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libro medium saxum

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FIORE LEVEQUE

LA CHIAVE DI VOLTA “…AD MEDIUM EXQUIRENDUM SAXUM…”

“C.L.A.N. LIBERA SCHOLA VITAE” ED. ANNO DIS-GRAZIA MMXIII


Ad Medium Exquirendum Saxum

Fiore Leveque

Ad Medium exquirendum Saxum Alla Ricerca della Pietra di Volta A la Quête de la Clef de Voûte En Busca de la Clave de Bòveda Auf der Suche nach dem Shlussstein In search of the Keystone

‫بحثا عن حجر الزاوية‬

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A-Z

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Ad Medium exquirendum Saxum “Eamus ad Medium exquirendum Saxum Sub obruto corde in augenda re!” Andiamo alla ricerca della Chiave di Volta in fondo al cuor nostro schiacciato dall’avidità di ogni sorta (da Ego). Alla ricerca di chiave di volta per ritrovare il mio proprio equilibrio ed acquisire una nuova armonia fisio-psico-spirituale del Sé onde ricostituire l’Unità: l’Unità in sé stesso e fuor di sé stesso ne la tensione comune e costante verso una vera Comunione, insieme, prendendo coscienza in atto d’ascolto l’uno verso l’altro di fuori e d’entro. Ed il coraggio di guardarsi dentro possiamo acquisirlo in puro confronto; (non guardiamo lontano noi e le cose fuori lontano nel tempo passato e futuro, assenti e quindi… alienandoci) Superiamo la paura dello struzzo che tenendo propria testa nascosta non ci accorgiamo né dei rischi tanti evitabil se ci guardiam negli occhi né dei mille aiuti che Dio ci dà. Cosicché la liberazione vera da tossicodipendenza dell’EGO sarà possibile, e spariran tutte poi d’incanto le altre intossicazioni legate all’EGODIPENDENZA PRIMA. 4


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Carezza 4 Haikai 俳諧

Carezza! Cara! Co’ le mani! Co’ li occhi! Real Carezza è!

Carezza! Cara! Co’ li occhi! Oltre che mani! Vital Carezz’è!

Carezza! Cara! Co’ li occhi! Altro che mani! Veral Carezza è !

Carezza è cara: Là è tutta la Dolcezza Di un Dio che t’ama.

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“They have propped my head between the pillow and the sheet-cuff \ Like un eye between two white lids that don’t want to shut…”- Da “Tulips” di S. Plath

Tulips “DA TULIPS, AD TULIPSEM” DI S. PLATH (*) “I’ve propped my head between the pillow and the sheet-cuff” like un eye between two floreal lids that want to shut”… e mi sono sentito – il mio corpo – come intascato tra due lenzuoli fioriti e poi mi sono sentito come un feto in amore tra lenzuola amniotiche indi mi son rannicchiato, compreso il mio capo-occhio, come nel grembo di Madre di poderosa gestante, ben cinta l’addome, per me, di calda coperta e ben difesa da materasso ortopedico, solida schiena d’incinta che può chiunque giurare racchiuda, erma collina, più profondo, alto respiro un gran corpo materno senz’alcuna identità ove a inspirare io riprendo usando ancor nel seno profondo – affilati – altri soffi inspiratori dove mi par di ritrovare puro me stesso espirando il buio nel buio.

(*)” Io mi son sistemato la testa fra cuscino e risvolto del lenzuol \\ Come un occhio tra due floreali palpebre bianche che vogliono chiudersi.”

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Lucciole di giorno Haiku riepilogativo: Lucciol, per buio,\ riconosci, ma al sole? \ Mimèsi! Ignote!

Dal Buio, di notte, riconoscevi Lucciole lungo le strade e i sentieri, dal culo inflammato da li falò, in voli ancheggianti, circonvolanti, entro spazi lor di rispetto, brevi, in cui fusti arborei fan da colonne a chiomate volte di avita Stòa, ove su e giù, Peripatetiche, vanno… tal Deésse ancor, ma di giorno, e al Sole: come or quindi riconoscer costoro, Fuochi Fatui spenti da un greve culo su sedia, d’asporto, o su un “sopha-Trono”, e qual separé una stoffa tra i rami, all’ombra arborea, ma con l’uncinetto, a ingannare, o meglio il tempo a impiegar, tra una copula e l’altra, in piena Luce? Un dì, indefesse, andavan lucciole, a sera per l’onta social da porre in latèbra; si sa, un dì, orine facevano in via… chi sa che oggi van le lucciole, a mane, e con l’oro in bocca - senza onta alcuna sentir, Deo Papi-duo gratias! - sostare, di sé a far promozion, del proprio volto? Bella Mora paura non ha di un Mora! Son satiriche, tali composizion, il ben noto Gran Satiro ispirator constatando, Berluscon de’ Berlusconi. 7


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Caro Gramsci Caro Gramsci, tu sei morto, per coerenza, Ma restando schierato, per aderenza, A ideologia di comunistico I care, (mi frega) Ed in contrapposizione ai Me ne frego, (I don’t care) Ma prendendo difesa di ignobil massa, Che da bandiera all’altra facile passa, E scrivendo al tuo figliolo: <Ama la storia, Perché d’uomini è fatta!> - <…ma con la boria!> Perché a scuola, nei libri, fra i banchi, <i poveri> Studian, sì, ma sol di quei Grandi <non-poveri>: Che in pace, in loro pace, muoion d’inedia; E in guerra, la lor guerra, muoion d’invidia … per color che vorrebbero ben emulare, Sognando, se non Corte terrena, anelare A Corte di regno divino celeste… Viver comunque allegri tra tante feste, Fede in alti Papaveri, e neri, e rossi, Dando, ben poco in Dio, giammai in loro stessi: Caro Gramsci, in galera, per incoerenza; A Lui legato per antica aderenza; Per orgoglio uman, tu, ti lasci morire… E accantoni tal divino da servire. Bisogna che mio figlio ami più sé stesso, E in nome di un Cristo più non sia fesso: Humil da l’individuo ad una società(s) Partendo, e non viceversa Idealità.

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Io sono piccino (musicata) Io sono piccino E faccio la ninna Sorrido tranquillo Alla mia mamma Io sono piccina E faccio la nanna Sorrido carina Al mio papà… E con il mio papà Che suona la chitarra Dormo sognando Le fate e le stelle Sognando……. Le fate………. E le stelle…… Volando con gli angeli Trascorro la notte Il sole mi sveglia Con mamma e papà

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“Ateo” o “con-Teo” A-TE-O! O CòN-TE-O(*)!: E’ QUESTO IL PROBLEMA? Ehi, Ateo! A te, oh! Sì, dico a te, oh! Che fai, me rifiuti Dio? Ma è là ovunque In cielo ove mandi in esilio Pablo (da cui spargere il suo cenere muto?) E qua sulla democrazia terragna (finalmente Eden di ‘sì tanto orbato!). Non chi a parole itera <mio Dio!> è mio, dice ai fedeli, <suoi> non tanto, Cristo né chi <No!> dice <Dio non è mio!> suo no’ è. Ehi, Ateo! A te, oh! Sì, dico a te, oh! Tu es embarqué: nous sommes embarqués! (*) Desiderio d’amar che ci accomuni Ritrovarsi è in ubiquo moto Quantico, o Empatia, ove Religio et Kaesar, più non stanno, e né nell’Uno sono. Che tu ti dica Ateo, o non, che e a chi importa? Porsi in dualistico agone è Religio: scienza e conoscenza: e Coscienza sia! Ehi, Con-teo(**)! Sì, te, con te, oh! Sì, ce l’ho! Stai nella stessa barca dell’Ateo, sai? O nella stessa arena, a dar spettacolo: “L’un contro l’altro armati” a disprezzarvi… Sotto lo stesso unico Ciel divisi Col tuo Ciel di dentro, in tanti frammenti: Ignorar tu vuoi che <non esiste un dio, Che a’ comodi risponda sia d’ateo ego che non, ma IO sol con la PAUR dall’AMOR dissolta> (*) B. Pascal -SIN-THEOS per opporlo ad A-THEOS (**) THEO-CON anche, per scherzare…

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Senza il solito Io, Io Filejah Krisokiri Pojeta luglio 2011 Ti vedo, sai, caro Gesù, passare per tuo conto, o con invisibil coda, (nel tipos del concettuale Gauguin). Invidioso io di quei pochi in sequela, levitante da terren, tu, ogni che, col timor che mi frena, che non so se di Dio esso sia qual attrizione o per paura tale stauros portare là, fin lassù, sopra quel Cranio: ed <aprire a comun Misericordia il tuo cuore!> ode il mio orecchio esterno da quel tempo forse in cui già mi trovavi in greca Stoa preconizzatore sempre, in messaggio, che dall’alto a me viene, o dal profondo, a turbare, ma ad affrettar la redenzione di cani e porci, grazie a me, vettore forse indegno di chi da sempre, pare, meraviglie, che da sempre e sempre fa lascia che altri colga più di frequente rispetto a me, che qual Cassandro vo’, (e lo so, certo, che il gran furbo faccio Nell’usare perfino l’umiltà Per esser da santi e folli esaltato. Son forse un folle, non so se di Dio, o forse un Santo, che perde il suo Dio…?! …. Ma io sono Dio, senza il solito IO IO IO:::::!

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Ach!... Fauerbach! 1 febbraio 2011 <Noi siam ciò che mangiamo!> Sì, Fauerbach! Ma… noi siamo, bensì, ciò che pensiamo, Ciò che diciam, prima ancor di fare, Ach!, Ciò che di bene e di mal noi facciamo. Noi non sappiam ciò che a noi stessi facciamo (<stiamo attenti alla legge del Boomerang!>) Quando il Mal pensiam di fare, e diciamo. Mal che lanci, e Ben, ti ritorna in Bang!

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Alla Guerra! I bambini giocano coi soldatini alla guerra. “Alla guerra! Alla guerra, andiamo!” E furon plumbei quei soldatini, antichi, e son plumbei ancor, anche se plastica, oggi. Son magici feticci ben caricati Di sentimenti contro-a pro, manichei Che corrispondon a nemici od amici: astio per gli uni ed indulgenza per gli altri. Adolescenti jocan sé stessi soldati Con armi giocattolo, e menti-uniforme. Poi lo spazio non è più due metri quadri In casa, né più son duecento metri in via: Tali esseri son cresciuti: e sono adulti: giocan infine in spazi immensi nel mondo. Oggi due centimetri si fan due metri: resta l’antica voglia di fare guerra. Tale adulto si fa dentro sé la guerra (e oltre a propria, quella impropria, esistenziale): malato, adultero, adultera tutto: la propria fanciullezza, nonché innocenza: avviata al morbo del gioco e della guerra da genitori già adulteri e sua genìa. E il bambino che si salva da tal gioco È’ eccezion che non conferma un… beato cazzo!

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Maestro di Vita A SCUOLA DI VITA: L’unico Maestro è chi è capace Di dire tutto senza la bocca aprire. A scuola di Vita nessuno è (né sia) Maestro, ma tutti meri discepoli: In ascolto ognuno dell’altro. Io sono professore e insegnante Ma non Maestro, ché impegna. Il primo modo per evitare Di viver la vita come scuola Che inibisce e impone esami vani, E’ poter parlare e sentirsi accolti, E imparare a ascoltare per accogliere: E un professore ed insegnante è Chi favorisce libera espressione, Di modo che ad apprendere s’impari.

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A Scuola di Vita Io non posso assolutamente insegnare nulla a chicchessia. Nella scuola di vita è importante solo l’ascolto onde apprendere. La scuola di vita è un non luogo in un non tempo (convenzionalmente definiti, come succede là dove si vive una vita da scuola) dove l’esperienza personale è innanzitutto quella che conta e fa saggio un uomo quando al pensiero corrisponde l’azione e la parola non serve se non quando è per confermare. La scuola di vita non vuole insegnare ma vuol apprendere, non vuole creare maestri, ma apprendisti, non vuole forgiare insegnanti, ma discepoli; apprendisti e discepoli uno dell’altro in un ascolto vicendevole ove ognuno di noi impari ad osare prender coscienza ridando l’importanza, che le spetta, alla parola. Ogni parola ha un suo proprio significato originale, nel tempo usato con altre accezioni, alcune linguisticamente e letterariamente ammesse, ma altre così talmente personalizzate che nulla hanno in comune, nemmeno con quell’accezione più lontana dalla originaria; ed è per i fraintendimenti, che si creano su un singolo lessico, che spesso si entra in conflitto, e magari, sul piano del pensiero, si dice la stessa cosa.

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Et ora, in tale hora, Italia mea E' ora, Italia cara mia, che tu preghi la sol preghiera, laica, che ti resta quella che non trovi, e mai trovato hai, su are pie, d'ignoti, e devoti cippi, resi ceppi da brutti ceffi, e noti, la preghier di chi – disperando – speri, però di sé da sol risollevarsi, ché Papium sequela in hac ecclesia et Re Pubblica no' est Christi sequella in croce ancor su ibridi scudi messo “nec Socratis sequella qui cavere* quoque amicum cordis debet Critonem”.

* Ché la sequela dei papi in tale chiesa e repubblica non è la sequela di cristo Messo in croce ancora su ibridi scudi Né la sequela di socrate che guardarsi Anche dall’amico del cuore deve, il Critone.

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Pubblicità in sé maledetta Maledetta sia da sé stessa la pubblicità La quale bisogno non ha d’essere maledetta Né dagli altri né da sé, ché in sé stessa lo è di già… Allorché nel bel mezzo della poesia, noi rapiti Da pulcinella che muore, senza morir, “sul mare” Che nel Carosel napoletano luccica, infrange - Prosaica ed obscaena – continuità di audio e visione: Trauma recando ai sensi esterni et a quelli interiori D’anime ormai stracciate, e fatte ormai dei colabrodi, Tirata ognuna da chiamata alla vita serena A destra, e strappata da sesso e denaro a sinistra: Decidiamoci! O film o pubblicità…Oppure Vita. ***** La vita vera che chiama oltre ogni pubblicità Col suo potere subliminale ed anche marchiano Che alletta e invitando al sesso uccide e in lenzuola alletta E ancora uccide e alletta chi i figli più non allatta, Plagiata dagli agi del latte artificial, bestiale Simbolo inquinante d’ogni mal-scienza, et mal-religio.

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Canto saffico Imen Imeneo Imené oh Imen Imene Imen Imeno Imen oh Imene Viril e dolce Saffo ricamò E – femminista ancora – l’uomo eguaglia Che maschilismo antico, e nuovo ancora Chi pace e amore cerca fa negletta

Imen Imeneo Imené oh Imen Imene Imen Imeno Imen oh Imene Ancora tu invidiata in colto cerchio Terra bruciata a te d’intorno fanno Bruti – barbari – da neo-elleni sorti Di Etere tal movimento minando Con starnazzanti attributi di <Cosa> Isolando te, o Sappho, e la tua Lesbo. Imen Imeneo Imené oh Imen Imene Imen Imeno Imen oh Imene

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Mi manchi! Dovrei dire, quando non ti vedo: <Tu mi manchi!> Invece, non mi manchi tu, che in fondo a mia pupilla stai. Dovrei dire, quando non ti parlo: <Tu mi manchi> Invece, non mi manchi tu, che “T’amo!” mi ritmi dal cuore. Dovrei dire, quando non ti tocco: <Tu mi manchi!> E, certo, non mi manchi tu: <Te ho in palmo, |e il mio viso accarezzi!> Dovrei dire, quando non ti odoro: <Tu mi manchi>. Invece, non mi manchi tu, che in rose t’aspiro dovunque. Dovrei dire, quando non ti odo: <Tu mi manchi!> Invece, non mi manchi tu, che mia nell’anima sento. Dovrei dire, quando non ti penso: <Non mi manchi> E, certo, non mi manchi tu, persa, sì, ma tra i meandri miei. Dovrei dire: <Quando non ti vedo, (quando non ti penso, (quando non ti parlo, (quando non ti tocco, (quando non ti sento, (quando non ti odoro), Tu… mi manchi! Ed invece… E invece… Mi manchi! Mi manchi!! Mi manchi!!! Mi manchi!!!!

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Fiore Leveque “Ciò che viene fatto per amore accade sempre al di là del Bene e del Male”. F. W. Nietzsche.

Jove e Jehowah Gioveh e Geovah Se Il Padre Eterno fosse ancora Giove, riderebbe dei nostri governanti, così perfettamente allineati coi pagani che facevano loro gli dei simili all’uomo, ed onerati dei propri vizi (tanti) e virtù (poche): dualismo in Ta agatà kai ta kakà. Ma gli è che un neo Padreterno, Geova, venuto è ad annunciare Yeshua al Mashiah: un Dio che viceversa fa degli uomini a sua propria immagine e somiglianza, e da ciò conosci chi sta col Dio di Cristo, o col pagan greco-romano: “au-de-la du Bien» - de Nietzsche – « et du Mal».

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La Regina del Fiume Lungo i bordi del Fiume che corre, e scorre, ove l’Acque lambiscon mille ‘Rrome città, fluisce - in continuo alternarsi vitale - la Vita in potenza che, maschia, scorre nel voluttuoso canale dei sensi, che la Donna del Fiume ti apre, e – ridondante - il seno ti porge, dove tua Madre ritrovi, poggiando il tuo capo (?!)… ove il Frutto, proibito, mordere vuoi, in atto te di appagar – sitibondo – altra Vita fluviale, suggendo alla Fonte. Brama purgarsi nell’Inferno dei sensi quell’Alma, benedetta dal Diabolo, maledetta dal Fallace dio che, feticcio, prorompe sott’umane spoglie. Quanti fuochi a purificare sull’altare fluviale risplendono, ove il Mistero del Fallo apre le braccia della Prostituzione a chiunque brami penetrare nel Rito… Lenta, e sinuosa, una lunga fila si snoda di sensuali assetati e affamati Fedeli, in processione fluente verso quel Tempio, dove -universale- ormai, sta <LA PUTTANA>: Sacerdotessa in atto quasi ieratico a svelarsi, in atti, che ella ripete ad ognuno, come in un Rito: Regina del fluviale Tempio dei sensi, sempre aperto, ad aspettare che… Chi prega per un poco di Carne, chi accetta col prezzo l’Amore carnal, quale mezzo illusorio di colmare, e pacificare, la propria esistenza con quegli attimi in Isola erotica,…. dilati e diffonda la Prostituzione, universale Fede dell’Uomo, che ai sensi soggiace, prostituendo Sé stesso… e sempre più la Puttana immortala.

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“Gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti di oggi non solo di parlare di Cristo, ma di farLo loro vedere.”

(Giovanni Paolo II) … BEATO (TE!) Ora pure santo col Papa Buono) Distinguere un gran gruppo d’uomini d’<un fu nostro (?) tempo> da alcuni (un gruppo più piccolo di) credenti <di oggi> (come se i credenti d’oggi fossero diversi dai credenti d’ieri); e ritenere che tutti questi uomini del nostro tempo siano capaci di chiedere una benché minima cosa, soprattutto quando ignorando l’oggetto (in tal caso Cristo etc…) diventa ben difficile concepire (da parte papale) che si possa concepire (da parte di chi non concepisce un ette) una tal domanda…se non c’è qualcuno che li incuriosisca, attraverso un minimum di psicopedagogia, se non attraverso un pratico esempio del vivere evangelico (che manca – in generale – del tutto alla chiesa da quando è fatta istituzione), rende tale apoftegma privo di coerenza, del tutto incongruo. Già esistono comunque delle rondini (che nel contesto cattolico non fanno primavera, e fuori del contesto cattolico esistono, e magari facendo tali rondini più primavera che mai) che operano da sempre, anche prima, non solo durante e a latere, cioè parallelemente, di Cristo, capaci non solo di parlare, ma di farlo vedere… questo Cristo benedetto. Gli uomini di ogni tempo han solo bisogno di Chi testimoni la Vita. E poi, <sperando contro speranza credere>, che il credente si formi, grazie alla sola grazia della vita, nella sua essenza, paganamente e riduttivamente soprannominata - e ancora chiamato - <dio>.

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Ninna-nanna della Befana (musicata) “I miei bimbi dormono.” E' nato Gesù. Passa fiabesco dall'alto uno sguardo, va – in silenzio – e socchiude una porta, un fiotto di luce dirompe nell'ombra. Spia – dolce – i figli, che stanno a dormire, vede poi oltre la porta del mondo che tutti nel sonno – uomini e donne sognan lo stesso (siam sempre bambini): “Nella notte buia buia, la Befana viene viene da lontano giunge giunge, dall'Oriente lenta lenta E' a cavallo, scura scura, sulla gobba alta alta di una stella bianca bianca, dalla coda lunga lunga Ha la gerla piena piena di balocchi belli belli di dolciumi buoni buoni e... carboni dolci dolci Sopra i tetti, lieve lieve, la Vecchina trotta trotta dai comignoli entra entra nelle case fin giù giù E la calza grande grande al camino stesa stesa pel bambin piccin piccino si riempie tanto tanto Traboccante amore amore, la nonnina fa ciao ciao alla mamma brava brava, al papà ch'è buono buono Pel camino, fin su su, sale all'aria fredda fredda nello scialle caldo caldo s'imbacucca curva curva La cometa freme freme di portar con sé, su sé l'Epifania vera vera di Gesù ch'è luce luce.” “I tuoi bimbi dormono”. Arriva Gesù. S'apre poi l'Alba del Primo dell'Anno, immensa carezza sfiora la terra; tu padre nel letto ritorni alla donna Una dolce carezza attende sul capo: e tu, padre, con te, madre a tutti, d'ogni alma al mondo, dona a chi sogna Speranza, e insieme, tu doni epifanica luce. 23


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Dià-logos *) Discorso alterno fra due e più persone: ma nella vita di tutti i giorni è utopia. Componimento a discorsi alternati: pura e retorica teoria letteraria. In entambi i casi il dialogo si risolve in mero ed egoico monologare. Dià-logare è un cammino iniziatico che vede il diabal mutarsi in sym-bal. Speech alternating between two or more persons: but in every day life is utopia. Essay in alternating speeches: pure rhetoric and literary theory. In both of the cases, the dialogue turns into mere and selfish monologue. Dià-log is a journey of initiation that sees diabal turn into sym-bal.

*) Blogger: http://fiorelevesque.blogspot.it/2012/05/dia-logos.html 24


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Libera scuola di vita.... e non vita da scuola *) E' più che mai tempo di uscire fuori dai banchi di scuola E' più che mai ora di scendere dalle cattedre di scuola E' più che mai ora di vivere e non morire nella scuola E' più che mai tempo che en plein air si faccia scuola che <maturità> non indichi un immaturo diploma di scuola che cultura non pesi sulle spalle con vani mattoni di scuola che cultura non rovini la spina dorsale con libri di scuola E' più che mai tempo di ignorare e allontanarsi da scuola E' più che mai ora che finiscano tanti inutili esami di scuola E' più che mai ora che si respiri la vita con una libera scuola E' più che mai tempo che dal lessico si elimini questa <scuola>.

*) Blogger: http://fiore-leveque.blogspot.it/2012/05/libera-scuola-divita-e-non-vita-da.html 25


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Rispetta i morti… Lasciate i morti Seppellir loro morti: con me è chi vive! (Diceva il Cristo). Rispetta i morti! Tu dici; e intanto uccidi tutti noi vivi.

Preghiera Senza verbo proferir E né pensier pensare Per pregare Immoto, ecco, me Fluire, ed in fluire (panta rei) stare. Senza pregare, Come pregare inspiro, respiro, ispiro. 26


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Tua Mater, et mea Dedicata a Corinna Matre e Guido Figlio

Ma vi son, per me, a volte, icone tali -in particolar come ’esta tua Mater – Ch’emozion secreta e dolce a me dice; di carezza divin: che da Occhio Dritto luminoso, alto, e profondo proviene, e su te, col suo Cor Inno di gioia, esultante, ed or su di me, interviene, bacio infinito in aere spandendo, da <chillu pizz’a risa> ‘ncopp’’a vocca; di carezza uman: che da l’Occhio Manco, di grigio vel velato, in suo secreto, discreto pollice e medio riuniti suo orlo in merletto delicati elevino, e carezza su pupil sua lugente da Quegli attende anch’essa a far lucente. E di carezza ancor, divina e umana, par ch’ella una man sul suo capo attenda, ove larga e pronunciata fronte è, Eden collina, a terrazza di luci, ove bambini vedo, in due, a giocare, custoditi da una Mater, tua, et mea.

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Agàpe (musicata) Sole Tu vai Ma lasci in me I bagliori Del mio dio In te E la brezza Mi rinfranca Il cuor Nella sera In cui canti Per me Con i grilli Che fanno Fri-frì E stornellano Per Noi Canti: “Dio!”…………. Agàpe! Mangiamoci Fra Noi Sempre!

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Oltre l’orizzonte… il baratro Da giovane vedi spazi davanti Sterminati, e la linea orizzonte Da superare, a conquista andando Di monti e pianure, e valli e mari… Da vecchio vedi guardandoti indietro Quanta (non tanta!) inutile strada Per conquistare niente (o un po’ più) E ti chiedi a che pro dolor tanto. Ma sia da giovin, che da vecchio, è idem : Sempre più pensi a un sol orizzonte Cui ti avvicini e sol pochi metri Vedi avanti… e oltre hai baratro solo.

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Un vecchio racconta (musicata) Un vecchio racconta una storia vissuta Popolata di fate racconta una storia La storia di tutti da quando si nasce Per sempre sognando Un mondo di fiabe Là… fino alla morte. C’era una volta un bambino biondo Cogli occhi azzurrini le manine tendeva A due farfalline pareva volare Insieme con loro tra i papaveri rossi Viveva in un sogno. Tra i papaveri rossi in un campo di grano Correva un ragazzo con la smania di vita Un visino scorgeva di una bruna fanciulla Negli occhi l’ardore capelli nel vento L’ideale cercava. In un campo di grano la speranza di un uomo Frantuma i ricordi per pensare al domani All’alba che viene la fanciulla è sua moglie Ora l’uomo percorre la strada divina Del duro lavoro. Il vecchio racconta. continui a sognare Nei ricordi passati inviti la Morte Estremo ideale dolcemente a baciarti E portarti con sé in quel mondo di fiaba: ………………… <Un racconto di fiaba, ove fiaba non c’è, Ove fiaba non c’è.>

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Decadenza bilosca Vedi il bislosco che scivola e va, Gambe all’aria, sulla classica buccia Di banana, ella –ridicol’ – e lui, che – smentendo – più non mente: è vero; un libro – aperto - di mille parole, e ognuna è sempre “Parola d’Onore!”: mille parole d’onor, ch’egli tiene. Lo vedi una volta, la prima, e risi -a crepapelle- di fronte al non-sense, poi, la seconda,… e la terza: sorridi; … infine, più non vedi quel ch’è comic, in vistosa capriola di chi cade, ma, infin, piuttosto noti la tragedia negli effetti di un tal Reo che decade.

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Caelicolae (Cose che abitano il Cielo) Da NEBESKE STVARI di Majka Duska E suo traduttore inglese Aleksandar Malesevic Poesia tradotta in italiano in endecasillabi liberi da Fiore Filejah Krisokiri Leveque Pojeta

Su l’atro Velo di mia insonne Nocte il tuo dito, qual magico pennello, bianchi Lilii disegna pigramente. Sconcertati da la risorta Brama vanno su a dismisur, senza pensare, ombrando della mia finestra il Guardo. Spio te, in Estasi, mentre al Vento chiedi: <Come un campo tanta Beltà sopporta?> <Che il tuo Petto gonfia fino a scoppiare?> Qual stagno è il Vento: paur di no’ esser via spazzato da Odor di Canto che giunge in Innocente Sognante, e in Vegliante.

Spero che sia di tuo gradimento: finora non ero intervenuto perché mi ero impuntato a voler prima capire e tradurre altre poesie tue che ho tralasciato e per ora ancora incomplete: oggi ho deciso di andare fino in fondo, e così, ecco per te, anzi per Noi, un gioire comune nel partecipare di un evento per eterica via.

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Che viver sia mia Poesia A Duska Vhrovac su poesia sua <I Poeti> Questo scrivere continuo Ossessione di vergare Ogni che il cervello detta Fin dal sonno ti estromette Con l’orgoglio e la saccenza Ei di dir chissà che cosa Ma un Rimbaud illude-non Nuovo sotto il ciel null’è! <Tutto-è-nuovo> è a terra, e sotto: A terra, con stupito occhio, E sotto, nel cogliere umile Di un Nulla ove tutto è (in)fine. A che pro quindi vergare Se non sé illudere in dire Cose importanti per chi(?) Se non per sé sol, poeta,, Ché ad altri ben poco cale Ognun sé stesso a esaltare? Ogni verso se è dal cuore Ti fa poeta: ma basta? Per scrivere e organizzare Un po’ di cervel ci vuole! Ma il velen della Ragione, ecco, interviene, indi ammorba: E vi si annida, là, umana, la ragione a sragionare, ove equilibrio e armonia co’ l’alma è sol da instaurare. Poesia senza pojesia Con l’ego fatto di rime

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Fiore Leveque

Che uccide Vita- poesia E uccide una Plath in vita E salva una Silvia in versi. Io voglio uccidere allora Fiore nei versi che scrive E Leveque -che vive - salvare. Che viver sia mia poesia E mia pojesia il viver sia! Ognun di sua vita far Opera dâ&#x20AC;&#x2122;arte che viva Facendo sĂŹ che ogni umano Respiri, e respiro diaâ&#x20AC;Ś

Cerchi disperatamente amore Cerchi disperatamente amore E non trovi che morte speranze! Volgi gli occhi ora a destra e ora a manca Tra un passato e un futuro, altalena, Da cui tenti - il presente agognando Con destra mano ghermir: ma invano. 34


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Alma semper mater, femina Filejah Krisokiri 8 luglio 2011 La donna, sì, è sempre madre, e fa la madre Al suo bimbo, e – nutrice - tanti altri allatta: allatta anche i vecchioni, oramai sdentati, adulti non più, di nuovo son infanti pronti ad essere cullati in una cassa… che tu, Idio, molto ben conosci, becchino che da culle e letti in bara hai trasportato spesso beffandoti, e di ciondoli funerei in dono, basir volevi, e apotropaici, onde esorcizzare più intimo timor: Timor di dio certo che no, ‘ché non credi: di morte che senza un dio, si, tu sai, arriva, ed or che la baldanza di chi il potere di morte più non si ritrova a gestire, là giaci in implosivo urlo di terrore: gambe a ruota * accolgon la Disperazione: ove una massa col capo affonda chino all’ombelico sua manca, gli occhi fissi chissà dove, non un suono esce, in apnea, e la dritta a un tratto alla sua testa porta: lenta scende su la fronte e il viso asconde, la Morte è lì sta dentro lui a rovistare: salve! Una voce la spodesta: è una donna, è una mamma, che gli infila il pannolone, e divin carezza giunge al bambinone.

*) La sedia a rotelle Idio 35


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Muliebrem gerere animum essere una donna = essere imbelle Al tempo dei latini e lor matrone Una onta era per il civis romanus Esser nomato Imbelle, ed un onore Per la romana, Gran Matrona, Domna: Ma al tempo odierno tutto è sovvertito: “l’ommini fanno li cochi in cucina, e le femmine a fa la guera armate.” Haiku Soldatessa Imbelle ! Un dì, onta Per un homo, oggi invece Onta è per la donna.

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Cè Giustizia… e giustizia! Giustizia vuol, se vera, che a legge n’obbedisca se ingiusta e non sincera, ed ancor vuol, che un Reo giudicato ancor prima sia di qualsiasi legge da un Silvio concepita. E non dicasi che qui s’accampa pre-giudizio trattando di Reo Silvio, da cui gran pregiudizio verso i giudici ‘viene. Cè Giustizia… e giustizia!

Alfa-Omega Apporrò su questa mia kephia una davidica stella e poi una croce... e... e... per ricordarmi e ricordare che siamo tutti – a un tempo perseguitati e persecutori. Vincitori e vinti. Padroni e schiavi.

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Messaggio amico Povero me! La follia di berluscon’ sta prendendo anche me! Sto a perder tempo appresso alla Santanché, ed alle sue anché, anche ora, se non fosse che decider voglio di scevrarmene, dopo che amico antico memento a me fece con messaggio: “Con politica ancor ti cimenti? Lascia queste cose, (in effetti il Cristo ci chiama a Dio, se ci convince il vangelo, ché il Gesù aggiunge: <dai a Caesar quel ch’è di Caesar>), son cose che non t’appartengon più ! E dai a Dio quel ch’è di Dio. Se il mondo politico, ed anche noi, non ci riconosciamo in Berluscon, critica è vana”. E or prendo debite distanze. In fondo invidio Color che testimoni son di Jahwèh, che si astengono dal voto, che in fondo serve per eleggere chi? Uomini pur onesti che - una volta al potere - colgon occasion qualsiasi, spesso, che fa divenire ladri, ed “o-no-revo-li”.

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Che siam (lo sappiamo?) QUEST’E’ VEXATA QUAESTIO ALTRA 1 Da William Shakespeare - Amleto Ofelia Atto IV -Scena V -Elsinore, stanza nel castello) 2 <Noi sappiamo quel che siamo, però non quello che possiamo diventare…> 3 Dice Guglielmo, che sul palco scuote la sua lancia, e in resta, ‘sì egli si lancia. 4 Ma già non sappiamo noi quel che siamo, o il quesito secondo non porrebbesi. 5 Io non so quel che son, manco Of-elìa, e, per questo, ci possiede ambo Follia: 6 In Ofelia sta il pathos iperbolico, in Filejah pur, non ‘sì tanto forse. 7 S’io sapessi quel che son per davvero, sarei il più, qual dio che comprende il meno. 8 Noi per inerpicarci su quell’erta del divenir, ma altro da ciò che s’è, 9 a nostre terga, più infantile Essenza a Oblìo lasciam, dond’Ella disobliare. Se noi sapessimo quello che siamo Non ci porremmo il se, e il che, divenire.

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Yakunu ana *

Yakunu ana Qamaran adian Yudhiu allaila Fi da chili

Yakunu ana Shamsan ua basmatan Tushiu annaha ra Ilaiki

Yakunu ana Shu°latan chafiatan Lisham°atin tatadharrau Ilaallahi

Yakunu ana Fy dachily Ila°ik Ilallahy fynuri°hom Fy ssalamy°hu Amin

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Essere io vorrei … Yakunu anà* Essere io vorrei… Luna Serena E illuminar la notte Dentro di me Essere io vorrei… Sole e sorriso A irraggiare il giorno Per te Essere io vorrei… Fiamma discreta D’un cero e pregare Con Elohim Essere io vorrei …. Dentro di me, solo per te Con Jahwèh, in luce Om In pace, Amen!

*) Yakunu aba (refuso): Yakunu ana (corretto) a ana

‫أنا أب‬

sb sns oI aIbI .s.orppp onos oI

‫אני אבא‬

a a an

ea aa a oa I

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Dov’è la Giustizia? Versi composti in occasione dell'incontro antimafia con S. Borsellino fratello del fu Giud. Borsellino, cui dedico -hotel Astura – Nettuno -2012

Dov'è la Giustizia? Sta alla finestra, e guarda! Ha le mani dietro la schiena e le dita intrecciate e guarda giù per via con quel suo sguardo strabico un occhio, sì, ai poverelli un occhio, in più, ai ricchi e ai belli e l'Occhio Terzo assente. Dov'è la Giustizia? Giustizia è anche Bontà! Questa è solo Ingiustizia... (in questo mondo qua). Where the Justice? Verses composed on the occasion of meeting against mafia S Borsellino brother of the late Judge Borsellino - Hotel Astura - Neptune - 2012

Where is Justice? She stands at the window, and looks! She has her hands behind her back and fingers intertwined and looks down by with her eyes squinting. An eye, yes, to the poor people an eye, in addition, to the rich and beautiful and the Third Eye absent. Where is Justice? Justice is also Goodness! This is only injustice ... (in this world here). 42


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Ahiku analisi L'Haiku originale in lingua giapponese è composto da 5 + 7 + 5 segni, che non hanno riscontro nelle altre lingue circa l'accentazione di quelle che noi chiamiamo sillabe, e che prese nel loro insieme in un verso, come ad esempio un endecasillabo, se l'accento è tronco le sillabe sono dieci se l'accento è piano le sillabe sono undici, se l'accento è sdrucciolo le sillabe sono dodici, se bisdrucciola tredici sillabe. Allora un haiku, fatto in italiano, deve tener conto di tutto ciò, e dalla norma di un verso di cinque sillabe ove la penultima è accentata passare a un verso di 4 se l'accento cade sull'ulttima, quindi tronca, o passare a un verso di 6 se l'accento cade sulla terz'ultima? Altro tipo di haiku giapponese è quello costituito da 3 5 3 versi.

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Io disprezzo il ricco che parla di come aiutare i poveri, ma continua sui poveri ad arricchirsi e farli suicidare: in questi casi i suicidati sono killer di sé stessi, i cui mandanti sono gli gli avidi ricchi e i cinici (im)potenti.

5 Haikai 俳諧 Avidi ricchi e cinici impotenti Chi è che ama il ricco, che il povero sostiene, dice, e 'l deruba? Disprezzo il ricco: s'ammazza il poverello suo killer di sé. Il ricco manda te, povero, a uccidere, te stesso, lo sai!? Il ricco manda te, povero, a uccider te stesso, e non lo sai!! Mandante è il ricco di te, povero, killer di te, suicida.

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Fatti quotidiani Fatti quotidiani, troppi, ma tanti (!) in un solo Fatto del Quotidiano: e se riflette veramente il reale senza uno straccio di raggio di luce relegato talvolta al sottinteso o a una finestrella a volte sprangata possiamo anche far d'esso Eutanasia -maturo è il tempo!- ed auto-eutanasia: onde lasciar che luce abbia respiro... …...................................................... Con mano, ed occhi, tocchi tu, volendo, il van ripien di sol vanità: il mondo. A che pro leggere, accogliere, il vuoto che dietro torrenti è di paroloni. parolin, parolette, e... parolacce di senza-dio e credenti, parolai?

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Gauguin c’est moi Gauguin c'est moi. Le cri de Munch c'est le mien. Cri de Gauguin et... de Leveque. <Ma che songh'io, 'a do' vengo, e addò cazzo vaco? Mah!> Io dovrei potermi accettare ma non mi accetto e soffro io vorrei potermi accettare ma non posso e m'addoloro io vorrei volermi accettare così come sono, ma... non posso: c'è sempre qualcun vicino o lontan che mi vuol cambiare e poiché tira più un pelo di fica e poiché da sol non si può stare in questa merda di terra senza nu ddio 'e ddio, così ci lasciamo invaginar dalle donne, ed incular dagli uomini (pseudo-)amici. Madre - la Terra - di Merda, infin, Derma umana rende di merda. Gauguin c'est moi. 46


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3 Haikai 俳諧 Vomeri e spade Nessuno parla di chi vomeri prende e ne fa spade... Di là del duale dove il silenzio parla e il Verbo è muto... Il maschio adulto (non il bimbo-donna-vecchio) tutto adultera... (anche il bimbo-donna-vecchia)

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Racconto Vigile Il condomino monta sull’auto parcheggiata nell'area del verde cortile interno del condominio: mette in moto e inizia a marciare ponendosi di fronte allo stretto corridoio condominiale di una cinquantina di metri alla fine dei quali è il grande cancello marrone di colore arricciato e di ruggine. E però nel mentre col telecomando comincia a far aprire il cancello nota una bianca auto stagliarsi addossata interamente a pochi centimetri da tale cancello che scorrendo lentissimamente rivela essere, quel tale mezzo, un'auto della guardia municipale. Sono le 09.40 del giorno 27 febbraio 2013, in Via Vattelapesca, nr zero-zero: questa che lui in sé stesso inizialmente dichiara una pseudo distrazione non lo muove ad alcun sentimento di rabbia o rincrescimento: <... tanto ora tosto si sposterà!> fra sé e sé dice, ma aveva fatto il conto senza il vigil-oste. Giunto con il muso dell'auto sulla soglia del cancello scorrevole ormai aperto, pronto a richiudersi se non si esce tosto, vede che l'auto dei vigili vuota, incustodita, nessuno che stando al volante avesse potuto spostarla per lasciare il passo così visibilmente <carrabile> al condomino che proprio quella mattina aveva un appuntamento alle dieci a Lavinio Mare. Allora cosa restava da fare? Con calma e pazienza suonare ripetutamente il clackson della sua propria auto: non facendosi vivo nessuno con santa pazienza esce dall'auto, ed esce fuori a piedi sulla via, per vedere dove potesse essere il vigile, se dal medico accanto, o dalle pseudosuore di fronte, o... o... Pensa di avvicinarsi allora all'auto del vigile assente per suonare col suo clackson (tante volte riconosce la voce del suo proprio clackson e capisce che qualcuno c'è che qualche 48


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vigile chiama per spostare la macchina) quando finalmente esce da una delle due scale del condominio un signor vigile con dei fogli fra le mani: con calma, pedolente, lo guarda, silenzioso, egli lo guardo altrettanto silenzioso, gli passa accanto e lo sorpassa senza verbo proferire (ma senz'altro stava a qualcosa pensando), si avvicina alla macchina sua e... invece di andarsene via a quell'altro luogo senz'altro in sua attesa, si blocca per un attimo, e si dirige verso il condomino muto, impotente, tollerante, già al suo posto di guida con l'urgenza che aumentava, e gli fa segno con la mano di abbassare il finestrino roteando da sinistra a destra la sua destra; quegli abbassa il finestrino, e l'illustre tutore di urbane leggi gli fa: <sul cancello dovete mettere scritto PASSO-CA-RRA-BI-LE, altrimenti non potete neanche fare alcuna denuncia!> E senza aspettare una risposta, che neanche aveva voglia e tempo di dare a tale integerrimo ed emerito tutore dell'ordine, gira le spalle, monta in auto, e va via. Note tecniche: 1. l'auto era così appiccicata al cancello e in diagonale con il muso appoggiato quasi al muretto dove è collocato il motorino e la la luce del cancello, che faceva temere qualche incidente sulle prime. 2. nell'auto ci si aspettava che ci fosse presente qualche altro vigile che al sopraggiungere di qualche altra auto, in uscita, e sopratutto in entrata, la spostasse per evitare anche un eventuale ingorgo... considerando che in quella strada e in quel luogo in particolare per la presenza delle suore spesso visitate succede spesso già senza una tale insensata presenza della legge. 3. (che è la cosa più importante) questo tratto di strada deve restare libero PER LEGGE fino alla rotonda sulla

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Nettunense, per la semplice ragione che vi è tanto di cartello di divieto di parcheggio. Note etiche riguardante il comportamento urbano di qualsiasi cittadino, sopratutto se sta in divisa e sta per strada per dare esempio: 1. Dopo che il condomino ha suonato il clackson, il cittadino (a prescindere dalla divisa) NON HA SALUTATO; 2. E senza salutare se ne stava andando via, ritornando indietro NON PER CHIEDERE SCUSA ALMENO dell'evidente, eclatante errore, ma 3. parla e lascia intendere che la colpa non è neanche sua, rivoltando la frittata, e tentando di far sentire colpevole il condomino e l'intero condominio per l'assenza di una scritta PASSO CARRABILE, perché si sa c'è chi ben sistemato in un certo modo di pensare, ben OMOLOGATO nell'esemplare comportamento di tipo etno-berlusca, e quindi 4. si sta intimando la non convenienza di DENUNCIARE, perché si sa che il cittadino qualsiasi cosa abbia da dire contro chiunque veste una divisa ci rimette sempre.

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DUE PASQUINATE Il Papa inciampa Inciampa, 'sto povero papa, goffo in bianca veste de sguarcito papa quasi ‘n signum de come sian stridenti li sponsali tra i suoi vecchi scarponi d’umile (pare!) e urdimo (dicon!) prete co’ bianca veste, signum der potere e ricchezze der Primo ‘n vaticano.

Per popolo ber gogliòn’ A Giovà, e pur Paolo, er Seconno, beato te! Mo’ Francesco redivivo te fa pure santo… E chi sta mejo de te? T’à appajato sì bbene! Ahò, t’à messo a fa da pandante ar fu Papa Bono: Quer papa poveretto che buttò er muro giù Pè primo der “perfidia judei” e tant’artre cose Che co’ l’arivo tuo su fonnamenti ancor vivi Riprennesti a arzà su, broccanno Boff, e nò Ratzi. Te renni conto? Tu sì che se po’ ddì staje mejo Ammanicato, avennoce i tuoi santi su sta tera, (grazie ar novello papa che se chiama bergòglio) che so più sicuri pè sto popol ber gogliòn.

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Bussa un bambino (musicata) Bussa un bambino: “Mamma ti prego io sono pronto! Dammi una mano e fammi uscire!” “Ecco son qui! Figlio son pronta pregna e trabocco. Non aspettavo che questo momento.” Ecco… la luce! “Mamma, sei libera!” “Figlio, sei libero!” … Io e te…Verso la vita … Io e te…Verso la luce … Io e te…Verso l’Amore …Io e te… …... L a

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Verità!


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Le mie Prigioni Un dì dalle <Loro Prigioni> scrivevano libri Silvio Pellico, Antonio Gramsci, e De Gasperi Alcide! Oggi, da agiate prigioni, e domiciliar… <Pizzììììini!> di prescritti onorevoli e onorati quaquaràqua ! Ahi! Onorate Prigioni d’Uomini e Saggi d’un tempo! Ahi! Oggi, celle e magion, con <Dis-onorata Societas>! <Sic transit gloria mundi> coi propri segni del tempo: <Le mie prigioni> in fondo son quelle del mio Ego, od Io. . o DIOOOOOOOOOOOooooooo…….

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Deh! Memento mori! Ab alto rupis coriolanae,* Divum Oculi pro urbe dies noctesque Desuper vigilabant Antei Mare, et Fortunae pro Templo, Neptuno Rege, Ubi ab origine usque ad Mala Tempora Nostra pagana bella geruntur, at Ubi surgit nunc et se levat templum Novum, et “deus unus solusque” ubique’st, « Dea Bona Mater, Pater iustus deusque Uno tempore eodem » : sic ait Luciani. Deh! Memento mori! Tum eris vero Magnanimus, et erint omnia munda mundis. Antium, tu quoque vacuum ardenter noli Bellum cupere post Magnum Bellum, et Secundum Bellum maius ! Tibi Pax ! Tibi Pax nunc et semper, urbi et orbi. Vetus iam (et priscum) dictum consistit : « Para Bellum, si vis Pacem, in armis ». Ecce Flosculus Iesu, Caelicola: “Solvitur Amor solum in Amore!” Tunc pluet rosis super tecta Antei: Omnia erint munda mundis, in Theresis (utrisque) : Rectas servate vertebras sanctarum Oh, gentes olim paganae, nunc (estote ) Christi ! Tu Pharum habes pro nautis humanis, At Pharus sis supra speluncam caecam, Ubi fuit, fornix Nero(nis), Arcus Mutus, Et accipias Verbum in aures! (Surda es ?) : Postremo, Pharus, tu qual’(is) flamma supra Modium pro nautis in Spiritu et Christi! Deh! Memento mori! Quare tibi esse magnanimus decet iustusque in mundo. Deh! Memento mori! 54


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Deh! Ricordati: bisogna morire! Da l’alto di coriolana rupe,*1) gli occhi Degli Dei, giorno e notte, la città Custodivan da sopra il Mar d’Anteo,*2) e di Fortuna il Tempio, Re Nettuno,*3) dove da l’inizi fino ai Maltempi nostri guerre pagane si fan, ma dove sorge ora ed il tempio si eleva nuovo, ed “un dio solo ed uno” ovunqu’è,*4) <Buona dea madre, e giusto dio Padre a un tempo> ‘sì disse Luciani (Papa) *5 Deh! Ricorda che muori! Magnanimo* 6) Quindi sarai, e tutto puro sarà. Oh, Anzio, anche tu non voler bramare *7 ‘sì la Guerra, dopo La Grande Guerra, E Seconda Guerra più grande! Pace! A te sia la Pace ora e sempre, ovunque. Vecchio oramai (ed antico) un detto resta: <Prepara Guerra, se vuoi Pace, e in armi>. Ecco Picciol Fior, dal Ciel, di Gesù: <L’amor non si paga che con l’Amore!> *8) Pioggia di rose sui tetti di Anteo: “tutto puro sarà pei puri”, in due Terese: *9) rette ’servate vertebre di sante, *10) gente un dì pagane, oh: siate or di Cristo! Tu il Faro pei naviganti umani hai, *11) Ma Faro sii tu su Spelonca Cieca, dove fu, di Nero fornice, Arco Muto, E a orecchi tuoi il Verbo giunga! (O sei Sorda?) Infin, Faro, sia tu, fiamma sul Moggio *12 per chi in Ispirito naviga e in Cristo. Deh! Ricordati: bisogna morire! (E) buon ti convien essere e giusto al mondo.*13) Deh! Ricordati: bisogna morire! 55


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Da Anà

‫أنا‬ad Abà

‫אבא‬

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il passo è breve

Ho esclamato, a mio figlio, ieri sera, controllando i vari tipi di refusi di questo libro, e avendone trovato soprattutto uno particolare in una poesia scritta in caratteri arabi, traslitterata, e tradotta in italiano: “Solo ora - dopo tanto - tempo mi sono accorto di un refuso nella parola araba <Ana> che vuol dire <Io>, (reso da un punto sopra un segno che assomiglia all’accento breve latino…); io, invece, nel faticosamente trascrivere i caratteri arabi, ho sostituito alla <N> la lettera <B>, semplicemente ponendo lo stesso puntino sotto il segno breve: cosicchè, invece di leggere <yakunu ana>, essere io (vorrei), si legge <yakunu aba>, essere padre (io vorrei)…> E mio figlio, pronto, celiando ma non troppo mi risponde: “Magari hai espresso un desiderio, Fio’!” (Per la verità <padre> in arabo si dice <Ab>, e < mio padre> si dice <Abìi>; è in ebraico che con <A(b)ba> si intende padre, o addirittura Babbo,… e la cosa mi fa anche molto piacere, un po’ come gioco di parole tra due linguaggi fratellastri, (chi non sa di Ismael, figlio della serva, e Israel?), i quali -a ben vedere - si somigliano molto nella pronuncia e nella fonetica, nonché nel calligrafico. E a proposito del desiderio inconscio, forse non tanto a caso espresso, i casi possono essere due: il desiderio, soprattutto ora che senilità mi attende ed accoglie, di far da padre a chiunque più giovane sia, e di sostegno abbia più o meno bisogno, (il tradizionale vecchio saggio da riportare in auge, in un tempo come questo odierno in cui, invece, solitudine e crapulità indefessa perduran, e ne vanifica tutta la sua esistenza), o piuttosto far (anche) da padre 56


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finalmente e più seriamente - agli amici figli: e chi è che fra gli amici e conoscenti, non si è accorto che un mio figlio mi chiama per nome, <Fiore!>, fin da bambino, cosa che ho lasciato fare, e che in seguito non ho giammai pensato a correggere? L’obiettivo comunque sia Ana Ab(b)a, Io sono Padre, sia quando sia, sia come sia… nel convincimento dell’anima: così vedi come da Ana ad Ab(b)a il passo sia breve.

°*°

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INDICE: 3. pagina bianca 4. Ad Medium exquirendum Saxum 5. Carezza - 4 Haikai 俳諧 6. Tulips 7. Lucciole di giorno 8. Caro Gramsci 9. Io sono piccino 10. “Ateo” o “con-Teo” 11. Senza il solito Io, Io 12. Ach!... Fauerbach! 13. Alla Guerra! 14. Maestro di Vita 15. A Scuola di Vita 16. Et ora, in tale hora, Italia mea 17. Pubblicità in sé maledetta 18. Canto saffico 19. Mi manchi! 20. Jove e Jehowah 21. La Regina del Fiume 22. (Giovanni Paolo II) - BEATO (TE!) 23. Ninna-nanna della Befana 24. Dia-logos 25. Libera scuola di vita 26. Rispetta i morti – Preghiera 27. Tua mater, et mea 28. Agape 29. Oltre l’orizonte è il baratro 30. Un vecchio racconta 31. Decadenza bilosca 32. Caelicola 33. Che viver sia mia poesia 34. Cerchi disperatamente amore 35. Alma semper mater, femina 58


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36. Muliebrem gerere animum - soldatessa 37. C’è giustizia e giustizia - Alfa-Omega 38. Messaggio amico 39. Che siam (lo sappiamo?) 40 Yakunu ana (essere io…) 41. Essere io… (Yakunu ana) 42. Dov’è la giustizia? 43. Haikai analisi 44. 5 Haikai 俳諧 45. Fatti quotidiani 46. Gauguin c’est moi 47. 3 Haikai 俳諧 48.Racconto vigile 51. Due pasquinate 52. Bussa un bambimo 53. Le mie Prigioni 54. memento mori 55. ricordati di morire 56. Da Ana ad Aba il passo è breve

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Colophon “Eamus ad medium exquirendum saxum Sub obruto corde in augenda re!” Flor Episcopus

“Andiamo alla ricerca della Chiave di volta, in fondo al cuor nostro schiacciato dall’avidità di ogni sorta (Ego)”

Fiore Leveque

Stampato in Anzio da Fiore Leveque

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