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Tecnologie Alimentari n°3 2026

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BrauBeviale: l’industria delle bevande guarda al futuro

Gli HMO nella ricerca nutrizionale e pediatrica Linea virtualizzata per produrre biscotti

RIVISTA DELLE

SISTEMI PER PRODURRE

S S4

Dalla progettazione alla manutenzione: soluzioni integrate per l’industria alimentare

Engineering | Design | Planning | Construction & Commissioning

Equipment & Validation | Turnkey | Utilities | Equipment

Cables & Piping | Support & Maintenance

6 In copertina

Precisione al massimo livello

Con la tecnologia VEGA per la misura di livello, il produttore di semilavorati per bevande Döhler ha ottimizzato in modo sostenibile i propri processi, offrendo un esempio di digitalizzazione e automazione nell’industria dei semilavorati per bevande.

24 Cibus Tec 2026: la piattaforma internazionale della tecnologia per il food & beverage

Presentata la 54esima edizione della storica fiera meccanoalimentare che si svolgerà a Parma in ottobre. Tra i temi industriali spiccano i progetti speciali sulle tecnologie per il bakery e il beverage e la collaborazione con il World Pasta day, nel segno della diversificazione delle filiere coinvolte.

34 Gli HMO nella ricerca nutrizionale e pediatrica

Dall’integrazione del latte materno nell’infanzia al ruolo del Centro di Ricerca per la Farmacologia e Chimica Applicata dello SCFM. Le nuove frontiere di una nutraceutica traslazionale.

40 Una linea hi-tech per ampliare il mercato della pasta fresca

Abbiamo visitato la nuova area produttiva inaugurata da Scoiattolo - Raviolificio di famiglia, dove è già in funzione una linea altamente automatizzata, in grado di produrre 6 milioni di kg all’anno. Il progetto prevede l’installazione di altre 3 linee, per un investimento complessivo di oltre 30 milioni di euro.

52 Linea virtualizzata per la produzione di biscotti

Rockwell Automation punta sul digital twin per ripensare la progettazione e l’avviamento degli impianti alimentari. Simulazione, virtual commissioning e dati integrati consentono di ridurre tempi, rischi e costi, migliorando efficienza e flessibilità.

EDITORIALE

Le relazioni come motore di sviluppo (A. Bignami) 4 IN COPERTINA Precisione al massimo livello

Le caramelle del futuro? Funzionali, dai contrasti estremi e con meno zuccheri 12

Se dalla volatilità permanente nasce un valore durevole 16 Dall’olio

La prima pompa a girante flessibile con sistema di drenaggio per la sanificazione.

Design igienico, in conformità alle buone norme di fabbricazione per macchine destinate ai settori alimentare e farmaceutico.

Materiali di alta qualità, idonei all’uso a contatto di alimenti.

La stessa pompa può trattare prodotti liquidi e anche molto densi, dall’acqua alle creme e gel.

E editoriale

Si è chiusa una primavera densa di appuntamenti ed eventi e ci si appresta a vivere un autunno altrettanto “caldo” per quantità e qualità dell’offerta espositiva. Non fa eccezione il comparto delle soluzioni per l’industria alimentare e delle bevande che continua a muovere investimenti, scambi e persone. Proprio queste ultime anzi, nonostante le “minacce” dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione totale, restano il fattore chiave dello sviluppo industriale del settore. Ormai guardiamo con sufficienza ai tempi non così lontani del Covid in cui ci stavamo abituando all’idea che in fondo incontrarsi non fosse indispensabile, che bastasse una buona connessione video per consolidare rapporti e fiutare affari, che gli eventi fossero destinati a trasformarsi in algide piattaforme digitali. Oggi queste piattaforme sono un ricordo sbiadito, che tendiamo a rimuovere mentre corriamo a prendere un aereo per la prossima fiera in giro per il mondo. Ben venga il digitale, ovviamente, che contribuisce ad avvicinarci e a lavorare in modo più veloce e meno costoso. Ma non dimentichiamo che senza gli incontri di persona, tante grandi innovazioni non sarebbero nate o sarebbero state posticipate di molto. Gli eventi specialistici aiutano non

LE RELAZIONI COME MOTORE DI SVILUPPO

solo a creare il contesto fisico dove far convergere domanda e offerta, ma aiutano gli operatori a conoscersi, a stabilire relazioni, a sviluppare idee insieme, a uscire dal proprio angolo e guardare oltre, diventando così veri e propri acceleratori di sviluppo.

In questo numero parliamo in particolare di due fiere che hanno contribuito a fare la storia delle manifestazioni europee: una per le tecnologie food, l’altra per quelle beverage, i cui embrioni risalgono a metà del secolo scorso. Si tratta di Cibus Tec, che si svolgerà dal 27 al 30 ottobre a Parma, e di BrauBeviale, dal 10 al 12 novembre a No rimberga. Sono due esempi di fiere nate dal tessuto produttivo del territorio, che sono state capaci, lungo i decen ni, di interpretare i cambiamenti del settore, di aprirsi al mondo, di attraversare con dedizione anche le fasi più difficili. Oggi sono eventi più vivi che mai, anche grazie alla resilienza dell’industria alimentare e delle bevande che, a differenza di altri comparti, ha mantenuto forti competenze e capacità di innovazione nella nostra Europa, di ventando un pilastro sempre più solido della sua economia.

Con la tecnologia

VEGA per la misura di livello, il produttore di semilavorati per bevande Döhler ha ottimizzato in modo sostenibile i propri processi, offrendo un esempio di digitalizzazione e automazione nell’industria dei semilavorati per bevande.

PRECISIONE AL MASSIMO LIVELLO

Nei moderni processi di produzione, la misura di livello precisa è determinante per l’efficienza, il controllo dei costi e la sicurezza dei processi. Per questo, anche nell’industria delle bevande, in cui vengono lavorate grandi quantità di materie prime liquide, i procedimenti di misura affidabili sono cruciali. In questo ambito, affidarsi a metodi manuali e obsoleti significa rischiare non solo quantità errate e riempimenti eccessivi, ma anche notevoli perdite di tempo.

Presso Döhler, un produttore internazionale di semilavorati per l’industria delle bevande, il passaggio a una moderna tecnologia di misura di livello è stato realizzato in maniera esemplare. Con l’introduzione di sensori di livello radar della serie BASIC di VEGA, l’azienda è riuscita a ottimizzare in modo sostenibile i propri processi produttivi, un esempio emblematico di digitalizzazione e automazione nell’industria di processo.

LA SFIDA: 105 SERBATOI SENZA

MONITORAGGIO IN TEMPO REALE

Presso la sede di Oosterhout, nei Paesi Bassi, Döhler ge-

stisce un ampio impianto di stoccaggio delle materie prime con 105 serbatoi per liquidi che molte note marche di bevande – dal supermercato alla ristorazione – utilizzano come base per le proprie ricette. I serbatoi hanno una capacità da 50 a 1000 metri cubi e contengono concentrati di frutta, “Not from Concentrate” (NFC) e altre materie prime liquide.

Fino a poco tempo fa, i livelli dei serbatoi venivano misurati manualmente, utilizzando un unico sensore radar portatile di VEGA che veniva piazzato sull’apertura del serbatoio. I valori dovevano essere inseriti manualmente in Excel e convertiti in volumi. Questo procedimento presentava diversi svantaggi:

- dispendio di tempo: le misurazioni sottraevano ore preziose al lavoro produttivo;

- imprecisione: non era possibile effettuare la misura in serbatoi privi di piattaforma, i livelli venivano stimati; - rischi di produzione: pianificazioni errate causavano riempimenti eccessivi o carenze e viaggi inutili delle autocisterne.

Un ingegnere progettista di Döhler illustra così la situazione: “Talvolta pensavamo che nel serbatoio ci fossero 25 tonnellate, mentre in realtà ce n’erano solo 20, per cui dovevamo reagire in fretta. Al contrario, capitava anche di riempire eccessivamente i serbatoi poiché la quantità effettiva di materiale superava la stima. Questo succede quando non si ha il controllo completo delle scorte”.

LA SOLUZIONE: SENSORI DI LIVELLO RADAR FISSI

Alla ricerca di un sistema di monitoraggio del livello affidabile ed efficiente, Döhler si è rivolto a VEGA, lo specialista in tecnologie di misura. Grazie alle precedenti esperienze positive con un sensore portatile di VEGA, l’azienda ha deciso di installare sensori di livello radar fissi. Lode Simons, consulente di VEGA, ha lavorato a stretto contatto con Döhler per individuare la soluzione migliore per il cliente: “Innanzitutto chiariamo di cosa ha bisogno esattamente il cliente. Di che tipo di liquidi si tratta? Ci sono agitatori o altri fattori di disturbo? Com’è la viscosità? C’è formazione di schiuma? Dopodiché assicuriamo che il radar misuri i livelli in maniera precisa e che i dati possano essere convertiti con precisione in volumi”.

La scelta è caduta su due modelli VEGAPULS della serie BASIC:

Il sensore radar VEGAPULS C 23 collegato via cavo misura in tempo reale e in maniera affidabile i livelli in serbatoi con altezza superiore a 15 metri

TECNOLOGIA RADAR PER APPLICAZIONI STANDARD

- VEGAPULS C 23, per campi di misura fino a 30 metri;

- VEGAPULS 31, per campi di misura fino a 20 metri.

Rispetto al sensore d’alta gamma VEGAPULS 6X, questi due strumenti della serie BASIC sono pensati per applicazioni meno complesse, ma offrono comunque la stessa precisione e affidabilità. Poiché nei serbatoi di Döhler non vi è formazione di schiuma, la superficie del liquido è stabile e gli agitatori sono installati sulle pareti, le condizioni sono perfette per l’impiego dei VEGAPULS della serie BASIC.

Il sensore radar compatto VEGAPULS 31 assicura una misura di livello efficiente e affidabile in serbatoi con altezza fino a 20 metri

La serie VEGA BASIC è stata sviluppata appositamente per applicazioni in presenza di condizioni di processo moderate come quelle di Döhler. I sensori radar VEGAPULS effettuano misure ad alta precisione e combinano i vantaggi della tecnologia radar di ultima generazione con una struttura robusta ed economica, per cui sono praticamente esenti da manutenzione. Per questo sono ideali per l’impiego in numerosi settori e in particolare per i processi standard nell’industria alimentare e delle bevande che richiedono sensori di livello affidabili a un prezzo accessibile.

I tratti distintivi della serie BASIC: - impiego della tecnologia radar a 80 GHz di ultima generazione;

- strumenti disponibili in configurazioni standard;

- integrazione flessibile nel sistema di controllo di processo con interfacce come 4–20 mA, Modbus o HART;

- interfaccia Bluetooth per configurazione e diagnostica particolarmente semplici;

- display integrato opzionale;

- integrazione con sensori di pressione e pressostati per un monitoraggio completo dei processi.

INSTALLAZIONE E INTEGRAZIONE: RAPIDE, SICURE E SOSTENIBILI

L’installazione dei primi 15 sensori si è svolta senza problemi: nel giro di soli tre giorni i sistemi erano operativi. Il cablaggio ha rappresentato la sfida più grande, poiché molti quadri elettrici sono installati in basso ed è stato necessario posare cavi lunghi fino al cielo del serbatoio. Tuttavia, con il supporto di esperti di VEGA per la calibrazione dei sensori e di appaltatori esterni per i lavori di saldatura e cablaggio, gli impianti hanno potuto essere integrati rapidamente e in modo affidabile.

I vantaggi:

- calibrazione semplice eseguita da VEGA;

- tool di trendwatching per il calcolo preciso dei volumi e la visualizzazione dei livelli in tempo reale;

- formazione del personale per risolvere autonomamente eventuali errori, individuare tempestivamente le situazioni che richiedono interventi e sfruttare al meglio i sensori.

Oggi Döhler dispone di un sistema di monitoraggio integrato che semplifica enormemente sia la pianificazione della produzione, sia la logistica.

I VANTAGGI DEI SENSORI

DI LIVELLO RADAR

Per Döhler, l’adozione dei sensori radar

VEGAPULS della serie BASIC ha comportato numerosi vantaggi per garantire gli standard produttivi odierni:

- Trasparenza in tempo reale: tutti i serbatoi sono costantemente monitorabili in formato digitale.

- Risparmio di tempo: non è più necessaria alcuna misura manuale da parte del personale.

- Prevenzione di errori: valori di misura esatti impediscono riempimenti eccessivi ed errori di pianificazione.

- Efficienza dei costi: minore dispendio di tempo, minori perdite di materiale, ottimizzazione dei trasporti con autocisterne.

- Nessuna manutenzione: i sensori

sono robusti e praticamente esenti da manutenzione.

- Sostenibilità futura: integrazione in sistemi digitali e strategie di Industria 4.0.

LA MISURA DI LIVELLO COME CHIAVE PER L’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA

L’adozione di sensori di livello radar fissi presso Döhler mostra come la moderna tecnologia di misura di livello può incidere sui processi produttivi in relazione alla loro completa digitalizzazione. Con i sensori radar VEGAPULS della serie BASIC l’azienda non solo ha eliminato le operazioni di misura manuale e ridotto i costi operativi, ma ha anche migliorato in modo significativo la sicurezza dei processi, la pianificazione delle risorse, l’efficienza e la trasparenza.

In un’epoca in cui la digitalizzazione e l’automazione sono cruciali per la competitività, l’esempio di Döhler dimostra che la misura di livello con sensori radar non è un optional, ma un elemento centrale della moderna industria di processo.

In particolare, nelle aziende dell’industria delle bevande – caratterizzate da una disponibilità variabile delle materie prime, da elevati requisiti di qualità e da tempi ristretti – ma anche in altri settori, investire oggi in sensori intelligenti significa creare le basi per un successo sostenibile nella produzione di domani.

MAURIZIO DI CARLO ALLA GUIDA DI SATO ITALIA

Dallo scorso 15 maggio Maurizio Di Carlo ha assunto la guida di SATO Italia con il ruolo di Branch Manager Italy, con l’obiettivo di consolidare la presenza dell’azienda sul mercato italiano e accelerarne lo sviluppo nei settori strategici della sanità, dell’HoReCa (Hotellerie - Restaurant - Café) e dell’industria manifatturiera, valorizzando gli investimenti realizzati negli ultimi anni.

Di Carlo vanta una consolidata esperienza nel marketing e nelle vendite in mercati altamente competitivi. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità a livello internazionale, contribuendo all’avvio e allo

ALDO RODOLFI NUOVO PRESIDENTE DI ANICAV

Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo, rinnova i suoi vertici. Nel corso dell’assemblea annuale dei soci, che si è svolta a Roma lo scorso 25 maggio, Aldo Rodolfi è stato eletto nuovo presidente raccogliendo il testimone di Marco Serafini che ha guidato l’Associazione negli ultimi cinque anni. Aldo Rodolfi, 56 anni, è presidente

sviluppo di attività in Italia, nel Sud Europa e nell’Europa orientale in diversi settori di mercato. Prima di entrare in SATO Italia, ha guidato per due anni il team commerciale di Dacom V-Valley, azienda leader nella distribuzione di soluzioni per il settore AIDC (Automatic Identification and Data Capture).

Negli ultimi due anni, SATO Italia ha concentrato i propri investimenti principalmente sullo sviluppo delle risorse umane, con l’obiettivo di costruire un team altamente qualificato e caratterizzato da un forte spirito di squadra. Parallelamente, ha lavorato al rafforzamento della propria immagine come azienda in grado di realizzare soluzioni personalizzate, affidabili e durature per il tracciamento delle merci.

“Ho accettato con entusiasmo la guida della squadra SATO Italia con cui ho avuto modo di collaborare in passato, apprezzandone il forte spirito di squadra ed il valore delle soluzioni”, ha dichiarato Maurizio Di Carlo. “Sono certo che nel corso del nuovo anno fiscale, iniziato il primo aprile, riusciremo a capitalizzare gli investimenti fatti nel capitale umano e nelle relazioni con partner e clienti finali, valorizzando i punti di forza che ci contraddistinguono dalla concorrenza, creando nuove opportunità di crescita sostenibile”.

dell’azienda di famiglia Rodolfi Mansueto Spa con sede a Parma, che con i suoi 130 anni di storia è la più antica tra le aziende associate ad Anicav. Il nuovo presidente è componente del Comitato di indirizzo della fondazione SSICA e membro del Consiglio generale dell’Unione Parmense degli Industriali. Le linee programmatiche del nuovo corso si fondano su alcune direttrici principali: consolidamento della reputazione del comparto; rafforzamento dei rapporti di filiera attraverso un dialogo più efficace con la parte agricola, valorizzazione e promozione dei derivati del pomodoro sui mercati internazionali. La nuova governance punterà a un maggiore coinvolgimento delle imprese, attraverso i comitati territoriali ed i gruppi merceologici, essenziali per favorire una partecipazione più attiva, affron-

tare con rapidità le problematiche settoriali e monitorare con continuità i trend di mercato. Fondamentale sarà, inoltre, un sempre maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni.

“Viviamo una fase di profonda trasformazione, che ci pone davanti a sfide importanti ma anche a nuove opportunità di crescita”, ha dichiarato il neopresidente. “Per continuare a rafforzare la nostra competitività sarà fondamentale saper interpretare il cambiamento con visione strategica, capacità di adattamento e spirito di collaborazione. In questo contesto, il ruolo della rappresentanza assume un valore ancora più centrale. Sono convinto che, facendo leva sulla coesione, sul dialogo e sugli obiettivi condivisi, sapremo affrontare con successo il percorso che ci attende, proseguendo nel solco del prezioso lavoro svolto dalla presidenza Ferraioli e Serafini”.

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attualità

Un’indagine di Unione Italiana

Food fotografa le direttrici di sviluppo del comparto delle caramelle: riduzione degli zuccheri, ingredienti funzionali e vegetali, nuovi profili sensoriali e innovazione di processo guidata da AI, automazione e sostenibilità.

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LE CARAMELLE DEL FUTURO? FUNZIONALI, DAI CONTRASTI ESTREMI

E CON MENO ZUCCHERI

Un’indagine realizzata da Unione Italiana Food con il contributo delle principali aziende del settore confetteria ha disegnato il futuro delle caramelle, sia dal punto di vista dell’innovazione di prodotto che di processo. Un prodotto dalla storia pluricentenaria particolarmente amato dai nostri connazionali – le consuma il 95% degli italiani e circa 1 italiano su 3 lo fa almeno 3-4 volte a settimana –che sta evolvendo velocemente verso il binomio gusto e salute. Fra i principali trend dei prossimi anni, le caramelle nutraceutiche arricchite con vitamine e sali minerali, quelle adatte a regimi alimentari specifici, fino a inedite proposte gourmet dagli ingredienti ricercati. A giugno torna l’appuntamento con il Candy Month, l’occasione perfetta per celebrare le caramelle.

Un comparto all’avanguardia, capace di intercettare le esigenze dei consumatori moderni, anche giovani, proponendo nuovi prodotti, gusti, formati e ricette. Basti

pensare che ogni anno vengono lanciate sul mercato in media 10-15 nuove caramelle, a fronte di circa 35-40 ricette realizzate. Unione Italiana Food, l’Associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta le principali aziende produttrici di caramelle, ha realizzato lo scorso aprile un’indagine con il contributo dei principali player del settore per mettere in luce, dal punto di vista dell’innovazione, come saranno le “caramelle del futuro”. (Indagine Unione Italiana Food attraverso le principali aziende del settore, 2026).

LE CARATTERISTICHE DELLE CARAMELLE DI DOMANI

Tra i punti chiave, su cui c’è l’impegno condiviso dal 100% delle aziende oggetto dell’intervista, troviamo la riduzione degli zuccheri, che rappresenta il tema di ricerca e sviluppo prioritario dell’intera categoria. Strettamente collegata a questo è anche la futura intro-

duzione nelle caramelle – indicata dall’83% delle aziende – di ingredienti a base vegetale. Il 50% delle aziende afferma inoltre che in futuro ci sarà un sempre maggior utilizzo di coloranti funzionali come spirulina blu e viola, curcuma, succo di barbabietola, carota nera. Allo stesso tempo i nuovi trend riguarderanno prodotti adatti a regimi alimentari specifici, come quelli in linea con il “vegan friendly”, e le caramelle nutraceutiche, capaci di coniugare gusto e salute attraverso l’arricchimento con nutrienti funzionali, tra cui vitamine, fibre, estratti vegetali e probiotici.

NUOVI GUSTI: DAI CONTRASTI INTENSI FINO ALLA CARAMELLA “GOURMET”

Dall’indagine realizzata da Unione Italiana Food emerge che, per il 67% delle aziende del settore l’evoluzione del gusto è alla base della caramella del futuro, attraverso due tendenze dominanti.

Da una parte il settore sta puntando sulle caramelle dai contrasti estremi –come il binomio caldo e freddo o livelli di acidità amplificati – in grado di offrire esperienze sensoriali intense e sorprendenti in linea con i gusti delle nuove generazioni. Dall’altra il comparto lancia la sfida del posizionamento gourmet, che riflette un’evoluzione verso la ricercatezza degli ingredienti e della ricetta, avvicinando la caramella al mondo del food premium.

Ogni anno vengono lanciate sul mercato in media 10-15 nuove caramelle, a fronte di circa 35-40 ricette realizzate

La valorizzazione del territorio entra nelle caramelle di domani soprattutto attraverso la qualità certificata delle materie prime: l’83% del comparto indica che in futuro verranno ancora più utilizzate eccellenze DOP e IGP come liquirizia di Calabria, nocciola del Piemonte e agrumi di Sicilia.

LE SFIDE DEL SETTORE: TRA

INDUSTRIA 4.0, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SOSTENIBILITÀ

Per quanto riguarda l’innovazione di processo, le aziende del settore mostrano una forte convergenza su Industria 4.0 e Intelligenza Artificiale. L’automazione industriale è una priorità condivisa per ottimizzare efficienza e sicurezza lungo la linea di produzione. Parallelamente, l’AI emerge come strumento strategico non solo per la produzione, ma anche per la previsione delle tendenze di gusto dei consumatori e lo sviluppo di nuove ricette. Lato sostenibilità, invece, i dati più significativi che emergono dall’indagine riguardano in primis l’adozione di fonti energetiche rinnovabili, indicata dall’83% delle aziende, e a seguire l’utilizzo di

packaging eco-compatibili (67%).

“Il mondo intorno a noi cambia rapidamente, e con esso cambia il modo in cui i consumatori vivono il momento del comfort food”, afferma Paolo Casoni, presidente del settore Confetteria di Unione Italiana Food. “In questa direzione, le caramelle in futuro rappresenteranno sempre più un’esperienza multidimensionale. Le aziende stanno lavorando a prodotti capaci di coniugare il piacere del palato con il benessere psicofisico delle persone, come caramelle con vitamine, sali minerali e probiotici con meno zuccheri e calorie. Anche il settore si sta evolvendo rapidamente, mettendo al centro l’innovazione tecnologica e utilizzando l’intelligenza artificiale anche come ausilio alla preparazione delle ricette, salvaguardando la grande tradizione italiana e proiettandola piuttosto verso il futuro”.

Per il 67% delle aziende del settore l’evoluzione del gusto è alla base della caramella del futuro

“CANDY MONTH”: IL 95% DEGLI ITALIANI CONSUMA CARAMELLE, AGRUMI IL GUSTO PREFERITO

Nata nel 1974 negli Stati Uniti, il Candy Month continua a rendere omaggio ad un evergreen del comfort food che ha saputo conquistare gli italiani e attrarre anche le giovani generazioni.

Infatti, secondo una recente indagine commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche, nel nostro Paese quasi la totalità della popolazione (95%) consuma caramelle e circa 1 italiano su 3 (31%) lo fa almeno 3-4 volte a settimana. Tra chi le consuma spesso, troviamo soprattutto abitanti di Sicilia (37%), Lombardia (35%), Campania (33%) e Puglia (33%) (Indagine “Italiani e gusti di caramelle”, AstraRicerche 2024). Il gusto più amato dagli taliano è quello agli agrumi (44%), che si posiziona in testa alla classifica dei sapori più apprezzati, seguito dalla menta forte o balsamica (39%) e dalla liquirizia (36%). Completano la “top 5” dei gusti più desiderati il gruppo composto da “menta, eucalipto, anice” (34%) e dai frutti di bosco (27%).

CRESCE IL SETTORE DEI MANGIMI PER BOVINI E SUINI

Il 2025 va in archivio come un altro anno di crescita per l’industria mangimistica italiana. In occasione dell’Assemblea annuale di Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) svoltasi a Parma, sono stati presentati i dati sulla produzione: i volumi totali salgono a 15,628 milioni di tonnellate rispetto alle 15,455 milioni dell’anno precedente. Il risultato conferma il posizionamento sopra la soglia dei 15 milioni di tonnellate e il ruolo della mangimistica come essenziale pilastro della FeedEconomy nazionale. Il comparto dei volatili continua a essere il motore della mangimistica con un’incidenza del 39,1% sul totale dei mangimi prodotti. Nel 2025 la produzione settoriale ha raggiunto le 6,115 milioni di tonnellate con una minima variazione in positivo (lo 0,4%) rispetto alle 6,090 milioni di tonnellate del 2024. Entrando nel dettaglio emergono alcune dinamiche rilevanti: crescono i mangimi destinati ai polli da carne con un +2,0% a 3,210 milioni di tonnellate e alle galline ovaiole con un + 2,7% a 2,095. Una battuta d’arresto si registra per il comparto dei tacchini, che cala dell’11,0% scendendo a 766 mila tonnellate (rispetto alle 861 mila del 2024).

La filiera dei suini rimane la seconda forza settoriale nel comporto mangimistico, rappresentando il 25,4% della produzione complessiva. Nel 2025 c’è stato un aumento dei mangimi destinati alla suinicoltura: un +1,2% che ha portato dalle 3,930 mila tonnellate del 2024 alle 3,975 milioni di tonnellate. Il dato espansivo è importante soprattutto rispetto ai forti condizionamenti derivati dalle restrizioni sanitarie legate alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA).

La sorpresa dell’anno proviene dal comparto bovino che segna una progressione del 3,4%, attestandosi a 3,886 milioni di tonnellate (pari al 24,9% del mercato totale). È nella notevole performance dei mangimi per vacche da latte che si radica questo aumento: si passa alle 2,949 mila tonnellate rispetto alle 2,805 dell’anno precedente con un +5,1% in volume. Negativi gli altri segmenti della filiera: i mangimi per bovini da carne arretrano del 2,1% (798 mila tonnellate) e anche il comparto bufalino segna una lieve flessione dello 0,7% (139 mila tonnellate).

Il raggruppamento che raccoglie i mangimi per gli altri animali scende del 2,7% a 983 mila tonnellate complessive (6,3% del totale). Pesa la frenata dell’acquacoltura con una contrazione dell’8,3% scendendo a 133 mila tonnellate rispetto alle 145 mila del 2024. Si conferma la tendenza in atto da diversi anni del progressivo calo produttivo dei mangimi per conigli del 7,6% (256 mila tonnellate), riflettendo la crisi strutturale della cunicoltura nazionale. Positivo l’andamento nel settore degli ovini, che cresce del 2,9% raggiungendo le 350 mila tonnellate. Si conferma anche nel 2025 un seppure lieve incremento della produzione nazionale di alimenti destinati agli animali da compagnia. Il comparto cresce dello 0,8% a 669 mila tonnellate di mangimi prodotti.

PRODUZIONE DI MANGIMI COMPOSTI, ANNO 2025 (QUANTITÀ IN MIGLIAIA DITONNELLATE)

• VOLATILI di cui: POLLI DA CARNE TACCHINI

GALLINE OVAIOLE ALTRI VOLATILI

• SUINI

• BOVINI di cui:

VACCHE DA LATTE

BOVINI DA CARNE BUFALI

• ALTRI di cui:

CONIGLI

OVINI

EQUINI

PESCI

ALTRI ANIMALI

•

FONTE: ASSALZOO

MACCHINE: NASCE LA FEDERAZIONE EUROPAMA

È nata Europama, la nuova federazione europea che riunisce le principali associazioni dei costruttori di macchine per il processing e il packaging alimentare. La federazione, presentata ufficialmente durante Interpack 2026 a Düsseldorf, nasce con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza del settore presso le istituzioni europee e sostenere la competitività internazionale dell’industria continentale.

Alla presidenza della nuova organizzazione è stato eletto Riccardo Cavanna, attuale presidente di Ucima. Cavanna

sarà affiancato da Markus Rustler di VDMA nel ruolo di vicepresidente e da Oscar Rojo di Evolis come segretario generale.

Secondo i dati diffusi dalla federazione, il comparto europeo rappresenta circa il 66% del commercio mondiale delle tecnologie per processing e packaging alimentare e occupa oltre 250mila addetti. Tra le priorità di Europama figurano innovazione, sostenibilità, automazione e definizione di posizioni comuni sui principali

europei.

PLANT-BASED: UN SETTORE DESTINATO A RADDOPPIARE ENTRO IL 2034

Il mercato globale del plant-based si prepara a una crescita esponenziale. Secondo le ultime stime di Fortune Business Insights, il settore ad oggi vale oltre 238 miliardi di euro ed è destinato a raddoppiare entro i prossimi 8 anni toccando quota 491 miliardi (+106%), con un tasso di crescita annuale dell’8,5% nel periodo di previsione. All’interno del mercato globale degli alimenti a base vegetale, in particolare, le bevande vegetali rappresentano il segmento principale, arrivando a coprire quasi il 30% della quota totale nel 2025. Un fenomeno di consumo che si sta manifestando in maniera concreta anche in Italia: basti pensare che, secondo il rapporto GFI Europe 2025, il settore dei prodotti a base vege-

tale nel Belpaese ha generato un fatturato di 639 milioni di euro, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente. Ma non è tutto, lo Stivale infatti guida la classifica europea per fiducia nel settore: Smart Protein svela infatti che il 57% dei consumatori esprime piena apertura verso il plant-based, distaccando mercati storici come Germania e Spagna. In questo scenario di cambiamento, emerge con forza il fenomeno dei “Joyners”, la nuova generazione della gioia consapevole, che ricerca attivamente prodotti capaci di coniugare etica, salute e, soprattutto, un’esperienza gustativa appagante. È quanto emerge da una serie di approfondimenti condotti sulle principali testate internazionali dall’Osservatorio

OraSì, realtà protagonista dell’eccellenza del plant-based all’italiana, coinvolgendo anche un panel di esperti del settore.

“Il plant-based non è più una scelta di rinuncia, ma di puro valore aggiunto”, commenta Alfonso Presutto, biologo e nutrizionista. “I Joyners sono i protagonisti di questa svolta: consumatori che cercano salute e gusto senza compromessi. Per loro, l’alimento vegetale è una scelta consapevole che unisce l’eccellenza nutrizionale alla gioia del palato, trasformando il benessere in un’esperienza quotidiana appagante e qualitativa. Un’alimentazione plant-based può essere davvero efficace quando riesce ad essere bilanciata e nutriente”.

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Creare aromi è importante. Preservarne l'essenza è fondamentale.

Al Food Summit 2026 organizzato dal Gruppo Food, istituzioni, industria e finanza hanno delineato le priorità del comparto: qualità, filiere di prossimità, autoproduzione di energia e innovazione come leve per difendere competitività e marginalità in uno scenario volatile.

TITOLO TITOLO ITITOLO TITOLO

SE DALLA VOLATILITÀ PERMANENTE NASCE

UN VALORE DUREVOLE

La dodicesima edizione del Food Summit 2026 dal titolo “Volatilità permanente, valore durevole: le traiettorie 2030 della filiera alimentare” è stata quest’anno patrocinata dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF). L’appuntamento di riferimento, organizzato dal Gruppo Food e dedicato ai vertici della business community del settore Food & Beverage, ha visto la partecipazione di speaker di rilievo del settore che hanno affrontato i temi legati agli scenari di mercati in trasformazione, alle pressioni sui margini e alle sfide globali del settore agroalimentare tricolore.

“Il Ministero dell’agricoltura ha investito oltre 15 miliardi di euro in tre anni sul sistema primario e messo la sovranità alimentare al centro dell’agenda politica nazionale ed internazionale”, ha commentato nei saluti istituzionali Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. “Ovviamente siamo

intervenuti anche in emergenza sul costo del gasolio dovuto alle crisi geopolitiche, con un intervento che prevede un credito d’imposta del 20% per i nostri pescatori e agricoltori, che si somma a un altro elemento strategico che abbiamo scelto di mantenere, forse l’unica nazione europea, un miliardo di investimento sul gasolio agricolo per ridurre l’acquisto di questo bene ad oggi indispensabile per la produzione”.

“L’agroalimentare italiano conferma solidità e capacità di adattamento: la filiera conta circa 800mila imprese e dà lavoro a oltre 3 milioni di persone, includendo la distribuzione”, ha dichiarato Adolfo Urso, Ministro delle imprese e del Made in Italy. “Il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti, adottando un approccio prudente e responsabile. Se il blocco nello stretto di Hormuz dovesse proseguire, saranno valutati ulteriori interventi commisurati, in particolare per l’autotrasporto, nella con-

sapevolezza che un mancato accordo potrebbe avere ulteriori gravi impatti sul nostro sistema produttivo, sull’inflazione, ma anche sul PIL”.

UN SETTORE SOLIDO IN UN QUADRO COMPLESSO

È stato Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo, ad avviare i lavori, evidenziando che i dati confermano la solidità del settore: nel 2025 l’export agro-alimentare italiano ha raggiunto 70,9 miliardi di euro (+5,2%), con una dinamica positiva in molti mercati europei. Tuttavia, il quadro resta complesso: gli Stati Uniti segnano una contrazione (-4,5%), mentre crescono Spagna (+13,0%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%), Germania (+5,6%).

“Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane”, ha commentato De Felice. “L’attuale contesto è caratterizzato da un clima molto elevato di incertezza sulle politiche economiche. Le imprese agro-

alimentari italiane sono ben consapevoli dei rischi e delle strategie da attuare per minimizzarli: secondo una survey interna di Intesa Sanpaolo, la necessità di ricercare nuovi paesi di destinazione è ben compresa dalle imprese più grandi, ma anche le micro e le piccole si stanno muovendo in questo senso. Gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali, insieme ad altri importanti tecnologie come intelligenza artificiale, cybersecurity, ecommerce.

Le analisi di bilancio mostrano come le imprese agro-alimentari che hanno investito in qualità, innovazione, in-

Il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo, grazie a domanda solida e driver strutturali

ternazionalizzazione, sono riuscite ad ottenere migliori risultati in termini di marginalità nel recente passato. L’attuale contesto può sicuramente mettere sotto pressione i margini, ma tra i fattori che possono favorire una maggior tenuta della redditività per le imprese agro-alimentari italiane, c’è anche l’aver attivato reti di fornitura a corto raggio, e offrire prodotti a elevata qualità, soprattutto per le imprese più piccole e specializzate su produzioni di nicchia o fortemente legate al territorio”.

“Il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo, grazie a domanda solida e driver strutturali”, ha aggiunto Laura Asperti, Global Head of Food & Beverage and Distribution, Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo. “In tale contesto, l’Italia si distingue con oltre 70 miliardi di euro di export agroalimentare e una riconoscibilità unica legata al Made in Italy. L’M&A resta una leva chiave per accelerare la crescita: a livello globale il settore ha registrato una crescita del 20% nel valore delle operazioni, con strategie sempre più selettive e focalizzate su business core, scalabili e redditizi. In Italia, il numero di operazioni è stabile e trainato da percorsi di internazionalizzazione e passaggi generazionali. Cresce l’attenzione verso i segmenti bakery, caffè, healthy e in-

gredients mentre a livello geografico il mercato americano resta prioritario. In questo contesto, Intesa Sanpaolo continua a supportare il sistema economico con oltre 370 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine previsti nel Piano di Impresa 2026-2029. Attraverso la Divisione IMI Corporate & Investment Banking affianchiamo le imprese con un presidio costante e un approccio da partner strategico, sviluppando soluzioni su misura lungo tutte le fasi di crescita, creando sinergie tra settori diversi e sostenendo progetti concreti, in un contesto complesso ma sempre più orientato alla sostenibilità e alla stabilità del sistema”.

I CONSUMATORI

In un contesto segnato da inflazione persistente e da una progressiva erosione del potere d’acquisto, il Food & Beverage resta al centro delle dinamiche di consumo, ma cambia profondamente il modo in cui i consumatori spendono. Secondo le analisi presentate da AlixPartners, società di consulenza globale, tra il 2021 e il 2025 i valori Food & Beverage in Italia sono cresciuti a un CAGR di circa il 6%, mentre i volumi hanno registrato un CAGR negativo dell’1%, evidenziando come la crescita apparente del mercato sia prevalentemente guidata dall’inflazione

Diventa sempre più urgente investire in un percorso che consenta di ridurre i consumi energetici, attraverso l’uso delle rinnovabili e di soluzioni integrate di efficienza e autoproduzione

e non dalla domanda reale. “Il divario tra prezzi e salari, ampliatosi dopo la pandemia, i conflitti geopolitici e lo shock energetico, ha spinto i consumatori a ridurre la spesa discrezionale e a rifocalizzarsi sui beni essenziali”, ha affermato Michele Carpanese, Partner di AlixPartners. “In Europa, nel triennio 2024-2026, l’intenzione di spesa per i beni non alimentari registra continui saldi negativi (fino a -26 punti nel 2026 vs 2025)”.

Nel retail alimentare italiano, il cambiamento si riflette anche nei canali: tra il 2021 e il 2025, i discount evidenziano una crescita a un CAGR dell’8%, confermando una migrazione strutturale verso il “value for money”. “In questo scenario diventa strategico proteggere la domanda attraverso proposte di valore credibi-

li, prezzi competitivi e l’eliminazione delle inefficienze strutturali lungo tutta la catena del valore, sia per l’industria che per la distribuzione”, ha concluso Carpanese.

ENERGIA, COMPETITIVITÀ E DECARBONIZZAZIONE

Grande l’attenzione su uno degli elementi chiave per la competitività del settore Food & Beverage: l’energia. “La filiera agroalimentare è un comparto strategico che assorbe circa l’11% dei consumi finali energetici dell’industria italiana, con un peso rilevante dei consumi termici nei processi di trasformazione. In questa fase produttiva, l’energia può incidere fino al 10-15% dei costi operativi, con valori ancora più elevati nei comparti lattiero-caseario, carni e bevande. Diventa sempre più urgente investire in un percorso che consenta di ridurre i consumi energetici, attraverso l’uso delle rinnovabili e di soluzioni integrate di efficienza e autoproduzione”, ha osservato Marco Steardo, Industry & Tertiary Director Edison Next.

Si tratta di un percorso che include un mix di tecnologie che spazia dal fotovoltaico, alla cogenerazione e trigenerazione ad alta efficienza, biomassa e soluzioni che consentono di coniugare decarbonizzazione, stabilità dei costi e competitività industriale, in una filiera caratterizzata da molteplici fasi energivore, dalla trasformazione alla catena del freddo, fino alla logistica.

“Emblematico è il progetto realizzato con Agugiaro & Figna, tra i leader nazionali nella macinazione del grano tenero: grazie alla firma di un PPA off site è in fase di realizzazione un impianto fotovoltaico a terra da oltre 3 MW, in grado di produrre più di 5 GWh l’anno, coprendo circa il 20% del fabbisogno elettrico complessivo di 3 siti produttivi ed evitando l’emissione in atmosfera di circa 1.300 tonnellate di CO2 all’anno”, ha aggiunto Steardo.

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TENGONO I CONSUMI

DI BIRRA,

“MA SERVE ALLEANZA FRA IMPRESE E ISTITUZIONI”

AssoBirra ha riunito a Roma imprese, filiera e istituzioni nell’ambito dell’evento “Birra, un ecosistema per la crescita”, occasione per tracciare il quadro aggiornato del comparto birrario italiano. La filiera brassicola resta una componente strategica per l’economia e il sistema Paese, sostenendo oltre 112.000 posti di lavoro lungo l’intera catena del valore e generando più di 10 miliardi di euro di valore condiviso. In un contesto segnato da consumi delle famiglie ancora deboli, pressione sul potere d’acquisto, dinamiche demografiche sfavorevoli e trasformazione degli stili di vita, il comparto birrario conferma la propria capacità di adattamento, innovazione e presidio dei consumi

accessibili, dentro e fuori casa. I dati AssoBirra evidenziano come nel 2025 i consumi di birra in Italia si siano mantenuti su livelli superiori ai 21 milioni di ettolitri, confermando una sostanziale tenuta rispetto al periodo pre-pandemico (seppur in calo del 2,5% rispetto al 2024), a fronte di un quadro di rallentamento della domanda di birra e di un progressivo invecchiamento della popolazione. Nello stesso scenario, si delineano alcune tendenze che indicano un cambiamento più profondo nelle dinamiche di mercato, come la frenata del recupero del fuori casa dopo l’accelerazione del 2022-2023 (-5,2% sul 2024) e l’erosione di posizioni della produzione nazionale

MAURIZIO BERTOCCO GUIDERÀ UCIMA

Maurizio Bertocco, presidente e amministratore delegato di ILPRA, è stato designato alla presidenza di UCIMA (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio) per il quadriennio 2026-2030.

La nomina ufficiale è prevista nel mese di luglio, in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione, momento in cui avverrà anche il passaggio di consegne con il presidente uscente Riccardo Cavanna.

UCIMA rappresenta a livello internazionale i costruttori italiani di macchine per il packaging e costituisce un punto di riferimento strategico per lo sviluppo, l’innovazione e la competitività dell’intero settore.

rispetto alla concorrenza estera (-2,5% rispetto al 2024). Dato positivo invece è rappresentato dalla forte crescita del segmento analcolico, che tra il 2024 e il 2025 ha quasi raddoppiato la sua quota di incidenza sul mercato, passando dal 2,1% al 3,9% (con una crescita di oltre l’85%).

Una lettura più strutturale è emersa anche dall’analisi economica condotta da REF Ricerche per AssoBirra e contenuta nell’Annual Report 2025 dell’Associazione, presentato nel contesto dell’evento organizzato a Roma. Lo studio evidenzia come la domanda complessiva di birra resti prossima ai livelli precedenti la pandemia, mentre la produzione nazionale risenta di un contesto competitivo reso più articolato dall’andamento degli scambi con l’estero. “I dati confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso, segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie”, ha detto Federico Sannella, presidente di AssoBirra. “In questo contesto, la birra continua a esprimere un valore rilevante perché intercetta bisogni, occasioni e stili di consumo diversi, mantenendo una forte accessibilità e una presenza trasversale nei momenti del consumo quotidiano e fuori casa. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni”.

Con oltre 40 anni di esperienza alla guida di ILPRA, Maurizio Bertocco porta con sé una visione consolidata e una profonda conoscenza del mercato. Il suo percorso professionale rappresenta un elemento di continuità e solidità per un’associazione chiamata ad affrontare un contesto globale in forte evoluzione, caratterizzato da nuove opportunità e sfide legate all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità.

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DALL’OLIO

EVO BENEFICI ANCHE SOCIALI

Una ricerca dell’Università Niccolò Cusano dimostra come la filiera EVOO non valorizzi solo l’aspetto economico, ma porti benessere ai lavoratori e vantaggi per la comunità locale, alimenti le relazioni con gli attori della filiera e la trasparenza verso i consumatori.

L’olio extravergine di oliva (EVOO) non è solo uno dei pilastri della dieta mediterranea e un simbolo dell’identità europea, ma un vero e proprio ecosistema sociale capace di generare valore umano e territoriale. A rivelarlo è uno studio scientifico condotto dal team di ricerca di scienze merceologiche dell’Università Niccolò Cusano, composto dalla professoressa Gabriella Arcese, dalla professoressa Maria Giovina Pasca, dalla dottoressa Giulia Padovani e dal dottor Dario Barberini.

La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale The International Journal of Life Cycle Assessment, rappresenta una delle prime applicazioni della metodologia scientifica Social Life Cycle Assessment (S-LCA) per analizzare l’impatto sociale del comparto olivicolo, prendendo come caso studio l’eccellenza toscana di Frantoio Franci.

Oltre il prodotto per misurare l’ecosistema sociale

In un mercato globale in cui la sostenibilità viene spesso ridotta ai soli indicatori ambientali o economici, la ricerca Unicusano dimostra che la produzione alimentare è, innanzitutto, un fenomeno sociale. “La dimensione ambientale è essenziale, ma senza quella sociale la sostenibilità resta parziale: solo integrando ambiente, persone e comunità possiamo parlare di vero sviluppo sostenibile”, ha spiegato Barberini.

Attraverso il framework metodologico UNEP (2020) e lo standard ISO 14075:2024, lo studio ha analizzato quattro macro-aree cruciali: il benessere dei lavoratori, i benefici per la comunità locale, le relazioni con gli attori della filiera e la trasparenza verso i consumatori.

Serve investire di più in sicurezza

Il comparto olivicolo italiano è un gigante strategico: secondo i dati Ismea coinvolge ben 619mila imprese olivicole e oltre 4.200 frantoi, con un fatturato complessivo di 5,8 miliardi di euro e un export che supera i 3 miliardi. Tuttavia, è un settore complesso, caratterizzato da picchi stagionali e rischi fisici legati alle attività agricole e di trasformazione. I dati Inail del settore agricolo (che nel 2024 ha registrato oltre 26.000 denunce di infortunio e un aumento significativo delle malattie professionali) confermano l’urgenza di investire in sicurezza.

In questo contesto, il caso studio di Frantoio Franci brilla come modello virtuoso: l’analisi ha evidenziato performance eccellenti nella categoria “salute e sicurezza” dei lavoratori, grazie a politiche aziendali formalizzate, aggiornamento costante dei Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR), formazione stagionale e un tasso di infortuni prossimo allo zero.

Il territorio come infrastruttura

L’olivicoltura italiana, con oltre 1,14 milioni di ettari coltivati (di cui il 24% biologico), rappresenta un presidio fondamentale contro l’abbandono delle aree rurali e interne. Lo studio Unicusano evidenzia come le filiere di qualità creino un fortissimo radicamento territoriale.

Un ruolo centrale è giocato dal sistema delle certificazioni: l’Italia vanta 42 oli DOP e 8 IGP. Nel 2024 la produzione certificata ha raggiunto le 16.190 tonnellate (+31,1% rispetto al 2023), generando un valore al consumo di 258 milioni di euro. Questo legame indissolubile tra origine e governance locale si traduce in benefici concreti per le comunità: occupazione locale, acquisti a chilometro zero da fornitori del territorio, manutenzione del paesaggio agrario e sviluppo dell’oleoturismo.

Italia seconda esportatrice al mondo

L’Italia è il secondo esportatore mondiale di olio d’oliva, detenendo circa il 20% del commercio globale. In uno scenario in cui il consumatore è sempre più attento all’etica dell’acquisto, la S-LCA si propone come uno strumento rivoluzionario per le aziende.

I benefici di una filiera socialmente sostenibile si riflettono su tutti gli attori (i value chain actors): olivicoltori local, grande distribuzione e consumatori.

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Presentata la 54esima edizione della storica fiera meccanoalimentare che si svolgerà a Parma in ottobre. Tra i temi industriali spiccano i progetti speciali sulle tecnologie per il bakery e il beverage e la collaborazione con il World Pasta Day, nel segno della diversificazione delle filiere coinvolte.

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CIBUS TEC 2026: LA PIATTAFORMA

INTERNAZIONALE DELLA TECNOLOGIA

PER IL FOOD & BEVERAGE

Torna a Parma dal 27 al 30 ottobre Cibus Tec 2026, tra i più importanti appuntamenti internazionali dedicati alle tecnologie per il food & beverage. La manifestazione si conferma un punto di riferimento globale per aziende, buyer e professionisti che vogliono guidare e anticipare il futuro dell’industria alimentare.

L’edizione 2026 registra infatti una crescita significativa e consolida il forte posizionamento internazionale della manifestazione: +25% di espositori, +35% di superficie espositiva complessiva, con un incremento superiore al 50% degli espositori esteri e di oltre il 40% della superficie espositiva dedicata. In forte crescita anche le preregistrazioni dei visitatori, con un +30% rispetto alla precedente edizione, e la presenza dei buyer internazionali, che segna un +35%, a conferma della centralità dell’evento nel panorama globale del settore.

Elemento chiave è il Top Buyers Program, realizzato in col-

laborazione con ICE Agenzia e Regione Emilia-Romagna, che porterà a Parma oltre 3.000 buyer internazionali e 100 nuovi top buyer dal continente africano. Un programma che rafforza il ruolo di Cibus Tec come piattaforma concreta di business e internazionalizzazione.

Grande protagonista resta il packaging, che rappresenta oltre il 35% dell’offerta espositiva complessiva con un +50% in numero di espositori e + 45% dell’area espositiva dedicata. Le soluzioni spaziano dal confezionamento primario e secondario fino ai sistemi di fine linea, con un focus sempre più forte su sostenibilità, sicurezza, tracciabilità, riduzione degli sprechi e integrazione digitale.

Nell’edizione 2026, Cibus Tec ospiterà per la prima volta a Parma il World Pasta Day, uno dei principali appuntamenti globali dedicati all’industria della pasta. L’evento rientra nella World Pasta Week, una settimana di celebrazioni e approfondimenti promossa da Unione Italiana Food e IPO -

International Pasta Organisation, che culminerà il 27 e 28 ottobre durante la manifestazione. L’iniziativa coinvolgerà aziende, istituzioni e partner internazionali, offrendo un momento di confronto sui temi chiave del settore e valorizzando il ruolo della pasta come simbolo culturale, sociale ed economico riconosciuto a livello mondiale. Tra le novità più rilevanti si inserisce il progetto “Cibus Tec for Africa”, dedicato allo sviluppo di nuove opportunità nei mercati dell’Africa subsahariana. L’iniziativa promuove le tecnologie alimentari Made in Italy, favorisce partnership internazionali e apre nuovi canali di business nei mercati emergenti. Dopo la recente tappa in Senegal, il programma proseguirà con una missione a Nairobi (Kenya), con incontri B2B, presentazioni e technical tour, e con ulteriori tappe previste nel prossimo triennio per rafforzare le relazioni industriali internazionali. Accanto ai grandi temi industriali, trovano spazio i progetti speciali “Bakery? Yes, we tec!” e “Beverage? Yes, we tec!”, dedicati alle tecnologie più avanzate lungo tutta la filiera produttiva. Automazione, robotica e intelligenza artificiale diventano leve strategiche per guidare l’evoluzione del settore.

In contemporanea si svolgerà anche la seconda edizione di Labotec, evento dedicato alle tecnologie di laboratorio, analisi e ricerca, che amplia ulteriormente la dimensione innovativa della manifestazione. Labotec rappresenta un punto di riferimento per le soluzioni dedicate al controllo qualità, alla sicurezza, alla tracciabilità e all’ottimizzazione dei processi produttivi. Dall’analisi delle materie prime ai controlli in-process fino alla conformità agli standard internazionali, le attività di laboratorio rivestono oggi un ruolo sempre più strategico. La sinergia tra Cibus Tec e Labotec crea così un ecosistema integrato in cui tecnologie produttive e precisione analitica si incontrano per supportare innovazione, efficienza e competitività.

LE NOVITÀ PRESENTATE IN CONFERENZA

A pochi mesi dalla fiera siamo stati alla conferenza stampa che ha presentato a Milano la 54esima edizione. Una giornata di giugno tanto calda quanto tersa in una location di prestigio come la Terrazza Martini, da cui si gode una magnifica vista sul centro, e non solo, del capoluogo lombardo.

A raccontare alla stampa specializzata i contenuti dettagliati dell’imminente manifestazione c’erano tutti gli organizzatori: Thomas Rosolia, presidente di Koeln Parma Exhibitions e Amministratore Delegato di Koelnmesse Italia; Antonio Cellie, Ceo di Koeln Parma Exhibitions e Fiere di Parma; Cristiano Laurenza, direttore Area Legale, Economica e Internazionalizzazione Unione italiana Food e Segretario Generale IPOInternational Pasta Organization; Fabio Bettio, Exhibition Director presso Koeln Parma Exhibitions. Le proiezioni finali indicano una manifestazione in ulteriore rafforzamento, con l’obiettivo di superare i 1.300 espositori e brand, oltre 40.000 metri quadrati di superficie espositiva e l’utilizzo dell’intero quartiere fieristico. La componente internazionale si conferma uno degli elementi più rilevanti dell’edizione 2026, con una quota prevista di espositori e brand esteri

Alla Demo Factory si terranno dimostrazioni dal vivo di tre linee produttive altamente automatizzate e realmente funzionanti

superiore al 30% e una presenza qualificata proveniente dai principali mercati mondiali delle tecnologie per l’industria alimentare e delle bevande.

Anche sul fronte dei visitatori, i dati di pre-accredito evidenziano un andamento positivo rispetto alla stessa fase della precedente edizione. Cibus Tec 2026 punta a superare i 40.000 professionisti presenti, con una quota di visitatori internazionali prevista in crescita e un’attenzione sempre più forte verso buyer, decision maker e operatori qualificati delle principali filiere food & beverage.

L’internazionalizzazione continua a rappresentare uno dei principali asset strategici dell’evento. Grazie alla collaborazione con ICE Agenzia e con il supporto della Regione Emilia-

I relatori della conferenza stampa sulla Terrazza Martini a Milano

Romagna, in questa edizione si rafforza ulteriormente il Top Buyers Program, uno dei più strutturati programmi di incoming internazionale del settore, che porterà a Parma oltre 3.000 buyer internazionali qualificati. Un focus particolare sarà dedicato anche al continente africano, con oltre 100 nuovi top buyer provenienti da mercati ad alto potenziale per lo sviluppo delle tecnologie alimentari. La partecipazione delle delegazioni africane si inserisce nel più ampio progetto Cibus Tec for Africa, nato per favorire nuove opportunità di sviluppo per le tecnologie alimentari

Made in Italy nei mercati dell’Africa subsahariana, attraverso la creazione di partnership tra imprese e il trasferimento di competenze.

Tra le principali novità di Cibus Tec 2026 spicca la partnership strategica con Federvini, la federazione che rappresenta le imprese italiane dei settori vino, spiriti e aceti, promuovendone lo sviluppo e la competitività.

La collaborazione rafforza il presidio della filiera beverage all’interno di Cibus Tec e amplia la presenza del comparto vitivinicolo attraverso un’area dedicata nel Padiglione 3, dove saranno presenti alcune delle principali aziende fornitrici di tecnologie e soluzioni per il settore enologico. L’iniziativa culminerà il 29 ottobre con un workshop dedicato interamente al settore vitivinicolo che vedrà relatori di alto profilo provenienti dall’Italia e dall’estero confrontarsi sui temi strategici per la competitività della filiera, dagli accordi commerciali internazionali all’evoluzione del quadro normativo europeo fino alle sfide della sostenibilità.

Da oltre ottant’anni Cibus Tec accompagna l’evoluzione dell’industria alimentare, promuovendo il dialogo tra imprese, ricerca e università, favorendo l’innovazione tecnologica e la diffusione di competenze lungo l’intera catena del valore del food & beverage, con una presenza significativa in tutti i settori merceologici e in un contesto

Accanto ai grandi temi industriali, trovano spazio i progetti speciali “Bakery? Yes, we tec!” e “Beverage? Yes, we tec!”, dedicati alle tecnologie più avanzate lungo tutta la filiera produttiva

fortemente orientato al mercato. Questa vocazione si riflette anche nei contenuti e nei format che caratterizzano questa nuova edizione. Cibus Tec 2026 si arricchisce, infatti, di nuovi progetti speciali dedicati a due filiere strategiche dell’industria alimentare e delle bevande; “Bakery? Yes, we tec!” e “Beverage? Yes, we tec!”: aree tematiche interamente dedicate alle tecnologie e alle soluzioni più innovative per i prodotti da forno e per il comparto delle bevande, che raccontano l’intero processo produttivo, dalla lavorazione delle materie prime fino al confezionamento e al fine linea. Accanto all’area espositiva, Cibus Tec 2026 propone un articolato program-

ma di aree speciali, convegni ed eventi pensati per favorire l’incontro tra tecnologie, competenze e persone per offrire occasioni di aggiornamento e networking per tutta la filiera. Tra le iniziative troviamo la Demo Factory, con dimostrazioni dal vivo di tre linee produttive altamente automatizzate e realmente funzionanti, la Startup Area, con una selezione dei migliori progetti e soluzioni per promuovere l’innovazione e la Talent Academy, realizzata con il supporto di Cisita Parma. Quest’ultima promuove il dialogo tra formazione e industria, favorendo l’incontro tra studenti, docenti e imprese del settore delle tecnologie alimentari attraverso momenti di confronti sulle competenze del futuro

e iniziative come il contest “Food Future Challenge”, rivolto alle scuole secondarie di secondo grado, e dedicato ai temi dell’innovazione, della creatività e della sostenibilità nel Food Processing, Food Packaging e Beverage.

Tra gli appuntamenti dell’edizione 2026, dedicati all’innovazione, si inserisce anche il convegno Food 5.0: dall’AI all’automazione, per una produzione sicura e competitiva, organizzato da SPS Italia, in programma il 30 ottobre, dedicato alle tecnologie che stanno trasformando l’industria alimentare.

Intelligenza artificiale, automazione, digitalizzazione dei processi e valorizzazione dei dati saranno al centro del confronto tra esperti, aziende e operatori della filiera con l’obiettivo di approfondire il contributo delle nuove tecnologie alla competitività, alla sicurezza e alla sostenibilità delle produzioni alimentari.

“Il contributo di Koelnmesse rappresenta un acceleratore strategico per la crescita di Cibus Tec e per il suo posizionamento sui mercati globali”, ha detto il presidente di Koeln Parma Exhibitions Thomas Rosolia, aprendo la conferenza. “L’esperienza nel food technology e la rete internazionale costruita anche attraverso appuntamenti leader come Anuga FoodTec permettono di coinvolgere professionisti di alto profilo e di rafforzare il ruolo della manifestazione come piattaforma dedicata all’innovazione e all’internazionalizzazione del settore food & beverage”.

“Cibus Tec è l’unica manifestazione capace di riunire, in un unico luogo, tutte le filiere della tecnologia e dell’innovazione per il food & beverage”, ha aggiunto Antonio Cellie, Ceo di Koeln Parma Exhibitions e Fiere di Parma. “Un vero e proprio affondo nell’intera catena produttiva: dal latte al conserviero, dal vino alla birra, fino alle lavorazioni più specialistiche. Qui il trasferimento tecnologico diventa concreto, perché presentiamo l’intero spettro delle inno-

vazioni che stanno trasformando l’industria. È questo che rende Cibus Tec un appuntamento imprescindibile per chi vuole capire dove sta andando il settore e quali soluzioni guideranno la competitività dei prossimi anni“.

PER LA PRIMA VOLTA OSPITE

IL WORLD PASTA DAY

A caratterizzare l’edizione 2026 è anche la partnership con il World Pasta Day, l’evento globale più atteso dell’industria della pasta, promosso da Unione Italiana Food e da IPOInternational Pasta Organization.

Per la prima volta nella sua storia il World Pasta Day si svolgerà a Parma, all’interno di Cibus Tec con 2 giorni di iniziative, il 27 e 28 ottobre, concentrate nel Padiglione 2 della fiera, dedicate a produttori, aziende tecnologiche associazioni, istituzioni, retailer e operatori specializzati provenienti da tutto il mondo.

L’industria italiana della pasta continua a confermare la propria leadership internazionale: l’Italia esporta circa il 59% della produzione nazionale e rappresenta il 24% della produzione mondiale, tanto che un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo e circa tre su quattro in Europa sono preparati con pasta italiana.

I dati Unionfood per il 2025 evidenziano, rispetto al 2024, una crescita

dei volumi produttivi, +0,8%, e dell’export in quantità, +2,1%, a fronte di una lieve flessione del valore della produzione, -1,9%, e del valore delle esportazioni, -1,2%, riconducibile in parte al fisiologico assestamento del mercato dopo le dinamiche straordinarie registrate negli anni successivi alla pandemia.

“Il World Pasta Day è ormai un appuntamento iconico”, ha commentato Cristiano Laurenza Direttore Area Legale, Economica e Internazionalizzazione Unione italiana Food e Segret ario Generale IPO - International Pasta Organization: nato nel lontano 1998 e ideato da Unione Italiana Food in collaborazione con i pastai mondiali dell’International Pasta Organization, il World Pasta Day verrà quest’anno celebrato a Parma, cuore della Food Valley italiana in collaborazione con Cibus Tec. Questa partnership conferma l’importanza dell’innovazione nella pasta, che anche nel 2025 ed in questi primi mesi del 2026, nonostante le tensioni internazionali, ha ribadito il suo assoluto apprezzamento presso i mercati globali, affiancando al successo della tradizionale pasta di semola di grano duro, tante altre eccellenze di pasta, come quella integrale, con cereali, con legumi, senza glutine ed altre ancora, pensate per specifiche esigenze nutrizionali”.

IPACK-IMA 2028: VERSO UN ECOSISTEMA FRA TECNOLOGIE, CREATIVITÀ E VISIONE

La fiera su packaging, processo e materiali innovativi si svolgerà a Milano insieme ad altri eventi complementari e verticali. Il presidente Valerio Soli: “Tante riconferme per un sistema capace di generare valore reale in un contesto globale sempre più instabile”.

A Messe Düsseldorf, durante Interpack 2026, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di Ipack-Ima 2028, la fiera internazionale dedicata a packaging, processing e materiali innovativi, in programma a Fiera Milano dal 29 maggio al primo giugno 2028.

“Ipack-Ima 2028 è un sistema in continua evoluzione, costruito sull’idea che l’innovazione sia un’arte, espressa attraverso la capacità di ascoltare i mercati, anticiparne le trasformazioni e restituire risposte tecniche di eccellenza”, ha dichiarato il presidente Valerio Soli. “La piattaforma che abbiamo costruito indica l’attitudine dei nostri settori a combinare creatività, tecnologia e visione e la capacità della fiera di intercettarne le domande offrendo le risposte che servono, sempre proiettate al futuro: global company, local roots”.

L’ECOSISTEMA CHE DA MILANO SI IRRADIA VERSO I MERCATI GLOBALI

Al centro della scena, un ecosistema strutturato che si irradia da Milano verso i mercati globali attraverso eventi complementari e verticali. In contemporanea con Ipack-Ima, Pharmintech by Ipack Ima, organizzata in collaborazione con BolognaFiere, presidia in modo dedicato le industrie del Pharma e del Life Science; Bevertech – nata dalla partnership con UIV, Unione Italiana Vini, e Simei – debutta dal 17 al 20 novembre 2026 come fiera sul Liquid Food & Beverage e primo appuntamento strategico di avvicina-

mento al 2028. Sul fronte geografico, la rete mondiale delle fiere ProPak sviluppata con Informa Markets garantisce il presidio internazionale su Sud-Est Asiatico, India, Africa e Sud America. Alla consolidata rete di eventi e presenze internazionali si aggiungono le Business Community di IpackIma, strumento con cui la fiera organizza la propria offerta nella stessa logica di verticalità settoriale, intercettando i mercati più performanti del packaging e del processing: Grain Based Food, Liquid Food & Beverage, Food Fresh & Convenience, Pharma & Life Science.

“Le numerose riconferme di partecipazione alla prossima edizione – con un incremento del +22% rispetto allo stesso periodo del ciclo precedente – non sono semplici prenotazioni: sono atti di fiducia strategica verso un sistema capace di generare valore reale in un contesto globale sempre più instabile”, ha dichiarato il Ceo Simone Castelli.

LE NOVITÀ 2028

In vista dell’edizione 2028, Ipack-Ima introduce il Comitato Tecnico Scientifico, primo strumento strutturato di governo dei contenuti della fiera, che con il coinvolgimento di esperti e stakeholder definirà le traiettorie di sviluppo del percorso fieristico. Crescono Smart Factory, con linee complete e funzionanti e live show giornalieri, e IPACK-Mat, il percorso dedicato ai nuovi materiali innovativi. Gli Smart Talk escono dalle sale convegni e si distribuiscono nei padiglioni. Questa visione si estende oltre i giorni di fiera attraverso il Road to Ipack-Ima 2028, un programma strutturato di eventi, approfondimenti e presenze dirette nei mercati strategici internazionali.

PARTNERSHIP E INTERNAZIONALITÀ

L’edizione 2028 poggia su un’architettura di partnership che copre ogni dimensione del progetto: Ucima e Fiera Milano come fondamenta istituzionali e operative; Informa Markets e la rete ProPak per il presidio sui mercati internazionali a più alto potenziale di crescita; BolognaFiere per Pharmintech; UIV - Unione Italiana Vini e SIMEI per Bevertech.

A completamento dell’offerta espositiva, Ipack-Ima 2028 conferma la collaborazione con Deutsche Messe e si affianca a Intralogistica Italia, evento dedicato alla logistica interna, nella costruzione di un ecosistema fieristico integrato e complementare, in dialogo con gli altri appuntamenti della filiera.

Un momento della conferenza stampa a Messe Düsseldorf

Presentata a Milano Brau Beviale 2026, che a Norimberga mostrerà le soluzioni più innovative dedicate al settore. Che vive una fase di stabilità con forti aspettative di crescita nel segmento degli analcolici. Il mercato italiano sopra la media europea.

ITITOLO TITOLO

INDUSTRIA DELLE BEVANDE: L’EUROPA GUARDA AL FUTURO

L’Europa continua a essere un mercato fondamentale per l’industria delle bevande. Lo ha sottolineato Rolf M. Keller Managing Director di Yontex, davanti alla stampa specializzata durante la tappa italiana del tour “BrauBeviale meets Europe”. A Milano è stata presentata infatti l’edizione 2026 della fiera internazionale dedicata al beverage, che si terrà a Norimberga dal 10 al 12 novembre. A fare da contesto alla conferenza sono stati gli alambicchi della Tripstillery, ai piedi dei grattacieli del quartiere Porta Nuova, un locale-laboratorio dove si esplora il futuro di bevande e cocktail, un richiamo indovinato ai contenuti innovativi di BrauBeviale.

“Le diversità dell’Europa – la sua rete di conoscenze, culture e innovazioni diverse – rappresentano la forza dell’industria del continente, soprattutto se riunite davanti a unico obiettivo, che è quello di essere orientati al futuro”, ha proseguito Keller.

CRESCONO ENERGY DRINK, BEVANDE FUNZIONALI E ANALCOLICHE

Susanne Blüml, Senior Manager Strategic Portfolio Development di Yontex, ha presentato nel corso della conferenza un report sul mercato delle bevande, con dati specifici sulla situazione in Italia e in Svizzera. Secondo quanto emerge dall’analisi di Blüml, il settore si sta attualmente sviluppando in due direzioni parallele: da un lato, in linea con il desiderio di self care dei consumatori, crescono gli energy drink, le bevande funzionali e i prodotti analcolici. Dall’altro, rimane forte il bisogno di socialità, atmosfera ed esperienze condivise, specialmente in contesti storici ed economici complessi come quello attuale. I retroscena di questi sviluppi erano al centro del tour

“BrauBeviale meets Europe”, che ha fatto tappa a Milano a giugno 2026.

“I mercati in Italia e in Svizzera mostrano tendenze simili

a quelle di altri paesi europei”, ha spiegato Blüml. “Il consumo di bevande alcoliche rimane stabile o è addirittura in calo, mentre il mercato delle bevande analcoliche registra una crescita in singoli segmenti”. Considerando la panoramica generale delle bevande analcoliche, l’Italia mostra un quadro di stabilità analogo alla media europea. Nel 2025, il volume totale di bevande analcoliche pro capite in Italia si attesta a 229 litri, a fronte di una media europea di 179 litri. Secondo “Statista Market Insights”, si prevede che nel segmento dei soft drink la media europea e quella italiana rimarranno sostanzialmente stabili. In Italia, nel comparto delle acque minerali, si prevede invece una crescita moderata: il consumo procapite dovrebbe raggiungere i 173 litri nel 2025, con un incremento di circa il 6% entro il 2030. Le prospettive per gli energy drink rispecchiano la media europea. In Italia il consumo pro-capite è di 2,95 litri, in linea con il benchmark europeo, con una previsione di crescita di circa il 6% entro il 2030. La categoria delle bevande RTD (ready-to-drink) è invece prevista in crescita a livello europeo, ma relativamente stagnante in Italia. In Europa si prevede infatti una crescita del 7% da un volume pro capite di 1,28 litri, mentre in Italia la media è di 1,1 litri pro capite nel 2025, cifra che

è destinata a rimanere sostanzialmente invariata entro il 2030.

A livello europeo, le birre analcoliche stanno acquisendo maggiore rilevanza, con una media di 2,7 litri pro capite. In Italia, invece, il volume rimane significativamente più basso, pari a 0,2 litri pro capite, mentre in Svizzera ha raggiunto i 3,4 litri nel 2025.

La birra alcolica si conferma una presenza saldamente consolidata in entrambi i mercati. Nel 2025, il consumo pro-capite è stato di circa 30 litri in

Alcune immagini della tappa italiana di “BrauBeviale meets Europe”, ospitata nella distilleria urbana Tripstillery, nel quartiere Porta Nuova di Milano

Italia e di 43 litri in Svizzera. A titolo di confronto, la media europea nel 2024 è stata di quasi 48 litri e si prevede che entro il 2030 registrerà un calo graduale fino ad arrivare a circa 45 litri. Mentre a livello europeo si delinea una tendenza al ribasso, l’Italia mostra uno sviluppo in controtendenza: entro il 2030 il consumo pro capite di birra dovrebbe crescere di oltre il 10%. La Svizzera, invece, segue sostanzialmente il trend europeo, con un consumo atteso in diminuzione. Le analisi del “Rheingold Institut” indicano che alla base di questi sviluppi ci sia molto più di una semplice tendenza passeggera legata allo stile di vita. In un mondo sempre più incerto e imprevedibile, molte persone si concentrano maggiormente su ciò che possono controllare direttamente: salute, produttività, flessibilità e stabilità personale. L’istituto descrive questa evoluzione come il tentativo di cercare di mantenere quanto più possibile la propria stabilità e capacità di reagire all’interno di una realtà complessa, una tendenza che sta cambiando anche il settore delle bevande.

Il bisogno di comunità e di senso di si-

curezza è in crescita. Proprio per questo motivo, comparti di bevande come quello della birra rimangono rilevanti. La birra rappresenta qualcosa di familiare. È sinonimo di artigianalità, territorio e tradizione. In un mondo incerto, segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche, proprio questa concretezza torna a essere sempre più importante.

DOVE L’INDUSTRIA DELLE

BEVANDE

TROVA RISPOSTE

“Stiamo assistendo a sviluppi di mercato molto interessanti”, ha dichiarato Markus Kosak, direttore Esecutivo di Yontex GmbH & Co. KG. “Da un lato, i consumatori desiderano mantenersi attivi e performanti senza rinunciare però ai momenti di convivialità. Per i nostri comparti tradizionali e consolidati, come quello della birra, questo significa poter rafforzare ulteriormente la propria posizione sul mercato. Al contempo, il desiderio di self care apre nuove opportunità per i produttori di bevande. I nostri espositori lo hanno capito e presentano soluzioni per rispondere a tutte le esigenze del settore in Europa”. Il programma completo di BrauBeviale 2026, che si terrà a Norimberga dal 10 al 12 novembre 2026, è orientato alle sfide del settore europeo delle bevande. I temi del programma collaterale includono le nuove abitudini di consumo, i concept analcolici, i requisiti di flessibilità produttiva e i modi in cui i produttori possono soddisfare in modo redditizio le diverse occasioni di consumo. Sul Main Stage nel padiglione 9, l’esperto del settore Charles Nouwen (Peer to Beer) parlerà, tra l’altro, del ruolo della birra tra tradizione, comunità e nuove abitudini di consumo.

PER I BIRRIFICI INDIPENDENTI

LE PRIORITÀ IN AGENDA SONO SOPRAVVIVENZA ECONOMICA

E COSTI ENERGETICI

Stefan Stang, Managing Director

Private Brauereien Bayern ha raccon-

tato il mondo delle birrerie indipendenti europee, rappresentate dall’IBE (Independent Brewers of Europe). Nel 2026 i birrifici indipendenti europei dimostrano di essere determinati e resilienti. Sebbene quattro aziende su dieci indichino la sopravvivenza economica come priorità assoluta, un rapporto recentemente presentato alla BeerX di Liverpool (Regno Unito) mette in luce soprattutto la resilienza del comparto. I costi energetici elevati rimangono la sfida principale. Circa la metà dei birrifici prevede stagnazione o calo del fatturato. Allo stesso tempo, però, l’industria resta determinata ad adattarsi e investire con spirito imprenditoriale. L’obiettivo è rafforzare in modo sostenibile una cultura birraria europea autentica e diversificata. Questi risultati sono contenuti in un rapporto pubblicato per la prima volta da Independent Brewers of Europe (IBE): un’alleanza transnazionale fondata nel 2024 per rappresentare e tutelare la birrificazione indipendente in Europa. Il gruppo riunisce associazioni nazionali da tutto il continente ed è in costante espansione. In un mercato dominato dai giganti globali, l’IBE difende i piccoli e medi birrifici indipendenti, promuovendo condizioni di mercato eque, trasparenza e capacità di affermarsi in futuro. Il rapporto, che censisce oltre 3.000 birrifici indipendenti in dodici Paesi europei, offre un’istantanea dettagliata delle opportunità e delle sfide del comparto. Volatilità dei prezzi energetici, pressione fiscale e concorrenza crescente dei grandi gruppi internazionali sono temi centrali; ep-

pure, lo studio mette in evidenza la resilienza e la capacità di adattamento dei birrifici indipendenti.

La maggior parte dei birrifici indipendenti è costituita da piccole imprese: il 60% dichiara un fatturato annuo inferiore ai 500.000 euro. Nonostante le dimensioni, il loro radicamento locale è significativo: oltre un quarto (28%) della produzione viene venduto direttamente ai consumatori in taproom, bar, beer shop, pub o ristoranti. Il 75% dei birrifici, inoltre, supporta attivamente iniziative e progetti locali, rafforzando il proprio ruolo economico e sociale nel territorio. Il rapporto segnala anche un cambio generazionale nei comportamenti di consumo: i giovani bevono birra meno frequentemente rispetto alle generazioni precedenti e una parte significativa sceglie di non consumare alcol. Tuttavia, quando scelgono la birra, i consumatori più giovani privilegiano qualità, autenticità e produzione locale. In altre parole: consumano meno birra, ma in modo più consapevole e qualitativamente superiore.

Per affrontare le sfide attuali, molti birrifici indipendenti stanno diversificando la propria offerta: circa il 43% produce già bevande complementari, principalmente soft drink e limonate. Cresce inoltre l’importanza della birra analcolica, trainata dal crescente interesse dei consumatori per le alternative analcoliche o a bassa gradazione.

Pur con differenze significative tra i vari stili di birra in Europa, i Pale Ale, India Pale Ale e lager chiare restano le categorie più prodotte dai birrifici indipendenti.

A BARI LA FIERA B2B DELL’OLIO EVO ITALIANO

Qualità e capacità di costruire relazioni commerciali internazionali sono oggi leve decisive per valorizzare l’olio EVO italiano nel mondo. Su queste basi riparte Evolio Expo, che dal 28 al 30 gennaio 2027 tornerà alla Fiera del Levante di Bari con la terza edizione della manifestazione B2B dedicata all’olio extravergine di oliva e alla filiera olivicolo-olearia. Organizzata da Senaf per conto di Nuova Fiera del Levante, Evolio Expo prosegue il percorso avviato nelle prime due edizioni con l’obiettivo di mettere in relazione produttori, frantoiani, buyer italiani ed esteri, operatori Ho.Re.Ca., GDO e retail, istituzioni, associazioni e professionisti del settore.

Le stime Ismea su dati Agea, basati sulle dichiarazioni dei frantoi, indi-

L’agenda

IFAT

Drinktec 15-19 settembre 2026

Monaco, Germania www.drinktec.com

Anuga Food Tec India

29 settembre - 1 ottobre 2026 Mumbay, India anugafoodtec-india.com

Powtech Technopharm 29 settembre - 1 ottobre 2026 Norimberga, Germania www.powtech-technopharm. com/en

Sial Paris 17-21 ottobre 2026

Parigi, Francia www.sialparis.com

Pack Expo International 18-21 ottobre 2026 Chicago, Usa www.packexpointernational.com

cano per la campagna 2025/26 una produzione italiana di olio di oliva stimata a 325mila tonnellate, in crescita del +31% rispetto alla campagna precedente.

Su cosa si focalizzerà la prossima edizione di Evolio Expo? Al centro del programma torneranno i tre macrotemi che caratterizzano la fiera: “Olio è Salute”, con approfondimenti sul ruolo dell’olio Evo nella dieta mediterranea e sulle sue proprietà nutrizionali e nutraceutiche; “Olio è Turismo”, focalizzato sulle potenzialità dell’oleoturismo come leva di sviluppo per i territori e strumento di valorizzazione delle aree olivicole; e “Olio è Innovazione”, dedicato alle nuove tecnologie, ai modelli produttivi evoluti e alle soluzioni per rendere la filiera olivicolo-olearia più competi-

Cibus Tec 27-30 ottobre 2026

Parma www.cibustec.it

Labotec 27-28 ottobre 2026 Parma www.labotec.one/it/home/ index.php

The future of protein production 4-5 novembre 2026 Amsterdam, Paesi Bassi www.futureofproteinproduction.com

Brau Beviale 10-12 novembre 2026 Norimberga, Germania www.braubeviale.com/en-US/ home

tiva e sostenibile. A confermare la crescita della manifestazione sono i risultati della scorsa edizione: 6.720 visitatori, 150 aziende espositrici, 20 tra associazioni, enti e istituzioni, oltre 100 appuntamenti tra convegni, talk, degustazioni, masterclass ed eventi, 50 buyer internazionali provenienti da 16 Paesi strategici, con un incremento del +127% rispetto al 2025, che hanno finalizzato oltre 700 incontri con le aziende presenti.

“I risultati della seconda edizione ci consegnano una responsabilità importante: dare continuità a un progetto che ha dimostrato di essere utile alle imprese e riconosciuto dagli operatori”, dichiara Gaetano Frulli, presidente di Nuova Fiera del Levante.

FI Europe 17-19 novembre

Francoforte, Germania www.figlobal.com

Bevertech 17-20 novembre 2026 Milano bevertech.it

Simei 17-20 novembre 2026 Milano www.simei.it

Sigep 23-27 gennaio 2027 Rimini www.sigep.it

Evolio Expo

28-30 gennaio 2027

Bari www.evolioexpo.com

BBTech Expo 21-23 febbraio 2027

Rimini www.beerandfoodattraction.it

Anuga FoodTec 23-26 febbraio 2027

Colonia, Germania www.anugafoodtec.com

Cibus 4-6 maggio 2027

Parma www.cibus.it

Pro Pak Asia 9-12 giugno 2027

Muang Thong Thani,l Tailandia

IFFA 13-18 maggio 2028

Francoforte, Germania iffa.messefrankfurt.com/ frankfurt/en.html

ITITOLO TITOLO

di Arcangelo Moro*, Umberto Fragassi**, Chiara D’Agostino***

* Comandante SCFM

** Funzionario

Assicurazione di Qualità SCFM

***Assistente Tecnico SCFM

Dall’integrazione del latte materno

nell’infanzia al ruolo del Centro di Ricerca per la Farmacologia e Chimica Applicata dello SCFM. Le nuove frontiere di una nutraceutica traslazionale.

GLI HMO NELLA RICERCA NUTRIZIONALE E PEDIATRICA

In continuità con l’articolo “Nutraceutica e integratori: tra differenze e prospettive” pubblicato sul numero 2/2026 di Tecnologie Alimentari, questo contributo approfondisce la classificazione strutturale degli HMO, il quadro regolatorio europeo, le frontiere traslazionali – dal neurosviluppo alla prematurità, dall’adulto all’attività antivirale – e l’applicazione paradigmatica nella miopatia GNE. Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, attraverso il Centro di Ricerca per la Farmacologia e Chimica Applicata riconosciuto dal MIUR nel 2025, si configura come presidio strategico nazionale al servizio dell’innovazione e della salute pubblica.

PREMESSA

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e la sua prosecuzione, in associazione allo svezzamento,

fino al secondo anno di età, quale strategia ottimale per crescita, sviluppo e salute del neonato. Il latte materno, oltre a macro e micronutrienti, fornisce numerosi componenti bioattivi e fattori immunitari – anticorpi, immunoglobuline, lattoferrina, lisozima, peptidi antimicrobici, fattori di crescita, leucociti, microRNA e oligosaccaridi del latte umano (HMO) – che concorrono in modo determinante al rafforzamento del sistema immunitario in via di sviluppo, alla difesa contro agenti patogeni e alla maturazione di funzioni metaboliche, neurologiche e comportamentali del lattante.

LO SVILUPPO DEL MICROBIOTA

INTESTINALE PEDIATRICO

Lo sviluppo del microbiota intestinale, il cui ruolo generale nella salute è stato richiamato nel precedente articolo, segue nei primi anni di vita un percorso evolutivo artico-

lato in tre fasi. La fase di sviluppo (314 mesi) è caratterizzata da una composizione fortemente influenzata dall’alimentazione del neonato, con il genere Bifidobacterium predominante nei lattanti allattati al seno. La fase di transizione (15-30 mesi) coincide con la diversificazione legata allo svezzamento e all’introduzione di alimenti solidi. La fase stabile (31-46 mesi) vede infine il microbiota assumere le caratteristiche tipiche dell’età adulta. La finestra dei primi mille giorni di vita rappresenta dunque un periodo critico in cui interventi nutrizionali mirati possono produrre effetti duraturi sulla salute dell’individuo, ed è proprio in questa fase che gli HMO esercitano il loro ruolo più rilevante.

GLI HMO: STRUTTURA

E CLASSIFICAZIONE STRUTTURALE

Gli Human Milk Oligosaccharides rappresentano una famiglia di oltre 200 strutture diverse, con una concentrazione media nel latte materno di 5-15 g/L. La struttura generale comprende cinque monosaccaridi fondamentali: glucosio (Glc), galattosio (Gal), N-acetilglucosamina (GlcNAc), fucosio (Fuc) e acido sialico (Sia). Tutti gli HMO presentano un nucleo di lattosio dal

quale si sviluppano strutture lineari o ramificate, classificate in tre categorie principali (figura 1):

- HMO neutri fucosilati: contengono fucosio. Il più abbondante è il 2’-fucosillattosio (2’-FL), che da solo costituisce circa il 30% dell’intero pool oligosaccaridico del latte materno;

- HMO neutri non fucosilati: tra cui il latto-N-tetraosio (LNT) e il suo isomero LNnT, capostipiti del gruppo;

- HMO acidi sialilati: contengono acido sialico, fonte essenziale per il neurosviluppo. Il 3’- e il 6’-sialillattosio (3’-SL e 6’-SL) sono i principali rappresentanti.

Figura 2 - Timeline delle autorizzazioni EFSA degli HiMO come novel food (2015–2026)

Figura 1Classificazione strutturale degli HMO: tre famiglie a partire da un nucleo comune di lattosio

DALLA BIOLOGIA ALLA

BIOTECNOLOGIA: GLI HMO E IL QUADRO NORMATIVO

Sebbene l’allattamento al seno rappresenti l’opzione raccomandata, esistono condizioni cliniche e situazioni – terapie farmacologiche materne incompatibili, ipogalattia, scelte personali – che rendono necessaria l’integrazione o la sostituzione del latte materno. L’enorme interesse scientifico verso gli HMO ha favorito lo sviluppo dei HiMO (Human-identical Milk Oligosaccharides), molecole strutturalmente identiche agli HMO naturali ottenute mediante precision fermentation: processi di fermentazione microbica condotti con ceppi batterici (prevalentemente Escherichia coli K-12, BL21 o Corynebacterium glutamicum) geneticamente ingegnerizzati per esprimere le glicosiltransferasi necessarie alla biosintesi del singolo oligosaccaride.

Sul piano regolatorio, in Europa gli HMO/HiMO rientrano nella categoria dei novel food e sono sottoposti al Regolamento (UE) 2015/2283 per l’immissione in commercio. La progressione delle autorizzazioni EFSA, sintetizzata in figura 2, testimonia la maturazione di un settore strategico per la sicurezza alimentare e nutrizionale: dal 2’-FL e LNnT (prime due molecole approvate, con dosaggio massimo nel latte artificiale stabilito dalla FDA nel 2019 di 2,4 g/L per il 2’-FL e

0,6 g/L per l’LNnT), al 3-fucosillattosio autorizzato nel 2023 (DOI 10.2903/j. efsa.2023.8026), fino al 6’-sialillattosio con parere EFSA aggiornato nel gennaio 2026 (DOI 10.2903/j. efsa.2026.9856) per nuovi ceppi produttivi. Sono altresì disponibili miscele binarie e “blend” complessi a cinque o sei HMO che si avvicinano sempre più al profilo oligosaccaridico del latte materno e rappresentano la nuova frontiera delle formule per lattanti.

HMO E NEUROSVILUPPO:

L’ASSE INTESTINO-CERVELLO

Una delle frontiere più promettenti della ricerca contemporanea riguarda il ruolo degli HMO nella modulazione dell’asse microbiota-intestino-cervello (figura 3). Studi recenti (Falsaperla et al., Nutrients 2024) dimostrano che concentrazioni specifiche di HMO misurate a 1 e 6 mesi correlano con parametri di sviluppo neurocognitivo, attraverso almeno tre meccanismi convergenti: la promozione di una composizione bilanciata del microbiota, la stimolazione della produzione di neurotrasmettitori (GABA, serotonina) e di acidi grassi a corta catena, e la modulazione diretta della via vagale, canale di comunicazione bidirezionale rapido tra intestino e sistema nervoso centrale.

Figura 3 - Vie di comunicazione bidirezionale tra microbiota intestinale e sistema nervoso centrale modulate dagli HMO. Fonte: elaborazione SCFM Firenze (modello adattato da Falsaperla et al., Nutrients 2024;16(17):3009)

In particolare, il 2’-FL ha mostrato in modelli preclinici un’azione di sostegno allo sviluppo cognitivo, mentre l’acido sialico – costituente di HMO sialilati come 3’-SL e 6’-SL – rappresenta un nutriente chiave per la sialilazione dei gangliosidi cerebrali, processo critico per la sinaptogenesi, la plasticità neurale e i processi di memoria. L’acido sialico libero attraversa la barriera ematoencefalica e si concentra in misura particolare nelle regioni cerebrali coinvolte nell’apprendimento. Studi recenti pubblicati su

L’enorme interesse scientifico verso gli HMO ha favorito lo sviluppo dei HiMO (Human-identical Milk Oligosaccharides), molecole strutturalmente identiche agli HMO naturali ottenute mediante processi di fermentazione microbica condotti con ceppi batterici

Food Research International (2025) e Journal of Agricultural and Food Chemistry hanno inoltre indagato il potenziale degli HMO nella modulazione del decorso di malattie neurodegenerative, incluse forme sperimentali di Alzheimer e di danno cerebrale traumatico.

HMO E PREMATURITÀ: PREVENIRE

L’ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE L’enterocolite necrotizzante (NEC) rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nei neonati prematuri, con tassi di letalità che possono superare il 30% nei casi gravi e con conseguenze a lungo termine sulla funzionalità intestinale e sul neurosviluppo. Studi di coorte madre-neonato hanno dimostrato che la composizione oligosaccaridica del latte materno predice il rischio di NEC: in particolare, un basso contenuto di DSLNT (disialil-lacto-N-tetraosio) si associa a un significativo aumento del rischio di sviluppare la patologia. La pipeline di sperimentazioni cliniche 2024–2025 nel settore della NEC è in espansione e include approcci basati su singoli HMO, miscele oligosaccaridiche e combinazioni sinbio-

tiche con probiotici. Il principale nodo aperto riguarda la disponibilità su scala industriale di HMO complessi come il DSLNT, configurando una nuova frontiera della medicina di precisione perinatale.

NUOVE EVIDENZE CLINICHE DEGLI HMO NELL’ADULTO

Le applicazioni degli HMO nell’adulto, accennate nel precedente contributo, hanno trovato di recente una significativa concretizzazione sul piano della ricerca clinica. Al febbraio 2025, il database ClinicalTrials.gov registra 107 studi clinici sugli HMO, di cui 57 condotti su popolazione adulta e 28 su anziani. Tra le evidenze più rilevanti, lo studio HIBS (NCT05205785) sta valutando l’effetto della somministrazione quotidiana di HMO per dodici settimane sui sintomi della sindrome dell’intestino irritabile in disegno controllato verso placebo. Studi su volontari sani hanno documentato che la somministrazione di 2’-FL e LNnT modula il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes inducendo variazioni del metaboloma sierico potenzialmente protettive nei confronti di obesità e ipertensione. Sono inoltre emersi dati sull’attività anticariogena del 2’-FL nei confronti di Streptococcus mutans e sul ruolo degli HMO fucosilati e sialila-

ti come decoy receptors solubili nello stomaco contro l’infezione da Helicobacter pylori.

HMO COME BARRIERA ANTIVIRALE

Una frontiera di particolare interesse, sviluppata durante e dopo la pandemia da SARS-CoV-2, riguarda le proprietà antivirali degli HMO. Diverse molecole – 2’-FL, 3-FL, 3’-SL, 6’-SL –agiscono come recettori-esca solubili, interferendo con il legame del virus ai recettori delle cellule ospiti e impedendone l’ingresso, secondo il meccanismo schematizzato in figura 4.

Figura 4 - Gli HMO solubili agiscono come recettoriesca, bloccando l’interazione viruscellula

Studi in vitro hanno dimostrato che il 2’-FL e il 3-FL inibiscono il legame del dominio RBD della spike protein di SARS-CoV-2 al recettore ACE2, con un effetto più marcato per il 2’-FL anche su varianti virali multiple. Sono stati documentati effetti analoghi nei confronti di virus influenzali, rotavirus, virus respiratorio sinciziale (RSV), norovirus e HIV. Trial clinici condotti su lattanti hanno evidenziato che le formule arricchite con miscele di HMO si associano a una riduzione della frequenza di infezioni delle vie respiratorie e di episodi di bronchite, attribuibili sia alla rinsing action laringofaringea durante l’assunzione orale, sia all’azione immunomodulante sistemica.

UN’APPLICAZIONE CLINICA

PARADIGMATICA: LA MIOPATIA GNE

Tra le applicazioni traslazionali degli HMO assume particolare rilievo il caso della miopatia GNE (nota anche come GNE Myopathy, Hereditary Inclusion Body Myopathy o miopatia di Nonaka), patologia neuromuscolare ultrarara già richiamata nel precedente articolo in relazione al prodotto Lattosio GNE realizzato dallo SCFM. Si tratta di una rara patologia

Le frontiere aperte dalla ricerca sugli HMO richiedono studi clinici randomizzati e ben dimensionati, capaci di trasformare la promessa biologica in pratica clinica consolidata

autosomica recessiva causata da mutazioni bialleliche nel gene GNE (9p13.3), che codifica un enzima bifunzionale UDP-N-acetilglucosamina 2-epimerasi/N-acetilmannosamina chinasi, coinvolto nella via biosintetica dell’acido sialico.

Le mutazioni causano una riduzione del 30-60% dell’attività enzimatica, con conseguente ipo-sialilazione delle glicoproteine e dei glicolipidi muscolari, alla base della patogenesi della malattia.

Con prevalenza mondiale stimata in 1/1.000.000 (più frequente nelle popolazioni di etnia ebrea, persiana e giapponese), la malattia esordisce tipicamente nella terza decade di vita con debolezza distale a livello degli arti inferiori associata a piede cadente, che progredisce lentamente verso i muscoli prossimali e gli arti superiori. Un segno clinico distintivo è il caratteristico risparmio dei quadricipiti malgrado il marcato interessamento degli altri muscoli della coscia. La maggior parte dei pazienti necessita della sedia a rotelle entro 15-20 anni dall’esordio.

La diagnosi si fonda sull’integrazione di criteri clinici, modesto aumento della creatina chinasi sierica, biopsia muscolare con vacuoli bordati, RM caratteristica e screening genetico del gene GNE. Sebbene la presa in carico sia stata storicamente sintomatica – fisioterapia, terapia occupazionale, ausili ortopedici – negli ultimi anni si sono aperti scenari terapeutici incoraggianti sia in campo farmacologico sia in quello dell’integrazione alimentare. Un team giapponese ha recentemente concluso uno studio clinico, pubblicato nel 2024 sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, per confermare la sicurezza della somministrazione a lungo termine di un farmaco a base di acido aceneuramico (un tipo di acido sialico). Negli Stati Uniti è in corso lo studio multicentrico randomizzato in doppio cieco controllato con pla-

cebo NN109/MAGiNE, supportato da NIAMS e NINDS del NIH, che valuta l’efficacia dell’N-acetilmannosamina (ManNAc), farmaco orfano costituito dal primo precursore della biosintesi dell’acido sialico. La sperimentazione, intesa come integrazione quotidiana di acido sialico nelle prime fasi della comparsa dei sintomi, suggerisce un effetto di stabilizzazione del quadro clinico con conservazione della forza muscolare almeno negli arti superiori.

IL RUOLO DEL CENTRO DI RICERCA DELLO SCFM

Le frontiere aperte dalla ricerca sugli HMO – sintesi industriale di molecole complesse come il DSLNT, personalizzazione delle miscele in funzione di specifici target clinici, validazione di endpoint a lungo termine sul neurosviluppo, caratterizzazione strutturale di nuove molecole con attività antivirale, applicazioni in patologie ultrarare – richiedono studi clinici randomizzati e ben dimensionati, capaci di trasformare la promessa biologica in pratica clinica consolidata.

In tale scenario lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di

Firenze, già impegnato nella produzione del Lattosio GNE come descritto nel precedente contributo, ha ulteriormente rafforzato la propria vocazione alla ricerca traslazionale: nel 2025 è stato iscritto nell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche del MIUR, riconoscimento istituzionale che ha consolidato la nascita del Centro di Ricerca per la Farmacologia e Chimica Applicata come motore dell’innovazione scientifica dello Stabilimento e che apre l’accesso a finanziamenti pubblici nazionali e internazionali.

Il Centro inserisce gli HMO/HiMO tra le innovazioni emergenti del proprio programma di ricerca, valorizzando l’esperienza maturata con il 6’-sialillattosio quale punto di partenza per ulteriori linee di ricerca traslazionale, in sinergia con università, istituti di ricerca, fondazioni e aziende del settore biotech.

La nutraceutica del prossimo decennio, sostenuta dal rigore dell’evidenza e dall’innovazione biotecnologica, troverà nelle officine farmaceutiche pubbliche e nei loro centri di ricerca un alleato naturale per coniugare scienza, sicurezza e sovranità sanitaria.

Abbiamo visitato la nuova area produttiva inaugurata da Scoiattolo - Raviolificio di famiglia, dove è già in funzione una linea altamente automatizzata, in grado di produrre 6 milioni di kg all’anno. Il progetto prevede l’installazione di altre 3 linee, per un investimento complessivo di oltre 30 milioni di euro.

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UNA LINEA HI-TECH PER AMPLIARE IL MERCATO DELLA PASTA FRESCA

Dal piccolo laboratorio artigianale di pasta fresca dei nonni Ebe e Tino, fondato nel 1983, a un raviolificio con 225 dipendenti e un fatturato 2025 di 68 milioni di euro, in grado di servire i supermercati di 40 Paesi nel mondo. È la parabola in costante crescita di ScoiattoloRaviolificio di famiglia, che negli ultimi anni ha vissuto una forte accelerazione grazie alle vendite sui mercati internazionali e agli investimenti in tecnologie e R&D. Tutto questo mantenendo salde le sue radici familiari, come suggerisce lo stesso brand.

L’azienda ha recentemente costruito un nuovo stabilimento adiacente alla sede storica di Lonate Ceppino (VA). Nei nuovi spazi è già entrata in funzione la prima linea per la produzione di 6 milioni di kg/anno, a una velocità oraria che può raggiungere i 1.400 kg.

Lo stabilimento, che con la prima linea ha richiesto già un investimento di 20 milioni di euro, è predisposto per

ospitare altre tre linee per una produzione complessiva, a pieno regime, di 24 milioni di kg all’anno, con un investimento globale destinato a superare i 30 milioni di euro.

Tecnologie Alimentari ha avuto la possibilità di visitare la nuova area produttiva, presentata con orgoglio, lo scorso 5 maggio, da Massimiliano Di Caro e Matteo Di Caro, che insieme a Valentina Guerra rappresentano la terza generazione attiva nell’azienda di famiglia.

“È un anno cruciale per noi, sia per la rapida espansione che stiamo vivendo sia per l’inaugurazione del nuovo stabilimento, senza il quale sarebbe stato impensabile rispondere adeguatamente alla domanda crescente che riceviamo, soprattutto dall’estero”, ha detto il General Manager Massimiliano Di Caro, dopo l’introduzione di Alice Galli, Marketing & Communication Director. Il 100% della produzione di Lonate Ceppino – 250 ricet-

cura di Alessandro Bignami

te, 30 formati, 110 tonnellate di pasta fresca al giorno – è destinato al canale GDO. “Per il 2026 abbiamo stimato un’ulteriore importante crescita del fatturato, che dovrebbe attestarsi intorno agli 80 milioni di euro. Alla luce degli investimenti in corso in impianti e strutture, pensiamo di raggiungere l’obiettivo dei 100 milioni di euro di ricavi nell’arco di 2-3 anni”.

Fuori dall’Italia, in 40 paesi, approda il 72% della produzione per private label e il 61% dei prodotti a proprio marchio, come ha spiegato Matteo Di Caro,

Global Commercial Director: ”Riusciamo a sviluppare prodotti specifici per culture diverse visitando i Paesi, conoscendone gusti e sensibilità, entrando in empatia con i clienti locali e realizzando gli approfonditi studi di mercato che la nostra struttura, sempre più articolata, oggi ci consente. Ci adattiamo alle esigenze dei diversi mercati senza perdere la nostra identità. Oggi guardiamo in particolare agli Stati Uniti come un mercato strategico dalle grandi potenzialità per i nostri prodotti, nonostante i problemi geopolitici e commerciali del momen-

to. L’Europa resta comunque la nostra area di riferimento: quest’anno ci stiamo concentrando soprattutto sul Regno Unito”.

Lorenzo Ferrario, Operations Manager, si è soffermato sulle caratteristiche tecniche del nuovo impianto: “Per la realizzazione della linea abbiamo coinvolto aziende altamente specializzate, che in larga parte non erano mai state nostre fornitrici. L’obiettivo finale di questa operazione sono il raddoppio della produzione e una velocità produttiva che si avvicini ai 1.500 kg/ora. Tutto ciò è possibile grazie alla concezione innovativa, efficiente e scalabile della linea e del flusso produttivo”.

Sopra: la seconda e la terza generazione oggi alla guida del Raviolificio di famiglia. Il nome Scoiattolo nasce dai fondatori Ebe

Serri e Tino Belletti che, passeggiando nel bosco con figlie e generi, osservarono una famiglia unita e curiosa come la loro.

A fianco: Matteo Di Caro, Global Commercial Director, e Massimiliano Di Caro, General Manager

Sofia Gallo è responsabile del nuovo laboratorio R&D, che ospita un impianto pilota dove l’azienda sperimenta e verifica gli standard produttivi di impasti, ripieni e ricette – spesso sulla base delle richieste che giungono dalle private label di varie parti del mondo – prima di portarne la lavorazione su scala industriale. L’area è munita di cabine sensoriali per l’assaggio dei prodotti.

Lorenzo Ferrario e Sofia Gallo ci hanno poi accompagnato all’interno dei due stabilimenti, significativamente collegati dal nuovo laboratorio di ricerca e sviluppo, spiegando con passione e competenza l’intero ciclo produttivo dei ravioli Scoiattolo, dall’approvvigionamento delle materie prime all’impasto, dalla preparazione e inserimento del ripieno alla pastorizzazione, dal confezionamento primario e secondario fino alla pallettizzazione e allo stoccaggio in cella dei prodotti finiti, pronti per la consegna nei supermercati del mondo.

UNA STRUTTURA

NECESSARIA A SOSTENERE

LA CRESCITA INTERNAZIONALE

L’inaugurazione della prima linea produttiva ad alta automatizzazione apre nuove opportunità, rafforzando il posizionamento dell’azienda

come player di riferimento nella produzione di pasta fresca ripiena. Il nuovo stabilimento, disposto su una superficie totale di 10mila metri quadrati con 3.750 metri quadrati di pannelli in materiale fotocatalitico TX Active, è frutto di un progetto articolato, sviluppato in più di tre anni tra progettazione architettoni-

ca, ingegneristica e tecnologica. L’edificio rappresenta una piattaforma moderna e funzionale pensata per sostenere la crescita futura. A metà dello scorso anno il progetto ha visto una prima importante attivazione con l’apertura della nuova area logistica. Il magazzino di recente costruzione, dotato di 600 posti pallet refrigerati, rappresenta un significativo upgrade nella gestione e nel controllo dei flussi interni. L’introduzione di un sistema WMS sviluppato su misura consente una gestione più evoluta di prodotti finiti, materie prime e materiali sussidiari, migliorando la tracciabilità ed efficienza operativa. A supporto, l’integrazione di sistemi LGV rende le movimentazioni più fluide, sicure e strutturate, in un’ottica di innovazione e sostenibilità industriale. Oggi il plant ospita diverse aree operative strategiche. Oltre alla nuova linea – attiva per le fasi di produzione e confezionamento primario e secondario, mentre la preparazione dei ripieni continua a essere svolta nella cucina dello stabilimento storico – è presente anche il recente laboratorio di Ricerca & Sviluppo, con una linea pilota industriale pensata per accelerare le formulazioni e ridurre il tempo dall’ideazione al mercato grazie al test in scala ridotta dei processi, oltre all’area logistica già operativa.

La nuova linea rappresenta il fulcro del racconto industriale dell’azienda: una risposta concreta alla crescente domanda di pasta fresca Scoiattolo, alle prospettive costruite negli anni e alla visione imprenditoriale della famiglia fondatrice, che lo stabilimento precedente non era più in grado di sostenere da solo. L’espansione commerciale sta infatti aprendo nuove opportunità sia per i prodotti a marchio proprio sia per il private label, in Italia e all’estero, con prospettive rilevanti anche nel mercato britannico e americano. L’investimento complessivo per il

nuovo stabilimento ammonta a 20 milioni di euro, comprensivi della prima linea e delle infrastrutture immobiliari. È già prevista l’implementazione di ulteriori tre linee – di cui una nei primi mesi del 2027 – con un investimento aggiuntivo di 10/15 milioni di euro. Ogni linea avrà una capacità di circa 6 milioni di kg annui, per un potenziale complessivo di 24 milioni di chilogrammi a pieno regime.

Dal punto di vista occupazionale, ciascuna linea comporterà l’inserimento di circa 12 nuove risorse al giorno, per un totale potenziale di 48 addetti a piena operatività. La linea attualmente installata è progettata per raggiungere una capacità di 1.200-1.400 kg/ora, raddoppiando quella di una singola linea dello stabilimento storico, grazie a soluzioni tecnologiche avanzate. Il sistema consente inoltre di innalzare ulteriormente la qualità del prodotto finito, grazie a una camera bianca a microclima controllato in sovrapressione di aria sterile e a un sistema di comunica-

zione integrato che autoregola il flusso, ottimizzando la gestione anche in caso di interruzioni e migliorando l’efficienza complessiva. Le macchine installate rappresentano un’evoluzione significativa rispetto alle tecnologie già in uso, contribuendo a elevare gli standard qualitativi e produttivi dell’azienda. “La partenza ufficiale della prima linea produttiva del nuovo stabilimento di Scoiattolo rappresenta per me e per tutta la mia famiglia molto più di un semplice traguardo industriale”, afferma Lino Di Caro, amministratore delegato di Scoiattolo, seconda generazione dell’azienda. “È il segno concreto di un percorso, di un sogno che oltre quarant’anni fa sembrava impossibile: una sfida iniziata insieme ai miei suoceri, a mia moglie, a mio cognato e a mia cognata e trasformatasi nel tempo in una realtà solida e riconosciuta, fino ad arrivare oggi a condividere questo progetto anche con i nostri figli. Questo, per noi, è motivo di profon-

do orgoglio. Un percorso che ci ha visto crescere non solo come impresa, ma anche come persone e come professionisti, gli uni accanto agli altri. È stato un cammino fatto di sacrifici, resilienza, momenti di crescita ma anche di grande ambizione, che ci ha spinto ogni giorno a migliorarci e a farci conoscere sempre di più nel mondo della pasta fresca”. “Oggi, rappresentiamo una realtà strutturata, capace di innovare e di affrontare mercati sempre più ampi, senza mai perdere il nostro DNA familiare, appassionato e creativo”, prosegue l’ad. “Con oltre 200 persone che condividono e partecipano ogni giorno a questo progetto insieme a noi, possiamo dire che il vero valore della nostra azienda risiede nella passione autentica che ci guida, nella voglia di migliorarci continuamente e nel desiderio di portare nel mondo la qualità e la meraviglia della nostra pasta fresca di famiglia. Perché, se per molti è solo pasta, per noi è davvero vita”, conclude Lino Di Caro.

Con questa inaugurazione, Scoiattolo conferma il proprio impegno e la propria vocazione all’innovazione, alla qualità e alla crescita sostenibile, rafforzando il posizionamento e le ambizioni nel mercato della pasta fresca a livello nazionale e internazionale.

Ne sono testimonianza anche le scelte progettuali, che hanno portato alla realizzazione di una struttura industriale architettonicamente ri -

cercata e moderna, capace di ospitare macchinari di ultima generazione e al tempo stesso di raccontare, attraverso spazi e design, una storia di innovazione a tutto tondo: dai materiali fotocatalitici per le pannellature esterne, fino alla progettazione di futuri uffici green e di ampi spazi di condivisione – come un auditorium – pensati per favorire lo scambio tra impresa, persone e territorio.

EQUIVALENTE DEL BURRO DI CACAO PER RICOPERTURE

AAK, protagonista internazionale negli oli e grassi vegetali speciali, ha lanciato ILLEXAO™ EN 10, un nuovo equivalente del burro di cacao (CBE, Cocoa Butter Equivalent) per applicazioni di ricopertura, progettato per migliorare le prestazioni di processo e offrire maggiore flessibilità nelle formulazioni.

A livello globale, i produttori stanno aumentando l’impiego degli equivalenti del burro di cacao – grassi vege-

tali alternativi al burro di cacao – per far fronte alla volatilità dei prezzi del cacao, all’incertezza degli approvvigionamenti e all’aumento dei costi di produzione. Tuttavia, le soluzioni tradizionali possono addensare la massa di cioccolato, comprometterne la fluidità e provocare accumuli negli impianti di ricopertura, con effetti negativi sull’efficienza produttiva e sulla qualità del prodotto finale. Illexao EN 10 è stato sviluppato proprio per risolvere queste criticità, garantendo prestazioni affidabili nelle applicazioni di ricopertura anche con elevate percentuali di equivalente del burro di cacao. Il prodotto presenta un comportamento molto simile a quello del burro di cacao, mantenendo una fluidità stabile e uniforme anche all’aumentare del contenuto di CBE. Ciò consente ai produttori di ottenere una copertura costante, una finitura

IL POTENZIALE DELLE PROTEINE DI PISELLO

Nello sviluppo delle alternative vegetali a carne e pesce, le proteine di frumento e di pisello sono tra gli ingredienti più utilizzati. Crespel & Deiters, specialista nella raffinazione di materie prime vegetali rinnovabili, mette a disposizione la propria esperienza nel controllo delle proprietà funzionali e delle caratteristiche dei prodotti. Con Lory® Tex Granules, un estruso a base di proteine di pisello, l’azienda ha sviluppato un ingrediente progettato per soddisfare le esigenze delle moderne formulazioni

alimentari, offrendo elevate prestazioni in fase produttiva, un profilo nutrizionale ben definito e materie prime provenienti esclusivamente da agricoltura europea.

La funzionalità di un ingrediente dipende dal modo in cui viene raffinato. Per la produzione di Lory Tex Granules, Crespel & Deiters utilizza la tecnologia dell’estrusione, perfezionata e sviluppata nel corso di decenni di esperienza. Grazie a un rigoroso controllo del processo, l’azienda ottiene un estruso granulare di pisello

omogenea e un aspetto e una consistenza di alta qualità. È adatto a tutte le applicazioni di ricopertura, tra cui barrette di cioccolato, biscotti, torte, sandwich biscuit e wafer.

“I produttori stanno affrontando una pressione senza precedenti sui prezzi delle materie prime, mentre le aspettative dei consumatori rimangono immutate”, ha dichiarato Morten Daugaard Andersen, Principal Research Scientist Chocolate Confectionery Fats di AAK.

“Riformulare i prodotti comporta quindi rischi e un errore può risultare molto costoso. Illexao EN 10 di AAK risolve le difficoltà produttive associate all’impiego di elevate quantità di equivalente del burro di cacao, garantendo un processo di ricopertura semplice ed efficiente e un prodotto finale di qualità superiore che soddisfa le aspettative dei consumatori”.

con una struttura leggermente fibrosa e proprietà accuratamente definite. Questo garantisce un comportamento affidabile nelle formulazioni e consente di ridurre il numero di ingredienti presenti nel prodotto finito, offrendo un vantaggio concreto ai produttori orientati al clean label e alla trasparenza dell’etichettatura.

Le Lory Tex Granules a base di pisello sono indicate come fonte proteica vegetale in prodotti che richiedono sia un profilo nutrizionale equilibrato sia una consistenza convincente. Tra le principali applicazioni figurano le alternative vegetali a carne e pesce, i prodotti ibridi che combinano proteine animali e vegetali, oltre a snack e piatti pronti.

L’ampliamento del portafoglio di Crespel & Deiters rappresenta la naturale evoluzione delle competenze sviluppate in decenni di esperienza nella raffinazione del frumento e progressivamente trasferite ad altre materie prime di origine vegetale.

FINANZIAMENTO E NUOVO PRESIDENTE PER PHENOLIVES

PhenOlives, startup israeliana food-tech pioniera nell’innovazione sostenibile degli ingredienti derivati dai sottoprodotti dell’oliva, annuncia l’ingresso in una nuova fase di crescita grazie a un investimento strategico da parte di OurCrowd e alla nomina del dirigente di lunga esperienza Itzik Saig come presidente del Consiglio di amministrazione. Questi sviluppi seguono un importante traguardo per l’azienda: il lancio della prima linea di produzione commerciale al mondo in grado di trasformare la sansa di oliva in farina d’oliva pronta per il mercato, convertendo una sfida storica legata ai rifiuti in un’opportunità ad alto valore aggiunto.

OurCrowd, l’investitore di ven-

SALTWELL APRE

ture capital più attivo in Israele, ha investito 270.000 dollari in PhenOlives come parte del round di raccolta fondi in corso da 1 milione di dollari.

L’investimento supporterà diverse priorità a breve termine: avvio delle attività globali di go-tomarket e acquisizione di ordini per oltre 100 tonnellate di farina d’oliva nel 2026; operatività del sistema in Israele alla piena capacità commerciale; selezione del primo frantoio europeo per un’installazione nel 2027; avanzamento della ricerca e sviluppo su ingredienti derivati dalle acque di lavorazione come futura linea di prodotto.

“Il supporto di OurCrowd dimostra fiducia nella nostra tecnologia proprietaria, nell’opportunità

UNO STABILIMENTO

Saltwell Group, proprietario e produttore del sale SALTWELL®, caratterizzato da un contenuto naturalmente ridotto di sodio, ha inaugurato un nuovo stabilimento produttivo in Cile, in prossimità dell’area di approvvigionamento delle materie prime. Il sito consentirà all’azienda di soddisfare la crescente domanda globale da parte dell’industria alimentare, chiamata a ridurre il contenuto di sodio nei propri prodotti. Saltwell è un sale naturale clean label che contiene il 35% di sodio in meno rispetto al sale tradizionale, mantenendo però caratteristiche analoghe in termini di gusto, consistenza e funzionalità. È ottenuto attraverso un processo di evaporazione solare e moderne tecniche di produzione del sale marino, utilizzando le acque ipersaline provenienti dalle saline del deserto di Atacama.

Il nuovo impianto, situato a Santiago del Cile e dotato di tecnologie all’avanguardia, consentirà a Saltwell

di mercato e nella trazione commerciale che stiamo già osservando”, ha dichiarato Chen LevAri, Ceo di PhenOlives. Per guidare questa nuova fase di crescita, l’azienda ha nominato Itzik Saig presidente. Saig vanta una vasta esperienza dirigenziale nei settori globali del food e dei beni di consumo, avendo ricoperto il ruolo di Ceo di Nestlé Israel (Osem) e di Nestlé New Zealand. La sua nomina riflette la volontà di PhenOlives di espandersi oltre Israele e costruire una rete di installazioni internazionali. La sua esperienza in produzione, supply chain e crescita globale sarà determinante per accelerare la strategia di commercializzazione dell’azienda.

IN CILE

Group di aumentare significativamente la capacità produttiva. Inoltre, la vicinanza sia alle fonti di approvvigionamento delle materie prime sia ai principali porti commerciali cileni contribuirà a rendere la catena di fornitura ancora più efficiente e resiliente.

“Questo nuovo impianto produttivo in Cile rappresenta un importante investimento strategico e una tappa fondamentale nella crescita della

nostra azienda”, ha dichiarato Anders Hansson, Ceo del Gruppo. “Grazie all’aumento della capacità produttiva e alle comprovate prestazioni del sale Saltwell nelle formulazioni alimentari, siamo nelle condizioni ideali per supportare i produttori nella realizzazione di alimenti più salutari, senza rinunciare al gusto, in linea con le aspettative dei consumatori”.

A Interpack 2026, Goglio ha esposto le più recenti innovazioni del Gruppo, tra cui due delle ultime linee di confezionamento sviluppate e i servizi avanzati dell’ecosistema digitale MIND System.

G18 W, per il confezionamento di prodotti liquidi in bag in box

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IL CONFEZIONAMENTO AL TEMPO DEGLI ECOSISTEMI DIGITALI

Goglio, protagonista internazionale nel packaging flessibile con 176 anni di esperienza, ha presentato a Interpack, lo scorso maggio a Düsseldorf, un ampio spettro di applicazioni. Tra queste, il settore caffè, per il quale erano in mostra le confezioni più rappresentative in laminati flessibili multistrato progettati per il riciclo, ideali per preservare aroma e freschezza del prodotto, oltre alla valvola monodirezionale di degasazione, segno distintivo del Gruppo grazie al primo brevetto della fine degli anni Sessanta. Per i prodotti liquidi l’azienda ha presentato sacchi asettici di grandi dimensioni, fino a 1500 litri, e sistemi BIB (Bag in Box), ideali per il packaging sicuro e la conservazione di prodotti liquidi destinati a diversi ambiti alimentari. Tra le soluzioni dedicate al Food Service, particolare attenzione è riservata alle confezioni realizzate con il sistema GNova, dedicato al confezionamento di una vasta gamma di prodotti: linee di riempimento a caldo, a temperatura ambiente, in asettico e

sottovuoto che utilizzano buste a nastro preformate piatte, stand up e Pillow Up® in formati fino a 10 litri, realizzate con laminati alta barriera completamente personalizzabili. Una soluzione che coniuga praticità e sicurezza, rappresentando un’alternativa innovativa e sostenibile rispetto ai tradizionali imballaggi rigidi.

L’offerta di Goglio include inoltre soluzioni per i settori industriali, per cosmetica e detergenza e per il pet food studiate per assicurare resistenza, protezione del contenuto e facilità di gestione anche lungo la filiera logistica.

Goglio ha esposto in fiera anche due delle ultime linee di confezionamento sviluppate, con partenza da bobina. In particolare, G400, linea VFFS dedicata al confezionamento sottovuoto del caffè in confezioni da 250 grammi, e G18 W, soluzione VFFS per il confezionamento di prodotti liquidi in BIB. Per quanto riguarda i servizi avanzati, invece, sono state illustrate le evoluzioni di MIND System, l’ecosistema digitale

sviluppato internamente da Goglio, progettato per accompagnare il cliente lungo l’intero ciclo di vita della linea di confezionamento – dalla messa in servizio all’ottimizzazione, dalla diagnosi remota alla gestione proattiva dei ricambi. MIND System unisce in un’unica interfaccia tutto ciò che serve per gestire la linea lungo l’intero ciclo di vita: piattaforma IIoT per la raccolta e l’analisi dei dati di produzione, documentazione tecnica sempre aggiornata e accessibile, assistenza remota e help desk digitale, gestione proattiva di ricambi e manutenzioni, funzionalità di AI e machine learning per la diagnostica predittiva.

BEST PACKAGING

Hanno completato l’esposizione, infine, i due progetti che hanno permesso all’azienda di ottenere il riconoscimento Best Packaging dell’Istituto Italiano dell’Imballaggio sia nel 2025 che nel 2026: fres-co System®+ e FRES-COOK. fres-co System®+ (premiato nel 2025), evoluzione dell’affermato fres-co System®, rappresenta un sistema integrato che stabilisce una connessione diretta tra i laminati flessibili e le linee di confezionamento, supportato dalla

piattaforma digitale MIND. Il cuore del sistema è un data matrix inciso sull’anima della bobina che consente di trasferire alla linea di confezionamento tutte le informazioni necessarie ad ottenere la migliore efficienza produttiva possibile. Questa soluzione innovativa trasforma radicalmente l’approccio al packaging industriale, creando un ecosistema interconnesso dove materiali, macchine e dati collaborano in tempo reale.

FRES-COOK (premiato nel 2026), invece, è un innovativo sistema di packaging integrato che trasforma il concetto di ready meal, combinando in un unico pack elementi funzionali che lavorano in sinergia: la busta stand up Goglio in laminato flessibile multistrato, caratterizzata da una saldatura centrale a V, si apre automaticamente per

effetto della pressione interna del vapore generato durante il riscaldamento e consente la miscelazione automatica degli ingredienti che andranno a comporre il piatto; un “contenitore” in cartoncino interamente personalizzabile, che si trasforma in vassoio e le posate monouso integrate nella confezione. Il risultato è un pasto pratico, in grado di preservare freschezza, consistenze e sapori. Il pack è inoltre completamente personalizzabile tramite stampa. La partecipazione a Interpack è stata per Goglio un’importante occasione per condividere con il mercato internazionale la propria visione integrata del packaging, che unisce materiali innovativi, tecnologie proprietarie e servizi digitali per rispondere in modo concreto alle esigenze di un settore in continua evoluzione.

PROTAGONISTA

NEL PACKAGING FLESSIBILE

Il Gruppo Goglio è uno dei principali player mondiali nel packaging flessibile. Fondato nel 1850, il Gruppo progetta, sviluppa e realizza sistemi completi per l’imballaggio fornendo linee di confezionamento, laminati flessibili alta barriera, accessori plastici (valvole e bocchelli) e servizi avanzati che trovano applicazione in molteplici settori industriali: caffè, alimentare, chimica, cosmetica, detergenza, beverage e pet food. Goglio è presente con stabilimenti produttivi in Italia, Olanda, Stati Uniti, Cina e Brasile, e uffici commerciali dislocati in vari paesi europei e nel SudEst asiatico. Il Gruppo ha registrato nel 2025 (dati pre-chiusura) un valore di produzione di 445 milioni di euro e conta 2.157 dipendenti nel mondo.

L’offerta completa dei sacchetti

ACCESSORI PER FISSACAVO MODULARI

La gamma MSMC di Icotek convince per la sua struttura modulare ed espandibile con un range di serraggio esteso da 10 a 55 mm, a seconda del modello utilizzato. Utilizzando un accoppiatore è possibile montare affiancati o impilare diversi fissacavo

per adattare il prodotto alla propria applicazione. La combinazione dei materiali utilizzati per la costruzione, poliammide resistente alle condizioni atmosferiche estreme e le viti in acciaio Inox resistenti alla corrosione, garantisce un’elevata durata nel tempo. L’MSMC è adatto a cavi di diametro elevato e cavi rigidi con ampi raggi di curvatura e offre una soluzione sicura per un numero elevato di applicazioni.

Grazie ai nuovi accessori è possibile migliorare ulteriormente la riduzione delle vibrazioni e lo scarico della trazione, consentendo di fissare in modo sicuro anche cavi con diametri elevati. Gli inserti in elastomero riducono le vibrazioni, aumentano la tenuta alla trazione su cavi o tubi particolarmente lisci, compensano le variazioni di diametro e riducono lo

ASSEMBLAGGIO A VELOCITÀ RECORD

Rittal ha commissionato al Fraunhofer Institute for Material Flow and Logistics IML uno studio indipendente per determinare il tempo risparmiato durante l’assemblaggio del nuovo board del sistema di distribuzione a sbarre RiLineX. Il risultato: riduzione del 75% del tempo di installazione rispetto a RiLine60. Le precedenti dichiarazioni di Rittal, che stimavano conservativamente un vantaggio di tempo di circa il 50%, sono state quindi ampiamente superate. In alcuni casi, sono stati ottenuti enormi risparmi di tempo anche nell’assemblaggio dei dispositivi. Lo studio è stato condotto in condizioni operative reali presso il quadrista gefeba

Elektro GmbH a Gladbeck, sotto la supervisione del rinomato istituto tedesco. Il sistema di distribuzione RiLineX Rittal, esaminato nello studio, propone un nuovo concetto per le sbarre con interasse 60 mm. Un innovativo principio “Click & Work” consente un assemblaggio rapido e senza attrezzi.

Inoltre, a differenza dei sistemi presenti sul mercato, non è necessario calcolare la distanza e la posizione dei supporti sbarre oppure tagliare elementi isolanti come i profilati di base e di copertura.

RiLineX è disponibile sia come board completo preassemblato, comprensivo di sbarre di rame per l’installazione diretta nell’ar-

stress sull’isolante dei cavi più sensibili. Le staffe di fissaggio con sistema di scarico della trazione consentono di fissare in modo affidabile cavi di grandi dimensioni e pesanti nell’armadio elettrico, specialmente se utilizzato in combinazione con il passacavo KEL-DPF 50.

I fissacavo modulari MSMC possono essere utilizzati anche come supporti per tubi corrugati CONFiX con diametri nominali compresi tra 8,5 mm e 50 mm. Fissano e guidano il tubo corrugato senza attorcigliarlo, ne impediscono la caduta – ad esempio durante l’installazione a soffitto – e consentono opzioni di montaggio flessibili come il montaggio affiancato, su più livelli o il montaggio su guide a C. La certificazione di resistenza al cortocircuito secondo la norma IEC 61914 fornisce inoltre la certezza di poter utilizzare il prodotto in applicazioni con requisiti elevati.

madio, sia come sistema modulare da assemblare e senza sbarre. Con il sistema modulare, gli utenti assemblano un proprio sistema altamente personalizzato partendo da componenti modulari. Le sbarre piatte standard in rame, alluminio o Cuponal, disponibili con diverse se-

zioni, devono semplicemente essere tagliate a misura e poi inserite con facilità nel supporto.

Per validare i vantaggi di RiLineX durante il montaggio, sono state confrontate le procedure di assemblaggio di questo sistema con quelle di RiLine60 secondo standard REFA.

MATERIALE PRIVO DI BIOSFENOLO PER CUSCINETTI E INGRANAGGI

Iglidur A351 di igus è esente da lubrificazione e adatto per progettare componenti privi di BPA in conformità al regolamento UE 2024/3190. Omologato per il contatto con gli alimenti, è particolarmente resistente ai prodotti chimici e alle temperature fino a 180°C.

Il regolamento UE 2024/3190 impone ai costruttori di macchinari per l’industria alimentare di rivedere il proprio approccio. A partire da luglio 2026, infatti, i componenti a diretto contatto con gli alimenti non potranno più contenere bisfenolo A, sostanza classificata come interferente endocrino. Il divieto si applica a tutte le nuove macchine immesse sul mercato, mentre solo in casi particolari, come linee già esistenti o applicazioni specifiche, il periodo transitorio è stato esteso fino a gennaio 2028. Di conseguenza, molti progettisti sono già alla ricerca di soluzioni alternative. Un’esigenza a cui igus risponde con iglidur A351, il nuovo materiale privo di bisfenolo.

Grazie alla sua versatilità, iglidur

Componenti realizzati con Iglidur A351

A351 è adatto alla produzione di cuscinetti a strisciamento per sistemi di movimentazione, ingranaggi

per macchine confezionatrici e componenti a contatto diretto con il prodotto, come guide o distanziatori, nei sistemi di riempimento e imballaggio. Il materiale è disponibile in diverse forme: granuli per lo stampaggio a iniezione, semilavorato per applicazioni CNC e in filamento per la stampa 3D. “iglidur A351 assicura piena conformità alle norme. Non solo rispetta le direttive FDA, ma è anche privo di bisfenolo

A e bisfenolo S”, afferma Lars Butenschön, responsabile della Business Unit Cuscinetti iglidur presso la sede centrale igus di Colonia (Germania). “Molti progettisti ci hanno segnalato difficoltà nel reperire componenti conformi al nuovo Regolamento UE 2024/3190. Il nostro obiettivo è supportarli concretamente in questa fase di transizione fornendo un materiale che

possa esser adottato senza compromessi in termini di prestazioni tecniche e senza necessità di ulteriori adeguamenti progettuali”.

ELEVATA STABILITÀ, PESO

RIDOTTO iglidur A351 soddisfa gli elevati requisiti dell’industria alimentare grazie a una esclusiva combinazione di proprietà tecniche. Il materiale ha una densità di circa 1,42g/cm3, che garantisce un elevato livello di stabilità pur mantenendo un peso ridotto rispetto alle soluzioni in metallo. Inoltre, è in grado di sopportare pressioni superficiali elevate, con carichi a compressione fino a 78 Mpa. Tra i plus di iglidur A351, anche il basso assorbimento di umidità, pari a circa lo 0,6%, che assicura precisione dimensionale e affidabilità funzionale anche in ambienti di produzione umidi. A ciò si aggiunge la resistenza a temperature comprese tra -100 °C e +180 °C che lo rendono idoneo alle lavorazioni dell’industria alimentare e a cicli di pulizia intensivi, rappresentando così una valida alternativa economica al PEEK.

EFFETTO AUTOLUBRIFICANTE PER MACCHINE PIÙ ECONOMICHE Come tutti i materiali iglidur, anche il nuovo A351 contiene lubrificanti solidi incorporati. A differenza dei cuscinetti metallici, le particelle integrate nei polimeri consentono un funzionamento a secco senza l’aggiunta di lubrificanti esterni. “Questo effetto riduce notevolmente gli interventi di manutenzione, con una significativa diminuzione dei costi”, spiega Lars Butenschön. Infine, il colore blu del materiale migliora la rilevabilità tramite sistemi ottici. Un aspetto particolarmente rilevante nel settore alimentare, perché garantisce la sicurezza dei prodotti. Come tutti i polimeri igus, anche il nuovo iglidur A351 è stato sottoposto ai più rigorosi test nel grande laboratorio interno di 5.500 m2 presso la sede centrale di Colonia.

ANALISI AUTOMATIZZATA DEGLI ACIDI ORGANICI NELLE UOVA

La freschezza e la sicurezza delle uova e dei loro derivati si garantiscono con controlli affidabili e tempestivi. L’analisi automatizzata degli acidi organici consente di individuare rapidamente eventuali anomalie, offrendo agli operatori del settore uno strumento efficace per valutare le condizioni igienico-sanitarie e la qualità del prodotto.

Il monitoraggio di acido succinico, acido lattico e acido D-3idrossibutirrico permette di rilevare segni di attività microbica, fermentazioni o fenomeni di degradazione, indicatori tipici di prodotti scadenti come uova deteriorate, fertilizzate o derivanti da scarti di incubatrice. Il Regolamento (CE) n. 853/2004, insieme al Regolamento (CE) n.

852/2004 sull’igiene alimentare, stabilisce i criteri di sicurezza per uova e ovoprodotti. In particolare: l’acido lattico non deve superare 1.000 mg/ kg sulla sostanza secca; l’acido D-3idrossibutirrico non deve eccedere 10 mg/kg di prodotto allo stato di materia secca; il rispetto di questi limiti assicura tracciabilità e qualità, riducendo il rischio di utilizzo di materie prime non idonee. La nuova nota applicativa per il dosaggio rapido degli acidi organici consente di ottimizzare il lavoro in laboratorio: preparazione del campione in meno di 10 minuti; analisi completamente automatizzata; dosaggio simultaneo dei tre acidi. Strumenti automatici di R-Biopharm come Pictus 500 e iMagic M9, in com-

binazione con i kit Enzytec™ Liquid, eliminano l’intervento manuale, aumentando efficienza e precisione. Il metodo enzimatico assicura risultati accurati, mentre l’automazione riduce tempi e costi fino a 10 volte rispetto ai metodi manuali.

UN APPROCCIO INTEGRATO AL CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE

In un contesto economico complesso, segnato da margini ridotti e da una crescente pressione su tempi e costi, le aziende del settore alimentare sono chiamate a una sfida sempre più articolata: garantire sicurezza, qualità e conformità normativa senza compromettere l’efficienza produttiva. In questo scenario, la scelta del partner giusto assume un ruolo determinante e strategico. È in questo contesto che emerge il valore di S4S. Collaborare con un partner altamente specializzato consente di affrontare ogni progetto con un approccio integrato, in cui progettazione e realizzazione sono orientate all’ottimizzazione di risorse, tempi e investimenti. Il risultato è un impatto economico concreto: meno riprogettazioni, riduzione dei ritardi e una gestione più efficiente dei processi produttivi.

Nel settore alimentare, il rispetto delle normative è un elemento imprescindibile.

Standard come HACCP, requisiti igienico-sanitari e protocolli per il controllo della contaminazione e della cross contamination impongono un elevato livello di attenzione già in fase progettuale. S4S mette a disposizione competenze specifiche per anticipare criticità e sviluppare soluzioni che garantiscano ambienti produttivi conformi, sicuri e performanti.

L’ingegnerizzazione degli spazi e dei flussi produttivi consente di ottenere un controllo efficace della contaminazione, migliorando la qualità del prodotto e assicu-

rando continuità operativa. Un progetto ben strutturato non solo risponde alle normative vigenti, ma contribuisce a ridurre i rischi, gli sprechi e i fermi impianto.

Il vero vantaggio competitivo risiede nella capacità di coniugare conformità normativa ed efficienza economica. In un mercato sempre più esigente, affidarsi a un partner come S4S significa trasformare gli obblighi normativi in opportunità di miglioramento e crescita, rendendo ogni investimento più solido, sostenibile e misurabile nel tempo.

Rockwell Automation punta sul digital twin per ripensare la progettazione e l’avviamento degli impianti alimentari. Simulazione, virtual commissioning e dati integrati consentono di ridurre tempi, rischi e costi, migliorando efficienza e flessibilità.

ITITOLO TITOLO

LINEA VIRTUALIZZATA PER LA PRODUZIONE DI BISCOTTI

A Interpack 2026, Rockwell Automation ha presentato una linea per la produzione di biscotti completamente virtualizzata, che integra lavorazione e confezionamento in un’unica operazione connessa grazie a tecnologie digitali avanzate e alle capacità offerte dal digital twin. Ne parla in questa intervista Nicola Iovine, Digital Engineering Commercial Manager di Rockwell Automation.

Nicola Iovine, può descrivere le principali caratteristiche di questo approccio e spiegare come questo livello di integrazione potrebbe trasformare il futuro della produzione alimentare in termini di efficienza, scalabilità, visibilità operativa e accelerazione del time-to-value?

“Rockwell Automation ha presentato una linea per la produzione di biscotti completamente virtualizzata, nella quale le fasi di lavorazione e confezionamento sono pro-

gettate come un’unica operazione digitalmente connessa, basata sulla tecnologia del digital twin. Il modello integra l’intero ciclo produttivo, dalla preparazione dell’impasto fino alla pallettizzazione, in un ambiente unificato e basato sui dati. Grazie all’utilizzo di asset virtualizzati, i produttori possono simulare e validare preventivamente i sistemi, abilitando attività di ingegneria parallela e riducendo al contempo i rischi legati all’implementazione.

Questo approccio aumenta l’efficienza ottimizzando le prestazioni e riducendo al minimo le rilavorazioni prima della messa in servizio degli impianti. Inoltre, migliora la scalabilità grazie ad architetture aperte e multi-vendor che supportano operazioni flessibili e pronte ad affrontare le esigenze future. La connettività end-to-end dei dati aumenta la visibilità operativa e migliora i processi decisionali lungo l’intera catena del valore. In definitiva, questo approccio accelera il time-to-value

riducendo i tempi di commissioning e consentendo di ottenere prestazioni più prevedibili fin dal primo giorno di attività”.

In che modo la tecnologia digital twin sta cambiando il modo in cui vengono progettate le linee di produzione nel settore alimentare e delle bevande?

“La tecnologia digital twin sta orientando la progettazione della produzione verso un approccio digital-first, in cui intere linee vengono modellate e ottimizzate prima della loro implementazione fisica. Consente infatti di simulare e validare preventivamente sistemi produttivi completi, migliorando la qualità della progettazione e riducendo i problemi di integrazione. Le attività di ingegneria diventano parallele anziché sequenziali, accelerando lo sviluppo e minimizzando le rilavorazioni. I produttori possono testare diversi scenari, individuare i colli di bottiglia e ridurre i rischi associati alle decisioni progettuali fin dalle prime fasi del ciclo di vita dell’impianto. Nel complesso, questo approccio consente una messa in esercizio più rapida, una migliore collaborazione tra i diversi team coinvolti e prestazioni operative più prevedibili”.

Qual è il principale vantaggio di poter simulare un’intera linea di produzione, dalla lavorazione al confezionamento, prima che venga realizzata fisicamente?

“Il principale vantaggio è la possibilità di validare e ottimizzare l’intera linea di produzione prima di effettuare qualsiasi investimento fisico. Simulando l’intero processo, dalla lavorazione al confezionamento, i produttori possono individuare tempestivamente colli di bottiglia, problemi di integrazione e lacune prestazionali. Questo consente di trasferire il rischio dal mondo fisico a quello virtuale, riducendo significativamente le costose rilavorazioni e i ritardi nelle attività di commissioning”.

Quali aspetti possono essere testati in anticipo attraverso la simulazione, ad esempio in termini di produttività o individuazione dei colli di bottiglia?

“La simulazione tramite digital twin consente ai produttori di verificare la produttività attesa e le prestazioni complessive della linea prima della sua implementazione fisica. Permette di identificare tempestivamente colli di bottiglia, vincoli e inefficienze lungo l’intero flusso produttivo. Gli ingegneri possono inoltre validare la sincronizzazione delle macchine, le logiche di controllo e l’integrazione dei sistemi all’interno di un ambiente virtuale. È possibile simulare diversi scenari produttivi per ottimizzare layout, flussi di lavoro e utilizzo delle risorse”.

Quale ruolo svolge Emulate3D nelle attività di virtual commissioning e nella validazione delle prestazioni di una linea di produzione?

“Emulate3D svolge un ruolo centrale abilitando il virtual commissioning, un approccio che consente di testare e validare l’intera linea di produzione prima della sua implementazione fisica. La soluzione permette agli ingegneri di simulare macchine reali, logiche di controllo e interazioni tra sistemi all’interno di un ambiente digitale realistico. In

questo modo, i team possono individuare e risolvere tempestivamente eventuali criticità, tra cui problemi di sequenziamento, integrazione e prestazioni.

Emulate3D supporta inoltre la validazione e l’ottimizzazione delle performance, contribuendo a garantire che la linea raggiunga gli obiettivi previsti in termini di produttività e operatività. Nel complesso, Emulate3D consente di ridurre i rischi, abbreviare i tempi di commissioning e ottenere risultati più prevedibili fin dalle prime fasi del progetto”.

In che modo questo approccio influisce sui tempi di avviamento e contribuisce ad accelerare il timeto-value?

“Questo approccio riduce significativamente i tempi di avviamento

consentendo di validare preventivamente l’intero sistema produttivo in un ambiente virtuale. Le criticità vengono identificate e risolte prima del commissioning, eliminando i ritardi tipicamente causati dalle attività di debug in campo.

L’ingegneria parallela e il virtual commissioning permettono inoltre ai team di ridurre la durata complessiva dei progetti e di semplificare le attività di implementazione”.

A Interpack 2026, Stäubli ha presentato un portafoglio completo di robot per applicazioni sensibili all’igiene. In mostra anche una soluzione per l’alimentare ottimizzata tramite IA e assistita da un modello che ha dimostrato un’elevata dinamica nella gestione del cibo non confezionato.

ITITOLO TITOLO AFFIDABILITÀ DEL PROCESSO

E IGIENE IN PRIMO PIANO

Stäubli ha mostrato la sua competenza nel packaging per il settore alimentare e farmaceutico con innovazioni rivoluzionarie a Interpack, in Germania. Il leader della robotica ha ampliato il suo portafoglio robot a quattro e sei assi conformi ai requisiti igienici, introducendo un robot mobile capace di operare anche in condizioni asettiche: una vera anteprima mondiale.

In alto, un robot SCARA Stäubli montato a soffitto ispeziona 1.200 fette biscottate al minuto sulla linea di lavorazione di prodotti da forno (Fonte: Bolletje)

In settori sensibili come l’alimentare, il farmaceutico e la tecnologia medica, si applicano leggi specifiche, regolamenti e i più rigorosi standard igienici. Requisiti come questi rappresentano una barriera all’ingresso, motivo per cui i robot standard si trovavano generalmente nel settore del packaging secondario. Per tutte le altre attività, come confezionare alimenti sfusi o riempire fiale con farmaci liquidi, i robot dovevano rispettare i requisiti igienici più severi, inclusa la sterilità. Affidabilità del processo, dinamica e precisio-

ne erano anch’esse tra i criteri chiave.

Con numerose varianti di robot a quattro e sei assi, Stäubli ha potuto soddisfare con precisione i requisiti specifici del settore. L’azienda aveva recentemente aggiunto due ulteriori innovazioni a questo portafoglio. “A Interpack, abbiamo mostrato due applicazioni pratiche con demo, oltre al TX2-60L Stericlean+ nella versione con polso cavo e Sterimove, il primo robot mobile al mondo capace di operare in condizioni asettiche. Questo ha rappresentato una pietra miliare per l’industria farmaceutica”, ha affermato Rudolf M. Weiss, Global Head LIFE Robotics di Stäubli Robotics.

STERIMOVE: UN’IDEA RIVOLUZIONARIA

Sterimove è stato più di un’innovazione. Questo robot mobile ha rappresentato un contributo decisivo a una produzione farmaceutica più sicura, produttiva e affi-

dabile. Ha stabilito inoltre nuovi standard per la robotica mobile in ambienti di grado A/B/C/D. Sterimove ha ridotto al minimo i rischi di contaminazione derivanti da interventi manuali, ha aumentato la produttività e ha garantito sicurezza e affidabilità negli ambienti più sensibili. Grazie alla sua modularità, alla pulizia facile e al design senza rischio di contaminazioni, si è confermato come la soluzione definitiva per i produttori farmaceutici alla ricerca di sicurezza ed eccellenza operativa.

DESIGN SPECIALIZZATI: DA HE E H1

A STERICLEAN E STERICLEAN+

Sia gli SCARA della serie TS2 che le unità a sei assi TX2 hanno dimostrato le loro capacità nella configurazione per ambienti umidi (HE) con olio alimentare (H1) in tutte le applicazioni nella produzione alimentare. Questi robot a quattro e sei assi erano disponibili anche nella versione Stericlean per operare in condizioni asettiche. Per l’impiego diretto in isolatori all’interno di ambienti farmaceutici classificati GMP di grado A, caratterizzati da un’elevata asepsi, Stäubli ha proposto la variante Stericlean+, un robot progettato per soddisfare gli standard più severi.

Soluzioni industriali e meccatroniche per tutti i settori produttivi

Stäubli fornisce soluzioni industriali e meccatroniche tramite le sue quattro divisioni: Connettori Elettrici, Connettori Fluidici, Robotica e Tessile, che facilitano i clienti, di qualsiasi settore industriale, ad ottimizzare la produttività. Stäubli è presente con proprie sedi in 28 nazioni di quattro continenti e una rete di agenti in altre 50. La sua forza lavoro globale di 6.000 persone condivide l’impegno a collaborare con clienti in quasi tutti i settori per fornire soluzioni complete e supporto a lungo termine.

Fondata nel 1892 come piccolo laboratorio a Horgen/Zurigo, oggi Stäubli è un gruppo internazionale con sede centrale a Pfäffikon, in Svizzera.

Il portafoglio di Stäubli Robotics comprende robot industriali a 4 e 6 assi, cobot, mobile robotics e AGV (veicoli a guida autonoma).

I robot SCARA della serie TS2 di Stäubli e i robot a sei assi TX2 nella configurazione HE (Humid Environment) con olio alimentare (H1) si distinguono per le applicazioni nella produzione alimentare

Il robot mobile Sterimove di Stäubli riduce al minimo i rischi di contaminazione e aumenta la produttività in ambienti di Classe A/B/C/D

Rudolf M. Weiss (Stäubli Robotics):

“A Interpack, abbiamo mostrato due applicazioni pratiche con demo, insieme al TX2-60L

Stericlean+ nella versione con polso cavo e a Sterimove, il primo robot mobile al mondo capace di operare in condizioni asettiche”

Per la prima volta a Interpack, Stäubli ha presentato TX2-60L nella versione Stericlean+ con l’opzione polso cavo.

“Con questi robot, gli ingegneri hanno portato l’Hygienic Design all’estremo con una struttura completamente incapsulata dalla base alla flangia. Il modello dotato di polso cavo ha offerto una pulizia senza pari e ha migliorato i processi di decontaminazione rispetto al modello standard”, ha affermato Weiss. I processi di pulizia sono risultati più semplici e il design del robot è stato studiato per impedire l’aderenza delle particelle alla superficie. L’opzione Stericlean+ con polso cavo è stata resa disponibile per i modelli TX2-60 e TX2-60L.

DEMO PRATICHE APPLICATIVE

A Interpack, Stäubli ha dimostrato anche le prestazioni dei suoi robot attraverso due demo applicative, in particolare nei settori alimentare e farmaceutico. In un’applicazione alimentare ottimizzata tramite IA e assistita da robot, un TS2-80 SCARA versione HE e H1 ha mostrato la sua elevata dinamica nella gestione del cibo non confezionato. Il punto forte: questo SCARA era dotato di un soffietto di nuova progettazione realizzato con materiali conformi alla FDA, che lo ha reso adatto all’uso a diretto contatto con il cibo.

Una seconda cella ha dimostrato i

Confezionamento secondario completamente automatico di prodotti parenterali in blister monodose (Fonte: Uhlmann Pac Systeme)

vantaggi dell’utilizzo di un TX260L Accesspharma per il confezionamento secondario dei farmaci. Con Accesspharma, che si è concentrato su ambienti di sala bianca

TX2 60L

Stericlean+ con polso cavo è caratterizzato da pulizia eccezionale e decontaminazione avanzata

di grado C, Stäubli ha chiuso il ciclo con soluzioni di automazione rapide e affidabili per aree non asettiche. Questo ha permesso ai clienti di evitare un investimento maggiore per varianti di modello

Una soluzione mobile e personalizzabile consente di automatizzare operazioni gravose anche in spazi ridotti. Nel centro logistico di Ritter, il sistema sviluppato da Bayer con cobot Yaskawa aumenta flessibilità, disponibilità operativa e semplicità d’integrazione.

ITITOLO TITOLO PALLETTIZZAZIONE INTELLIGENTE PER LA LOGISTICA MODERNA

Con l’avanzare dell’automazione nel settore del packaging, cresce anche la richiesta di soluzioni flessibili ed efficienti, come quelle sviluppate da Bayer con il suo sistema di pallettizzazione senza protezioni di sicurezza PLT HC. Il produttore di cioccolato Alfred Ritter GmbH & Co. KG utilizza attualmente quattro di questi impianti nel proprio centro logistico di Reichenbach.

Prima di essere distribuite, le specialità di Alfred Ritter devono essere confezionate presso il centro logistico di Reichenbach, nei pressi di Stoccarda, in Germania. In pratica, le celebri barrette Ritter Sport e gli altri prodotti vengono inseriti in scatole o espositori destinati alla vendita al dettaglio, per poi essere pallettizzati e preparati al trasporto su camion.

Fino a poco tempo fa, tuttavia, proprio questa fase finale del processo risultava carente di una soluzione di automazione davvero efficiente e soprattutto flessibile, capa-

ce di raggiungere il pallettizzatore centrale anche in punti più distanti, come ad esempio le baie di carico.

“La pallettizzazione doveva avvenire occupando il minor spazio possibile, con il minimo sforzo e, naturalmente, garantendo la massima accettazione da parte dei nostri dipendenti”, spiega Markus Fuchs, responsabile del sito Ritter di Reichenbach.

CONCETTO DECENTRALIZZATO E SENZA PROTEZIONI DI SICUREZZA

La ricerca di una soluzione adatta a questa specifica esigenza ha portato all’intervento di Bayer GmbH & Co. KG. L’azienda, con sede a Wörnitz (Germania), fondata nel 1999 e composta da 30 dipendenti, sviluppa e realizza soluzioni di automazione nei settori della robotica, dell’ingegneria e del rilevamento laser 3D.

Dal 2024, l’azienda ha inserito nel proprio portafoglio il

sistema di pallettizzazione senza protezioni di sicurezza PLT HC. Come spiega il responsabile Christian Bayer, lo sviluppo del sistema si è concentrato su tre aspetti principali: “Cercavamo una soluzione di pallettizzazione che potesse essere implementata rapidamente e nel modo più economico possibile dal cliente, utilizzabile in modo decentralizzato e allo stesso tempo semplice ma personalizzabile”.

Ritter ha messo in funzione il primo sistema di pallettizzazione PLT HC nell’autunno del 2024. Sulla base dei risultati positivi ottenuti, nel 2025 sono stati installati altri tre impianti.

SISTEMA DI PALLETTIZZAZIONE

SENZA PROTEZIONI DI SICUREZZA

Il sistema modulare standard è costituito da una base mobile su cui si posiziona un robot collaborativo in grado di caricare un europallet su entrambi i lati della base con la massima velocità e precisione.

I prodotti da pallettizzare vengono alimentati tramite un sistema di trasporto standardizzato, specifico per il progetto, che li pre-raggruppa secondo le esigenze. “In particolare, questa combinazione con il nastro di raggruppamento garantisce un processo fluido e stabile”, ha commentato Christina Krupp, responsabile del progetto presso Ritter. È inoltre

possibile integrare un buffer aggiuntivo per l’inserimento di strati intermedi. Per applicazioni in ambienti sensibili dal punto di vista igienico, la base può essere realizzata anche in acciaio inox.

Un elemento centrale della soluzione è la pinza a vuoto sviluppata da Bayer, adatta alla movimentazione di cartoni, vassoi, contenitori e piccoli supporti di carico, oltre che per applicazioni speciali. I robot utilizzati nel sistema di pallettizzazione PLT HC sono cobot Yaskawa della serie HC (“HC” sta per “Human Collaborative”) con una ca-

Il sistema modulare standard è costituito da una base mobile su cui si posiziona un robot collaborativo in grado di caricare un europallet su entrambi i lati della base

pacità di carico di 10, 20 o 30 kg.

“Abbiamo scelto fin da subito di utilizzare un cobot, perché volevamo un sistema di pallettizzazione senza barriere di sicurezza”, ricorda il responsabile Bayer. “La scelta di Yaskawa è stata quindi piuttosto rapida, perché quando abbiamo iniziato la nostra collaborazione qualche anno fa, Yaskawa era il primo produttore in assoluto di cobot con capacità di carico di 20 e persino 30 kg. Questo era importante per noi, perché volevamo poter coprire la più ampia gamma possibile di applicazioni”.

Tutti i cobot della serie HC sono progettati con grado di protezione IP67 contro polvere e acqua e utilizzano grasso alimentare. L’ampio raggio d’azione dei modelli da 20 e 30 kg consente di raggiungere ogni punto di un europallet standard e di impilare fino a un’altezza di 2 m. La velocità massima di lavoro è di 2 m/s, in funzione della capacità di carico. In modalità collaborativa non sono necessarie protezioni aggiuntive, il che consente un’integrazione semplice e poco ingombrante negli ambienti esistenti. Per la misurazione della forza, inclusa la relativa documentazione, Bayer utilizza un proprio siste-

ma, grazie al quale ogni impianto PLT HC viene certificato CE direttamente in fabbrica ed è pronto per essere messo in funzione immediatamente.

AUTONOMO E PERSONALIZZABILE

Il concetto di un sistema di pallettizzazione flessibile e indipendente dalla posizione è supportato anche dal sistema di controllo: la programmazione del robot, del sistema di presa e dei dispositivi periferici viene effettuata tramite il controller robot MOTOMAN YRC1000. Questo sistema funziona in modo autonomo, ma può anche essere integrato in sistemi di livello superiore tramite apposite interfacce.

Sebbene il sistema di pallettizzazione PLT HC sia concepito come soluzione standardizzata, può essere configurato per un’ampia varietà di esigenze. Per Bayer questo è un aspetto fondamentale, come spiega Christian Bayer: “La personalizzazione è il nostro punto di forza”.

Ad esempio, Ritter ha richiesto uno schema di layout speciale con 40 scatole per strato. Il sistema gestisce questa configurazione prelevando due gruppi da cinque scatole alla volta tramite la pinza e posizionandoli

La programmazione del robot, del sistema di presa e dei dispositivi periferici viene effettuata tramite il controller robot MOTOMAN YRC1000

nelle rispettive aree in due fasi, talvolta con una rotazione di 90 gradi. Inoltre, il sistema può essere riconfigurato o riprogrammato in qualsiasi momento per adattarsi a nuovi formati e prodotti, senza richiedere interventi complessi.

Per l’unità di controllo corrispondente, lo smart pendant, Bayer ha programmato un’interfaccia utente dedicata. In questo modo, anche gli addetti alla logistica privi di esperienza in ambito di automazione sono in grado di utilizzare i sistemi in modo semplice ed efficace.

In sintesi, attività monotone e fisicamente gravose come la pallettizzazione sono oggi sempre più difficili da coprire e allo stesso tempo risultano complesse da automatizzare in modo decentralizzato. Per rispondere a questa esigenza, Bayer GmbH & Co. KG, con sede a Wörnitz, ha sviluppato il sistema di pallettizzazione senza protezioni di sicurezza PLT HC. Grazie al design standardizzato e modulare, il sistema consente un rapido ritorno sull’investimento e, se dotato di un sistema di visione, può essere impiegato anche in applicazioni di assemblaggio.

La soluzione si distingue inoltre per flessibilità, efficienza, robustezza ed elevata disponibilità, oltre che per la grande facilità d’uso. A queste prestazioni contribuiscono in modo determinante i cobot industriali della serie HC di Yaskawa.

RICICLO LATTINE IN ALLUMINIO: ITALIA TRA I PAESI PIÙ VIRTUOSI

Nel 2025 il tasso di riciclo nel nostro paese ha raggiunto il 92,8%, in aumento del 5,5%, superando la media europea. Il successo del modello italiano fondato sulla raccolta differenziata e su una filiera industriale consolidata.

L’Italia si conferma tra i Paesi più virtuosi in Europa nel riciclo delle lattine per bevande in alluminio. Nel 2025 il tasso di riciclo ha raggiunto il 92,8%, in aumento di 5,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un risultato importante, frutto della pro-

cedura dedicata di determinazione del tasso di riciclo delle lattine avviata da CIAL - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio nel 2021 e condivisa con Conai.

In Europa, il tasso medio di riciclo delle lattine per bevande dei sistemi basati sul deposito è attualmente intorno al 92%, mentre il tasso medio complessivo, includendo sia il sistema con deposito sia quelli con raccolta differenziata, è pari al 76,3% (dato Metal Packaging Europe / European Aluminium, febbraio 2026): un traguardo che l’Italia supera abbondantemente.

Il dato testimonia l’efficacia del modello italiano fondato sulla raccolta differenziata e su una filiera industriale consolidata, capace di intercettare e valorizzare grandi quantità di materiale. Nel complesso, sono state 65.000 tonnellate di imballaggi in alluminio avviate a riciclo, contribuendo a evitare oltre 460 mila tonnellate di CO2 equivalenti e a risparmiare energia pari a 205 mila tonnellate equivalenti di petrolio.

Ogni Lattina Vale

La raccolta “fuori casa” è uno dei fronti più strategici per avvicinarsi al traguardo del 100% di riciclo delle lattine. È qui che entra in gioco “Ogni Lattina Vale”, il progetto attivo oggi in 21 Paesi coordinato in Italia da CIAL nell’ambito del programma internazionale Every Can Counts. Nel 2025 Ogni Lattina Vale ha dato vita a numerose iniziative sul territorio. Tra queste, la collaborazione con Coca-Cola Italia, che ha permesso di raccogliere e avviare a riciclo 300.000 lattine in occasione di 26 concerti in tutta Italia. Sempre con Coca-Cola,

I numeri nazionali

92,8%: tasso di riciclo delle lattine per bevande

~92%: media europea sistemi con deposito cauzionale

69,5%: tasso di riciclo complessivo degli imballaggi sull’immesso al consumo

65.000: tonnellate di imballaggi in alluminio riciclate nel 2025

Oltre 460.000: tonnellate di CO2 equivalenti evitate grazie al riciclo dell’alluminio

205.000: tonnellate equivalenti di petrolio di energia risparmiata

CIAL ha inoltre supportato le attività di raccolta e recupero delle lattine durante il Viaggio della Fiamma Olimpica verso Milano-Cortina 2026, partito a dicembre 2025, con 63 giorni di viaggio e oltre 300 località coinvolte. La partnership con Coca-Cola si è espressa anche attraverso il progetto “Nei Parchi Marini Calabria… Ogni Lattina Vale”, realizzato insieme all’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria in 100 lidi balneari distribuiti tra 28 Comuni calabresi. Un’iniziativa analoga è prevista nei 30 lidi del Salernitano, in collaborazione con Salerno Pulita, per sensibilizzare i frequentatori delle spiagge sul valore dell’alluminio come materiale altamente riciclabile e avvicinarsi all’obiettivo del 100% di riciclo in Italia.

Un impegno che guarda al futuro del riciclo

I risultati raggiunti nel riciclo delle lattine e, più in generale, degli imballaggi in alluminio, si inseriscono in un quadro nazionale sempre più solido: nel 2025 il tasso complessivo di riciclo degli imballaggi in alluminio ha raggiunto il 69,5%, superando già gli obiettivi europei fissati per il 2030. Un percorso reso possibile dal lavoro congiunto tra istituzioni, Comuni, operatori della raccolta, imprese e cittadini, e da un crescente impegno nella sensibilizzazione lungo tutta la filiera del consumo.

ANNA PAOLA CAVANNA È LA PACKAGING WOMAN ITALIANA

Anna Paola Cavanna, presidente di Laminati Cavanna, è stata premiata alla prima edizione di Packaging Woman of Italy 2026, premio promosso da Future Stage di Packaging Première 2026, che si è svolta al MiCo di Milano lo scorso maggio. Il premio è ispirato al modello di Packaging Woman Netherlands, e guarda all’eccellenza italiana nel packaging e nel design, due mercati dove il nostro paese è tra i primi al mondo, con particolare attenzione alla leadership femminile.

L’obiettivo è dare visibilità internazionale e valorizzare i ruoli apicali occupati da donne creando un network globale per il settore del packaging. Un modo, dichiarano gli organizzatori, “per riconoscere le donne che hanno un impatto significativo nel settore del packaging, promuovendo sostenibilità e responsabilità, e offrendo un modello di riferimento per le nuove generazioni di professioniste”.

Ad Anna Paola Cavanna vengono riconosciuti proprio l’impatto nel mondo del packaging e il ruolo di ispirazione per le nuove generazioni.

TECHPARTNER: ACCORDO CON SEALPAC PER IL MERCATO NAZIONALE

Techpartner ha siglato un accordo con Sealpac, azienda tedesca di dimensione internazionale nelle tecnologie per il confezionamento alimentare: una partnership strategica che porta in Italia le macchine termoformatrici e chiuditrici più avanzate del settore e introduce soluzioni ad alte prestazioni per sicurezza, shelf life, estetica premium e sostenibilità. La collaborazione con Sealpac rappresenta un nuovo passo del percorso di crescita avviato da Techpartner, nell’ottica di rafforzare il proprio posizionamento nel mercato alimentare con un approccio Full Solution dedicato alle aziende del settore. “Siamo orgogliosi di aver avviato questa collaborazione con Sealpac: un accordo che amplia ulteriormente la nostra gamma di prodotti riconosciuti sul mercato e rafforza il posizionamento di Techpartner nel settore del packaging alimentare”, dichiara Stefano Colori, amministratore delegato di Techpartner, alla guida dell’azienda da marzo 2025 con il preciso obiettivo di potenziarne l’efficienza e ridefinirne il ruolo all’interno del settore. “All’ultima edizione di Interpack abbiamo partecipato all’interno dello stand Sealpac, riscontrando un forte interesse da parte

delle aziende italiane verso le soluzioni dell’azienda tedesca. L’obiettivo comune è quello di costruire un’alleanza stabile e di lungo periodo, per affrontare con successo le sfide più rilevanti del settore food packaging nei prossimi anni, facendo leva sulla qualità delle tecnologie Sealpac e sulla nostra capacità di offrire supporto tecnico, consulenza applicativa e assistenza postvendita ai produttori alimentari italiani”.

A confermarlo è direttamente Martijn Scheffers, Ceo di Sealpac International, che in occasione di Interpack 2026 ha commentato: “Il mercato italiano è molto attrattivo per Sealpac. Parliamo di un Paese che ospita alcuni dei più importanti e rispettati costruttori mondiali di tecnologie per il food processing e il packaging alimentare. Negli anni abbiamo valutato diverse opportunità di collaborazione, oggi siamo soddisfatti di aver individuato in Techpartner un partner locale solido e affidabile capace di coniugare competenze tecniche, conoscenza del mercato, struttura commerciale e competenze consolidate a livello internazionale”.

In occasione di Interpack 2026 è stata presentata la nuova Termoformatrice Serie F di Sealpac: una piattaforma di termoformatura ad alta efficienza, progettata per garantire stabilità di processo, riduzione dei consumi e piena compatibilità con film innovativi e monomateriali riciclabili. Grazie a un’architettura meccatronica avanzata, funzioni automatiche di regolazione e sistemi servo-assistiti di ultima generazione, la Serie F assicura formatura uniforme, continuità operativa e rapidità nei cambi formato.

VERALLIA E CONSERVE ITALIA IN SINERGIA DA OLTRE 30 ANNI

La sinergia tra Conserve Italia e Verallia Italia prosegue da oltre 30 anni nel segno di una visione condivisa e di obiettivi comuni. Un percorso che di recente ha vissuto un nuovo capitolo con il lancio della linea di bevande gassate Derby Blue Frutta Frizzante, simbolo di un’evoluzione che coniuga innovazione di prodotto e valore del packaging.

Protagonista è il caratteristico vetro blu cobalto, elemento iconico del marchio dell’unconventional fruit Derby Blue, che per la prima volta viene applicato al formato Tropical da 200 ml, tradizionalmente trasparente e pensato per questa tipologia di bevande alla frutta, dando vita a una proposta distintiva e altamente riconoscibile a scaffale. Alla base di questo grande risultato vi è una sinergia consolidata nel corso degli anni che garantisce continuità ed efficienza produttiva da un lato, elevati standard qualitativi dall’altro. Il vetro blu, infatti, non rappresenta un semplice elemento distintivo dal punto di vista identitario e visivo, ma anche una scelta a favore della sostenibilità ambientale e della qualità del prodotto. Realizzato con elevate percentuali di materiale riciclato esterno (71% di rottame esterno), il vetro blu contri-

buisce alla riduzione dell’impatto delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Inoltre, protegge dalla luce il contenuto all’interno delle bottiglie, preservando al meglio la qualità del prodotto e rafforzando il valore complessivo dell’offerta. Non è un caso che la collaborazione tra le due aziende si estenda trasversalmente al portafoglio dei marchi di Conserve Italia (Cirio, Yoga, Derby Blue, Valfrutta, Jolly Colombani), confermando il ruolo strategico del packaging in vetro come leva di innovazione, sostenibilità e posizionamento sul mercato. Un percorso condiviso che continua a evolvere, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni sempre più riconoscibili e responsabili. “La sostenibilità rappresenta una leva

strategica fondamentale per Conserve Italia e guida le nostre scelte industriali e di investimento”, afferma Andrea Colombo, direttore commerciale Italia di Conserve Italia. “Con il piano di sviluppo che abbiamo avviato, entro fine 2027 puntiamo a tagliare il traguardo di 93.500 tonnellate di CO2 risparmiate in 9 anni, che equivale all’assorbimento delle emissioni annue di una città di 17.000 abitanti. In questo percorso il packaging riveste un ruolo centrale e quindi anche il vetro in quanto materiale riciclabile. La collaborazione con Verallia Italia ci consente di sviluppare soluzioni sempre più evolute in questa direzione, contribuendo agli obiettivi di sostenibilità che ci siamo prefissati per i prossimi anni”.

MAURO BONFIGLIO RESPONSABILE FLEXIBLE PACKAGING IN ARKEMA

Mauro Bonfiglio è entrato a far parte di Arkema in qualità di Direttore Commerciale EMEA

- Flexible Packaging, all’interno della divisione Advanced Packaging & Converting. Nel suo nuovo incarico, Bonfiglio sarà responsabile di sostenere e accelerare la crescita del business degli adesivi di specialità per l’imballaggio flessibile a livello di Gruppo.

“Sono lieto di entrare a far parte del Gruppo Arkema in una

fase di forte crescita del brand in Italia nel settore delle soluzioni adesive”, ha dichiarato Bonfiglio.

“A seguito dell’acquisizione da parte di Arkema della divisione Flexible Packaging di Dow, lavoreremo per consolidare i risultati già raggiunti e sviluppare nuove opportunità di collaborazione con clienti e partner, valorizzando un portafoglio estremamente ampio che offre una proposta di valo-

re unica. Questo ci consente di coprire la maggior parte delle applicazioni di mercato, con adesivi e coating progettati per rispondere in modo mirato alle esigenze normative e alle evoluzioni del mercato”.

Mauro Bonfiglio ha alle spalle oltre 20 anni di esperienza nel marketing e nella vendita di soluzioni adesive nel settore Converting&Packaging in aziende come Henkel, AkzoNobel e Rohm and Haas.

Le copertine di TECNOLOGIE ALIMENTARI

DIRETTORE RESPONSABILE: Simone Ghioldi

REDAZIONE: Alessandro Bignami (a.bignami@interprogettied.com),

Eva De Vecchis (e.devecchis@interprogettied.com)

HANNO COLLABORATO: Chiara D’Agostino, Umberto Fragassi, Arcangelo Moro

In questo numero abbiamo parlato di...

In nero sono indicate le inserzioni pubblicitarie

AAK 44 ANICAV 10 ARKEMA 63 ASSALZOO 14

ASSOBIRRA 20

BEA TECHNOLOGIES 2A COP.

BRAUBEVIALE 30

BRUNO WOLHFARTH 3

CAMA GROUP 23 CIAL 61

CIBUS TEC 24, 39

ITALIA 63 CRESPEL & DEITERS 44 DÖHLER 6 EUROPAMA 14 EVOLIO EXPO 33

GANDOLA 46

GOGLIO 46

“Il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo. In tale contesto, l’Italia si distingue con oltre 70 miliardi di euro di export agroalimentare e una riconoscibilità unica legata al Made in Italy”. Laura Asperti, Global Head of Food&Beverage and Distribution, Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo, pagina 17

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