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Juggling Magazine # 104 - september 2024

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UNTERWASSER

ph Elena Castellano

unterwassertheatre.com

Ci siamo incontrate nel 2012 lavorando insieme alla produzione dello spettacolo Ehi, con la regia di Ivan Franek. All'epoca avevamo circa 30 anni e ognuna di noi aveva una formazione consolidata e un bagaglio di esperienze nel mondo del teatro. Valeria: dopo la laurea magistrale in Scienze Umanistiche con un piano di studi tra storia dell'arte e teatro ho studiato recitazione presso scuole private, approfondendo lo studio sulla Commedia dell’Arte, il teatro in maschera, la drammaturgia, la narrazione e il clown. Innamorata del teatro di figura, nel 2009 ho partecipato a master e studiato costruzione e animazione di oggetti e ombre con maestri come Mimmo Cuticchio, Gaspare Nasuto, Gyula Molnar, Paola Serafini, Luca Ronga. Giulia: laureata in filosofia, mi sono trasferita a Bologna diplomandomi alla scuola Galante Garrone, che dedica molta attenzione alle maschere, al clown e alle figure. Ho studiato anche io commedia dell'arte con Claudia Contin e seguito diversi laboratori, approfondendo il lavoro sul teatro d'ombre. Aurora: diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, appassionata del mondo del circo e dell’arte contemporanea, ho sempre ricercato un modo non convenzionale di lavorare, trattando il fil di ferro per realizzare piccole sculture e oggetti, sull'esempio dell'opera di Calder. Ho lavorato come scenografa e costumista dietro le quinte, per scoprire poi con Valeria e Giulia quanto sia meraviglioso donare vita agli oggetti, animando in scena le sculture da noi realizzate. Lavorando insieme abbiamo subito capito di condividere poetica, sensibilità, gusto estetico, una propensione alla manualità, una passione per l'arte. Nel 2014 abbiamo

fondato la compagnia UNTERWASSER, “Sott'acqua”. L’acqua è un elemento che ci è molto caro. Per andare sotto la superficie bisogna immergersi, andare in profondità. Il fondale è il mondo dell’incon-

fatti. Alcune tematiche sono ricorrenti nel nostro lavoro: il riferimento agli aspetti dell’animo umano, al percorso di esplorazione di sé, di presa di coscienza, e di slancio verso l'esterno, verso il mondo e l’altro.

scio e dell’onirico e per poterlo raggiungere bisogna avere il coraggio di andare in apnea, di perdere per qualche istante i punti di riferimento che ci rassicurano. Sotto l'acqua non ci sono parole. Nei nostri lavori la parola è ridotta all'essenziale. È la musica fusa con le immagini a veicolare le emozioni (lavoriamo spesso su musiche originali). L'utilizzo di questo linguaggio universale ha sempre agevolato le nostre trasferte all'estero. Ci siamo accorte che in altri paesi europei c'è una maggiore sensibilità nei confronti del Teatro di Figura, ma anche in Italia negli ultimi anni ci sono stati segnali importanti di apertura e un interesse crescente nei confronti della sperimentazione.

Il nostro primo spettacolo, Out (finalista al premio Scenario Infanzia e vincitore Premio Eolo) ha girato il mondo con più di 200 repliche. Out è uno spettacolo visuale, un’originale fiaba di formazione raccontata attraverso il linguaggio immaginifico del teatro di figura. Abbiamo mosso i primi passi insieme su un terreno che ci risultava più noto, la tecnica delle marionette da tavolo, ma prestissimo abbiamo iniziato a sperimentare la rottura della tradizione, uscendo dallo spazio convenzionale della baracca. Ci siamo lasciate stupire dal modo in cui erano gli oggetti stessi, con i limiti tecnici che ci imponevano, a suggerirci il cammino da intraprendere. Non nascondiamo mai la nostra presenza in scena, perché amiamo l'effetto magico che nasce quando il pubblico crede all'incanto, nonostante l'artificio sia ben visibile. Lavorando con le figure evitiamo di imporre loro scelte razionali a priori, perché si rischia quasi sempre un risultato retorico, banale e poco interessante. Bisogna essere capaci di fidarsi, di rischiare e di giocare.

ph Giulia De Canio

Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio in conversazione con Giorgio Enea Sironi

Delle figure ci interessa il potenziale poetico, la possibilità di variare atmosfere, creare illusioni improvvise, arditi cambi di prospettiva. Siamo più affascinate dagli aspetti espressivi e comunicativi che dal raggiungimento di una perfezione tecnica dei manuJUGGLINGMAGAZINE.IT

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