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24 | VII | 09

numero

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L’appuntamento del venerdì

Reportage

Agorà · Matrimoni misti Luoghi · La diga di Gleno Tendenze · Moda mare bimbi

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Endoceresio 89

Giornale del Popolo • Tessiner Zeitung

CHF. 2.90

con Teleradio dal 26 luglio al 1. agosto


Âť illustrazione di Adriano Crivelli


numero 31 24 luglio 2009

Impressum Tiratura controllata 90’606 copie

Chiusura redazionale Lunedì 20 luglio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale

Agorà Matrimoni misti. Mogli e buoi dei paesi altrui Luoghi Una tragedia dimenticata Vitae Hasan Thuran

DI

DI

DI

ALESSANDRO TABACCHI

ELISABETH ALLI

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NICOLETTA BARAZZONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage Endoceresio 89

TESTO E FOTO DI

FRANCA E MAURO BERNASCONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tendenze Moda mare bimbi. Tutti al mare!

DI

MARISA GORZA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Peter Keller

Redattore responsabile Fabio Martini

Astri / Giochi

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Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Controinformazione

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Jacques Piccard (a sin.) e Roger Thiébaud nell’abitacolo del Forel Fotografia di Franca Bernasconi

Cari lettori, sarà forse il timore delle conseguenze della crisi, sarà forse la fame di pubblicità o la difficoltà a reperire notizie di un minimo interesse (non da parte nostra), certo è che l’articolo apparso su “Il Caffé” di domenica 19 luglio a firma del caporedattore Libero D’Agostino impone una risposta netta e risoluta. Si tratta infatti di una mera operazione di controinformazione, il tentativo di propinare al pubblico come attendibili una serie di notizie raccolte (almeno per quanto ci concerne) in modo discutibile e debolmente professionale sotto il profilo giornalistico. Secondo D’Agostino, che tenta di compiere un’analisi dell’impatto della crisi sui media del Cantone, “addirittura si vocifera della chiusura, probabilmente a dicembre, di Ticino7, il settimanale sui programmi radiotv che veniva dato coi tre quotidiani. Il Giornale del Popolo ci ha già rinunciato perché troppo costoso. Editori e redazione sono più che preoccupati”. Per D’Agostino le “voci”, raccolte chissà dove, sono evidentemente sufficienti a stabilire non solo la fine del nostro settimanale ma anche il momento in cui questa avverrà. Ma non è tutto: oltre all’uso del passato nell’espressione “veniva dato” che ci dà già fin da adesso per spacciati, egli ci attribuisce una condizione di preoccupazione che, sinceramente, non viviamo. Il problema è che D’Agostino non ha mai interpellato né la Redazione né il nostro Direttore editoriale, Peter Keller, citato come fonte nell’articolo (cosa che invece avrebbe dovuto fare). Quali siano i suoi obiettivi e quelli del suo giornale non ci è dato saperlo.

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Forse il tentativo è quello di minare la fiducia del settore pubblicitario nei nostri confronti, creando al contempo preoccupazione in chi ogni giorno lavora per fornire un servizio all’altezza dei tempi... Che abbia voluto compiacere il suo editore ci pare improbabile, visto che lo stesso è anche uno dei nostri editori. Ma forse di ciò egli non è al corrente… Certo è che in un momento come questo, in cui l’informazione online marca stretto, sarebbe il caso di sviluppare un giornalismo serio, basato su documentazioni certe e verificabili più che su voci e dicerie raccolte nelle osterie. Lasciate da parte le polemiche ci preme dunque rassicurare voi lettori specificando che: primo, Ticinosette non chiuderà affatto a dicembre 2009; secondo, la riduzione di pagine attuata oltre un mese fa e da noi ampiamente spiegata in un’intervista alla RSI e in ben due editoriali è stata effettuata sulla base di attente valutazioni da parte degli editori, iniziative volte a garantire l’esistenza di un giornale seguito e apprezzato per la sua qualità e non solo in quanto “contenitore” dei palinsesti televisivi; terzo, il contratto con la RSI è stato recentemente confermato per i prossimi tre anni; quarto, il calo pubblicitario concerne Ticinosette nella medesima misura con cui investe tutti gli altri media del settore; quinto, l’uscita del “Giornale del Popolo” era nota e prevista da tempo, fondata su scelte ben motivate e concernenti fattori indipendenti il nostro settimanale. Cordialmente La Redazione

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Matrimoni misti. Mogli e buoi dei paesi altrui…

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Agorà

La saggezza contadina fatta di detti e di proverbi sta lentamente scomparendo assieme al mondo rurale del quale era diretta espressione. L’apparato legislativo cerca di sostituirvisi regolamentando il nascere di una società multietnica, ma alla fine toccherà alla scuola pubblica ricucire il nuovo tessuto sociale

“M

ogli e buoi dei paesi tuoi” avevo sentito dire, anni fa, da un ticinese che lavorava alle Bahamas rispondendo a chi gli chiedeva se si fosse sposato con una ragazza locale. Una risata e una strizzata d’occhio avevano poi messo fine a quell’incursione nella sfera privata. All’epoca non conoscevo quel proverbio, ma mi piaceva la rima. Poi col passare del tempo ho scoperto quanto frequente fosse il suo utilizzo in quella striscia di terra che nell’odierna era globalizzata chiamiamo Insubria, e non solo. Una rapida evoluzione Intrisi di saggezza popolare i detti racchiudono un patrimonio culturale che per taluni va difeso e preservato, poiché testimonia di epoche ormai remote, e traccia il percorso che ci riporta all’universo contadino dei nostri antenati. Ma allora la società rurale coi suoi buoi era xenofoba? Lo chiediamo a Ermete Gauro, delegato all’integrazione degli stranieri e alla lotta al razzismo nel Canton Ticino: “In questo proverbio non vedo una radice razzista, bensì quella diffidenza che caratterizzava il mondo rurale”. Anche per Pier Franco De-Maria, membro di direzione della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona, il “mio” proverbio è da considerarsi in disuso. “Penso che sia una espressione idiomatica utilizzata, oggi, in modo folcloristico. Un rapido sguardo alla lista dei licenziati di quest’anno mi fa capire che la società ticinese, così come quella svizzera, è profondamente cambiata ed evolve in modo naturale. Percorrendo rapidamente i cognomi degli studenti, ci si può render facilmente conto come la maggioranza di

questi non siano più quelli «tradizionali». Spesso inoltre, chi conserva una parentela con il luogo, ha magari la mamma straniera”. Globale e rurale diventano quindi due aggettivi antitetici dall’assonanza plateale, per chi fa il tifo per una società multietnica. Le nuove coppie: qualche dato Anche senza far riferimento alle cifre degli ultimi quarant’anni, possiamo constatare a occhio nudo l’aumento significativo dei matrimoni misti (dove solo uno dei coniugi è ticinese). Nel 1969, in Ticino, le unioni messe al bando dalla società agraria erano 362 (su un totale di 1325 matrimoni; i nostri dati non comprendono i matrimoni tra uno straniero e una straniera), ma in poco meno di quattro decenni questo tipo di unione è più che raddoppiato passando a 752 unità, allorquando i matrimoni sono aumentati solo del 9,9%. Ermete Gauro, con un nutrito passato nell’ambito delle ricerche in campo statistico, ci mette in guardia contro la manipolazione “giornalistca” dei numeri a fini allarmistici, tuttavia anche lui constata l’incremento e lo saluta: “È una situazione che non riguarda solo il Ticino o la realtà Svizzera, è piuttosto un trend europeo. È infatti dai tempi dell’homo sapiens sapiens che si migra e ci si sposta. Una popolazione poco dinamica che non si mischia rischia semplicemente l’estinzione.” Tendenze e orientamenti Ma da chi sono composte queste coppie miste cui è affidato il ripopolamento del nostro territorio? Alcuni anni fa il settimanale svizzero francese L’Hebdo stilava il ritratto della sposa romanda degli anni


periodo nel quale si consolida un 20% di preferenze per le grazie straniere. Nel corso degli anni Novanta, l’aumento è meno marcato, ma costante fino a sfiorare il 30% nel 2007. A registrare un calo sono invece le unioni tra uomo ticinese e donna ticinese, in caduta libera da quarant’anni a questa parte, che perdono oltre il 25% delle preferenze. Multiculturalità e razzismi Crocevia d’Europa, il Ticino sembra accogliere forestieri e forestiere aprendo loro non solo la porta di casa, bensì anche quella della camera da letto, uno scenario più che roseo se paragonato allo spettro della ghettizzazione dello straniero. A stemperare, però, questo primo ottimismo ci si mette Kathrin Buchmann, direttrice supplente della Commissione Federale contro il Razzismo (CFR) “non penso che il numero di unioni miste sia un indicatore per misurare il livello di razzismo all’interno della società”. Buchmann, giurista di formazione, si sofferma in seguito sulle decisioni prese sotto la cupola federale che fomenterebbero un clima vieppiù razzista, e, aggiunge De-Maria, “figlio della crisi economica”. Sul piano nazio-

nale l’Associazione binational, unica comunità elvetica a difendere gli interessi delle coppie miste, prende regolarmente posizione contro iniziative federali volte a minacciare la loro esistenza. Paradossalmente però, le misure sulla politica di rinvii forzati decretata dalla metà degli anni Novanta ha fatto aumentare in modo significativo le unioni tra donne svizzere e uomini dell’ex-Yugoslavia. Dunque, se le unioni miste non bastano a combattere il razzismo e se la politica sembra incapace di elaborare leggi a favore della multiculturalità, le speranze riposano sugli sforzi di prevenzione, ma soprattutto sulla nuova generazione frutto dei matrimoni misti. Pier Franco De-Maria, la cui consorte è di origine africana, sostiene che la scuola pubblica, da quella elementare a quella superiore fino alla formazione professionale, ha svolto e continua a svolgere un incredibile lavoro di inclusione, non sempre sufficientemente riconosciuto. Perciò, credo che in nome di una futura coesione sociale garante della sicurezza che tutti ricerchiamo, sarà di capitale importanza valutare quanto ancora debba essere la scuola a fare le spese dei periodici tagli statali.

» di Elisabeth Alli; illustrazione di Micha Dalcol

2000: “originaria d’un paese dell’Est europeo, giovane, bella e diplomata”. Il sito www.binational.ch – a cura dell’omonima associazione che si adopera nel dispensare informazioni alle coppie miste – fa risaltare invece che la prima scelta esotica per l’uomo svizzero in cerca di moglie è il Brasile (secondo solo alla Germania), seguono la Tailandia, l’Italia e la Serbia/ Montenegro. Per le donne svizzere il principe azzurro straniero è innanzitutto europeo, di preferenza italiano, tedesco o serbo/montenegrino. L’esotismo extracontinentale arriva solo al quarto posto e riguarda i cittadini magrebini. “Il meticciato sarà il futuro, le pressioni migratorie dovute a carestie, guerre e a motivi climatici, saranno sempre più numerose” evidenzia Gauro. Sta di fatto che i dati statistici degli ultimi otto lustri mostrano un’evoluzione dei matrimoni misti interessante. Fino al 2002, erano un buon 10% all’anno le donne ticinesi che convolavano a nozze con uno straniero; poi il raddoppio: queste unioni si stabilizzano attorno alle 300 unità l’anno. Per gli uomini la “curva di miele” racconta un’altra storia; il tabù della donna straniera sembra spezzarsi nel corso della metà degli anni Ottanta


Bellinzona

Sondrio

Alpi Orobie

Lugano

Diga di Gleno

Varese Como Bergamo

Brescia

L’area della valle di Scalve nelle Alpi Orobie orientali. A destra: la zona di rottura della diga di Gleno fotografata dall’interno dell’invaso.

Immaginate una mattina del

Luoghi

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primo dicembre di tanti anni fa – siamo nel 1923 – in un angolo appartato delle Alpi Orobie orientali. Manca poco al Natale, fa freddo, l’autunno che sta per terminare è stato eccezionalmente piovoso. La vita degli abitanti della valle di Scalve è da qualche tempo scossa da un evento epocale: in ottobre infatti è stata portata a compimento, dopo quattro anni di lavori, la costruzione di una portentosa

ra certo non manca: del resto i bergamaschi non sono forse i migliori magutt del mondo? Dopo mesi e mesi di lavori colossali, la diga è portata a termine. Siamo del resto nel periodo in cui in tutta l’area alpina viene avviata la costruzione sistematica di impianti idroelettrici e di regolazione delle acque come testimoniano per esempio, per quanto concerne il Ticino, le concessioni della Biaschina, di Morobbia, Verzasca, Ponte

A pochi chilometri dal nostro Cantone, nelle Orobie orientali, la valle di Scalve fu teatro nell’inverno 1923 di una tragedia dimenticata. Siamo tornati in quei luoghi dove la bellezza del paesaggio si confonde con i sinistri resti dell’imponente impianto della diga Brolla e Piottino che, a partire dal 1894 segnano lo sviluppo della produzione di elettricità nel cantone. Ma nel caso della diga di Gleno qualcosa sembra essere andato storto nella progettazione. Si mormora infatti che da sotto le arcate colossali della diga vi siano fuoriuscite d’acqua, ma al momento, a

chi importa? Una nuova era di splendore sembra iniziata in quell’autunno del 1923. Poi, improvviso, giunge il boato. Sette e quindici del mattino. Appena rischiarata dalle prime luci dell’alba, la sezione centrale della diga crolla pressoché all’istante. Cinque milioni di metri cubi d’acqua gelata si riversano a valle, con la potenza di mille valanghe, puntano inesorabili sui villaggi del fondovalle, mirano a Bueggio e a Dezzo, li polverizzano, poi l’acqua s’insinua come un serpente ebbro di morte, pietre e alberi divelti negli orridi abissi che separano la Presolana dal Pizzo Camino. In quelle angustissime forre di calcare la massa d’acqua riempie a velocità pazzesca ogni centimetro disponibile: allo sbocco della valle, un muro d’acqua grigia alto metri e metri viene sparato nel mezzo della Valcamonica, andando a concludere la sua folle corsa nelle acque del lago d’Iseo. Le vittime non si contano: qualcuno parla di quattrocento morti, qualcun altro oltre cinquecento. Una cinquantina di poveri resti umani vengono a galla nelle acque del lago d’Iseo, a quaranta chilometri di distanza dalle loro baite. Oggi sappiamo che la diga fu il prodotto nefasto di criminali errori progettuali. Ma

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diga, capace di raccogliere le acque del Gleno, prima che copiose confluiscano nella vallata. La diga sembra un prodigio di tecnica: geometri e ingegneri giunti da lontano, dalla pianura, negli anni precedenti hanno compiuto rilievi, aggirandosi nella vallata come alpinisti. Poi sono arrivati gli operai. La manodope-

Una tragedia dimenticata

Locarno


Internet

www.scalve.it/gleno Sito dedicato alla tragedia della diga del Gleno. È possibile consultare testimonianze, documenti e articoli dell’epoca. Il sito è a cura della Biblioteca comunale di Vilminore, in provincia di Bergamo.

squarcio, che, se visto da settentrione, pare incorniciare la veduta della parete nord della Presolana, è un monito per le generazioni a venire: gigantesca e solenne come la navata di

» testo e fotografie di Alessandro Tabacchi

all’epoca pareva un monumento incantato: con i suoi 260 metri di arcate, sembrava più un’opera d’arte che una creazione ingegneristica. A distanza di ottantasei anni, visitare i ruderi della diga del Gleno è un’esperienza che può ancora insegnare molto. Quello

un’abbazia romanica incastonata fra i monti, la diga del Gleno parla della necessità di una politica ambientale ed energetica seria, che in decenni e decenni di demagogie in Italia non ha mai visto veramente la luce, così come narra dei sogni e delle speranze infrante di tanti montanari e valligiani, i cui figli e nipoti hanno abbandonato la montagna per andare a vivere “a valle”, con un percorso inverso rispetto a quegli ingegneri e geometri che dalla pianura salirono sui monti a costruire una tragica illusione. Per chi, mosso da curiosità volesse raggiungerla, è necessario camminare per un’ora di faticosa salita, allietati però da panorami mozzafiato: molto più di una semplice escursione, direi piuttosto un vero e proprio percorso emozionale e interiore per ricordare un disastro dimenticato del Novecento. Perché mai come in questa valle si avverte la minutezza dell’uomo nei confronti della Natura: sentimento sublime e spaventoso insieme.

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» testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni; fotografia di Igor Ponti

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dizioni terribili. Ho scelto la musica anche perché non ci sono musicisti che vogliono e fanno la guerra. Il nostro mestiere è quello di parlare d’amore, di fraternità e di pace. Quando litigo con mia moglie mi dico: sei un musicista e sei un uomo d’amore. Litigare non è per te. Se penso ancora alla Turchia penso a un paese molto grande, con un’alta densità di abitanti. A far conoscere il mio paese ci sono stati grandi poeti a livello mondiale come Nazim Hikmet o scrittori ancora viventi come Nedim Gürsel. Il poeta Hikmet, esiliato e condannato dal mio paese, ha contribuito all’instaurazione della democrazia e alle forze È nato in Turchia, culla di civiltà e cullaiche che ci sono attualtura. Dall’unione tra Oriente e Occidente mente. Ci sono anche premi ha sviluppato la sua grande passione per Nobel come Horan Pamuk la musica. Suona e compone canzoni por- che ha denunciato il genotando nel mondo il linguaggio universale cidio degli armeni. L’Europa non concede al mio paese dell’amore e della fratellanza l’adesione all’Unione e per impedirla sta ponendo molti fatto “straniero” in Svizzera. ostacoli come, per esempio, l’abolizione La parola straniero la trovo della pena di morte e l’obbligo di livellare i strana perché facciamo tutti prezzi. L’Anatolia ha molte risorse naturali parte della natura. Infatti un come l’uranio e il petrolio. L’Europa crede sasso o un albero in Turchia di affermare la sua identità respingensono uguali a un sasso o a un do l’altro? Personalmente sono favorevole albero in qualsiasi altra parte all’adesione. Il problema della Turchia di della terra. La natura non oggi è molto complicato. Il territorio è ricco fa distinzioni. Non ci sono ma c’è anche l’imperialismo americano con confini, nazioni, o razze. Da la sua presenza militare. Il problema della musicista mi sento come il Svizzera? Quello di non chiudersi nella vento, come un uccello. E a sua particolarità perché si è visto che la un uccello non viene chiecrisi finanziaria non ha confini, frontiere sto il passaporto. Così anche e barriere. Il capitale influisce ovunque. Se un musicista non accetta il penso alla violenza nel mondo mi ritengo limite. Tutto questo mettere un uomo fortunato perché vivo per l’amore dei valichi viene fatto politie per la musica. E chi non ha la musica o camente e militarmente ma la religione cosa fa? Se non riesce a trovare è tutto falso. Non esistono un capo spirituale o un luogo dove esamila Svizzera, la Turchia o la narsi, rimane crudo. Ci sono due sguardi: Germania. Siamo una sola la natura ci insegna. L’ape ad esempio? terra. La mia musica prende Vola sul fiore e fa l’amore con il fiore. Se la forza dal folclore moderno. riesci a vedere la bellezza della natura o il In essa c’è molta tristezza fiume che scorre e arricchisce, goccia dopo perché la nostra società ha goccia, il lago e il mare ti rendi conto che è vissuto la tristezza. Ma traun viaggio lungo. Ma basta saper ascoltare smette altrettanta allegria. La la melodia della natura. Mangiare poco. musica prende la sua essenza Dormire poco. Pensare tanto. Camminare dal popolo. Se mia madre tanto. Questa è la mia filosofia. A chi non fosse vissuta in un paese alha più niente? Dentro di noi c’è tutto. La legro sarei nato con la muradice è in noi. È la legge dell’universo. La sica allegra. Il mio popolo felicità non la prendo dalla moglie o dagli ha dovuto emigrare, è stato amici o dal denaro. La cerco in me. E cerco esiliato e ha vissuto in condi diffonderla.

Hasan Turhan

Vitae

ivo in Ticino da circa 24 anni con la mia famiglia. Sono nato nel 1957 in Turchia. Ci sono rimasto fino al 1984 e dunque ho vissuto le vicende storiche dolorose, il genocidio della minoranza alevita e il famoso colpo di stato del 1980, momenti particolari per il mio paese. Ho studiato economia e insegnato in un liceo. Sono arrivato in Svizzera quasi per scherzo e perché vedevo in questo paese la possibilità di imparare le lingue. La mia decisone di trasferirmi qui non ha avuto quindi nessuna motivazione di natura politica o altro. Certamente, ho vissuto dei momenti molto duri nel mio paese. Sono un musicista. La mia grande passione per la musica mi ha portato a girare il mondo e a entrare in contatto con altre culture. Senza la musica non esisterei. Gestisco da anni un negozio di kebab a Savosa. Il fatto di seguire la religione alevita mi aiuta a vivere questa esperienza con gioia, rendendo meno pesante il fatto di essere lontano dal mio paese d’origine. La mia religione non condiziona l’uomo come accade in altre religioni. Noi ci consideriamo i protestanti dell’Islam ma ugualmente lo rispettiamo. Diamo molta importanza al ruolo della donna. Preghiamo con lo strumento sacro, il saz, (strumento cordofono simile al liuto usato nella musica tradizionale turca, ndr.) che è anche il mio strumento. Suoniamo e cantiamo attorno al sole perché siamo cosmicamente degli elementi solari. Prendiamo lo spunto dall’universo (la religione alevita è vicina agli insegnamenti buddisti, ndr.) e non compiamo il pellegrinaggio alla Mecca. Il nostro Dio è unico, universale. La mia religione è come un piramide egiziana: c’è chi viene da destra per andare in cima, chi da sinistra e chi viene dal centro. Ma Dio è sempre lo stesso. Siamo una mela divisa solo dalla politica e dalla religione. Non mi sento af-

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V


Endoceresio 89 testo e fotografie di Franca e Mauro Bernasconi

Costretta dall’incalzare delle nuove tecnologie, ma con una certa riluttanza, ho iniziato la scansione delle diapositive, per “tradurle” in immagini digitali. Mi sono così sorpresa a rivisitare con piacere e a volte anche con un tantino di nostalgia, eventi, luoghi e momenti carichi di significato e di emozioni… Endoceresio… dentro il lago… con Jacques Piccard e il suo Forel


T

orno a sfogliare il periodico “Terra Ticinese”, dell’aprile 1989. Giuseppe Biscossa, ideatore di Endoceresio raccontava di un’intervista al prof. Jacques Piccard, pubblicata sulla stessa rivista nel 1986, in cui si parlava delle sue esplorazioni nel lago di Garda, commissionate da enti privati della regione. L’intervista si concludeva con una provocazione in favore del lago di Lugano: chi prende l’iniziativa? La sfida venne raccolta dai dirigenti della Banca Unione di Credito di Lugano, Fausto Boffi e Giorgio Keller, ambedue di Maroggia, che ne fecero il tema delle celebrazioni per il 70esimo anniversario dell’istituto bancario: una campagna di ricerca scientifica nei fondali del lago Ceresio, utilizzando le competenze del prof. Piccard e le sue risorse tecniche, in particolare il mesoscafo F.A.Forel. Furono presi i contatti necessari e avviate le trattative. Il prof. Jacques Piccard si dichiarò disponibile e precisò che, per svolgere un lavoro completo, sarebbe stato necessario venire a Lugano durante le quattro stagioni, rimanendovi per circa un mese ogni volta. Vennero quindi coinvolti gli Istituti cantonali interessati: il Laboratorio di studi ambientali, l’Istituto batteriosierologico e il Laboratorio di fisica terrestre, nonché numerosi ricercatori provenienti da Università e Istituti svizzeri ed esteri. Si concordarono poi i punti delle immersioni: Agno, Figino, Melide, Lugano, Gandria. Poi toccò a me e a mio marito di essere coinvolti in questa splendida avventura durante i preparativi per la Biennale dell’immagine subacquea, che si tenne nel gennaio 1989.

sopra: Jacques Piccard (a destra) in compagnia del pilota Roger Thiébaud, nell’abitacolo del Forel a destra: torcia in mano, Franca Bernasconi accompagna il Forel in immersione in basso: il Forel, simile a un’astronave, scivola nelle profondità del lago

L’equipe

La squadra di lavoro capitanata da Jacques Piccard era eccezionale e molto affiatata. Come spesso capita agli scienziati, lui aveva bisogno di un apparato organizzativo, garantito dalla sua segretaria, signorina Montandon, tanto efficace quanto discreta. L’attività pratica veniva condotta con la collaborazione dei suoi tecnici: quattro giovanotti in tuta bianca di cui due i piloti, Roger Thiébaud e Philippe Chapuis. Oltre ai piloti (sempre due per motivi di sicurezza) a bordo rimaneva posto per un solo passeggero. Nell’abitacolo faceva un gran freddo, lo spazio era angusto, limitato allo stretto necessario, con una serie di quadranti e manopole di comando, situati sopra l’enorme oblò, attraverso il quale si poteva ammirare il paesaggio subacqueo, illuminato dai potenti fari situati all’esterno. Quando il Forel era in immersione, Thiébaud era solitamente alla guida e Piccard aveva sempre con sé macchina fotografica, taccuino e penna. Annotava ogni dettaglio, si stupiva di ogni particolare, si entusiasmava alla vista dei pesci nei quali ci si imbatteva, condivideva con gli altri passeggeri commenti e riflessioni su quanto si poteva osservare. Queste visioni avevano il potere di affascinarlo a tal punto


da distrarlo, anche quando era alla guida del mesoscafo. Devo ammettere che con Thiébaud ci si sentiva più sicuri!

In azione

Il nostro compito consisteva principalmente nello scattare tutte le foto possibili del Forel in azione, soprattutto durante le immersioni. Quella volta Piccard era alla guida. L’accordo era che il mesoscafo si sarebbe fermato a circa 20 metri di profondità, limite entro il quale avremmo avuto ancora un po’ di luce naturale; oltre, la visibilità diminuiva rapidamente. Mentre noi scattavamo le foto pinneggiando attorno al Forel, Piccard si teneva in contatto con la superficie, per sapere se lassù vedevano sempre le nostre bolle risalire. Concentrati sulle foto non ci eravamo resi conto che il mesoscafo intanto stava lentamente scendendo. Un paio di volte ci sembrò di essere pesanti e dovemmo equilibrarci nuovamente con il giubbotto. Poi ci rendemmo conto che le uniche luci visibili erano i fari del Forel. Controllammo il profondimetro: eravamo a -40 m e il tempo era scaduto. Ci spostammo davanti all’oblò


per segnalare che noi dovevamo risalire. Lui verificò, come faceva sempre, che noi giungessimo sani e salvi in superficie.

A bordo

Solo pochi ospiti, cui era riservata una passeggiata a bordo del Forel, erano però del tutto tranquilli all’idea di scendere sott’acqua. L’effetto claustrofobico in uno spazio stretto è percepibile già in un lift, figuriamoci sott’acqua, nel buio, magari a -100 m di profondità! Biscossa ci raccontò di una ricercatrice che ebbe la brutta esperienza di vedersi franare addosso qualche metro cubo di terriccio, nella zona di Gandria. Niente panico! Una questione di alcuni lunghissimi minuti, le giuste manovre e si tornò alla luce. Del resto il fondale è ricoperto, in talune zone, da vere e proprie colline di limo alte 3-4 m., attraverso le quali si può scivolare, lasciandosi avvolgere per un attimo in una nube di polvere, nel buio più totale. Per scattare le foto dei passeggeri, si trattava di trovare il mezzo per illuminare in modo efficace l’interno dell’abitacolo. Quando il sindaco, Giorgio Giudici, salì a bordo, sistemammo un flash accanto ai comandi di fronte all’oblò anteriore; all’ospite fu dato in mano un cavo munito di una fotocellula, da tenere diretta verso il fotografo subacqueo che avrebbe visto all’esterno. Crediamo che questa incombenza abbia costretto il passeggero a concentrarsi su un gesto da compiere, riducendo in questo modo la tensione che quel tipo di esperienza inevitabilmente implica. Lo stratagemma funzionò sempre a meraviglia! Di rientro dalle missioni il Forel, simile in tutto e per tutto a una navicella spaziale, con il suo equipaggio, scivolava quasi invisibile a pelo d’acqua, verso il tramonto… come in un sogno premonitore.

Quel che resta

Jacques Piccard se ne è andato il primo novembre del 2008,

all’età di 86 anni, verso chissà quali altre profondità. La Banca ha concluso la sua storia sulla soglia dei 100 anni. Il Forel, dopo 30 anni di gloriose esplorazioni e 4000 immersioni in tanti laghi, ormai disarmato, non navigherà più e finirà in un Museo... miti che scompaiono. La natura, per conto suo, è invece in perenne evoluzione. Possiamo solo dire che forse, per una volta, i numerosi e svariati interventi umani hanno contribuito a ridare un po’ di fiato al nostro lago. Oggi, soprattutto in inverno, a -40 m, anche a torcia spenta, si può godere di una buona visibilità su un paesaggio dalle tonalità vagamente smeraldine ■

a destra: il Forel all’attracco a fine giornata. Nell'altra fotografia i due tecnici della squadra e il pilota Roger Thiébaud (a destra)


a sinistra: dopo una giornata di lavoro, all’imbrunire, il Forel rientra in porto


Tutti al

mare!

di Marisa Gorza

Le

Tendenze

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parole d’ordine dei capi per le vacanze dei piccoli, grandi personaggi sono allegria e praticità. Se poi si aggiungono design ed eleganza, i costumi da bagno dal taglio junior, possono fare invidia ai sofisticati modelli studiati per mamma e papà. Ne sa qualcosa la Parah Mare che, oltre alle consuete collezioni dei grandi, ha inserito creazioni in formato mini rivolte ai bambini dai 6 ai 12 anni. Divertenti olimpionici e due pezzi chiusi da laccetti birichini, gonnelline pareo e caftani dai colori fluo, micro top e shorts con intarsi maculati e tintinnanti di charms per ragazzine decise a far girare la testa ai piccoli aspiranti baywatchers. Per questi ultimi ecco i boxers e i bermuda dai colori sgargianti rubati ai fiori della California e dalle stampe che raccontano le avventure della tartaruga acquatica che se la spassa tra onde e ondine. Piuttosto spigliate anche le signorine in erba che sfoggiano i costumini Poisson d’Amour (in alto). Spirito selvaggio e chic safari, copiato dalla zia sempre alla moda, con bikini, gilet e shorts in daino dalle lunghe frange che

si mescolano a leggere e svolazzanti vestine. Dei più piccini, cioè da zero anni in poi, si prende cura la casa olandese Koeka, distribuita da Nonsololatte, coccolandoli con tessuti naturali e protettivi, soprattutto di cotone: jersey, ciniglia, tele leggere e traspiranti... Per T-shirt, pagliaccetti, tutine, copricostumi e prendisole, oltre a un design essenziale, sono stati scelti il bianco e delicate tinte pastello utili all’effetto schermo. Molto pratico l’accappatoio in morbidissima spugna chiuso davanti da una zip in modo che il frugolino non prenda freddo dopo il suo primo bagnetto nel mare. Ritornando ai più cresciutelli, ecco le fanciulle di La Perla un pò civette e un pò bon ton grazie a un beachwear che mescola deliziosi ricordi da “vestivamo alla marinara” al mood baby di teneri quadretti vichy. Ai costumi da bagno si affiancano i fuoriacqua in vaporoso tulle e lycra setosa. Frizzante e solare è anche la collezione dedicata da Malizia a “little girls in bloom” con quella vena romantica che fa volare farfalle sul bikini a brassière lavorato a

nido d’ape e fioriture che profumano d’estate. E poi colore, colore, colore con una predominanza di ...rosa, naturalmente. Mentre ai boys di Grigioperla, volti a una sana e divertita dimensione sportiva, piace la tavolozza biancarossa-blu. Idee tra vela e canottaggio per tipi scavezzacollo a loro agio in boxers, canotte, bermuda largotte e pluritascate. Sempre in movimento anche i maschietti di Yamamay che hanno una predilezione per i costumi parigamba con fasce bicolori o tricolori contrastanti, dove compare un piccolo squalo dall’aria assai poco feroce. Le ragazzine scelgono invece i costumini in cotonina fiorita o ricamati di perline con vivaci motivi tribali suggeriti dalla tradizione africana. Si, perchè Yamamay, oltre a realizzare in loco il suggestivo catalogo Yamafrica, si è impegnata con Amref a costruire una scuola sulle coste del Kenia a favore dei bambini indigeni e migliorarne la qualità della vita. Perchè il loro futuro sia meno cupo e più colorato possibile.


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Astri gemelli

cancro

Giornate “emotivamente no” tra il 28 e il 30 luglio a causa del transito lunare nel segno opposto dello Scorpione: vi sentirete un po’ nervosi e insoddisfatti. Possibili disillusioni professionali. Riposatevi!

A causa dell’influenza di Urano sarete tentati di dare svolte improvvise alla vostra vita affettiva. Attenti alla vostra emotività tra 31 luglio e il 1 agosto: Luna in opposizione. Evitate i colpi di testa.

A partire dal 1 di agosto, Venere, l’astro dell’amore e dei piaceri, entrerà nel vostro segno per restarci quasi tutto il mese. La cosa potrà implicare notevoli coinvolgimenti di tipo sentimentale.

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Difficilmente durante questa fase riuscirete a resistere al “proibito”, ma state molto attenti a non trovarvi in una situazione ambigua provocata dai forti aspetti solari con Nettuno. Possibile dissidio in ambito lavorativo.

Sfera emotiva in movimento intorno al 1 agosto a causa del transito lunare. State comunque attenti a non compromettere la vostra immagine pubblica con fatti personali. Attenzione alla dieta: evitate i grassi.

Nuove situazioni professionali all’estero favorite dal transito di Marte nella nona casa solare.Vita sentimentale sempre alla grande per i nati nella terza decade. Possibili disturbi a livello gastrico.

Avete trascurato gli affetti familiari e ora avete la possibilità di recuperare. Dedicatevi ai vostri cari, per il resto c’è sempre tempo. Se siete single non disperate. Maggiore cautela alla guida. Praticate uno sport.

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Momenti di tensione con il partner o con i collaboratori provocati dal transito di Marte. Sfruttate il periodo estivo per ristabilire un migliore rapporto con il vostro corpo anche grazie all’attività fisica.

Agosto inizia izia alla grande per i nati n nella prima decade. Possibile aumento degli appetiti sessuali. State comunque attenti a non praticare una dieta alimentare eccessivamente rigida.

Notizie e situazioni improvvise. Grande impatto mediatico per i più creativi. Luna “storta” tra il 28 e il 30 luglio: riposatevi! Iniziative professionali e nuove prospettive per il lavoro per i nati nella seconda decade.

È ora che i nativi delle prime due decadi si godano un po’ di meritato relax. Situazioni ancora ingarbugliate sotto il profilo sentimentale e affettivo per i nati dell’ultima decade ostacolati dal severo Saturno.

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Orizzontali 1. Sono sette per i cattolici • 10. Il nome della Ghione • 11. Spagna e Oregon • 12. Disciplina sportiva • 14. Barca in genere • 15. Consonanti in cuneo • 16. Lo spinto del sarto • 17. Una dolce casa! • 19. Offeso, ferito • 21. Mania senza pari • 23. Un frutto • 25. Infiammazione oculare • 27. Fu amato da Galatea • 28. Se son chiari danno una lunga amicizia • 29. Il Jack di “Zanna Bianca” • 32. Incagliarsi • 34. Bruciate per il poeta • 36. Profonde, intime • 37. Appesi ad asciugare • 39. Pari in bocca • 40. I confini di Sonvico • 41. Precede la risposta • 44. Ripida • 46. La Nin, scrittrice • 47. Pari in antico • 48. Diverbi • 49. Il mitico re di Egina • 50. La capitale bulgara.

Un graduato • 18. Emulare • 20. Dittongo in beato • 22. I confini di Atene • 24. Risonanza • 26. Cons. in ruota • 28. Ha scritto i “Racconti” • 30. Città della Sassonia • 31. La madre di Edipo • 33. Asbesto • 35. Materia scolastica • 38. Il pronome dell’egoista • 39. Carmi lirici • 42. Granturco • 43. Genere pittorico • 45. Un colpo all’uscio.

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Verticali 1. Un’opera di Pennac • 2. Altrimenti detto • 3. Sorseggiate • 4. Gracida • 5. La pigna tropicale • 6. Marcello, indimenticato attore • 7. Piccoli difetti • 8. Emozionanti • 9. Lo stato con Teheran • 13.

Soluzione n. 29 2

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» a cura di Elisabetta

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 33

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Vita sentimentale caratterizzata dal bisogno e dalla ricerca di certezze a causa dell’approssimarsi di Venere a Plutone (in opposizione). Forte incremento delle relazioni sociali per i nati nella seconda decade.

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