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Juggling Magazine Città di Circo , allegato JM #78 - march 2018

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D A L

D I N A M I S M O

FOTO DI ELENI ALBAROSA

A T T R A T T O

DINAMISMO CREATIVO

L’INDIPENDENZA E LA SCOMODA EREDITÀ DELLA TRADIZIONE di Salvatore Frasca

turi.fraska@gmail.com L’attuale movimento di circo sotto chapiteau si unisce, parla e si confronta durante la permanenza a Bologna. Ride o piange, si dimena e si compiace, nella pienezza della grande esperienza comune. Nel semicerchio gigante nel prato di Villa Angeletti ciascuno dei cinque circhi fa da specchio all’altro. E proprio in quel non quotidiano riflesso, che ogni collettivo ha la possibilità di esaminarsi. Quasi osservarsi dall’esterno. Si rivede nelle dinamiche umane e professionali degli altri colleghi. L’inevitabile confronto che scaturisce, può essere frustrante, ma il più delle volte, invece, è un momento unico che consegna una preziosa istantanea delle diverse identità d’ogni circo. Da questo autoesame ogni compagnia ne esce rafforzata: dall’evidenza delle differenze di funzionamento tecnico, esperienziale e artistico ciascuna realizza un’immagine più concreta di se stessa. Le discussioni si incrociano e si accavallano, davanti la porta di un circo quando con umiltà si ragiona sul lavoro artistico di un’altra compagnia; al bar quando, alticci, tra colleghi e amici ci si fa messia di grandi verità drammaturgiche, o quando più serenamente in una roulotte, alla notte, si parla di limiti. Materia per sofistiche disquisizioni ce ne è.

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Le oltre 40 repliche di 15 diverse produzioni hanno presentato agli artisti, oltre che al pubblico, un ventaglio di diversità di proposte suggestivo della dinamicità della creazione delle compagnie. Lontane, in queste avventure, dai ricchi circuiti di creazione d’oltralpe, le compagnie del circo attuale sono capaci di auto-produrre spettacoli dal rispettabile e assodato contenuto tecnico e artistico. Concordando che generi e gusti non sono referenze di qualità, questi presuntuosi circensi contemporanei si osservano tra loro e pensano, addirittura senza paura di vaneggio si compiacciono. Eccezionali momenti colorano di forti emozioni certe repliche: l’ultima dello spettacolo Bazar del Circo Paniko, per esempio. L’emozione degli artisti e quella del pubblico sono altrettanto vive. È speciale il momento quando un spettacolo che per quattro anni ha condotto la tenda e i suoi artisti in lungo e in largo per l’Italia rivede tutti gli artisti che si sono avvicendati nel tempo per un caloroso saluto a un pezzetto di anima Panika che va a riposare tra i loro ricordi e quelli di mila spettatori. Ancora più esaltante il contesto se la fine di uno spettacolo di lungo corso è contrapposto nella stessa piazza, in un fatto rarissimo nella pratica dello spettacolo viaggiante, il debutto fragile ed emozionante di uno spettacolo nuovo, frutto di nuove fatiche e carico di speranze. Il primo incerto volo da cui comincerà un nuovo viaggio per una compagnia e un circo che si preparano così a fendere il loro prossimo futuro. Uno spettacolo finisce la sua missione e un’altro muove i primi passi. Nella stessa piazza! BOOOOOOOM! La vita. Da spettacoli di grande formato con importanti scenografie e grandi macchine sceniche a solo-show minimalisti, l’estetica e il contenuto degli spettacoli è sempre oggetto di cura da parte dei creatori e la deontologica tensione verso un’espressione artistica coerente e sincera risulta essere motivo, ovviamente, d’ansia particolare per le compagnie sotto chapiteau.


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