Il Masterplan del “Po dei Laghi”. Una esperienza di partecipazione per la gestione, fra natura e cultura. dr. Ippolito Ostellino Direttore Parco regionale del Po torinese Intervento al seminario “PAESAGGIO UTILE. PROGETTI DI GESTIONE DEL PAESAGGIO” Corso organizzato da Fondazione Fitzcarraldo - Salone DNA Lingotto di Torino 5 Novembre 2011
1
2
Il titolo del seminario i “Paesaggi del marchio Po Confluenze Nordovest”: il Masterplan del Po dei Laghi”, con il quale si è chiusa la prima parte del programma di redazione e lancio della proposta attivata dal Parco del Po torinese nel 2010 (incontro tenutosi con una larga partecipazione al Museo di Scienze Naturali della Regione Piemonte il 20 ottobre 2011) , esplicita una parte essenziale del percorso che il progetto del marchio fluviale ha individuato e che si può riassumere nelle seguenti tappe: 1. costruire una immagine di territorio da promuovere e quindi una proposta di paesaggio. (IL MARCHIO TERRITORIALE); 2. individuare i soggetti, il percorso e i momenti per la costruzione della sua governance. (I PARTNER E IL PROTOCOLLO D'INTESA DEL MARCHIO); 3. inserire il progettoin un piano di valorizzazione che allea al suo interno beni materiali culturali e naturali e beni immateriali. (IL PIANO POCOLLINA CANDIDATO NEI PIANI V.T. DELLA REGIONE PIEMONTE); 4. dare a questo piano una visione esterna, comunicata e una modalità di promozione della fruizione del territorio alleandosi con i territori della collina torinese per ampie porzioni legati al Po. (IL CANALE DI COMUNICAZIONE COLLINAPO.IT); 5. dotarsi di un piano strategico di progettualità per mettere a valore l'esistente e individuare le nuove opere utili alla valorizzazione del territorio. (LO STRUMENTO DEL MASTERPLAN); 6. individuare i soggetti, i tipi di accordi e le forme di gestione dei beni individuati grazie alle analisi ed al dibattito costruito intorno al masterplan. (I MODELLI GESTIONALI).
I momenti di incontro del seminario del masterplan il 20 ottobre a Torino 3
Un percorso questo che si è mosso all'interno di due ambiti di confronto e di problemi:
1. quello del ruolo delle progettualità delle aree protette nei territorio nei quali sorgono, che si confronta con il dibattito sugli organismi gestionali del territorio intermedi in grado di mettere in rete i sistemi locali e le progettualità di scala più ampia, regionale, nazionale e comunitaria e quindi con la questione del rilancio delle aree protette su scala nazionale oggi oggetto di nuove iniziative legislativi o di proposte sempre di legge, attivate a scala delle regioni o del Governo nazionale. 2. quello delle dinamiche delle aree metropolitane e dei contesti urbani che hanno dato vita nel contesto torinese all'esprienza della Corona Verde, e delle attività legate alla gestione della misura comunitaria in corso di attuazione. Il percorso del masterplan in particolare quale obiettivo possiede? E' una occasione particolare parlarne nell'ambito del salone DNA Italia che rappresenta il primo market-placeper la valorizzazione e gestione del Patrimonio, un salone che crea reali opportunità di business e visibilità alle aziende, l’occasione per raccontare un settore mettendone per la prima volta a rete l’intera filiera. Appunto un evento sul patrimonio, dove beni culturali e naturali sono visti in una sola prospettiva e dove i beni del paesaggio e della natura vengono posti come tema culturale e quindi come un valore, ovvero una opportunità. Quindi per dare una risposta alla necessità di promuovere il territorio intorno al fiume Po nel torinese la costruzione del progetto di marchio è andata a candidare una immagine di territorio che il marchio Po Confluenze Nord Ovest ha interpretato (figura 1), ma per proporne una idea non di sola promozione di immagine, in qualche modo artificiosa ed esterna, ma volta a risolvere una domanda precisa: come permettere una forma di gestione, di manutenzione e di valorizzazione dei beni locali presenti che sia nel contempo duratura nel tempo e capace di attrarre l'interesse delle popolazioni locali e degli user esterni?
Figura 1 – Il territorio del marchio Po Confluenze Nord Ovest. 4
Una domanda che aveva già assunto una forte attualità intorno al 2005 quando fu proposta l'idea, ma che oggi, nella specifica situazione critica delle finanze pubbliche e non solo, diviene di assoluta utilità. Ecco che quindi il tema della individuazione delle risorse da mettere in gioco, materiali, immateriali, di impengo, di lavoro, poteva essere affrontato costruendo uno strumento di lavoro e guida di questo processo, il masterplan, composto delle seguenti parti:
1. individuazione del quadro conoscitivo con la descrizione delle dotazioni per la fruizione culturale per il quadro d’area vasta (comprensivo degli aspetti di interesse paesistico e ambientale e le prospettive turistiche nei piani e nei programmi d’area vasta e di marca, dei riferimenti generali: i trend evolutivi d’uso del suolo e della sicurezza idraulica e del bilancio delle attività di sistemazione dei siti estrattivi).
2. definizione delle strategie territoriali e paesistiche del Masterplan. 3. proposta delle linee di azione strategica. 4. articolazione territoriale per ambiti (comprensivi di degli interventi diretti previsti nelle azioni strategiche Interventi per la valorizzazione ambientale e per gli interventi per la fruizione.
5. definizione della gestione operativa delle strategie (comprensiva della promozione e il coordinamento delle attività di interesse del Masterplan, delle alleanze necessarie: i patti strategici con enti territoriali e operatori locali e di territori limitrofi e del bilancio socioeconomico per l’attuazione del Masterplan.
6. proposta degli scenari. Un processo che è stato avviato, in coerenza con gli obiettivi di fruizione e valorizzazione culturale, creato con altri due partner oltre al parco: la Direzione Cultura e Turismo della Regione e l'Unione Industriale di Torino con l'organizzazione delle società estrattive operanti nell'area (Unimin). Il lavoro è stato condotto aprendo il ditattito con il territorio e coinvolgendo le realtà interessate, sia con incontri plenari che con momenti di confronto nel territorio e presso i comuni coinvolti e indicati nella figura 2. Un momento di dibattito e confronto con il territorio molto importante ma che necessiterà di una continua e più incisiva azione.
5
Figura 2 – Il territorio coinvolto nel masterplan Po dei Laghi. Gli elementi di interesse che sono emersi sinteticamente dal lavoro sono stati:
1. la proposta di un complesso di beni che non era percepita precedentemente come spazio percepibile, ponendo in evidenza soprattutto le relazioni fra asse del territorio fluviale e territori circostanti, spesso visti come pianure esterne e non connesse.
2. la conduzione di un lavoro in alleanza fra imprese del territorio e soggetti pubblici per individuare le forme di cooperazione.
3. il coinvolgimento di una comunità di associazioni, amministratori e diversi portatori di interesse precedentemente non alleati in un progetto di area come quello proposto (con anche esempio virtuosi nuovi come la cooperazione con il sistema delle biblioteche territoriali dello SBAM metro-sudovest).
4. la proposta di progetti di intervento concreti sia di carattere complessivo come il sistema dei percorsi e della mobilità nell'area, che esemplificativi locali come il recupero del Santuario del Vallinotto. Una proposta originale per come ha saputo collocare sullo stesso piano progetti complessi e progetti locali.
5. l'avvio di una fase pilota di evoluzione verso i modelli gestionali un passo più in avanti dell'ormai avviato processo di Corona Verde, che si è mosso sugli stessi passi, anche se non ancora spintosi sul terreno della individuazione di scenari di attuazione, ma già sviluppato sotto una linea di governance locale.
6
Questi elementi si sono ulteriormente consolidati grazie alla parallela attività di lavoro che il riconoscimento del progetto di territorio ha avuto nell'ambito dei Piani di valorizzazione del territorio della Direzione Cultura e Turismo della Regione Piemonte, che ha fatto partire le attività di confronto locale, non per la costruzione diretta del masterplan (già finanziata nella prima fase e con un contributo della medesima Direzioen Regionale), ma per costruire le iniziative di promozione e di sostegno alla comunicazione delle risorse presenti (coincidenti alle tappe 3 e 4 del percorso descritto prima a pagina 1). Un momenti di lavoro che ha visto anche la costruzione di un ufficio di animazione e la nomina di un animatore delle attività di valorizzazione territoriale, utilizzando un modello di coinvolgimento di soggetti esterni ed associativi di particolare interesse. Oltre a questo aspetto il piano ha permesso di stringere i tempi per l'insediamento degli organismi previsti dal protocollo di intesa del marchio del fiume, con la Cabina di Regia e i gruppi di lavoro per le tre aree dlemarchio Po dei Laghi, Po dei Re, e Po delle Colline). Una fase che ha fatto incontrare su momenti di promozione diretta tante realtà territoriali del complesso dei territori del piano e riportati in figura 1, e che su momenti concreti ha richiamato a collaborare istituizoni, privati e cittadini, oltre a costruire un progetto di comunicazione con la progettazione e avvio del canale comunicativo www.collinapo.it .
Figura 3 – Il web www.collinapo.it.
7
Un progetto comunicativo che ha dato modo di costruire canali video su youtube (figura 4), materiali informativi (figura 5), un magazine di informazione di cui è stato editato il numero 0 online e su cartaceo promozionale (figura 6) ed iniziative di promozione diretta come i Disné, programma di incontri enogastronomici sul territorio (figura 7) .
Figura 4 – Il canale Youtube collinapo
Figura 5 – I materiali comunicativi (rollup) 8
Figura 6 – La copertina del magazine online, con la possibilità di consultare al suo interno anche materiali multimediali
Figura 7 – il Programma Disné 2010/2011 Questa fase di lavoro ha permesso di costruire più solide alleanze con territori forti dell'area, come quello del Po dei Re e con le amministrazioni delle comunità più importanti nei numeri e nelle ricadute territoriali come i comuni di Torino, Moncalieri e San Mauro. Inoltre le nuove prospettive aperte stanno permettendo di definire una estesa comunità di cooperazione che permette di porre le basi per una collaborazione per i progetti di tutela, che all'area protetta interessano per il raggiungimento del proprio scopo principale, quello legato alla tutela dei valori naturali presenti e che sono stati oggetto di approfondimento e riflessione nei materiali prodotti in occasione della II Biennale Paesaggio Zero (figura 8) . 9
Fig. 8 – Gli atti della seconda Biennale Paesaggio zero editati online. Gli elementi che invece hanno costituito criticità e difficoltà di sviluppo del programma sono stati quelli della complessità della costruzione dei rapporti fra gli attori locali, anche a causa del proliferare di ipotesi programmatiche sviluppate in questi anni, senza che da questi si generassero filoni di lavoro permanenti ed efficaci (come i PISL e i PTI). Una difficoltà in parte giustificata dal fatto che rispetto all'obiettivo di individuare un modello gestionale l'attuale momento economico e sociale rende difficile concretizzare forme gestionali, in un contesto diversificato come quello del territorio in oggetto del piano. Un secondo aspetto è stato quello del constatare un tessuto di territorio poco in dialogo al suo interno (se si eccettua per qualche iniziativa di promozione culturale come quella dell'Associazione Cultura e Turismo di Carignano) anche fra le componenti economiche (quali l'agricoltura e la ricettività) e scarsamente orientato alla costruzione di partenariati concreti anche con territori contermini come ad esempio quello del cuneese (per il quale vi sono contatti sporadici di promozione fatta eccezione per la realtà del Castello di Racconigi). Le tappe che attendono ora le successive fasi di sviluppo delle prospettive aperte con il masterplan sono relative:
1. alla
definizione dell'evoluzione del partenariato (partendo dall'attuale organizzazione prevista dal protocollo del marchio) per dare concretezza alle azioni individuate dal piano, con la costruzione del progetto gestionale e la messa a punto degli strumenti operativi, come la costituzione di un soggetto associativo fra i comuni e le imprese e il parco con gli altri soggetti, per la costruzione e l'avvio delle attività progettate (oltre a permettere di coordinare tutte le attività di promozione e rendere stabile e permanente il programma). In questo senso occorre dare forma alle diverse opzioni di cooperazione e accordo che il piano ha individuato, in particolare con il mondo dell'agricoltura.
2. all'estensione dei masterplan anche alle altre tre realtà coinvolte nel piano, del Po dei Re e del Po delle Colline oltre all'ambito della Collina torinese, per 10
contribuire nel suo insieme e come sistema alla costruzione di un progetto territoriale che consolidi l'architettura del marchio Po Confluenze Nord Ovest;
3. alla candidatura di questo processo come modello per il nuovo Piano paesaggistico regionale, nell'intento di proporre buone pratiche gestionali che permettano allo stesso piano di non essere solamente un piano di indirizzo e vincolo, ma anche una opportunità di modelli di gestione e mobilitazione delle risorse locali.
4. la messa a sistema di questa modalità di lavoro nell'ambito delle attività di programmazione dell'ente di gestione delle aree protette che in questo strumento ha individuato una delle fasi di attuazione dello strumento del Piano pluriennale economico-sociale che l'ente gestore che nascerà dal 2012 (unendo il Po e la Collina torinesi in un unico modello e soggetto gestionale), come gli altri nuovi enti parco piemontesi, dovrà redigere nel corso del biennio 2012-2013. Una fase questa di piano strategico importante per l'area protetta, nel percorso di costruzione di nuove modalità di coinvolgimento del territorio e di nuovi strumenti sociali ed economici per poter integrare di più politiche dei parchi e territori nei quali essi sorgono. Un percorso che mira a definire gli indirizzi per l'assetto dell'Infrastruttura Verde del territorio protetto, il modello territoriale già proposto dall'ente con i lavori dell'Osservatorio del Paesaggio, per porre le basi per la costruzione di nuovi assi di lavoto per il futuro riassetto della pianificazione ambientale dell'area protetta del Po, anche alla sua scala di progetto regionale esteso a tutto il territorio piemontese.
11