Skip to main content

InfoATiDU #50

Page 1

Info ATiDU 50 Periodico dell’Associazione ATiDU Ticino e Moesano Nr. 50 Numero unico 2020

50 numeri 25 anni 1’000 ascolti 1 solo orecchio APPROFONDIMENTO 50 VOLTE Info ATiDU A cura di Maria Grazia Buletti


SOMMARIO SOSTENITORI

Repubblica e Cantone Ticino Fondo Swisslos

Info ATiDU

Periodico di ATiDU Ticino e Moesano, Associazione per persone con problemi d’Udito

3 EDITORIALE 4 NOTIZIE 6 AUDIOTECA

Sentire (male) ai tempi del coronavirus

Evoluzione dei sussidi e delle prestazioni ai

50 volte Info ATiDU

Consigli per portatori di impianto cocleare

REDAZIONE

8 SOCIALITÀ

COMITATO ATiDU

10 APPROFONDIMENTO

Cinzia Santo, redattrice responsabile Comitato ATiDU

Gianni Moresi, Presidente Dr. Andrea Ferrazzini Don Massimo Gaia Margherita Gerber Emanuele Merighi Francesca Micheletti Zufferey Liliana Sabbadin-Panzeri Christian Siano

16 ATTUALITÀ

18

20

TEAM

GRAFICA

Sabrina Bernasconi Chittaro Cinzia Santo Gregorio Cascio per C-comunicazione e design

STAMPA

Progetto Stampa, Chiasso

TIRATURA

1’000 copie

La mascherina (s)fashion Home work per persone con problemi di udito

22 GENITORI E FIGLI

La scuola di ieri e di oggi per un debole di udito

23 TEMPO

Un 2020 notevolmente complesso

26 APPUNTAMENTI 27 INDIRIZZI UTILI

SEDE, INFORMAZIONI E CONTATTI

ATiDU Ticino e Moesano Salita Mariotti 2 CH-6500 Bellinzona Tel.: 091 857 15 32 E-mail: info@atidu.ch Web: www.atidu.ch

COPYRIGHT

Pubblicazione gratuita con citazione della fonte

SOMMARIO 2

Ai 50 numeri di Info ATIDU hanno contribuito molte penne e molti volti. Qui ve ne proponiamo alcuni, fotografati negli anni intorno alla nascita della rivista. Un modo per rendere onore a tutti coloro che hanno contributo alla riuscita, ci piace sperare, di questa rivista. Un album ricordo per omaggiare il tempo che passa lasciando i legami intatti. Grazie di cuore a tutti e tutte, anche a coloro che qui non sono ritratti.


EDITORIALE A cura di Don Massimo Gaia, comitato ATiDU

Ricordo ancora bene quella sera a riunione di comitato: Milena, la nostra presidente storica, aveva appena espresso la sua idea e il suo desiderio di avere un organo informativo per la nostra associazione. Ma qualche dubbio c’era, nella sua voce: chissà se viene ben accolto dai soci, chissà se è davvero utile, chissà se e come lo possiamo riempire di contenuti redazionali, chissà chi ce lo può stampare, chissà cosa ci viene a costare, chissà se non si trattasemplicemente di un azzardo da quasi tutti i punti di vista. Mi ricordo che le proposi di confezionare il primo numero (o forse, più precisamente, il numero “zero”) con mezzi nostri artigianali: un PC, una stampante e una fotocopiatrice. Se il prototipo avesse poi risposto alle aspettative e se fosse stato ben accolto dai soci, allora avremmo cercato una modalità di redazione e di stampa un po’ più professionali. Detto, fatto. Mi sono messo al mio PC con Windows 95 (chi se lo ricorda ancora? Una rivoluzione per quei tempi…), con il programma Microsoft dal nome Publisher 95 (un editor per pubblicazioni a prezzo accessibile e davvero in anticipo sui tempi…), con la mia stampante laser bianco e nero (era costata un occhio della testa: oggi per quel prezzo se ne potrebbero comperare 10 di qualità eccellente…). La parte più facile è stata moltiplicare l’originale con l’ausilio della fotocopiatrice. Il successo di Info ATiDU è stato immediato: già dal secondo numero (o numero “uno”, per meglio dire) Milena aveva trovato una tipografia che ci avrebbe confezionato e stampato l’opuscolo con mezzi professionali. Un po’ ci rimasi male… avrei collaborato ancora volentieri in questo ambito. D’altra parte il risultato confezionato dai “professionisti” si lasciava proprio ben vedere e ben promuovere. Altri, in questo numero “cinquanta”, descriveranno meglio di me la storia di Info ATiDU. Numerose persone, sia del comitato che del segretariato, si sono cimentate negli anni con la stesura del giornalino associativo: un ringraziamento, che viene dal cuore, sorge spontaneo e intende rendere onore a chi ha fatto Info ATiDU in questi 25 anni. Di molti di loro trovate in questo numero delle foto risalenti alla metà degli anni 90 circa. Ne trovate anche una mia: sembrano parecchie vite e tanti chili fa, quando ero ancora in azione come musicista. E questa mia (ex-)attività professionale, mi dà lo spunto per descrivere ciò che è stato ed è Info ATiDU per me: Punto e Contrappunto. Il contrappunto è un’arte musicale antichissima, che consisteva nel contrapporre nota a nota (“punctum contra punctum”), le quali, secondo certe regole, dovevano risuonare nello stesso momento, generando melodie diverse ma contemporanee. Info ATiDU è un piacevole e confortevole contrappunto alle mie esigenze di debole d’udito. L’ augurio è per ancora tanti altri “numeri” che siano di contrappunto alla vita di tante altre persone.

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

EDITORIALE 3


NOTIZIE

NOTIZIE DAL SEGRETARIATO Assemblea ordinaria annuale Un’assemblea insolita questa del 2020. Era prevista in aprile ma a causa di questo tempo pandemico rimandata e poi tenuta l’8 settembre presso la Casa del Popolo di Bellinzona, con distanziamenti sociali ma con grande partecipazione e volontà di essere presenti. Assemblea eccezionalmente presieduta da Don Massimo Gaia accompagnato dal presidente del giorno Dottor Roberto Dotti, direttore della SUVA. Oltre all’ampio spazio dedicato al consuntivo dei vari progetti e delle sensibilizzazioni del 2019 che hanno riscosso notevole successo, si è data particolare attenzione alle varie novità nelle attività sia ricreative che specifiche al mondo della sordità che hanno arricchito l’anno passato. Per quanto riguarda l’anno in corso il 2020 è caratterizzato dalla situazione legata al Covid-19, e anche il lavoro di ATiDU è chiaramente influenzato. Da gennaio a marzo sono state svolte le attività previste (Corso “Sento ma non capisco” – visite al Planetario – mostre al MASI). Dalla fine del mese di marzo si è stati costretti ad annullare diverse interessanti proposte programmate (Assemblea – sensibilizzazioni - visite al MASI – visita Azienda Cantonale dei Rifiuti – corso Lettura labiale – L’incontro - gruppi di auto aiuto - Rassegna guardando insieme). Impossibilitati a svolgere le consulenze in presenza, il team ha continuato ad effettuarle in maniera telefonica rispondendo alle richieste specifiche, mantenendo così dei contatti regolari con i soci.

RIASSUMENDO: Per chi desiderasse i dettagli dell’assemblea ATiDU 2020 è possibile richiedere la documentazione e il verbale al segretariato.

NOTIZIE 4

In seguito a diverse segnalazioni da parte dei soci riguardo alla difficoltà di comunicazione a causa dell’uso delle mascherine, si è deciso di creare un volantino specifico sull’argomento con suggerimenti pratici. E’ stato distribuito agli ospedali, case anziani, enti interessati come pure audioprotesisti e medici. Abbiamo sollecitato anche i media attraverso comunicati stampa e articoli. Sono stati poi presentati due nuovi volantini legati all’impianto cocleare, ed è stato messo l’accento alle due novità più corpose del 2020: il nuovo sito di ATiDU e i tre Spot concepiti per le sensibilizzazioni in collaborazione con il CISA (Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive). Come ogni anno l’assemblea è stata dunque un utile bilancio e un piacevole momento di incontro. Dichiarazione delle imposte, deduzioni possibili Vi segnaliamo questa importante informazione: le persone audiolese hanno la possibilità di dedurre le spese generali per disabilità dalle imposte. Le spese dell’acquisto degli apparecchi acustici, che restano a carico dell’assicurato dopo aver tolto il sussidio dell’AI/AVS, sono deducibili sotto la voce “spese per la salute”. Per quanto riguarda la tassa d’esenzione dall’obbligo militare, gli uomini con un’ipoacusia bilaterale di 55 db, sono esenti da questa imposta. Spot per sensibilizzazioni Tra le nostre molteplici attività, la sensibilizzazione ai problemi uditivi è uno dei pilastri importanti di ATiDU. Nel caso della nostra associazione, il lavoro di sensibilizzazione è volto a rendere l’udente sensibile e cosciente delle problematiche che vive la persona con difficoltà uditive in diversi ambiti della vita in modo da offrire risposte e strategie necessarie per una buona e costruttiva relazione e comunicazione. A questo scopo i nostri formatori intervengono una quarantina di volte l’anno, nei vari ordini di scuola, in particolare nelle Scuole obbligatorie, nella Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) - che forma i docenti di scuola d’infanzia e delle elementari - e nelle Scuole sociosanitarie - che formano gli operatori del settore. La preparazione del materiale didattico, l’aggiornamento e l’adattamento è molto importante al fine di proporre dei momenti sempre più incisivi e utili.


Per questo motivo abbiamo deciso di avvalerci di spot di sensibilizzazione realizzati con la collaborazione del CISA, Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive, di Locarno. Questo anche grazie al sostegno di Pro Infirmis. Finalità degli spot è quella di sensibilizzare gli udenti sulle problematiche uditive e facilitare la comunicazione con chi ha problemi d’udito, in special modo rivolta ai giovani e soprattutto ai futuri operatori sociosanitari e scolastici. Attraverso tre brevi clip vengono messe in scena tre situazioni reali che evidenziano problematiche concrete con le quali chi ha problemi d’udito si trova confrontato quotidianamente. Vi invitiamo a visionare gli spot nel nostro sito, www.atidu.ch.

NOTIZIE DA ASSOCIAZIONI AMICHE Comprendere per partecipare Linguaggio semplificato, lingua facile o linguaggio facile da leggere, sono termini equivalenti volti a indicare una modalità di scrittura facilitata e accessibile a tutte le persone che hanno delle difficoltà di lettura. Parole di uso comune, frasi brevi, spiegazione di termini difficili, sono solo alcune delle caratteristiche di un testo in lingua facile. In Svizzera si stima vi siano centinaia di migliaia di cittadini che, per motivi diversi, incontrano degli ostacoli nel comprendere le informazioni riportate in un testo scritto. Per riuscire a partecipare alla vita nella società, per praticare i propri diritti di cittadinanza e per promuovere la propria autodeterminazione è necessario comprendere i messaggi e le informazioni che ci circondano. Lo strumento della lingua facile permette di elaborare il contenuto di un testo in modo semplificato, ovvero di riportare le stesse informazioni riorganizzandole in modalità più chiara e accessibile. Per farlo vi sono delle linee guida che forniscono regole precise da rispettare. Il Servizio di Lingua facile di Pro Infirmis elabora testi in linguaggio semplificato: la traduzione è realizzata da traduttrici professioniste ed i testi sono verificati da un gruppo di persone con difficoltà di lettura – esperte in questo ambito. È possibile tradurre documenti di varia natura, sia che essi riguardino l’ambito culturale oppure l’ambito amministrativo; il formato può variare da un opuscolo cartaceo a una pagina nel web.

RIASSUMENDO: Per qualsiasi informazione in merito alla lingua facile e ai testi accessibili, potete rivolgervi al Servizio di Lingua facile. Servizio di Lingua facile, Pro Infirmis Ticino e Moesano: linguafacile@proinfirmis.ch www.servizio-lingua-facile.ch Telefono 058 775 38 70

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

NOTIZIE 5


AUDIOTECA SENTIRE (MALE) AI TEMPI DEL CORONAVIRUS A cura di Franz Vogel, Commissione apparecchi acustici pro audito schweiz Tradotto per ATiDU da dezibel 2/2020 da Franco Panzeri

Redazione: In questi strani tempi pandemici che ci obbligano ad una comunicazione diversa, è necessario trovare soluzioni che possano migliorare il sentire nelle varie situazioni quotidiane. I mezzi ausiliari possono venire in aiuto. Abbiamo tradotto per voi questo articolo interessante letto su dezibel, rivista storica della pro audito schweiz.

Mentre scrivo questo articolo, il Coronavirus continua a tenere in scacco la nostra vita. Molte cose sono cambiate, dobbiamo adattarci e ripensare il nostro modo di vivere. Che cosa comportano le ridotte possibilità di contatto per chi, come noi, ha problemi di udito? Con il confinamento forzato può esservi capitato – come è successo a me – di prendere nuovamente coscienza di quanto le persone con difficoltà uditive dipendano in modo sostanziale da soluzioni acustiche ben funzionanti. Vorrei proporvi qualche riflessione al riguardo. La comprensione al telefono Se il telefono rimane (quasi) l’unica possiblità di contatto, le cose si complicano quando la comprensione al telefono è difficoltosa. Come si può rimediare? In linea generale si può dire che di solito gli apparecchi acustici supportano meglio una conversazione fatta col cellulare piuttosto che con il telefono fisso. Spesso si può allestire un collegamento via Bluetooth. Se avete un telefono fisso senza accessori, può essere utile spostare di poco la posizione della cornetta contro l’orecchio. Idealmente, essa va tenuta appoggiata direttamente al microfono dell’apparecchio acustico retroauricolare, ossia un poco più in alto del solito. Con un apparecchio endoauricolare, la posizione migliore è la stessa di quando si telefona senza apparecchio acustico. Se il vostro telefono è dotato di un “viva voce”, verificate se attivando questa funzione riuscite a capire meglio. Attenzione però: con ogni interlocutore occorre impostare una regolazione ottimale. Oggi la tecnica offre naturalmente molte altre possibilità. Alcuni apparecchi acustici, ad esempio, hanno un programma speciale per quando si telefona, spesso indicato con “DuoPhone” o “telefono acustico”.

AUDIOTECA 6

Un’altra opzione è la sostituzione del telefono con un modello concepito espressamente per gli apparecchi acustici. Ad ogni modo, l’aggiornamento tecnico di solito richiede un certo tempo e il sostegno, ad esempio, dell’audioprotesista. Capire la televisione Senza l’aiuto della tecnica, anche per il televisore si può fare poco per aumentare la comprensione. Tutti i principali produttori offrono oggi strumenti aggiuntivi, collegabili al televisore e che trasmettono il sonoro direttamente all’apparecchio acustico. Che poi, nonostante la buona regolazione degli apparecchi, spesso non si riesca a comprendere tutto, dipende tra l’altro anche dalla disposizione – svantaggiosa per l’acustica – degli altoparlanti nei moderni schermi piatti. Essi infatti non sono soltanto piccoli, ma di solito sono pure rivolti verso il basso, in modo che il suono si diffonde nel locale e si riverbera più volte su pareti e soffitti. L’orientamento in avanti degli altoparlanti – acusticamente migliore – non è fattibile a causa del bordo sottile degli odierni schermi. Che fare, allora? Una possibile soluzione sarebbe di cambiare la propria posizione davanti al televisore. Stando seduti in un angolo, i toni bassi risultano eccessivamente forti e rimbombanti. Dunque potrebbe essere utile spostare la poltrona o la sedia. Per il resto? Anche alzare di più il volume ha dei limiti. Un’alternativa potrebbe essere quella di collocare un altoparlante supplementare – se disponibile – vicino al punto da cui si guarda la televisione. In conclusione Con le mie modeste riflessioni voglio ricordarvi che bisogna affrontare, senza troppo attendere, la questione della comprensibilità. Questo il mio consiglio: prendetevi il tempo necessario per soluzioni acustiche ben funzionanti. E proprio in periodi di pandemia come questo, farete un grande favore a voi stessi.

RIASSUMENDO: Potete trovare tutti questi mezzi ausiliari in prova presso la nostra Audioteca. Il nostro responsabile tecnico è sempre a disposizione per una consulenza, contattate il segretariato di ATiDU.


Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

AUDIOTECA 7


SOCIALITÀ EVOLUZIONE DEI SUSSIDI E DELLE PRESTAZIONI AI A cura di Renato Rossini

Approfitto di questo numero speciale di Info ATiDU per proporre qualche riflessione sul ruolo dell’AI quale supporto alle persone con disabilità, nel nostro caso deboli d’udito. Anche se la base costituzionale risale al 1925, l’AI di fatto è stata costituita a partire dal 1960, una decina d’anni dopo la consorella AVS. L’ obiettivo primario dell’assicurazione invalidità è di stimolare le persone invalide in modo tale che possano far fronte al proprio sostentamento completamente o in parte con le proprie forze e che possano condurre una vita il più possibile indipendente. Di conseguenza i provvedimenti d’integrazione contribuiscono a mantenere o migliorare in modo duraturo e tangibile la capacità lavorativa. Indubbiamente nei primi tempi della sua attività l’AI rispondeva con precisione allo scopo per cui era stata creata. È ancora così? Bisogna dire anzitutto che l’osservatorio dei deboli d’udito, pur per noi così importante, non è quello più significativo all’interno dell’AI. A livello di spesa, prendiamo ad es. lo scorso anno, la fetta più importante è costituita dalle rendite: 5,4 mia su una spesa globale di 9,5 mia. Per i deboli d’udito sono stati spesi globalmente poco più di 51 mio, cui se ne aggiungono altri 28,6 spesi dall’AVS. L’AI è per legge finanziata in parte dalle quote prelevate sui salari dei lavoratori e dei datori di lavoro e in parte direttamente dalla Confederazione. Questo sistema ha tenuto bene fino all’inizio degli anni ’90, poi è entrato in crisi accumulando ripetuti deficit. Diverse misure di contenimento sono state prese in seguito, tra cui ricordiamo l’aumento di 0,4 punti dell’IVA limitatamente al periodo 2011-2017. È però a metà del 2011 con la sesta revisione (vedi Info ATiDU 32) che il piano di risanamento si è concretizzato con una massiccia riduzione delle prestazioni ad ogni livello. Riprendo ora il discorso dall’ottica dei deboli d’udito: nel corso degli anni notevoli miglioramenti dal punto di vista tecnico hanno conosciuto parallelamente un’evidente esplosione dei costi. Personalizzo il discorso per essere più chiaro. Nel 1968 ho messo la prima protesi, degli occhiali acustici Rexton il cui costo di ca. 1’750.– chf è stato interamente coperto dall’AI.

SOCIALITÀ 8

Facciamo un salto nel tempo e vediamo nella tabella gli ultimi tre apparecchi acquistati, modelli digitali: l’AI nel frattempo aveva già messo un tetto al proprio sussidio creando tre classi di aventi diritto a seconda della perdita uditiva. Io figuravo nella classe III (perdita mediograve) per cui ho ottenuto nel 2005 e nel 2011 (prima dell’entrata in vigore della sesta revisione) il massimo sussidio possibile. Nel 2005 e nel 2011 portavo due apparecchi acustici, nel 2018 uno solo avendo nel frattempo fatto ricorso a un impianto cocleare. Anno Modello Phonak Costo Sussidio AI % sussidio 2005 Supero 413 A 2

6’442 4’922.70

76.4

2011

Naida V UP

6’560 3623.40

55.2

2018

Naida B 70 UP

3’900 850.00

21.8

Della tabella si capisce chiaramente che l’AI ha ridotto le sue prestazioni già prima del 2011, anno in cui a partire dal mese di luglio, s’è prodotto un vero salasso! Oltre che procedere a una diminuzione progressiva delle proprie prestazioni l’AI aveva fatto ricorso a un’ulteriore misura per contenere i propri costi: il diritto al sussidio per la sostituzione degli apparecchi acustici, che inizialmente scattava ogni 4 anni, poi è stato portato dapprima a 5 e ultimamente a 6 anni. Se delle misure s’imponevano, vista la crescita esponenziale dei costi e di conseguenza del deficit allora miliardario dell’AI, bisogna dire che con la riforma del 2011, pur rimanendo quest’assicurazione un aiuto indispensabile, l’AI ha compromesso in modo forse definitivo il raggiungimento dei propri obiettivi citati all’inizio di questo contributo. In particolare antisociale è stata la soppressione delle tre categorie di sussidio in base alla gravità della perdita uditiva. Di positivo c’è stata, e questo va pur riconosciuto, la decisione di continuare ad offrire un sussidio al 100% fino ai 18 anni di età. Per chi giudicasse il mio giudizio troppo drastico, mi spiego con due esempi. Prendiamo un giovane nella mia stessa situazione uditiva (perdita medio-grave): nel corso della sua attività lavorativa avrà sborsato di tasca sua almeno 21’000 chf, il doppio se gli apparecchi sono due!


Prendiamo una persona con modesti mezzi finanziari: sarà tentata per risparmiare di acquistare apparecchi meno cari, ma non confacenti alle sue reali necessità, se non addirittura acquistarli in farmacia, alla Migros o su internet. Era a questo che si voleva arrivare? Aggiungo ancora per finire che uno dei motivi decantati per giustificare la drastica riduzione dei sussidi è stato quello di incentivare la concorrenza tra i produttori e abbassare di conseguenza i prezzi degli apparecchi: non si è visto niente di tutto questo (vedi Info ATiDU 40)! E dal punto di vista finanziario? Da questo punto di vista inizialmente la riforma è stato un successo, anche superiore alle previsioni, tant’è vero che taluni effetti negativi sono stati in seguito attenuati. In particolare sono stati introdotti i casi di rigore (vedi Info ATiDU 49): 5 casi nel 2012, 509 nel 2015 e 1418 l’anno scorso. La relativa spesa è salita da 20’000 chf (2012) a 509’000 chf (2015) e a 1’418’000 chf (2019). Inoltre è stata ripristinata la possibilità di finanziare la sostituzione degli auricolari una volta nel corso dei 6 anni d’uso dell’apparecchio acustico. Sempre dal punto di vista finanziario, visti i costi comunque sempre crescenti, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione, da un paio d’anni qualche nube si profila all’orizzonte. Negli ultimi due anni infatti l’AI si è trovata di nuovo in deficit: 100’000 chf nel 2018 e 400’000 nel 2019. Pochi sanno che i deficit dell’AI non sono coperti da prestiti bancari o dalla Confederazione, ma dall’AVS, un’istituzione pure alla ricerca di un solido e duraturo finanziamento per gli anni a venire. Per tornare a noi un’ulteriore contrazione delle prestazioni e dei sussidi sarebbe deleteria, e quindi occorrerà di sicuro prima o poi rivedere l’intero sistema di finanziamento.

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

SOCIALITÀ 9


APPROFONDIMENTO 50 VOLTE Info ATiDU Una rivista dedicata ai problemi d’udito che ha saputo adattare i propri tempi con l’evoluzione delle problematiche e le esigenze dell’utenza. A cura di Maria Grazia Buletti

La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta. (Anonimo) “Ho cinquantacinque anni e, a causa di un’infermità congenita, da venti porto un apparecchio acustico endoauricolare all’orecchio sinistro”. Cristina Bettazza racconta la fatica di sentirsi, dice, geneticamente diversa: “È un lungo percorso interno con momenti che oscillano fra alti e bassi”. Oggi si sente più matura e consapevole del suo problema e prosegue per la sua strada “che sta mutando nuovamente”: “Anche l’udito all’orecchio destro mi sta abbandonando… e quindi mi ritrovo a dovermi reinventare e accettare in questa nuova situazione di vita, con le difficoltà che comporta”. Poco importa se l’ipoacusia si manifesta gradualmente o in altro modo: adattarsi a convivere con la perdita dell’udito può essere complesso e richiedere tempo. Colpisce l’equilibrio, rende difficile la conversazione e la comprensione, intaccando il rapporto con l’altro, rendendo difficoltoso il cammino personale verso il mondo sociale e professionale. Tutto questo provoca inevitabilmente frustrazione e affaticamento mentale e fisico, e può portare all’isolamento sociale, all’ansia e persino alla depressione, come pure a un impoverimento generale della salute. Ci si pensa generalmente poco, perché il debole d’udito non è così immediatamente riconoscibile come potrebbe esserlo, ad esempio, un ipovedente o un cieco. Eppure, malgrado la sua problematica uditiva, Cristina lavora da 25 anni come segretaria in ambito ospedaliero: “Devo dire di essere circondata da molte persone che mi capiscono e cercano di aiutarmi nel trovare soluzioni alternative di comunicazione, mentre altre evitano semplicemente di parlare con me”. Anche i tempi che corrono non lesinano difficoltà da superare giorno per giorno, che si sommano a quelle note: “Il 2020, dopo ciò che abbiamo vissuto e che ancora stiamo affrontando, è un anno surreale: la mascherina è un ostacolo in più per tutte le persone come me, audiolese”. Tappati le orecchie, forte, più forte, sempre più forte… lo senti quanto ti voglio bene? (Dal film Amami se hai coraggio)

APPROFONDIMENTO 10

Le risate dei bambini, le conversazioni, il ronzio delle api o un rubinetto che gocciola: l’udito è il senso importante che ci mette in relazione con gli altri, ci fa percepire ciò che ci circonda e ci dà sicurezza nella vita di tutti i giorni. Per chi ha un udito normale, non è facile però capire cosa significhi sentirci poco e male o non sentirci affatto. Eppure non si tratta di problematiche isolate: sappiamo che con il naturale processo di invecchiamento, la facoltà uditiva può diminuire già a partire dai 40 anni e, considerando già solo la perdita di udito dovuta all’invecchiamento, una persona su cinque fra i 65 e gli over 75 anni deve fare i conti con una perdita dell’udito. Tuttavia, non basta prendere coscienza di questo problema, perché dobbiamo sapere come intervenire attivamente per pemettere a chi è debole d’udito di rimanere indipendente e mantenere il legame con la vita sociale e professionale. “Quest’anno ricorrono i cento anni dalla fondazione di pro audito schweiz che fu fondata molto presto se pensiamo che la società svizzera di otorinolaringoiatria vide luce poco prima, nel 1912, e che la prima clinica di otorinolaringoiatria della Svizzera (a Zurigo) risale al 1917”, il dottor Andrea Ferrazzini, otorinolaringoiatra, riflette sul fatto che 100 anni sono davvero molti: “E magari qualcuno di noi, se conosce una persona di 100 anni, si rende ancor più conto di quanto siano cambiate le cose e la nostra vita in questo lasso di tempo”. Egli ricorda che: “Allora non esistevano le comodità di casa che oggi ci paiono banali, mentre a malapena avevamo l’acqua corrente, l’elettricità e il bagno (ma non dovunque situato dentro la casa); il telefono era per pochi e le automobili pure, mentre non esistevano tutti gli elettrodomestici che oggi reputiamo indispensabili come frigorifero, lavastoviglie e lavatrice. Tutto questo comportava grandi fatiche quotidiane che oggi non immaginiamo neppure più”. Dunque, ci sono sempre stati anche i sordi e i deboli d’udito, è la riflessione del dottor Ferrazzini: “E già a quei tempi, anche i deboli d’udito cercavano una via d’uscita dall’isolamento sociale, anche se bisogna dire che si viveva meno a lungo e ciò comportava il fatto che gli anziani (dunque parecchi deboli d’udito per senilità) fossero pochi”. L’attenzione a questo problema si è evoluta con il tempo e oggi non è solo la fondazione di pro audito schweiz a sottolineare l’importante traguardo centenario: ATiDU ha di che gioire dei 25 anni lungo i quali


Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

APPROFONDIMENTO 11


Info ATiDU, la sua rivista dedicata, si è fatta largo e ha provveduto a sensibilizzare la popolazione sul mondo dei non udenti e le sue poblematiche: “Siamo arrivati a 50 numeri i cui contenuti, nel tempo, si sono plasmati ed evoluti sulle e con le esigenze dei deboli d’udito che, a loro volta, testimoniano sempre quanto trovino importante e interessante la nostra Rivista”, riassume Cinzia Santo, responsabile comunicazione ATiDU, che l’ha quasi vista nascere e ne conosce perfettamente la genesi come pure la storia: “Il primo Info ATiDU ha visto la luce nel 1995 e i suoi primi sei numeri non contenevano un dossier di approfondimento di un tema specifico, scelto di volta in volta secondo le esigenze e l’interesse. L’idea di un bollettino informativo, se ben ricordo, era venuta a Milena”. Semplicemente Milena, citata da Cinzia, è riferito a Milena Donadini, colonna e presidente per un lungo numero di anni di ATiDU. La ricordano bene anche altri membri di Comitato, così come rammentano la sua paternità della rivista oggi cinquantenne: “Per Info ATiDU, l’idea era stata proprio di Milena che desiderava fortemente questo strumento di comunicazione”. Così Don Massimo Gaia ricorda di averla sostenuta, assicurandole che si sarebbe potuta realizzare facilmente anche con “mezzi informatici domestici”: “Avevo preparato lo schema di base del primo numero, successivamente completato da un atelier professionale (a quei tempi si lavorava ancora con forbice e colla oltre che con PC)”. Don Gaia dice pure di aver trovato il modello del primo numero nel proprio archivio informatico: “Anche se purtroppo non si può più aprire, perché in un formato troppo vecchio; si poteva per contro ancora aprire il documento del testo consegnatomi da Milena come idea base da impaginare”. Dei numeri successivi egli racconta che fu proprio lei ad avere addirittura trovato una ditta che si sarebbe occupata dell’impaginazione e della stampa. Renato, vice presidente per 8 anni dalla fondazione di ATiDU, racconta che Milena gli chiese di curare la rubrica sociale della rivista: “Cosa che continuo tutt’ora a fare”. Fino a quando, si chiede; però non dà risposta a suffragio della passione che è rimasta intatta in tutto questo tempo e per tutti i numeri pubblicati. Il piacere che si prova attraverso le orecchie si chiama “incantesimo”, quello che si prova con gli occhi “fascino”. (Porfirio) La rivista Info ATiDU: un collante fra l’udito e la vista, col fascino della carta che si legge e rimane, che non si è fossilizzata agli esordi, ma ha dimostrato di saper cavalcare un’evoluzione strutturale a rispecchiare il lungo cammino dell’omonima associazione, parallelamente all’evolversi della problematica uditiva: “Info ATiDU ha cambiato faccia come lo ha fatto il mondo dei deboli d’udito”. Lo conferma sempre Cinzia Santo che pure ne ricorda gli esordi: “Alla stesura dei testi collaboravano in modo prioritario il Comitato e il segretariato; per l’impaginazione e la grafica tutto era stato affidato al Laboratorio Laser, mentre il primo Dossier di approfondimento risale al 1998, nel numero 7.

APPROFONDIMENTO 12


Era un numero piccolo e verde, con rubriche informative: più una specie di bollettino informativo che però è andato rimpolpandosi sempre più nel tempo con informazioni approfondite che giungevano anche dai vari soci e dai medici accreditati ad ATiDU”. Di tempo e riviste ne sono passati da allora, ricorda Cinzia segnandone anche e soprattutto i passi salienti: “Dal numero 30, pubblicato nell’estate 2010, Info ATiDU si presenta con una forma grafica innovativa, con cambio di formato, più coerenza nel layout, con un nuovo logo ATiDU e il primo Dossier di approfondimento curato dalla giornalista Maria Grazia Buletti”. Questo periodo segna pure l’assunzione di Cinzia Santo a cui viene affidato il compito della comunicazione generale di ATiDU, mansione che comprende in special modo la cura del nuovo Info ATiDU che, dal numero 39, subisce un nuovo restyling di grafica: “Il formato rimane, ma logo e grafica (passata a C-Comunicazione design) assicurano una coerenza totale con il sito web e con tutta la comunicazione ATiDU”. Il numero 40 segna la svolta importante: “Per assicurarci una neutralità di informazione, abbiamo scelto di non pubblicare più annunci pubblicitari, mentre il finanziamento da lì in poi ci è sostenuto annualmente da alcune fondazioni, anche se ogni anno è sempre più complicato trovare nuovi sostenitori”. Cinzia ha pure parecchio da dire sui contenuti, perché ne cura personalmente i temi da sviluppare: “Alcuni dossier sono stati ripresi diverse volte, però con uno sguardo diverso che si è adeguato, plasmato e aggiornato via via ai tempi e all’evoluzione delle problematiche uditive”. Oggi, ogni numero di Info ATiDU veicola informazioni più approfondite e comprende rubriche che interessano tutti: “per noi è molto importante dare voce pure ai soci con le loro preziose testimonianze”. La rivista che oggi, lo ricordiamo, è giunta al suo cinquantesimo numero, ha pure acquisito un’appendice interessante durante il suo cammino: “Da settembre 2016, e per 5 volte all’anno, ATiDU è presente anche in una pagina della rivista Terzaetà di ATTE, con temi spesso trattati precedentemente da Info ATiDU, però sintetizzati e declinati a beneficio dei lettori di questa rivista dedicata soprattutto alle persone anziane”. L’evoluzione non è una forza ma un processo; non una causa ma una legge. (John Morley) Tanta la strada di Info ATiDU, in una crescita progressiva che, dicevamo, ha affiancato le esigenze dei deboli d’udito e i cambiamenti delle loro problematiche. Lo testimonia ad esempio sempre Cristina Bettazza, debole d’udito: “Negli ultimi anni gli apparecchi acustici, partendo da quelli di base, sono diventati più sofisticati e hanno migliorato in modo positivo l’ascolto, limitando il disturbo dei rumori esterni”. A suo tempo, Info ATiDU ha approfondito più volte questo tema tanto “tecnico” quanto essenziale per accorciare sempre di più la distanza fra il non udire bene e il capire ciò che viene detto. Che al netto di tutto si chiama “comunicare”.

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

APPROFONDIMENTO 13


Allora, ad esempio, Info ATiDU già nel suo numero 9 del 1999 approfondisce il dossier Telefono per deboli d’udito; nel numero 20 del 2005 si sofferma sui progressi della Sottotitolazione con Teletext (altra importante conquista); nel 25 del 2007/2008 con Deboli d’udito e comunicazione, seguito da L’impianto cocleare-IC del numero seguente (2008), mettendo sempre più in luce i progressi dei supporti atti a migliorare le problematiche uditive. E questi sono solo alcuni degli esempi possibili a dimostrazione dell’impegno di marciare con un occhio sempre nel presente ma rivolto pure al futuro, anche e soprattutto in quell’evoluzione tecnica talvolta difficile da comprendere, interpretare e raggiungere senza un chiaro ed esaustivo aiuto come può essere quello dato dai contenuti degli approfondimenti di Info ATiDU. “Oggi leggo articoli pubblicati tempo fa che sono tutt’ora attuali e mi accorgo di quanto tempo è passato solo per il fatto che alcune fotografie mi ricordano persone che mi sono state vicine; così, sfogliare la rivista mi fa ricordare avvenimenti importanti già passati”. È Pia Cattaneo che, da socia onoraria, ha pure lei qualcosa da dire sui cambiamenti e i contenuti di Info ATiDU: “Potrei elencare tutte le perle e scrivere due parole su ciascuna, ma ne scelgo una che mi sta molto a cuore e rigurda da vicino ogni persona, sia essa debole d’udito o no: la presa di coscienza della problematica uditiva!”. Pia è convinta che: “Tutti i numeri di Info ATiDU sono una chiara testimonianza di come negli anni sia cambiato il rapporto fra le persone, siano esse audiolese o no, con la sordità: ai tempi dei primi numeri della nostra rivista, per la società la perdita d’udito era un argomento poco conosciuto perché spesso taciuto e legato a sentimenti di vergogna. Quindi le persone prendevano conoscenza di questi problemi unicamente a perdita d’udito avanzata. Grazie al grande lavoro dell’associazione con le consulenze, i corsi di lettura labiale, i gruppi di incontro e, non da ultimo, la rivista Info ATiDU, sempre più persone del nostro territorio sono diventate sensibili alle difficoltà che incontra chi ha problemi d’udito nella vita quotidiana”, conclude Pia, dicendosi convinta che i 50 numeri della rivista testimoniano di essere il canale e mezzo informativo “più appropriato”. Dal canto suo, l’audioprotesista Emanuele Merighi ci permette di meglio comprendere il cammino parallelo fra evoluzione dei supporti acustici e rivista Info ATiDU: “Un tempo gli apparecchi acustici non si potevano bagnare, mentre ora alcuni dispositivi sono impermeabili. Avevano le pile da sostituire, ora sono ricaricabili. Erano analogici, ora digitali. I due apparecchi acustici non comunicavano fra di loro, cosa che oggi avviene con quasi tutti quelli più moderni. Esistevano solo apparecchi di tipo retroauricolari o ad occhiale, mentre attualmente i più usati sono i modelli con ricevitore nell’orecchio che in passato non esistevano”. Tutti passi documentati e approfonditi. E non si ferma qui, continuando con un lungo elenco di miglioramenti che la rivista ha puntualmente riportato, fra i quali Merighi ancora cita, ad esempio: “Prima l’apparecchio acustico non disponeva di alcun tipo di connessione, oggi invece si può collegare a molti dispositivi tramite tecnologia

APPROFONDIMENTO 14

Bluetooth”. E guarda al futuro che Info ATiDU saprà certamente cogliere come sfida informativa: “Un domani, l’audioprotesista potrà, in alcuni casi, regolare gli apparecchi acustici direttamente al paziente da casa, senza doverlo far passare fisicamente in studio e questo grazie alle connessioni internet. Così come in futuro si potrà collegare l’apparecchio acustico al telefonino, permettendo non solo di sentire la voce direttamente nelle due orecchie come avviene ora, ma potendo pure tenere in tasca il telefono perché l’apparecchio acustico avrà integrato un altoparlante a sostituzione di quello del telefonino stesso”. Manco a dirlo e a suffragio della carrellata storica dell’audioprotesista, segnaliamo il numero 42 della rivista che contiene l’approfondimento Evoluzione degli apparecchi acustici. Ricerca e medicina, sempre riportate fedelmente da Info ATiDU nel corso degli anni (con il compito di divulgazione e spiegazione dei progressi) consentiranno perciò al debole d’udito di migliorare ulteriormente la propria qualità di vita. “Gli apparecchi acustici hanno sempre seguito da vicino le conquiste tecnologiche”, conferma l’otorinolaringoiatra Andrea Ferrazzini e ci porta ad esempio il tema dell’impianto cocleare, argomento ben sviluppato da Info ATiDU 36 del 2013 con il dossier Giornata dell’impianto cocleare. Impianto cocleare sul cui conto il dottor Ferrazzini dice: “La chirurgia dell’orecchio era già molto valida 25 anni fa, quando nasceva Info ATiDU e io, nel contempo, mi affacciavo alla porta dell’otorinolaringoiatria, cominciando la mia formazione a Zurigo. Allora, anche su questo punto i dispositivi tecnici (dall’impianto cocleare a quelli attivi nell’orecchio medio, arrivando fino agli apparecchi ancorati all’osso) hanno mostrato i progressi maggiori e sicuramente oggi possiamo esprimere il nostro stupore pensando all’evoluzone degli impianti cocleari, riscontrando come questi siano nati pure per “ridare l’udito ai nati sordi”. Ricordando il lungo percorso fatto nell’audiologia e nella riabilitazione, egli non può che ribadire la cura con cui Info ATiDU ha sempre riferito, informando e approfondendo tutti i passi in avanti. Dopo il verbo “amare” il verbo “aiutare” è il più bello del mondo. (Anonimo) Senza dimenticare la grande visibilità e la grande eco prodotte dalla rivista quando ha dato voce alle diverse campagne di sensibilizzazione a favore dei deboli d’udito. Una su tutte, da citare ad esempio, è quella riportata dal dossier della rivista (numero 46 del 2018) L’udito? Unveroamico! tanto utile e importante per la categoria, quanto necessaria alla sensiblizzazione sociale sul tema e, non da ultimo, per raggiungere anche quella fascia di genitori, bambini e giovani adolescenti confrontati con il problema dell’udito, visto che l’approfondimento ha avuto eco in esposizioni scolastiche in tutto il nostro Cantone. “Con Info ATiDU abbiamo raggiunto spesso, e ancora lo faremo, non solo i deboli d’udito bensì tutta


la popolazione che, naturalmente, interagisce con essi”, spiega Cinzia Santo suffragando il sostegno della rivista per l’inclusione sociale e professionale di chi ha problematiche legate all’udito. Nel numero 48 dello scorso anno, difatti, In famiglia: ti parlo e non mi senti approfondisce gli aspetti della comprensione reciproca nel primo nucleo sociale, la famiglia, coinvolgendola e suggerendo riflessioni e soluzioni per ottimizzare la reciproca comprensione. Sì, perché riconoscere il problema è il primo passo, accettarlo e soprattutto far sì che chi sta attorno alla persona riesca a comprenderlo è ben altra cosa, come ci spiega Angela Colombo, socia di ATiDU: “Nel 1989 l’udito mi è calato giorno dopo giorno nel giro di sei mesi, con la necessità immediata di due protesi acustiche”. Di quel periodo dice di ricordare la difficoltà di accettazione, la profonda crisi e la cosapevolezza conseguente: “Anche se con modalità diverse, avrei potuto vivere serenamente con un udito diverso da quello naturale”. Riconosce che: “L’ accettazione del proprio handicap permette di gestire i rapporti con gli udenti e non ricordo di aver vissuto una situazione di disagio particolare, così come non ho mai trovato “l’altro” che non abbia capito il mio problema”. La testimonianza di Angela è una cosiddetta cartina di tornasole, una prova di quanto l’informazione capillare sulle problematiche d’udito porti a conoscere il tema, le difficoltà da superare e le strategie per incontrarsi nella comunicazione e nell’interazione. In questo, Info ATiDU, con i suoi approfondimenti e le sue rubriche sempre al passo con i tempi, ha certamente giocato un grande ruolo. E perciò, dopo aver soffiato sulle 50 candeline dei 50 numeri pubblicati, gli auguriamo ancora lunga vita!

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

APPROFONDIMENTO 15


ATTUALITÀ CONSIGLI PER PORTATORI DI IMPIANTO COCLEARE Redazione: Sono nati due nuovi opuscoli informativi riguardo l’impianto cocleare. Il team di ATiDU in questi ultimi sei mesi ha lavorato alacremente in questa direzione. “Alta tecnologia per l’udito” è il titolo del nuovo opuscolo informativo che si rivolge a chi vuole avere informazioni generali sull’impianto, sull’intervento e la riabilitazione, ATiDU ha curato la traduzione e l’adattamento in italiano dell’opuscolo originale redatto da pro audio schweiz. Del secondo opuscolo invece ce ne parla Antonella Lolli che lo ha ideato insieme a Pia Cattaneo.

Nuovo opuscolo! A cura di Antonella Lolli Riccobene La percezione del tempo è soggettiva, per alcuni è “già…”, mentre per altri è “finalmente”. A distanza di anni dall’intervento per la posa di un impianto cocleare le domande che ancora mi pongo sono se possa farlo e a cosa debba fare attenzione. In risposta a questi e ad altri quesiti nasce così un “vademecum”, altrimenti detto, in senso figurato, un “dai, che ti do una mano!”. E finalmente, dopo svariate ricerche e stesure, piano piano ha preso forma l’opuscolo sull’impianto cocleare. Il Ticino e la Svizzera italiana più in generale sentivano ormai da anni la necessità di realizzarne uno proprio, agile e di facile lettura; una sua assenza non era, infatti, più sostenibile né giustificabile. Questa guida a scopo informativo nasce, pertanto, dall’esigenza di fornire un primo aiuto ai portatori di impianto cocleare, con l’intento di rispondere a semplici domande sulle precauzioni e sul suo uso corretto nello svolgimento delle attività quotidiane e non solo. La tecnologia corre su binari ad alta velocità, e, se volessimo evocare un’efficace metafora, potremmo dire che i treni intercity non sono gli stessi di quindici o vent’anni fa. Oggi i produttori di impianti cocleari forniscono diversi modelli, che si differenziano non solo per il design, ma soprattutto per le parti tecniche dell’elaborazione del linguaggio e per il numero di canali destinati alla stimolazione. Sarebbe, dunque, un’impresa titanica fornire i dettagli per ogni apparecchio presente sul mercato,

ATTUALITÀ 16

ma sicuramente la guida potrà essere di sostegno a chi si pone domande comuni e ricorrenti. Ciò che la sottoscritta e Pia, che mi ha sostenuta concretamente in questo lavoro e che ringrazio di cuore, desideriamo con tutte le nostre forze è che queste informazioni possano essere un aiuto concreto di fronte a dubbi legittimi e a comprensibili smarrimenti, ma anche un ponte per creare legami e nuove sinergie tra le persone dotate di un impianto cocleare e i loro familiari. Il gruppo ATiDU di persone portatrici di impianto cocleare, di cui faccio parte, è sicuramente stato uno stimolo importante e imprescindibile alla nascita e alla realizzazione di questo opuscolo, che è il frutto tangibile di una costante condivisione delle proprie esperienze e del proprio vissuto.


Redazione: Rimanendo in ambito impianto cocleare, abbiamo chiesto alla nostra prima socia portatrice di IC Anna Bernardi, di raccontarci della sua esperienza e del suo vissuto particolare e variegato.

L’IC orecchio bionico? A cura di Anna Bernardi Sorda profonda dall’età di due anni, a sette anni sono diventata portatrice di un impianto cocleare (IC) monolaterale. Questo passaggio da una condizione involontaria di silenzio assoluto a uno stato vivace di sonorità indistinta è sicuramente memorabile per una bambina in procinto di iniziare le scuole dell’obbligo. Grata della nuova situazione, ho imparato lentamente a sentire e a identificare i suoni circostanti, che in qualche modo giungevano al mio “orecchio bionico” (così lo definiscono i miei amici, meravigliati, quando spiego loro che cos’è un IC) in maniera quantitativamente vibrante. La volontà adolescenziale di inserirmi omogeneamente tra gli altri coetanei mi ha spinto ad avvicinarmi alla musica, che ho appreso ad ascoltare senza eccessiva dedizione: sentivo il ritmo, ma rimanevo incapace di identificare i timbri strumentali o vocali. Solo più tardi avrei capito che la musica, per essere meglio compresa e apprezzata, deve essere ascoltata dal vivo o in “presenza”, al pari della comunicazione umana.

A venticinque anni, in procinto di terminare gli studi universitari e spinta dalla necessità impellente di ampliare qualitativamente il mio orizzonte acustico, decido di sottopormi al secondo IC. Tale decisione segna un altro nuovo passaggio esistenziale: dallo stato iniziale di sonorità borbottante passo a quello di risonanza limpida, quasi senza veli. I suoni e le voci umane paiono giungere al mio cervello in maniera chiara e distinta. Uno dei primi rumori che ho “scoperto” subito dopo aver messo in funzione l’IC bilaterale è quello dei tintinnii dei calici di vetro (o di cristallo): non mi ero mai resa conto della loro musicalità. Con l’IC bilaterale il mio modo di sentire è certamente migliorato; è diventato più completo ed equilibrato. Qui si può facilmente immaginare perché l’essere umano ha bisogno di sentire con le due orecchie al fine di orientarsi nell’ambiente circostante con sicurezza. Sentire bene significa per me avere un’idea della provenienza o della direzione di un suono. Le fermate della metropolitana di una grande città sono in tal senso un luogo dell’esperienza sonora con l’IC bilaterale, poiché mi permette di indovinare da quale galleria sta sbucando il mezzo e se è quello su cui dovrei (o potrei) salire. I vantaggi del sentire con l’IC bilaterale sono sicuramente maggiori rispetto a quelli del sentire con l’IC monolaterale. Tuttavia, la mia esperienza, che tiene conto di due fasi di formazione “uditiva” abbastanza diverse tra loro, mi ha insegnato a non soppesare troppo i benefici dell’IC bilaterale. Benché adesso senta meglio, continuo a non poter fare a meno della lettura labiale nella comunicazione verbale; è una necessità primordiale complessa, profondamente e inesorabilmente radicata nelle mie abitudini e nella mia persona. I progressi tecnologici contribuiscono certamente a migliorare l’udito attraverso l’“orecchio bionico”, ma per me il bisogno di “vedere voci” (per citare il titolo di un affascinate libro sulla sordità di Oliver Sacks) permarrà sempre.

RIASSUMENDO: Si può ordinare l’opuscolo al segretariato ATiDU o visionarlo sul sito www.atidu.ch

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

ATTUALITÀ 17


LA MASCHERINA (S)FASHION A cura di Christian Siano

Redazione: Attenzione alle distanze emotive Come ATiDU, riceviamo sempre più osservazioni riguardo al disagio che l’uso massiccio delle mascherine comporta per chi ha problemi di udito. Inoltre sono molte le richieste di informazioni riguardo alla ricerca di soluzioni adeguate, da parte degli udenti che sono sensibili al problema e che interagiscono con chi l’udito ce l’ha compromesso. Con Christian Siano e con la Federazione Svizzera dei Sordi ci stiamo muovendo su più fronti per trovare soluzioni creative e funzionali a questo disagio. Abbiamo creato un volantino che potete scaricare sul nostro sito, e stiamo cercando di sensibilizzare gli enti preposti e il mondo degli udenti. Portiamo dunque avanti il motto “Distanti ma vicini! Restiamo in ascolto delle necessità di ognuno” al fine di diminuire le distanze emotive mantenendo, dove è necessario, quelle fisiche. “…secondo lei quest’accessorio diventerà fashion? Certo! è già l’accessorio del 2020, e soprattutto mi auguro sia sulla bocca di tutti…” Cooperazione n° 21, rubrica Consulenza tempo libero, 6 ottobre 2020 “…D’altronde, se tutti indossano una mascherina ci si può sentire collettivamente un po’ più sicuri…” Azione 42, editoriale, 12 ottobre 2020 “…perché i sacrifici li stiamo facendo tutti. E non costa niente mettere una mascherina per un quarto d’ora in cui si fa la spesa.” TicinOnline, anonimo, 10 ottobre 2020 “Mascherina, che problema è? ....Abbott ha dovuto firmare un ordine esecutivo che impone la mascherina obbligatoria, ha dovuto precisare: questa non è una limitazione della vostra libertà, questa è una protezione della vostra libertà….” Azione 29, rubrica affari esteri, 13 luglio 2020

ATTUALITÀ 18

“...Mentre parlavo mi sono girato per indicarlo e lei ha fatto una cosa un po’ strana: mi ha seguito, girandomi intorno per non smettere di guardarmi in viso. Quando ha visto la mia faccia un po’ perplessa mi ha detto con la massima naturalezza che se io mi voltavo lei non poteva capire ciò che dicevo perché, essendo sorda, doveva leggere il mio labiale...” #Facciamoci Sentire, Sara Giada Gerini, Prefazione “…È stato bello credere di aver riconquistato la normalità perduta, di gustarsi la vita in società, ora l’obbligo della mascherina ci ricorda che la normalità ritrovata va difesa. Se vogliamo evitare nuove serrate, anche solo parziali, è richiesto un nuovo sforzo di responsabilità individuale collettiva…” Azione 28, editoriale, 6 luglio 2020 “…poi le persone con le mascherine con lo sguardo di un geco, non capisci manco se ti stanno parlando o stanno fissando il vuoto cosmico…” Anonimo ipoudente In queste citazioni contrastanti viene rivelata tutta la drammaticità dell’obbligo delle mascherine nei confronti dei sordi e ipoudenti a causa del Covid, una piaga nella piaga. E questo, purtroppo per noi, è anche lo specchio della società e della politica, ancora troppo lontana da questa invisibile menomazione e indifferente nei confronti delle minoranze. Menomazione resa di difficile comprensione per via delle innumerevoli sfumature di sordità. Avanti di questo passo, con la paura di contrarre altri virus della famiglia dei coronavirus nei prossimi anni, la mascherina, una volta tolta l’obbligatorietà, diventerà un accessorio tanto quale lo sono diventati gli occhiali da vista: da esibire, da ostentare. Dove imprenditori in erba e stilisti, cavalcando l’onda, hanno individuato una nuova e redditizia fetta di mercato. Questo scenario non deve assolutamente manifestarsi, sarebbe un danno incalcolabile a livello sociale ed economico per tutte le persone con problemi d’udito e non solo, senza dimenticare che di questo handicap sono colpite anche persone giovanissime in formazione o in età lavorativa (e non dimentichiamo nemmeno tra i bambini e gli anziani udenti che vengono privati dalle espressioni emozionali del volto). Più esplicitamente le mascherine occultano il labiale


e distorcono il parlato. Alle protesi acustiche, agli impianti cocleari e alla lingua dei segni, il labiale è complementare per una chiara comprensione. Come da volantino ATiDU, è preferibile indietreggiare e abbassare la mascherina, anche se l’aumentata distanza potrebbe creare problemi di comprensione a diversi deboli d’udito o a un imbarazzante aumento del tono da parte dell’interlocutore. Qui entra in gioco la volonterosa associazione ATiDU per persone deboli d’udito. Nonostante la mascherina venga fortemente strumentalizzata dalla politica, dai negazionisti e dai “no-mask”, motivo in più da far apparire le richieste sotto una luce sovversiva, sono assolutamente consapevole delle vittime che sta mietendo questa pandemia e dell’importanza dell’igiene che ognuno deve tenere per contenerne la diffusione. Tuttavia, vi sono modi inclusivi e rispettosi anche delle necessità delle minoranze. Già da prima del 9 ottobre (da quando nel Cantone Ticino non sono neppure più permesse le visiere trasparenti o gli schermi in plexiglas e da quando è obbligatorio indossare le mascherine anche in tutti gli spazi pubblici al chiuso incluse le scuole post-obbligatorie) con ATiDU il sottoscritto si sta adoperando per cercare, nel limite del possibile, di ovviare il problema individuando delle adeguate e omologate mascherine trasparenti. Il compito si sta rivelando arduo, in quanto, le prime che abbiamo individuato, tra le poche semplici e adeguate, e alla portata di tutti, vengono prodotte in numero limitato negli USA, le Communicator Mask della Safe’N’clear sono pressoché quasi sempre esaurite (ci si augura vivamente che questi nuovi nostrani “imprenditori della mascherina” possano prendere esempio da questo semplice modello!). Complesso è anche, senza la volontà delle autorità preposte, imporre l’utilizzo di mascherine trasparenti alla popolazione al posto di quelle chirurgiche o di altro materiale non trasparente. Nonostante debba essere una forma di rispetto in quanto sono gli interlocutori delle persone deboli d’udito a doverle indossare, e non quest’ultime. È quindi difficile contrastare l’egemonia di quelle chirurgiche e domestiche in fatto di praticità in quanto a tascabilità e portabilità, per ultimo ma non ultimo, in fatto di costi. Stiamo cercando di trovare soluzioni almeno per i richiedenti che lavorano a diretto contatto con persone sorde o deboli d’udito: educatori, infermieri, medici, insegnanti, ecc… Ci auguriamo che le autorità cantonali e nazionali possano presto facilitare la distribuzione di queste mascherine su tutto il territorio.

Quindi qui di seguito elenchiamo alcune soluzioni che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere omologate. Mascherine ancora alla fase di studio e/o realizzazione: https://www.leaf.healthcare/leaf-hepa Le LeafHepa sono mascherine riutilizzabili rigide trasparenti, tipo maschera per ossigeno, con filtri https://hmcare.ch/project/hellomask Le HelloMask sono mascherine totalmente trasparenti e traspiranti realizzate da una startup svizzera E alcune già disponibili sul mercato (lista in aggiornamento e in ampliamento): https://safenclear.com La già citata Communicator Mask della Safe’N’clear, semplice mascherina chirurgica ma con finestra trasparente https://www.iuvas.de/it Le mascherine Miama sono riutilizzabili rigide e trasparenti, con filtri intercambiabili https://masqueinclusif.com La Masque Inclusif è dotata di grande finestra in plastica con elastici in stoffa https://maske-gehoerlos.de La versione “Comfort” è quella omologata, maschere di cotone con finestra, simili alle citate Communicator Mask https://www.plurishield.it/product/plurishield-bes La PlurishielBes è una maschera siliconica totalmente trasparente con filtri laterali intercambiabili https://www.invisi-mask.com Le Invisi Mask sono simili alle PlurishieldBes, con filtro intercambiabile in zona mento https://undershield.it/it/accessori le Undershield US SP 4, sono mascherine in microfibra con ampia finestra trasparente Le mascherine citate sono purtroppo difficili da reperire in quanto non tutti spediscono in Svizzera, oppure i costi sono proibitivi e i tempi di spedizione lunghi. Inoltre, le stesse mascherine trasparenti potrebbero, salvo prova contraria, facilmente soffrire di problemi di formazione di condensa superficiale sullo schermo trasparente oltre a ugualmente soffocare la voce, rendendolo un incomprensibile borbottio. Suggerisco di diffidare da siti commerciali tipo Aliexpress in quanto non garantiscono la qualità e l’omologazione delle mascherine trasparenti. Inoltre, prima di effettuare un acquisto online a cifre importanti consiglio di verificare meglio l’attendibilità del sito web e di utilizzare strumenti di pagamento come Paypal che dovrebbero offrire una protezione agli acquisti.

RIASSUMENDO: Scarica volantino Covid-19 Comunicare con le persone deboli di udito dal nostro sito www.atidu.ch

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

ATTUALITÀ 19


HOME WORK PER PERSONE CON PROBLEMI DI UDITO A cura di Dario Marvin

Grazie al mio lavoro come assistente ricercatore, incentrato sulla produzione di servizi informatici, durante il lockdown di marzo e il successivo periodo di social distancing, ho avuto la fortuna di poter continuare a lavorare al 100% prevalentemente da casa, rimanendo in contatto con colleghi e clienti attraverso diverse piattaforme che hanno improvvisamente guadagnato importanza, vista la situazione complessa e delicata allo stesso tempo. Come persona debole d’udito, ho sperimentato questa situazione sulla mia pelle, e cercherò di dare qui un breve resoconto della mia esperienza. Essendo tutti i colleghi confinati al proprio domicilio, la maggior parte delle conversazioni leggere si è spostata sulle chat multigruppo, i cui esempi più conosciuti sono Slack, Microsoft Teams o Discord. Questi sistemi offrono la possibilità di inviare messaggi privati ad una persona in particolare, ma anche di creare gruppi privati più o meno grandi, divisi per progetto di lavoro o per scopo. Per esempio, oltre ad avere un gruppo specifico per ogni progetto con le persone che ci lavorano, ci sono gruppi che coinvolgono tutti i dipendenti, come la chat news, dove è possibile discutere e commentare le notizie del giorno o la chat random, in cui ognuno può fare comunicazioni di carattere generale, inviare una foto del proprio pranzo o condividere la musica che sta ascoltando. Avendo spostato le comunicazioni dalle rumorose sale comuni alle chat, per una persona debole d’udito è ovviamente più facile seguire e interagire con più conversazioni nello stesso momento. Ma per scambi di idee più intensi, dove una discussione scritta è troppo lenta, ecco che arrivano in aiuto piattaforme di videochat, per esempio Zoom, Microsoft Team e Skype. In queste videochat con più partecipanti è possibile interagire vocalmente con gli altri partecipanti, più o meno come se si fosse ad una normale riunione. Con alcune differenze. Dal punto di vista di un debole d’udito, è eccellente che ogni partecipante sia seduto davanti ad un computer dotato di microfono, in questo modo dallo speaker del proprio computer è possibile sentire quello che dice una persona come se fosse a poca distanza, qualità del microfono permettendo. Aggiungendo inoltre un buon paio di cuffie collegate direttamente agli apparecchi acustici tramite bluetooth, ecco che la qualità della riunione può

ATTUALITÀ 20

migliorare notevolmente, persino rispetto ad una normale riunione “in presenza”. Un’altra particolarità che ho notato nelle videoconferenze, è che mentre qualcuno parla o presenta, tutti i partecipanti devono restare in silenzio o chiudere il microfono per non interferire con chi parla e non è possibile parlare con i propri vicini, come invece avviene nelle riunioni con molte persone, dove in qualsiasi momento possono nascere discussioni tra gruppetti di presenti. Da un punto di vista più tecnico, esistono inoltre alcune funzionalità avanzate come la trascrizione in tempo reale delle voci offerta da Skype, che permette di visualizzare come sottotitoli le parole dei nostri interlocutori. Similmente, Zoom permette ad un partecipante di scrivere sottotitoli visibili a tutti gli altri, oppure di lasciare questa incombenza ad un programma esterno che trasformerà le parole in testo. In generale questa tecnologia è ancora in fase di sviluppo e non troppo efficiente, soprattutto in italiano. Non è però escluso che in un futuro non troppo lontano possa dare una mano in più a tutte le persone con problemi d’udito.


Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

ATTUALITÀ 21


GENITORI E FIGLI LA SCUOLA DI IERI E DI OGGI PER UN DEBOLE DI UDITO A cura di Luana Candiotti

Sono una donna di 47 anni con due figli: Marika (20 anni) e Axel (18 anni) e siamo tutti deboli d’udito. A livello scolastico abbiamo vissuto, ovviamente, realtà molto diverse. Mi accorsi solamente alle medie del reale problema, soprattutto con le lingue straniere. Nessuno sapeva del mio handicap (me ne vergognavo) e non avevo nessun tipo di mezzo ausiliare, nemmeno gli apparecchi acustici. Li ricevetti a 16 anni ma non li mettevo mai; feci infatti i miei esami di terza liceo (maturità privata in due tranches) con gli apparecchi in tasca. Bocciai perché non sentivo le domande. Passai comunque l’anno, supplicando il rettore del Collegio. A settembre iniziai la quarta liceo, facendo gli esami di terza a febbraio e quelli di quarta a giugno. Con l’udito non andò tanto meglio perché non mi ero mai abituata agli apparecchi ma, quantomeno, passai la maturità. All’università non cambiò molto: li mettevo solo a scuola e a giorni alterni (quando avevo i capelli puliti, lunghi e sciolti, in modo che gli apparecchi fossero nascosti). Ho pertanto avuto moltissime difficoltà, consapevole però di averle create io. Trascorsi il mio percorso scolastico convinta di non avere nessun diritto e che fosse normale essere penalizzata per il mio handicap. Lasciai l’università per iniziare un apprendistato: scolasticamente non ebbi nessun problema in quanto fui esonerata dalla cultura generale e non studiavo le lingue. Al lavoro iniziai a portarli sempre ma, tra il telefono ed i mille rumori, inizialmente ebbi delle difficoltà che superai con il tempo e la perseveranza nel portarli costantemente. Pertanto affrontai inizialmente anche il percorso scolastico dei miei figli con la stessa mentalità. Trovai poca (o meglio nessuna) informazione da parte di tutti: pediatra, otorino e audioprotesista. Mia figlia ricevette i suoi primi apparecchi acustici in quinta elementare e li portò al bisogno fino in quarta media. Dalla prima liceo li utilizza sempre, consapevole dei vantaggi che i mezzi ausiliari portano in diverse situazioni, migliorando la qualità dei rapporti personali. Quando Axel era in seconda media e Marika in quarta media arrivarono un venerdì sera entrambi

GENITORI E FIGLI 22

molto scocciati. Il primo aveva svolto un esame di tedesco e la seconda uno di inglese ed entrambi avevano riscontrato grandi problemi nella parte orale. Erano seriamente arrabbiati. Come molti sanno questi CD atti all’ascolto hanno anche molti rumori di sottofondo, terribili e fastidiosi per noi portatori di apparecchi acustici (che li sentiamo molto più amplificati rispetto ai normo udenti). Ricordo che passai l’intero fine settimana a fare ricerche in internet per capire se non vi fosse una possibilità di aiutarli, non sapendo come potermi muovere. Con mia sorpresa, grande sorpresa, scoprii che, nonostante il loro handicap, essi avevano il diritto di avere pari opportunità rispetto ai propri compagni, adattando eventualmente le prove orali secondo le singole necessità ma senza essere avvantaggiati in alcun modo rispetto ai propri compagni (cosa che loro non volevano). Questo cambiò tutta la faccenda. Chiesi un incontro con Carla Stockar, direttrice della sede scolastica, pregandola di informare poi in seguito i relativi docenti. In lei trovammo totale disponibilità e comprensione e capì molto bene la situazione. Esortai da subito i miei figli a comunicare, con docenti e compagni, i loro problemi, consapevole di quanto sia difficile per gli altri capire i nostri limiti, le nostre difficoltà e i nostri disagi. Nello stesso anno feci una fantastica scoperta, che ne portò di conseguenza una seconda. Scoprii per caso ATiDU, associazione della quale nessuno mi aveva mai parlato (un gran peccato). Li contattai e, tra le altre cose, cominciai a ricevere il loro giornale. Un articolo mi colpì particolarmente: parlava di un ragazzo, studente universitario, il quale aveva un microfono da far indossare ai propri docenti, così da sentire in modo “mirato” direttamente all’interno dei propri apparecchi acustici. Che rivelazione! Ne parlai con Marika e concordammo che poteva essere un valido aiuto per i suoi anni futuri. Mi informai prontamente e feci di tutto per far sì che lei potesse avere questo nuovo mezzo ausiliare già entro la fine della quarta media. Il vantaggio di poterlo provare e di potersi abituare in un ambiente a lei famigliare e senza lo stress dell’inizio del liceo e di tutte le novità è stato grande. I docenti delle medie si dimostrarono comprensivi ma anche confusi e sorpresi. Si chiedevano come mai, all’improvviso, dopo quasi quattro anni di scuola,


Marika arrivasse con questa richiesta. In quegli anni lei si era sempre arrangiata e loro non avevano mai riscontrato dei grandi problemi da parte sua, in quanto era in grado di partecipare normalmente ad una lezione. Solamente uno chiese se fosse così indispensabile per lei al punto di far perdere a lui del tempo; lei rispose di sì e che gli era grata del suo tempo. Dal quel giorno anche lui, diligentemente, indossò sempre il microfono quando la ragazza lo chiedeva. Quando Marika iniziò le superiori chiesi al signor Cavallini, direttore del Liceo Cantonale di Locarno, un incontro: dapprima solo con lui, accompagnati gentilmente dalla direttrice delle scuole medie. In un secondo momento anche con i futuri docenti della ragazza, sostenuti e supportati da Cinzia Santo di ATiDU, che si rivelò una presenza preziosa e indispensabile: essendo normo udente poté spiegare aspetti molto diversi dai miei. A mia figlia premeva sottolineare che non stava chiedendo trattamenti di favore ma piccoli e/o grandi accorgimenti per rendere il tutto meno difficile e stancante possibile. Non dimentichiamo che l’attenzione e la concentrazione richieste da noi portatori di apparecchi acustici sono molto più grandi che per i normo udenti, in tutte le materie ed ancor di più nelle lingue straniere, con relativa grande stanchezza. In quell’incontro mancavano purtroppo alcuni docenti. Per quelli presenti è stata un’informazione molto utile. Un docente molto attento ha fatto infatti una considerazione importante: “Avete spiegato tutto bene ma io comunque non capisco. Perché la ragazza sente, capisce e risponde. Dov’è allora il problema?”. Questo fa comprendere come un normo udente abbia spesso difficoltà a comprendere cosa, quando e come non sentiamo. Il docente di inglese si è rivelato il più attento, dimostrando di aver ben compreso la questione e lo ha dimostrato per tutto il percorso scolastico di Marika, aiutandola e supportandola sempre. I 4 anni sono trascorsi senza intoppi particolari e con molta pazienza da parte di tutti i docenti. Per quello che concerne gli esami di maturità, Marika chiese al docente di tedesco di poter sentire lo stesso identico testo dei suoi compagni ma letto da un docente, in quanto i video venivano scelti appositamente con rumori di sottofondo per emulare la vita quotidiana. Questa richiesta non fu accolta poiché il docente credeva che così facendo l’avrebbe avvantaggiata rispetto

agli altri allievi, non capendo che in realtà così facendo l’avrebbe semplicemente messa sullo stesso livello degli altri. Inoltre, egli era dell’idea che le lingue straniere andavano imparate in circostanze reali. Ciò che gli sfuggiva era il fatto che nella quotidianità è possibile chiedere di ripetere anche dieci volte, aspettando che i rumori si attenuino, o di riformulare la frase in modo diverso. Oggi Marika studia all’università in Inghilterra e ha informato in modo autonomo ogni professore senza riscontrare problemi di alcun tipo. Axel invece non ha voluto il microfono. Si arrangia e senza problemi comunica con i docenti, sia alle medie che al liceo. Ora inizia l’ultimo anno e non credo vorrà beneficiare di aiuti particolari per gli esami orali di maturità. I docenti, come le persone fuori dal contesto scolastico, quando noi deboli d’udito non sentiamo, tendono o ad alzare la voce (cosa spesso inutile e sgradevole) o a parlare esageratamente in modo lento (anche non funzionale alla comprensione). A questo riguardo ho avuto il piacere di accompagnare un giorno una volontaria di ATiDU ad un momento di sensibilizzazione rivolto agli allievi della Supsi di Locarno (DFA), i futuri docenti delle scuole primarie. Ero presente in veste di genitore di ragazzi deboli d’udito ed è stato un momento molto arricchente per me. Il mio intervento, totalmente spontaneo, ha fatto emergere curiosità tra diversi ragazzi, i quali volevano capire concretamente molte cose. Questo a testimonianza di quanto la sensibilizzazione sia importante. Certamente andrebbe fatto un discorso più mirato per tutti quelli che hanno nella propria classe un allievo con problemi d’udito.

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

GENITORI E FIGLI 23


TEMPO UN 2020 NOTEVOLMENTE COMPLESSO A cura di Laura Kellenberger

Essere in grado di osservare in ogni occasione anche il rovescio della medaglia/moneta, a mio modesto parere, è significativamente importante. Molte sono le sfaccettature che costellano le due facce di questo oggetto. Potete credermi sulla parola. Tante minuscole tessere quante ci riserva a sorpresa la vita stessa quando ci vuole rendere attenti su non importa cosa. Possiamo limitarci a rimanere nei confini di noi stessi che riguardano unicamente le nostre esigenze umane e psico-fisiche: in senso egoistico solo la nostra sfera più personale. Oppure …cominciare a riflettere che cosa c’è oltre questi nostri confini mentali. Bello-brutto, tanto-poco, utile-svantaggioso, consistentefatuo, pieno-vuoto, ecc… Sono termini in coppia, letteralmente indivisibili: di nome e di fatto. Due lati, un solo peso. Ed ecco che in un momento mi si presenta un’avventura insolita, al limite del surreale. Da affrontare seduta stante, impossibile rinviare in data da definire. Credo che nessuno, mai e poi mai, si sarebbe aspettato un’annata come il 2020. E soprattutto sono convinta che ognuno di noi ha superato il limite di sopportazione nel sentire, per l’ennesima volta, nominare questo “virus”, Covid o come si voglia far chiamare! Io l’ho battezzato (mentalmente) “Coronarius”. Come se fosse realmente un condottiero d’altri tempi (in fondo i virus hanno età antica). Ci ha fatto e ci fa ancora “ballare” per bene. Per chi non mi conosce direttamente e perciò non può saperlo, lavoro presso una casa per persone anziane. Tutti questi Istituti sono stati i primi ad usare i molteplici accorgimenti di sicurezza per la massima prevenzione affinché gli ospiti venissero contagiati il meno possibile. Uno dei mezzi più utili ma anche poco amati che ha portato a pensieri e riflessioni quanto mai controverse e discordanti è la famigerata “mascherina”. Una persona normale, udente, forse lì per lì non ci farà subito caso. Ma per me, audiolesa, (portatrice di un impianto cocleare all’orecchio sinistro e un apparecchio acustico TEMPO 24

all’orecchio destro: perciò due modi di sentire differenti ma che si compensano e mi permettono una percentuale maggiore di comprensione nelle conversazioni) e per gli stessi anziani con un senso dell’udito già più ridotto, ecco che inizia un primo piccolo calvario, sommato al momento di vita straordinario causato dall’esistenza di questo virus (uno dei tanti, vero, ma particolarmente tosto! Da non prendere sottogamba). Ancora attualmente, mentre scrivo queste mie riflessioni, la “mascherina” è vissuta come uno dei tanti ostacoli per la comunicazione da entrambi i “lati”. Io come donna debole d’udito e le mie colleghe che devono interagire con me. L’intera giornata lavorativa è improntata sui “discorsi”: sul passaggio d’informazioni, riunioni d’èquipe, consegne di lavoro e via di questo passo. Provate ad immaginarvi un quadro: la cornice è rappresentata dalla chiusura, il veto con tutto ciò che è contatto con l’esterno. Dentro di essa ci sono gli ospiti momentaneamente isolati dal mondo esterno. Privi dei loro soliti riferimenti. E solo noi, personale curante, come punto d’appoggio per tutto quanto servirà nei mesi più difficili della loro vita. Fa impressione, vero? Nessun contatto diretto tra i piani. Tutte le attività extra in sospeso. Nessuna certezza in un futuro immediato. Come essere appena entrati in un mondo fantastico o in un film di pura fantascienza. E tra tutto ciò, non scordiamoci, la mascherina a fungere da ciliegina sulla torta. Un vero e proprio intralcio per respirare e per capire le parole. Ma utilissima perché a modo suo garantisce sicurezza e di conseguenza serenità e benessere agli ospiti dell’Istituto che vivono all’interno. Ai parenti che sono fuori. Ecco allora che vengono utili tutte le risorse che ci riserva la seconda faccia della medaglia/moneta. Comunicazioni attraverso lo scritto; I-pad per le videotelefonate affinché le persone anziane mantengano ancora un certo contatto con la loro famiglia (fondamentale) ed in questo si sono superati alla grande i nostri fisioterapisti-ergoterapisti. Si sono veramente ingegnati tenendo presente il fattore “uditivo”. Premetto una nota non trascurabile: sono fortunata perché faccio parte di un team professionale composto da colleghe/i di molteplici nazionalità.


Questo crea un mondo di unione ancora più intenso tra noi. Ci arricchisce, ci permette di spaziare in maggiori conoscenze. Si guarda in grande, fuori dagli schemi usuali e limitanti. Ognuno di noi ha esperienze e culture che ci permettono di attingere a risorse interiori utili per affrontare insieme questo periodo complicato e lo mette a disposizione nella squadra di lavoro. Continuiamo e manteniamo un modo di vivere il più normale possibile affinché l’anziano possa essere in un contesto adatto e sentirsi tranquillizzato, quasi sereno. Manca la famiglia e questo è un dato di fatto che si è cercato in ogni modo di affrontare quanto prima possibile. Ci troviamo confrontati con sacrifici. Per tutti: noi, gli ospiti e il mondo fuori. “Coronarius”, nei primi tempi, ci ha destabilizzato nelle routine (fondamentali per le persone in avanti con l’età ma anche per me che non sento). Ha portato angosce, timori, isolamento, solitudine, incertezze infinite. Ma insieme, uniti (colleghi giovani o meno, allievi, anziani, parenti) abbiamo affrontato giorno per giorno tutti questi sentimenti. E siamo sempre sul chi vive. Difficile, ora, riuscire a rilassarsi totalmente. Nel frattempo ho avuto modo di confrontarmi una volta di più ma in diretta su un “fronte” inimmaginabile della comunicazione con tutti i suoi limiti annessi. Ho vissuto in prima persona l’esperienza con gli anziani, quanto era difficoltoso “sentire” qualsiasi cosa in ogni circostanza e momento della giornata. Non capire bene porta stanchezza, sfiducia, e insicurezza. Ma parlare direttamente è uno dei supporti migliori. Le colleghe comprendono, usano modalità adatte a me e di riflesso è utile anche per la nostra professione. Il virus ha portato un clima di tristezza, ma nel contempo ha saputo unirci più che mai. E una volta di più non smetterò mai di ringraziare il saggio che ci fa presente quotidianamente: “Ogni medaglia ha il suo rovescio” Non scordiamocelo mai. Ancora di più nelle avversità della vita, del mondo.

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

TEMPO 25


APPUNTAMENTI ESTATE/AUTUNNO 2020 Sono state molte le attività che abbiamo dovuto annullare in tempo di confinamento. Con l’estate abbiamo deciso di riprendere con cautela il nostro programma di attività ricreative. Abbiamo dunque proposto due eventi all’aperto (visita guidata al Dinosaurs park e Open Art). A settembre e ottobre abbiamo invece ripreso le serate a tema sulle questioni più legate ai problemi d’ udito con il gruppo tinnito di fine settembre che ha invitato l’audiometrista, Angela Inguanta, a parlare della gestione degli acufeni e dei trattamenti attuali. Il 1 di ottobre il Dottor Ferrazzini ci ha esposto invece il complesso tema delle labirintiti. Per quanto riguarda le attività culturali autunnali, nel mesi di ottobre abbiamo organizzato la visita al Klimt Experience a Locarno e nel mese di ottobre due visite guidate alla mostra di Vincenzo Vicari al MASI di Lugano. Entrambi gli eventi hanno fatto in poco tempo il tutto esaurito. Abbiamo già ripreso gli incontri con il gruppo di auto aiuto IC e anche il gruppo di auto aiuto per le persone che soffrono di acufeni. Ci auguriamo di poter proporre presto altri incontri. L’adesione alle nostre proposte ci ha sorpreso e ci ha fatto comprendere quanto sia grande il desiderio, e forse anche il bisogno, di ritrovarsi e di avere esperienze culturali appropriate. È nostro desiderio continuare con le attività culturali e ricreative, cercando però il giusto equilibrio tra il desiderio di attività e il rispetto per la situazione pandemica che ci complica non poco l’organizzazione. Questo comporta cercare da parte nostra eventi adatti e da parte di tutti una responsabilità e attenzione maggiorata. Stiamo quindi riflettendo sulle prossime proposte, tenendo sempre però vigilata la situazione pandemica. Seguite dunque il nostro sito e le nostre corrispondenze sia in forma elettronica che cartacea per restare informati sui prossimi eventi.

APPUNTAMENTI 26

RIASSUMENDO: Per i dettagli e le iscrizioni contattateci o seguiteci sul nostro sito www.atidu.ch. Inoltre se avete suggerimenti o desideri di attività potete liberamente comunicarcelo.


INDIRIZZI UTILI ENTI

MEDICI ORL

pro audito schweiz Feldeggstrasse 69 Postfach 1332 8032 Zurigo Tel.: 044 363 12 00 Web: www.pro-audito.ch

Dr. Fabio Pandolfi (Perito AI) Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 86 86

Dr. Francesco De Righetti (Perito AI) Via Monte Boglia 5 6900 Lugano Tel.: 091 972 88 44

Dr. Andrea Ferrazzini (Perito AI) Via Lugano 4 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 25 13

Dr. Antonio Pellanda (Perito AI) Via Pioda 5 6900 Lugano Tel.: 091 923 77 06

Dr. med. Flavio Sicurella c/o Centromedico Viale Officina 7 6500 Bellinzona Tel.: 091 640 24 24

Dr. Raffaele Pelloni (Perito AI) Via Moncucco 7 6900 Lugano Tel.: 091 968 22 12

Dr.ssa Daniela Soldati (Periti AI) Via Giuseppe Cattori 11 6600 Locarno Tel.: 091 751 79 77

Dr.ssa Elena Scotti Viale Castagnola 27 6900 Lugano Tel.: 091 923 36 28

Pro Infirmis Ticino e Moesano Via dei Sindacatori 1 6900 Massagno Tel.: 091 960 28 70 Web: www.proinfirmis.ch Servizio sociale per sordociechi Via Nosetto 3 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 82 72 Web: www.ucbc.ch Sonos Oberer Graben 48 8400 Winterthur Tel.: 044 421 40 10 Web: www.sonos-info.ch Aspeda Freiburgstrasse 21 3150 Schwarzenburg Tel.: 031 731 33 44 Web: www.aspeda.ch Federazione Svizzera dei Sordi Via Besso 5 6900 Lugano Tel.: 091 950 05 48 Web: www.sgb-fss.ch

Dr. Nikola Roknic (Perito AI) Via Castelrotto 15 6600 Locarno Tel.: 091 751 55 12/15 Dr. Luca Ingold (Perito AI) Pal. Pax, Viale Stazione 9 6600 Locarno Tel.: 091 743 33 22 Dr. Nicola Melik (Perito AI) Via dell’Ospedale 14 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 60 Dr. Etienne Jacot (Perito AI) c/o Centromedico Via Franscini 12 6600 Locarno Tel.: 091 640 28 28

AUDIOPROTESISTI

Dr. med. Thomas Roth (Perito AI) c/o Centromedico Palazzo della stazione 6900 Lugano Tel.: 091 913 76 76 Dr. Stefano Ermanni (Perito AI) Via Nassa 21 6900 Lugano Tel.: 091 923 48 75 Via Turconi 23 6850 Mendrisio Tel.:/Fax: 091 646 63 54 Dr. Aleardo Del Torso (Perito AI) c/o Centromedico Corso San Gottardo 6 6830 Chiasso Tel.: 091 695 17 30

Amplifon SA Via Nassa 38 6900 Lugano Tel.: 091 923 14 09 Audio Centro Acustico Via Francesco Soave 5a 6900 Lugano Tel.: 091 225 50 24 Audika Via Motta 1 6900 Lugano Tel.: 091 922 90 10 Belotti SA Piazza Teatro 6500 Bellinzona Tel.: 091 825 81 83 Centro Acustico Ticinese Via alla Bozzoreda 37 6963 Pregassona Tel.: 091 940 30 30 Cisenti Sagl Via Bagutti 2 6900 Lugano tel.: 091 961 65 65 ElveticAudioprotesi Via Besso 23a 6903 Lugano Tel.: 077 400 87 34 Fielmann AG Via Pietro Peri 4 6900 Lugano Tel.: 091 911 95 30 M&M acustica Via della Posta 6 6600 Locarno Tel.: 091 760 06 46

Dr. Paolo Erba (Perito AI) via Vincenzo Vela 11 6600 Locarno Tel.: 091 224 55 22

Info ATiDU Periodico di ATiDU Ticino e Moesano Numero unico 2020, Nr. 50

INDIRIZZI UTILI 27


P.P.

6528 Camorino

“Alice: Per quanto tempo è per sempre? – Bianconiglio: A volte, solo un secondo.” Lewis Carroll ATiDU si pone all’ascolto dei bisogni delle persone deboli d’udito e dei loro famigliari al fine di migliorarne la qualità di vita. Sostieni anche tu la nostra associazione! Diventa socio! I soci di ATiDU usufruiscono di tutte le informazioni elaborate dall’associazione e partecipano a tutte le attività da essa promosse. Diventa volontario! Molte le occasioni in cui puoi dare una mano attiva alla nostra associazione. Diventa sostenitore! Doni, lasciti, contributi di ogni entità sono i benvenuti e andranno a sostenere i nostri progetti. Non esitate a contattarci per avere maggiori informazioni. ATiDU vi accoglie nella sede di Bellinzona, Salita Mariotti 2. Risponde al numero 091 857 15 32 e all’indirizzo e-mail info@atidu.ch Tutte le informazioni sul nostro sito internet www.atidu.ch

EDITORIALE 28


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
InfoATiDU #50 by infoatidu - Issuu