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Inside Art 185

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INSIDEART online

N. 185 | € 4,00

Crediti: Philip Aguirre y Otegui, photo Marco Zorzanello, courtesy La Biennale di Venezia


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IN MINOR KEYS, KOYO KOUOH

In Minor Keys, all’Arsenale la Biennale di Koyo Kouoh sceglie le frequenze basse

Nel pieno delle tensioni politiche che attraversano la Biennale Arte 2026 apre la mostra concepita da Koyo Kouoh, scomparsa nel pieno del progetto curatoriale

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IN MINOR KEYS, KOYO KOUOH


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IN MINOR KEYS, KOYO KOUOH

Martina Esposito

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IN MINOR KEYS, KOYO KOUOH

In apertura della mostra, realizzata in un anno

All’Arsenale, In Minor Keys prende forma

di lavoro corale, è stato infatti collocato un

come una composizione atmosferica che

Querelle politiche, padiglioni aperti solo su

sa prematuramente nel pieno del progetto.

estratto di un poema senegalese in omaggio

prende le distanze da una mostra tradiziona-

invito e contestazioni pubbliche: in questo

Proprio in memoria della curatrice ha preso

alle origini della curatrice, che aveva immagi-

le. Nelle sue intenzioni, Koyo Kouoh rifiutava

clima la 61ª Esposizione Internazionale

il via la conferenza stampa: «The dead are

nato un’esposizione incentrata su un regime

infatti l’impianto enciclopedico che negli ul-

d’Arte della Biennale di Venezia ha aperto

not gone», ha affermato Marie Hélène Pe-

percettivo all’insegna delle frequenze basse,

timi anni ha spesso caratterizzato le grandi

le proprie porte, e con essa la mostra all’Ar-

reira, tra i membri del team selezionato da

delle relazioni invisibili.

rassegne internazionali, scegliendo invece

senale concepita da Koyo Kouoh, scompar-

Kouoh che ha portato avanti In Minor Keys.

una costruzione per risonanze, attraversamenti e stati emotivi. Le lunghe navate dell’ex cantiere veneziano non vengono saturate da opere e dichiarazioni, ma trasformate in uno spazio di ascolto. A scandire il ritmo dei passaggi, i grandi drappi indaco progettati dallo studio Wolff Architects, che rallentano la visita, modificano la percezione della luce e del tempo. La mostra si muove secondo una logica quasi musicale, coerente con il titolo scelto da Kouoh: le “chiavi minori” diventano un modo di abitare il presente attraverso intensità sotterranee e frequenze basse, lontane dalla retorica spettacolare dell’arte globale. Insomma, In Minor Keys costruisce relazioni: le opere dialogano per affinità intuitive, genealogie diasporiche, memorie condivise e tensioni spirituali, intrecciando pratiche provenienti da Dakar, Beirut, Salvador, San Juan o Johannesburg senza trasformare la geografia in un dispositivo identitario.

Press Conference Biennale Arte 2026, photo Jacopo Salvi


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