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infoATiDU #53 ATiDU Impianto cocleare

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Info ATiDU 53 vedere

Periodico dell’Associazione ATiDU Ticino e Moesano Nr. 53 Autunno/inverno 2023

sentire capire APPROFONDIMENTO IMPIANTO COCLEARE A cura di Maria Grazia Buletti


SOMMARIO SOSTENITORI

Repubblica e Cantone Ticino Fondo Swisslos

Info ATiDU

Periodico di ATiDU Ticino e Moesano, Associazione per persone con problemi d’udito

REDAZIONE

Cinzia Santo, redattrice responsabile Allen Scrigner

COMITATO ATiDU

Gianni Moresi, Presidente Bruno Bazzucchi Gian Luca Casella Dr. Andrea Ferrazzini Don Massimo Gaia Margherita Gerber Emanuele Merighi Francesca Micheletti Zufferey Liliana Sabbadin-Panzeri Christian Siano

3 EDITORIALE 4 NOTIZIE 6 AUDIOTECA

Sistemi di segnalazione per deboli d’udito

9 SOCIALITÀ

Iniziativa per l’inclusione

10 APPROFONDIMENTO Impianto cocleare

16 ATTUALITÀ

La nascita

20

La crescita

24

Maturità e futuro

29

L’angolo della consulenza

TEAM

30 GENITORI E FIGLI

GRAFICA

33 TEMPO

FOTOGRAFIA

34 APPUNTAMENTI 35 INDIRIZZI UTILI

Sabrina Bernasconi Chittaro Cinzia Santo Gregorio Cascio per C-comunicazione e design Marco Antonio Varrone

STAMPA

Progetto Stampa, Chiasso

TIRATURA

600 copie

SEDE, INFORMAZIONI E CONTATTI

ATiDU Ticino e Moesano Salita Mariotti 2 CH-6500 Bellinzona Tel.: 091 857 15 32 E-mail: info@atidu.ch Web: www.atidu.ch

COPYRIGHT

Pubblicazione gratuita con citazione della fonte

SOMMARIO 2

Compensazione degli svantaggi La pelle trasparente della medusa


EDITORIALE A cura di Gianni Moresi

Sono trascorsi oltre 15 mesi dall’uscita dell’ultimo numero di Info ATiDU, e in quest’arco di tempo tanta acqua è passata sotto i ponti. Innanzitutto, il 2022 è stato l’anno durante il quale abbiamo ricordato, con tutta una serie di iniziative, il nostro trentesimo anno di fondazione. Due sono stati gli eventi importanti che qui mi piace ricordare: il primo si è tenuto a Bellinzona il 5 ottobre 2022 davanti a un pubblico interessato di oltre 200 persone; in quell’occasione sono stati presentati i progetti di una rinnovata immagine della nostra associazione, realizzati dagli studenti della SSS’AA, Scuola specializzata superiore di arte applicata di Lugano. Visto che non abbiamo espressamente voluto mettere in risalto solo i fasti del passato, il loro compito consisteva nel dare una visione moderna e futuristica di ATiDU. Ci sono riusciti con successo e con nostra piena soddisfazione! La seconda manifestazione è stata la presentazione al LAC di Lugano del nostro libro dal titolo «1992 - In ascolto - 2022», curato da Cinzia Santo e Maria Grazia Buletti, edito da Fontana Edizioni, Pregassona-Lugano. In questi trent’anni ATiDU si è posta costantemente in ascolto delle persone con difficoltà uditive, diventando un ponte importante tra udenti e non udenti. Nel libro sono stati ripercorsi la sua nascita e la sua importante crescita, senza tralasciare uno sguardo sul futuro. In questo nuovo numero della nostra rivista trovate pertanto le relative interviste, lì già pubblicate, le quali offrono uno sguardo variegato sulle nostre attività nelle tre fasi temporali. Ed ora arriviamo al tema odierno, ossia la «comunicazione», che funge da traccia per questo nuovo numero. La maggior parte delle persone, quando si parla di comunicazione, fa riferimento al linguaggio verbale, ovvero il semplice «parlare». Ma comunicare è qualcosa di molto più complesso, che include numerosi altri canali oltre a quello verbale, così come ulteriori aspetti anch’essi fondamentali nel relazionarsi; il concetto fotografico correlato evidenzia le molteplici sfumature del tema proposto. A questo proposito, sottolineo che il 30 settembre 2023 è stata organizzata a Bellinzona la «Giornata informativa sull’impianto cocleare (IC)», argomento che viene ampiamente trattato nel consueto approfondimento. Alla presenza di illustri relatori, i quali hanno riferito anche nelle altre lingue nazionali ad un pubblico di persone deboli di udito e di portatori di IC, la comunicazione è stata veramente molto ben curata in tutti gli aspetti tenendo conto di quanto specificato sopra. In conclusione, quale Presidente di ATiDU, ringrazio di cuore tutti coloro i quali collaborano con entusiasmo, competenza e motivazione per raggiungere costruttivamente gli obiettivi associativi. In questo modo possiamo sicuramente guardare con fiducia e ottimismo verso il futuro, continuando così a difendere gli interessi comuni delle persone con problemi di udito. Ad multos annos! Evviva l’ATiDU!

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EDITORIALE 3


NOTIZIE

NOTIZIE DAL SEGRETARIATO Le notizie dal segretariato sono state selezionate dal sito di Pro Audito Sweiz (pro-audito.ch) Uno studio sull’udito Nel 2022 è stato presentato lo studio sull’udito «EuroTrak SUI 2022». L’EuroTrak Hearing Study è il più grande studio comparativo internazionale sulla perdita dell’udito e sull’uso degli apparecchi acustici. La Svizzera ottiene i punteggi più alti nel confronto europeo. In effetti, in nessun luogo d’Europa, la soddisfazione per gli apparecchi acustici è così grande come nella Confederazione. Secondo lo studio, l’86% degli utenti è soddisfatto del proprio apparecchio acustico. Si tratta di una cifra superiore a quella dell’ultimo sondaggio EuroTrak del 2018. Inoltre, il 98% afferma che l’apparecchio acustico migliora la qualità della vita. Di conseguenza, il tempo medio giornaliero di utilizzo degli apparecchi acustici è elevato. In Svizzera è di 10 ore, uno dei tempi di utilizzo più alti d’Europa. Il 38% di coloro che sono stati dotati di un apparecchio acustico pensa che avrebbe dovuto acquistarlo prima e rimpiange la lunga esitazione e la procrastinazione in seguito. Secondo lo studio, solo il 5% degli apparecchi acustici acquistati in Svizzera non viene indossato e finiscono in un cassetto. In altri paesi sembra che questa percentuale sia più alta. D’altra parte, quattro utenti su cinque si dicono molto soddisfatti non solo dell’apparecchio acustico, ma anche dell’adattamento, della funzione, della qualità del suono e, in generale, dell’affidabilità dei prodotti.

«FFS Inclusive» versione 1.0.12 Il problema è noto da molto tempo: gli annunci dall’altoparlante nelle stazioni ferroviarie, sono di difficile comprensione per le persone con perdita uditiva. Da molto tempo, la commissione di esperti «Persone con problemi di udito nei trasporti pubblici» (HöV) chiede che tutti gli annunci alla stazione siano riportati per iscritto. Questo desiderio si è finalmente avverato poco prima di Natale 2022 grazie al lancio di una nuova versione dell’app «FFS Inclusive». L’app ora trasmette in forma scritta tutte le informazioni e annunci che gli altoparlanti della stazione hanno trasmesso verbalmente negli ultimi dieci minuti. La versione 1.0.12 è disponibile sia su Apple Store che su Google Store. Un fondo per l’allenamento uditivo post-IC in età avanzata Circa il 25% di tutti gli impianti cocleari in Svizzera viene eseguito su persone di età superiore ai 65 anni. Queste persone, a meno che non possano rivendicare un diritto acquisito, non ricevono alcun contributo dall’AI per l’allenamento uditivo. L’allenamento individuale postintervento è assolutamente necessario all’adattamento di un nuovo modo di sentire. Al fine di fornire una buona assistenza alle persone in età AVS senza diritti acquisiti, Pro Audito Schweiz ha istituito un fondo per l’allenamento uditivo di persone con impianto cocleare in età avanzata, al quale contribuiscono le aziende produttrici Cochlear AG e MED-EL Schweiz GmbH. Per poterne beneficiare è tuttavia necessario soddisfare alcuni requisiti.

RIASSUMENDO: Per ulteriori informazioni e per approfondire lo studio sull’udito, visitare il sito hörqualität.ch Per info generali potete contattare ATiDU via e-mail info@atidu.ch oppure telefonando allo 091 857 15 32 NOTIZIE 4


PUBBLICAZIONI DI ATIDU

NOTIZIE DA ASSOCIAZIONI AMICHE

«La pulce nell’orecchio» ATiDU ha creato e stampato un nuovo volantino informativo su acufeni, tinnito e fischi all’orecchio. Il volantino descrive cause, origini, possibili conseguenze, diagnosi, per concludere con trattamenti e consigli pratici, sottolineando la particolare importanza dei gruppi di ascolto.

ATTE: Difficoltà con tablet o telefonino? È in arrivo lo sportello digitale! Nonostante gli utenti di internet fra gli over65 sia quasi raddoppiato nel giro di 10 anni, il grado di digitalizzazione degli anziani è inversamente proporzionale all’età. Più ci si addentra nella quarta età (75-84) e più il rapporto con le nuove tecnologie si affievolisce fino a diventare quasi nullo tra i cosiddetti grandi vecchi (85+). Saperle utilizzare è però importante per mantenere sia la propria autonomia sia un ruolo attivo all’interno della società. È qui che entra in gioco «Lo sportello digitale per la terza età», un progetto pilota che l’ATTE avvierà a metà novembre, grazie al sostegno delle Fondazioni Cornelius Knüpffer di Lucerna e Federico Ghisletta. Si tratta di uno spazio di incontro personalizzato e gratuito, dove si può trovare assistenza, chiedere informazioni o ottenere un supporto per superare gli ostacoli che si incontrano utilizzando tablet e smartphone.

Potete richiedere il volantino al segretariato o consultarlo in versione web sul sito di ATiDU. «1992–2022 In ascolto» Il libro per i 30 anni di ATiDU In questi 30 anni ATiDU si è posta costantemente in ascolto delle persone con difficoltà uditive, diventando ponte importante tra udenti e non udenti. Con questo libro ripercorriamo la sua nascita e la sua importante crescita senza tralasciare uno sguardo sul futuro. Accompagnano questo viaggio i saluti istituzionali, le testimonianze di persone con difficoltà uditive, una raccolta di articoli di archivio pubblicati sulla rivista Info ATiDU e sulla rivista terzaetà. Abbiamo inoltre chiesto ad alcuni autori del nostro territorio di affrontare il tema sordità da un punto di vista più narrativo. Sono nati così cinque racconti con la stessa tematica ma con ascolti diversi. Un libro nel libro tutto da scoprire. Si può acquistare il libro nelle librerie ticinesi oppure richiederlo al nostro segretariato.

Per maggiori informazioni su date e luoghi consultare il sito atte.ch.

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NOTIZIE 5


AUDIOTECA SISTEMI DI SEGNALAZIONE PER DEBOLI D’UDITO A cura di Gianni Camponovo

Esistono delle soluzioni integrate per deboli d’udito che lavorano o vivono in una casa/appartamento. Numerosi sensori facilitano la vita e rendono possibile una maggiore indipendenza da terze persone. Questo sistema di segnalazione è composto da uno o più emettori e ricevitori. I ricevitori segnalano un evento (p. es. campanello d’entrata) con un forte suono, un potente flash ed eventualmente anche una vibrazione. Il tutto senza un collegamento fisico tra gli apparecchi.

I trasmettitori sono numerosi come campanello d’entrata, telefono, segnalatore pianto di bebè, segnalatori di fumo, ecc. I ricevitori possono essere fissi oppure mobili. Il sistema è molto completo e viene proposto in modo particolare da due ditte, Humantechnik con il sistema «Lisa» e Bellman & Symfon con il sistema «Visit». Ambedue le ditte offrono apparecchiature di alta qualità e, come spesso succede, relativamente costose. Un piccolo sistema con campanello d’entrata, telefono, sveglia comporta una spesa che pùo raggiungere i Chf 1’000.–. Un’altra difficoltà è l’esiguo numero di rivenditori che propongono queste apparecchiature e la possibilità di avere documentazione in italiano.

Esempio Humantechnik

Ricevitore da tavolo con flash Trasmettitore RF per neonati Cuscino vibrante Rilevatore di fumo Sveglia lampeggiante Trasmettitore RF per campanello Ricevitore mobile Trasmettitore RF per telefono Luce flash

AUDIOTECA 6


Alcuni esempi con Bellman & Symfon In tutti gli esempi il ricevitore (pager, flash e ricevitore da polso) funziona anche per più applicazioni contemporanee come, telefono, campanello, allarme fumo, allarme bebè.

Campanello d’entrata Sulla porta

Nel corridoio

In tasca

Quando il campanello suona, il trasmettitore invia un segnale al cercapersone che segnalerà l’arrivo degli ospiti con una vibrazione. Telefono fisso o cellulare Quando il telefono squilla, il trasmettitore invia un segnale alla lampada flash. I flash luminosi segnalano che qualcuno sta cercando di contattarvi telefonicamente. Sul telefono

Nel corridoio

Sul tavolo

Allarme bebè Quando il bambino piange, il trasmettitore invia un segnale al ricevitore da polso. Grazie ad una leggera vibrazione, il collegamento con il bambino viene attivato. Nel letto del bambino

Nella camera del bambino

Al polso

RIASSUMENDO: Potete trovare molti mezzi ausiliari in prova presso la nostra Audioteca. Contattate il segretariato di ATiDU.

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AUDIOTECA 7


rumore filtrare

comprendere SOCIALITÀ 8


SOCIALITÀ INIZIATIVA PER L’INCLUSIONE A cura di Renato Rossini

Da giovane cullavo l’illusione che un principio iscritto nella Costituzione non potesse in nessun modo essere eluso: va applicato senza se e senza ma. Purtroppo mi sono presto reso conto che non è così. Ne sanno qualcosa le donne, la cui parità con gli uomini è iscritta nella Costituzione dal 1981: eppure siamo sempre ancora lì, la piena realizzazione deve ancora aspettare. Ne sanno qualcosa anche i disabili. L’attuale Costituzione svizzera contiene un capoverso all’articolo 8 che concerne le persone con disabilità (1’700’000 in tutta la Svizzera): «La legge prende provvedimenti per eliminare svantaggi esistenti nei confronti dei disabili.» Questa legge è entrata in funzione nel 2002; per di più successivamente il nostro paese ha sottoscritto la Convenzione ONU sui diritti delle persone disabili. Tutto bene quindi? Per niente, purtroppo! Pro Infirmis ha pubblicato proprio quest’anno un opuscolo in cui denuncia che «in Svizzera quattro persone con disabilità su cinque si sentono fortemente escluse in almeno un ambito della vita.» Gli ambiti dove la partecipazione è più fortemente limitata riguardano la politica, il lavoro, la mobilità e il tempo libero. Per questi motivi 4 associazioni attive nel campo della disabilità (tra cui Inclusione andicap e Amnesty International) il 23 aprile di quest’anno hanno deposto una nuova iniziativa costituzionale e dato avvio alla raccolta delle firme.

Tra le motivazioni si segnala che la legislazione in vigore non è sufficiente a garantire alle persone con disabilità una partecipazione paritaria e autodeterminata alla vita sociale. L’autodeterminazione è carente nei seguenti ambiti: la scelta di dove e con chi vivere, la partecipazione a corsi di formazione e aggiornamento, sul lavoro (difficoltà a trovare un’occupazione), l’utilizzazione di mezzi pubblici e l’esercizio dei diritti politici. Questa iniziativa si può firmare fin da subito, ad es. scaricando il formulario dal sito www.iniziativa-inclusione. ch dove si possono trovare ulteriori informazioni. Sono previste anche alcune giornate nazionali per la raccolta delle firme: le prossime cadranno il 2 dicembre 2023 e il 9 marzo 2024. Come sapete devono essere raccolte 100’000 firme e la scadenza per la raccolta è fissata per il 24 ottobre 2024. Si conta di raccoglierne anche molte di più, per dar forza alla legittima rivendicazione e ai suoi argomenti. L’ATiDU, come rappresentante dei deboli d’udito, pur riconoscendo che la situazione pian piano è migliorata e la disponibilità a capire i nostri problemi è aumentata, si rende conto che molto resta da fare anche nel nostro campo. Un sostegno a questa iniziativa può fornire un ottimo incentivo alla concretizzazione dei miglioramenti per tutti i disabili che anche noi con forza e convinzione auspichiamo.

L’iniziativa richiede l’abrogazione del citato capoverso e la sua sostituzione nella Costituzione con un nuovo articolo 8a2 denominato Diritti delle persone con disabilità. Nel primo paragrafo si stabilisce l’uguaglianza di diritto e di fatto con le persone senza disabilità. Nel secondo paragrafo si afferma il diritto di scegliere liberamente le modalità di alloggio e il luogo dove abitare. Questa iniziativa è sostenuta da numerose altre associazioni, tra le quali Inclusione andicap Ticino, Pro Audito Schweiz, Pro Infirmis e la Federazione Svizzera dei Sordi.

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SOCIALITÀ 9


APPROFONDIMENTO IMPIANTO COCLEARE A cura di Maria Grazia Buletti

A Bellinzona, una giornata di riflessione e incontri per conoscere a fondo questo prezioso supporto «In Svizzera, oltre 3’500 persone hanno optato per un impianto cocleare; l’80% delle quali si dichiara soddisfatta. Anche in Ticino ci sono sempre più persone che ne fanno uso o che sono candidate a riceverlo, anche con sordità monolaterali o in età AVS». Così il presidente di ATiDU Gianni Moresi ha contestualizzato dinanzi a un folto pubblico il tema dell’impianto cocleare, il 30 settembre passato, a Bellinzona, in occasione della Giornata informativa ad esso dedicata. Una giornata che ha voluto sottolineare i trent’anni di attività di ATiDU, la cui scelta tematica deriva dalle consapevolezze scaturite dalle consulenze e dall’osservatorio delle terapiste per la riabilitazione acustica, spiega Cinzia Santo: «Abbiamo notato che ci vengono posti spesso dubbi e domande sulla procedura, sulla scelta dell’impianto e sul dopo operazione. Per questo, la Giornata del 30 settembre, che ha avuto respiro nazionale, era votata a rispondere alle esigenze di chi ha già un impianto cocleare, o a chi desidera optare per questa soluzione. I lavori e i relatori specialisti, disponibilissimi, sono stati così molto utili a chiarirne l’utilizzo pure a famigliari, operatori e addetti ai lavori». Dal canto suo, all’inizio dei lavori Moresi non ha potuto che confermare le parole di Cinzia Santo che, a sua volta, ha sottolineato l’importanza di eventi come quello appena passato: «Si tratta della terza giornata sull’impianto cocleare organizzata negli ultimi vent’anni: ne proponiamo una ogni decennio, sempre in collaborazione con l’Ospedale cantonale di Lucerna». Sottolineando inoltre come: «Rispetto a dieci anni fa, molte più persone hanno messo l’impianto cocleare: certamente un successo, anche se ribadisco che non mancano le problematiche e le difficoltà di vario genere ad esso correlate che le persone impiantate devono affrontare». Così facendo, la relatrice ha evidenziato e ringraziato le terapiste per la riabilitazione acustica: «Elemento essenziale, quotidianamente confrontate con queste difficoltà e i bisogni delle persone impiantate». Nutrito e di grande competenza il gruppo dei relatori che nella Sala Rotonda dell’Hotel Unione a Bellinzona hanno colloquiato con molti dei convenuti: a cominciare da una delegazione di specialisti del reparto di Audiologia dell’Ospedale cantonale di Lucerna, ai quali i cittadini ticinesi fanno capo per accedere

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a questo tipo di tecnologia. Inoltre, sono stati presenti pure l’audioprotesista ticinese Emanuele Merighi e alcune aziende produttrici di impianti cocleari, e relativi accessori, a completare l’organico di esperti sul tema. IC: una materia complessa ospite di un convegno «ad hoc» «Aggirare le barriere linguistiche e uditive sono state le sfide vinte da ATiDU con ingegno e creatività, per questa giornata che ha visto traduttrici in sala (molti relatori parlavano in lingua tedesca), servizio di sottotitolazione e trascrizione simultanei (assicurati dalla RSI Swiss TXT), sistemi d’ascolto (con audio in italiano direttamente in cuffia o negli impianti cocleari / apparecchi acustici per mezzo di un App dedicata sugli smartphone), sottotitoli in tempo reale proiettati su un grande schermo in sala: tutto ciò ha consentito ai convenuti di seguire la conferenza con facilità». È la testimonianza di Allen Scrigner che sottolinea come: «Non bisogna dimenticare che la tecnologia in questione, soggetta ovviamente a continue innovazioni e miglioramenti, è legata a situazioni umane, logistico – strutturali e non solo, dei quali si è comunque ampiamente discusso anche grazie alla fondamentale interazione dei partecipanti. Tutto ciò ha potuto generare spunti di notevole interesse generale». Molta la carne al fuoco sull’impianto cocleare che, a questo punto, Cinzia Santo ci ricorda nella sua struttura e funzione: «L’impianto cocleare (IC) è una procedura consolidata nel trattamento dell’ipoacusia grave e profonda del paziente adulto e del bambino, e spesso porta a ottimi risultati (considerando comunque le differenze individuali). Si tratta di un ausilio per l’udito, tecnicamente avanzato, indicato per quelle persone gravemente sorde che non traggono benefici dagli apparecchi acustici convenzionali ad elevata potenza. È costituito da una componente interna (che funge da ricevitore – stimolatore, da filo porta elettrodi) e da una esterna (processore vocale) che trasforma in impulsi elettrici codificati dal processore le onde sonore di parlato, i rumori e i suoni. Impulsi che, a loro volta, sono inviati per mezzo di un cavo sottile alla bobina posizionata sopra l’impianto al quale invia i segnali codificati attraverso la pelle». Quindi, possiamo dire che l’IC «legge» questi segnali codificati e li trasmette alla chiocciola dell’orecchio interno (coclea): «Si tratta di una stimolazione


diretta del nervo acustico che, a sua volta, invia gli impulsi ai centri uditivi del cervello che li riconosce come impressioni sonore». I vantaggi dell’Impianto cocleare nel bambino In Svizzera, crescono le richieste di un IC, anche grazie all’unicità del sistema sanitario svizzero in relazione all’audiologia illustrato per l’occasione dalla dottoressa Claudia Candreia, capo reparto Audiologia all’Ospedale cantonale di Lucerna, la quale ha pure illlustrato i 5 Centri per IC, di medicina altamente specializzata, presenti nella nostra Nazione: «Da oltre 10 anni, le informazioni dei 5 centri sugli IC sono raccolti in una banca dati centrale che dimostra come oggi abbiamo oltre 5’000 pazienti impiantati, ai quali se ne aggiungono annualmente 450». Ella spiega che un IC può essere fatto a qualsiasi età: da 0 a 90 anni: «Nel caso dei bambini, le indicazioni sono di norma una sordità congenita bilaterale, ma anche una bilaterale sopraggiunta in un secondo tempo e che non può essere trattata; oppure una sordità parziale con un calo nelle frequenze basse». Ella rende attenti sull’importanza, nei bambini, di intervenire rapidamente: «Per non lasciarsi sfuggire l’opportunità di un normale sviluppo del cervello», e indicando il «periodo critico» dopo il secondo anno di vita. «Un IC funziona molto meglio se lo si impianta prima del nono mese di vita, e se si inizia subito con la riabilitazione». Sempre nel campo dell’infanzia, è intervenuto il dottor Alexios Martin, responsabile di Audiologia e Fonatria pediatrica, ponendo l’accento sull’importanza dello screening infantile: «Alla nascita, il neonato ha anatomicamente l’orecchio formato (udito e ossicini), anche se non sente ancora perfettamente. Quindi, se il bambino non reagisce al richiamo del suo nome da parte della mamma, questa dovrebbe preoccuparsi. Tuttavia, i due importanti processi che mancano ancora sono la mielinizzazione e la sinaptogenesi, importanti per permettere all’udito di raggiungere lo stato normale». Egli ha spiegato che quando questi due processi non avvengono, il bambino è sordo dalla nascita: «Un processo che non può non esserci nel primo anno di vita, poiché tutto avviene entro questo periodo». Ecco l’importanza dei test ai bambini piccoli, cosa che in passato non era in uso, anche perché – a 4 o 5 anni – si pensava che il bimbo avrebbe forse recuperato.

I test sono molto affidabili ed è importantissimo, visto quanto sopra, sottoporre i piccoli a questo screening di prevenzione: «Malgrado la possibile presenza di liquido amniotico nelle orecchie, l’affidabilità al primo giorno di vita è del 95%; a quattro giorni dalla nascita raggiunge il 99%». Impianto cocleare e Apparecchio acustico Quali risultati è lecito attendersi da un IC e quale sia la differenza che intercorre con un apparecchio acustico sono stati i temi della dottoressa Candreia, ad introdurre l’intervento dell’audioprotesista Emanuele Merighi sulla compatibilità fra i due dispositivi, utilizzati insieme ad esempio nel caso di sordità grave da un orecchio e lieve dall’altro. È subito chiaro che talvolta ciò possa condurre a disfunzionalità e problemi di ordine tecnico: «Noi sentiamo con il cervello, non con le orecchie. Da una parte c’è l’apparecchio acustico che va a stimolare le cellule ciliate (si va a correggere frequenza dopo frequenza in base all’esame audiometrico); dall’altra, l’IC stimola per mezzo degli impulsi elettrici: un tipo di intervento diverso che va a toccare il nervo acustico». Merighi spiega quindi che: «Il lavoro va personalizzato su ciascun paziente: il bilanciamento è importante perché le due orecchie devono poter lavorare insieme». Non mancano i consigli pratici, come usare due dispositivi della stessa marca, installati nello stesso arco di tempo, che sappiano comunicare fra loro con efficienza. Altre problematiche sono state pure evidenziate, comprese le relative possibili soluzioni. L’intervento chirurgico per l’impianto IC Ogni intervento chirurgico non è esente da rischi; mentre raccomandazioni e preparazione all’intervento stesso sono essenziali, insieme all’importanza della copertura finanziaria e alle innovazioni future. Tutto questo è pure stato affrontato sempre dalla dottoressa Candreia che ha sottolineato l’importanza di una preparazione ottimale all’intervento, rassicurando sulle possibili complicazioni successive che sono «rare», riconducibili a vertigini per qualche giorno: «Dipende dalle cause pregresse, come ad esempio se prima erano già presenti disturbi dell’equilibrio. Più rari i disturbi del gusto». L’incognita del futuro: «Si sta sperimentando un elettrodo a rilascio di farmaci come steroidi o fattori

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neurotrofici, per evitare le infiammazioni della coclea; mentre l’impianto invisibile esternamente, funzionante sulla base di microfoni, è quanto si sta studiando». Neppure in questo caso mancano le problematiche: «Come percepire le onde e i suoni in assenza di un contatto diretto con l’aria? In modo da non sentire altri suoni disturbanti la captazione?» Sono ricerche svolte dall’ospedale di Zurigo, i cui risultati dovrebbero presto arrivare, rassicura la dottoressa, svelando altri sviluppi potenzialmente interessanti come un impianto con simulazione ottica anziché elettrica.

«In ogni caso, le istruzioni fornite dalle ditte produttrici si trovano sulle Home pages dei loro siti Internet». Mentre un elemento da considerare riguarda l’assicurazione del processore: «In caso di smarrimento, di malfunzionamento o di rottura, bisogna essere adeguatamente assicurati». Anche qui le condizioni possono differire, ed è consigliabile di informarsi bene in merito, cosa di cui in Ticino si fa carico ATiDU per ogni consulenza o chiarimento.

…e dopo l’Impianto cocleare?

La giornata di full immersion sul tema dell’impianto cocleare è ruotata sulla massiccia affluenza di pubblico eterogeneo, la cui interazione con i relatori ha potuto fugare molti dubbi, dare risposta a parecchie domande ed essere, per questo, estremamente efficace. A partire dai chiarimenti sugli aspetti logistici e tecnici che possono penalizzare i pazienti ticinesi, coi relativi spostamenti oltre Gottardo, con il problema della lingua e via dicendo. A questo proposito, il gruppo IC ha lamentato l’assenza di un protocollo standard in lingua italiana, a generare confusione e incertezza nei pazienti che non parlano il tedesco. Questa giornata è servita pure in questo tipo di tematiche, considerate dalle dottoresse Kreuzer e Candreia che ne hanno riconosciuto la problematica, promettendo di attivarsi a questo proposito. Si è affrontato il problema dell’acufene post IC, a cui ha dato chiarimenti la dottoressa Candreia, spiegando che l’IC non si impianta per curare l’acufene, ma per sentire meglio: «Quando il cervello riceve più informazioni utili, è probabile che ignori quelle che non gli servono, andando teoricamente a mascherare questo rumore di base». A questo proposito, ha chiosato la relatrice: «Esistono dati sulla sordità unilaterale, mentre in quella bilaterale la situazione si presenta diversa». Dopo l’intervento gli acufeni, ha detto, si riducono in 9 pazienti su 10: «Ma bisogna aggiungere che è un fatto individuale e non si può dare garanzia. Tuttavia, una volta che sente meglio la maggior parte delle persone soffre meno gli acufeni». Altro tema importante è stato quello dell’ammissione all’intervento e l’intervento stesso nei suoi diversi aspetti, come la possibilità di pernottamento nella struttura ospedaliera, evitando lo stress notevole di un rientro in Ticino in tempi troppo brevi. Una necessità, questa, da comunicare al chirurgo, comunque subordinata alla carenza di posti letto della struttura: questione logistico – politica piuttosto che medica.

Cosa si deve aspettare il paziente nella fase post-intervento e nella riabilitazione, elementi fondamentali per il successo dell’operazione? Diversi gli aspetti nell’interazione tra tessuto nervoso e tecnologia vanno monitorati, elaborati e corretti al bisogno individuale: è un modo di sentire completamente diverso e, per questo, serve un tempo di adattamento per il raggiungimento di risultati soddisfacenti. Tutto questo potrebbe disorientare la persona impiantata, e perciò la dottoressa Armina Kreuzer, ingegnere capo Audiologia Team IC dell’Ospedale cantonale di Lucerna ha provato a fare chiarezza: «Poter tornare ad essere attivi nella società, questa la speranza dei pazienti che ricevono un IC. Molto però dipende dal loro impegno post-operatorio, quando è essenziale lavorare con logopedisti (e la famiglia deve avere un feed-back) anche attraverso addestramenti online. I settaggi sono così corretti, grazie al lavoro fatto insieme al paziente, a livello di mappatura e aggiustamenti che permetteranno di avere la migliore resa possibile». Almeno otto nel primo anno sono gli appuntamenti indicati dalla specialista: «I primi sei mesi sono i più impegnativi poiché il cervello deve reimparare tutto da zero, come se si trattasse di una nuova lingua». L’ottimizzazione del dispositivo verso una vita soddisfacente Le grandi potenzialità e l’efficacia della tecnologia che l’IC comporta devono essere modulate in modo appropriato, così da permettere al paziente di tornare a vivere un’esistenza soddisfacente. Tuttavia, bisogna osservare scrupolosamente ogni giorno, ma non solo, accorgimenti inerenti alla parte esterna dell’impianto stesso. Questo ha specificato la dottoressa Susana Castellanos, audioprotesista pediatrica e adulti: «Sapere come utilizzare il processore rappresenta uno degli aspetti fondamentali, perché non serve a molto avere un prodotto che non si è in grado di gestire e usare da soli». Altre questioni pratiche riguardo alla sfera quotidiana: «Ad esempio la risonanza magnetica che si può fare senza problemi nel 99% dei casi dei portatori di IC, ma prima di sottoporvisi bisogna sempre allertare il personale sanitario che andrà a effettuarla». Questo vale anche per la TAC, spiega la dottoressa: «È una radiografia e in questo caso è sufficiente togliere il processore». Altre questioni pratiche e per nulla banali riguardano i controlli all’aeroporto, l’acqua o i fornelli a induzione:

APPROFONDIMENTO 12

Dubbi, domande e chiarimenti sull’IC

Per concludere... I temi che riguardano il dopo intervento sono stati particolarmente tematizzati in tutti i loro aspetti, compreso quello – ad esempio – del kit informativo consegnato ai pazienti dopo l’attivazione dell’impianto, e al momento precedente la mappatura. A questo proposito, un’altra osservazione utile del gruppo IC ha riguardato il riscontro del contenuto che cambia in base alla marca del processore impiantato, e il fatto che molti non ricevono


ridere

condividere

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APPROFONDIMENTO 13


vedere

vicinanza

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le spiegazioni necessarie al suo corretto uso. Da qui, la richiesta specifica di poter ottenere una consulenza da uno specialista tecnico, includendola in una prassi futura, vagliata pure dalla dottoressa Kreuzer che ha assicurato la sempre grande disponibilità alle consulenze, spiegandone i dettagli: «Il primo giorno non attiviamo al massimo il volume dell’impianto, quindi invitiamo i pazienti a farsi accompagnare: un aspetto sul quale insistiamo parecchio in quanto durante quel paio d’ore gli vengono date moltissime informazioni per il futuro a venire». Allen Scrigner, che ha seguito attentamente tutti i lavori riportandone i punti salienti, ha così commentato: «Ho vissuto questa giornata nell’inusuale veste di reporter, ed essendo portatore di apparecchi acustici (dunque potenzialmente candidato all’impianto cocleare in futuro) l’ho vissuta pure nei panni di spettatore interessato. Al netto della mole davvero impressionante delle informazioni di grande utilità ricevute (ascoltate e lette), l’aspetto che più mi ha colpito è stata la dedizione assoluta alla causa, a partire dall’organizzazione di ATiDU che ha messo in piedi un evento così complesso, ma ottimamente organizzato e gestito, fino a chi ha lavorato alacremente perché il sistema di ascolto – lettura di difficile attuazione funzionasse. Non da ultimo, un elogio va ai relatori per la loro grande disponibilità, dimostrata durante le pause e dopo la conclusione della giornata, nei confronti di tutto il pubblico in buona parte alla ricerca di chiarimenti e consigli».

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ATTUALITÀ LA NASCITA, LA CRESCITA, MATURITA’ E FUTURO Dal libro 1992 in ascolto 2022

Venerdì 3 marzo 2023, in occasione della giornata mondiale dell’udito, ATiDU ha presentato la pubblicazione del libro «1992 – 2022 In ascolto, 30 anni al servizio dei deboli d’udito». Riproponiamo qui una parte del libro: un viaggio attraverso la nascita, il percorso evolutivo, i progetti realizzati e quelli pianificati per il futuro attraverso interviste, ad alcune persone importanti dell’associazione, raccolte da Maria Grazia Buletti. LA NASCITA - Gli esordi di ATiDU raccontati da Piergiorgio Donadini e Don Massimo Gaia

ATiDU è stata costituita il 30 maggio 1992 da un gruppo di persone unite dall’intento di essere all’ascolto di chi soffre di problemi d’udito e di dar voce ai loro diritti. Chi sono queste persone? Quale contesto favorisce e stimola la nascita dell’associazione? Quali sono i primi progetti di cui si occupa? La figura portante di ATiDU è stata senza ombra di dubbio Milena Donadini, fondatrice e presidente dell’associazione per 20 anni. Ma chi era Milena? Quale è stato l’imprinting che ha dato e lasciato in ATiDU? Quali i valori che ne hanno formato l’humus? Maria Grazia Buletti, giornalista vicina da tempo ad ATiDU, raccoglie i ricordi di chi c’era alla nascita: Piergiorgio Donadini, marito della compianta Milena, e Don Massimo Gaia, membro fondatore di ATiDU e ancora oggi nel comitato dell’associazione. «Il passato, quando è «forte», crea una sorta di solida piattaforma su cui si può salire per guardare lontano» Cinzia Santo «30 anni non sono pochi! Significa che si è passata da un po’ di tempo la maggiore età e si è nel pieno della produttività con freschezza e voglia di vivere. Abbiamo avuto la fortuna di avere una buona madre in Milena Donadini, fondatrice e presidente di ATiDU fino al compimento dei vent’anni dell’associazione, e un buon padre in Gianni Moresi, presidente in carica di questo decennio. Con due simili «pilastri» l’imprinting è solido, costituito dall’accoglienza del deficit uditivo e dalla protezione dei diritti dei deboli d’udito di Milena, uniti alla progettualità innovativa di Gianni: due ingredienti ben integrati in tutto ciò che oggi ATiDU porta avanti»

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Queste le parole che Cinzia Santo, collaboratrice di ATiDU, esprime a primavera del 2022 nell’editoriale della rivista Info ATiDU, nel dare risalto all’importante traguardo dell’associazione a 30 anni dalla sua fondazione. Frasi che non abbisognano di spiegazioni, non necessitano commento: risuonano in grande armonia lungo i passi percorsi, uno dopo l’altro, verso il presente e in quella chiara direzione di intenti e di progetti realizzati con la sensibilizzazione e con la promozione di attività legate al mondo dei deboli d’udito. Che poi è il mondo di tutti, e questo non lo dobbiamo mai dimenticare. ATiDU, Associazione Ticinese Deboli d’Udito, nasce il 30 maggio del 1992, in occasione della prima Giornata cantonale deboli d’udito. «Per non «sentirsi» emarginati», è il titolo dell’articolo di cronaca che il Corriere del Ticino dedica il primo giugno 1992 alla neocostituita associazione, fortemente voluta da Milena Donadini, per l’occasione acclamata «prima presidente», ruolo che ricoprirà fino al 2012 con convinzione, passione e profonda dedizione. Trent’anni or sono, in Ticino circa trentamila persone sono confrontate con problemi d’udito, definito all’epoca «un fenomeno che tocca quindi una bella fetta di popolazione». È un momento storico nel quale si comincia a prendere sempre più coscienza del fatto che stiano aumentando le difficoltà di sentire in modo adeguato: basti pensare alle sollecitazioni dannose a cui le orecchie dei giovani sono sottoposte nelle discoteche. D’altra parte, si assiste a un’evoluzione positiva dei supporti di cui le persone deboli d’udito possono usufruire per migliorare la loro condizione e, dunque, sentire meglio: la tecnica, con gli apparecchi acustici, e il mondo della scuola sono sempre più in grado di proporre soluzioni migliori e ancora più valide. Ma quell’ombra del tabù che permea e abbraccia da sempre questa condizione è difficile da scalfire e chi, come Milena Donadini, si trova confrontato con problemi uditivi è assolutamente cosciente del fatto che non c’è scoperta scientifica che possa rendere più armoniosa l’integrazione degli audiolesi nella società. Si impone un coinvolgimento diverso che sensibilizzi tutte le persone verso i deboli d’udito. A questo proposito, il Corriere del Ticino così riporta la notizia della campagna pubblicitaria «Ascolta con gli occhi» promossa dal Centro per persone audiolese di Massagno, dalla quale è in seguito scaturita l’idea della costituzione di ATiDU:


«Per ricordare questi aspetti alla popolazione ticinese, in autunno è stata lanciata, grazie al sostegno finanziario del Lions Club Ceresio, una campagna pubblicitaria. Chi non si è «imbattuto» in un cartellone con un volto semi oscurato e con la scritta «Ascolta con gli occhi»? Uno slogan che ha voluto ricordare alla gente come ci siano differenti oppurtunità di linguaggio e di comunicazione». Milena Donadini, che allora è impiegata proprio al Centro per persone audiolese di Massagno, è ben conscia del fatto che «la parola che esce dalla bocca, e viene ascoltata con le orecchie, non è il solo modo per comunicare». È una campagna che riscuote un grande impatto, il cui momento culmine si consuma proporio quel 30 maggio 1992, nell’aula magna delle scuole medie di Canobbio, con la costituzione dell’Associazione Ticinese Deboli d’Udito il cui primo organo direttivo di comitato è costituito da una rosa eterogenea di membri di diversa estrazione, che comprende, a fianco dei membri con problemi uditivi, anche la pregiata partecipazione di professionisti del settore come il medico otorinolaringoiatra e l’audioprotesista: Primo comitato ATiDU _Milena Donadini, presidente _Mario P. Grassi _Raymond Zurfluh _Massimo Gaia _Renato Rossini _Rodolfo Agustoni e Daniela Ghiggia, responsabili del Centro per persone audiolese di Massagno _Enrico Lüond, medico otorinolaringoiatra _Walter Eglin, audioprotesista Gli obiettivi della neonata associazione sono chiari e così riassunti dal Corriere del Ticino che ne riporta la costituzione: «L’ente si occuperà d’ora in poi di promuovere le attività rivolte ai deboli d’udito; di avvicinare il maggior numero di persone toccate dal problema; di aiutare l’inserimento nella società (già oggi comunque buono) dei più colpiti dalla sordità; di confrontarsi e di collaborare con tutte le istituzioni che si muovono in questo contesto». La Giornata cantonale deboli d’udito non segna solo la data della nascita di ATiDU, ma dimostra come attorno al tema dei problemi auditivi si cominci davvero a «fare rumore». Lo dimostra la tavola rotonda che introduce i lavori, presieduta dal dottor Mauro Martinoni, alla quale partecipano diverse personalità che concorrono a contestualizzare l’argomento nel presente dei diversi ambiti sociale, scolastico, economico e sanitario. Sempre in quell’occasione, Milena Donadini racconta la propria esperienza di donna confrontata con la perdita del senso dell’udito. «Le donne raggiungono l’apice della loro forza quando si armano della loro debolezza» Marie de Vichy

Non è pensabile ripercorrere gli esordi di ATiDU senza conoscere più a fondo Milena Donadini, la sua fondatrice e presidente per un ventennio: «Una donna dalla forza e dalla convinzione granitica, che portava avanti la profonda certezza di dover scalfire il tabù sui sordi e sui deboli d’udito, perché era cosciente dell’importanza di cominciare finalmente ad esprimere agli altri che non si sente, che non si capisce. «Siamo deboli d’udito, non scemi!», era questo che ripeteva sempre. E indossava la chiocciola degli apparecchi acustici con i brillantini, bene in vista, facendoli notare senza nasconderli, ed esprimendo così la propria condizione, con eleganza e decisione, stigmatizzando il tabù». Sono queste le parole del marito Piergiorgio Donadini, che meglio di qualsivoglia esercizio biografico spiegano la tempra e lo stile di Milena, così come il suo incedere che le ha permesso di tracciare una direzione chiara e definita lungo la via di ATiDU che ancora oggi percorre il cammino da lei indicato. Maestra d’asilo, Milena insegna pure didattica alla Scuola Magistrale prima di dedicarsi alla famiglia e ai figli. Con questo ricordo personale e famigliare il marito Piergiorgio ripercorre gli inizi della vita insieme alla moglie. In quegli anni egli è docente alla Scuola speciale dove, spiega, compatibilmente con gli impegni famigliari si inserisce anche Milena, in un impiego che inizialmente è a tempo parziale o concerne terapie specifiche. Una donna che non sta certo con le mani in mano: «Nel 1989, quando è iniziato il primo corso di Pedagogia curativa, Milena aveva 45 anni. Sapevamo che le sarebbe piaciuto frequentarlo e l’abbiamo spinta a lanciarsi in quell’avventura che è sfociata nel suo lavoro di diploma: «Le modalità di comunicazione delle persone sorde prelinguistiche in situazioni di apprendimento». Era il 1992 e lei era debole d’udito dall’età di 30 anni». Un momento storico particolare, nel quale l’impressione di Piergiorgio è quella di un clima pervaso da un’aleggiante discrimine, con il tema del debole d’udito e del sordo che venivano omologati, e soprattutto alita prepotente il tabù del non sentirci: «L’impegno verso questa problematica era il «brodo» nel quale si viveva in famiglia, complice il fatto che io stesso ero membro di comitato di atgabbes. La società era chiara: o una persona era definita normale, oppure era sorda. Con gli apparecchi acustici, quindi, era considerata sorda. I mezzi ausiliari erano ancora troppo grezzi, troppo grossi e la tendenza era di nasconderli. C’era il problema della lettura labiale o della lingua dei segni: tutto convergeva in una confusione che stava esplodendo…». Egli ricorda la costituzione di ATiDU, nel 1992, sulla scia della campagna «Ascolta con gli occhi» della quale descrive il cartellone pubblicitario «molto bello», e l’intraprendenza di Milena che d’intuito ne fa la prima bandiera della neonata associazione: «A Milena la scintilla è scoccata sicuramente dall’azione di questa campagna che ha posto l’accento e attirato l’attenzione su questa problematica. Ricordo che all’inizio ATiDU era formata da un gruppo di persone come fosse una famiglia.»

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Piergiorgio sorride ricordando quegli esordi «casalinghi» ma sempre pregni di contenuti importanti da sviluppare e da divulgare. Tanto che alla costituzione dell’associazione, egli ribadisce le motivazioni che portano Milena a volere fermamente accanto a sé sia le persone deboli d’udito sia le figure professionali, così ricorda Don Massimo: «…comunque, nel comitato Milena ha voluto anche audiolesi, non solo persone che aderivano agli scopi dell’associazione. Così, ad esempio, c’eravamo io e Rossini che poi è diventato vice presidente…»

conoscenza e di approccio: «Milena aveva ventilato la possibilità di creare un bollettino… Erano i tempi in cui si cominciava ad avere i personal computer a casa e con me sfondava una porta aperta perché se non avessi scelto di fare il musicista mi sarei occupato proprio di quell’ambito in cui ero abbastanza ferrato. Lei era un po’ spaesata dinanzi agli strumenti per realizzare quest’idea; io avevo un po’ di esperienza informatica da mettere a disposizione: così l’ho rassicurata dicendole che avremmo potuto iniziare a realizzare il bollettino, seppur in modo casalingo».

A questo proposito, ancora oggi lo Statuto riporta che all’interno del comitato ci devono essere almeno due persone con problematiche d’udito. Cinzia Santo puntualizza che, malgrado ora il segretariato non abbia al suo interno persone deboli d’udito, queste vi sono state fino a circa cinque anni fa: «Per noi rimane essenziale appoggiarci ancora ad esse, infatti ci affidiamo a queste persone per le attività di sensibilizzazione: per ATiDU la condivisione dell’esperienza rimane un aspetto insindacabile oltre che statutario».

All’inizio non manca un po’ di scetticismo dinanzi al quale però l’intraprendenza di Milena non si ferma di certo. Don Massimo prepara una prima bozza che le sottopone: «…era in parte stampata con i testi, mentre le fotografie erano incollate: a quel tempo ancora non si passava attraverso la stampa professionale. Quando è arrivata la fotocopiatrice è stata una vera rivoluzione: restava la bozza, in parte al computer e in parte con le immagini incollate, un originale che veniva poi fotocopiato e spedito ai lettori. In questo modo, con costi contenuti, ho preparato il primo e il secondo numero di Info ATiDU».

«Nulla è più potente per il tuo futuro che l’essere un raccoglitore di buone idee. Questo si chiama fare i tuoi compiti a casa» Jim Rohn Massimo Gaia oggi è don Massimo. Alla costituzione di ATiDU viene interpellato da Milena che lo conosce per via delle sue esperienze professionali e perché vive nel Bellinzonese. Milena lo vuole in comitato ed egli acconsente subito di entrare a farvi parte. Massimo Gaia è debole d’udito e racconta di non avere sentito il peso del tabù, spiegando invece che «deve la sua vita» proprio agli apparecchi acustici: «Se sono prete, e se sono musicista, lo devo ai miei apparecchi acustici che negli anni ’60 erano una favola. Con ogni probabilità sono nato leso di udito, oppure rimane il dubbio che un forte morbillo contratto da piccolino abbia causato questa debolezza per la quale ho messo gli apparecchi acustici già in terza elementare, nel ’69. Mi destreggiavo nelle varie situazioni che mi si presentavano; talvolta chiedevo di ripetere. Non ho mai percepito il diniego altrui, non mi sono mai sentito discriminato anche se il mio barbiere, ad esempio, mi chiedeva se doveva lasciarmi i capelli più lunghi sulle orecchie per coprire gli apparecchi acustici. Io gli rispondevo di no, e in fondo, malgrado ciò, ancora oggi le persone non si accorgono nemmeno che li porto». Sulla scia di quelli che definisce «pochi ricordi degli esordi di ATiDU perché ero molto impegnato professionalmente» e, di conseguenza, membro poco attivo, don Massimo Gaia ci consegna un episodio molto significativo: la nascita del «Bollettino» Info ATiDU. In quel momento molto importante Milena comprende ben presto l’importanza di disporre di un mezzo di informazione per portare il tema del debole d’udito all’esterno di chi vive questa problematica; un giornalino per diffondere notizie, informazioni, indirizzi, aprendo la strada a molte possibilità di

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Quanti ricordi riemergono dai racconti di don Massimo Gaia e di Piergiorgio Donadini, anche sull’onda di questa rudimentale esperienza editoriale che si è evoluta sempre di più fino ai giorni nostri. Sono oramai lontani i tempi in cui le bozze sono «tirate con la fotocopiatrice da un gruppo di adolescenti della Scuola speciale che dovevano essere impiegati a loro volta in programmi di occupazione come questo: ciascuno di loro riceveva un piccolo compenso e il bollettino veniva spedito a tutti i soci», ricorda Piergiorgio. Gli fa eco Cinzia Santo, che ha raccolto il testimone dell’organo di informazione e oggi è responsabile della rivista Info ATiDU: «Milena ha dato l’imprinting che ancora oggi portiamo avanti, forse con meno forza di lei che sapeva sempre andare oltre. Aveva l’obiettivo, sempre molto chiaro, di difendere le persone deboli d’udito, e lo portava avanti con tutta se stessa anche in modo strategico… Sento viva questa sua eredità di cui è rimasta traccia all’interno del comitato stesso. Oggi sento ancora molto forte e chiara la linea e la direzione tracciate da Milena. Abbiamo raggiunto i 30 anni, lei ha terminato nel ventesimo: sono passati 10 anni e la sua forza è ancora ben presente, palpabile, negli obiettivi la cui modalità di realizzazione si è naturalmente evoluta nel tempo, ma ne rimane l’essenza che penso tutti noi avvertiamo». Milena è una donna umile ma determinata, ribadisce il marito Piergiorgio, fondatrice e presidente di un’associazione che è oramai cresciuta. Una donna della quale abbiamo voluto ricordare il contributo impagabile dell’impronta su ATiDU. E il ricordo diventa un momento così presente che Piergiorgio Donadini si congeda così: «Ci vuole l’occasione per consegnare queste «belle confidenze», e adesso è una «bella occasione!»».


capire Mentre al temperamento di Milena Donadini don Massimo Gaia regala una perla di saggezza africana: «Scaglia la freccia della verità, ma prima intingi la punta nel miele», questo era Milena». «La traccia che lasciamo sul nostro cammino, per la quale siamo ricordati, è l’Amore che resta» Cit. Milena è venuta a mancare il 15 luglio 2016, lasciando una grande eredità non solo nei cuori dei suoi cari, ma in tutte le persone che l’hanno conosciuta. Ha fortemente difeso diritti e visibilità delle persone deboli d’udito, promuovendo l’inclusività in tempi ancora poco avvezzi a considerare un concetto come questo. Con la sua forza e la sua luce ha sfidato il tabù che come un’ombra accompagnava le problematiche uditive. Ha creato un’associazione che pure potremmo definire «inclusiva» e che, evolvendosi, porta avanti ancora oggi i sani principi da lei seminati. Una presidente, una donna e una persona che non ha mai visto il suo problema uditivo come un limite, ma l’ha trasformato in un’opportunità di crescita. Per sé e per la società.

Durante gli anni, tutti insieme abbiamo cercato soluzioni ai problemi, proposto nuove attività, offerto consigli, creato dei miglioramenti ai progetti, e fatto nascere nuove idee. Stare insieme in un gruppo, in un’associazione, porta vantaggi di cui non beneficia solo chi vi appartiene, ma anche tutti coloro che, nel nostro caso, hanno lo stesso problema: quello del sentire e del non capire. L’associazione non è infatti una scatola chiusa dove si ritrovano persone «diversamente udenti» che parlano solo tra di loro; ATiDU comunica con l’esterno e crea ponti tra i deboli d’udito e gli udenti. Così si ristabilisce la comunicazione e torniamo ad essere «cittadini a pieno titolo». Lo facciamo suggerendo modalità, sensibilizzando, informando, cercando insieme soluzioni per rendere meno difficile a noi la relazione con gli altri, e agli altri la relazione con noi. Oggi l’associazione ha acquisito una forza, un peso anche politico: difende il diritto a capire sempre e ovunque; assume posizioni volte a sostenere le legittime aspettative dei soci, svolge attività di prevenzione affinché l’udito sia salvaguardato in ogni ambito, prende posizioni anche profilate quando i nostri sacrosanti diritti rischiano di essere disattesi. Ecco dunque dove siamo. Dobbiamo essere tenaci e fiduciosi!»

Per ricordarla, e salutarla, non servono parole aggiuntive, se non quelle pronunciate da Milena stessa in occasione dei 20 anni di ATiDU: «ATiDU è nata nel 1992. Le persone che ne fanno parte hanno condiviso obiettivi che, fin dalla partenza, hanno permesso loro di sentire di appartenere a un gruppo con gli stessi interessi e anche con gli stessi problemi.

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LA CRESCITA - Lo sviluppo di ATiDU raccontati da Angela Colombo e Pia Cattaneo

ATiDU cresce e si sviluppa negli anni diventando sempre più un ponte tra il mondo dei deboli di udito e il mondo degli udenti. Da cosa è costituito questo ponte? Quali sono le fondamenta su cui si basa? Quali progetti mette in opera in questa direzione? L’ascolto delle persone con deficit uditivo si fa semprepiù forte. L’intento di scalfire il tabù che accompagna la problematica uditiva, sempre più presente. In che modo ATiDU manifesta questa visione? Cosa fa eco alla sua voce? ATiDU acquista nel tempo un profilo sempre più professionale ottenendo un mandato di prestazione dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali. Come influisce questo passo nell’operato dell’associazione? Cosa porta l’arrivo dell’altra figura portante di ATiDU Gianni Moresi, alla presidenza? Maria Grazia Buletti, giornalista vicina da tempo ad ATiDU, raccoglie i ricordi di chi ha visto crescere l’associazione e contribuito al suo sviluppo: Angela Colombo, segretaria di ATiDU dal 2006 al 2015, e Pia Cattaneo, collaboratrice del team per lungo tempo e ancora attiva nelle sensibilizzazioni nelle scuole. «Lo scopo della vita è crescere. La natura della vita è cambiare. La sfida della vita è superare» William Ward In breve tempo, l’attività di ATiDU si struttura, profilandosi e identificandosi sempre meglio nei propri obiettivi. Le iniziative si moltiplicano a tutti i livelli, sia per quanto attiene alle problematiche specifiche dei deboli d’udito, sia nella sensibilizzazione. Intanto, la tecnologia avanza velocemente e pone altri orizzonti che vanno affrontati. Un esempio su tutti è dato dall’avvento dell’impianto cocleare. Di pari passo, la società mette tutti dinanzi a nuove sfide puntualmente affrontate dall’associazione sempre attenta ad ogni nuova sollecitazione. A Milena Donadini succede per un breve periodo Maria Luisa Delcò, nel 2014 subentra Gianni Moresi, presidente oggi in carica da oramai un decennio. Un presidente «dall’approccio cordiale, coinvolgente», così lo descrive Piergiorgio Donadini. «Un presidente con un approccio molto valorizzante», gli fa eco Cinzia Santo, il cui pensiero è sostenuto da don Massimo Gaia che ricorda «la chiave di lettura «Milena – maternità & Gianni – paternità» di ATiDU. Un concetto che va oltre la singola persona, abbracciandone la missione e la grande vocazione all’apertura». E che riporta, ancora una volta, al concetto di inclusione di ogni essere vivente. «Se con Milena ho imparato ad ascoltare e ad accompagnare le persone audiolese, con Gianni ho imparato come ideare e realizzare un progetto». Cinzia Santo traccia quel ponte ideale di passaggio del testimone, dieci anni or sono, che vede Milena Donadini lasciare la presidenza a Gianni Moresi. Da «madre» a «padre», sotto il segno della continuità ma pure dell’innovazione che solo un «buon padre» è in grado ATTUALITÀ 20

di mettere in atto nell’accompagnare l’associazione ad aprirsi verso l’esterno, guardando verso nuovi orizzonti più ampi e, come afferma Cinzia: «andare di più nel mondo con un bagaglio ben accessoriato». Gianni è un uomo del fare, è uomo di costruzione: «Sa dare corpo a idee e progetti, sa concretizzarli e possiede la capacità di saper intervenire laddove è necessario, così come è maestro nel comprendere il momento in cui delegare e lasciare spazio a chi gli lavora a fianco». Gianni Moresi raccoglie l’eredità di Milena Donadini, portando continuità con grande rispetto a quei primi vent’anni dell’associazione di cui egli stesso ha fatto parte da socio attivo per molto tempo prima di assumerne il timone della presidenza nel 2014. «Quindi, Gianni sa portare una ventata di innovamento senza tralasciare l’importanza della continuità». «Lo spirito che ATiDU dovrà sempre alimentare sta nel mostrare anche la positività: un approccio imprescindibile per superare i tabù, per andare verso l’altro, per vivere il mondo nell’inclusione» Angela Colombo Angela Colombo entra a far parte di ATiDU poco dopo il 30 maggio 1992, data della sua costituzione. Oggi è socia onoraria e rimane sempre ancora a disposizione, come ama raccontare: «Sono di sostegno all’associazione». Preziosi i suoi ricordi che condivide con l’entusiasmo di chi ha contribuito non solo alla nascita di ATiDU, ma pure alla sua crescita: «Quel 30 maggio del 1992 ero tra il pubblico. Una settimana dopo mi ha telefonato Milena Donadini chiedendomi di entrare nel primo comitato di ATiDU. Ricordo gli inizi che si avvalevano del nostro volontariato, mentre le attività erano ancora poche fino al 1993, quando tutto ha preso il ritmo che mi fa dire: quello era il vero anno di inizio!». Angela ha una storia di perdita dell’udito che vuole condividere. Tanto allora quanto nella sua attuale narrazione, questo non può che essere di grande aiuto alle persone che oggi si possono trovare in una situazione analoga. Perché nessuno come chi ha vissuto qualcosa, è in grado di raccontarlo così bene. Pure ciò si chiama sensibilizzazione: «Nel 1989 ho subito una perdita uditiva bilaterale, senza aver avuto un trauma e senza avere un’ereditarietà in famiglia. Nell’arco di sei mesi non sentivo più nulla senza gli apparecchi acustici e mi era stata diagnosticata una grave perdita d’udito bilaterale». All’inizio Angela fatica ad accettare gli apparecchi acustici. In quel periodo canta in un coro e il timore di non poterlo più fare o, peggio, anche non poter più lavorare la fa sprofondare in depressione. Dal canton Ticino a oltre Gottardo, fino a Los Angeles: racconta di aver chiesto diversi consulti. In America trova finalmente un ottimo professionista, ma soprattutto quell’accoglienza che qui dice le sia stata preclusa. Ciò le permette di comprendere ancora meglio l’importanza della nascita di ATiDU, anni dopo, e la nobile missione di sostegno e accoglienza che ancora oggi l’associazione porta avanti:


«L’approccio umano del professore americano mi ha rassicurata e mi ha permesso di cominciare ad accettare la mia condizione: la mia perdita uditiva era bilaterale ed equilibrata e l’audioprotesista poteva potenziare e regolare al meglio le mie due protesi acustiche. Così, mi sono svegliata un mattino e ho capito che era un’altra giornata, che avrei potuto essere padrona della mia condizione, superare il tabù e andare verso gli altri». La nascita di ATiDU la vede quindi in prima linea, con gli obiettivi iniziali che abbraccia e promuove: «Io, debole d’udito, sono accolta e presa a carico nel migliore dei modi; accetto la mia problematica, perciò posso andare verso gli altri senza colpevolizzarli (bisogna smettere, ad esempio, di dire «mio marito non mi capisce»; è ora di dirgli che non sento bene e deve ripetere, per favore). Esprimendo le mie esigenze, faccio in modo che gli altri possano comprendermi. Così è ATiDU: accoglie, ascolta, ed è una «presenza» attiva per ogni persona». Durante quegli anni Angela, di formazione commerciale, segue un corso di lettura labiale al Collegio Sant’Eugenio di Locarno «con suor Luciana: una persona che ascoltava, con la quale è nata una profonda amicizia che mi ha pure portata a fare volontariato nella loro struttura». Ancora oggi, racconta di usare la lettura labiale, rammaricandosi che parecchi deboli d’udito non ne fanno ancora uso. «La missione di ATiDU resta quella di creare una coesione, un comun denominatore che sappia abbracciare tutte le storie personali» Pia Cattaneo Pia Cattaneo vive l’evoluzione di ATiDU che, dice, «è cambiata nel tempo conservando però la sua essenza: dall’idea di realizzare uno spazio di ascolto, di parola e di incontro, è cresciuta, modificando la forma con cui si manifesta». Nel 1994 il suo audioprotesista la mette a conoscenza dell’esistenza dell’associazione. Contatta la presidente Milena Donadini che incontra al Centro per audiolesi e poi partecipa «per curiosità» a una riunione di comitato alla quale era stata invitata. Oggi ricorda la sua prudenza nell’impegnarsi verso ATiDU, col timore di rubare tempo alla famiglia: «Avevamo appena traslocato, mi dovevo occupare di tre figli piccolini…». Allora, per rendersi comunque utile, decide di inizare da volontaria e scrivere lettere per l’associazione. Pia cresce in fattoria, le piace la natura, il canto degli uccellini, ed è una bambina molto indipendente. Ci si accorge della sua problematica uditiva quando frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia perché non si gira quando la chiamano e non risponde correttamente alle sollecitazioni. Per la visita dall’otorinolaringoiatra, anche lei fa la spola fra il Ticino e la Svizzera tedesca: entrambi i consulti convergono verso la perdita uditiva dalle due orecchie, sebbene in modo differente fra loro. In prima elementare riceve il primo apparecchio acustico. Sono gli anni ’64/’66: «In quel periodo iniziale non ho vissuto bene la mia

sordità e cercavo di cavarmela senza prenderla molto sul serio. Ho appreso la lettura labiale spontaneamente; ho imparato a usare gli occhi per tante cose e usavo poco l’apparecchio acustico che mettevo sotto il banco perché gli altri non mi scoprissero. Sono cresciuta in una famiglia che vedeva la sordità come un tabù (mia mamma mi consigliava di non farlo sapere agli altri), mentre a scuola i docenti cercavano di attuare strategie per aiutarmi: la docente di francese si metteva vicino a me per permettermi di ascoltare bene. In prima elementare la maestra mi metteva sulle sue ginocchia quando leggeva, e questo mi faceva vergognare ancora di più. Però mi piaceva tanto la musica e andavo vicino vicino agli altoparlanti per sentirla bene». Ma la perdita dell’udito non frena i progetti di Pia e non le impone limiti perché davanti ad ogni difficoltà lei si rincuora: «Troverò un sistema, ce la farò, ci riuscirò». I limiti invece ci sono, chiaramente, ma lei li sfida continuamente: «Una sera mi sono fermata a fare ginnastica dopo la scuola, senza dirlo alla mamma. Era una ribellione verso una libertà senza limiti». Il processo di accettazione è impegnativo, ma l’incontro con Milena e con ATiDU, dove entra a far parte del comitato, le facilita la condivisione con persone che hanno lo stesso problema: «Prima non conoscevo nessuno, ora potevo condividere vita, problematiche e sensibilizzazione». Ciò dimostra nuovamente la forza di quest’associazione che si lancia verso il superamento dei tabù legati alla storia personale di ciascuno, proprio con le armi della condivisione e dell’informazione: «Avevo capito che riuscivo a cavarmela e la mia sordità non rappresentava più un limite né un tabù. Avevo due apparecchi acustici e ATiDU mi aveva aiutata ad accettare la mia debolezza di udito. Milena mi ha insegnato ad essere coraggiosa, propositiva». Oggi Pia non è più una dipendente dell’associazione dove però rimane come volontaria ed è a disposizione delle iniziative di sensibilizzazione verso tutti, dai bambini di scuola, alle persone che necessitano di un impianto cocleare che nel frattempo lei stessa porta da circa dieci anni e che, dice, le ha permesso di riprendere possesso della propria vita, aprendola a tante emozioni: «Prima non potevo più ascoltare la radio, vedere la televisione. Dopo due anni di riabilitazione, ho potuto sentire la musica dei suoni, il rumore delle bollicine dell’acqua gasata, la musica…». A proposito dell’attività di sensibilizzazione spiega che persegue gli stessi obiettivi di sempre, ma con modalità di insegnamento aggiornati, così come differenti sono le persone a cui ci si rivolge: «Oggi andiamo in tutte le scuole, dall’asilo alla SUPSI, con l’utilizzo di tecnologia che prima non avevamo a disposizione. Così come siamo forti della presenza di testimoni che sappiano illustrare la propria esperienza, condividendola». «La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi» Albert Einstein

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ATiDU si espande e cresce sempre più, puntando sicura verso i suoi obiettivi fra i quali brilla il passaggio dal volontariato iniziale alla professionalizzazione che permetterà all’associazione di esprimersi in modo ancora più efficace. Nel 2006 chiede e ottiene dall’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali (UFAS) un «Mandato di prestazione triennale per un segretariato a tempo parziale». Ciò significa la possibilità di assolvere ancora meglio i lavori volti a soddisfare i particolari bisogni delle persone deboli d’udito e dei loro famigliari. ATiDU si apre ad un più ampio respiro d’azione e intensifica la collaborazione con enti preposti a livello federale; uno di questi momenti che segnano nuovi orizzonti è così riportato dal Rapporto annuale 2006: Organizzata e svolta per la prima volta in Ticino, l’annuale Assemblea dei delegati della Pro Audito Schweiz si è tenuta a Bellinzona il 10 giugno 2006. La Pro Audito Schweiz è l’ente mantello delle associazioni delle persone deboli d’udito della Svizzera, il cui campo d’azione spazia dalla difesa degli interessi e dei diritti delle persone deboli d’udito, all’organizzazione di corsi, giornate informative, sensibilizzazioni mirate al miglioramento della qualità di vita di chi è confrontato con una perdita uditiva. Il lavoro di preparazione dell’assemblea è stato enorme sia per organizzare al meglio l’accoglienza degli ospiti, sia per la ricerca di un luogo adatto in cui non ci fossero interferenze acustiche per i portatori di apparecchi acustici: un luogo comunque in grado di ospitare un folto numero di delegati provenienti da tutta la Svizzera. (…) Già nel 2001 è nell’aria il processo di crescita per spiegare il quale, in una lettera ai soci di Pia Cattaneo pubbicata su Info ATiDU, si paragona l’associazione a un corpo umano composto dalla testa, dalle braccia, dalle gambe e dal tronco cerebrale: «Così la nostra associazione è composta da una testa, l’organo direttivo rappresentato dal nostro comitato con a capo un’energica presidente». Ma i «cari soci» e «gli amici» di ATiDU rappresentano tutto il resto del corpo: sono gli associati coloro a cui Pia ricorda che «per crescere c’è bisogno di tutti voi, insieme». La crescita, d’altronde, è oramai un processo certificato e inarrestabile: «Nel 1993, primo anno contabile di ATiDU, i soci erano 85. Nel 2000 i soci sono 212, la cui età va dai 3 agli 80 anni; senza dimenticare che fra i soci troviamo pure alcuni professionisti che sono a diretto contatto con persone deboli d’udito». Si incrementano le attività del segretariato. Parliamo di informazione ai soci e a tutti i richiedenti, orientamento sui mezzi ausiliari a disposizione per le persone deboli d’udito, sensibilizzazioni, realizzazione della rivista Info ATiDU, creazione e realizzazione di progetti. In questo ambito, presentando il segretariato di ATiDU, Angela Colombo ricorda: «Con il lavoro di segretariato, portato avanti dal comitato e da alcuni soci che si sono offerti di aiutarci,

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ci auguriamo di aver risposto adeguatamente ai bisogni dei soci e di tutte le persone che ci hanno interpellato in questi anni. Abbiamo sostenuto e difeso il diritto alla comunicazione anche per le persone audiolese ovunque lo ritenevamo necessario, con prese di posizione e interventi che hanno contribuito parecchio a sensibilizzare Enti, istituzioni e opinione pubblica». «Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere» Anatole France Con tutte queste premesse, e lungo la sua evoluzione, ATiDU realizza diversi progetti che meritano di essere ricordati. «Teneva gli occhi fissi sulle sue labbra, come se fossero le ultime righe di una lettera d’addio» Alessandro Baricco Lungo l’inarrestabile cammino di crescita di ATiDU, Angela Colombo e Pia Cattaneo non possono non ricordare il fiore all’occhiello di due progetti datati aprile 2001, poi puntualmente realizzati: l’Audioteca e la promozione attiva della lettura labiale. Con l’intento di aiutare le persone audiolese, e in collaborazione con altri enti, ATiDU realizza l’Audioteca che è dotata di prospetti informativi e mezzi ausiliari come cuffie per televisori, telefoni a disposizione di chi ne faccia richiesta. La lettura labiale viene dal canto suo promossa attivamente, nella profonda convinzione che possa costituire un buon aiuto, accanto agli apparecchi acustici. Quasi inimmaginabili sarebbero state tutte le innovazioni che hanno coadiuvato l’intero percorso di ATiDU che Angela e Pia hanno contribuito a creare e hanno vissuto nel tempo, comunque coscienti che la tecnologia non potrà mai sostituire lo sguardo umano: l’impianto cocleare completamente sottocutaneo, le app che traducono addirittura il parlato in altre lingue, le innovazioni dei sottotitoli o delle terapie per il tinnito e altre tecnologie. Entrambe restano concordi sulla grande risorsa rappresentata dalla sensibilizzazione sulle problematiche dei deboli d’udito, con la certezza che questa sia stata la scintilla segnata da Milena Donadini, la strada percorsa fino ad oggi e la chiara direzione del futuro. Perché è bello pensare che nel presente e nel futuro: «…tecnologia e umanità possano camminare insieme, mano nella mano, verso lo stesso obiettivo: migliorare la qualità di vita delle persone con difficoltà uditive e di chi le accompagna». Cinzia Santo ne è certa: «ATiDU ha la volontà di essere testimone e portatrice di tutto questo».


domandare rispondere

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MATURITÀ E FUTURO-L’oggi e il domani di ATiDU raccontati da Sabrina Bernasconi Chittaro e Cinzia Santo

ATiDU porta avanti i valori cardine dell’associazione rafforzandoli e vestendoli con nuovi abiti. In che modo riesce ad essere fedele alle origini e allo stesso tempo al passo con i tempi? Quali sono i progetti e le novità importanti attuali e futuri? ATiDU consolida il suo ruolo sul territorio ticinese. Quali collaborazioni importanti la rendono più presente e attiva? Quanto l’ascolto delle persone con problemi d’udito e il sostegno concreto ad esse prende spazio nel suo operato? Sensibilizzazione, informazione e prevenzione sono sempre più manifeste nell’agire dell’associazione. Quali i progetti e le modalità con cui li esprime? Maria Grazia Buletti, giornalista vicina da tempo ad ATiDU, raccoglie le riflessioni di chi è presente e attiva oggi al segretariato dell’associazione: Cinzia Santo collaboratrice del team di ATiDU dal 2010 e Sabrina Bernasconi Chittaro dal 2015. «…dove eravamo rimasti?» Cit. A trent’anni dalla sua costituzione, ATiDU ha percorso molto cammino verso la sensibilizzazione, battendosi per l’abbattimento dei pregiudizi e la valorizzazione delle soluzioni adottabili nell’ambito della qualità di vita delle persone deboli d’udito. Non si può che ribadire che il fiore all’occhiello sia senza dubbio la prevenzione promossa con le campagne rivolte ai giovani, e con la politica sociale votata a portare quel sostegno concreto necessario all’evoluzione dell’associazione. «ATiDU è nata dalla spinta di persone che vivono la problematica uditiva sulla propria pelle, con l’obiettivo primario di far ascoltare maggiormente i bisogni di chi convive con questa difficoltà, migliorando perciò la qualità della sua vita». Non si potevano trovare parole migliori per riassumere gli scopi che hanno visto ATiDU dapprima nascere e poi crescere fino ad oggi. A pronunciarle è Cinzia Santo che, insieme a Sabrina Bernasconi Chittaro, costituisce quello che ambedue chiamano «team» del segretariato. A Sabrina il compito dell’onere amministrativo di quest’associazione che negli anni è andata incontro a un’inevitabile professionalizzazione, resa stabile anche grazie a quel mandato di prestazione riconosciutole dall’UFAS che ha permesso di impiegare personale appositamente formato nei compiti sempre più complessi cui si è dovuto fare fronte. Suoi sono gli ambiti inerenti il segretariato, la contabilità, la gestione dei soci, insieme alla coordinazione del gruppo di auto-aiuto impianto cocleare, le sensibilizzazioni nelle scuole e l’organizzazione delle attività per i soci per le quali collabora con Cinzia che, dal canto suo, si occupa di progetti, consulenze, comunicazione e informazione: un’attività complessa che comporta la produzione di volantini, della rivista Info ATiDU, di comunicazione

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verso l’esterno e attraverso i social, unitamente alla collaborazione con altri enti per quanto attiene a progetti specifici: «Il nostro gruppo di lavoro Krisalide formato da Pro Infirmis, Federazione svizzera dei sordi, e Associazione svizzera dei genitori di bambini audiolesi è un bell’esempio di collaborazione. Mi occupo inoltre del gruppo di ascolto del tinnito, di incontri, congressi, giornate informative e progetti. Le caratteristiche mie e di Sabrina sono diverse, ma collaboriamo in tanti ambiti perché l’intersezione degli intenti porta valore aggiunto agli obiettivi comuni di ATiDU». Quando conosce Milena Donadini, Sabrina lavora alla sede di Massagno di Pro Infirmis che si trova al piano inferiore rispetto al Centro per persone audiolese dove invece c’è Milena. Già conosce Cinzia con la quale oggi condivide la sua esperienza lavorativa ad ATiDU: «La famiglia mi ha portata verso un anno di congedo dopo il quale sono rientrata nel mondo del lavoro come segretaria proprio a quel Centro per persone audiolese di Massagno. La mia seconda gravidanza mi ha portata nuovamente a una pausa: un periodo poi terminato con l’incipiente pensionamento di Angela Colombo ad ATiDU dove cercavano una nuova segretaria. Sono stata assunta da Gianni Moresi, l’attuale presidente, il primo gennaio 2016 e sono così soddisfatta che rifarei la stessa scelta di allora». Dice di essersi trovata in un gruppo piccolo ma altrettanto affiatato che definisce «una famiglia nella quale ho saputo conquistare pian piano la fiducia delle persone…». E quella famiglia è cresciuta anche grazie al grande lavoro che Sabrina e Cinzia hanno saputo portare avanti con competenza, passione e dedizione. Dal 1998 al 2004 Cinzia è impiegata al Centro per persone audiolese insieme a Milena. Ed è proprio Milena che nel 2009 le chiede di occuparsi di un progetto specifico per ATiDU: «Unveroamico, questo era il progetto che mi ha occupata per un iniziale mandato puntuale poi tramutatosi in una piccola percentuale di impiego che mi permetteva, nello specifico, di dedicarmi alla realizzazione di Info ATiDU e alla comunicazione. Le responsabilità si sono moltiplicate e oggi sono impiegata al 65% per ATiDU. Se consideriamo che Sabrina occupa il 55%, possiamo affermare che insieme facciamo il 120%. Dunque, non siamo una sola persona, ma una e un po’ di più!». Entusiasmo, dedizione, complicità, intuizione, ascolto, accoglienza: si potrebbe ancora andare avanti a lungo con la descrizione dell’impegno profuso da Cinzia e Sabrina verso ATiDU. Basta però semplicemente accennare ai progetti che hanno ricevuto e contribuito a realizzare, insieme a quelli poi ideati e promossi, spaziando a ventaglio in tutte le direzioni… «…dalla prevenzione, grazie al progetto Unveroamico, alla sensibilizzazione e formazione del personale sanitario; dall’impegno nelle scuole con «Tutto Orecchi», fino ai corsi di lettura labiale e allenamento acustico, passando per l’Audioteca, i gruppi di auto-aiuto, le giornate e gli incontri


informativi su varie tematiche, fino alle attività associative di incontri culturali o di momenti ricreativi». In prima linea rimangono sempre l’informazione e la sensibilizzazione sulle problematiche uditive verso i deboli d’udito e verso l’esterno a tutti i livelli di età e di struttura famigliare, socio-sanitaria e scolastica: un’informazione attiva e sempre presente con i corsi e le formazioni, ma anche grazie alla divulgazione cartacea di volantinaggio, rivista Info ATiDU, presenza tematica su riviste come terzaetà di ATTE, articoli, sito, social network e via dicendo. Cinzia ricorda che tutto questo va contestualizzato in un mondo, e in un’associazione, in un continuo mutamento di cui bisogna tenere conto: «La tecnologia e la sua evoluzione hanno inevitabilmente comportato un cambiamento non solo in seno ad ATiDU, ma in tutta la problematica uditiva. Basti pensare che oggi le persone mettono l’apparecchio acustico prima di quanto si facesse un tempo, quando si credeva fosse unica prerogativa dell’anziano o comunque di poche persone. Oggi, la consapevolezza della problematica uditiva è diversa e la sensibilizzazione su questi nuovi aspetti è uno dei principali scopi perseguiti da ATiDU, per dare una visione della problematica che non sia contaminata dal tabù che invece l’ha sempre permeata». «L’uomo si vergogna più dei propri difetti fisici che di quelli spirituali» Roberto Gervaso Torna l’ombra del tabù, più o meno percepito dai deboli d’udito secondo la sensibilità della propria storia personale, e più o meno aleggiante nella società. ATiDU ha sempre perseguito, e oggi ancora cavalca, ogni mezzo per scalfire il pregiudizio: condizione essenziale per l’inclusione di tutti in ogni ambito della vita. L’associazione non smette di perseguire con tenacia l’idea di sgretolare sempre di più quel pregiudizio del «non sentire» che ha permeato parecchio gli anni ’90, come già soleva ricordare l’allora presidente Milena Donadini: «Erano anni in cui portare un apparecchio acustico significava nasconderlo ben bene sotto capelli lunghi, e non dire a nessuno che ci si confrontava con la difficoltà uditiva». Ancora oggi, e certamente in futuro, la direzione di un nuovo sguardo tiene e terrà sempre conto dei desiderata di chi questo problema lo sente ancora sulla propria pelle. Perciò, resta vivo l’impegno di riuscire a diminuire sempre più quella distanza di comunicazione fra le persone udenti e deboli d’udito creata dalla difficoltà uditiva. Con il motto «ATiDU vi ascolta», Cinzia ricorda che l’associazione continua a sottolineare la sua missione di accoglienza di persone e dei suggerimenti che le permettono di migliorare ogni situazione in oggetto, con le sue varie difficoltà, peculiarità e sfumature individuali, insieme all’ascolto dei bisogni reali per i quali

si cerca di trovare soluzioni condivise, sempre nella cifra della forza data dalla continuità: «La nostra vera forza sta nelle persone, team e comitato, ma soprattutto nell’aiuto delle persone con problematiche di udito che sono rimaste attive e a disposizione per le sensibilizzazioni e le consulenze personalizzate come incontri privati per chi necessita di un confronto con chi già soffre del problema, dunque lo conosce bene». ATiDU è sempre uguale, eppure sempre più plasmabile ai tempi che viviamo oggi. Quindi, per infrangere i pregiudizi resta la forza della sensibilizzazione, delle consulenze, della presenza sul territorio che comporta la collaborazione con le differenti strutture, i diversi livelli di scuola e altri enti preposti. Questi sono gli anni della «maturità», secondo l’inarrestabile «team» Cinzia & Sabrina. «In futuro vorrei che la problematica uditiva da tema individuale diventasse tema collettivo» Cinzia Santo «In futuro vorrei che per un problema uditivo sia scontato fare riferimento ad ATiDU» Sabrina Bernasconi Chittaro Citando un anonimo, l’esperienza insegna che: «il viaggio ci invecchia e allo stesso tempo ci ringiovanisce. Nuovi al mondo e più vecchi a noi stessi». Allo stesso modo, parlando di ATiDU Cinzia dice: «Più invecchia e più ringiovanisce, perché mai come in questi ultmi tempi lo sguardo è rivolto anche ai giovani. Infatti, una buona fetta dei progetti per questo nostro trentesimo anniversario ha quel che possiamo definire «un taglio innovativo e giovanile»; ha il volto del restyling del progetto Unveroamico che potrà avvalersi di un nuovo sito web, di un Game per sensibilizzare i ragazzi ai rumori nocivi, fino ad arrivare alle animazioni che potranno portare un messaggio più immediato delle regole di comunicazione con le persone audiolese» Quest’ultimo, è parte del progetto che sta a sottolineare l’importante compleanno dei 30 anni che si è celebrato nel 2022. E nel frattempo, il presente ha già un piede nel domani, a cominciare dal potenziamento delle attività progettuali che Sabrina riassume ponendo l’accento sulle innovazioni: «Le sensibilizzazioni ci hanno permesso di cominciare a parlare con gli udenti, veicolando il messaggio di cosa possa significare non sentire bene, sia dalla parte di chi sente sia da quella di chi non sente bene. Diverse sono le strade che percorriamo per raggiungere questo scopo: ad esempio, siamo più presenti nei media e collaboriamo maggiormente con enti esterni, perché non dobbiamo dimenticare che il pregiudizio si insinua dovunque: a scuola, sul posto di lavoro e via dicendo». Sono incrementate le consulenze personali che cresceranno verosimilmente anche in futuro, di pari passo all’evoluzione di una società «meno protetta di un tempo» nella quale si susseguono veloci cambiamenti votati alla ricerca dell’efficienza nel mondo del lavoro,

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alla velocità di reazione e agli obiettivi la cui asticella è posta sempre più in alto. «Entrambe, Sabrina ed io, ci adoperiamo nelle consulenze brevi per rispondere alle domande specifiche. Intanto, si moltipicano pure le consulenze che comportano l’impiego di più tempo perché devono permetterci di seguire fino in fondo il percorso della persona che può dover affrontare problemi sul lavoro, una perdita dell’impiego, o ragazzi in età scolastica». Nell’ambiente formativo scolastico, ATiDU non si occupa direttamente dell’allievo e del suo ambito pedagogico, ma si concentra sulle questioni sociali, collaborando con Pro Infirmis, intervenendo sulla rete del ragazzo e sul suo ambiente, affinché i docenti possano comprendere al meglio come adattare il proprio insegnamento all’allievo con problemi uditivi. Lo stesso vale per l’ambito professionale: cerchiamo di fare in modo che la persona disponga di pari opportunità a livello sia formativo che lavorativo. La stretta collaborazione sul territorio va a creare una rete efficiente per il perseguimento degli obiettivi comuni di inclusione e adattamento. «Bisogna sognare l’impossibile, svegliarsi e provarci, abbattere o sorpassare i muri che ci creiamo» Paolo Nespoli (astronauta) «Cos’è il futuro di ATiDU secondo me? È dare continuità e crescere, migliorando ciò che abbiamo costruito fino ad ora. È cavalcare l’onda, facendo fronte a tutto quanto ci viene richiesto e ai mutamenti della società: per esempio, a fronte della maggiore richiesta di consulenze in ambito lavorativo, allora ci specializzeremo ancora meglio in quello! La tecnologia avanza inesorabile? Significa che le persone anziane potranno disporre di apparecchi acustici più moderni rispetto a quelli rudimentali di cui disponevano prima, e di conseguenza ci impegneremo ancora di più nella gestione pratica dell’uso e della manutenzione. Le scuole chiedono di aumentare le sensibilizzazioni pratiche e diminuire la teoria? Abbiamo già introdotto giochi di ruolo, filmati interattivi, facendo fronte a ciò che ci viene richiesto e sempre in base alle nostre competenze». Queste parole di Sabrina trasmettono tutta la passione e l’entusiasmo che da sempre animano le attività dell’associazione. Mentre nell’esercizio visionario del futuro, Cinzia non è certo da meno: «Ci adoperiamo per stare al passo con i tempi, soprattutto usando un linguaggio consono e moderno che ci permette di rispondere ai bisogni reali. Nei prossimi obiettivi? Sicuramente l’organizzazione della giornata sull’impianto cocleare: un futuro già presente che prenderà sempre più piede. Non smetteremo di creare momenti informativi sempre più specifici inerenti le problematiche uditive, per rispondere alle sollecitazioni che indicano questo specifico crescente bisogno: insieme alle giornate informative, organizzeremo incontri mensili per il rinnovato gruppo di ascolto del tinnito. Vorremmo dare maggiore spazio al sintomo dell’acufene

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creando una sensibilizzazione accattivante per raggiungere la società, in modo che si possa comprendere meglio di cosa si tratti. Sarà pure molto importante continuare a coinvolgere sempre di più le persone che non hanno problemi uditivi: famigliari, docenti, datori e colleghi di lavoro… Sappiamo che la problematica uditiva sta crescendo nel tempo e ATiDU deve rispondere proprio a tutti questi bisogni reali». La collettività: Cinzia è persuasa che tutti dovranno avere maggiore consapevolezza, e che ciascuno dovrà rendersi maggiormente conto di quello che lei stessa ribadisce essere un «tema collettivo»: «…una di queste notti pensavo a una campagna di sensibilizzazione concentrata sul concetto «debole d’udito»: una campagna di forte impatto, con slogan importanti come, ad esempio, «Io, debole d’udito sono forte quando…», giocando su quel «debole» in contrapposizione con «forte quando…». Una domanda alla quale si potrà rispondere con un ventaglio di affermazioni: «Io debole d’udito sono forte quando… quando sento la musica; quando chiedo di potermi mettere in prima fila a uno spettacolo; quando chiedo al conferenziere di utilizzare il microfono quando parla, perché non sento bene…» Cinzia dice di voler rendere «forte» la parola «debole», promuovendo così il diritto di sentire bene, «che non è un favore, bensì un diritto!». Sogna che il debole d’udito riesca sempre più…: «…ad assumersi la propria responsabilità e a prendersi lo spazio a lui dovuto, uno spazio che però spesso fatica ancora a ritagliarsi rimanendo così in quel limbo rappresentato dal pregiudizio, dal tabù. E allora, la maggior parte delle volte il debole d’udito tende ancora a rinunciare a capire per timore di disturbare». Il futuro di ATiDU è permeato di grande umanità, pur nella consapevolezza che si andrà verso un futuro sempre più tecnologico, a tutti i livelli. L’enorme sviluppo delle tecnologie di comunicazione, ad esempio, sta rivoluzionando in modo crescente pure l’interazione fra medico e paziente: la diffusione di dispositivi digitali come smartphone, tablet, accesso a internet quasi ovunque, permette già oggi una comunicazione audiovisiva a distanza con programmi software per la fornitura di servizi medici che, dal canto loro, possono offrire un’evoluzione di test uditivi ancora più oggettivi e performanti. Dal profilo audioprotesistico sarà riduttivo parlare di apparecchio acustico così come oggi lo si conosce: una parte delle persone deboli d’udito userà dispositivi che saranno messi sotto pelle, e attualmente alcuni produttori stanno studiando come rendere invisibile questa soluzione. Altre persone potranno avvalersi di sistemi in grado di comunicare non solo con lo smartphone, ma con tutti i supporti, compresi quelli che si troveranno nelle case, nelle scuole, negli ambienti di lavoro e in quelli ricreativi. «L’udito non significa ascoltare, perché l’udito è un senso, ma l’ascoltare è un’arte»


Guidati in questo viaggio fra «Maturità e Futuro» da Sabrina Bernasconi Chittaro e da Cinzia Santo, non possiamo che concordare con le parole di quest’ultima quale portavoce di quell’umanità che, tecnologia o meno, rimarrà sempre come la pianta di ATiDU seminata nel 1992 da Milena Donadini: un albero germinato e curato dal comitato direttivo, da tutti i collaboratori che si sono avvicendati, e nutrito dal presidente in carica Gianni Moresi e da tutte le persone che, oggi, guardano ancora in quell’unica direzione: «Il futuro di ATiDU sarà quello di onorare i valori sulla base dei quali l’associazione è partita, insieme all’impronta di Milena Donadini: un’associazione da lei presieduta e portata avanti per un ventennio, poi lasciata nelle nostre mani. Proprio perché l’ascolto è la nostra forza, quella tempra in cui presente e futuro si adatteranno e si forgeranno continuamente, plasmandosi sui bisogni sentiti, pervenuti, raccolti e accolti in questo flusso continuo di «ascolto».»

incontro RIASSUMENDO: Il libro è disponibile su richiesta al segratariato di ATiDU o nelle principali librerie del canton Ticino. Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Autunno/inverno 2023, Nr. 53

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complicità

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L’ANGOLO DELLA CONSULENZA A cura di Antonella Lolli Riccobene

Non è sempre facile districarsi nella burocrazia, spesso riceviamo richieste di chiarimento su come procedere per ricevere i rimborsi dall’Assicurazione Invalidità. Antonella Lolli Riccobene, che ringraziamo per la disponibilità, ha scritto per noi un articolo di chiarimento sul nuovo portale per rimborsi online.

FADA; benvenuti allo sportello online degli uffici AI FADA è il nuovo portale dell’Assicurazione Invalidità che permette ai beneficiari di prestazioni AI di poter richiedere il rimborso delle fatture direttamente online, in modo semplice e veloce. Quali fatture? Nel portale avrete accesso ad una lista di moduli per il rimborso. Per esempio la nota per le spese di viaggio e per il vitto, la fattura per la fornitura di apparecchi acustici che include anche il rimborso delle batterie, la fattura per il contributo d’assistenza e altro ancora. Perché online? Innanzitutto la possibilità di inoltrare le fatture in formato cartaceo continuerà ad esistere. Il portale, di facile utilizzo, ha però diversi vantaggi. Questa piattaforma vi permette di compilare online diversi moduli per la fatturazione e di allegare eventuali documenti richiesti. Tutte le fatture inoltrate sono sempre visibili, consultabili e scaricabili, come pure l’aggiornamento dello stato (ricevuta/convalidata/rifiutata). Non serve quindi fare fotocopie o stampare. L’impiego del portale contribuisce a velocizzare anche l’evasione dei rimborsi. L’accesso al portale si può effettuare anche dal cellulare/tablet per compilare o semplicemente per visionare i moduli inoltrati. I vostri dati personali possono essere aggiornati in qualsiasi momento.

Come mi registro sul portale? È molto semplice, innanzitutto bisogna accedere al sito www.ti.ch/fada. All’interno della pagina troverete le spiegazioni dettagliate e un video esplicativo, mentre in alto sulla destra un pulsante rosso per iscriversi «registrati/iscriviti a FADA». Dopo aver cliccato su iscriviti dovrete compilare online i dati personali e cliccare ancora una volta iscriviti. Riceverete quindi un sms con il codice da inserire. La convalida dell’iscrizione arriverà invece per e-mail, l’attesa è sempre di qualche minuto, ma consigliamo di controllare anche la vostra casella Spam. E ora? Terminata la registrazione verrete indirizzati direttamente nella pagina del login. E dunque: benvenuti allo sportello online degli uffici ai. Prendetevi il giusto tempo per familiarizzare con il portale e per qualsiasi informazione si può contattare il servizio di supporto AI tramite e-mail uai@ias.ti.ch oppure telefonando al +41 91 821 94 10. Non da ultimo ATiDU è presente con un ascolto attento alle vostre domande.

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GENITORI E FIGLI COMPENSAZIONE DEGLI SVANTAGGI La maggior parte delle persone conosce la vignetta di Hans Traxler sulle pari opportunità. Un cane, una foca, un pesce rosso, un elefante, due uccelli e una scimmia ricevono tutti la stessa istruzione: «Arrampicati su un albero!». È evidente che tale ordine non è equo per tutti, e che i due uccelli e la scimmia sono chiaramente avvantaggiati rispetto al pesce rosso, al cane, alla foca o all’elefante. Non è ammissibile che, a scuola, i bambini audiolesi si trovino nella stessa situazione descritta nella vignetta. La compensazione degli svantaggi consente alle persone disabili di usufruire delle opportunità di una formazione parificata. A tal fine, nei cantoni è possibile beneficiare di queste misure. Per poterne usufruire, i genitori devono presentare una richiesta relativa alla/al propria/o bambina/o audiolesa/o. L’ ASGBA ha constatato che, nella pratica e nei vari cantoni, vi sono significative differenze nella gestione della compensazione degli svantaggi, e per questo motivo sta promuovendo un sondaggio indirizzato alle famiglie che partirà a breve. In cosa consiste la compensazione degli svantaggi dal punto di vista tecnico e giuridico? Lo scopo è quello di garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità all’istruzione e impedire loro di essere discriminate, questo richiede l’attuazione di misure su due livelli: strutturale, eliminando le barriere ambientali, e individuale, in particolare attuando misure atte a compensare gli svantaggi del singolo. Tali misure sono adattamenti formali e individuali delle condizioni di apprendimento e valutazione, i quali vengono attuati senza andare a modificare gli obiettivi di apprendimento o formazione. Sono inoltre applicati a tutti i livelli di formazione, anche durante le procedure di ammissione e qualificazione nonché ai relativi esami finali. Ne hanno diritto le persone che vivono con un handicap nel senso giuridico del termine, cioè secondo la definizione della Legge sull’uguaglianza dei disabili (L. Hand, art. 2 cpv. 1). La necessità di compensazione per gli svantaggi deve essere prima certificata da un’autorità competente, e le misure determinate devono tener conto dei requisiti e degli obiettivi di apprendimento della formazione seguita dall’allievo.

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Per garantire la corretta attuazione delle misure e il loro adeguato coordinamento, è essenziale definire chiaramente le responsabilità. Anche la comunicazione sulle misure è essenziale in tutte le fasi della procedura, in particolar modo durante la valutazione (e revisione) e durante la loro attuazione, consentendo in tal modo alle persone e agli organismi coinvolti di disporre di informazioni sufficienti per svolgere il loro compito nel rispetto della protezione dei dati e della personalità (vedi legge sulla protezione dei dati LPD).

RIASSUMENDO: Per ulteriori informazioni potete consultare www.szh.ch (in francese). Per partecipare al sondaggio contattare ASGBA su www.asgba.ch o l’associazione ATiDU.


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TEMPO LA PELLE TRASPARENTE DELLA MEDUSA A cura di Allen Scrigner

Dal dopoguerra in avanti, nella fiction letteraria e cinematografica, iniziano a comparire protagonisti affetti da sordità, di norma non udenti dalla nascita e che comunicano attraverso la lingua dei segni.

A prescindere dai gusti in fatto di narrativa, questo è un libro che racconta come stanno davvero le cose, e che a mio parere potrebbe essere usato come strumento di sensibilizzazione.

Nell’immaginario comune sono «i sordi», o ancora meglio «sordomuti».

Si tratta di un romanzo privo di luoghi comuni e facile retorica, talvolta ostico, che esplora la diversità e il linguaggio con umorismo, sensibilità e un pizzico di follia.

Al contrario, chi sta nella terra di mezzo, ovvero sente poco e parla, viene rappresentato come una macchietta, ad esempio il classico nonnino un po’ svampito che mette la mano a coppa attorno all’orecchio nei vecchi film o negli spot pubblicitari.

Un piccolo suggerimento: chi conosce il francese lo legga in lingua originale, lo stile virtuoso dell’autrice immagino abbia reso difficoltosa la traduzione in italiano.

La debolezza d’udito spesso non viene presa sul serio, addirittura considerata un capriccio; l’ignoranza generale sulla questione è abissale. Quando ho sentito parlare di questo libro, in parte autobiografico, scritto da Adéle Rosenfeld, una giovane autrice francese debole d’udito, finalista al prestigioso Premio Goncourt, ho subito drizzato le antenne, sperando in qualcosa di diverso per una volta. Il titolo mi è piaciuto subito: Le meduse non hanno orecchie (edizioni Piemme). Louise, la trentenne protagonista di questa storia, è arrivata a un punto in cui non può più nascondere la sua sordità come faceva da bambina, nascondendo tra i capelli l’apparecchio acustico. Ha perso quel poco residuo di udito rimastole, ed entra in crisi quando le viene proposto un impianto cocleare. Il dilemma di Louise è quello di chi è riuscito a crearsi un personalissimo ed efficace sistema per rimanere a galla nella società udente, e che questo cambiamento andrebbe a smantellare completamente. Questo possibile cambiamento va di pari passo con l’inizio di una relazione sentimentale, un primo impiego lavorativo e un’amicizia storica che si sta rompendo. I personaggi che popolano la storia sono reali in parte, mentre altri sono il frutto della sua immaginazione, ma ognuno di loro avrà un ruolo funzionale allo sviluppo della vicenda.

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APPUNTAMENTI 2023/24 ATTIVITÀ RICREATIVE

GRUPPI DI ASCOLTO

Nel corso dell’inverno e primavera 2023/2024 saranno proposte le ormai abituali visite alle esposizioni al MASI di Lugano, le quali hanno costituito un gruppo di affezionati. Inoltre, a seconda delle opportunità che il territorio periodicamente offre, ci occuperemo di offrire nuove idee e proposte culturali.

Gruppo di ascolto per chi soffre di acufeni Il gruppo si riunisce una volta al mese nel bellinzonese. Gli obiettivi principali del gruppo sono condividere le proprie esperienze personali sapendo di poter essere compresi dagli altri in quanto coinvolti in prima persona favorendo così il processo individuale di confronto con il tinnito attraverso la condivisione nel gruppo. Creare momenti di informazione e sensibilizzazione mirati per proporre strategie di convivenza concrete attraverso esercizi, tecniche e sostegni pratici. Sostenere e informare i famigliari per un approccio globale alla problematica Il prossimo incontro è previsto martedì 5 dicembre nella sede di ATiDU.

CORSI Lettura labiale Come ormai da diversi anni, sarà organizzato un corso di lettura labiale finalizzato all’apprendimento delle basi della lettura labiale. Il corso è aperto a tutte le persone interessate. Le date e il luogo sono ancora da definire. Eventuali interessati possono contattare il nostro segretariato che sarà volentieri a disposizione a fornire tutte le informazioni necessarie. L’incontro: appuntamento con la salute «Vitamine e Sali minerali, cosa sono e dove si trovano» Mercoledì 6 dicembre in zoom riprendiamo l’appuntamento sempre apprezzato con Chiara Pelossi, appassionata di cucina e alimentazione sana, soffermandoci questa volta, sul tema di vitamine e sali minerali.

NOVITÀ L’incontro: l’importanza di comunicare correttamente Giovedì 23 novembre a Bellinzona, in collaborazione con Luana Asiak Branchini, proponiamo una serata per condividere strategie concrete di comunicazione al fine di migliorare le proprie relazioni sia professionali che personali.

Gruppo di ascolto per portatori di impianto cocleare (IC) Il gruppo di auto-aiuto diventa un mezzo importante per non affrontare da soli il percorso pre/post-intervento e la quotidianità con l’impianto. Gli incontri solitamente sono suddivisi in due tempi: una parte dedicata alla cultura o al divertimento, l’altra allo scambio di esperienze, al proprio vissuto nonché al sostegno reciproco. Gli obiettivi del gruppo sono il condividere le proprie esperienze personali sapendo di poter essere compresi dagli altri in quanto coinvolti in prima persona e favorire momenti di informazione e di sostegno concreti Famigliari e amici sono benvenuti nel gruppo. Il gruppo è anche attivo sulla piattaforma Whatsapp, luogo di scambio e di richiesta di consigli pratici. Il prossimo incontro sarà una visita al Convento di Bigorio sabato 18 novembre.

RIASSUMENDO: Per restare aggiornati riguardo alle nostre attività vi ricordiamo che potete seguirci sulla pagina Facebook di ATiDU Ticino e Moesano.

APPUNTAMENTI 34

Per maggiori informazioni e iscrizioni contattateci o seguiteci sul nostro sito www.atidu.ch, potete inoltre consultare le nostre corrispondenze sia in forma elettronica sia cartacea. Inoltre se avete suggerimenti o desideri di attività potete liberamente comunicarcelo.


INDIRIZZI UTILI ENTI

MEDICI ORL

pro audito schweiz Feldeggstrasse 69 Postfach 1332 8032 Zurigo Tel.: 044 363 12 00 Web: www.pro-audito.ch

Dr. Fabio Pandolfi (Perito AI) Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 86 86

Dr. Francesco De Righetti (Perito AI) Via Monte Boglia 5 6900 Lugano Tel.: 091 972 88 44

Dr. Andrea Ferrazzini (Perito AI) Via Lugano 4 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 25 13

Dr. Antonio Pellanda (Perito AI) Via Pioda 5 6900 Lugano Tel.: 091 923 77 06

Dr. med. Flavio Sicurella c/o Centromedico Viale Officina 7 6500 Bellinzona Tel.: 091 640 24 24

Dr. Raffaele Pelloni (Perito AI) Via Moncucco 7 6900 Lugano Tel.: 091 968 22 12

Dr.ssa Daniela Soldati (Periti AI) Via Giuseppe Cattori 11 6600 Locarno Tel.: 091 751 79 77

Dr.ssa Elena Scotti (Perito AI) Viale Castagnola 27 6900 Lugano Tel.: 091 923 36 28

Dr. Nikola Roknic (Perito AI) Via Castelrotto 15 6600 Locarno Tel.: 091 751 55 12/15

Dr. med. Thomas Roth (Perito AI) c/o Centromedico Palazzo della stazione 6900 Lugano Tel.: 091 913 76 76

Pro Infirmis Ticino e Moesano Via dei Sindacatori 1 6900 Massagno Tel.: 091 960 28 70 Web: www.proinfirmis.ch Servizio sociale per sordociechi Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 82 72 Web: www.ucbc.ch Sonos Oberer Graben 48 8400 Winterthur Tel.: 044 421 40 10 Web: www.sonos-info.ch Aspeda Freiburgstrasse 21 3150 Schwarzenburg Tel.: 031 731 33 44 Web: www.aspeda.ch Federazione Svizzera dei Sordi Via Besso 5 6900 Lugano Tel.: 091 950 05 48 Web: www.sgb-fss.ch

Dr. Luca Ingold (Perito AI) Pal. Pax, Viale Stazione 9 6600 Locarno Tel.: 091 743 33 22 Dr. Nicola Melik (Perito AI) Via dell’Ospedale 14 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 60 Dr. Etienne Jacot (Perito AI) c/o Centromedico Via Franscini 12 6600 Locarno Tel.: 091 640 28 28

AUDIOPROTESISTI

Dr. Stefano Ermanni (Perito AI) Via Nassa 21 6900 Lugano Tel.: 091 923 48 75 Via Turconi 23 6850 Mendrisio Tel.:/Fax: 091 646 63 54 Dr. Aleardo Del Torso (Perito AI) c/o Centromedico Corso San Gottardo 6 6830 Chiasso Tel.: 091 695 17 30

Amplifon SA Via Nassa 38 6900 Lugano Tel.: 091 923 14 09 Audio Centro Acustico Via Francesco Soave 5a 6900 Lugano Tel.: 091 225 50 24 Audika Via Motta 1 6900 Lugano Tel.: 091 922 90 10 Belotti SA Piazza Teatro 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 81 83 Centro Acustico Ticinese Via alla Bozzoreda 37 6963 Pregassona Tel.: 091 940 30 30 Cisenti Sagl Via Bagutti 2 6900 Lugano tel.: 091 961 65 65 ElveticAudioprotesi Via Besso 23a 6903 Lugano Tel.: 077 400 87 34 Fielmann AG Via Pietro Peri 4 6900 Lugano Tel.: 091 911 95 30 M&M acustica Via della Posta 6 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 46

Dr. Paolo Erba (Perito AI) via Vincenzo Vela 11 6600 Locarno Tel.: 091 224 55 22

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Autunno/inverno 2023, Nr. 53

INDIRIZZI UTILI 35


P.P.

6528 Camorino

«Per comunicare efficacemente, dobbiamo realizzare che siamo tutti diversi nel modo di percepire il mondo e utilizzare questa comprensione come guida della nostra comunicazione con gli altri» Anthony Robbins ATiDU si pone all’ascolto dei bisogni delle persone deboli d’udito e dei loro famigliari al fine di migliorarne la qualità di vita. Sostieni anche tu la nostra associazione! Diventa socio! I soci di ATiDU usufruiscono di tutte le informazioni elaborate dall’associazione e partecipano a tutte le attività da essa promosse. Diventa volontario! Molte le occasioni in cui puoi dare una mano attiva alla nostra associazione. Diventa sostenitore! Doni, lasciti, contributi di ogni entità sono i benvenuti e andranno a sostenere i nostri progetti. Non esitate a contattarci per avere maggiori informazioni. ATiDU vi accoglie nella sede di Bellinzona, Salita Mariotti 2. Risponde al numero 091 857 15 32 e all’indirizzo e-mail info@atidu.ch Tutte le informazioni sul nostro sito internet www.atidu.ch


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