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Maggio2009

Damien Hirst

L’arte dello scandalo

Genova Pride

L’orgoglio del fumetto gay

Special

Modena City Ramblers intervista esclusiva

www.moveout.tv

Depeche Mode Suoni dell’Universo Edizione Italiana


S ecial p

Presentazione di grandi personaggi della musica e spettacolo, con articoli, curiosità, interviste, album, progetti in uscita

Dance & Live

Le nuove scene delle migliori “one-nights” italiane, valorizzando tutta quella cultura musicale non solo mainstream

Play Cinema

Lifestyle Cities Fashion & Design For Her&Him Gay & Lesbian

Trasgressione, nuovi modi di pensare e vivere Le città secondo Move Out Stile, moda, glamour Idee per lei e lui

le nuove uscite discografiche secondo Move Out

Move Out Sapce Calendar

Rubrica interamente gestita dai lettori Il calendario di Move Out, ricco di eventi ed appuntamenti

Guide

Guida ai locali

Articoli, appuntamenti, locali, interviste

Percorsi cinematografici, appuntamenti

www.moveout.tv

Una vera piazza globale dell’informazione alternativa.


Redazione

Redazi Direttore Editoriale GUIDO MIGNONE

Supervisor, musical producer, “colla” di MoveOut

Art Director

JOANNA TUPTA

la creativa del gruppo: quel tocco femminile che non guasta mai

Responsabile di Redazione

PIETRO RAMUNNO il trafficante di parole

Direttore Responsabile

ALBERTO DEBENEDETTI

PAOLO DELPOZZO

General Manager

LUIGI FERRANDO

Chiamatelo pure Pit

Architetto, avventuriero di materiali e design

PIERMARIO MIGNONE Uomo d’esperienza... no, andiamo ben oltre

Semplicemente, Bobby Soul

ALESSIA MANGIAPANE

la nostra viaggiatrice

MICHELE ISNARDI

l’anima Rasta dello staff


MOVE OUT MAggiO 2009

Editoriale

Apparentemente niente è più semplice che comunicare: siamo nati immersi in una placenta di connessioni e viviamo bombardati dalle informazioni: tv, radio, web, giornali… c’è solo l’imbarazzo della scelta. Nonostante tutto, la nostra comunicazione è spesso superficiale: parliamo senza dire nulla, ascoltiamo senza sentire davvero. Comunicare non significa semplicemente trasmettere informazioni: si tratta, piuttosto, di mettersi in gioco, condividendo esperienze e sensazioni, esistenze ed emozioni. MoveOut nasce per questo motivo: abbiamo fame di comunicazione. A tutti i livelli. Non sappiamo stare fermi. Ci piace muoverci, sperimentare e sperimentarci, conoscere nuovi modi di vivere e nuovi mondi da vivere, viaggiare, nello spazio e con la mente. Siamo liberi da pregiudizi e preconcetti. Amiamo tutto ciò che è eccesso e provocazione. Siamo il megafono di tutte le voci fuori dal coro. Parliamo di musica, non solo “mainstream”. Sveliamo trame e retroscena dei film. Ci occupiamo di lifestyle e glamour, fashion e design. Proponiamo percorsi per viaggiatori, più che per turisti, e affrontiamo argomenti tabù che, in realtà, sono sulla bocca di tutti. A completare l’offerta, il nostro calendario, con centinaia di eventi selezionati zona per zona. Non vogliamo essere una semplice rivista: facendo dell’interazione con i nostri lettori un punto di forza, ti proponiamo di partecipare ad una vera e propria agorà, mediatica e interattiva, presso la quale scambiarsi visioni, pareri e pensieri. Buona lettura, quindi, ma non solo: diventa protagonista tu stesso della comunità di MoveOut. Scrivici, commentaci, contestaci: comunica, insomma, e, in una parola, vivi. www.moveout.tv aut. Trib di Alba n° 48/09 del 23-01-09 Editore I.com Multimedia s.n.c. via. D. Chiesa 4, 12051 Alba tel. (+39) 0173 59 0564 Cell: (+39) 347 6006099 www.icommultimedia.eu info@icommultimedia.eu direttore responsabile PierMario Mignone grafica I.com Multimedia Responsabile di redazione Pietro Ramunno Redazione Alberto Debenedetti, Luigi Ferrando, Michele Isnardi, Alessia Mangiapane Collaboratori Francesca Armato, Carlo Carosso, Rosalba Costantin, Naomi Galdo, Andrea Gatti, Rossella Guerrini, Aibes, Arcigay, Grafimated Cartoon / Scuola del Fumetto Palermo

Concessionarie pubblicità Marketing Planet s.r.l. Via Vittorio Emanuel 15, 20052 MONZA (MI) mktplanet@mktplanet.it Tel. 039.2308.568 / Fax. 039.9796.304 Well Com s.r.l. Via Rio Misureto 8, 12051 ALBA (CN) Tel. 0173 362958 commerciale@wellcomonline.com alberto@wellcomonline.com Adria Marketing & Service s.r.l. Viale Vincenzo Randi 106, 48100 RAVENNA (RA) Tel. 0544 4087.00 - 2 / Cell: 338 9801.370 g.adriano@adriamarketing.info Stampa Ages -Torino info: info@moveout.tv redazione@moveout.tv

Cover - Depeche Mode

SOMMARiO 08 Special 10 Dance & Live 18 Play 22 Cinema 27 Events / Space 29 Calendar / Guide 46 Lifestyle 54 Cities 56 Fashion & Design 60 For Her&Him 62 Gay & Lesbian la redazione non è responsabile delle eventuali variazioni alla programmazione degli eventi inseriti nel calendario, che sono stati comunicati direttamente dai locali o reperiti da fonti di dominio pubblico. la redazione non è responsabile del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Nessuna parte di questo magazine, comprese le inserzioni pubblicitarie, può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell’editore. l’inserto locale di questa edizione è in versione ridotta (16 pagine anzichè 32).


MoveOut Special

dEPECH E M

OdE

Sono passati quasi trent’anni da quando i Depeche Mode da Basildon, nell’essex, vicino londra, hanno cominciato a calcare i palcoscenici della perfida Albione, arrivando negli anni a riempire gli stadi in ogni angolo della Terra. esponenti di spicco di synth-pop ed electrorock, capaci di portare la musica elettronica al successo su scala planetaria, con

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il 17 ap rile è u scito il cesimo loro do a diUnivers lbum, Sound s e, quas i un rito Of The origini: un disc o “spirit rno alle mostri ua sacri de l synth-p le” per i se, che ag op ingle e Milan iugno sarann o per la o loro tou a Roma rnée.

evoluzioni verso atmosfere malinconiche e cupe, Dave gahan, Martin lee gore e Andrew Fletcher sono usciti lo scorso 17 aprile con il loro dodicesimo album: Sounds of the Universe (emi Music), tredici brani inediti dal gusto retrò, un deciso ritorno al passato che suona come un omaggio agli anni ’80. «Forse sono della vecchia scuola», ha candidamente affermato il frontman del gruppo in un’intervista telefonica rilasciata alla statunitense Pop & Hiss. «Martin ha questa nuova abitudine che è praticamente quella di comprare materiale su ebay – ha rivelato gahan –. Deve aver comprato metà dell’equipaggiamento analogico lì, da ogni parte del mondo. Abbiamo tutte queste vecchie drum machines dagli Anni Settanta, e persino alcuni strumenti che abbiamo usato già nel corso degli Anni Ottanta, come vecchi Moogs ed Arps». Persino un sintetizzatore della Steiner Parker degli anni Settanta, “The Colonel”. lanciato dall’inno nichilista del singolo “Wrong”, il cui splendido videoclip diretto da Patrick Daughters impazza già da tempo, il disco è caratterizzato da una forte componente “spirituale”. Sempre gahan, a proposito di questo aspetto: «Riguarda il guardare all’esterno e desiderare insieme che succeda qualcosa. il mondo sta cambiando. Assistere all’elezione di Obama è stato fantastico. Abbiamo seguito


l’evento alla televisione, a Santa Barbara, e mi vengono ancora i brividi a pensarci. Ci vorrà molto tempo, ma credo che una parte di quella stessa sensazione e di quel sentimento di speranza sia sul disco». Contemporaneamente a “SOTU” (contenente, nell’ordine: 1. in Chains, 2. Hole To Feed, 3. Wrong, 4. Fragile Tension, 5. little Soul, 6. in Sympathy, 7. Peace, 8. Come Back, 9. Spacewalker, 10. Perfect, 11. Miles Away / The Truth is, 12. Jezebel, 13. Corrupt) è uscita un’edizione speciale Cd + Dvd e un cofanetto deluxe che contiene tantissimo materiale esclusivo: tre Cd contenenti album, tracce bonus, remix e 14 tracce demo, per la prima volta nella carriera dei Depeche Mode; un Dvd con tre film – Making The Universe (che documenta il dietro le quinte della registrazione dell’album), Usual Thing, Try And get The Question in The Answer (una conversazione con la band circa

le tecniche di registrazione, intervallata da footage tratto dall’archivio relativo ai precedenti album), e Sounds Of The Universe (un corto che illustra il disco traccia per traccia insieme alla band) –, che contiene anche il videoclip del primo singolo tratto dall’album, il già citato Wrong, più quattro canzoni filmate live in studio nel dicembre 2008 ed una versione dell’album mixata in DTS 5.1 surround; due libretti da 84 pagine con i testi di tutte le canzoni di Sounds Of The Universe, accompagnati dall’esclusiva fotografia di Anton Corbijn. Per finire, le date dei concerti italiani: il 16 giugno i Depeche Mode saranno allo Stadio Olimpico di Roma, mentre il 18 giugno è in calendario l’appuntamento presso lo Stadio Meazza di Milano. enjoy… the Sounds Of The Universe! PiErre

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MoveOut Dance & Live

iL gROOve in TeMPi di CRiSi Qualche espediente per continuare impunemente una vita da festa, alla faccia della recessione. Fra Electro-Punk, jazz, centri sociali e club dance, come fare serata senza spendere un euro: con un po’ di culo e molto groove.

È venerdì 25 di ogni mese e non è ancora arrivato lo stipendio o il regalino dell’amante o la pensione del nonno o quel che sia la vostra forma di sostentamento. Fatto sta che questo sostentamento tende a diminuire con una rapidità che fa sospettare anche a voi, languidi viveur, che forse un pochino di crisi è arrivata, nevvero. Così vi ritrovate con 10 euro in tasca ma nessuna voglia di mollare il colpo o trascorrere la sera a chattare su facebook. Per prima cosa vi ricordate che i vicini di casa, appassionati di Bluegrass, fanno una

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grigliata in giardino. Correte quindi su Wikipedia, vi informate e, muniti del vostro sorriso più lumacoso, irrompete sulla scena intonando un brano dei Foggy Mountain Boys. L’inevitabile risultato è un piatto di plastica con dentro

una bistecca risicata, sufficiente però a calmare l’appetito, almeno per un po’. Prima che inizino a giocare a freccette prendete in fretta commiato con la scusa usata di solito per circuire le vegane, che ultimamente abbondano: «Perdonate ma quando mangio carne ho bisogno di purificazione e disciplina». Invece, via in centro ad inquinare, con la poca benzina che rimane nel serbatoio. È l’ora dell’aperitivo. Seduti al tavolo potete discutere con gli avventori. Li estenuate sciorinando luoghi comuni sulla situazione politica.


Dance & Live MoveOut

Poi, saccenti, esacerbate i toni e li costringete alla polemica. Alla fine vi fate perdonare facendovi offrire il primo drink. A questo punto entrate nella notte, quella vera. I musicisti farebbero qualunque cosa pur di suonare, quindi l’ingresso è piuttosto gratuito, in molti locali. Il primo posto che affrontate è nero scuro, 15 persone dentro e un gruppo Electro-Punk. Non è quella che si può definire un’atmosfera gaia. Ma vi fate coinvolgere. Scuotete la testa con impeto. Fate le corna metal, in maniera imprecisa e fuori luogo per la verità. Però vi piove ugualmente dal cielo un altro bicchiere. Poi, con passo felpato, sgattaiolate verso il nuovo club jazz. Tutto in pietra, più elegante di voi. Un po’ biascicate e non è che state andando alla grande, ma quando tutto sembra essere perduto, ciò che poteva rivelarsi un autogol (giaculatoria contro la Fusion) attira le simpatie di un nostalgico ancorato al Dixieland. Bicchiere # 3. Galvanizzati salite nel centro sociale snob ed universitario. Suonano i giocattoli e proiettano video in bianco e nero. Tutti immobili. Per non sapere né leggere né scrivere parlate di Nietzsche, l’unica cosa un tantino elevata che avete letto. L’organizzatore vi guarda con misericordia. Nessun bicchiere. Ma assorbite cultura, ne farete tesoro un giorno. Sono le due e voi avete una marcia in più. C’è il posto blues. Qui potete vivere di prepotenza, specie a quest’ora.

Baciate tutti, maschi e femmine. Con alcune perfino limonate. infine vi rassettate. E rotolate nel club dance. Cadono liquidi da tutte le parti. Ma voi centellinate, perché non volete ubriacarvi. Bravi, siete saggi. Baciate tutti, maschi e femmine. Con alcune perfino limonate. Infine vi rassettate. E rotolate nel club dance. Il posto si chiama “X-Fascion”, carino. Vi recate subito dal DJ. Ebbene sì, perché no? Gli dite che avete letteralmente consumato la sua compilation e sublimate

la bugia in una danza dionisiaca. Ad ogni brano lanciate occhiate estatiche e gridolini. Sfrecciate nella pista. I bicchieri si moltiplicano. Vi portano piroghe di sushi. Vi cadono soldi nelle tasche. Vi fanno il pieno alla macchina. Vi considerano stupendo. Avranno preso qualche pasticca? No, non per quello. Vi amano perché avete groove ragazzi miei, merce rara. Fidatevi, il groove porta culo. È il groove che vi ha mosso, anche se magari non lo sapevate. Ed è sempre il groove che vi fornisce i mezzi per affrontare gli inevitabili tempi duri. Va dove ti porta il groove e non te ne penti, mai e poi mai. Bobby Soul MaggiO 2009

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MoveOut Dance & Live

ELECTROBaBE AKA PaTRiSHa BLUEBELL

al WinterMusicConference di Miami la sua ultima produzione musicale “Think&Rock, Babe!”, con un chiaro messaggio ai giovani: musica, ecologia e club culture MoveOut: ElectroBabe, bentrovata, come va? ElectroBabe: Ciao, direi de PutaMadre, come si dice qui in Spagna. Sì, perché ora vivo a Ibiza: ho venduto il mio club e mi sono trasferita qui a riposare (Mare, Sole e Natura), a divertirmi (i migliori clubs) e a lavorare in relax (produzioni). L’isola in primavera è un paradiso per chi vuole descansar (riposare). MoveOut: i tuoi gusti, in tutte le direzioni, spaziano, quindi toglimi una curiosità: da che è composto e cosa propone il tuo dj set? ElectroBabe: Premetto che amo suonare i vinili, amo il loro odore, il loro calore, la loro materialità: sono una verace. Come genere musicale spazio abbastanza, mi piace molto la cassa e un po’ di vocal, suono electro, tech-house e strizzo l’occhio alla techno. Non amo molto la minimal, se non pochi pezzi. Una cosa che mi diverte e riscontra l’assenso del pubblico è montare il mio kaoss pad e interagire con la mia voce, saltuariamente ma al momento opportuno. MoveOut: “Think&Rock, Babe!” è il titolo del tuo nuovo pezzo. ElectroBabe: Vorrei che chi ascoltasse o vedesse il videoclip (uscirà anche un dvd, per i vj da infilare direttamente nei DVJ), riflettesse un poco, quindi Think, pensare, ma anche che si scuotesse, quindi Rock, che è bivalente, ovvero non star con “le mani in mano” ed ovviamente inteso come “ballare”.

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Poi da oggi ElectroBabe affianca al suo nome un nick: ECO2 D_GEIA. Eco, come la mia “missione” e che all’interno racchiude l’acronimo CO2, ovvero anidride carbonica, un elemento letale per noi umani, mentre GEIA, che gioca

con l’assonanza di Dee Jay ed in italiano ci sta pure la “A” finale, per il femminile, in realtà è la sigla della Global Emissions Inventory Activity, che monitorizza le emissioni nocive nel nostro pianeta (www. geiacenter.org). MoveOut: Un brano ricco di messaggi forti, quindi. Per moda o per cosa? ElectroBabe: Io ho lavorato molto, tanto e forse troppo fino ad oggi (multinazionali, marketing, discoteche). Non ho bisogno di andare in giro con l’elicottero, ma mi accontento di “vivermi” questo

magnifico pianeta e di godere delle sue meraviglie naturali: ho deciso che è sicuramente bene adoperarsi per migliorare la sua salute, il tempo non va impiegato solo per fare soldi e ottenere cose futili. Molti di noi usano e abusano del nostro Pianeta, io mi sento in dovere, innanzitutto di cazziarli se mi capitano a tiro e poi di patrocinare dei progetti atti a ribilanciare l’equilibrio che sta tra ospite (l’essere umano) e ospitante (il Pianeta, appunto). Ci sono tizi che si sentono “Pimp” e ganzi perché hanno automobili che fanno i 2 kilometri con un litro di benzina, perché pensano che se hai sotto il sedere una macchina infernale come queste, la gente pensa “cavoli, avrà il portafoglio pieno per comprare e mantenere un mezzo così!”... Ebbene, ecco perchè, nel mio piccolo, buona parte degli introiti derivanti dalle mie attività viene destinata a progetti eco-sostenibili, nella speranza di annullare le azioni sconsiderate e deleterie di questi poveracci che sprecano, fagocitano e abusano inutilmente dell’energia! Non è un mezzo per far parlare di me, ma per far sì che la gente si domandi il perché una tizia fa questo e quello, nella speranza che magari qualcuno ne segua le orme, impegnandosi a sua volta in tal senso. Ovviamente la musica è un ottimo mezzo di comunicazione: è diretta e soprattutto catalizza l’attenzione dei giovani, che poi sono il futuro imminente. www.myspace.com/electrobabe MO


Dance & Live MoveOut

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MoveOut Dance & Live

FUnKiniTaLy: lA SCEna iTAliANA dEL FUNK

Un grande evento live all’auditorium Flog di Firenze, il 9 maggio, per mettere alla prova il pubblico italiano. Perché il Funk, nello Stivale, dalla parte dei musicisti è più vivo che mai. Quando si dice la deontologia professionale. La prima regola per chi scrive un articolo è sicuramente NON parlare di cose che lo riguardano direttamente. È semplicemente antiestetico, oltre che riprovevole. Ma non mi arrampicherò sugli specchi con sterili quanto inutili giustificazioni. Lo farò e basta. Perché è l’unica cosa che credo di conoscere bene. Osservo da anni che quando si catalogano (esercizio di per sé stucchevole) le musiche di origine afro-americana si parla di Jazz e di Blues, per le musiche del passato, e di Reggae, Hip Hop e R&B per quelle del presente. Vi è un’evidente lacuna che attraversa almeno 20 anni di cultura sonora. Da quando Papa’s Got a Brand New Bag di James Brown ha visto la sua luce nel 1965, un mondo musicale sincretico (il Funk raduna in sé forme Soul, Blues, Jazz e Rock) ha dominato la scena per un intero ventennio. Il Funk è la musica dell’uno, inteso come accento sul battere che enfatizza il suo carattere positivo, vitale e assolutamente non violento – così come definito da George Clinton nella sua “Nazione sotto l’influenza di un Groove”. La sua propulsione è durata fino ai primi anni ‘80, quando l’avvento dell’elettronica ha mandato in crisi formazioni da 10 e passa elementi, in pensione innumerevoli musicisti e, quel

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che è peggio, in cantina gli sgargianti ed improbabili capi d’abbigliamento che oltraggiosamente sfoggiavano. Ma il Funk è rimasto. Molto del mainstream contemporaneo (alla Britney Spears per intenderci) utilizza a piene mani stilemi ed invenzioni Funk. Red Hot Chili Peppers sono solo i più conosciuti rockers che hanno omaggiato ripetutamente il groove. Quentin Tarantino lo ha spesso usato nelle sue colonne sonore. Per non parlare dell’Hip Hop che ha tratto ispirazione da intere discografie campionandole. Ma può esistere una scena in Italia? I musicisti in genere amano suonare questi ritmi e sono tanti i gruppi che lo praticano e venerano in tutto lo Stivale. Si tratta di verificare se esiste un pubblico disposto a riconoscersi nella versione nostrana, contemporanea ed originale di una musica che non si piange mai addosso, che ha come missione ballo e divertimento, ma anche una cultura non superficiale alle spalle. I segnali sono incoraggianti e c’è una buona occasione in vista. Dopo aver realizzato grazie al giornalista e musicista Ernesto

Bisca

De Pascale una compilation per il Meeting delle Etichette Italiane (con nomi come Alessio Bertallot, Bisca, Al Castellana e Tormento fra i tanti), Funkinitaly presenterà il 9 maggio un evento live alla Flog di Firenze, dove fra le tante band ad esibirsi ci saranno anche i Ridillo, uno dei gruppi italiani più amati. Il tutto sarà ripreso dalla camera di Alberto Terrile che ritrarrà, in un manifesto fotografico, la scena Funk italiana (musicisti, deejays, addetti ai lavori, pubblico) per la rivista Rolling Stone. Anche il M.E.I e il sito www.allinfo.it, che già mette in rete lo show radio dedicato al genere “FunkFunk”, supportano l’evento. Staremo a vedere se anche noi potremo diventare una nazione sotto l’effetto di un groove. Gente da zeppe e stivaletto, per intenderci. So put on your best clothes and get funky in Florence! Bobby Soul


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MoveOut Dance & Live

diSSONANZe dissonanze arriva alla sua nona edizione, l’8 e il 9 maggio: lo fa potendo sempre contare su una delle location più suggestive al mondo, il Palazzo dei Congressi all’Eur, Roma, e mettendo in campo una line up che offre uno sguardo davvero a 360° sulle declinazioni sonore della contemporaneità, con diverse esclusive ed act mai prima passati per l’italia Gli appassionati più puri della club culture avranno, al solito, di che essere soddisfatti: François Kevorkian, Timo Maas, Lindstrøm e Magda sono stelle assolute della console, nomi di portata mondiale che hanno fatto, fanno e faranno la storia di techno e house; così come è Kenny Larkin, che si divertirà ad offrire un inedito dj set in chiave sperimentale. Altrettanto significativi sono i live set di Laurent Garnier (con una nuova formazione), di Moderat (il progetto nato dalla collaborazione tra due eroi della nuova generazione come Mode-

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selektor ed Apparat) e di A Critical Mass (sigla che racchiude il talento di Henrik Schwarz, Dixon e degli Âme, fautori di un “rinascimento” house che ha riportato suoni eleganti ed essenziali nei dancefloor). Dissonanze però è già da qualche edizione molto più che un semplice festival di musica elettronica, quanto piuttosto un punto di riferimento per chi vuole andare ad incontrare le più stimolanti derive sonore odierne: si va dalla nuova regina del pop più irregolare Bat For Lashes alle scanzonate ricercatezze indie di Micachu & The

Shapes, passando per il post rock dei Mokadelic, gli esotismi di Atom Tm e le ipnotiche sperimentazioni digitali di Signal, il progetto capitanato da Carsten Nicolai. Il biglietto per la singola serata costa 36 euro, ma con 50 euro è possibile acquistare un abbonamento valido per entrambe le serate. Al Palazzo dei Congressi gli act iniziano alle 23, per protrarsi fino a notte inoltrata. Non mancherà in entrambi i giorni del festival un’anteprima tardo pomeridiana, ad inviti, sulla terrazza dell’Ara Pacis. Per info, www.dissonanze.it. MO

www.dnbnoize.com www.dnbnoize.co.uk www.myspace.com/dnbnoize 2009 MaggiO


Dance & Live MoveOut

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MoveOut Play

SiZZLa gHeTTO YOUTH-OlOgY gEnERE: ReggAe ETiCHETTa: gReeNSleeveS diSTRiBUZiOnE: JAHMeKYA MUSiC

daTa: 24-04-2009

Nuovo lavoro per uno dei più affermati e acclamati artisti reggae dell’isola jamaicana, realizzato come il precedente “Da Real Thing” dalla mitica Firehouse Crew. Sizzla prosegue sul sentiero tracciato negli ultimi anni mixando le imprescindibili liriche sociali e rastafariane con un sound roots reggae che ormai non lascia più spazio a incursioni nel bashment (sebbene qualche accenno alla dancehall classica sia presente). Il risultato è un album sicuramente tra i più ispirati realizzati dal Nostro, grazie anche alla sinergia con una delle band reggae migliori al mondo; la Firehouse Crew (Dusty Miller alle percussioni e batteria, Paul Crossale alle tastiere, Donald Dennis al basso) infatti ha saputo costruire un tappeto di riddims che è riuscito ad integrarsi perfettamente, e in alcuni casi anche ad addolcire, con lo spigoloso ed a volte incessante flow di Sizzla dando ad ogni canzone un’armoniosità più vicina alla forma classica di canzone, cosa che ad inizio carriera difficilmente si poteva percepire. Il disco si apre con “Jah love”, dove il vocoder e le caratteristiche “stonature” di Sizzla si fondono elegantemente nel sound; in “Ghetto utes dem ah suffer” ricordiamo i fiati di Dean Frazer (scusate se è poco) e una grande interpretazione roots’n’conscious; si abbassano i ritmi in “Stop It Right Now”, ma non l’intensità di questa grande cavalcata; segue la ballad acustica di “Gwaan Bear”, il reggae un po’ datato di “Hey Youths” con richiami a Bob Marley fino alla maestosa “Black Man In The White House”, con esplicita dedica a Barack Obama. L’album prosegue con ottime vibes anche nei momenti meno ispirati, dimostrando la grande maturità ormai acquisita da questo artista, non a caso punto di riferimento della scena reggae mondiale. Nel finale spiccano il roots anthem “Open Up The Doors”, la canzone d’amore “I Love You So”, le influenze hip-hop di “Tax Payers Money” finendo con il nyabinghi “Babylon Ease Off”. Un Sizzla ispirato e in grande forma accompagnato da una monumentale band, un disco che sicuramente non mancherà negli scaffali degli appassionati, ma che si presta anche all’ascolto di chi da poco si è avvicinato ai ritmi in levare. Michele I.

MaMBE MUSiQUE MADe iN RHUM gEnERE: lATiNA ETiCHETTa: NigHT MAgiC

daTa: 16-01-2009

diSTRiBUZiOnE: SelF

5 elementi, Julio Cesar (Voce), Damian Chappotin (Brass), Michele Montone (fiati), Maurizio Vurchio (Percussioni), Donato Papa (chitarra), 10 pezzi, 1 album: Made in rhum. In effetti il primo album dei Mambe Musique è un fresco e buon cocktail a base di “mediterranean soul, caribbean sound, latin american saudade, tribal house”. Ritmo sostenuto, mai noioso, non troppo originale nei riff e nei testi. Sicuramente molto interessante “Na na na”, chitarre reggae, voce soul, arrangiamenti funky. Viene riproposto “La cosita”, un successo della scorsa estate, “…trascinante ed erotico brano pop latino”, (lo si capisce bene guardando il video!). Bel pezzo tribal house “Remember me”, coinvolgente nel “groove di percussioni”, melanconico nel messaggio. Già sentito, ma sempre di impatto il coro di “Babalù”. Si prova ad entrare nel circuito della “disco mainstram”, con “Party on” (rievocando forse un po’ Santana), e si conclude (alla Tom Jones) con “Play mambo”. Un disco riuscito bene, da ballare, da ascoltare. Guido M.

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Play MoveOut

105 iNDAKlUBB

gEnERE: DANCe (eleCTRO) ETiCHETTa: 105

daTa: 10-04-2009

diSTRiBUZiOnE: SelF

La prima compilation (doppio Cd) ufficiale di Radio 105. Il primo Cd vede come “selecta” Andrea Belli e Flavio De Luca, niente meno che i Djs resident, in collaborazione con Max Baffa (produttore di Somebody To Love, Luna De Rio, Rush to The Moon, e remixer hit di Duke, Dirotta Su Cuba, Vasco Rossi, Rosana e Phoenix, tanto per intenderci). Compilation ben strutturata, che offre un assaggio della realtà degli “House addicted”, sintonizzati tutti i venerdì e sabato notte con “InDaKlubb” su Radio 105. Il secondo Cd è mixato dal Dj francese Laurent Wolf, la cui carriera di Dj (partorita dal Queen di Parigi) si è evoluta in quella del Dj-producer fondando la label “Darkness”. Si inizia il viaggio con i suoni “elastici” di Mephisto con “The beat of the Bee”, e il groove ostinato di Oliver Twizt con “You’r Not Alone” (mi ricorda tanto quel bel suono di Goldtrix), attraverso le evoluzioni “Syntetiche” di Chris Kaeser con “Who’s In The House” (mode ck mix), uscendo forse un po’ “dal discorso” con l’intervento di Cidinho & Coca con “Rap Das Armas!” (d.o.n.s. remix), ma tornando con la versione di Tommy Vee vs Roy Malone di Lemonade dei Planet Funk, rinfrescandoci i ’90. Gran basso quello proposto da Albin Myers in “Times Like These”, che precede la chiusura del primo Cd con Sander Van Doorn vs Robbie Williams con “Close My Eyes”. Si continua il viaggio con il secondo Cd, in cui si viene da subito ingannati (ma con buoni intenti) con un bel riff distorto ’70 ma che viene smascherato quasi immediatamente. Si attraversa il “trance-gate” di Christian Cheval e si arriva al bellissimo “Delay” delle chitarre acustiche di Huggy & Dean Newton (Hagenaar & Albrecht remix) nella loro “Estate Indiana” (a mio avviso uno dei pezzi più interessanti). Si mantiene alta l’adrenalina con il remix di Andrea Roma di Deep Fear dei “Sidekick” che ti catapulta nell’odissea di Miles Dyson e il suo “Intro”. Il viaggio si conclude con il massiccio sound del noto Dj della Defected Sandy Rivera con “I Can’t Stop” (David Penn remix) e l’esplosione finale firmata Laurent Wolf feat. Eric Carter. Guido M.

THE dREaM lOve vS. MONeY gEnERE: HiP HOP ETiCHETTa: DeFJAM

daTa: 03-03-2009

diSTRiBUZiOnE: UNiveRSAl

Esce per la mitica etichetta Def Jam l’album di “The Dream”, “Love vs. Money”, il seguito di “Love/hate” uscito a fine 2007. Fin dal primo pezzo si intuisce l’ambiziosa produzione che sta dietro a questo lavoro e le grandi capacità commerciali che ormai da tempo possiede questa label; peccato che, a mio avviso, sia proprio la materia prima a mancare di quella originalità di cui, nel panorama pop/r’n’b in cui si va a collocare, avrebbe bisogno. “Love vs. Money” è un “prodotto” (termine odioso quando si parla di musica, ma adatto al lavoro in questione) che non inventa nulla di nuovo, propone beats infarciti di suoni anni ’90 con melodie vocali perfette e patinate che in alcuni casi (vedi la prima traccia “Rockin’ That Thang”) ricordano le più apprezzate boy bands e, nei più fortunati momenti, brutte copie di artisti come Justin Timberlake; l’unica variazione di stile che si avverte nell’album è “Walking On The Moon”, con il suo incedere disco e il prestigioso featuring con Kanye West. Le collaborazioni eccellenti (Mariah Carey, Lil Jon e appunto Kanye West) non bastano a rendere interessante questo disco, anche se forse la track migliore è proprio quella con Lil Jon, la bonus “Let Me See The Booty”. I temi delle liriche sono facilmente individuabili anche senza conoscere l’inglese, basta sfogliare lo sfavillante libretto patinato. Un prodotto, dicevamo, con un target ben rappresentabile in adolescenti che si avvicinano al lato più commerciale della black music in cui una bandana o un cappellino rovesciato sono ancora più importanti della musica e del suo messaggio. Michele I. MaggiO 2009

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MoveOut Play

MOdEna CiTy RaMBLERS ONDA liBeRA gEnERE: FOlK ETiCHETTa: MeSCAl / MCReCORDS diSTRiBUZiOnE: SONY MUSiC eNTeRTAiNMeNT

daTa: 10-04-2009

Eccoli, i nostri Modena, belli maturi (hanno appena compiuto 18 anni) che se ne escono con questo disco grintoso e sognante allo stesso tempo, che poi è ciò che i seguaci della “Grande Famiglia” richiedono. Bravi... bella prova. Dodici tracce che affrontano il tema, decisamente non facile, della libertà. E proprio per questo possiamo dire con sicurezza che i Modena City Ramblers sanno scrivere le canzoni: arrabbiate, grintose, poetiche, sognanti. Sono solo aggettivi, ma presi tutti insieme li potete riconoscere in “Figli del vento”, o in “Di corsa”. Azzeccata in pieno anche la scelta di una tammuriata per accompagnare e completare il testo di “Ballata della Dama Bianca”. Ehsssì, possiamo dirlo senza tema di smentite: notiamo proprio del “mestiere”, alla base di questo undicesimo disco. Ci ha convinto particolarmente Betty, specie nei pezzi più di atmosfera come il “Valzer chiuso in soffitta”, la dubbeggiante “Prigioniero di chi”, il folk reggae “Libera mente” e ancora in “L’uomo nell’alto castello”, con una bellissima chitarra classica bossa. Si alternano quindi i classici folk alla MCR, con valzer, tammuriate, ritmi reggae dub e bossa. Unico neo, in un disco altrimenti molto bello per seguaci e anche per neofiti, che getta un ponte tra tre generazioni, il cantato poco naturale e che mal si adatta agli arrangiamenti di “Di corsa”. Ah.... dimenticavo: il disco è realizzato interamente dalle sante manine dei Modena, compresa la copertina. Ma in passato, per caso, facevano i grafici di mestiere? PIT

MOX SOPRA le NUvOle gEnERE: ROCK & POP

ETiCHETTa: FASeR

daTa: 06-02-2009

diSTRiBUZiOnE: SelF

Ebbene sì, lo ammettiamo: Mox ha destato subito il nostro interesse, appena dato il play alla prima traccia in cuffia. “Sopra le nuvole” è il suo album di esordio: si tratta di un disco immediato e molto radiofonico, che possiamo catalogare come un pop rock con sonorità british, grintose ed energiche. Il tutto è sapientemente amalgamato ad una vena cantautoriale che emerge in varie tracce, come ad esempio “Sulle dita dei farisei”. Riuscite anche la ballata “Cercami” e la delicata “Se vuoi”. La melodia, le interpretazioni e gli arrangiamenti ci rivelano che Mox, pur essendo al suo primo disco, conosce a fondo il mestiere. Infatti le sue collaborazioni molto varie e in certi casi anche importanti, si sono sviluppate a partire dall’età di vent’anni, ricoprendo i ruoli più diversi: dal compositore all’arrangiatore, dal produttore al cantante. Nella title track e nel blues “Fioriranno i meli” (ma direi, in generale, in quasi tutte le tracce del disco), Fabio Venturini, questo il suo nome di battesimo, ci sorprende con una voce originale e ricucita su misura. Il disco invece particolarmente originale non lo è: non ci propone novità particolari. Ci viene da pensare, comunque, che forse non era nelle sue intenzioni. Sicuramente, in ogni caso, è un disco che piacerà molto. PIT

Se vuoi esprimere la tua opinione sui dischi recensiti, vai sul sito www.moveout.tv o scrivi a redazione@moveout.tv . 20

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Play MoveOut

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MoveOut Cinema

Visioni

CINEMA3d

dopo l’introduzione del sonoro nel 1927 e del colore negli anni ’30, è arrivata la terza svolta rivoluzionaria nel mondo del cinema: non più davanti allo schermo, ma direttamente dentro la scena. Provare per credere! Quando, negli anni ’50, la Tv cominciò a sottrarre spettatori alla sala, il cinema corse ai ripari all’insegna del “più grande”: lo schermo poteva raddoppiare con il Cinemascope – pure la pellicola dal 35 al 70 mm –, il Vistavision e sistemi analoghi fino al colossale Cinerama, precursore dell’odierno Imax, con stereofonia e oltre, fino a sei piste magnetiche che anticipavano l’attuale Dolby. Si tentò la stereoscopìa con occhialini verdi e rossi – ci provò anche Hitchkock con Il delitto perfetto –, ma la visione era fastidiosa e provocava persino la nausea o il mal di testa. Ora con la tv con gli schermi sempre più grandi, wide e sottili – ma aspettate che arrivino gli oled, quasi come dei fogli di carta – e il suono Dolby 5.1 e più, è tutto diverso. Consolidata la rivoluzione digitale,

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dvd, internet e satelliti, cui si aggiunge l’inarrestabile pratica del download e della pirateria, la contromossa passa per la nuova strabiliante stereoscopia, che oggi si chiama 3D e che dando all’immagine una profondità iperrealistica fa letteralmente entrare lo spettatore dentro la scena, anziché stargli davanti. Occorre ovviamente che la sala sia attrezzata: in Italia un centinaio di locali l’hanno già fatto. Servono sempre gli occhialini, però non più colorati perché la fusione delle due immagini nella percezione dello spettatore avviene per via della polarizzazione della luce, e la visione è perfetta. Non piratabile, ma con prezzo del biglietto maggiorato. Katzenberg, un patron della Dreamworks skg è trionfale circa il successo del 3D, che per lui è la terza rivoluzionaria svolta nel cinema, dopo l’introduzione del sonoro nel 1927 e quella del colore negli anni ’30. La prima impegnativa produzione è stata lo scorso gennaio con Viaggio al centro della terra, intanto il cartone Bolt ha sbancato in Usa, mentre lo scorso aprile Monsters vs Aliens di fatto ha dato inizio al lancio su grande scala del nuovo sistema cinematografico, che verrà “consacrato” in stile all’inaugurazione di Cannes con la prima di Up, altro cartoon

Disney, nelle sale ad ottobre – in compagnia di una decina di nuovi 3D a partire da luglio, tra cui il fantasy gotico Coraline e L’era glaciale 3. Una trentina di titoli nelle prossime stagioni sono già in lavorazione, con grandi nomi come Steven Spielberg e Peter Jackson (per Tintin), mentre Tim Burton sta pensando ad Alice nel paese delle meraviglie. Non solo animazioni, però: arriveranno anche film con personaggi umani, che ora si chiamano live, o a tecnologia mista e motion capture: Final Destination 4, Racconto di Natale di Zemeckis, soprattutto la superproduzione di James Cameron, la più costosa: Avatar. Persino il prossimo Harry Potter avrà 25 magici minuti tridimensionali. Pure il nostro grande cartoonist Bozzetto ha già pronto PsicoVip, una miniserie 3D per Rai Due, mentre la nVidia sta lanciando un sistema di videogame tridimensionale. E già si pensa a riadattare dei vecchi successi alle nuove mirabilia: James Cameron per Titanic e George Lucas per entrambe le trilogie di Guerre stellari. PierMario Mignone


Cinema MoveOut

Re-Visioni

OTTO e MEZZO di Federico Fellini, con Marcello Mastroianni, Sandra Milo, ainouk aimée, Claudia Cardinale; italia, 1963 E’ l’ottavo lungometraggio, a parte episodi e compartecipazioni, che il più famoso regista italiano realizzò dopo il superbo affresco di La dolce vita. Apertamente autobiografico, con un impareggiabile Marcello Mastroianni come proprio memorabile alter ego, Fellini applicò al linguaggio del cinema la rivoluzione letteraria del “flusso di coscienza”, tecnica già definita da William James e che quarant’anni prima si era sedimentato nell’Ulisse di James Joyce, linea di demarcazione fondamentale di tutto il Novecento. Il risultato ebbe un effetto dirompente sconvolgendo consuetudini e tradizioni da tempo consolidate dell’espressione filmica nel visualizzare sullo schermo le pulsioni interiori della propria vita inconscia e le memorie che scorrono fianco a fianco con la vita “reale”. Entrato in una fase di stasi creativa e crisi esistenziale, incapace di portare a termine il nuovo film, al regista Guido-Fellini affiorano alla mente i ricordi dei principali episodi della sua vita sin dalla sua infanzia in una concatenazione apparentemente casuale sollecitata da associazioni di idee: la scoperta degli emblemi e dei turbamenti sessuali, la punizione in un mortificante collegio, il mistero di magiche parole nel silenzio notturno ed evocatore delle camere da letto con altri ragazzi della famiglia, la sarabanda grottesca

e circense di un harem immaginario, l’inquietante rivisitazione dei genitori morti e il critico rapporto con la moglie e l’amante coquette, il sogno di una figura femminile di purezza e il critico mordace e impietoso, l’angosciante e deformante incontro con un decrepito cardinale misterioso ed ermetico come una sibilla e la discesa nei fumi e nei vapori dell’ “altro mondo” delle terme, e il suo inscenato suicidio immaginario sotto il tavolo di una conferenza stampa. Tutto attorno, il mondo brulicante del set di una produzione cinematografica internazionale che aspetta che il regista incominci, e il codazzo frenetico dei “paparazzi”. Solo apparentemente caotico, Otto e mezzo è programmatico, con logica liberissima e trascinante, sin dalla sequenza d’inizio: l’incubo di un tentativo illusorio di fuggire da un ingorgo stradale su tra le nuvole. E così è anche per il celebre, inenarrabile finale, frutto di una fantasia smisurata e arditissima: un palcoscenico fantastico, come un circo, e sullo sfondo l’astronave del film che avrebbe dovuto portare

8 1/2 Otto e mezzo (1963) Federico Felinni Andrzej Pagowski 1989 www.postergallery.art.pl

in salvo il resto dell’umanità in un altro mondo. E in una passerella al ritmo di un gallop sfila tutta l’irripetibile miriade di personaggi che animano il film (sul film) finalmente accettati per quello che sono, con umiltà e amore. Una irrefrenabile, esuberante creatività barocca rivive magicamente il passato, deforma grottescamente il presente in una percezione e proiezione assolutamente soggettiva: un momento di grazia irripetibile. Insieme ad una fascinosa, magistrale fotografia in bianco e nero, le musiche di Nino Rota furono un altro miracolo che fecero del tutto un composito e irraggiungibile capolavoro, un’opera d’arte unica. Tra i dieci più grandi film di ogni tempo. PierMario Mignone MaggiO 2009

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MoveOut Cinema

Percorsi

L’andaRE e L’aLTROVE Frammenti di Storia e leggenda, mito e utopia nel cinema di viaggio, dove i luoghi non sono dei tragitti, ma l’habitat in cui si vive: andare come esistere, da Charlot a Star Trek Il tema è tra i più ricorrenti, trasversalmente in ogni cultura, latitudine e tempo, ed è naturale che il cinema, arte dinamica del movimento, vi abbia fatto ricorso continuamente, quasi come per la fruizione di un privilegio. Un tema cinematografico per eccellenza, da sempre. Western e polizieschi, sociologici e fantascientifici, Star Trek e Thelma & Louise: il road movie americano ed europeo interpreta le irrequietezze, le inquietudini, il vagabondare della ricerca di frange insoddisfatte della società di ogni tempo. Il viaggio come conseguimento futuro di una meta che non considera il percorso, o il viaggio come esperienza del presente senz’altro raggiungimento: andare senza un dove, andare come esistere, come modo faustiano di essere in cui contano gli eventi, l’azione, il precario. I luoghi non sono dei tragitti, sono l’habitat in cui si vive, un variegato, mutevole esterno che sostituisce gli interni stabili, espressione di una società definita. Viaggi nella geografia e viaggi nella mente, tra l’ascesi del mistico che trascende l’esistenza ed esce dai confini

liTTle MiSS SUNSHiNe Jonathan Dayton, valerie Faris

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della storia per un altrove in(de)finito che sta al di là, e l’Ulisse dantesco che cerca nell’andare, periglioso ma esaltante, “virtute e conoscenza” (del resto Kerouac e la Beat Generation cercavano una condivisione di esperienza). La gamma delle motivazioni è di difficile catalogazione per le incessanti variazioni, la fuga e il ritorno, la conquista e la perdita, l’esodo e il pellegrinaggio, la terra promessa o la perdizione: tra un capo e l’altro, la vita in between. Nel corso della sua storia il cinema si è andato creando una quantità di archetipi, volti di attori, frasi, sequenze, singole immagini (sin dai “primitivi” come il treno dei Lumière o la faccia della luna con l’obice nell’occhio di Méliès), vere icone referenziali per le rappresentazioni e rivisitazioni. Si recupera così l’idea sottesa, e mitica, del viaggio anche là dove ne sembrerebbe escluso: il tramp Charlot spesso alla fine (ad esempio, in Tempi moderni) si allontana al tramonto per una strada solitaria, come il cowboy, spesso senza nome e comunque senza origine, rimonta a cavallo e se ne va in una direzione lontana (come in Il cavaliere della valle solitaria). Forma di pellegrini o cavalieri erranti senza radicamento, il qui e ora è soltanto

TeMPi MODeRNi Charlie Chaplin

una pausa, una sospensione romantica dall’indefinitezza del vivere. La strada come imprecisato e sognante milieu abitativo per l’indifesa Gelsomina nel film di Fellini, in una cultura paesana e isolata, si può evolvere nei nostri giorni con la piccola protagonista di Little Miss Sunshine. C’è consapevolezza nel suo provocatorio rifiuto dell’agognato, ma miserevole concorso per il quale aveva illusoriamente trascinato tutta la famiglia attraverso gli States. Un piccolo esodo per una meta che non è quella promessa: John Ford ce la descrisse nel difficile percorso dei disperati della terra verso la California durante la Grande Depressione negli anni Trenta. L’archetipo più biblicamente grandioso resta tuttavia I Dieci Comandamenti (‘56) di De Mille e la memorabile sequenza del passaggio del Mar Rosso. Citazioni random che ci danno degli input per un percorso ragionato nel cinema di viaggio. (continua) PierMario Mignone


Cinema MoveOut

Popoli

iL CiNeMA iSRaELianO, QUi E ORA al vaglio due road movie, registi amos gitai e avi Mograbi, che raccontano confini e contraddizioni dell’area mediorientale, tra conflitti di stato e rivoluzioni personali. Un viaggio in israele con Free Zone e La sposa siriana. Negli ultimi cinque anni il cinema israeliano è uscito con forza dai confini festivalieri ove mieteva premi e riconoscimenti ad autori come Avi Mograbi e Amos Gitai, notissimi internazionalmente, per circolare nelle sale e scalare le classifiche fino all’aspirazione massima che è la corsa all’Oscar. I titoli che più sono rimasti impressi nella memoria dello spettatore occidentale – può essere anche per una inconscia, fors’anche predeterminata aspettativa – sono legati ai pregressi temi della situazione israeliana, e addirittura biblici, dei confini, delle frontiere e delle divisioni, delle terre di nessuno e della terra promessa, non segnati da nazionalismo trionfalistico, anzi con forte prospettiva critica se non polemica e comunque percorsi da profonde inquietudini esistenziali, sensi di colpa e volontà di indagare, in dissociazione dai perseguimenti politici del paese. In Free Zone (’05) si palesa l’impronta di Amos Gitai, da sempre incentrato sull’analisi della inestricabile complessità della situazione israelianapalestinese, le identità spesso estreme, conflittuali sempre, perché senza fine è il conflitto che le lacera e paradossalmente le unisce. Tre donne

di origine, lingua e natura diversa, un’americana da poco trasferitasi a Gerusalemme – per un amore già pianto e perduto –, un’israeliana trafficona e accompagnatrice turistica, entrambe in viaggio sulla sua macchina, per strada prendono a bordo una pacifista palestinese, dirette verso la “zona franca” tra le frontiere israeliana, siriana, irachena e saudita. È una sorta di terra di nessuno senza guerra né scontri tribali o religiosi, da tutte le parti tollerata come area di traffici commerciali essenzialmente di armi, auto blindate e ricambi: una pace paradossale garantita dai traffici e dal profitto. Road movie assai singolare dal finale necessariamente aperto, segue il sentimento dominante delle nazioni nell’utopia rovesciata di una coesistenza retta da principi estranei a quelli etnici, politici e religiosi che rendono impossibili i rapporti e perpetrano i conflitti. Un altro road movie singolare è il premiatissimo La sposa siriana (’04) di Eran Riklis. Un villaggio druso sulle alture del Golan, un mondo dalla nazionalità “indeterminata” tra aspirazioni siriane e l’occupazione israeliana: confini etnici, politici, culturali, linguistici, religiosi,

famiglie “esplose”. Mona dovrebbe sposare un esponente di spicco della televisione di Damasco, sa pure che il matrimonio, aldilà della frontiera, non le consentirà più di ritornare dai suoi. Accompagnata da tutti al check point israelo-siriano, troverà una grottesca, insormontabile serie di ostacoli burocratici che le impediscono di passare di là. Nato come intensa indagine documentaria, il film oltrepassa le ideologie e mira a separare l’aberrante artificialità delle frontiere e le paralisi delle consuetudini locali dal desiderio di libertà e conoscenza di un melting pot culturale ormai inarrestabile e in cui le donne sono le protagoniste primarie. Una rivoluzione umanistica ancora personale e “privata”, ma che non tarderà a diventare pubblica e sociale. E non per i politici. PierMario Mignone MaggiO 2009

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MoveOut Cinema

MoveOut Party MoveOut party, gli eventi firmati MoveOut. Un nuovo format di evento, coinvolgente, multimediale, unico. Musica, scenografia, tecnologia, location, organizzazione, promozione: questi i punti cardine dei MoveOut Party. Realizzare un MoveOut party è facile. Contatta la redazione: due art director verranno a fare un sopralluogo direttamente nella Tua Location e a presentarTi il progetto nei particolari, per poi svilupparlo e costruirlo su misura. Un’opportunità, un’occasione per conoscere persone, un nuovo modo di fare “business”, un modo nuovo di divertirsi!

info@moveout.tv Guido + 39 347 6006099 26

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Events MoveOut

eDiZiONi

LOCaLi

MaggiO 2009

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MoveOut Calendar

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2009 MAggIO


Cities MoveOut

Calendario e agenda Sei sei un locale o un promoter inserisci tutti i Tuoi eventi (compresi i poster) nel calendario di Move Out free magazine

Step 1

Vai su “www.moveout.tv” e clicca “Area riservata ai locali / promoter”

Step 2

Inserisci il login e la password o crea un Tuo personale account

Step 3

Puoi modificare il Tuo profilo, inserendo foto del Tuo locale, servizi offerti, comunicazioni, eventi e serate speciali.

Entro il 17 di ogni mese, si genererà automaticamente il calendario del Tuo locale, che uscirà con l’edizione di Move Out free magazine del mese successivo. Approfitta dell’opportunità (gratuita) di promuovere i Tuoi eventi e il Tuo locale! * Il servizio offerto è TOTALMENTE gratuito ed è puramente informativo per i lettori di Move Out free magazine e i visitatori di MoveOut.tv. La redazione si riserva di non pubblicare eventi e/o poster inseriti nel proprio profilo se non considerati idonei o per ragioni di impaginazione. MaggiO 2009

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MoveOut Calendar


Calendar MoveOut


MoveOut Special Cities

MOdEna CiTY

RaMBLERS Interivista esclusiva per MoveOut

Può sembrare strano, ma negli ’70 andava decisamente di moda portare in tour le canzoni contenute nel disco che sarebbe stato lanciato solo in un secondo momento: toccò anche, ad esempio, a Runes album, , Four Symbols o ZoSo, che sono poi solo alcuni dei nomi con i quali è conosciuto il quarto album dei Led Zeppelin, quello di Starway to Heaven, pubblicato senza un titolo ufficiale. il paragone, per loro stessa ammissione, è forse un po’ azzardato, ma resta il fatto che sono in giro da oltre un mese in tutta italia, anche se il disco è uscito solo lo scorso 10 aprile, sotto l’etichetta Mescal/MCRecords, distribuito da Sony. Stiamo parlando dei Modena City Ramblers, gruppo dall’identità meticcia fatto di irlanda ed Emilia, con contaminazioni di genere e di culture che spaziano dal punk al reggae, dal Sud america all’africa: la loro ultima fatica, l’undicesima, che arriva proprio al compimento della maggiore età visti gli inizi nell’aprile del 1991, si chiama Onda Libera. abbiamo incontrato gli MCR per un’intervista in esclusiva lo scorso 15 aprile, alla Fnac di via Roma a Torino, dove hanno presentato il disco, scritto, arrangiato e prodotto del tutto autonomamente, tanto da arrivare addirittura all’ideazione e realizzazione della copertina. assediati da un caldo soffocante, in un clima davvero da grande Famiglia, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Franco “Franchino” d’aniello, tin whistle, flauto, sax, tromba e cori della band emiliana. MoveOut: Sonorità aggressive nella prima parte, decisamente combat folk e folk rock, per un ritorno alle origini; commistione con elementi della musica popolare come la tammuriata, ma anche reggae e dub per la seconda parte. Quali artisti hanno influenzato maggiormente questo disco? MCR: È sicuramente figlio dell’incontro con Terry Woods: è una sorta di prosecuzione naturale di Bella Ciao – Combat Folk for the Masses, anche se lì erano quasi tutti pezzi editi riadattati, mentre Onda Libera è composto da dodici pezzi assolutamente originali. E, in ogni caso, risente dell’influsso di

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molti artisti e generi… dai Pogues ai Gwen, a Marcello Colasurdo: siamo musicalmente onnivori. MoveOut: A proposito di Terry Woods… un aneddoto curioso? MCR: È impressionante la quantità di cappuccini che può arrivare a bere in un solo giorno. Basta fargli la domanda: “Cappuccino?”, e la risposta scatta automatica, “Oh yes, thanks”. Gliene ho visti bere dieci nell’arco di 24 ore. MoveOut: Torniamo a Onda Libera. Qual è il filo conduttore del disco?


MCR: La libertà. Tra piccole grandi schiavitù e sentimenti, intolleranze e sogni, prigionie e dipendenze, siamo andati alle radici di questa idea, ricercandone le molteplici sfaccettature. MoveOut: Domanda da un milione di euro: che cos’è la libertà? MCR: Se lo sapessimo potremmo scrivere dei saggi e diventare miliardari… Un concetto astratto a proposito del quale, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare un contributo utile nel capire di cosa si tratta, ma senza pretese di fornire verità assolute. MoveOut: Trattate temi sociali, di denuncia, anche molto impegnati, ma che ruolo hanno il divertimento, l’ironia e la voglia di ridere nella vostra vita di gruppo? MCR: Fondamentale! L’uomo è bipolare: non ci si può fermare unicamente alla faccia seria, così come, allo stesso tempo, trattare temi con leggerezza non significa non averne stima. Ci piace pensare di trattare i temi che affrontiamo con lo stile del grande Charlie Chaplin. E a proposito di divertimento, gli anni passano e abbiamo qualche capello bianco in più, ma la voglia di continuare a giocare con la musica è ancora intatta. E ci dà forza il continuo rinnovamento del nostro pubblico, che abbraccia ormai tre generazioni.

Lifestyle MoveOut

MoveOut: La prossima tappa del vostro lungo viaggio? MCR: Sarà un “volo interno”. Dal 25 aprile saremo in tour con Libera, di don Ciotti: porteremo il nostro contributo ideale all’associazione contro le Mafie, suonando proprio in terreni confiscati alle organizzazioni criminali. Musica per la legalità, concetto strettamente legato a quello di libertà. MoveOut: Usciamo dai cliché delle solite interviste: raccontami qualcosa che avresti sempre voluto dire, ma che nessuno ti ha mai chiesto. MCR: Mi domanderei: «Rifaresti tutto quello che ho fatto finora?». Rispondendo di sì: ripeterei ogni passaggio degli ultimi 18 anni, errori compresi: sono serviti a crescere. E sono cresciuti eccome, in questi 18 anni. A fine intervista, i Modena City Ramblers si sono esibiti in acustica davanti ad un folto pubblico, in una sala stipata all’inverosimile. Musica, ma anche scambi di vedute e battute con i fan, oltre che improvvisazioni degne di una jam session. Fino alla chiusura, sulle note di Bella Ciao, inno alla libertà di ogni “resistente” che si rispetti. Pietro Ramunno MaggiO 2009

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MoveOut Lifestyle

Si FA PRESTO A diRE

HaMBURgER…

il cibo più nazionalpopolare del mondo prova a reinventarsi: non solo alimento da fast food, ma vero e proprio prodotto di tendenza, realizzato con carni pregiate e salse esotiche. alla modica cifra, potendosela permettere, di 5.000 dollari.

Beluga degli hamburger

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Chi non ha mai mangiato un hamburger? Chi non si è mai ritrovato salsa e formaggio sulla camicia per eccesso di entusiasmo nel mordere l’enorme assemblato di carne, insalata, bacon e maionese? Si può dire che non ci sia niente di più nazionalpopolare di un hamburger, il modo per togliersi la fame in ogni parte del mondo, senza avere sorprese nel prezzo e nel gusto. L’hamburger è un prodotto di massa, venduto in milioni di pezzi tutti i giorni. Eppure sono molti i grandi cuochi, i ristoranti e le catene di fast food che si sono cimentate nel creare qualcosa di nuovo, di eccezionale, che sappia stupire. Ed è nata la gara per realizzare l’hamburger più caro del mondo, quello con la carne più esotica, le salse più lussuriose, le verdure più rare. Ad esempio, Burger King ha lanciato sul mercato “The Burger”, al prezzo non proprio abbordabile di 200 Euro. Pregiata carne di manzo Wagyu, finemente striata di grasso a

causa dell’alimentazione speciale degli animali, prosciutto Pata Negra proveniente da maiali che vivono all’aperto e si cibano di ghiande, cipolle allo champagne,

The burger di Burger king

tartufi bianchi, aceto balsamico di Modena e sale rosa dell’Himalaya: tutto per il re dei burger! Quasi 800 grammi di peso per quello che è stato definito “il caviale beluga degli hamburger”, presentato invece dallo chef Chris Mcmillan della più antica steak-house della Florida. Un mix di carni pregiate giapponesi, argentine e statunitensi, per un pezzo da novanta che per soli 100 dollari vi toglierà la fame. Più estetico e spirituale l’hamburger presentato dal ristorante Megu, di Tribeca, NY: verdurine, insalatina, una porzione decisamente moderata di carne, il tutto servito in una canna di


Lifestyle MoveOut

Burger Bento

bambù. Solo 30 dollari, ma forse dovrete ordinarne una dozzina. 99 dollari invece per il superburger di DB Bistro Moderne in NYC: un tripudio di carne rossa, cotta al vino e ripiena di foie gras, tartufi neri e servita nel classico panino con contorno di patate. Ovviamente se volete un’altra grattata di tartufo ve la faranno pagare cara e salata. Se invece proprio i soldi vi sfondano le tasche, siete a Las Vegas ed avete appena sbancato il Bellagio Casinò di Las Vegas, allora forse potete permettervi per 5.000 dollaroni un hamburger al Fleur de Lys, fatto con Manzo di Kobe,

massaggiato a mano con la birra, tartufi e servito con una buona bottiglia di Chateau Petrus del 1990.

Burger Bento

Abbiamo anche un super panino Made in Italy, l’ironica creazione di Riccardo De Prà, della locanda Dolada a Pieve d’Alpago, chiama-

Da Burger King alla locanda Dolada di Pieve d’Alpago, impazza la moda dell’hamburger vip: negli ingredienti così come nel prezzo to Mc Dolad e confezionato con pane appena sfornato, manzo d’alpeggio, lattuga e pomodoro supergenuini e patatine di Staol: un prodotto che si pone in contrasto con gli ipercalorici superburger. E se proprio non sapete cosa scegliere tra tutto questo ben di Dio, andate a farvi una pizza… Luigi Ferrando

DB Burger MaggiO 2009

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MoveOut Girl

l r i

Maarja Raudsepp

La nostra prima MoveOut Girl è Maarja Raudsepp: 22 anni, è nata e cresciuta a Tallin, ma da qualche mese vive ad Asti. Solo per pochi altri mesi, però: da quando ha scoperto le Langhe ed il buon vino, ha deciso infatti di traslocare. Ambientalista convinta, lavora in una web-radio dove conduce “Dig In”, trasmissione in cui si parla di ecologia e sviluppo sostenibile. La sua più grande passione è la musica jazz: adora anche ballare hip-hop e street jazz. Ama lo sport in generale e gioca… a bocce! Progetti futuri? Laurearsi e… si vedrà. Se vuoi diventare una MoveOut girl, invia le tue foto a: redazione@moveout.tv

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2008 MaggiO 2009 LUTy LiSTOPad

foto: I.com Multimeda

MoveOut Lifestyle


Lifestyle MoveOut

STRaPPa e BEVi, CON i POCKeT SHOTS Sono bustine tascabili contenenti bevande alcoliche: meno ingombranti delle tradizionali bottiglie, pronte all’uso ovunque vi troviate: in discoteca come ad una festa, sul lavoro come sul tram. Sei gusti, per accontentare tutti i palati. Probabilmente la performance di Johnny Knoxville, indiscussa star di Jackass, resterà ineguagliata. Altrettanto probabilmente, quello di farseli esplodere in faccia non è il modo migliore per apprezzarli. Stiamo parlando dei Pocket shots: bustine tascabili monoporzione contenenti bevande alcoliche, nate negli States nel 2000 e recentemente commercializzate anche in Italia, dove

vanno alla grande, specie fra i più giovani. Il suo ideatore, Jarrold Bachmann, ha avuto l’intuizione vedendo i lavoratori della sua fattoria in Sud Africa acquistare dei semplici e crudi sacchettini di plastica da 25 ml, per celebrare degnamente la ricezione della busta paga. Da qui la trovata di commercializzare il prodotto, partendo dalla California, sfruttando il concetto del “grab and go”, molto liberamente tradotto nel Belpaese

con “strappa e bevi”. Avete presente le nuove confezioni di bevande energizzanti e di succhi di frutta realizzate in plastica morbida in modo da poter essere trasportate ovunque? Le stesse confezioni che spesso i maratoneti o i ciclisti utilizzano per bere senza dover interrompere la loro corsa verso il traguardo. Bene, stessa cosa, ma meno salutare per il vostro fegato: per uno o due euro ci si può fare un cicchetto sul lavoro (o ad un concerto, o mentre si gioca a calcetto… ovunque vi pare, insomma) e passare inosservati, scoprendo così una soluzione meno vistosa rispetto ad un’ingombrante bottiglia di vetro, magari nascosta in mezzo alla carta del pane, come ogni buon barbone che si rispetti. Uno strumento da maratoneti dell’alcolsimo, insomma, perfetto per lunghe notti di festeggiamenti. Per ora i drink disponibili in formato tascabile sono vodka liscia, tequila messicana, gin inglese, rum di importazione caraibica e bourbon whiskey del Kentucky, anche se non dovrebbe mancare molto tempo al lancio sul mercato del nuovo gusto al brandy. Cin cin. MO MaggiO 2009

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MoveOut Lifestyle

Cocktail of the Month

drink

SPRiTZ What: aperitivo How:

40% vino bianco o prosecco 30% acqua minerale gasata 30% di liquore (Bitter Campari, Aperol o simili) Fetta d’arancio o scorza di limone Non esiste una ricetta unica: ogni barman ne ha una propria, spesso tramandata di padre in figlio. A seconda della zona, inoltre, cambiano vini e liquori.

Coc Where: Bar e Cocktail Bar Why:

È l’aperitivo del momento: fresco e leggero, ideale per cominciare la serata.

For Who:

Per lavoratori stressati dopo una lunga giornata di lavoro. Ma anche per disoccupati dopo una lunga giornata alla ricerca di lavoro.

www.aibes.it

BaRiSTa, il SOLiTO! “Perché bere sia sempre e soltanto un piacere”: è il motto dei Barmen dell’Aibes, l’Associazione Italiana Barmen e Sostenitori. Fondata 60 anni fa esatti a San Donnino di Rubiera, nel cuore dell’Emilia, è oggi una solida realtà, che conta oltre tremila associati. Con una lettera ai soci, nel 1949 Pietro Grandi motivò gli scopi dell’Associazione, che ancora oggi sono gli stessi: organizzare concorsi per barmen italiani e stranieri, atti ad incrementare le capacità tecniche professionali; allacciare e mantenere i contatti con associazioni estere simili; organizzare corsi di apprendimento e di perfezionamento al fine di migliorare il livello professionale dei soci, soprattutto di quelli giovani; fornire, anche attraverso le organizzazioni estere simili, assi-

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stenza ai propri associati, sia fuori dai confini nazionali che in città diverse da quelle di loro abituale residenza; facilitare ai soci viaggi in Italia e all’estero con lo scopo di aiutarli ad approfondire le loro conoscenze. Ma quali sono gli ingredienti per essere un buon Barman? Un pizzico di predisposizione da psicologo non guasta, visto che gli darà la possibilità di comprendere le esigenze delle persone: tra gli aspetti più appaganti, infatti, spicca sicuramente la possibilità di vivere e lavorare a diretto contatto con i clienti. Aggiungete una spruzzata di conoscenza di più lingue, specie per chi opera in grandi alberghi o nelle zone turistiche. Miscelate con particolari doti comunicative ed adeguata spigliatezza, uniti ad una

spiccata fantasia. Shakerate quindi con un’approfondita conoscenza “liquoristica” internazionale, sia delle bevande alcoliche che dei cocktail e decorate con gentilezza e cortesia (da non confondere con il servilismo), che sono nell’ordine spirituale ciò che la pulizia e igiene sono in quello materiale. Tutto questo potrebbe non bastare: un buon barman è un po’ come un confessore… spesso è testimone dei segreti e delle confidenze degli avventori, custodendo con estrema discrezione parole e fatti che prendono forma al bancone del bar. Per i mesi a seguire l’Aibes curerà lo spazio dedicato al Cocktail del Mese: “Perché bere sia sempre e soltanto un piacere”. PiErre


Lifestyle MoveOut

PaRKOUR: QUANDO LO SPORT Fa SPeTTACOlO

Una lotta quotidiana per migliorarsi. Una filosofia di vita. Che li spinge a compiere spericolate acrobazie e salti prodigiosi. Si lanciano, senza protezioni, da un tetto all’altro. Si arrampicano nei cantieri. Un viaggio nel mondo dei traceurs… Fletto i muscoli e sono nel vuoto. Chissà se il celebre Rat-Man, antieroe dei fumetti frutto della matita di Leo Ortolani, non nasconda sotto la calzamaglia un’anima da traceur, artista (per alcuni) o folle (per altri) che pratica il Parkour… Il suo grido di battaglia, infatti, evoca lo spirito alla base della disciplina a metà tra sport e spettacolo conosciuta come Parkour. In principio era Spring Heeled Jack, creatura del folklore inglese del periodo vittoriano, che si racconta vagasse nelle notti londinesi compiendo balzi prodigiosi. Antenati misteriosi e supereroi animati a parte, il Parkour, abbreviato in PK, è una disciplina metropolitana nata in Francia agli inizi degli anni ’80, che ha preso sempre più piede arrivando oggi a contare migliaia di praticanti nel mondo. Meritandosi, fra l’altro, un posto nel videoclip di “Jump”, di Madonna. L’art du déplacement (arte dello spostamento) e le parcours (il percorso) furono i primi termini utilizzati per descrivere questa forma di allenamento, che deve il suo nome al parcours du combattant (percorso del combattente), ovvero il percorso di guerra utilizzato nell’addestramento militare. «Tutto è nato da un gruppo di ami-

ci che praticavano la stessa arte – spiega Stephane Vigroux di Parkour Generations in un’intervista rilasciata a Craig Pentak di Parkour Horizons –, che esercitiamo ogni giorno, non solo fisicamente, ma anche mentalmente». Con tutto rispetto parlando, quale scintilla di follia spinge questi pazzi scatenati (pardon, intendevo “traceur”) a lanciarsi nel vuoto, senza reti, né casco, né protezioni? «Vogliamo evolverci: è una lotta quotidiana per migliorarci. Per essere migliori, per ottenere qualcosa di davvero profondo c’è bisogno di sforzarsi di più e dare tutto se stesso». Chiamarlo sport sarebbe riduttivo: è una vera e propria filosofia di vita. Che li spinge a misurarsi coi propri limiti, saltando sui tetti

dei palazzi, arrampicandosi nei cantieri, esibendosi in acrobazie ai limiti della fisica. Dopo i primi allenamenti, il corpo chiede pietà: sui blog c’è chi scrive «il giorno dopo è come se fossi stato pestato con una mazza da baseball». Ma salto dopo salto, atterraggio dopo atterraggio, flessione dopo flessione, la muscolatura si potenzia, consentendo manovre sempre più spettacolari. E spingendo sempre più in là il proprio limite. Proprio come avrebbe fatto il più grande combattente e filosofo delle arti marziali orientali: «Using no way as way. Having no limitation as limitation. Be like water my friend». Ah, per la cronaca: il suo nome era Bruce Lee. Pietro Ramunno MaggiO 2009

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MoveOut Lifestyle

TORinOSPy: Ne RESTERÀ SOlTANTO UnO…

È lo spy game più in voga del momento: per tre settimane decine di persone si sfidano sul territorio di un’intera città (finora solo a Torino), a colpi di pistole ad acqua. L’obiettivo è sopravvivere, eliminando tutti gli avversari.

Un’avventura di tre settimane con un solo obiettivo: eliminare la propria preda a colpi di pistole ad acqua… ed evitare di essere colpito dal proprio predatore. È questa la filosofia alla base di “StreetWars Killer”, gioco reality originale ispirato al film di Elio Petri “La decima vittima”, importato direttamente dagli Stati Uniti e già forte di tre battaglie combattutesi, in quel di Torino, organizzate da “Big Boss”, Giuseppe Tempio e “Jennifer”, Anna Porello, ideatori del blog TorinoSpy. Per 21 giorni, 24 ore su 24, gli iscritti al gioco diventano protagonisti di un thriller combattuto a colpi di liquidi: la quotidianità si mescola con la vita

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Film: “la decima vittima” di e. Petri

dell’investigatore, per trovare ed eliminare la vittima designata, così da prenderne il posto e continuare la caccia a quella che la vittima stessa stava braccando. Tutto questo senza dimenticare che, a propria volta, si viaggia con un bersaglio sulla schiena. Finché, per dirla con Duncan McLeod: «Ne resterà soltanto uno». All’inizio dell’evento, in un luogo segreto, gli organizzatori consegnano il kit di gioco: da lì in poi, spazio alla fantasia e alla faccia tosta. C’è chi si è travestito da medico, chi si è appostato in un cassonetto, chi è rimasto nascosto per ore sotto una macchina, persino chi è stato placcato dai vicini di casa convinti di avere a che fare con un maniaco: e non c’è categoria professionale o rango sociale che venga risparmiato… professionisti come studenti, dirigenti d’azienda come disoccupati, avvocati e precari, giovani e meno giovani, tutti pazzi per lo spy game più in voga del momento. Funziona così: ci si iscrive sul sito www.torinospy. Fot. Aleksandr Frolov

com, versando 40 euro, e si riceve il dossier della prima vittima, contenente una sua fotografia, l’indirizzo di casa, l’indirizzo del posto di lavoro, il nome e l’e-mail. Se si riesce a compiere la propria missione, da solo o in squadra, la persona che si è appena colpita dovrà consegnare il dossier in suo possesso ed il suo obiettivo diverrà la nuova preda. Questo finché, eliminazione dopo eliminazione, non si troverà il dossier contenente il proprio nome e la

propria foto. A questo punto, rullo di tamburi e squilli di trombe, la vittoria è assicurata e, con essa, un premio del valore di 500 euro, da ritirare nel corso della cena finale con tutti i partecipanti, il cui numero varia tra i 50 ed i 150. La prossima edizione all’ombra della Mole è in fase di allestimento, ma, nel frattempo, on-line ci si può già pre-iscrivere all’evento nazionale che porterà a combattersi, sempre a colpi di pistole ad acqua, in 14 città italiane contemporaneamente. La caccia è aperta… MO


Gay & Lesbian MoveOut

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MoveOut Cities

TORinO Magica La capitale sabauda è al vertice del triangolo di energia nera che la accomuna a Londra e San Francisco. Ma anche di quello di energia bianca insieme a Lione e Praga. Ricca di segni e simboli, come se obbedisse a un misterioso progetto: una città tutta da scoprire.

Magia bianca, magia nera, esoterismo, influenze astrali. Possibile che la fredda Torino possa essere al centro di tutto ciò che c’è di astratto e indefinito “fuori dal mondo terreno”?

“vallis Occisorum”: l’attuale quartiere valdocco. luogo di uccisione e sepoltura che ospitò per secoli il patibolo fino a che i francesi non lo spostarono al “Rondò della forca” su corso Regina Margherita

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reperti storici, un alone di mistero, più o meno popolare, avvolge questa città, tanto vissuta e chiacchierata da poter quasi giustificare la “diffidenza piemontese” verso l’ignoto. Troppe volte Torino è stata considerata soltanto il vertice del satanismo Alcune leggende la vogliono europeo e del culto massonica ed esoterica, ma massonico, per via del Torino resta comunque la città triangolo di energia nera che la accomuna della Sindone. a Londra e a San FranC’è una Torino celata agli cisco. Una posizione infausta occhi dei più. Non la Torino dei ad occidente, dove tramonta il grandi palazzi, dei parchi, dei sole e prendono piede le tenegrigi viali intasati di traffico, dei bre. Dall’altra parte il vertice di contrasti fra culture e costumi un triangolo di magia bianca nelle piazze dei mercati, ma insieme a Lione e Praga. Una la città che vanta tradizioni città costruita fra due fiumi che esoteriche antiche di secoli. Tra la avvolgono come un anello. leggende, smentite e incerti La Dora che rappresenta la


Cities MoveOut

Obelisco Bianco voluto da Napoleone Bonaparte e dedicato al prof. Beccaria. Considerato un punto geodetico di energia negativa. Sulla sommità è posizionato un astrolabio e dovrebbe indicare il passaggio del 45° Parallelo (ma in verità Torino si trova a 45, 3° di latitudine nord)

Luna e la parte femminile e il Po che rappresenta il Sole e quella maschile. Una Torino ignara del suo destino, che con la sua pianta romana pone le porte d’ingresso ai quattro punti cardinali e si fa tagliare nel centro dal 45° parallelo. Ciò che secondo antichi calcoli è segnato dalla fontana con l’obelisco, la Fontana del Frejus, che domina piazza Statuto, considerato uno dei punti più negativi della città. Un segno predestinato. Niente a Torino pare essere stato lasciato al caso: è come se tutta la città obbedisse ad un unico, misterioso progetto. La Fontana del Frejus fu ideata per ricordare l’omonimo traforo. Indicata dagli esoteristi come il cuore nero della città

la “Fontana del Frejus” in Piazza Statuto fu ideata per ricordare l’omonimo traforo. indicata dagli esoteristi come il cuore nero della città

perché si trova ad occidente e per essere nel “vallis occisorum” (l’attuale quartiere Valdocco). Luogo di uccisione e sepoltura che ospitò per secoli il patibolo.

Dall’aiuola centrale della fontana si accede alla sala di comando dell’intero sistema fognario della città e per la leggenda alla porta dell’Inferno. In cima all’obelisco Lucifero, l’angelo più bello. La magia positiva di Torino nasce invece dal cuore bianco di piazza Castello, dove un tempo veniva mostrata ai fedeli la sacra Sindone che l’ha impregnata di “benevolenza”. Dal Duomo che la custodisce, alla Gran Madre dove la tradizione racconta che lo sguardo della statua all’ingresso indichi il luogo dove trovare il Santo Graal, fino alla Mole Antonelliana che indica il cielo. Paradiso, Inferno e Purgatorio. Insomma, Torino. Alessia Mangiapane

in cima alla Fontana “dell’inferno”: lucifero, l’angelo più bello MaggiO 2009

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MoveOut Fashion & Design

DAMieN

HiRST

È uno degli artisti più discussi e criticati, basti pensare ad alcune delle sue opere più famose, come gli squali in scatole di formaldeide, le mucche segate in più parti e gli armadi pieni di pillole e farmaci

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discusso e criticato, è l’artista meglio pagato del momento. Tetro e affascinante, damien Hirst fa tendenza, firmando prodotti che spaziano a 360°. E suscitando emulazioni soprattutto nel mondo dell’arte e della moda.

Damien Hirst, artista contemporaneo, britannico, un po’ Pop e un po’ Dark, un po’ di moda e un po’ contro la moda. Di fatto il meglio pagato in questo momento. Quindi forse anche il più furbo. Per quanto questo gli comporti probabilmente un umore sempre un po’ tetro… per contratto. È uno degli artisti più discussi e criticati, basti pensare ad alcune delle sue opere più famose come gli squali in scatole di formaldeide, le mucche segate in più parti, gli armadi pieni

di pillole e farmaci, i corpi umani sezionati, le bestie imbalsamate ed altri innumerevoli esperimenti, alcuni dei quali piuttosto disgustosi. Quel genere di cose che fanno dire: «Io l’arte contemporanea proprio non la capisco!», lasciando nello spettatore un misto di disgusto e stupore, che tuttavia non si dimenticano facilmente. Ma in fondo la paura e quel vago sentimento di raccapriccio fa parte dell’arte da secoli, da prima che nelle cattedrali si evocassero i supplizi infernali, da prima che si raffigurassero i sacrifici rituali degli Incas. Rappresentare la morte poi ha un valore di purificazione e forse di allontanamento delle paure, evocandole ed addomesticandole. Nel tema delle opere di Hirst c’è un fascino innegabile, una carica espressiva di cui si sono accorti anche i trend setter che hanno trasformato alcune delle sue opere in gadget di tendenza. Una delle sue ultime opere si chiama “For the love of God”, “Per l’amore


Fashion & Design MoveOut

nel tema delle opere di Hirst c’è un fascino innegabile, una carica espressiva di cui si sono accorti anche i trend setter che hanno trasformato alcune delle sue opere in gadget di tendenza

di Dio”, ed è uno stupefacente cranio umano fuso in platino e tempestato di 8.601 diamanti tra cui uno rosa, molto raro ed enorme, proprio sulla fronte. Il valore dell’opera supera i 50 milioni di sterline. L’opera ha già trovato le sue imitazioni. Durante uno spettacolo televisivo Marta Marzotto, la celebre stilista italiana, famosa per i suoi enormi ed ingombranti gioielli, sfoggiava una collana di teschi brillanti, confessando candidamente di averla realizzata con i teschi portachiavi, di fabbricazione cinese, pagati pochi euro alla bancarella ed evidentemente ispirati dall’opera di Hirst. Anche la moda ha riconosciuto all’opera dell’artista il suo tributo. La Levi’s ha realizzato una linea di prodotti, chiamata “X Damien Hirst line” che ha avuto grosso successo: magliette e jeans realizzati secondo i dettami dello spin painting, la pittura realizzata su piatti in rotazione,

come quelli dei giradischi, con effetti psichedelici. Anche Supreme, brillante casa che produce skateboard, ha cercato la sua collaborazione per una linea decisamente originale ed un po’ inquietante. Si vocifera di collaborazioni di Hirst nel mondo della telefonia mobile di lusso, mentre il suo

modello personalizzato di Mini Cooper spunta un valore di quasi due milioni di Euro! Insomma si può dire che quando l’arte contemporanea incontra il design ed il mercato, allora gli aff ari si muovono. E se non ci si può permettere uno squalo imbalsamato o una zebra da salotto, evidentemente solo per motivi di spazio, si potrà sempre cercare una maglietta, o un cappellino dell’artista preferito. Anche questa è democrazia dell’arte! Luigi Ferrando

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MoveOut Fashion & Design

MILK gONe BAD

Il progetto nasce dall’incontro di due differenti realtà artistiche: Anatomicfactory presta l’oggetto, Bombo le sue illustrazioni. Per la serie “C’è sempre qualcosa dietro”, lo spunto di riflessione arriva dall’ambiguità delle merci, che spesso nascondono una seconda natura. Il risultato è “Milk Gone Bad”, una collezione di 8 lampade a metà strada tra i “toys” e l’oggetto d’arredamento: fatte come un packaging del latte, ognuna è un soggetto della serie. Bianche e neutre a luce spenta, nel momento in cui arriva corrente appare il reale contenuto del prodotto: un sorprendente mondo immaginario di muffe. Divertenti. www.anatomicfactory.com

ISABODYWEAR Una linea speciale di biancheria intima maschile, lanciata per proteggere il prezioso frutto dei lombi dei maschietti dalle onde emesse dai cellulari: l’idea è di Andreas Sallmann, dell’azienda svizzera ISA bodywear, che ha progettato degli slip contenenti fili d’argento, che bloccherebbero raggi nocivi. Per chi ci crede… www.isabodywear.ch

TOUCH Me

Siete professionisti dello spionaggio industriale? Amanti infedeli che necessitano di proteggere i propri segreti da partner gelosi e troppo curiosi? Siete semplicemente paranoici? Touch me è l’oggetto dei vostri desideri. È una Usb-pen con sensore per il riconoscimento dell’impronta digitale. In un solo gesto si estrae la chiavetta e si appoggia il pollice sul sensore permettendo l’accesso al software protetto. Voi, e solo voi, potrete leggerne il contenuto. A prova di spia! www.anatomicfactory.com

VERTICAL BeD

Se avete problemi di narcolessia, è arrivata la soluzione definitiva. Si chiama Vertical Bed, ed è, come suggerisce appunto il nome stesso, un letto in posizione verticale. In realtà si tratta di una sorta di imbracatura, con tanto di cuffie per isolarsi dal rumore e occhiali da sole per contrastare la luce. Dormire in piedi, da oggi, non è più un problema. www.techdigest.tv

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SCAN TOASTeR

Se siete quel genere di persone che amano divorare le notizie, facendo colazione al mattino, ecco l’oggetto che fa per voi: nel tempo in cui il vostro tostapane spara fuori la fetta di pane pronta per essere imburrata, lo Scan Toaster (creato da Sung Bae Chang e prodotto da Elettrolux) stamperà per voi immagini e notizie fresche dal mondo, a seconda delle impostazioni che gli avrete fornito. Per un’abbuffata di informazioni, prima di scappare in ufficio. www.ohgizmo.com


Events MoveOut

pavimenti d’architettura

Uffici Esposizione Vendita: Monza (MI) via A. Boito, 97/a Tel/fax: 039.380962 - infohabitat.pavimenti@libero.it

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Etat Libre d’Orange MoveOut For Her & Him

Etat Libre d’Orange, il nome della più stravagante e trasgressiva linea di profumi che l’uomo abbia mai annusato: un autentico spazio di libertinaggio olfattivo

Nasce a Parigi dalle idee di Etienne de Swardt, stufo dei soliti profumi, ovvi, scontati e forse troppo per bene. Il suo negozio apre all’insegna della sfida, parafrasando la frase con cui il nuovo sovrano di Francia saliva al trono: “Il Re è morto! Viva il Re!”. Anche il suo negozio non è da meno: “Spazio di libertinaggio olfattivo”, sulla vetrina sventola il tricolore francese e all’interno il profumo delle sue creazioni. Etat Libre d’Orange ha anche una sua dichiarazione di indipendenza, libertà dalle censure, restituzione del diritto di espressione al naso, il creatore, rarità dei materiali, sobrietà dei flaconi, illustrazione ardita e provocante. Antihéros, Vierges et toreros, Charogne, Encens et bubblegum, Jasmin et cigarettes, Tom of Finland: questi solo alcuni dei nomi, bizzarri ed evocativi, improbabili ma convincenti, che contraddistinguono questa linea. Non da meno sono le scatole, vere e proprie opere d’arte pop, un vero must da collezionare, con riferimenti chiari alla Pop Art di Roy Lichtenstein, alle pin up provocanti, alle foto ambigue di Pierre et Gilles. Profumi insolenti, irriverenti, che stupiscono ed incantano allo stesso tempo, che ci strapperanno dalla noia, scandalizzandoci ed ipnotizzandoci allo stesso tempo. Si trovano solo in alcune profumerie ma vale la pena di cercarli. Luigi Ferrando

Freitag

Spaziosa, robusta, geniale: semplicemente, Freitag, man-bag realizzata con pesanti teloni di camion usati, tagliati ed assemblati in forme sempre differenti. Pezzi unici in cui convivono moda, praticità ed ecologia, tanto che si sono meritati un posto al MOMA di New York Il Capo urla: «Questo pacco deve essere recapitato entro un’ora dall’altra parte della città… vola!». Inforco la bici, infilo il prezioso carico nella fedele Freitag e schizzo nel traffico. Ai semafori sono sempre in pole position, la borsa, incollata come il sacco di un canguro… cinque minuti, ultimo isolato, pozzanghere ovunque, Freitag è impermeabile, io no! Mollo la bici contro un lampione, il palazzo è quello… ultimo piano, ultimo minuto, ascensore rotto. Barcollo fino al posto giusto, suono… mi apre un tipo, molto elegante dalla pronuncia impeccabile... dice: «Ehi Mike, sono arrivati gli hamburger di soja». Freitag è una man-bag, una di quelle borse pensate per starti sempre dietro, spaziosa, robusta e semplicemente - unica. Nata da un’idea di Markus e Daniel Freitag, nel 1993, è realizzata con pesanti teloni di camion usati, tagliati ed assemblati in forme sempre uniche. Le borse inglobano pezzi di loghi, scritte, certe volte ti fanno proprio vedere che hanno già fatto molta strada. E non patiscono certamente le righe che anzi le rendono più vissute! Sul sito di Fraitag puoi scegliere quella che ti piace di più o addirittura comporne una su misura secondo i tuoi gusti. Freitag utilizza anche le cinture di sicurezza per le tracolle e addirittura la stoffa degli airbag esplosi. Moda, praticità ed ecologia vanno d’accordo al punto che queste borse che vengono dalla strada e tornano sulla strada si sono conquistate un posto nel prestigioso MOMA, Museum of Modern Art di NY. Luigi Ferrando

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Lurisia

For Her & Him MoveOut

Andiamo a prenderci un’acqua in centro? Design ricercato ed elegante, per valorizzare acque minerali purissime. Lurisia lancia una nuova linea di bottiglie, Bolle e Stille. Ho visto una bottiglia d’acqua che sull’etichetta aveva scritto acqua piovana della Tasmania… mi sono immaginato un signore della Tasmania piuttosto arrabbiato, sotto la pioggia, con un grosso imbuto. Poi mi hanno detto che non c’era di che stupirsi perché in Groenlandia rimorchiano gli iceberg per farli sciogliere e vendere l’acqua che ricavano e che hanno scavato pozzi nel deserto per raggiungere antichi laghi sotterranei vecchi di 5000 anni. Molto affascinante, molto costoso… e se l’acqua sa di tappo? Da un po’ di tempo vanno di moda le acque minerali esotiche, prima c’era solo Evian, l’acqua delle dive di Hollywood dalle virtù miracolose e Perrier, l’acqua con bolle grosse come biglie, per digerire vistosamente qualsiasi cosa. Poi, piano piano, sono arrivati i water bar, specializzati in acque da tutto il mondo ed è scoppiata la moda. Andiamo a prenderci un’acqua in centro! Lurisia ha aggiunto due nuove stelle nel firmamento delle acque minerali di lusso: Bolle e Stille, entrambe acque minerali purissime, liscia Stille, gasata Bolle, che in più si vestono di design e di raffinatezza… non vorrete più buttare la bottiglia. Il progetto dello studio Sottsass, un affermatissimo studio di design italiano, ha voluto creare un contenitore che non stonasse anche con le tavole più eleganti, che fosse cristallino ed elegante, che sapesse valorizzare la qualità dell’acqua. Certamente il contenitore costa più del contenuto, ma per un regalo diverso ed originale, perché non regalare una bella bottiglia di acqua appena sgorgata? Lurisia. MO

Hello Kitty

Ha nove vite, come tutti i gatti, e porta benissimo i suoi 36 anni. Il fascino della gattina più famosa del mondo, Status Symbol delle celebrità, non conosce declino, e continua a muovere milioni di euro. I segreti di Hello Kitty, a partire dal suo nome. Hello kitty è la gattina bianca con il fiocchetto o il fiore in testa, idolo di più di una generazione. Nasce nel 1973 ma ha nove vite come tutti i gatti e ogni decennio le regala nuovi traguardi. Attualmente i gadget, le magliette, i pupazzi, biglietti di buon compleanno, i gioielli, gli accessori di Hello Kitty hanno un giro di milioni di euro; non male per una gattina indifesa e per di più senza bocca! Ma da dove nasce il suo nome? Kitty white è il nome di uno dei gatti che Alice incontra nel paese delle meraviglie; l’altra parte del nome deriva dal fatto che in Giappone a fianco dell’ingresso di casa si posiziona spesso un gatto con la zampa alzata in segno di saluto, da qui Hello Kitty. Il successo straordinario è dovuto anche al fatto che Hello Kitty, non avendo una bocca, parla con il cuore, facendo sì che ognuno le faccia dire ciò che vuole. Molte celebrità e dive del cinema la hanno eletta Status Symbol, come ad esempio Ricky Martin, Mariah Carey, Cameron Diaz, Heidi Klum, Steven Tyler, Christina Aguilera, Carmen Electra, Mandy Moore, Paris Hilton. Uno dei gadget più desiderati è sicuramente l’anello di oro e diamanti con la faccia della gattina, un oggetto del desiderio che costa come un’utilitaria ma regala a chi lo indossa quell’aspetto di ricchezza misto ad ingenuità, irresistibile e affascinante. Luigi Ferrando MaggiO 2009

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MoveOut Gay & Lesbian

MaTRiMOni gay? Sì, lO vOgliO L’ok alle unioni omosessuali arrivato nel Vermont spalanca le porte a nuove aperture negli States. E in Europa? in Svezia, dal 1° maggio, sarà possibile celebrare nozze gay anche in chiesa. Mentre l’italia resta a guardare. Maggio, il mese delle spose. Ma che succede se a pronunciare il fatidico “sì” non sono un lui e una lei, ma due persone dello stesso sesso? In Italia, manco a parlarne. Ma negli States qualcosa comincia a muoversi… Pur restando vietati in 43 dei 50 stati americani, nuove aperture stanno arrivando a seguito della legalizzazione dei matrimoni gay nel Vermont, riconosciuti dal Consiglio comunale di Washington: se gli orientamenti attuali trovassero conferma, quasi certamente dal 5 maggio le unioni omosessuali potrebbero essere permesse anche nella capitale americana. Il piccolo stato del New England, nove anni dopo che era stato il primo a consentire le unioni civili tra omosessuali, rende legali anche i matrimoni, arrivandoci per via legislativa e non giudiziaria. Anche sul fronte culturale sono stati fatti notevoli passi avanti, tanto che i matrimoni gay sono stati legittimati da dizionari come L’American Heritage Dictionary e l’Oxford English Dictionary ed il Webster’s. Oltreoceano, quindi, vengono compiuti importanti passi avanti verso l’equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali a quelli

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delle coppie eterosessuali, con matrimoni celebrati, oltre che negli States, anche in Canada ed in Sud Africa. E in Europa? Della Spagna è già stato detto in tutte le salse. Belgio, Olanda e Norvegia, pure, sono parecchio avanti. Pacs, inoltre, sono operativi in Danimarca e Francia. Forse, tuttavia, non tutti sanno che nel Vecchio Continente, da oggi, 1° maggio, in Svezia è entrata in vigore una legge che, in accordo con la Chiesa luterana, consentirà di scegliere liberamente tra rito civile e religioso. Sposi, dunque, e anche in chiesa. In Italia, invece, è ancora lontano il giorno in cui coppie

omosessuali potranno andare all’altare: e dire che uno dei primi matrimoni gay mai celebrati ebbe come cornice la capitale del Belpaese. Nell’antica Roma, infatti, gli storici dell’epoca danno notizia dell’unione fra l’Imperatore Nerone ed un liberto, tale Sporo. Ma se i verbi usati per descrivere la cerimonia (nubere) sono inequivocabili, parecchi dubbi permangono su come certe tradizioni siano naufragate nei secoli, tanto che oggi, in Italia, il Parlamento svicola persino dal riconoscimento dei diritti minimi, Pacs o Dico che dir si voglia. MO


Gay & Lesbian MoveOut

Sacred Love: l’amore ai tempi dell’Aids

Arte o provocazione? L’opera esposta a Napoli da Sebastiano Deva ha scatenato feroci polemiche, con un grande merito: quello di aver fatto riflettere. “Sacred Love”, ossia un crocifisso avvolto in un preservativo. È la provocazione targata Sebastiano Deva, lanciata per aprire una riflessione a seguito delle dichiarazioni del Papa circa l’uso di contraccettivi durante il suo recente viaggio apostolico in Africa, flagellata dall’aids. L’opera dell’artista, esposta al Pan di Napoli nell’ambito del format “Emergency Room”, è stata prontamente rimossa dall’assessore partenopeo Nicola Oddati, su richiesta del sindaco Rosa Russo Jervolino. «È chiaro che, quando manca l’ispirazione artistica, si tenta di far parlare di sé anche con operazioni artistiche di pessimo gusto e che non rispettano (come si dovrebbe)

il sentimento religioso dei cittadini – ha commentato il primo cittadino –. Naturalmente, quando chiedo il rispetto del sacro, mi riferisco a tutte le religioni e non intendo comprimere la libertà dell’arte. Ma, lo ripeto, in questo caso, quello che manca è proprio l’arte, mentre regna il pessimo gusto». «Tralasciando il fatto che la censura è sempre sintomo di debolezza e di paura che propri valori siano messi in discussione da opere d’arte non conformi al gusto generale – ha replicato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay –, ci sembra utile invece sottolineare come il messaggio, pur forte e percepito, a torto, come offensivo

del sentimento religioso, avrebbe dovuto aprire una riflessione vera. È innegabile che in nome del Cristo le gerarchie cattoliche propugnano il divieto di utilizzo del preservativo come presidio di prevenzione delle malattie come l’Aids, alimentando così comportamenti dannosi per la salute personale e collettiva di milioni di persone». Era il 1985 quando Gabriel Garcia Marquez scriveva L’amore ai tempi del colera. Il tempo vola, e un quarto di secolo dopo il capolavoro del Premio Nobel per la Letteratura meriterebbe un piccolo restyling, a partire dal titolo: oggi suonerebbe meglio come L’amore ai tempi dell’aids. MO

L’EUROPA FA LUCE SULL’OMOFOBIA IN ITALIA

L’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali ha lanciato lo scorso mese la seconda parte del Report sull’Omofobia e le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere in Europa, facendo il punto sulla situazione sociale e legale delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender nel Vecchio Continente. E l’Italia non ne esce bene. «Questo studio conferma la sabile Esteri di Arcigay –; leggendo Aurelio Mancuso, presidente situazione preoccupante rispetto le oltre 150 pagine di analisi, l’Italia nazionale Arcigay. ai crimini di odio nel confronti si conferma come un paese in cui «Ci auguriamo che le istituzioni itadelle persone LGBT con un le richieste per rafforzare i diritti liane agiscano affinché l’omofobia, particolare riferimento al bullismo LGBT sono state e sono tuttora la lesbofobia e la transfobia, divennelle scuole e nelle istituzioni sistematicamente ignorate dai tino solo un brutto ricordo – coneducative, luoghi fondamentali di politici». clude Ibry –, incentivando progetti formazione dell’individuo e della «Le Istituzioni europee dicono educativi e l’approvazione di leggi cittadinanza», dichiara Helen Ibry, inoltre in maniera chiara quello contro le discriminazioni basate responsabile ArciLesbica per le che noi denunciamo da anni: che sull’orientamento sessuale, già Questioni Internazionali». è in corso un sistematico attacco presente in 15 paesi UE». «Il report è limpido nel descrivere alla nostra dignità da parte delle Il report completo è scaricabile al la situazione del nostro Paese gerarchie cattoliche e di gruppi link: http://fra.europa.eu. – racconta Rebecca Zini, responintegralisti religiosi», aggiunge MO Maggio 2009

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MoveOut Gay & Lesbian

gEnOVa PRiDe:

OUTing

AllA MOSTRa Del FUMETTO “arcobaleni fra le nuvole”: per la prima volta in italia, tavole raffiguranti storie gay sono state esposte in una mostra, al genova Comics, aprendo una prima breccia nel mondo dell’omofobia. Per la prima volta in Italia, sono state esposte ad una fiera del fumetto tavole raffiguranti storie gay. A differenza di quanto accade nel resto dell’Occidente, infatti, nel Belpaese i fumetti gay sono ancora la Cenerentola dell’editoria. Lo dimostra il fatto che molti degli autori presenti ad “Arcobaleni fra le nuvole”, la mostra organizzata da Comitato Genova Pride e Kolosseo Bologna presso il Genova Comics, svoltosi al Vaillant Palace (in zona Fiumara) gli scorsi 4 e 5 aprile, sono delle “matite in fuga” e collaborano con editori esteri ottenendo consensi ed esponendo i propri lavori in prestigiose gallerie d’arte. Fra i creatori delle splendide tavole

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spiccano i nomi di Max Basili, Andrea Madalena, Zel, Wally Rainbow, Jacopo Camagni, Mauro Padovani, Le Peruggine e Giuseppe Fadda, Dany e Dany, Marco Albiero. «I fumetti sono importanti nella formazione di molte ragazze e di molti ragazzi – commenta il Comitato Genova Pride –; nel passato il fumetto italiano ha spesso dato voce all’omofobia, rappresentando gli omosessuali come macchiette o come persone che andavano maltrattate. Fare outing (espressione spesso confusa con

“coming out”, uscire allo scoperto, che indica invece l’atto di qualcuno che dichiara volontariamente di essere omosessuale) implica il ricorso ad un’arma politica di difesa contro l’ipocrisia dei gay conservatori che, per allontanare da sé i sospetti di omosessualità, si rivelavano particolarmente omofobi. Vedere oggi l’accettazione delle tematiche gay all’interno di una Mostra del Fumetto è un segnale positivo. Speriamo che anche i fumetti, letti in Italia da milioni di persone, diano sempre di più una rappresentazione positiva e veritiera delle persone omosessuali contribuendo alla costruzione di una società più inclusiva». MO


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