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RANDAZZO CARMELO PITTORE (Testo)

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“Il Che” Randazzo

cm. 30 x 40

Intervista


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Non so ancora, per la verità, se Randazzo Carmelo coltivi qualche idea politica, e quale, ’ché dovendo, noi, soprattutto discutere di arte, o per meglio dire di quella parte più specificamente riguardante l’aisthesis, nonché la <tèkne>, in questo nostro primo incontro non è (grazie a un qualche Kairòs) emerso, o nessun richiamo è pervenuto, o forse nemmeno è stato dato da un qualche dio d’Olimpo, nessun interesse per la politica: cioè, per quella politica che solitamente è onnipresente, anche e soprattutto – se non <in> dietro l’arte, ed ogni sua attività. E ciò a dispetto di certi puristi e fanatici, che - nel volerne prendere le distanze - si allontanano non solo – com’è giusto – da quella politica di partito, che asservisce e abbrutisce (corrompendo e inquinando, con la speculazione venale, l’anima stessa di quell’arte, che risulta essere più vera quanto più l’interesse di qualsivoglia tipo non è presente, e l’artista, da qualsiasi disciplina, o di qualsiasi Musa sia seguace, resta l’estroso essere, che è tale in quanto è capace di restare o ritornare fanciullo) ma anche da quella psico-sociale, che è uno dei principali fondamenti che regolano il rapporto da coltivarsi tra un individuo con le sue cose da esprimere onde esprimersi, e un gruppo sociale al quale comunicare, e con cui anche poter comunione fare. Perché esordire, io, in tal modo è presto detto.


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“Il Che” Randazzo

Oltrepassato l’uscio, amabilmente accolto dall’artista e consorte, mi son ritrovato a percorrere pochi metri tra muri e soppalchetti e angoli della stanza, il tutto stipati di colori e luccicori intelati, incartati, e illegnati: il mio occhio rapido e calmo ha tutto ghermito, riunificando il tutto a prima vista in un paio di insiemi, ma quel che l’occhio ha trattenuto, lasciandosi tutto il resto dietro le spalle, è stato un monocromatico piccolo “Che Guevara”. Ma che c’è in questo “Che” di particolare, tale da spiccare non solo per la preponderante diversità della produzione pittorica in mostra? E purtuttavia appartato? Presente, ma assente! O assente, ma presente ancor più? <Un errore…> Così lo definisce Carmelo Randazzo <…o piuttosto risultato di un errore!>, infine conveniamo insieme. E riconosce poi implicitamente essere stato <anche il punto di partenza e di sviluppo dell’arte sua>, forse anche quella che lo ha condotto fin qui, ora. Ma perché ha dipinto Che Guevara? Gli ricorda sé stesso, e vi si identifica, fino a farne appunto una sorta di autoritratto, o ha al proposito anche una ben precisa idea di cosa il Che predicasse ideologicamente e vi aderisce, o soprattutto il fascino di un mito, in cui si riuniscono intelligenza, abnegazione, bellezza che viene anche da un animo nobile e


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disinteressato, in virtù anche di una professione che in lui continuava ad essere - anche come guerrigliero - quella che più aderiva a Ippocrate e al suo giuramento, medico, ecc? <Glielo chiederemo!>

Intanto, il fatto che abbia colpito immediatamente me, via via parlando con Carmelo, non fa di me una mosca bianca, nel considerarlo un’opera di un certo spessore, perché tanti ne hanno sentito il fascino, e glielo hanno richiesto, ricevendo – guarda un po’, chissà perché – un suo sistematico rifiuto. L’inconscio e il conscio qui fanno guerra: il conscio lo rifiuta per la volontà di ricercare altrove nuove vene creative, sondare dovunque dentro e fuori, per trovare infine, un giorno, ciò che l’inconscio inalterato gli conserva, pronto ad offrirgli tutto quanto possa e debba essere sviluppato e manifestato per il suo inveramento, poi. Intanto il “Che” nasce dal tentativo di correggere un dipinto iniziato a colori, del quale non essendo soddisfatto, il Randazzo ritiene che non gli resta altro da fare, per rimediare, che usare il bianco e il nero, sovrapponendo tali pigmenti a tutti gli altri. Un errore? Augurabili altri errori del genere! E’ anche l’onestà intellettuale del pittore che lo porta a definire discutibile il proprio dipinto, per il fatto che era nato a colori e avrebbe dovuto avere una definizione coerentemente


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pittorica; egli continua ad avvertire - sotto il monocromatico (e ben definito comunque!) Che Guevara - l’errore ancora presente: è come se ci fossero delle cesure fra un elemento e un altro, come tra colore e linea, che non gli fanno sentire del tutto omogeneo il dipinto.

Randazzo e la Scuola

E discutendo emerge -

cosa molto importante - che

decisivo alla sua formazione pittorica non è certo stato il Liceo artistico , dove, tiene a sottolineare, gran che non si insegnava... (iscritto nel 1986 e licenziato nel 1990). <Io non ho imparato molto; anzi nulla: ho solo portato il mio bagaglio personale. Quelli che riescono nella pittura è perché hanno già del proprio>, nel proprio bagaglio genetico. <Meglio l’Accademia di Roma>. E infatti parlandogli di Fattori e della Macchia egli ne ha umilmente riconosciuto alcuni limiti cognitivi. Randazzo confessa quindi di non aver avuto un buon rapporto con i docenti: <quando portavo dei lavori fatti a casa, pensavano che me li avesse fatti qualcun altro>. Ed io: <Ma non han mai pensato di fare una verifica facendoti dipingere e disegnare a scuola, in loro presenza?> E lui: <Alla fine, sì! E solo così, dopo, si son resi conto che questa cosa ce l'avevo proprio nel sangue e si son ricreduti>.


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E qui non si può non pensare: Se nella scuola pubblica in genere ciò già succede spesso con persone non handicappate, ma talentuose o di genio, figurarsi se il soggetto “preso” in esame si trova ad avere una qualche sorta di handicap manifesto.

E bisogna essere veramente ciechi (con orecchie che odono ma non ascoltano) se a scuola spesso <Basta essere bravi per non essere creduti bravi!> <E diviene il colmo avere occhi, e non vedere chi non ode, ma sa vedere meglio dentro>. <Caro Carmelo, però un po’ di quell’accademia, che comunque qualcosa ha veicolato, ancora fa capolino…> Carmelo nega inizialmente che qualche cosa di accademico gli sia rimasto appiccicato addosso… Ma infine deve convenire ancora che un contributo comunque la scuola gli abbia dato. E lo si rileva in quel quadro presentato a una Collettiva al Forte Sangallo di Nettuno nel 2012, premiato <secondo> comunque, rappresentante allegoricamente Nettuno. Quadro che in parte risente di un che di accademico, e di certe rigidità e fissità non ancora personali… a differenza del Che Guevara, nonostante sia del periodo delle origini: dolce, vaporoso… Ribadisce che più di qualcuno gli ha offerto soldi, ma ha loro risposto: <E’ una cosa mia questa, e non la vendo>. Ma una spiegazione io oso darla! Appena entrato, ho anche visto e notato che in fondo Randazzo ha inteso fare un proprio autoritratto… Probabilmente è entrato psicologicamente nel personaggio del Che, e dal “Che” ha riportato, ed integrato, elementi che lo completano e idealizzano, anche in un segno olistico.


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<Questo Che Guevara è in realtà Carmelo Randazzo!> dico alla slava consorte. E lei, Mary: <vedo qualcosa di Cristo!> Ecco, quindi, Randazzo identificantesi in un <mitico> guerrigliero, o in un <mistico> rivoluzionario… Ma spesso ciò succede in ogni artista: qualcosa di sé stesso attecchisce nel terreno dei personaggi che si vanno a ritrarre: e una figura come il Che, non indifferente a chiunque, a maggior ragione va ad incidere fascinosamente nell’animo di un artista. <Qui, fra l’altro, ti sei fatto (quando eri più giovane) quale sei tu ora: da giovane ti sei fatto più vecchio>. Pare cogliere il Randazzo l’importanza di scoprire cose che il pittore, l’artista, egli stesso, spesso, qual mero esecutore, non rileva in sé, finché un altro non gli rivela quel che in sé si muove: e sul movimento interno, e non solo, dell’animo umano tratta l’analista, lo scrutatore di ogni flebile ala di vento, spirante dalle Muse: colui che fa lettura grafologica, nonché psico-grafologo. Ma anche maieutica, arte socratica, nell’aiutare a tirar fuori cose che nell’animo, a livello di conscio o subconscio, sono lì, irrilevati, e spesso resi irrilevanti; aiutare a far capire cose che l’artista stesso non coglie, tutto preso dalla esecuzione di quanto la sua musa gli ispira, e basta! Non sempre, poi, l’artista è anche uno studioso della storia dell’arte, e non sempre gli interessano quelle che ritiene essere mere nozioni teoriche…


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PaRlIamo dI <RItoRno all’oRdIne>

Perché parlare di un ritorno all’ordine con Carmelo, che, in fondo, è tutto preso da questo suo periodo brillante (anche per il lucore delle sue tele), e nessuna intenzione ha oggi di ritornare indietro, considerando lui tale termine (ritorno) come un regredire e sminuirsi? Ma per due motivi: uno è per ricondurre l’attenzione di chi legge sull’importanza che ha avuto la riflessione da fare sul termine evoluzione, involuzione e sviluppo (vedi Pier Paolo Pasolini), e l’altro è per annotare, io, semplicemente, che spesso il taglio iniziale di una operazione non sempre è da abbandonare e rinnegare, o dargli scarso valore solo perché rispetto al dopo, fino ad oggi, e ad un altro dopo, per l’indomani, risulta antica e addirittura obsoleta. Prima o poi si può ri-scoprire che si può, si deve anzi voler – con l’esperienza e la maturità del resto acquisita – riprendere quell’antica esperienza, che più strettamente si sente poi confare alle esigenze proprie di quell’anima. E’ anche giusto, se vogliamo, tutto questo sperimentare, altrimenti come faresti a confrontare in modo più chiaro tra due o più realtà diverse, o più modi di fare? Ritorno all’ordine o continua sperimentazione verso un astratto? Sperimentazione che in Carmelo rapidamente vuole evolvere sempre più verso un tipo di astrazione non solo formale ma anche sostanziale, non solo sul piano estetico ma anche ideale, considerando un tipo di fascino che dalle sue forme vuole emergere, e un più profondo richiamo alla Natura,


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una vera e propria vocazione al rispetto dell’essere in generale, e a quello degli animali in particolare. Il principio di ritorno all’ordine, anche con accezione più specifica, riguardante Carmelo, o chiunque altro, trova anche filosofica consistenza in un cartesiano famoso pensiero: <bisogna distruggere e ricostruire di continuo su basi diverse> (o anche su una stessa base, se questa <ab inizio> si dimostra poderosa?): sulle stesse basi, quelle che rappresentano il fermo e incrollabile principio personale, dove etica e morale, nonché timor di un dio, operano, aderendo al principio di un “panta rei”, (tutto scorre!) ove questo “hic et nunc” (qui ed ora) non si riprodurrà tale e quale giammai: ciò che rende entusiasmante la ricerca, e lo studio continuo, per il fine di una conoscenza <niente affatto scolastica>, ma una conoscenza data da esperienza vissuta, e meditata, al servizio della vita. ****** “Ritorno a un proprio ordine di un proprio classicus (quale principio del costruire in armonia con il proprio sé, con il proprio essere persona, ed anche artista qui, insieme). Quindi un ritorno all’ordine come altra accezione, quale il ritornare sui propri passi a rivisitare il proprio <ab-inizio>, quello che rispecchia interamente però il proprio essere. E considerare tutte le ricerche fatte, come varie esperienze, per capire e rivalutare meglio ciò che fu, e ripartire però nuovamente con un metodico dubbio cartesiano alla ricerca di una più vera conoscenza, avendo il coraggio di distruggere ciò che si è costruito, ma visto come non confacente ancora alla meta della perfezione, sia come artista e, implicitamente, come uomo, in modo metodico, e ricostruire nuovamente (su nuove basi? O su antiche basi purtroppo spesso ignorate?)”


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Randazzo coglie il <Profumo di Nettuno>

Ma tra il Che Guevara di alcuni di anni fa e il dipingere odierno suo, alcune opere hanno marcato, facendo da cesura, vari stadi di rinnovamento: uno è “Profumo di Nettuno”: <Il Dipinto di Carmelo Randazzo si impone soprattutto per la sua forte impronta metallica, nella luce, nel colore, nel tratto - di continuo guizzante della pennellata, dove una ridda come di lame lucenti in agone fra loro sembrano le sue linee, producenti appunto guizzanti scintille, in un insieme piuttosto algido, nonostante la corposità e la sapienza accademica della pennellata, che ha il pregio – qui – di sapersene distaccare, in un più sentito perseguire di un intento di narrare o descrivere per simboli, e quindi allegoricamente trattare il tema di Nettuno, con un distacco quasi da cronaca, citando - nel loro assemblarli - gli elementi della ricorrente torre, della barca, e del gabbiano.>

Così definisce il suo quadro la Commissione giudicatrice che lo fa vincitore - 2° classificato - categoria Pittura, nella collettiva a Forte Sangallo, Nettuno, dal 19 al 25 Marzo 2012. A Nettuno (e ad Anzio), dove Carmelo era già intervenuto altre volte, io già lo vedevo nel mezzo di iniziative culturali non solo riguardante arte figurativa, ma anche musica, poesia, e danza, en plein air, in piazza, nella cornice suggestiva dell’antico Borgo di Nettuno, affacciato direttamente sul mare con a lato l’antico Forte Sangallo: ed ecco il profumo che colpisce chiunque nel venire su questo lido, e ancor di più un artista, dal sentimento profondo e anche poetico, come Carmelo, che sa riunire in una sintesi alcuni simboli: come la


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barca, (l’acqua salsa, il mare) il gabbiano (l’aria), la torre (la terra) e guizzi e scintille rappresentanti il fuoco della passione che anima l’artista, e che preannuncia quel suo più attuale modo di definire con biaccati schizzi, e rivoletti, echeggianti i virgolati grafismi del suo inargentato lapis allorché disegna.

cm. 63,5 x 61,5

<PROFUMO DI NETTUNO> Tratteggi di disegno costituenti uno scarabocchiato son riportati, qui, in pittura, e nulla hanno a che fare con il dripping di Pollock: qui sulla tela è il pennello, che comunque domina, e Carmelo stesso afferma di guidare il colore, macchiando-schizzando-virgolando bianco di zinco, o biacca, che sia, senza sgocciolamento.


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SGOCCIOLAMENTO: ecco! E qui svolge una funzione determinante a una sua prima definitiva trasformazione, grazie al Kairòs, alla cosiddetta Fortuna, impersonata – quale Deus\diva ex machina – dalla sua stessa consorte: da un errore da lei procuratogli. Le cadono alcuni rivoli di olio, che vanno a sgocciolare su una sua tela in via di esecuzione… e lì scatta la scintilla, il guizzo dell’intuizione: applicarsi con i suoi colori, per avere un simile, analogo, se non proprio medesimo effetto. Ma la tecnica a monte non è vero e proprio dripping, perché del fenomeno dello sgocciolamento dell’olio da parte della moglie egli coglie e afferma di curare solo il risultato finale… col pennello, che fa da vero e proprio spartiacque tra un modo passato di concepire e fare un suo quadro, e quello futuro, in continua evoluzione. Nel quadro <La Zebra>, l’idea ab-origine era quella di usare il colore ad olio: solo dopo gli si accende in testa la lampadina: riportare lo scarabocchiato-virgolato dei suoi disegni come una specie di dripping, ma guidato dal pennello.

Quindi l’effetto dello sgocciolamento dell’olio sul dipinto gli ricorda quello realizzato nei suoi disegni con la punta di grafite, e penne, e pensa bene di trasferirlo nei suoi dipinti non sgocciolando il colore dai barattoli, ma disegnando con il pennello dopo aver terminato l’immagine di base canonica. E’ senza dubbio di bell’effetto, esteticamente piacevole, e graziosamente avvolgente come un velo, che rende misterioso e affascinante, come una bella sinuosa dama velata, il suo corpo.


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“Così come distinguo un richiamo Che da Natura a me d’intorno Tutta quanta io sento venire, Altrettanto io sento da natura Di ogni cosa, e di Natura stessa: flora, faun, divin bestialità!” Fiore Leveque

antRoPozoomoRfo: l’amoRe PeR glI anImalI

Alla sua ultima esposizione nel 2013 a Forte Sangallo, ecco infatti, un quadro rappresentante una figura, che mi colpì perché non si riesce a capire se è una figura umana dalle fattezze animali, o un animale dalle fattezze umane. Ed è questa un’opera che - a mio avviso - ravviso come un segno di ulteriore passaggio di affinamento. E anche qui, – come per il “Che” – è, in modo più sapiente, il Randazzo a farsi un autoritratto, in cui v’è un trasfondere il suo amore per la natura, quella animale, in particolare. Ed è il salone, che accoglie la esposizione delle sue opere, come una sorta di zoo, dalle cui cornici, come gabbie aperte, emergono guizzanti, vuoi per i colori, vuoi per le movenze, abitanti di acque dolci e salate, ed abitanti di boschi e foreste, di monti e di nevi, deserti e altre plaghe della Natura… E la Natura pare quindi chiamare l’artista Carmelo, che intende celebrarla, anche per manifestare il suo amore verso tali esseri, per denunciare chi ne fa uso sconsiderato (vivisezione, e moda, specie femminile, che ne fa ornamento vanitoso).


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cm. 96,5 x 62,5

<ANTROPO-ZOOMORFO> Senti tu quindi il richiamo proveniente dalla Natura intorno a te, da distinguere da quello che senti provenire dalla natura delle cose, in generale, anche dalla natura della Natura (qual regno vegetale).


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La

cosa strana di Carmelo in tutto ciò è che lui confessa: <Io ho, in generale, paura degli animali!> Ma, vedendomi basito, aggiunge: <ma ciò non importa: comunque io li amo, e non sopporto l’idea di quale fine gli faccia fare tanta gente. Con tali quadri intendo lanciare un messaggio affinché vengano rispettati e amati gli animali>. Egli palesa ulteriormente questo suo sentimento nel mostrare al pubblico <la zebra>, non concependo ad esempio come si possa concepire l’amore per gli animali (da insegnare a chiunque, a cominciare fin dalla più tenera età) se racchiusi in uno zoo, quando egli, ritraendo tale esotico esemplare nel suo habitat naturale, si spinge a costruirle intorno una cornice di legno con terra e sassi. Tal commistione - verso una soluzione idealmente, e tecnicamente olistica - trova una sua valida spiegazione: la sua passione per l’artigianato, insieme al suo amore per l’arte. Fra l’altro questa cosa un po’ mi evoca quella che possiamo definire, anche in Paul Gauguin, <Arte totale> (dove la firma e la cornice sian da considerarsi non elementi estranei, ma un tutt’uno col dipinto).


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l’aRtIsta e l’aRtIgIano

Diverse opere di Carmelo hanno - in sé - qualche sua invenzione, che le fan divenire come tante rampe di scale di una gradinata che lo porta verso nuove altezze. Dopo “Il Che”, e “Sapore di Nettuno”, e oltre allo antropozoomorfico autoritratto, ecco “La zebra”: in questa rientrano alcune novità: <Lo sguardo> (ch’è quello di Carmelo, in fondo), l’amortimore per gli animali, la cornice che si adatti come ulteriore dilatazione di quanto è dipinto sulla tela. Quadro questo che rivela il Carmelo, quale uomo innamorato della vita anche animale, quale artista che intende rappresentarla così come la vede e intende lui, e anche come artigiano. Randazzo, infatti, dà molta importanza anche alla cornice, ch’egli stesso fa, ritenendo che un tutt’armonico vada concepito nel coniugarla con la tela dipinta. Ritengo quindi che Carmelo abbia stesso identico amore per la pittura come arte, e per ciò che la sostiene come mezzo e strumento suo, cioè l’artigianato. Due anime quindi convibrano da sempre in lui: l’amore per la materia da sgrossare e affinare, e la passione per l’idea, o motivi ideali, da rappresentare, che urlano, straripan da propria interiorità, per esprimersi, e sua vitalità più riposta esprimere. Due anime, che cercano di coniugarsi: una molto appariscente e solare, e l’altra discreta e umilmente terrigna. Quindi un poliedrico con una visione olistica dell’arte, in cui convogliare ogni cosa di sé: e da cui far emergere e sviluppare ogni sua potenzialità. Alla sua Zebra, perché potesse avere una cornice che non la facesse sentire come un pesce fuor d’acqua , ne compone una fatta con l’intento di inserirla nel proprio habitat d’origine, aggiungendo al legno-cornice terra e sassi.


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cm. 85 x 85

LO SGUARDO Il titolo <lo sguardo> senzâ&#x20AC;&#x2122;altro fa divenire tale quadro emblematico di una caratteristica stilistica, oltre che psicofilosofica, (stilema) che accomuna comunque tutte le altre opere dove gli occhi sono in fondo tanti cloni degli occhi di Carmelo (e altri caratteri distintivi che ne connota ogni opera).


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Questo “Sguardo”, in effetti, è degno di essere chiamato sguardo, poiché è quel che emerge prepotente da <gli occhi della zebra>, altro titolo possibile, ma improprio, considerando che si percepisce quel che dal più profondo proviene dall’anima, forse, di Carmelo: ciò corroborato senz’altro da un più concettuale modo di rappresentare la zebra, come tipos, ridotta a speculare composizione grafo-strutturale, monocromatica, evocante figure di tipo ancora antropozoomorfiche, tipo quelle proprie di impellicciature di mobili (e ciò è spiegato dal suo amore, e dal suo coltivare, quindi, anche l’arte del legno).

Hobby e professione

Carmelo si è avvicinato anche alla copia dei famosi, ma soprattutto per esercizio, come è normale avvenga, fin da bambino, che alle difficoltà di apprendimento compensa con il suo naturale talento per il disegno (se ne accorgono all’Istituto per Sordi, ove è stato a lungo), che trova modo di svilupparsi inizialmente come autodidatta, e in seguito, molto dopo, trova modo di vederselo riconosciuto col conseguimento della maturità artistica, al Liceo di Latina. Ma prima di giungere a una scelta definitiva della Pittura come professione, Carmelo è costretto - da evenienze di questa vita - un po’ a mettere da parte l’arte, e ma soprattutto coltivare l’amore per la pittura come Hobby.


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Ma nutrire un interesse così profondo per l’arte, pur trovandosi a svolgere altri lavori, (lavoratore presso una ditta farmaceutica) non è detto che faccia venir meno comunque quella passione, che, anche se potenziale, anche se non del tutto espressa, ha in sé già il suo carattere di professione. <Una passione nata guardando gli altri!> afferma Carmelo: con la capacità di trasformare sempre più, nel tempo, la propria arte, attingendo dal proprio Atanor interiore. Van Gogh guardò a Millet, e lo copiò: ma fatto a modo proprio, così da donare al mondo dell’arte una cosa diversa da quella del suo ispiratore, comunque aventi affinità elettive (Il seminatore e l’Angelus son mostrati insieme, come pendents). Ma, insieme al dono del disegno, si sviluppa in Carmelo anche l’interesse per l’arte del togliere e del mettere, la plastica e la scultura; e soprattutto questo suo amore per il legno, per i mobili; col piacere di manipolare, e sentire, con tutti gli altri sensi, ogni materia, onde compensare quello dell’udito: toccare e stringere dei sassi, guardare e osservare il legno trasformarsi, odorare e profondamente annusare il profumo delle terre, e infine gustare il tutto con quell’intensità di vivere e gioire, che si coglie dall’artista e dai prodotti dell’arte sua. A questo punto non si può non fare una riflessione che riguarda non solo Carmelo, ma anche tutti coloro che – come lui – sentono di vivere come in un altro mondo, a causa della Sordità.


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Randazzo sordo, e Carmelo artista

Randazzo è due volte messo alle strette da quella che viene chiamata Malasorte, nei suoi rapporti col mondo degli Udenti, spesso così sordi, molto più dei sordo-muti di quanto si creda:

Come Randazzo sordo: 1) una volta, perché - nonostante impegni formali sul piano legislativo e giuridico - non viene realizzata al cento per cento alcuna forma di facilitazione sul piano della comunicazione, come il rendere possibile fin dalle scuole elementari l’introduzione, come seconda lingua, quella dei segni, (che trova negli anni 60, con William Stokoe, e Virginia Volterra, dignità di vera e propria lingua alla pari di quelle degli udenti di ogni stato e nazione) 2) e, come se non bastasse, una seconda volta, a causa dell’arte, la quale già rende difficoltosa la vita a una persona non sorda né muta, in quanto vista come un animale strano, e vivente la propria esistenza sempre ai margini del sociale, anche domestico, figurarsi quando la cosa riguarda una persona con un handicap fisico, insieme a un handicap culturale. Mi sono quindi immaginato quale doppia jattura sia questa di essere artista per un sordo-muto. Perché parlo di questo aspetto? Perché lo ritengo così importante? Per due motivi:


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1) uno: perché io, ad esempio, del mondo di chi ode, e spesso non sente, affetti da sordità cerebrale, mentale, nel cuore e nell’anima, ho provato molto dispiacere nel doverci dibattere - io e il Randazzo - in mille sforzi e tentativi per cercare di comunicare anche le cose più semplici. Mi sono sentito messo al suo posto da una forza più grande di me, e sentivo tutto il disagio per la impotenza che deve provare un sordo, mille volte più di me che odo con le orecchie, e non sempre sono pronto a sentire più in profondo. 2) due: l’essere costretti, io da una parte e il Randazzo dall’altra, a essere schiavi e dipendenti di una terza persona, che ci faccia da traduttore, anzi interprete, (quando, se a scuola si fosse insegnata la lingua dei segni, ne avremmo fatto senz’altro a meno) con tutta una sequela di spiacevoli inconvenienti derivanti da: -

un pianificante interrelazionarci in luoghi e in tempi predeterminati, senza una più spontanea e libera decisione di farlo come e quando ci pare;

-

un oggettivo sentire l’interprete, che traduce - ed è una persona, e non un mezzo o uno strumento meccanico come quello telematico e cartaceo - come un ostacolo a esigenze di maggiore privacy, a bisogni di comunicazione di sentimenti ed emozioni personali, che son frenati e alterati da tale compresenza;


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-

Certamente, dell’interprete ci si può fidare, in quanto questi proviene da una delle varie scuole per tradurre la lingua dei segni dei sordi nella lingua nazionale degli udenti, e viceversa, ma… io son del parere che sia meglio che un italiano udente impari questa lingua, e non abbia bisogno di un'altra persona che faccia da intermediario, se vuole avere un rapporto con i non udenti della sua stessa nazione più diretto e responsabile. Passi l’interprete tra due persone (udente e non udente) di diversa nazionalità, ma essere costretti a farne uso tra due persone della stessa Italia (nel nostro caso) è il colmo!

Tutto ciò per far rilevare come tutte queste difficoltà di relazioni non facciano bene né al sordo, e né all’udente, procurando solo un diffuso senso di solitudine e forzata chiusura di uno verso l’altro, soprattutto della categoria dei sordi (che viene così penalizzata notevolmente); e come divenga comprensibile (anzi, no!) che tutte le cose che fanno parte del mondo della comunicazione degli udenti, poi, siano (divengano anzi) più importanti di qualsiasi cosa venga fatta nel mondo dei non udenti (ma non sordi, a livello del sentire col cuore e con la mente), e come passino – fortunosamente - la stragrande parte di cose che non dicono nulla (sostanzialmente mute) per gente che ode con le orecchie (ma non sente peggio dei sordi), e – parafrasando il vangelo – hanno occhi per vedere e non vedono (peggio dei ciechi!). La Lingua dei Segni dei Non Udenti, o Sordi (non <sordomuti!>) qualcuno afferma non essere un linguaggio (per i sordomuti) ma una vera e propria lingua. Ma… io la direi una doppia lingua, in quanto se sei italiano ti esprimi in lingua


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italiana come gli udenti, ma veicolata da un linguaggio, come quello dei segni, che è uno strumento e anche mezzo per veicolare la lingua: l’italiano, io, udente, lo veicolo attraverso un mezzo e strumento rappresentato dall’alfabeto parlato e scritto in modo diverso dalla lingua dei segni; e per i sordi, che imparano anche a parlare la lingua italiana, si realizza anche una identità di cultura linguistica che l’accomuna, e in cui è il sordo ad avere fatto ulteriori sforzi per farsi comprendere (lettura delle labbra compresa) in cui noi udenti siamo deficitari del tutto. Tutto ciò che va a loro onore e gloria. Un sostegno dal mondo degli udenti sia di prammatica, quindi, e far conoscere intanto al mondo intero l’opera del Padre Antonio Magarotto, lui stesso audioleso a tre anni per meningite, e grazie al quale un ulteriore sviluppo si ebbe sul piano giuridico, per favorire un migliore rapporto tra i due mondi, quello degli udenti e quello dei sordi. (Amate i sordomuti e favoritene l’educazione, perché essa è missione tra le più sante. Coloro che abbracciano questa missione devono possedere una speciale vocazione - per insegnare ai sordi c'è bisogno di pazienza, fede, amore e tanta esperienza che si acquisisce vivendo con i giovani sordi e rimanendo con loro: gli insegnanti per i sordi sono come degli artefici che lavorano sulla creta per plasmarla e modellarla. Essi tendono a ricavare dalla creta una figura che si esprima e parli. Padre Antonio Magarotto).

Fin qui abbiamo considerato il Randazzo afflitto da sordità, per sottolineare come già sotto tale aspetto un sordo possa patire di solitudine, accentuata dal non grande interesse degli udenti per loro, e al tralasciare perfino eventuali interessi e possibilità di concludere affari, per le difficoltà di ogni tipo che non si ha voglia di superare a causa della forte impazienza di giungere al dunque senza sforzi: manca la pazienza, insomma,


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all’udente, che spesso consciamente o meno è legato al detto <Il tempo è denaro!>

Come Carmelo Artista

Se poi l’individuo sordo è anche artista, raddoppia, come minimo, il senso di solitudine: e qui abbiamo il Carmelo artista! E Carmelo, come artista soprattutto, pare aver intuito, capito, che il principale, se non il solo, modo di uscire dal chiuso della solitudine, e imporsi nel campo dell’arte, è quello di rispettare il detto <chi ha tempo non aspetti tempo>, e <fai oggi quello che puoi fare domani>, etc… Cosicché in pochissimi anni da quando ha ricominciato a dipingere, e soprattutto da quando ha cominciato a intraprendere la carriera del pittore come professione, pubblicamente, ha bruciato le tappe, non risparmiandosi: preso dal vortice - da lui stesso creato - di movimento di quanto ha già prodotto e produce, viaggiando in Aprilia e dintorni, e da tal periferia verso più noti e importanti lidi d’Europa, come in Russia. (Basta vedere il suo nutrito curriculum espositivo nel breve arco di questi ultimi quattro anni). Il nostro, infine, sia come Randazzo sordo che come Carmelo artista, sa comunque in ogni circostanza, soprattutto pubbliche, interagire anche come un vero e proprio Attore, che sa calcare anche il palcoscenico della vita, e non solo quello eretto, come a Nettuno - a Forte Sangallo -, per esibirsi nel suo assolo di interprete dell’avvenimento espositivo, con il cointerprete della Lingua dei Segni, quale trait-d’union tra udenti e sordi.


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<RANDAZZO ATTORE>

Qui, con la conferenza stampa nella Sala delle Armi, e i festeggiamenti sul palco nel Cortile del Forte, il Pittore si fa Attore, sul proscenio, interprete principale (col suo co-interprete primario della Lingua dei Segni), tra il plauso di ammiratori, e organizzatori, e Relatori, e lâ&#x20AC;&#x2122;Assessore alla cultura E. Bocchini, tutti attori plaudenti, spettatori sordi e udenti.


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<RANDAZZO PITTORE > L’Antropozoomorfo pare che non sia stato, in fondo, a caso, concepito così, dal momento che Carmelo ha adottato un look, tale che si capisce come si sia adattato il più possibile al soggetto ferino, (egli, innamorato dei gatti) ove interpenetrazione attuare (cosa che del resto rientra in un suo più cosciente progetto d’animalista)…

Qui la ferinità dei tratti fisici nel dipinto si riveste idealmente di leonina criniera in Carmelo. Una sorta di transfert avviene tra il felino virtuale e quello reale. Carmelo porta una criniera che lo fa più leone di tutti suoi felini. Vedi il recente “Leone Furia”. Prestiamo la criniera di Carmelo al felino accanto? Se, o quando, Randazzo deciderà di farlo, un bel leone sarà senz’altro più confacente al suo viso. Ogni animale ha un suo linguaggio, e Carmelo qui si fa ritrarre con una sorta di altro se stesso ferino, dal linguaggio felino dei propri ruggiti a quello di occhi parlanti più profondi e istintivi linguaggi.


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MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE -Montecatini T. (PT) : Conc. Pitt. Estemp. “Liberty , il Verde- 6-7 Sett 14 -Sermoneta (LT) : M. Personale “ Profonda Liberta “ P. Caetani, 25-31\8\2014 -Subiaco (RM) : Monastero Santa Scolastica,Sala San Gregorio ; Esposizione delle opere realizzate durante la gara di pittura estemporanea dal 25 al 31 Agosto 2014 -Subiaco (RM) : VIII ed. Conc.Pitt.Estemp. “ il Fiume e il Borgo “ 24\8\ 2014 . -Gubbio (Pe) : Festival Amicizia Italo-Giapp. <Artisti dal mondo> 2-30\ Ag. 2014 -M. Oricola (AQ) : Conc.Pitt. Estemp. 10° Ed., 27\7\2014 . Premio 5° posto . -M. Forte Sangallo Nettuno: 23 giugno – 06 luglio 2014. “Artisti Uniti” -.M. Collettiva: Sale Goretti (Pila) 19 Mag.\19 Ott. 2014. Perugia -.M. Concorso Pittura: "Dipingere la Sordità"-3\4 Mag. 2014 Vittuone -.M. Arte Contemp. 8\30 Marzo 2014 Pal. Ruspoli Nemi. “Breaking The silence" (Quando il silenzio è una colpa). -.M. Personale, Rist. L'escargot: 27\2=30\4\2014."Liberi come l'aria". -.M.Arte Contemp. P. Ruspoli, Sala Armi 8\2-2\3\2014. "Innamorati dell’Arte". -.M. Pers. Club House,"Centro Sportivo Vallelata Village" - 22\10-23\11- 2013 -.Mostra Pers. "L'Arte della Diversità", F.Sangallo "Sala Sigilli" 3-8 sett. 2013 -.Esp.Internaz.d'Arte "Il mondo ascolta attraverso l'anima" 1-30 Sett. 2013 -.Esp.Opere "Monast. Santa Scolastica - Sala S. Gregorio" 19-25 Ag. 2013 -.Gara di Pittura Estemporanea; 18 Agosto 2013 -.4° Premio Naz.P.Estemporanea "San Pelino"(Avezzano) 16 Ag.2013 -."L'Oasi della Dolcezza", Esp 26 lug.; festa patron. 15-19 Luglio 2013 -.25° Conc. internaz. Pittura "Valcuvia in Cornice" 14-16 Giugno 2013 -.1° Conc.P. Estemp."Naturalmente dipingendo"9\6\2013, 3° class. -.Conc. Art. Naz. "Chimera d’oro” città d’Avezzano: 6\12 Mag.2013 -.M. Personale "Vernissage" di C. Randazzo: 21-28 Aprile 2013 -."PUB BLOG" Mostra esposizione; Dal 19 Aprile al 02 Luglio 2013 -."Venerearte / Colosseum-E.N.S." - 4° Concorso Arte Postale 20 -.Aprile 2013; 1° premio Mostra di pittura dal 06 al 13 Aprile 2013 -.L'Arte al Mercato: Mostra Arte Contemporanea, 3°edizione -."Mercato Coperto" dal 19 Gennaio al 1 Febbraio 2013 -."Caffè Latino" Esposizione dal 01 Ottobre al 01 Novembre 2012 -.Mostra 29 Ag. 9 Sett. 2012 "Mondo Italiano, sentito nell'animo" -.Mostra dal 15 al 26 Agosto 2012 "Solidarte" occupazione artistica: Lago di Fogliano - 24 Giugno 2012 -.24° Concorso di Pittura "Valcuvia in Cornice" Cuvio 15-16-17 Giugno 2012 "Arte, Ciliegie e musica" -.5° Biennale intern.Arte contemp. Roma: 29 Maggio- 9 Giugno ‘12 -.Premio di P. estemporanea "Primomaggioinsieme" 1 Maggio 2012


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-.Premio di pittura estemporanea dal 28 al 29 Aprile 2012 -.Forte Sangallo di Nettuno, 19-25 Marzo 2012; 2° Classificato nella categoria "Pittura" con l'opera "Profumo di Nettuno" -."Solidarte" occupazione artistica in piazza a Latina: 26 Feb. 2012 -.Mostra Borgo Forte Sangallo di Nettuno 6-12 Febbraio 2012 -."Leonardo Da Vinci Arte Sordi" Esposizione Nazionale di Arte contemporanea "150° Anniversario unità d'Italia", 6-11 Dic. 2011 c\o la facoltà di teologia S. Bonaventura del Seraphicum di Roma -."Caffè Latino" M. Esposizione, 16 Ottobre -3 Dicembre 2011 -."Vita Vissuta", 11 Nov 11 Dic. 2011 M. esposizione, Rist."L'Escargot" -."Il segno dei riflessi", 8-17 Ott. 2011: biblioteca com."Sala Manzù" -.Borgo partecipazioni a mostre varie dal 29 Maggio 2011 -.Premio di pittura estemporanea 01 Maggio 2011 -."Solidarte" occupazione artistica in piazza a latina il 27 Marzo 2011

Composizione, Grafica e Impaginazione, a cura di: Dottor Fiore Leveque, Storico e Critico dell’Arte

Info: Face book e www.ilpantologo.it


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RANDAZZO CARMELO PITTORE (Testo) by Fiore LEVEQUE - Issuu