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ICF - Rivista dell'industria Chimica e Farmaceutica n°2 2026

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INDUSTRIA FARMACEUTICA

INDUSTRIA FARMACEUTICA

ROBOTICA

ROBOTICA

TRANSIZIONE DIGITALE

TRANSIZIONE DIGITALE

Una formulazione inedita contro le malattie da insetti vettori

Una formulazione inedita contro le malattie da insetti vettori

INDUSTRIA FARMACEUTICA

Una formulazione inedita contro le malattie da insetti vettori

Ispezione robotizzata per il packaging di aconi

Ispezione robotizzata per il packaging di aconi

ROBOTICA

Ispezione robotizzata per il packaging di aconi

IA e drug discovery: la nuova frontiera della ricerca farmaceutica

IA e drug discovery: la nuova frontiera della ricerca farmaceutica

TRANSIZIONE DIGITALE

IA e drug discovery: la nuova frontiera della ricerca farmaceutica

RIVISTA DELL’

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INDUSTRIA CHIMICA E FARMACEUTICA

CHIMICA E FARMACEUTICA

INDUSTRIA CHIMICA E FARMACEUTICA

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Editoriale La farmaceutica europea ha tante competenze ma fa poca innovazione

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Storia di copertina Sistema in linea per carico polveri con effetto venturi

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Attualità Ue e life sciences: grandi competenze ma pochi investimenti in ricerca

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Attualità

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Appuntamenti Lab Italia 2026: una guida per i professionisti del laboratorio

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Appuntamenti

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Industria farmaceutica Una formulazione innovativa contro le malattie da insetti vettori

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Ricerca

Ematologia: il D’Agostino Prize allo studio sulle forbici molecolari

42 Formazione

Laboratorio

Particle Characterization: uno strumento strategico 48

Macchine 52

Componenti 56

Sicurezza

Sicurezza 62

Transizione digitale

Octave porterà dati e IA nel cuore dell’industria

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Protezione su misura per ogni volto 60

Transizione digitale

IA e Drug Discovery: la nuova frontiera della ricerca farmaceutica 72

Robotica Ispezione robotizzata per il packaging di flaconi 74

Robotica La nuova frontiera della robotica mobile per le camere bianche

“La sfida europea è creare un ambiente che attragga investimenti, acceleri la trasformazione della ricerca in nuovi trattamenti e garantisca ai cittadini europei l’accesso immediato alle terapie. Se saremo disposti ad agire per colmare il gap con Cina e Stato Uniti, non solo stimoleremo la crescita economica, ma rafforzeremo anche la resilienza sanitaria europea”. Stefan Oelrich, presidente di EFPIA, pagina 14

Automazione

Soluzioni digitalizzate e cabinet free 79

Strumentazione 80

Approfondimenti

Farmaci anti-obesità: cambio di passo con il GLP-1

La farmaceutica europea ha tante competenze ma fa poca innovazione

Ad un primo sguardo, l’industria farmaceutica europea appare forte e solida. La qualità della formazione, il know how tecnologico, la ricerca scientifica, la base industriale e l’evoluta rete commerciale ne fanno una protagonista del settore a livello internazionale. Eppu re, negli ultimi anni tutti questi fattori non sono riu sciti a mantenere salda la sua posizione, insidiata dal la crescita incalzante di altri competitor globali, a par tire da Cina e Stati Uniti.

Uno dei punti deboli del Vecchio continente – indica un recente report di Efpia, la federazione europea delle associazioni e industrie farmaceutiche – è l’insufficien te capacità di tradurre l’eccellenza scientifica in speri mentazioni cliniche e infine in prodotti innovativi da immettere sul mercato. L’Unione europea ha tutte le competenze, anche digitali, per porsi in cima al setto re, ma non ha abbastanza slancio per sfruttare piena mente le sue potenzialità. In altre parole, non investe sufficientemente in innovazione.

Diventa fondamentale tornare ad attrarre investimenti strategici che da tempo stanno prendendo la direzio ne di Cina e Usa, più rapide nel trasformare i traguar di della scienza in innovazioni di mercato. Viceversa, il rischio è quello di diventare solo uno sbocco di con sumo per medicinali prodotti altrove. Sarebbe un vero peccato, considerando che la ricerca dell’Ue si mantie

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Sistema in linea per carico polveri con effetto venturi

Per la gestione di HPAPI, CSV Life Science Group ha sviluppato una soluzione integrata basata su tecnologie avanzate di contenimento e processo.

La gestione di processi sterili che coinvolgono ingredienti farmaceutici attivi ad alta potenza (HPAPI) richiede un’attenzione assoluta ai dettagli e alla sicurezza. CSV Life Science Group ha trovato una soluzione ottimale per soddisfare queste esigenze, attraverso lo sviluppo di una stazione di trasferimento liquidi. Ogni fase, dal contenimento al trasferimento, deve essere controllata meticolosamente per proteggere sia l’integrità del prodotto sia la sicurezza degli operatori.

Collaborazione sinergica all’interno del Gruppo Questo progetto mette in evidenza l’esperienza consolidata di Pharma Hub e CSV Containment, entrambe parte di CSV Life Science Group: una collaborazione che ha coinvolto un’altra società del gruppo, Officine Pharma, che si è occupata dell’integrazione meccanica della stazione. Il risultato è un sistema in linea di carico polveri che collega efficacemente la tecnologia di contenimento con l’ingegneria di processo.

Il trasferimento da polvere a liquido inizia con un contenimento sicuro

Il punto di partenza è stato una glove box progettata da CSV Contain-

ment, sviluppata specificamente per la manipolazione iniziale di polveri HPAPI. Il prodotto entra nel processo tramite DIT®, un sistema brevettato a doppio iris manuale o pneumatico, che garantisce il contenimento del fusto a livello OEB5. Diverse dimensioni di fusti vengono gestite facilmente grazie al sollevatore integrato e alla configurazione adattabile della camera.

Il trasferimento continuo e la miscelazione

Una volta che il prodotto è racchiuso nel sistema di contenimento, Pharma Hub consente il trasferimento in

Tutto per il pharma: dall’ingegneria alla validazione finale

CSV Life Science, fondata nel 1998, negli anni ha costituito un gruppo di aziende e professionisti in grado di fornire soluzioni integrate al mercato farmaceutico mondiale. Così è nato CSV Life Science Group, che mette in sinergia diverse aziende specializzate con l’obiettivo di garantire il successo di un progetto in tutte le sue fasi: dalle decisioni strategiche alla definizione delle attività di ingegneria, dallo sviluppo dei processi e della strategia di contenimento fino alla validazione finale. Le aziende del Gruppo coinvolte nel sistema descritto in questo articolo sono CSV Containment, Pharma Hub e Officine Pharma.

CSV Containment fornisce sistemi di contenimento rigidi e flessibili, e tutta l’attrezzatura a corredo,

linea tramite un meccanismo basato sul principio venturi, che utilizza un fluido in ricircolo per trasferire il materiale attivo direttamente nel serbatoio di preparazione. Il sistema avvia immediatamente la miscelazione, garantendo una dispersione omogenea della polvere in Water for Injection (WFI).

Il serbatoio – realizzato su misura da Officine Pharma – è dotato di camicia termoregolata, isolamento e superfici lucidate a specchio, assicurando la conformità agli standard della produzione sterile. Un agitatore magnetico garantisce una miscelazione efficiente e controllata durante tutto il processo.

Automazione intelligente e conformità normativa

per il contenimento di prodotti tossici (High Potent Compound) nelle varie fasi di produzione. Inoltre, offre servizi per determinare il rischio associato all’utilizzo di prodotti tossici.

Pharma Hub, nasce come un’unità indipendente nel 2009. Inizialmente destinata ad essere una succursale dislocata del gruppo, nel tempo si è caratterizzata sempre più come azienda destinata alla produzione di impianti di processo, nel pieno rispetto delle norme GxP.

Recentemente inserita, Officine Pharma è un’officina meccanica che opera nel settore farmaceutico da oltre 50 anni e supporta il Gruppo nella produzione di tutte le attrezzature per la tecnologia di isolamento e la preparazione dei liquidi.

Le operazioni di processo sono gestite tramite un sistema di controllo completamente automatizzato, configurabile in base alle specifiche esigenze produttive, inclusi parametri di formulazione definiti dal cliente. La conformità alla normativa FDA 21 CFR Part 11 garantisce tracciabilità, integrità dei dati e gestione completa dei registri elettronici.

Design flessibile per esigenze produttive dinamiche

Il sistema opera come un processo a circuito chiuso, garantendo sia sterilità sia contenimento. Allo stesso tempo, rimane altamente adattabile: la glove box può essere riposizionata rispetto al serbatoio grazie alla lunghezza flessibile della linea di trasferimento. Inoltre, può essere riutilizzata come unità stand-alone per la gestione delle polveri, al di fuori del flusso di trasferimento liquidi. Questa modularità offre ai produttori la flessibilità necessaria per

adattare l’impianto a strategie produttive in evoluzione. Per avere altre informazioni sulle soluzioni volte a ottimizzare la produzione e superare i limiti dei processi tradizionali è possibile visitare la pagina LinkedIn di Pharma Hub o scrivere a: info@pharma-hub.it.

Angelini Pharma acquisisce Catalyst Pharmaceuticals

Angelini Pharma Spa si è impegnata ad acquisire tutte le azioni in circolazione di Catalyst Pharmaceuticals, Inc. L’operazione, che ha un valore complessivo del capitale azionario di circa 4,1 miliardi di USD (equivalenti a 3,5 miliardi di euro), è stata approvata all’unanimità dai Consigli di amministrazione di entrambe le società: il closing è previsto nel corso del terzo trimestre del 2026.

Angelini Pharma è un’azienda farmaceutica internazionale che fa parte del Gruppo Angelini Industries. Catalyst è una società biofarmaceuti-

ca in fase commerciale focalizzata sull’inlicensing, lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci innovativi per pazienti affetti da malattie rare e difficili da trattare. L’operazione annunciata rappresenta un momento di svolta nel percorso trasformativo di Angelini Pharma, gruppo con oltre 100 anni di storia, presieduto da Thea Paola Angelini, quarta generazione della famiglia Angelini, e guidato da Sergio Marullo di Condojanni amministratore delegato di Angelini Pharma. L’operazione viene realizzata con la partecipazione di fondi gestiti da Blackstone e di selezionati partner internazionali, e sarà finanziata con il supporto di BNP Paribas. A seguito del completamento dell’acquisizione, Angelini Pharma intende integrare il portafoglio e l’infrastruttura commerciale di Catalyst Pharmaceuticals con le proprie competenze e i propri prodotti in Brain Health per sviluppare una piattaforma terapeutica di nuova generazione nelle malattie rare. Questa operazione rafforza l’im-

Alfasigma cede Sofar a Fine Foods

Alfasigma Spa, azienda farmaceutica globale con sede in Italia, ha sottoscritto un accordo per la cessione del 100% del capitale sociale della propria controllata Sofar Spa, cui afferisce lo stabilimento produttivo di Trezzano Rosa, a Fine Foods & Pharmaceuticals N.T.M. Spa. L’operazione riflette la visione strategica di Alfasigma di focalizzare i propri investimenti nelle aree in cui può esprimere al meglio le proprie competenze. Fine Foods è una CSDMO (Contract Solutions Development & Manufacturing Organization) italiana indipendente con sede a Bergamo, quotata su Euronext STAR Milan e attiva nello sviluppo e nella produzione conto terzi per i settori nutraceutico, farmaceutico e cosmetico.

Alfasigma manterrà la titolarità dei prodotti attualmente realizzati presso lo stabilimento produttivo di Trezzano Rosa. La produzione proseguirà attraverso un contratto di fornitura a lungo termine

pegno avviato da Angelini Pharma negli ultimi anni attraverso prodotti come Ontozry® e collaborazioni scientifiche di alto profilo. Il portafoglio di Catalyst rafforzerà in modo significativo gli obiettivi strategici dell’azienda consolidando la presenza negli Stati Uniti. La presenza industriale in Italia rimarrà un asset strategico per Angelini Pharma. “Cinque anni fa abbiamo avviato una trasformazione profonda di Angelini Pharma. Da un lato, continuando a investire sul nostro portafoglio tradizionale, dall’altro, puntando sulla cura delle patologie del sistema nervoso centrale, con l’obiettivo di rispondere a un bisogno che è purtroppo in grande crescita”, ha dichiarato Sergio Marullo di Condojanni, Ceo di Angelini Pharma. “L’acquisizione di Catalyst Pharmaceuticals renderà Angelini Pharma un player rilevante in ambito globale nelle malattie rare neurologiche. L’ingresso nel mercato statunitense ci consentirà di acquisire la scala e le competenze necessarie per proseguire in questo percorso”.

con Fine Foods, garantendo la continuità per pazienti, consumatori e clienti.

“Questo approccio ci consente di focalizzare le nostre priorità terapeutiche in immunologia, gastroenterologia e area vascolare”, ha dichiarato il Ceo Francesco Balestrieri. “L’Italia si conferma il pilastro della presenza strategica e industriale di Alfasigma, dato che la maggior parte della produzione viene realizzata in Italia. Abbiamo recentemente approvato un piano di investimenti di circa 130 milioni di euro per i prossimi tre anni, destinato principalmente al territorio nazionale”.

In particolare, sono previsti ulteriori e significativi investimenti per lo stabilimento di Alanno, polo di eccellenza per la produzione sterile, e per lo stabilimento di Pomezia, centro all’avanguardia per la tecnologia softgel. Inoltre, nello stabilimento Biosint di Sermoneta l’attenzione sarà rivolta principalmente alla modernizzazione dei processi di produzione.

A Diana Bracco il premio alla carriera “Leadership & Innovazione”

Diana Bracco vince il Premio alla Carriera “Leadership & Innovazione”, riconoscimento istituito dal Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia, nato per celebrare figure che hanno saputo coniugare visione imprenditoriale, impegno civile e promozione del talento femminile. La motivazione del conferimento del premio recita: “Premio alla carriera, Leadership e Innovazione 2026 a Diana Bracco, per es-

Egualia:

“Rischio

sersi distinta nel campo dell’innovazione, nella valorizzazione del talento femminile, nella responsabilità sociale d’impresa e per il contributo al progresso economico”. Il premio è stato conferito all’imprenditrice nell’ambito del Forum Imprenditoria Femminile “Nuove frontiere della leadership: donne che cambiano il mondo”, che rappresenta uno dei momenti di maggiore rilevanza istituzionale e simbolica dell’intera settimana dell’Innovazione celebrata a Pavia. La Pavia Innovation Week è il festival multidisciplinare dedicato a ricerca, tecnologia, impresa e cultura, che ha scelto Pavia, città universitaria per eccellenza, come laboratorio del futuro.

Il legame di Diana Bracco con Pavia è antico e profondo. È all’Università di Pavia che si è laureata in Chimica – una scelta suggerita dal padre Fulvio che si è rivelata, come lei stessa ha raccontato, determinante per l’intera carriera – e tra i corridoi dell’Ateneo ha incontrato Rober-

to De Silva, che sarebbe diventato suo marito. Pavia le ha conferito nel 2001 la laurea honoris causa in Farmacia, riconoscendo un legame che va oltre la formazione: è un filo che unisce le radici scientifiche della famiglia Bracco – anche il padre Fulvio si era iscritto alla Facoltà di Chimica e Farmacia a Pavia – alla guida del Gruppo che Diana ha trasformato in un leader mondiale della diagnostica per immagini, con un fatturato di 2,2 miliardi di euro, quasi 4.000 collaboratori e più di 2.000 brevetti. Prima donna presidente di Assolombarda e di Federchimica, Cavaliere del Lavoro, vicepresidente di Confindustria per Ricerca & Innovazione, presidente di Expo 2015 Spa: Diana Bracco è la dimostrazione vivente che una laurea scientifica femminile può costruire un percorso di leadership senza precedenti. Con la Fondazione Bracco, da lei istituita nel 2010, promuove cultura, arte e scienza con un’attenzione particolare all’empowerment femminile e al mondo giovanile.

carenze senza interventi sui farmaci off-patent”

“Senza interventi urgenti sulla sostenibilità industriale dei farmaci a brevetto scaduto, il sistema rischia di perdere progressivamente pezzi fondamentali, con un aumento delle carenze e una minore disponibilità di medicinali essenziali per i pazienti. La revisione del prontuario, se confermata da AIFA, va esattamente nella direzione opposta e aumenterà questo rischio”. È l’allarme lanciato da Riccardo Zagaria, presidente di Egualia – l’associazione delle aziende produttrici di farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines – durante l’audizione alla X Commissione del Senato sul disegno di legge delega per

il riordino della legislazione farmaceutica (AS 1786).

“I farmaci non coperti da brevetto sono la spina dorsale della continuità terapeutica per milioni di pazienti e un pilastro della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Ma oggi questa infrastruttura è sotto pressione: costi in crescita, prezzi rigidi e meccanismi regolatori non più adeguati stanno comprimendo i margini fino a rendere non sostenibile la permanenza sul mercato di molti prodotti”, ha dichiarato Zagaria. Nel dibattito sul riordino della spesa farmaceutica, Egualia richiama inoltre l’attenzio-

ne sulla necessità di tenere conto delle profonde differenze tra i diversi segmenti di mercato. “I farmaci off-patent rispondono a logiche industriali, dinamiche di prezzo e meccanismi di concorrenza completamente diversi rispetto ad altri comparti: ogni intervento deve riconoscere queste specificità per non generare effetti distorsivi”, ha osservato il presidente di Egualia. Per questo, secondo l’associazione, il Testo Unico rappresenta un passaggio decisivo per compiere una scelta politica chiara e non più rinviabile, mettendo al centro la sostenibilità industriale del comparto e la sicurezza delle forniture.

Ue e life sciences: grandi competenze ma pochi investimenti in ricerca

Secondo una ricerca di EFPIA, l’Europa ha una forte base scientifica e industriale nel settore, ma viene superata da Cina e Stati Uniti per investimenti, sperimentazioni cliniche e sviluppo di medicinali innovativi.

Una nuova ricerca – realizzata per EFPIA, la Federazione Europea delle Associazioni e delle Industrie Farmaceutiche, dalla società di consulenza Charles River Associates – fornisce una panoramica completa sull’attrattività dell’UE come destinazione per gli investimenti farmaceutici, confrontandola con i suoi concorrenti globali: Stati Uniti, Cina, Regno Unito e Svizzera.

Pubblicato a marzo da EFPIA, il report “Assessing Europe’s Competitiveness as a Location for the Life Sciences Industry” analizza 20 indicatori di performance in quattro aree chiave fondamentali per attrarre investimenti: ricerca e innovazione, quadro normativo, ambiente commerciale e produzione industriale, cioè l’intero ecosistema europeo delle life sciences.

I dati evidenziano la continua leadership europea nell’eccellenza scientifica nelle fasi iniziali della ricerca, nelle capacità digitali avanzate e nella produzione farmaceutica, sostenute da una solida base industriale e da forti performance commerciali.

Tuttavia, l’analisi mostra anche che l’Europa fatica a trasformare l’eccel-

lenza scientifica in investimenti nella ricerca, sperimentazioni cliniche e nuovi medicinali. Tutti elementi che favoriscono una migliore salute pubblica e crescita economica. Mentre i decisori politici cercano di rafforzare la competitività europea, questa nuova ricerca contribuisce a orientare le scelte strategiche che definiranno il futuro di un settore fondamentale per la salute, l’economia e la sicurezza dell’Europa. Ogni anno le aziende farmaceutiche investono 55 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nell’UE, sostengono circa 2,3 milioni di posti di lavoro e generano oltre 366 miliardi di euro di esportazioni. Senza l’industria farmaceutica, il saldo commerciale complessivo dell’UE passerebbe da un surplus di 133 miliardi di euro a un deficit di 88 miliardi.

Allo stesso tempo, riconoscendo l’importanza strategica delle life sciences, i concorrenti globali si stanno muovendo più rapidamente e con maggiore decisione per attrarre investimenti farmaceutici.

Il report quantifica i benefici che l’UE potrebbe ottenere colmando il divario con il suo principale concorrente:

- colmare il gap negli investimenti industriali in R&S potrebbe generare oltre 105 miliardi di euro aggiuntivi di investimenti nel prossimo decennio; - aumentare la quota europea delle sperimentazioni cliniche globali potrebbe aggiungere quasi 18 miliardi di euro all’economia europea, creare circa 82.000 posti di lavoro e consentire ad altri 158.000 pazienti di partecipare ai trial clinici;

- rafforzare i percorsi regolatori e l’intero ecosistema dell’innovazione potrebbe inoltre accelerare lo sviluppo di nuovi medicinali, con il potenziale di portare oltre 200 nuove sostanze attive (NAS) aggiuntive ai pazienti e aumentare il numero di farmaci originati in Europa.

Secondo EFPIA, realizzare questi potenziali richiede azioni coraggiose e decisive per valorizzare gli indiscutibili punti di forza dell’Europa e affrontare i problemi individuati nel report, che ostacolano l’ambizione europea di diventare un leader mondiale nelle life sciences.

“L’Europa ha la scienza, le competenze e una forte base industriale, ma viene superata da Cina e Stati Uniti negli investimenti, nelle sperimentazioni cliniche e nello sviluppo di nuovi medicinali innovativi”, ha commentato Stefan Oelrich, presidente di EFPIA. “La sfida europea è colmare i divari identificati nel report per creare un ambiente che attragga investimenti, acceleri la trasformazione della ricerca in nuovi trattamenti e garantisca ai cittadini europei l’accesso immediato alle terapie. Se saremo

disposti ad agire per colmare questo gap, non solo stimoleremo la crescita economica, ma rafforzeremo anche la resilienza sanitaria europea. La scelta spetta a noi”.

Nathalie Moll, direttore generale di Efpia, ha aggiunto: “Questo report mostra sia l’entità dell’opportunità per l’Europa sia le aree in cui è urgente intervenire per ridurre il gap competitivo rispetto alle altre regioni del mondo. Con le decisioni giuste, l’Europa può costruire, sulle proprie solide basi scientifiche e capacità industriali, un ecosistema delle life sciences più competitivo e resiliente. Rafforzare l’attrattività europea per gli investimenti farmaceutici non sosterrà soltanto la crescita economica e la sicurezza, ma permetterà anche ai pazienti europei di beneficiare più rapi-

Stefan Oelrich, presidente di EFPIA. “La sfida europea è creare un ambiente che attragga investimenti, acceleri la trasformazione della ricerca in nuovi trattamenti e garantisca ai cittadini europei l’accesso immediato alle terapie”

damente della prossima generazione di innovazioni mediche”.

Una ricerca di qualità che però fatica a diventare innovazione industriale

Per decenni, l’Europa è stata uno dei principali poli mondiali dell’industria farmaceutica e delle life sciences. Università di eccellenza, una forte tradizione scientifica e una solida capacità manifatturiera hanno permesso al Vecchio continente di giocare un ruolo centrale nello sviluppo di nuovi farmaci e tecnologie mediche. Oggi però questo vantaggio competitivo appare sempre più fragile.

La ricerca “Assessing Europe’s Competitiveness as a Location for the Life Sciences Industry”” evidenzia un dato chiave: l’Unione europea mantiene ancora punti di forza importanti nella ricerca scientifica e nella produzione industriale, ma sta progressivamente perdendo terreno nelle aree che oggi esprimono la leadership globale del settore. Investimenti in ricerca, sperimentazioni cliniche, velocità regolatoria, attrattività commerciale e capacità di trasformare la scienza in innovazione di mercato sono gli ambiti in cui il gap con Stati Uniti e Cina si sta ampliando.

Secondo il report, il rischio è che l’UE passi da protagonista dell’innovazione farmaceutica a semplice mercato di consumo, incapace di attrarre investimenti strategici e di guidare la prossima generazione di tecnologie biomedicali.

Uno degli elementi più interessanti

Nathalie Moll, direttore generale di EFPIA: “Con le decisioni giuste, l’Europa può costruire, sulle proprie solide basi scientifiche e capacità industriali, un ecosistema delle life sciences più competitivo e resiliente”

emersi dallo studio riguarda la qualità della ricerca europea. L’Europa continua infatti a distinguersi per l’eccellenza scientifica, posizionandosi subito dietro al Regno Unito nella quota di pubblicazioni mediche più citate al mondo. Questo dimostra che il continente conserva una base accademica di altissimo livello.

Tuttavia, la capacità di convertire questa eccellenza in innovazione industriale appare molto più debole.

La crescita degli investimenti privati in ricerca e sviluppo farmaceutico in Europa si è fermata a un CAGR del 5,4% tra il 2015 e il 2024, contro il 6,4% degli Stati Uniti e soprattutto il 12,1% della Cina. Pechino sta accelerando grazie a politiche industriali aggressive, forti incentivi fiscali e investimenti strategici in biotecnologie e intelligenza artificiale applicata alla salute. Gli Stati Uniti, invece, continuano a beneficiare di un ecosistema unico, caratterizzato da venture capital, università, grandi aziende farmaceutiche e startup innovative fortemente integrate tra loro.

L’Ue, al contrario, soffre una forte frammentazione normativa e fiscale. Gli incentivi alla ricerca variano sensibilmente da Paese a Paese, creando un contesto meno prevedibile per le multinazionali del settore. Anche la

protezione della proprietà intellettuale viene percepita come meno competitiva rispetto ai sistemi statunitense e svizzero.

Uno dei segnali più evidenti del declino competitivo europeo riguarda le sperimentazioni cliniche. Nel 2013 lo Spazio Economico Europeo rappresentava circa il 22% dei trial clinici commerciali globali; nel 2023 questa quota è scesa al 12%. Nello stesso periodo la Cina è salita dal 5% al 18%, diventando uno dei principali hub mondiali per la ricerca clinica. Secondo il report, le cause sono molteplici: tempi autorizzativi più lunghi, procedure frammentate tra Stati membri e maggiore complessità burocratica rispetto ai competitor. La nuova regolamentazione europea sulle sperimentazioni cliniche ha migliorato alcuni aspetti, ma non è ancora riuscita a invertire la tendenza.

La perdita di trial clinici non è soltanto un problema per l’industria. Significa anche minore accesso dei pazienti europei a terapie innovative e minori opportunità economiche per ospedali, università e centri di ricerca.

Il documento stima che recuperare competitività in questo ambito potrebbe generare quasi 18 miliardi di euro di valore aggiunto per l’economia europea e creare oltre 80 mila nuovi posti di lavoro.

Anche sul fronte regolatorio l’Europa continua a inseguire. Nel 2024 il tempo medio per l’approvazione di nuovi farmaci nell’UE è stato di 430 gior-

ni, contro i 390 della Cina e i 356 degli Stati Uniti.

Il problema non riguarda solo la velocità, ma anche la flessibilità dei percorsi accelerati. Negli Stati Uniti il 59% dei nuovi farmaci approvati nel 2024 ha utilizzato procedure accelerate. In Cina la quota è stata del 35%.

Nell’Unione Europea invece non state praticamente utilizzate.

Secondo gli autori del report, il sistema europeo rimane troppo complesso e poco integrato. Negli USA, ad esempio, i programmi di fast track e priority review sono strettamente collegati tra loro e consentono alle aziende di abbreviare significativamente i tempi di sviluppo e commercializzazione. L’EMA, pur mantenendo standard qualitativi molto elevati, viene percepita come meno agile rispetto ai regulator concorrenti. Questo rappresenta un fattore decisivo nella scelta delle aziende su dove investire e lanciare per primi i nuovi prodotti.

Anche i tempi di accesso sono molto diversi. Negli USA un nuovo farmaco arriva sul mercato in media quattro mesi dopo il primo lancio globale; nell’Unione Europea servono invece circa 24 mesi, con forti differenze tra i vari Stati membri.

Negli ultimi anni Stati Uniti e Cina hanno trasformato il settore in una priorità geopolitica e industriale. L’Europa, conclude il report, dovrà decidere rapidamente se limitarsi a difendere le proprie posizioni o tornare a giocare un ruolo di leadership globale.

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SCANSIONA

Nicola Magriotis diventa CSO di Romaco

Nicola Magriotis è stato nominato Chief Sales Officer dal consiglio consultivo di Romaco Holding GmbH e, in questo ruolo, sarà responsabile dell’organizzazione vendite e assistenza del gruppo internazionale Romaco. Entrerà a far parte del management team del costruttore di macchine farmaceutiche con sede a Karlsruhe insieme a Jens Torkel (Chief Executive Officer) e Ann-Xiaoyan Li (Chief Financial Officer). Dal 2020, Nicola Magriotis ricopre il ruolo di Managing Director della business unit Romaco Srl di Bologna e continuerà a svolgere questa funzione parallelamente al nuovo incarico di CSO. Entrato in azienda nel 2007, ha ricoperto diverse posizioni manageriali, tra cui Product Manager, Sales Director e Director of Sales and Service.

Chiesi rileva KalVista

Dall’inizio del 2026, Nicola Magriotis – laureato in ingegneria meccanica e in possesso di un MBA (Master of Business Administration) conseguito presso la Bologna Business School – supervisiona a livello di gruppo le attività internazionali di vendita e assistenza di Romaco in qualità di CSO. Questa strategia è supportata dalla società madre Truking Technology Ltd. “Gli anni trascorsi in Romaco hanno avuto un ruolo decisivo nel plasmare il mio stile di leadership”, ha dichiarato Nicola Magriotis, CSO del Gruppo Romaco. “Vorrei ringraziare i miei mentori e il management di Romaco e Truking per la grande fiducia riposta in me e sono molto entusiasta di affrontare la sfida di essere il primo primo CSO nella storia del Gruppo Romaco. Costruire

Il Gruppo Chiesi, società biofarmaceutica internazionale focalizzata sulla ricerca e azienda certificata B Corp, acquisirà KalVista Pharmaceuticals, Inc.

L’operazione è stata approvata all’unanimità dai Consigli di amministrazione di entrambe le società ed è prevista chiudersi nel terzo trimestre del 2026.

Ai sensi dell’accordo, Chiesi lancerà un’offerta pubblica di acquisto per acquisire tutte le azioni ordinarie di KalVista in circolazione a un prezzo di 27,00 USD per azione in contanti. Il valore complessivo implicito dell’operazione è pari a circa 1,9 miliardi di USD.

All’interno di Chiesi, le attività sono guidate da Chiesi Global Rare Diseases, la business unit del Gruppo dedicata alla ricerca, allo sviluppo e alla commercializzazione di terapie per malattie rare e ultra-rare.

L’operazione è la più rilevante acquisizione mai realizzata da Chiesi in termini di valore e costituisce una tappa significativa nella strategia di crescita del Gruppo nelle malattie rare.

A seguito del completamento dell’operazione, Chiesi assumerà la responsabilità di EKTERLY® (sebetralstat), una te-

una fiducia duratura attraverso relazioni personali con i clienti, solide competenze tecniche e applicative e servizi eccellenti: sarà questo il focus del mio nuovo ruolo”.

“Il forte legame di Nicola Magriotis con Romaco, insieme alla sua lunga esperienza e alle sue ampie competenze nelle vendite e nei servizi, lo rendono particolarmente adatto alla posizione di CSO”, ha sottolineato Jens Torkel, Ceo del Gruppo Romaco.

rapia innovativa orale, somministrabile al bisogno, per il trattamento dell’angioedema ereditario (HAE), sviluppata da KalVista e rivolta a un’importante esigenza terapeutica, tuttora insoddisfatta, di quei pazienti che richiedono terapie efficaci e accessibili.

“Le consolidate capacità di discovery e sviluppo di KalVista, unite alla nostra presenza globale e alla solidità industriale, ci permetteranno di portare innovazione a beneficio di un numero sempre maggiore di pazienti”, ha dichiarato Jean-Marc Bellemin, CFO del Gruppo Chiesi e dal 15 maggio 2026) CEO ad interim.

“Questa acquisizione rappresenta un chiaro allineamento strategico con il nostro portafoglio nelle malattie rare e riflette il nostro impegno di lungo periodo nei confronti delle persone che convivono con esse. I pazienti affetti da HAE continuano ad affrontare bisogni clinici rilevanti e ancora insoddisfatti: l’innovazione di KalVista rafforza in modo significativo la nostra presenza nell’immunologia rara, introducendo un’opzione terapeutica innovativa on-demand che potrà contribuire a migliorare concretamente la gestione della malattia”, ha commentato Giacomo Chiesi, Executive Vice President, Chiesi Global Rare Diseases.

Partnership strategica fra Molteni Farmaceutici ed Evive Biotech

Molteni Farmaceutici ed Evive Biotech hanno firmato un accordo strategico che attribuisce a Molteni Farmaceutici i diritti esclusivi per la commercializzazione di Ryzneuta® (efbemalenograstim alfa) in Italia e Polonia. Ryzneuta è un fattore di crescita delle colonie granulocitarie (G CSF) di nuova generazione e a lunga durata d’azione, sviluppato per il trattamento della neutropenia indotta da chemioterapia, una delle complicanze più rilevanti e limitanti nei percorsi terapeutici oncologici. Grazie al suo profilo avanzato, Ryzneuta si propone di stabilire un nuovo standard nella terapia di supporto, migliorando la gestione dei pazienti e la continuità dei trattamenti. In base ai termini dell’accordo, Molteni Farmaceutici sarà responsabile delle attività regolatorie, di market access e di commercializzazione nei territo-

ri concessi, facendo leva sulla propria leadership consolidata e sulla comprovata esperienza nell’ambito della terapia di supporto in oncologia.

La partnership riflette una visione condivisa volta ad accelerare l’accesso a terapie innovative e ad innalzare lo standard di cura per i pazienti sottoposti a chemioterapia, combinando l’innovazione scientifica di Evive Biotech con le solide capacità esecutive di Molteni Farmaceutici e la sua profonda conoscenza dei mercati locali.

“Questo accordo rappresenta un passo significativo nel rafforzamento della nostra presenza nella terapia di supporto in oncologia e nell’evoluzione del nostro portafoglio”, ha dichiarato Gianluca Corbinelli, Ceo di Molteni Farmaceutici. “Ryzneuta si distingue come una soluzione innovativa e orientata al futuro nella gestione della neu-

WIKA A SPS ITALIA 2026

Data: 26 - 28 Maggio, 2026

Luogo: Fiere di Parma

Padiglione: 6

Stand: E054

LE NOSTRE SOLUZIONI IN FIERA:

• Sistema di monitoraggio IIoT

• Strumentazione IO-Link

• Misura di temperatura

• Misura di livello

• Misura di forza

tropenia. Siamo fortemente impegnati a rendere questa terapia rapidamente disponibile per i pazienti in Italia e Polonia, rafforzando ulteriormente il nostro ruolo di partner affidabile nell’ambito dell’assistenza ospedaliera e specialistica”.

“Siamo orgogliosi di avviare questa collaborazione con Molteni Farmaceutici, la cui competenza e focalizzazione nella terapia di supporto in oncologia la rendono un partner ideale per esprimere pienamente il potenziale di Ryzneuta in questi importanti mercati europei”, ha dichiarato Dr. Yuhong Geng, Executive President di Yifan Pharmaceutical Co., Ltd. “Insieme, puntiamo a offrire una terapia di nuova generazione capace di migliorare in modo concreto gli esiti clinici dei pazienti e supportare gli oncologi nella pratica clinica quotidiana”.

Jean-Jérôme Semat nominato Adriatic Managing Director di Alfa Laval

Jean-Jérôme Semat è dal primo aprile 2026 Managing Director di Alfa Laval Adriatic. Succede a Renata Vachova, che ha assunto un nuovo incarico all’interno del Gruppo Alfa Laval. Nel nuovo ruolo, Jean-Jérôme Semat guiderà le attività commerciali e operative di Alfa Laval nell’area Adriatica, con la responsabilità complessiva di definire e attuare la strategia regionale e di guidarne le performance.

“L’area Adriatica offre importanti opportunità di svilup-

po industriale”, ha dichiarato Jean-Jérôme Semat. “Il mio obiettivo è rafforzare ulteriormente la presenza di Alfa Laval nella regione, lavorando a stretto contatto con clienti, partner e team locali per sviluppare soluzioni in grado di migliorare le prestazioni dei processi industriali e contribuire in modo concreto alla transizione energetica e agli obiettivi di sostenibilità”.

Jean-Jérôme Semat porta con sé una solida esperienza di leadership internazionale matura-

ta all’interno di Alfa Laval e nel più ampio contesto industriale. Prima di entrare in azienda, ha ricoperto ruoli manageriali in ambito commerciale e marketing presso primarie realtà industriali attive nei settori dell’energia e del trattamento termico.

Entrato in Alfa Laval nel 2011, Semat ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità e, dal 2017, ha guidato Alfa Laval France & North West Africa in qualità di Managing Director. Porta con sé un approccio al-

Mech-I-Tronic integra Rotzinger PharmaPack

Mech-I-Tronic, specializzata nello sviluppo di soluzioni meccatroniche avanzate per i settori farmaceutico, cosmetico e dell’imballaggio, rafforza la propria strategia di crescita nel settore dell’imballaggio farmaceutico attraverso l’integrazione di Rotzinger PharmaPack (precedentemente parte del Gruppo Rotzinger).

Nel 2025, Rotzinger PharmaPack ha registrato un fatturato di circa 26 milioni di euro, impiega circa 110 dipendenti e ha sede a Waiblingen, nei pressi di Stoccarda.

Questa acquisizione amplia le competenze di Mech-I-Tronic nei segmenti industriali ad alto valore aggiunto, in particolare nel settore farmaceutico, dove l’automazione, la tracciabilità e la qualità dei processi sono requisiti imprescindibili. Rafforza inoltre la posizione del Gruppo nel setto-

re delle tecnologie di packaging farmaceutico.

Passando a Mech-I-Tronic, Rotzinger PharmaPack entra a far parte di una rete di 14 aziende altamente specializzate, in grado di fornire soluzioni di automazione su misura per applicazioni industriali complesse. Nel 2025 il Gruppo ha registrato un fatturato complessivo superiore a 200 milioni di euro, con un Ebitda di 30 milioni di euro.

Rotzinger PharmaPack è un centro di competenza per soluzioni di automazione e confezionamento destinate all’industria farmaceutica. Le soluzioni dell’azienda spaziano dalle singole macchine ai sistemi di packaging chiavi in mano, comprese macchine di riempimento e tappatura, nonché soluzioni di incartonamento e serializzazione/aggregazione per la tracciabilità dei prodotti. Inoltre, Rotzinger PharmaPack offre soluzioni per la digitalizzazione dei processi di produzione e confenzionamento. A seguito dell’integrazione in Mech-I-Tronic, il core business, il team

la leadership focalizzato sulle prestazioni, sull’innovazione, e sulla creazione di valore sostenibile per i clienti.

e il know-how ingegneristico di Rotzinger PharmaPack rimarranno invariati. L’azienda continuerà a servire la propria clientela globale e opererà da una nuova struttura dedicata a Waiblingen, progettata per supportare la crescita futura.

“Far parte di Mech-I-Tronic ci offre il sostegno e lo slancio necessari per concentrarci sulle nostre competenze chiave: lo sviluppo di soluzioni di confezionamento che creino valore reale per i nostri clienti”, ha affermato Marc Wilhelms, amministratore delegato di Rotzinger PharmaPack. “Allo stesso tempo, la filosofia del Gruppo ci permette di mantenere l’agilità che ci consente di rispondere in modo rapido e flessibile alle esigenze dei clienti”.

“L’industria farmaceutica rappresenta un mercato strategico per le tecnologie di automazione avanzate”, ha dichiarato Marco Giovannini, presidente di Mech-I-Tronic. “Con Rotzinger PharmaPack, aggiungiamo una competenza eccezionale nel settore del packaging farmaceutico e rafforziamo ulteriormente il nostro portafoglio tecnologico”.

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Compliance, IA e integrità dei dati: come cambia la governance nel pharma

Organizzato da PVS, in collaborazione con Qualiware, Endress+Hauser Group e Soltech Srl, il Compliance Day 2026 ha riunito aziende ed esperti della filiera farmaceutica per confrontarsi sui temi chiave della compliance digitale.

a cura di Eva De Vecchis

Il Compliance Day ha rappresentato un momento di confronto tra esperti del settore sui principali temi che stanno trasformando il mondo della compliance farmaceutica, tra evoluzione normativa, digitalizzazione e nuove tecnologie. L’evento, organizzato da PVS Srl in collaborazione con Endress+Hauser Group, Soltech Srl e Qualiware, si è svolto presso l’Hotel Selene di Pomezia lo scorso aprile.

Nel corso della giornata sono stati approfonditi alcuni degli argomenti più rilevanti per il pharma, a partire dagli aggiornamenti relativi ad Annex 11 e Annex 22, fino alle osservazioni ricorrenti AIFA, alle misure affidabili in ambito GMP e alle prospettive offerte da automazione e sicurezza per il futuro del comparto.

Focus sull’Annex 22 e le regole per l’uso dell’IA

Particolare attenzione è stata dedicata al nuovo Allegato 22 sull’Intelligenza Artificiale, che definisce i requisiti per l’utilizzo dell’IA e del machine learning nella produzione di principi attivi e medicinali. Il documento stabilisce criteri specifici per la selezione, l’addestramento e la convalida dei modelli di IA, ponendo l’accento sulla definizione dell’uso previsto del modello, sui parametri di prestazione, sulla qualità dei dati di training e sulla gestione dei dati di test.

L’Annex 22 introduce inoltre il concetto di supervisione continua dei sistemi di IA, includendo attività di controllo delle modifiche, monitoraggio delle performance dei modelli e procedure di revisione umana quando necessario. Un approccio che conferma quanto l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi regolati richieda non solo innovazione tecnologica, ma anche solide garanzie in termini di affida-

bilità, tracciabilità e data integrity. Durante il Compliance Day si è parlato anche dell’importanza di adottare strumenti capaci di supportare la gestione documentale e la compliance in modo strutturato e centralizzato. In questo contesto, Qualiware ha mostrato come la digitalizzazione dei processi possa aiutare le aziende a mappare, controllare e ottimizzare i flussi aziendali, assicurando al tempo stesso conformità ai principali standard e requisiti normativi internazionali, inclusi Annex 11 EU GMP e 21 CFR Part 11. L’evento ha confermato come il settore farmaceutico stia attraversando una fase di profonda evoluzione, in cui compliance, automazione e intelligenza artificiale sono sempre più interconnesse. Il confronto tra aziende, consulenti ed esperti ha evidenziato la necessità di affrontare queste trasformazioni con strumenti adeguati, competenze specialistiche e una visione orientata all’innovazione sostenibile dei processi.

Simposio AFI: l’industria della salute nel tempo dell’IA

Dal 10 al 12 giugno 2026 il Palacongressi di Rimini ospiterà il 65° Simposio AFI, appuntamento di riferimento per il mondo farmaceutico e delle life sciences italiane. Il titolo scelto per questa edizione, “L’Industria della Salute nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”, sintetizza il momento di trasformazione che il comparto sta vivendo: non più semplice digitalizzazione dei processi, ma integrazione avanzata di tecnologie intelligenti capaci di incidere concretamente su ricerca, sviluppo, produzione, supply chain, compliance e rapporto con il paziente.

In un contesto globale sempre più competitivo, l’Intelligenza Artificiale si conferma infatti leva strategica per accelerare l’innovazione, ottimizzare le performance industriali e migliorare qualità ed efficienza dei servizi sanitari. Il Simposio AFI si propone come luogo privilegiato di confronto tra industria, istituzioni, università, centri di ricerca e associazioni di categoria, con l’obiettivo di

analizzare opportunità, criticità e prospettive di questa evoluzione. Il programma scientifico prevede 14 sessioni tecnico-scientifiche, workshop aziendali, una sessione poster, tavole rotonde, contest dedicati ai giovani talenti e momenti di networking che coinvolgeranno i principali stakeholder del settore. Tra i temi centrali: AI e ricerca clinica, biotech e terapie avanzate, produzione pharma, qualità, regolatorio, digital health, HTA & market access, farmacovigilanza, supply chain e dispositivi medici. Ad aprire ufficialmente i lavori sarà Giorgio Bruno, presidente di AFI, seguito dalla Lectio Magistralis di Massimo Scaccabarozzi, direttore ON RADAR Think Tank Fondazione Menarini e presidente di Menarini Biotech, dedicata proprio al ruolo dell’intelligenza artificiale nel futuro dell’industria della salute. È pre-

vista inoltre una Lectio Magistralis di Riccardo Zagaria, presidente di Egualia. Particolare attenzione sarà riservata agli aspetti regolatori e alla governance dell’AI, tema oggi cruciale per garantire uno sviluppo tecnologico sostenibile, etico e conforme alle normative europee. Ampio spazio anche alle applicazioni concrete dell’IA nella produzione farmaceutica, nella gestione dei dati clinici, nella qualità, nella serializzazione, nelle terapie avanzate e nell’engagement digitale del paziente.

LAB Italia 2026: una guida per i professionisti del laboratorio

A Milano riflettori accesi sulle nuove sfide dei laboratori, chiamati a produrre dati accurati e difendibili in un contesto sempre più pressante e regolamentato. L’evento dedicherà un’attenzione speciale al tema dei PFAS.

In tutta Europa, ai laboratori viene richiesto di fare di più, con maggiore precisione, sotto regolamentazioni più stringenti e con crescente pressione a produrre dati non solo accurati, ma anche difendibili.

LAB Italia 2026, in programma il 16

e 17 giugno all’NH Milano Congress Centre di Milano, si inserisce in questo contesto in evoluzione. Piuttosto che presentare l’innovazione in modo isolato, riunisce ricerca, regolamentazione e applicazione in un ambiente pensato per affrontare le sfide reali dei laboratori.

Pochi temi riflettono queste pressioni quanto i PFAS. Con l’aumento dell’attenzione su questi contaminanti persistenti, i laboratori devono perfezionare la rilevazione, allineare i metodi, validare i risultati tra reti diverse e rispondere a requisiti normativi in evoluzione. È in tale scenario che LAB Italia si posiziona: non solo come fiera, ma come ambiente di lavoro in cui le sfide vengono analizzate nel dettaglio e prendono forma soluzioni concrete. Per i professionisti delle scienze chimiche e fisiche, rappresenta un’opportunità mirata per confrontarsi con i temi che stanno plasmando le pratiche di laboratorio.

PFAS e analisi ambientale: dai dati alle decisioni

Tra le aree più rilevanti del programma vi sono le sessioni dedicate ai PFAS attraverso studi interlaboratorio e ricerche collaborative. Queste discussioni si concentrano sulle prestazioni dei metodi, sulla comparabilità e sull’affidabilità, rivolgendosi direttamente ai laboratori impegnati nell’analisi delle acque, nel monitoraggio industriale e nella conformità ambientale.

A LAB Italia 2026, Sandro Spezia, Direttore di Unichim, e Maurizio Bettinelli, coordinatore del programma di prove valutative ambientali di Unichim, presenteranno i risultati di quattro circuiti interlaboratorio consecutivi, che hanno coinvolto oltre 130 laboratori partecipanti. Dai primi cicli è emerso un andamento costante di recupero

insufficiente per i composti PFAS a catena lunga, un risultato con implicazioni dirette per qualsiasi laboratorio impegnato a rispettare le soglie normative attuali. I circuiti successivi hanno introdotto un protocollo analitico modificato, con trattamento al metanolo in linea con la norma UNI EN 17892, e il miglioramento osservato su tutti i congeneri è stato significativo.

Claudio Bettinelli, anch’egli di Unichim, presenterà il tema dell’agitazione del campione come fonte sottovalutata di variabilità analitica. Per i laboratori che hanno riscontrato problemi di riproducibilità nella determinazione dei PFAS, queste sessioni offrono indicazioni concrete e basate su evidenze, difficili da trovare altrove.

Lo stesso team affronterà anche la caratterizzazione dei rifiuti tramite prove di lisciviazione, ambito in cui i dati interlaboratorio hanno evidenziato incoerenze metodologiche, di interesse per i laboratori attivi nel monitoraggio industriale e nella conformità ambientale.

Standard, accreditamento e linguaggio della misura

Accanto ai contaminanti emergenti, il programma pone forte attenzione sui framework che sostengono il lavoro di laboratorio. Sessioni guidate da importanti organismi scientifici esplorano temi come accreditamento, qualità analitica e armonizzazione della terminologia a livello internazionale. L’allineamen-

to continuo di definizioni e metodologie non è un esercizio teorico, ma influenza direttamente il modo in cui i laboratori operano, collaborano e riportano dati oltre i confini. Per i professionisti della qualità e della compliance, questo offre sia una visione strategica sia indicazioni pratiche.

Dalla ricerca all’applicazione: cosa è pronto per il laboratorio

LAB Italia mette in evidenza anche la ricerca applicata con chiari percorsi verso l’utilizzo in laboratorio. Nel corso del programma, i progressi nella diagnostica rapida, nei materiali reattivi e nei nuovi modelli di test dimostrano come l’innovazione scientifica venga tradotta in strumenti capaci di migliorare efficienza, coerenza e riproducibilità. L’attenzione non è solo sulla scoperta, ma su ciò che è già pronto per essere implementato in ambienti di laboratorio reali.

Tecnologia nella pratica: quando il dettaglio conta

Oltre al programma congressuale, le sessioni del Programma Tecnico offrono una prospettiva più tecnica e operativa. Queste presentazioni, curate da espositori e specialisti tecnologici, permettono di approfondire strumentazione, tecniche analitiche e ottimizzazione dei flussi di lavoro nella pratica. Creano uno spazio per discussioni dettagliate, consentendo ai partecipanti di andare oltre i concetti generali

e comprendere come le tecnologie funzionano e si integrano nei processi esistenti.

Giulia Draghi, Sales Manager di GVS, analizzerà le sfide analitiche legate ai limiti di quantificazione estremamente bassi richiesti dalle normative moderne sui PFAS; Fabio Stropeni di SRA Instruments presenterà soluzioni per l’automazione della preparazione dei campioni; ed Emanuele Ceccon affronterà una domanda che molti chimici analitici si pongono: dopo due decenni di analisi dei PFAS, è stato davvero raggiunto un consenso sulle migliori pratiche?

Perché è rilevante oggi

Per i professionisti di laboratorio che partecipano a LAB Italia, il valore risiede nella convergenza di questi elementi. Il programma consente di approfondire le nuove sfide analitiche, offrendo al tempo stesso chiarezza sugli standard in evoluzione e accesso a soluzioni applicabili nel lavoro quotidiano. È proprio questa combinazione di ricerca, regolamentazione e applicazione concreta a rendere l’evento rilevante per chi opera nel settore dei laboratori. In un contesto in cui precisione, coerenza e capacità di adattamento sono essenziali, questo tipo di confronto non è facoltativo, ma una vera necessità professionale.

LAB Italia 2026 si terrà il 16 e 17 giugno all’NH Milano Congress Centre di Milano. La registrazione è gratuita, con iscrizione separata per i corsi ECM.

Avisa supporterà ABS Europe 2026

Avisa – l’Associazione nazionale di Federchimica che rappresenta le imprese produttrici di adesivi e sigillanti, inchiostri da stampa, pitture e vernici – attraverso il Gruppo adesivi e sigillanti supporterà ABS Europe 2026 - Adhesives Bonding & Sealants, la prima manifestazione fieristica in Italia dedicata a adesivi, colle, sigillanti, schiume, nastri, resine, rivestimenti, laminati e pellicole, organizzata da Italian Exhibition Group Spa e A151 Srl, in programma dal 27 al 29 ottobre 2026 a Fiera di Vicenza.

L’accordo tra il Gruppo adesivi e sigillanti di Avisa-Federchimica e ABS Europe 2026, la fiera che presenta tutte le fasi della produzione nel comparto – tra cui materie prime, tecnologie, attrezzature, macchinari, impianti, soluzioni, prodotti e servizi – favorirà la visibilità

L’AGENDA

CPHI Americas

2-4 giugno, 2026 Pennsylvania, Usa www.cphi.com/americas/en/home.html

Expoquimia

2-5 giugno 2026 Barcellona, Spagna www.expoquimia.com

ChemE Show

9-10 giugno 2026 Houston, Usa cheme-show.com

Simposio AFI

10-12 giugno 2026 Rimini simposio.afiscientifica.it

LAB Italia

16-17 giugno 2026 Milano www.lab-italia.com

dell’industria italiana degli adesivi e sigillanti.

Secondo la società di ricerche Reed Intelligence, il mercato italiano degli adesivi e dei sigillanti vale circa 2,6 miliardi di euro e fino al 2033 registrerà incrementi a un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 2,33%.

Il Gruppo adesivi e sigillanti di Avisa conta 45 imprese che rappresentano il 60% del mercato e occupano oltre 4.000 addetti: la partecipazione a ABS Europe 2026 darà un ulteriore impulso al settore e permetterà, oltre al coinvolgimento delle aziende, attività di networking con confronti sullo sviluppo delle tecnologie e sugli aspetti normativi.

“ABS Europe 2026 rappresenta una novità nel panorama nazionale delle fiere”, dichiara Guido Cami, presidente del Gruppo adesivi e sigil-

lanti di Avisa-Federchimica. “Accogliamo con favore una manifestazione che mette la nostra industria al centro dei lavori. Siamo al fianco degli organizzatori per il successo dell’iniziativa”.

“Siamo felici e onorati di contare sul supporto del Gruppo adesivi e sigillanti di Avisa-Federchimica”, dichiara Marco Pinetti, direttore di A151 Srl. “È un passaggio fondamentale per un comparto in cui l’Italia svolge un ruolo da leader, che con ABS Europe 2026 avrà ora un’adeguata vetrina internazionale supportata a livello istituzionale”.

“Questa collaborazione rafforza il posizionamento internazionale della manifestazione e consolida il confronto tra istituzioni e industria, generando nuove opportunità di crescita per l’intero settore”, aggiunge Marco Cecchini, Group Exhibition Manager della Divisione Industrial di Italian Exhibition Group.

CPHI China 16-18 giugno 2026 Shanghai, Cina https://www.cphi.com/china

ECC10 - EuChemS Chemistry Congress 12-16 luglio, 2026 Anversa, Belgio euchems2026.eu

Pharmaconex 1-3 settembre 2026 Il Cairo, Egitto www.pharmaconex-exhibition.com

X Congresso Nazionale SIFAPLa galenica come forma di intelligenza umana 18-20 settembre 2026 Verona www.newaurameeting.it

Ilmac 23-24 settembre 2026 Losanna, Svizzera www.ilmac.ch/en

Powtech Technopharm 29 settembre - 1 ottobre 2026 Norimberga, Germania www.powtech-technopharm.com/en

Pharmexpo 23-25 ottobre 2026 Napoli pharmexpo.it

Labotec 26-27 ottobre 2026 Parma www.labotec.one/it/home/index.php

ABS Europe 2026

Adhesives Bonding & Sealents 27-29 ottobre 2026 Vicenza abs.show

Pharmapack Asia 3-4 novembre 2026 Singapore www.pharmapackasia.com

CPHI India 23-26 novembre 2026 Delhi, India www.cphi.com/india

Pharmapack Europe 27-28 gennaio 2027 Parigi, Francia www.pharmapackeurope.com

Interphex 13-15 aprile 2027

New York City, Usa www.interphex.com

Chemspec Europe

24-25 maggio 2027

Basilea, Svizzera www.chemspeceurope.com

Labotec cresce e guarda al futuro

La seconda edizione intende consolidare l’evento come osservatorio sull’evoluzione del laboratorio e dell’analisi riunendo una proposta espositiva specializzata, contenuti tecnico scientifici, dimostrazioni dal vivo e occasioni di networking mirate.

Il 27 e 28 ottobre Labotec torna a Parma con la sua seconda edizione, pronta a consolidarsi come osservatorio concreto sull’evoluzione del laboratorio e dell’analisi con un format compatto e ad alto valore, capace di riunire in sole 2 giornate una proposta espositiva specializzata, contenuti tecnico scientifici, dimostrazioni dal vivo e occasioni di networking mirate.

Dopo una prima edizione che ha registrato la presenza di oltre 4.000 professionisti provenienti da 43 paesi e più di 200 espositori e brand da 21 nazioni, con un livello di soddisfazione tra i partecipanti superiore all’80%, l’evento si prepara oggi a una nuova fase di crescita, forte di un tasso di riconferma pressoché totale da parte degli espositori e di un numero crescente di nuove aziende che scelgono Labotec per presentare le proprie soluzioni.

Nell’edizione 2026 Labotec rafforza inoltre il proprio posizionamento internazionale attraverso un Top Buyers Program dedicato a buyer esteri selezionati e concretamente coinvolti nei processi decisionali d’acquisto. L’obiettivo è accrescere ulteriormente la qualità delle relazioni e delle opportunità di business, offrendo agli

espositori un contesto qualificato in cui dialogare con interlocutori provenienti dai mercati più strategici. La manifestazione si rivolge all’intero ecosistema del laboratorio e dell’analisi, configurandosi come piattaforma di riferimento per produttori di tecnologia, distributori, laboratori, startup e centri di ricerca.

Una piattaforma per connettere tecnologie, competenze e relazioni La trasversalità dei settori rappresentati – dall’alimentare e bevande, al chimico e petrolchimico, dal farmaceutico e veterinario al cosmetico, fino a biotecnologie, sanità, diagnostica e ricerca – rende Labotec un appuntamento capace di intercettare esigenze differenti in un unico contesto altamente specializzato. Anche riguardo alle tecnologie presentate, la presenza è ampia e integrata: strumenti di analisi, controllo e monitoraggio, automazione, preparazione del campione, microscopia, spettrometria rappresentano un ventaglio completo di soluzioni in grado di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più evoluto.

Inoltre, per l’edizione 2026, Labotec conferma il proprio format integrato, che affianca all’area espositiva

un programma di contenuti dedicato ai principali trend del settore. Conferenze, dibattiti e momenti di approfondimento ad alto contenuto scientifico e applicativo, con il contributo di partner scientifici qualificati e il coinvolgimento diretto delle aziende, rafforzano il valore della manifestazione come piattaforma di riferimento per aggiornamento, networking e crescita del settore. A rendere ancora più completa l’esperienza Labotec, i progetti speciali LabWorld Arena e Demo Area, realizzate in collaborazione con LabWorld.it, dedicate rispettivamente a workshop aziendali e dimostrazioni dal vivo, e la Talent Academy, sviluppata con Cisita Parma per favorire l’incontro tra imprese e nuovi talenti.

Con la seconda edizione, Labotec prosegue nel percorso di crescita con l’obiettivo di affermarsi come punto di riferimento in Italia per il mondo del laboratorio e dell’analisi, offrendo una piattaforma capace di connettere tecnologie, competenze e relazioni a supporto dell’evoluzione del settore.

Ghiaroni & C. S.r.l. e Giorgio Bormac Srl hanno già confermato il proprio sostegno alla seconda edizione di Labotec in qualità di Sponsor Platinum.

L’ingresso è gratuito previa registrazione obbligatoria sul sito ufficiale; ulteriori informazioni su espositori, contenuti, settori coinvolti e modalità di partecipazione sono sempre in aggiornamento e disponibili su labotec.one.

GUARNIZIONI PER ALTE TEMPERATURE

Cod. 9TX Guarnizioni spirometalliche

Le guarnizioni spirometalliche sono costituite da un nastro metallico con profilo sagomato e accoppiato a un altro nastro di riempitivo (grafite, PTFE, fibra di ceramica, vetro o Mica) avvolti entrambi uniformemente con una costante tensione di avvolgimento. Il particolare profilo metallico ha un’azione elastica che assicura una perfetta tenuta in tutte le condizioni di temperatura e pressioni fluttuanti.

Cod. 4131A PTFE FDA

Treccia composta da fili di PTFE puro, impregnata filo per filo con dispersione di PTFE, realizzata con il sistema di intreccio diagonale. Questa baderna ha un basso coefficiente d’attrito sull’albero e un’elevata resistenza agli agenti chimici.

Cod. 3350-3360 Coprivalvole e Copriflange

I manufatti tessili Texpack® comprendono copriflange, coprivalvole e coprigiunto, che vengono prodotti sartorialmente con tipologie di materiali e tessuti idonei a non essere contaminati e degradati dai fluidi che passano all’interno dell’impianto. La loro struttura tessile può essere prodotta o con un unico tipo di tessuto o con due elementi aggiuntivi, come una fascia in FEP trasparente che consente la visualizzazione esterna del punto di tenuta e per perdite eventuali.

3240COMA Cuscinetti isolanti

Texpack® produce manufatti tessili coibenti chiamati comunemente “insulation blanket”. I cuscini vengono costruiti nella sartoria specializzata, sia su specifico disegno del cliente che su rilievo mirato dell’impianto. Innumerevoli sono le composizioni strutturali dei manufatti che, in base all’applicazione e alle condizioni di lavoro, possono essere costruiti con tipologie di tessuti diversi e di isolanti specifici.

Una formulazione innovativa contro le malattie da insetti vettori

Dalla ricetta storica dell’insettorepellente a una soluzione sgradita agli insetti efficace e innovativa. Così lo Stabilimento Chimico

Farmaceutico Militare di Firenze contribuisce alla lotta contro

l’emergenza epidemiologica legata agli insetti vettori, accelerata dal cambiamento climatico.

di Arcangelo Moro*, Paolo Giannotta**, Marianna Villani***

Premessa: il quadro normativo e il ruolo dello SCFM

Figura 1Boccette di oli essenziali: Lemon Eucalyptus (a sinistra) e Lemongrass

*Comandante dello

Stabilimento Chimico

Farmaceutico Militare di Firenze,

**Capo Sezione

Forme Solide e Liquide SCFM

***Assistente tecnico chimico - fisico SCFM

In Italia e in Europa una “soluzione sgradita agli insetti” rientra nella categoria dei biocidi, la cui gestione – dagli aspetti regolatori a quelli produttivi e di immissione in commercio – differisce dal farmaco; infatti i biocidi sono disciplinati dal Regolamento (UE) n. 528/2012. Gli insettorepellenti vengono autorizzati in due fasi:

1) Il principio attivo (avente l’effetto biocida) deve essere approvato a livello dell’UE e presente nell’elenco ECHA (Agenzia Europea per le sostanze chimiche). Ne sono analizzate le proprietà pericolose e i possibili rischi per gli esseri umani, gli animali e l’ambiente.

2) Ogni prodotto contenente tale principio attivo deve essere autorizzato per ogni specifica formulazione (liquido, spray ecc.), l’uso previ-

sto (anti-zanzare o zecche) e la categoria di utenti (utilizzatori professionali o grande pubblico). L’iter è, per questi motivi, complesso. Questa premessa vuole evidenziare la versatilità dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (SCFM) in contesti differenti rispetto alla sua mission principalmente farmaceuti-

ca, la quale richiede l’applicazione delle linee guida internazionali “Norme di Buona Produzione” (GMP) al fine di garantire qualità e sicurezza dei suoi prodotti. Tuttavia, lo SCFM non soltanto è in grado di adottarle in campo farmaceutico, ma anche in un ambito meno critico, quale è quello dei Presidi Medico-Chirurgici (PMC).

I locali adibiti alla produzione di soluzioni a base alcolica sono stati progettati e costruiti tenendo conto della Direttiva ATEX 99/92/CE, relativa al rischio di esplosione in presenza di gas, di polveri e liquidi infiammabili. Secondo la classificazione della Norma ATEX EN 60079-10-1, il reparto per i PMC rientra in Zona ATEX 1, ovvero luogo con emissione prevista periodicamente oppure occasionalmente durante il funzionamento normale. Infatti, la soluzione di biocida contiene sostanze che hanno basso punto di ebollizione, generando vapori facilmente infiammabili ed esplosivi quando immessi in ambienti chiusi e a contatto con l’aria. Pertanto, secondo il Decreto Legislativo 81/2008 in materia di “Sicurezza sul Lavoro”, sono state adottate misure necessarie a livello impiantistico: aspiratori a proboscide inseriti nei punti critici di processo oltre ad adeguato sistema antincendio all’interno del reparto, proprio per preservare la sicurezza degli operatori, ulteriore aspetto fondamentale sul quale lo SCFM dedica una marcata attenzione.

Il nuovo prodotto: tra chimica e fitochimica

I vettori sono organismi viventi che trasmettono un agente infettivo da un animale all’uomo. Nel caso specifico, si tratta principalmente di vettori biologici, artropodi come zanzare e zecche; queste ingeriscono microrganismi patogeni durante un pasto di sangue da un ospite infetto (umano o animale) e lo trasmettono a un nuovo ospite mediante punture o morsi. Si ricorda che le zanzare sono state portatrici di febbre gialla e virus zika (zanzara Aedes), malaria (zanzara Anopheles) e virus West Nile (zanzara Culex), causando milioni di vittime.

Pertanto, l’ipotesi di una nuova for-

mulazione prevede l’unione dello storico principio attivo DEET (N,N-dietil-meta-toluamide), molecola chimica di origine sintetica, con sostanze di origine naturale a base di oli essenziali con effetto repellente: Lemon Eucalyptus (nome botanico: Corymbia citriodora, comunemente Eucalipto Limone) e Lemongrass (nome botanico: Cymbopogon citratus, comunemente Citronella), i cui principi attivi sono rispettivamente il para-mentano-3,8-diolo (PMD) – o Mentoglicolo – e il Citronellale, con lo scopo di potenziare l’efficacia e la durata del prodotto dopo l’applicazione (figura 1).

Gli oli essenziali si ricavano dalla distillazione in corrente di vapore di foglie e ramoscelli delle piante officiali citate. Sono miscele di composti organici volatili, in particolare composti aromatici e terpeni proprio come il PMD e il Citronellale; infatti queste due molecole oltre ad esercitare l’azione insettorepellente in sinergia con il DEET, conferiscono anche una tipica profumazione mentolata per il PMD e agrumata (limone) per il Citronellale, che rende il prodotto più gradevole all’utilizzo.

I meccanismi d’azione dei principi attivi

Il DEET (figura 2) è stato sviluppato dall’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale per i soldati impiegati in guerra in zone infestate dalle zanzare portatrici di malattie; è nell’uso militare dal 1946 e poi entrato in commercio anche per uso civile nel 1965.

Secondo alcuni studi scientifici, il DE-

ET agisce sui recettori olfattivi degli insetti vettori in due modi differenti: il primo è correlato alla natura volatile della molecola nella fase di evaporazione, la quale raggiunge e attiva i recettori olfattivi dell’insetto facendoli allontanare a causa della sua natura sgradevole; questo meccanismo è “concentrazione-dipendente”, cioè l’effetto è sempre più forte in correlazione all’aumento della concentrazione del DEET nella formulazione. Il secondo si riferisce all’attrattività che i vettori hanno verso l’odore dell’acido lattico presente sulla pelle umana, quindi il DEET inibisce la risposta neuronale verso l’acido lattico andandone a coprire l’odore.

Il Citronellale (figura 3), aldeide terpenica volatile, e il para-mentano-3,8-diolo (PMD) (figura 4) agiscono principalmente sui recettori olfattivi dei vettori, interferendo sulla loro capacità di captare gli odori presenti sulla pelle, non soltanto di acido lattico come per il DEET ma anche di anidride carbonica e del sangue. Inoltre, grazie al loro forte odore rispettivamente agrumato e mentolato, svolgono un’azione irritante sui loro recettori sensoriali causando allontanamento dell’insetto per disorientamento e difficoltà ad atterrare sulla pelle.

Figura 3Molecola strutturale di Citronellale
Figura 2Molecola di DEET

Industria farmaceutica

Figura 4Molecola strutturale di PMD

Presidi medico chirurgici all’interno di SCFM

Il processo produttivo prevede considerazioni ben precise prima di passare al vero e proprio confezionamento; esse ruotano attorno alla formulazione, il cuore dell’intera attività. Il reparto si avvale di procedure scritte e validate che rispettano la qualità e la sicurezza a partire dalle materie prime al prodotto finito. Infatti, una volta miscelate le componenti della formulazione in appositi reattori dotati di miscelatori, si ottiene un’emulsione denominata “bulk”, la quale viene lasciata in una condizione di riposo affinché raggiunga la stabilità. In questa particolare fase si andranno ad evidenziare la robustezza del processo e la buona riuscita del prodotto: si renderanno necessari il monitoraggio e il mantenimento di tutti i parametri ambientali all’interno di intervalli ben definiti per evitare alterazioni chimico-fisiche della miscela come la degradazione dei principi attivi, lo sviluppo di sostanze secondarie, l’evaporazione dei solventi dalla miscela, tutte problematiche che andrebbero a variare il titolo in percentuale e le concentrazioni originarie dei principi attivi. Infine, verranno eseguiti controlli analitici e microbiologici necessari a confermare la conformità agli standard, sia dettati dalla normativa sia stabiliti internamente; tali operazioni vengono de-

finite “controlli in process”. Il passo successivo è il “filling” –procedimento di particolare rilevanza – in cui il “bulk” viene trasferito all’interno dei flaconi grazie alla macchina imbottigliatrice in acciaio, semi-automatizzata e dotata di un sistema di pre-pulizia dei flaconi mediante soffiatura (figura 5). Soltanto alla fine i flaconi passano alla macchina etichettatrice, anch’essa automatizzata. Queste caratteristiche mettono in evidenza l’ulteriore aspetto qualificante dello SCFM come sito industriale di spicco in termini di avanguardia tecnologica in ambito medicale.

L’impatto ambientale Lo SCFM focalizza l’attenzione su due aspetti molto importanti a livello mondiale: l’economia circolare e il rispetto per l’ambiente. Per quanto riguarda la prima considerazione, essa si riferisce al packaging del prodotto, il quale deve avere caratteristiche compatibili con le componenti chimiche all’interno della formulazione ma deve anche rispettare l’ambiente. Il DEET, che svolge un’azione di solvente su alcune tipologie di plastiche, è la molecola sulla quale soffermarsi specificamente; tuttavia, si può valutare l’utilizzo di materiali riciclabili al cento per cento come il Polietilene Tereftalato (PET) o l’alluminio, entrambi adeguati a contatto con il DEET.

In particolare, l’alluminio è definito come metallo eterno proprio perché è riciclabile infinite volte ed è il materiale sostenibile per eccellenza. Inoltre, è resistente agli urti, versatile e comodo da utilizzare, se pensato per un flacone spray, in quanto molto leggero.

In merito al secondo aspetto riguardante il rispetto per l’ambiente, è molto importante saper gestire gli scarti dalla lavorazione. Si trat-

ta di residui che potrebbero causare un danno all’ecosistema, soprattutto in ambiente acquatico, ma lo SCFM è lungimirante anche in questo caso. Infatti, è previsto un procedimento di raccolta e stoccaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose, i quali, attraverso particolari e specifici trattamenti per reflui e miscele industriali, verranno poi affidati ad aziende specializzate per il ritiro e lo smaltimento. Il processo d’elezione per molti reflui derivanti da processi farmaceutici è l’ossidazione delle molecole tramite ozono: quest’ultimo svolge un’azione ossidativa importante, tale per cui riesce a rompere anche i legami più forti all’interno della struttura delle molecole, frammentandole. Questi frammenti che ne derivano sono poi più facilmente biodegradabili all’interno dei successivi processi di disinfezione dei reflui.

Cambiamenti climatici e nuova geografia dei vettori Il contesto epidemiologico legato agli insetti vettori non può essere analizzato in modo disgiunto dal fenomeno dei cambiamenti climatici globali, che rappresentano oggi uno dei principali fattori di amplificazione del rischio sanitario. L’aumento delle temperature medie, la variabilità delle precipitazioni e l’allungamento della stagione calda stanno determinando una progressiva ricolonizzazione di latitudini e altitudini un tempo inospitali per numerose specie di artropodi vettori. Le malattie trasmesse da questi insetti sono, tra tutte le patologie infettive, quelle considerate maggiormente sensibili alle variazioni climatiche e ambientali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già evidenziato fin dal 1990.

In Europa, la zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), vettore primario di Chikungunya, Dengue e Zika, ha

S S4

Dove la sicurezza non è un’opzione: ambienti su misura per il pharma con un controllo della contaminazione assicurato

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Cables & Piping | Support & Maintenance

PMC (Presidi MedicoChirurgici)

più che triplicato la propria presenza nel continente nell’arco di un decennio, passando da 114 a 369 regioni europee distribuite in 16 Paesi. Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha registrato nell’estate del 2025 un numero record di focolai di malattie trasmesse da vettori, con la stagione delle zanzare iniziata settimane prima del solito: un segnale inequivocabile dell’impatto diretto del riscaldamento globale sui ritmi biologici di questi insetti. Nel solo 2024 si sono registrati in Europa 304 casi autoctoni di Dengue – più del doppio rispetto ai 130 casi del 2023 – e 1.436 casi di virus West Nile distribuiti in 212 regioni di 19 Paesi.

L’Italia, per la sua posizione geografica di cerniera tra Africa ed Europa, risulta particolarmente esposta. Malattie un tempo confinate alle aree costiere meridionali – come la leishmaniosi canina sostenuta da flebotomi – si sono ormai diffuse in molte regioni del Nord Italia. Analogamente, casi di encefalite virale da zecche (TBE) sono stati segnalati in aree del Nord Italia dove non erano mai stati rilevati in precedenza. Il virus Chikungunya, responsabile del focolaio di Ravenna del 2007, ha fat-

to registrare nel 2025 nuovi episodi epidemici in Francia e in Italia, con casi che si manifestano sempre più precocemente rispetto al passato. Gli esperti del Centro di Ecologia e Idrologia del Regno Unito (UKCEH) avvertono che il tasso di riscaldamento in Europa è circa doppio rispetto alla media globale, e che l’espansione geografica verso nord di queste malattie tropicali è destinata ad accelerare ulteriormente. In questo scenario, i cambiamenti climatici non determinano soltanto uno spostamento geografico dei vettori, ma ne modificano anche il comportamento biologico: temperature più elevate accelerano il ciclo di replicazione dei patogeni all’interno degli artropodi, aumentano la frequenza dei pasti di sangue e prolungano il periodo di attività nell’arco dell’anno. Parallelamente, i crescenti flussi commerciali e i viaggi internazionali contribuiscono all’introduzione di specie esotiche: emblematico è il caso della Aedes albopictus, introdotta in Europa attraverso il commercio di pneumatici usati, substrato ideale per la deposizione delle uova. Tutto ciò rende la protezione individuale tramite insettorepellenti non più una misura esclusiva per i

viaggiatori in zone tropicali, bensì uno strumento di salute pubblica di rilevanza crescente anche per i cittadini europei e italiani. L’ECDC raccomanda esplicitamente l’uso di repellenti cutanei come prima linea di difesa individuale contro le malattie trasmesse da vettori, sottolineando la necessità di rafforzare e intensificare gli interventi di controllo in maniera efficiente e rispettosa dell’ambiente.

Innovazioni tecnologiche e prospettive future nella produzione di insettorepellenti L’urgenza sanitaria indotta dai cambiamenti climatici sta accelerando in modo significativo la ricerca e lo sviluppo nel settore degli insettorepellenti. Il mercato globale dei repellenti, valutato circa 12,5 miliardi di dollari nel 2024, è proiettato a superare i 22 miliardi entro il 2032 con un tasso di crescita annuo del 7,1%, trainato dall’innovazione nelle formulazioni e dall’intensificarsi delle iniziative governative di controllo vettoriale. Le direzioni di ricerca più promettenti convergono attorno a tre grandi ambiti: l’evoluzione dei principi attivi, le nanotecnologie di formulazione e i sistemi di rilascio controllato.

Sul fronte dei principi attivi, l’Icaridina (KBR 3023) si sta affermando come la principale alternativa al DEET, con un profilo di sicurezza superiore: non viene assorbita per via cutanea, non danneggia plastiche e tessuti sintetici, può essere utilizzata con le creme solari e risulta adatta anche a soggetti con pelle sensibile. Il DEET rimane il principio attivo raccomandato dall’OMS per la protezione in zone endemiche ad alto rischio, incluse le aree tropicali con trasmissione di malaria, ma la ricerca contemporanea punta a identificare nuove molecole a bassa tossici-

Figura 5Macchina imbottigliatrice nel reparto

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tà sistemica che possano offrire analoga efficacia. In questo contesto, l’IR3535 (etil-butil-acetil-aminopropionato) sta acquisendo spazio normativo ed è già annoverato tra i principi attivi raccomandati dall’Istituto Superiore di Sanità italiano. Sul piano tecnologico delle formulazioni, le nanoemulsioni e la microincapsulazione rappresentano le frontiere più avanzate. Le nanoemulsioni – sistemi bifasici in cui le particelle di principio attivo sono disperse a scala nanometrica – consentono una pene-

In Europa, la zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), vettore primario di Chikungunya, Dengue e Zika, ha più che triplicato la propria presenza nel continente nell’arco di un decennio, passando da 114 a 369 regioni europee distribuite in 16 Paesi

trazione cutanea più uniforme e una maggiore biodisponibilità del composto repellente, migliorando l’efficacia a parità di concentrazione e riducendo potenzialmente la quantità di sostanza necessaria per ottenere la protezione desiderata. La microincapsulazione, invece, consente di “imprigionare” i principi attivi – siano essi sintetici come il DEET o naturali come oli essenziali di Lemon Eucalyptus e Lemongrass – all’interno di microcapsule polimeriche biodegradabili a rilascio controllato, garantendo un’azione progressiva e prolungata nel tempo e riducendo la volatilità delle molecole attive, che costituisce uno dei principali limiti delle formulazioni convenzionali.

Un’ulteriore prospettiva di svilup-

po riguarda l’impiego di nanocar rier intelligenti, sistemi nanotec nologici capaci di modificare il rila scio del principio attivo in risposta a stimoli esterni quali la tempera tura cutanea, il sudore o l’umidità ambientale. Tali sistemi, già in fa se di sperimentazione nel settore cosmetico e farmaceutico, potreb bero consentire in futuro la pro duzione di repellenti “adattativi”, in grado di intensificare il rilascio del principio attivo nelle condizio ni ambientali di maggiore rischio – come le ore calde della giorna ta o in ambienti umidi – ottimiz zando così l’efficacia del prodotto e la sostenibilità della formulazione. Sul versante della sostenibilità am bientale, la ricerca punta con cre scente interesse verso formulazioni basate su polimeri biodegradabili e principi attivi di origine botanica, in linea con la crescente doman da del mercato europeo di prodotti ecologici e non tossici. L’approccio fitochimico adottato dallo SCFM –che integra nel prodotto compo nenti di origine naturale come il PMD del Lemon Eucalyptus e il Ci tronellale del Lemongrass – si in serisce pienamente in questa ten denza, anticipando un paradigma formulativo destinato a diventare predominante nel settore. La prospettiva di integrazione tra la chimica di sintesi e la fitochimica, già perseguita nella formulazione dello SCFM, potrebbe evolversi ulteriormente con l’ausilio di tecniche biotecnologiche avanzate, quali la fermentazione microbica per la produzione di oli essenziali ad alta purezza o l’impiego dell’intelligenza artificiale per la modellazione in silico di nuove molecole repellenti, ottimizzando il legame con i recettori olfattivi degli insetti bersaglio. In parallelo, lo sviluppo di sistemi di sorveglianza en-

nalzamento delle temperature medie o in conseguenza dei commerci internazionali, hanno risentito della migrazione vettoriale e quindi dell’importazione delle malattie sub-tropicali e tropicali.

L’unione tra l’etica dello Stabilimen to Chimico Farmaceutico Militare e le competenze tecnico-scientifiche dei professionisti che si dedicano unani memente alla sua mission, contribu isce come scopo principale alla tu tela della salute pubblica, italiana e globale.

Ematologia: il D’Agostino Prize allo studio sulle forbici molecolari

Il D’Agostino Prize for Innovative Research in Hematological Rare Diseases promosso dalla Fondazione Cutino di Palermo è stato assegnato per il 2025 a Dario Balestra (Professore di Biologia Molecolare, Dipartimento di Life Science e Biotecnologia, Università di Ferrara) per lo studio Base and Prime Editing:

Precise DNA Tools Opening New Paths for Treating Hemophilia A, lavoro scientifico ritenuto particolarmente innovativo e capace di aprire nuove frontiere per la cura delle persone con Emofilia A. Lo studio, coordinato dal professor Balestra dell’Università di Ferrara con il contributo di Alessia Cucci, Antonia Follenzi, Francesco Bernardi e Mirko Francesco (delle Università di Ferrara e del Piemonte Orientale), ha dimostrato per la prima volta l’efficacia delle tecniche di “Base Editing” e “Prime Editing” nel correggere con precisione le mutazioni genetiche causa di Emofilia A. Il Premio è stato attribuito da un Comitato Internazionale di esperti di malattie rare ematologiche di cui fanno parte Alok Srivastava (Senior Professor, Dipartimento di Ematologia, Christian Medical College Vellore-India, nonché membro del Board

della World Federation of Hemophilia), Khaled Musallam (Group Chief Research Officer, Burjeel Holdings, direttore Thalassemia & Sickle Cell Center - Abu Dhabi), Emanuele Angelucci (già direttore strutture complesse ematologia a Cagliari e Genova, e coordinatore Gruppo Italiano per il trattamento del paziente talassemico trapiantato, nonché del Hemoglobinopathies Registry-European Blood and Marrow Transplant Group-EBMT). Il riconoscimento –nelle motivazioni della Giuria internazionale - premia il “valore scientifico e l’eccezionale carattere innovativo della prima ricerca di correzione genetica dell’Emofilia mediante la tecnica di Prime Gene Editing, un risultato che rappresenta un passaggio storico nella ricerca ematologica e apre nuove prospettive terapeutiche per una patologia rara ad alto impatto clinico”.

Human Technopole: un modello di ricerca aperta nelle scienze della vita

A quattro anni dall’apertura dei primi laboratori, Human Technopole non è più soltanto una start-up: è oggi una vera e propria scale-up della ricerca italiana nel campo delle scienze della vita. La Fondazione, pensata come un investimento strategico del Paese nell’ambito della medicina e della salute, è in piena espansione e sta introducendo un nuovo modo di fare ricerca, interdisciplinare e sinergico con l’ecosistema italiano delle scienze della vita. Accanto alle aree di ricerca già sviluppate dedicate a geno-

mica, neurogenomica, health data science, biologia strutturale e computazionale, dal 2024 la Fondazione ha ampliato il proprio perimetro scientifico con 3 nuove aree strategiche: biologia molecolare e cellulare, simulazione e modellazione biofisica e intelligenza artificiale. Inoltre, attraverso 5 programmi interdisciplinari che mettono a sistema competenze e tecnologie per affrontare alcune delle principali sfide biomediche contemporanee, la Fondazione studia le malattie cardiometaboliche, oncologiche e neurodegenerative e contribuisce allo sviluppo della medicina preventiva e di precisione. Ad oggi HT conta una comunità di 401 ricercatori di 39 nazionalità, di cui 84 italiani rientrati dall’estero; 678 pubblicazioni scientifiche; 31,5 milioni di euro di finanziamenti competitivi tra cui 6 grant ERC, 8 EMBO, 7 Horizon Europe, 6 AIRC e 7 MSCA.

“Questi numeri raccontano una traiettoria chiara: siamo entrati in una nuova fase di maturità e ci stiamo posizionando come modello italiano innovativo per l’intera Europa”, dichiara il presidente della Fondazione Human Technopole Gianmario Verona.

Roche inaugura il centro di ricerca dell’Institute of Human Biology

Roche ha inaugurato il nuovo centro di ricerca dell’Institute of Human Biology. L’apertura segna una tappa importante nella strategia di Roche volta a sfruttare il potenziale trasformativo

la ricerca e sviluppo più predittiva ed efficiente”. “La medicina moderna richiede tecnologie sofisticate”, afferma Azad Bonni, Global Head e Direttore dell’Institute of Human Biology. “Attraverso sistemi modello umani pionieristici e una migliore comprensione delle malattie umane, supereremo i limiti della ricerca tradizionale per prevedere se e come nuovi trattamenti funzioneranno nelle persone. Questa nuova struttura di ricerca consente ai nostri scienziati di realizzare e tradurre scoperte all’intersezione tra scienza fondamentale e scienza industriale, cambiando il modo in cui comprendiamo e affrontiamo le malattie umane”.

L’IHB sfrutta la biologia delle malattie umane, la biologia computazionale e la bioingegneria traslazionale per sviluppare sistemi avanzati in grado di replicare la biologia delle malattie umane con una altissima precisione. Riunire queste diver-

IBM: passo avanti nell’uso dei computer quantistici per la scoperta scientifica

Un team formato da scienziati dell’azienda, del Quantum Science Center e di alcune università ha dimostrato che i computer quantistici possono simulare i materiali a livelli di accuratezza finora ritenuti fuori dalla portata delle capacità quantistiche attualmente disponibili. Con importanti implicazioni anche sullo sviluppo di nuovi farmaci.

IBM ha annunciato lo scorso marzo che il proprio computer quantistico è riuscito a simulare in modo affidabile il comportamento quantistico di un materiale magnetico, ottenendo risultati in linea con gli esperimenti sullo scattering di neutroni, segnando un passo significativo verso l’utilizzo dei computer quantistici come strumenti affidabili per la scoperta scientifica. Il lavoro, riportato in uno studio di ricerca pubblicato in pre-print è stato condotto da scienziati del Quantum Science Center finanziato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti presso Oak Ridge National Laboratory, dell’Università Purdue, dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, del Los Alamos National Laboratory e dell’Università del Tennessee e IBM. La capacità di progettare nuovi materiali, come superconduttori migliori, batterie più efficienti o nuovi farmaci, dipende dalla capacità di comprendere il comportamento quantistico, che spesso risulta difficile da modellare con i metodi classici. Sebbene ci si aspettasse che i computer quantistici potessero affrontare questa sfida, non era ancora chiaro se i processori oggi disponibili fos-

sero in grado di fornire simulazioni quantitativamente affidabili di materiali reali. Questi risultati dimostrano che l’hardware quantistico, insieme ad algoritmi innovativi e a workflow di quantum-centric supercomputing, può simulare con precisione le proprietà dei materiali, cosa difficile da realizzare utilizzando solo i metodi classici.

“Esiste un’enorme quantità di dati sullo scattering di neutroni sui materiali magnetici che non comprendiamo ancora pienamente a causa dei limiti dei metodi classici approssimati”, ha dichiarato Arnab Banerjee, professore assistente di Fisica e Astronomia all’Università Purdue. “Utilizzare un computer quantistico per comprendere meglio queste simulazioni e confrontarle con i dati sperimentali è stato per me un sogno coltivato per oltre un decennio, e sono entusiasta del fatto che oggi abbiamo dimostrato, per la prima volta, che questo è possibile”.

L’esperimento

Da tempo gli scienziati utilizzano sorgenti di neutroni per rivelare le proprietà quantistiche dei materiali, misurando come i neutroni incidenti scambiano energia e quantità di mo-

to con gli spin nel materiale. In questo studio, il team si è concentrato sul cristallo magnetico KCuF3 e ha confrontato direttamente le misurazioni di scattering di neutroni con le simulazioni su un computer quantistico. La forte corrispondenza tra esperimento e simulazione dimostra che i processori quantistici sono ora in grado di calcolare le principali proprietà dinamiche dei materiali reali. “È la corrispondenza più impressionante che abbia mai visto tra dati sperimentali e simulazione con qubit, e alza in modo significativo il livello di ciò che ci si può attendere dai computer quantistici”, ha commentato Allen Scheie, fisico della materia condensata al Los Alamos National Laboratory. “Sono entusiasta del significato che questo risultato può avere per la scienza”. Questi risultati iniziano a consolidare l’utilizzo dei computer quantistici come strumenti computazionali affidabili per la simulazione dei materiali. “Le simulazioni quantistiche di modelli realistici dei materiali e la loro caratterizzazione sperimentale rappresentano una dimostrazione concreta dell’impatto che il quantum computing può avere nei processi di scoperta scientifica”, ha affermato Travis Humble, direttore del QSC presso l’Oak Ridge National Laboratory (ORNL). Lo studio evidenzia inoltre come i miglioramenti in termini di scala e qualità dei processori quantistici siano stati cruciali per il livello di accuratezza raggiunto nella simulazione. “Questi risultati sono stati resi possibili dai tassi di errore dei gate a due qubit che ora sono stati raggiunti sui nostri processori quantistici”, ha affermato Abhinav Kandala, ricercatore di IBM.

Lo stato dell’arte della robotica per una produzione sicura

Nei contesti in cui è necessario un grado estremo di igiene, come gli ambienti sterili o di classe B, i robot Stäubli garantiscono le massime performance rispetto alle normative, alla pulizia e alla sanificazione. Sia che si tratti di operazioni complesse o di routine, contribuiscono ad aumentare l’efficienza operativa del manufacturing farmaceutico.

Stäubli – Experts in Man and Machine

www.staubli.com

Bootcamp formativo per 25 startup del life science

per l’Università degli Studi di Milano

Massimizzare il potenziale di mercato delle startup del Life Sciences & Healthcare e accelerarne l’accesso agli investimenti: è questo l’obiettivo al centro di CATCH atMIND, l’European Digital Innovation Hub (EDIH) guidato dall’Università degli Studi di Milano, che ha ricevuto il marchio Seal of Excellence dalla Commissione Europea ed è stato finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) con fondi PNRR (nell’ambito della

Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, componente 2 “Dalla ricerca all’impresa”, Investimento 2.3 dedicato al potenziamento dei centri di trasferimento tecnologico).

Il progetto coinvolge un ecosistema di partner, tra cui Cariplo Factory, che ha organizzato e promosso tramite bootcamp un percorso di crescita e formazione dedicato a startup e PMI del settore. Il programma si è concluso con un risultato significativo: 25 startup hanno completato un percorso strutturato di crescita imprenditoriale, ricevendo ciascuna formazione one-to-one con esperti di innovazione.

Il percorso si è articolato in 7 bootcamp da due giorni ciascuno, progettati per garantire ad ogni startup un’immersione completa nelle competenze di business essenziali. Attraverso un approccio

Accordo per lo sviluppo di competenze nella chimica

È stato siglato ad aprile un importante accordo per lo sviluppo di progetti di formazione tra Federchimica, Federazione Nazionale dell’Industria Chimica, e le Fondazioni ITS Academy dell’area Chimica e Nuove Tecnologie della Vita. Scopo dell’iniziativa è rafforzare il legame tra il sistema formativo e il tessuto produttivo nazionale, promuovendo la diffusione della cultura tecnica e scientifica come motore fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Paese. Il cuore del progetto prevede l’attivazione di un canale di comunicazione costante tra ITS Academy e imprese, per monitorare i fabbisogni formativi, anche alla luce delle sfide green e digital che caratterizzano sempre di più il settore, permettendo così di formare professionisti con competenze specifiche e aggiornate, pronti a inserirsi con successo negli ambiti chimico, farmaceutico e biotecnologico.

Sono diverse le Fondazioni ITS Academy dell’area Chimica e Nuove Tecnologie che hanno aderito all’iniziativa, ben distribuite su tutto il territorio nazionale: dalla Lombardia al-

pratico e mirato, ogni sessione è stata costruita per favorire l’appli cazione immediata delle conoscen ze acquisite. Gli otto workshop af frontati in ciascun bootcamp han no coperto l’intera catena del valo re imprenditoriale: pitch efficace, business design, fundraising stra tegy & investor mapping, nego tiation strategy, comunicazione e strategia social, analisi della com petition e market sizing, fino allo sviluppo del team.

La struttura in piccoli gruppi – da 3 a 4 startup per bootcamp – ha permesso un lavoro ad alta inten sità, con confronto diretto tra pari e accesso continuativo ai mentor.

Grazie alla sua consolidata espe rienza in open innovation e acce lerazione di startup, Cariplo Fac tory ha supportato le realtà parte cipanti nello sviluppo di strategie efficaci, nell’attrazione di investi menti e nella massimizzazione del loro potenziale di mercato.

la Puglia, passando per Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia.

Grazie alla stretta collaborazione con il mondo delle imprese, cui è affidata circa la metà delle ore di docenza, la percentuale dei diplomati ITS Academy in possesso di un contratto di lavoro a 12 mesi dal conseguimento del titolo è dell’84%, con una coerenza tra percorso di studi e tipologia di occupazione pari al 93% (fonte Indire).

“Questo accordo rappresenta un passo significativo per valorizzare il talento dei nostri giovani e garantire alle imprese le competenze d’eccellenza necessarie per affrontare con successo la transizione tecnologica e ambientale. Sostenere con convinzione gli ITS Academy significa investire nel futuro e nella competitività, consolidando un ponte solido tra i banchi di scuola e il mondo industriale, capace di offrire prospettive occupazionali concrete, stabili e di alta qualità”, ha commentato Francesco Buzzella, presidente di Federchimica.

LAB Italia, evento di riferimento per le tecnologie e le scienze di laboratorio, l’analisi, le biotecnologie tornerà nel 2026 come punto di incontro per professionisti, aziende e ricercatori impegnati nello sviluppo di soluzioni analitiche, servizi avanzati e innovazione scientifica.

Tutti i settori dell’industria del laboratorio riuniti sotto un unico tetto

Sistemi informatici & digitalizzazione

Life Sciences Farmaceutico e veterinario

Biotecnologie Alimentare e bevande

Ambiente AI Chimica e pterolchimica

Cosmetica Plastica e gomma Diagnostica

Sostenibilità Gestione del laboratorio

Dispositivi medici

*General

Particle Characterization: uno strumento strategico

Dimensione, forma, distribuzione, presenza di agglomerati o contaminanti, natura chimica delle popolazioni particellari: sono tutti fattori che influenzano in modo decisivo la qualità finale di un prodotto e la robustezza del suo processo di produzione. Per questo la caratterizzazione delle particelle è fondamentale per prendere decisioni industriali.

Nel mondo farmaceutico, molti problemi di sviluppo e di produzione si manifestano in modo apparentemente semplice, ma hanno radici molto più profonde.

Un lotto che scorre peggio del precedente, una formulazione che perde stabilità, uno spray che cambia comportamento, una deviazione che non si riesce a spiegare: spesso il punto critico non è immediatamente visibile, ma risiede nelle caratteristiche delle particelle che compongono il sistema.

È qui che una caratterizzazione delle proprietà fisiche delle particelle assume un ruolo centrale. Non come semplice insieme di tecniche di laboratorio, ma come strumento per collegare le proprietà fisiche al comportamento del prodotto e prendere decisioni industriali. Dimensione, forma, distribuzione, presenza di agglomerati o contaminanti, natura chimica delle varie popolazioni particellari: tutti questi fattori possono influenzare in modo decisivo la qualità finale di un prodotto e la robustezza del suo processo di produzione.

L’esperienza di Alfatestlab si colloca proprio in questo spazio: aiu-

tare il cliente a leggere correttamente le proprietà delle particelle per comprendere meglio il prodotto. Non si tratta soltanto di misurare, ma di interpretare e incrociare dati provenienti da tecniche ortogonali. E soprattutto di trasformare un’anomalia o un fuori specifica in un dato utile per scegliere come intervenire.

Quando i lotti sono conformi, ma non si comportano allo stesso modo

Uno degli scenari più frequenti in ambito industriale riguarda i lotti apparentemente equivalenti che, in realtà, mostrano differenze di comportamento durante la lavorazione. La granulometria media può sembrare accettabile, i controlli chimici standard possono risultare conformi, eppure il materiale scorre diversamente, si miscela peggio, dà più problemi in compressione o mostra una risposta meno prevedibile nel processo.

In casi come questi, il vero punto non è quasi mai un singolo va -

lore medio, ma la struttura reale della popolazione di particelle. Una coda di fini più pronunciata, la presenza di particelle oversized, una quota maggiore di agglomerati o una morfologia meno regolare possono alterare in modo sensibile il comportamento del materiale. È proprio in questa zona grigia, tra conformità formale e criticità reale, che una caratterizzazione delle proprietà fisiche delle particelle porta valore: consente di vedere differenze che, altrimenti, resterebbero nascoste dietro un dato granulometrico medio.

Per il cliente, il beneficio di un approccio completo diventa molto concreto: capire se il problema dipende dalla materia prima, dal processo produttivo o dal trattamento del campione significa ridurre tempi di indagine, dialogare meglio con fornitori, controllare meglio i processi di produzione e costruire specifiche più aderenti al comportamento reale del prodotto.

di Alice Brun*

Spray e aerosol: quando la qualità passa dalla distribuzione dimensionale delle gocce

In molte applicazioni farmaceutiche e cosmetiche, la qualità percepita e le prestazioni del prodotto dipendono in misura importante dal comportamento dello spray. Una variazione nella distribuzione dimensionale delle gocce può tradursi in differenze di deposizione, uniformità, sensazione d’uso e riproducibilità tra erogazioni o tra lotti.

Per questo la misura della Droplet Size Distribution DSD diventa una chiave interpretativa del prodotto reale e permette di rendere oggettivo ciò che spesso in sviluppo viene descritto con termini qualitativi: spray più fine, più efficace, meno uniforme, meno controllabile. Quando tali comportamenti vengono tradotti in dati, diventa molto più semplice confrontare formulazioni e sistemi di erogazione. Il beneficio per il cliente è duplice: migliorare lo sviluppo tecnico del prodotto e costruire un terreno comune di confronto tra formulazione, qualità, produzione e, in alcuni casi, anche marketing applicativo.

Contaminazioni, particelle anomale e difetti: passare dall’allarme alla diagnosi Uno degli ambiti in cui la caratterizzazione fisica delle particelle esprime un altissimo valore applicativo è quello delle contaminazioni e delle particelle anomale. Una particella visibile in un liquido, un residuo su una superficie, un punto scuro in una formulazione o una popolazione inattesa di particelle sub-visibili possono generare immediatamente preoccupazione. Ma il passaggio decisivo è capire che cosa si sta osservando davvero. La possibilità di combinare osser-

vazione morfologica, distribuzione dimensionale e, quando necessario, informazione composizionale permette di distinguere una deviazione di processo da una contaminazione vera e propria, un agglomerato da una particella estranea, un’anomalia sporadica da un fenomeno sistematico. In termini operativi, questo significa dare al cliente uno strumento più efficace di root cause analysis e ridurre il tempo che intercorre tra il rilevamento dell’anomalia e la soluzione di mitigazione.

Nelle formulazioni complesse di polveri o dispersioni liquide, il punto non è solo la dimensione media ma quella delle varie popolazioni Quando un prodotto contiene più componenti solidi o quando si devono confrontare formulazioni molto vicine tra loro, il tema non è soltanto misurare granulometria media, ma riconoscere le diverse popolazioni presenti e capirne il peso

relativo. Questo è particolarmente importante negli studi di comparabilità tra farmaco generico e reference, nei confronti tra lotti, in caso di cambio di materie prime o fornitori.

In questi scenari, uno studio approfondito di caratterizzazione delle particelle aiuta a vedere la formulazione non come un blocco unico, ma come un insieme di popolazioni con proprietà diverse. Questa capacità di distinguere, segmentare e interpretare rende molto più robusta la lettura dei dati e permette di affrontare problemi complessi con maggiore precisione.

Dalla misura alla decisione

Il vero punto, oggi, non è disporre di una singola tecnica analitica in più, ma è utilizzare la conoscenza delle proprietà delle particelle per prendere decisioni migliori, e più rapide, riducendo il rischio tecnico e aumentando la capacità di controllo.

È questo il contributo che Alfa-

testlab porta ai propri clienti: un approccio applicativo alla particle characterization che mette in relazione dati, problemi e decisioni. Dal nanometro ai millimetri, Alfatestlab offre un servizio analitico con una piattaforma tecnologica all’avanguardia per la caratterizzazione delle particelle e dello stato solido. In settori industriali dove la robustezza non può essere lasciata al caso, conoscere le proprietà delle particelle significa spesso capire prima – e risolvere meglio – i problemi.

Expertise in particle characterization e piattaforma tecnologica state of the art Alfatestlab offre un servizio analitico con una piattaforma strumentale che copre in modo continuativo l’intervallo dal nanometro ai millimetri:

- granulometria laser in configurazioni dry e wet per coprire un ampio intervallo di size, da decine di nanometri fino a qualche millimetro. Per l’analisi DSD degli spray e aerosol in condizioni rappresentative di uso, la granulometria laser fornisce la distribuzione dimensionale delle gocce (D10, D50 e D90) e permette di indagare l’effetto di parametri di processo come la pressione o la velocità di attuazione, la viscosità della formulazione, o per confrontare formulazioni o configurazioni di erogazione differenti; - analisi dinamica d’immagine per polveri e granulati nel range 20um30mm per misure di forma, dimensione e numero delle particelle; - analisi statica d’immagine che raccoglie dati su migliaia di particelle per ogni misura e estrae parametri morfologici avanzati (circularity, aspect ratio, elongation, roughness, convexity, ecc.). Con

un’indagine sulla forma delle particelle diventa possibile identificare e quantificare sottopopolazioni specifiche (agglomerati, frammenti, particelle rotte, cristalli ad alta eccentricità) e supportare studi di scale up e trasferimento metodo in cui piccole variazioni di morfologia hanno impatti significativi su comprimibilità, scorrevolezza e uniformità di miscelazione.

- Morphologically Directed Raman Spectroscopy (MDRS) che unisce image analysis e spettroscopia Raman per misura di dimensione, forma e identificazione chimica delle particelle, e in particolare: distinguere e quantificare particelle di API e di eccipienti all’interno della stessa formulazione; valutare la distribuzione di polimorfi diversi dell’API in miscele complesse; supportare studi di comparabilità tra prodotti (innovator vs generico, lotto A vs lotto B) su basi oggettive; investigare contaminazioni o particelle estranee di natura sconosciuta, ecc.

- Microscopia SEM/EDX e software avanzati di analisi d’immagine: vengono usati in ambito R&D

e troubleshooting per osservare la morfologia fine di cristalli, particelle, coating, agglomerati e indagare la presenza di difetti superficiali, fratture, fenomeni di adesione o di coalescenza. Grazie alla sonda EDX è possibile identificare la natura elementare di particelle anomale o contaminanti, e grazie a software avanzati di analisi d’immagine, come Particle X, possiamo estrarre dalle immagini ad alta risoluzione i parametri dimensionali e morfologici con statistiche significative.

- Light scattering (dynamic, electrophoretic e static light scattering) e Nanoparticle Tracking Analysis NTA per investigare il range nanometrico / submicronico e analizzare la dimensione, il potenziale zeta, il peso molecolare e la concentrazione di LNPs, liposomi, nanoemulsioni, e sistemi colloidali/nanoparticellari e biomolecole in generale. Grazie al servizio analitico offerto da Alfatestlab, oggi la particle characterization non è più un “nice to have”, ma un elemento centrale ed accessibile di sviluppo, scale up e controllo qualità.

La sede di Alfatestlab è a Cernusco sul Naviglio (MI)

Conformità all’Annex 1 e approccio zero loss

A Interpack, Steriline ha mostrato il risultato degli investimenti nello sviluppo di linee sempre più integrate con IA e robotica. In mostra una riempitrice di carpule da 3 ml, in grado di processare 200 pezzi al minuto.

Integrazione tra sistemi di robotica e visione artificiale

Steriline, azienda altamente specializzata nella produzione di linee complete per il riempimento sterile di prodotti iniettabili e oftalmici destinate alle aziende farmaceutiche su scala globale, ha partecipato a Interpack 2026, una delle principali fiere del settore del processing & packaging a livello mondiale, che si è svolta a Düsseldorf a inizio maggio.

Allo stand dell’azienda italiana, è sta-

to possibile osservare la macchina riempitrice KFCM200, progettata e realizzata in totale conformità con le raccomandazioni contenute nell’ultima versione dell’Annex 1.

La soluzione riempitrice di carpule da 3 ml è in grado di processare 200 pezzi al minuto e si compone di: un sistema di alimentazione, un sistema di trasporto dei contenitori, una stazione di inserimento del tappo in gomma, una stazione di riempimento del liquido, una stazione di ghieratura, protezioni di sicurezza. Il serbatoio con corpo in acciaio AISI 316L e una capacità di 3 litri, è stato progettato per fungere da serbatoio tampone per il prodotto proveniente dal serbatoio principale posto a monte.

“Interpack è stata l’occasione per incontrare i nostri stakeholder da tutto il mondo e mostrare ai visitatori le peculiarità delle soluzioni e dell’approccio di Steriline, che continua a investire in innovazione e sviluppo nell’ambito della robotica e dell’Intelligenza Arti-

ficiale”, ha commentato Federico Fumagalli, Chief Sales Officer di Steriline. Anche nel 2026 prosegue l’impegno dell’azienda nell’implementazione delle proprie soluzioni con l’IA, in grado di monitorare in tempo reale le operazioni di riempimento fill & finish lungo tutta la linea, rilevando e segnalando eventuali anomalie in modo puntuale e preciso. L’integrazione dell’IA con la robotica permette poi di automatizzare in modo intelligente e flessibile l’intero impianto, facilitando la gestione e l’ottimizzazione del processo, con un impatto positivo sulla produttività e sull’efficienza operativa.

Monitoraggio avanzato del processo

Le soluzioni sviluppate da Steriline tramite ISS, spin-off del Politecnico di Milano e ora parte del gruppo, riguardano appunto sistemi avanzati di monitoraggio e controllo del processo all’interno degli impianti di fill-finish con un controllo continuo e intelligente delle operazioni critiche che permette di aumentare qualità, sicurezza e ripetibilità.

“Steriline sta affrontando una trasformazione digitale, rafforzando la propria capacità di offrire soluzioni orientate al futuro e rispondendo alle richieste sempre più esigenti del mercato farmaceutico globale”, ha affermato Alessandro Caprioli - Business Development Director Robotics Division per Steriline. “Stiamo lavorando per estendere le tecniche di elaborazione basate sull’Intelligenza Artificiale all’intero processo, con un percorso che parte dai dati raccolti dalla sensoristica e li trasforma in conoscenza del processo in modo da controllarlo con le azioni più opportune. Lo scopo è realizzare soluzioni produttive ancora più sterili, intelligenti e sempre più autonome, potenziando la propria capacità di customizzazione”.

Riempimento di farmaci liquidi ad alta velocità e senza guanti

A interpack 2026, Syntegon ha mostrato come le operazioni nei settori pharma, biotech e food possano essere portate a un nuovo livello di efficienza, flessibilità e sostenibilità.

L’industria sta affrontando una trasformazione radicale: l’aumento della pressione sui costi, la crescente necessità di flessibilità e requisiti normativi sempre più stringenti spingono le aziende a “reimmaginare” la Fabbrica del Futuro. Syntegon risponde a queste sfide con innovazioni co-sviluppate insieme ai propri clienti. La visione è quella di una fabbrica autoregolata, capace di adattarsi a tutte le sfide, supervisionata da un centro di controllo umano supportato dall’intelligenza artificiale.

Etichettatrice modulare

Per costruttori di macchine, system integrator ed end user, l’integrazione della tecnologia di etichettatura rappresenta spesso una delle attività più complesse nelle linee di packaging e produzione. Differenti scenari di installazione, velocità, sistemi di controllo e formati di etichetta richiedono soluzioni altamente flessibili, mantenendo però al minimo sforzi di integrazione, tempi di consegna e complessità del prodotto. A interpack 2026, Herma ha dimostrato come quasi tutte queste esigenze possano essere soddisfatte con un unico sistema, presentato per la prima volta in uno stand dedicato esclusivamente agli applicatori. “Questo ci consente di rivolgerci in modo ancora più efficace a costruttori di macchine,

“In fiera abbiamo dimostrato la forza del nostro concetto Cocreate e Cosucceed”, afferma Torsten Türling, CEO di Syntegon. “Le innovazioni sviluppate insieme a clienti generano un maggiore impatto sul business. I nostri highlight di innovazione, neXt e SVX, alzano l’asticella nel settore food. Per le operazioni pharma, SynTiso definisce un nuovo standard come prima linea ad alta velocità per il riempimento di farmaci liquidi senza guanti.

Pharma e biotech sono settori in forte crescita. La maggior parte dei nuovi farmaci biologici viene somministrata in formato iniettabile. Normative sempre più severe mirano a eliminare i rischi di contaminazione nei prodotti iniettabili.

Con SynTiso, Syntegon propone una risposta concreta a queste sfide. Sviluppato insieme a due aziende Big Pharma, SynTiso elimina la necessità dell’intervento umano grazie a una tecnologia isolator gloveless e a un funzionamento completamente robotizzato, incluso un sistema contactless per il trasporto dei contenitori.

I vantaggi includono livelli di conformità normativa di riferimento, cambi formato più rapidi del 50% e una maggiore produttività per batch. SynTiso è destinato a rivoluzionare il futuro delle operazioni di riempimento farmaceutico liquido.

integratori di linea, general contractor e fornitori di automazione”, afferma Philipp Ott, Head of Sales Germany and OEM di Herma labeling machines.

Elemento centrale della presentazione è stato l’applicatore Herma 500. Con questo focus, l’azienda rafforza il proprio ruolo di partner tecnologico per gli OEM e di partner privilegiato per l’implementazione presso gli end user.

Herma 500 è una delle soluzioni più modulari della sua categoria. Un po-

tente configuratore online consente di creare milioni di varianti personalizzate – in grado di coprire praticamente qualsiasi scenario di installazione, velocità o larghezza etichetta – mantenendo allo stesso tempo un’unità base e un’interfaccia utente uniformi.

Per costruttori di macchine e integratori, questo livello di standardizzazione garantisce la massima affidabilità in fase di progettazione: i processi di integrazione rimangono coerenti, mentre la gestione dei ricambi e le esigenze di formazione vengono ridotte. Allo stesso tempo, gli utilizzatori beneficiano di elevata affidabilità e tempi di consegna ridotti. Grazie ad assiemi standardizzati e componenti disponibili a magazzino, le versioni personalizzate sono generalmente disponibili in circa dieci giorni.

Passacavo divisibile ad alta flessibilità

Il KEL-ERM Vario è la naturale evoluzione del sistema di passaggio cavo divisibile di icotek consolidato sul mercato. La flessibilità, garantita dal listello divisorio rimovibile, permette al prodotto di adattarsi a tutte le esigenze applicative senza la necessità di doverlo sostituire.

Il KEL-ERM-Vario può essere assemblato in maniera facile e veloce. È stato progettato per offrire un’alta flessibilità. Le diverse possibili configurazioni possono essere realizzate con un solo telaio, non è più necessario sostituirlo. Questo permette un risparmio di spazio in magazzino, la riduzione dei codici

da gestire e aumenta notevolmente la flessibilità nella progettazione e nel montaggio. Il design modulare è adatto per essere utilizzato in un numero elevato di applicazioni, dalla macchina in serie alla soluzione customizzata. A seconda delle necessità, il telaio può essere equipaggiato con gommini sia in formato piccolo che in formato grande.

A seconda del gommino utilizzato, cavi con diametro da 1 a 16 mm (gommino passacavo singolo da KT 1 a KT 15) o da 16 a 35 mm (gommino passacavo singolo da KT 16 a KT34) possono essere instradati e sigillati. La tenuta alla trazione è garantita secondo la EN62444. I gommini passacavo sono fissati all’interno del telaio durante l’assemblaggio. Una volta che il telaio è assemblato, il coperchio di chiusura viene serrato con le viti di fissaggio. Il KEL-ERM Vario è pienamente compatibile con i formati delle aperture dei connettori industriali standard da 10, 16 e 24 poli. Il KEL-ERM Vario B è compatibile con un’apertura 46 x 46 mm.

Attuazione elettrica per valvole industriali

AUMA Italiana, punto di riferimento nelle soluzioni di attuazione elettrica per valvole industriali, partecipa alla sesta edizione di IVS - Industrial Valve Summit, in programma alla Fiera di Bergamo dal 19 al 21 maggio 2026. Durante i tre giorni di Summit, AUMA presenta soluzioni di attuazione elettrica progettate per rendere gli impianti più affidabili, efficienti e pronti alle sfide future. Tecnologie che non si limitano alla movimentazione delle valvo-

le ma che integrano funzionalità avanzate di diagnostica, comunicazione e supporto alla manutenzione, facilitando il lavoro quotidiano di chi gestisce sistemi complessi.

I temi al centro di IVS 2026, dall’intelligenza artificiale alle applicazioni per idrogeno, rinnovabili, CCUS e nucleare, riflettono un’industria in piena evoluzione. È proprio in questo scenario che l’attuazione elettrica assume un ruolo sempre più strategico, diventando un

Grazie alla guarnizione integrata, il grado di protezione elevato IP65 viene garantito con tutte le configurazioni possibili.

Il KEL-ERM Vario semplifica i processi, riduce i costi e ottimizza la gestione. I vantaggi principali del prodotto sono: un solo telaio per tutte le varianti disponibili (per esempio 24/10, 24/7, 24/4); alta flessibilità grazie al divisorio rimovibile; grado di protezione IP 65 grazie alla guarnizione integrata; la garanzia del costruttore dei cavi con connettore non decade; facile manutenzione o estensione del sistema; elevata densità di passaggio cavi, gamma completa di gommini passacavo; tenuta alla trazione in accordo con la EN 62444; elevata stabilità e resistenza alle vibrazioni; assemblaggio facile e veloce; può essere utilizzato con i gommini adatattori della serie MAS-Connect.

Il KEL-ERM Vario è disponibile anche con boccole filettate che permettono il fissaggio del telaio dal lato interno del quadro elettrico. Questa opzione previene la possibilità che venga svitato dall’esterno.

elemento chiave per garantire sicurezza operativa, continuità di servizio e controllo intelligente dei processi. “IVS è un’occasione preziosa per confrontarsi direttamente con tutta la community del settore”, commenta Andrea Villa, Managing Director di AUMA Italiana. “Essere presenti significa ascoltare, condividere esperienze e contribuire alla costruzione di soluzioni sempre più rispondenti alle reali esigenze dell’industria”.

Pompe industriali: Lutz Holding apre una filiale in Italia

Lutz Holding GmbH, un gruppo tedesco specializzato nella gestione professionale dei fluidi, amplia la sua presenza internazionale. La nuova filiale Lutz-Jesco Italia Srl, situata a Milano, fungerà da base per una crescita a lungo termine in una delle regioni chiave dell’Europa. In questo contesto, la consociata si avvale di una partnership commerciale con il produttore italiano di pompe Argal.

Negli ultimi anni, il mercato italiano ha assunto un’importanza sempre maggiore per Lutz Holding. “L’Italia ha una solida base industriale ed è uno dei mercati più importanti dell’Europa meridionale per quanto riguarda la tecnologia idrica e delle acque reflue, il dosaggio di prodotti chimici e la tecnologia ambientale”, af-

ferma Susanne Maurer, membro della direzione di Lutz Holding GmbH e amministratrice delegata di Lutz-Jesco Italia Srl. In questi settori, le pompe industriali e le tecnologie di purificazione dell’acqua del gruppo rivestono un ruolo sempre più importante. “La nuova filiale in loco ci offre ora la possibilità di supportare i clienti italiani in modo ancora più efficiente: dalla pianificazione dei progetti alla messa in funzione, fino all’assistenza post-vendita”. In futuro, Lutz-Jesco Italia distribuirà l’intero portafoglio del Gruppo Lutz, che comprende soluzioni di pompaggio, dosaggio e purificazione delle acque per applicazioni industriali, municipali e ambientali. In tale ambito, l’azienda collabora a stretto contatto con Argal, un produttore italiano di pompe

con sede a Brescia. “Siamo lieti di avere al nostro fianco Argal, un partner solido che vanta una lunga esperienza e una conoscenza approfondita del mercato italiano e con cui, inoltre, abbiamo una collaborazione e un’amicizia di lunga data”, sottolinea Maurer. “Vogliamo unire le nostre competenze, creare sinergie e sviluppare insieme soluzioni su misura e ad alte prestazioni per i nostri clienti”. Lutz Holding GmbH è sinonimo di gestione professionale dei fluidi dal 1954. Il Gruppo riunisce aziende specializzate nella tecnologia delle pompe, come anche nella purificazione e nella disinfezione delle acque. La costituzione della filiale italiana rientra in una strategia a lungo termine volta ad ampliare ulteriormente la presenza internazionale e a consolidare i

Soluzioni per ambienti produttivi interconnessi

A SPS Italia - Smart Production Solutions, che si svolge a Parma dal 26 al 28 maggio, Nord Drivesystems presenta tecnologie di azionamen-

to avanzate pensate per ambienti produttivi sempre più interconnessi, flessibili e orientati alla sostenibilità.

Al centro dell’offerta, un’ampia gamma di inverter per architetture centralizzate e decentralizzate, tra cui le serie Nordac Pro, Nordac On, Nordac Flex e Nordac Link. Si tratta di soluzioni modulari e scalabili che, grazie all’integrazione dei principali protocolli Ethernet industriali e a funzionalità PLC e di posizionamento, consentono di ridurre la complessità impiantistica e aumentare l’efficienza operativa.

Tra le novità, la protezione superficiale NXD tupH®, progettata per garantire massima resistenza a corro-

Susanne Maurer, membro della direzione di Lutz Holding GmbH e amministratrice delegata di Lutz-Jesco Italia Srl

mercati esistenti. Con società di vendita e produzione di proprietà in 13 Paesi e 130 rappresentanze, il gruppo persegue l’obiettivo di assistere direttamente i clienti in tutti i mercati più importanti. “La nuova filiale Lutz-Jesco Italia fungerà da base per una crescita a lungo termine in una delle regioni chiave dell’Europa”, conclude Maurer.

sione, agenti chimici e lavaggi intensivi. Ideale per settori come farmaceutico, packaging, food & beverage, contribuisce ad aumentare l’affidabilità e la continuità operativa.

L’efficienza energetica è un altro pilastro della proposta Nord, con motori ad alte prestazioni e il servizio Nord Eco, che supporta le aziende nella riduzione dei consumi e del TCO.

Completano l’offerta le soluzioni digitali, come Nord Drive Monitor, per il monitoraggio dei dati e la manutenzione predittiva. A SPS Italia 2026, Nord offre tecnologie in funzione, applicazioni reali e confronto diretto con esperti per supportare l’evoluzione verso una fabbrica sempre più efficiente e connessa.

Il Fit Test di Dräger consente di verificare in modo oggettivo la compatibilità tra dispositivo e utilizzatore, validando la protezione sul singolo individuo. Si passa così da un approccio “one size fits all” a una sicurezza “tailor made”.

Protezione su misura per ogni volto

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, la protezione respiratoria rappresenta uno degli elementi più critici e, al tempo stesso, più complessi da gestire. Non basta infatti dotare i lavoratori di dispositivi di protezione individuale (DPI) certificati: è necessario assicurarsi che questi funzionino al meglio nelle condizioni reali di utilizzo. È proprio da questa consapevolezza che nasce il Fit Test, una procedura regolata a norma di legge, fondamentale per trasformare la protezione da teorica a utilizzo pratico.

Il principio è tanto semplice quanto spesso sottovalutato: un respiratore protegge efficacemente solo se aderisce perfettamente al volto dell’uti-

lizzatore. In presenza di perdite anche minime, il livello di protezione può ridursi drasticamente, esponendo il lavoratore a rischi significativi. Il Fit Test si inserisce quindi come elemento imprescindibile per verificare la reale tenuta del dispositivo, andando oltre la semplice scelta del prodotto.

Dalla protezione standard alla sicurezza personalizzata

Per anni la sicurezza è stata affrontata con un approccio standardizzato: un DPI per tutti, indipendentemente dalle caratteristiche individuali. Tuttavia, l’esperienza sul campo e l’evoluzione normativa hanno evidenziato i limiti di questo modello. Ogni volto è infatti diverso. Differiscono le dimensioni, la forma del na-

so, la struttura degli zigomi, la linea mandibolare. Anche elementi apparentemente secondari – come occhiali, cicatrici o piercing – possono influire sulla capacità di un dispositivo di protezione facciale di garantire una tenuta adeguata. In questo contesto, è evidente che una sola misura o un unico modello non possano garantire protezione universale.

Il Fit Test risponde esattamente a questa criticità: consente di verificare in modo oggettivo la compatibilità tra dispositivo e utilizzatore. Che si tratti di un test qualitativo, basato sulla percezione di agenti di prova, o quantitativo, con misurazione del fattore di tenuta (Fit Factor), l’obiettivo è sempre lo stesso: validare la protezione sul singolo individuo. Si pas-

sa così da un approccio “one size fits all” a una vera e propria sicurezza “tailor made”.

Normativa e responsabilità: un cambio di paradigma

Questo cambio di prospettiva è stato recepito anche dal quadro normativo. In Italia, il D.Lgs. 81/08, aggiornato dalla Legge 215/2021, insieme alla norma UNI 11719:2025, stabilisce chiaramente l’obbligo di verificare l’efficacia dei DPI respiratori attraverso prove di aderenza.

Non si tratta di un adempimento formale, ma di un passaggio sostanziale: il datore di lavoro è chiamato a garantire non solo la fornitura del dispositivo, ma anche la sua reale efficacia in relazione alle caratteristiche fisiche dell’operatore.

Il Fit Test deve essere eseguito inizialmente, ripetuto periodicamente e ogni volta che intervengono modifiche che possono influenzare la tenuta: variazioni di peso, interventi odontoiatrici, cambiamenti nella conformazione del volto o, elemento spesso critico, la presenza di peli sul viso.

L’approccio Dräger: un sistema integrato

In questo scenario si distingue l’approccio di Dräger, che interpreta il Fit Test non come un semplice controllo, ma come parte di un sistema integrato di protezione.

Uno degli elementi chiave è la disponibilità di una gamma ampia e mo-

dulare di dispositivi di protezione respiratoria, spesso disponibili in diverse taglie e configurazioni. Questa varietà non è un dettaglio commerciale, ma un fattore determinante per il successo del Fit Test: aumentare le opzioni significa aumentare la probabilità di trovare la soluzione più adatta a ciascun volto.

Accanto ai prodotti, Dräger mette a disposizione strumenti e competenze per l’esecuzione dei test, supportando le aziende nell’implementazione di programmi strutturati di verifica. Il risultato è un approccio che combina tecnologia, metodologia e formazione.

Il Fit Test nella pratica operativa Dal punto di vista operativo, il Fit Test rappresenta un momento cruciale del processo di selezione e utilizzo del DPI. Le modalità di esecuzione possono variare in funzione del contesto, del tipo di dispositivo e degli obiettivi della verifica, ma si riconducono principalmente a due tipologie: qualitativo e quantitativo.

Il Fit Test qualitativo è spesso il primo livello di verifica, particolarmente diffuso per la semplicità e rapidità di esecuzione. Durante la prova, l’operatore indossa il respiratore all’interno

di un apposito cappuccio, mentre viene nebulizzata una sostanza con caratteristiche facilmente riconoscibili, generalmente dal sapore dolce o amaro. L’esito del test si basa sulla percezione sensoriale: se l’utilizzatore avverte il gusto o l’odore dell’agente di prova durante gli esercizi previsti, significa che la tenuta non è adeguata. In caso contrario, il dispositivo può essere considerato idoneo.

Il Fit Test quantitativo può essere eseguito con due metodi: tramite un dispositivo di conteggio delle particelle, che misura la concentrazione di contaminanti all’esterno e all’interno del respiratore, oppure creando una pressione negativa controllata all’interno del facciale che consente di misurare le perdite d’aria. In entrambi i casi viene determinato un valore numerico – il Fit Factor – che esprime il livello di tenuta. Se il va-

I dispositivi Dräger per il Fit Test quantitativo e qualitativo

Respiratore a filtro assistito X-plore 8300

lore ottenuto non raggiunge i livelli richiesti dalla norma, il test è considerato non superato: il dispositivo non è adatto oppure non è indossato correttamente.

Questo secondo approccio oggettivo rappresenta il metodo più avanzato e preciso in quanto elimina ogni ambiguità e consente di prendere decisioni basate su dati concreti, rafforzando ulteriormente il concetto di sicurezza personalizzata.

Oltre il limite: le soluzioni per operatori con la barba Tra i fattori che più frequentemente compromettono il superamento del Fit Test, la presenza della barba occupa un posto di primo piano. I peli del viso interferiscono con il bordo di tenuta dei respiratori aderenti, creando micro-canali attraverso cui l’aria contaminata può penetrare.

Nei respiratori a pressione negativa, questo fenomeno è particolarmente pericoloso: durante l’inspirazione, l’aria esterna viene richiamata all’interno del facciale, aumentando il rischio di esposizione. Anche nei sistemi a pressione positiva, sebbene il flusso d’aria riduca le infiltrazioni, la presenza della barba rende difficile garantire prestazioni costanti e ripetibili. Non sorprende quindi che la maggior parte delle normative richieda la rasatura nelle aree di contat-

to del facciale.

Ma cosa succede quando radersi non è possibile? In molti contesti lavorativi esistono vincoli culturali, religiosi o medici che rendono impraticabile questa soluzione. Ignorare il problema non è un’opzione, ed è qui che emerge un ulteriore punto di forza dei dispositivi Dräger.

L’utilizzo di respiratori elettroventilati (PAPR) con cappuccio o casco con visiera ventilata rappresenta una risposta efficace. Questi dispositivi non si basano sulla tenuta facciale, ma su un flusso continuo di aria filtrata che crea una pressione positiva all’interno del copricapo, riducendo il rischio di ingresso dei contaminanti.

Queste alternative dimostrano come la sicurezza possa essere realmente inclusiva, adattandosi alle esigenze individuali senza comprometterne l’efficacia.

Garantire protezione a tutti significa riconoscere le differenze e progettare soluzioni che le tengano in considerazione: Dräger si distingue per la capacità di offrire soluzioni complete e il Fit Test rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per colmare il divario tra protezione dichiarata e protezione reale, trasformando la sicurezza in qualcosa di personale, misurabile e, soprattutto, realmente efficace.

X-Plore 8300: minimo ingombro e grande impatto

Indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie può risultare fisicamente impegnativo. Per ridurre al minimo l’affaticamento e aumentare il comfort durante l’uso, Dräger ha sviluppato un nuovo respiratore a filtro assistito (PAPR), caratterizzato da un design ultraleggero e compatto.

Con un peso di circa 635 grammi, X-plore 8300, PAPR specifico per la protezione da particolati, è attualmente il dispositivo più leggero della sua categoria, con significativa riduzione del carico di lavoro per gli utenti, soprattutto in caso di attività prolungate o fisicamente impegnative.

Grazie al design compatto e alle opzioni ergonomiche (attaccato alla cintura o indossato come uno zaino), la libertà di movimento rimane illimitata. Il flusso d’aria assistito, da ventilatore alimentato a batteria, impedisce l’accumulo di calore all’interno del casco e previene l’appannamento della visiera durante l’uso. Inoltre, grazie a due impostazioni di velocità, l’aria fornita in modo costante elimina la resistenza respiratoria tipica delle maschere di protezione.

Superfici lisce e fessure ridotte facilitano le operazioni di pulizia e decontaminazione, sia manuali sia automatiche, in conformità allo standard IP67. La compatibilità con caschi, visiere e cappucci della serie X-plore 8000 consente inoltre di configurare il sistema in base alle specifiche esigenze applicative. La batteria integrata ad alte prestazioni garantisce fino a 11 ore di autonomia, con ricarica rapida all’80% in circa due ore. Un insieme di caratteristiche che ha già portato al riconoscimento internazionale con il Red Dot e l’iF Design Award 2025.

Tecnologie per una supply chain trasparente

In occasione di Interpack 2026, Antares Vision Group ha presentato un ecosistema integrato che trasforma il packaging in un nodo strategico per ispezione, tracciabilità e autenticazione nei settori life science e cosmetico.

Antares Vision Group, specialista nella tracciabilità e nel controllo qualità, ha presentato a Interpack 2026 a Düsseldorf, il proprio ecosistema integrato di soluzioni avanzate per i settori Life Science e Cosmetico.

In uno scenario globale caratterizzato da crescente pressione normativa, supply chain sempre più complesse e necessità di mitigare la contraffazione, il Gruppo propone soluzioni modulari e scalabili che connettono tecnologie di linea e piattaforme digitali, migliorando ispezione, tracciabilità e autenticazione lungo l’intero ciclo produttivo e distributivo.

“A Interpack è stato protagonista il nostro approccio integrato che combina ispezione, tracciabilità e gestione dei dati in un unico ecosistema digitale”, ha dichiarato Fabio Forestelli, amministratore delegato di Antares Vision Group. “Nel Life Science, garantire la qualità del prodotto non è più sufficiente: è fondamentale assicurare visibilità e controllo lungo tutta la supply chain.

Le nostre soluzioni accompagnano i clienti in questa evoluzione, contribuendo a migliorare efficienza operativa, compliance e sicurezza”.

Ispezione avanzata

In ambito controllo qualità, Antares Vision Group ha esposto il meglio delle proprie soluzioni di ispezione automatizzata:

- In-line Leak Detection for Aerosol (LDA): monitoraggio di prodotti aerosol (spray, schiuma o nebulizzazione fine), in ambito cosmetico e farmaceutico;

- Blister Filling Control (BFC) con AI: l’intelligenza artificiale ottimizza l’ispezione visiva, riducendo i falsi scarti;

- Pin Hole: controllo al 100% delle operazioni di formatura e riempimento dei blister farmaceutici;

- Ispezione automatica di siringhe pre-riempite (serie CY): soluzioni ad elevata accuratezza per applicazioni avanzate;

- Inspecta: suite software per la gestione dei controlli qualità basati su smart camera e sensori.

Serializzazione, aggregazione e packaging intelligente

Sul fronte della tracciabilità, il Gruppo ha presentato soluzioni per serializzazione e aggregazione progettate per garantire conformità normativa e visibilità end-to-end dei flussi di prodotto:

- Print & Check AIO (All-in-One): sistema integrato che combina serializzazione, controllo del peso, etichettatura, stampa laser e applicazione di tamper evident, equipaggiato con il sistema Smart Clearan-

ce che ottimizza le operazioni di fine lotto, riducendo i tempi di fermo;

- Soluzioni per i mercati esteri: tecnologie per la conformità ai principali standard internazionali, inclusi i requisiti specifici del mercato russo;

- Aggregazione automatica: integrazione del kit di aggregazione nel Case Packer per garantire la continuità del dato lungo la supply chain;

- Cold Chain: sistemi per il monitoraggio delle condizioni di trasporto e stoccaggio a tutela dell’integrità del prodotto.

Digitalizzazione e gestione centralizzata

Tra le tecnologie innovative del Gruppo esposte in fiera, Diamind Line abilita il monitoraggio in tempo reale delle performance, la gestione degli alert e la centralizzazione delle ricette, con possibilità di integrazione con i sistemi aziendali.

Antares Vision rafforza inoltre il proprio impegno nel settore cosmetico con soluzioni di ispezione per il controllo qualità e, attraverso Diamind Connect, con soluzioni di tracciabilità per una gestione più efficace, sicura e trasparente della filiera. Diamind Connect è la piattaforma modulare e scalabile conforme ai requisiti del Digital Product Passport, che supporta la sostenibilità e la lotta alla contraffazione.

Nastro barriera per proteggersi dalle sostanze chimiche

DuPont ha presentato Tychem® 6000, un innovativo nastro barriera per pericolo chimico progettato per contribuire a mantenere l’integrità dei sistemi DPI, rinforzando le cuciture e le interfacce vulnerabili degli indumenti al fine di prevenire la penetrazione di sostanze chimiche. Sviluppato per l’utilizzo con indumenti a protezione chimica di Categoria III, il nastro offre elevate prestazioni barriera contro una vasta gamma di sostanze chimiche organiche e inorganiche, aiutando i professionisti della sicurezza a ridurre il rischio di penetrazione in punti di giunzione critici.

Le cuciture, le linguette delle cerniere e i punti di giunzione tra i vari elementi dell’abbigliamento protettivo, come ad esempio tra guanto e manica, tra cappuccio e maschera e tra calzatura e caviglia, sono punti deboli comuni. Il nastro generico non offre alcuna barriera chi-

mica e può reagire con determinate sostanze, causando potenzialmente ustioni o malfunzionamenti del sistema. DuPont ha sviluppato il nastro Tychem 6000 per fornire una barriera affidabile e chimicamente resistente, facile da applicare e che preserva l’integrità dei sistemi DPI.

Il nastro è stato progettato per offrire nel contempo un’elevata resistenza chimica e una funzionalità pratica in applicazioni che vanno dalle operazioni petrolchimiche alla manutenzione industriale, dalla risposta alle emergenze ai laboratori clinici. Fornisce una barriera alla permeazione di almeno 30 minuti contro una serie di agenti chimici pericolosi, inclusi composti organici e inorganici.

Tychem 6000 può essere strappato a mano, consentendo un’applicazione rapida senza bisogno di forbici: un vantaggio importante quando si indossano i guanti o si lavora in situazioni in cui il tempo è fondamentale. Il nastro non si arriccia dopo essere stato strappato, consentendo agli utenti di ottenere una sigillatura uniforme che riduce al minimo la formazione di pieghe, causa comune della formazione di canali.

Tychem 6000 è di un caratteristico colore giallo, che lo rende facilmente visibile durante i controlli di sicurezza, anche quando si indossa una maschera protettiva.

Octave porterà dati e IA nel cuore dell’industria

Il vicepresidente Marco Radice spiega l’evoluzione che ha portato alla nascita e al distacco dal gruppo Hexagon di una nuova società interamente focalizzata sul mondo software. Con l’obiettivo di rispondere velocemente a esigenze sempre più complesse.

a cura di Alessandro Bignami

La divisione software all’interno di Hexagon è stata protagonista, negli ultimi anni, di un’evoluzione graduale, ma sempre più evidente, distinguendosi per coerenza e velocità di crescita. Tanto da assumere una autonomia e una specializzazione che hanno portato alla formazione, al distacco e al lancio, all’inizio di marzo, di una nuova società: Octave. Essa riunisce le business unit Asset Lifecycle Intelligence e Safety, Infrastructure & Geospatial di Hexagon, insieme alle attività di Bricsys, ETQ e Projectmates. Octave può così focalizzarsi sulla propria mission: portare dati, software e intelligenza artificiale al centro dei sistemi industriali e infrastrutturali più complessi.

In questa intervista, Marco Radice, Vice President Octave & Ceo of Intergraph Engineering Environment Services Spa, ci aiuta a comprendere i passaggi di questa operazione e la strategia in cui è inserita.

Può sintetizzare le fasi che hanno portato alla scissione di Hexagon e alla nascita di Octave?

“La storia della nascita di Octave af-

fonda le sue radici in un’evoluzione graduale, ma sempre più evidente. Negli ultimi anni, all’interno di Hexagon si è sviluppata una divisione software che ha iniziato a distinguersi per coerenza, solidità e velocità di crescita. Una crescita che procedeva in parallelo rispetto ai pilastri storici dell’azienda, legati alla misura, ai sensori e alle tecnologie industriali.

A un certo punto è diventato chiaro che quella componente software stava giocando con regole proprie: richiedeva cicli decisionali più rapidi, investimenti diversi e un posizionamento di mercato più vicino al monTransizione

do dei dati e dell’intelligenza artificiale che non a quello dei sistemi fisici. Da qui la scelta, maturata in modo naturale, di riunire queste attività sotto un’unica bandiera e dare vita a Octave.

Il risultato è una doppia traiettoria di crescita. Da un lato, Hexagon continua a rafforzarsi nel suo territorio tradizionale, puntando su robotica, automazione e tecnologie di misura. Dall’altro lato, Octave nasce come società software pura, con una missione definita: portare dati, software e intelligenza artificiale al centro dei sistemi industriali e infrastrutturali più complessi”.

Quali sono gli obiettivi di questa scelta strategica?

“L’obiettivo è chiarezza e focalizzazione. Con Octave stiamo puntando con decisione sulla specializzazione. Vogliamo essere un pure player per tutte le organizzazioni che progettano, costruiscono, gestiscono e proteggono asset industriali e pubblici in settori come quello dei trasporti, dell’energia, del farmaceutico, del chimico, delle utility, della difesa e della sicurezza pubblica.

I nostri clienti affrontano una complessità crescente. In Italia lo vediamo in molti comparti. Che si tratti di un’azienda farmaceutica come Chiesi, di un leader dell’ingegneria come Tecnimont o di una utility idrica come Gruppo CAP, la domanda è la stessa: come modernizzare i sistemi, migliorare le prestazioni e rispondere a requisiti normativi più stringenti senza interrompere le operazioni?

Allo stesso tempo, città come Milano, Genova e Palermo affrontano pressioni simili su scala urbana, dove infrastrutture, mobilità e sistemi di sicurezza pubblica devono evolvere senza pause. Ciò di cui hanno bisogno non sono soluzioni generi-

che, ma strumenti progettati per i loro ambienti specifici. È esattamente questo il senso della nostra scelta strategica”.

Rimarranno delle sinergie con il gruppo Hexagon? Quali saranno invece le maggiori differenze dalla gestione precedente?

“Sì, il rapporto con Hexagon rimane molto solido. Continueremo a valorizzare le tecnologie, le innovazioni e le relazioni con i clienti di entrambe le realtà. In molti casi, il vero valore nasce dalla combinazione tra tecnologie fisiche e intelligenza software, soprattutto quando si collegano la raccolta dei dati dal mondo reale con modelli digitali e analytics. Quello che cambia è il modello operativo. Prima, queste attività erano parte di una struttura di gruppo più ampia, con priorità differenti. Ora, come Octave, possiamo concentrarci esclusivamente sul software, orientare gli investimenti in quella direzione e muoverci con maggiore rapidità, mantenendo al tempo stesso un forte legame tecnologico e commerciale con Hexagon. Allo stesso tempo, abbiamo la dimensione necessa-

ria per supportare i clienti su larga scala, con oltre 7.000 specialisti nei settori in cui operiamo, distribuiti in 42 Paesi”.

Cambierà qualcosa riguardo l’assetto e la presenza nel mercato italiano?

“L’Italia è uno dei nostri mercati principali e non ci sarà alcuna interruzione né a livello di struttura né di presenza. I nostri team restano al loro posto, le relazioni con i clienti proseguono e il nostro impegno verso il mercato rimane invariato. Ciò che evolve sono il nostro posizionamento e una maggiore chiarezza nella proposta.

In Italia, dove molti asset hanno cicli di vita molto lunghi, i sistemi sono eterogenei e la modernizzazione deve avvenire senza interrompere le operazioni, questa integrazione riveste un valore particolarmente rilevante. Ci permette di collegare ciò che accade sul campo con ciò che viene modellato, analizzato e ottimizzato digitalmente”.

La maggiore focalizzazione su software e intelligenza artificiale quali vantaggi porterà ai clienti e agli investitori di Octave?

“Per i nostri clienti, il vantaggio è molto concreto. Oggi si trovano a

gestire sistemi frammentati e grandi volumi di dati difficili da utilizzare, spesso distribuiti tra strumenti di ingegneria, sistemi operativi e informazioni raccolte sul campo. Il nostro ruolo è connettere questi dati lungo l’intero ciclo di vita, dalla progettazione alle operazioni fino alla protezione degli asset, trasformandoli in insight realmente utilizzabili grazie a un’intelligenza artificiale costruita sul dominio industriale. L’obiettivo è fornire informazioni prioritarie e prescrittive, non un ulteriore sovraccarico di dati. Questo è particolarmente rilevante in ambienti dove le decisioni devono essere rapide e dove il costo dell’errore è elevato”.

Su quali soluzioni punterete per soddisfare le esigenze dei settori industriali più avanzati, come quello chimico-farmaceutIco?

“Nei settori come quello chimico e farmaceutico, le priorità sono molto chiare e profondamente concrete. La prima riguarda la gestione delle prestazioni degli asset. Queste industrie richiedono continuità operativa e qualsiasi guasto può produrre conseguenze immediate, sia operative che regolatorie. Le nostre soluzioni permettono di anticipare i problemi, standardizzare le pratiche di manutenzione e ottimizzare le prestazioni su tutti i siti. La seconda è la gestione della qualità. I requisiti regolato-

ri stanno aumentando e la conformità non può più essere trattata come un esercizio periodico, ma deve essere integrata nelle operazioni quotidiane. I nostri sistemi garantiscono tracciabilità, readiness per audit e controllo costante. La terza riguarda la scalabilità tra siti. Una delle principali sfide nel settore farmaceutico consiste nel replicare le prestazioni da uno stabilimento all’altro, soprattutto per le organizzazioni cresciute tramite acquisizioni o che gestiscono più impianti con sistemi differenti. Le nostre piattaforme rendono possibile un approccio unificato alla gestione degli asset, della qualità e delle operazioni, semplificando questa scalabilità. Infine, simulazione e integrazione. Combinando dati industriali, digital twin e contesto geospaziale, consentiamo agli operatori di modellare gli impianti, valutare i rischi e ottimizzare le decisioni prima che abbiano impatto sulla produzione. Dalla precisione al micron fino ai digital twin di interi stabilimenti o persino di città, sono le esigenze del cliente, non l’imitazione tecnologica, a determinare il livello di dettaglio necessario. Quello che osserviamo oggi è che i nostri clienti hanno soprattutto bisogno di prevedibilità e visibilità: sulle operazioni, sui rischi, sulle priorità e sulle opportunità. Ed è esattamente ciò che Octave è progettata per offrire”.

Our Innoweightion. Your Progress.

Nuova serie di bilance MiNexx®

Scoprite i pluripremiati indicatori MiNexx®: in combinazione con le piattaforme di pesatura o le celle di carico Minebea Intec, MiNexx® può essere integrato in quasi tutte le applicazioni di pesatura immaginabili.

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Service continuo per gli impianti installati

Nimax introduce ai.max, un sistema di intelligenza artificiale integrato nel MyNimax Service Portal, progettato per garantire assistenza tecnica continua sugli impianti installati.

All’interno del MyNimax Service Portal, ai.max consente di:

- identificare rapidamente la causa di un’anomalia con diagnosi guidata;

- accedere a istruzioni operative, anche tramite immagini esplicative, per la risoluzione dei problemi;

- individuare il ricambio corretto in funzione della situazione riscontrata, con una riduzione dei tempi di fermo li-

- ricevere un riepilogo completo via e-mail delle indicazioni fornite al termine di ogni sessione;

- attivare interventi tecnici da remoto tramite Microsoft Teams.

ai.max è accessibile anche da telefono fisso e garantisce continuità di assistenza anche in assenza di connessione dati.

La soluzione si inserisce nel percorso di digitalizzazione avviato dall’azienda e trova applicazione nei settori food, pharma e packaging, dove la disponibilità degli impianti è un fattore critico e ogni ora di fermo si traduce in perdite dirette.

L’obiettivo di Nimax è cambiare il modello di assistenza tecnica: da semplice supporto su richiesta a servizio continuo, disponibile direttamente in linea.

“ai.max segna un passaggio importante verso un ecosistema in cui competenze umane, dati e intelligenza artificiale collaborano per rendere il service più rapido, intuitivo ed efficace. Il MyNimax Service Portal è destinato a evolversi verso un sistema avanzato di monitoraggio della linea, integrandosi con LineStrategy, che già oggi connette i macchinari ai sistemi ERP e MES”, spiega Christine De Paoli, Head of Innovation & Business Development Nimax.

AI, nuove normative e soluzioni integrate

Cinque distretti industriali, cinque appuntamenti, un unico filo conduttore: mostrare alle aziende italiane come tecnologia, integrazione e intelligenza artificiale si traducano in vantaggio competitivo concreto. Rittal ed Eplan lanciano “Efficienza al Quadrato: l’AI al servizio di Eplan e Rittal”, eventi itineranti rivolti a chi progetta, realizza e gestisce impianti e infrastrutture elettriche e industriali. Iniziato ad aprile, il tour toccherà fino a giugno diverse città italiane.

L’industria attraversa una fase di trasformazione intensa: commesse più complesse, tempi di risposta sempre più stretti, continuità operativa da garantire senza margine di errore. In questo scenario, tecnologia e integrazione sono ormai un asset imprescindibile. Consapevoli di questa importanza, Rittal ed Eplan hanno costruito, nel tempo, un ecosistema in cui software, hardware e servizi lavorano insieme per coprire l’intera catena del valore, dalla progettazione alla realizzazione degli impianti, fino alla gestione dell’infrastruttura. Gli eventi offrono una lettura di questo ecosistema applicata ai principali mercati verticali, dall’automazione avanzata all’industria di processo, mostrando come questo approccio si traduca in continuità operativa, riduzione degli errori e maggiore competitività. Rittal ed Eplan evidenzieranno come gli attuali sviluppi tecnologici, a

partire dall’intelligenza artificiale, non siano più solo oggetto di dibattito industriale ma siano sempre più presenti nei processi reali.

I partecipanti possono anche approfondire le caratteristiche della Piattaforma Eplan 2026 e vedere in azione Eplan Copilot, il tool che integra funzioni innovative per velocizzare la progettazione riducendo tempi ed errori, rendendo i processi “AI ready”. Potranno anche scoprire come le soluzioni IT Rittal siano ideali per supportare in modo affidabile i carichi generati dai moderni sistemi di intelligenza artificiale.

Sarà inoltre dedicato uno spazio agli aggiornamenti normativi più rilevanti per il settore. Si discuterà ad esempio del nuovo regolamento UE sui gas refrigeranti e di come Rittal sia già pronta a supportare progettisti e gestori di impianti industriali nell’adeguarsi ai nuovi requisiti previsti per i sistemi che utilizzano refrigeranti con GWP inferiore a 150.

IA e Drug Discovery: la nuova frontiera della ricerca farmaceutica

Le tecnologie di intelligenza artificiale stanno trasformando radicalmente i processi di scoperta di nuovi farmaci, grazie all’analisi efficiente, rapida e precisa di grandi volumi di dati.

di Chiara Grande*

N*Marketing and Partnership Manager di Seeweb

egli ultimi anni la scoperta di nuovi farmaci (drug discovery) sta vivendo una trasformazione radicale grazie all’introduzione di tecnologie di intelligenza artificiale (IA) sempre più sofisticate. Modelli di deep learning, reti neurali generative e algoritmi di apprendimento per rinforzo (RL) riescono ad analizzare enormi quantità di dati, predire

l’attività biologica di molecole sconosciute e analizzare aspetti di tossicità dei composti, nonché la loro reazione nel contesto di terapie individuali specifiche. Un’evoluzione che si tradurrà nella sempre più rapida scoperta di nuovi medicinali e nuove cure nei prossimi anni.

Dall’approccio tradizionale all’accelerazione dell’IA

La scoperta di farmaci è un’attività complessa e impegnativa in termini

di tempo, tradizionalmente basata su tecniche laboriose (esperimenti trial-and-error, screening ad alta capacità); la necessità di test su larga scala implica l’esame di grandi numeri di composti potenziali per individuare quelli con le proprietà adeguate.

Come evidenziato nel paper “The role of AI in Drug Discovery: Challenges, Opportunities and Strategy”, tecniche di IA quali machine learning (ML) e natural language processing (NLP) possono accelerare e migliorare il processo, permettendo analisi più efficienti e precise di grandi volumi di dati. Gli algoritmi di intelligenza artificiale, in particolare, possono: - analizzare simultaneamente migliaia di proteine, prevedendone la struttura 3D; - generare molecole con proprietà predefinite; - prevedere efficacia e tossicità di

nuovi composti con maggiore accuratezza ed efficienza rispetto ai metodi tradizionali; - identificare nuovi target terapeutici (proteine, percorsi genetici).

La possibilità, da parte dell’intelligenza artificiale, di prevedere efficacia e tossicità dei farmaci è un vantaggio importante nel contesto della drug discovery.

L’algoritmo, qui, ha la capacità di analizzare enormi volumi di dati e di identificare pattern non evidenti all’occhio umano, permettendo di validare in tempi molto più brevi nuovi composti bioattivi a seconda dei loro effetti collaterali nel tempo. Non solo effetti collaterali del composto “candidato” alla distribuzione commerciale: l’AI è utile anche per individuare le interazioni tra un farmaco e un altro. Un passo avanti nell’ambito della medicina personalizzata, che adegua le terapie al profi-

lo genetico e alla risposta del singolo paziente.

Le sinergie che aumentano il vantaggio dell’IA sulla scoperta dei farmaci

L’integrazione di ML, simulazioni di dinamica molecolare (MD) e tecniche di deep learning (DL) sta accelerando il design de-novo di farmaci, sfruttando sinergie tra modelli predittivi e simulazioni fisiche. L’IA, infatti, facilita la progettazione di nuovi composti con proprietà specifiche. Mentre i metodi tradizionali modificano composti esistenti, gli approcci IA possono generare molecole totalmente nuove in maniera rapida. Un avanzamento che non può prescindere dalla collaborazione tra esperti di Intelligenza Artificiale e chimici farmaceutici. Sinergia tra esperti diversi, ma anche collaborazione con le mac -

chine: oggi, grazie alla potenza di calcolo offerta dalle GPU e alla disponibilità di enormi dataset – sequenze genomiche, crio - EM, strutture proteiche, risultati di screening ad alta - throughput –è possibile velocizzare quelli che prima erano lunghi cicli sperimentali di sintesi e test biologici.

GPU Computing: i server che velocizzano il mondo del pharma Oggi, qualsiasi iniziativa di AI/ML, simulazione e integrazione di dati in un contesto come quello farmaceutico, che ne richiede tantissimi, non può fare a meno di potenza di calcolo adeguata. Solo le GPU, qui, rendono possibile l’esplorazione di tali vastissimi spazi chimici, consentendo di predire comportamenti biologici con accuratezza.

Utilizzare modelli adeguati, dataset ampi e hardware GPU potente sono alla base del successo della ricerca farmacologica: senza la capacità di throughtput delle schede grafiche, non sarebbe possibile abilitare il training di centinaia di TB di dati.

Con l’integrazione di IA, GPU cloud e una regolamentazione agile, la drug discovery sta per entrare in una nuova era di velocità, efficienza e innovazione

Drug discovery innovativa e GPU Computing: Sibylla Biotech

Startup innovativa fondata nel 2017 come spin-off dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e dell’Università di Trento e Perugia, Sibylla Biotech è un esempio di innovazione assoluta in ambito drug discovery. Superando le metodologie tradizionali, Sibylla sviluppa farmaci che agiscono con il meccanismo di azione Pharmacological Protein Inactivation by Folding Intermediate Targeting (PPIFIT): una strategia basata sullo sviluppo di small molecule che legano stati di ripiegamento intermedi, impedendo il corretto ripiegamento della forma funzionale della proteina. Questo stato non ripiegato correttamente viene quindi naturalmente riconosciuto dai meccanismi di controllo qualità della cellula e indirizzato alla degradazione.

Per accelerare tale innovazione e sviluppare nuove molecole per il trattamento di malattie oncologiche, Sibylla utilizza tecnologie come il Cloud GPU Computing di Seeweb.

Criticità e sfide dell’innovazione nella scoperta dei farmaci

Machine Learning e Deep Learning hanno il potenziale di trasformare radicalmente la scoperta di farmaci, migliorando efficienza, accuratezza, velocità di sviluppo e consentendo

trattamenti più efficaci e personalizzati. Tuttavia, oltre a una potenza computazionale adeguata, il successo delle attività di drug discovery dipende anche da altri fattori, quali:

- la qualità dei dati;

- la corretta gestione dei problemi etici;

- Il riconoscimento dei limiti intrinseci degli approcci IA;

- la revisione della durata dei brevetti;

- il miglioramento delle competenze interne.

Oggi, gli approcci AI possono prevedere più facilmente ed esattamente efficacia, tossicità e interazioni farmaco-farmaco, ma richiedono enormi volumi di dati e tali dati devono essere di qualità elevata.

Oltre alla necessità di avere a disposizione dati “buoni”, le sfide dell’in-

novazione scientifica con l’AI sono anche la gestione di problemi etici e di privacy così come l’importanza di affiancare alle sperimentazioni innovative anche la ricerca più tradizionale, unendo le competenze di esperti di intelligenza artificiale e scienziati del mondo del Pharma. Ulteriore snodo, i brevetti: con l’AI che cambia il modello di sempre, basato su brevetti di lungo periodo, si renderà sempre più urgente rivedere la frequenza dei brevetti, stimolando così l’innovazione e, probabilmente, indebolendo una tradizione fatta di lunghi monopoli.

Anche la mancanza di competenze interne può frenare la possibilità di sfruttare al meglio tali tecnologie: c’è il rischio, peraltro, che le Big Tech assorbano il valore generato dalla scoperta di nuovi farmaci, e già ora Google, Microsoft e Amazon stanno investendo miliardi di dollari in IA per la biologia computazionale, creando piattaforme di drug discovery as-a-service.

L’importanza di infrastrutture fidate e compliant

Con l’integrazione di IA, GPU cloud e una regolamentazione agile, la drug discovery sta per entrare in una nuova era di velocità, efficienza e innovazione. Il futuro dei farmaci – e, di conseguenza, della salute globale – dipenderà dalla capacità di combinare competenze scientifiche, tecnologiche e normative in una sinergia senza precedenti.

Una leva importante per accompagnare il successo della ricerca scientifica nel mondo del pharma è la tecnologia abilitante, rappresentata in particolare dal GPU Computing, da sostenere con nuovi approcci in termini di analisi della data quality, privacy, brevetti, competenze.

Con i server GPU di Seeweb è possibile sfruttare la potenza di istanze GPU con schede grafiche di ultima generazione, in grado di garantire che i dati rimangano confinati all’interno del territorio europeo, senza rischi di utilizzi da parte di soggetti diversi dal cliente

La tecnologia stessa ha un ruolo importante dal punto di vista della protezione dei dati e dei progetti scientifici, considerando che l’Intelligenza Artificiale per la drug discovery si nutre di dati clinici, genetici e di sperimentazione pre-clinica, tutti soggetti a normative severe (GDPR, HIPAA, EU AI-Act). La sfida è, qui, bilanciare la necessità di ampie quantità di dati con la tutela della privacy, la riservatezza delle informazioni con la possibilità di migrare sul cloud, per motivi di flessibilità, costi, gestione, aggiornamento. Le infrastrutture cloud GPU di Seeweb, Cloud Provider europeo del Gruppo DHH e con data center di proprietà in Italia, si evidenziano come una alternativa sicura alle infrastrutture GPU on-premise, riducendo costi, tempi di upgrade dell’hardware e attività di manutenzione e configurazione.

Con i server GPU di Seeweb è possibile sfruttare la potenza di istanze GPU con schede grafiche di ultima generazione fornite da vendor quali AMD e Nvidia, in grado di garantire che i dati rimangano confinati all’interno del territorio europeo senza rischi di utilizzi da parte di soggetti diversi dal cliente, con le sue garanzie di sicurezza, privacy e compliance, indispensabili in un ecosistema in cui i dati sono il nuovo oro dell’intelligenza artificiale.

Un’opportunità per supportare progetti su larga scala, con particolare riferimento alla ricerca scientifica, predisponendo le basi per quello sviluppo auspicato nel documento “The future of European competitiveness” (il report che Mario Draghi ha presentato nel Settembre 2024) e alimentando un ecosistema che valorizza competenze e infrastrutture europee.

Uno dei Data Center di Seeweb in Italia

Ispezione robotizzata per il packaging di flaconi

La cella FM Vision combina pick & place, pallettizzazione e ispezione in unico flusso continuo e integrato, grazie all’impiego della robotica avanzata di Yaskawa.

In settori come il farmaceutico e il beverage, in cui si movimentano ogni giorno grandi volumi di prodotto con ritmi serrati, affidarsi a un’automazione efficiente e flessibile non è più un’opzione, ma una necessità. In questo contesto, FM Vision ha sviluppato FPS - Full Palletizing System, una cella robotizzata che combina veloci-

tà, controllo qualità e tracciabilità in un unico flusso continuo e integrato. Un risultato reso possibile grazie all’impiego della robotica avanzata di Yaskawa.

Automazione e visione

Nata nel 1997 nel cuore dell’Umbria, FM Vision è oggi un nome di riferimento nel panorama delle tecnolo-

gie di ispezione automatica e dell’automazione tramite robot. Con sede a Gualdo Cattaneo (PG), l’azienda è cresciuta combinando una forte vocazione ingegneristica alla capacità di sviluppare soluzioni ad alto contenuto tecnologico, destinate specialmente ai settori Food, Beverage, Pharma e Automotive.

L’esperienza maturata in oltre 25 anni e l’adozione di tecnologie avanzate – tra cui visione artificiale 2D/3D, intelligenza artificiale, robotica e sistemi PLC – sono parte integrante dei sistemi di ispezione di linea sviluppati dall’azienda.

Uno degli esempi più evoluti della competenza di FM Vision è il sistema

di fine linea FPS - Full Palletizing System, una cella robotizzata destinata al confezionamento e alla pallettizzazione di flaconi nel settore farmaceutico e delle bevande. Progettata per garantire efficienza, compattezza e affidabilità, FPS gestisce con precisione e rapidità tutte le fasi di pallettizzazione, abbinante a ispezioni visive, grazie all’integrazione tra robotica avanzata Yaskawa, visione artificiale e movimentazione meccanica.

Due robot antropomorfi in sinergia

Elementi portanti di questa applicazione sono due robot antropomorfi Yaskawa, un Motoman GP25 ed un Motoman PL80, che collaborano tra loro in piena sinergia. Il Motoman GP25, rapido e preciso, gestisce le operazioni di Pick & Place: preleva i flaconi e li inserisce ordinatamente nelle cassette, grazie a un tool a ventose con passo regolabile. Il Motoman PL80, progettato per applicazioni di pallettizzazione, gestisce invece il carico e scarico delle cassette, oltre al posizionamento della cassetta vuota nella postazione di pick and place e all’applicazione automatica dei coperchi a fine pila. Grazie alla velocità sugli assi, alla precisione del posizionamento e alla compattezza della struttura, i robot Yaskawa permettono al sistema di mantenere ritmi sostenuti e garantire la continuità produttiva anche su linee ad alta intensità, con una produttività che raggiunge le 47 cassette/ora.

Un flusso continuo e automatizzato

I flaconi riempiti e sigillati nelle precedenti lavorazioni, vengono depositati su di una tavola rotante che, grazie ad opportune canalizzazioni, li ordina e prepara per essere veicolati, tramite nastro trasportatore, alla stazione di carico, dove il robot Motoman GP25 provvede al loro prelievo e inserimento nella cassetta. Veloce e preciso, con una ripetibilità di ±0,02 mm, Motoman GP25 è un robot industriale a 6 assi dal design snello, il che consente di ridurre al minimo l’ingombro nell’area di installazione. L’instradamento interno al braccio delle linee di alimentazione ha permesso a FM Vision di integrare in modo efficace i sistemi di presa.

Una volta completata, la cassetta è trasferita alla stazione di pallettizzazione, dove il secondo robot si occupa della composizione di pallet. Per questa attività FM Vision ha scelto un robot a 5 assi Motoman PL80, sviluppato da Yaskawa appositamente per la pallettizzazione di scatole, cartoni e pacchi per applicazioni di imballaggio e logistica di fine linea.

PL80 condivide con il suo compagno di applicazione la caratteristica di avere un ingombro minimo, nonostante un importante sbraccio ed una capacità al polso di ben 80 kg (notevolmente superiore ai 25 del GP25). Grazie a queste caratteristiche, PL80 può gestire cassette di 3

tipi, con medesima dimensione ma diversa altezza dei fiancali, e realizzare con esse la pallettizzazione su bancale in 4 colonne affiancate fino all’altezza massima di 1,2 metri. Terminato il riempimento, lo stesso robot applica i coperchi mediante un sistema di presa a ventosa. Il pallet completo viene quindi trasferito alla baia di scarico su rulliera, per l’intervento dell’operatore. La cella è dotata di due baie di scarico, per permettere al sistema di operare in tempo mascherato e massimizzare la produttività.

Due sistemi di visione artificiale sono utilizzati per garantire la massima qualità attraverso controlli effettuati sia sui flaconi in ingresso alla cella, sia sulle cassette complete. In caso di anomalie, il prodotto viene automaticamente scartato.

Flessibilità e tempi di ciclo ridotti

L’utilizzo dei robot Yaskawa ha permesso a FM Vision di progettare una cella compatta (solo 3x4 m) ma altamente performante, con tempi ciclo ridotti e un’elevata flessibilità applicativa. La semplicità di integrazione dei controlli Yaskawa, unita all’affidabilità meccanica dei bracci robotici, ha permesso a FM Vision di concretizzare il proprio know-how in un sistema ad alte prestazioni, in grado di adattarsi facilmente a diversi formati di flaconi e cassette.

La nuova frontiera della robotica mobile per le camere bianche

Sterimove è la prima piattaforma mobile progettata per muoversi in ambienti sterili, che rivoluziona l’automazione farmaceutica offrendo igiene, sicurezza e design su misura.

Nel panorama dell’automazione farmaceutica, raramente un’innovazione riesce a ridefinire un intero segmento. Ma è esattamente ciò che sta accadendo con Sterimove di Stäubli il primo robot mobile al mondo concepito per muoversi senza compromessi all’interno delle camere bianche. Un sistema che porta con sé soluzioni tecniche ed ergonomiche capaci di rispondere a sfide che da anni frenavano l’adozione della robotica mobile negli ambienti sterili.

Un progetto nato dal processo, non dal prodotto L’idea alla base di Sterimove nasce da un approccio insolito per il mercato: invece di partire dal progetto, Stäubli ha scelto di partire dal processo. E il processo, in questo caso, è quello delle camere bianche di un grande protago-

nista dell’industria farmaceutica internazionale, che ha collaborato attivamente alla definizione dei requisiti. Ne è scaturito un robot mobile sviluppato secondo i principi EHEDG e pensato per integrarsi in ambienti di grado A, B, C e D, supportando così il processo di automazione nella produzione farmaceutica nel pieno rispetto delle normative GMP.

Design igienico e incapsulato: la pulibilità come priorità Osservandolo da vicino, ciò che colpisce subito è il suo aspetto compatto e completamente in-

capsulato. Nessuna fessura, nessuna cavità, nessun dettaglio lasciato al caso: ogni superficie è stata progettata per evitare l’accumulo di particelle e facilitare la sanificazione.

Sterimove resiste senza difficoltà ai cicli di decontaminazione con VHP e garantisce un accesso semplificato alle ruote, spesso uno dei punti più critici nelle operazioni di pulizia in ambienti sterili. È una scelta che risponde pienamente alla sensibilità dell’industria, dove ogni elemento che semplifica le procedure contribuisce a ridurre i rischi e i tempi di fermo.

Tre ruote e navigazione naturale: fluidità, precisione e percorsi qualificabili

La struttura a tre ruote, insolita per i robot mobili tradizionali, è un’al tra delle sue peculiarità tecniche. In questo caso non si tratta di un vezzo progettuale, ma di una preci sa strategia per ridurre l’emissione di particelle e garantire un compor tamento isostatico, cioè un con tatto costante e uniforme con il pavimento. Il risultato è una gui da fluida, prevedibile e stabile an che negli spazi più confinati, dove la capacità di ruotare su sé stesso diventa fondamentale.

La navigazione, basata sul ricono scimento delle caratteristiche na turali dell’ambiente, elimina la ne cessità di interventi strutturali e assicura percorsi ripetibili, come richiesto dalla qualificazione di ogni sistema in cleanroom.

Un’interazione intuitiva e sicura per gli operatori

Anche l’esperienza dell’operatore è stata al centro del progetto. Le strisce LED che attraversano Sterimove non sono un semplice dettaglio estetico, ma un vero e proprio linguaggio visivo che permette di comprendere immediatamente lo stato del robot: dal livello di batteria all’avanzamento delle attività, fino ai messaggi operativi. Sensori integrati, sistemi anticollisione e pulsanti di emergenza com-

Il design delle ruote permette una facile accessibilità e pulibilità, riducendo il rischio di cross-contaminazione e crescita microbiologica, aspetti fondamentali nella produzione farmaceutica

pletano un quadro che rende l’interazione sicura, intuitiva e conforme alle esigenze del personale che lavora in ambienti ad alta criticità.

Energia pulita e ricarica a induzione: pensato per non fermarsi mai Sul fronte energetico, Sterimove mette in campo una soluzione

Sterimove è il primo robot mobile studiato per le aree a contaminazione controllata, caratterizzato da un design altamente igienico, con una struttura incapsulata e materiali FDA compliant compatibili con la decontaminazione VHP

Soluzioni industriali e meccatroniche

Stäubli fornisce soluzioni industriali e meccatroniche tramite le sue quattro divisioni: Connettori Elettrici, Connettori Fluidici, Robotica e Tessile, che facilitano i clienti, di qualsiasi settore industriale, ad ottimizzare la produttività.

L’azienda è presente in quattro continenti, con proprie sedi in 28 nazioni e una rete di agenti in altre 50. La sua forza lavoro globale di 6.000 persone condivide l’impegno a collaborare con clienti in quasi tutti i settori per fornire soluzioni complete e

supporto a lungo termine. Fondata nel 1892 come piccolo laboratorio a Horgen/Zurigo, oggi Stäubli è un gruppo internazionale con sede a Pfäffikon, Svizzera.

L’esclusivo portafoglio di Stäubli Robotics comprende robot industriali a 4 e 6 assi e AGV (veicoli a guida autonoma).

Le soluzioni, di indiscussa efficacia e precisione, consentono ai clienti di qualsiasi settore industriale di affrontare e rispondere alle sfide dell’Industria 4.0.

tanto moderna quanto funzionale: batterie agli ioni di litio a 48V, sicure per l’operatore e in grado di garantire un’autonomia sufficien-

Sterimove è un robot mobile modulare, in grado di soddisfare diverse esigenze applicative della produzione farmaceutica. Installando un braccio antropomorfo è possibile eseguire operazioni automatiche di asservimento macchina o monitoraggio ambientale

te per coprire un intero turno di lavoro. La ricarica, però, è forse il dettaglio più sorprendente: avviene tramite induzione, semplicemente avvicinando il robot a una piastra fissa.

Una scelta che elimina i cavi, evita contaminazioni e si integra perfettamente con le esigenze igieniche delle camere bianche.

Una piattaforma che si adatta al processo La vera versatilità di Sterimove emerge quando si osserva ciò che avviene al di sopra della sua piattaforma. Il top module è completamente personalizzabile e realizzato dai system integrator in base al processo da automatizzare. Questo trasforma Sterimove in una piattaforma aperta, capace di soddisfare diverse esigenze applicative: l‘asservimento macchina, il monitoraggio ambientale, il trasporto di materiale e ogni altra applicazione in cui la precisione, l’igiene e la ripetibilità siano requisiti irrinunciabili.

Un alleato destinato a ridefinire le cleanroom del futuro Con Sterimove, Stäubli porta nel settore farmaceutico un tipo di automazione mobile che finora aveva trovato spazio quasi esclusivamente nell’industria manifatturiera o nella logistica avanzata. E lo fa con un prodotto che non è un semplice robot, ma una risposta concreta a problemi reali: ottimizzazione dei flussi, riduzione delle attività manuali, miglioramento della sicurezza e costante conformità alle normative. In un momento storico in cui la capacità produttiva e la gestione sicura dei processi sterili sono più cruciali che mai, Sterimove si presenta come una tecnologia destinata a lasciare il segno. Non solo perché è il primo nel suo genere, ma perché rappresenta un nuovo modo di pensare alla robotica nelle camere bianche: non un intruso difficile da gestire, ma un alleato affidabile, pulibile, intelligibile e progettato attorno alle persone che lo utilizzeranno.

Soluzioni digitalizzate e cabinet free

Murrelektronik porta a SPS Italia un portfolio orientato all’automazione industriale digitalizzata e priva di cablaggi complicati, con un focus sull’intralogistica e sul packaging.

Il mondo dell’automazione è rapidamente cambiato: più elettrico, più digitale e più intelligente. Anche quest’anno in occasione di SPS Italia 2026, a Fiere Parma dal 26 al 28 maggio, Murrelektronik porta un rinnovato portfolio di soluzioni orientate all’automazione industriale digitalizzata e cabinet-free, con particolare focus sull’intralogistica e sul packaging.

Al padiglione 3, stand D015, l’azien-

da mette in mostra le proprie soluzioni tramite applicazioni reali, cosicché ogni visitatore possa toccare con mano le potenzialità e l’efficacia della filosofia del bordo macchina.

I prodotti prendono vita in una serie di demo dedicate. Un percorso strategico attraverso il quale Murrelektronik sottolinea i vantaggi concreti delle proprie soluzioni: dalla flessibilità e scalabilità dei sistemi alla precisione della diagnostica e all’efficientamento energetico. Le ultime novità in termini di pro-

dotto e tecnologie sono quindi parte integrante di applicazioni dedicate a diversi settori come intralogistica, packaging e automotive, con particolare attenzione a due aspetti imprescindibili nell’automazione industriale moderna come il Machine Vision e il mondo Safety.

Una piattaforma versatile Perché non progettare sistemi di automazione più semplici e metterli in opera rapidamente? Niente cablaggi complicati, lunghi, dalla linea fino ai quadri elettrici. Vario-X è il cuore pulsante delle demo, il che si traduce in flessibilità e integrazione massime, dal sensore al cloud a prescindere dal produttore, massima compatibilità con tutti i principali protocolli industriali, primo fra tutti l’IO-Link.

La piattaforma Murrelektronik si adatta con versatilità a scenari applicativi molto diversi: dalle soluzioni per l’intralogistica ai sistemi di riempimento automatizzato per il packaging, fino alla manipolazione delle lamiere nel settore automotive.

Queste applicazioni pratiche integrano anche le innovazioni Murrelektronik per il Machine Vision che gioca un ruolo sempre più da protagonista nell’intralogistica odierna. Con un uso crescente del riconoscimento ed elaborazione delle immagini, vi è la necessità di un concetto di installazione efficiente, modulare e indipendente dal produttore. A questo proposito Murrelektronik ha sviluppato una soluzione all-in-one specifica per applicazioni a telecamera singola: One-Cam-Connect.

L’automazione intelligente è tale se vengono soddisfatti anche i requisiti di sicurezza. I moduli fieldbus ibridi MVK Fusion sono nati per unire tre funzioni elementari della tecnologia di installazione: I/O discreti, I/O di sicurezza e IO-Link. Murrelektronik presenta ora anche un modulo ibrido per applicazioni EtherNet/IP, utilizzando il Common Industrial Protocol Safety (CIP Safety): il nuovo MVK Fusion CIP Safety. Il nuovo modulo CIP Safety si integra in una demo: una barriera di sicurezza che vede anche la presenza della rinnovata serie dei pulsanti IO-Link.

I sistemi di automazione più intelligenti e potenti sono, in linea di principio, anche più complessi. Ciò può comportare una maggiore probabilità di errori nell’installazione e nel collegamento dei componenti della macchina. uKonn-X è la soluzione Murrelektronik in grado di risolvere le sfide della messa in opera: allo stand una postazione dedicata permette di apprezzare il sistema digitale che conduce l’utente passo dopo passo nelle operazioni di cablaggio, in modo facilmente comprensibile, anche attraverso installazioni complesse.

La domanda di IO-Link è esplosa negli ultimi anni. A fine 2024, erano già oltre 61 milioni i nodi IOLink totali. Consapevole del valore strategico di questo protocollo, Murrelektronik investe costantemente nell’evoluzione delle proprie soluzioni IO-Link, ampliando la gamma con interessanti novità.

A SPS2026, l’azienda presenta pure.IO, una soluzione molto snella che consente di entrare nel mondo IO-Link con semplicità ed efficacia. pure.IO mantiene la configurazione Plug & Play con un design ultracompatto, il che si traduce in integrazione immediata nei principali ambienti industriali.

Integrazione, controllo e dati per i processi fluidi

In occasione di SPS

Italia 2026, Bürkert Fluid Control Systems presenta una gamma di soluzioni dedicate al monitoraggio, controllo e automazione dei processi fluidi, con un focus su integrazione digitale, efficienza operativa e disponibilità degli impianti.

Tra le principali tecnologie esposte, il sistema Type 8906 per l’analisi online dell’acqua, progettato per il monitoraggio continuo dei parametri in applicazioni industriali e acqua potabile. La piattaforma, modulare e scalabile, consente l’integrazione nei sistemi di automazione e nei livelli IT, supportando funzionalità di diagnostica remota e manutenzione predittiva.

Per l’automazione decentralizzata delle valvole di processo, Bürkert presenta le teste di controllo 8682 e 8683, compatibili con diverse tipologie di valvole e progettate per semplificare le attività di commissioning e standardizzare l’automazione negli impianti. Le soluzioni integrano funzioni di monitoraggio posizione e diagnostica secondo standard industriali.

In ambito controllo di processo, il sistema Type 8880 è dedicato alla regolazione della pressione nei serbatoi in applicazioni alimentari, farmaceutiche e chimiche, contribuendo alla stabilità operativa e alla protezione del prodotto.

Completano l’offerta le soluzioni di automazione centralizzata basate su valvole Bürkert type 8647, 8650 integrate con piattaforme Siemens, disponibili anche per applicazioni in ambienti classificati ATEX.

La partecipazione a SPS Italia conferma l’impegno di Bürkert nello sviluppo di soluzioni che combinano componenti, sistemi e connettività digitale per rispondere alle esigenze dell’industria manifatturiera contemporanea.

Misura di livello idrostatica in aree pericolose

Il sensore di pressione immergibile

LS-1000 di WIKA è ora certificato secondo le direttive europee ATEX e internazionali IECEx.

Il sensore misura in continuo il livello di fluidi liquidi in ambienti industriali. Grazie alle nuove omologazioni, lo strumento può essere

impiegato anche in aree a rischio di esplosione classificate come zone ATEX 0 e 1, nonché IECEx zone 0, 1 e 2.

Questo rende lo strumento LS-1000 adatto a numerose applicazioni, ad esempio nell’industria di processo, nel trattamento delle acque e nella tecnologia ambientale, nonché nella generazione di energia. Le applicazioni tipiche includono stazioni di sollevamento delle acque reflue, stazioni di pompaggio e serbatoi di olio e carburante.

Il sensore di pressione immergibile LS-1000 misura il livello dei liquidi secondo il principio idrostatico in un campo di misura da 1 a 10 m [3,28 … 32,81 ft]. L’elevata stabilità nel lungo periodo, con una precisione dello 0,5%, garantisce dati di misura precisi e una deriva del segnale minima. Grazie all’esecuzione ro-

busta, il sensore in acciaio inox è permanentemente sigillato con grado di protezione IP68. Un cavo appositamente sviluppato assicura un efficace scarico della trazione e l’incapsulamento dell’ingresso cavo garantisce un livello di sicurezza superiore. Ogni singolo strumento è sottoposto a un test di tenuta in elio durante il collaudo finale, che consente di rilevare anche le perdite più piccole e le microfessure.

Il sensore di pressione immergibile è esente da manutenzione e contribuisce a ridurre guasti, fermi impianto e costo totale di proprietà. Può essere alimentato con una batteria da 5 V, poiché il segnale di uscita raziometrico a basso consumo 0,5 … 4,5 V assorbe meno di 5 mA. Il carico sulla batteria è quindi così ridotto da rendere superflua la sua sostituzione anche per diversi anni.

Farmaci anti-obesità: cambio di passo con il GLP-1

Gli anni ’20 di questo secolo hanno segnato un marcato cambio di passo nel trattamento farmacologico dell’obesità, grazie all’approvazione di medicinali a base di agonisti del recettore GLP-1, già impiegati per il trattamento del diabete di tipo 2. L’accesso a questi nuovi trattamenti è però ancora frenato in Europa dai prezzi elevati e a carico dei pazienti, nonché dalla necessità di caratterizzare meglio il profilo beneficio-rischio sulla base di studi sul lungo termine.

Più di metà degli europei adulti sarebbe in sovrappeso, secondo il commissario europeo Wopke Hoekstra, intervenuto il 12 marzo scorso nel corso del dibattito al Parlamento UE in occasione della Giornata Mondiale dell’obesità. Il peso eccessivo è un problema che toccherebbe anche il 30% delle giovani generazioni, portando a sviluppare fin da giovani un rischio elevato di fronteggiare malattie croniche in età più avanzata, in particolare quelle cardiovascolari.

Secondo i dati del rapporto sull’obesità 2022 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a livello globale le persone over-18 sovrappeso sarebbero 2,5 miliardi, di cui 890 milioni gli obesi. Le stime prevedono che entro il 2035 almeno il 50% della popolazione mondiale potrebbe essere obesa o in sovrappeso [1]. Secondo la definizione che ne dà l’OMS, negli adulti si è in presenza di sovrappeso con valori di indice di massa corporea (BMI) uguali o maggiori di 25, si entra nell’obesità vera e propria per valori di BMI uguali o superiori a 30 [2].

In Italia, la legge n. 149/2025 ha ufficialmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica. Le motivazioni principali per la comparsa di questo tipo di problema sono gli stili di vita non adeguati e scarsamente bilanciati tra l’apporto calorico della dieta, da un lato, e uno scarso consumo energetico legato alla poca attività fisica, dall’altro. Gli ultimi anni hanno visto crescere la rilevanza dei trattamenti farmacologici per l’obesità, da utilizzarsi sempre e comunque insieme a interventi sulla dieta, gli stili di vita e l’attività fisica. Riepiloghiamo le tappe principali che hanno portato all’approccio al trattamento dell’obesità basato sull’utilizzo degli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1).

Un po’ di storia

Fino al 2010, uno dei più diffusi principi attivi ad azione anoressizzante era la silbutramina, sostanza che agisce sulla produzione di neurotrasmettitori che aiutano ad avere una maggior senso di sazietà. I gravi effetti collaterali conseguenti all’assunzione, in particolare in pazienti affetti da patologie cardiovascolari, hanno spinto nel 2010 le varie agenzie regolatorie internazionali, tra cui l’italiana Aifa, a ritirare dal mercato questo principio attivo: all’origine della decisione, un’indagine dell’Agenzia europea dei Medicinali che aveva evidenziato rischi maggiori ai benefici [3].

Un’altra sostanza attiva anoressizzante dal breve e sfortunato percorso di mercato è stato il rimonabant: autorizzato nel 2006 da EMA, è stato sospeso e poi definitivamente ritirato già nel 2008 a causa dei gravi effetti collaterali psichiatrici, tra cui la comparsa di depressione e di tendenze al suicidio [4].

L’uscita di scena di questi prodotti è stata accompagnata, dopo pochi anni, dalla dirompente comparsa sul proscenio degli agonisti del recettore GLP-1 [5,6]. Il più famoso è la semaglutide, farmaco sviluppato dalla danese Novo Nordisk e inizialmente autorizzato per il trattamento del diabete di tipo 2. Gli studi clinici avevano già evidenziato un importante effetto collaterale: la perdita di peso. In pochi anni l’utilizzo della semaglutide per il trattamento dell’obesità è cresciuto esponenzialmente, sulla spinta dell’approvazione specifica per questa indicazione ottenuta nel 2021 da FDA (con il nome commerciale Wegovy) [7], mentre in Europa quella di EMA è arrivata nel 2023.

Il potenziale impatto degli agonisti GLP-1 per il trattamento dell’obesità è quello di veri e propri farma-

ci blockbuster e ha portato la rivista Science a designare questa classe di farmaci quale innovazione “Breakthrough of the Year” 2023 [8]. Il mercato globale per questi prodotti era valutato in 53,46 miliardi di dollari nel 2024, con il Nord America a coprire il 77% del totale. Le proiezioni indicano un tasso annuo composito di crescita del +17,46%, per un valore di oltre 156 miliardi di dollari entro il 2030 [5].

Dall’ormone GLP-1 ai suoi agonisti La ricerca sull’ormone GLP-1 risale agli anni ’80 del secolo scorso. Il

peptide-1 glucagone-simile fa parte della famiglia delle proteine incretine, ormoni secreti dalle cellule endocrine dell’intestino in risposta all’assunzione di zucchero e cibo. A questa famiglia appartiene anche il polipeptide inibitorio gastrico (GIP), sempre escreto nell’intestino in risposta a glucosio e grassi e anch’esso target di nuovi medicinali anti-obesità. Questi due ormoni sono responsabili del cosiddetto “effetto incretinico”, ovvero di una maggiore produzione di insulina subito dopo i pasti, unita a una riduzione della secrezione di glucagone, risultante in un minore rilascio dei carboidrati immagazzinati nel fegato.

Altri effetti fisiologici dell’ormone GLP-1 includono il rallentamento dello svuotamento gastrico e un minor senso di fame e appetito, grazie all’attivazione di specifici recettori a livello cerebrale. L’ormone in quanto tale non ha però mai trovato utilità sul piano terapeutico, a causa della breve emivita e della degradazione ad opera dell’enzima dipeptidil-pep-

tidasi 4 (DPP-4) [9].

I primi farmaci della famiglia degli agonisti GLP-1 (exenatide, lixisenatide) furono sviluppati già attorno al 2005, ma erano anch’essi caratterizzati da una breve emivita e non trovarono quindi grande successo. Il problema venne superato dalla liraglutide, analogo dell’ormone GLP-1 umano con emivita più lunga, approvato da EMA nel 2009 per il trattamento del diabete e da FDA nel 2014 per l’obesità. Anche in questo caso, però, la necessità di una o più somministrazioni giornaliere mediante iniezione sottocutanea ne ha limitato l’impatto.

L’affermazione definitiva degli agonisti GLP-1 ha dovuto attendere l’arrivo della semaglutide, medicinale che richiede solo un’iniezione settimanale e che permette una riduzione del peso dell’ordine del 13-20%. La sua sequenza peptidica è caratterizzata dalla presenza di un residuo di arginina che rende la molecola resistente all’azione dell’enzima DPP-4, mentre la co -

niugazione con un acido grasso a lunga catena (C18) è fondamentale per l’allungamento dell’emivita della molecola.

La famiglia degli agonisti GLP-1 si è ulteriormente arricchita di nuovi membri negli anni a seguire. È del 2022 a prima approvazione della tirzepatide da parte di FDA per il diabete di tipo 2, seguita nel 2023 da quella per l’obesità (in Europa, EMA ha approvato le due indica -

Box 1 - Le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità

Il trattamento farmacologico di sovrappeso e obesità dovrebbe sempre far seguito a una documentata evidenza circa l’impossibilità di controllare il peso corporeo agendo sulla dieta e sul livello di attività fisica, anche con il supporto di una terapia comportamentale.

I farmaci per l’obesità sono indicati in pazienti con indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2 o in pazienti in sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m2) con fattori di rischio associati, e vanno sospesi se non si è raggiunto un calo del peso corporeo di almeno il 5% entro un tempo prefissato. Il principio attivo orlistat agisce bloccando l’enzima lipasi, causa della lisi dei trigliceridi nel tratto gastrointestinale, impedendone così l’assorbimento.

La liraglutide è un’altra terapia GLP-1 che, come le altre, aumenta il senso di pienezza e sazietà risultando in una riduzione dell’assunzione di cibo. È anch’essa soggetta a prescrizione specialistica ed è somministrata per iniezione sottocutanea.

Il medicinale di combinazione naltrexone + bupropione favorisce la perdita di calorie e senso di gratificazione legato all’assunzione di cibo. È un medicinale soggetto a prescrizione e richiede attento monitoraggio da parte del medico, in quanto il bupropione può dare rischio di convulsioni legato alla dose. (fonte: Istituto superiore di sanità, Prodotti per il controllo del peso, 20 gennaio 2020/5 gennaio 2022, https://www.iss.it/prodotti-per-il-controllo-del-peso/-/asset_publisher/S27m3JVjGST7/content/farm- -aci-per-il-trattamento-dell-obesità-autorizzati-al-commercio-in-italia)

zioni rispettivamente nel 2023 e 2024) [10, 11].

Un ulteriore e significativo avanzamento è rappresentato dall’approvazione da parte di FDA, a dicembre 2025, della nuova formulazione orale di semaglutide, che potrebbe ampliare ulteriormente il mercato di questa tipologia di farmaci [12]. Non mancano però, a tale riguardo, perplessità circa la compatibilità con i regimi di politerapia a cui sono spesso soggetti questo tipo di pazienti. La formulazione orale, infatti, richiede un attento rispetto delle condizioni di somministrazione (per esempio a digiuno e lontano da altre terapie), in assenza delle quali potrebbe significativamente variare sia l’assorbimento della semaglutide che l’interazione con altri principi attivi [13].

L’ultima arrivata è la molecola non peptidica orforglipron, sviluppata da Lilly e commercializzata negli Stati Uniti con il nome commerciale di Foundayo, autorizzata da FDA il primo aprile 2026 [14]. L’approvazione ha richiesto solo 50 giorni dalla presentazione della domanda ed è il primo esempio di applicazione del programma pilota National Priority Voucher (CNPV) da parte dell’agenzia regolatoria americana, mirato a velo-

Le principali tappe nell’approvazione delle terapie GLP-1/GIP

Anno Evento chiave

2005 FDA approva exenatide, la prima terapia GLP-1 per il diabete di tipo 2 2009 EMA approva in Europa la liraglutide per il diabete di tipo 2; FDA la approva nel 2010 2014 FDA approva liraglutide 3 mg per la gestione del peso cronico negli adulti obesi o sovrappeso

2016 Lo studio LEADER indica che la liraglutide riduce del 13% gli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio

2021 FDA approva semaglutide sottocutanea settimanale per l’obesità, sulla base dei trial STEP 2022 FDA approva tirzepatide per il diabete di tipo 2; EMA segue nel 2023

2023 Lo studio SELECT indica che la semaglutide riduce del 20% gli eventi cardiovascolari maggiori in pazienti obesi senza diabete. EMA approva la semaglutide sottocutanea settimanale per l’obesità 2023 FDA approva tirzepatide per l’obesità. EMA l’approva nel 2024

2025 Lo studio SURMOUNT-5 indica che l’efficacia della tirzepatide sarebbe superiore a quella della semaglutide (−20,2% vs −13,7% peso)..

2025 FDA approva la formulazione orale di semaglutide

2026 FDA approva orforglipron in formulazione orale per il trattamento dell’obesità

cizzare l’autorizzazione di prodotti volti a risolvere priorità critiche per la salute. Il nuovo prodotto è formulato in compresse a somministrazione giornaliera e prevede uno schema terapeutico a dosaggi crescenti nell’arco di un mese, ponendosi quale competitor diretto della formulazione orale di semaglutide.

Il futuro è aperto a molteplici sviluppi

L’attività dell’ormone GLP-1 non si esaurisce qui, sono ormai stati dimostrati numerosi altri effetti che aprono le porte a una possibile ulteriore espansione delle indicazioni terapeutiche di questa classe di molecole.

Già nel 2023, ad esempio, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati di uno studio su oltre 17mila pazienti affetti da sovrappeso e problemi cardiaci, in cui il trattamento con semaglutide ha permesso di abbassare del 20% il rischio di infarto e ictus [15]. Dati estremamente positivi sono stati ottenuti anche per quanto riguarda la capacità di questo principio attivo di rallentare il progresso dell’insufficienza renale cronica nei pazienti diabetici [16]. La semaglutide è stata approvata nel 2025 da FDA per il

trattamento della steatoepatite cronica [17] e sia dall’agenzia americana che da EMA per la malattia renale cronica.

La capacità di questi composti di ridurre la dipendenza da cibo è stata la base per valutare anche il loro possibile impiego a livello di altri tipi di dipendenze, come quella da alcol o nicotina [18]. L’attività antinfiammatoria, invece, ha reso interessante esplorare anche un loro possibile impiego per il trattamento di malattie neurodegenerative, come Alzheimer o Parkinson. I risultati di due studi di fase 3 recentemente pub-

Box 2 - La linea guida OMS per il trattamento dell’obesità

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato nel 2025 la sua prima guida per l’utilizzo delle terapie GLP-1 nel trattamento dell’obesità degli adulti.

L’indicazione centrale è che ci si trova di fronte a una malattia complessa e cronica, che richiede una diagnosi precoce e il conseguente accesso a programmi completi di cure croniche supportati da interventi comportamentali e sugli stili di vita. Il ricorso alle terapie farmacologiche, a quelle chirurgiche o ad altre possibilità terapeutiche può essere considerato per meglio gestire la malattia, con un parallelo intervento anche a livello di prevenzione delle complicanze e delle comorbidità ad essa associate. Per il momento, l’indicazione di ricorrere a terapie GLP-1 o GIP/GLP-1 è ancora condizionata da un livello di evidenze considerato moderato. La linea guida discute i tre principali agenti terapeutici di queste categorie, semaglutide, tirzepatide e liraglutide.

(fonte: WHO guideline on the use of glucagon-like peptide-1 (GLP-1) therapies for the treatment of obesity in adults. Geneva: World Health Organization; 2025)

blicati hanno, tuttavia, evidenziato come la semaglutide non sia in grado di arrestare la progressione della malattia di Alzheimer [19].

Particolarmente interessante è il meccanismo d’azione della molecola tirzepatide, un polipeptide composto da 39 aminoacidi che agisce

da agonista sia del recettore GLP1 che del recettore del polipeptide GIP. Autorizzata per il trattamento dell’obesità nel 2023, l’anno successivo la tirzepatide è stata autorizzata da FDA anche per il trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno [20]. Il panorama dei farmaci anti-obe-

sità è ancora in evoluzione, con molti nuovi prodotti nelle pipeline di ricerca [21]. Tra i più significativi in fase avanzata di sviluppo citiamo il triplo agonista GLP1/GIP/GCG (glucagone) retratutide (LY3437943) di Lilly, che in studi di fase 2 ha mostrato una capacità di riduzione ponderale del 24% a 48 settimane. Il nuovo studio di fase 3 è partito a gennaio di quest’anno e dovrebbe concludersi nel 2028 [22]. La cagrilintide è un analogo dell’amilina, un ormone pancreatico co-secreto con l’insulina dopo i pasti che modula la sazietà e il metabolismo post-prandiale. Il prodotto di combinazione cagrilintide + semaglutide di Novo Nordisk ha permesso, secondo i risultati di uno studio di fase 3 pubblicati sul NEJM nel 2025, di ridurre il peso in media del 20% in più dei singoli principi attivi [23].

Il profilo di rischio

Come tutti i farmaci, anche gli agonisti GLP-1 non sono esenti da effetti collaterali, alcuni dei quali potenzialmente importanti. Lo sviluppo relativamente recente di questa categoria di medicinali, inoltre, fa sì che non siano ancora disponibili dati definitivi sulla loro sicurezza a lungo termine, a fronte di un utilizzo che molto probabilmente potrebbe essere cronico.

Tra i problemi più frequenti si segnalano nausea, vomito ed effetti gastrointestinali [24]. Tra gli eventi avversi gravi, uno studio pubblicato nel 2025 su Nature Medicine [25] ha evidenziato un aumento del rischio relativo a 19 diverse condizioni fisiopatologiche, tra cui si evidenzia in particolare un aumento del 146% del rischio di pancreatite. Problemi alla colecisti e altre complicanze biliari, calcoli renali, diverticoli e ostruzioni intestinali, pressione

bassa e comparsa di emorroidi sono altri esempi di possibili effetti collaterali significativi.

Particolarmente rilevante, soprattutto nei pazienti più anziani o fragili, è la perdita di massa magra (sarcopenia), che rappresenta circa un quarto della perdita complessiva di peso conseguita con il trattamento GLP-1. Questo tipo di effetto può venire contrastato con un’adeguata attività fisica focalizzata sulla resistenza e una dieta a elevato apporto proteico [26, 27]. Da confermare rispetto alle osservazioni preliminari è anche il rischio di sviluppare tumori tiroidei, che era stato evidenziato in fase pre-clinica. Per il momento, gli agonisti GLP-1 sono controindicati nei pazienti con storia di carcinoma tiroideo midollare o MEN-2 [28,29].

Anche i pazienti a rischio di pato-

Bibliografia

logie alla retina, spesso di origine diabetica, devono venire monitorati per ridurre la possibilità che, come conseguenza della perdita di peso, si possano avere peggioramenti della problematica oculare [30].

Una terapia cronica a carico dei pazienti

Uno dei principali problemi aperti per il futuro dei trattamenti GLP-1 contro l’obesità è legato agli attuali costi elevati di terapia e al fatto che il loro impiego potrebbe essere associato al concetto di cronicità. Alcuni degli studi clinici condotti su semaglutide e tirzepatide, infatti, hanno evidenziato come la sospensione del trattamento risulti in un nuovo aumento del peso del paziente [31]. In Italia, la semaglutide con indicazione per l’obesità non è attualmente rimborsata dal Servizio sanitario

[1] NCD Risk Factor Collaboration. Worldwide trends in underweight and obesity from 1990 to 2022. Lancet. 2024;403(10431):1027–1050;

[2] Obesity and overweight. WHO, published online, 8 December 2025;

[3] Farmaci anti obesità - No dell’AIFA alla Sibutramina. AIFA, pubblicato online, 12 aprile 2010; [4] The European Medicines Agency recommends suspension of the marketing authorisation of Acomplia. EMA, published online, 23 October 2008;

[5] Moiz A, Filion KB et al. The expanding role of GLP-1 receptor agonists: a narrative review of current evidence and future directions. eClinicalMedicine. Volume 86, 103363. August 2025;

[6] Abdelrahman RM et al. Harnessing GLP-1 receptor agonists for obesity treatment: prospects and obstacles on the horizon. J Obes. 2025, 9919810, 11 pages, first published 24 November 2025;

[7] Novo Nordisk receives FDA approval for Wegovy™ to treat adults with obesity based on unprecedented efficacy for a prescription medicine in clinical trials, Novo Nordisk NovoMedLink, June 4, 2021;

[7] Science, 2023 Breakthrough of the Year, 14 December 2023, published online 14 December 2023;

[8] N. Holler et al., Oral Treatment of Obesity by GLP-1 and Its A-

nazionale, ed è pertanto completamente a carico dei pazienti. Classificato in classe C, quindi acquistabile in farmacia dietro presentazione di ricetta medica, il medicinale è commercializzato in apposite penne per iniezione sottocutanea, con dosaggi per singola somministrazione che crescono nel tempo (da 0,25 mg a 2,4 mg/settimana). In parallelo al dosaggio cresce anche il prezzo per confezione settimanale, che varia da circa 220 euro a circa 380 euro per il dosaggio più alto. La terapia prevede un aumento graduale nel tempo della dose somministrata, in modo da abituare meglio il corpo e ridurre l’insorgenza di possibili effetti collaterali.

Da un’indagine su internet dei prezzi e un rapido calcolo, si ricava che un anno di terapia con semaglutide può costare al paziente più di 4.500 euro

nalogs. Pharmaceutics 2025, 17, 1596;

[9] FDA Approves New Medication for Chronic Weight Management, FDA, November 8, 2023;

[10] Lilly Receives European Marketing Authorization for tirzepatide (Mounjaro®) in KwikPen® Presentation for Two Indication, Lilly EU, 24 April 2024;

[11] Novo Nordisk A/S: Wegovy® pill approved in the US as first oral GLP-1 for weight management. Novo Nordisk, 22 December 2025;

[12] J. Peck, Oral GLP-1s Beyond the Hype: The Polypharmacy Challenge, Medscape, published online March 31, 2026;

[13] FDA Approves First New Molecular Entity Under National Priority Voucher Program,FDA, April 01, 2026;

[14] AM. Lincoff et al., SELECT Trial Investigators. Semaglutide and cardiovascular outcomes in obesity without diabetes. N Engl J Med. 2023;389(24):2221–2232;

[15] V. Perkovic et al., Effects of Semaglutide on Chronic Kidney Disease in Patients with Type 2 Diabetes, N Engl J Med 2024;391:109-121;

[16] FDA Approves Treatment for Serious Liver Disease Known as ‘MASH’, FDA, published online 08/15/2025;

[17] CS Hendershot et al., Once-Weekly Semaglutide in Adults With Alcohol Use Disorder. A Randomized Clinical Trial. JAMA Psychiatry. Published Online: February 12, 2025. 2025;82;(4):395-405; >>

al dosaggio maggiore, a cui aggiungere visite specialistiche ed esami di controllo. Sempre meglio del costo negli Stati Uniti, che può raggiungere anche i mille dollari per settimana, anche se recentemente l’azienda produttrice della semaglutide ha lanciato un programma di abbonamento che permetterebbe ai pazienti di ri-

sparmiare circa seicento dollari l’anno per l’acquisto della nuova formulazione orale, circa il doppio per le iniezioni [32].

A fine 2025, la Regione Lombardia ha chiarito che il rimborso a carico del Servizio sanitario nazionale/ regionale è possibile solo per i medicinali agonisti del recettore GLP-1 con indicazione per il diabete (dulaglutide, exenatide, exenatide LAR, liraglutide, lixisenatide, semaglutide) e i doppi agonisti recettoriali GIP/ GLP-1 (tirzepatide) prescritti da uno specialista sulla base di un piano terapeutico e con ricetta rossa che riporti il codice di esenzione 013 relativo al diabete, come da nota 100 di Aifa [33].

Viene in questo modo scoraggiato l’uso off-label di questi medicinali che, insieme alle grandi quantità di prodotti attratte dal florido mercato

[18] Cummings J et al., Efficacy and safety of oral semaglutide 14 mg (flexible dose) in early-stage symptomatic Alzheimer’s disease (evoke and evoke+): two phase 3, randomised, placebo-controlled trials. The Lancet, 2026; 0. published online first, March 19, 2026; [19] FDA Approves First Medication for Obstructive Sleep Apnea, FDA, published online December 20, 2024; [20] O. Meadowcroft et al., Outlook for obesity in 2026: from consolidation to acceleration. IQVIA Blog, published online, January 05, 2026;

[21] A Study of Retatrutide (LY3437943) in Participants Without Type 2 Diabetes Who Have Obesity or Overweight (TRIUMPH-9). Lilly, https://trials.lilly.com/en-US/trial/687735;

[22] MJ Davies et al., Cagrilintide–Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity and Type 2 Diabetes, Published June 22, 2025, N Engl J Med 2025;393:648-659;

[23] ICER. Semaglutide and tirzepatide for obesity: effectiveness and value. Final Report, December 16, 2025;

[24] Y. Xie et al, Mapping the effectiveness and risks of GLP-1 receptor agonists. Nat Med 31, 951–962 (2025);

[25] P. Karakasis et al., Effect of glucagon-like peptide-1 receptor agonists and co-agonists on body composition: systematic review and network meta-analysis. Metabolism. 2025 Mar;164:156113;

[26] H. Dai et al. GLP-1 receptor agonists and cancer risk in adults with obesity. JAMA Oncol. 2025;11(10):1186–1193;

statunitense, ha portato negli scorsi anni a situazioni di carenza in Europa e in Italia, con impatto negativo sulla disponibilità dei prodotti per i pazienti diabetici.

Il panorama delle terapie GLP-1 è comunque in continua evoluzione e in futuro potrebbero essere affrontate nuove considerazioni sulla loro rimborsabilità da parte dei servizi sanitari dei diversi paesi. Una spinta in tal senso potrebbe essere rappresentata dall’inclusione di questa categoria di prodotti all’interno della Lista dei farmaci essenziali dell’OMS, avvenuta a settembre 2025 [32]. Un’azione che s’inserisce nel quadro internazionale più ampio volto a contrastare il fenomeno dell’obesità e che affianca la pubblicazione, sempre nel 2025, delle linee guida OMS sull’utilizzo dei medicinali GLP-1 per il trattamento dell’obesità [33] (vedi box 2).

[27] A. Ko et al. Risk for cancer with glucagon-like peptide-1 receptor agonists and dual agonists: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med.2026;179:216-229. [Epub 9 December 2025];

[28] B. Pasternak et al., Glucagon-like peptide 1 receptor agonist use and risk of thyroid cancer: Scandinavian cohort study. BMJ. 2024;385:e078225. published 10 April 2024;.

[29] JA Kim et al. Exploring the side effects of GLP-1 receptor agonist: to ensure its optimal positioning. Diabetes Metab J. 2025 Jul 1;49(4):525–541;

[31] H. Gasoyan et al., Obesity Treatments and Weight Changes in Clinical Practice After Discontinuation of Semaglutide or Tirzepatide, Diabetes, Obesity and Metabolism, (2026): 1–11, pubblicato online 12 marzo 2026;

[32] Novo Nordisk launches first and only multi-month subscription program for FDA-approved Wegovy®, offering savings of up to $1,200/year, Novo Nordisk, published online March 31, 2026;

[33] Prescrivibilità degli agonisti recettoriali GLP1 e doppi agonisti recettoriali GIP/GLP1, OMCeO Milano, pubblicato online 31 dicembre 2025;

[34] WHO updates list of essential medicines to include key cancer, diabetes treatments, WHO, published online, 25 September 2025;

[35] WHO issues global guideline on the use of GLP-1 medicines in treating obesity, WHO, published online, 1 December 2025.

In questo numero abbiamo parlato di…

CHIMICA E FARMACEUTICA

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