GRANDI STORIE di SCI
CARLO SENONER
Tati y mami uel me mandé a fé l cuech, ma ie ue jì cun i schi!
CARLO SENONER D A
S E LVA
A
P O R T I L L O
In occasione del 50° anniversario storie e fatti inediti
LA SERENISSIMA
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Presentazione
Volume a cura di Natalie Senoner e Alberto Brazzale edito in occasione del 50° Anniversario della vittoria di Carlo Senoner ai Campionati del Mondo di Portillo - Cile
IMMAGINI E DOCUMENTI Archivio Famiglia Senoner
Casa Editrice La Serenissima Contrà Santa Corona, 5 36100 Vicenza –––––––––––– info@laserenissima.net laserenissima.net
Carlo Senoner da FrÍina, Selva di Val Gardena Una carriera in... salita Lamine e tricòt
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Il piantone dalle scarpe rosse
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Campionati Italiani Assoluti di sci
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I Campionati del Mondo di Chamonix del 1962 Caccia allo scarpone
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Quanti sono i polli nelle Ande?
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Portillo, la festa di chiusura Sognando Rio de Janeiro
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Portillo, bastoncini e... bastonati Il ritorno a Selva
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Presidenti, carte, cavalli e cavalieri Carlo Senoner
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Chi mandiamo a Portillo? Sci e militari
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Appendice. Giornali, Telegrammi, Lettere
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Carlo Senoner da Freina, Selva di Val Gardena
Sono nato il 24 ottobre 1943 a Selva di Val Gardena in località Freina, ai piedi del Sassolungo, la montagna più alta e suggestiva della Val Gardena e della famosissima pista da sci del Ciampinoi, sulla quale, qualche anno dopo la mia vittoria a Portillo, si disputeranno i campionati del mondo del 1970.
impianto ed era stato fatto per servire i primi turisti che anche in inverno cominciavano a soggiornare a Selva. Sono il decimo di undici figli, sei sorelle e cinque fratelli, e così mia madre, anche per avere un po’ di respiro, mi invitava a mettere gli scarponi e a prendere gli sci. Così passavo interi pomeriggi a divertirmi sui campi innevati. gli stessi prati innevati che in futuro non lontano divennero le piste della famosissima Sella Ronda. Intanto crescevo. Un inverno arrivò a Selva un maestro di sci, Franz Freund che tra l’altro era il presidente del’associazione maestri di sci d’Italia e che faceva gli esami ai maestri. Franz fu subito messo come responsabile della scuola di sci di Selva e tra le prime cose
I miei erano intagliatori e successivamente iniziarono anche una piccola e redditizia attività alberghiera: avevano aperto una pensione. Ho cominciato a sciare tra i tre e i quattro anni proprio a Freina ai piedi del Ciampinoi, Qui i miei genitori avevano realizzato il primo impianto a fune della valle. L’impianto non andava a elettricità, ma ancora a petrolio e grazie a questo 9
che fece fu quella di contattare la scuola elementare al fine di insegnare lo sci ai ragazzi. Alle lezioni di sci pomeridiane ci presentammo in dodici e così ci insegnò a sciare. Memorabili furono le gare con i miei compagni. Non riuscivo mai ad arrivare primo, ma poi a forza di allenarmi e giorno dopo giorno e grazie al desiderio che avevo di primeggiare almeno una volta cominciai a batterli. A quell’epoca gli sci erano di legno, spesso senza lamine e con l’attacco Kandahar, ma mio fratello maggiore Luigi, vedendo che avevo una certa predisposizione, me ne fece un paio apposta per me: erano neri sopra con i fianchi verniciati di rosso, bellissimi, come gli sci di Zanni, un atleta della Nazionale. Erano di Larice, alti un metro e dieci, duri come una tavola, ma con le lamine!
E questo era un grande vantaggio. In febbraio il maestro Franz organizzò la prima gara di sci per noi bambini delle elmentari, era uno slalom gigante, al quale partecipò anche mia sorella più grande Hilda, anche lei molto brava a sciare. In quella gara fui battuto proprio da lei e ancor oggi si diverte a stuzziacarmi amabilmente ricordandolo! Successivamente, disputai altre gare scolastiche continuando poi con le provinciali e le regionali... Essendo il penultimo figlio di una famiglia davvero numerosa, e visto che avevo delle qualità, mi fu data la possibilità, di fare l’atleta. Così, gara dopo gara e ancora davvero molto giovane mi ritrovai a partecipare a gare sempre più importanti sino ai Campionati del Mondo e alle Olimpiadi...
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Una carriera in... salita
proprio. A un certo punto Nogler si accorge che non mi stavo allenando e così riparto per la discesa allargando le braccia come un’aquila per cercare di andare un po’ più piano. La mattina dopo però mi sentivo meno preoccupato e stavo meglio, infatti ho fatto, visto anche che era la prima che partecipavo a una gara di discesa libera, una buona gara, arrivando trentatreesimo. Ma non era ancora finita, il pomeriggio il mio allenatore Nogler e Fossati Bellani, il direttore tecnico della Nazionale, mi comunicarono che avrei fatto da apripista alla gara di slalom. Sarà stata la sorpresa o perché avrei avuto addosso gli occhi di tutti, fatto sta che il giorno dopo partii dal cancelletto carico di emozioni e lungo il percorso, con la vista
La mia carriera sciistica fu fin da subito in salita visto che a soli quattordici anni avevo vinto a Sarajevo gli europei di slalom e di gigante, tanto che a quindici anni facevo già parte della Nazionale e non era facile a quell’età gareggiare con atleti ben più grandi e sviluppati di me. Il fatto di far parte della Nazionale mi portò, pur giovanissimo, a fare tutto il circuito delle gare internazionali: Adelboden, Wengen, Kitztbühel, Megeve. A Wengen feci la mia prima gara di discesa libera alla quale partecipavano tutti i big e i grandi campioni dell’epoca alla partenza c’erano Toni Sailer, Herner, Pat Hinterseer, Killy... Nogler mi aveva detto di allenarmi, ma io sinceramente appena ho cominciato a vederli scendere a quelle velocità ero a dir poco preoccupato di non farcela 13
“annebbiata”, “riuscii” pur da apripista a saltare ben due porte di fila! Arrivato al traguardo Nogler e gli altri mi fecero un bel “cicchetto”, una lavata di capo: “Che vergogna! Abbiamo messo a fare da apripista uno che salta addirittura due porte!” Poi Nogler mi disse che la mia esperienza nelle gare internazionali era finita qui e che sarei ripartito per casa il giorno dopo. Fu una bella doccia fredda, in realtà il
giorno dopo ripartii insieme a tutta la squadra per Kitztbühel. Di Kitztbühel ho sempre bei ricordi: vi partecipai otto anni di fila arrivando anche quinto in discesa libera e quarto in combinata. Probabilmente anche l’esperienza di Wengen mi servì non poco per maturare, a non perdermi d’animo e a reagire di fronte ai momenti difficili legati ai miei infortuni che passai più avanti.
Mi prim maester de jì cun i schi tla elementera ie stat Franz Freund. Ti ani ‘58 y ‘59 ie Zeno Colò stat mi alenadëur.
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Te scuadra fans duc cumpanies. Nëus ëi ti fajan ju i schi al’ëiles y l’ëiles nes fajova cazines.
Lamine e tricot
Con la squadra nazionale ho passato dieci anni bellissimi: era come appartenere a una grande famiglia e lo stesso anche quando si andava a fare le gare con gli altri atleti di tutto il mondo: ci si conosceva tutti e quando si poteva ci si dava una mano. Eravamo amici fraterni in allenamento e prima della gara, nemici durante e di nuovo amici a gara finita. Ma cosa succedeva durante gli allenamenti? Che spesso le ragazze della squadra femminile si allenassero con noi e ci si scambiasse tra noi molti favori. “Non è che mi potresti fare le lamine degli sci? Non è che potresti sciolinarli tu che sei bravo.?” Dovete infatti sapere che non c’erano gli
ski man, ognuno si arrangiava e doveva provvedere da sé per tutta l’attrezzatura e per il resto. Noi ragazzi rispondevamo sempre di si alle ragazze, ma aggiungevamo anche “Non è che poi mi potresti fare un berretto, oppure una sciarpa o dei calzetti?” Di queste cose c’era sempre bisogno... E così noi davamo una mano a loro e loro davano una mano a noi. Ci si arrangiava tra noi e con poco. La Giustina Demez la Pianriva, le sorelle Skirt erano sempre disponibili per questo oppure anche a riparare magari i calzoni rotti in qualche caduta, ma era già sottinteso che avremmo poi dovuto preparare le lamine o sciolinare i loro sci!
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Il piantone dalle scarpe rosse
A diciotto anni sono partito per il militare, che ho fatto a Moena, principalmente come atleta delle fiamme oro, anche se capitava qualche volta, pur raramente, di fare qualche servizio di leva. Un bel giorno mi avvisano che il giorno dopo avrei dovuto fare da piantone in caserma. Allora mi misi la divisa al posto della tuta, ma invece di mettermi gli anfibi, che avevo provato a indossare, ma che mi facevano troppo male, mi misi le scarpe basse. Erano di color rosso vinaccia, a dir poco appariscenti per come ero ve-
stito, ma certamente di moda, e così vestito mi metto a fare il piantone. Come arriva il colonnello di Polizia Galatto, mi guarda due tre volte dalla testa ai piedi, ma non mi dice niente, poi va verso l’entrata per andare in ufficio. Qualche minuto dopo mi chiama un altro poliziotto che mi dice di andare dal Colonnello nel suo ufficio. Appena entrato mi dice: “Senoner, scusa, ho visto che stai facendo il piantone con le scarpe rosse... ma qui comandi tu o comando io la scuola alpina di Moena della Polizia?”
Ce mel ai piesc che me fajova ch’i ciauzei. 20
Allora io prontamente gli risposi: “Signor colonnello, mi scusi, io ho tentato più volte di mettere le scarpe militari d’ordinanza, ma mi fanno troppo male i piedi e non vorrei rovinarmeli visto che poi devo usare gli scarponi da sci. Sentite le mie spiegazioni il colonnello mi disse di andare pure, così ritornai a fare il piantone. Non passarono neanche due minuti
quando da un altro ufficio esce un poliziotto arrabbiatissimo che mi urla a gran voce: “Senoner vai fuori dai c..oni che adesso tocca a me fare il piantone al posto tuo perché ti fan male le scarpe! Così stupito per l’attenzione posta nei miei confronti dal Colonnello lasciai, per la verità anche un po’ divertito, il posto all’altro militare.
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ChĂŤl ie pu mĂŠ n tel pitl mulo!
Campionati Italiani Assoluti di sci
e questa volta Bruno Alberti arrivò primo, ma io arrivai secondo! Bruno allora si avvicinò nuovamente e mi disse: “Però, sei arrivato secondo questa volta! Mi sa che prossimamente dovrò fare i conti sempre più spesso con te”. Grazie a questi piazzamenti entrai definitavente in Nazionale e l’anno successivo partecipai alle Olimpiadi in America a Squaw Valley, in California. Avevo diciassette anni! Poi feci i mondiali nel 1962 e le Olimpiadi di Innsbruk del 1964. Qui in allenamento purtroppo mi feci male e dovetti rinunciare alle gare. Sinceramente pensavo di rifarmi a madonna di Campiglio ai Campionati Italiani Assoluti, invece per me questi furono un vero disastro: mi fratturai
A Sauze d’Oulx nel 1959 partecipai ai campionati italiani. Ero il più giovane di tutti, avevo sedici anni e mi ricordo che partii con il numero undici. Feci la mia gara e tanta fu la sorpresa quando risultai primo, superando uno dei migliori atleti azzurri, Bruno Alberti. Bruno non accettò molto la sconfitta, infatti mi si avvicinò e mi disse “Bravo bocia, ma però non ci credo che sei riuscito a fregare me, sei troppo giovane! Aggiunse che c’era stato sicuramente uno sbaglio. Io gli risposi che di certo e comunque non ero io il cronometrista... La settimana successiva partecipammo tutti e due a Madonna di Campiglio alla gara di gigante Trofeo Moto Guzzi
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entrambe le gambe. Ben undici fratture! Probabilmente qualcun altro al posto mio avrebbe lasciato perdere, invece non mi persi d’animo, feci la rieducazione e poi continuai ad allenarmi. In pochi davvero credevano che da lì a qualche anno avrei ripreso a fare gare e addiritura a vincere una medaglia d’oro, forse solo io! Ma è invece andata proprio così! Alla fine, un po’ per paura di altri inci-
denti, un po’ perché ormai erano già dieci anni che ero in nazionale decisi di lì a poco di non continuare la carriera agonistica. A casa mi aspettavano una moglie, il lavoro alla pensione Chalet, poi Portillo... arrivarono la prima delle mie figlie Astrid, poi Oliver e infine Natalie! Oggi faccio il nonno e insieme a mia moglie ci godiamo i nostri nipoti
Na fëna che me sta for daujin, trëi mutons y cater nepoc, posse dì de vester stat scialdi fertunà!
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I Campionati del Mondo di Chamonix del 1962
Nel pomeriggio proprio per prepararci al meglio e non lasciare nulla al caso, decidemmo, visto lo spirito di collaborazione e armonia che c’era in squadra di provare diverse soluzioni di sciolina al fine di verificare quale fosse la migliore per la gara del giorno dopo. Dopo aver preparato al meglio gli sci ci lanciammo lungo un pendio in cinque e sei, tutti assieme per più di un chilometro. Purtroppo però, io e un mio compagno ci scontrammo e successe il disastro: cadendo a forte velocità presi una grandissima botta sulla spalla e su un ginocchio, rompendo tra l’altro anche gli sci. Stavo davvero male così i miei compagni mi dissero di non preoccuparmi e di andare subito a letto a riposare e di mettere nei punti contusi le borse del ghiaccio.
Ai campionati del Mondo di Chamonix del 1962 mi presentai in grande forma. Avevo diciannove anni ed ero sicuro che avrei fatto un ottimo mondiale. Nelle due gare di slalom e di gigante ero arrivato sesto e settimo e con questi piazzamenti risultavo terzo in combinata, la gara delle gare, quella in cui era più evidente il valore di uno sciatore. Ero soddisfatto. L’indomani c’era la gara di discesa libera che salvo imprevisti avrebbe portato all’Italia, grazie ai miei risultati, la medaglia di bronzo in combinata. I numeri di partenza erano già stati estratti e io partivo con il pettorale numero uno. Ero davvero contento, la madaglia a questo punto non poteva sfuggirmi!
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Più tardi mi avrebbero fatto un paio di punture per alleviarmi il dolore. Al resto si sarebbero occupati loro: l’indomani bisognava salvare assolutamente il mio terzo posto e la mia medaglia di bronzo. Purtroppo non andò come tutti speravano. Il mattino dopo partii per primo e mi sentii bene, ma purtroppo solo sino a trecento metri più in là, dove c’era un salto tremendo tanto che saltai oltre trenta metri. Purtroppo nell’atterraggio persi per un momento l’equilibrio e fui costretto per non cadere a mettere giù il bastoncino del braccio sinistro, proprio quello infortunato.
Sentii subito un crac tremendo e un forte dolore che non mi permise più di rimanere in posizione aerodinamica per il resto della gara. Arrivai ventiquattresimo, risultato che non fu sufficiente per salvare il terzo posto in combinata. Infatti arrivai quarto e davvero mi dispiaque molto vedere l’atleta tedesco Ludwig Leiner finora quarto e quindi in classifica dietro di me sopravanzarmi di una posizione e salire sul podio “al mio posto” per ricevere la “mia“ medaglia di bronzo. Mi venne da piangere e sconsolato e triste gli gridai: “Ludwig quella medaglia è la mia se non mi fossi fatto male ieri adesso sarei io lì, al tuo posto... Ma così è andata, così è lo sport!
Tramedoi giames me ei rot, sarei pa mo bon de jì cun i schi?? 27
Caccia allo scarpone
mentre tutti gli altri atleti che erano con noi ridono e ci prendono in giro. mentre io e i miei compagni cominciamo a essere preoccupati e continuamo a non capire. Nel frattempo ci portano al comando di polizia e ci dicono di aprire tutte le nostre valigie. Successivamente controllano minuziosamente tutto. Sembra stiano cercando qualcosa; in particolare si soffermano molto sui nostri scarponi e sui nostri doposci. E noi nel frattempo continuiamo a non capire. A un certo punto hanno cambiato atteggiamento, come se avessero capito di aver fatto un errore e fanno come niente fosse, così ci dicono “Scusateci!” E se ne vanno. Dopo un po’ entrano altri tre agenti,
Dopo le gare di Kitzbuhel e i successivi festeggiamenti, il mattino dopo, come già organizzato, tutti noi atleti partiamo con il treno alla volta di Chamonix da dove poi avremmo preso la corriera per andare a disputare le gare di Megève. Sono insieme a Felix Denicolò e a Hermann Nogler, intorno a noi, nello stesso vagone, gli atleti di tutti le altre squadre nazionali, austriache, francesi, americane, tedesche... Il viaggio prosegue al meglio sino alla frontiera quando il treno si ferma e salgono tre gendarmi in alta uniforme chiedendo proprio di noi tre e ci indicano di seguirli. Allora ci alziamo e facciamo per scendere, ma ci fermano e ci indicano di seguirli con tutti i bagagli. Noi non capiamo e chiediamo spiegazioni,
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tutti gentili e pieni di premura “Scusateci, è successo uno sbaglio...” Allora Ermanno Nogler dice: “E no, adesso ci dite cosa è successo! Vogliamo sapere”. Così ci raccontano che alla sera, dopo le gare, in un locale qualcuno aveva fatto i nostri nomi dicendo che dopo che avevamo partecipato alla Hahnenekamm di Kitzbühel ci avevano visti lì e che “fatalità”, proprio quella sera, dai piani superiori erano spariti scarponi e doposci, mentre altri erano stati gettati dalle finestre. Era infatti consuetudine, per non sporcare le stanze, lasciarli fuori dalla porta, prima di entrare in camera. Ora però noi avevamo perso il treno
e così Emanno Nogler decide di telefonare al responsabile della squadra austriaca per riuscire comunque ad arrivare, nonostante tutto, a Megève in tempo per le gare, il quale ci rassicura e ci dice che ci pensa lui. Non facciamo neanche tempo ad uscire dalla caserma che ci viene a prendere una enorme auto americana Buik. Così siamo saliti in questa auto che era talmente grande che da seduti si aveva la sensazione di essere il presidente Kennedy quando andava in giro per l’America! E così siamo arrivati a Megève prima di tutti e tra il loro stupore quando scendendo dal treno ci hanno trovato lì ad aspettarli!
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Chi mandiamo a Portillo?
? ma non era all’Abetone?
L’anno dopo l’incidente di Innsbruck, con il quale mi ero fratturato entrambe le gambe in ben undici parti ero riuscito a ristabilirmi e così non era così remota la mia partecipazione ai campionati del mondo del 1966. La commissione sportiva, in dubbio tra me e Vachet di Bardonecchia, alla fine, per una serie di valutazioni, scelse di mandare me. Poiché Portillo era lontana, non molte erano le testate giornalistiche che avrebbero mandato un loro rappresentante. Uno dei pochi giornalisti sicuri del viaggio era Zampino di Nevesport (e dal dicembre 1966 di Sciare) in quanto si era accordato con l’editore al fine di poter poi andare a salutare i parenti in Argentina, visto che era nato là e che era
davvero tanto tempo che non li vedeva. Un paio di settimane prima dei campionati del mondo puntuale arrivò. Ci venne a trovare portandoci in dono molte riviste e quotidiani d’Italia in cui erano presenti articoli che parlavano di noi. Ma cosa scrivevano i giornali d’Italia? I giornali riportavano la notizia che a Portillo l’Italia aveva portato un invalido, ovvero io! Questo perché a una prima visita, a Milano un noto professore aveva effettivamente ritenuto che, sulla base delle fratture multiple che avevo avuto, non fossi più idoneo a sciare. In realtà successivamente, in una ulteriore visita fatta a Torino ero risultato idoneo, pur se rimaneva persistente tra la gente la prima idea che non lo
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Hermann Nogler, mi alenadëur dai 15 ani insù – n maester de schi y de vita!
fossi e su ciò erano basate le critiche e gli articoli relativamente alla mia scelta per i Campionati del Mondo. Poi come sappiamo a Portillo vinsi e quindi tutte queste critiche e polemiche sparirono immediatamente, ciò che faceva notizia era appunto la mia vittoria. Intanto le gare erano concluse e ritornammo a Roma da trionfatori. All’aeroporto trovai Villino de La Stampa che mi aspettava. “Carletto Carletto – esclamò – tanti auguri, complimenti, sei stato spendido, sei stato bravissimo, adesso però ti faccio
vedere la tua cartella clinica. Io rimasi zitto ad ascoltarlo. “Prima dei campionati del mondo la tua cartella clinica era tutto zero, zero, zero, zero, zero, zero INVALIDO! Adesso ti faccio vedere la tua cartella clinica DOPO i campionati del mondo: dieci, dieci, dieci, dieci, dieci, dieci... IDONEO! Adesso Carletto facciamo un casino che non finisce più! Io allora gli ho detto: “Villino tu puoi fare quello che vuoi, anzi puoi scrivere quello che vuoi, tanto io ho già fatto il mio: ho vinto la medaglia d’oro!”
I uel me scrì su coche andicapà ma ie feje tan giut nchin che i me lascia pië via per i mundiei! 36
Sci e militari
E così prima uno, poi due e poi ancora, alla fine o per un motivo o per un altro i militari si trovavano sempre per terra! A un certo punto però è arrivato il loro comandande dicendoci “Dai ragazzi così non va, se voi mi fate cadere i militari, allora io me li porto via, hanno messo per la prima volta gli sci ai piedi... abbiate pietà di loro, trattatemeli bene...” Ogni occasione era buona anche per divertirci.
Prima dei Campionati del Mondo, tutti noi atleti della nazionale ci allenavamo a Farellones, una località vicina a Portillo. Qui insieme a noi c’era anche un gruppo di militari con gli sci e che avevano il compito di stare a bordo pista per controllare e per mettere eventualmente a posto i pali dello slalom... E noi per scherzo cosa facevamo? Quando passavamo toccavamo appena appena gli sci dei militari derapando con le code così da farli cadere.
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Quanti sono i polli nelle Ande?
Ogni giorno pollo, pollo e ancora pollo! Così un giorno, di nascosto entrammo nelle cucine e ci accorgemmo che nel retro della pensione iniziava un tunnel nella neve. Lo percorremmo tutto e in fondo trovammo l’inimmaginabile: un’enorme grotta con almeno due-tremila polli! Allora, colpito dalla inaspettata scoperta mi misi a ridere dissi: “Per finire tutti sti polli dobbiamo star qui almeno altri due anni!!
A Farellones eravamo alloggiati in una piccola pensione privata. Il bello, però, è che sia a colazione. che a mezzogiorno che alla sera non c’era piatto in cui non ci fosse carne di pollo... Così pollo oggi e pollo domani noi tutti cominciammo a domandarci dove fossero tutti questi polli, visto che in giro non se ne vedevano e comunque, vista la quantità di polli usati prima poi sarebbero dovuti finire! E invece niente!
Sën sei bën ciuldì che giapon uni di pollo da maië! 41
Ce gran legrëza, sperove de vëncer na bedaia, ma che l fossa stat chëla d’or ne me ëssi danz no mpensà.
da scrivere
Portillo, la festa di chiusura
Presso l’albergo di oltre quattrocento posti che si trovava nei pressi degli impianti da sci, la sera della chiusura della manifestazione dei Campionati del Mondo era stata organizzata una grande festa per tutti gli atleti e le delegazioni nazionali, composte spesso, quest’ultime, anche da militari di alto grado. La festa, nel bellissimo salone che si trovava sotto l’hotel, era iniziata nel migliore dei modi quando a un certo punto si presentano i francesi con un’enorme torta, tanto che quasi faticava ad entrare. Hanno tutti il sorriso sulle labbra e non capiamo, allora anche noi sorridiamo... Ma appena entrati ecco che prendono pezzi della torta e li lanciano all’impazzata a tutti e a tutto. Ci ritroviamo in pochi istanti in mezzo a una goliardica e incredibile battaglia di torte in faccia, il
clima diventa surreale, si ride si scherza ci si trova in un attimo con la faccia piena di panna, in un tutti contro tutti. Ma un francese, a causa del pavimento ormai diventato scivolosissimo, per cercare di non cadere si aggrappa alla tovaglia da pranzo del tavolo di un gruppo di alti ufficiali. In un attimo scende il gelo, gli animi si surriscaldano e la porta d’entrata viene sbarrata. Nessuno può più uscire né entrare. La festa rischia di degenerare in una grande zuffa... ma ecco che uno si alza e dice “Ma no, questa è una festa , questo è un divertimento”, e allora dopo quanche ulteriore istante di incertezza la porta viene riaperta e la festa riparte alla grande tanto che abbiamo festeggiato fino a notte tarda tutti insieme con ritrovata armonia e allegria. 45
Sognando Rio de Janeiro
Il giorno prima della gara di slalom dei campionati del mondo di Portillo (che avrei poi vinto), il nostro Presidente Fabio Conci ci riunisce dicendoci che era molto dispiaciuto di come erano andate le gare sino a quel momento e che era sua intenzione partire anticipatamente in giornata visto che aveva trovato un lavoro in Sud America. Dovete sapere che a tutte le squadre che partecipavano alle gare in Cile veniva offerta la possibilità, alla fine dei mondiali, di soggiornare, durante il viaggio di ritorno, per una settimana a Rio de Janeiro. Coì quando il giorno dopo vinsi la gara e divenni Campione del Mondo accarezzai il desiderio di passare con tutta la squadra una settimana a Rio, ma servi-
va il consenso del Presidente. Gli allenatori e chi ci accompagnava non si prendevano la libertà di dare il consenso, soprattutto per il fatto che non potevano disporre di denaro senza il consenso dello stesso Presidente. L’unica possibilità era quella di riuscire a rintracciarlo, cosa però che fu impossibile a quei tempi, visto che non c’erano i mezzi di comunicazione di oggi. Così, mentre tutte le altre squadre partecipanti ai mondiali si fermarono a Rio per delle meritate vacanze, noi fummo costretti a rinunciarvi e a ritornare, pur vittoriosi, mestamente a casa... E fu davvero triste per tutti arrivare a Rio e ripartire subito.
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Portillo, bastoncini e... bastonati.
Al ritorno da Portillo, dopo esserci fermati a Roma riprendiamo l’aereo e partiamo per Milano. Dopo essere atterrati e aver preso i bagagli si presenta in aereoporto il signor Gipron che mi dice: “Complimenti Carlo, felicitazioni, hai vinto con i miei bastoni!” Io mi fermo e gli dico: “I tuoi bastoni? Io i tuoi bastoni non li ho mai visti!” Ma come no? – risponde Gipron – hai vinto con i nostri bastoni!” Allora gli dico: “Mi spiace, se vuole ho anche una foto in cui si vede benissimo, che non sono i suoi, io ho usato i Cober! Gipron rimase a quel punto a bocca aperta, come stupito e senza parole.
Così allora continuai e gli dissi che a noi atleti, prima di partire, la ditta Cober ci aveva dato cinque sei paia di bastoni dicendoci che se gli usavamo in gara ce li regalava e noi avevamo accettato volentieri visto che non era consuetudine che qualcuno ci passasse qualcosa e gratis! A quel punto Gipron disse: “Ma come è possibile? Ho consegnato alla Federazione almeno una trentina di paia di bastoncini! Allora gli dissi: “Lei li ha consegnati alla Federazione, ma non a noi che abbiamo fatto le gare...! Rimase di sasso. Chissà dove sono andati a finire tutti quei bastoncini...
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A cësa aspitova ngrum de jënt sun mé, da Urtijëi nfin te Sëlva, dut na festa. Ce legrëza a udëi coche la jënt me à tëut su!
Il ritorno a Selva
Dopo la tappa di Roma prendiamo l’aereo per Milano. Ad attenderci all’aereoporto diversi giornalisti che mi chiedono di potermi accompagnare sino in Val Gardena. Così il giorno dopo partiamo tutti insieme per ritornare in valle. Arrivati a Bolzano ci attende la prima sorpresa: una macchina scoperta! Iniziano così i festeggiamenti: prima attraversiamo Bolzano in trionfo e poi su verso la mia amata Val Gardena. In ogni paese ad attenderci tutto il Consiglio Comunale e una folla sempre più grande... Ortisei, Santa Cristina e infine Selva, il mio amato paese. Una quantità di persone lungo la strada impressionante, mai vista! Quando arriviamo nei pressi del nostro chalet non credo ai miei occhi e prendo
uno spavento: lì ci sono migliaia di persone ad attendermi, oltre seimila, credo a una prima stima, insieme alle più alte cariche politiche: dal sindaco Franz Costa al presidente della provincia, a quello della regione, al senatore Pertini, in quei giorni in vacanza... Ma non è finità: dall’alto improvvisamente arriva un’enorme e modernissimo elicottero con il ministro Gui che fa le veci del Presidente Moro impossibilitato a muoversi a causa della situazione meteo che aveva portato frane e alluvioni in varie parti d’Italia (tanto che anche noi, per arrivare a Bolzano fummo costretti a passare per il passo della Mendola). Fu un momento memorabile per la nostra amata vallata. Dopo i vari interventi delle personalità presenti percorremmo insieme al mini52
stro e a tutti quanti il chilometro di strada che separava lo chalet alla casa dei miei genitori verso FrÍina, proprio dove io cominciai a sciare. Fu qualcosa di emozionante che non dimenticherò mai. Complimenti, sorrisi abbracci, tanto entusiasmo... una festa bellissima e commovente.
A casa trovai i miei genitori e i miei fratelli a dispensare da bere e cibo a tutti in un clima festoso e mai visto prima. Fu una giornata memorabile non solo per me e i miei compagni, ma per tutta la valle e per Selva.
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Son nasciù ta Frëina y é abù la fertuna de pudëi mparé a jì cun i schi propi sëura cësa pra l lift da schi de mi pere.
Presidenti, carte, cavalli e cavalieri
di diritto a tutti coloro che si sono distinti per meriti sportivi ai mondiali o agli olimpiadi!” Io allora con fare semiserio gli dissi che probabilmente non l’avevo ricevuto perché le gare si erano svolte in Cile, quando da noi era estate, anzi, pieno agosto e magari proprio per questo qualche burocrate, al ritorno dalle vacanze se ne era alla fine dimenticato... “Senoner, non ti preoccupare, ci penso io! – disse il Presidente. Chiamò subito il suo segretario generale per metterlo al corrente del problema e perché espletasse quanto prima tutte le pratiche e i documenti necessari per il titolo. Passò l’estate e a Natale il Presidente Pertini si presentò in albergo chiedendo di me. “C’è Carletto? – chiese. “Dov’è, dov’è?”
Il Presidente Sandro Pertini era un amante della Val Gardena e da quando vinsi la medaglia d’oro a Portillo era spesso di casa in estate presso di noi, in particolare per disputare memorabili partite a carte. Un bel giorno arrivò tutto allegro nel nostro albergo a salutarci e a fare la quotidiana partita a carte, come sempre pieno di energia e mi disse ”Cavaliere, dai, adesso siediti qua vicino a me!” Allora io gli dissi grazie signor Presidente, cavaliere si, ma però mi manca... il cavallo! A questa risposta rimase turbato e incuriosito e mi chiese cosa volessi dire. Gli spiegai allora che pur essendo passati molti anni nessuno aveva mai provveduto a inviarmi il diploma di cavaliere. “Ma come – disse il Presidente – spetta 61
- disse con fare pieno d’energia e quasi impaziente. Arrivai e appena mi vide non perse un secondo “Ecco qua, ti ho portato il titolo di Cavaliere allo Sport, firmato da me e da Spadolini. Io te l’ avevo promesso e
io te l’ho portato e così ho fatto! Oggi quel diploma, anche per la storia che vi ho raccontato ha un posto in vista e di riguardo all’interno dell’Hotel Portillo Dolomites 1966’.
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CARLO SENONER 1958: campione italiano juniores di slalom gigante. Partecipa poi al Criterium Internazionale juniores in Jugoslavia vincendo slalom e gigante. Nello stesso anno entra a far parte della Nazionale maggiore e partecipa alle gare Fis di Wengen, Kitzbühel...
1963: 1° assoluto alla 3-tre di Madonna di Campiglio, 4° e 5° nei giganti di Adelboden, 1° nella discesa di Zermatt.
1959: campione italiano sia juniores che assoluto di slalom gigante.
1965 costruzione e inaugurazione della “Pensione Chalet” e matrimonio con Angelica Mussner “de Predes”.
1964 si infortuna a una caviglia prima delle Olimpiadi di Innsbruck e successivamente, all’Abetone, in discesa libera, riporta ben undici fratture alle gambe.
1960: partecipa alle Olimpiadi di Squaw Valley occupando buoni piazzamenti.
1966 la rinascita: 1° classificato ai Campionati Mondiali a Portillo-Cile in slalom speciale davanti ai leggendari atleti francesi Guy Perillat e Louis Jauffret.
1961: vincitore della 3-Tre di Canazei in slalom e gigante, 9° nello slalom dell’Hahnnenkamm, a Megève 5° nella libera, 10° nello speciale e 6° nella combinata.
1968 partecipa alle Olimpiadi di Grenoble al cui termine si ritirerà dall’attività agonistica.
1962: ai Campionati Mondiali di Chamonix è 7° in slalom, 6° in gigante e 4° in combinata. 65
Tl schi ei sën arjont chël che ulove. Sën vala de pensé a mi familia. Ch’i biei tëmps ne me desmincerei mei! Tan de fadies, tan de desdites ma dantaldut tan de legrëzes y emozions. Ma Carletto ne l’à mei data su...
Appendice Giornali Telegrammi Lettere
VIVISSIME CONGRATULAZIONI. BACI ANGELICA
ESULTIAMO TUTTI PER GRANDE VITTORIA CARLETTO FISISPORT CARLO SEI GRNADE.
NOGLER SCHMIALZL
FELICISSIMO TUA GRANDE VITTORIA BRAVO. ZENO COLÃ’
COMPLIMENTI TUA VITTORIA
PARIDE MILIANTI
MI RALLEGRO TUA CONQUISTA TITOLO MONDIALE CELINA SEGHI
IM AUGENBLICH IHRER HEIMKEHR GRATULIERE ICH ZUM STOLZEN ERFOLG DER DAS GANZE LAND EHRT. SENATOR SAXL
DIE HERLICHESTEN GLUECKWUENSCHE ZUM EINMALINGEN ERFOLG IN PORTILLO DER LANDESASSESSOR FUR SPORT DR ROBERT VON FIORESCHY
SPORTIVI VILLEGGIANTI ET CONCITTADINI TUTTI SELVA PLAUDONO TUA BRILLANTE VITTORIA PRESIDENTE AZIENDA (TURISTICA DI SELVA)
COMPLIMENTIAMOCI MERAVIGLIOSA MERITATA VITTORIA CHE ONORA SCI ITALIANO ET PREMIA TUA CLASSE ET TUTTI I SACRIFICI. SALUTI CASA PERSENICO RIAPERTURA NOSTRI UFFICI DESIDERIAMO CONGRATULARCI CALOROSAMENTE ENTUSIASMANTE SUCCESSO CILENO CHE ONORA ALTAMENTE SPORT ITALIANO. COLMAR CARLO SENONER FENOMENALE COBER CAMPIONE DEL MONDO GIOVANNI DI BONA SETTIMO CON ATTACCHI ET BASTONI. TUTTA SQUADRA CON COBER VIVA ITALIA SALUTI CARI. BRUNO PIAZZALUNGA COMMOSSO PER ENTUSIASMANTE VITTORIA CHE HA PREMIATO TUA FORZA MORALE E TUA CLASSE DI CAMPIONE E CHE HA RILANCIATO DISCESISMO ITALIANO NEL MONDO ESPRIMOTI MIE FELICITAZIONI ABBRACCIOTTI MASSIMO DI MARCO
LE MIE PIÙ VIVE FELICITAZIONI PER TUO LUMINOSO SUCCESSO GIANNI MARZOLA LIETI TUO SUCCESSO FACCIAMO CONGRATULAZIONI VIVISSIME FAMIGLIA BRUNO DETASSIS CONGRATULAZIONI PER MAGNIFICA VITTORIA BRAVO CARLETTO TUO BEPI DE FRANCESCH PARTICOLARMENTE LIETO MERAVIGLIOSA VITTORIA CARLETTO PORGO A LORO TUTTI VIVISSIME CONGRATULAZIONI DR GIANVITTORIO FOSSATI VIVISSIME FELICITAZIONI VACCARI
POST FAZIONE
Questo libro, edito in occasione del 50° Anniversario del titolo mondiale vinto da Carlo Senoner in Cile non contiene solo il ricordo di una grande vittoria di un grande campione che fin da giovane età si era messo in luce, ma rappresenta qualcosa di più: ci racconta di come si possa, con determinazione sacrificio e volontà superare ogni sfortunata avversità e diventare ugualmente i numeri uno. Una grande lezione per tutti, sportivi e non, di come si debba sempre avere il coraggio di provare lo stesso, pur se contro tutto e tutti, di non mollare mai, perseguendo i propri sogni e le proprie passioni credendoci sempre. Questo è forse il senso più grande che si ritrova in questo libro: solo noi in fondo sappiamo chi siamo davvero e alle volte, non lo sappiamo neanche noi. A noi resta solo una cosa da fare: comunque provarci e riprovarci sempre, sino alla fine, con grande umiltà e speranza. A. B.