenditore ufficiale, che non ha sorvegliato o denunciato. Un’altra anomalia riguarda i documenti. In una delle diverse agenzie di tour operator sparse nel quartiere Prati, l’operatrice garantisce che i documenti non servono per verificare la reale corrispondenza tra il nominativo e l’identità di chi acquista. Allora, come si possono passare i controlli al Colosseo senza esibire il documento? I limiti delle nuove regole e la replica di CoopCulture La stretta sui biglietti del Colosseo rischia di essere allentata anche da un altro fattore: la possibilità di manomettere il nominativo. “Il controllo dei nominativi andrebbe svolto tra il documento dei visitatori e la prenotazione originaria, perché il biglietto è in

LA DENUNCIA SOCIA Sul suo profilo Instagra Onorato, assessore al Capitale, ha denunciato sistema dei biglietti nom


LUMSAnews

PAGINA 5

L’ENTRATA IN SCENA

“Al mio segnale scatenate l’inferno” diceva Russell Crowe nei panni del Gladiatore. Oggi a scatenarsi in Piazza del Colosseo sono gli abusivi. In questo caso il rivenditore intercetta una coppia di turisti stranieri e indica dove seguirlo per acquistare i biglietti saltafila.

LA CONTRATTAZIONE

Il bagarino conduce i turisti di fronte alla fermata Metro Colosseo. Ad attenderli ci sono numerosi dei suoi “collaboratori”, pronti ad assisterlo nelle fasi finali della vendita. Se un italiano prova a chiedere informazioni viene reindirizzato alle biglietterie ufficiali. Meglio non rischiare.

IL PAGAMENTO IN NERO La transazione si conclude nel retro dell’edicola di fronte all’ingresso della metropolitanana. Incassato il denaro contante, interviene un complice che, da un faldone, tira fuori il biglietto, già stampato e pronto all’uso.

uristi, a due passi dalle biglietterie ufficiali e dagli agenti di Polizia.

AL DELL’ASSESSORE am Alessandro Turismo di Roma o l’inefficienza del minativi.

pdf e la riga del nominativo è facilmente modificabile tramite appositi software”, ricorda Ruggiero. Sulla questione è intervenuta la stessa CoopCulture: "Esattamente come il sistema in uso per i boarding pass delle compagnie aeree, anche il barcode associato al nostro biglietto per il Colosseo contiene i dati anagrafici inseriti al momento dell'acquisto da parte del visitatore, dati non modificabili in alcun modo e confrontabili immediatamente con quelli riportati sul documento di riconoscimento. Questa modalità rende inutile qualsiasi falsificazione del nome sul biglietto", si legge su Fanpage. Una replica che non pone fine alle polemiche, che anzi spaccano lo stesso ministero della Cultura. Il sottosegretario Vittorio Sgarbi, in diretta a Le Iene nella puntata di martedì 21 novembre, si è schierato contro il ministro Sangiuliano: “Porterò l’inchiesta alla magistratura. L'idea che qualcuno sia ostaggio di un bagarino che gli vende il biglietto moltiplicato è inaccettabile e si configura come un reato. Sono stato scelto da un presidente del Consiglio, però non ho dipendenza da nessuno”. Anche in questo caso la risposta di CoopCulture non si è fatta attendere: “Contrariamente a quanto risulta dal resoconto della trasmissione, si fa notare che i biglietti del Colosseo, ormai nominativi, sono ampiamente disponibili fino al prossimo mese in tutte le tipologie previste”. Sempre Le Iene avevano mostrato come un esperto di cyber security potesse facilmente eludere la misura del nominativo e aggirare il sistema informatico di CoopCulture, acquistando 30 biglietti in un colpo solo. Contro il software del concessionario si era scagliato anche Alessandro Onorato, assessore al Turismo di Roma Capitale: “Il software non è adeguato, perché tramite sistemi automatici è possibile inserire trattini e punti interrogativi al posto del nome e del cognome per poi cambiare il nominativo entro 72 ore dall’acquisto”. Lo stesso Onorato ha denunciato un peggioramento dei tempi di attesa per fare il ticket sul posto, sottolineando il concreto rischio di rimanere a mani vuote dopo svariate ore di fila.

TOUR OPERATOR L’attività delle agenzie private è apparentemente legale. I prezzi oscillano tra i 30 e i 70 euro a persona, guida inclusa. Fino a quattro volte il prezzo esposto in biglietteria (16 euro). Per evitarle basta rivolgersi ai venditori ufficiali, ma riconoscerli non è sempre facile. Su Google il sito del Colosseo appare soltanto al quarto posto nella gerarchia dei risultati, dietro a quelli sponsorizzati dei tour operator. Una strategia ingannevole per il cliente, che potrebbe confondere queste piattaforme con quella ufficiale. Alcune delle principali agenzie, tra cui Musement, GetYourGuide, Tiqest e Viator, sono ora al centro di un’istruttoria, accusate di comprare in massa biglietti grazie all’impiego di sistemi automatici, i bot, per poi rivenderli a prezzi più alti con la complicità del rivenditore ufficiale, che non ha sorvegliato o denunciato.

Verso una nuova gestione del Colosseo Niente più concessionari. Dal prossimo febbraio e per i prossimi quattro anni a gestire il Parco archeologico del Colosseo saranno il Cns, il Consorzio nazionale servizi, e Midaticket srl, realtà già presenti al Museo Egizio di Torino e al Duomo di Milano. L’assegnazione tramite appalto (base d’asta 20 milioni) rappresenta una svolta storica: rispetto alla concessione l’appalto garantisce allo Stato entrate maggiori. Il suo guadagno, in particolare, non passerà più dall’aggio dei biglietti venduti, ma direttamente dalla quota fissa risultante dall’offerta. Una buona notizia per le casse del Paese, visto che il Parco archeologico nel 2022 ha generato un incasso pari a 62.871.209,50 euro. Uno studio Deloitte riportato sul Sole 24 Ore stima come il Colosseo abbia un valore sociale pari a 77 miliardi di euro e che contribuisca al Pil italiano per 1,4 miliardi di euro all’anno. L’assessore Onorato ha accolto con favore il nuovo accordo, fiducioso che questo “potrebbe risolvere una situazione che continua a essere inaccettabile”, come riporta RomaToday. Tra le novità della nuova gestione, inoltre, l'aumento degli ingressi per visitatori disabili, che saranno garantiti per ogni ingresso ed uscita. Grande attesa, in particolare, per le misure volte a garantire la trasparenza nella vendita dei biglietti. Nel mese di dicembre i nuovi gestori incontreranno infatti i tour operator. Piazza del Colosseo sarà infine allestita con schermi a led che forniranno in tempo reale informazioni su tempi d’attesa, disponibilità e costo dei biglietti. VIDEOINCHIESTA Inquadra con la fotocamera dello smartphone il codice QR per accedere alla videoinchiesta di Lumsanews sui biglietti del Colosseo

LA GESTIONE NEGLI ANNI 1997

Inizia la gestione CoopCulture

2001

Prima proroga della concessione

2005

Seconda proroga, non prevista inizialmente

2010

Le proroghe diventano annuali. Le gare indette nel 2010, 2017 e 2019 vengono ritirate o bocciate

2023

Introduzione dei biglietti nominativi. La misura anti-abusivi funziona solo in parte

2024

Dal prossimo febbraio e per i prossimi quattro anni il Colosseo sarà gestito dal Cns, Consorzio nazionale servizi, e Midaticket srl. L’assegnazione tramite appalto rappresenta una svolta storica


il focus

PAGINA 6 VIOLENZE AL PERSONALEI Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra l’8% e il 38% degli operatori subisce violenza fisica sul luogo di lavoro. Medici e infermieri sono vittime di abusi verbali, minacce e molestie sessuali durante la loro attività lavorativa.

C

di RAFFAELE ROSSI

olpisce come un’epidemia gli ospedali italiani e di tutto il mondo. È la violenza sanitaria: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra l’8% e il 38% degli operatori sanitari subisce violenza fisica durante la propria attività. L'abuso verbale è la forma più comune di violenza non fisica (58%), seguita da minacce (33%) e molestie sessuali (12%). La maggior parte della violenza è compiuta da pazienti e visitatori. L’OMS sottolinea che la violenza e le molestie colpiscono tutti i gruppi di operatori, nei vari ambienti di lavoro nel settore sanitario. Bersaglio di aggressioni collettive o politiche, le categorie più a rischio sono medici, infermieri e altro personale direttamente coinvolto nella cura del paziente, personale del Pronto Soccorso e paramedici. La violenza sanitaria non ha solo un impatto negativo sul benessere psico-fisico dei lavoratori della sanità ma influisce anche sulla loro motivazione al lavoro. In particolare le aggressioni verbali restano una delle principali cause di stress. Per questo, gli abusi compromettono la qualità delle cure e mettono a rischio anche l’offerta sanitaria, portando a perdite finanziarie nel settore. Un fenomeno di “grave allarme sociale” “Un fenomeno di gravissimo allarme sociale, non tanto per la gravità del gesto ma perché è un’aggressione a tutti coloro i quali quel personale poteva prestare soccorso”, sottolinea il presidente della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro. Necessario è l’avvio di una “grossa campagna di sensibilizzazione” per far comprendere come le strutture sanitarie “non sono un bersaglio”, conclude Valastro. D’accordo anche i sindacati di categoria. Per Fausta Pileri, componente della Direzione nazionale Nursind, deterrenti possono essere i posti di Polizia fuori dai Pronto Soccorso e una maggiore presenza maschile anche se, alla base, non c’è un problema di genere ma un “problema di categoria”. Importante dovrà essere quindi un’azione politica per evitare un trasferimento degli operatori sanitari dal settore pubblico al settore privato o addirittura all’estero. Questo perché, come spiega Pileri, “nel privato vengono riconosciute le professionalità degli infermieri”, con l’assunzione di personale di supporto, e “l’infermiere fa il suo lavoro”. A Roma “siamo riusciti a ottenere la riapertura dei posti di Polizia prima in orario diurno e ora abbiamo ospedali come il San Camillo che hanno un’apertura di 24 ore”, ha rivelato il segretario provinciale Nursind Roma, Stefano Barone. Secondo Antonino Gentile, segretario generale della Uls (Unione Lavoratori Sanità), “per arginare il problema bisognerebbe riaprire tutti i centinaia di ospedali che sono stati chiusi in questi anni”. I diversi tipi di aggressioni Secondo recenti studi in ambito sanitario, le violenze sono state raggruppate in cinque categorie principali: verso gli infermieri, nei confronti degli operatori sanitari in genere, nel Pronto Soccorso, correlata alla salute mentale e sul posto di lavoro. La situazione in Italia Un’escalation di violenza non solo nei Pronto Soccorso ma anche nei reparti. In Italia, secondo i dati dell’OMS, le aggressioni denunciate e registrate nel triennio 2019-2021 sono state circa 4.800. Circa 1.600 l’anno. Di queste, il 71% sono avvenute ai danni di una donna. Il 39% dei casi interessa gli operatori sanitari dai 35 ai 49 anni, il 37% dai 50 ai 64 anni. I più colpiti sono stati gli infermieri, gli educatori e gli operatori socio-sanitari che si occupano di tossicodipendenti e alcolisti. Le aggressioni compiute ai danni del personale sanitario e socio-sanitario sono state negli ultimi anni oggetto di numerosi articoli di cronaca, locale e nazionale, che ne hanno evidenziato la pericolosità anche dal punto di vista sociale. Atti diffusi, non precisamente inquadrati numericamente, perché non denunciati oppure perché le vittime tendono a chiudere un occhio sugli abusi. A far luce sull’argomento è un rapporto curato dalla Sovrintendenza sanitaria centrale dell’Inail, diffuso nel 2022 in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che viene celebrata il 12 marzo. Lo studio descrive in particolare le aggressioni subite dal personale operante nelle sedi territoriali dell’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro. Al questionario hanno risposto 1.144 operatori della sanità,

Violenza sanitaria

Rosario Valastro, Croce Rossa: “Grave allarme sociale” I sindacati invocano azioni da parte della politica

l’epidemia sociale che colpisce gli ospedali

In Italia ogni anno sono 1.600 le denunce per abusi Sette vittime delle aggressioni su dieci sono donne di questi il 45% erano medici e il 44% infermieri. Il 40% degli interpellati ha dichiarato di aver subito un'aggressione, il 27% di averne subita più di una. La tipologia di aggressione maggiormente segnalata è stata la molestia (42%), seguita dalla minaccia (35%) e poi dalle aggressioni verbali (10%). Nel 61% dei casi sono state commesse da parte di assistiti mentre per il 21% da parte di familiari. L’85% degli aggressori è di sesso maschile. Quanto al luogo, il 91% delle aggressioni è avvenuto negli ambulatori o nei centri medico-legali. Sollecitate nel questionario anche le reazioni degli abusati. Il 33% ha risposto di avercela fatta da solo, il 27% ha chiesto aiuto o è stato aiutato

da un’altra persona. L’Inail dichiara di aver ricevuto le denunce dal 12% degli operatori, il 4% lo ha fatto alle Forze dell’ordine. Strategie di de-escalation Le aggressioni agli operatori sanitari e socio-sanitari sono un “fenomeno preoccupante”, secondo il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ricordato l’aumento dei posti di polizia presso gli ospedali, ma allo stesso tempo ha invitato i cittadini a ridurre gli accessi impropri al Pronto Soccorso. Sono diverse le strategie proposte dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni sanitarie e socio-sanitarie (Onesps) per arginare

il fenomeno. In riferimento all’ambito organizzativo, uno dei temi principali è stato quello della carenza di personale, ritenuta oggi una delle principali cause dei disservizi in sanità e dei possibili conseguenti episodi di aggressione. Ribadita l’importanza della formazione mirata al potenziamento delle competenze degli stessi operatori, nel riconoscimento dei comportamenti a rischio, creando metodologie di de-escalation anche nella comunicazione. Senza dimenticare di predisporre tutele psicologiche di sostegno per chi è stato vittima di aggressione, anche per un migliore rientro al lavoro. Sottolineata, inoltre, la necessità di produrre campagne informa-


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Gli infermieri i più colpiti In quattro casi su dieci sono aggressioni fisiche

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La rilevazione di otto università: “125 mila attacchi non denunciati”

De-escalation e interventi POLIZIA E FORMAZIONE Deterrenti sono i presidi di Polizia fuori dai Pronto Soccorso. Ma anche una formazione degli operatori mirata al potenziamento delle loro competenze con riconoscimento dei comportamenti a rischio, tutele psicologiche alle vittime di violenza, lavoro in équipe come strumento di dissuasione e di gestione delle condizioni di rischio. LE TENICHE RIABILITATIVE Due le procedute usate per “disinnescare” le reazioni emotive conseguenti a violenze. Il defusing, fornito entro 24 ore dall’aggressione, fornisce rassicurazione, sostegno e informazione; il debriefing, organizzato dopo circa 24-48 ore dall’evento e condotto da uno psicologo/terapeuta, integra la componente cognitiva con quella emozionale.

tive rivolte sia agli operatori sanitari sia alla cittadinanza per acquisire le conoscenze utili alla prevenzione, alla gestione degli episodi di violenza e alle conseguenze di tali atti. Altro argomento affrontato dall’Osservatorio, è stato quello dell’uso del lavoro in équipe come strumento di dissuasione e di gestione delle condizioni di rischio, evitando il lavoro in forma individuale e prevedendo la presenza di più persone. Contestualmente si è ribadita la necessità di stabilire procedure per rendere sicura anche l’assistenza domiciliare prevedendo, per esempio, la comunicazione a un secondo operatore dei movimenti per una facile localizzazione. Il 2023 ha visto il monitoraggio costante dei corsi di formazione ECM (Educazione Continua in Medicina) e la definizione di una proposta dei contenuti minimi degli stessi. Tra gli obiettivi perseguiti quest’anno, l’individuazione e diffusione delle best practices, anche in materia di comunicazione e di gestione psicologica della fase successiva all’aggressione a sostegno del singolo e del gruppo di operatori coinvolti. Gli interventi e gli aiuti Come supporto e prevenzione della violenza sul posto di lavoro sono stati identificati supporti coerenti per alcune strategie. L’istruzione e la formazione a una cultura di inclusività, supporto e rispetto; utile è un team di rapida risposta multidisciplinare e modifiche ambientali per la persona che ha subito violenza. Importante è adottare un protocollo di comportamento, realizzato per standardizzare le sequenze fisiche, mentali, operative e verbali. In questo contesto, una figura che potrebbe rivelarsi di estrema utilità è lo psicologo competente. Si tratta di un professionista di formazione psicologica con competenze cliniche e conoscenze relative al contesto organizzativo e di medicina del lavoro. La figura lavorerebbe accanto al medico competente con finalità di prevenzione degli episodi di violenza e promozione del benessere. In fase emergenziale sono due le tecniche riabilitative. Il defusing (letteralmente: disinnescare), rappresenta una gestione dello stress dell’aggressore entro 24 ore dall’evento critico; il debriefing (letteralmente: raccontare ciò che è successo), invece, è una tecnica che interviene 24-76 ore dopo l’evento. È di vitale importanza mettere in atto queste due tecniche, in quanto hanno il ruolo di contenere in prima istanza l’enorme portata emotiva dell’evento traumatico.

Gli infermieri risultano la categoria più colpita dalle aggressioni mentre svolgono il proprio lavoro. Come denuncia la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, però le cifre reali sarebbero ben peggiori di quelle emerse. Una rilevazione effettuata da otto Università sugli infermieri che hanno subito violenze fisiche o verbali, mette in luce che rispetto ai 4800 casi registrati, ce ne siano 26 volte di più non denunciati, circa 125 mila. “Ancora più grave è che per il 75% sono violenze che coinvolgono donne e che nel 40% circa dei casi si è trattato di violenze fisiche - afferma in una nota la Fnopi -. Vere e proprie aggressioni che hanno lasciato il segno: il 33% delle vittime è caduto in situazioni di burnout e il 10,8% presenta danni permanenti a livello fisico o psicologico”. Per Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione, non si denunciano più le aggressioni verbali che però, alla lunga, si traducono in “stress, burnout e abbandono della professione”. Caring nurse, la nuova figura infermieristica Nel 2022 solo in Lombardia sono state 3.313 le denunce per aggressioni da medici e infermieri, in par-

A Milano nascono le caring nurse

LA NUOVA FIGURA PROFESSSIONALE Introdotta presso l’ospedale Niguarda, la caring nurse nasce per rispondere alle esigenze emotive e informative dei familiari dei pazienti che restano in attesa per ore senza avere notizie dei propri cari ricoverati. È il ponte di comunicazione e supporto tra il personale sanitario e i familiari, fornendo un punto di riferimento per domande e conforto emotivo. DIMINUITE LE AGGRESSIONI DEL 36% La caring nurse collabora sette giorni su sette, dalle 7 alle 21, con le associazioni presenti in ospedale, i volontari e i servizi socioassistenziali presenti in Pronto Soccorso. Grazie all’introduzione di questa nuova figura, le aggressioni fisiche e verbali al personale sanitario sono diminuite del 36%.

ticolare nei Pronto Soccorso con il 35% del totale. Per cercare di frenare questa violenza sono stati introdotti i pulsanti rossi per chiedere un intervento tempestivo delle forze dell’ordine ma è con la Caring nurse che c’è stata un’effettiva riduzione degli episodi violenti nei nosocomi. Introdotta presso l’ospedale Niguarda di Milano, la figura della caring nurse nasce per rispondere alle esigenze emotive e informative dei familiari dei pazienti, che spesso rimangono in attesa per ore senza avere notizie dei propri cari. La nuova figura infermieristica ha il ruolo di ponte di comunicazione e supporto tra il personale sanitario e i familiari, fornendo un punto di riferimento per domande e conforto emotivo. Con il fine di garantire una presenza costante e un supporto continuativo ai parenti dei pazienti, la figura collabora sette giorni su sette, dalle 7 alle 21, con le associazioni presenti in ospedale, inclusi volontari e servizi socio-assistenziali presenti in Pronto Soccorso. Grazie all’introduzione di questa figura, le aggressioni fisiche e verbali al personale sanitario sono diminuite del 36%. (r.r.)

Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA Direttore responsabile Carlo Chianura Direttore scientifico Fabio Zavattaro

Redazione Antonino Casadonte, Giulia Chiara Cortese, Niccolò Maurelli, Giulia Mutti, Raffaele Rossi

Testata registrata al Tribunale di Roma n. 468 dell’11 novembre 2003


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I

di ANTONINO CASADONTE

benefici previsti fin dal 2019 per il calcio e lo sport dal Decreto Crescita sono a un passo dall’addio. Nei prossimi giorni, fino a venerdì 8 dicembre, alla Camera si discuterà della prossima Manovra del governo Meloni e con grande probabilità ci sarà una stretta alle misure che in questi anni hanno consentito l’arrivo in Italia di fuoriclasse come Cristiano Ronaldo.A partire dal primo gennaio 2024, verranno meno i vantaggi fiscali garantiti dalla norma, che permetteva alle società italiane di ingaggiare i calciatori provenienti dall’estero con i redditi pesati solo al 50% in termini fiscali, a patto di possedere tre requisiti: essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia; rimanere in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza; svolgere l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano. Il nuovo regime fiscale risulta inapplicabile agli sportivi perché prevede l’elevata specializzazione. Tuttavia, resta salva la possibilità di applicare il regime fiscale precedente per i rapporti di lavoro derivanti da contratti stipulati entro il 31 dicembre 2023.Una modifica sostanziale, che era nell’aria da diverso tempo e che adesso è quasi realtà. Con il taglio agli sgravi fiscali per i calciatori professionisti che arrivano dall’estero si prevedono grossi cambiamenti, dato che il Decreto Crescita in questi anni ha aiutato un movimento in evidente difficoltà e ha rivoluzionato il modo di fare calciomercato. La norma, infatti, ha spinto le squadre a puntare su parametri zero e prestiti approfittando degli sconti sugli stipendi. Senza agevolazioni, verrebbero meno questo tipo di operazioni.Secondo il Report Calcio 2022, il movimento calcistico nostrano, nonostante il Decreto, presenta evidenti criticità sulla “sostenibilità economico-finanziaria”, con relativo “squilibrio strutturale” risalente già ai tempi prima della pandemia. Consultando il Football Strategy tool di PwC, tra la stagione 2012-2013 e la stagione 2021-2022 il rosso aggregato dell’intero calcio professionistico ha raggiunto la cifra monstre di circa 5,5 miliardi di euro. Sulla cifra totale, per il 60% hanno pesato i bilanci delle sette principali squadre italiane: Milan, Inter, Juventus, Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli, sulle quali i costi per il personale hanno impattato per oltre il 70% dei ricavi. Negli anni, sono emerse anche altre criticità, tra cui l’aumento del numero di calciatori stranieri in Serie A, con una valorizzazione del mercato esterno a discapito di quello interno, e una riduzione degli investimenti nei settori giovanili. Punti sui quali ha insistito il presidente di Aic, Umberto Calcagno, che ha criticato fortemente il Decreto perché, se confermato, avrebbe portato a “un ulteriore aumento degli stranieri nei nostri campionati

il caso

Decreto Crescita il calcio piomba nell’incertezza

Dal 2024 possibile addio ai benefici previsti dalla norma Tasse sui redditi al 50% per i contratti stipulati entro il 2023

e a deprimere ancora di più i vivai”. A partire dalla stagione 2020-2021, durante la quale si sono cominciati a vedere i primi effetti della norma, c’è stato infatti un aumento considerevole dei calciatori stranieri in Serie A: dal 55,3% iniziale c’è stata solo una piccola flessione dello 0,2% l’anno successivo, per poi passare al 57% nella stagione 2022-2023, fino al 63,3% di quella in corso. Quest’anno, in particolare, il numero di stranieri in percentuale nelle rose di Milan, Inter, Napoli e Juventus è impressionante. Tra i rossoneri tre calciatori su quattro, ovvero il 75%; tra i nerazzurri il 64%; tra gli azzurri il 63% e tra i bianconeri il 50%, un calciatore su due. “Il minutaggio degli stranieri in Serie A è oltre il 70% – ha spiegato Calcagno – credo sia una grande ingiustizia che calciatori provenienti dall’estero paghino la metà dell’Irpef rispetto agli italiani, ma anche agli stranieri presenti in Italia prima dell’attuazione del Decreto”. “Questa norma fiscale - conclude il presidente di Aic - di fatto vanifica tutti i nostri sforzi sulla filiera dei vivai”. Da questo punto di vista, con l’imminente abolizione della norma per i calciatori professionisti, il numero uno di Assocalciatori potrà tirare un

sospiro di sollievo.Se non fosse stata inserita la possibilità di far valere il vecchio regime fiscale per i contratti siglati entro fine anno, la squadra più penalizzata dallo stop al Decreto sarebbe stata il Milan, che per la prima volta dal 2006 ha registrato un utile di 6 milioni, ma che dall’arrivo della presidenza Cardinale ha puntato sulla linea esterofila, sacrificando la presenza di italiani in rosa. I rossoneri avrebbero perso le agevolazioni per Loftus-Cheek (4 milioni di euro netti all’anno), per il quale la riduzione fiscale è valida già da questa stagione essendo arrivato a giugno, e dall’anno prossimo per Reijnders (1,7), Pulisic (4), Okafor (2), Musah (2) e Chukwueze (4). Nel complesso, la società avrebbe perso circa nove milioni di euro dal 2024, quattro da quest’anno. All’Inter non sarebbe andata molto meglio, con quattro calciatori beneficiari degli sconti: Marcus Thuram (6 milioni netti) già da quest’anno, Benjamin Pavard (5), Yann Sommer (2,5) e Yann Bisseck, per una perdita complessiva di oltre 7 milioni di euro.Se nei tagli del governo non fosse stata prevista l’eccezione per questi “casi retroattivi”, ad

esempio per i calciatori arrivati in estate e con stipendio alleggerito a partire dal primo gennaio del 2024, i club di Serie A si sarebbero trovati di fronte a un altro, ingombrante ostacolo. I nuovi arrivati, infatti, avrebbero sforato il costo presente nel budget previsionale della società, comportando ulteriori perdite. Guardando ai numeri, il Decreto Crescita, nonostante alcuni benefici apportati negli anni, non è stato sufficiente a colmare il gap con il resto d’Europa. Gli stipendi dei calciatori che militano nei club dei principali campionati rimangono inarrivabili e insostenibili per i bilanci delle squadre italiane, anche con l’abbattimento al 50% delle imposte. Inoltre, bisogna considerare che il calcio italiano ha alcune carenze rispetto ad altri Paesi, tra cui la mancanza di infrastrutture e di investimenti nei vivai. Al momento si può dire che ci sono solo due certezze: il movimento è molto in ritardo e Euro 2032, competizione che si terrà in Italia e in Turchia, non è poi così lontano; ma soprattutto - finalmente - il dibattito sul Decreto Crescita nel calcio è giunto quasi al capolinea, dopo anni vissuti tra mille dubbi e perplessità.


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La norma introdotta nel 2019 ha aiutato un movimento in difficoltà e rivoluzionato il modo di fare calciomercato Negli anni, tuttavia, sono emersi alcuni aspetti negativi

MICHELE DAMIANI MARCO IARIA GAZZETTA DELLO SPORT DIRITTO E SPORT

“Potremmo assistere “Senza sgravi fiscali a una rivitalizzazione la situazione economica del mercato nazionale” in Serie A peggiorerà”

LA CRISI ITALIANA

Secondo il Report Calcio 2022, il movimento calcistico italiano, nonostante il Decreto, presenta evidenti criticità sulla “sostenibilità economico-finanziaria”. Consultando il Football Strategy tool di PwC, tra la stagione 20122013 e la stagione 2021-2022 il rosso aggregato dell’intero calcio professionistico ha raggiunto la cifra monstre di circa 5,5 miliardi di euro. Sulla cifra totale, per il 60% hanno pesato i bilanci delle sette principali squadre italiane: Milan, Inter, Juventus, Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli, sulle quali i costi per il personale hanno impattato per oltre il 70% dei ricavi.

IL CALCIO MERCATO

Negli ultimi anni con il Decreto Crescita è cambiato il modo di fare calciomercato. La norma, infatti, ha spinto le squadre a puntare su parametri zero e prestiti approfittando degli sconti sugli stipendi. Senza agevolazioni, verrebbero meno questo tipo di operazioni.

IL LATO OSCURO

A partire dalla stagione 20202021, durante la quale si sono cominciati a vedere i primi effetti della norma, c’è stato un aumento considerevole dei calciatori stranieri in Serie A: dal 55,3% iniziale fino al 63,3% di quella in corso. Il tutto a discapito del mercato interno e dei vivai.

Abolire il Decreto Crescita nel calcio avrebbe conseguenze negative, ma forse anche alcuni effetti positivi. Tuttavia, la situazione economico-finanziaria dei club italiani rimane in “rosso” e il gap con il resto d’Europa molto ampio. Marco Iaria, giornalista della Gazzetta dello Sport e curatore della rubrica Sport&Business, spiega a Lumsanews in che momento si trova il nostro calcio. Che cosa succederebbe se si abolissero le misure sugli ingaggi dei calciatori dall’estero? “Ci sarebbero senz’altro delle ricadute negative per i club, soprattutto per quelli che ne hanno beneficiato di più. Questa legge è servita per avvicinare giocatori altrimenti inarrivabili o comunque difficilmente assorbibili all’interno del costo del lavoro dei club grazie allo sconto del 50% sui redditi. Se venisse abolita, tutta una serie di giocatori che hanno degli stipendi molto elevati, parliamo dai 7/8 milioni netti in su, non dico che sarebbe impossibile prenderli, ma molto difficile. È chiaro che la capacità di spesa senza il beneficio fiscale diminuirebbe, perché il costo complessivo dell’operazione sarebbe più alto. Quindi potremmo assistere a una riduzione del numero degli arrivi, oltre che all’impossibilità di fare determinate operazioni”. Quale potrebbe essere, invece, l’effetto positivo? “L’effetto positivo potrebbe essere ciò che sostiene, per esempio, l’Assocalciatori, da sempre critica sul Decreto Crescita. Senza questa norma, infatti, i club italiani sarebbero indotti a investire di più sui calciatori italiani. Quindi ci sarebbe una rivitalizzazione del mercato interno, perché verrebbero a mancare i benefici fiscali per ingaggiare giocatori provenienti dall’estero, e una valorizzazione dei talenti locali. Il Decreto, infatti, negli ultimi anni può aver creato un effetto distorsivo, penalizzando il mercato domestico e portando i club a effettuare operazioni convenienti nelle previsioni, ma che si sono rivelate negative sia dal punto di vista tecnico che economico”. Si è parlato molto dei casi retroattivi, che cosa vuol dire? “Vuol dire che, in caso di abolizione del Decreto, bisognerà capire come saranno gestite le operazioni che sono già state fatte. Ad esempio, i giocatori arrivati in estate avrebbero avuto uno stipendio alleggerito per le casse della società a partire dal primo gennaio del 2024 e avevano un determinato costo nei budget previsionali dei club. Se venisse applicata una sorta di moratoria per questi casi sarà un conto, altrimenti è chiaro che per i club ci sarà un’ulteriore penalizzazione se alcuni calciatori non potessero più beneficiare delle agevolazioni fiscali”. Guardando i bilanci delle squadre di Serie A, com’è la situazione atMARCO IARIA, giornalista della Gazzetta tuale? “Quasi tutte le società di Serie A dello Sport e curatore di Sport&Business operano sul mercato nella logica dell’autosufficienza, cioè prevedono dei costi sia per i cartellini, sia per gli stipendi che debbano essere compensati dalle entrate. Tuttavia, molti club italiani, soprattutto di prima fascia, hanno speso più di quello che potevano in questi anni, con i costi per i trasferimenti, la gestione della rosa, gli stipendi e gli ammortamenti superiori ai ricavi. Ancora non conosciamo i dati dell’anno scorso, ma basti pensare che solo tra il 2020 e il 2022, quelli in cui ha fortemente impattato l’emergenza Covid-19, la Serie A ha registrato perdite aggregate per un miliardo a stagione. Siamo di fronte a una situazione insostenibile dal punto di vista finanziario”. La misura, quindi, non è sufficiente da sola a ridurre il gap economico e sportivo con le corazzate d’Europa ? “No, perché parliamo di stipendi comunque irraggiungibili e soprattutto insostenibili per i bilanci delle squadre italiane, anche con l’abbattimento al 50% delle imposte. È stata una manovra che ha consentito di fare delle operazioni importanti e convenienti per migliorare la qualità tecnica delle rose, ma molto marginalmente, soprattutto se facciamo un paragone con le leghe principali e valutiamo l’indice di competitività. Non ha risolto tutte le difficoltà”.

“Perdite enormi nel calcio italiano, il divario con le big d’Europa resta ampio”

Il Decreto Crescita nel calcio italiano al centro del dibattito politico. Il governo Meloni è sul punto di abolire una misura che ha aiutato un movimento in enorme difficoltà economica, anche rivoluzionando il calciomercato negli ultimi anni. Tuttavia, come spiega a Lumsanews Michele Damiani, esperto di economia e ideatore della rubrica Diritto e Sport (ItaliaOggi), i problemi rimangono molti e c’è grande incertezza sul futuro. Cosa comporterebbe abolire il Decreto Crescita nel calcio italiano? “Sicuramente comporterebbe una maggiore difficoltà per le società di calcio italiane. Già a livello economico la situazione non è florida, con l’eliminazione dello sconto fiscale per chi viene dall’estero non potrà che peggiorare. Ovviamente, i riflessi maggiori si avranno nelle sessioni di calciomercato, in particolare guardando alla tipologia di operazioni fatte dalle squadre italiane negli ultimi anni. Sono pochi, infatti, gli acquisti di cartellini, si passa spesso da parametri zero e prestiti (da Di Maria a Lukaku). Non si comprano i cartellini perché di soldi ce ne sono pochi, senza le agevolazioni si avranno anche meno operazioni di questo tipo”. Quali sono stati in questi anni i pro e i contro del Decreto? “Tra i pro sicuramente un aiuto a un movimento in forte difficoltà dal punto di vista economico-finanziario, il tutto in un contesto, quello italiano, fatto di un’altissima tassazione sul lavoro, che quindi dovrebbe accettare ben volentieri sconti fiscali. I contro, in particolare, riguardano le molte operazioni fatte negli ultimi anni, spesso anche per giocatori di basso livello tecnico, che venivano preferiti agli italiani esclusivamente per un vantaggio di costi. Infine, non so quanto possa essere definita etica una norma che garantisce sconti fiscali a soggetti che guadagnano anche milioni di euro all’anno”. Pensa sia una misura fondamentale per il calcio in Italia? “Sicuramente le priorità sono altre, prima di tutto quella legata alle infrastrutture. L’età media degli stadi italiani supera i 60 anni e se paragoniamo la serie A ad altri campionati di vertice il confronto è impietoso. Priorità assoluta, quindi, a stadi, a campi di allenamento, a strutture d’avanguardia, una delle principali criticità del nostro calcio. A ruota l’investimento nei settori giovanili e da questo punto di vista sottolineo una sorta di stortura: il Decreto Crescita, infatti, prevedeva un contributo dello 0,50% dei redditi percepiti dai calciatori che beneficiano delle agevolazioni da destinare ai settori giovanili. Con l’abolizione dello sconto salterà anche questo contributo”. Quanto siamo ancora indietro ? Come vede il futuro del nostro campionato ? “Siamo molto indietro rispetto ai campionati di vertice, soprattutto Premier League e Bundesliga, e sinceramente non vedo un futuro roseo. MICHELE DAMIANI, esperto di economia Come detto, bisogna partire dalle ine ideatore della rubrica Diritto e Sport frastrutture. Poi, sarebbe necessario anche aumentare la spettacolarità del campionato, Un ultimo discorso riguarda la “managerializzazione” del movimento; negli anni ‘80 e ‘90 i club di Serie A dominavano la scena del calcio mondiale grazie al modello dei “presidenti-padroni”, figure come Berlusconi, Moratti, Sensi, Cragnotti (discorso diverso per gli Agnelli). Un modello superato negli anni 2000, in favore di strutture più “aziendali”, più “managerializzate”, orientate all’aumento dei ricavi e del marketing. L’Italia ha sicuramente perso questa sfida e ora si trova indietro ad altre realtà. Nel 1998 la terza squadra italiana dell’epoca (l’Inter) si permetteva di andare in Spagna a comprare Ronaldo dal Barcellona, questa estate abbiamo visto il Milan vendere Tonali al Newcastle. Direi che le cose sono assolutamente cambiate. Guardando ai bilanci delle squadre di Serie A, soprattutto le grandi, c'è stato un netto miglioramento che giustifichi l'utilità del Decreto ? “Direi che non c’è stato nessun miglioramento, anzi. La situazione “contabile” delle squadre di calcio italiane non potrebbe essere peggiore. Diciamo che il Crescita ha aiutato ad introdurre giocatori forti nel campionato di serie A, soprattutto tramite prestiti e parametri zero”.

“Non vedo un futuro roseo, le priorità sono infrastrutture e settori giovanili”


il reportage

Borgo Pio

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la storia, il degrado

Risse e senzatetto a due passi dal Vaticano “Artigiani sostituiti da bar e ristoranti”

I

di GIULIA CHIARA CORTESE

colori caldi e accoglienti, i tetti bassi, i classici sampietrini. E poi l’odore delle osterie, che a mezzogiorno fanno sfrigolare il guanciale e le orde di pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo. Il rione Borgo a Roma è stato per anni una piccola città nella Città, sede di moltissime attività artigiane: fabbri, falegnami, calzolai e ancora forni, fraschette, macellerie. Un microcosmo ideale, dove la romanità si mescolava con la vocazione atemporale e universale della Chiesa. Un meccanismo perfetto che, però, si è improvvisamente inceppato. Uno dopo l’altro i portoni delle botteghe venivano chiusi e al loro posto nascevano effimere attività turistiche. Una nuova parola veniva accostata a questo luogo: degrado. Un elemento a dir poco insolito, che causa ormai quasi quotidianamente problemi e disagi. Raccogliendo le voci di chi vive da anni tra Borgo Pio, Borgo Angelico e Borgo Vittorio (le tre strade principali del quartiere che da Castel Sant’Angelo si dirigono al Vaticano), c’è rassegnazione ma anche qualche timore. Solo la scorsa settimana a via del Mascherino, appena dietro piazza San Pietro, è scoppiata una rissa tra i dipendenti di un bar e dei clochard, ormai stanziali nella zona di piazza della Città Leonina. E poi, nel corso di un’altra rissa, alcuni senzatetto hanno aizzato un pitbull contro i carabinieri, intervenuti sul posto per sedare la situazione. Da anni, ormai, è come passeggiare in un eterno paradosso: alzando gli occhi si riesce a intravedere il Cupolone, ma abbassando lo sguardo bisogna fare attenzione alle bottiglie di birra vuote, agli indumenti abbandonati appesi alle transenne, alle cartacce e ai cumuli di spazzatura sparsi qua e là. Inoltre, intorno al colonnato del Bernini si ritrovano addirittura tende e casette di cartone,

Per i residenti camminare da soli non è sicuro soprattutto dopo la chiusura delle attività commerciali

dove ogni sera trovano rifugio i senzatetto, come anche lungo i portici dei palazzi di via della Conciliazione. I protagonisti sono donne e uomini che vivono di espedienti, persone a cui non è rimasto nulla, che lasciano trasparire le loro storie quando si incrocia il loro sguardo. “Le risse tra clochard sono la conseguenza di un più generale degrado del tessuto socio-economico e socio-culturale di Borgo”, afferma Luigi La Peccerella, presidente del Comitato di salvaguardia di Borgo. “Un piccolo rione intorno alla Basilica - prosegue - rimasto così per anni. Poi, a partire dal Giubileo del 2000, gli artigiani sono stati sostituiti da bar e ristoranti. Questo ha portato anche alla progressiva riduzione e poi sparizione dei residenti. I residenti a Borgo - ricorda La Peccerella - erano più di 25mila. Oggi, invece, raggiungono massimo quota 3 o 4mila. Tutto ciò porta alla dissoluzione e al degrado del tessuto sociale, causando episodi di violenza generalizzati”. Gli storici borghigiani, ossia quelle famiglie che da sempre vivono in queste stradine, denunciano la diffusione di un turismo sempre più “mordi e fuggi”: i palazzi della zona diventano, infatti, sede di b&b e case vacanze, che offrono ai proprietari il massimo guadagno con il minimo sforzo. A questo si accompagna il progressivo abbandono della zona, ormai priva di vitalità, da parte delle nuove generazioni, che preferiscono vivere in luoghi diversi della città per motivi di lavoro o di comodità. Anche i comitati di quartiere, che provano a frenare questa situazione, denunciano il degrado del quartiere, ricordando che Borgo si presentava quasi come un piccolo paese, popolato da coloro che lavoravano per il Vaticano. In particolare, erano notevoli le capacità di ospitalità dei residenti verso i pellegrini e tutti riuscivano a essere parte integrante di questa macchina sociale. Con l’arrivo del Giubileo 2025 questa situazione è ov-

LE STRADE DI BORGO Uno scorcio di Borgo Pio, una delle strade principali del rione Borgo. In alto piazza San Pietro | Foto Giulia Chiara Cortese viamente di estrema attualità. Proprio quando “come i Roman per l’essercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto” - raccontava Dante nel XVIII canto dell’Inferno, ricordando l’inversione del senso di percorrenza del tratto di strada che collegava Castel sant’Angelo e San Pietro - moltissime persone percorreranno le strade intorno a Borgo. Sarà necessario, dunque, dare un nuovo volto a questa zona, con iniziative e proposte concrete. Nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è previsto un fondo di circa 11 miliardi di euro per “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”. Di questi, 3,3 miliardi sono da investire in progetti volti alla riduzione del degrado sociale, con interventi diretti all’incremento di infrastrutture per affrontare le problematiche relative al disagio abitativo. Il modello principale è quello dell’housing sociale: per aiutare le persone senza dimora, si creerà un fondo per accedere a una sistemazione temporanea. All’orizzonte, dunque, si riesce a intravedere una soluzione. Ridare a Borgo la bellezza di cui godeva un tempo sarà una sfida. E percorrere le strade con gli antichi suoni e i profumi sarà come ritrovare la Roma di un tempo.

SENZA TETTO

LE RISSE

LA SPORCIZIA

NELLE STRADE MOLTISSIMI CLOCHARD

VIOLENZE ORMAI QUOTIDIANE

SPAZZATURA E RIFIUTI NELLE STRADE DI BORGO

Sono 3 le principali zone in cui i senzatetto sono ormai stanziali intono al Vaticano. Oltre a piazza della Città Leonina, dove decine di persone si radunano quotidianamente, c’è il colonnato di piazza San Pietro, dove è possibile trovare tende e casette di cartone improvvisate. La terza zona è quella dei portici dei palazzi di via della Conciliazione, spesso occupati in pieno giorno.

Moltissimi gli episodi che scatenano risse e disagi a residenti e commercianti della zona. Solo la scorsa settimana due episodi si sono verificati nei pressi di via del Mascherino, dove alcuni clochard hanno aggredito una dipendente di un bar. Solo pochi giorni dopo, una nuova rissa nella stessa zona che ha richiesto l’intervento dei militari. Un pitbull, appartenuto ai senzatetto, è stato aizzato contro chi era intervenuto.

A causa della presenza di persone senza fissa dimora, spesso le strade di Borgo diventano impraticabili. Alle prime luci dell’alba si viene assaliti da un forte odore. Moltissimi rifiuti sparsi per strada causano ai residenti moltissimi disagi. Spesso è necessario fare slalom tra i cocci di bottiglia e la spazzatura. Anche i commercianti denunciano questo fenomeno, chiedendo al Comune soluzioni concrete.


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Magazine n.8 del 1° dicembre 2023 by LIbera Università Maria Ss. Assunta - Issuu