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SOMMARIO

SOSTENITORI

Repubblica e Cantone Ticino

Fondo Swisslos

Fondazione Ernst Göhner

Info ATiDU

Periodico di ATiDU Ticino e Moesano, Associazione per persone con problemi d’udito

REDAZIONE

Cinzia Santo, redattrice responsabile

Allen Scrigner

COMITATO ATiDU

Gian Luca Casella, Presidente

Bruno Bazzucchi

Samuele Della Santa

Dr. Andrea Ferrazzini

Don Massimo Gaia

Francesca Micheletti Zufferey

Liliana Sabbadin-Panzeri

Christian Siano

TEAM

Sabrina Bernasconi Chittaro

Cinzia Santo

GRAFICA

Gregorio Cascio per C-comunicazione e design

STAMPA

Progetto Stampa, Chiasso

TIRATURA

600 copie

SEDE, INFORMAZIONI E CONTATTI

ATiDU Ticino e Moesano

Salita Mariotti 2

CH-6500 Bellinzona

Tel.: 091 857 15 32

E-mail: info@atidu.ch

Web: www.atidu.ch

COPYRIGHT

Pubblicazione gratuita con citazione della fonte

La sveglia per deboli d’udito

Sessione parlamentare disabilità

Quando «gira il mondo». 18

«Non ti sento!» 22

Quando il silenzio fa rumore: il legame tra acufene e iperacusia

La problematica uditiva nei film

uditivo neonatale

Tra silenzi e nuove voci

EDITORIALE

Care lettrici, cari lettori, se pensiamo a tumulti e mutamenti in corso nel mondo, e di conseguenza al nostro animo inquieto, potremmo, senza timore di essere smentiti, dire di vivere stabilmente in condizioni di instabilità.

È il mio primo editoriale da quando collaboro alla redazione di questo periodico, e spero questo banale gioco di parole mi verrà perdonato, ma ricorrervi mi consente di introdurre il tema principale di questo nuovo numero di Info ATiDU. «Quando gira il mondo» è il titolo dell’approfondimento sui disturbi del sistema vestibolare che trovate all’interno della rivista, e racconta di esistenze ballerine, di vertigini ed equilibrio precario congeniti o acquisiti nel tempo, testimonia difficoltà e battaglie quotidiane per vivere una vita degna di essere chiamata tale, sia a livello personale che professionale. Il concetto fotografico scelto per l’occasione cerca quindi di tradurre in immagini, disseminate tra le pagine, il tipo di alterazione sensoriale con cui convive chi soffre di questa patologia.

L’analogia iniziale suggerisce che gli eventi esterni influiscano sul malessere, ma il malessere può appunto anche nascere con noi, per questo è importante risalire alle sue cause e cercare di porvi rimedio o, quanto meno, di limitarne i danni. È infatti documentato che, grazie alle terapie e alle cure a disposizione, è possibile ottenere notevoli miglioramenti.

In questo numero emerge inoltre il desiderio di riscoprire la socialità, di sostenere una maggior apertura tra individui ipoudenti, ma anche tra mondo udente e non. Passando dalle sessioni parlamentari alle collaborazioni tra famiglie di bimbi audiolesi, per arrivare ai problemi di coppia causati dalla difficoltà uditiva ed inaugurare una nuova rubrica chiamata «VOCI». Quest’ultima, a cui teniamo particolarmente poiché narra le vostre storie personali, va a sostituire «TEMPO», la quale riteniamo abbia esaurito il proprio compito.

Era da un po’ che l’idea di coinvolgere maggiormente la nostra comunità ci balenava nella mente, e crediamo che leggere un’esperienza di vita possa dare un messaggio di vicinanza a chi si scopre a dover affrontare una problematica uditiva, sia essa personale o di un famigliare. Non potevamo pertanto esimerci dal parlare dei gruppi di auto-aiuto e nemmeno trascurare la divulgazione di informazioni utili.

Con lo stesso spirito, l’associazione propone costantemente corsi didattici e attività di svago, vedasi ad esempio il recente «Caffè ATiDU», un angolo conviviale a cadenza mensile dove poter ritrovare un ascolto attento e il piacere di stare insieme. Perché nonostante i ritmi serrati che la vita impone, e un incessante brusio virtuale ci illuda, la solitudine è lo specchio di questi tempi, e dedicare del tempo al nostro prossimo ci sembra rappresenti una sana inversione di tendenza.

NOTIZIE

NOTIZIE DAL SEGRETARIATO

La campagna «unveroamico» è attiva nelle scuole

Uno studio effettuato a fine 2025 in Olanda ha rivelato un dato allarmante: un giovane su otto mostra segni di danni all’udito entro i 18 anni.

I rilevamenti audiometrici svolti su un campione di 3.347 giovani hanno osservato lo sviluppo della perdita uditiva neurosensoriale indotta dal rumore nel corso di cinque anni, tra i 13 e i 18 anni.

Arrivati alla maggiore età, il 12,9% dei ragazzi mostrava segni di probabile deficit uditivo causato dal rumore, mentre il 6,2% presentava una perdita uditiva già conclamata.

Le cause vanno principalmente ricercate nello sforzo che il loro udito sostiene venendo sovrastimolato soprattutto nell’ascolto musicale, che avviene a volumi eccessivi agli eventi all’aperto o al chiuso, ma anche nell’uso di cuffie e auricolari.

L’esposizione al rumore è inoltre causa ricorrente di acufene (tinnito), un sintomo che può causare serie ripercussioni a livello psicologico e non solo. È consigliabile, nel caso si percepiscano dei lievi cambiamenti alle orecchie, ma anche farlo regolarmente è senz’altro una buona idea, sottoporsi ad un approfondito controllo uditivo.

ATiDU ritiene fondamentale informare e sensibilizzare i giovani sui rischi dell’ascolto musicale ad alto volume, e per far questo ha ideato la campagna «unveroamico». La campagna è al momento attiva con un «tour itinerante» presso le scuole medie della Svizzera italiana.

Novità per i viaggiatori audiolesi

Il cordino girasole nasce per consentire ai viaggiatori portatori di disabilità nascoste, come ad esempio la difficoltà uditiva, di segnalarla in modo da usufruire di una migliore esperienza di viaggio, favorendo l’interazione con gli altri viaggiatori e il personale addetto.

Il gadget è ora disponibile gratuitamente presso le principali stazioni ferroviarie del Canton Ticino.

Segnaliamo inoltre che l’app «FFS Inclusive», che rende leggibili su smartphone annunci e informazioni relative a treni e stazioni per un viaggio senza barriere, amplia il suo raggio d’azione.

Finora attiva solo sui treni FFS, da oggi l’app può essere utilizzata anche sui treni di altre compagnie di trasporto pubblico oltre Gottardo, come BLS, Thurbo e Zentralbahn.

Assemblea ordinaria

L’annuale assemblea ordinaria di ATiDU si è tenuta martedì 28 aprile presso la sala eventi del ristorante La Casa del Popolo di Bellinzona.

Nel rendiconto esposto per l’occasione al vasto pubblico composto da soci, collaboratori e simpatizzanti, oltre alle questioni riguardanti la parte amministrativa abbiamo proposto un sunto delle nostre molte attività, che si possono trovare spiegate nel dettaglio all’interno del relativo Rapporto Annuale 2025. È sempre un piacere per noi poterci confrontare con i nostri affezionati socie e soci in merito a quanto da noi svolto in un anno di lavoro.

Abbiamo inoltre visto diverse facce nuove e la cosa non può che rallegrarci.

Desideriamo sottolineare che, al netto di tutti i servizi che offriamo, quel che ci preme moltissimo è migliorare la qualità di vita di chi seguiamo, e lo facciamo promuovendo attività culturali e di svago con l’obbiettivo di riscoprire un senso di comunità. Il numero delle consulenze individuali gratuite è ulteriormente aumentato, lo interpretiamo con un segnale di consapevolezza verso l’importanza di aprirsi e discutere di problematica uditiva e, perché no, come segno di fiducia verso il nostro lavoro.

E ci sentiamo di promettere che da ATiDU, l’ascolto diretto sarà sempre al primo posto.

RIASSUMENDO:

I poli scolastici interessati ad ospitare la campagna possono contattarci via mail a: info@atidu.ch Per ulteriori informazioni: www.unveroamico.ch

Per concludere, ringraziamo sentitamente Aixa Andreetta, delegata del Dipartimento Cultura e Società e referente del Centro Competenza Accessibilità per la RSI, che ha presenziato in qualità di presidente del giorno.

Nuovo sistema di ascolto per audiolesi all’USI

Un passo deciso verso accessibilità e inclusività per l’Università della Svizzera Italiana (USI), la quale ci comunica che a partire da settembre 2026 sarà attivo un nuovo sistema di ascolto per permettere alle persone con disabilità uditiva, sia studenti che cittadini comuni, di poter assistere agli eventi in programma nella struttura.

Il sistema funziona attraverso una connessione Wi-Fi dedicata, che attraverso lo smartphone consente ai portatori di apparecchi acustici e impianti cocleari di ricevere l’audio direttamente nei loro dispositivi.

Gli spazi ad implementare il sistema saranno i seguenti:

Auditorio USI Campus Ovest - Lugano

Aula magna USI Campus Ovest - Lugano

Polivalente USI-SUPSI Campus est - Lugano

Polivalente Campus Supsi - Mendrisio

Accademia Palazzo Canaveè - Mendrisio

Inizialmente il sistema di ascolto potrà essere attivato facendo richiesta al personale presente in sala, mentre in futuro potrebbe essere stabilmente operativo. Si avranno notizie più precise nel comunicato ufficiale che verrà rilasciato in concomitanza con l’inizio del nuovo anno accademico.

NOTIZIE DA ASSOCIAZIONI AMICHE

UCBC Unione centrale svizzera per il bene dei ciechi

In qualità di organizzazione mantello delle varie organizzazioni svizzere del settore, fin dal 1903 si impegna affinché le persone cieche, sordocieche, con disabilità visiva e con disabilità visiva e uditiva possano condurre la loro vita quotidiana al meglio delle loro possibilità e con la massima autonomia. In questi ultimi anni il servizio specializzato per la sordocecità UCBC in Ticino ha avuto alcuni cambiamenti che segnaliamo. Dal 2023 ha spostato la sua storica sede da Piazza Nosetto andando in via San Giovanni 7 a Bellinzona. Nel corso del 2025 ha inoltre avuto due sostituzioni di collaboratori, nello specifico troviamo oggi Sacha Pedroia, specialista in riabilitazione e Lorena Santo, assistente sociale. UCBC continua a offrire i suoi servizi di informazione, di consulenza, di formazione, attività per il tempo libero e di accompagnatori volontari formati, a beneficio di persone con disabilità visiva e uditiva, come anche a supporto di persone a loro vicine.

L’ufficio è aperto da martedì a giovedì ed è possibile raggiungerlo al numero 091 825 82 72 oppure all’indirizzo e-mail lorena.santo@ucbc.ch.

RIASSUMENDO:

Per informazioni contattare USI via mail: eventi.lu@usi.ch

LA SVEGLIA PER DEBOLI D’UDITO

Uno degli elementi fondamentali di una giornata ben riuscita è senza dubbio la puntualità, e non svegliarsi in tempo può portare a scombussolarne i piani.

Per chi fatica a sentire il suono delle sveglie tradizionali, si tratta di un problema non da poco. Il nostro esperto propone qui di seguito delle soluzioni alternative, adatte alle persone con problemi d’udito.

Le sveglie per deboli d’udito si caratterizzano per tre specifiche:

• Volume suoneria elevato

• Vibrazione

• Flash

La suoneria può raggiungere anche i 100 dB (discoteca, treno in arrivo, martello pneumatico) ma normalmente il suono è di ca. 85 dB.

Il segnalatore flash è molto luminoso ed è visibile anche di giorno.

La vibrazione può essere impostata da debole a forte. Normalmente il vibratore è collegato fisicamente alla sveglia e al cuscino. In casi particolari è possibile avere un sistema vibrante collegato alla struttura del letto.

Esistono sveglie da viaggio piccole e maneggevoli oppure sveglie fisse da tavolo.

Sussiste pure la possibiltà di utilizzare un sistema combinato che può essere impiegato non solo con funzione di sveglia, ma anche come avviso del campanello d’entrata e segnalatore di chiamata telefonica sempre con i tre sistemi, volume suono elevato, vibrazione e flash.

I sistemi completi con più apparecchi di segnalazione connessi tra loro (telefono, allarmi, campanelli) come Bellman o Humantechnik, dispongono anche di particolari sveglie che oltre alla vibrazione possono disporre, all’interno della casa, più segnalatori acustici e visivi.

Piccola sveglia Humantechnik TravelTim da viaggio con suono forte (90 dB), segnale visivo con Flash e cinturino da fissare al cuscino per trasmette le vibrazioni.

Costo approssimativo Chf 49.–

Sveglia digitale Bellman PRO BE1370 con suono molto forte (100dB) vibratore da posizionare sotto il cuscino e segnalatore Flash.

Costo approssimativo Chf 140.–

RIASSUMENDO:

Potete trovare molti mezzi ausiliari in prova presso la nostra Audioteca. Contattate il segretariato di ATiDU.

Info utili su shop.gleichcom.ch

SOCIALITÀ SESSIONE DISABILITÀPARLAMENTARE

Dare voce alle persone con disabilità non è solo un obiettivo, ma un processo in costruzione.

«Nel 2024, 29 persone con disabilità hanno approvato all’unanimità la risoluzione «Disabilità e inclusione, adesso!», successivamente trasformata in petizioni indirizzate al Consiglio di Stato, al Gran Consiglio e ai Comuni ticinesi. Le risposte ricevute hanno rappresentato un primo riconoscimento istituzionale, ma hanno anche evidenziato ambiti che necessitano ulteriori sviluppi.» (www4.ti.ch)

È stato un momento importante: per la prima volta in Ticino le persone con disabilità hanno potuto esprimere direttamente le proprie richieste su temi come inclusione, partecipazione e accessibilità.

In vista della seconda sessione parlamentare, prevista per il 15 giugno 2026 presso la sala del Gran Consiglio a Bellinzona, il 26 e il 27 marzo, si sono svolti due incontri tra i parlamentari con l’obiettivo di fare il punto sul lavoro svolto finora. Gli incontri sono stati organizzati con il supporto pratico e logistico di Pro Infirmis.

Durante la seduta del 27 marzo, grazie al lavoro della Commissione composta da Manuele Bertoli, Denise Carniel e Romolo Pignone, è stata discussa una linea guida da sviluppare e perfezionare sulla base delle proposte che emergeranno.

L’incontro ha inoltre permesso di riprendere i contenuti della sessione del 2024, in particolare le tre petizioni indirizzate alle autorità cantonali e comunali. Le risposte ricevute sono risultate differenziate: da parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio si registra un riscontro, mentre a livello comunale la partecipazione è stata limitata, con risposte pervenute da soli sette Comuni.

Dal confronto sono emerse due domande centrali: cosa resta da fare e come proseguire il lavoro avviato. In vista della sessione di giugno, gli obiettivi principali sono chiarire i punti ancora aperti e proporre ulteriori azioni concrete per favorire l’attuazione delle richieste formulate nel 2024. Nel medio termine emerge il bisogno di rafforzare le competenze e la rete delle persone, mentre a lungo termine, rendere la partecipazione politica delle persone con disabilità più concreta e strutturata.

Dalla discussione sono risultate inoltre diverse criticità, in particolare rispetto all’avanzamento delle richieste rivolte agli organi politici cantonali.

La sessione del 15 giugno sarà un passaggio fondamentale per trasformare le richieste fatte in cambiamenti concreti nella vita delle persone. Segnaliamo anche che il 21 ottobre 2026 si terrà, a livello nazionale, la seconda Sessione delle persone con disabilità presso il Palazzo federale a Berna. In questa occasione verranno infatti elette 44 persone appartenenti alla categoria a rappresentare simbolicamente il 22% della popolazione svizzera. Questa sessione è organizzata e accompagnata sempre da Pro Infirmis, e prevede l’elezione dei parlamentari tramite votazione. L’organizzazione si impegna a garantire un parlamento rappresentativo nella sua diversità: linguistica, nei diversi tipi di disabilità, nonché per età e genere.

RIASSUMENDO:

Per ulteriori informazioni consultare il sito di Pro Infirmis alla sezione «ultime notizie» proinfirmis.ch

APPROFONDIMENTO UANDO «GIRA IL MONDO»

Quando tutto sembra girare, non si tratta sempre di un semplice capogiro: spesso il problema nasce nell’orecchio interno, che regola il nostro equilibrio

«Da sette anni porto apparecchi acustici e il mio udito si è progressivamente indebolito, fino alla diagnosi di sindrome di Ménière, a cui si sono aggiunte altre complicazioni come la sindrome dell’acquedotto vestibolare allargato e la sindrome di Minor. L’estate scorsa ho vissuto due forti episodi di vertigini acute: il primo, violentissimo, ha richiesto il ricovero in ospedale; il secondo sono riuscita a bloccarlo grazie all’intervento tempestivo del mio medico ORL. In passato mi era già capitato di cadere all’improvviso, senza alcun preavviso, ritrovandomi a terra senza riuscire a reagire: il corpo semplicemente non rispondeva più. Oggi so che la causa di tutto è nell’orecchio interno, ma convivere con ipoacusia, acufeni, autofonia, iperacusia e un udito fluttuante significa fare i conti ogni giorno con stanchezza, confusione e limitazioni importanti. Ho rinunciato a molte cose, evito la folla e i rumori forti, ma cerco di non isolarmi e di continuare a coltivare relazioni. Ho persino comprato cuffie con cancellazione del rumore per difendermi da un mondo sempre più rumoroso, che sembra aver dimenticato il valore del silenzio». Questa è la testimonianza di Franca, che racconta con grande lucidità quanto i disturbi dell’equilibrio e dell’udito possano incidere profondamente sulla vita quotidiana. Cristina, 60 anni, dal canto suo convive con problemi all’udito e dell’equilibrio praticamente da sempre. Fin dalla nascita ha sofferto di otiti ricorrenti e, dopo l’asportazione di tonsille e adenoidi, durante l’adolescenza ha dovuto affrontare diversi interventi di timpanoplastica a entrambe le orecchie: «Da allora, entrare in luoghi affollati mi provocava vertigini e nausea, sintomi che negli anni si sono attenuati ma non scomparsi. Nel 1998 è arrivata anche una lunga labirintite, durata quasi un anno, seguita da ricorrenti vertigini di posizione che possono protrarsi per settimane». Cristina racconta che affrontare questi episodi richiede soprattutto calma, respirazione, pazienza e la capacità di accettare i propri limiti, oltre all’eventuale supporto dei farmaci: «Le vertigini possono avere un impatto devastante sulla quotidianità e tendono a riacutizzarsi nei periodi di stress o quando lo stato di salute generale si indebolisce».

E poi c’è Allen, 52 anni, che racconta una quotidianità segnata da una costante sensazione di instabilità: «Diventato sordo intorno ai trent’anni, poco dopo ho iniziato a soffrire di labirintiti acute, seguite da capogiri ricorrenti, difficoltà di orientamento spaziale e problemi di equilibrio sempre più invalidanti. Negli ultimi cinque anni la situazione è peggiorata sensibilmente: attività semplici come salire una scala, camminare in montagna o persino correre sono diventate rischiose. Anche uno starnuto o una strada dissestata possono provocare vertigini improvvise». Allen racconta anche episodi dolorosi, come una caduta all’uscita da scuola mentre teneva in braccio la figlia piccola, spesso fra l’incomprensione di chi osserva senza conoscere il problema. «Nonostante accertamenti, farmaci e manovre liberatorie, una diagnosi precisa non è ancora arrivata, e la fisioterapia ha portato solo lievi miglioramenti». Tra gli aspetti più pesanti c’è la stanchezza cronica: «Il mio cervello lavora continuamente per compensare la perdita di equilibrio, provocando un affaticamento costante che limita profondamente anche la vita lavorativa e l’autonomia personale».

Queste storie raccontano molto bene che le vertigini, spesso sottovalutate o confuse con semplici capogiri passeggeri, possono invece diventare un problema invalidante, soprattutto quando si associano a ipoacusia, acufeni e patologie dell’orecchio interno. Non si tratta solo di perdere stabilità fisica, ma anche sicurezza, autonomia e serenità. Comprendere questi segnali e riconoscerli per tempo è fondamentale per affrontarli con maggiore consapevolezza e migliorare la qualità della vita.

Quando «gira il mondo» non si tratta di un semplice capogiro passeggero, ma spesso di un vero disturbo dell’equilibrio che nasce nell’orecchio interno, il nostro principale centro di orientamento nello spazio. È qui che il sistema vestibolare lavora insieme a vista, muscoli e cervello per permetterci di stare in piedi, camminare e muoverci con sicurezza.

Quando questo meccanismo si altera, il cervello riceve informazioni contrastanti: il risultato può essere la sensazione che tutto ruoti, instabilità, nausea, difficoltà a camminare, paura di cadere e un forte senso di disorientamento. Non sempre si parla di vertigine «classica»: a volte il disturbo si manifesta come

insicurezza nei movimenti, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione o la sensazione di «testa ovattata».

Le cause possono essere diverse: labirintiti, sindrome di Ménière, vertigini posizionali, problemi vestibolari legati alla perdita dell’udito, infiammazioni, traumi o alterazioni dell’orecchio interno. Spesso chi soffre di ipoacusia convive anche con questi sintomi, perché udito ed equilibrio condividono strutture molto vicine e strettamente collegate.

Il cervello cerca continuamente di compensare questo squilibrio, ma lo sforzo costante provoca affaticamento fisico e mentale. Come abbiamo potuto constatare dalle testimonianze, per molti pazienti non significa solo convivere con le vertigini, ma rinunciare a gesti semplici e spontanei: una passeggiata, una scala da salire, un luogo affollato, persino un abbraccio improvviso. Ed è proprio questo che rende tali disturbi così invisibili agli altri, ma profondamente invalidanti per chi li vive ogni giorno.

Come d’altronde spiega il dottor Roknic, specialista ORL: «Quando si parla di vertigini e disturbi dell’equilibrio non esiste mai una soluzione unica valida per tutti. Si tratta infatti di un ambito molto delicato e complesso, poiché coinvolge il senso dell’equilibrio, fondamentale per ogni gesto quotidiano».

Allora comprendiamo come il problema sia complesso: «I casi più comuni sono quelli di labirintite o di vertigine parossistica posizionale benigna, disturbi frequenti ma molto diversi tra loro. Nel caso della labirintite, generalmente si interviene con una terapia farmacologica che aiuta ad attenuare e poi risolvere i sintomi. Nella vertigine posizionale, invece, spesso è indicata la cosiddetta manovra liberatoria di Epley, che serve a riposizionare correttamente gli otoliti e che può essere ripetuta più volte fino alla remissione del disturbo».

Quando però si entra nel campo dei disturbi cronici, il quadro cambia completamente: «Le cause possono essere numerose e prima di qualsiasi trattamento è indispensabile una valutazione accurata per capire l’origine precisa dei sintomi». Lo specialista sottolinea pure che: «Intervenire in modo sbagliato può persino peggiorare la situazione».

Nei casi in cui il problema sia collegato a una diminuzione dell’udito (situazione frequente soprattutto

con l’avanzare dell’età, ma non solo) egli spiega che spesso il percorso più indicato è la riabilitazione vestibolare: «una forma di fisioterapia specifica che aiuta il cervello e il corpo a recuperare un equilibrio funzionale». E osserva che: «Anche questo tipo di disturbo è oggi in costante aumento e richiede un approccio personalizzato, pazienza e un lavoro progressivo nel tempo».

Un aspetto spesso poco considerato, ma molto pesante per chi soffre di disturbi vestibolari, è il vero e proprio «prezzo energetico» che questi problemi comportano ogni giorno. Non si tratta soltanto di vertigini improvvise o della paura di cadere: il cervello lavora continuamente per compensare la perdita di equilibrio, cercando di correggere segnali confusi provenienti dall’orecchio interno. Questo sforzo costante si traduce in stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, senso di confusione e una riduzione importante della qualità di vita.

Allen, 52 anni, lo ha raccontato con grande chiarezza quando spiega che la conseguenza peggiore è proprio l’affaticamento continuo: «Anche da fermo o da seduto, il corpo cerca inconsapevolmente di ritrovare stabilità, e questo richiede un lavoro incessante da parte del cervello. Il risultato è una stanchezza profonda che limita non solo la vita privata, ma anche quella professionale, rendendo impossibili molte attività manuali che prima svolgevo senza difficoltà».

Anche Franca, nella sua testimonianza, ci ha descritto una sensazione simile: stanchezza, confusione mentale, voce cambiata, fatica persino nel parlare. Il suo udito fluttuante, insieme ad autofonia, iperacusia e senso di ovattamento, ha modificato radicalmente le sue abitudini quotidiane, costringendola a evitare la folla e i rumori forti.

Ricordiamo infine che, in termini di dispendio di energie, Cristina ha invece sottolineato come stress e malessere generale possano riaccendere le vertigini, creando un circolo difficile da interrompere: «Più il corpo è affaticato, più l’equilibrio peggiora; più l’equilibrio vacilla, maggiore diventa il carico fisico ed emotivo».

Per questo, non possiamo che ribadire il concetto secondo cui le vertigini non sono mai soltanto un problema «di testa che gira», bensì sono una condizione che consuma energie invisibili, limita l’autonomia e

obbliga chi ne soffre a una continua strategia di adattamento, spesso poco compresa da chi osserva dall’esterno.

Quando le vertigini diventano ricorrenti o si trasformano in una sensazione costante di instabilità, una delle strade più efficaci può essere la riabilitazione vestibolare. Si tratta di un percorso fisioterapico specifico pensato per aiutare il sistema dell’equilibrio a ritrovare una nuova stabilità, soprattutto nei casi in cui il disturbo nasce dall’orecchio interno o da una riduzione della funzione vestibolare.

Come spiega anche un approfondimento pubblicato da Ti-Fisio («Riabilitazione Vestibolare a Mendrisio: il percorso di recupero per i disturbi dell’equilibrio e della cervicalgia», febbraio 2024), questa terapia è indicata in presenza di vertigini, disequilibrio, nausea, nistagmo, difficoltà di concentrazione e instabilità legate a condizioni come labirintite, malattia di Ménière, traumi cranici o riduzione improvvisa della funzione vestibolare.

Va premesso che il percorso parte sempre da una valutazione accurata, perché prima di intervenire bisogna capire l’origine precisa del problema. In base alla causa, vengono poi proposti esercizi personalizzati che aiutano il cervello ad adattarsi ai segnali alterati provenienti dall’orecchio interno, migliorando equilibrio, coordinazione e sicurezza nei movimenti.

La riabilitazione lavora su tre aspetti principali: adattamento, compensazione e allenamento dell’equilibrio. In pratica si insegna al cervello a gestire meglio i segnali disturbati, si rafforzano altri sistemi come vista e propriocezione e si riduce il rischio di cadute, con l’obiettivo che non è soltanto diminuire le vertigini, ma quello di restituire autonomia, fiducia e qualità di vita.

Per chi convive da anni con questi disturbi, significa spesso tornare a fare cose semplici che sembravano perdute: camminare con più sicurezza, affrontare luoghi affollati, guidare, lavorare o semplicemente sentirsi di nuovo stabili nel proprio corpo.

Accanto al percorso medico e riabilitativo, un ruolo importante è svolto anche dall’accompagnamento e dall’informazione. Quando vertigini, instabilità e disturbi vestibolari si intrecciano con ipoacusia, acufeni o altre difficoltà uditive, è fondamentale infatti adottare uno sguardo globale sulla persona, che non si limiti al singolo sintomo ma consideri l’impatto complessivo sulla qualità della vita.

È proprio in questa direzione che opera ATiDU, da anni impegnata nel sostegno alle persone con problemi uditivi e alle loro famiglie. Di fatto, l’associazione non si occupa soltanto di sensibilizzazione sulla sordità e sull’ipoacusia, ma affronta anche tutte quelle problematiche ad esse collegate che spesso accompagnano questi disturbi, come acufeni, difficoltà relazionali, affaticamento e, per l’appunto, disturbi dell’equilibrio.

Tra le iniziative proposte rientrano anche momenti informativi aperti al pubblico, pensati per offrire strumenti concreti di comprensione e confronto. È stato il caso dell’incontro «Vertigini: una serata informativa», organizzato il 22 gennaio 2026 a Lugano, dedicato proprio al funzionamento del sistema vestibolare, al suo legame con la perdita uditiva e alle principali cause dei problemi di equilibrio.

Durante la serata, specialisti come il dottor Roberto Spasiano, l’audiometrista Angela Inguanta e Vittorio Zanotti hanno accompagnato il pubblico alla scoperta dei sintomi più frequenti, delle modalità diagnostiche e delle possibili soluzioni terapeutiche, lasciando spazio finale a domande e confronto diretto con i professionisti.

Per chi vive questi disturbi ogni giorno, sapere di non essere soli e poter accedere a momenti di ascolto e informazione può fare una grande differenza: perché comprendere meglio il problema è spesso il primo passo per affrontarlo con maggiore serenità.

Se i problemi d’equilibrio riguardano anche i bambini

Nei bambini con problemi uditivi, i disturbi vestibolari possono essere ancora più difficili da riconoscere, perché spesso non si manifestano con le classiche vertigini che si osservano negli adulti. Il cervello infantile, infatti, possiede una straordinaria capacità di compensazione e riesce a «mascherare» il problema, adattandosi in modo sorprendente. Questo però non significa che il disturbo non ci sia, perché gli specialisti sottolineano come più spesso esso emerge in modo sottile, attraverso segnali indiretti: difficoltà nella coordinazione motoria, maggiore goffaggine nei movimenti, insicurezza nel correre o saltare, stanchezza, difficoltà di concentrazione o alcune competenze che sembrano svilupparsi più lentamente rispetto ai coetanei.

Il motivo è che una parte importante delle energie del bambino viene continuamente impiegata per mantenere equilibrio e stabilità, sottraendo risorse ad altre attività come attenzione, apprendimento e gestione dello spazio.

Per questo, è fondamentale non sottovalutare i segnali e osservare il bambino nella sua globalità, soprattutto quando alla difficoltà uditiva si associano comportamenti che possono sembrare semplicemente distrazione o impaccio motorio.

Anche su questo fronte ATiDU offre un supporto importante, promuovendo momenti di informazione e sensibilizzazione dedicati alle famiglie, affinché questi disturbi possano essere riconosciuti precocemente e affrontati con gli strumenti più adeguati.

ATTUALITÀ «NON TI SENTO!»

La frustrazione nelle relazioni a causa dai problemi di udito

Quando la perdita uditiva colpisce in età adulta ci si ritrova, non soltanto la persona interessata ma anche la famiglia, in particolare la coppia, a vivere una vita molto diversa da prima. Ciò che era ovvio e scontato non lo è più. La comunicazione cambia radicalmente, e una relazione non può che risentirne. Le incomprensioni diventano il pane quotidiano; bisogna agire per preservare la sanità della coppia rimettendosi in discussione, e va fatto insieme. ATiDU ha scelto di approcciare la questione attraverso consulenze sia di coppia che individuali, proponendo degli incontri informativi aperti alle persone audiolese e ai loro familiari.

Una buona comunicazione è uno dei pilastri di una relazione sana. Quando uno dei due partner ha una perdita dell’udito, la comunicazione diventa improvvisamente molto complicata. Le conversazioni diventano più difficili, le battute o i commenti spontanei si perdono e i malintesi si accumulano. Il partner udente può sentirsi non ascoltato, mentre il partner ipoacusico si sente escluso o frustrato. Questo può portare a tensioni che non hanno nulla a che vedere con la relazione in sé, bensì con la problematica uditiva.

Lo schema comune è che il partner udente inizia a parlare sempre più forte o a ripetere le frasi, il che può essere percepito come irritazione; a quel punto il partner non udente potrebbe sentirsi stupido o oppresso, e iniziare a evitare le conversazioni. In questo modo, lentamente ma inesorabilmente, si crea una distanza.

Frustrazioni da entrambe le parti

I problemi di udito possono causare frustrazione in entrambe le parti della relazione. Il partner udente può chiedersi perché l’altro non «faccia qualcosa per il suo udito».

Perché non prende appuntamento da uno specialista? Perché non acquista un apparecchio acustico? Allo stesso tempo, il partner ipoacusico prova incertezza e imbarazzo. Gli apparecchi acustici rappresentano ancora una barriera mentale per molte persone. Ci sono passi da compiere: l’accettazione, l’adattamento e a volte la paura dell’ignoto.

Inoltre, la perdita dell’udito è spesso un processo graduale. Il partner ipoacusico potrebbe non esserne del tutto consapevole, oppure liquidare le lamentele con commenti del tipo «il problema è il tuo modo di parlare» o «sei tu che borbotti».

Questo può accrescere ulteriormente la tensione.

Perdita dell’udito e distanza emotiva

Quando la comunicazione vacilla, è facile che sorgano sentimenti di solitudine e incomprensione. I partner hanno conversazioni meno approfondite, condividono meno l’uno con l’altro e questo può portare a una distanza emotiva. Anche i momenti di intimità possono essere disturbati: sussurrare una parola dolce a letto diventa improvvisamente imbarazzante se il tuo partner non può sentirla. Anche attività comuni come guardare la televisione o uscire a cena insieme possono diventare fonte di frustrazione.

Invece di creare una connessione, si verifica una cattiva comunicazione e questo compromette la sensazione di vicinanza. La relazione si incrina e, senza le dovute attenzioni, le crepe si allargano sempre di più.

Il ruolo della negazione e della vergogna

Riconoscere la perdita dell’udito è difficile per molte persone. Esiste ancora uno stigma attorno ai problemi di udito, soprattutto tra i giovani adulti e gli anziani attivi, i quali non vogliono essere visti come «bisognosi di cure» o «vecchi».

Questo può portare una persona a nascondere o ignorare i problemi di udito per molto tempo, alimentando ulteriormente le difficoltà nella relazione.

La vergogna e l’orgoglio rendono difficile parlare apertamente del problema, e invece di cercare una soluzione insieme, si creano ambiguità e separazione. Il partner udente si sente ignorato e frustrato, mentre il partner ipoacusico si sente sotto pressione e incompreso.

Cosa puoi fare come partner?

La chiave per spezzare questa spirale negativa è la comprensione, la comunicazione e l’azione. Ecco alcuni consigli concreti validi per entrambi:

•Inizia la conversazione usando empatia: esprimi le tue preoccupazioni senza recriminare. Utilizza frasi in prima persona, come ad esempio: «Ho notato che a volte è difficile avere una conversazione».

•Incoraggia un test dell’udito: a volte è necessario andare da un medico ORL, offriti di farlo insieme.

•Imparate ad affrontare insieme la perdita dell’udito: informatevi sul problema e discutete di come potete adattare la comunicazione.

•Regolate la vostra modalità comunicativa: parlate in modo chiaro e mantenendo il contatto visivo, possibilmente evitando chiacchiere altrui o rumori di sottofondo, usate gesti di supporto o espressioni visuali per facilitare la comprensione.

•Usa la tecnologia: mezzi come i moderni apparecchi acustici, le app di trascrizione per smartphone, i dispositivi per lo streaming audio TV o gli amplificatori vocali possono aiutare la comunicazione e favorire le attività di coppia.

•Sii paziente: accettare e imparare a convivere con la perdita dell’udito richiede tempo.

Più forti insieme nonostante i problemi di udito

I problemi di udito non devono necessariamente essere la fine di una relazione. Anzi, se li riconoscete insieme e ne parlate apertamente, possono persino rafforzare il vostro legame. Cercate insieme delle soluzioni, supportatevi a vicenda e, soprattutto, continuate a parlare, anche e specialmente quando diventa difficile.

In alcuni casi, la terapia di coppia o la consulenza di uno specialista ORL in problemi di comunicazione, possono fornire un ulteriore supporto. Anche il contatto con altre persone che soffrono dello stesso problema, ad esempio attraverso le associazioni dedicate, può essere d’aiuto.

L’amore richiede ascolto

In definitiva, ogni relazione si basa sulla connessione. La perdita dell’udito può rappresentare un ostacolo significativo, ma non deve necessariamente significare la fine di una buona comunicazione e della possibilità di stare insieme. Essendo aperti, comprensivi e cercando insieme soluzioni adeguate, le frustrazioni possono trasformarsi in crescita e unione.

«Non ti sento» non deve necessariamente segnare la fine di una conversazione, ma piuttosto l’inizio di un nuovo modo di interagire.

Con attenzione, amore e un pizzico di tecnologia, si possono raggiungere grandi risultati.

RIASSUMENDO:

Sono disponibili alla consultazione i nostri volantini sulle regole di comunicazione, sia per l’udente verso il debole d’udito che viceversa, sul sito www.atidu.ch nella sezione «Informazioni/Documentazione» o potete richiedere una copia cartacea al nostro segretariato.

UANDO IL SILENZIO FA RUMORE: IL LEGAME TRA ACUFENE E IPERACUSIA

Tradotto e adattato da: American Tinnitus Association NHS – Tinnitus

British National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD)

Per alcuni il silenzio significa pace. Per altri, invece, è il momento in cui compare un fischio continuo, un ronzio persistente o un suono che sembra arrivare dal nulla. È l’esperienza quotidiana di chi convive con l’acufene (o tinnito), un disturbo che colpisce milioni di persone e che spesso si accompagna a un’altra condizione, meno conosciuta ma altrettanto debilitante, chiamata iperacusia.

Chi soffre di iperacusia percepisce i rumori comuni come eccessivamente forti, fastidiosi o persino dolorosi. Il rumore di piatti che sbattono, una moto che passa in strada o una semplice conversazione in un bar possono trasformarsi in una fonte di notevole stress.

E sempre più studi suggeriscono che tra questi due disturbi esista una connessione.

Due condizioni diverse, spesso intrecciate

L’acufene non è una malattia autonoma, ma un sintomo che si manifesta come la percezione di suoni inesistenti nell’ambiente esterno: sibili, ronzii, pulsazioni o fruscii che possono essere continui oppure intermittenti. L’iperacusia, invece, riguarda una ridotta tolleranza ai suoni reali. In sintesi, il cervello reagisce in modo sproporzionato agli stimoli acustici quotidiani. Secondo gli specialisti, le due condizioni condividono meccanismi neurologici comuni.

In molti casi, infatti, compaiono insieme dopo un trauma acustico, un’esposizione prolungata a rumori intensi o una perdita uditiva.

Il cervello «alza il volume»

Uno dei modelli più studiati è quello del cosiddetto «central gain», ovvero l’aumento dell’attività del sistema uditivo centrale.

Quando l’orecchio perde parte della sua capacità di trasmettere informazioni sonore, per esempio a causa di danni alle cellule ciliate, il cervello cerca di compensare ampliando la sensibilità ai segnali acustici.

Il risultato può essere duplice, da una parte la comparsa dell’acufene, dall’altra una percezione amplificata dei suoni esterni, tipica dell’iperacusia. In sostanza, il sistema uditivo entra in uno stato di iperattivazione.

Il ruolo dell’ansia e dello stress

Accanto agli aspetti neurologici, esiste anche una forte componente emotiva; stress, ansia ed eccesso di vigilanza possono amplificare notevolmente i sintomi.

Chi soffre di questi disturbi racconta infatti di vivere in uno stato di costante allerta.

Il cervello inizia a monitorare continuamente i suoni, interpretandoli come potenziali minacce. Questo meccanismo può alimentare un circolo vizioso: più attenzione si dedica ai rumori, più questi sembrano intensi e invasivi.

Anche il sonno spesso ne risente, poiché il silenzio notturno tende a rendere l’acufene ancora più percepibile.

L’isolamento sonoro non sempre aiuta

La reazione istintiva di molte persone con iperacusia è quella di evitare ogni ambiente rumoroso, ma gli esperti ritengono che l’uso eccessivo di tappi auricolari possa peggiorare la situazione.

Riducendo troppo gli stimoli sonori, il cervello può diventare ancora più sensibile ai rumori quotidiani. Per questo oggi molti percorsi terapeutici puntano su una graduale riesposizione ai suoni ambientali, con l’obiettivo di «rieducare» il sistema uditivo.

Terapie e approcci multidisciplinari

Non esiste una cura unica valida per tutti, ma diverse strategie possono migliorare significativamente la qualità di vita. Tra le più utilizzate vi sono:

•Terapia sonora con rumori controllati

•Percorsi di desensibilizzazione acustica

•Supporto psicologico, in particolare cognitivo-comportamentale

•Gestione dello stress e del sonno

In molti casi è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga otorinolaringoiatri, audiologi, psicologi e fisioterapisti.

Un disturbo invisibile ma reale

Acufene e iperacusia non si vedono, ma possono avere un impatto profondo sulla vita sociale, lavorativa ed emotiva delle persone.

Chi ne soffre spesso fatica a spiegare agli altri quanto possa essere estenuante convivere con suoni continui o con una sensibilità estrema ai rumori quotidiani.

Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica sta facendo passi avanti nella comprensione dei meccanismi neurologici coinvolti. E cresce anche l’attenzione verso l’importanza della prevenzione: proteggere l’udito dall’esposizione eccessiva ai rumori rimane una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di sviluppare questi disturbi.

Per molti pazienti, il primo passo resta quello più importante: sapere di non essere soli e che esistono percorsi di supporto e riabilitazione sempre più mirati.

RIASSUMENDO:

ATiDU ha creato il Gruppo Tinnito, un gruppo di auto-aiuto dove sostenersi, condividere esperienze e strategie di convivenza con il disturbo.

Maggiori informazioni, incluso l’opuscolo «La pulce nell’orecchio», sono disponibili sul sito www.atidu.ch nella sezione «Attività/Gruppi autoaiuto».

CURIOSITÀ LA PROBLEMATICA UDITIVA NEI FILM

Il mondo del cinema cerca da sempre di rappresentare diversità e fragilità dell’essere umano, con intenti ed esiti molto diversi tra loro.

In merito alla problematica uditiva alcuni di voi probabilmente ricorderanno pellicole pluripremiate come «Figli di un Dio minore», uscito nelle sale nei primi anni ’80, oppure il più recente «La famiglia Bélier», e di certo ve ne sono altre di minor successo ma comunque meritevoli di attenzione.

Si tratta tuttavia di trame in cui si raccontano le difficoltà di chi è sordo, o non udente, e comunica usando la Lingua dei Segni, ossia quelli che in passato venivano erroneamente chiamati sordomuti.

Per quanto riguarda gli ipoudenti o audiolesi (i deboli d’udito), coloro che ci sentono male ma ascoltano e parlano, leggono il labiale, portano apparecchi acustici e/o impianti cocleari, non ricordiamo opere rilevanti nel panorama di lingua italiana fino al 2019.

Di seguito trovate alcuni suggerimenti che ci auguriamo possiate apprezzare, ma nel caso foste a conoscenza di altri titoli interessanti, non mancate di farcelo sapere.

Sound of Metal

«Sound of Metal» racconta la storia di un giovane e ambizioso musicista rock, che dall’oggi al domani perde l’udito dopo una serie di concerti suonati a tutto volume.

Il film tocca argomenti delicati come le dipendenze, i costi della sanità e le difficoltà di coppia, descrivendo con efficacia la percezione distorta che la società udente ha di una persona con l’udito danneggiato.

Da evidenziare inoltre il legame tra l’ascolto della musica ad alto volume, sordità e acufene, un tema su cui ATiDU è vigile svolgendo attività di prevenzione con la campagna «unveroamico». (unveroamico.ch)

Sound of Metal è stato premiato con Oscar e Golden Globe, ottenendo numerosi altri riconoscimenti internazionali tra cui un premio al Festival di Zurigo, ed è disponibile per la visione in streaming su Amazon Prime Video, Apple Tv e Rakuten TV.

Parla più forte

Cambiamo genere e passiamo alla commedia parlando di un film uscito in Francia nel 2021, e che vede un piacente cinquantenne di professione insegnante alle prese con un mondo che sempre di più fatica a capire. Vicini, amici, colleghi, allievi e pretendenti sembrano avercela con lui, che però non ne comprende le ragioni.

«Parla più forte» racconta della difficoltà nell’accettare la perdita di udito in età attiva, del senso di vergogna e della paura del giudizio altrui, nonché dell’importanza di agire tempestivamente al presentarsi di una problematica uditiva.

Questi ed altri aspetti meno noti, come ad esempio la fatica nel cercare di stare al passo col mondo udente finendo esausti, vengono trattati con toni leggeri sfumati dal romanticismo presente nella trama.

«Parla più forte» è disponibile alla visione sul digitale terrestre di Cielo TV, ed in streaming su Prime Video e Apple TV.

Hawkeye

Degna di menzione, anche se diversa come proposta e adatta ad un pubblico giovane, è senz’altro la Serie TV «Hawkeye» (Occhio di Falco).

Ideato dalla Marvel Comics come fumetto nel 1964, racconta le vicissitudini di un inusuale supereroe, a cui è stato deciso nel 2021 di concedere l’opportunità di una trasposizione animata.

Membro dei celebri Avengers, l’amatissimo team alla difesa dell’umanità, Hawkeye si distingue per due motivi in particolare.

Uno è l’incredibile precisione nel maneggiare arco e frecce, l’altro è aver perso gran parte del suo udito durante la lotta con un cattivo che utilizzava un tremendo cannone sonico.

Non s’era mai visto un supereroe indossare gli apparecchi acustici, e la cosa ha sicuramente avuto un impatto positivo sui giovani fan audiolesi e non. Hawkeye è visibile sulla piattaforma streaming Disney+.

L’ANGOLO DELLA CONSULENZA

Un nostro socio ci scrive ponendoci una domanda: «…porto gli apparecchi acustici e a volte il cerume in eccesso mi crea problemi. Come posso mantenere pulite e libere le mie orecchie?»

Commento della redazione: L’anatomia dell’orecchio non vorrebbe alcun oggetto inserito al suo interno, dunque l’apparecchio acustico è da considerarsi una sorta di intruso. Una corretta igiene è fondamentale per mantenerlo in salute e predisposto ad accogliere il prezioso dispositivo.

Per saperne di più abbiamo incontrato nel suo studio di Locarno il Dott. Nikola Roknic, medico specialista ORL formatosi tra Svizzera tedesca e Germania, che si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande. Ringraziamo il dottore e il suo staff per la disponibilità.

Buongiorno dottore, quali sono i suoi consigli per una corretta igiene dell’orecchio per i portatori di apparecchi acustici?

In realtà chi porta gli apparecchi acustici dovrebbe prestare grosso modo gli stessi accorgimenti di chi non lo fa, ovvero effettuare un semplice lavaggio con la doccia usando acqua tiepida, una volta a settimana. L’orecchio espelle autonomamente il cerume quindi, se non si riscontrano problemi particolari, non c’è bisogno di fare altro.

Lei consiglierebbe i bastoncini di ovatta (cotton fioc)? Il problema con questo strumento è che tende a spingere in fondo all’orecchio il cerume, col rischio di creare un tappo che poi il medico deve rimuovere manualmente. Tutt’al più consiglierei di usare, in caso di cerume particolarmente duro, uno spray o delle gocce emollienti che lo ammorbidiscono facilitandone l’eliminazione durante i lavaggi.

Abbiamo riscontrato tra i soci alcuni casi di infiammazioni, infezioni e pruriti, sintomi fastidiosi e ricorrenti che possono impedire un uso costante degli apparecchi acustici. Cosa bisogna fare in questi casi?

In situazioni particolari come queste è fondamentale la collaborazione tra il medico ORL e l’audioprotesista. Possiamo dire che spesso questo tipo di problema è legato alle dimensioni della chiocciola (o ricevitore) inserita nell’orecchio, che è troppo grande oppure la forma non è adatta all’anatomia dell’orecchio in questione. Andando a crearne una su misura direi che nel 90% dei casi il problema si risolve.

Nel caso questo non accadesse, è possibile intervenire chirurgicamente andando ad allargare il canale; si tratta di un intervento semplice, effettuato in anestesia totale, al quale però ormai si ricorre raramente viste le dimensioni ridotte dei dispositivi che la tecnologia di nuova generazione ad oggi consente.

Diversamente, quando ci si trova di fronte a una pelle sensibile, la prima cosa da fare è risalire all’origine della criticità. Potrebbe ad esempio trattarsi di un’allergia al materiale degli apparecchi acustici, quindi, sempre in accordo con l’audioprotesista, viene consigliato un esame allergologico.

In caso di esito negativo si cerca di trovare per il paziente una soluzione su misura, valutando attentamente la condizione della pelle, eventualmente in collaborazione con un dermatologo nei casi più ostici, ricorrendo a medicamenti o preparati naturali, che sono rimedi solitamente efficaci.

Diciamo che a volte potrebbe volerci un po’ di tempo, e che spesso questo genere di complicazioni sono diverse tra loro, ma anche che alla fine una soluzione si trova.

In conclusione, desideriamo rimarcare l’importanza di un rapporto collaborativo tra medico ORL e audioprotesista, che è fondamentale nella comprensione e nella risoluzione delle problematiche legate all’uso degli apparecchi acustici rispetto alla salute dell’orecchio. Non bisogna aver timore di chiedere e fare presente quando qualcosa non va, poiché i professionisti della salute sono al servizio del paziente. A volte i risultati possono non essere immediati, ma consigliamo di non scoraggiarsi e soprattutto di non rinunciare; gli apparecchi acustici sono uno strumento che migliora la qualità della vita, e qualche piccola messa a punto rientra nella normalità delle cose.

GENITORI E FIGLI SCREENING UDITIVO

NEONATALE

Informazioni tratte e adattate da www.asgba.ch e www.hoerscreening.ch

In Svizzera, nei primi giorni dopo la nascita, quasi tutti i neonati vengono sottoposti a un controllo semplice ma fondamentale: lo screening uditivo neonatale. Si tratta di un esame rapido e indolore, coperto dalla cassa malati, che permette di capire se l’udito del bambino si sta sviluppando correttamente. Un controllo di pochi minuti può fare una grande differenza e cambiare il futuro di un bambino; l’ipoacusia è infatti il disturbo sensoriale congenito più frequente e ogni anno, nel nostro Paese, tra 80 e 160 bambini nascono con un problema uditivo che potrebbe influire sullo sviluppo del linguaggio.

Perché l’udito è così importante nei primi mesi L’udito inizia a svilupparsi già prima della nascita. Nei primi anni di vita, sentire bene è essenziale per imparare a parlare, comunicare e costruire relazioni sociali.

Vi sono piccoli segnali che aiutano i genitori a capire se lo sviluppo uditivo e linguistico procede normalmente.

A 3 mesi, un neonato reagisce ai rumori, alle voci o alla musica: può spaventarsi, interrompere ciò che sta facendo oppure emettere suoni simili a dei vocalizzi.

A 6 mesi, inizia a girarsi verso i rumori, ama i giochi musicali, produce suoni con le labbra e «chiacchiera» con gli adulti rispondendo sempre con dei vocalizzi però più strutturati.

Verso i 12 mesi, il bambino ripete sillabe, pronuncia le prime parole, riconosce melodie, reagisce al proprio nome e comprende semplici istruzioni. Quando queste tappe tardano ad arrivare, può esserci una difficoltà uditiva da approfondire.

Come funziona lo screening

Lo screening uditivo viene generalmente effettuato nel reparto maternità, mentre il neonato dorme. Una piccola sonda viene inserita delicatamente nel condotto uditivo e misura la risposta dell’orecchio ai suoni. L’esame dura pochi minuti, non provoca dolore e non è invasivo. Lo screening dovrebbe essere eseguito su entrambe le orecchie di tutti i neonati, anche di quelli nati in casa o in strutture che non dispongono dell’apparecchiatura necessaria. In questi casi, il controllo viene organizzato dal pediatra o da una clinica specializzata.

Quando il test non viene superato

Un esito negativo allo screening non significa automaticamente che il bambino sia sordo o abbia un danno permanente all’udito.

Spesso il risultato può essere influenzato da cause temporanee e innocue, come la presenza di liquido amniotico nel condotto uditivo, e per questo motivo il test viene ripetuto dopo alcune settimane.

Se anche il secondo controllo conferma un’anomalia, il bambino viene indirizzato presso specialisti ORL o di pedoaudiologia per esami più approfonditi.

Gli esperti sottolineano però un punto fondamentale, e cioè che non bisogna ignorare o rimandare gli accertamenti. Un riconoscimento precoce permette infatti di iniziare rapidamente terapie e interventi che possono migliorare in modo decisivo lo sviluppo linguistico e sociale del bambino.

I segnali da non sottovalutare

Anche dopo uno screening normale, alcuni problemi uditivi possono comparire più tardi, ad esempio dopo infezioni o otiti.

Ci sono comportamenti che possono indicare una riduzione dell’udito. Un bambino con difficoltà uditive potrebbe:

•Reagire poco o per nulla alle voci e ai rumori

•Non calmarsi con musica o ninne nanne

•Non distrarsi quando qualcuno parla

•Spaventarsi solo quando vede improvvisamente una persona

•Affidarsi molto alla vista e osservare attentamente i movimenti delle mani

•Smettere presto di emettere suoni

•Parlare con una voce molto alta

•Non parlare ancora a due anni

In presenza di questi segnali, è importante parlarne con il pediatra.

Intervenire presto cambia tutto

Negli ultimi anni, i progressi della medicina e delle terapie hanno migliorato enormemente le prospettive dei bambini con problemi uditivi.

Apparecchi acustici, impianti cocleari e percorsi di terapia uditivo-verbale permettono oggi a molti bambini audiolesi di sviluppare il linguaggio e di frequentare normalmente scuola e vita sociale.

Gli specialisti spiegano che i risultati migliori si ottengono quando:

•Il problema viene identificato precocemente

•La terapia inizia nei primi mesi di vita

•La famiglia comunica in modo naturale e costante con il bambino

•Il piccolo può vedere il volto, le labbra e i gesti di chi parla

•Il linguaggio e l’interazione sociale crescono insieme

Anche il sostegno psicologico e il confronto con altre famiglie possono avere un ruolo importante.

Un controllo semplice ma fondamentale

Lo screening uditivo neonatale è oggi considerato uno degli strumenti più efficaci di prevenzione nella prima infanzia. Bastano pochi minuti per individuare precocemente un possibile problema e offrire al bambino le migliori opportunità di sviluppo.

Per questo gli specialisti invitano tutti i genitori a informarsi sempre sull’esito del test e, se necessario, a richiedere ulteriori controlli senza timori: sentire bene, nei primi anni di vita, significa avere più possibilità di imparare a parlare, comunicare e crescere serenamente.

Ricordiamo che dal 23 al 25 ottobre 2026 si svolgerà il Congresso dei genitori di ASGBA in località Lenk (BE), mentre il 28 novembre verrà organizzato un pomeriggio al Circo Knie presso Agno (TI) per i bimbi audiolesi.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.asgba.ch e contattare il Gruppo di lavoro Krisalide, di cui ATiDU fa parte (info@atidu.ch).

RIASSUMENDO:

VOCI TRA SILENZI E NUOVE VOCI

Ci sono incontri che la vita prepara con largo anticipo, in silenzio. Solo dopo molti anni ci si accorge che certi volti, certe esperienze e certe parole hanno lasciato tracce profonde e hanno contribuito a orientare il nostro modo di guardare gli altri, soprattutto le persone più fragili. Per me, l’incontro con il mondo della sordità e della debolezza uditiva è stato proprio questo: un filo che ha attraversato diversi momenti della mia vita personale e professionale, fino a raggiungermi oggi in modo ancora più diretto, con i miei primi apparecchi acustici.

Confesso che all’inizio ho vissuto questa novità con emozioni contrastanti. C’è sempre un momento in cui si prende coscienza che qualcosa sta cambiando. Si inizia ad alzare il volume della televisione, a chiedere più spesso di ripetere una frase, a intuire i discorsi invece di sentirli davvero, a provare disagio. Poi arriva il giorno in cui decidi che «Forse sarebbe utile fare un controllo».

Oggi posso dire con sincerità che indossare gli apparecchi acustici ha migliorato la mia qualità di vita. Ho riscoperto suoni che con il tempo erano diventati più ovattati e lontani: certe sfumature delle voci, i rumori della natura, passi leggeri in casa, perfino il silenzio, che ha una sua profondità quando si riesce a sentirlo davvero.

Soprattutto, ho capito una cosa importante: utilizzare un apparecchio acustico significa ritrovare spontaneità nei rapporti, vivere le conversazioni con maggiore naturalezza e recuperare tanti piccoli dettagli della quotidianità che fanno la differenza.

Forse anche per questo, entrando più personalmente in questa realtà, mi tornano spesso in mente persone che ho avuto il privilegio di incontrare lungo il mio percorso di vita. E tra queste c’è sicuramente Milena Donadini, socia fondatrice di ATiDU, che ho avuto il privilegio di conoscere nel contesto del paese in cui entrambe abitavamo e io sono nata e cresciuta.

Ricordo una donna discreta, accogliente, con uno spirito di servizio autentico e una grande umanità. Una di quelle persone che non cercano visibilità, ma lasciano un segno profondo nella vita degli altri. Ha contribuito a creare una rete, ha sensibilizzato, ha informato, ha dato voce a bisogni che per molto tempo sono rimasti ai margini e ha lavorato con lungimiranza e tenacia a rendere più concreto il valore dell’inclusione.

A volte la vita crea intrecci sorprendenti. Ci si ritrova, quasi senza accorgersene, a camminare sulle impronte lasciate da altri e a raccogliere semi seminati molti anni prima con pazienza e convinzione.

Ripensando al mio percorso professionale, mi accorgo che il tema dell’udito è stato presente in diversi momenti importanti. Nel mondo della scuola ho avuto l’opportunità di collaborare con audiometristi, audiopedagogisti e altri professionisti competenti e sensibili. Ho visto bambini affrontare con coraggio difficoltà importanti e riuscire a seguire un percorso scolastico regolare, a costruire relazioni spontaneamente, a trovare il proprio posto nel gruppo classe, nelle associazioni sportive e non solo, grazie a un accompagnamento adeguato.

Ho potuto osservare anche il percorso delle famiglie: le domande, i timori iniziali, il bisogno di comprendere, di accettare, di trovare punti di riferimento affidabili. In quei momenti ho capito quanto conti una rete fatta di professionalità, accoglienza e vicinanza umana.

Oggi, lavorando nel settore della sanità e della socialità, incontro nuovamente queste realtà sotto altre forme e con altre responsabilità. E continuo a pensare che una società inclusiva si riconosca dalla capacità di accompagnare le persone senza farle sentire definite dalla loro fragilità e di valorizzare i loro talenti, rispettandole nella loro unicità.

È proprio qui che il ruolo di ATiDU assume un valore speciale. L’associazione offre consulenze, gruppi di sostegno, sensibilizzazione nelle scuole, accompagnamento per le famiglie, attività ricreative e numerosi servizi che aiutano le persone a orientarsi e a vivere meglio la quotidianità.

Dietro tutto questo ci sono competenze vere, volontari motivati e professionisti che mettono a disposizione tempo, esperienza e sensibilità. Basta osservare la composizione del comitato e delle persone coinvolte per capire quanta attenzione venga data alla qualità del lavoro svolto e alla complementarità delle esperienze.

Gli apparecchi acustici di oggi offrono possibilità che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. La tecnologia migliora continuamente la qualità dell’ascolto e facilita la partecipazione alla vita sociale, culturale e professionale.

Naturalmente la tecnologia, da sola, non basta. Servono comprensione, accompagnamento, informazione e relazioni umane autentiche. Ed è qui che associazioni come ATiDU fanno davvero la differenza.

Oggi, mentre inizio anch’io questo nuovo percorso personale, provo soprattutto un sentimento di gratitudine. Gratitudine per chi tanti anni fa ha avuto il coraggio e la lungimiranza di realizzare un’iniziativa che ancora oggi migliora concretamente la vita delle persone. Gratitudine per chi continua questo lavoro con passione e competenza. E gratitudine per tutti quei piccoli e grandi incontri che, lungo il cammino, ci insegnano a guardare le fragilità con più umanità e più rispetto. Perché sentirsi accolti, compresi e accompagnati cambia profondamente il modo di stare al mondo.

APPUNTAMENTI 2026

RIASSUMENDO:

Maggiori informazioni sul Gruppo IC, incluso un vademecum sull’impianto cocleare, sono disponibili sul nostro sito: www.atidu.ch alla sezione «Attività/ Gruppi autoaiuto».

GRUPPO IC

L’impianto cocleare, detto IC, rappresenta l’ultima speranza di recuperare un udito funzionale per chi soffre di perdite uditive importanti, quando l‘apparecchio acustico non basta più.

Rispetto a quest’ultimo, che si toglie e mette con facilità, l’IC è un dispositivo che prevede una parte fissa installata all’interno del cranio, e una parte mobile da applicarsi esternamente la quale funge da ricevitore.

Per quanto concerne la popolazione della Svizzera italiana, l’intervento chirurgico necessario viene effettuato esclusivamente oltre Gottardo, poiché in Ticino non vi sono strutture attrezzate.

La stessa cosa vale per il post-intervento, che include attivazione dell’impianto, mappature, rieducazione e quant’altro. Inoltre, dispositivi e relativi accessori, per quanto performanti possono talvolta presentare difficoltà di utilizzo o anomalie, e non sempre è possibile viaggiare per una semplice regolazione o quando il caricatore fa le bizze.

Vi sono ulteriori questioni, ad esempio la barriera linguistica con la Svizzera tedesca e romanda ma non solo, per cui le persone impiantate si rivolgono ad ATiDU in cerca di supporto e soluzioni.

La nascita del gruppo di auto-aiuto IC (gruppo IC) è servita ad unire queste persone, che attraverso una chat di WhatsApp ed una serie di incontri e attività, possono condividere esperienze e scambiarsi informazioni utili, sostenendosi a vicenda.

Naturalmente il gruppo accoglie anche coloro che vorrebbero oppure sono in procinto di ottenere l’IC.

Abbiamo chiesto ad alcuni dei membri, che salutiamo e ringraziamo, di raccontarci cosa significhi per loro far parte di questo gruppo.

«Il gruppo IC mi offre un contatto diretto, umano e professionale, ma anche momenti di svago. La condivisione dei vissuti rappresenta un supporto concreto: mi aiuta a sentirmi più sicura ed è uno stimolo fondamentale per trovare nuove motivazioni.

Il confronto con altre persone mi dà la forza di affrontare le difficoltà con più grinta e mi incoraggia a cercare soluzioni per vivere al meglio con l’impianto. Inoltre, il gruppo è diventato anche un prezioso spazio di amicizia, nel quale nascono sempre nuove idee e nuovi progetti.»

Antonella

«Prima di essere impiantata non avevo mai fatto parte di una chat, di un gruppo che definirei di auto-aiuto. Non ne sentivo il bisogno né mi ero mai chiesta quale fosse la loro utilità, forse perché non ho mai avuto grossi problemi di salute. Ero da tempo socia di ATiDU poiché portatrice di due apparecchi acustici.

Con l’avvicinarsi della data stabilita per l’intervento, e nonostante i colloqui con l’équipe che l’avrebbe effettuato, ho cominciato a pormi molte domande sul «dopo». Sono domande che solitamente non ti vengono in mente mentre fai le visite, ma sempre quando rientri a casa e inizi a pensare in modo distaccato a come sarà il tuo futuro dopo che avrai l’impianto.

Sapevo che un’amica era stata impiantata. Poter parlare con qualcuno che ha avuto la tua stessa problematica e che da tempo convive con questo «coso» nella e sulla testa, ha avuto su di me un effetto «sedativo». Il suo racconto in prima persona e la possibilità di poterle chiedere tutto quello che mi angosciava, mi è stato di grande aiuto. Proprio quell’amica mi ha poi introdotto nel Gruppo IC.

Nel gruppo ognuno ha la sua storia, la sua esperienza positiva o negativa, ma che comunque ti permette di avere una visione più diretta, più personale. Un altro aspetto di entrare a farne parte è quello di non sentirti sola, l’unica con questa problematica.

È come essere in una grande famiglia che ti accoglie, che ti conforta, consiglia e soprattutto che ti capisce.»

Mariolina

«Sono socia di lunga data di ATIDU, e per me il Gruppo IC è ormai fondamentale, perché partecipando si condivide la propria esperienza e il proprio vissuto, che serve ad aiutarci fra di noi.

Trovo che sia bello farlo anche attraverso le informazioni e aggiungo che far parte del gruppo mi è servito molto per migliorare e crescere come persona, e che poter trovare sempre chi ti sa consigliare è davvero importante lungo questo percorso.»

Amanda

INDIRIZZI UTILI

ENTI

Pro Audito Schweiz

Feldeggstrasse 69

Postfach 1332

8032 Zurigo

Tel.: 044 363 12 00 www.pro-audito.ch

Pro Infirmis Ticino e Moesano

Via San Giovanni 7

6500 Bellinzona

Tel.: 058 775 38 70 www.proinfirmis.ch

Servizio di consulenza per sordociechi

Via San Giovanni 7

6500 Bellinzona

Tel.: 091 825 82 72 www.ucbc.ch

Sonos

Oberer Graben 48

8400 Winterthur

Tel.: 044 421 40 10 www.sonos-info.ch

Aspeda

Freiburgstrasse 21

3150 Schwarzenburg

Tel.: 031 731 33 44 www.aspeda.ch

Federazione

Svizzera dei Sordi

Via Besso 5

6900 Lugano

Tel.: 091 950 05 48 www.sgb-fss.ch

Pro Senectute

Ticino e Moesano

Via Chiosso 17

6948 Porza

Tel.: 091 912 17 17 www.prosenectute.org

MEDICI ORL

Dr. Fabio Pandolfi (Perito AI)

Via Nosetto 3

6500 Bellinzona

Tel.: 091 825 86 86

Dr. Andrea Ferrazzini (Perito AI)

Via Lugano 4

6500 Bellinzona

Tel.: 091 825 25 13

Dr. Aleardo Del Torso (Perito AI)

c/o Centromedico Viale Officina 7

6500 Bellinzona

Tel.: 091 640 24 24

c/o Centromedico

Palazzo della stazione

6900 Lugano

Tel.: 091 913 76 76

Dr.ssa Daniela Soldati (Periti AI)

Via Sempione 8

6600 Muralto

Tel.: 091 751 79 77

Dr. Nikola Roknic (Perito AI)

Via Castelrotto 15

6600 Locarno

Tel.: 091 751 55 12/15

Dr. Luca Ingold (Perito AI)

Pal. Pax, Viale Stazione 9

6600 Locarno

Tel.: 091 743 33 22

Dr. Nicola Melik (Perito AI)

Via dell’Ospedale 14

6600 Locarno

Tel.: 091 760 06 60

Dr. Paolo Erba (Perito AI)

via Vincenzo Vela 11

6600 Locarno

Tel.: 091 224 55 22

Dr. Etienne Jacot (Perito AI) c/o EOC

Via Tesserete 46

6600 Lugano

Tel.: 091 811 61 11

Dr. Francesco

De Righetti (Perito AI)

Via Monte Boglia 5 6900 Lugano

Tel.: 091 972 88 44

Dr. Antonio Pellanda (Perito AI)

Via Pioda 5 6900 Lugano

Tel.: 091 923 77 06

Dr. Federico Soldati (Perito AI)

Via Moncucco 7 6900 Lugano

Tel.: 091 968 22 12

Dr.ssa Elena Scotti (Perito AI)

Viale Castagnola 27

6900 Lugano

Tel.: 091 923 36 28

Dr. Stefano Ermanni (Perito AI)

Via Nassa 21

6900 Lugano

Tel.: 091 923 48 75

Via Turconi 23

6850 Mendrisio

Tel.:/Fax: 091 646 63 54

Dr. med. Flavio Sicurella c/o Centromedico

Corso San Gottardo 6 6830 Chiasso

Tel.: 091 695 17 30

AUDIOPROTESISTI

Amplifon SA

Via Teatro 2

6500 Bellinzona

Tel.: 091 826 15 91

Audio Centro Acustico

Via Francesco Soave 5a

6900 Lugano

Tel.: 091 225 50 24

Audika

Via G. Varesi 7

6600 Locarno

Tel.: 091 751 11 70

Belotti OtticaUdito

Piazza Nosetto 3

6500 Bellinzona

Tel.: 091 825 81 83

Centro Acustico

Ticinese

Via alla Bozzoreda 37

6963 Pregassona

Tel.: 091 940 30 30

Fielmann AG

Via Pietro Peri 4

6900 Lugano

Tel.: 091 911 95 30

M&M acustica

Piazza Grande 15

6600 Locarno

Tel.: 091 760 06 46

«Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini.»

Haruki Murakami

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