Info ATiDU 56 Periodico dell’Associazione ATiDU Ticino e Moesano Nr. 56 Autunno/inverno 2025
«Piccoli gesti di cura
evitano grandi disagi»
APPROFONDIMENTO CURE «A METÀ», LA SANITÀ «PARLA» DAVVERO A TUTTI? A cura di Maria Grazia Buletti
SOMMARIO SOSTENITORI
Repubblica e Cantone Ticino Fondo Swisslos Fondazione Ernst Göhner
Info ATiDU
Periodico di ATiDU Ticino e Moesano, Associazione per persone con problemi d’udito
REDAZIONE
Cinzia Santo, redattrice responsabile Allen Scrigner
COMITATO ATiDU
Gian Luca Casella, Presidente Bruno Bazzucchi Samuele Della Santa Dr. Andrea Ferrazzini Don Massimo Gaia Francesca Micheletti Zufferey Liliana Sabbadin-Panzeri Christian Siano
TEAM
Sabrina Bernasconi Chittaro Cinzia Santo
GRAFICA
Gregorio Cascio per C-comunicazione e design
STAMPA
Progetto Stampa, Chiasso
TIRATURA
600 copie
SEDE, INFORMAZIONI E CONTATTI
ATiDU Ticino e Moesano Salita Mariotti 2 CH-6500 Bellinzona Tel.: 091 857 15 32 E-mail: info@atidu.ch Web: www.atidu.ch
COPYRIGHT
Pubblicazione gratuita con citazione della fonte
SOMMARIO 2
3 EDITORIALE 6 NOTIZIE 10 AUDIOTECA
Apparecchi acustici e smartphone
12 SOCIALITÀ
Controprogetto sull’iniziativa per l’inclusione
14 APPROFONDIMENTO
Cure «a metà», la sanità «parla» davvero a tutti?
20 ATTUALITÀ
Sordità monolaterale: che fare?
23
Programmi tv e accessibilità: la parola agli esperti
24 CURIOSITÀ
Supersorda!
25 L’ANGOLO DELLA CONSULENZA 28 GENITORI E FIGLI Il congresso annuale di ASGBA
30 TEMPO
Partecipare senza confini
34 APPUNTAMENTI 35 INDIRIZZI UTILI
EDITORIALE A cura di Gian Luca Casella
Cari soci, amici e sostenitori di ATiDU, mi rivolgo a voi per la prima volta come Presidente della nostra Associazione con un sentimento profondo di gratitudine e responsabilità. Assumere questo incarico significa raccogliere un’eredità preziosa e proseguire un percorso costruito con passione, dedizione e visione da chi mi ha preceduto. Il mondo cambia velocemente, e con esso cambiano anche i bisogni e le sfide che ATiDU è chiamata ad affrontare. In questo contesto, il nostro ruolo diventa ancora più importante: essere un punto di riferimento, un luogo di ascolto e di confronto, e un motore di crescita per la nostra comunità. In questo numero della rivista Info ATiDU trovate un approfondimento sull’accessibilità alle cure. L’articolo, basato su uno studio promosso dall’Ufficio federale della sanità pubblica, esplora le difficoltà che incontrano le persone con ipoacusia nell’accedere alle cure e farsi comprendere, e suggerisce strategie utili a garantire una partecipazione attiva alle decisioni sulla propria salute, elemento essenziale a garantire l’autodeterminazione. In questo contesto desidero sottolineare un aspetto fondamentale: l’accessibilità economica agli apparecchi acustici. Negli ultimi tempi i premi delle casse malati sono molto discussi, ma raramente si ricorda che le assicurazioni di base (LAMal) non coprono normalmente il costo degli apparecchi acustici, perlopiù sostenuto tramite contributi forfettari da AVS o AI, assicurazioni complementari o spesso dalle persone stesse. Per capirci, stimando la presenza di circa 173’000 apparecchi acustici in Svizzera per un valore complessivo di 310,7 milioni di franchi, la spesa complessiva rappresenterebbe solo lo 0,32% dei 97,1 miliardi di franchi di costi sanitari totali a carico della LAMal nel 2024. Un dato piccolo ma destinato a crescere: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei prezzi e le nuove tecnologie rendono questi dispositivi sempre più necessari per la qualità di vita di moltissime persone. Per questo, uno degli obiettivi centrali di ATiDU sarà proprio quello di promuovere una maggiore accessibilità economica agli apparecchi acustici, con particolare attenzione alle persone con redditi più modesti. Nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare a un apparecchio acustico, e quindi alla possibilità di comunicare e partecipare pienamente alla vita sociale, per motivi economici. In conclusione, desidero ringraziarvi di cuore per il vostro impegno costante, per il sostegno e per la preziosa opera di divulgazione delle attività e dei servizi che ATiDU offre ogni giorno. La vostra partecipazione è ciò che dà forza alla nostra associazione e ci permette di continuare a costruire, insieme, una società più attenta, inclusiva e solidale.
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EDITORIALE 3
« …Prof, non riesco a sentire con questo casino »
EDITORIALE 4
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EDITORIALE 5
NOTIZIE
NOTIZIE DAL SEGRETARIATO Un girasole per viaggiare in treno con più tranquillità Circa l’80% delle disabilità sensoriali non è visibile, inclusa naturalmente la problematica uditiva. Per i portatori di tali condizioni viaggiare può essere fonte di stress e difficoltà, per questo motivo le FFS hanno pensato di agevolare questi passeggeri introducendo un cordino portachiavi con un tesserino raffigurante un girasole, da portare al collo o tenere in tasca pronto all’uso. In questo modo gli operatori ferroviari, ma anche gli altri passeggeri, sono meglio preparati a rispondere ed a relazionarsi a eventuali esigenze o richieste. A tale scopo, le FFS hanno sottoposto il personale a contatto con la clientela a una formazione specifica. Il progetto, dal nome di «Hidden Disability Sunflower», nasce nel Regno Unito nel 2016, e mira ad una maggiore facilità nello spostarsi per le persone con limitazioni. Al momento disponibile solo in alcune aree della Svizzera tedesca, il cordino girasole verrà introdotto su tutto il territorio nazionale a partire dal 2026.
CI Forum 2025: Un successo uditivo, con un impianto cocleare al lavoro Organizzato da Pro Audito Schweiz, il forum ha avuto luogo il 15 novembre 2025 ad Olten, e ha sottolineato l’importanza dell’impianto cocleare nella vita lavorativa. Medici e specialisti dell’Ospedale Universitario di Zurigo hanno presentato i nuovi risultati della ricerca, discusso di sfide e opportunità e offerto consigli pratici. Pro Audito Schweiz ha presentato inoltre i servizi di supporto per le persone con impianti cocleari. Oltre alle presentazioni degli esperti, si è tenuta una tavola rotonda e una mostra con i produttori di IC. Non è mancato il tempo per il networking e lo scambio di idee. Questo evento annuale si rivolge sempre a persone che hanno già un impianto cocleare o che stanno prendendo in considerazione l’idea di farlo, nonché a professionisti e medici. In queste occasioni il pubblico ha quindi l’opportunità di entrare in contatto con i principali esperti del settore, ponendo domande e ricevendo risposte immediate.
RIASSUMENDO: Per maggiori informazioni consultate il sito www.pro-audito.ch alla pagina del ci-forum-2025
NOTIZIE 6
NOTIZIE DA ASSOCIAZIONI AMICHE Unveroamico: nuovo sito e tournèe in vista Oggi un adolescente su cinque lamenta un disturbo uditivo, i numeri risultano infatti in aumento del 30% negli ultimi 15 anni. La campagna «unveroamico», ideata da ATiDU con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani alla protezione del proprio udito, è costituita da un sito web ricco di informazioni e contenuti multimediali, ed è supportata da un fondamentale lavoro sul campo nel sistema scolastico ticinese. In concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico infatti, saremo presenti nelle scuole medie del nostro territorio con uno stand totalmente rinnovato che verrà esposto per la durata di una settimana in ognuna delle sedi che aderiscono al progetto. L’esposizione comprende uno schermo touch per navigare liberamente sul sito unveroamico.ch, due esperienze uditive in cuffia e altri pannelli attrattivi sulla campagna. A seguire ci potranno essere, se richiesti, ulteriori interventi nell’ora di classe delle classi quarte per approfondire il tema con i ragazzi. Il calendario delle date è in via di definizione.
RIASSUMENDO: Per info generali potete contattare ATiDU via e-mail info@atidu.ch, telefonando allo 091 857 15 32 oppure consultando il sito www.unveroamico.ch
Martedì 7 ottobre presso l’Asilo Ciani di Lugano ha avuto luogo la conferenza «Abitare for all», un evento promosso dal Centro di competenza Design for All, progetto ideato da inclusione andicap ticino e dedicato all’abitare inclusivo. Semplificando, si tratta di un concetto totalmente nuovo in merito alla costruzione di spazi abitativi, prodotti e servizi, che ha come obiettivo primario e concreto la parità dei diritti nella fruizione degli stessi per le persone disabili e non. La prima parte dell’evento, svoltasi al mattino, prevedeva una Conferenza Stampa durante la quale è stato consegnato un riconoscimento di Merito al progetto «Vivere Lambertenghi», un villaggio solidale che sorgerà nel cuore di Lugano. Di seguito i membri di Design for All hanno illustrato ai presenti le loro attuali e future attività. Nel pomeriggio si è tenuto il Congresso vero e proprio, che ricordiamo essere in assoluto il primo in materia in Svizzera, rivolto ai professionisti del settore edilizio, investitori, funzionari pubblici, scuole di architettura nonché enti e persone legate al mondo della disabilità.
RIASSUMENDO: Per maggiori informazioni sul congresso avvenuto potete consultare il sito www.designforall.ch
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NOTIZIE 7
« …il vetro divisore mi impedisce di capire, potrebbe cortesemente scrivermi l’indirizzo su un foglio di carta? »
NOTIZIE 8
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NOTIZIE 9
AUDIOTECA APPARECCHI ACUSTICI E SMARTPHONE La funzione primaria degli apparecchi acustici è sopperire ad una perdita uditiva, più o meno severa, nel miglior modo possibile. I modelli di fascia medio-alta offrono però ulteriori opzioni, come una connessione Bluetooth, utile a comunicare con altri dispositivi dotati di questa tecnologia, ad esempio gli smartphone. Il Bluetooth è una connessione wireless (senza fili) che permette di inviare e ricevere dati, tra cui il segnale audio. Questo significa poter ascoltare telefonate, notifiche, musica e altri contenuti multimediali, direttamente negli apparecchi acustici, una comodità che alcuni potrebbero apprezzare. Una connessione Bluetooth tra i due dispositivi non è però sempre sufficiente ad attivare questa funzione, per far questo serve che lo smartphone permetta l’abbinamento agli apparecchi acustici. Con iPhone si va sul sicuro, poiché la funzione è di serie. Per gli smartphone Android invece, ossia tutte le altre marche eccetto Apple, è da verificare caso per caso, consultando manuali e rivenditori. L’unica azienda che garantisce questo servizio su due modelli di smartphone si chiama Emporia, un’azienda austriaca specializzata in telefonia inclusiva. I modelli sono ME6 e Smart.6, e implementano il Protocollo ASHA, necessario ai dispositivi Android per attivare la trasmissione dell’audio agli apparecchi acustici. I prezzi sono competitivi e oscillano tra i 250.- e i 400.Chf.
AUDIOTECA 10
Ricapitolando: •
Verificare se i vostri apparecchi acustici e il vostro smartphone sono dotati di Bluetooth, consultando rispettivamente audioprotesisti e rivenditori.
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Verificare se il vostro smartphone Android supporta l’abbinamento di apparecchi acustici (Protocollo ASHA).
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L’iPhone della Apple garantisce l’abbinamento di apparecchi acustici.
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Alternativa Android: Emporia ME6 (250.-/270.- Chf) ed Emporia Smart.6 (390.-/400.- Chf) garantiscono l’abbinamento agli apparecchi acustici (protocollo ASHA).
RIASSUMENDO: Potete trovare molti mezzi ausiliari in prova presso la nostra Audioteca. Contattate il segretariato di ATiDU. Info utili su www.emporiamobile.com
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AUDIOTECA 11
SOCIALITÀ CONTROPROGETTO SULL’INIZIATIVA PER L’INCLUSIONE A cura di Renato Rossini
Nel numero 53 di Info ATiDU avevamo presentato l’Iniziativa per l’inclusione depositata da 4 associazioni, tra cui inclusione andicap ticino e Amnesty International, e sostenuta pure da Pro Audito Schweiz, il 23 aprile 2024. In breve l’iniziativa proponeva di inserire nella Costituzione un nuovo articolo denominato Diritti delle persone con disabilità. Al detto numero di Info ATiDU rimandiamo chi desiderasse un’informazione più completa sui suoi contenuti. Com’era intenzione delle associazioni promotrici, la raccolta firme è avvenuta in tempo record, e già il 5 settembre dello stesso anno 107’910 firme ritenute poi valide sono state consegnate alla Cancelleria federale. Il 20 dicembre 2024 il Consiglio federale ha raccomandato alle Camere di respingere l’iniziativa preannunciando un proprio controprogetto indiretto, poi effettivamente presentato il 15 giugno di quest’anno e rimasto in consultazione fino allo scorso 16 ottobre. Precisiamo che un controprogetto indiretto permette di rinunciare a una proposta modifica costituzionale sostituendola con nuove leggi o modifiche legislative. Se le camere lo accettassero e gli iniziativisti fossero soddisfatti l’iniziativa potrebbe essere ritirata. Nel nostro caso sono state proposte una nuova Legge quadro sull’inclusione ed alcune modifiche della legge sull’AI. Tutte le associazioni che avevano lanciato o sostenuto l’iniziativa hanno definito deludente la proposta del Consiglio Federale. Di seguito la presa di posizione, del 29 settembre 2025, di Pro Audito Schweiz e delle altre associazioni firmatarie.
Controproposta indiretta all’iniziativa di inclusione: stiamo partecipando al processo di consultazione La controproposta indiretta all’iniziativa di inclusione è una cocente delusione : le principali preoccupazioni delle persone con sordità e ipoacusia sono completamente assenti. Pertanto, le associazioni per i non udenti hanno pubblicato un comunicato stampa in occasione del processo di consultazione. Chiediamo: un equo accesso agli apparecchi acustici e un diritto legale ai servizi di interpretariato. Pro Audito Svizzera, la Federazione Svizzera dei Sordi (SGBFSS) , Sonos e SVEHK criticano il Consiglio federale per aver ignorato la realtà vissuta da 1,3 milioni di persone con problemi di udito. Una vera inclusione sociale richiede: • Accessibilità agli apparecchi acustici: in Svizzera è da tempo necessario stabilire standard uniformi, vincolanti e trasparenti per i prezzi degli apparecchi acustici. Allo stesso tempo, la soglia di ammissibilità, ovvero la perdita uditiva minima, per il sostegno dell’assicurazione invalidità (AI) o dell’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) per la fornitura di apparecchi acustici deve essere abolita. Questo perché è clinicamente provato che l’installazione precoce di apparecchi acustici offre i maggiori benefici. • Diritto legale ai servizi di interpretariato in tutti gli ambiti della vita: le persone con disabilità uditiva hanno bisogno di un accesso garantito dalla legge agli interpreti della lingua dei segni e della scrittura per poter partecipare alla vita sociale. Questo diritto legale dovrebbe applicarsi esplicitamente alle interazioni sociali, non solo a quelle professionali. • Interpretariato in azienda: le attuali modalità di finanziamento dell’assicurazione invalidità per i servizi forniti da terzi limitano la scelta della professione da parte degli interessati. Chiediamo pertanto un aumento dell’importo annuo disponibile per i servizi di interpretariato in azienda. Risposta alla consultazione congiunta Sono queste le richieste avanzate dalle associazioni che rappresentano le persone con disabilità uditive nella loro risposta alla consultazione del Consiglio federale. Ora spetta alla politica prendere sul serio l’iniziativa per l’inclusione.
RIASSUMENDO: Potete scaricare la risposta di Pro Audito Schweiz alla consultazione, direttamente dal loro sito www.pro-audito.ch/medien
SOCIALITÀ 12
« …per essere efficace sul lavoro, mi serve uno spazio silenzioso »
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SOCIALITÀ 13
APPROFONDIMENTO CURE «A METÀ», LA SANITÀ «PARLA» DAVVERO A TUTTI? A cura di Maria Grazia Buletti
Per chi non sente, anche una visita medica può trasformarsi in un labirinto. Tra barriere comunicative e diritti ignorati, il sistema sanitario resta spesso sordo ai bisogni dei più fragili. Immaginiamo di avere un dolore improvviso, di dover chiamare un medico, fissare una visita urgente o semplicemente capire le istruzioni di un trattamento. Ora, immaginiamo pure di non poter usare il telefono, e di non riuscire a comunicare con chi ti sta visitando. Pensiamo se non riuscissimo a capire cosa ci viene detto, o di non essere capiti... In Svizzera, per molte persone sorde o con ipoacusia questa è spesso la realtà quotidiana ogni quando si trovano davanti a una porta chiusa di uno studio medico o all’ingresso di un pronto soccorso. Una situazione confermata da numerosi studi che indicano come l’accesso alle cure per chi ha una disabilità uditiva è ancora oggi costellato di ostacoli. Lo stesso Consiglio federale ha riconosciuto (in risposta al postulato 19.3668) che le barriere sono reali e gravi e si traducono in informazioni sanitarie non accessibili, servizi contattabili solo telefonicamente, personale medico poco formato o del tutto impreparato ad affrontare una comunicazione alternativa. Tutto questo potrebbe portare a ritardi nelle diagnosi, terapie sbagliate o, peggio ancora, all’esclusione silenziosa da un diritto fondamentale. In queste pagine vogliamo affrontare il tema dell’accessibilità alle cure per i deboli d’udito, partendo proprio da uno studio voluto dall’Ufficio Federale Salute Pubblica (UFSP) e da quello per le pari opportunità delle persone con disabilità (UFPD), con l’obiettivo di indagare quanto il sistema sanitario svizzero (dunque pure quello ticinese) sia davvero accessibile per chi non sente, e capire cosa ancora manca per garantire cure e dignità a tutti. Uno studio, tre tappe: per capire e cambiare Per meglio comprendere quanto il sistema sanitario svizzero (e quello ticinese) sia accessibile alle persone sorde e ipoudenti, lo studio commissionato dai due uffici federali (UFSP e UFPD) ha seguito un percorso in tre tappe, a cominciare da una sorta di fotografia del presente nella quale gli autori si sono chiesti quali servizi siano già oggi disponibili in Svizzera per aiutare chi non sente a ricevere cure adeguate.
APPROFONDIMENTO 14
In tal modo, si è cercato di capire se queste offerte siano presenti ovunque o solo in alcune regioni, e in quali ambiti (come il pronto soccorso, la medicina di base o la psicoterapia) si trovino le maggiori difficoltà o, al contrario, buone soluzioni. In seguito, con l’obiettivo di trovare idee utili da portare anche nel nostro Paese, lo studio ha volto un occhio oltre i confini svizzeri e dai Paesi vicini sono stati raccolti esempi virtuosi, per comprendere come viene garantito altrove l’accesso alla sanità per chi è sordo o ipoudente. Ma l’aspetto più saliente della ricerca è stato quello di dare voce ai diretti interessati attraverso interviste, focus group (fra i quali spicca ATiDU per il nostro canton Ticino) e indagini. Il risultato è il racconto in prima persona delle persone deboli d’udito nel quale si evince quali sono gli ostacoli che incontrano quando cercano di curarsi, e quali strategie adottano per farsi capire, per orientarsi nel sistema, per non rimanere indietro. Parallelamente, sono stati ascoltati anche i professionisti della salute, per capire quanto siano consapevoli del problema e quali strumenti mancano loro per offrire cure più inclusive. Il tutto è stato svolto con un approccio partecipativo: due co-ricercatori sordi hanno fatto parte attiva del progetto, e un comitato di ricerca ha garantito che la prospettiva delle persone interessate fosse sempre al centro. In breve, lo studio ha cercato non solo di descrivere la situazione attuale, ma anche di capire cosa serve concretamente per migliorare l’accesso alle cure per una fetta di popolazione che troppo spesso viene lasciata inascoltata. Il Ticino ascolta e si confronta Sul territorio ticinese ATiDU ha seguito un percorso parallelo a quello tracciato dalla ricerca nazionale e, riprendendo le tappe principali dello studio, ha così voluto confrontare i risultati generali con la realtà locale, per verificarne la validità anche nel nostro Cantone per fotografarne lo stato dell’accessibilità alle cure sanitarie delle persone sorde e ipoudenti e capire se, e dove, esistano lacune concrete. Un punto di partenza fondamentale per cercare soluzioni più mirate ed efficaci, basate sull’ascolto diretto del territorio. Nel corso di queste interviste, ATiDU ha voluto ascoltare direttamente le voci di chi convive con una perdita uditiva, cercando di raccogliere esperienze concrete e vissuti autentici.
Le persone interpellate rappresentano diverse fasce d’età, portando con sé esigenze e vissuti differenti: dai giovani, agli adulti, fino agli anziani, passando per chi è in età lavorativa. Una varietà che ha permesso di raccogliere prospettive eterogenee e offrire uno sguardo più completo sull’accessibilità alle cure sanitarie per i deboli d’udito. Toccando diversi momenti del percorso di cura, la prima domanda riguarda la semplice, ma non sempre scontata, presa di contatto con il medico, spesso complicata dall’uso esclusivo del telefono. Gli intervistati sono poi stati invitati a raccontare quali strategie usano per fissare appuntamenti, se si affidano a familiari, se preferirebbero alternative digitali o scritte, e come vivono il momento della comunicazione con il personale medico: segnalano le proprie difficoltà? Vengono ascoltati? Si sentono compresi? Un punto chiave ha riguardato la preparazione degli operatori sanitari: il personale è formato per affrontare questi casi? E se no, cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione? ATiDU ha pure esplorato le fonti di informazione sanitaria, la facilità con cui le persone accedono a contenuti di prevenzione, nonché gli aspetti più critici del sistema: dove si concentrano le maggiori difficoltà, quali situazioni generano più ansia, e cosa, concretamente, potrebbe essere fatto per rendere tutto più accessibile. Infine, per dare un volto umano ai dati e alle analisi, ogni intervistato ha avuto l’opportunità di condividere un’esperienza personale, positiva o negativa, vissuta all’interno del sistema sanitario. Un filo diretto con il medico: quanto è davvero accessibile? Dalle risposte raccolte in base a esperienze diversificate (legate, come dicevamo, sia all’età sia al grado di sordità e agli strumenti di supporto utilizzati), per alcune persone con difficoltà uditive fissare un appuntamento medico può essere il primo ostacolo. Elide, 59 anni, è affetta da sordità grave dalla nascita e utilizza un apparecchio acustico all’orecchio sinistro. Non ha mai avuto problemi a contattare i medici e spiega di fissare gli appuntamenti direttamente, anche al telefono, o li pianifica in anticipo durante le visite. Dario, 34 anni, convive con una perdita uditiva severa bilaterale sin dall’infanzia e porta apparecchi acustici da quando aveva cinque anni.
Anche lui prenota per telefono, ma fa notare che il suo modello assicurativo lo costringe a passare da un centralino prima di arrivare al medico. Una procedura che, se fosse digitalizzata, sarebbe secondo lui molto più efficiente. Perciò, sogna un sistema online dove basti inserire i propri dati per ricevere subito una risposta, magari senza nemmeno dover parlare. Antonella, 60 anni, ha una sordità profonda bilaterale ed è protesizzata dal 2005. In passato ha sempre dovuto affidarsi ai familiari per prendere appuntamento, ma recentemente ha scoperto una app che le consente di farlo in autonomia, direttamente dal telefono. Un piccolo ma significativo passo verso l’indipendenza. Giada, 23 anni, ha un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale da 15 anni e porta impianti cocleari su entrambe le orecchie. Racconta che va raramente dal medico e di solito si rivolge a specialisti già informati sulla sua condizione. Tuttavia, quando serve, cerca di contattare da sola lo studio medico, anche se in alcune situazioni, specie con lingue straniere, preferisce farsi aiutare. Se ci fosse un sistema di prenotazione digitale, lo userebbe volentieri. Infine, Claudio, 85 anni, vive con problemi uditivi fin da quando aveva un anno, a causa di otiti che gli hanno perforato entrambi i timpani. Da decenni utilizza una protesi acustica, e oggi presenta una sordità grave a sinistra e moderata a destra. Nonostante l’età e la progressione del problema, continua a telefonare personalmente per fissare le visite, senza riscontrare particolari difficoltà. Comunicare per curarsi: tra ostacoli, buone volontà e improvvisazione Dalle risposte degli interpellati emerge che per molte persone con difficoltà uditive la comunicazione con il personale medico rappresenta un momento delicato che può segnare la qualità, e talvolta l’esito, della visita stessa. Anche qui, le testimonianze raccolte da ATiDU mostrano esperienze diverse accomunate però da alcuni elementi comuni. Per prima cosa, emerge che spesso c’è la buona volontà da parte dei sanitari, ma mancano formazione e strumenti concreti. Elide (59 anni) comunica sempre al personale sanitario la propria condizione che viene puntualmente annotata nella cartella clinica. In generale, descrive la sua esperienza come positiva e si dice abbastanza soddisfatta della comunicazione con i medici.
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« …Dottore, dovrebbe guardarmi mentre mi parla, altrimenti non la capisco »
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Tuttavia, nota che nei nosocomi ticinesi le persone sorde sono poche e che, proprio per questo, c’è ancora molta strada da fare sul fronte della preparazione del personale. Dal canto suo, Dario (34 anni) gestisce la comunicazione in modo flessibile. Non sempre dichiara subito la sua condizione: lo fa solo se necessario, in base al tipo di visita o alle difficoltà che incontra nella conversazione. Se la comunicazione diventa difficile, spiega il problema e nota quasi sempre una reazione positiva: più pazienza, disponibilità a scrivere, o persino a cambiare lingua. Anche se riconosce che non tutti gli operatori sono preparati, apprezza il fatto che cerchino soluzioni pratiche per aiutarlo. Antonella (60 anni) dichiara subito la sua condizione, ma spesso si ritrova esclusa dal dialogo: il personale si rivolge direttamente a chi l’accompagna, ignorando involontariamente la sua presenza attiva. Eppure c’è una nota positiva perché negli anni ha notato qualche passo avanti: oggi la sordità fa un po’ meno paura e se ne parla di più. Tuttavia, ritiene che molto dipenda dal buon senso individuale, più che da una vera formazione. Una maggiore sensibilizzazione, secondo lei, farebbe una grande differenza. Giada (23 anni) cerca sempre di informare il personale delle sue difficoltà uditive, anche se in contesti frenetici (come alla reception) non sempre c’è tempo o modo di farlo con calma. Racconta che le reazioni sono in genere gentili, ma si percepisce spesso una mancanza di consapevolezza su come agire concretamente. Nonostante la giovane età e l’esperienza limitata, ha capito che a volte è lei stessa a dover «educare» gli operatori, suggerendo piccoli accorgimenti per facilitare l’interazione. Sono testimonianze che mostrano alcuni segnali positivi, dai quali emerge che la comunicazione tra pazienti sordi e personale sanitario resta comunque un’area che possiamo definire un po’ critica. La buona volontà non basta: servono competenze, strumenti adeguati e, soprattutto, la consapevolezza che anche chi non sente ha diritto di essere ascoltato. Ostacoli invisibili ma concreti: quando il sistema non ascolta abbastanza Mettendo a confronto le risposte dei deboli d’udito ticinesi con quelle degli omologhi interpellati dallo studio a livello nazionale, uno degli aspetti più delicati emersi riguarda le esperienze dirette delle persone sorde e ipoudenti nel rapporto con il sistema sanitario. Una relazione che, troppo spesso, risulta complicata non tanto per mancanza di tecnologia o strumenti, ma per una carenza di conoscenze e competenze da parte dei professionisti della salute. Molti operatori sanitari, infatti, non sono adeguatamente preparati ad affrontare situazioni comunicative alternative, e questo limita profondamente la qualità dell’assistenza. A peggiorare le cose contribuiscono anche fattori strutturali: mancanza di tempo, turni pressanti, cambi di personale, carenze nei passaggi di consegne e ambienti poco adatti a garantire una comunicazione chiara. Lo studio evidenzia anche una confusione sulle responsabilità e sulla copertura delle prestazioni sanitarie per le persone con disabilità uditiva, in particolare
tra le competenze dell’AI e quelle dell’AVS. In mezzo a tutto questo, accade spesso che le esigenze specifiche dei pazienti vengano trascurate o non comprese, portando a una conseguenza grave: molte persone sorde o ipoudenti non sono messe nelle condizioni di partecipare attivamente alle decisioni sulla propria salute, compromettendo il diritto all’autodeterminazione. Particolari difficoltà emergono per chi comunica in lingua dei segni: i servizi di interpretariato risultano poco disponibili, difficili da gestire sul piano organizzativo e burocratico, e non sempre garantiscono la necessaria riservatezza. Aspetto, questo, fondamentale soprattutto in contesti sensibili come la psicoterapia, la psichiatria o la ginecologia. E le testimonianze raccolte da ATiDU in Ticino riflettono con sorprendente coerenza quanto emerso a livello nazionale. Anche nel nostro Cantone, la comunicazione con il personale sanitario risulta spesso affidata all’improvvisazione o alla disponibilità del singolo, più che a una preparazione sistemica. Molti pazienti riferiscono di doversi adattare alle carenze del sistema, cercando soluzioni autonome o affidandosi ai familiari. La disponibilità del personale è spesso buona, ma manca una formazione strutturata che permetta di affrontare in modo professionale e rispettoso le diverse esigenze comunicative. Come evidenziato dallo studio, anche in Ticino il diritto all’autodeterminazione rischia di essere compromesso, e la partecipazione attiva alle scelte terapeutiche, per chi non sente, non è affatto garantita. Lo studio e le voci dal territorio tracciano quindi lo stesso messaggio: l’accesso alle cure per le persone sorde e ipoudenti non è solo una questione tecnica, ma culturale e organizzativa. E finché non verranno colmate queste lacune, l’inclusione nel sistema sanitario resterà, almeno in parte, incompiuta. Dal lato di chi cura: ascoltare davvero significa anche cambiare approccio Lucia Dioguardi, 47 anni, è operatrice socio-sanitaria a domicilio con anni di esperienza sul campo, e racconta quanto sia fondamentale instaurare una relazione di fiducia con i pazienti, soprattutto quando si lavora a domicilio. Quando si trova ad assistere persone con difficoltà uditive, mette in atto strategie comunicative mirate: si avvicina fisicamente al paziente, articola bene le parole, usa un linguaggio semplice e chiaro, facendo grande affidamento anche sul non verbale, come le espressioni del viso e la postura. Sottolinea l’importanza di verificare sempre se il paziente ha compreso quanto comunicato, per garantire continuità e qualità delle cure. Secondo lei, sarebbe molto utile ricevere formazioni specifiche sul tema della sordità, preferibilmente all’interno del proprio ambito lavorativo. In particolare, propone incontri in cui siano coinvolte direttamente persone con difficoltà uditive, così da poter sviluppare una maggiore empatia e consapevolezza attraverso il contatto diretto con chi vive queste sfide ogni giorno. Dal punto di vista dei pazienti, Lucia ritiene importante che questi riescano a esprimere chiaramente le proprie difficoltà e comunichino quali strategie comunicative funzionano meglio per loro. L’uso di ausili o altri supporti, quando possibile, può essere molto utile per facilitare l’interazione.
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Ha inoltre raccontato che le difficoltà più marcate si presentano con pazienti che non accettano la propria disabilità uditiva, ostacolando così anche la ricerca di soluzioni efficaci. In questi casi, secondo lei, sarebbe utile un sostegno esterno ad esempio da parte di enti come ATiDU. Le difficoltà aumentano anche in presenza di patologie cognitive, come la demenza, dove la comunicazione è già di per sé compromessa. Infine, Lucia è convinta che il sistema sanitario potrebbe e dovrebbe fare di più per le persone audiolese. A suo avviso, manca ancora informazione e sensibilizzazione sul tema, sia tra i professionisti sia nella società. Crede che sia fondamentale dare visibilità alle difficoltà quotidiane che le persone ipoudenti affrontano, anche per evitare che cadano nell’isolamento sociale. Adattare meglio i luoghi pubblici per facilitare la comunicazione, conclude, è un passo necessario e urgente. Interessante, infine, la condivisione della propria esperienza professionale e personale sul tema dell’ipoacusia e della sordità da parte della dottoressa Mirjam Rodella Sapia, medico di famiglia e collaboratrice scientifica presso l’Istituto di Medicina di famiglia. La dottoressa ha riferito di seguire diversi pazienti affetti da gravi deficit uditivi e di porre grande attenzione fin dal primo incontro alle modalità di comunicazione, concordando insieme a loro strategie efficaci come l’uso della lettura labiale, un volume più alto della voce o lo scambio di informazioni via e-mail anziché per telefono. Secondo lei è fondamentale aumentare la sensibilizzazione su questi temi all’interno degli studi di medicina di famiglia. Ha inoltre sottolineato che la perdita uditiva può insorgere a qualsiasi età e può avere cause diverse, e che i medici di famiglia dovrebbero essere formati non solo sul piano clinico (cause, terapie, presa in carico), ma anche su quello comunicativo. Ha evidenziato come l’ipoacusia e la sordità siano malattie «invisibili», con particolare attenzione alle persone ipoacusiche che spesso si adattano in silenzio, senza esprimere le proprie difficoltà e, proprio in virtù della sua esperienza personale (avendo sofferto fin da bambina di una grave ipoacusia) ha dichiarato di sentirsi particolarmente vicina a questi pazienti e di non avere mai incontrato ostacoli significativi nella comunicazione, purché vengano stabilite fin da subito delle «regole di comunicazione». La dottoressa ha inoltre ribadito l’importanza dell’udito per la socializzazione, il linguaggio e la qualità della vita, evidenziando come si tende a trascurare la salute dell’udito dopo lo screening uditivo in età pediatrica, in particolare durante l’adolescenza e la vita lavorativa. Non ha mancato di rimarcare l’importanza della prevenzione, delle misure protettive e della diagnosi precoce, sottolineando il ruolo dell’udito come fattore protettivo contro la demenza nella popolazione anziana. In conclusione, ha evidenziato che, nonostante le conoscenze di base, i medici di famiglia spesso non dedicano sufficiente attenzione all’ipoacusia. Per questo motivo, ritiene essenziale promuovere campagne di sensibilizzazione come la Giornata Mondiale dell’Udito, con iniziative negli studi medici, collaborazioni con tecnici audioprotesisti e associazioni del settore, al fine di aumentare la consapevolezza e migliorare l’assistenza alle persone con problemi uditivi.
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Cosa migliorare nell’accesso alle cure per le persone con disabilità uditiva Dalle esperienze raccontate dagli intervistati ticinesi emerge con chiarezza che le difficoltà più frequenti riguardano la comunicazione, in particolare nelle fasi di contatto (spesso solo telefonico), di accoglienza e durante le visite mediche, specialmente in situazioni d’urgenza o delicate come ricoveri o interventi (Vedi BOX sui Suggerimenti concreti offerti dagli intervistati). Il nucleo del messaggio converge con lo studio e invita a rendere la comunicazione realmente accessibile, non solo nei contenuti, ma anche nei modi, nei tempi e nelle relazioni. Dal canto suo, la tecnologia può aiutare, ma serve prima di tutto un cambiamento culturale. Oltre le parole verso una sanità davvero inclusiva Il tema dell’accessibilità alle cure sanitarie da parte dei deboli di udito è molto caro ad ATiDU, che intende approfondire ulteriormente questi aspetti anche in futuro. ATiDU è inoltre disponibile, su richiesta, a realizzare interventi di sensibilizzazione mirati all’interno di strutture sanitarie ed enti. In collaborazione con i Servizi di Assistenza e Cura a Domicilio (SACD), ha inoltre realizzato il volantino informativo «Ascoltare e comprendere, per assistere chi ha un problema di udito», disponibile presso il suo segretariato. Questa riflessione evidenzia come garantire l’accessibilità alle cure per le persone con disabilità uditiva significa molto più che superare ostacoli tecnici: richiede un cambiamento di prospettiva, la capacità di ascoltare davvero, e la formazione consapevole di chi si prende cura. Solo attraverso questo approccio si potrà garantire un diritto alla salute pienamente realizzato, con cure che non resteranno «a metà» ma piene, inclusive e rispettose della dignità di ogni persona.
In sintesi i suggerimenti degli intervistati ticinesi: • Formazione specifica del personale sanitario, con linee guida pratiche su come relazionarsi con una persona sorda o ipoudente • Miglioramento della comunicazione scritta, attraverso email, messaggi, chat o sistemi digitali per la prenotazione • Utilizzo di strumenti visivi e tecnologici, come applicazioni di trascrizione automatica, ambienti meno rumorosi • Rispetto e attenzione alla persona, grazie ad un maggiore ascolto e coinvolgimento del paziente, affinché possa partecipare attivamente alle decisioni sulla propria salute • Strutture più accessibili, con ausili specifici per persone audiolese • Sensibilizzazione pubblica e maggiore consapevolezza sociale, per ridurre l’isolamento e i disagi emotivi
« …preferisco cenare a casa, dove musica e TV non disturbano, mi siedo dove posso seguire bene le conversazioni. Se poi parliamo uno alla volta è ancora meglio »
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ATTUALITÀ SORDITÀ MONOLATERALE: CHE FARE? Tradotto da Franco Panzeri dalla rivista Dezibel, estate 2025
La vita quotidiana privata dell’udito binaurale cela notevoli insidie per coloro che la vivono. Il Prof. Dr. Christof Röösli, dell’Ospedale universitario di Zurigo, parla delle sfide e delle opzioni di trattamento per persone che non ci sentono (più) da un orecchio. Prof. Röösli, quali sono le cause frequenti della sordità o ipoacusia monolaterale? Una delle classiche situazioni in cui qualcuno sente da un solo lato è la perdita improvvisa dell’udito. Vi sono però anche altre cause, ad esempio un’infiammazione dell’orecchio medio con complicazioni. Anche una meningite può provocare una sordità monolaterale. Quali sono le principali difficoltà dovute a questo disturbo? La più importante è sicuramente l’orientamento spaziale, poiché a tale scopo ci servono entrambe le nostre orecchie. Questo è dovuto al fatto che le onde sonore arrivano all’orecchio rivolto alla fonte sonora un po’ prima che all’altro lato. Inoltre, i rumori nell’orecchio rivolto alla fonte sonora sono leggermente più forti. In questo modo il cervello riesce a localizzarne la provenienza. Se a sentire è un solo orecchio, improvvisamente non sappiamo più da dove giunge il suono, e questo ovviamente può essere pericoloso, soprattutto nel traffico stradale. Disturba molto anche il fatto di non sapere se qualcuno ci sta parlando da sinistra o magari da dietro. La seconda grande sfida è data dalla comprensione del rumore ambientale, ad esempio in un ristorante con musica diffusa in sottofondo. Tutto diventa molto più difficile se si sente da un solo orecchio. L’udito binaurale ci aiuta a distinguere tra fonte sonora e rumore di fondo. Il terzo ostacolo è evidente: se qualcuno ci parla dal lato sordo, non reagiamo. Questo può portare a malintesi oppure essere erroneamente visto come una mancanza di interesse. Si tratta di una situazione spiacevole, anche se in qualche modo con il tempo ci si abitua. Che cosa posso fare se sono sordo da un orecchio ma vorrei sentire da entrambi i lati? Vi sono diverse possibilità: quella più semplice è dotarsi di un apparecchio acustico chiamato CROS. All’orecchio che non sente viene applicato un microfono, mentre all’altro un altoparlante. In questo modo, il suono viene per così dire «trasmesso» dall’orecchio sordo a quello che
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sente meglio. Se poi anche questo è affetto da un’ipoacusia, l’altoparlante funge anche da normale apparecchio acustico. Quali altre possibilità esistono? Il suono può essere trasmesso dall’orecchio sordo all’altro anche per mezzo di un dispositivo di conduzione ossea, il quale viene fissato a un osso del cranio e vibra. «Fissato all’osso» significa però la necessità di un intervento chirurgico? Sì, esatto. Si tratta di principio di un impianto a conduzione ossea dotato di una parte esterna – il processore del suono – e di una interna. Esiste tuttavia un dispositivo che si applica come una sorta di cerotto, e vi è persino una variante che si può indossare come una fascia frontale. Per tutti gli altri apparecchi è invece necessario un intervento, più o meno invasivo a seconda del dispositivo. È meglio provare un dispositivo a conduzione ossea prima di decidersi per l’intervento? Si dovrebbe farlo in ogni caso. Vi sono pazienti che traggono beneficio da un simile impianto, mentre ad altri non serve a nulla. Perciò, di regola, prima di impiantarlo lo si prova per almeno due settimane nella vita di tutti i giorni. Idealmente si utilizza la fascia frontale, dato che l’apparecchio preme fortemente sulla pelle. Per capirci meglio: con entrambe le varianti, CROS e a conduzione ossea, viene stimolato soltanto l’orecchio che sente meglio. In questo modo però non si risolve il problema dell’udito direzionale, o sbaglio? È vero. Se si vuole avere l’udito direzionale, allora non resta che la terza opzione, ossia l’impianto cocleare (IC). Un IC stimola il nervo uditivo nell’orecchio sordo e quindi ripristina, diciamo, l’udito in «modalità stereo». OK. Ma non è ciò che in effetti vogliono tutti? Perché allora le persone con una ipoacusia monolaterale non si fanno inserire un IC? Andiamo con ordine: L’IC è destinato solo alle persone che in precedenza hanno avuto una capacità uditiva. Significa che se qualcuno è sordo da un solo lato sin dalla nascita, non gli si può semplicemente inserire un IC e tutto va a posto.
Vi è una seconda ragione importante: per molte persone l’intervento con IC è un passo difficile da compiere. Hanno pur sempre un orecchio «normale» e si trovano bene. Magari non così bene, ma se la cavano. Per questo si chiedono: perché mai dovrei sottopormi a un intervento per un simile apparecchio? La maggior parte di essi ci va molto cauta. Abbiamo comunque molti pazienti che decidono per un IC, ad esempio dopo una perdita repentina dell’udito. Qual è la procedura normale quando una o un paziente si rivolge a lei con una sordità monolaterale? Per prima cosa proviamo un apparecchio acustico CROS con tutti i pazienti. È il sistema più semplice e vantaggioso. Se l’esito è soddisfacente, allora la faccenda si risolve per il meglio e si procede con quello. In seguito ognuno decide individualmente. Alcuni provano il sistema a conduzione ossea, altri optano subito per un IC. Entrambi gli interventi in Svizzera sono coperti dall’AI o dall’AVS. Esiste un fattore tempo? Sì e no. Se per esempio una persona subisce una perdita repentina dell’udito e vive un paio di anni con una ipoacusia monolaterale prima che arrivi a dire: «Non riesco proprio più ad andare avanti così», restano ancora aperte tutte le opzioni. Negli ambiti specialistici partiamo tuttavia dal presupposto che quando la perdita uditiva risale a più di dieci anni il successo di un impianto è incerto. Questo però non è un dato provato scientificamente, bensì un’ipotesi basata su valori dettati dall’esperienza.
RIASSUMENDO: La rivista Dezibel, in lingua tedesca, è disponibile nella piccola biblioteca di ATiDU.
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« …potrebbe gentilmente togliere la mascherina? Altrimenti capisco veramente poco »
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PROGRAMMI TV E ACCESSIBILITA’: LA PAROLA AGLI ESPERTI Martedì 9 settembre il team di ATiDU si è recato nella sede SRG SSR di Berna per partecipare ad una riunione in merito ai servizi di sottotitolazione e traduzione in lingua dei segni del palinsesto televisivo e delle piattaforme on demand (Play RSI per la Svizzera italiana). Un incontro a carattere nazionale che ha visto coinvolte persone provenienti dalle tre principali aree linguistiche della Confederazione. A partecipare infatti, oltre al personale delle unità aziendali della SSR delegato all’accessibilità, vi erano i rappresentanti delle Associazioni per persone audiolese e sordi segnanti, coadiuvati da soci e collaboratori nelle vesti di utenti dei servizi in oggetto. Considerati la moltitudine di lingue e modi di comunicare differenti, il lavoro svolto in tempo reale da tecnici, traduttori e interpreti è stato, al netto di un paio di incomprensioni dovute a un sistema particolarmente intricato, niente di meno che eccellente. All’estremità della grande sala munita di tavolata con opportune postazioni nominali dove si svolgeva il tutto, spiccava un grande schermo sul quale sarebbero state proiettate le slides che introducevano i temi discussi. Chi scrive, ad esempio, disponeva di un computer portatile e monitor aggiuntivo con sottotitoli in italiano, poiché la lingua in cui l’evento era presentato, trovandoci a Berna, era ovviamente il tedesco. Il primo argomento introdotto dalla conduttrice dell’evento è stato il sondaggio svolto su base nazionale, quindi anche nella Svizzera italiana, rivolto alle persone sorde e ipoudenti in merito al loro uso dei media, e la loro valutazione della qualità dei servizi audiovisivi ed eventuali proposte o richieste per migliorarli. I risultati, raccolti in un rapporto dettagliato disponibile a breve, indicano un’utenza tendenzialmente soddisfatta che però, tra le altre cose, richiede più programmi sottotitolati e una maggior attenzione all’aspetto visivo degli stessi e alla personalizzazione, oppure una funzione per poter ridurre il volume delle musiche di sottofondo. In sede di dibattito, ulteriori spunti hanno riguardato in particolare le modalità di attivazione dei sottotitoli, i quali possono variare a seconda del tipo di abbonamento e della piattaforma scelta, questione molto sentita dall’utenza, che ha fatto decidere per la creazione di un opuscolo dettagliato redatto in collaborazione da SWISS TXT e RSI per quanto concerne la Svizzera italiana, disponibile da inizio 2025.
Va evidenziato che gli interventi e le domande degli utenti audiolesi susseguitesi sono stati numerosi, con le collaboratrici e i collaboratori della SSR sempre disponibili a dare chiarimenti e informazioni, sicuramente anche grazie a un ottimo sistema di illuminazione e alla disposizione strategica dei posti, che consentivano loro di avere una visuale adattata alla propria problematica uditiva, favorendo quindi la partecipazione. La seconda parte dell’incontro, iniziata dopo un’apprezzata pausa ristoratrice, verteva sulla presentazione di una nuova piattaforma che andrà a riunire le tre attuali (Play RSI per la Svizzera italiana) in un’unica soluzione che sarà attiva presumibilmente nell’autunno 2026 e che verosimilmente si chiamerà Play Next. Per chi è già abituato a questo tipo di fruizione dovrebbe trattarsi di un cambiamento tutto sommato poco traumatico, ma andrà certamente visto in che modo l’implementazione di tre lingue e contenuti differenti verrà sviluppata. Tra le novità illustrate, è probabilmente prevista la creazione di un account personale per poter usufruire del servizio. Il progetto illustrato è ambizioso e potrebbe però richiedere una certa elasticità iniziale all’utenza, ma il responsabile del progetto presente in sala si è detto altamente fiducioso nella sua riuscita. Anche in questo caso le richieste di chiarimenti e i suggerimenti sono stati diversi, denotando un crescente interesse verso questo tipo di supporto. Note a margine per il lettore: per quanto riguarda il palinsesto radiofonico della RSI, uno dei punti emersi nel dibattito, segnaliamo che le trasmissioni di Rete Uno sono visibili in TV su RSI LA2 dalle 5.30 del mattino, ma con possibilità di sottotitolazione solo tra le 11.45 e le 12.30 («Notizie in lingua facile» e «Controcorrente»); un incremento dell’offerta in questo senso è previsto in tempi relativamente brevi. La RSI sta inoltre valutando per il futuro di sottotitolare dei podcast e di renderli accessibili anche attraverso un apparato grafico adatto alla restituzione degli ambienti sonori. Infine, per quanto riguarda la fruizione della piattaforma attuale on line (Play RSI), segnaliamo che sono attualmente disponibili i sottotitoli sui video di RSI EDU, pensati e dedicati creati per un pubblico giovane.
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CURIOSITÀ SUPERSORDA! SuperSorda! è una graphic novel autobiografica pubblicata nel 2015 da Cece Bell, autrice e illustratrice americana, che racconta con delicatezza e ironia la propria infanzia, durante la quale ha perso l’udito in seguito ad una malattia. Attraverso il personaggio di Cece, una bambina con le orecchie da coniglio, l’autrice riesce a trasmettere in maniera semplice e leggera cosa significhi crescere con una problematica uditiva, affrontando al contempo le sfide comuni ad ogni bambino: il voler essere accettati, le prime amicizie, le difficoltà a scuola, il desiderio di sentirsi uguali agli altri. Dopo aver ricevuto la diagnosi, va ricordato che siamo negli anni ’70, Cece è costretta a indossare un apparecchio acustico ingombrante, l’Orecchio Fonico, che diventa subito il simbolo della sua diversità. Presto però, dal disagio iniziale, nasce qualcosa di sorprendente: Cece trasforma la sua condizione in un superpotere immaginandosi come una supereroina, «Supersorda» appunto, capace di udire cose precluse agli altri, come ad esempio la voce della maestra in ogni angolo della scuola. Si tratta di un’invenzione narrativa che è molto più di una fantasia o un gioco, è una strategia per elaborare la realtà e sviluppare fiducia in sé stessa.
Il tratto grafico semplice, con i personaggi ritratti come conigli dalle sembianze umane e i colori vivaci, rende il racconto adatto anche ai lettori più piccoli. Il tono è leggero, spesso divertente, e cerca di affrontare temi profondi senza mai risultare pesante. Questo lo rende adatto a essere letto non solo dai bambini audiolesi e dai loro familiari, ma anche dai compagni di classe e dagli insegnanti, come strumento educativo e di inclusione. Nel leggere questo libro, un bambino audioleso può sentirsi rappresentato e persino sorridere delle difficoltà che vive ogni giorno, e soprattutto può vedere la propria esperienza trasformata in una storia positiva, dove essere diversi non è una debolezza, ma una caratteristica che può rendere speciali. Per i genitori, il libro offre la possibilità di avvicinarsi con maggior consapevolezza a ciò che prova il proprio figlio, di aprire un dialogo su emozioni spesso taciute e di affrontare insieme, in serenità, il percorso verso l’accettazione e l’autonomia. Il volume ha vinto diversi premi letterari negli USA, ed inoltre ne è stata tratta una serie televisiva animata disponibile su Apple TV.
SuperSorda! è una finestra sul mondo emotivo di una bambina che convive con un deficit uditivo, e che permette di cogliere sfumature che spesso i bambini non riescono a esprimere a parole. La frustrazione di non capire gli altri, la paura di essere esclusi, l’imbarazzo di dover spiegare il proprio apparecchio a tutti. Ma mostra anche quanto i bambini possano essere flessibili, creativi e pieni di risorse, se supportati con amore e comprensione.
RIASSUMENDO: Il libro è reperibile per il prestito presso la Biblioteca Cantonale di Locarno e nella piccola Biblioteca di ATiDU.
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L’ANGOLO DELLA CONSULENZA Richiesta di rimborso all’AI delle fatture per gli apparecchi acustici? ATiDU c’è! «Sono una persona anziana ed ho appena acquistato gli apparecchi acustici, ora devo inviare la fattura all’Ufficio Assicurazione Invalidità e mi hanno detto che lo devo fare online, io però non ho neppure un indirizzo di posta elettronica, mi potete aiutare?» «Sono una persona in età AI e non sono pratica di piattaforme online, non so quindi come funziona per ricevere il rimborso dei miei apparecchi acustici, cosa devo fare? Mi hanno parlato del portale FADA ma io non so neanche da che parte cominciare» Dopo aver ricevuto diverse richieste di questo genere, e a seguito di segnalazioni da parte di alcuni audioprotesisti in merito a persone con problemi di udito in difficoltà nell’inoltrare le fatture tramite il portale specifico dell’AI, abbiamo deciso come ATiDU di offrire questo servizio a chi non ha possibilità di farsi aiutare dai propri cari o da altri enti.
Per poter sbrigare queste pratiche online bisogna però avere una certa dimestichezza con le piattaforme informatiche ed avere un indirizzo e-mail, cose che per qualcuno possono rappresentare dei seri ostacoli. Per chi è in grado di farlo autonomamente o con l’aiuto di una persona cara, rinviamo al sito preposto www.ti.ch/fada e all’articolo apparso su Info ATiDU 53. Per tutti coloro che invece riscontrano delle difficoltà nella gestione, ATiDU si mette a disposizione per evadere queste pratiche insieme a chi lo necessita. In questo caso vi chiediamo di contattare il nostro ufficio per fissare un appuntamento o per ricevere ulteriori informazioni in proposito a questo servizio.
In effetti fino a poco tempo fa, il processo per il rimborso delle fatture da parte dell’Ufficio AI verso gli assicurati avveniva in formato cartaceo oppure via email. Da qualche tempo invece, la richiesta di rimborso da parte degli assicurati deve essere effettuata interamente online, caricando le fatture sul portale FADA. Questo portale permette agli assicurati di generare, trasmettere e gestire - in modo semplice e veloce - diverse tipologie di fatture, al fine di ottenerne il rimborso. Il portale FADA ha i suoi vantaggi, le fatture vengono infatti registrate sul portale in maniera totalmente sicura, permettendo di consultare in ogni momento lo stato dei pagamenti delle stesse. Inoltre, consente di aggiornare i dati personali e di inviare complementi di informazione quando richiesti, il tutto velocizzando sensibilmente in termini di tempi l’evasione dei rimborsi.
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« …che bello sentire i suoni della natura quando non sono coperti dalla mano dell’uomo »
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GENITORI E FIGLI IL CONGRESSO ANNUALE DI ASGBA «Essere forti insieme», è questo il motto che accompagna ogni congresso di ASGBA, Associazione svizzera dei genitori di bambini audiolesi, che si è tenuto quest’anno a Fiesch dal 24 al 26 ottobre e ben rappresentato dal tema scelto per questa edizione: «I nostri percorsi, le nostre storie», che ha visto la bellezza di 341 persone partecipare a questi due giorni di incontri e permesso la nascita di un forte spirito comunitario. A partire dai momenti vissuti, quelli più conviviali come i pasti o le serate animate, per continuare nei gruppi di attività per i bambini audiolesi e i loro fratelli e sorelle, così come nei workshop di condivisione e scambio di informazioni pensati per i genitori, quella del congresso di ASGBA è una formula che si conferma vincente e che quest’anno ha stabilito il proprio record assoluto di presenze. La suggestiva cornice delle montagne Vallesane colorate d’autunno in cui è incastonato lo Sport Resort Fiesch, ha permesso alle numerose famiglie provenienti da ogni angolo della Svizzera di essere accolte e di facilitare l’incontro nelle sue molteplici forme. Per chi lo desiderasse era possibile accedere alla struttura già il venerdì sera, tuttavia il programma ha avuto inizio dopo il pranzo comune di sabato con la conferenza plenaria dal titolo «Scambio sui percorsi di vita», dopo la quale gli adulti, non prima di aver accompagnato i loro figli nei vari gruppi di attività (suddivisi per età), si sono sparpagliati tra i vari workshop disponibili in loco. Ampia quest’anno la scelta di argomenti negli atelier, dove si spaziava tra temi più di condivisione delle esperienze, come ad esempio «Scuola e disabilità uditiva», dove giovani adulti sordi e audiolesi hanno raccontato le loro esperienze scolastiche, o come «Padri che dialogano tra loro/Madri che dialogano tra loro». Psicologhe e pedagogiste hanno inoltre proposto tematiche quali esclusione e bullismo in «Essere forti, essere diversi, far parte del gruppo», ed anche «I bambini all’ombra delle loro sorelle e dei loro fratelli», senza dimenticare quelle dedicate alla tecnologia o terapeutiche come «L’intelligenza artificiale negli apparecchi acustici: il suo contributo odierno e futuro» e «La Lingua Orale Completata fa scuola».
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Molto apprezzati infine anche i momenti più rilassanti, come «La piazza del mercato» o lo «Yoga nel bosco». Aldilà delle tematiche toccate e condivise nei vari workshop, di quanto appreso a livello informativo, ciò che emoziona e colpisce maggiormente di questo congresso è vedere tanti bimbi e ragazzi coi loro apparecchi acustici o con i loro impianti cocleari ben visibili, giocare e comunicare tra loro in lingue diverse (ricordiamo che le famiglie provenivano da tutte le tre regioni linguistiche), alcuni con le varie lingue dei segni nazionali ed altri invece utilizzando la lettura del labiale e il parlato. Senza dubbio questo vivere la medesima condizione, ognuno con le proprie sfaccettature, condividere il proprio vissuto, o anche solo trascorrere dei momenti di condivisione, fa sentire meno soli e aiuta ad andare oltre i tabù. È dunque l’incontro e lo scambio, il contatto nei momenti formali o meno, che rende il congresso annuale di ASGBA un momento imperdibile, utile e necessario a sentirsi più forti anche una volta rientrati a casa e ripreso con le proprie vite, in virtù del fatto che ci si è sentiti più forti insieme. Non ci resta che ringraziare ASGBA per l’impeccabile organizzazione dandosi appuntamento a ottobre 2026, quando ci si potrà incontrare di nuovo, questa volta a Lenk, nell’Oberland Bernese. Grazie ASGBA, a presto!
« …il relatore è stato bravissimo parlava guardando il pubblico ed ha anche accettato di portare il mio microfono personale »
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TEMPO PARTECIPARE SENZA CONFINI Esperienze di libertà inclusiva a cura di Anna Bernardi La mobilità è una delle cinque forme di libertà individuate dallo storico statunitense Timothy Snyder nel suo saggio Sulla libertà (2024). «La mobilità», scrive Snyder, «è la capacità di muoversi nello spazio, nel tempo e tra i valori, in un arco di vita di cui scegliamo la traiettoria che poi, eventualmente, modificheremo strada facendo». E aggiunge: «La libertà parte dal corpo e dal riconoscimento dei corpi degli altri». Se vogliamo che la libertà sia davvero per tutti, dobbiamo pensare anche a chi non può muoversi autonomamente. Non basta rendere gli spazi accessibili: occorre che siano anche abitabili e fruibili. Perché la libertà non si misura solo nella possibilità di muoversi, ma anche nella capacità di stare. E stare, in questo caso, significa interrompere il movimento da uno spazio all’altro per sostare, abitare o vivere pienamente un luogo, facendone occasione di partecipazione. Ripensando alla mia esperienza scolastica, mi rendo conto di quanto spesso si dia per scontata la partecipazione. Il cortile della mia scuola elementare – uno dei più bei esempi di architettura scolastica costruiti in Ticino tra gli anni Sessanta e Ottanta – si sviluppava su un terreno in pendenza, articolato in una sequenza di terrazzamenti collegati da pochi gradini. Ho avuto la fortuna di poterli affrontare con le mie gambe – uso consapevolmente la parola «fortuna», perché all’epoca, nei primi anni Novanta, non c’era alcuna rampa – potendo così partecipare ai giochi della ricreazione insieme agli altri bambini. Un’altra fortuna era l’impianto cocleare, inserito nell’orecchio sinistro poco prima dell’inizio della prima elementare, grazie al quale potevo sentire il campanello che annunciava la fine della pausa. Questi frammenti di memoria mi spingono a riflettere su come l’ambiente scolastico possa contribuire a tracciare confini sottili ma decisivi tra inclusione ed esclusione, plasmando di conseguenza le possibilità di partecipazione e relazione. Oggi mi confronto con questi confini su un altro piano: quello universitario e professionale. Quando partecipo a una lezione o a una conferenza, arrivo con largo anticipo e mi siedo nelle prime file, il più vicino possibile al relatore o alla relatrice, per poter leggere il labiale. La maggior parte dei miei colleghi dispone di più libertà di movi-
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mento: può scegliere di sedersi dove vuole o arrivare all’ultimo minuto. A volte la difficoltà non riguarda lo spazio fisico, ma il modo in cui le informazioni vengono presentate. Ricordo una conferenza tenuta da un professore di una prestigiosa università americana, durante la quale era stata proiettata una lunga serie di immagini di architetture, molte delle quali poco note, senza fornire alcuna didascalia. La frustrazione di non riuscire a identificare gli edifici che non conoscevo rimane ancora oggi vivida. Esperienze come queste mi hanno spinta a pensare la mia attività didattica in modo inclusivo, ponendo maggiore attenzione alla comunicazione dei contenuti. Lavorando in un’università internazionale, dove gli studenti e le studentesse provengono da diverse aree linguistiche, cerco, dove possibile, di applicare il «principio dei due sensi», integrando nelle slide testi e sottotitoli, spesso in due lingue (italiano e inglese). In questo modo si favorisce una comprensione più ampia sia per chi non è italofono, sia per chi – come me – utilizza altri canali per accedere ai contenuti. Questo approccio inclusivo alla comunicazione trova riscontro anche in alcune esperienze recenti, che dimostrano quanto la disponibilità di strumenti adeguati possa rendere la partecipazione concreta e accessibile. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la conferenza «Abitare Design for All», organizzata dal Centro di Competenza Design for All di inclusione andicap ticino all’Asilo Ciani di Lugano, il 7 ottobre 2025. Essendo una conferenza dedicata all’abitare inclusivo, l’accessibilità era una priorità naturale: grazie alla sensibilità di Caterina Cavo e degli altri organizzatori, è stato allestito un eccellente servizio fornito da SWISS TXT, che ha sottotitolato tutti gli interventi in italiano e francese, garantendo la piena comprensione dei contenuti. Tra le relatrici non udenti era presente anche un’architetta della Svizzera romanda. Per una volta, non ho dovuto trascinarmi il portatile né affidarmi al cellulare per la trascrizione, come spesso accade nelle conferenze accademiche: poter partecipare senza barriere come gli altri è stata un’esperienza speciale, seppure da considerare ancora rara, che ha reso evidente quanto la cura dei dettagli possa fare davvero la differenza.
Poiché la maggior parte dei convegni e delle conferenze non offre ancora servizi professionali di sottotitolazione, oggi faccio spesso affidamento sulla trascrizione fornita dal programma Word, che funziona bene sia in italiano sia in altre lingue. Grazie a questo strumento ho potuto partecipare a importanti convegni, come «Un futuro per il passato di chi?», anch’esso svoltosi nel mese di ottobre 2025. Un simposio di quattro giorni –dedicato alle diverse forme di inclusione ed esclusione di carattere storicoculturale presenti nel patrimonio architettonico e archeologico –, durante i quali il mio portatile si è rivelato essere un instancabile compagno d’avventura, trascrivendo tutte le presentazioni, spesso in più lingue. Queste esperienze ci ricordano che la libertà non si misura solo nei gesti più eclatanti, ma anche nella dedizione silenziosa di chi si impegna a tracciare – per sé e per gli altri – percorsi accessibili e partecipativi, affinché l’inclusione diventi reale e non resti una semplice parola. Quando la cultura è accessibile a cura di Paola F. Mi chiamo Paola, ho una perdita uditiva importante e porto un apparecchio acustico, uno soltanto, poiché ho residuo uditivo da un solo orecchio. Un pomeriggio di settembre sono stata attratta dalla locandina di una conferenza che si svolgeva presso l’Università della Svizzera Italiana e alla quale mi sarebbe piaciuto partecipare, ma l’abitudine a rinunciare («perché tanto non sento»), ormai consolidata negli anni, ha subito spento il mio iniziale entusiasmo. Eppure, nei giorni a seguire, una vocina in sottofondo continuava a dirmi che avrei dovuto almeno provarci! È stato grazie al sostegno di ATiDU, associazione per i deboli d’udito che ho scoperto grazie alla loro pagina Facebook, che mi sono fatta coraggio e potuto vivere una bellissima esperienza; uscire e stare in compagnia di altre persone ad assistere a una conferenza interessante e commovente al tempo stesso. È stato talmente bello che desidero dare il mio contributo e raccontarvi com’è andata.
I relatori hanno infatti indossato un piccolo microfono il quale, grazie a un sistema Wireless Audio, trasmetteva la loro voce direttamente al mio apparecchio acustico. Oltre a questa soluzione, un’applicazione di trascrizione istantanea installata sul mio smartphone mi consentiva di leggere sul display le parole pronunciate, assicurandomi così di non perdere parti dei vari discorsi. Con mia grande felicità, tutti i dispositivi hanno funzionato a dovere anche durante la conferenza, senza dimenticare che ho potuto scegliere il posto a sedere migliore per me, ovvero in prima fila, cosa che mi ha consentito di sfruttare anche la lettura del labiale. Devo dire che oltre alla soddisfazione di prendere parte all’evento, quest’esperienza mi ha insegnato l’importanza di lottare per i miei diritti, a superare la vergogna e a non abbattermi al primo ostacolo. Credo che gli enti e le persone che vi lavorano vadano informate sulle difficoltà che noi persone deboli di udito incontriamo nel seguire gli eventi pubblici, e soprattutto sui mezzi tecnologici a disposizione per renderli accessibili, cosa peraltro prevista dalla Legge, che ne garantisce la fruizione a chi è affetto da disabilità sensoriali. Non solo; mi sento molto motivata a non privarmi più di vivere esperienze che mi interessano e nel trovare accorgimenti che mi permettano di seguirle al meglio nonostante le mie difficoltà. Mi auguro che questa mia piccola testimonianza possa servire da incoraggiamento a chi ancora rinuncia per vergogna o paura; le soluzioni ci sono e, se debitamente accompagnati e sostenuti, tutto diventa più semplice da affrontare. C’è inoltre da considerare il fatto che ogni nostro tentativo potrebbe essere d’aiuto ad altre persone; ogni gesto di sensibilizzazione tracciare una strada verso nuovi adattamenti utili a favorire l’accesso alle varie opportunità che il nostro territorio offre.
L’associazione ha contattato l’Università, la quale si è subito messa a disposizione per ascoltare le mie richieste, permettendomi di effettuare una prova nell’auditorium con i dispositivi appositi per consentirmi di seguire l’evento. Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Autunno/inverno 2025, Nr. 56
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« …quando in riunione ognuno fa per sé, io da ipoudente sono tagliata fuori. È molto frustrante per me »
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APPUNTAMENTI 2025/26 CORSO LETTURA LABIALE Tra le attività culturali e didattiche che ATiDU organizza per soci e simpatizzanti, il corso di lettura labiale può definirsi un sempreverde, venendo infatti riproposto ogni anno con successo, e il 2025 non ha fatto eccezione. Questo tipo di tecnica è utile, persino indispensabile, alle persone audiolese per riuscire a comprendere i discorsi altrui, anche, ma non solo, in situazioni rumorose e quando per varie ragioni i dispositivi acustici da soli non sono sufficienti. Potremmo chiamarla l’arte di percepire e completare ciò che le orecchie non sentono e, come ogni disciplina, può essere insegnata e allenata. Si tratta di una serie di incontri di gruppo, non troppo numeroso per non generare confusione, tenuti nella nostra sede di Bellinzona dall’audiopedagogista Liliana Sabbadin-Panzeri, che lo racconta così: «L’obiettivo del corso, oltre che a quello di trasmettere le nozioni di base della Lettura Labiale, è quello di fare sentire le persone a proprio agio, di vivere insieme dei piacevoli momenti d’apprendimento che possono essere a volte faticosi, ma anche divertenti, e dove il detto «Capire Roma per toma» è spesso presente. La premessa perché ciò avvenga è una miscela di esercizi e giochi in modo da sperimentare l’importanza del canale visivo, dei diversi fattori che condizionano l’apprendimento e quindi l’utilizzo della Lettura Labiale nella vita quotidiana. È importante accettare il fatto che il messaggio verbale non può essere letto nella sua totalità sulle labbra, e che quindi il discorso deve essere interpretato nella sua globalità e non parola per parola. Ho sempre constatato che, come per magia, da subito il gruppo diventa coeso, ogni partecipante si sente accolto e quindi gli incontri diventano anche momenti di condivisione delle proprie esperienze quotidiane, sia positive che negative».
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Il gruppo del 2025 ha visto un bel miscuglio di età, generi e origini, contando anche due persone non di madrelingua italiana, ma la costante cooperazione tra i partecipanti ha fatto sì che l’esperienza fosse particolarmente proficua, questo si evince anche dalle loro testimonianze, come ad esempio quella di Diamant: «Per me il corso è stato molto utile e, devo dire, oltre le mie aspettative. In poche ore ho imparato tante cose e tecniche (strategie) di approccio in merito al mio deficit uditivo. Nella vita quotidiana, quanto appreso è diventato uno strumento e un alleato in più per mitigare le difficoltà, specie quando non uso gli apparecchi acustici. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza e approfondire le conoscenze già acquisite». O come quella di Lili: «Ho trovato il corso molto utile, apprendendo tecniche che conoscevo solo in teoria, ma la pratica mi è servita moltissimo. Il gruppo è stato davvero di supporto, come la docente sempre attenta alle nostre difficoltà. Nel quotidiano applico e faccio applicare quanto appreso anche ai miei interlocutori, i quali accolgono volentieri la mia proposta di scandire chiaramente le parole. Essendo una relatrice nel mio campo, ho usato questa strategia comunicativa ricevendo molti apprezzamenti. In qualità di uditrice invece, ora richiedo sempre un posto in prima fila, in modo da poter leggere il labiale di chi sta parlando. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza del corso e approfondire ulteriormente la materia». Per maggiori informazioni sul prossimo corso di lettura labiale, e in generale su tutte le nostre attività, consultate il nostro sito: www.atidu.ch oppure le nostre pagine social su Facebook e Instagram. Desideriamo ricordare inoltre che diventare soci di ATiDU comporta alcuni piccoli vantaggi, ma soprattutto che unendovi a noi, contribuite ad aumentare il nostro peso politico e sociale nella difesa dei diritti delle persone con una problematica uditiva.
INDIRIZZI UTILI ENTI
MEDICI ORL
Pro Audito Schweiz Feldeggstrasse 69 Postfach 1332 8032 Zurigo Tel.: 044 363 12 00 www.pro-audito.ch
Dr. Fabio Pandolfi (Perito AI) Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 86 86
Dr. Etienne Jacot (Perito AI) c/o EOC Via Tesserete 46 6600 Lugano Tel.: 091 811 61 11
Dr. Andrea Ferrazzini (Perito AI) Via Lugano 4 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 25 13
Dr. Francesco De Righetti (Perito AI) Via Monte Boglia 5 6900 Lugano Tel.: 091 972 88 44
Dr. Aleardo Del Torso (Perito AI) c/o Centromedico Viale Officina 7 6500 Bellinzona Tel.: 091 640 24 24
Dr. Antonio Pellanda (Perito AI) Via Pioda 5 6900 Lugano Tel.: 091 923 77 06
Pro Infirmis Ticino e Moesano Via dei Sindacatori 1 6900 Massagno Tel.: 091 960 28 70 www.proinfirmis.ch Servizio sociale per sordociechi Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 82 72 www.ucbc.ch Sonos Oberer Graben 48 8400 Winterthur Tel.: 044 421 40 10 www.sonos-info.ch Aspeda Freiburgstrasse 21 3150 Schwarzenburg Tel.: 031 731 33 44 www.aspeda.ch Federazione Svizzera dei Sordi Via Besso 5 6900 Lugano Tel.: 091 950 05 48 www.sgb-fss.ch Pro Senectute Ticino e Moesano Via Chiosso 17 6948 Porza Tel.: 091 912 17 17 www.prosenectute.org
Dr.ssa Daniela Soldati (Periti AI) Via Sempione 8 6600 Muralto Tel.: 091 751 79 77 Dr. Nikola Roknic (Perito AI) Via Castelrotto 15 6600 Locarno Tel.: 091 751 55 12/15 Dr. Luca Ingold (Perito AI) Pal. Pax, Viale Stazione 9 6600 Locarno Tel.: 091 743 33 22 Dr. Nicola Melik (Perito AI) Via dell’Ospedale 14 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 60 Dr. Paolo Erba (Perito AI) via Vincenzo Vela 11 6600 Locarno Tel.: 091 224 55 22
AUDIOPROTESISTI
Dr. Federico Soldati (Perito AI) Via Moncucco 7 6900 Lugano Tel.: 091 968 22 12 Dr.ssa Elena Scotti (Perito AI) Viale Castagnola 27 6900 Lugano Tel.: 091 923 36 28 Dr. Aleardo Del Torso (Perito AI) c/o Centromedico Palazzo della stazione 6900 Lugano Tel.: 091 913 76 76 Dr. Stefano Ermanni (Perito AI) Via Nassa 21 6900 Lugano Tel.: 091 923 48 75 Via Turconi 23 6850 Mendrisio Tel.:/Fax: 091 646 63 54
Amplifon SA Via Teatro 2 6500 Bellinzona Tel.: 091 826 15 91 Audio Centro Acustico Via Francesco Soave 5a 6900 Lugano Tel.: 091 225 50 24 Audika Via G. Varesi 7 6600 Locarno Tel.: 091 751 11 70 Belotti OtticaUdito Piazza Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 81 83 Centro Acustico Ticinese Via alla Bozzoreda 37 6963 Pregassona Tel.: 091 940 30 30 Cisenti Sagl Via Bagutti 2B 6900 Lugano tel.: 091 961 65 65 Fielmann AG Via Pietro Peri 4 6900 Lugano Tel.: 091 911 95 30 M&M acustica Piazza Grande 15 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 46
Dr. med. Flavio Sicurella c/o Centromedico Corso San Gottardo 6 6830 Chiasso Tel.: 091 695 17 30
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«Perché le parole, se non indicano una strada, diventano un muro!» Paul Auster ATiDU si pone all’ascolto dei bisogni delle persone deboli d’udito e dei loro famigliari al fine di migliorarne la qualità di vita. Sostieni anche tu la nostra associazione! Diventa socio! I soci di ATiDU usufruiscono di tutte le informazioni elaborate dall’associazione e partecipano a tutte le attività da essa promosse. Diventa volontario! Molte le occasioni in cui puoi dare una mano attiva alla nostra associazione. Diventa sostenitore! Doni, lasciti, contributi di ogni entità sono i benvenuti e andranno a sostenere i nostri progetti. Non esitate a contattarci per avere maggiori informazioni. ATiDU vi accoglie nella sede di Bellinzona, Salita Mariotti 2. Risponde al numero 091 857 15 32 e all’indirizzo e-mail info@atidu.ch Tutte le informazioni sul nostro sito internet www.atidu.ch