ICF Rivista dell'industria Chimica e Farmaceutica n°1 2026
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6
Editoriale Parità di genere: i passi avanti di pharma e chimica
8
Storia di copertina Logistica chimica sotto controllo
14
Attualità La vocazione alla ricerca delle imprese biotech
18
Attualità
24
Appuntamenti Dove la scienza del laboratorio incontra il futuro
28
Appuntamenti IA, un motore trainante per la farmaceutica
30
Appuntamenti
32
Industria farmaceutica Cannabis medica: il farmaco tra rigore militare e sfide future
36
Industria farmaceutica
38 Ricerca
42
Applicazioni medicali
Consulenza
Tutela dei marchi e lotta al mercato illecito: casistica e prospettive
48
Ambiente
Microinquinanti: l’ozono si conferma efficace per il rispetto delle normative
Macchine
Tecnologie per una chimica ad alta precisione 56
Macchine
Dalla ricerca all’alta velocità: l’evoluzione tecnologica del confezionamento monodose 60
Componenti
Cinque assi per vincere la partita della qualità 66
Componenti 68
Sicurezza
Annex 1: una sfida alla contaminazione per i materiali nei processi sterili
74
“L’ecosistema italiano del Biotech evidenzia un crescente dinamismo, favorito dalla nascita di nuove imprese, tra cui startup e PMI innovative, e dal consolidamento dei processi di trasferimento tecnologico. Rafforzare il legame tra mondo accademico e tessuto imprenditoriale è essenziale per sostenere l’espansione di queste realtà”. Chiara Sgarbossa, direttrice Osservatori Sanità Digitale e Life Science Innovation, School of Management del Politecnico di Milano, pagina 16.
Apparecchiature Se l’igiene inizia dal design 79
Software
82
Transizione digitale Una visione completa sugli asset industriali
86
Apparecchiature 76
Strumentazione
Macchine
Parità di genere: i passi avanti di pharma e chimica
di Alessandro Bignami
I numeri relativi alla presenza femminile nell’industria farmaceutica italiana sono incoraggianti e mostrano un comparto particolarmente sensibile al tema del gender gap, almeno rispetto alla manifattura in generale. Secondo i dati di Farmindustria, sono donne il 45% degli addetti, in confronto al 29% della media manifatturiera. Meglio ancora a livello di dirigenti e quadri (48%) e ricercatori (51%). Il presidente dell’associazione, Marcello Cattani, sottolinea l’incidenza della crescita occupazione femminile dal 2019 al 2025 (+15%) su quella totale del settore (+10%), che è il doppio del dato nazionale. Altri dati interessanti sono il sostanziale azzeramento del gender gap retributivo dai 30 ai 49 anni e il conseguimento da parte del 78% delle imprese pharma della certificazione della parità di genere.
L’industria chimica nel suo complesso è un po’ più indietro: i più recenti dati disponibili, relativi al 2023, fissano al 31% la quota di addette, comunque sopra la media nazionale, con picchi fra le figure più qualificate. Secondo i dati di Federchimica, dal 2015 l’occupazione femminile nel settore è aumentata del 16% con una presenza tra i quadri e i dirigenti di oltre il 29%. Inoltre, risulta ben più significativa, rispetto alla media dell’industria, la quota di donne nell’ambito del personale di
R&S: 32% a fronte del 19%. Infine, la quota di donne tra i laureati in discipline chimiche ha raggiunto recentemente il 49% che, pur rimanendo inferiore di 9 punti percentuali alla media complessiva, è una percentuale consistente per una disciplina STEM.
Questi numeri chiaramente non rispondono in modo esaustivo a una questione enorme che ha radici profondissime, ma rappresentano un segnale importante, in linea con la politica industriale del comparto chimico-farmaceutico che da tempo punta come pochi altri alla responsabilità sociale, al welfare, all’inclusività e alla centralità della persona. Ovviamente si tratta di un percorso lungo, dato che la parità appare ancora lontana, soprattutto fra i tecnici impiantisti e nella leadership aziendale.
I numeri potranno però ulteriormente migliorare se cresceranno l’attenzione e la sensibilità verso il tema. Anche un gesto a volte può essere utile in questa direzione. Come quello di Nicole Belletti di AM, realtà specialista nel controllo della contaminazione nel Life Science, che ha curato per l’azienda l’installazione di una panchina rossa nella via davanti alla sede, avvenuta alla vigilia dell’8 marzo, per ricordare le donne vittime di violenza.
Logistica chimica sotto controllo
La
tecnologia di misura intelligente di VEGA, integrata
agli impianti di Göhler, contribuisce alla sicurezza, sostenibilità ed efficienza del nuovo parco serbatoi di Friedrich Scharr, in Germania.
La logistica chimica deve soddisfare esigenze sempre più complesse, sia in termini di efficienza, sia per quanto riguarda la tutela ambientale e la sicurezza. Un esempio attuale per una soluzione all’avanguardia è fornito dalla Friedrich Scharr KG che, in collaborazione con Göhler Anlagentechnik, costruttore di impianti, e VEGA, specialista in tecnologie di misura, ha realizzato un modernissimo parco serbatoi per sostanze chimiche vicino a Stoccarda. Al cuore dell’impianto una tecnologia di misura precisa e affidabile che impone nuovi standard.
Foto Göhler
Anlagentechnik
Due milioni di litri sotto controllo grazie a una tecnologia di misura intelligente Con un volume di stoccaggio di 2 milioni di litri, distribuito in serbatoi compartimentati con complessivamente 40 comparti e in 22 serbatoi fuori terra, il nuovo parco di stoc-
caggio della Friedrich Scharr KG rappresenta il cuore efficiente della logistica chimica interna all’azienda. Vengono stoccate e lavorate diverse sostanze pericolose per le acque, come solventi e carburanti. L’infrastruttura è completata da un sistema di riempimento totalmente automatizzato per contenitori di ogni tipo, insieme a una vasca di miscelazione da 15.000 litri per solventi specifici per i singoli clienti. Per la costruzione del nuovo parco di stoccaggio è stato necessario considerare fattori come la sicurezza antisismica e la collocazione dei serbatoi su più piani all’interno dell’edificio. Il progetto mirava a migliorare l’economicità, massimizzare la sicurezza e minimizzare l’impatto am-
bientale. Il raggiungimento di questi obiettivi è assicurato in maniera determinante dall’impiego dell’innovativa tecnologia di misura di livello e di pressione di VEGA.
Monitoraggio integrato dei processi
Non essendo più necessari gli spostamenti interni tra il vecchio parco serbatoi e la pesa per autocarri nell’area aziendale, il nuovo impianto di stoccaggio è stato ottimizzato anche sotto il profilo delle emissioni e del consumo energetico. In questo contesto, la tecnologia di misura integrata nei processi gioca un ruolo fondamentale. Il monitoraggio preciso della pressione e del livello assicurano, tramite un flusso continuo di
dati, che non si verifichino fuoriuscite o miscelazioni di sostanze pericolose. I sensori di VEGA non garantiscono solo la sicurezza, ma supportano anche l’automazione dei processi di riempimento e miscelazione. L’utilizzo di fonti di energia rinnovabile come il fotovoltaico e il teleriscaldamento contribuisce a migliorare il bilancio ecologico e perfeziona il modello sostenibile.
Una tecnologia chiave per il parco di stoccaggio
Per il monitoraggio preciso dei livelli, la protezione dal riempimento eccessivo e il rilevamento tempestivo di perdite, l’azienda si affida alla tecnologia di misura avanzata di VEGA, impiegando tra l’altro circa 170 interruttori di livello a vibrazione di tipo Vegaswing 63 e 40 sensori radar di misura continua della serie Vegapuls. Oltre al monitoraggio costante dei livelli, gli strumenti assicurano anche una sicurezza di sovrappieno affidabile secondo WHG.
Il centro nevralgico è costituito da un’unità di controllo Vegator installata in un quadro elettrico, che consente di testare i sensori in modo centralizzato, senza necessità di accesso alle zone a rischio di esplosione. L’unità di controllo centrale Vegator trasmette segnali NAMUR (IEC 60947-5-6) e fornisce un’uscita a relè per gli interruttori di livello a vibrazione Vegaswing, Vegavib e Vegawave.
In questo modo, il pulsante per il test di funzionamento, anziché sull’interruttore di livello montato sul serbatoio, si trova sull’unità di controllo installata nel quadro elettrico. Questo rende possibile un test di funzionamento conforme alla normativa WHG tramite la semplice pressione di un pulsante per testare centralmente tutti i sensori. Il tutto senza ricorrere a metodi dispendiosi in termini di
Nel nuovo parco serbatoi per sostanze chimiche della Friedrich Scharr KG sono installati circa 170 interruttori di livello a vibrazione Vegaswing 63 che proteggono i serbatoi e l’impianto da riempimenti eccessivi e perdite
Nel progetto per Scharr, il costruttore di impianti Göhler ha implementato standard di sicurezza molto elevati e impiega interruttori di livello meccanici aggiuntivi per minimizzare ogni rischio
tempo e costi, come il riempimento del serbatoio fino al livello di intervento durante il normale esercizio, o il rischioso test manuale delle singole sonde tramite la rimozione della sicurezza di sovrappieno.
L’impiego della tecnologia di misura di Vega si traduce quindi non solo in un risparmio di tempo e denaro, ma anche in aumento della sicurezza sul lavoro. Soprattutto nelle aree a rischio di esplosione degli impianti chimici, in cui sono installati molti sensori. Questo costituisce un notevole vantaggio operativo.
Sensori flessibili per la massima sicurezza
to dei sensori radar Vegapuls 6X con tecnologia a 80 GHz, è possibile l’installazione con attacchi di processo di piccole dimensioni.
Una logistica chimica moderna e sostenibile
Il nuovo parco serbatoi della Friedrich Scharr KG è un esempio emblematico di come una tecnologia di misura intelligente, unita a una pianificazione ben studiata degli impianti, possa contribuire alla sicurezza, sostenibilità ed efficienza nella logistica chimica. Con le sue soluzioni nel campo della tecnologia di misura di livello e di pressione, VEGA fornisce la spina dorsale tecnologica per un funzionamento sicuro e rispettoso dell’ambiente.
L’impiego di unità di controllo
Vegator semplifica la verifica di conformità WHG delle sicurezze di sovrappieno
La tecnologia di VEGA convince anche sul piano della sicurezza: grazie al dispositivo di blocco a vite flessibile, gli interruttori di livello a vibrazione Vegaswing possono essere configurati in lunghezze standard e questo semplifica la gestione del magazzino e la pianificazione. Inoltre, la sensibilità degli interruttori di livello impiegati come sensori di perdita sulle pompe è regolabile individualmente, per cui è possibile il rilevamento affidabile anche di bassi livelli nelle vasche di raccolta: un vantaggio decisivo per lo stoccaggio di sostanze chimiche volatili o a bassa viscosità, come i solventi.
Strumenti di misura di livello di ultima generazione
Grazie al raggio di misura focalizza-
I sensori radar Vegapuls con tecnologia a 80 GHz offrono numerosi vantaggi: necessitano di attacchi di processo di piccole dimensioni (per esempio un attacco filettato da 1,5 pollici), per cui sono integrabili con la massima flessibilità. Grazie all’ottima focalizzazione del raggio laser, forniscono valori di misura esatti anche in serbatoi con agitatori o installazioni interne. Inoltre, il radar ad onda libera lavora senza contatto con il prodotto, per cui non si presentano criticità legate alla resistenza dei materiali.
VEGA impiega materiali di alta qualità come l’acciaio speciale 316L e, per le antenne radar, il materiale plastico PEEK estremamente resistente, garantendo una lunga durata utile e un’elevata resistenza chimica anche in caso di prodotti aggressivi. Nella logistica chimica, dove l’affidabilità è la massima priorità, queste caratteristiche sono imprescindibili.
Il progetto dimostra chiaramente come le innovazioni tecnologiche siano in grado di risolvere sfide concrete nella logistica chimica, soddisfacendo al contempo i requisiti normativi, come i più elevati standard di sicurezza, e offrendo vantaggi economici sotto forma di efficienza operativa. In questo contesto, la tecnologia di misura è molto più di un modulo tecnico: è la chiave per uno stoccaggio sicuro e sostenibile delle sostanze pericolose. Grazie all’impiego della ridondanza diversificata, ossia della combinazione di diversi principi di misura, Scharr raggiunge il massimo grado di sicurezza operativa. Anche se al giorno d’oggi i moderni strumenti radar consentono una sicurezza di sovrappieno conforme a WHG (normativa tedesca relativa all’economia delle acque), per ridurre al minimo ogni rischio, Göhler ha scelto di impiegare interruttori di livello meccanici aggiuntivi.
La
panchina
rossa donata
da AM, per non dimenticare le donne vittime di violenza
“È un valore da sempre fondamentale per AM, ma sentivamo il bisogno di fare un passo in più, di tradurlo in un gesto concreto”. Così il Ceo Roberto Fossati all’inaugurazione della panchina rossa “Frammento”, che l’azienda ha donato al Comune di Limbiate (MB) e fatto installare pochi giorni prima dell’8 marzo, la giornata internazionale dei diritti della don-
na, sulla strada adiacente alla sede centrale dell’azienda di riferimento nel settore del controllo della contaminazione per il mercato Life Sciences. “È un simbolo per non dimenticare le donne di vittime di violenza, oltre che di impegno per il futuro”, ha aggiunto Fossati con visibile commozione.
Il progetto è nato su iniziativa di Nicole Belletti, progettato dagli architetti Pietro e Raffalle Cipolletta di ArcWorks e realizzato da Cemento Line, con la collaborazione di Giulio Pucci.
La panchina è rivestita con piastrelle in diverse tonalità di rosso, ognuna differente dall’altra. Questa varietà di colori, forme e dimensioni simboleggia la varietà e l’unicità del mondo femminile, dove ogni donna rappresenta un tassello unico e insostituibile nella vita quotidiana di ciascuno.
L’inaugurazione è stata preceduta da un momento di presentazione e confronto tra azienda e istituzioni locali, durante il quale sono stati approfonditi i valori e le motivazioni alla base del progetto, nonché l’impegno condiviso nel promuovere una cultura del rispetto e della prevenzione della violenza di genere.
Nel corso dell’incontro Nicole Belletti, responsabile AM del progetto, ha sottolineato come la scelta di installare “Frammen-
to” rappresenti un messaggio concreto e non banale rivolto alla comunità locale e un ulteriore passo nel percorso dell’azienda a sostegno delle donne. Un simbolo per non dimenticare, che dà voce a chi non può più parlare. Un segno tangibile per ricordare ogni giorno le donne vittime di violenza e trasformare la memoria in responsabilità collettiva.
Parte dell’investimento è stato devoluto all’associazione C.A.DO.M., centro di aiuto alle donne maltrattate con sede a Monza. “Questa iniziativa è parte di un impegno più ampio che AM persegue fin dalla sua fondazione, nel 1990”, ha aggiunto Cinzia Pagani, presidente di AM. “Nel corso degli anni abbiamo consolidato un percorso strutturato di inclusione che ci ha portato all’ottenimento della Certificazione per la Parità di Genere e alla realizzazione di progetti significativi dedicati all’empowerment femminile e alla sensibilizzazione verso il tema della violenza sulle donne. La panchina rossa si inserisce in questo cammino: un simbolo che non vuole solo ricordare, ma anche ispirare un cambiamento concreto e duraturo.”
Presente all’inaugurazione anche il sindaco di Limbiate Antonio Romeo: “La lotta alla violenza di genere richiede gesti quotidiani e partner coraggiosi. Per questo il Comune di Limbiate ha sposato con entusiasmo il progetto di AM, realtà che consideriamo un’eccellenza assoluta non solo produttiva, ma anche etica”.
Franco Meropiali alla guida di PlasticsEurope Italia
Il Consiglio Direttivo di PlasticsEurope Italia, l’Associazione di settore di Federchimica che rappresenta i produttori di materie plastiche, ha eletto presidente all’unanimità Franco Meropiali, che succede a Lorenzo Bottinelli.
“Oggi più che mai è di vitale importanza affermare il contributo indispensabile delle plastiche per affrontare la transizione ecologica, una sfida da vincere per i nostri materiali, anche grazie alle svariate attività promosse dalle aziende del settore
per traguardare un’economia sempre più circolare”, ha dichiarato il neopresidente.
Laureato in Economia e Commercio all’Università Bocconi di Milano, con oltre 30 anni di esperienza nell’industria chimica, Franco Meropiali è responsabile della business unit Recycling di Versalis (Eni). Ricopre inoltre il ruolo di consigliere di amministrazione del Consorzio Corepla, nonché di società controllate e partecipate da Versalis in Italia e all’estero.
La vocazione alla ricerca delle imprese biotech
Il nuovo report presentato da Assobiotec ridisegna il ruolo del settore, che cresce e stimola l’innovazione in ogni campo di applicazione. Anche grazie alla collaborazione strategica fra centri di ricerca, università, start up e Pmi avanzate.
Assobiotec, l’associazione nazionale di Federchimica per lo sviluppo delle biotecnologie, ha presentato a dicembre a Milano il nuovo Report “Il Biotech in Italia 2025. Numeri, storie e trend” realizzato in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation della School of Ma-
nagement del Politecnico di Milano. Il nuovo documento di analisi misura in modo sistematico e trasversale la diffusione delle biotecnologie all’interno dell’intero tessuto produttivo nazionale, grazie all’utilizzo di un innovativo modello di analisi sviluppato da Assobiotec e basato sui codici ATECO. Racconta di casi di Start-up e
Pmi innovative biotech italiane con l’obiettivo di identificare i principali fattori abilitanti, le sfide e le opportunità che incidono sull’evoluzione e sulla crescita del comparto biotecnologico nazionale. Apre uno sguardo sui principali trend internazionali, delineando le prospettive future del settore. Fornisce un punto di riferi-
mento aggiornato e rigoroso per decisori pubblici, aziende e stakeholder interessati a comprendere le traiettorie evolutive del biotech e il suo contributo allo sviluppo del Paese.
I numeri
Secondo la nuova rilevazione, nel 2024 il mercato biotech italiano conta 5.869 imprese, con una crescita del 5% in un solo anno. Il settore mostra una forte presenza di micro e piccole imprese (89%), con una concentrazione significativa nel Nord Italia (47%), seguito da Sud e Isole (28%) e dal Centro (25%).
Il fatturato complessivo generato dalle imprese biotech nel 2024 è stimato in 53,4 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al 2023. Il comparto mostra una forte eterogeneità settoriale:
- Agroalimentare e zootecnico: 65% delle imprese, oltre 27 miliardi di euro di ricavi;
- Biomedico e sanitario: 7% delle imprese e 20,8 miliardi di euro, con il più alto valore di fatturato medio per azienda; Febbraio/Marzo
- Industriale e ambientale: oltre 5 miliardi di euro.
Anche l’occupazione registra un segno positivo: nel 2024 gli addetti del Biotech in Italia sono 102.565, in crescita del 4%.
Startup e Pmi innovative: un ecosistema dinamico
Il report riporta un focus dedicato alle Startup e Pmi innovative biotech nazionali. I principali dati evidenziano la presenza di 559 realtà, in aumento rispetto all’anno precedente. Sebbene rappresentino una parte minoritaria del totale, esse svolgono un ruolo cruciale nell’avanzamento tecnologico, con una forte propensione alla ricerca, allo sviluppo deep-tech e alla collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese.
Le leve della competitività
Il report propone anche una rassegna di alcuni dei casi più innovativi del biotech nazionale con l’obiettivo di evidenziare il contributo di ciascuna realtà al progresso tecnologico e al rafforzamento della filiera italiane delle biotecnologie. Attraverso l’analisi delle caratteristiche distintive, dei modelli di business adottati, delle competenze sviluppate e dei mercati di riferimento delle realtà intervistate, vengono individuati i principali
fattori abilitanti, le sfide e le opportunità che accompagnano la crescita e la scalabilità di queste imprese. L’analisi evidenzia come l’imprenditorialità biotech in Italia sia fortemente legata al trasferimento tecnologico e alla collaborazione tra imprese, università ed enti di ricerca. Mostra l’importanza di incubatori, acceleratori e fondi di venture capital nel sostenere la crescita del settore. Fa emergere una marcata vocazione alla ricerca avanzata, all’adozione di modelli sostenibili e l’utilizzo di reti collaborative e finanziamenti europei come leve di competitività internazionale. Mette infine in evidenza ostacoli: legati all’accesso ai capitali, alla pressione competitiva e alle incertezze normative.
A completamento dell’analisi del mercato, il Report “Il Biotech in Italia 2025. Numeri, storie e trend” presenta un quadro delle principali tendenze internazionali che stanno ridefinendo il comparto restituendo al lettore un quadro dettagliato su traiettorie evolutive, opportunità e sfide.
I commenti
Fabrizio Greco, presidente di Assobiotec-Federchimica: “Questa nuova mappatura ridisegna in modo sostanziale il ruolo del biotech nell’economia italiana. Per la prima volta il
Fabrizio Greco, presidente di Assobiotec-Federchimica
nostro settore dispone di una rappresentazione scientificamente fondata della presenza biotecnologica nel Paese, sia nella sua componente più tradizionale, particolarmente rilevante nelle applicazioni agricole e industriali, sia in quella più innovativa, che emerge con forza nell’ambito biomedico e sanitario e che da sola genera circa il 40% del fatturato biotech nazionale. La rilevanza del valore delle biotecnologie all’interno del “made in Italy” rende ancora più evidente l’importanza di un ecosistema che stimoli l’innovazione in ognuna delle aree di applicazione. Il nostro auspicio è che questa fotografia aggiornata supporti Istituzioni, imprese e comunità scientifica nel valorizzare e sostenere un settore capace di incidere profondamente su competitivi-
tà, sostenibilità e capacità innovativa del Paese, oggi finalmente al centro anche della strategia europea con il EU Biotech Act, di imminente pubblicazione”.
Chiara Sgarbossa, direttrice Osservatori Sanità Digitale e Life Science Innovation, School of Management del Politecnico di Milano: “L’ecosistema italiano del Biotech evidenzia un crescente dinamismo, sostenuto dalla nascita di nuove imprese, tra cui startup e PMI innovative, e dal progressivo consolidamento dei processi di trasferimento tecnologico. Rafforzare il legame tra mondo accademico e tessuto imprenditoriale è essenziale per sostenere la crescita di queste realtà, che trovano nei programmi di accelerazione, nei fondi di investimento e nelle reti
A Francesca Cerati l’Assobiotec Media Award 2025
La presentazione del nuovo report “Il Biotech in Italia. Numeri, storie e trend” è stata anche la cornice per conferire l’Assobiotec Media Award 2025 a Francesca Cerati, giornalista de Il Sole 24 Ore.
Il premio - istituito nel 2014 e dedicato ai/alle professionisti/e dell’informazione che si distinguono nella divulgazione delle biotecnologie, della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico – riconosce la capacità di rendere temi complessi chiari, accurati e accessibili, contribuendo alla diffusione della cultura scientifica e a un dibattito pubblico informato.
L’edizione 2025 è stata assegnata a Francesca Cerati con la seguente motivazione:
“Per aver raccontato con rigore scientifico e chiarezza comunicativa le storie, le sfide e i protagonisti dell’innovazione biotecnologica, in Italia e nel mondo. Con uno sguardo attento e curioso, e un linguaggio sempre accessibile, ha saputo rendere la scienza comprensibile, viva e parte integrante del dibattito pubblico. Con il suo lavoro quotidiano ha contribuito a ispirare comune fiducia nel progresso, nell’innovazione, nel futuro”.
Assobiotec rappresenta circa 110 imprese, IRCCS, parchi e istituti scientifici e tecnologici operanti in I-
di competenze un motore strategico di sviluppo e una leva determinante per tradurre l’eccellenza scientifica nazionale in soluzioni tecnologiche e industriali competitive su scala globale. Per orientare con efficacia le strategie, gli investimenti e le politiche di sviluppo del comparto, risulta prioritario individuare e monitorare le principali tendenze tecnologiche emergenti. Tra i driver che stanno delineando il futuro del Biotech si distinguono la medicina di precisione, le biosoluzioni, la fermentazione di precisione, le tecniche di evoluzione assistita e la bioconversione, che riflettono le traiettorie di innovazione già intraprese da startup e Pmi innovative e indicano la direzione verso un settore sempre più sostenibile, integrato e competitivo”.
talia nei diversi settori di applicazione del biotech: salute, agricoltura, ambiente e processi industriali. L’associazione riunisce realtà diverse, per dimensione e settore di attività, che trovano una forte coesione nella vocazione all’innovazione e nell’uso della tecnologia biotech: leva strategica di sviluppo in tutti i campi industriali e risposta concreta a esigenze sempre più urgenti a livello di salute pubblica, cura dell’ambiente, agricoltura e alimentazione.
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Endress+Hauser: un membro della famiglia torna a presiedere il
Supervisory Board
Prosegue il cambio generazionale del Gruppo Endress+Hauser. L’azienda svizzera specializzata in tecnologie di misura e automazione ha annunciato un rinnovamento radicale dell’Executive Board, reso necessario dal pensio-
Steriline rileva ISS
Steriline, affermata nella produzione di linee complete per il confezionamento asettico di prodotti iniettabili e oftalmici destinate alle aziende farmaceutiche su scala globale, ha completato l’acquisizione di ISS Srl (Innovative Security Solutions), specializzata nel settore della visione artificiale, della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata al mondo dell’automazione.
Fondata nel 2006 da Remo Sala come spin-off del Politecnico di Milano, ISS Srl realizza sistemi di guida per robot basati sulla visione 3D che gli hanno permesso di costruire nel tempo una competenza distintiva in questo settore, sviluppando sia sistemi robotici sia tecnologie di visione artificiale a elevata affida-
namento di diversi membri in servizio da tempo. Adesso è arrivato il momento di un cambio al vertice del Supervisory Board dell’azienda, con Steven Endress che succederà a Matthias Altendorf nel mese di aprile.
L’attuale presidente del Supervisory Board, Matthias Altendorf, ha deciso di non ricandidarsi all’assemblea generale annuale di Endress+Hauser AG, che si svolgerà del 13 aprile 2026. “Pur rammaricandosi della decisione di Altendorf, la nostra famiglia la rispetta”, ha dichiarato Klaus Endress, presidente del Family Council, l’organismo che rappresenta tutti i rami della famiglia di azionisti.
“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di far sì che la presidenza del Supervisory Board venisse un giorno ricoperta nuovamente da un giovane membro della famiglia”, ha aggiunto Klaus Endress. “Questo momento è arrivato prima del previsto ma noi – la famiglia e l’azienda – siamo pronti”. Il
bilità. Dal 2014, Steriline collabora con ISS, contribuendo a sostenere e valorizzare questo suo percorso, integrandone le capacità all’interno di una visione industriale orientata ai processi di riempimento sterile per il mercato farmaceutico.
“Siamo molto fieri di avere finalizzato l’acquisizione di ISS”, afferma Ilaria Fumagalli, Ceo di Steriline. “Questo nuovo assetto consente di rafforzare la nostra posizione in un settore in rapida evoluzione in cui digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e automazione spinta stanno ridefinendo modelli produttivi e strategie di controllo della qualità. Combinando le competenze, le risorse e la visione, intendiamo essere protagonisti attivi di questa trasformazione, offrendo al mercato soluzioni in grado di anticipare il futuro della produzione
Family Council ha deciso all’unanimità di raccomandare, all’assemblea generale annuale, l’elezione di Steven Endress come nuovo presidente del Supervisory Board, anche per sottolineare i forti legami tra la famiglia e l’azienda. Steven Endress, 47 anni, uno dei nipoti del fondatore dell’azienda, è membro del Supervisory Board dal 2024. Vanta un’importante esperienza professionale in materia di software e industria di processo e ha lavorato per 12 anni in Endress+Hauser UK, ricoprendo infine il ruolo di amministratore delegato. Ha conseguito una laurea in economia aziendale e un MBA.
La generazione più giovane sta assumendo ulteriori responsabilità anche nel Family Council, il collegamento più importante tra la famiglia e l’azienda. Vicepresidente di questo organismo è stata nominata Sandra Genge che subentra a Urs Endress e che, alla fine, succederà probabilmente all’attuale presidente, Klaus Endress. Quest’ultimo, che ha presieduto il Family Council fin dalla sua istituzione nel 2001, ha infatti annunciato la sua intenzione di lasciare questo ruolo nel 2027.
in ambito sterile”.
“Questa operazione societaria, che vede ora Steriline Srl come socio unico di ISS Srl, credo rappresenti un passo strategico nel percorso di crescita e innovazione che entrambe le aziende stanno portando avanti nel settore dell’automazione per il pharma”, afferma Pietro Brivio, Ceo di ISS.
Steven Endress, primo da sinistra, diventerà presidente del Supervisory Board, succedendo a Matthias Altendorf, primo da destra
Ilaria Fumagalli, Ceo di Steriline
Il Gruppo Hera acquisisce Sostelia
Il Gruppo Hera, una delle maggiori multiutility italiane, rafforza ulteriormente la propria leadership nel settore ambiente, in particolare nel trattamento delle acque civili e industriali, grazie all’accordo vincolante stipulato lo scorso gennaio per l’acquisto del 100% di STA e delle relative quote nelle controllate parte del Gruppo Sostelia (NTW, CID, NPC, Trentino Acque, COMS, Acque della Concordia, Arcobaleno GC), importante player italiano privato per le tecnologie e il trattamento delle acque industriali e civili controllato al 65% da Xenon Fidec, fondo di private equity impact gestito da Xenon AIFM, e partecipato per il restante 35% da imprenditori che rappresentano le società parte del gruppo.
L’operazione ha un’enterprise value di 138 milioni di euro. L’acquisizione da
parte del Gruppo Hera è sottoposta ad alcune normali condizioni sospensive e si completerà presumibilmente entro fine marzo 2026.
A regime, questa operazione porterà un contributo alla crescita del margine operativo lordo consolidato del Gruppo Hera stimato per più di 20 milioni di euro, oltre al valore delle sinergie da integrazione previste.
L’operazione crea un player di riferimento in Italia con un’offerta integrata nel mercato del trattamento delle acque – dalla progettazione e costruzione (EPC) alla gestione e manutenzione (O&M), fino al trattamento e smaltimento dei rifiuti liquidi e fanghi correlati ai processi di depurazione –e genera un sistema di sinergie con Herambiente (controllata di Hera). Da un lato, l’integrazione dei servizi Sostelia potrà consentire a Herambiente
di ampliare la propria offerta commerciale fornendo ai propri clienti ulteriori servizi come le soluzioni di revamping e progettazione di nuovi impianti o la gestione e la manutenzione di impianti privati esistenti. Dall’altro, il portafoglio clienti di Sostelia rappresenta per Herambiente una significativa opportunità di integrazione della propria offerta di servizi.
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“Bene l’IAA, ma serve di più per la chimica europea”
La proposta dell’Industrial Accelerator Act, pubblicata a inizio marzo dalla Commissione Europea, ha il potenziale di accelerare la decarbonizzazione industriale e rafforzare la resilienza e la competitività in Europa, in particolare per i settori strategici. Tuttavia, secondo Cefic (l’associazione dell’industria chimica europea), è necessario fare di più, soprattutto sul lato della domanda, dove le disposizioni sugli appalti pubblici restano limitate per il settore chimico. Con l’avanzare delle discussioni, sarà essenziale garantire che i prodotti chimi-
ci siano pienamente inclusi nell’ambito dell’IAA, basandosi sul lavoro della Critical Chemicals Alliance, affinché il settore possa beneficiare appieno dei vantaggi che l’IAA intende offrire.
“Accogliamo con favore la leadership della Commissione europea, e in particolare del Vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, nella realizzazione dell’IAA”, commenta Sylvie Lemoine, vicedirettrice generale di Cefic. “L’inclusione dei prodotti chimici in diverse disposizioni chiave riconosce il ruolo strategico della chimica come ‘industria
delle industrie’. Questo risponde alla richiesta del settore di azioni concrete che rafforzino la convenienza a produrre in Europa, fornendo un quadro per accelerare e semplificare le autorizzazioni, mobilitare i mercati in aree specifiche, sbloccare gli investimenti e garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento insieme agli obiettivi climatici. Ora – conclude Lemoine – l’attenzione deve spostarsi sull’attuazione efficace della proposta, con i prodotti chimici pienamente inclusi, basandosi sul lavoro della Critical Chemicals Alliance, affin-
Stand out: così Faravelli racconta i suoi primi 100 anni
Nel 2026 Faravelli celebra 100 anni di storia, un anniversario che diventa occasione narrativa e progettuale per ridefinire il proprio posizionamento e raccontare cosa significa oggi distinguersi davvero. Nasce così Stand Out, la nuova campagna corporate dell’azienda milanese a conduzione familiare, fondata nel 1926 da Giusto Faravelli – imprenditore visionario e appassionato di fotografia – e oggi realtà internazionale nella distribuzione di materie
prime per l’industria chimica, farmaceutica, cosmetica, alimentare, nutraceutica e petfood.
Stand Out non è solo un claim, ma una piattaforma di comunicazione. Un invito a emergere che prende forma in un linguaggio audace e human-to-human.
In un contesto competitivo sempre più complesso, per Faravelli la qualità delle materie prime è fondamentale, ma rappresenta solo il punto di partenza. La vera differenza nasce dall’incontro tra visione, competenza, velocità e capacità di costruire soluzioni su misura.
Sono questi “gli ingredienti giusti” per avere successo. Stand Out si sviluppa come un ecosistema creativo ampio e coerente, declinato su molteplici touchpoint: pagine ADV, materiali social, video, banner digitali, strumenti per fiere ed eventi, contenuti above the line e below the line.
La creatività gioca su un meccanismo immediato e riconoscibile: la headline cattura subito l’attenzione, mentre il soggetto
Sylvie Lemoine, vicedirettrice generale di Cefic
ché l’industria possa beneficiare pienamente degli obiettivi dell’Atto”.
sembra uscire dalla pagina, travolto dalla soddisfazione, diventando parte attiva della scena.
L’identità visiva della campagna è immediatamente riconoscibile e non convenzionale.
Ogni soggetto è caratterizzato da un colore divisionale e da un QR code che apre a contenuti dinamici e inattesi.
Il progetto è stato sviluppato insieme all’agenzia creativa Puzzle di Milano.
A rafforzare il racconto, il logo ideato per il centenario: compatto ed essenziale, un segno grafico che sintetizza equilibrio, solidità e slancio verso il futuro.
Stand Out è un progetto che parla a chi comunica, a chi decide, a chi costruisce valore ogni giorno. Anche nel B2B, infatti, distinguersi significa saper raccontare il proprio valore.
“Con gli ingredienti giusti – e il partner strategico giusto – distinguersi dalla concorrenza non è difficile. È naturale”: è questa la promessa che Faravelli sceglie di raccontare nel suo anno più importante.
Robertet investe in Aethera Biotech
Robertet – player internazionale nelle materie prime naturali per profumi, aromi e ingredienti attivi – annuncia l’espansione della propria partnership con Aethera Biotech attraverso un investimento strategico. L’operazione combina la piattaforma avanzata multibrevetto di Aethera Biotech, le capacità produttive e la linea di prodotti già esistente con la presenza globale e l’expertise commerciale di Robertet, che segna così il suo primo passo nel campo delle biotecnologie e riafferma l’impegno verso soluzioni che uniscono natura e tecnologie all’avanguardia.
Fondata nel 2016, Aethera Biotech è specializzata nella ricerca, sviluppo e produzione di ingredienti attivi ottenuti tramite processi di moltiplicazione cellulare vegetale. Le soluzioni sviluppate dall’azienda sono destinate principalmente ai mercati della cosmetica e della salute.
Aethera Biotech fa parte di Cereal Docks, gruppo industriale italiano attivo da oltre quarant’anni nella prima trasformazione agroalimentare. Cuore dell’attività di Aethera Biotech è la piattaforma proprietaria e multi-brevettata CROP® (Controlled Release of Optimized Plants), una tec-
Listello passacavo per l‘industria alimentare
Listello passacavo per cavi con connettore per l‘industria alimentare con grado di protezione IP65, compatibile con le aperture dei connettori industriali.
nologia ispirata ai meccanismi naturali delle piante che consente la produzione di estratti vegetali in condizioni controllate, indipendenti da fattori climatici, agricoli o geopolitici. La tecnologia permette di ridurre in modo significativo l’impatto ambientale dei processi produttivi e rappresenta un’alternativa sostenibile e ad alte prestazioni rispetto ai metodi tradizionali, interpretando in modo concreto il concetto di Augmented Naturality.
Con sede a Camisano Vicentino, Aethera Biotech impiega 25 professionisti con competenze complementari che coprono l’intera filiera biotecnologica, dalla ricerca e sviluppo all’industrializzazione.
Attraverso questa operazione, Robertet avvia una strategia mirata nel campo delle biotecnologie applicate agli attivi cosmetici, con l’obiettivo di rafforzare il proprio posizionamento in un segmento ad alto valore aggiunto e con interessanti potenzialità di crescita.
La sede di Aethera Biotech a Camisano Vicentino
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Riccardo Zagaria eletto presidente di Egualia
L’Assemblea degli associati di Egualia ha eletto alla guida dell’associazione Riccardo Zagaria, ad di Doc Pharma, una delle principali aziende italiane nella commercializzazione di farmaci equivalenti. Zagaria – manager con oltre 25 anni di esperienza in aziende come Giuliani, Italchimici, Zambon, Nycomed, Altana e Sanofi – subentra a Stefano Collatina (presidente e ad di Baxter Spa), che resta nel Consiglio Direttivo.
“L’obiettivo principale del mio mandato – ha spiegato Zagaria –sarà quello di consolidare il ruolo di Egualia quale attore istituzionale autorevole nel dialogo con le istituzioni nazionali ed europee, valorizzando il contributo economico, sanitario e industriale delle aziende associate. Tra le priorità strategiche, ci saranno il rafforzamento
Wika acquisisce la maggioranza di Asystom
Gli strumenti multisensoriali di Asystom rilevano segnali acustici e vibrazioni (Foto WIKA)
A dicembre, WIKA ha acquisito una partecipazione di maggioranza in Asystom SAS, azienda francese specializzata in soluzioni smart per il monitoraggio industriale e la manutenzione predittiva. Il produttore di tecnologie di misura e fornitore di soluzioni IIoT deteneva già una partecipazione in Asystom dal 2024. In qualità di azionista di maggioranza, WIKA intende ora contribuire in modo ancora più attivo a definire la direzione strategica dell’azienda. La rete globale delle filiali WIKA
rafforzerà le attività di vendita e assistenza delle soluzioni Asystom, ad esempio nelle fasi di installazione.
Inoltre, WIKA metterà a disposizione le proprie risorse di ricerca e sviluppo per collaborare con Asystom al continuo potenziamento della sua gamma di prodotti. Asystom sviluppa sensori avanzati e soluzioni intelligenti per il monitoraggio remoto dei sistemi industriali. L’offerta dell’azienda si fonda su tecnologie integrate di elaborazione dei dati acustici e vibrazionali, combinate con strumenti di analisi e diagnostica basati sull’intelligenza artificiale che consentono il monitoraggio continuo dello stato di salute delle macchine. Gli strumenti multisensoriali supportano l’acquisizione dei segnali, mentre il livello software IIoT analizza i dati e rileva eventuali deviazioni tramite algoritmi di apprendimento automatico. Ciò permette alle aziende del settore di processo e manifatturie-
del dialogo istituzionale strutturato con Stato e Regioni, per un’applicazione uniforme delle politiche di accesso e modelli distributivi dei farmaci equivalenti; la semplificazione dei processi regolatori; la tutela concreta degli interessi industriali e occupazionali del comparto; il rafforzamento della comunicazione istituzionale e pubblica”. Nel radar del nuovo presidente anche la modifica del payback della spesa diretta, introducendo fattori correttivi che tengano conto del peso specifico dei produttori di equivalenti e la collaborazione strategica con altri soggetti del sistema farmaceutico, in particolare con le aziende italiane di Farmindustria su dossier condivisi”.
ro di identificare in anticipo le anomalie ed eseguire interventi di manutenzione mirati. Gli utenti possono così evitare guasti costosi e pianificare le attività di manutenzione in modo più efficiente.
“WIKA si considera un motore per lo sviluppo di tecnologie IIoT all’avanguardia”, afferma Thomas Hasenoehrl, Vice President IIoT Systems & Solutions di WIKA. “La partecipazione di maggioranza in Asystom rappresenta un’ulteriore pietra miliare strategica in questa direzione. L’IIoT offre un enorme potenziale di ottimizzazione per l’industria”.
“Gli operatori industriali hanno bisogno di soluzioni che resistano alla prova del tempo”, aggiunge Pierre Naccache, Ceo di Asystom. “Con WIKA uniamo capacità di implementazione globale e una visione tecnologica condivisa, per offrire un approccio completo, integrabile e scalabile che unisce sensori, connettività, software e servizi e risponde alle esigenze industriali a breve, medio e lungo termine”.
Dove la scienza del laboratorio incontra il futuro
Polo scientifico per i laboratori in Italia, LAB Italia 2026 riunirà a Milano ricercatori, fornitori di tecnologie, laboratori analitici, industrie e istituzioni scientifiche per creare uno spazio aperto alla conoscenza e alla collaborazione.
LAB Italia 2026 è un polo scientifico di eccellenza per l’intero ecosistema dei laboratori in Italia. L’evento, co-organizzato da Step Exhibitions e LabWorld, si terrà il 16 e 17 giugno all’NH Congress Centre di Milano e offrirà una piattaforma in cui le sfide vengono analizzate e le soluzioni prendono forma.
Nel corso di due giorni, LAB Italia riunirà ricercatori, fornitori di tecnologie, laboratori analitici, professionisti dell’industria e istituzioni scientifi-
che per creare uno spazio in cui innovazione, conoscenza e collaborazione possano far avanzare il settore dei laboratori. Il programma scientifico mette in evidenza sviluppi nei campi della diagnostica, della biotecnologia, della scienza dei materiali, dell’analisi ambientale e delle tecnologie digitali. Di seguito alcuni dei principali temi trattati nel programma.
Tecnologie per la diagnostica
A LAB Italia sarà possibile scoprire numerose tecnologie e innovazioni.
Tra le più rilevanti vi è NanoAnalyzer, una piattaforma portatile di biosensing presentata da Francesco Lunardelli del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), che sta ridefinendo il concetto di diagnostica rapida. Il sistema esegue analisi del sangue avanzate in tempi rapidi, identificando quali pazienti necessitano realmente di ulteriori esami di imaging, come la TAC, prima ancora di sottoporsi a tali procedure. Utilizzato come strumento di pre-triage, ha il potenziale di ridurre esami diagnostici
non necessari, diminuire i costi sanitari e ampliare l’accesso ai servizi diagnostici in contesti in cui le risorse sono limitate.
Materiali intelligenti e medicina personalizzata
La ricerca nella medicina rigenerativa sta sviluppando materiali che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati fantascienza. Rossella Laurano del CNR presenterà nuovi “idrogel intelligenti” iniettabili, capaci di rispondere a stimoli esterni come livelli di pH, luce e concentrazioni di glucosio. Adattandosi all’ambiente biologico, questi materiali permettono di controllare con precisione quando e dove vengono rilasciati i composti terapeutici, aprendo nuove prospettive per la medicina personalizzata e il bioprinting.
Sempre dal CNR, Fulvio Ratto presenterà modelli anatomici sintetici progettati per replicare i tessuti biologici nei test delle tecnologie mediche. Queste piattaforme consentono studi preclinici più riproducibili e scalabili, riducendo al tempo stesso il ricorso alla sperimentazione animale.
La sostenibilità come sfida scientifica
LAB Italia ha sempre rispecchiato le priorità della comunità scientifica più ampia: tra queste la sostenibilità, che infatti occupa un ruolo centrale nel programma, non come semplice tema aggiunto, ma come un ambito di ricerca attivo con una chiara rilevan-
za industriale. Federica Zaccheria del CNR presenterà lavori su resine termoindurenti biobased derivate da oli vegetali, sviluppate come alternative alle sostanze chimiche di origine petrolchimica. Questi materiali trovano applicazione nei settori delle costruzioni, dell’automotive e del design, combinando materie prime rinnovabili con caratteristiche prestazionali adatte all’utilizzo su scala industriale. Nel trattamento delle acque, Francesco Galiano del CNR presenterà Wembranex, un progetto dedicato allo sviluppo di membrane nanostrutturate per la depurazione delle acque reflue. Queste membrane riducono il fouling nei sistemi di filtrazione, prolungando la vita degli impianti e migliorando l’efficienza dei processi industriali.
Qualità analitica e standard di riferimento
La Divisione di Spettrometria di Massa della Società Chimica Italiana (SCI) presenterà due sessioni dedicate. Gianluca Giorgi illustrerà il ruolo internazionale della spettrometria di massa e il coinvolgimento della Divisione nella comunità scientifica globale, mentre Fabiana Piscitelli analizzerà la collaborazione in corso tra IUPAC e la Divisione per aggiornare e armonizzare terminologia e definizioni della spettrometria di massa, un aspetto fondamentale per i laboratori che operano secondo standard internazionali.
Eurachem Italia e Assotic guideranno congiuntamente sessioni dedicate
all’accreditamento, alla qualità analitica e ai risultati concreti della collaborazione tra organizzazioni. Paolo Moscatti e Claudio Raponi di Assotic, insieme a Emanuela Gregori di Eurachem Italia, approfondiranno sia il valore strategico delle reti collaborative sia le migliori pratiche che emergono da queste esperienze. UNICHIM presenterà i risultati delle prove interlaboratorio sui PFAS, guidate da Maurizio Bettinelli e Sandro Spezia. Con l’aumento della pressione normativa sulla contaminazione da PFAS in tutta Europa, le evidenze emerse da questi studi Round Robin sono di immediata rilevanza per i laboratori che operano nell’analisi delle acque, nel monitoraggio industriale e nella conformità ambientale.
Il programma tecnico Oltre al programma scientifico, gli espositori di LAB Italia offriranno ai visitatori l’opportunità di scoprire ulteriori novità del settore attraverso presentazioni mirate dedicate a prodotti, metodologie e soluzioni utilizzate ogni giorno nel lavoro di laboratorio. Per i partecipanti, queste sessioni rappresentano un’occasione per confrontarsi in modo più tecnico e diretto con gli specialisti che sviluppano e applicano queste tecnologie. Che si tratti di strumentazione, software, ottimizzazione dei flussi di lavoro o nuovi metodi analitici, il programma tecnico è lo spazio ideale per approfondire i dettagli.
La crescita dell’evento rispetto all’edizione precedente riflette la forte domanda di una piattaforma capace di riunire queste comunità. LAB Italia continua così a rafforzare il proprio ruolo come punto di incontro per il settore dei laboratori in Italia e per la più ampia comunità scientifica che lo sostiene.
Per maggiori informazioni su LAB Italia 2026 visita www.lab-italia.com.
Gli esperti del settore regolatorio affrontano un contesto in evoluzione
Il European Regulatory Affairs Congress 2026, organizzato dal Pharma Education Center (PEC), si terrà dal 14 al 21 maggio 2026 in formato completamente virtuale. Il Congresso conferma il suo ruolo come punto di riferimento internazionale per i professionisti degli affari regolatori attivi nei settori farmaceutico, biotecnologico e dei dispositivi medici.
L’edizione 2026 arriva in un momento cruciale per i professionisti del settore regolatorio, mentre le organizzazioni si trovano ad affrontare una crescente complessità normativa, l’evoluzione dei quadri normativi europei e statunitensi e aspettative sempre più elevate in termini di conformità, innova-
zione e velocità di accesso al mercato. Un modulo dedicato si concentrerà sui temi più attuali che stanno plasmando il panorama regolatorio nell’UE e negli Stati Uniti, offrendo spunti pratici sui cambiamenti normativi e sulle loro implicazioni concrete.
Progettato per supportare sia le competenze strategiche sia quelle operative in ambito regolatorio, il Congresso esplorerà le sfide attuali, le tendenze emergenti e le migliori pratiche attraverso un formato virtuale interattivo e internazionale, che includerà: tavole rotonde e sessioni dedicate di domande e risposte; dialogo diretto con esperti internazionali di Regulatory Affairs; contributi di opinion leader
e rappresentanti delle autorità regolatorie; partecipazione di consulenti e fornitori di nuove tecnologie provenienti da tutta Europa. “In un contesto di cambiamenti normativi accelerati e crescente interdipendenza globale, i professionisti del settore regolatorio hanno bisogno non solo di conoscenze aggiornate, ma anche di una comprensione pratica di come le normative vengano applicate nel mondo reale”, ha dichiarato Lucia Costanzo, Unit Director presso Pharma Education Center. “L’European Regulatory Affairs Congress 2026 è progettato per supportare i professionisti nell’affrontare questa complessità con sicurezza e chiarezza strategica”.
Interpack 2026: il futuro del packaging passa dai nuovi materiali
Le nuove tecnologie dei materiali stanno plasmando il packaging di domani: plastiche altamente evolute, materiali a base di fibre e rivestimenti intelligenti stanno ottimizzando la durata di conservazione, la protezione e la riciclabilità. Dal 7 al 13 maggio a Düsseldorf, l’area packaging di Interpack 2026 presenterà soluzioni consolidate applicate in nuovi contesti, insieme agli ultimi sviluppi e innovazioni. Saranno pre-
senti più di 1.000 produttori di soluzioni di packaging, materiali e ausili per l’imballaggio provenienti da tutto il mondo, distribuiti in sette padiglioni e livelli, tra cui molte anteprime di espositori presenti per la prima volta. In totale, a Interpack sono attesi 2.800 espositori.
Osservando la situazione del mercato globale, gli imballaggi in plastica flessibili e rigidi rappresentano la quota maggiore nel packaging dei beni di consumo, con un totale del 65% del mercato (2024, VDMA/Euromonitor).
A Interpack, presso il Padiglione 9, gli espositori presenteranno numerose soluzioni in plastica: contenitori e imballaggi flessibili, tra cui film bio-based, con un forte focus sulla sostenibilità.
Il packaging a base di carta e cartone, collocato presso il Padiglione 8a, detiene una quota globale di circa il 16% nel mercato degli imballaggi per beni di consumo.
Il packaging metallico, in particolare lattine e sistemi di aggraffatura delle lattine, sarà
presentato nel Padiglione 7a. Secondo i dati di settore, la quota del packaging metallico è attualmente del 12%.
Il packaging in vetro, un classico tra le soluzioni di imballaggio, sarà anch’esso rappresentato a Interpack. Nel Padiglione 10, l’Associazione Federale dell’Industria del Vetro tedesca (BV Glas) sarà un punto di riferimento centrale per informazioni su sviluppi e tendenze attuali.
Nel 2024 il vetro ha rappresentato l’8% delle vendite nel retail di packaging per beni di consumo.
Materiali alternativi e nuovi materiali, soprattutto nel Padiglione 9, daranno ulteriore impulso all’offerta. Qui l’attenzione sarà concentrata su innovazioni nel campo delle plastiche bio-based, mentre i materiali a base di fibre saranno presentati nel Padiglione 8a. Con “Innovative Materials”, Interpack pone nuovamente una particolare attenzione sul tema dei materiali e su approcci di design che combinano funzionalità, efficienza nell’uso delle risorse e riciclabilità.
L’AGENDA
Cosmofarma Exhibition 11-13 aprile 2026 Bologna www.cosmofarma.com/it
CPHI Japan 21-23 aprile 2026 Tokyo, Giappone www.cphi.com/japan
Making Pharmaceuticals 21-22 aprile 2026 Coventry, Regno Unito www.makingpharma.com
Interphex 21-23 aprile 2026 New York, Usa www.interphex.com
Validate 29-30 aprile 2026 Dublino, Irlanda www.validateconference.com
Chemspec Europe 6-7 maggio 2026 Colonia, Germania www.chemspeceurope.com
Interpack 7-13 maggio 2026 Düsseldorf, Germania www.interpack.com
European Regulatory Affairs Congress 2026 14-21 maggio 2026 On line www.pharmaeducationcenter.it/conferenze/european-regulatory-affairs-congress
Emerson Global Exchange 19-21 maggio 2026 Dubai, EAU https://www.emerson.com/en-gb/ emerson-exchange-2026
IVS - Industrial Valve Summit 19-21 maggio 2026 Bergamo www.industrialvalvesummit.com
Interphex Week 20-22 maggio 2026 Tokyo, Giappone www.interphex.jp/tokyo/en-gb.html
SPS Italia 26-28 maggio 2026 Parma www.spsitalia.it
Advances in Pharmaceutical Science 27-29 maggio 2026 Napoli www.newaurameeting.it
CPHI Americas 2-4 giugno, 2026 Penssylvania, Usa www.cphi.com/americas/en/home. html
Expoquimia 2-5 giugno 2026 Barcellona, Spagna www.expoquimia.com
ChemE Show 9-10 giugno 2026 Houston, Usa cheme-show.com
Simposio AFI 10-12 giugno 2026 Rimini simposio.afiscientifica.it
LAB Italia 16-17 giugno 2026 Milano www.lab-italia.com
CPHI China 16-18 giugno 2026 Shanghai, Cina https://www.cphi.com/china
IA, un motore trainante per la farmaceutica
La 65esima edizione del Simposio AFI metterà al centro dell’attenzione l’intelligenza artificiale, ormai utilizzata dalla maggior parte delle grandi aziende del settore nella ricerca e sviluppo, nella progettazione di nuovi farmaci e nell’ottimizzazione dei processi.
Per la maggior parte delle grandi imprese del settore, l’Intelligenza Artificiale fa parte degli strumenti e delle strategie che determinano il loro percorso e condizionano le loro scelte. L’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI) dedica il suo 65° Simposio a questa trasformazione del settore. L’evento è in programma a Rimini dal 10 al 12 giugno 2026 e ha come titolo “L’Industria della Salute nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”. Un’anteprima di temi, opportunità e protagonisti è stata offerta durante un evento, promosso da AFI, a Milano nel mese di febbraio, nella sede locale della Fondazione Istituto dei ciechi. La serata è stata l’occasione per illustrare le direttrici scientifiche dell’appuntamento di giugno, in cui l’IA sarà analizzata come il motore trainante della ricerca, della produzione e della distribuzione farmaceutica moderna.
Al cuore del dibattito
Con oltre 120 aziende già confermate nell’area espositiva e la presenza di numerosi corner istituzionali,
il Simposio AFI si conferma il cuore del dibattito dell’industria farmaceutica italiana, che unisce la solidità della tradizione manifatturiera alle sfide della transizione digitale e della sostenibilità ambientale. Il programma scientifico delineato per il Simposio esplora l’intero ciclo di vita del farmaco: dalla scoperta di nuove molecole fino alla valutazione regolatoria.
La piena applicazione del Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) – prevista per l’agosto 2026 – impegnerà le aziende farmaceutiche in una fase significativa. Ecco dunque che il Simposio AFI rappresenta uno dei luoghi privilegiati per discutere come implementare i sistemi di “IA ad alto rischio” (ad esempio, quelli usati nella diagnostica o nella produzione critica) e garantire conformità e sicurezza dei dati.
Le sessioni tecniche approfondiranno l’uso dei Digital Twins nel miglioramento dei processi produttivi e l’applicazione di sistemi intelligenti nel Controllo Qualità, con un focus innovativo dedicato alla produzione di radiofarmaci e alla con-
valida dei sistemi digitali. L’innovazione tecnologica si fonde inoltre con una visione profondamente umana attraverso la sessione dedicata alla voce del paziente. L’obiettivo è quello di utilizzare l’IA per costruire nuovi modelli di engagement digitale che facilitino la raccolta di evidenze real-world e migliorino l’informazione medica. Durante il Simposio, è attesa la Lectio Magistralis di Massimo Scaccabarozzi, già presidente di Farmindustria. Il programma sarà completato da due eventi aggregativi come il Welcome Beach Party il 10 Giugno e il Gala Dinner l’11.
“Mi auguro che il 65° Simposio AFI favorisca un confronto rigoroso e costruttivo tra comunità scientifica, istituzioni e mondo produttivo, su una tecnologia che oggi rappresenta una vera e propria leva strategica per l’innovazione e la competitività del Paese”, commenta il presidente di AFI, Giorgio Bruno.
“I dati più recenti indicano una crescita significativa dell’adozione dell’IA nelle imprese italiane: oltre la metà delle grandi aziende la utilizza stabilmente e circa il 16%
delle imprese ha già integrato queste tecnologie nei propri processi. Nel settore farmaceutico, in particolare, l’intelligenza artificiale è sempre più impiegata nella ricerca e sviluppo, nella progettazione di nuovi farmaci e nell’ottimizzazione dei processi, a conferma di un comparto dinamico e orientato all’innovazione. Tuttavia, è necessario proseguire nell’impegno per diffondere competenze scientifiche e digitali, rafforzare la cultura dell’innovazione e promuovere collaborazioni pubblico-private, affinché l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo davvero efficace allo sviluppo sostenibile del Paese e alla salute delle persone”.
I premi alla ricerca L’evento del 24 febbraio è stato anche dedicato alla celebrazione delle eccellenze emergenti, attraverso la consegna del premio, giunto alla seconda edizione, intitolato al professor Alessandro Rigamonti, fondatore di AFI, scomparso nel 2024. I premi sono stati assegnati a dieci giovani ricercatori under 30, provenienti dalle Università italiane che
si sono distinti per l’impatto e l’originalità dei loro studi scientifici. “Il valore aggiunto di AFI è quello di essere parte di un gruppo di persone che condividono interessi professionali e si trovano di fronte a nuove sfide”, commenta Dorotea Rigamonti, nipote del fondatore di AFI. “Quelle che deve affrontare l’industria farmaceutica oggi non sono certo sfide più semplici di quelle che ha gestito negli anni passati. Servono sempre idee nuove, e per generare idee nuove bisogna stare insieme e parlarsi, confrontar-
si per trovare soluzioni che prima non c’erano e per problemi che magari sono ancora un po’ nascosti, ma che emergono proprio dallo stare insieme. Forse oggi è più difficile creare questo tipo di visione, perché le nuove generazioni avvertono meno questa tensione verso la condivisione e lo stare insieme. L’intelligenza artificiale è indubbiamente uno strumento prezioso, ma non una soluzione. Auspichiamo che il Premio Rigamonti possa contribuire a costruire spazi di dialogo capaci di far nascere idee che nessuna tecnologia, in modo autonomo, può generare”.
Dialogo al buio: una proposta di inclusione
Il valore dell’inclusione e della percezione sensoriale sono stati infine al centro del “Dialogo nel Buio”, un percorso immersivo, svolto nella sede della Fondazione dell’Istituto dei ciechi, che l’Associazione ha voluto proporre ai partecipanti della serata. L’esperienza ha l’obiettivo di stimolare nuove prospettive e consentire un confronto più ampio, al di là della visione superficiale della realtà. Maggiori informazioni e iscrizioni al sito:https://simposio.afiscientifica.it
Durante la presentazione a Milano del 65esimo Simposio AFI, è stato consegnato il premio Alessandro Rigamonti a 10 giovani ricercatori under 30, provenienti dalle Università italiane, che si sono distinti per l’impatto e l’originalità dei loro studi scientifici
Labotec si consolida come osservatorio sul settore
A ottobre torna a Parma la seconda edizione di un evento di riferimento per l’innovazione e le tecnologie di laboratorio.
Il 27 e 28 ottobre Labotec torna a Parma con la sua seconda edizione, pronta a consolidarsi come osservatorio concreto sull’evoluzione del laboratorio e dell’analisi con un format compatto e ad alto valore, capace di riunire in sole 2 giornate una proposta espositiva specializzata, contenuti tecnico scientifici, dimostrazioni dal vivo e occasioni di networking mirate. Dopo una prima edizione che ha registrato la presenza di oltre 4.000 professionisti provenienti da 43 paesi e più di 200 espositori e brand da 21 nazioni, con un livello di soddisfazione tra i partecipanti superiore all’80%, l’evento si prepara oggi a una nuova fase di crescita, forte di un tasso di riconferma pressoché totale da parte degli espositori e di un numero crescente di nuove aziende che scelgono Labotec per presentare le proprie soluzioni.
Nell’edizione 2026 Labotec rafforza inoltre il proprio posizionamento internazionale attraverso un Top Buyers Program dedicato a buyer esteri selezionati e concretamente coinvolti nei processi decisionali d’acquisto. L’o-
biettivo è accrescere ulteriormente la qualità delle relazioni e delle opportunità di business, offrendo agli espositori un contesto qualificato in cui dialogare con interlocutori provenienti dai mercati più strategici. La manifestazione si rivolge all’intero ecosistema del laboratorio e dell’analisi, configurandosi come piattaforma di riferimento per produttori di tecnologia, distributori, laboratori, startup e centri di ricerca.
Un contesto specializzato per esigenze trasversali
La trasversalità dei settori rappresentati – dall’alimentare e bevande, al chimico e petrolchimico, dal farmaceutico e veterinario al cosmetico, fino a biotecnologie, sanità, diagnostica e ricerca – rende Labotec un appuntamento capace di intercettare esigenze differenti in un unico contesto altamente specializzato. Anche riguardo alle tecnologie presentate, la presenza è ampia e integrata: strumenti di analisi, controllo e monitoraggio, automazione, preparazione del campione, microscopia, spettrometria rappresentano un ventaglio completo di soluzioni in grado di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più evoluto.
Inoltre, per l’edizione 2026, Labotec conferma il proprio format integrato, che affianca all’area espositiva un programma di contenuti de-
dicato ai principali trend del settore. Conferenze, dibattiti e momenti di approfondimento ad alto contenuto scientifico e applicativo, con il contributo di partner scientifici qualificati e il coinvolgimento diretto delle aziende, rafforzano il valore della manifestazione come piattaforma di riferimento per aggiornamento, networking e crescita del settore. A rendere ancora più completa l’esperienza Labotec, i progetti speciali LabWorld Arena e Demo Area, realizzate in collaborazione con LabWorld.it, dedicate rispettivamente a workshop aziendali e dimostrazioni dal vivo, e la Talent Academy, sviluppata con Cisita Parma per favorire l’incontro tra imprese e nuovi talenti. Con la seconda edizione, Labotec prosegue nel percorso di crescita con l’obiettivo di affermarsi come punto di riferimento in Italia per il mondo del laboratorio e dell’analisi, offrendo una piattaforma capace di connettere tecnologie, competenze e relazioni a supporto dell’evoluzione del settore. Ghiaroni & C. S.r.l. e Giorgio Bormac Srl hanno già confermato il proprio sostegno alla seconda edizione di Labotec in qualità di Sponsor Platinum. L’ingresso è gratuito previa registrazione obbligatoria sul sito ufficiale; ulteriori informazioni su espositori, contenuti, settori coinvolti e modalità di partecipazione sono sempre in aggiornamento e disponibili su labotec.one.
GUARNIZIONI PER INDUSTRIA chimica e petrolchimica
5500 Texlon® piattine soffici autoadesive Guarnizione automodellante a nastro in 100% PTFE non sinterizzato espanso soffice e flessibile. La piattina Texlon® resiste a prodotti chimici ad eccezione di sostanze alcaline ed è abitualmente fornita con una pellicola biadesiva che ne facilita l’applicazione. Conforme alle norme FDA e WRC, certificata dall’azienda produttrice nel rispetto del Reg. CE 1935/2004 (MOCA), CE 1895/2005, CE 2023/06 e CE 10/2011.
5500GR Texlon® piattina soffice autoadesiva grafitata Guarnzioni in PTFE, polimero appartenenti alla classe dei perfluorocarburi (PFC), derivanti da omopolimerizzazione del tetrafluoroetilene. Le lastre da cui si ricavano possono essere realizzate con aggiunta di altri componenti stabilizzanti e fluidificanti per migliorarne le possibilità appilcative.
5100S Compensatori e soffietti in PTFE I compensatori-soffietti sono torniti in PTFE, le principali applicazioni si trovano nel settore del trasporto fluidi corrosivi, generalmente sono utilizzati come elemento di connessione su impianti dove c’è la necessità di compensare dilatazioni, vibrazioni o dissestamenti delle tubazioni. Vengono utilizzati anche per proteggere pistoni e alberi rotanti in caso di presenza di vapori corrosivi.
5100L Lastre in PTFE
Polimero appartenente alla classe dei perfluorocarburi (PFC), derivante da omopolimerizzazione del tetrafluoroetilene. Le stesse lastre possono essere realizzate con aggiunta di altri componenti stabilizzanti e fluidificanti per migliorarne le possibilità appilcative. In alternativa sono disponibili con aggiunta di cariche a base di vetro, silice, carbonio, bronzo o solfato di bario per incrementare la resistenza meccanica, pneumatica e chimica. Le caratteristiche principali del PTFE sono l’ottima resistenza termica, chimica e un basso coefficiente d’attrito.
Cannabis medica: il farmaco tra rigore militare e sfide future
Dal fiore macinato all’estratto oleoso: allo Stabilimento
Chimico Farmaceutico Militare di Firenze sono affidate
in via esclusiva la coltivazione e la trasformazione della cannabis per scopi terapeutici.
di Arcangelo Moro*, Elena Ragnoni**, Andrea Giordano***
In Italia, il percorso della Cannabis ad uso medico è segnato da una peculiarità unica nel panorama internazionale: la scelta della “sovranità farmaceutica”.
Premessa: il quadro normativo e il ruolo unico dello SCFM
Il quadro legislativo di riferimento si incardina nel Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, nato dal protocollo di collaborazione tra il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa. Tale norma affida in via esclusiva allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (SCFM), unità produttiva dell’Agenzia Industrie Difesa, la coltivazione e la trasformazione della cannabis per scopi terapeutici.
*Comandante
**Responsabile Controllo Qualità dello
Stabilimento Chimico
Farmaceutico Militare di Firenze
***Capo Sezione
Microbiologia dello SCFM
Questo assetto è stato ulteriormente consolidato dalla Legge 172/2017, che ha stanziato fondi specifici per garantire l’autosufficienza nazionale e la continuità terapeutica, sottraendo la produzione alle logiche del solo profitto pri-
vato per elevarla a servizio pubblico essenziale. Lo SCFM non opera dunque solo come opificio militare, ma come un vero e proprio Hub di Stato che garantisce standard GACP (Good Agricultural and Collection Practices), GMP (Good Manufacturing Practices) e una filiera controllata dall’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute, assicurando che il prodotto sia privo di contaminanti e standardizzato nei suoi principi attivi.
Il nuovo corso: innovazione e resilienza
L’impegno del Farmaceutico Militare per far arrivare al paziente un medicinale a base di Cannabis di facile assunzione, gradevole e a percentuali modulabili di principio attivo è diventato oggi un obiettivo industriale prioritario. Sotto la guida della nuova Direzione insediatasi ad agosto 2024, lo Stabilimento ha impresso una decisa spinta al rinnovamento. Questo processo di trasformazione, supportato anche dalla recente istituzione del Centro di Ricerca per la Farmaceutica e la Chimica Applicata (riconosciuto dal MIUR nel 2025), non riguarda solo le infrastrutture, ma ridefinisce l’offerta terapeutica per medici e farmacisti.
Applicazioni cliniche: il razionale scientifico
Attualmente, la Cannabis può essere prescritta in Italia per diverse indicazioni terapeutiche: trattamento del dolore cronico (oncologico e neurologico), controllo degli spasmi nella sclerosi multipla, Disturbo da Stress
Post - traumatico (PSTD), Sindrome
di Tourette, lesioni del midollo spinale, glaucoma ed epilessia farmaco-resistente. È inoltre un prezioso stimolante dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da HIV e cachessia. La validità di queste applicazioni risiede nell’interazione dei fitocannabinoidi con il Sistema Endocannabinoide (SEC) umano. Questo sistema di recettori (CB1 e CB2), diffuso in tutto l’organismo, regola l’omeostasi, l’umore, il sonno e la percezione del dolore. In presenza di patologie che alterano l’equilibrio degli endocannabinoidi naturali (come l’anandamide), l’intervento esterno con molecole affini quali il THC e il CBD permette di ripristinare il corretto stato fisiologico. Inoltre, applicazioni cliniche basate su evidenze scientifiche, degli ultimi dieci anni, aprono a possibili nuove frontiere nei seguenti campi di ricerca:
1. Infiammazione a livello cellulare: ricerche del 2026 hanno dimostrato
A B C
che i cannabinoidi regolano direttamente i segnali delle cellule immunitarie, rendendoli potenzialmente utili per malattie autoimmuni e artrite reumatoide.
2. Gastroenterologia: applicazioni emergenti nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il Morbo di Crohn, per la riduzione dell’infiammazione locale.
3. Dermatologia: utilizzo di preparazioni topiche a base di CBD per psoriasi ed eczemi gravi.
4. Ginecologia: dolore nell’endometriosi.
5. Apparato osseo: le ricerche indicano che il sistema endocannabinoide gioca un ruolo cruciale nel metabolismo osseo.
6. Disturbo da Stress Post - traumatico (PSTD): gestione del sonno, interruzione dei flashback, riduzione dell’iperattivazione.
La sfida della standardizzazione farmaceutica
Uno dei principali ostacoli alla diffusione della cannabis medica è stata la difficoltà di garantire un prodotto riproducibile. Essendo un medicamento naturale e non sintetico, la variabilità botanica influisce sul profilo terpenico e sulla concentrazione dei cannabinoidi. Fino ad oggi, la terapia si è basata prevalentemente sulle infiorescenze della varietà FM1 ad alto THC e FM2 a contenuto bilanciato prodotte e distribuite dallo SCFM (figura 1).
In particolare, la varietà FM2 dello Stabilimento ha incontrato il favore delle farmacie e dei pazienti per la sua facilità estrattiva, essendo un prodotto già macinato e facile da ripartire, oltre che per la sua piacevolezza all’olfatto. La varietà FM2 è infatti a contenuto intermedio di THC e CBD, è ricca di terpeni (figura 2) e non presenta quel forte odore acido caratteristico di molte varietà estere. Negli ultimi anni, tuttavia, l’innovazione manifatturiera e il mercato internazionale si sono indirizzati verso la produzione di estratti alcolici e oleosi. I prodotti ottenuti so-
Figura 1 - a) fiore Cannabis varietà FM2 dello SCFM; b) pistillo e brattea ricoperti di tricomi (foto 40x); c) tricoma capitato con goccia di resina contenente i principi attivi (foto 100x)
Industria farmaceutica
3Confronto visivo di oli di Cannabis ottenuti da infiorescenze
SCFM: attuale olio galenico ottenuto per decarbossilazione iniziale del fiore versus nuova metodica di estrazione no ad elevato contenuto di principi attivi, consentono per diluizione la standardizzazione del prodotto, sono di facile somministrazione (gocce sublinguali) e sono più stabili nel
tempo. Si è quindi delineato per i pazienti italiani in trattamento con le varietà dello Stabilimento una carenza nella tipologia di offerta.
La svolta tecnologica: API, olio e fiore intero
Di fronte a un mercato internazionale che si sposta verso estratti ad alta precisione, lo SCFM ha deciso di ampliare la propria offerta seguendo
due direttrici magistrali:
prodotto, superando il limite critico dell’anno di validità.
2. Sviluppo di estratti oleosi standardizzati: entro la fine del 2026, le farmacie potranno disporre di un nuovo prodotto a base oleosa (figura 3).
Queste nuove forme saranno coperte da un dossier API (Active Pharmaceutical Ingredient) sottoposto all’AIFA, elevando la cannabis italiana allo status di materia prima farmaceutica a tutti gli effetti.
Eccellenza analitica e controllo qualità Il nuovo olio SCFM permetterà una titolazione precisa delle forme acide e decarbossilate senza passare per processi termici nocivi. La caratterizzazione del prodotto avverrà tramite tecniche analitiche d’avanguardia:
1. UHPLC (Ultra High Performance Liquid Chromatography): per la definizione millimetrica dello spettro cannabinoico (figura 3).
2. GC-FID (Gas Chromatography with Flame Ionization Detector): per la certificazione del profilo terpenico, fondamentale per l’effetto entourage.
Status:Temporary 12/02/2026 15:03:38 Page 1 / 1
Figura 4Caratterizzazione in UHPLC dei fitocannabinoidi
1. Mantenimento dell’integrità del fiore: evoluzione del confezionamento per preservare il bouquet terpenico e aumentare la shelf-life del
3. Protocolli di Farmacopea Europea: per garantire l’assoluta assenza di pesticidi, aflatossine e contaminanti microbiologici.
Conclusione: un modello “dual use” al servizio del Paese L’evoluzione della Cannabis Medica Militare rappresenta l’applicazione pratica del modello “Dual Use”: le competenze tecniche e la sicurezza del mondo Difesa messe a disposizione della salute pubblica. Fornire un prodotto quantizzato e standardizzato significa permettere al medico di seguire il paziente con precisione chirurgica, modulando i dosaggi dalle fasi iniziali fino a quelle di mantenimento, garantendo un diritto alla cura sicuro, costante e... italiano.
Figura
Figura 2 - Profilo terpeni Cannabis FM2
S S4
Dove la sicurezza non è un’opzione: ambienti su misura per il pharma con un controllo della contaminazione assicurato
Engineering | Design | Planning | Construction & Commissioning
Un laboratorio per applicare l’IA alla scoperta di nuovi farmaci
NVIDIA e Lilly creano un team multidisciplinare composto da scienziati, ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale e ingegneri per affrontare i problemi più complessi nella ricerca e sviluppo di farmaci.
Nvidia ed Eli Lilly and Company hanno avviato un laboratorio di co-innovazione sull’intelligenza artificiale unico nel suo genere, focalizzato sull’applicazione dell’IA per affrontare alcune delle sfide più persistenti dell’industria farmaceutica.
Il laboratorio riunisce l’esperienza di livello mondiale di Lilly nella scoperta, sviluppo e produzione di farmaci con la leadership di NVIDIA nell’intelligenza artificiale, nel calcolo accelerato e nelle infrastrutture IA. Le due aziende investiranno fino a 1 miliardo di dollari in talenti, infrastrutture e capacità di calcolo nell’arco di cinque anni per sostenere il nuovo laboratorio.
Con sede nella Bay Area di San Francisco, il laboratorio riunirà esperti di Lilly nei campi della biologia, della scienza e della medicina con i migliori sviluppatori di modelli IA e ingegneri di Nvidia, permettendo loro di lavorare fianco a fianco per generare dati su larga scala e costruire potenti modelli di intelligenza artificiale in grado di accelerare lo sviluppo di farmaci, utilizzando Nvidia BioNeMo™ come piattaforma chiave.
“L’intelligenza artificiale sta trasfor-
mando ogni settore, e il suo impatto più profondo sarà nelle scienze del la vita”, dichiara Jensen Huang, fon datore e Ceo di Nvidia. “Nvidia e Lil ly stanno unendo il meglio dei no stri settori per creare un nuovo mo dello di scoperta dei farmaci, in cui gli scienziati possono esplorare vasti spazi biologici e chimici in silico pri ma ancora che venga realizzata una singola molecola”.
“Da quasi 150 anni lavoriamo per por tare farmaci che cambiano la vita ai pazienti”, ha dichiarato David A. Ri cks, presidente e Ceo di Lilly. “Combi nare il nostro patrimonio di dati e co noscenze scientifiche con la potenza di calcolo e le competenze di Nvidia nella costruzione di modelli potreb be reinventare la scoperta dei farmaci come la conosciamo. Riunendo talen ti di livello mondiale in un ambiente simile a quello di una startup, stiamo creando le condizioni per innovazio ni che nessuna delle due aziende po trebbe raggiungere da sola”.
Apprendimento continuo
La collaborazione si concentrerà ini zialmente sulla creazione di un siste- ficare, ottimizzare e validare nuove molecole con velocità e precisione eccezionali. Supporterà inoltre nuove e avanzate applicazioni nella produzione, nell’imaging medico e negli agenti IA scientifici.
Oltre alla scoperta di farmaci, Nvi dia e Lilly esploreranno opportunità per applicare l’intelligenza artificia le lungo tutto il ciclo di sviluppo cli nico, nella produzione e nelle ope razioni commerciali, integrando mo delli multimodali, IA agentica, robo tica e digital twin.
Davide Ferraris si aggiudica il bando Genscript per la lotta ai tumori con l’IA
L’Università del Piemonte Orientale annuncia un traguardo internazionale: Davide Ferraris, professore associato di Biochimica presso il Dipartimento di Scienze del farmaco, è stato selezionato tra i vincitori del GenScript Life Science Research Grant Program 2025. Il programma, promosso da GenScript Biotech Corporation – colosso mondiale delle biotecnologie – è un’iniziativa che finanzia i progetti
di ricerca più innovativi al mondo. L’inclusione del professor Ferraris in questo ristretto gruppo di ricercatori pone l’UPO accanto a istituzioni del calibro di Stanford, Oxford e il Fred Hutchinson Cancer Center, confermando l’eccellenza dell’Ateneo nel panorama scientifico globale.
La ricerca premiata si concentra su una delle sfide più ambiziose dell’oncologia moderna: colpire l’oncogene KRAS, una proteina responsabile della proliferazione tumorale in molti tipi di cancro (come quelli a polmone, pancreas e colon), storicamente considerata estremamente difficile da bersagliare utilizzando farmaci tradizionali.
Il progetto, condotto dal professor Ferraris e dagli studenti di dottorato Fabio Testori e Aaron Madden e in collaborazione con il professor Alesssandro Contini dell’Università degli Studi di Milano, utilizza algoritmi di Intelligenza Artificiale per progettare nanobodies (anticorpi a
dominio singolo) di nuova generazione. Grazie al contributo ottenuto dal bando GenScript, il team potrà produrre e testare il legame di queste molecole progettate al computer, accelerando lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mirate. ll premio consentirà al gruppo di ricerca di accedere alle piattaforme biotecnologiche di punta di GenScript per la sintesi e la validazione dei nanobodies. “Il bando GenScript ci offre l’opportunità di validare sperimentalmente gli algoritmi impiegati nella progettazione di nanobody ingegnerizzati per il riconoscimento selettivo e l’inattivazione di KRAS. Inoltre, questo lavoro ci consentirà di raccogliere dati fondamentali per l’ottimizzazione e la futura progettazione razionale di nanobody diretti contro specifiche varianti oncogeniche della proteina”, ha commentato Ferraris. “Questo successo – ha aggiunto il rettore UPO professor Menico Rizzi – testimonia la capacità dei nostri ricercatori di guidare progetti di frontiera che integrano l’informatica avanzata e la biologia molecolare”.
Diagnosi di precisione nelle malattie neuromuscolari ereditarie
Si è tenuta lo scorso febbraio 2026, alla sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, la conferenza “Il viaggio del paziente - Diagnosi di precisione e Intelligenza Artificiale. Il ruolo del progetto CoMPaSS-NMD per i malati neuromuscolari”, su iniziativa di Gian Antonio Girelli, membro della Commissione Affari Sociali della Camera. L’incontro è stato dedicato al ruolo dell’Intelligenza Artificiale come strumento di supporto alla diagnosi di precisione, capace di accompagnare il medico e il paziente lungo un percorso spesso complesso e frammentato. Al centro del confronto, l’esperienza del progetto europeo CoMPaSS-NMD, che dimostra come l’integrazione tra ricerca europea, clinica, tecnologia e istituzioni possa generare benefici concreti e misurabili per i pazienti, i professionisti sanitari e il sistema pubblico.
“Un evento come questo mette in luce come progetti quali CoM-
PaSS-NMD siano esempi concreti di una ricerca capace di migliorare in modo tangibile la vita dei pazienti neuromuscolari e dei loro caregiver” , ha dichiarato la professoressa Rossella Tupler, coordinatrice del progetto. CoMPaSS-NMD (Computational Models for new Patients Stratification Strategies of Neuromuscular Disorders) è un progetto europeo della durata di quattro anni (2023-2027), finanziato con circa 5 milioni di euro dal programma Horizon Europe, con l’obiettivo di rivoluzionare la diagnosi e il trattamento delle malattie neuromuscolari ereditarie attraverso l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Il progetto mira a diventare un modello di riferimento europeo per la diagnosi precoce e di precisione, dimostrando che l’integrazione tra dati clinici, genetici e di imaging consente di ridurre l’odissea diagnostica dei pazienti, supportare il processo decisionale dei medici e migliorare l’efficienza dei sistemi sanitari.
Da sinistra: Aaron Madden, Fabio Testori e il professor Ferraris
CO2 per ottenere un pH finale dei vostri effluenti compreso tra 5,5 e 8,5 come previsto dalla legge
Studio sulla struttura tridimensionale della proteina NFI-X
Due gruppi di ricerca del Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano, coordinati rispettivamente da Marco Nardini e da Graziella Messina, hanno determinato per la prima volta la struttura tridimensionale della proteina NFI-X, un importante fattore di trascrizione, nel suo stato libero ed in quello legato al DNA.
Le proteine della famiglia Nuclear Factor I (NFI) svolgono ruoli cruciali nella replicazione del DNA adenovirale, nella regolazione dell’espressione genica e nel controllo della proliferazione e differenziazione delle cellule staminali. Alterazioni della loro funzione sono implicate in processi di sviluppo, patologie tumorali e in nume-
rosi disturbi congeniti. Tra i diversi membri della famiglia, NFI-X è particolarmente rilevante per la biologia delle cellule staminali neurali, la formazione delle cellule del sangue, lo sviluppo e la rigenerazione muscolare, le distrofie muscolari e l’oncogenesi.
Nel lavoro pubblicato su Nature Communications, i ricercatori hanno applicato un approccio integrato che combina tecniche avanzate di biochimica e biologia strutturale, tra cui la crio-microscopia elettronica a singola particella. Questo ha permesso di definire con precisione atomica non solo la struttura di NFI-X, ma anche i meccanismi molecolari con cui la proteina riconosce il proprio sito di legame sul DNA e forma il complesso necessario per attivare la trascrizione genica. Si tratta di un risultato di grande rilievo, che consente di interpretare in modo unificato decenni di dati cellulari e biochimici raccolti in tutto il mondo. La struttura di NFI-X, infatti, può essere considerata rappresentativa anche degli altri fattori della famiglia NFI, pur mantenendo ciascuno funzioni biologiche specifiche. “La conoscenza dettagliata dell’architettura tridimensionale di NFI-X apre ora la strada all’identificazione di molecole in grado di modularne l’attività, con potenziali ricadute sulla biologia delle cellule staminali, sulle distrofie muscolari e sullo sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro il cancro”, commentano i ricercatori.
Nuovi spazi per la ricerca al Politecnico di Milano
Inaugurati presso il Campus Leonardo due nuovi edifici che ospiteranno il Dipartimento di Chimica Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” (DCMIC) e il Dipartimento di Elettronica, Informatica e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano. I due fabbricati risponderanno alle rinnovate esigenze tecnologiche e di spazi da dedicare alla ricerca e allo studio, un totale di 24mila metri qua-
drati di aree edificate, con oltre 4mila metri quadrati di area esterna; di questi oltre 4.600 saranno riservati interamente a laboratori con attrezzature di ultima generazione. Sui tetti sono stati collocati pannelli fotovoltaici che alimentano un impianto da 270 kW di picco, e un impianto solare termico per la produzione dell’acqua calda sanitaria. Nell’ottica del contenimento dei consumi energetici e della produzione di CO2, il condizionamento è garantito dal trigeneratore del Polo Città Studi, integrato per le necessità di grande carico da pompe di calore elettriche ad acqua di falda. Inoltre, il recupero di calore sull’aria estratta dalle cappe
all’interno dei laboratori, e l’utilizzo di un circuito chiuso di raffreddamento della strumentazione, consentiranno di limitare gli sprechi energetici. “Questi nuovi edifici rappresentano molto più di un ampliamento infrastrutturale: sono il simbolo di un ateneo che investe nella ricerca come bene strategico”, commenta Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano. “Qui convivono chimica e digitale, chiamati ad affrontare sfide epocali, come la transizione verde e i nuovi materiali, la sicurezza tecnologica e l’intelligenza artificiale. In questi spazi, con laboratori e strutture all’avanguardia, creiamo le condizioni per attrarre talenti, sviluppare partnership con le imprese e contribuire alla competitività del Paese”.
Pipetta in bioplastica per uso farmaceutico e sanitario
Elm-plastic, produttore tedesco di ausili di dosaggio e packaging farmaceutico primario, ha lanciato la prima pipetta in bioplastica per l’uso in ambito farmaceutico e sanitario. Partner di sviluppo sono il produttore di materiali Biovox e la filiale tedesca del distributore in-
Giovanna Incarnato
Bartolomucci, amministratrice
delegata di
ternazionale di materie plastiche Ultrapolymers. Invece delle plastiche di origine fossile comunemente utilizzate nelle pipette, elm-plastic utilizza per la sua Bio-Pipette le bioplastiche MedEco di Biovox. Questi polimeri sono realizzati al 100% in acido polilattico (PLA) oppure al 95% in polietilene (PE) bio-based e sono approvati per l’uso nel settore medicale. Rispetto alle pipette esistenti realizzate in polietilene o polipropilene, questo passo consente una riduzione del 113% dell’impronta di CO2 (dalla produzione alla consegna).
I Bio-Compound MedEco
sono destinati all’uso nella tecnologia medicale e di laboratorio. Sono disponibili con un’ampia gamma di proprietà, sono conformi alla norma ISO 10993 e possono essere sterilizzati con EO/radiazioni e SCC. Il PLA MedEco di Biovox è adatto alla produzione di componenti stampati a iniezione dimensionalmente stabili con una superficie antiscivolo. Grazie alle sue elevate rigidità e resistenza, è possibile realizzare applicazioni con spessori di parete ridotti, diminuendo così il consumo di materiale. Inoltre, la sua lavorabilità a basse temperature consente notevoli risparmi
energetici rispetto alle plastiche di origine fossile. La Bio-Pipette è stata sviluppata attraverso una collaborazione strategica tra il produttore del prodotto, il produttore del materiale e il distributore tedesco. Elm-plastic è responsabile del design specifico del prodotto, della produzione e della conformità normativa. Biovox ha sviluppato e produce i compound innovativi in bioplastica medical-grade MedEco, mentre Ultrapolymers Deutschland ha fornito servizi di consulenza iniziale per la selezione dei materiali e il loro processo fino all’avvio della produzione in serie.
Otofarma raddoppia la produzione di apparecchi acustici
Il gruppo Otofarma – con oltre 30 anni di esperienza nel settore dell’hearing care, produttore di apparecchi acustici distribuiti principalmente attraverso il canale farmaceutico – sta per acquisire un nuovo stabilimento produttivo a Corsico, nell’area metropolitana di Milano.
L’immobile è attualmente di proprietà della società Sanpaolo Leasint Spa.
L’operazione, del valore complessivo di 1.500.000 euro, consentirà di raddoppiare la capacità produttiva, consolidando il ruolo di Otofarma tra i leader nella produzione di apparecchi acustici in Italia.
Il nuovo sito, con una su-
perficie di circa 3.000 metri quadrati, sarà dedicato principalmente alla produzione dei dispositivi a marchio Otofarma e dotato di tecnologie di ultima generazione per la realizzazione di apparecchi acustici personalizzati. L’ampliamento permetterà di incrementare sensibilmente i volumi di produzione.
L’investimento risponde alla forte crescita della domanda registrata negli ultimi anni, spinta sia dall’aumento dei pazienti ipoacusici sia dal successo del modello distributivo fondato sulla rete di oltre 4.000 farmacie affiliate. Nel 2024 Otofarma ha infatti raggiunto ricavi per 15,1 milioni di euro, e la quota di mercato al Nord Italia, che già rappresenta il 60% del fatturato complessivo del Gruppo,
potrà essere rafforzata dall’apertura del sito.
Il nuovo insediamento non sostituirà i siti esistenti, ma ne raddoppierà la forza operativa. L’avvio delle prime linee produttive è previsto entro il 2028, con l’obiettivo di potenziare i reparti attualmente esistenti e dedicati ai dispositivi proprietari. Al termine del 2027, invece, saranno avviati gli uffici commerciali e di marketing.
“Con il nuovo stabilimento di Corsico non solo raddoppiamo la nostra capacità produttiva, ma rafforziamo l’intera filiera industriale e di ricerca e sviluppo nel cuore del nostro principale mercato di riferimento”, dichiara Giovanna Incarnato Bartolomucci, CEO di Otofarma.
Tutela dei marchi e lotta al mercato illecito: casistica e prospettive
Due sfide che richiedono alle aziende farmaceutiche di adottare attente strategie di branding, tra esigenze di riconoscibilità dei marchi e rischi di interferenze nel mercato, oltre a sistemi di tracciabilità e antifalsificazione sempre più efficaci.
di Laura Pedemonte*
Uno dei settori più prolifici, in termini di registrazione del marchio, è certamente quello farmaceutico, sempre attento a lanciare nuovi prodotti sul mercato. In tale ambito, la tutela del marchio riveste ovviamente un ruolo cruciale, anche considerando che il rischio di errore nella scelta di un farmaco può comportare gravi conseguenze per la salute. Nel settore, si predilige tradizionalmente l’adozione di marchi “deboli”, che richiamano il principio attivo o l’uso terapeutico, attraverso l’aggiunta di prefissi, suffissi o la combinazione di parole. Tali marchi rispondono all’esigenza di immediata riconoscibilità e facilità di prescrizione, consentono un più agevole percorso regolatorio e risultano funzionali per farmaci generici. Tuttavia, la tendenza all’adozione di marchi evocativi aumenta notevolmente i casi di interferenza e i contenziosi in materia, creando non poche incertezze a livello giurisprudenziale, considerata la tutela limitata accordata ai marchi “deboli” (per cui
anche lievi differenze possono essere sufficienti a distinguere gli stessi), per un pubblico di riferimento attento.
La casistica delle Corti italiane Sebbene il giudizio di confondibilità sia inevitabilmente soggetto a un cer-
to margine di discrezionalità da parte del giudice, nel panorama italiano sembra prevalere una tendenza a stabilire un limite al principio della coesistenza dei marchi espressivi, garantendo una tutela nelle ipotesi in cui la confusione concretamente sia ravvisabile.
* Consulente in Marchi, Barzanò e Zanardo
Sono stati recentemente ritenuti confondibili i marchi VENOLEN / VENOVEN1, LIPONORM / LIPONAM2, MYCOSAN / MICOSAN3, REPADERM / RIPADERM4.
Sono stati invece ritenuti non confondibili i marchi SUMOR e SUMORPLUS (unione tra la preposizione “Su” e la parola “umor”, a evocare la destinazione del prodotto) vs. UMORPLUS5.
Anche nel settore in esame, la giurisprudenza risulta attenta alla tutela dei marchi noti. Il Tribunale di Milano, con ordinanza cautelare del 31 ottobre 2017, ha ritenuto il marchio FROBENACTIV in violazione del segno noto BENACTIV; con una decisione di merito del 27 giugno 2017, lo stesso Tribunale, ha giudicato il marchio KOKI, accompagnato a suffissi descrittivi della specifica funzione del prodotto (KOKI-tuss; KOKI-mucil; KOKI-dec), privo di novità ed interferente con il marchio rinomato OKI.
La casistica in sede amministrativa
In sede amministrativa, l’Ufficio Ita-
liano Brevetti e Marchi mostra un approccio più garantista per i titolari dei marchi, tendenzialmente accordando tutela anche a fronte di talune modifiche o rielaborazioni delle porzioni descrittive.
L’Ufficio, con un’attenzione ai segni nel loro insieme, ha ritenuto confondibili i marchi ENTEROSGEL / ENTEROSAL6, IMMUNIX / IMMUNID7, RIGENASE / RIGENEA8, ANSIOLIN / ANSIOSIL9, e accolto l’opposizione, basata sul marchio FOLISID, contro la domanda FOLI-SEL10.
Maggiormente allineata all’approccio delle Corti, la Commissione dei Ricorsi ha riformato le seguenti decisioni in primo grado dell’Ufficio, ritenendo non confondibili i marchi ENZITIME / ENZITASI11, ENTERISOL / ENTEROSAN12, VITREOSAN / VITREO36013. In caso di soccombenza in primo grado, il ricorso va senz’altro considerato se ne sussistono i presupposti.
La lotta al mercato illecito e i rischi per i consumatori
Da un lato, la tutela della proprietà intellettuale risulta essenziale per garantire affidabilità e sicurezza dei prodotti in ambito sanitario. Dall’altro, il settore si è dovuto confrontare non solo con casi di violazione dei diritti di esclusiva, ma anche con il crescente e preoccupante fenomeno della produzione e vendita di farmaci falsificati14 o illegali15.
Tale fenomeno si è sviluppato in maniera esponenziale negli ultimi anni, presentando oggi un trend in forte crescita, non più circoscritto ai soli paesi in via di sviluppo, ma riguardante anche quelli industrializzati.
Le tipologie di violazioni sono le più varie. Può trattarsi ad esempio di prodotti la cui etichetta riporta informazioni ingannevoli sul contenuto e sull’origine del farmaco,
medicinali senza ingredienti attivi, con ingredienti attivi differenti o presenti in quantità diversa da quella dichiarata o, ancora, con un principio attivo corretto contenuto in una confezione falsa. Tali farmaci, non garantiti per qualità, sicurezza ed efficacia, costituiscono ovviamente una grave minaccia per la salute pubblica. Inoltre, l’accresciuta familiarità del consumatore con l’acquisto on-line e con la ricerca di notizie da canali informali (come i social network) ha generato nuove casistiche di infiltrazione di prodotti illegali nella rete di distribuzione non ufficiale. Nei paesi industrializzati, dotati di una ben definita regolamentazione del settore farmaceutico, la diffusione di medicinali falsificati o illegali riguarda soprattutto le “Life-style saving drugs”, ovvero farmaci per usi non terapeutici e legati all’affermarsi di determinati modelli sociali, come ad esempio medicinali per migliorare le performance sportive, sessuali, prodotti dimagranti, per la medicina estetica, e i “farmaci miracolosi”.
La situazione in Italia
La filiera legale italiana, stando ai recenti report forniti da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), è considerata sicura, con una incidenza del fenomeno decisamente inferiore rispetto alla media di altri Paesi dell’UE. Questo grazie soprattutto a un rigoroso sistema di tracciabilità del farmaco e alle attività di prevenzione e contrasto portate avanti ormai da diversi anni da una task-force nazionale, della quale fanno parte le istituzioni coinvolte nella problematica, tra cui AIFA, Ministero della Salute, NAS, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia delle Dogane.
In Italia, il fenomeno delle violazioni si concentra pertanto fuori dalla
rete legale ed è principalmente limitato ai canali di vendita non ufficiali, ovvero agli acquisti effettuati online e ai mercati “paralleli” che si trovano in ambienti come palestre, centri estetici e similari. I casi di sequestri, per lo più legati alla vendita su internet, risultano centinaia di migliaia di unità all’anno. Tuttavia, il panorama nazionale si è distinto nel tempo nella lotta a tali illeciti grazie all’adozione di efficaci iniziative sia a livello normativo che operativo, con un approccio interdisciplinare e coordinato, necessariamente, anche su scala inter-
Note
1. Trib. Bologna, 28-02-2024
nazionale. Ovviamente l’educazione del consumatore e il rafforzamento dei controlli restano strumenti fondamentali per limitare il mercato illecito.
Una nuova sfida italiana nel percorso di tracciabilità di medicinali sarà ora l’adeguamento alla normativa europea che prevede l’adozione di un identificativo univoco e di un sistema di prevenzione delle manomissioni per garantire la sicurezza dei medicinali e contrastare le frodi. È stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 febbraio 2025 ed è entrato in vigore l’8 febbraio 2025, l’atteso decreto legislativo del 6 febbraio 2025, n. 10, che adegua la normativa nazionale alla direttiva europea anticontraffazione (62/2011/UE) – la FMD, Falsified Medicines Directive – e al regolamento delegato (UE) 2016/161, stabilendo principi e norme sulle caratteristiche di sicurezza che figurano sull’imballaggio dei medicinali per uso umano.
Questo adeguamento richiederà collaborazione tra istituzioni, aziende
2. Trib. Milano, ordinanza cautelare, 29-06-2022, in cui i marchi sono stati valutati “nella loro interezza e non nei singoli prefissi e suffissi che li compongono”
3. Corte di Appello di Genova, 11-02-2022, in primo grado i marchi erano stati valutati non confondibili stante la descrittività delle porzioni MICO/ MYCO e SAN e la differenza fra prodotti
4. Trib. Roma, 06-02-2018
5. Trib. Venezia, ordinanza cautelare, 16-03-2022
6. Opposizione n. 652023000020964, decisione del 2806-2024
7. Opposizione n. 652021000120743, decisione del 2704-2023
8. Opposizione n. 652020000154795, decisione del 1611-2022
9. Procedimento n. 22/2018, decisione del 30-11-2017
10. Procedimento n. 1445/201
farmaceutiche e operatori sanitari, ma garantirà maggiore sicurezza e trasparenza nel sistema italiano.
Conclusioni
La tutela dei marchi e il contrasto al mercato illecito rappresentano due sfide fondamentali per le aziende farmaceutiche, anche per garantire sicurezza e affidabilità ai consumatori. In questo contesto, sarebbero da suggerire attente strategie di branding che bilancino l’esigenza di riconoscibilità dei marchi con i rischi di interferenze nel mercato, anche considerando i limiti di tutela dei marchi espressivi e la casistica giurisprudenziale.
Parallelamente, è essenziale per le aziende rafforzare i controlli sulla distribuzione dei farmaci, collaborando con le istituzioni per implementare sistemi di tracciabilità sempre più efficaci. Investire in tecnologie antifalsificazione e sensibilizzare il pubblico sui rischi dei canali di vendita non ufficiali rappresenta certamente un valore aggiunto nella lotta alle violazioni e nella tutela della salute pubblica.
10. Procedimento n. 1445/2017
11. Sentenza n. 42/24 del 07-06-2024, ritenendo il prefisso ENZI descrittivo “e che l’aggiunta … del termine TASI da parte della ricorrente, sia idoneo a creare nel consumatore una adeguata differenziazione rispetto al termine TIME presente nel marchio della resistente”
12. Decisione n. 91/2024 del 27-09-2024, riconoscendo la descrittività del prefisso ENTER e la differenza tra i suffissi ISOL / OSAN in grado di differenziare i rispettivi segni
13. Decisione n. 44/22 del 28-04-2022, in cui, data la descrittività del termine VITREO, si è sostenuto che il suffisso 360 - di VITREO360 - fosse in grado di differenziare il marchio posteriore
14. Come definiti dall’art. 1 dalla Direttiva 2011/62/ UE, recepita in Italia dal Decreto legislativo 19 febbraio 2014, n. 17
15. Privi delle necessarie autorizzazioni all’immissione in commercio)
Microinquinanti: l’ozono si conferma efficace per il rispetto delle normative
La presenza di agenti antimicrobici nell’ambiente favorisce lo sviluppo di meccanismi di difesa nei batteri, minacciando l’efficacia dei farmaci. Di fronte a questa sfida, l’impiego dell’ozono figura tra le soluzioni principali a disposizione dell’industria farmaceutica.
Le soluzioni di trattamento classiche mostrano i propri limiti di fronte alle molecole complesse presenti negli scarichi dell’industria farmaceutica come microinquinanti, contaminanti emergenti, molecole recalcitranti. Grazie al suo alto potere ossidante, l’ozono (O3) offre una risposta tecnica altamente performante. Una soluzione tanto più strategica quanto più le norme ambientali diventano stringenti. Come degradare molecole progettate per essere il più stabili possibile, e quindi scarsamente solubili e biodegradabili? È questa la sfida posta dal trattamento dei microinquinanti. Una questione sempre più spinosa per l’industria farmaceutica.
Una contaminazione documentata Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sull’inquinamento idrico da residui farmaceutici e microinquinanti, ricerche che talvolta hanno ricevuto una vasta eco mediatica, come lo studio del 2022 pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy
of Sciences. Condotto da 127 ricercatori in 104 Paesi. Questo monitoraggio su 258 fiumi ha dimostrato che la quasi totalità di essi è
contaminata da residui di farmaci. Le conseguenze sono ormai note. È accertato che la presenza di agenti antimicrobici nell’ambiente favori-
sca lo sviluppo di meccanismi di difesa nei batteri, minacciando l’efficacia dei farmaci. Sebbene i rischi a lungo termine legati all’esposizione a basse dosi non siano ancora del tutto documentati, la necessità di agire è impellente. E la normativa riflette questo bisogno.
Una pressione normativa sempre più stringente
Per limitare l’impatto ambientale e proteggere la salute pubblica, i regolamenti relativi alla qualità dell’acqua e ai limiti di scarico sono in costante evoluzione e sempre più restrittivi. L’Unione Europea regolamenta le attività manifatturiere in particolare attraverso il REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals). Questo regolamento europeo, adottato nel 2007, disci-
plina la fabbricazione, l’immissione sul mercato, l’uso e la gestione dei rischi delle sostanze chimiche nell’UE. Va menzionata anche la Direttiva 2024/3019 relativa al trattamento delle acque reflue urbane. Entrata in vigore all’inizio del 2025, impone alle industrie farmaceutiche e cosmetiche di finanziare almeno l’80% dei costi aggiuntivi legati ai lavori di ammodernamento degli impianti di depurazione necessari per l’eliminazione dei microinquinanti. Un meccanismo che si basa sul principio “chi più inquina, più paga”. Infine, specificamente in Italia, il D.Lgs. 152/2006 (il Testo Unico Ambientale che recepisce diverse direttive europee) definisce il quadro per la responsabilità dei produttori rispetto ai rifiuti generati dai loro prodotti. Le aziende sono chiamate a ricorrere a processi di trattamento avanzati per gestire reflui complessi contenenti principi attivi e residui chimici.
I microinquinanti: molecole estremamente resistenti
Il problema principale è che questi microinquinanti sono difficili da eliminare negli impianti di depurazione convenzionali, poiché possiedono caratteristiche che li rendono particolarmente tenaci. Per questo motivo vengono definiti anche come “COD duro” o “COD refrattario”. Questo COD (Domanda Chimica di Ossigeno) duro corrisponde alla frazione di materia organica che resiste al trattamento biologico. Le ragioni sono evidenti: i produttori di farmaci progettano molecole molto stabili affinché raggiungano l’organo bersaglio senza essere distrutte, ad esempio, dall’acido gastrico. Questa stabilità si traduce in bassa solubilità e scarsa biodegradabilità, renden-
do inefficaci i processi biologici o di filtrazione classici. I prodotti più problematici includono ormoni, antibiotici, antitumorali, analgesici e antidepressivi.
L’ozono: la soluzione efficace... a patto di gestirne il processo Di fronte a questa sfida, l’industria farmaceutica dispone di soluzioni valide. L’impiego dell’ozono puro o in combinazione con i carboni attivi figura tra le soluzioni principali. L’ozono si è imposto in particolare come soluzione semplice ed economica per gli inquinanti resistenti al trattamento biologico. Ossidante potentissimo, incolore e molto solubile in acqua, l’ozono agisce come un agente chimico mirato, capace di scindere queste strutture molecolari complesse in frammenti più semplici e biodegradabili. Il trattamento di ozonizzazione è particolarmente adatto per eliminare l’inquinamento residuo, detossificare e distruggere i microinquinanti e il COD duro. Concretamente, l’ozono viene iniettato sotto forma di microbolle nelle acque reflue per ossidare le molecole terapeutiche. Tuttavia, è fondamentale saper gestire il ciclo dell’ozono. A causa della sua instabilità, questo gas deve essere prodotto nel sito di utilizzo tramite un ozonizzatore a partire dall’aria o, più efficacemente, da ossigeno puro. È questa la soluzione proposta da Air Liquide attraverso l’offerta Nexelia™ per l’Ossidazione Avanzata. Una soluzione chiavi in mano, con un supporto completo che va dai test di laboratorio e prove pilota in loco fino all’esercizio e alla manutenzione.
I vantaggi chiave
L’utilizzo di ossigeno puro per generare ozono offre molteplici vantaggi tecnici ed economici rispet-
to all’alimentazione ad aria:
- Riduzione dei costi operativi (Opex) e di investimento (Capex)
L’alimentazione dell’ozonizzatore con ossigeno puro riduce il consumo di energia elettrica rispetto ad una alimentazione ad aria. Ad esempio, il consumo per un generatore da 8 kg/h di O3 passa da 136 kWh a 78 kWh. Risultato: una maggiore concentrazione di ozono (812% in massa contro il 3-4% dell’aria) comporta un dimensionamento ottimizzato dell’impianto, con una riduzione del 50-60% dei costi di investimento.
- Competitività rispetto all’incenerimento
La soluzione Air Liquide permette risparmi fino al 30% rispetto ai processi standard di incenerimento. Evita inoltre i costi di trasporto e di combustione dei rifiuti inquinati.
- Riutilizzo degli off-gas
I sistemi Air Liquide consentono di recuperare gli off-gas ricchi di ossigeno (circa il 90% del flusso in entrata) provenienti dall’ozonizzatore per reiniettarli nella vasca biologica. Anche in piccole quantità, l’ozono residuo migliora il funzionamento dei fanghi attivi, riducendo la produzione globale di fanghi biologici in eccesso fino al 50%. Questo riciclo dell’ossigeno rende l’offerta ancora più competitiva, poiché evita l’aggiunta della fase di distruzione dell’ozono residuo, spesso costosa e complessa.
- Sostenibilità e conformità
Air Liquide offre un sistema che elimina i microinquinanti e che si rivela economico e sostenibile, contribuendo al recupero di acqua pulita e materie prime valorizzabili. Soprattutto, l’ozono si afferma come la soluzione collaudata per conformarsi ai requisiti normativi di oggi e di domani.
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Tecnologie per una chimica ad alta precisione
CMI è un partner di riferimento per
l’industria
chimica
grazie allo
sviluppo
di linee per il riempimento e la tappatura di prodotti
aggressivi e
corrosivi. Il modello Logyka con tecnologia a flussimetri alza le prestazioni e riduce i costi del processo.
di Alessandro Bignami
L’industria chimica non è solo uno dei settori più regolamentati, ma si annovera anche fra quelli che hanno realizzato, negli ultimi decenni, i maggiori avanzamenti in termini di sicurezza, igiene e sostenibilità ambientale. Questa evoluzione ha innalzato anche il livello della domanda tecnologica e la complessità delle applicazioni, favorendo la crescita di partner qualificati, anche nel settore delle macchine dedicate a riempimento, tappatura ed etichettatura.
I costruttori di macchine e apparecchiature per il settore chimico contribuiscono a questa continua evoluzione sviluppando soluzioni dotate di una serie di requisiti e certificazioni: per esempio materiali compatibili con sostanze corrosive, solventi, acidi e basi; tenuta ermetica per evitare emissioni di vapori o aerosol; sistemi di contenimento come vasche di raccolta, cabine chiuse, estrazioni localizzate; certificazioni, tra cui ATEX per atmosfere potenzialmente esplosive, CE e PED (per la conformità delle attrezzature a pressione).
Ad essere trattati sono spesso fluidi costosi e pericolosi, dalle caratteristiche variabili. La minimizzazione delle perdite di prodotto lungo il processo
è perciò un’altra esigenza cruciale per la chimica, sia per ragioni di sicurezza sia di riduzione dei costi. In questo senso risulta determinante l’adozione di tecnologie come misuratori di portata massici per liquidi a bassa e media viscosità, pistoni volumetrici per prodotti viscosi e bilance integrate per dosaggi gravimetrici ad alta precisione.
Tipiche delle produzioni chimiche sono inoltre le piccole e medie dimensioni dei lotti e la necessità di fre-
quenti cambi formati, che chiedono sistemi di riempimento, tappatura ed etichettatura flessibili e modulari. Le macchine che compongono la linea devono infine essere robuste e resistenti agli agenti aggressivi, oltre che facili da pulire e manutenere.
Da 44 anni all’avanguardia nel riempimento
È evidente che questi requisiti stringenti inducano le aziende chimiche a rivolgersi a costruttori di macchine
consolidati sul mercato, in grado di garantire l’eccellenza tecnologica in ogni applicazione e di investire costantemente in ricerca e innovazione.
A questo selezionato panorama industriale, appartiene certamente CMI Industries Spa, attiva da 44 anni con una avanzata area R&D, volta a rispondere alle esigenze degli utilizzatori, persino in anticipo sulle loro aspettative.
CMI è un player di primo piano internazionale nel settore delle linee per riempimento e tappatura di prodotti chimici e corrosivi, tra cui: detergenti e sgrassatori aggressivi, candeggina, acido cloridrico, alcol, acido solforico, soda caustica e ammoniaca liquida. Le macchine, equipaggiate con i più moderni sistemi di sicurezza, sono interamente rivestite con materiali ad hoc, come titanio e materie plastiche tecnologicamente avanzate, per garantire la resistenza agli agenti aggressivi, assicurando così una lunga durata e protezione contro la corrosione. Tra le caratteristiche costruttive delle macchine di CMI per il set-
tore chimico troviamo: vasca a tenuta stagna in PE; tubazioni e valvole di processo in PVC; componenti metallici protetti da carter in PE o PVC; le parti esposte sono protette mediante trattamento superficiale a base di Teflon; le protezioni antinfortunistiche sono in vetroresina con pannellature trasparenti in PVC.
Le macchine di CMI sfruttano le funzioni gestionali dei più moderni PLC, programmati direttamente dal personale. Le interfacce HMI (touch screen) multifunzione garantiscono un utilizzo intuitivo e immediato di tutti i sistemi macchina.
La tecnologia di riempimento di CMI si articola in tre tecnologie: flowmeters, piston fillers e gravity fillers. Vediamone alcuni dettagli.
- Le riempitrici a misuratore di portata sono idonee per il dosaggio di qualsiasi tipo di prodotto, inclusi quelli schiumosi e ad alta viscosità, garantendo un intervallo di riempimento da 20 ml fino a 30 l con un’elevata precisione di dosaggio del ± 0,2%. Tra le loro caratteristiche tecniche: riempimento volumetrico con alimentazione diretta da pompa realizzata in materiale idoneo al prodotto processa-
to; valvole di scarico liquidi pneumatiche a 2 vie in titanio, con guarnizioni in materiale compatibile con il prodotto da trattare; ugelli di scarico liquidi realizzati in materiale compatibile con il prodotto da confezionare; protezioni antinfortunistiche conformi CE, con chiusura totale della macchina, struttura in vetroresina e pannellatura in policarbonato, complete di estrattore per i gas di processo.
- Le riempitrici a pistone offrono un controllo volumetrico preciso per un’ampia gamma di viscosità, inclusi gli acidi densi. Operano tramite un pistone che aspira ed eroga i liquidi con accuratezza, garantendo fuoriuscite minime, aspetto critico nella manipolazione di materiali corrosivi. Le valvole di carico e mandata liquidi sono in materiale plastico con guarnizioni in materiale idoneo al prodotto da processare. I cilindri sono in vetro Pyrex. Gli ugelli di scarico liquidi sono realizzati in materiale compatibile con il prodotto da confezionare.
- Infine le riempitrici a gravità sfruttano la forza peso per il riempimento dei contenitori. Sono ideali per fluidi a bassa viscosità, come i succhi acidi. La semplicità di questo sistema con-
Qui sopra e nella pagina successiva: linee complete con riempitrice Logyka e sistema di tappatura Miray
sente una pulizia e una manutenzione efficienti, rendendolo una scelta comune in molti settori industriali. Le valvole di carico e mandata liquidi sono realizzate in materiale plastico con guarnizioni in materiale idoneo al prodotto da processare. I dosatori sono in Plexiglass rettificato.
La logica dell’innovazione
Nell’ambito del riempimento con misuratori di portata magnetici o massici riscuote successo il model-
lo Logyka. Si tratta di una serie di riempitrici adatte a trattare qualsiasi prodotto liquido – denso, cremoso, schiumoso, anche infiammabile – e caratterizzate da versatilità e precisione di dosaggio, grazie all’uso di flussimetri che riducono sensibilmente il margine di errore. Logyka utilizza infatti tecnologie a misuratori magnetici o massici (mass flow-meters) e rappresenta oggi un punto di riferimento nel riempimento volumetrico e a peso. La sua elevata precisione di dosag-
A Interpack la nuova Logyka proattiva grazie all’IA
A Interpack 2026, la fiera internazionale delle tecnologie per il packaging che si terrà a Düsseldorf dal 7 al 13 maggio prossimi, CMI presenterà la nuova macchina Logyka-R 2026 Automatica per prodotti acidi e alcalini, schiumosi e non schiumosi e in grado di gestire recipienti nella gamma 500...2000ml L’innovativa soluzione offre prestazioni estremamente evolute grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale integrata nella macchina. Lo speciale algoritmo sviluppato dal Dipartimento R&D di CMI consente di avere una macchina “totalmente trasparente” nei confronti dell’utente e di un eventuale si-
gio consente una significativa riduzione dei costi operativi. Il reparto tecnico è riuscito a sviluppare un concetto innovativo di cambio formato rapido, facilitato da un sistema di codifica a colori che elimina il rischio di errori da parte dell’operatore.
La serie Logyka è dotata inoltre del sistema di lavaggio automatico brevettato Ultracleaning Electronic System, che consente di soddisfare gli standard igienici più stringenti. Esso permette inoltre di ridurre dell’85% il tempo necessario al cleaning e del 75% l’utilizzo – e quindi lo smaltimento con i relativi costi – di detergenti e prodotti di pulizia. Anche le spese di manutenzione diminuiscono grazie all’assenza di guarnizioni. Le fasi di lavaggio CIP e sterilizzazione SIP sono automatizzate. I misuratori di portata induttivi rappresentano il sistema ideale per qualsiasi tipo di prodotto liquido, inclusi quelli viscosi o abrasivi. La sezione di riempimento non contiene parti in movimento, eliminando così la necessità di manutenzione. I misuratori di portata magnetici sono adatti al riempimento di prodotti liquidi generici in bottiglie o serbatoi di varie forme.
stema ERP installato nel sito produttivo. Durante le operazioni di SAT e di FAT, la macchina inizia infatti a comparare le funzionalità di esercizio con i dati di progettazione. Così facendo diventa “un organismo proattivo” nei confronti del processo in cui verrà installata.
Le variazioni di volume dei recipienti gestiti e di viscosità/temperatura del prodotto alimentano la banca dati della macchina in modo che l’operatore possa aggiornare il processo: insomma Logyka-R 2026 diventa a tutti gli effetti un “collaboratore” dell’operatore.
Dalla ricerca all’alta velocità: l’evoluzione tecnologica del confezionamento monodose
Universal Pack si pone all’avanguardia delle tecnologie per il packaging, grazie a un approccio che punta su test scientifici, confronto con il cliente e sviluppo di soluzioni uniche.
di Alessandro Bignami
Alta velocità, flessibilità e soluzioni uniche. Sono alcune delle caratteristiche su cui Universal Pack continua a lavorare per sviluppare tecnologie di confezionamento in grado di soddisfare le richieste complesse del settore farmaceutico. Simone Marzi, Sales Director Pharma Division, ci ha aiuta-
to a comprendere l’approccio tecnologico e scientifico dell’azienda specialista nella progettazione e realizzazione di macchine per il packaging monodose. La divisione Pharma produce in particolare soluzioni per il confezionamento di polveri, liquidi e compresse in sachet, stick pack e astucci.
presenza di esperti di packaging farmaceutico, tra cui specialisti di materiali, tecnologie di stampa e tracciabilità. PharmaUp è stato molto apprezzato dai partecipanti e ha generato una serie di interessanti contatti, che stiamo ora portando avanti con l’obiettivo di sviluppare nuovi progetti”.
Simone Marzi, Sales Director Pharma Division di Universal Pack
Simone Marzi, partiamo dall’evento PharmaUp che avete organizzato lo scorso settembre: ha generato in questi mesi contatti e spunti tecnologici di qualità?
“PharmaUp è nato anzitutto dal desiderio di accogliere i clienti nella nostra realtà. Si è però rivelato qualcosa di molto più di un tradizionale open house: ha incluso iniziative di intrattenimento e convivialità, tra cui la visita all’autodromo Misano World Circuit Marco Simoncelli, e soprattutto ha ospitato un forum di approfondimento normativo e tecnologico con la
Quali novità tecnologiche, in particolare nell’ambito delle imbustatrici per la farmaceutica, state proponendo attualmente?
“Stiamo portando avanti tecnologie dalle performance eccellenti e per esigenze complesse, con un focus sul settore delle compresse sia effervescenti sia rivestite (coated tablet) e sul confezionamento di capsule softgel. Sviluppiamo soluzioni in grado di gestire varie tipologie di compresse sulla stessa confezionatrice, garantendo velocità e prestazioni alte. È una strategia fondamentale per risponde-
“Uno dei nostri focus attuali è lo sviluppo di soluzioni che rispondono alla crescente richiesta di confezionare in bustine sachet e stick pack anche le compresse”
re alla crescente richiesta, da parte delle industrie, di confezionare anche le compresse in bustine sachet e stick pack. Puntiamo molto sul trend tecnologico dell’High Speed, con la realizzazione di macchine multifila, spesso integrate con astucciatrici a moto intermittente o continuo per la raccolta di sachet e stick in astucci preincollati o fustellati stesi. Altra tecnologia interessante che stiamo proponendo con successo nel pharma riguarda le macchine per il doppio riempimento (dual filling), che consentono il dosaggio separato di due prodotti diversi, in particolare il principio attivo e l’eccipiente, nella stessa bustina. Si tratta di una soluzione che porta dei vantaggi importanti a livello di processo, unendo flessibilità, preci-
sione e alta produttività. L’eliminazione della fase di premiscelazione ottimizza la linea produttiva e permette il dosaggio di una quantità uniforme e precisa del principio attivo. Con il prodotto premiscelato, la quantità di API trasportata e dosata in ogni bustina risente infatti di una maggiore percentuale di incertezza”.
Quali sono le tipologie di confezione monodose oggi più richieste?
“La bustina sachet a 4 saldature mantiene la sua posizione sul mercato, mentre a registrare la crescita più intensa negli ultimi anni è stata la confezione in stick pack, più ancora nel settore nutraceutico che nel pharma. Ad essere apprezzata è la sua semplicità di utilizzo: essendo stretto e lungo, lo stick pack
consente di versare il prodotto comodamente nel bicchiere o anche di assumerlo direttamente in bocca. A ciò si aggiunge la riduzione dei costi relativi al materiale, dato che ne serve circa il 25% in meno rispetto alla tradizionale bustina”.
Il PPWR, il nuovo regolamento europeo per gli imballaggi, vi sta sottoponendo nuove sfide tecniche nella progettazione dei macchinari?
“Pone sicuramente delle sfide, che ci vedono però impegnati già da diversi anni. In collaborazione con i principali fornitori di materiali per il packaging, da tempo infatti eseguiamo studi e test interni, che oggi ci consentono di presentarci già pronti e in grado di rispondere alle richieste del nuovo regolamento.
In apertura, Showroom di Universal Pack. Da singole macchine a linee complete per l’astucciamento, l’azienda serve svariati mercati tra cui farmaceutico, nutraceutico, alimentare, cosmetico e chimico
Alfa Flexi, la soluzione stick pack più flessibile progettata da Universal Pack. Offre cambi formato rapidi e possibilità di dosare sia polveri che liquidi sulla stessa macchina
Questa evoluzione sta investendo soprattutto i settori nutraceutico e alimentare, mentre sarà più graduale nel pharma per diversi fattori, a partire dai maggiori test di stabilità necessari e dai requisiti di sicurezza. In fase di design, abbiamo adattato le macchine all’uso di materiali riciclabili, che incidono su diverse operazioni, come la saldatura e il trasporto. Abbiamo già raggiunto performance pa-
ragonabili al confezionamento con i materiali tradizionali”.
Ci può fare un esempio di cosa può cambiare nella progettazione della macchina per il confezionamento con materiali riciclabili?
“Una delle differenze sostanziali è dovuta all’impiego di monomateriali anziché multistrato. Ciò comporta caratteristiche tecniche diverse: una di queste riguarda il punto di fusione che nel multistrato rimane più basso all’interno, dove c’è il polietilene, mentre nel monomateriale è pressoché uniforme. Ne consegue che i materiali riciclabili richiedono un processo con elevata omogeneità di temperatura e pressione per non rischiare di scogliere il film in fase di saldatura”.
La validazione delle vostre confezionatrici è un aspetto che curate molto. Per l’esecuzione dei test vi avvalete anche di partner o società di consulenza esterne?
“No, una nostra area interna gestisce l’intera documentazione di validazione e le analisi funzionali. D’altronde le nostre macchine, studiate a partire dalle specifiche esigenze dei clienti, sono esemplari unici e quindi difficilmente valutabili da
società esterne. Le nostre procedure di qualifica riguardano in particolare la progettazione, l’installazione, l’operatività e le prestazioni. Forniamo inoltre la documentazione FDS (Specifiche di Progettazione Funzionale), HDS (Specifiche di Progettazione Hardware) e SDS (Specifiche di Progettazione Software)”.
Il vostro laboratorio di ricerca e sviluppo come interagisce con i reparti di progettazione e costruzione?
“Da sempre investiamo molto in ricerca e sviluppo e nell’innovazione di processo. Per questo, Universal Pack ha creato un laboratorio interno per supportare il processo di ingegneria con la ricerca scientifica metodica e continua. In particolare, il lavoro di ricerca che avviene nel nostro laboratorio prevede una serie di test microbiologici e microchimici approfonditi sui prodotti e sui laminati che saranno utilizzati nel confezionamento. Il laboratorio, tecnologicamente molto avanzato, svolge un ruolo chiave in fase di valutazione preliminare del progetto, consentendoci di costruire una macchina ad hoc per l’applicazione richiesta, in tutte le sue parti: dal sistema di dosaggio a quello di aspirazione, fino ai gruppi di saldatura, con una definizione esat-
Linea completa interamente progettata da Universal Pack per un’azienda farmaceutica europea. Tra le sue caratteristiche: doppio dosatore per polveri per il dosaggio di due prodotti diversi nella stessa busta; design ottimizzato per lavorare con polveri farmaceutiche termosensibili
ta delle performance. Ma il laboratorio è fondamentale anche dopo la vendita e l’installazione della macchina. Può infatti accogliere le richieste di un cliente, che ha bisogno di cambiare il prodotto da confezionare, adattando la macchina e testandone nuovamente le prestazioni. È un servizio che viene richiesto molto dalle CDMO che, lavorando per terzi, devono essere molto versatili. Il laboratorio R&D rappresenta dunque un luogo aperto al confronto con i clienti, finalizzato alla messa a punto di soluzioni innovative e personalizzate”.
Quale impatto sta avendo l’IA nelle tecnologie per il packaging farmaceutico?
“È già molto presente nel conditon monitoring e nella definizione delle attività di manutenzione. Un’altra applicazione interessante riguarda il controllo qualità, attraverso il supporto di sistemi di visione e di tracciabilità. Con l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati diventa estremamente accurata, sempre nell’ottica del miglioramento continuo delle prestazioni. Ma guardiamo con attenzione alle sue potenzialità anche in fase di post-vendita e assistenza tecnica. Stiamo infatti sviluppando un service virtuale in grado di ricevere ed elaborare richieste provenienti da qualsiasi parte del mondo a qualsiasi ora, sia per il setting delle macchine sia per la risoluzione di inconvenienti tecnici. Ovviamente il servizio si aggiunge e rafforza quello dei nostri operatori umani, che resteranno centrali”.
Proponete dei servizi anche per la manutenzione preventiva?
“Molte funzionalità sono messe a disposizione già a livello di HMI, che tramite alert suggerisce all’operatore alcune azioni per mante-
“Negli ultimi anni si è affermata molto la confezione in stick pack, grazie alla sua semplicità e praticità di utilizzo”
nere la massima efficienza della macchina: dalla lubrificazione alla sostituzione di dispositivi e componenti. Inoltre, alleghiamo la documentazione MBTF (Mean Time Between Failure) che – riportando il livello di criticità, il lifecycle e il tempo di sostituzione per ogni componente – fornisce al cliente le informazioni per programmare al meglio la manutenzione preventiva. Da diversi anni offriamo anche la visita di un nostro tecnico a cadenza semestrale o annuale per verificare lo stato della macchina ed eventualmente aggiornare la formazione del personale del cliente. L’obiettivo è seguire, a fianco dell’utilizzatore, l’intero percorso della macchina, consentendone la manutenzione continua e il mantenimento delle performance”.
Come siete organizzati a livello internazionale per i vostri servizi di vendita e assistenza?
“Nostri agenti locali operano in
quasi tutto il mondo: si tratta di operatori specializzati che vengono direttamente formati da Universal Pack. Tramite la loro relazione con il cliente sul campo, riusciamo a essere presenti con tempestività in tutti i continenti. In caso di interventi particolarmente complessi viene inviato un nostro tecnico dalla sede italiana”.
Quali sono le tendenze che secondo lei emergeranno con più evidenza nel mercato farmaceutico dei prossimi anni?
“Sono convinto che il confezionamento monodose in bustine sachet e stick pack sia destinato a crescere ancora e notevolmente. Si sta imponendo infatti l’esigenza di comodità dell’utente, che vuole avere prodotti facili da portare con sé e assumere ovunque. Nel pharma vedo insomma prospettive positive. Certamente, le sfide che ci attendono saranno molte e non semplici, ma abbiamo tutte le carte in regola per vincerle”.
Tipologie di packaging prodotte dalle macchine e linee di Universal Pack: stick pack, sachet e astucci di ogni formato e tipologia
Riempimento e ghieratura di oftalmici sterili
Steriline permette a Bausch+Lomb Italia di ampliare la propria capacità produttiva riducendo al contempo al minimo i rischi di contaminazione microbica particellare ed endotossinica/pirogena nei prodotti per la cura degli occhi.
Specializzata nella produzione di linee complete per il confezionamento asettico di iniettabili e oftalmici destinate alle aziende farmaceutiche su scala globale, Sterline ha recentemente consegnato a Bausch+Lomb Italia –parte di Bausch+Lomb Corporation, player internazionale nei prodotti per la cura degli occhi – una linea di riempimento e ghieratura OFCM84.
Con sede a Vimodrone, alle porte di Milano, e uno stabilimento produttivo a Macherio (MB), Bausch+Lomb opera oggi in Italia con tre divisioni specializzate: colliri, integratori per la cura degli occhi e alimenti a fini medici specifici, per la cura delle patologie oculari. Lo stabilimento produttivo è dedicato alla produzione di prodotti per la cura delle lenti e degli occhi, confezionati in flaconcini da 10 a 500 ml. A seguito della crescente domanda di formati di dosaggio più piccoli (da 10 a 60 ml), l’azienda ha deciso di ampliare la propria capacità produttiva con una nuova linea di riempimento altamente performante.
I requisiti principali erano una velocità di produzione di 200 pezzi/min, pulizia in loco (CIP), sterilizzazione in loco (SIP) e un design pulito e di facile accesso. Ulteriore aspetto rilevante per la scelta della soluzione è stata la conformità alle linee guida contenute nell’ ultima versione dell’Annex 1 delle GMP. La scelta è caduta sulla propo-
sta di Steriline, che ha soddisfatto tutti i requisiti tecnici con un ottimale rapporto qualità/prezzo.
“Abbiamo apprezzato molto il design della macchina e ritengo che la scelta di un fornitore specializzato in soluzioni per la lavorazione asettica sia stata vincente, sia in termini di qualità tecnica che tecnologica”, afferma Alessandro Barbaresi, Operation Supervisor di Bausch+Lomb Italia. “Il pannello operatore è molto intuitivo, così come i processi CIP-SIP. Inoltre, le operazioni di avvio produzione e cambio formato sono molto funzionali e semplici, e non sono stati necessari adattamenti successivi”.
Rischi di contaminazione minimizzati
La soluzione OFCM84 di Steriline è un macchinario lineare, lungo 5,7 m e largo solamente 1 m, servoazionata e dotata di 8 teste di riempimento alimentate da pompe volumetriche in ceramica. La macchina non ha parti rotanti, che potrebbero essere potenziali fonti di contaminanti. Le superfici sono lisce e impermeabili, per una pulizia più semplice, e progettate per ridurre al minimo la dispersione o l’accumulo di particelle o microrganismi. Tutte le parti mobili hanno un movimento alternato, volto a prevenire la turbolenza causata dai disturbi del flusso d’aria laminare (LAF). La concentrazione totale di particelle da 0,5 µm è inferiore a 3.520 per metro cubo, sia a riposo che in funzione, caratteristica che attribuisce alla linea una classificazione di pulizia ambientale di grado A. Inoltre, la macchina è dotata di CIP-SIP automatico nel circuito prodotto, che riduce le operazioni manuali durante la sua configurazione, minimizzando il rischio di contaminazione associato agli interventi dell’operatore all’interno dell’area di grado A.
“Sono soddisfatto dei risultati ottenuti da questo progetto e della partnership con un cliente del calibro di Bausch+Lomb Italia”, dichiara Filippo Parini, Responsabile Area Vendite di Steriline. “Sono certo che questo primo successo spingerà Bausch+Lomb a rivolgersi nuovamente a Steriline per la fornitura di altri sistemi”.
Dopo questa prima consegna, Bausch+Lomb ha confermato la propria soddisfazione per la soluzione di Steriline e ha ordinato due ulteriori linee di riempimento per i suoi stabilimenti americani di Tampa (Florida) e di Greenville (Carolina del Sud).
“Anche questa volta il lavoro dei team di progetto ha portato a risultati notevoli”, conclude Federico Fumagalli, direttore commerciale di Steriline. “Questa linea aiuterà da una parte Bausch+Lomb Italia ad aumentare ulteriormente i propri standard qualitativi e dall’altra, come referenza, aiuterà anche Steriline ad entrare ancor più nel mondo dei prodotti oftalmici”.
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Cinque assi per vincere la partita della qualità
Dopo aver festeggiato i 60 anni con un’ulteriore crescita sui mercati, Bruno Wolhfarth alza ancora l’asticella su precisione e produttività
installando un centro di lavoro a elevata efficienza energetica, che integra tornitura e fresatura.
di Alessandro Bignami
Il Sessantesimo anno dalla fondazione, celebrato nel 2025, è stato decisamente all’altezza della storia della Bruno Wolhfarth. L’azienda, specializzata nella produzione di pompe e filtri lavorati da barra piena in acciaio inox, è cresciuta ulteriormente nel settore chimico e
ha consolidato la sua presenza nel pharma, nella cosmetica e nell’alimentare. Un anno importante, che ha visto la Bruno Wolhfarth esporre con ottimi riscontri all’ultima edizione di Ipack-Ima a Milano e che si è concluso con ulteriore slancio, grazie alla presentazione ufficiale a clienti e partner, lo scorso dicembre nella sede di Sordio, del nuovo centro di lavoro a 5 assi, destinato ad aprire una nuova fase nell’evoluzione dell’azienda.
Si tratta di una macchina pensata a misura delle esigenze produttive della Bruno Wolhfarth. Rappresenta addirittura il primo centro di lavoro installato in Italia che integra al proprio interno le fasi di tornitura e fresatura per la lavorazione dell’acciaio inox. È una macchina di nuova concezione anche per il costruttore stesso, che ha seguito da vicino la Bruno Wolhfarth nella fase di allestimento e messa in funzione. Il centro di lavoro, che ha tutti i
Da destra: Rossella Wolhfarth e Marco Parapetti, titolari della Bruno Wolhfarth, insieme a Matteo Capella, ingegnere progettista in forza all’azienda da 10 anni
requisiti per la programmazione digitale, migliora la qualità delle superfici interne e diminuisce i tempi di lavorazione. Le sue notevoli dimensioni permettono di ottenere forature e finiture adatte anche al corpo pompa più grande della gamma Wolhfarth.
L’efficienza energetica è uno degli aspetti chiave dell’impianto, che abbatte i consumi del processo ben oltre i requisiti necessari a ottenere il massimo credito di imposta previsto dal Piano Transizione 5.0. “L’ottimizzazione produttiva è notevole”, confermano Marco Parapetti e Rossella Wolhfarth, terza e seconda generazione alla guida dell’azienda di famiglia. “Prima, con tornio e fresa separati, dovevamo dedicare molte ore ai piazzamenti. Ora, con i sensori e i tastatori che permettono un’ottimale centratura del pezzo, il piazzamento può essere fatto anche in soli 10 minuti. Avvenendo in minor tempo, le lavorazioni risparmiano energia, venendo così incontro ai requisiti del piano Transizione 5.0. L’incentivo premia proprio l’efficienza energetica del processo, non dell’impianto in sé o dello stabilimento”.
“Nei primi due mesi dopo l’installa-
zione, ci siamo dedicati ad attrezzare la macchina e ad allestire i programmi dei software”, aggiunge Parapetti. “Da quando è entrata in funzione a tutti gli effetti, ha già dato risultati importanti. Pur essendo presente un operatore a bordo macchina per seguire da vicino le fasi del processo, la macchina può essere programmata e controllata da remoto, in una logica di connessione totale”.
“La qualità delle finiture delle superfici è impressionante anche nelle parti solitamente più difficili da lavorare o caratterizzate da geometrie complesse: si ottiene una precisione superiore alle stesse lavorazioni a mano”, dice Wolhfarth. “Questo progresso è determinante per le nostre soluzioni destinate all’industria farmaceutica. Tutto il processo è automatizzato, la macchina preleva da sé l’attrezzo dall’armadio integrato che con-
tiene 120 utensili. L’efficienza e la velocità vanno di pari passo con la sicurezza dell’operatore e della macchina stessa, grazie a sofisticati sistemi di protezione”.
Fra sapienza artigianale e automazione spinta
“Un unico centro di lavoro che associa le fasi di tornitura e fresatura rappresenta per noi una scelta operativa strategica, in quanto il nostro è un processo di lavorazione fortemente integrato: in questo modo evitiamo i continui passaggi e spostamenti dei pezzi dal tornio alla fresa e viceversa”, riflette Parapetti. “In pratica riusciamo a puntare su innovazione e automazione spinta senza disperdere la sapienza artigianale che ci accompagna fin dalla fondazione di mio nonno Bruno Wolhfarth. Con il nuovo centro di lavoro siamo riusciti a raddoppiare la produttività alzando
ulteriormente l’asticella della qualità e della precisione”. Con il nuovo acquisto, oggi l’azienda dispone in tutto di due centri di lavoro e di due torni CNC. La programmazione delle macchine, con il supporto di Parapetti, è affidata a Matteo Capella, ingegnere progettista da 10 anni in forza alla Bruno
Dettagli del nuovo centro di lavoro a 5 assi
sella Wolhfarth. “L’ingegnere è una persona pratica, che vive pienamente la realtà in cui si trova, in un proficuo confronto con noi e gli operatori dell’officina”.
“L’ingegner Capella ci ha supportato inoltre nel gestire con fluidità e senza tensioni il passaggio generazionale che inevitabilmente abbiamo dovuto attraversare dopo il graduale ritiro e poi la scomparsa di mio nonno”, afferma Parapetti. “Con il suo bagaglio tecnico, Capella si è guadagnato la fiducia e l’ascolto dello staff a cui ha saputo trasmettere in modo convincente idee e tecnologie innovative. Negli ultimi anni, l’azienda ha così aumentato il livello di automazione, ottimizzato la produzione e la gestione dei macchinari, oltre ad aver segnato importanti progressi nella lavorazione del titanio”.
Alcuni momenti della presentazione del nuovo centro di lavoro a 5 assi nello stabilimento di Sordio (LO)
Wolhfarth. L’ingegnere ha assorbi to totalmente l’approccio alla qualità e la capacità di coniugare tradizione e innovazione tipica della storica azienda di Sordio: “Ha capito e fatto proprio fin da subito lo spirito del nostro lavoro, che si esprime per esempio nella progettazione orientata al design igienico, essenziale, senza necessità di saldature, senza zone di ristagno, in linea con quanto ci insegnò mio padre”, commenta Ros-
“Mio padre aveva l’abilità tecnica di un artigiano, ma al contempo era molto aperto alle nuove tecnologie e all’evoluzione dei concetti produttivi”, interviene Rossella Wolhfarth. “L’importante è che ogni innovazione avesse un obiettivo preciso e misurabile e che non fosse inseguita solo per il gusto di cambiare. Sfruttando le conoscenze di oggi, l’ingegner Capella ha saputo aggiornare alcune soluzioni messe a punto decenni fa da Bruno Wolhfarth. Per esempio, ha reso un nostro filtro tradizionale più semplice da aprire e più leggero grazie a una copertura a scorrimento in acciaio che aumenta la protezione del fluido preservandolo da evaporazione o dispersione, nel caso soprattutto dei profumi, e da contaminazioni esterne, requisito cruciale nel processo farmaceutico”. “E ora è tempo di riprendere in mano il progetto delle elettropompe con girante d’acciaio”, annuncia Parapetti. “Per avere una gamma
completa basteranno 4-5 modelli con questa variante. La girante in acciaio è infatti adatta solo al travaso dei prodotti liquidi, mentre per i viscosi continueremo a proporre le elettropompe con girante flessibile, disponibile in diversi elastomeri”.
I settori di riferimento per l’applicazione di pompe e filtri Wolhfarth restano la chimica, la farmaceutica, la cosmetica e l’alimentare. “Siamo in crescita nella chimica, grazie all’espansione di una nota azienda italiana di respiro internazionale nel campo dei prodotti per l’edilizia, e abbiamo consolidato le applicazioni nel pharma e nella cosmetica”, proseguono Wolhfarth e Parapetti. “Nel food la domanda è un po’ meno vivace anche perché i nostri clienti storici usano le nostre pompe per decenni, senza bisogno di ripararle o sostituirle. Pensi che un famoso produttore di miele installò alcune nostre so -
luzioni nel 1990 e poi non si fece più sentire, tanto che ci eravamo ormai convinti che si fosse rivolto a concorrenti. Invece qualche mese fa ci ha contattato per il cambio della girante. Insomma, in 35 anni le nostre pompe hanno funzionato talmente bene da non richiedere alcun intervento”.
Rapidità di consegna: un vantaggio determinante
La ricambistica è un altro punto di forza della Bruno Wolhfarth. “Riusciamo a consegnare i pezzi di ricambio in tutto il mondo in tempi stretti”, spiega Parapetti. “Se riceviamo l’ordine entro le 16, il giorno dopo è in partenza. Tutti i ricambi sono già in magazzino pronti per la consegna, come giranti, tenute, alberi motore…”.
“Abbiamo investito molto nel magazzino, anche perché producendo tutto internamente dobbiamo disporre sempre dei componenti e dei materiali necessari alle lavorazioni: soprattutto quelli che rappresentano il cuore dei nostri impianti, come il corpo pompa e il motore”, sottolinea Wolhfarth. “Non esternalizzando a terzi, vogliamo avere un controllo meticoloso degli approvvigionamenti, a partire dall’acciaio inox, che compriamo esclusivamente sul mercato europeo anche in funzione dell’andamento del prezzo. Un impegno notevole, che però ci permette di godere del vantaggio competitivo formidabile di un tempo di consegna che non supera i 7-10 giorni, contro i persino 2-3 mesi impiegati da diversi concorrenti”.
Qualità d’acciaio e design igienico Fra i cavalli di battaglia della Bruno Wolhfarth, le serie Rapid Sanitaria e HRS (Hygienic Rapid Sanitaria) continuano a essere applica-
te con successo in diversi settori, poiché progettate secondo le regole del design igienico, in ottemperanza ai rigorosi standard europei. La pompa HRS rappresenta l’ultimo brevetto registrato dall’azienda, essendo la prima pompa a girante flessibile con sistema di drenaggio per la sanificazione.
Per il travaso di prodotti particolarmente delicati o molto densi e viscosi, che richiedono di poter variare la velocità del motore, all’esecuzione con variatore meccanico si è affiancata l’esecuzione con inverter elettronico a bordo e tastierino di comando remotabile. Per il travaso di acidi corrosivi che intaccano l’acciaio inox si è aggiunta la serie AC, con corpo pompa in titanio e girante in EPDM resistente agli acidi. Tutte le elettropompe Wolhfarth sono reversibili e fortemente autoadescanti, grazie alla meccanica interna del corpo che fa flettere le alette flessibili della girante, creando un forte risucchio.
Grazie alla visione lungimirante del suo fondatore e al costante im-
pegno degli eredi nel perfezionare e innovare il processo produttivo sotto l’aspetto meccanico, tecnologico e della sostenibilità ambientale, Wolhfarth si trova saldamente tra le aziende leader per le soluzioni di travaso e filtrazione di fluidi.
Filtro a piastre in acciaio inox Farminox
La pompa serie HRS con sistema di drenaggio per la sanificazione
Trasporto
di sostanze aggressive nel trattamento acque
Alla Ifat 2026, la fiera per tecnologie ambientali che si tiene a Monaco di Baviera dal 4 al 7 maggio 2026, Lutz-Jesco presenta la pompa peristaltica Peridos FXM per il traspor-
Gestione intelligente dei cavi
to di sostanze chimiche aggressive. Le pompe della serie Peridos FXM lavorano con rulli rotanti che comprimono dall’esterno un tubo flessibile, spingendo così il fluido nella direzione di pompaggio con pulsazioni ridotte.
Questo tipo di costruzione, che fa sì che il liquido entri in contatto soltanto con il tubo flessibile, rende le pompe robuste e resistenti. In tal modo si possono trasportare a prova di guasti le sostanze chimiche aggressive come l’acido cloridrico per la riduzione del valore di pH, l’ipoclo-
Dove sia necessario collegare in modo sicuro macchine e impianti, entrano in gioco i sistemi passacavo di icotek. Con soluzioni che resistono anche a sollecitazioni estreme dovute ad acqua, polvere, vibrazioni o temperature, l’azienda assicura l’affidabilità dell’ingresso di cavi elettrici, tubi pneumatici e idraulici.
Icotek GmbH & Co. KG è un’azienda tedesca con sede a Eschach, nel Baden-Württemberg. Dal 1995 sviluppa, produce e commercializza sistemi per la gestione dei cavi, con una chiara focalizzazione su sistemi di ingresso cavi, pressacavi e soluzioni per la schermatura EMC per applicazioni industriali. Con i suoi prodotti per l’ingresso, il fissaggio e la schermatura dei cavi, icotek copre un ambito decisivo per l’affidabilità dei sistemi elettrici ed elettronici. La gamma di prodotti comprende: sistemi di ingresso cavi brevettati che consentono l’ingresso di cavi con o senza connettore in quadri elettrici, bordo macchina o impianti; pressacavi divisibili per l’adeguamento di installazioni esistenti senza dover discon-
rito di sodio per la disinfezione e il cloruro ferrico(III) per la rimozione di fosfati e sostanze torbide.
Lutz-Jesco presenta le nuove pompe peristaltiche disponibili in tre clas si di potenza per poter coprire una vasta gamma di applicazioni indu striali.
Peridos FXM 1 è il modello di base, con una portata di 2,8 l/h, FXM 2 è il modello di classe media, con 176 l/h, e FXM 3 è il modello più poten te, con max. 840 l/h. Ciò corrispon de alla quantità di circa cinque va sche da bagno.
nettere i cavi collegati; componenti per la schermatura EMC, ad esempio molle di schermatura e sistemi di passaggio cavi EMC; accessori e utensili, come sistemi di fissaggio dei ca vi e scarico della trazione, fascette in velcro, punzonatrici, punzoni e taglierina per guida DIN; ulteriori applicazioni co me i sistemi di illuminazione per macchina e quadro ALLIO LiGHT. Le soluzioni icotek sono utilizzate in settori quali la costruzione di macchine e impianti, la costruzione di quadri elettrici, l’automazione, impianti eolici e fotovoltaici, la co struzione di veicoli nonché l’industria alimentare e la tecno logia delle camere bianche.
Icotek non fornisce semplici accessori per cavi, bensì compo nenti robusti e tecnicamente evoluti per la gestione dei cavi e per la schermatura EMC in applicazioni industriali.
L’elemento distintivo è rappresentato dai sistemi brevettati e divisibili di ingresso cavi e pressacavi: a differenza dei siste mi non divisibili, essi permettono di mantenere la garanzia sui cavi con connettore e di realizzare la sigillatura del qua dro elettrico anche in applicazioni esistenti dove i cavi sono già instradati, senza doverli disconnettere.
Ulteriori vantaggi sono la loro robustezza e la modularità. Molti prodotti sono inoltre certificati secondo i più stringenti gradi di protezione (IP66 fino a IP68, UL Type 4X), come ad esempio i supporti di ingresso cavi della serie KEL-DPU-OD. Alla fiera Hannover Messe dal 20 al 24 aprile 2026, icotek pre senterà i propri sistemi di ingresso cavi e schermatura EMC in applicazioni pratiche: da un’ampia gamma di diametri per pic cole celle di automazione fino a soluzioni per grandi impian ti industriali. In loco saranno a disposizione esperti per ap profondimenti tecnici, domande applicative concrete e con sulenze personalizzate.
LAB Italia, evento di riferimento per le tecnologie di laboratorio, l’analisi, le biotecnologie e le scienze di laboratorio, tornerà nel 2026 come punto di incontro per professionisti, aziende e ricercatori impegnati nello sviluppo di soluzioni analitiche, servizi avanzati e innovazione scientifica.
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Annex 1: una sfida alla contaminazione per i materiali nei processi sterili
I nuovi requisiti delle GMP euopee pongono speciale attenzione ai processi di sterilizzazione e alle modalità di trasferimento dei materiali nelle aree classificate. Il contributo strategico delle tecnologie di AM alla conformità normativa. di Annalisa Soldi* e Cristina Masciola**
Nella produzione farmaceutica, la garanzia di un ambiente realmente privo di contaminazioni rappresenta un requisito imprescindibile. L’Annex 1 del-
le GMP europee definisce standard stringenti per la produzione di medicinali sterili, ponendo particolare attenzione ai processi di sterilizzazione e alle modalità di trasferimento dei materiali all’interno del-
le aree classificate. In questo contesto, la sterilizzazione in autoclave si conferma una delle metodiche più affidabili per assicurare l’eliminazione di microrganismi. La sua efficacia, tuttavia,
Il sistema di confezionamento Pharmaclean Integra, sviluppato da AM
*Contamination Control Solutions Manager
**Marketing Business Partner
dipende dall’integrazione all’interno di un solido sistema di gestione del rischio che consideri ogni fase del ciclo produttivo. Parallelamente, il trasferimento dei materiali – dalle materie prime ai componenti critici – richiede procedure validate, controllate e conformi ai requisiti regolatori, per prevenire qualsiasi possibile fonte di contaminazione.
I nuovi requisiti regolatori
La sterilizzazione rappresenta soltanto il primo passo nel garantire la protezione microbiologica dei materiali impiegati nei processi produttivi sterili. Per mantenere la sterilità fino al momento dell’utilizzo, è indispensabile disporre di sistemi di confezionamento progettati, qualificati e validati secondo criteri rigorosi, in linea con le più recenti indicazioni normative. Il packaging destinato alla sterilizzazione deve non solo essere compatibile con i diversi metodi utilizzati – come sterilizzazione a vapore, ossido di etilene o irraggiamento – ma anche assicurare un’efficace protezione contro contaminazioni fisiche, chimiche e microbiologiche durante le fasi di manipolazione, trasporto e stoccaggio.
I sistemi di confezionamento per la sterilizzazione devono quindi garantire una duplice funzione: favorire la penetrazione uniforme dell’agente sterilizzante, assicurando l’efficacia del processo, e, successivamente, offrire una barriera sterile robusta e affidabile, capace di prevenire ogni forma di ricontaminazione dopo la sterilizzazione. Materiali idonei, processi di sigillatura validati e conformità alle normative internazionali rappresentano elementi fondamentali per garantire la qualità e la si-
Annex 1 - 8.60: “The items to be sterilised, other than products in sealed containers, should be dry, packaged in a protective barrier system which allows removal of air and penetration of steam and prevents recontamination after sterilisation. All loaded items should be dry upon removal from the steriliser. Load dryness should be confirmed by visual inspection as a part of the sterilisation process acceptance”
curezza del prodotto fino al punto di impiego.
Il nuovo Annex 1, insieme alla Contamination Control Strategy, definisce con estrema chiarezza le aspettative relative alla preparazione dei materiali destinati alla sterilizzazione (vedi i riquadri nella pagina). Dal controllo dei processi produttivi del packaging alla verifica delle prestazioni della barriera sterile sul prodotto finito, il nuovo Annex 1 rafforza l’importanza di un approccio sistematico orientato alla prevenzione della contaminazione. Questo implica una selezione accurata dei materiali, processi di assemblaggio e confezionamento validati, un monitoraggio continuo e una comprovata robustezza della barriera sterile in ogni condizione di utilizzo. In un contesto regolatorio sempre più esigente, garantire sicurezza microbiologica, conformità normativa e integrità della barriera sterile non è solo un requisito, ma un elemento strategico per la qualità complessiva del processo.
La scelta del materiale per il confezionamento e le tecnologie produttive La scelta dei materiali destinati al packaging per la sterilizzazione rappresenta un elemento strategico all’interno della Contamination Control Strategy (CCS) di ogni sito produttivo farmaceutico o biomedicale. Un sistema di confezio-
Annex 1 - 4.7: “Materials used in cleanrooms should be selected to minimize generation of particles”
namento efficace deve non solo garantire il mantenimento della sterilità del prodotto fino al punto d’uso, ma anche integrarsi in modo ottimale con i processi di sterilizzazione, le modalità di trasferimento dei materiali e le pratiche di manipolazione in ambienti classificati.
Tra le soluzioni più diffuse per il confezionamento sterile, la carta medicale e il Tyvek® presentano caratteristiche profondamente diverse. La carta medicale, per la sua natura cellulosica e la maggiore necessità di manipolazione, è considerata un materiale a rischio di contaminazione elevato. Il Tyvek, al contrario, grazie alla sua struttura in polietilene ad alta densità, garantisce una barriera superiore contro particelle e microrganismi e un’elevata resistenza meccanica, rappresentando la soluzione privilegiata per applicazioni critiche e per il trasferimento in ambienti ad alta classificazione.
I prodotti in Tyvek Pharmaclean® sono realizzati in un ambiente produttivo sviluppato per soddisfare i requisiti più severi delle industrie farmaceutica e biomedicale.
Le cleanroom di Grado C Operational Pharmaclean sono classificate secondo la norma ISO 14644 (Cleanrooms and associated controlled environments) e risultano pienamente conformi ai requisiti dell’Annex 1 delle GMP europee, garantendo un elevato livello di controllo della contaminazione particellare e microbiologica.
Tecnologie produttive impiegate Filtrazione dell’aria - Utilizzo di fil-
tri HEPA e ULPA per assicurare un ricambio d’aria costante e un’elevata efficienza di rimozione di particelle e microrganismi.
Controllo ambientale - Sistemi automatizzati per il monitoraggio e la regolazione di temperatura, umidità e pressioni differenziali, con allarmi in tempo reale in caso di deviazioni dai parametri critici. Materiali e superfici - Impiego esclusivo di materiali facilmente sanificabili e resistenti agli agenti chimici, con superfici lisce e prive di giunzioni per minimizzare i punti di accumulo di contaminanti.
Safe4Clean® - Tecnologia dedicata alla biodecontaminazione del-
Protezione, confezionamento e sterilizzazione su misura
La produzione Pharmaclean® contempla coperture e sacchetti personalizzati in Tyvek® e buste e rotoli in Tyvek-PET/PP.
Pharmaclean risponde alle particolari esigenze del settore Life Sciences, producendo sistemi di protezione, confezionamento e sterilizzazione su misura.
Ogni richiesta del cliente viene discussa con il supporto della QA di AM definendo i flussi operativi ed eventuali test di verifica e rilascio al fine di offrire un servizio GMP compliant e in accordo alle specifiche richieste dei clienti stessi.
I sistemi di confezionamento Pharmaclean di AM presentano una vasta gamma di soluzioni, tra cui sacchetti, coperture, buste e rotoli, appositamente progettati per i processi di sterilizzazione in autoclave.
I sistemi sono realizzati in materiale Dupont™ Tyvek, polietilene ad alta densità (HDPE), in grado di offrire elevata resistenza a strappi e perforazioni, eccezionale barriera microbiologica e basso rilascio particellare, surclassando materiali alternativi comunemente usati, come la carta medicale. Il processo produttivo, allineato ai requisiti della ISO 14644-1 e dell’Annex 1, avviene all’interno delle cleanroom di Grado C Operational di AM, garantendo il più elevato standard qualitativo.
Lo stock management del reparto produttivo Pharmaclean consente una disponibilità costante di materie prime, eliminando ogni rischio relativo alla business continuity dei nostri clienti.
Il processo di lavorazione e lo stock in Italia assicurano la disponibilità del prodotto con totale continuità.
Tra i servizi complementari offerti dall’azienda ha un ruolo importante la consulenza per la personalizzazione delle soluzioni.
Gli specialisti di prodotto di AM assistono il cliente attraverso:
- studio di fattibilità presso l’azienda cliente: lo specialista di prodotto esegue lo studio di fattibilità del sistema di confezionamento più adeguato nelle forme e nelle dimensioni;
- produzione di campionatura: il reparto produttivo produce in tempi brevi i campioni più adeguati alle esigenze del cliente;
- produzione e rilascio del lotto: completo di tutta la documentazione allineata ai requisiti regolatori.
I consulenti di AM aiutano i clienti a scegliere le saldatrici più adatte ai loro processi di confezionamento, considerando le diverse applicazioni e ambienti di produzione. Inoltre, consigliano il tipo di saldatura più adatto per soddisfare le specifiche esigenze del committente.
le materie prime, con rimozione di particelle vitali e totali al fine di minimizzare il rischio di contaminazione.
Certificazioni e conformità
Tutti i processi produttivi Pharmaclean sono documentati, tracciati e sottoposti a validazione periodica per garantire ripetibilità ed efficacia.
Certificazioni:
- ISO 14644: classificazione e monitoraggio delle cleanroom.
- ISO 9001: sistema di gestione per la qualità.
- ISO 13485: qualità specifica per dispositivi medici e materiali destinati al settore farmaceutico.
Procedure di monitoraggio e controllo
Monitoraggio continuo - Sensori e sistemi di data logging per il controllo costante dei parametri ambientali, con registrazione automatica dei dati.
Controlli microbiologici - Campionamenti periodici di aria, superfici e personale per verificare il rispetto dei limiti microbiologici definiti dal sistema qualità.
Gestione degli accessi e formazione del personale
Gestione degli accessi - Procedure rigorose per l’accesso di personale e materiali, con sistemi di interblocco e percorsi separati per minimizzare il rischio di contaminazione crociata.
Formazione e qualificazione - Tutto il personale è adeguatamente formato mediante procedure standardizzate e training periodici su igiene, comportamento in cleanroom e gestione delle emergenze.
Grazie a una combinazione di materiali innovativi, tecnologie avanzate, infrastrutture progettate secon-
do standard internazionali e un sistema qualità altamente strutturato, Pharmaclean offre un ambiente produttivo all’avanguardia. Ogni fase della produzione dei sistemi di confezionamento per la sterilizzazione è controllata, documentata e pienamente tracciabile, garantendo un livello di sicurezza e conformità normativa ai massimi standard del settore.
Tecnologia di nuova generazione per un packaging 100% conforme all’Annex 1
La tecnologia Pharmaclean Integra®, sviluppata da AM, introduce una nuova generazione di sistemi di confezionamento progettati per rispondere in modo proattivo alle esigenze di controllo della contaminazione, conformità normativa ed efficienza operativa nei processi di sterilizzazione e nel trasferimento dei materiali in ambienti a contaminazione controllata.
Realizzati in Tyvek accoppiato a PET/PP, i sacchetti e rotoli Integra sono prodotti in cleanroom di Grado C Operational, utilizzando materie prime accuratamente selezionate e biodecontaminate tramite il sistema proprietario Safe4Clean®, che consente una riduzione significativa della contaminazione particellare e microbiologica: fino al 60% su Tyvek e fino al 40% su PET/PP.
Ecco le caratteristiche principali della tecnologia Integra: Indicatore di processo integrato - Stampato sul materiale plastico PET/PP, mediante una dedicata tecnologia validata, consente una verifica visiva immediata dell’avvenuta sterilizzazione, senza rilascio di residui chimici in autoclave.
Tracciabilità totale - Ogni singola soluzione di packaging riporta l’indicazione del numero di lotto e
del codice prodotto, garantendo l’identificazione e la completa tracciabilità lungo tutta la filiera produttiva, riducendo il rischio di errori e contaminazione crociata.
Pelabilità e basso rilascio particellare - I materiali sono progettati per facilitare l’apertura in ambienti critici, minimizzando la generazione di particolato.
Conformità al nuovo Annex 1 - I prodotti Integra sono 100% conformi ai requisiti del nuovo EU GMP Annex 1, contribuendo attivamente all’implementazione della Contamination Control Strategy (CCS) del sito produttivo.
Produzione documentata e controllata - Ogni lotto è accompagnato da batch record, certificato di conformità, monitoraggio ambientale e microbiologico, e, se previsto, certificato di irraggiamento.
Un approccio strategico al packaging sterile
Integra non è un semplice prodotto, ma una soluzione integrata che trasforma il packaging in un elemento strategico della qualità. Grazie alla possibilità di personalizzazione, alla validazione dei processi e al supporto tecnico dedicato, AM offre non solo la conformità normativa, ma un sistema progettato per anticipare le esigenze future del settore Life Sciences.
Pharmaclean Integra è completamente adeguata alla corretta applicazione della CCS: l’integrazione dei sistemi Integra all’interno della Contamination Control Strategy permette di standardizzare i processi di confezionamento e trasferimento dei materiali, in linea con le aspettative dell’Annex 1.
Controllo alla fonte per un prodotto finale impeccabile
Safe4Clean è il sistema proprietario AM dedicato alla deconta-
minazione delle materie prime da particelle vitali e totali, effettuata prima del loro ingresso nel ciclo produttivo.
Questo passaggio preliminare permette di ridurre in modo significativo il carico particellare e microbiologico dei materiali utilizzati per la produzione dei sistemi di confezionamento Pharmaclean, contribuendo così alla qualità del prodotto finito e all’efficacia della barriera sterile.
All’interno delle cleanroom di Grado C Operational di AM, l’efficacia del trattamento decontaminante delle materie prime impiegate nella produzione di prodotti in Tyvek e Tyvek-PET/PP per il packaging Pharmaclean è stata valutata mediante un rigoroso programma di controllo sia prima sia dopo il trattamento Safe4Clean.
Le analisi comprendono:
- Liquid Particle Counting Test (LPC) secondo IEST-RP-CC004;
- Bioburden (secondo ISO 117371) e valutazione della contaminazione microbica;
- Test LAL (Limulus Amebocyte Lysate) secondo Eur. Ph. 2.6.14. I risultati dei test sono riportati nella tabella 1.
Infine i test sul prodotto finito (tabella 2) confermano l’efficacia del sistema Safe4Clean.
Conclusioni
L’evoluzione delle normative e delle aspettative ispettive rende quindi necessario un adeguamento del packaging e dei metodi di trasferimento, valorizzando soluzioni tecnologiche innovative come Pharmaclean Integra e Safe4Clean, progettate per garantire standard elevati di protezione, tracciabilità e compliance all’Annex 1. Il packaging per la sterilizzazione rappresenta un elemento strategico e imprescindibile nella produzione di medicinali e dispositivi sterili. La scelta dei materiali, la progettazione dei sistemi di confezionamento e la loro integrazione nei processi produttivi devono rispondere non solo ai requisiti normativi più stringenti, ma anche alle esigenze operative di sicurezza, efficienza e tracciabilità.
Le soluzioni avanzate offerte da Pharmaclean dimostrano come l’innovazione nel packaging possa contribuire in modo determinante al successo della Contamination Control Strategy, riducendo in maniera concreta i rischi di contaminazione e ottimizzando la gestione dei flussi di lavoro. La personalizzazione dei sistemi di confezionamento, la validazione dei processi e la formazione continua del personale si confermano oggi fattori chiave per garantire la qualità e la sicurezza del prodotto sterile lungo l’intera filiera.
In un contesto regolatorio in continua evoluzione, investire in tecnologie di packaging affidabili e in strategie integrate di controllo della contaminazione non è soltanto un requisito di conformità: rappresenta un vero vantaggio competitivo per le aziende del settore Life Sciences, orientate a garantire standard elevati, continuità operativa e sicurezza del prodotto finale.
TABELLA 1
TABELLA 2
Perché spesso sono proprio gli incontri casuali a dare vita a nuove idee. Alghe che rendono più sicuri i giubbotti di salvataggio? Un bruco che rivoluziona l’alta moda? Qui potrai scoprire, ammirare e toccare con mano i risultati di queste sorprendenti innovazioni nel campo dei materiali.
Aria compressa priva di contaminazione da olio
I primi compressori d’aria a spirale Atlas Copco della gamma SFe, particolarmente adatta al settore chimico-farmaceutico, sono compatti, silenziosi e garantiscono aria 100% oil-free.
Compressore
SFe
Annunciati in Svezia lo scorso dicembre, i primi compressori d’aria oil-free Atlas Copco a spirale della gamma SFe, prodotti in Italia con gruppi di compressione provenienti dal Belgio, sono ora disponibili sul mercato. Si tratta di macchine compatte e funzionali, progettate per applicazioni che richiedono aria compressa continua e comple-
tamente priva di olio per poche ore al giorno. L’aria priva di olio è indispensabile in numerosi processi industriali. Nel settore chimico-farmaceutico è fondamentale per mantenere gli ambienti sterili; nell’industria alimentare evita la contaminazione dei prodotti destinati al consumo; nell’elettronica di precisione previene fenomeni di corrosione e danni ai componenti. La qualità dell’aria compressa è regolata dalla norma ISO 85731, che definisce le classi di purezza. Atlas Copco è stata tra le prime aziende produttrici a sviluppare e promuovere la tecnologia dell’aria completamente oil-free e a ricevere la certificazione ISO 8573-1 relativa allo standard di purezza dell’aria.
I compressori della gamma SFe 2-6 sono stati progettati per fornire aria completamente priva di olio, conforme alla certificazione ISO 8573 Classe 0. Questa purezza è garantita dalla tecnologia oil-less: durante il processo di compressione non vi è alcun contatto tra le parti mobili, eliminando così la necessità di lubrificazione e assicurando un’erogazione di aria affidabile e sicura. Tra gli elementi distintivi di questi sistemi spiccano il filtro di ingresso dell’aria ad alta efficienza che protegge la trasmissione, le tubazioni in alluminio e il refrigeratore sovradimensionato, progettati per garantire prestazioni stabili ed efficienti. Il motore IE3 Premium Efficiency e l’elemento a spirale raffreddato ad aria contribuiscono inoltre a ridurre in modo significativo i consumi energetici. Le operazioni di manutenzione risultano rapide e semplici, in quanto tutti i componenti sono facilmente accessibili.
Oltre al modello base, privo di refrigeratore e serbatoio dell’aria, è disponibile anche la versione Full Feature, dotata di essiccatore a refrigerazione e con serbatoio dell’aria opzionale da 90 o 270 litri.
Andrea Trezzi, Product Marketing Manager di Atlas
Copco Italia - Divisione
Compressori
Un design semplice e aperto
“Questi sistemi rappresentano il punto di raccordo ideale tra i compressori oil-free a pistone – più economici, ma anche più rumorosi e soggetti a maggiori vibrazioni – e i compressori a spirale della gamma SF+, più evoluti e performanti, ma anche più costosi”, afferma Andrea Trezzi, Product Marketing Manager di Atlas Copco Italia - Divisione Compressori. “Gli SFe sono invece macchine compatte e silenziose, caratterizzate da costi di esercizio contenuti. Sono la soluzione ideale per laboratori chimico-farmaceutici, strutture sanitarie e impianti di produzione alimentare o di componenti elettronici. Grazie al design semplice e ‘aperto’, ovvero senza cappottatura, possono essere installati direttamente in prossimità delle aree di lavoro”.
Se l’igiene inizia dal design
Le tecnologie di pesatura e ispezione di Minebea Intec supportano
gli alti requisiti di igiene dell’industria chimico-farmaceutica: assicurano quantità di riempimento corrette, rilevano corpi estranei e sono progettate in modo da essere pulite facilmente.
NFamiglia di prodotti MiNexx
ell’industria alimentare, chimica, farmaceutica e cosmetica, l’igiene non è un’opzione, ma un prerequisito per prodotti sicuri e processi stabili. Le moderne tecnologie di pesatura e ispezione danno un contributo decisivo in tal senso: assicurano quantità di riempimento corrette, rilevano corpi estranei e aiutano i produttori a mantenere in modo affidabile standard di qualità elevati. Allo stesso tempo, i sistemi utilizzati devono soddisfare gli alti requisiti igienici, in modo da poter essere puliti rapidamente, senza residui e in modo economico. La base di tutto ciò è il design igienico. Superfici lisce in acciaio inossidabile, geometrie arrotondate, costruzioni autodrenanti e la costante assenza di spazi morti riducono il rischio di contaminazione microbiologi -
ca fin dall’inizio. “L’igiene non inizia solo con il processo di pulizia, ma già dalla fase di progettazione”, afferma Nils Hubrich, Product Manager di Minebea Intec. “I rischi possono essere ridotti al minimo in modo permanente solo se la progettazione e la scelta dei materiali sono corrette fin dall’inizio”. Il risultato è una tecnologia che protegge, riduce i tempi di inattività e rende gestibili i requisiti igienici.
EHEDG e NSF: due prospettive con un unico obiettivo Linee guida chiare sono essenziali nelle industrie sensibili all’igiene. In Europa, le raccomandazioni dell’EHEDG (European Hygienic Engineering & Design Group) forniscono il quadro di riferimento per la progettazione. Esse descrivono come macchine, sistemi e componenti devono essere progettati per prevenire la contaminazione e consentire una pulizia efficace, a partire dalle
finiture superficiali fino ai concetti di saldatura e sigillatura igienica.
Negli Stati Uniti, la NSF (National Sanitation Foundation) assume un ruolo diverso: testa e certifica i prodotti sulla base di standard vincolanti, confermando così la conformità ai requisiti normativi, ad esempio in materia di materiali, sicurezza dei prodotti e produzione. Insieme, EHEDG e NSF forniscono un quadro completo: dalla progettazione igienica all’implementazione conforme agli standard per i mercati internazionali.
Sistemi di pesatura progettati in modo igienico
Con la serie di prodotti MiNexx®, Minebea Intec copre un’ampia gamma di applicazioni di pesatura industriale. Gli Indicatori di peso MiNexx registrano i segnali di misura con estrema precisione e controllano sia semplici processi di pesatura che appli -
Piattaforme di pesatura MiNexx 3000
cazioni complesse come il riempimento o il controllo della quantità di riempimento. In combinazione con le piattaforme di pesatura MiNexx 3000, che possono essere utilizzate come bilance da banco e da
Modulo di pesatura Novego
Apparecchiature
Selezionatrice
ponderale
Flexus
pavimento, si ottiene un sistema ad alte prestazioni per un’ampia gamma di requisiti, dai carichi leggeri alle robuste applicazioni industriali con carichi elevati.
Una caratteristica fondamentale delle piattaforme di pesatura MiNexx 3000 è il loro design igienico costantemente implementato. Il design aperto e autodrenante, con superfici orizzontali esposte ridotte al minimo, impedisce l’accumulo di residui di prodotto.
“Un buon design igienico si riconosce dal fatto che lo sporco non può accumularsi”, afferma Hubrich. “Questo riduce lo sforzo di pulizia e aumenta allo stesso tempo l’affidabilità del processo”. Anche le connessioni a vite, progettate in modo igienico e senza filettature esposte nella zona di contatto con il prodotto, contribuiscono a ridurre al minimo i rischi di contaminazione in modo mirato e ad evitare che si accumulino le impurità.
Le superfici come fattore chiave
Un’altra attenzione è rivolta al trattamento superficiale del materiale utilizzato. Le piattaforme di pesatura MiNexx 3000 utilizzano superfici in acciaio inossidabile satinato che combinano una struttura omogenea con un’elevata robustezza. Con una rugosità superficiale di soli 0,8 µm, le superfici sono particolarmente facili da pulire e allo stesso tempo resistenti alle sollecitazioni meccaniche della produzione quotidiana. “Rispetto alle superfici elettrolucidate, le strutture satinate sono più robuste nell’uso quotidiano e altrettanto affidabili in termini di igiene”, spiega Hubrich. “Questo è un chiaro vantaggio, soprattutto in condizioni di produzione reali”.
Anche gli indicatori di peso MiNexx seguono questo approccio.
I frontali in acciaio inox con lamina frontale integrata a filo evitano spigoli e spazi vuoti, mentre le classi di protezione elevate come IP 69K consentono una pulizia sicura ad alta pressione e ad umido.
I prodotti sono certificati NSF e sono stati sviluppati in conformità ai requisiti EHEDG: una prova degli alti standard igienici di Minebea Intec.
Design igienico anche nella tecnologia di ispezione
I principi del design igienico giocano un ruolo centrale anche nelle bilance per serbatoi e nei
sistemi di ispezione. Con il modulo di pesatura Novego®, Minebea Intec dimostra come il design igienico possa essere realizzato fin nei minimi dettagli. Il kit di montaggio integrato –composto da sistema di ritenuta a 360 gradi, protezioni contro il sollevamento e contro l’inclinazione – evita ulteriori transizioni e superfici di contatto, mentre le superfici orizzontali ridotte al minimo, la bassa rugosità superficiale e i materiali conformi alla FDA favoriscono una facile pulizia.
Anche la tecnologia di ispezione, come la selezionatrice ponderale Flexus®, si concentra su design aperti senza corpi cavi, superfici di contatto ridotte e buona accessibilità. Ciò facilita l’ispezione e la pulizia e aumenta l’affidabilità del processo durante la produzione.
Processi a prova di futuro
La progettazione igienica è molto più di una semplice questione di dettagli costruttivi. È la base per processi produttivi sicuri, stabili ed efficienti nelle industrie sensibili all’igiene. Pensare all’igiene fin dall’inizio riduce i rischi, abbrevia i tempi di pulizia e di inattività e crea fiducia tra i revisori, i clienti e, in ultima analisi, i consumatori. Le moderne tecnologie di pesatura e ispezione danno un contributo decisivo in tal senso. Combinano una tecnologia di misurazione precisa con concetti di igiene costruttivi e rendono la pulizia gestibile, giorno dopo giorno, processo dopo processo. In questo modo, l’igiene non diventa un obbligo a valle, ma una parte integrante della produzione sostenibile.
Soluzioni su misura per le industrie di processo
Nel portafoglio prodotti di Eon, la piattaforma
Infor ERP Blending riveste un ruolo chiave, grazie alla progettazione volta a coprire i diversi fabbisogni delle industrie di processo, senza ulteriori integrazioni di moduli esterni.
Forte di una quarantennale esperienza, di cui oltre la metà maturata esclusivamente nel comparto chimico e Life Science, Eon Srl è oggi riconosciuta come uno dei principali partner tecnologici per le industrie di processo, in particolare nei settori chimico, coloristico, farmaceutico, cosmetico e integrazione alimentare.
Distributore esclusivo per l’Italia di Infor ERP Blending, piattaforma ERP funzionalmente completa per l’industria di processo, Eon Srl opera con soluzioni verticali che, grazie all’ampio livello di copertura che esse assicurano, consentono di minimizzare i costi in fase di personalizzazione, ottimizzando l’investimento a livello di operations, flusso dei processi e attività di formazione.
Valorizzare l’unicità di ogni azienda
Il forte orientamento ai bisogni del cliente è il principale tratto distintivo di Eon Srl, che in ogni progetto si propone non come un semplice system integrator, bensì come un consulente completo, anche per quanto riguarda la fase di revisione dei processi: un’attività, quest’ultima, che è di fondamentale importanza in tutte quelle applicazioni dove l’affidabilità e la conformità normativa rappresentano i principali fattori critici di successo. L’esperienza di Eon si traduce in soluzioni capaci di valorizzare le caratteristiche uniche di ogni azienda: questo approccio ha spesso permesso di ottenere risultati sopra le aspettative senza sforare i costi e i tempi preventivati.
Nel settore Life Science, grazie all’adozione di un sistema qualità “risk based” conforme a GAMP 5 – verificato in più audit di clienti di Eon – e a un metodo di lavoro che integra la validazione sin dalle fasi progettuali, Eon Srl assicura un rigore metodologico che le ha permesso di ottenere riconoscimenti e fiducia da parte di grandi gruppi internazionali, con progetti realizzati non solo in Italia ma anche in Svizzera, Gran Bretagna, Cina, Singapore, Spagna e Stati Uniti. Nel portafoglio prodotti, la piattaforma Infor ERP Blending riveste un ruolo chiave, grazie alla sua progettazione volta a coprire tutti i fabbisogni delle industrie di processo, senza ulteriori integrazioni di moduli esterni. Infor ERP Blending consente di operare con un Batch Record talmente completo da permettere la consuntivazio-
ne elettronica di tutti i dati inerenti il magazzino e la produzione senza dover implementare un MES o un WMS. Dispone inoltre di un LIMS di ottimo livello, della possibilità di informatizzare la raccolta dei dati di processo e dei controlli sui prodotti durante il ciclo produttivo. Sono presenti componenti per l’assicurazione qualità come il Vendor rating, la gestione delle deviazioni e il supporto alla redazione dei Periodic Quality Report. Non manca infine il modulo per la gestione delle manutenzioni e funzionalità specifiche per il comparto chimico che consento di coprire tutte le tematiche legate alle normative CLP e GHS.
Digitalizzazione senza vincoli legati al software “Il nostro obiettivo è di supportare le aziende che operano nel mondo del processo lungo un corretto ed efficace percorso di digitalizzazione, valorizzando le loro peculiarità senza imporre limitazioni o vincoli legati al software”, afferma Sergio Fasana, founder e CEO di Eon Srl. “Crediamo che ogni realtà industriale abbia caratteristiche uniche, che devono essere valorizzate con tecnologie funzionali e non calate dall’alto. Per questo motivo il nostro approccio non è quello di adattare le aziende al software ma, viceversa, di costruire soluzioni in grado di adattarsi alle aziende, accompagnandole con un ruolo consulenziale in tutte le fasi del progetto”.
Associata ad ISPE e AFI, Eon Srl si conferma partner di fiducia per le aziende che operano in settori altamente regolamentati, dove innovazione, compliance e affidabilità rappresentano fattori imprescindibili di competitività.
Una visione completa sugli asset industriali
Nel pharma il ciclo di vita di un prodotto ha tempi sempre più brevi, esercitando una forte pressione sulle prestazioni degli stabilimenti. Per questo la gestione e l’affidabilità degli asset giocano un ruolo decisivo.
di Adam Cross*
Warren Buffett una volta disse che il suo modo di guadagnare in Borsa era “comprare assumendo che il mercato potesse chiudere il giorno dopo e non riaprire per cinque anni”.
La stessa logica si applica agli stabilimenti farmaceutici. Negli ultimi anni non sono mancate tenden-
ze di breve periodo con effetti immediati su progetti e operazioni: dai dazi ai picchi legati al Covid, fino alle varie interruzioni delle principali rotte commerciali. Tuttavia, nel lungo periodo, il valore di uno stabilimento non dipende dalle oscillazioni di breve termine, ma da una fase di progetto ben eseguita e da decenni di prestazioni stabili e affidabili.
Quel periodo di tempo, però, oggi si sta accorciando. Un’analisi di McKinsey mostra che i prodotti biofarmaceutici raggiungono ormai metà delle vendite totali del loro ciclo di vita in meno di dieci anni, quasi due anni prima rispetto al passato. Anche il tempo necessario per arrivare all’80% delle vendite complessive si è ridotto di quasi tre anni.
*Industry Director, Pharmaceuticals & Life Sciences di Octave
Un ciclo di vita del prodotto più breve esercita una forte pressione sulle operazioni, che devono garantire una redditività più rapida. Se la coda dei ricavi si esaurisce più velocemente, le prestazioni dello stabilimento e l’affidabilità degli asset diventano ancora più decisive, e fermi impianto o lotti sprecati hanno un impatto finanziario più pesante rispetto al passato. Tutti questi fattori rendono fondamentale una migliore visione del ciclo di vita degli asset industriali.
Perché conta una visione completa del ciclo di vita
Ogni stabilimento farmaceutico fa affidamento su asset ad alta intensità di capitale. L’acquisizione e l’installazione di autoclavi, isolatori, miscelatori e sistemi HVAC costano milioni di euro. Tuttavia, il loro vero costo emerge solo nel tempo: manutenzione, modifiche, consumi energetici e dismissione contribuiscono tutti al costo totale di proprietà (TCO). Nei settori ad alta intensità di asset si stima comunemente che i costi operativi e di manutenzione rappresentino il 70-80% del TCO.
In molti impianti, però, stimare con precisione questo valore è estremamente difficile, perché non esiste una registrazione completa. Gli asset sono tracciati in sistemi frammentati: i budget di investimento sono separati dai registri di manutenzione e dalle bollette energetiche, e alcuni componenti chiave vengono gestiti su fogli di calcolo, quando vengono gestiti. Il risultato è che i manager vedono in dettaglio il prezzo di acquisto, ma non hanno visibilità sulla quota di costi molto più ampia che si accumula durante decenni di utilizzo. Senza una visione consoli-
data dell’intero ciclo di vita, le decisioni su riparazione, sostituzione o upgrade vengono prese su basi incomplete, cristallizzando inefficienze ed esponendo l’azienda a rischi più elevati nel lungo periodo.
EAM+ERP: tracciare tutto, ovunque, in un unico momento Per ottenere una registrazione completa del ciclo di vita, ogni asset deve avere un identificativo univoco in grado di raccogliere investimenti effettuati, ore di fermo, costi energetici. In questo modo i responsabili possono valutare se la manutenzione preventiva valga la spesa, se le scorte di ricambi sia-
no adeguate al rischio e se la sostituzione sia più conveniente della riparazione.
In genere, questo richiede un sistema di Enterprise Asset Management (EAM) collegato all’ERP e ad altri sistemi chiave (MES, monitoraggio di energia ed emissioni, dati LIMS/HPLC). Nel settore farmaceutico, il sistema deve inoltre essere validato e conforme alla normativa 21 CFR Part 11. HxGN EAM combina in un’unica piattaforma la gestione dell’affidabilità degli asset, la manutenzione preventiva e basata sulle prestazioni, la calibrazione, le ispezioni, la gestione dei ricambi e il tracciamento della manodopera.
Una gerarchia precisa degli asset consente di collegare pompe, valvole e unità HVAC a sistemi e ubicazioni specifiche, ciascuno con la propria storia finanziaria e operativa completa. Le attività di calibrazione sono direttamente associate alle apparecchiature; le ispezioni fallite generano ordini di lavoro correttivi e i costi si aggregano dal livello macchina fino al livello di stabilimento.
Questo registro unificato degli asset e la relativa gerarchia semplificano la conformità GMP grazie a audit trail, firme elettroniche, storici di calibrazione e workflow validati. Rappresenta inoltre un importante passo avanti rispetto alle piattaforme CMMS tradizionali, che spesso si concentrano esclusivamente sulla pianificazione della manutenzione e rischiano di “lasciare soldi sul tavolo”, mettendo a repentaglio la produttività con interventi eccessivi e “per ogni evenienza”.
Asset Performance Management: il passo successivo Questa base può poi supportare un approccio in grado di offrire un enorme valore ai produttori farmaceutici: l’Asset Performance Management.
L’APM aiuta a superare i limiti dei modelli classici di manutenzione predittiva, che stimano il probabile tempo al guasto di un asset, ma faticano a tradurre le raccomanda-
zioni nella complessità della produzione farmaceutica. L’APM può integrare diverse classi di apparecchiature, processi e linee produttive e includere il contesto di business – quali asset sono critici per il GMP, quali guasti rischiano di causare la perdita di un lotto, quali fermi impianto mettono a rischio gli impegni di fornitura – per formulare indicazioni che abbiano senso dal punto di vista aziendale. La forza dell’APM sta nella sua capacità di abbattere i silos. Per questo motivo, le migliori opzioni per implementarlo sono una soluzione dedicata (come HxGN APM) oppure un’integrazione all’interno di un EAM con elevata interoperabilità. L’efficacia di una piattaforma APM dipende infatti dalla sua capacità di integrarsi con le applicazioni esistenti. Ad esempio, può acquisire dati dai sensori SCADA/PLC per alimentarli in modelli di rilevamento delle anomalie, quindi validare le previsioni collegandole ai trend storici e ai registri di manutenzione. Se viene rilevato un rischio di guasto della tenuta di una pompa, l’APM può verificare il piano MES per il prossimo lotto critico, la disponibilità dei ricambi nell’EAM e le cause profonde passate nel sistema CAPA. Il risultato non è solo una previsione (“la tenuta potrebbe guastarsi entro due settimane”), ma un’azione prescrittiva (“pianificare la sostituzione dopo il lotto 105, ordinare
subito il ricambio, rischio di perdita del lotto evitato”).
L’impatto sul settore farmaceutico
Passiamo ora al punto chiave: perché l’impatto di questa strategia giustifica lo sforzo necessario per implementarla?
All’inizio di quest’anno abbiamo intervistato i decisori europei della produzione farmaceutica per individuare le loro principali preoccupazioni. Le più citate sono state la scalabilità dei processi da uno stabilimento ad altri (57%) e il mantenimento dell’efficienza operativa durante gli audit regolatori (55%).
La buona notizia è che la strategia descritta affronta efficacemente entrambe. Fornisce un modello scalabile tra stabilimenti e aree geografiche, consentendo benchmark e ottimizzazione a livello di flotta, e allo stesso tempo facilita la conformità a cGMP e alla 21 CFR Part 11 grazie ad audit trail, centralizzazione delle storie operative e firme elettroniche. Offre inoltre risultati concreti in un momento in cui i produttori farmaceutici cercano maggiore efficienza e controllo finanziario, attraverso l’aggregazione dei costi sull’intera base di asset, che permette un’allocazione delle risorse basata sul rischio. Questi benefici sono totalmente allineati con la realtà attuale del mercato. Con cicli di vita dei farmaci sempre più compressi, prossimi “patent cliff” e altre pressioni di mercato, la finestra di redditività si accorcia e ogni lotto diventa più prezioso. Questo scenario richiede attenzione sia alle decisioni rapide e puntuali sia al valore di lungo periodo. Gli stabilimenti farmaceutici sono costruiti per durare decenni: i loro asset meritano la stessa visione di lungo termine.
Analizzatore di gas ibrido continuo
Emerson introduce un analizzatore di gas ibrido continuo per migliorare la conformità normativa e il controllo delle emissioni.
Il Rosemount QX1000 è il primo analizzatore al mondo che combina metodi di rilevamento laser e paramagnetici, offrendo una tecnologia flessibile per una vasta gamma di applicazioni
Rosemount™ QX1000 è ottimale per l’uso in sistemi di monitoraggio delle emissioni in continuo (CEMS), ma anche idoneo per molti altri tipi di applicazioni.
Il QX1000 utilizza il rilevamento paramagnetico per l’O2 e la spettroscopia di assorbimento diretto con laser a cascata quantica per tutti gli altri gas, al fine di soddisfare i rigorosi requisiti di prestazionali.
L’integrazione di tecnologie diverse, insieme a un’architettura modulare, offre una soluzione flessibile e unificata, adattabile alle esigenze delle varie applicazioni. Il design robusto dell’analizzatore QX1000, con requisiti di manutenzione minimi, riduce inoltre i costi del ciclo di vita e i tempi di fermo.
Manometri con attacco flangiato completamente saldato
Negli impianti di processo in cui vengono utilizzati fluidi infiammabili, esplosivi o di particolare pregio, la sicurezza è fondamentale. Un requisito chiave per gli operatori è la tenuta permanente degli attacchi meccanici, in particolare per gli strumenti di misura di pressione. Per queste applicazioni, i manometri con attacco flangiato completamente saldato rappresentano una soluzione efficace e a tenuta permanente.
Gli attacchi filettati convenzionali, come G1/2 B o 1/2 NPT, non sono considerati a tenuta permanente in applicazioni critiche per la sicurezza. Possono inoltre allentarsi a causa delle vibrazioni o essere aperte accidentalmente dal personale di manutenzione. Tutto ciò comporta un rischio significativo per le persone, l’ambiente e il processo. Le possibili conseguenze includono perdite pericolose, emissioni fuggitive e costi elevati di manutenzione e fermo impianto. Sostituendo tali attacchi filettati con ma-
nometri con attacco flangiato completamente saldato, gli operatori riducono sensibilmente questi rischi. I manometri con attacco flangiato completamente saldato sono un’alternativa innovativa e affidabile per ambienti critici, soprattutto laddove è richiesta una tenuta permanente dell’attacco di pressione. La flangia viene saldata direttamente al raccordo dello strumento lungo tutto il perimetro, senza guarnizioni interne, e testata al 100% per la tenuta. Gli attacchi flangiati completamente saldati sono adatti anche per applicazioni in cui non è strettamente necessario un separatore a membrana, ad esempio per fluidi non particolarmente aggressivi o quando non è richiesta una membrana a filo.
WIKA ha sviluppato una soluzione con attacco flangiato completamente saldato già utilizzata con successo da importanti aziende industriali nei settori chimico, petrolchimico, oil & gas e farmaceutico. In questi settori, i manometri con attacco flangiato completamente saldato garantiscono un punto di misura
compatto, robusto e privo di manutenzione. I vantaggi di questa soluzione sono molteplici:
- 100% a tenuta di gas: le perdite sono permanentemente evitate;
- lunga durata: l’assemblaggio di misura è esente da manutenzione poiché non ci sono guarnizioni nel punto di connessione;
- protezione del personale operativo: non è possibile aprire accidentalmente l’attacco;
- protezione ambientale: si evitano emissioni fuggitive del fluido di processo;
- rischio di corrosione ridotto: l’assenza di interstizi elimina le superfici esposte all’attacco corrosivo.
I manometri con attacco flangiato completamente saldato sono quindi una soluzione adatta per gli operatori che devono garantire la massima sicurezza e affidabilità nelle proprie applicazioni. Questi strumenti non solo assicurano un processo senza problemi, ma contribuiscono in modo significativo alla protezione delle persone e dell’ambiente prevenendo in modo permanente le perdite nella connessione di pressione.
In questo numero abbiamo parlato di…
INDUSTRIA CHIMICA E FARMACEUTICA
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HANNO COLLABORATO: Adam Cross, Andrea Giordano, Cristina Masciola, Arcangelo Moro, Laura Pedemonte, Elena Ragnoni, Annalisa Soldi
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