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IMPRENDITORI 187 | OTTOBRE 2022

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ECONOMIA | AZIENDE | INNOVAZIONE | TERRITORIO | MARKETING | LIFE STYLE

CN/RE0371/2013/CT

187 | OTTOBRE

SOSTENIBILI E CONTENTI Imprese e mercati sono chiamati alla sfida della sostenibilità, ecco come rispondere.


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EDITORIALE

Non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli

Mettete dei fiori nei vostri business plan di Davide Caiti greenwashing, che potrebbero risultare un boomerang devastante a livello di immagine, se non un mero spreco di risorse.

C’è chi ha cominciato presto e chi non lo ha ancora fatto, chi avrà bisogno di poco e chi dovrà fare un grosso sforzo. Stiamo parlando della governance ambientale e sociale dell’impresa, ossia quella parte di strategia aziendale che crea valore per la società e l’ambiente in cui agisce, dandosi in questo modo valore essa stessa. E oggi non parliamo più di un optional per imprenditori illuminati, ma di un preciso atteggiamento che i consumatori si aspettano da ogni impresa.

Ma lavorare sulla propria anima verde non è uno sforzo a fondo perduto, anzi. E non parliamo solo di prospettive ambientali, di diminuzione dell’inquinamento, del consumo energetico e delle emissioni atmosferiche. Il 75% dei consumatori italiani infatti è oggi disposto a pagare di più un prodotto se ha la certezza che abbia un impatto ridotto sul pianeta dal punto di vista del packaging e della produzione. Inoltre per 7 Pmi su 10 aver effettuato investimenti in sostenibilità ha portato dei benefici dal punto di vista del fatturato, della competitività e della reputazione.

Dunque produrre e creare profitto, ma fare tutto il possibile per conservare quel valore assoluto che rappresenta l’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli. Ogni azienda deve cominciare quindi a costruire una propria anima green, ma deve anche imparare a comunicarla efficacemente. Comunicare il green marketing equivale a comunicare un orgoglio, un vanto per la propria impresa, ma bisognerà saperlo fare per essere convincenti nei confronti di una platea sempre più smaliziata, attenta ed esigente. Farlo in modo sbagliato, scarsamente sincero o vantando iniziative irrealistiche potrebbe esporre un brand all’onta di accuse di

Impegnarsi con decisione nella sostenibilità, e saperlo comunicare adeguatamente, è quindi la strada da seguire oggi per il futuro, una strada da intraprendere oggi e non in futuro. Dovremo presto farlo tutti per forza, iniziamo a farlo tutti subito per amore.

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IM PERFETTI HANNO CONTRIBUITO A QUESTO NUMERO DI IMPRENDITORI

ALESSANDRA ALEOTTI Nata e cresciuta nelle agenzie di comunicazione. Di giorno impagina la rivista, di notte legge e vive vite parallele attraverso i personaggi dei libri. Hobby principale: spiegare ai figli, della generazione Z, che il mondo reale è decisamente meglio di TikTok.

GIULIA PELLEGRINI Appassionata di comunicazione e musica, si definisce reggiana d’importazione. Ama creare in cucina ma non sempre trova il tempo per fare tutto.

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VALENTINA RAINIERI Ha lasciato a Itaca la passione per l’incisione, scegliendo di esplorare grafica digitale, web design, teatro e scautismo. Sa che un giorno tornerà a casa.

ENRICO FINOCCHIARO Tuttologo per necessità, lo è ormai anche di indole. Vive di troppe passioni per condurre un’esistenza tranquilla.


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IM PEGNI

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DOSSIER

SOSTENIBILI E CONTENTI Imprese e mercati sono chiamati alla sfida della sostenibilità, ecco come rispondere.

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INTERVISTE

GREEN MARKETING: ESSERE O COMUNICARE? Prospettive, pronostici e progetti sulla sostenibilità.

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IMBARAZZI

TOP TEN

DIDI 4.0

OROSCOPO

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33 IMPULSI Ogni mese i nostri professionisti di fiducia condividono con noi esperienze e competenze

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BUSYNEWS

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IMBARAZZI

L’imbarazzo della scelta di Francesco Bromo

Quando ho cominciato a scrivere questo articolo mi sono trovato nell’imbarazzo da foglio bianco. E ora che gli racconto? Per togliermi dall’imbarazzo ho cominciato a fare una ricerca sul web partendo proprio dal termine “imbarazzo”. Primo risultato: la definizione di “imbarazzo” presa dal dizionario Oxford Languages che così recita: 1. Situazione di temporanea perplessità o di disagio nella scelta di un atteggiamento o di un comportamento. “la tua richiesta mi mette in imbarazzo” 2. L’imbarazzo della scelta, la più ampia scelta possibile (di una soluzione, di un oggetto, ecc.). “non hai che l’imbarazzo della scelta” A quel punto mi sono chiesto: ok, non voglio fare “filosofia”, voglio essere attuale e parlare di un tema familiare alle persone, ma quale è stato il momento più recente in cui ci siamo trovati in imbarazzo? Beh, il 25 settembre, giorno in cui siamo stati chiamati a votare, potrebbe essere il principale indiziato. Il 25 settembre è stata la Giornata mondiale dell’imbarazzo! L’imbarazzo di scegliere come compilare la scheda elettorale. Ma in che senso “imbarazzo”? Per qualcuno è stato “l’imbarazzo della scelta”: si sa l’ideologia è sempre più liquida, non sempre le linee politiche dei partiti sono separate in modo così netto, su alcuni temi si sovrappongono, in altri casi si apprezza qualcosa di un partito e qualche altra cosa di un altro partito. Chi scegliere? Per altri, invece, è stato “imbarazzo” inteso come perplessità o addirittura disagio: continuo a votare il partito per cui ho sempre votato che però ha governato 4 anni con l’avversario o che alle ultime elezioni ha promesso cose che non ha fatto o, ancora, che ha tradito gli ideali con cui era nato? Il 25 settembre qualcuno ha anche scelto di non scegliere: scelgo di non andare a votare, quindi scelgo di non scegliere se votare uno schieramento o l’altro. Ma se scegliendo di non scegliere contribuissi indirettamente a far eleggere quelli che sono sempre stati nello schieramento opposto al mio? E se questo causasse di nuovo instabilità? Se l’Europa perdesse di nuovo fiducia nel nostro Paese? Se lo spread tornasse a salire? Se perdessimo quell’ennesima (e per qualcuno ultima) chance chiamata Pnrr? Imbarazzo massimo… Forse a volte trovarsi in imbarazzo non è poi tanto male, se ci stimola a ragionare sul modo in cui togliersi dall’imbarazzo.

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DOSSIER

SOSTENIBILI E CONTENTI L’Onu ha stabilito 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030. L’obiettivo 12 è un modello di consumo e produzione sostenibile. Imprese e mercati sono chiamati alla sfida della sostenibilità, ecco come rispondere. di Enrico Finocchiaro

Nel mondo di oggi, sempre più consumatori stanno acquisendo consapevolezza per i loro acquisti, e questo comporta che accanto a tutti i vari fattori che si propongono nella fase di scelta, (ossia prezzo, necessità, bellezza) si sta affiancando anche l’elemento green. Tutti stiamo infatti diventando sempre più consapevoli in materia ambientale e di sostenibilità delle nostre scelte. Ogni brand ha quindi la costante necessità di comunicare una gestione sostenibile e indirizzare le

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proprie azioni all’insegna di una visione ecologica, comunicando i propri valori attraverso scelte concrete, creando soluzioni che guardino al benessere globale, e attraverso azioni specifiche per ridurre le spese, mostrando una strategia di green marketing e immagine ecosostenibile. Del resto tutte le ricerche di mercato - da anni - vedono aumentare costantemente le quote di consumatori che operano le scelte d’acquisto anche con uno sguardo privilegiato sul


DOSSIER

posizionamento di prodotti e marchi nel campo del sociale e dell’ambiente. E in cambio, per quei prodotti sono spesso disposti a spendere di più. Tutte le aziende si stanno muovendo in questa direzione, sia per scelte di pura responsabilità aziendale che per inseguire il volere del mercato. Naturalmente a tutti piacciono le aziende veramente responsabili, e molto meno quelle che sguazzano nel greenwashing, quindi ecco che oggi, e domani sempre di più, anche il marketing dovrà diventare necessariamente green. COS’È IL GREEN MARKETING? Il Green marketing (noto anche come eco-marketing o marketing sostenibile) è la pratica di commercializzare prodotti in base ai loro benefici ambientali. Si tratta di una pratica di

commercializzazione dei prodotti che sono di per sé ecologici (o hanno benefici ecologici), o le pratiche commerciali ecocompatibili utilizzate per la loro produzione. Il green marketing si riferisce in senso economico a tutti gli sforzi che contribuiscono alla creazione, commercializzazione e promozione di prodotti e servizi che possono avere un impatto ambientale inferiore rispetto alle alternative sul mercato. L’obiettivo è stabilire la fase di produzione, commercializzazione e utilizzo del prodotto in modo che i consumatori siano persuasi a optare per un consumo ecologicamente responsabile e sostenibile. Ma non stiamo parlando di un concetto nato oggi. L’idea di green marketing è stata presentata per la prima volta già nel 1975 in un seminario sul marketing negli Usa, ma fu solo alla fine degli

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anni ‘80 e all’inizio degli anni ‘90, che il termine green marketing cominciò davvero a diffondersi. Ricorderete sicuramente le fasi in cui il marketing promuoveva i prodotti usando – e talvolta abusando – di parole come ecologico e ambiente. Oggi però siamo in una fase in cui il mercato e le aziende, attraverso l’impegno nelle strategie Esg (Environmental, Social and Governance Criteria) richieste non solo dal mercato, ma anche dalle più recenti normative, inseguono la sostenibilità. Sostenibilità. Un termine che è ormai onnipresente, che qui useremo spesso e che possiamo definire come il principio di capacità delle generazioni presenti di preservare quelle future, consentendo la possibilità di soddisfare le loro future esigenze senza sacrificare le esigenze di oggi.


DOSSIER

DIVENTARE SOSTENIBILI Diventa quindi fondamentale saper comunicare la propria vena green aziendale, ma prima di comunicarla bisogna naturalmente essere sicuri di averla. Ecco quindi quali sono le cinque principali strategie di sostenibilità che le aziende devono intraprendere per avviare un percorso realmente sostenibile. Si inizia con un design ecologico, per quanto possibile, del proprio prodotto: niente eccedenze di materiali, e forme funzionali allo scopo. Per fare un esempio, uno scaldacqua solare può ridurre il suo consumo di energia del 70% solo grazie alla sua forma. Proseguiamo poi col posizionamento aziendale: comunicare il valore della sostenibilità per l’azienda, ottenere più certificazioni possibili, aprirsi alla collaborazione con enti e associazioni. Fondamentale anche una logistica verde in cui l’azienda deve impegnarsi a ridurre l’impatto ambientale dei propri impianti, sia in termini di emissioni che di consumi energetici, ma anche quello delle proprie flotte aziendali. Proprio in questo periodo, ad esempio, le aziende che hanno pensato per tempo a rendere i propri impianti autosufficienti dal punto di vista energetico attraverso sistemi fotovoltaici, non patiscono l’impennata del costo dell’energia. Necessarie anche strategie di

Sostenibilità: il principio di capacità delle generazioni presenti di preservare quelle future, consentendo la possibilità di soddisfare le loro future esigenze senza sacrificare le esigenze di oggi.

smaltimento accorte, sia per essere sostenibili nelle procedure di gestione dei propri rifiuti di produzione, sia fornendo al consumatore packaging facili da smaltire e prodotti riciclabili o non inquinanti a fine ciclo. Infine occhio a rendere green anche il prezzo, che è un concetto ambivalente. Se da una parte la lavorazione sostenibile di un prodotto può far aumentare il prezzo di vendita, ove questo valore aggiunto è ben spiegato, il consumatore spesso pagherà volentieri di più. Ma molto deve essere fatto spiegando che i propri prodotti aiuteranno a risparmiare in termini di costi energetici ad esempio, ma anche come emissioni di anidride carbonica, o in termini di resa del prodotto stesso.

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DOSSIER

ESEMPI VIRTUOSI L’inseguimento della sostenibilità è ormai un punto cardine per ogni azienda, e spesso si tratta di percorsi avviati da anni, quando ancora il tema non era caldo come oggi, ma solo un orizzonte per imprese con un occhio davvero al futuro. Le aziende presenti sul nostro territorio hanno per fortuna sempre avuto questo occhio attento alle esigenze dell’ambiente e ai migliori sviluppi possibili del futuro. «Essere green in Immergas non è una moda del momento ma un progressivo investimento nelle nuove tecnologie ci spiega Ettore Bergamaschi, direttore marketing di Immergas Spa - La conferma, tra le tante, è l’installazione nel 2011 sui tetti del polo produttivo a Lentigione di Brescello di un impianto fotovoltaico. Sono passati più di dieci anni e quell’impianto è cresciuto: ora funzionano 7.500 pannelli che danno una potenzialità di 1,8 mW. Ma c’è molto di più dietro le facciate dei poli produttivi Immergas: l’illuminazione ambientale è diventata total led a basso consumo ormai da anni, i sistemi di riscaldamento sono ad alta efficienza e ogni nuovo progetto, è studiato, costruito e gestito seguendo le migliori buone pratiche a livello internazionale. Il risultato è certificato da RePower che ha consegnato a Immergas il rating 4 su un massimo di 5». Lungimiranza nell’efficienza energetica anche in casa Mecart, come ci racconta Ginevra Del Bene Errico, responsabile Sistema Gestione Qualità e Comunicazione del Gruppo Me-Cart: «Crediamo che investire in sostenibilità e innovazione sia sempre di più un dovere di ogni impresa. Noi abbiamo iniziato nel 2008 con l’installazione dei pannelli fotovoltaici per autoconsumo nel secondo capannone di produzione dello Scatolificio Me-Cart, impianto che con i suoi 54kwatt riesce a soddisfare il 90% dell’energia necessaria allo stabilimento. Andando avanti nel tempo, sempre per un minore impatto energetico, abbiamo inserito

le termostrisce radiali, e abbiamo sostituito gli impianti di illuminazione alogena con quelli a LED in tutte le zone produttive del Gruppo. Infine l’anno scorso abbiamo deciso di aggiornare tutto il parco mezzi, con l’acquisto di camion di ultima generazione per la logistica e di auto aziendali elettriche per lo spostamento del personale tra i vari stabilimenti». Ma l’azienda è green soprattutto quando guarda al di fuori dei cancelli del proprio stabilimento: «Preservare le risorse ambientali del territorio è un obiettivo primario per Scatolificio Me-Cart – ribadisce Ginevra Del Bene Errico - Le scelte di certificare i nostri imballaggi in cartone FSC e di partecipare al progetto Mosaico Verde, piantando oltre 2.000

Ettore Bergamaschi direttore marketing di Immergas Spa

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DOSSIER

alberi a Reggio Emilia, sono stati solo alcuni degli ultimi passi nel percorso green che ci contraddistingue». Un percorso nel sociale attivo da tempo anche in Immergas, come conferma Ettore Bergamaschi. «Oramai da una decina d’anni, investiamo fortemente per creare cultura del risparmio energetico tra tutte le persone che ogni giorno lavorano in Immergas, nella rete di clienti e nei territori, partendo dalle scuole: primarie e secondarie. Il programma di educazione alla sostenibilità e al risparmio energetico “Energie per la Scuola - produrre meglio, consumare meno” lanciato nel 2014, ha coinvolto circa 7.000 studenti di sette regioni italiane».

Sede del Gruppo Me-Cart

Un passo falso nel greenwashing, per un’azienda oggi rischia di essere un passo fatale 17

IL GREENWASHING? SPORCA Essere sostenibili quindi, e saperlo comunicare al mercato. Ma non è inconsueto che in questo settore si azzardi un bluff, spacciando virtù ecologiche che alla prova dei fatti si rivelano quantomeno infondate. In questo caso si parla di greenwashing, quella sciacquatura di verde che non rimane ma scolorisce alla prima verifica. E un passo falso nel greenwashing, per un’azienda oggi rischia di essere il passo fatale, perché come abbiamo già abbondantemente detto i consumatori sono diventati molto attenti ed esigenti, accettano anche di pagare qualcosa in più, ma pretendono riscontri e correttezza. Un patto di fiducia che, se infranto, può portare al tracollo. Come accadde a quell’azienda di sapone americana che si vantava, con tanto di anatroccoli e cuccioli di foca sulle etichette, di rispettare l’ambiente e la fauna selvatica, ma che si scoprì usare nella propria formulazione il triclosan, un elemento già noto per essere pericolosamente tossico per gli ambienti marini. E chiuse i battenti.


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TOP TEN

SOSTENIBILITÀ Quando si parla di sostenibilità un occhio attento va subito e sempre al settore tessile. L’industria della moda è infatti responsabile di una porzione di inquinamento tra le più imponenti a livello globale per emissioni di anidride carbonica, consumo di risorse idriche e produzione di rifiuti. Questa classifica, stilata dalla rivista Sustainability Magazine, riporta 10 marchi che maggiormente si stanno impegnando nella ricerca della sostenibilità industriale, facendo una media tra l’innovazione e l’efficacia delle soluzioni con la diffusione del marchio e quindi con l’impatto effettivo sul mercato. Si aggiudica la vetta Adidas grazie soprattutto alla strategia che la porterà nel 2024 a usare solo poliestere riciclato.

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L’INTERVISTA

GREEN MARKETING: ESSERE O COMUNICARE? Prospettive, pronostici e progetti sulla sostenibilità. Abbiamo posto qualche domanda ad alcuni dei relatori che giovedì 20 ottobre si sono avvicendati al Tecnopolo di Reggio Emilia per il convegno Green Marketing: essere o comunicare?, in cui diversi esperti hanno esposto le ragioni per cui il marketing e la comunicazione non sono esonerati dalla sfida della salvaguardia del pianeta, ma anzi devono essere lo strumento vincente da affiancare al progetto di sostenibilità che ogni impresa deve portare avanti. Ma naturalmente hanno spiegato anche le ragioni della ricerca della sostenibilità, come elemento portante di ogni progetto di programmazione aziendale futura. di Enrico Finocchiaro

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L’INTERVISTA

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L’INTERVISTA

FABIO PAPA

Docente di Economia Aziendale dell’Università degli studi di Macerata

“La sostenibilità è oggi una scelta obbligata per permettersi di garantire un futuro alle aziende?” Da un punto di vista meramente teorico, è chiaro che la sostenibilità rappresenta una scelta obbligata per garantire il futuro di ogni azienda. Ma, come sappiamo bene, anche nel mondo delle imprese la teoria è molto lontana dalla pratica. Infatti, sebbene si professi l’enorme importanza della sostenibilità, in realtà in questo momento su 4,5 milioni di imprese italiane almeno il 95% non è sostenibile sulle tre variabilichiave del paradigma Esg. Come mai avviene tutto ciò? La causa non è solo legata al delicato momento storico che stiamo vivendo, fatto da mercati volatili e da costi energetici insostenibili. La vera causa è ben più profonda. E affonda le proprie radici in una impreparazione di natura culturale alla gestione aziendale, che porta soprattutto i vertici aziendali a non capire che senza un approccio realmente sostenibile al business, nessuna impresa potrà prosperare nel lungo periodo. Questa impreparazione è testimoniata da dati disarmanti come, ad esempio, il fatto che in Italia solo 62 persone su 100 sono in possesso di un diploma o, ancora, che solo 16 persone su 100 hanno conseguito una laurea. Sebbene i titoli di studio non rappresentino affatto un certificato di qualità delle scelte manageriali, è certamente vero che senza una sensibilità ed uno studio approfondito delle dinamiche della sostenibilità è pressoché impossibile disegnare traiettorie gestionali in grado di soddisfare il paradigma Esg. In definitiva, credo che si debba in primis ammettere che serve una formazione di base su come effettuare scelte sostenibili. E sul reale impatto - anche di business - che la sostenibilità potrà avere sulle imprese. Solo partendo da un approccio concreto al problema potremo finalmente abbattere il dualismo tra opportunismo imprenditoriale e sostenibilità di medio-lungo periodo. Ma siamo davvero pronti a questa transizione socio-culturale?

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L’INTERVISTA

ROMANO UGOLINI

Co-founder Ambiente & Salute

“La sostenibilità è un investimento che le aziende in questo momento storico possono permettersi? O è una questione strutturale da cui non si può più prescindere? Occupandomi di sostenibilità da oltre venti anni cercherò di rispondere portando alcuni esempi pratici. A mio avviso investire nella sostenibilità è una scelta quasi obbligata, proprio per permetterci di garantire un futuro alle aziende, o perlomeno di aumentare la percentuale di farcela, viste le difficoltà di questo particolare momento storico. Per un’azienda produttiva essere sostenibili significa investire in efficientamento energetico perché la miglior energia è quella che non si consuma (risparmiandola, appunto) oppure integrare negli stabilimenti produttivi le energie rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, trigenerazione o altre fonti di energia pulita a seconda dei luoghi in cui si trova l’azienda). Altro esempio è ragionare in termini di efficienza ed efficacia, per eliminare sprechi o scarti, se siamo poco efficienti saremo anche poco sostenibili. Le aziende più redditizie sono quelle che hanno una migliore efficienza, e sicuramente i loro processi gestionali interni sono passati anche da analisi di sostenibilità. Oppure per un’azienda di servizi capire come possono abbracciare percorsi di sostenibilità per poter poi comunicare ai propri stakeholders e clienti il loro essere sostenibili. È ormai di comune conoscenza il fatto che un consumatore a parità di servizi, prediliga l’azienda che dimostri di essere sostenibile o comunque che abbia iniziato un percorso verificabile di sostenibilità. “Verrà presto presentato da Ambiente & Salute e Kaiti expansion il progetto Impresa Green, una nuova realtà al servizio della sostenibilità ambientale e della sua comunicazione al mercato? Quali sono gli obiettivi che vi siete fissati e cosa più specificatamente offrirete alle aziende?” Il progetto Impresa Green vuole essere un servizio di affiancamento alle aziende per avviarle ed accompagnarle al percorso di apprendimento sul vasto mondo della sostenibilità. Ho usato la definizione di percorso di apprendimento ma avrei potuto parlare di percorso di formazione o di consapevolezza. Dico questo perché abbiamo riscontrato che tantissime aziende, anche di medie dimensioni, non hanno ben chiaro le potenzialità della sostenibilità. Questa lacuna è facilmente colmabile grazie ai servizi di Impresa Green, partendo dalla formazione e proseguendo in affiancamento ai reparti di marketing e comunicazione. Gli obiettivi possono variare da azienda ad azienda, dipenderà da quanto tempo queste potranno dedicare al team di Impresa Green e quali obiettivi si vogliano raggiungere. Certamente tutte le aziende desiderano aumentare il fatturato, oppure migliorare i margini di guadagno, oppure accrescere immagine e reputazione del proprio brand. Tutti questi obiettivi possono essere raggiunti, a patto che al nostro fianco ci sia un consulente con una profonda conoscenza dei temi legati alla sostenibilità anche per evitare spiacevoli situazioni tipo il fenomeno del greenwashing che può diventare per l’azienda un vero e proprio boomerang, incidendo negativamente sulla reputazione del brand.

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L’INTERVISTA

FRANCESCO BROMO

Digital Strategist di Kaiti expansion

Perché comunicare la sostenibilità? Quello della sostenibilità ambientale (e non solo) è un tema molto sentito in questo momento, acuito da uno scenario internazionale nel quale le persone e gli Stati si trovano a dover affrontare una crisi energetica cercando nuove fonti di approvvigionamento senza di fatto avere grosse alternative a quelle tradizionali ed inquinanti. Il trend è stato colto anche dal marketing e dalla comunicazione. Fateci caso: quanti spot che ascoltate in radio mentre andate a lavoro o che guardate in tv la sera a casa fanno leva sulla sostenibilità? Utilizzare questo tema per soli fini commerciali, però, rischia di tradursi in greenwashing, ovvero la pratica scorretta di attribuirsi comportamenti sostenibili non comprovati dai fatti. Il vero green marketing, invece, è quello che incide positivamente sulla reputazione aziendale e in questo senso è un asset strategico dell’impresa: i risultati di bilancio arriveranno, ma sono la conseguenza, non lo scopo della comunicazione sostenibile. Come comunicare la sostenibilità? Tutti i mezzi si prestano a questo tipo di comunicazione naturalmente, ma come detto la sostenibilità riguarda la reputazione che ha a che fare con la fiducia che le persone attribuiscono a un brand. Reputazione e fiducia dimorano nel regno delle relazioni e quali sono i canali d’elezione per la costruzione di relazioni tra persone e aziende? Le piattaforme digitali in generale e i social nello specifico che hanno un grande capacità di aggregazione (e polarizzazione) all’origine delle tante community che si sono formate nel tempo intorno proprio a questi temi e alle aziende che ne hanno fatto un vessillo. Il digital, poi, ha almeno altri due vantaggi: creatività e misurabilità. Per quanto riguarda la prima, i contenuti possono assumere mille forme diverse (immagini, video, slideshow, podcast, blog, streaming, etc.) e giocare su mille temi differenti (basti solo pensare al numero di Giornate Mondiali legate all’ambiente). Per quanto riguarda la misurabilità, invece, sappiamo bene che la granularità del dato fornito dagli strumenti di comunicazione digitale consente di attribuire un peso specifico anche a concetti apparentemente astratti come awareness e reputation.

Il vero green marketing è quello che incide positivamente sulla reputazione aziendale e in questo senso è un asset strategico dell’impresa

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BUSY NEWS

L AV O R O | M E R C AT I | I N N O VA Z I O N E | A M B I E N T E | E X P O R T | R I C E R C A | E V E N T I

PATAGONIA DIVENTA NO PROFIT In questo numero leggerete diverse volte il nome di questo brand come esempio virtuoso di business sostenibile, ma Patagonia è arrivata al passo definitivo. L’ex alpinista 83enne Yvon Chouinard, fondatore e proprietario del brand, ha deciso infatti di cedere l’azienda a un fondo ad hoc e a un’organizzazione no-profit. L’obiettivo sarà di garantire che ogni centesimo dei profitti (circa 100 milioni di dollari annui) siano utilizzati per la lotta al cambiamento climatico e proteggere i territori non sviluppati in tutto il mondo.

Arriva la Lotteria Filantropica L’Agenzia delle accise, dogane e monopoli ha autorizzato la prima Lotteria filantropica Italia. Si tratta di una lotteria in cui l’intero ricavato è destinato alle attività del Terzo settore. L’iniziativa, organizzata da Fondazione lotteria filantropica Italia, è un progetto digitale che avvierà la vendita dei biglietti il 1° febbraio 2023. Fino al 30 luglio prossimo aziende e privati potranno partecipare, versando 500 euro (deducibili) per ogni biglietto. Il premio per il vincitore sarà di scegliere e intitolare a suo nome uno dei progetti sociali proposti.

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BUSYNEWS

Merge, rivoluzione per le cripto? Siamo forse ad una grande svolta verde per il mondo delle criptovalute e del sistema blockchain. Ethereum infatti – la seconda valuta digitale al mondo per capitalizzazione dopo Bitcoin – è pronta per adottare il meccanismo di validazione delle transazioni con il sistema Merge, un metodo che taglierà drasticamente il lungo ed energeticamente dispendioso sistema di validazione precedente. Merge dovrebbe permettere di abbattere drasticamente il pesantissimo consumo energetico globale del sistema cripto.

NUMERI Accordo tra Bper e Unindustria Una procedura concordata e tempi certi per le imprese che richiedono finanziamenti o affidamenti: è questo l’obiettivo dell’accordo siglato tra Bper Banca e Unindustria Reggio Emilia. Si tratta di un patto che rafforza l’adesione di Bper Banca a Bancopass, il servizio gratuito che facilita la pianificazione finanziaria e l’accesso al credito, sostenuto e promosso da Piccola Industria Confindustria nazionale e ora disponibile anche per le aziende associate a Unindustria Reggio Emilia.

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BUSYNEWS

6%

Speso solo il 6% del Pnrr

11,7 miliardi

L’Italia ha speso quest’anno, fino ad agosto, il 6% dei fondi del Pnrr: 11,7 miliardi su 191,5 miliardi totali del Piano Ue. Il dato, aggiornato al 31 agosto scorso, è contenuto nella seconda Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr trasmessa al Parlamento dal governo Draghi. Nel documento vengono anche dettagliate le linee di intervento: si va da un massimo di 3,6 miliardi in infrastrutture e trasporti a 128 milioni per la digitalizzazione. Il ritardo nella spesa dell’Italia è stato oggetto di uno scontro a distanza tra la leader di FdI Giorgia Meloni e lo stesso premier Draghi.

su un totale di

191,5 miliardi

1 Via libera per il biometano Arrivato finalmente il via libera ai fondi del Pnrr per i progetti legati al biometano e relativi a tutta la filiera. Si tratta di una cifra pari a 1,7 miliardi, leva fondamentale per sviluppare investimenti sia per i privati (soprattutto aziende pubbliche) sia per gli enti pubblici (impianti per il trattamento dei rifiuti). Il biometano è un gas rinnovabile e sintetico, prodotto da scarti agricoli o dal trattamento dei rifiuti - ma anche dalla miscelazione dell’idrogeno con il monossido di carbonio e la Co2, una soluzione che in prospettiva potrà aiutare a superare la dipendenza dal gas russo.

2 Primo calo dell’e-commerce

Gas nigeriano per l’Europa

Secondo Statista nel 2022 i ricavi globali dal commercio telematico scenderanno in valore assoluto, ed è la prima volta. La stima di fine anno è di entrate per 3.843 miliardi di dollari, in lieve calo dai 3.748 miliardi 2021. Si tratta di una frenata del 2,5%, fisiologica dopo due anni di vigorosi aumenti legati alla pandemia, quando il divieto di lasciare casa ha accelerato la digitalizzazione dei servizi. Nel 2019, quando il mondo non conosceva i blocchi delle attività, i ricavi globali del commercio online furono 2.632 miliardi di dollari, l’anno dopo erano già saliti a 3.266 miliardi.

Interessanti dichiarazioni dal ministro del petrolio nigeriano Timipre Sylva, tra gli ospiti di punta del 50° Gastech svoltosi a Milano. È infatti emerso che la Nigeria, grande produttore di idrocarburi che fa parte dell’Opec, ha tra le sue priorità strategiche quella di esportare gas direttamente in Europa. Per farlo sta ultimando il metanodotto Akk, che la collegherà all’Algeria, e sviluppando una decina di grandi progetti tra altri tubi e impianti Gnl. L’obiettivo è di essere pronti per l’inverno 2023.

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Raddoppia il biologico in Italia

Stabile la vendemmia italiana Previsioni di stabilità per la vendemmia 2022 da parte di Coldiretti. Si dovrebbero confermare i 50,2 milioni di ettolitri prodotti nel 2021, dato che fa conquistare all’Italia il tetto del mondo in termini di quantità prodotte mentre al secondo posto si piazza la Francia che rispetto allo scorso anno vede aumentare la produzione del 16% sfiorando i 44 milioni di ettolitri e al terzo la Spagna che è fra i paesi che hanno subito di più i danni causati dalla siccità con la produzione di vino crollata a 35-37 milioni di ettolitri. Il dato italiano sarebbe potuto essere migliore, ma la frenata è dovuta soprattutto alla crescita esponenziale dei costi con un +35% in media a causa delle tensioni su energia e materie prime generate dalla guerra in Ucraina con aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi.

Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari in Italia secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. I terreni bio rappresentano il 17,4% delle campagne del Paese quasi il doppio della media europea (circa 9%) e molto vicino all’obiettivo Ue che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Ed è boom anche di imprese agroalimentari biologiche che salgono a oltre 86mila, il 79% in più in un decennio, dando all’Italia il primato europeo per numero di aziende. L’Emilia-Romagna oggi è la quarta Regione in Italia per superficie coltivata a bio e per numero di operatori biologici. Sono oltre 7mila le aziende agricole biologiche e una superficie totale che supera i 200mila ettari rappresentando circa il 18% della Sau regionale.

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terreni coltivati a bio in Italia

oltre

86mila

imprese agroalimentari biologiche

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milioni di ettari


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In un mercato del lavoro come quello attuale, diventa sempre più cruciale per i datori di lavoro implementare e migliorare le proprie politiche di retention delle risorse umane.

Si parla sempre più spesso di green marketing ultimamente e il rischio di ripetersi a volte è alto. Come Kaiti però abbiamo voluto organizzare un talk per parlare proprio di questo, perché crediamo che sia una reale opportunità per le aziende.

STEFANO ANGIONE

DAVIDE CAITI

ACCOUNTING Sovente sentiamo parlare di parità di genere o gender equality. Secondo l’Onu il termine identifica la “parità tra donne e uomini, i quali hanno uguali condizioni per realizzare i loro pieni diritti umani e per contribuire e beneficiare dello sviluppo economico, sociale, culturale e politico”.

FORMAZIONE Il tema della formazione post diploma, alternativa a quella universitaria, è molto sentito dal tessuto imprenditoriale, eppure è una risorsa ancora poco sfruttata.

FRANCESCO NOTARI

ELISA BRAGHIROLI

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MARKETING

IMPULSI

Green marketing come leva competitiva

di Davide Caiti Presidente di Kaiti expansion, agenzia di marketing e comunicazione www.kaiti.it

Si parla sempre più spesso di green marketing ultimamente e il rischio di ripetersi a volte è alto. Come Kaiti però abbiamo voluto organizzare un talk per parlare proprio di questo, perché crediamo che sia una reale opportunità per le aziende. Se è vero infatti che nel corso degli anni si è assistito ad una sempre maggiore sensibilità da parte dei consumatori rispetto al mondo dell’ecosostenibilità, altrettanto vero è che le aziende, soprattutto quelle grandi e strutturate, si stanno impegnando nell’implementazione di strategie di green marketing. A che pro? È evidente che il ritorno, in termini di immagine, valori, riconoscibilità, sia notevole: ne è un esempio estremo Patagonia, che da sempre produce capi di abbigliamento sostenibili e recentemente ha addirittura ceduto l’azienda a una no profit per salvare il pianeta. Approcciare il green marketing significa di fatto sviluppare strategie che non vogliono vendere nulla, almeno direttamente; comunicare la sostenibilità significa invece fare informazione e, a un livello più alto, diffondere una certa cultura e sviluppare un nuovo modello di consumo e stile di vita. Perché è questo quello che il mercato si aspetta oggi: consumatori attenti, competenti, disposti anche a pagare di più se si riconoscono nei valori del brand. Ma attenzione! Per ottenere risultati, una strategia di green marketing richiede correttezza, chiarezza, accuratezza e rilevanza. Se condotta in modo approssimativo, infatti, potrebbe generare critiche o persino sanzioni: millantare un comportamento sostenibile non comprovato dai fatti è quello che in gergo viene definito greenwashing, un boomerang da evitare fin dall’inizio. Fare green marketing significa quindi comunicare green, raccontando progetti, trasmettendo valori, promuovendo campagne, ma anche essere green, basando il proprio vantaggio competitivo sulla capacità di essere utili per l’ambiente e il pianeta. Tornando all’esempio di Patagonia, il suo fare green marketing non è “fuffa”, anzi: fin dall’inizio si è davvero sempre contraddistinta

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per essere genuinamente ispirata da quei valori personali e aziendali che poi mostra nelle sue memorabili campagne pubblicitarie. Ecco, crediamo che nella comunicazione di domani sarà indispensabile sfruttare l’attenzione per l’ambiente e la sostenibilità come leva competitiva per fare davvero la differenza sul mercato e coinvolgere attivamente un pubblico sempre più esteso di persone che potranno fare la loro parte nel processo di cambiamento in cui tutta la società è chiamata a partecipare. E come per tutto il resto, anche questa volta non sarà solo prerogativa del b2c; anche il b2b sarà sempre più coinvolto da queste logiche, dai processi produttivi alla comunicazione.


VISIONING

IMPULSI

Da Budapest a Bucha

La gloriosa storia del Partito Comunista Italiano è lordata, ahimè - lo dico da uomo di sinistra - da alcune macchie indelebili. Una è il sostegno dato nel 1956 all’invasione sovietica dell’Ungheria. L’”aiuto fraterno” dell’Armata Rossa costò ai malcapitati ungheresi nell’immediato circa 3.000 morti ammazzati e la soppressione, per i successivi 34 anni, di qualsiasi spiraglio di democrazia. Oltre a decenni di file per comprare il pane e di miseria egualitaria per tutti, tranne che per i gerarchi di partito e i loro famigli. In quell’occasione Togliatti e il gruppo dirigente del Pci commisero ben più di un errore: commisero un crimine. “Sai mi sento ribattere ancora oggi - allora il mondo era diviso in due blocchi”. “È vero - rispondo io - il problema è che il Pci aveva scelto di stare col blocco sbagliato”. Le cose andarono un po’ diversamente nel 1968, quando i Sovietici concessero il bis invadendo anche la Cecoslovacchia e stroncando nel sangue la cosiddetta Primavera di Praga. In quel caso il Pci condannò la brutale invasione, ma senza scomporsi più di tanto. Nella sinistra italiana non ci furono mobilitazioni di massa contro i cingoli dei carri sovietici. Va detto che non pochi attivisti del Pci, con motivazioni divergenti ma concordi nel ritenere non più rinviabile una rottura radicale con Mosca, che purtroppo non ci fu, giudicarono troppo blanda la presa di distanza del partito. Alcuni di loro stracciarono la tessera, ci fu anche chi fondò un quotidiano dissidente che è tuttora in edicola, “il Manifesto”. Mi sono sempre chiesto come fosse stato possibile, nel 1956 e nel 1968, che persone sinceramente impegnate contro le ingiustizie, come senz’altro erano in grandissima maggioranza i comunisti italiani dell’epoca, potessero avere preso simili abbagli, scambiando i gerarchi sovietici del tempo, autentici criminali doc, per “compagni che sbagliavano”. Ho sempre avuto il sospetto che questa colpevole sottovalutazione sia avvenuta per un mix di annebbiamento ideologico e opportunismo personale. Alzi la mano chi di noi non tiene famiglia e non è allo stesso

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di Stefano Campani Direttore di Boorea. Svolge ricerche e analisi di carattere economico per la Cgil di Reggio Emilia e altri enti stecampani@gmail.com

tempo abbarbicato tenacemente a idee e illusioni consolatorie che lo aiutano a vivere meglio. Oggi i contesti sono cambiati completamente, il sanguinario ex funzionario del Kgb Putin non è il mummificato Breznev, l’orgoglioso Zelensky non è il remissivo Dubcek, e gli ucraini non hanno nessuna voglia di farsi altri 70 anni di Ruski Mir. Perciò pagano un prezzo altissimo, esemplificato dal male assoluto delle fosse comuni di Bucha, Izyum e Mariupol. Ma mi sembra evidente che il mix già in azione negli anni ’50 e ’60 abbia ancora una certa forza propulsiva.


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ACCOUNTING

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Parità di genere in azienda

Sovente sentiamo parlare di parità di genere o gender equality. Secondo l’Onu il termine identifica la “parità tra donne e uomini, i quali hanno uguali condizioni per realizzare i loro pieni diritti umani e per contribuire e beneficiare dello sviluppo economico, sociale, culturale e politico”. L’Agenda 2030, che è un vero e proprio piano d’azione globale per lo sviluppo sostenibile in 17 obiettivi, tratta anche la parità di genere. Anche in Italia vi sono progressi sul sostegno alla parità di genere. La legge 162/21 ha apportato importanti modifiche al Codice delle pari opportunità del 2006, istituendo la Certificazione della parità di genere. Inserita nella missione 5 del Pnrr, quella inerente ai temi “Inclusione e coesione”, la Certificazione della parità di genere è un sistema di gestione a ciclo triennale, che attesta le politiche e le misure concrete adottate dalle aziende per ridurre il divario di genere in relazione all’opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale e di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità. Il decreto del 29 aprile 2022 della ministra Bonetti definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere e individua aree di valutazione che determinano il grado di inclusività dell’organizzazione: innanzitutto cultura e strategia, quindi quelle di governance e processi Hr; poi ancora le opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, l’equità remunerativa per genere, la tutela della genitorialità e la conciliazione vita-lavoro. Per ciascuna area vi sono specifici Kpi (ossia degli indicatori) che misurano il grado di maturità dell’organizzazione attraverso un monitoraggio annuale e verifiche biennali. La Certificazione, ottenibile da qualsiasi impresa indipendentemente dalle dimensioni e dal settore, comporta una serie di vantaggi per le imprese, economici e valoriali. Permette innanzitutto di godere di uno sgravio contributivo fino a 50 mila euro annui; è poi utile come punteggio pre-

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di Francesco Notari Partner in Analisi S.p.A. notari@analisi.it

miale per la concessione di aiuti di Stato e/o finanziamenti pubblici in genere. La Certificazione determinerà anche un migliore posizionamento in graduatoria anche per i bandi relativi all’acquisizione di servizi e forniture. È poi un elemento di caratterizzazione aziendale che consente di avere maggiore trasparenza per gli stakeholder, quindi anche un simmetrico miglioramento dell’immagine aziendale e reputazionale, oltre a implementare un percorso più ampio di sostenibilità generale dell’intera azienda.


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FORMAZIONE

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La formazione duale

Il tema della formazione post diploma, alternativa a quella universitaria, è molto sentito dal tessuto imprenditoriale, eppure è una risorsa ancora poco sfruttata. Anche per questo motivo la riforma degli Its, gli Istituti Tecnologici Superiori, è uno degli obiettivi principali del Pnrr. In questo panorama si innestano i percorsi Ifts (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore), attuati grazie a bandi annuali promossi dalle Regioni e con caratteristiche simili ai corsi degli Its, ma sono più agili e flessibili. Hanno innanzitutto una durata inferiore: un anno invece di due, per accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro; sono poi maggiormente personalizzabili in termini di competenze e di contenuti; possono essere realizzati da strutture formative leggere, che non richiedono iniziali investimenti in capitale e la costituzione di Fondazioni, oppure essere utilizzati dagli Its per ampliare la loro offerta, quindi sostanzialmente di essere progettati sulle reali esigenze delle aziende e con un corposo pacchetto di stage/tirocinio in azienda, che permette appunto agli allievi di avere già un’ottima preparazione direttamente sul luogo di lavoro. Purtroppo questi strumenti non sono ancora adeguatamente padroneggiati dappertutto, sono infatti solo sette le Regioni che nel 2021 hanno attivato questi percorsi e avviato al lavoro poche migliaia di allievi. «Ifoa è uno dei soggetti in grado di organizzare e gestire al meglio questi percorsi, ed è già socia di diverse fondazioni Its», dichiara il Direttore Generale Umberto Lonardoni. E aggiunge: «Tra queste, ad esempio, segnaliamo quella Agroalimentare di Mantova con cui abbiamo sviluppato un nuovo corso nel settore food marketing digitale ed export management, per la piazza di Milano e dedicata a studenti residenti in Lombardia. Il percorso formerà tecnici superiori con specifiche conoscenze sulle eccellenze agroalimentari del territorio di appartenenza e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valo-

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di Elisa Braghiroli Responsabile Ifoa Formazione Giovani

rizzazione dei prodotti e delle aziende di settore». Inoltre Ifoa ha lanciato nel 2022 l’innovativo modello dell’Academy aziendale, nel quale si ricercano, sulle precise esigenze della singola azienda, e poi si formano ad hoc giovani under 25 attraverso un impianto ideato da Ifoa stessa, che si avvale di una formazione Ifts (quindi il corso è gratuito perché approvato e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna) unita ad un’assunzione diretta degli allievi tramite contratto di apprendistato di primo livello. «È quello che abbiamo avviato recentemente per la Mead Informatica di Reggio Emilia, in cui stiamo formando nove giovani aspiranti tecnici informatici con un profilo altamente specializzato e calibrato esattamente sulle esigenze dell’azienda», dichiara Elisa Braghiroli, Responsabile Ifoa Formazione Giovani. «Sarà un autunno molto attivo», aggiunge. «Il progetto delle Academy sta suscitando l’interesse di aziende di diversi settori. Da quello informatico al meccanico, stiamo costruendo le prossime aule che formeranno giovani per realtà del Nord Italia e speriamo sia solo l’inizio per realizzare nel nostro Paese il vero modello duale».


DIRITTO

IMPULSI

Il patto di non concorrenza

di Stefano Angione AGSZ Studio di Avvocati sangione@agszavvocati.it www.agszavvocati.it

In un mercato del lavoro come quello attuale caratterizzato, da una parte, dall’oggettiva difficoltà di reperimento dei profili specialistici più ricercati e, dall’altra, dalla conseguente aumentata concorrenza tra competitors non solo sul mercato a valle dei prodotti, ma anche a monte su quello del reperimento e reclutamento delle migliori figure professionali, diventa sempre più cruciale per i datori di lavoro implementare e migliorare le proprie politiche di retention delle risorse umane. A tal fine, sono senz’altro adeguate politiche retributive e di welfare aziendale, volte a rendere sempre più appetibile e attrattivo il posto di lavoro presso il datore di lavoro. Ma nei confronti di chi è già o entra alle dipendenze del datore di lavoro, assume rilievo determinante la previsione di adeguate clausole di non concorrenza post contrattuale con le quali si prevede - al momento dell’assunzione o anche in seguito - l’espresso divieto al lavoratore di occuparsi, al termine del suo rapporto con l’attuale datore di lavoro, presso un concorrente apportando a suo favore le skills e il know-how personali maturati in seno all’azienda in costanza di rapporto. Affinché la clausola di non concorrenza post contrattuale sia valida ed efficace occorre rispettare il dettato di cui all’articolo 2125 del codice civile, che testualmente recita “Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo. La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di

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dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata”. Quindi, a pena di nullità, il patto di non concorrenza post contrattuale deve in primis risultare da atto scritto, quindi deve essere specificamente remunerato e infine essere contenuto in specifici limiti di oggetto (potrebbero essere gli stessi prodotti dell’ex datore di lavoro o prodotti similari, oppure determinati concorrenti dello stesso, oppure determinati settori merceologici e così via), di tempo (massimo 5 anni per i dirigenti e 3 per i dipendenti) e di luogo (una determinata area geografica nazionale, regionale, provinciale o ibrida). Il patto di non concorrenza può riguardare l’intera platea dei lavoratori dell’azienda, indipendentemente da livelli di inquadramento e categoria legale e non necessariamente i lavoratori di livello più elevato. Inoltre, il patto può interessare qualsiasi attività che possa competere con quella del datore di lavoro e non deve quindi necessariamente limitarsi alle sole mansioni espletate dal lavoratore nel corso del rapporto di lavoro. Prossimamente approfondiremo il tema con un sguardo particolareggiato ai dettagli di questo tipo di accordo e alla parte economica.


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L’occasione del lavoro ibrido

di Paolo Salami, Area Manager di Master Training

C’è un tema che già oggi sta entrando prepotentemente nelle azioni per lo sviluppo del lavoro ibrido e che ne segnerà il futuro: la sostenibilità ambientale. Oggi le tematiche del rispetto verso l’ambiente, il consumo energetico, sono ormai fattori di primo piano in ogni ambito economico e in tutte le scelte delle aziende: molte optano per sistemi di produzione di energie rinnovabili con cui alimentarsi, altre implementano azioni per il ristoro ambientale attraverso realtà che mettono a dimora alberi e piante, come ad esempio Treedom. Ma sempre più spesso si percorrono scelte che possano incidere in questo ambito a monte,da questo punto di vista il lavoro ibrido potrà avere un ruolo prioritario. Sempre più diffuso, questo modello lavorativo vede le aziende adottare nuove tecnologie per fornire ai dipendenti gli strumenti giusti per lavorare da casa, come ad esempio la suite per lo smart working MasterVoice, una scelta che potrà avere ricadute positive sia sull’ambiente che sulla reputazione. Oggi anche i clienti finali sono molto attenti a questi valori, li cercano e li apprezzano quando vengono perseguiti dalle aziende alle quali si rivolgono. Del resto le ricadute ambientali del lavoro ibrido, che venga svolto in parte da casa senza recarsi in ufficio, sono piuttosto evidenti a partire dalla riduzione di emissioni di CO2 legate ai mezzi di trasporto, privati o pubblici, utilizzati per andare al lavoro; ma anche la riduzione delle emissioni e del dispendio energetico legato al riscaldamento e raffreddamento degli uffici, a seconda della stagione. Infine diminuisce anche il consumo di cibo da asporto con una conseguente riduzione dello spreco alimentare e del consumo di imballaggi monouso. È però importante considerare anche le necessità che questo modello lavorativo richiede per poter essere comunque altrettanto produttivo rispetto a quello con la presenza quotidiana in ufficio. Ad esempio mettere i dipendenti in condizione di utilizzare diverse tipologie di

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dispositivi per gestire il lavoro a distanza, tra computer fissi, notebook, tablet e smartphone. Sarebbe in parte legato a questo obiettivo l’aumento dei budget a supporto dell’It remoto che, secondo le ricerche più recenti, sarebbe nei programmi del 50% delle aziende europee, che si stanno indirizzando verso il lavoro ibrido. La maggior parte dei segnali indica quindi che il lavoro ibrido potrà diventare una nuova bandiera della sostenibilità ambientale, insieme al passaggio a un modello operativo più orientato all’economia circolare ove si parla dei dispositivi tecnologici necessari e il miglioramento dei comportamenti quando si tratta di sostituirli (avviandoli al riciclo e riutilizzo). Fondamentale per questa evoluzione sarà una piattaforma di collaborazione all’avanguardia, un sistema omogeneo semplice da gestire. La piattaforma per smart working Open ad esempio integra funzionalità quali telefono fisso, chat, video call, e in più documenti e webinar in un’unica suite, senza installare applicazioni e senza perdere qualità o sicurezza. È sufficiente un browser per lavorare a distanza e telefonare come dal proprio interno in ufficio, così come chattare, o ancora fare video call con colleghi e clienti, utilizzando qualsiasi tipologia di dispositivo.


IM PRESSIONS W E B | S O C I A L M E D I A | T R E N D | T I P S &T R I C K S | V I R T UA L E | AT T UA L I TÀ

Così parlò Elon Musk Chi vuole avere un piccolo osservatorio nel futuro, di tanto in tanto, sa qual è la scorciatoia: il profilo Twitter di Elon Musk. Il celebre imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense è da sempre considerato un uomo con quello sguardo azzardato nel futuro che manca a molti. E scorrendo la bacheca del suo account Twitter si capisce facilmente, perché tra un nuovo drive test di una Tesla e la messa in orbita di un nuovo satellite Starlink, spesso ama piazzare predizioni tranchant e prese di posizione spiazzanti, che a primo acchito possono apparire mere provocazioni, ma che suscitano sempre vivo interesse e appassionati dibattiti. Tra i tweet più controversi degli ultimi tempi possiamo segnalarne due in particolare. Nel primo Elon Musk afferma che il collasso della popolazione a causa dei bassi tassi di natalità è un rischio per la civilizzazione molto maggiore del riscaldamento globale, puntualizzando anche come già il global warming sia di per sé un rischio enorme. Il secondo tweet è invece una netta presa di posizione su un argomento che si dibatte ormai da anni: «I paesi dovrebbero aumentare la produzione di energia nucleare! Cessarla è folle dal punto di vista della sicurezza nazionale e un danno per l’ambiente». La discussione è servita.

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IMPRESSIONS

ENVIRONMENTAL, SOCIAL, GOVERNANCE

[ ın,ˌvaɪıərənˈ’mɛ ntəl, səʊʃ ∫əl, gʌ vərnəns ] Se l’acronimo Esg vi risulta del tutto nuovo è decisamente ora di aggiornarvi, perché si tratta di un’espressione che in ambito economico e finanziario indica tutte le attività e gli obiettivi legati a un modo di produrre, investire e fare impresa responsabilmente, tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e per l’appunto di governance. In un mondo in cui alle imprese non viene più chiesto solo di fare profitti, ma anche di avere un impatto positivo (o quantomeno neutro) sulla società e sull’ambiente, le metriche Esg sono ormai un fattore indispensabile per qualsiasi impresa si cimenti a sfidare i mercati.

WOR dS BRAND ACTIVISM

GREENWASHING [ greenwɑʃɪа∫ıŋ ] Si fa presto a pensare di lavare la coscienza aziendale con una spruzzata di verde, ma le authority sono dietro l’angolo, il consumatore non abbocca facilmente, non perdona e ricorda pure. Le pratiche aziendali di greenwashing sono in sostanza promesse non verificabili o false riguardo all’impatto della propria produzione sul clima e sulla decarbonizzazione atmosferica. Diverse aziende negli ultimi anni hanno condotto questo tipo di comunicazione o marketing ingannevole, per poi essere fragorosamente scoperte e subire forti ricadute di immagine. Ricordate la risonanza mondiale dello scandalo dieselgate nel 2015 negli Usa? Alla Volkswagen state sicuri che lo ricordano ancora...

[ brænd æktɪvɪzəm ] La trasformazione graduale da una platea di consumatori acritici a quella di una di consumatori consapevoli richiede alle aziende di essere all’altezza della sfida. Ecco che entra in ballo il brand activism, dove al marchio non viene più richiesta una semplice strategia di seduzione orientata al sostenibile ma, appunto, un reale attivismo. Fare, non solo apparire, e del resto bisogna pur fare per avere qualcosa da raccontare. E allora le imprese devono stare dalla parte della società da cui attingono la propria clientela, e questo comporta investimenti mirati, scelte di campo, partnership green per raccogliere in premio l’orientamento del consumatore che sempre più sceglie chi si impegna per il bene comune.

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IMPRESSIONS

“NON COMPRATE QUESTA GIACCA” Un settore industriale che fino a oggi ha creato maggiore inquinamento sul pianeta è senza dubbio quello tessile, in cui i problemi di sostenibilità sono tantissimi. Oggi però le aziende di abbigliamento sono molto più attente alla sostenibilità, quasi ogni azienda ha sviluppato un percorso Esg degno di questo nome. Tuttavia ci sono esempi virtuosi che vanno ben oltre l’ordinario, ed è il caso del brand Patagonia, società statunitense di abbigliamento outdoor fondata nel 1984 da Yvon Chouinard, alpinista di fama mondiale, con in testa l’idea di creare prodotti di alta qualità nel pieno rispetto dell’ambiente. La questione ambientale negli anni ‘80 non era esattamente una priorità come oggi, per questo l’impegno di questo brand lo pone al di sopra di qualsiasi sospetto di greenwashing. Del resto Patagonia sin dalla sua fondazione dona circa l’1% dei suoi ricavi a organizzazioni ambientaliste, inoltre la sua mission aziendale mette subito le carte in tavola: “We are in business to save our home planet”. Ma soprattutto è interessante evidenziare la comunicazione di questo brand, che nel Black Friday 2011 lanciò una campagna pubblicitaria che letteralmente invitava a non comprare i propri prodotti, a meno che al consumatore non fossero davvero necessari.

PODCAST VERDI Podcast, ma anche vodcast. Le aziende sempre di più si affidano alla creazione di contenuti audio e video per approfondire le tematiche ambientali, per fornire alla propria utenza uno spazio dedicato all’ecologia e allo sviluppo sociale, orientato alla narrazione aziendale oppure semplicemente no. In questo settore troviamo Mutti con la produzione di alcuni vodcast dedicati al valore delle persone e del loro lavoro. Poi il pregevole “Dicono che…”, podcast di Hera, in cui si sfatano miti infondati e si correggono convinzioni sbagliate in modo semplice e diretto. Anche Lidl, col suo “VoiceGreen” ha voluto sviluppare il proprio podcast per diffondere contenuti di sostenibilità, brevi, efficaci e interessanti.

MATTONCINI SOSTENIBILI Quando nel terzo millennio sei un’azienda che lavora con la plastica come materia prima, la svolta nel green marketing è una scelta che può essere lungimirante oppure obbligata. Il primo produttore al mondo di giocattoli, la Lego, ha adottato sicuramente una scelta lungimirante, graduale e ponderata. L’investimento attuale è di 400 milioni in tre anni, e gli obiettivi sono di arrivare entro il 2025 a packaging completamente realizzati con materiali rinnovabili o riciclati, ma soprattutto di produrre i propri mattoncini utilizzando materiali sostenibili entro il 2030 lasciando inalterata la qualità dei prodotti. L’azienda ha iniziato a produrre pezzi in materiale ecosostenibile dal 2018, si tratta di un polietilene di canna da zucchero al posto del polietilene classico. I primi pezzi costruiti con questo nuovo materiale sono proprio quelli green: alberi, piante, fiori. E il primo set in cui sono stati inclusi questi pezzi è stato, non a caso, quello di una grande casa sull’albero, con tantissimi pezzi ecosostenibili a simulare le fronde dell’albero verdi, o gialle nel caso si scegliesse una livrea autunnale.

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DIDI 4.0

Cari odiatori, questo messaggio è per voi di Davide Bianchini

Provate mai disgusto nel leggere determinati commenti lasciati dagli utenti sotto ai post di notizie di cronaca di qualsivoglia natura, dallo sport alla politica, dalla nera al gossip? Io sì, ripetutamente. E non vi dico cosa alcuni si spingono a scrivere alle redazioni dei giornali con email o messaggi privati sui principali social network. Mi chiedo cosa possa spingere una persona a mettere nero su bianco offese e giudizi lapidari, e a rivolgere i peggiori epiteti a chi la pensa diversamente, a chi magari sciaguratamente cede alla tentazione di rispondere e infilarsi in una discussione in cui la bestia da tastiera vuole per forza avere l’ultima parola. Odio. Odio a prescindere. Odio feroce. Chilometri di insulti tra persone che nemmeno si conoscono. Perché? Davvero viviamo in una società dove pensarla diversamente basta per essere offesi, additati, odiati, messi alla gogna e violentati pubblicamente? Sì. Esiste un pubblico becero sui social, con diritto di voto fuori dai social, che ama odiare e insultare il diverso, chi non la pensa in modo omologato (omologato a chi poi?), chi osa dissentire. E non prova nemmeno vergogna, perché lungo la strada prima o poi trova un suo simile pronto a dargli manforte, a infiammare ancora di più la discussione, in un crescendo cui solo l’arrivo di un nuovo bersaglio può porre fine. Perché l’odio non si placa, al limite sposta il mirino. Sembra perduta la capacità di dibattere in modo civile e stimolare un confronto tra pensieri differenti. Di accettare una critica anche profonda se argomentata ed esposta in modo urbano. Di accettare. Punto. Accettare che possa esistere un pensiero diverso dal nostro. Sento di dover lasciare un messaggio agli odiatori: fate attenzione, perché un giorno o l’altro potreste essere voi i portatori di diversità, finire voi nel mirino del prepotente che trasuda bile, e cadere nello stesso tritacarne alimentato dall’odio dei vostri simili. Perché chi odia, in fondo, non si sente simile a nessuno. Si sente superiore, migliore degli altri, forte di molteplici verità infilate a forza tutte nella stessa tasca. Che barba, conoscere solo verità... Il dubbio e la curiosità ci salveranno.

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M U S I CA | T E AT R O | C I N E M A | C U C I N A | L I B R I | A R C H I T E T T U RA | V I AG G I | S O C I A L E

I pittori di Pompei a Bologna Si è aperta il 23 settembre al Museo Civico Archeologico di Bologna I Pittori di Pompei, una delle mostre più attese della stagione espositiva autunnale in Italia che resterà fruibile fino al 19 marzo 2023. Curata da Mario Grinaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra il Comune di Bologna, il Museo Civico Archeologico e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana.

L’architettura in festa a Reggio Grande successo per il festival dell’architettura contemporanea di Reggio Emilia. Ogni studio d’architettura ha scelto un negozio del centro storico per esporre i propri progetti, andando così a creare un atelier diffuso in tutta la città. Un’iniziativa che ha preso il nome di STUDI CON - Gli studi di architettura incontrano il commercio, nonché un modo per rinsaldare il legame tra il territorio e i professionisti dell’architettura. La sinergia con la comunità si è concretizzata anche grazie ad altre iniziative: panels informativi nelle piazze, visite guidate e una cena al buio.

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APP

Moovit Disponibilità: Apple Store, Google Play Tipologia: trasporti Le applicazioni dedicate alle informazioni sul trasporto si stanno diffondendo e diventano sempre più integrate. Tra queste spicca Moovit, un’app che propone soluzioni per tutte le esigenze di mobilità. Utile per pianificare viaggi ma anche per capire estemporaneamente come muoversi al meglio. Una volta provata diventa indispensabile per muoversi nelle grandi città per il suo software sempre aggiornato che è in grado di fornire informazioni in tempo reale sugli orari e le linee di trasporto pubblico. Gli ultimi aggiornamenti hanno arricchito l’applicazione con l’offerta dei principali servizi di mobilità in sharing e i percorsi delle piste ciclabili, ampliando così la platea di utenti che possono trovare utile questa app. Ma a chi può non fare comodo una app del genere? Del resto praticamente tutti usano Google Maps, ma molti utenti ritengono Moovit un’app ancora migliore, da tenere quantomeno affiancata all’omologa onnipresente in tutti gli smartphone gestita dal colosso di Mountain View.

PODCAST

Don Chisciotte Piattaforma: Spotify, Apple Podcast, Google Podcast Durata media: 55 minuti Tra i più acuti commentatori degli scenari economici e politici c’è sicuramente Oscar Giannino. Lo si può amare o odiare, ma sicuramente nessuno potrà mai contestargli la rude ma lucida franchezza con cui ha sempre espresso i suoi convincimenti. Chi scrive ha sempre in mente l’acre sfogo (con tanto di pugni battuti sul tavolo) con cui, dai microfoni di Radio 24 reclamò col suo editore la libertà di incalzare brutalmente i ministri che dicevano menzogne, posizione che da lì a breve lo portò fuori da quella testata. E se manteneva orgogliosamente questa posizione dalla radio di Confindustria, cosa pensate possa dire in un podcast dove non deve rendere conto a nessuno? Ecco perché il suo Don Chisciotte è un prezioso punto di osservazione sulla realtà politico-economica del Paese, dove la foga e la passione vanno di pari passo con la puntualizzazione dei fatti, dati alla mano. Il podcast ha cadenza settimanale ma non di rado le puntate possono diventare più fitte, in base alle esigenze della situazione. E un Don Chisciotte non può certo andare alla battaglia coi mulini a vento da solo, per questo Giannino si affianca a Carlo Alberto Carnevale Maffè e Renato Cifarelli, i suoi Ronzinante e Sancho Panza, con cui non di rado lo scambio di opinioni diventa tagliente, ma mai pregiudiziale. Tutto questo fa di Don Chisciotte un piccolo e poco conosciuto caposaldo di lucidità e franchezza nel grande, e talvolta desolante, campo dei mulini a vento della comunicazione embedded.

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Visti da vicino SERIE TV

James May, il nostro agente in Italia Prime Video (6 puntate - 2022)

Tutti noi italiani talvolta ci chiediamo cosa pensano di noi all’estero, e spesso ci rispondiamo anche, qualche volta in modo smaccatamente autoassolutorio e altre in modo spietatamente masochistico. Guardando con attenzione le sei puntate di questa serie di Prime, ci capiterà di viaggiare lungo lo Stivale con l’occhio ironico ma imparziale del giornalista britannico James May, molto noto anche al pubblico italiano per essere stato uno dei conduttori della fortunata trasmissione Top Gear. Il fil rouge della serie è facile da individuare: stupore, meraviglia e disagi di un flemmatico inglese alle prese con usi e costumi di una cultura molto lontana dalla sua. Tuttavia, se mister May in Giappone appariva davvero come un pesce fuor d’acqua, in Italia ha fatto presto a imparare a sopportare l’insopportabile pur di godersi meraviglie inaspettate. E bisogna ammettere che sarà un viaggio inaspettato anche per lo spettatore italiano, perché le puntate passeranno inevitabilmente a esplorare alcuni luoghi comuni italici e paesaggi fin troppo familiari per chi vive nel Belpaese, ma approderanno anche a situazioni e luoghi sorprendenti e misconosciuti persino per noi. Le puntate scorrono piacevoli e intriganti, e bisogna ammettere che lo stile sornione, autoironico e lo humor britannico di James May rendono molte situazioni straordinariamente divertenti e il conduttore un familiare e complice compagno di viaggio. Per approdare infine alle conclusioni sull’Italia. E non crediamo di fare alcuno spoiler rivelando che James May ha capito di aver viaggiato in un Paese che coltiva un amore infinito per le sue radici e le cose che orgogliosamente produce, ma consapevole di essere “Facciamo sempre la paternale a questo Paeterribilmente disorganizzato se, gli diamo uno scappellotto in testa per il suo e divorato dalla sua stessa stato confusionale, ma in realtà siamo tutti ingiburocrazia. Non doveva certo nocchiati di fronte all’Italia e agli italiani. In fondo venire a dircelo un inglese, una piccola parte di ognuno di noi desidera forma sentirselo spiattellare in temente essere italiano”. faccia è sempre utile.

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I Maestri New Order, Blue Monday, 1988 Risorti dalle ceneri dei Joy Division, i padri della new wave pubblicano un singolo destinato a fare la storia. Tra le pietre miliari della musica moderna.

Artista: Editors Titolo: EBM Etichetta: PIAS Anno: 2022 L’eclettica band di Birmingham ha pubblicato il 23 settembre il settimo lavoro in studio: EBM è un’opera diretta e senza filtri, in cui emerge un senso di urgenza espressiva e di pura fisicità. Più chiare che mai le influenze synth-pop e new wave del gruppo, che sfocia quasi nel citazionismo di un sound capace di trascendere le epoche e di emozionare ancora.

Electronic Body Music

Sulla Mappa Working Men’s Club, Fear Fear, 2022 Giovanissimi e sorprendenti. La band dello Yorkshire irrompe nuovamente nella scena alternative con il secondo album, che fonde post punk a suoni electro-dance senza tregua. Sul Palco Mastersystem, Dance Music, 2018 Il supergruppo composto da due coppie di fratelli: il compianto Scott Hutchinson e il fratello Grant (Frightened Rabbit), insieme ai fratelli Lockey (Editors e Minor Victories). Un album pregevole che colpisce direttamente all’anima, una vena malinconica sorretta da ritmiche incalzanti e chitarre distorte.

di Eddi

Bon Iver ritorna in Italia Cosa: Bon Iver Dove: Mediolanum Forum, Milano Quando: sabato 5 novembre 2022 Justin Vernon, in arte Bon Iver, fa il suo ritorno nel Belpaese con l’unica data italiana del tour. Accompagnato da una folta band, lo statunitense vincitore di due Grammy trasporterà il Forum in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio: un repertorio originale di brani unici, in grado di incantare, emozionare, sconvolgere.

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BOCCONCINI DI CASTAGNE E BACON

Ravioli verdi ai funghi INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Far bollire le castagne per 40 minuti, quindi scolarle e farle raffreddare in una ciotola con acqua ghiacciata. Sbucciare le castagne con un coltellino, privandole anche della pellicina interna. Avvolgere ogni castagna in una fetta di bacon formando degli involtini. Cuocere in forno a 180° C finché il bacon non risulterà croccante.

AUTUNNO

Per l’impasto: • 400 g di farina 00 • 100 g di farina di semola di grano duro • 50 g di spinaci • 4 Uova PER IL RIPIENO E IL CONDIMENTO: • 500 g di funghi misti • 250 g di robiola • 100 g di Parmigiano Reggiano • prezzemolo tritato q.b. • 1 spicchio di aglio • 2 cucchiai di olio EVO • sale q.b. • burro q.b. PREPARAZIONE Cuocete gli spinaci in una padella a fiamma bassa e coperti; quindi strizzateli e tritateli in un robot da cucina. Su un piano da lavoro impastate farina, uova e spinaci, fino a ottenere un composto omogeneo che lascerete riposare per 30 minuti, avvolto in una pellicola. Nel frattempo pulite i funghi e fateli cuocere in una padella con olio e aglio, regolandoli di sale, per una decina di minuti. Una volta raffreddati, tritateli e trasferiteli in una ciotola, insieme alla robiola, il Parmigiano Reggiano e il prezzemolo, amalgamando bene il ripieno. Tirate l’impasto e create i vostri ravioli distribuendo il ripieno sulla pasta, ripiegandola su se stessa, chiudendola e tagliando i bordi con una rotella tagliapasta. Sbollentate i ravioli in acqua salata per qualche minuto e condite con burro fuso, prezzemolo e Parmigiano Reggiano.

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Involtini di pollo al radicchio INGREDIENTI PER 2 PERSONE

• 4 fette di petto di pollo • 4 foglie di radicchio • 50 g di speck • 100 g di taleggio • 1 bicchiere di acqua • 1/2 bicchiere di vino rosso • dado vegetale q.b. • olio EVO q.b.

IN TAVOLA di Giulia Pellegrini

PREPARAZIONE Assottigliate le fettine di pollo con un batticarne, poi appoggiate sopra a ognuna una fettina di speck e una foglia di radicchio, aggiungendo infine qualche pezzetto di taleggio. Arrotolate in modo da formare un involtino e chiudetelo con dello spago per alimenti. Fate rosolare gli involtini in una padella con un filo di olio per un paio di minuti, rigirandoli a metà cottura. Sfumate con il vino rosso e quando sarà evaporato aggiungete anche l’acqua e il dado vegetale sbriciolato. Coprite con un coperchio e cuocete per circa 20 minuti, rigirando gli involtini di tanto in tanto. Togliete quindi il coperchio e fate cuocere per ancora qualche minuto. Togliete gli involtini dalla padella, rimuovete lo spago, poi impiattateli irrorandoli con il loro intingolo.

LATTE SPEZIATO ALLA ZUCCA In un pentolino ottenere uno sciroppo di acqua e zucchero, unendo polvere di cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero grattugiato e aggiungendo infine la purea di zucca. Distribuire due cucchiaini di sciroppo alla zucca nelle tazze e versarvi sopra caffè espresso e latte caldo; completare con un ciuffo di panna montata e una spolverizzata di cannella.

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ANTEPRIME O R O S C O P O D I OT TO B R E

ARIETE

TORO

GEMELLI

Non siete fatti per restare sul fondo, per vivacchiare. In questo periodo lo state sentendo particolarmente. Vi sentite pronti a emergere e avete voglia di visibilità; se riuscirete a sconfiggere quella latente paura di fallire che vi frena da sempre, è fatta.

Andrete incontro ad una fase di rinnovamento del vostro lavoro, che però renderete più estetica che sostanziale. In una prima fase attirerete critiche, ma il tempo vi renderà giustizia. State accumulando un notevole stress, è ora di dare più importanza al benessere.

Sono in arrivo frutti e risultati tanto agognati, finalmente il vostro merito verrà riconosciuto come da tanto tempo aspettavate. Si apre una nuova fase di rinnovata fiducia in voi stessi, usatela anche per tutelare la vostra salute, in particolare occhio a stress e pressione.

CANCRO

LEONE

VERGINE

Qualcuno vi metterà i bastoni fra le ruote e la vostra vena vendicativa vi farà perdere tempo ed energie a scoprire di chi si tratta. Impegnate piuttosto le vostre capacità a rimettervi in carreggiata e a produrre risultati validi e visibili a tutti. Non agitatevi.

Vi aspetta un periodo decisamente positivo, dove incarnerete un ruolo di guida per i colleghi. Verrete cercati da coloro che vogliono migliorare il proprio lavoro e questo vi accrediterà molto nell’ambiente professionale e a livello di autostima.

Un grosso ostacolo vi si para davanti prima del raggiungimento di un obiettivo a lungo agognato. Vivrete preoccupazione e ansia, ma solo con coraggio, logica e intuito potrete uscire vincitori da una situazione di impasse. Curate maggiormente il relax.

BILANCIA

SCORPIONE

SAGITTARIO

In arrivo significative novità sul versante economico, ma non lasciatevi assorbire dal denaro e non adagiatevi sugli allori. Puntellate piuttosto le basi delle vostre prospettive professionali, perché il meglio deve ancora venire. Vorrete mica perdervelo?

Molto lavoro arretrato vi aspetta, ma saprete affrontarlo migliorando anche il vostro approccio agli impegni. Tuttavia mantenete sempre alta la concentrazione e non esagerate con le ore di lavoro. Non trascurate la sfera degli affetti.

Potreste impaludarvi in una fase critica, con situazioni esasperanti e difficoltà apparentemente insormontabili. Se riuscirete a non abbattervi e a dosare le vostre energie in modo da tenere duro, ci saranno nuove opportunità nel giro di poche settimane.

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

Vi aspetta un periodo pieno di sorprese, ma non tutte saranno positive. Preservate le energie e la determinazione per i momenti davvero importanti e date il giusto peso alle persone e alle situazioni. In amore vale lo stesso discorso, non create problemi dal nulla.

In aprile vi aspetta al varco una scelta molto delicata che potrebbe evitarvi in futuro conseguenze negative. Solo voi saprete quale decisione prendere, ma presentatevi all’appuntamento determinati e sereni. C’è già chi è pronto a rubarvi il tempo su un’incertezza.

Il cambiamento che desiderate ardentemente dovrà ancora attendere. Il periodo non sarà favorevole, anche perché qualcuno a voi vicino gioca una partita truccata. Attenzione a chi dice di aiutarvi, non siate certi che lo fa solo per il vostro interesse, anzi…


scritta al ROC n. 9369 dal 18/02/02 autoriz. Tribunale di RE n. 944 del 10/03/1997, autorizz. P.I. RE n. 1402 Rivista associata all’Unione Stamp. Periodici Italiani

Imprenditori è pubblicata da Kaiti expansion Anno XXIII - Rivista trimestrale Chiuso in redazione: ottobre 2022

REDAZIONE Direttore responsabile Davide Caiti Caporedattore Enrico Finocchiaro Redazione Elisa Predieri Hanno collaborato Stefano Angione, Davide Bianchini, Elisa Braghiroli, Francesco Bromo, Stefano Campani, Clara Collana, Francesco Notari, Giulia Pellegrini, Paolo Salami, Edoardo Vandelli Progetto grafico Kaiti expansion Art director Alessandra Aleotti Impaginazione e illustrazioni Valentina Rainieri Ufficio stampa Luca Tondelli Segreteria Sara Larocca - info@imprenditori.it Redazione Imprenditori, www.imprenditori.it, redazione@imprenditori.it

DISTRIBUZIONE Pubblicità Kaiti expansion srl, via dei Gonzaga, 18, 42124 Reggio Emilia, tel. 0522.924196 - fax. 0522.232317, www.kaiti.it, info@kaiti.it Stampa Petruzzi Industria Grafica, Via Venturelli 7/b, Zona Industriale Regnano, 06012 Città di Castello (PG) - Italia, Tel. +39 075 85 11 345, www.petruzzistampa.it Distribuzione: Abbonamento con indirizzi Abbonamenti Imprenditori è inviato ai titolari di abbonamento. Per informazioni contattare il Servizio Abbonamenti allo 0522.924196 o tramite mail info@imprenditori.it. è possibile abbonarsi direttamente su www.imprenditori.it. Abbonamento annuale (4 numeri) 30 euro Richieste arretrati/copie visione Inoltrare richesta a redazione@imprenditori.it

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