LA TRAV CHE DIVENNE PAPA E’ difficile, se non impossibile, stabilire se la vicenda sia un fatto storico o una favola. Certo è che gli archivi vaticani sono impenetrabili alla ricerca storica, da parte di coloro che non sono iscritti nel libro buono della Chiesa, che accoglie solo i redattori di tesi gradite. Inutile dire che la storia della Papessa Giovanna è per il Vaticano inaccettabile sotto ogni profilo, perché propone un Papa sessualmente attivo; una donna in posizione di autorità dominante sugli uomini; l’inganno portato nel cuore stesso della chiesa. Giovanna Angelica era una fanciulla inglese, da qui anche l’appellativo di Giovanna Anglica, che studiò a Magonza in Germania. Le prime notizie su di lei sono dell’anno 1250 ad opera del frate domenicano Jean de Mailly, che narrano come la fanciulla travestita da monaco seguì in oriente un confratello; insieme a lui apprese enorme erudizione. Alla morte del monaco, Giovanna conservò le mentite spoglie e divenne notaio della curia e cardinale ed infine Papa, con il nome di Giovanni VIII. Il suo pontificato durò solo due anni, dall’853 all’855, epoca buia nella quale Roma non era certamente la città di imperiale memoria o quella che oggi conosciamo. Il pontificato durò brevemente perché le venne assegnato un giovane prete come segretario, il quale non tardò a scoprire il genere femminile del Papa, ma anziché denunciare la scoperta ne divenne complice ed amante. La relazione portò Giovanna alla gravidanza, che venne tenuta celata fino a quando un incidente durante una processione la portò al parto prematuro. Scoperto l’inganno, la folla inferocita la linciò insieme al neonato. Il suo successore Benedetto III fece cancellare il suo nome da ogni registrazione storica. Attorno a questa vicenda gli storici si dividono in estimatori e detrattori, che chiamano in causa le proprie ragioni: emerge addirittura una sedia denominata “stercoraria”, per via di un foro centrale, attraverso il quale (dopo Giovanna) il neo eletto Papa veniva sottoposto all’esame degli attributi maschili; mentre per altri la funzione della sedia era quella di mettere in risalto le pretese papali sui domini imperiali. Ci sono poi dispute sul percorso della processione durante la quale si rivelò l’inganno, ma i percorsi delle processioni possono essere artatamente modificati e le cronologie alterate o cancellate, indi riscritte. Va ricordato che il noto poeta e scrittore Boccaccio menziona la Papessa Giovanna nel suo “De mulieribus claris”, al capitolo 101. Lo scandalo di una papessa sarebbe enorme anche oggi; la Chiesa romana non ha riconosciuto alla donna neppure il ruolo di prete, tantomeno di vescovo o cardinale, figuriamoci di papa. La storia certifica e non dimentica che alcuni papi hanno avuto amanti e figli, eppure questo parrebbe dare meno disagio al “NEGAZIONISMO” vaticano. Sulla Papessa Giovanna sono stati scritti libri a favore o contro la tesi della sua esistenza, mentre la cinematografia si è espressa sull’autenticità della figura. Nel 1972 è stato realizzato il film “La papessa Giovanna” diretto da Michael Anderson, interpretato da Liv Ullmann e Olivia de Havilland. Nel 2010 è uscito il film “La Papessa” diretto da Sonke Wortmann ed interpretato da Johanna Wokalek; quest’ultima produzione ha particolarmente disturbato gli ambienti ecclesiastici, che rompendo il tradizionale riserbo sono intervenuti su “Famiglia Cristiana” per smentire l’esistenza della figura di una donna salita sul trono di Pietro e bollando l’intera vicenda come “una favola”.
Classifica categoria Sud America 1째 classificata Kettelen Nunez
Classifica categoria Sud America 2째 Classificata Veronika Havenna
Classifica categoria Sud America 3째 Classificata e Miss Web Veronika Havenna
Categoria Italia 1째 classificata Cinzia Paris
STEFANIA ZAMBRANO, al suo esordio nel mondo cinematografico, ha ricevuto un primo importante riconoscimento per la sua interpretazione nel film “LA PARUCCHIERA” di Stefano Incerti. Si tratta del premio “La Porta”, come rivelazione dell’anno 2017. Stefania Zambrano, esponente dell’associazione Transnapoli, ha ritirato il premio durante la manifestazione dedicata ai giovani talenti del mondo dello spettacolo, che si è tenuta il 20 maggio a Villa Porta di Vico Equense, nell’ambito del “Luxury Wedding Day”. Stefania, riferimento del mondo Lgbt napoletano, è protagonista della commedia teatrale al Troisi e sta lavorando alla preparazione dell’edizione 2017 di miss Trans Europa. Il film “La Parrucchiera” è l’ottavo lavoro cinematografico di Incerti, che risulta atipico, anomalo, inatteso e di difficile classificazione. Né commedia, né musical, ma pervaso da musiche e personaggi multietnici, evoca lo stile bollywoodiano, anche se qualcuno lo accosta ad opere di Almodovar, per via del dominio femminile sulla scena. Le protagoniste sono tre donne ed una trans, ma il tema vero è la rivincita, che si raggiunge con il rifiuto del realismo. Tutto è ambientato con modalità che possono accadere solo a Napoli, dove se la vita ti volta le spalle bisogna prenderla di petto. Gli ingredienti sono una ragazza bellissima, un gruppo di amiche, la passione e la gelosia. LA TRAMA Rosa, interpretata da Pina Turco, è una ragazza madre dei quartieri spagnoli di Napoli. Lavora nel negozio di parrucchiera di Lello e Patrizia. Lello sbava letteralmente per lei, ma Rosa, che lo respinge deve subire costanti ossessionanti attenzioni da parte del datore di lavoro. Quando la situazione diviene insostenibile, Rosa è costretta a licenziarsi. Patrizia prende le parti del marito, perché considera Rosa come una traditrice ed una provocatrice. Rosa, senza lavoro, con l’aiuto delle due amiche Micaela e Carla, una transessuale, apre un salone tutto suo. La fiaba si realizza e l’attività si afferma rivaleggiando con il negozio di Lello e Patrizia. Ricompare un vecchio amore di Rosa, che naturalmente la aiuta nell’impresa. Tutto avviene in un clima di isteria collettiva, che si conclude con una grande riconciliazione finale totalmente vocata al femminile.
Rasputin è un nome noto a tutti e nell’immaginario collettivo è associato alle peggiori espressioni, mentre il Principe Feliks Jusupov è praticamente sconosciuto al grande pubblico. Descriviamo brevemente i due personaggi che riguardano la nostra storia. Grigoris Efimovic Rasputin nasce il 21 gennaio 1869 in uno sperduto villaggio siberiano dell’immenso impero Russo, da una povera e numerosa famiglia di contadini. Rasputin, fin dalla giovane età, mette in evidenza una personalità magnetica e carismatica, che si evidenzia attraverso l’esercizio di cure, che riesce a praticare con l’imposizione delle mani. Vive in un mondo rurale povero di cultura e ricco di superstizioni; questo gli consente di valorizzare doti come la chiaroveggenza, che insieme ad altre pratiche lo trasformano in uno STAREC, un monaco guaritore. Aderisce alla setta dei Chlysty, che sosteneva l’eresia secondo la quale il peccato è parte della redenzione, per cui solo il peccatore è l’autentico santo. Per l’epoca, i peggiori peccati erano quelli sessuali, dunque la setta praticava l’orgia ed il ballo come elemento di trascendenza. Il Principe Feliks Jusupov apparteneva ad una delle famiglie nobili più ricche dell’impero ed era imparentato con la famiglia dello Zar, attraverso la moglie Irina Alexandrovna, considerata la donna più bella di San Pietroburgo. Il Principe, bisessuale, amava travestirsi da donna e la figura della zingara era una sua preferita. Rasputin conosce Jusupov a San Pietroburgo, dove era giunto entrando nelle grazie della zarina, Alexandra Fyodorvna, moglie di Nicola II Romanov, zar di tutte le Russie. La coppia imperiale aveva un unico erede maschio, Alessio, che affetto da una grave forma di emofilia era destinato a morte certa e prematura. Rasputin, sovvertendo le conoscenze mediche dell’epoca, porta grandi miglioramenti allo stato di salute di Alessio, entrando così nelle grazie assolute della zarina, di cui diviene consigliere e fiduciario, creando enormi risentimenti ed invidie a corte. Quando in Europa scoppia la I° guerra mondiale, Rasputin si prodiga in ogni modo perché la Russia non vi partecipi e dopo il coinvolgimento dell’impero nel conflitto, non cessa di invocare l’uscita del paese dalla guerra, sostenendo la necessità di una pace separata con la Germania. Da qui, il suo pacifismo ad oltranza venne giudicato un atteggiamento filo germanico. Quando lo Zar andò al fronte e la reggenza venne affidata alla zarina, la nobiltà vicina all’Inghilterra decise che era giunto il momento di eliminare Rasputin, per scongiurare il pericolo dell’uscita della Russia dalla guerra. Il Principe Feliks Jusupov si mise a capo della congiura e organizzò un piano, che faceva leva sulla debolezza di Rasputin per le donne. Il Principe invitò Rasputin nel suo palazzo per un incontro con la bellissima moglie Irina, ma la donna non si presentò all’appuntamento ed il monaco trovò la morte nella notte del 30 dicembre 1916, in circostanze incredibili come l’intera sua vita. Naturalmente la famiglia Romanov cercò di avere giustizia dei congiurati ma Jusupov e la moglie Irina fuggirono in Crimea e da li una nave da guerra britannica portò i fuggiaschi fuori dal territorio russo. I resti di Rasputin furono sepolti dopo un funerale ai quali assistette la famiglia imperiale Romanov, ma durante la rivoluzione vennero profanati e distrutti. Di lui sarebbe rimasto solo il leggendario enorme pene, ambito dalle nobildonne dell’epoca, che oggi è esposto al museo erotico di San Pietroburgo. Tutto di Rasputin è veramente fuori dalla norma e non fa meraviglia che possa essergli appartenuto un sesso di quelle straordinarie dimensioni.
REGINA Satariano, indiscusso riferimento della comunità transessuale nazionale come storica creatrice ed organizzatrice del concorso Miss Trans Italia, ha ottenuto una importante sentenza con la quale viene riconosciuta la sua “IDENTITA’ di GENERE Femminile” senza l’intervento chirurgico e plastico. Regina leader del movimento per i diritti trans ha vinto anche questa battaglia. La prima vittoria su questo campo fu quella di Sara, una ragazza trans di Piacenza, che nel 2015 ottenne il cambiamento anagrafico senza ricorrere all’intervento. Nel caso di Regina, il giudice ha riconosciuto ciò che era visibile, ovvero una donna, senza sottoporla ad alcuna perizia, d’altra parte Lei, non ne fa mistero, non vuole sottoporsi a nessun intervento.
Regina Satariano che non combatte solo per se stessa, con il supporto dell’avvocato Cathy La Torre, ha chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi su questa situazione ed impedire, che in futuro, ci siano giudici che ostacolano il cambio anagrafico delle persone transessuali. La risposta è attesa entro l’estate.
L’importanza della sentenza è sottolineata dal fatto che in futuro si aprirà un vera autostrada per i diritti trans e le nuove generazioni non dovranno attendere vent’anni per vederli riconosciuti. E’ ovvio che essere riconosciuta donna a 20 anni ha una valenza diversa che esserlo a 45, perché la vita si faciliterà notevolmente. Il nome maschile sui documenti è un fatto traumatizzante per ogni trans, perché la sottopone a disagi psicologici e spesso pratici, che sovente si trasformano in fermi ed attese di polizia per ulteriori accertamenti. L’identità di genere femminile, senza l’intervento, apre possibilità enormi alle transessuali, che potranno unirsi in matrimonio, senza ricorrere alla surroga dell’unione civile. Il matrimonio, inoltre, apre la porta alle adozioni, rendendo tutto più facile. Insomma, pare dischiudersi all’orizzonte un futuro senza più alcuna limitazione; ci sarà ancora qualche battaglia da combattere, ma l’impossibile non c’è più.
In tutta Italia, nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge, le unioni civili sono state 2.802 . Nello stesso periodo i matrimoni sono stati circa 131.000 . Diamo questo dato esclusivamente per evidenziare un ordine di grandezza e sottolineare quante persone coinvolgono i due pronunciamenti. Il dato delle unioni civili è nazionale, ma l’Italia è divisa in tre non solo geograficamente, bensì culturalmente e nelle pubbliche manifestazioni delle relazioni. Al Nord ed al Centro le persone dello stesso sesso si uniscono maggiormente, mentre al Sud e nelle isole le unioni sono pochissime. Le cifre delle unioni civili sono: 1.417 in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli, Veneto e Liguria; 1.093 in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio; 292 in Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Il fanalino di coda delle unioni spetta alla regione Molise, con 1 sola unione; a seguire la Basilicata con 2 unioni, una a Matera ed una a Potenza; poi la Calabria con 8 unioni. Le regioni del Sud con il maggior numero di unioni sono la Campania con 105 e la Sicilia con 75. Anche al Nord, la Valle D’Aosta presenta numeri da profondo Sud con appena 6 unioni. L’analisi spostata dalle aree geografiche (nord-centro-sud) alle grandi città vede questi dati:
MILANO ROMA TORINO FIRENZE BOLOGNA GENOVA NAPOLI PALERMO BARI
354 unioni; 331 unioni; 174 unioni; 123 unioni; 98 unioni; 85 unioni; 69 unioni; 36 unioni; 25 unioni.
Su base regiona-
le:
1° LOMBARDIA 669 unioni; 2° LAZIO 376 unioni; 3° TOSCANA 293 unioni.
Dunque Milano e la Lombardia sono le regine delle unioni civili e Roma con il Lazio le damigelle d’onore. Adesso, saranno i sociologi che dovranno studiare e spiegare se nel Sud le persone omosessuali sono meno che altrove, o le condizioni di genere sono le medesime, ma non vogliono unirsi ufficialmente, perché le coppie omosessuali si nascondono ancora per evitare conseguenze sociali. Le unioni civili sono ora attese dalla “prova del tempo”, che dirà quanto sono stabili e si rapporteranno con le separazioni come le coppie etero sessuali. Chi vivrà, vedrà.
TRANSVEST
uma ONG que objetiva combater a transfobia Somos o Transvest: uma ONG que objetiva combater a transfobia e incluir travestis, transexuais e transgêneros na sociedade. Criamos um espaço educativo onde ocorrem: palestras sobre as culturas lgbt, oficinas artísticas, pré-vestibular, supletivo, curso de libras e cursos de línguas (inglês, francês, espanhol e italiano) para a população trans de Belo Horizonte. O projeto não tem nenhum apoio do governo. Todas as atividades – além de gratuitas- são desenvolvidas pelo trabalho voluntário de professores que acreditam no poder transformador da educação. As atividades pedagógicas do Transvest realizam-se na sala 1123 do Edifício Arcângelo Maletta, localizado na Rua da Bahia, 1148, centro de BH. Telefone: 31 999 222 666. CNPJ: 13.702.446/0001–00 Realidade alarmante: O Brasil, de acordo com relatório da ONG internacional Transgender Europe, é o país que mais mata travestis e transexuais do mundo. O número de assassinatos chega a ser quatro vezes maior que no México, segundo país com mais casos registrados. O relatório é baseado no número de casos reportados, o que indica que os números podem ser ainda maiores. De acordo com a ONGTransgender Europe, a expectativa de vida de travestis no Brasil é de 35 anos; enquanto a média dos demais brasileiros é de 74,9 (IBGE, 2013). Centenas de travestis, obrigadas pela profissão a assumirem corpos hiper-sexualizados, morrem por ano ao usarem silicone industrial ou ao usarem hormônios de modo indiscriminado – mortes que apontam para o fato de que a sociedade, na maioria dos casos, destina às travestis exclusivamente o espaço da prostituição Legalidade e importância do Transvest: Embora a Constituição e leis como a 7.716/89 determinem que não possa haver discriminação em razão da raça, cor, etnia, sexo, cor, raça, idade etc, proíbem as discriminações preconceituosas e injustificadas, que produzem segregações e estigma sobre determinados grupos, aos quais são negados acesso aos direitos mais elementares e a possibilidade de uma efetivação plena de sua dignidade. Estrutura da ONG Transvest: Por objetivarmos a contribuição no âmbito da assistência social para a comunidade de travestis e transexuais de Belo Horizonte, nosso projeto possui as seguintes frentes de ação: Pedagógica: ofertando cursos de Pré-vestibular, Supletivo e Libras; Idiomas: ofertando cursos de inglês, francês, espanhol e italiano; Artística: ofertando oficinas que tenham como objetivo criar estratégias e mecanismos para que as pessoas trans adquiram, por meio da arte, fonte de sustento e renda alternativa; Psicologia: oferece apoio psicológico, de maneira individual e coletiva, às pessoas que ingressam no projeto; Design: cria campanhas virtuais para educar e sensibilizar a sociedade acerca da importância da tolerância às diversidades; Esportiva: realiza e fomenta semanalmente encontros para prática esportiva; Emprego Trans : seleciona\arquiva currículos de pessoas trans e busca parceria com empresas para que diminua o alarmante número de desemprego de transexuais. Todas essas atividades realizadas e coordenadas pelo Transvest são gratuitas e exclusivas para a população de travestis e transexuais. Precisamos de parceiros: Para realização do projeto, gastamos, em média, 6.000,00 reais. Com tal valor, mantemos um espaço que busca – por meio de cursos e atividades pedagógicas- empoderar travestis, combater a transfobia e promover a tolerância\cultura de paz. Percebemos, no entanto, que oferecer um espaço e ofertar cursos para incluir transexuais na sociedade não é suficiente para garantir a permanência de alunos em sala de aula, pois muitos não têm condições financeiras para se deslocar até o projeto. Para evitar a evasão, oferecemos, então, aos alunos, suporte financeiro para transporte. Oferecemos também lanche diário, pois – infelizmente- muitas travestis, alijadas da sociedade, não possuem dinheiro para tal. Por não ter suporte do governo, todas essas despesas têm sido custeadas por professores, patrocinadores e parceiros que militam para manter o projeto vivo. Precisamos, por isso, de novos parceiros que nos ajudem a manter o fôlego do projeto. A ajuda de sua empresa, além de manter vivo o espaço, mudará a vida de travestis e transexuais de Belo Horizonte. Plante essa semente conosco: Deparamo-nos com alunas cujos históricos escolares foram atravessados por violências física e simbólica. Experiências escolares traumáticas que revelam que a sala de aula para transgêneros configura-se, em inúmeros casos, como um ambiental hostil por ter – de maneira implícita e explícita – a transfobia presente. O Transvest, ciente dessa triste realidade e acreditando na educação como motor transformador de uma sociedade, busca fazer da prática pedagógica ferramenta de afeto. Sendo assim, queremos não só transmitir conhecimentos conceituais, mas principalmente executar atividades que promovam uma atmosfera de segurança, respeito e confiança para que haja desenvolvimento da auto estima dos sujeitos. Siamo Transvest: un’ONG che mira a combattere la transfobia ed integrare i travestiti, transessuali e transgender nella società. Creiamo uno spazio educativo dove si verificano: lezioni sulle culture LGBT, laboratori artistici, pre-universitari, integrativi e corsi di lingua (inglese, francese, spagnolo e italiano) per la popolazione transex di Belo Horizonte. Il progetto non ha il sostegno del governo. Tutte le attività — gratuite — sono state sviluppate da insegnanti volontari che
credono nel potere di trasformazione dell’istruzione. Le attività pedagogiche Transvest si svolgono nella sala 1123 di Arcângelo Maletta Building, situato in Rua da Bahia, 1148, Centro BH. Telefono: 31.999.222 666. PIVA: 13.702.446 / 0001–00 La realtà allarmante: Il Brasile, secondo un rapporto dell’ ONG internazionale Transgender Europe, è il paese in cui si uccidono più travestiti e transessuali di tutto il mondo. Il numero di omicidi è fino a quattro volte superiore a quello del Messico, il secondo paese con i casi più segnalati. La relazione si basa sul numero dei casi segnalati, in cui si indica che i numeri possono essere ancora più alti. Secondo l’ONG Transgender Europe, l’aspettativa di vita delle transessuali in Brasile è di 35 anni; mentre la media degli altri brasiliani è 74,9 (IBGE, 2013). Centinaia di transessuali sono obbligate dalla professione a prendere corpi iper-sessualizzati; muoiono ogni anno per l’utilizzo di silicone industriale o nell’utilizzare ormoni in modo eccessivo, decessi legati al fatto che la società, nella maggior parte dei casi, indirizza le transessuali alla prostituzione. Legalità e l’importanza del Transvest: anche se la costituzione e le leggi, come la legge 7716/89 prevedono che non ci possa essere alcuna discriminazione per motivi di razza, colore, etnia, sesso, età, ecc, che proibiscono la discriminazione di parte e ingiustificata che producono la segregazione e la stigmatizzazione di certi gruppi, a cui viene negato l’accesso ai diritti fondamentali e la possibilità di una piena realizzazione della loro dignità. Struttura Transvest ONG: Con i contributi arrivati a noi della assistenza sociale alla comunità di travestiti e transessuali di Belo Horizonte, il nostro progetto ha i seguenti fronti d’azione: pedagogico (l’offerta di corsi pre-universitari); lingue (l’offerta di corsi di inglese, francese, spagnolo e italiano); arte (workshop che mirano a sviluppare strategie e meccanismi per le persone trans che acquisiscono attraverso l’arte, una fonte alternativa di sostentamento e di reddito); psicologia (offre supporto psicologico, individualmente e collettivamente alle persone che entrano nel progetto); design (crea campagne virtuali per educare e sensibilizzare la società sull’importanza nella tolleranza della diversità); sport (svolge e promuove incontri settimanali per lo sport); l’occupazione trans (seleziona e archivia i curriculum delle persone trans e cerca partnership con aziende in modo di ridurre il numero allarmante di disoccupazione transgender); - Tutte queste attività sono svolte e coordinate da Transvest ad uso gratuito ed esclusivo della popolazione dei travestiti e transessuali. Necessitiamo dei partner: Per la realizzazione del progetto, spendiamo una media di 6.000,00 reais. Con tale valore, manteniamo uno spazio ove attraverso corsi e attività pedagoghe consentiamo alle transessuali, la lotta contro la transfobia e a promuovere la tolleranza con una cultura di pace. Ci rendiamo conto, tuttavia, che offrire uno spazio ed i corsi per includere le persone transgender nella società non è sufficiente per garantire la permanenza degli studenti in classe, perché molti non possono permettersi di venire al progetto. Al fine di evitare l’elusione, offriamo quindi agli studenti, il sostegno finanziario per il trasporto. Offriamo anche la merenda quotidiana, perché purtroppo molte transessuali, vivono lontano dalla società dove vengono realizzati i progetti e non hanno le condizione economiche. Non avendo il sostegno del governo, tutte queste spese sono state sostenute dagli sponsor e partner che lottano per mantenere in vita il progetto. Abbiamo bisogno, quindi, di nuovi partner per aiutarci a mantenere il respiro del progetto. L’aiuto della vostra azienda per mantenere vivo lo spazio, cambierà la vita dei travestiti e transessuali a Belo Horizonte. Pianta questo seme con noi: Affrontiamo situazioni in cui gli studenti sono stati vittime di violenze fisiche e psicologica. Traumatiche esperienze scolastiche rivelano che l’aula per i transgender è configurato in molti casi, come un ambiente ostile perchè hanno implicitamente ed esplicitamente questa transfobia. L’organizzazione Transvest, consapevole di questa triste realtà crede nella formazione come motore di trasformazione una società cerca di rendere l’affetto strumento didattico, così non solo trasmette conoscenza concettuale, ma soprattutto svolgiamo attività che promuovono un clima di sicurezza, il rispetto e la fiducia in modo che ci sia lo sviluppo dell’autostima dei soggetti.
L’argomento è spinoso, ma vogliamo ugualmente affrontarlo, per esprimere in piena libertà una nostra opinione, che non vuole essere preclusiva ad altri punti di vista ma semplicemente complementare ad essi. Si dice “una trans” o “un trans”, “la trans” o “il trans”; si dice “una trav” o un “trav”, “la trav” o “il trav”. Per arrivare alla soluzione del quesito seguiamo un percorso che si basa sulla filologia, scienza che studia la lingua, e sulla logica, che applica il ragionamento in modo scientifico. Altri potrebbero seguire un diverso percorso, con diverse conclusioni, ma per questo non certamente errate. Va detto che la filologia della lingua italiana è specifica ad essa, mentre la logica è universale, quindi si possono trovare immediate contraddizioni in questo percorso. Vediamone subito una: la lingua italiana deriva direttamente dal latino, per questo è una lingua neolatina, mentre, ad esempio, l’inglese non lo è, quindi la filologia dell’italiano è diversa da quella dell’inglese, mentre la logica è identica e comune ad entrambe. La lingua latina esprime tre generi: maschile, femminile e neutro; da cui derivano articoli determinativi ed indeterminativi che si applicano in base al genere. L’inglese non ha questo problema perché l’articolo determinativo, il o la, è sempre the mentre l’articolo inderminativo, un o una, è sempre a. Tutto più facile, anche in ragione della traduzione di trans con la parola composta shemale, ovvero leimaschio. Tornando alla lingua italiana di cui ci occupiamo, vediamo che la parola trans è l’abbreviazione di trans sessuale; trans è il prefisso di parole composte, che indica il passare oltre e attraverso qualcosa, quindi da un punto ad un altro, da una condizione ad un’altra. Da ciò consegue che il termine transessuale indica una persona che passa da un genere biologico ad un altro. Per questo, chi è biologicamente nato uomo e non ha terminato il percorso, dovrebbe avere attribuito l’articolo di genere maschile, ma la funzione della lingua non è solamente quella di rispettare le regole grammaticali, bensì di comunicare. Allora, entra in scena la logica: di fronte ad una persona che appare donna, tutto va declinato al femminile e se è trans, non potrà che essere la trans o una trans. Quando la persona in questione ha completato il percorso di transizione o ottenuto giuridicamente il cambio di genere, non esiste più alcun ostacolo interpretativo: è donna; tutto al femminile, punto e basta. Naturalmente, quando la persona trans è biologicamente nata donna e si sente uomo, il ragionamento vuole esattamente rovesciato. Aiuta molto a capire il concetto l’uso, che la CHIMICA fa, del termine TRANS: “variante di una molecola che presenta un legame doppio”. Il termine TRAV è una abbreviazione; è il participio passato del verbo travestire, che significa “vestire con abiti diversi da quelli che abitualmente qualcuno/a indossa per renderlo/a irriconoscibile”. Che piaccia o no, questa è la definizione che viene data dal DIZIONARIO GARZANTI DELLA LINGUA ITALIANA. La logica ci dà la discriminate della “abitualità”, quindi, se abitualmente veste da uomo sarà “un trav”, se abitualmente veste da donna sarà “una trav”. Teniamo conto che quello che ci sentiamo NOI, si deve sempre confrontare con ciò che APPARE ad ALTRI. Nella conclusione, cerchiamo rifugio nella letteratura e ricordiamo l’opera di Luigi Pirandello, dal titolo “UNO, NESSUNO, CENTOMILA”: noi siamo UNO, per altri NESSUNO, ma coloro che ci osservano sono CENTOMILA ed oltre.
La cronaca, finito il tempo dei ricordi, è attesa da una delle due seguenti situazioni: diventa storia o finisce nell’oblio. La cronaca è ricca di emozioni e spinte occasionali; genera grandi rumori che poi finiscono nel silenzio più assoluto. E’ la fine inevitabile di ciò che non ha i contenuti per diventare storia. La storia resta, perché restano i documenti che la hanno resa tale, evidenziando l’eccezionalità di un avvenimento che esce dalla norma di ciò che accade tutti i giorni. Un matrimonio tra un uomo ed una donna è un fatto quotidiano, che in quanto tale non genera un evento storico; susciterà curiosità in ragione dei soggetti che lo contraggono e nulla più. Le nozze tra Alessia Cinquegrana e Michele Picone sono il matrimonio di una coppia composta da un uomo ed una donna e se tra cento anni un ricercatore esaminerà i registri delle unioni del comune di Aversa (Caserta) non rileverà altro che uno dei tanti matrimoni in rubrica. Il clamore della cronaca è costituito dal fatto che i protagonisti del matrimonio non sono una coppia eterosessuale ma omosessuale sotto il profilo biologico. Attenzione, però, perché stiamo parlando di un vero e proprio matrimonio e non di una unione civile, come previsto dalla legge Cirinnà, entrata in vigore da un anno. La vicenda è straordinaria perché Alessia Cinquegrana, nata Giovanni, è la prima donna in Italia che, dopo aver avuto la riattribuzione di sesso senza doversi sottoporre all’intervento demolitivo, può unirsi in matrimonio. Il clamore sta in questo, perché “è la prima” ed in futuro la possibilità è destinata ad avere seguito fino a diventare “un fatto quotidiano”, che espulso dalla cronaca non entrerà nella storia. Alessia è stata Miss Trans 2014; dopo avere fatto più interventi al seno, alle corde vocali ed un’infinità di cure ormonali non ha terminato il percorso, arrestandosi prima dell’operazione chirurgica di rettifica degli organi sessuali. Ciò accade perché la Legge 164 del 1982, che prevedeva si potesse mutare di identità soltanto dopo l’operazione chirurgica, è stata superata da una sentenza della Cassazione del 2015 in cui si afferma che questa può essere riconosciuta anche senza la trasformazione definitiva. Potenza o generosità dei giudici: sentenziano che le donne possono avere il pene! Qui, sulla vittoria del mondo trans, come affermato da Alessia, insegnante di ballo e stilista, si apre una riflessione: è una vittoria reale o solamente apparente? Un punto di arrivo o l’inizio della fine ? Ed ancora, è l’omologazione della trans alla donna, che si vuole, o è meglio mantenere una preziosa diversità? Altre culture, vedi la HAIJRA indiana (dove la legge di quel paese prevede “il terzo sesso”), hanno optato per la PREZIOSA DIVERSITA’, ed anche in Italia questa preziosa diversità ha una marea di sostenitrici ed un universo di apprezzatori. Probabilmente assisteremo alla nascita, se non già avvenuta, di due scuole di pensiero: a) la trans è donna e deve diventare totalmente donna; b) la trans deve restare trans, perché così è molto di più. E’ un po’ come la storia del bruco, della crisalide e della farfalla: nasce bruco, vive crisalide, muore farfalla. La storia si scriverà quando leggeremo nei registri dello Stato Civile di una unione tra un uomo o una donna con una “trans”. Fino ad allora, tutto sarà omologabile alla quotidianità, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è da millenni un fatto quotidiano.