intervista di A.R. in occasione dello spettacolo “70 anni” andato in scena all’edizione 2022 di Tendenza Clown, organizzato da Circuito CLAPS al Teatro Parenti di Milano
IL CIRCO HA ATTRAVERSATO TANTI CAMBIAMENTI E TU CON LUI. COSA SIGNIFICA PER TE “CIRCO” OGGI. Il circo come l'ho conosciuto quando avevo 5 anni non esiste più. Migliaia di circhi, dal Barnum fino alla famiglia di poche persone con una gradinata all’aperto, e tra i due estremi una varietà infinita di circhi. In città c’erano ristoranti
foto di Sara Meliti come obiettivo il poter competere con i teatri, i grandi varietà. Invece il nuovo circo è nato con una immagine meno ambiziosa, con una estetica diversa, supportato da un nascente mondo dei festival di teatro di strada. Un mondo che nasce negli anni '70, che ha plasmato un’intera generazione di artisti e di pubblico, fino all’arrivo nel decennio successivo del Cirque du Soleil, che conquista il pubblico e propone una nuova dinamica e un nuovo modello. Il Cirque du Soleil non rappresenta niente del mondo del circo che io ho vissuto da piccolo, e la stessa cosa vale per
genere di circo possa perdere il grande pubblico che il circo di tradizione era riuscito a conquistare. Non voglio essere negativo, dico questo per amore del circo. Sono stato ad Aurillac in tanti altri festival, dove ho visto delle cose eccezionali, ma ho paura che si sia isolato, che si rivolga a pochi, che si rinchiuda nella forte protezione dei supporti istituzionali.
Grillo e Zelensky nella mia opinione non sono l'immagine della forza del comico in politica. In un mondo dove tutto è comunicazione rappresentano dei professionisti che hanno saputo usare i mezzi della comunicazione e conquistare un potere. Non credo che rappresentino cosa i clown potrebbero fare in politica. A differenza di Grillo e Zelenski io non ho mai voluto essere un politico o fare politica. Sono un pessimo organizzatore, sono individualista e non voglio essere circondato tutta la
LEO BASSI leobassi.com
dove andava a mangiare la gente di circo, c'era il meccanico dove portare i mezzi per le riparazioni, c'era un indotto enorme, che ora non esiste più. Dopo la II guerra mondiale questo mondo esisteva ancora, poi probabilmente con l’avvento della televisione è cominciata la crisi. Il naufragio di questo mondo non deve essere considerato un evento tragico, ma un processo fisiologico di una società che va avanti, con cose che muoiono e tante altre nuove che nascono. Parallelamente al naufragio del circo di tradizione si affermava con forza lo spettacolo in strada. Anche io ho fatto la strada, e quando sei in strada cominci a creare valori differenti dal circo tradizionale, che aveva
il teatro di strada. A mio padre non piaceva che io mi esibissi per strada, gli sembrava povero, e non gradiva nemmeno il Cirque du Soleil, perchè lui voleva vedere il suo nome come artista sul manifesto, e questo con il Cirque du Soleil non era possibile. Quello che poi è diventato il mondo del circo contemporaneo, sostenuto anche esso con forza da un vivace circuito di festival, è anche questo diverso dal circo che ho conosciuto da ragazzo. Nutro un sentimento ambivalente nei suoi confronti. Da un lato mi piace la sua creatività, lo sforzo di uscire dalle convenzioni, ma vedendolo da fuori ho paura che rimanga troppo isolato dal pubblico popolare. È più borghese, adotta un linguaggio di élite. Così come la sinistra si è allontanata dal popolo e ora abbiamo i sovranisti, temo che questo JUGGLINGMAGAZINE.IT
CLOWN, PROVOCATORE, QUALE È IL TUO IMPEGNO NEL SOCIALE E COSA PENSI DELLE “CARRIERE” POLITICHE DI COMICI COME BEPPE GRILLO O VOLODYMYR ZELENSKI. Quando lavoro ad uno spettacolo non lo pianifico come un'iniziativa politica o sociale. Ma nella creazione, in modo sorprendente, mi accorgo che quello che sto dicendo va contro le convenzioni. Trascorro la vita a sorprendermi del perchè le cose sensate che dico non le dicono tutti. Credo che dipenda dalla povertà filosofica del mondo in cui viviamo.
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vita da staff. Mi piace parlare, conversare, ma ho tante cose da fare e non voglio avere riunioni e responsabilità oltre quelle che decido di prendere per me. È anche la mia debolezza, perchè so che una società non può funzionare senza questo impegno. Mi vedo e desidero essere più come uno sciamano che una persona di potere. Anche nel mondo tribale gli sciamani non erano figure politiche. C’erano i capi tribù e c'erano gli sciamani, che davano consigli ma che non prendevano e non potevano prendere il potere. E poi c'era il consiglio degli anziani, ma neanche loro potevano avere il controllo totale. C'era un leader che aveva la forza di controllare tutto e essere il capo. Credo che il clown sia sciamano e non capo.
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