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Juggling Magazine #111 - june 2026

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Per la cronaca, nonostante il festival abbia abbondantemente soddisfatto le aspettative del pubblico, degli artisti e degli operatori, uno “scontro frontale” tra lo staff e la direzione di UP – Circus & Performing Arts è maturato nel corso dei mesi precedenti al festival, culminando in una settimana di sciopero da parte dello staff, a pochi giorni dall’inaugurazione del festival, approdato sui media della regione. In un settore ancora fragile, che lotta da anni per un maggiore riconoscimento e supporto, dove il lavoro conserva ancora ritmi e dinamiche al limite della “tossicità”, i temi del well being, della salute mentale, della tutela dei diritti, balza sempre più frequentemente sul tavolo. Allo staff e alla direzione di UP – Circus & Performing Arts auguriamo di cuore di poter convergere presto e solidamente su linee di sostenibilità e collaborazione.

cus Diptych di F.S. Blumm e lo uso come fanno Kolja e Luuk con gli oggetti sotto il loro tendone: lo riattivo, e lui riattiva. Ogni traccia apre un frammento della performance, non cronologicamente ma per associazioni e risonanze che la musica genera. [1, PRE-ENTRANCE]. La tenda di questo spettacolo è nera, sferica, un duomo. Ci fa entrare in un luogo che è di lavoro e di studio, che odora di segatura. Kolja è già in scena che gira intorno alla pedana trasportando una carriola, lentamente costruendo lo spazio. Uno spazio interiore condiviso con Luuk: anche lui in scena a gambe sospese, sotto sopra; nel sottosuolo, nel buio nero della tenda dove questo cantiere è ricreato. [2, LUUK DESCENDING]. Pezzi di segatura cascano da sopra (dove Luuk è arrampicato e sospeso) a sotto: così funziona la gravità in questa prima realtà, finché [3, REVOLVING PLANK ONE] e tutto cambia e vibra. Incomincia tutto un capovolgersi dei corpi e della nostra percezione di questi nello spazio. Basculer è forse il termine azzeccato, basculare. Che dal francese vuol dire ribaltarsi su un asse orizzontale e che nel circo diventa la bascule: il tram-

Mortel Jus de Mortel Le Mur de la Mort ph Lilla Konig

ricca serie di incontri, tavole rotonde, presentazione di progetti e di spettacoli in fase di creazione. All’interno delle giornate professionali due eventi ci hanno coinvolto direttamente: il Focus Italia organizzato da TALEA ed articolato in spettacoli, presentazioni, tavola rotonda, prelibato buffet italiano; il Meeting INCAm dei media project di circo, con il suo esito IMAC#3 legato al festival. Ad entrambi gli eventi dedichiamo ampio spazio in questo numero.

polino a bilico. E come questo oggetto in scena ruota, ecco che si porta dietro tutto lo spazio e le regole gravitazionali che prima lo abitavano. Siamo davanti a una nuova realtà, uno spazio incerto dove tutto muta e vibra, dove è lui o sono io a girare? È infatti in una maniera insolita che Luuk gira su questa bascule: non è un gioco di pesi e salti ma di ribaltate. Incorpora il tentativo di avanzare in una temporalità che non è lineare ma che viene piegata alla ripetizione – un principio che compone tutto lo spettacolo, dai movimenti agli oggetti al suono. [4, DISK ROLLING]. Gira il mondo gira e girano anche i vinili ma non in un giradischi. Girano in aria o sul terreno di questo cantiere (o stanno fermi e un piccolo furgoncino Volkswagen gira su di loro). In scena Kolja si muove tra materiali che cambiano stato, comprime vinili, manipola quello che sembra asfalto. Sintonizza la sua presenza agli oggetti, e non è il rischio a tenere lo sguardo, ma il modo in cui il gesto si trasforma insieme alla materia, mordendola. Ed è una lugubre destrezza, la cui trasformazione (da vinile ad asfalto, da vinile a cibo) prosegue un discorso sull’instabilità, sul precipitare del tempo in questo sottosuolo contemporaneo. [5, KNEE STUCK]. Il suono del contrabbasso entra nello spazio come una pressione, lo inclina. Anche il corpo si adatta: avanzare significa sempre perdere equilibrio e ritrovarlo. [6 / CARPET RAMP]. Il gesto di salire non produce un'altezza, ma ancora una varia-

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zione continua della direzione. [7, CHLADNI PLATE] o magie nouvelle. Una superficie di metallo risuona e vibrando fa danzare la segatura su di essa: le leggi della dinamica escono dal loro recinto, diventano magia, un vento dal sottosuolo. [8, HAMMOCK LUUK KOLJA]. Il tempo o il non-tempo. I momenti rotanti che vengono spezzati da ciò che rimane sospeso, un fiato. E poi [9, ICE DISK], si ritorna a girare nel riverbero e nell’eco. Mentre scrivo, un eco metallico distorto passa in cuffia da destra a sinistra e poi ritorna, come una bascule che continua a girare nello spazio. Come accade sotto il tendone, dove il suono ha una forma e uno spazio propri rotanti, dalle casse appese sparse sul telaio della tenda. [10, SUNNY CAVE] è un cinematico close-up su una tenda che continua a girare come un ecosistema fatto di relazioni tra materia, corpi e movimenti: cosmico. È uno sguardo finale su uno spazio che mantiene una necessaria incertezza ma una continua e ciclica conversazione. Come quella che nasce dallo sguardo tra Kolja e Luuk che sembrano ogni tanto cercarsi ma restando distanti. E anche come quella tra i corpi in scena, e con il corpo del suono. Un dialogo con una ricerca che ha tanto di visivo (e strizza l’occhio volutamente o meno alla video art di Christian Marclay). Dunque una conversazione necessaria e mai esaurita: un tendone che gira su se stesso, fatto di dimensioni che continuamente si attraversano.


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