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PratoReview n.44

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prato n. 44 inverno 2020

PROTAGONISTI Rocco Papaleo

LO CHANSONNIER

Alessandro Diamanti I L G L O B E T R O T T E R D E L PA L L O N E

Nuove tradizioni

I COLORI DEL CAPODANNO CINESE

ENGLISH VERSION


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n. 44

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prato

13 EDITORIALE

Duemila eventi. Cambio di anno, cambio di decade. Tra teatro, musica e arte la città entra nel 2020

26 LO CHANSONNIER DELLA PORTA ACCANTO La versatilità di Rocco Papaleo, al teatro con Coast to Coast per ripercorrere un viaggio lungo 25 anni di Teresa Favi

15 SPETTACOLO 32 MOTORE E... AZIONE! 18 ARTE

Luca Calvani ha scelto Prato per il suo film di Virginia Mammoli

20 LIBRI 36 VISIONI 22 LO SGUARDO DA FUORI

Alessandro Diamanti. Calcio e valigie di Matteo Grazzini

24 IL FUTURO CHE CI ATTENDE

Astri, pianeti e previsioni per i prossimi dodici mesi. Con una congiunzione astrale insolita di Claudio Cannistrà

Quando nell’architettura una città si racconta di Mila Montagni

42 MODA Gift time. Dalla moda al design Ecco la nostra lista dei desideri di Francesca Lombardi


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n. 44

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48 SULLE ORME DEL DRAGONE

Il Capodanno Cinese per entrare nell’anno del Topo di Matteo Grazzini

55 CARA, VECCHIA, NUOVA LAZZERINI

La biblioteca festeggia i suoi primi dieci anni alla ex Campolmi di Matteo Grazzini

58 SOLIDARIETÀ IN ROSA

70 SEGNI PARTICOLARI

Sara Bartolini. Insieme alla sua socia Laura, produce cosmetici a base di latte di capra. Rigorosamente a km 0 di Sabrina Bozzoni

71 SEGNI PARTICOLARI

Valentina Tocci. Produttrice di cosmetici bio, con la sua officina dei saponi ha fatto della naturalità il suo principio di bellezza di Sabrina Bozzoni

Gli scatti fotografici tutti al femminile per la mostra di ANT

72 SHOT ON SITE 60 UNO SGUARDO A EST

Le tre mostre in programma al Museo Pecci

64 QUANTA ARTE DOPO CARAVAGGIO

A Palazzo Pretorio due collezioni che si uniscono per raccontare il Seicento napoletano di Matteo Grazzini

77 PRATO ESSENTIAL GUIDE 79 ENGLISH VERSION 82 MESSAGGI DALLE STELLE


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prato

DIRETTORE RESPONSABILE

Matteo Parigi Bini MODA

Sabrina Bozzoni, Teresa Favi REDAZIONE

Matteo Grazzini, Francesca Lombardi Virginia Mammoli, Mila Montagni, Elisa Signorini CONTRIBUTORS

Claudio Cannistrà FOTOGRAFI

Gabriele Bellini, Andrea Biancalani, Francesca Dattilo, Agnese Fochesato, Dario Garofalo, Francesco Giannella, Officine Fotografiche, Pasquale Paradiso, Matteo Pierattini GRAFICA

Martina Alessi, Melania Branca TRADUZIONI

The Florentine DIRETTORE COMMERCIALE

Alex Vittorio Lana PUBBLICITÀ

Gianni Consorti, Alessandra Nardelli SOCIETÀ EDITRICE

Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Piero della Francesca, 2 - 59100 Prato - Italia tel +39.0574.730203 - fax +39.0574.730204 redazione@gruppoeditoriale.com SEDE STORICA DI LABORATORIO E BOTTEGA Via Ricasoli 20-22, 59100 Prato MAIL info@antoniomattei.it | T. +39 0574 25756 MUSEO E BOTTEGA Via Porta Rossa 76R, 50123 Firenze MAIL firenze@antoniomattei.it | T. +39 055 0136203

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Baroni & Gori - Prato Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana


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EDITORIALE

DUEMILAEVENTI A N N O N U O VO , D E C A D E N U O VA , APPUNTAMENTI NUOVI. P R AT O S I R I S C O P R E V I VA

Questo numero 44 di Pratoreview ci porta in una nuova decade. Lo presentiamo nel 2019 e ci accompagnerà nei primi mesi del 2020 e celebriamo questo salto tra le pagine dei calendari con i colori di una Prato che c’è da sempre e di una che invece è un po’ più recente. Da un lato una passeggiata tra alcune opere d’arte meno conosciute, forse più nascoste o invisibili agli occhi dei critici ma dal valore inestimabile per i pratesi, che in certe decorazioni, in alcuni angoli, e in qualche scorcio dei palazzi riconosce la storia e la cultura della città. Dall’altro la festa di una comunità che proprio nel passaggio da un anno all’altro riesce a farsi notare e apprezzare più che altri momenti: il Capodanno Cinese ha portato e porta la nostra città alla ribalta nazionale e crea un vero momento di aggregazione. Il protagonista della copertina è invece un attore che più di una volta ha legato il suo nome a Prato e alla Toscana, Rocco Papaleo, che dopo A ruota libera racconta lo spettacolo in scena al Politeama Pratese, Coast to Coast. E come sempre, cinema, teatro o tv che sia, quando parla Papaleo non c’è mai da annoiarsi. Abbiamo detto cinema? E allora Prato torna ad essere un set cinematografico grazie a Il cacio con le pere, diretto da Luca Calvani, “regista in patria”: da piazza del Comune le foto ed i racconti sul film girato nel 2019 e in uscita nel 2020. 2019/2020 è anche il modo con cui si archiviano i campionati di calcio: c’è chi col pallone ai piedi continua a girare il mondo: Alessandro Diamanti da Santa Lucia prosegue la vita da globetrotter del football e da Melbourne racconta il suo ruolo, non solo di fantasista ma anche di pratese all’estero, senza troppa nostalgia, grazie alla tecnologia che accorcia le distanze. Infine i punti saldi della città: la Lazzerini con i suoi primi dieci anni di vita, il Pecci con le sue mostre, il Palazzo Pretorio con la mostra Dopo Caravaggio, uno sguardo intenso sul Seicento napoletano con due distinte collezioni.

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AGENDA T E AT R O

DICEMBRE

La seconda parte del mese si apre con un classico, in programma al Metastasio: Il gabbiano di Checov portato in scena da Licia Lanera (dall’11 al 15 dicembre). La voce di Gino Paoli, accompagnata al piano dalla musica del maestro Danilo Rea, è al centro di Due come noi che…, sul palco del Metastasio il 16 dicembre alle 21,15. L’evento fa parte del cartellone di Prato Festival 2019 e segna la fine della programmazione 2019 del teatro. Nell’atmosfera intima del Teatro Magnolfi sono invece in programma due appuntamenti, con target decisamente diverso. Prima (il 14 e 15 dicembre) il laboratorio Il favoloso mondo, evento con Patrizia Menichelli che fa parte di Met Ragazzi, poi (dal 17 al 22 dicembre) La Piazza, commedia diretta da Fiammetta Perugi e prodotta direttamente dal Metastasio. Al Teatro Fabbricone (14 e 15 dicembre), ancora per Met Ragazzi, Natale è teatro, spazio alla favola Pollicino: il Teatro del Piccione invita a dar voce alla paura sana intrinseca in ogni distacco e trasforma una storia buia in un piccolo inno alla vita e alla speranza .Negli stessi giorni e per lo stesso cartellone rivolto ai più piccoli, ma al Teatro Fabbrichino, c’è Il giardino giapponese, della Compagnia Teatro di Piazza e d’Occasione: un racconto per immagini e danza. Al Teatro Borsi dicembre significa Anna Meacci, in scena col suo Bella scoperta (13 e 14 dicembre), viaggio nella vita degli scienziati più famosi. Martedì 24 dicembre ore 23.30 Natale con Zipoli la S. Messa della Notte di Natale con il Coro e Orchestra della Scuola Comunale di Musica G. Verdi di Prato alla Chiesa di San Francesco.

GENNAIO

Anno nuovo, programmazione nuova e un cartellone ricchissimo. Al Politeama Pratese il 2020 inizia col Coast to Coast del protagonista della nostra copertina, Rocco Papaleo, in scena l’11 e il 12 gennaio. Sabato 25 gennaio invece il palco sarà tutto per Drusilla Foer e la sua Venere nemica, la dea scesa dall’Olimpo per fermarsi in una Parigi culla da sempre di bellezza e amore. La musica della Camerata Strumentale è invece affidata al concerto diretto da Jonathan Webb sulle arie di Ravel, Respighi e Poulenc (23 gennaio) La prima dell’anno al Metastasio è anche un prima nazionale, quella di Chi ruba un piede è fortunato in amore, da un testo di Dario Fo di quasi sessanta anni fa recitato da Massimo Grigò, Alessia Innocenti, Annibale Pavone, Tommaso Massimo Rotella e Tommaso Taddei. A Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri de I Sacchi di Sabbia è affidata la regia di uno spettacolo che danza tra comicità e crudeltà (dal 15 al 19 gennaio). Al Fabbricone il primo spettacolo del nuovo anno ha la firma di Lucia Calamaro, che (dal 9 al 12 gennaio) porta in scena Nostalgia di Dio, con Cecilia Di Giuli, Simona Senzacqua, Francesco Spaziani e Alfredo Angelici. 7-14-21-28 è invece l’insolito titolo dello spettacolo scritto di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (30 e 31 gennaio) con la produzione di RezzaMastrella, TSI La Fabbrica dell’Attore, Teatro Vascello, TPE - Teatro Piemonte Europa. Nel cartellone del Fabbrichino a gennaio c’è “solo” Il Giardino dei Ciliegi, Trenta anni di felicità in comodato d’uso, con i Kepler-452 (Nicola Borghesi, Paola Aiello ed Enrico Baraldi) che con due personaggi realmente esistenti, Giuliano e Annalisa Bianchi,

©Officine Fotografiche

GINO PAOLI E DANILO REA , DRUSILL A FOER, IL GIARDINO DEI CILIEGI, BELLE RIPIENE

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AGENDA T E AT R O

trasformano l’opera di Cechov in un racconto di vita vera alla periferia di Bologna (dal 21 al 26 gennaio). Numeri e sapori per iniziare l’anno al Teatro Borsi dove Samuele Picchi e Fabio Magnani portano la Matematica in cucina (3 e 4 gennaio), una sorta di cabaret gastronomico che trae spunto dal libro di Enrico Giusti, con la riduzione e la regia di Angelo Savelli. Il ricco cartellone di gennaio si completa con Sex & equivoci (10 e 11 gennaio) di Danila Stalteri, Bella Prof (17 e 18 gennaio) con la musica e la comicità dell’attore-cantante fiorentino Lorenzo Baglioni, Tra due anni maggiorenni, di Anna e Francesco Palmeri, alias I Soliti Soggetti (24 e 25 gennaio) e I marziani al mare, di Alberto Severi, con Beatrice Visibelli e Marco Natalucci (31 gennaio e 1 febbraio). Ma per il ciclo Premio Sarah Ferratti alla carriera c’è anche il talk show con una regina dei palcoscenici toscani e italiani, Lucia Poli, attesa lunedì 13 gennaio alle 21.

FEBBRAIO

C’è Shakespeare, con La tempesta, diretto da Luca De Fusco nel febbraio (dal 6 al 9) del Metastasio: Eros Pagni, Gaia Aprea e Alessandro Balletta tra i protagonisti. Ancora traduzioni dall’inglese, questa volta però dal testo dell’australiano Andrew Bovell, per When the rain stops falling – Quando la pioggia finirà, un salto avanti e indietro nel tempo all’interno di una faida tra due famiglie “guidato” da Lisa Ferlazzo Natoli (dal 20 al 23 febbraio). Tutta la bellezza femminile di Rossella Brescia, Tosca D’Acquino, Roberta Lanfranchi, Samuela Sardo nel cuore di Belle ripiene. Una gustosa commedia dimagrante di Giulia Ricciardi e Massimo Romeo Piparo che apre il cartellone di febbraio (1 e 2) al Politeama, con le protagoniste impegnate veramente ai

fornelli durante lo spettacolo. Altra protagonista dei piccoli e grandi schermi, Nancy Brilli, in scena con A che servono gli uomini? (22 e 23 febbraio), commedia musicale dalle grandi firme: sette note di Giorgio Gaber, regia di Lina Wertmuller e testo di Iaia Fiastri. La Brilli, nel ruolo che fu di Ombretta Colli, riporta a teatro un’opera del 1988. Camerata Strumentale in concerto il 27 in una coproduzione con il Metastasio Jazz, per la prima esecuzione assoluta del direttore Paolo Silvestri con Cuè de louà, oltre a The River di Ellington (27 febbraio). Ribalta ancora per il duo Mastrella-Rezza al Fabbricone dove (1 e 2 febbraio) trova spazio Anelante. Il Misantropo di Molière sul palco dal 13 al 16 febbraio con la versione italiana e l’adattamento di Fabrizio Sinisi e Valter Malosti, che poi lasceranno la vetrina a #Prometeo, di e con Oscar De Summa per una prima assoluta (dal 25 febbraio all’1 marzo) firmata Teatro Metastasio, Arca Azzurra e La Corte Ospitale. Atmosfere circensi per un classico di Franz Kafka, Il processo, in prima assoluta al Teatro Magnolfi (dall’11 al 23 febbraio): Circo Kafka il titolo dello spettacolo curato da Claudio Morganti. Il Bradipo e la carpa è il titolo scelto per celebrare San Valentino al Teatro Borsi: nessuna attinenza però con il protettore degli innamorati, anzi, visto che Antonio Carnevale e Riccardo Stincone raccontano una storia vera di calcio e nazismo, di pallone e atrocità nell’Ungheria del 1945 (14 e 15 febbraio). Ma nel febbraio del Borsi c’è anche tanta danza, da quella quasi olistica delle Notti d’Oriente di Agnese Magonio (7 e 8), a quella di Big Bang, della Kinesis Dance Company (21 e 22), e di Terre d’Irlanda di Irish Swing Project, La Compagnia Traballante e Iris Accademia (28 e 29).

L A MATEMATIC A IN CUCINA , PAOLO SILVESTRI, NANCY BRILLI, I MARZIANI AL MARE

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AGENDA MOSTRE

MUSEO DEL TESSUTO

La magia di un film non è racchiusa soltanto nella bravura degli attori e nella maestria del regista, perché a creare un’atmosfera indimenticabile contribuiscono anche le scene e i costumi. E un frammento di questa magia difficile da racchiudere in un fotogramma sarà oggetto di una mostra organizzata in occasione dell’uscita dell’ultimo film di Matteo Garrone e che si pone come ideale secondo dopo la mostra con i costumi disegnati da Milena Canonero per l’originale e scintillante Maria Antonietta di Sofia Coppola. Questo Natale, dal 21 dicembre al 22 marzo 2020, in città sarà possibile ammirare gli abiti che vestono i personaggi dell’ultimo film dedicato al meraviglioso personaggio di Collodi e vero mito della cultura italiana e mondiale. Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini è la mostra in calendario nelle sale dell’ex cimatoria Campolmi e sarà uno splendido regalo per Prato, con l’anteprima assoluta dell’ultimo lavoro dell’eclettico e storicamente impeccabile Cantini Parrini: più di 30 costumi di scena, realizzati in collaborazione con la blasonata Sartoria Tirelli di Roma per il film che uscirà nei cinema il 19 dicembre - tra gli attori Roberto Benigni come Geppetto, Gigi Proietti quale Mangiafuoco, Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini istrionici e perfetti Gatto e Volpe. Massimo Cantini Parrini (unico costumista italiano a esser riuscito nell’impresa) per tre anni consecutivi ha vinto il David di Donatello, insieme ad altri premi come Nastri d’Argento e Ciak d’oro, mentre nel 2018 ha ricevuto l’E.F.A., l’Oscar europeo come miglior costumista per Dogman, sempre diretto da

Matteo Garrone. Il percorso della mostra è stato organizzato in due sezioni per dare l’opportuno respiro al materiale in esposizione; la prima è infatti dedicata a Massimo Cantini Parrini e alle sue fonti d’ispirazione - compresi i capi d’abbigliamento storici della sua collezione personale, oltre che al suo lavoro creativo; la seconda è l’esposizione di trenta costumi del film, accompagnati da scatti del film che ne pongono in rilievo l’originalità e lo stile e da oggetti di scena che hanno fatto parte della vita del set. Intanto prosegue il crowdfunding per il restauro dei gioielli di scena che nel 1926 adornavano la soprano che per prima interpretò Turandot, il cui splendido abito disegnato da Caramba una volta completamente restituito al suo originario splendore - sarà il cuore di una mostra prevista per il prossimo anno.

PALAZZO PRETORIO

Una mostra che segue due binari e si muove con l’eleganza signorile di chi la pittura la frequenta con amore e con rispetto. Un’occasione rara di riflessione sull’arte e i suoi possibili rivoli, che scivolano nei secoli e rendono più profonde e ricche le radici della cultura. Questo quanto offre la mostra Dopo Caravaggio. Il Seicento Napoletano nelle Collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito. Approfondimento alle pagine 64-65.

CENTRO PECCI

L’arte in ognuna delle sue forme, siano esse tradizionali o segnate dall’innovazione è la vocazione del Centro, che prosegue nella sua scelta di raccontare il mondo e le sue mutazioni attraverso più media di comunicazione, a cominciare dal cinema. Approfondimento alle pagine 60-63.

MUSEO DEL TESSUTO, PAL AZZO PRETORIO, CENTRO PECCI

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AGENDA LIBRI

Corpo a corpo

Il colibrì

Una storia che è tutte le storie, perché tutti siamo figli. E la storia di una donna è quella che si racconta in questo libro E/O. Non è però la storia “perfetta” di un rapporto tra una mamma e il suo bambino, ma quella di una donna che sceglie di avere un figlio perché tutto il resto è già stato vissuto e sperimentato. E allora il figlio lo genera da sola grazie alla disponibilità economica e a una banca del seme. La complessa relazione tra la madre e il figlio viene raccontata dall’idea originaria alla crescita che costringerà la protagonista a un vero “corpo a corpo” tra i bisogni di una madre e quelli di suo figlio. Un rapporto ruvido forse ma che aspira alla narrazione della verità. Euro 13.60

La scrittura nitida ai limiti dell’impeccabile e le emozioni trattenute sul filo del rasoio per farle diventare la poesia che aiuta a sopravvivere e a dare la forza d’amare. Il passato, il presente e il mondo che nonostante tutto verrà sono la tragedia minima e la sorpresa perenne, purché si abbia la volontà di non abbandonare il gioco e continuare la partita fino all’ultima mano. L’apparente immobilità del colibrì diventa la metafora della vita e di ognuna delle sue fasi, anche le più dolorose e inevitabili. La paura dei cambiamenti che immobilizza i sogni trova qui la sua lirica e s’infrange sullo scoglio del quotidiano, frammentandosi in memorie di luce limpida, intensa di forza. Editore: La nave di Teseo. Euro 20

Silvia Ranfagni

Una libera donna d’affari

Sandro Veronesi

Luca Martinelli

Non è soltanto un giallo storico costruito con la consueta abilità dell’autore esperto, che pubblica con Damster, ma è un ritratto a cesello di una città che sta costruendo la sua fortuna all’inizio del secolo scorso. Un pretesto sottile che disegna una Prato descritta in modo insolito, attraverso gli occhi attenti del maresciallo dei Carabinieri Reali, Giorgio Chilleri (in città da due anni), e quelli del brigadiere Valenti che gli è a fianco durante le indagini per la morte di Violetta Marconi, traduttrice per corrispondenze commerciali con la Francia ma soprattutto donna accusata di esser fonte di scandalo in una società dominata da uomini dell’industria tessile, del commercio e della politica cittadina. Euro 13

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Il fuoco dentro Laura Nardi

Quarto romanzo dell’autrice per la casa editrice Silele e ancora una volta la vicenda è tratteggiata nella cornice della contea irlandese di Galway. Il lago Lough Corrib diventa lo scenario macabro di un ritrovamento inquietante, cui dovrà dare un senso il detective Ben Benson - nonostante la sua massima aspirazione, appena andato in pensione, sembri quella di dedicarsi alla pesca. A sostenerlo nell’impresa il detective Turner, mentre si nelle pagine si sommano la passione per la pasticceria di Benson e un piano dai risvolti diabolici, che rischia di rimane impunito. Imprevedibile la trama e intrigante la sua tessitura. Euro 13


LO SGUARDO DA FUORI

ENGLISH VERSION

PALLONE E VALIGIE

L A N U O VA AV V E N T U R A A U S T R A L I A N A D I A L E S S A N D R O D I A M A N T I ESTRO E FANTASIA AL SERVIZIO DEL WESTERN UNITED D I M AT T E O G R A Z Z I N I

TATUAGGI E FASCIA DA C APITANO: IL LOOK DI DIAMANTI PER IL SUO PRIMO ANNO A MELBOURNE

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LO SGUARDO DA FUORI

Tre continenti, quattro nazioni, diciotto squadre, contando anche e soprattutto il Santa Lucia, dove tutto è nato, sotto lo sguardo attento e compiaciuto di nonno Rodolfo, il Becheri, che dalle parti di Prato significa “storia del calcio giovanile cittadino”. E la foto col nonno accompagna sui social Alessandro Diamanti anche nella sua avventura calcistica più lontana da Prato, quella col Western United, giovanissima compagine australiana che si è affidata all’esperienza del fantasista pratese per la sua prima partecipazione al massimo campionato, l’A-League. A 36 anni Diamanti ha detto no ad alcune offerte arrivate anche dalla serie A in Italia ed ha preso l’ennesimo aereo della sua vita per volare fino a Melbourne, sempre e comunque accompagnato dalla moglie Silvia e dai loro tre figli, ormai abituati e divertiti dalla vita da globetrotter. Da Prato all’Australia passando, tra tante città, da Firenze, Brescia, Londra, Bologna, Guangzhou, Livorno e Bergamo, in ordine sparso; sempre calciando di sinistro per esaltare estro e fantasia. Melbourne scelta di vita o di calcio? Entrambe. Sto ancora bene fisicamente e volevo continuare a giocare a calcio ad alti livelli. Quando ho avuto l’offerta del Western, una società nuova che mi ha messo al centro del progetto, ho voluto fare questa esperienza di vita per me e per la famiglia. Moglie e figli si adattano subito, già dopo il primo mese necessario per scoprire scuole e compagni nuovi. E sanno già le lingue. Per ora posso farlo, quando poi vorranno fermarsi con gli amici e le relazioni più radicate mi fermerò anch’io. L’impatto con Melbourne? Bella città, molto “vivi e lascia vivere”, grande, ci sono tutte le stagioni nello stesso giorno perché al mattino ci svegliamo con 8 gradi, alle 10 ce ne sono 35, a mezzogiorno piove e scende a 12 e nel pomeriggio sole e 40 gradi. E soprattutto ci sono tanti semafori, uno ogni cento metri; in questo mi mancano molto le rotonde di Prato, che qui non sono ancora arrivate. Il calcio in Australia a che livello è? E’ stato una piacevole sorpresa. Buon livello, fisicamente e tecnicamente sono preparati,

tatticamente un po’ meno, hanno una cultura anglosassone. Ma soprattutto sono organizzatissimi con le strutture, sia da gioco e allenamento che societarie, non ci manca niente per giocare ad altissimi livelli. Tante società in Italia, anche di serie A da metà classifica in giù, non hanno questa organizzazione. Dopo tanti anni di calcio e di luoghi in cui hai vissuto quale esperienza ti ricordi con più piacere? Lasciare il West Ham credo che sia stato l’unico errore fatto. Dovevo restare lì, in una squadra storica, idolo di tifosi storici, in centro a Londra. Ma volevo giocare in Nazionale e allora la Premier League non era valutata come adesso e ho scelto di tornare in Italia. Quando smetterai di giocare prevedi un futuro come nonno Rodolfo, calcio 24 ore su 24? Il nonno non si limitava a fare il presidente a sedere, faceva tutto, dal curare il campo a fare le righe col gesso. Mi piacerebbe rifare come lui ma io ho fatto una vita ed esperienze diverse, ma l’idea di tornare un giorno e prendere in mano il Santa Lucia non mi dispiacerebbe. PER IL FANTASISTA PRATESE, Con tutto il rispetto di chi c’è CLASSE 1983, L’AUSTRALIA È L’ENNESIMA RIBALTA ora e lo gestisce benissimo… INTERNAZIONALE DOPO I me lo devono. CAMPIONATI GIOCATI IN ITALIA, Sei lontano ma tieni vivo il INGHILTERRA E CINA legame con Prato? Sempre, ho la famiglia lì. Parlo pratese, anche quando parlo inglese. Con le tecnologie di oggi sento sempre gli amici storici, so tutto quello che succede in città. Anche nel mondo dello sport e del calcio, so tutti i risultati dalla A alla serie D, col girone del Prato. So quando vince e anche quando perde la Pistoiese.

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LO SGUARDO DALLE STELLE

IL FUTURO CHE CI ATTENDE

INDICE CICLICO E GRANDI CONGIUNZIONI DI CLAUDIO CANNISTRÀ

IL 2020 PUÒ ESSERE DEFINITO UN ANNO DI TR ANSIZIONE. L’ULTIMO IN CUI SATURNO STAZIONA IN C APRICORNO

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LO SGUARDO DALLE STELLE

Il 2020 può essere definito un anno di transizione. L’ultimo in cui Saturno staziona in Capricorno, l’ultimo del ciclo ventennale Giove/Saturno. Tale ciclo cominciato il 28 maggio 2000 con la congiunzione dei due pianeti, a 23° in Toro, si completerà il 21 dicembre 2020 con l’unione dei due pianeti lenti a 1° in Acquario. Da dicembre si prepara un nuovo ciclo ventennale, legato alle Grandi Congiunzioni tra i due pianeti lenti, che gli astrologi arabi studiavano con estrema attenzione, sapendole portatrici di importanti cambiamenti nel mondo. Inoltre, si verifica un cambio di Triplicità, in quanto la congiunzione tra Giove e Saturno passa dall’elemento Terra a quello di Aria; evento che si verifica ogni 250 anni. Per questo, possiamo definire il 2020 un anno di preparazione in funzione di questo evento. Non sarà un anno facile per il mondo sul piano economico e sociale; lo suggerisce l’andamento dell’Indice Ciclico planetario, marcatore della stabilità internazionale. Calcolato sulla somma delle distanze tra i vari pianeti, l’Indice raggiunge il suo minimo proprio quest’anno. La nostra vecchia Terra è sempre più instabile, conosce sempre nuove occasioni di conflitto, langue per il buco dell’ozono, si avvelena per i continui inquinamenti nettuniani, assiste ai conflitti armati marziani, tutti provocati dagli esseri umani. Anche Urano, che staziona lungo la prima decade del Toro, segno collegato a Gaia/Terra, invia lo stesso messaggio: prosegue la crisi ecologica, che vede al centro i cambiamenti climatici. Invece, Saturno in Capricorno per gran parte del 2020 opposto al segno del Cancro (le sorgenti, i fiumi, etc.) ci parla dell’emergenza acqua, che interessa il mondo. Vediamo, ora, le altre configurazioni del 2020. La prima, positiva e stimolante, è la presenza stabile e benevola di Giove in Capricorno. Il pianeta, chiamato dagli antichi Fortuna Maior, è entrato nel segno già a inizio dicembre 2019 e vi rimarrà per tutto l’anno per entrare in Acquario solo il 19 dicembre 2020. A livello mondiale, un tale passaggio può aiutare l’architettura e l’edilizia con la co-

struzione di importanti infrastrutture, oltre a migliorare l’organizzazione del territorio. La seconda, portatrice di tensioni e contrasti a livello internazionale, è la congiunzione tra Saturno e Plutone, che avviene il 12 gennaio, a 22° 46’ in Capricorno, cui però segue il 20 febbraio un bel sestile tra Giove e Nettuno, a 18° gradi, tra Capricorno e Pesci. Si tratta di un aspetto importante sul versante sociale ed umanitario, che si ripeterà in cielo altre due volte per la retrogradazione dei due pianeti: il 27 luglio e il 12 ottobre 2020. Per i singoli, questa serie di posizioni favoriranno i progetti soprattutto dei segni di Terra, oltre che di due segni d’Acqua: Scorpione e Pesci. Inoltre i nati delle prime decadi di Toro, Leone e Scorpione possono andare incontro a importanti cambiamenti di vita

GIOVE E SATURNO PASSANO DA TERRA AD ARIA. L’EVENTO ACCADE UNA VOLTA OGNI 250 ANNI per lo stazionare di Urano all’inizio del Toro e per l’entrata di Saturno a inizio Acquario dal 22 marzo al 1 luglio. Infine, Toro, Cancro, Scorpione e Capricorno potranno contare anche sull’appoggio di Nettuno, che stazionerà tra i 16° - 21° del segno dei Pesci per stimolare la creatività ed accentuare l’immaginazione artistica. Claudio Cannistrà fa parte della “Bottega dell’Astrologo”, associazione pratese, che ha come obiettivo di contribuire allo sviluppo di una nuova comprensione della realtà visibile grazie all’interpretazione delle simbologie celesti e che organizza corsi ed attività culturali. Per informazioni: canniclau@libero.it; labottegadellastrologo@gmail.com

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ROCCO PAPALEO È NATO A MAR ATEA NEL 1958. VIVE A ROMA


INTERVISTA T E AT R O

ENGLISH VERSION

LO CHANSONNIER DELLA PORTA ACCANTO L A V E R S AT I L I TÀ D I R O C C O PA PA L E O , A L T E AT R O C O N C O A S T T O C O A S T PER RIPERCORRERE UN VIAGGIO LUNGO 25 ANNI D I T E R E S A FAV I

La musica, sempre presente quando sale sul palco, e la poesia che filtra dalle sue storie a riannodare i fili della memoria nell’orizzonte aperto del teatro-canzone, rendono gli spettacoli di Rocco Papaleo un appuntamento imperdibile. Attore, regista, musicista ha vinto due David di Donatello, un Nastro d’argento, al cinema ha esordito nel 1989 con Mario Monicelli, ha fatto una cinquantina tra film e fiction, e da regista Basilicata Coast to Coast è stato premiatissimo. Senza dimenticare il Festival di Sanremo, presentatore insieme a Gianni Morandi. Con la sua aria affascinante e sdrucita da chansonnier della porta accanto, Papaleo torna a Prato a distanza di pochi mesi dallo spettacolo in piazza del Duomo con il quale insieme a Giovanni Veronesi, Sergio Rubini e Giorgio Haber ha aperto il settembre pratese. Il suo Coast to coast, in scena al Teatro Politeama sabato 11 e domenica 12 gennaio, ha una formula semplice: fare un teatro “a portata di mano”, capace di divertire e al tempo stesso emozionare. Uno show come un diario da sfogliare a caso, fatto di pensieri sparsi, brevi annotazioni e rime lasciate in sospeso che si fanno parole in musica, in un riuscito esperimento di teatro-canzone, con un occhio a Gaber e uno alla Basilicata. Complice di Papaleo, in modo efficace, è il quartetto di formato da amici di viaggio come Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Dario Savarese (percussioni), Giorgio Tebaldi (trombone).

Che cosa regalerà al pubblico di Prato con Coast to Cost? In questo momento mi viene da chiedermi cosa regalerà a me il pubblico di Prato. Sicuramente empatia. Il titolo evoca l’idea di un viaggio, è un po’ nel suo stile… Beh, in effetti è così. Il lungo viaggio di 25 anni nell’esperienza del teatro-canzone ha formato in me la convinzione che la strada della vita vera è la mia risorsa principale, lo spostamento la mia cifra esistenziale, il dinamismo la mia salvezza. Cosa ha cercato viaggiando in tutti questi anni? L’emozione comune, il divertimento. Questo show aggiunge qualcosa al suo percorso? Trattenendo i momenti salienti del viaggio percorso, direi che aggiunge l’osservazione del momento, il racconto del presente. Il suo modo di stare su un palcoscenico non prescinde quasi mai dalla musica e dalla canzone. E’ nata prima la passione per la musica o quella per il teatro? Assolutamente prima quella per la musica. Nasco strimpellatore di chitarra, quando neanche lontanamente pensavo che poi la mia storia sarebbe stata questa, essere un artista e di mantenermi facendo l’artista. E continuo a pensare che sia un grande traguardo. Come è avvenuto l’incontro con il mondo del teatro? In maniera piuttosto casuale. Suonavo per me stesso e per una piccola cerchia di ‘persone pazienti’ e poi una amica ai tempi dell’università

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ASCENSORI

VI PORTIAMO

IN ALTO

D A O LT R E 5 0 A N N I

VIA ETTORE SAMBO, 54 - 59100 PRATO - TEL. 0574 650050 FAX 0574 652472 - sartiascensori.it


INTERVISTA T E AT R O

È ARRIVATO AL TEATRO E AL CINEMA QUASI PER C ASO, PARTENDO DALL A MUSIC A

- dalla Basilicata mi ero già trasferito a Roma e stavo frequentando la facoltà di Matematica – ritenne che avessi delle qualità e mi iscrisse a un corso di recitazione. Io ci andai e da lì tutto è partito. Niente più matematica, sono cambiati i programmi. Chi è stato il suo maestro di vita, o di spettacolo? Ne ho avuti tanti consapevoli e inconsapevoli, ma preferirei rispondere con le parole di Paolo Conte: “Il maestro è nell’anima”. Lo spettacolo A ruota libera lo scorso settembre, la trasmissione Maledetti Amici miei su Rai2. La sua amicizia con Giovanni Veronesi è consolidata… La mia frequentazione con Giovanni è molto romana, fra l’altro da un paio d’anni abitiamo a cinque minuti di distanza l’uno dall’altro, nella zona di Monteverde. Giovanni è un amico. E a proposito di personaggi che hanno avuto un certo peso nella mia carriera, sicuramente lui è uno di questi.

Monicelli, Pieraccioni, Veronesi, Virzì. Nella sua carriera ha lavorato con molti personaggi toscani, è solo un caso? Mi piace pensare che non lo sia. Evidentemente c’è una simpatia reciproca che poi si snoda anche attraverso le opportunità che ho avuto da questi artisti. Su tutti, oltre a Giovanni, c’è Leonardo Pieraccioni con cui ho fatto comunella più volte a partire da I laureati, un rapporto che non si è mai intaccato negli anni, anche se non ci frequentiamo mai, lui a Firenze, io a Roma… ma quando capita di incontrarci per caso c’è molto affetto tra di noi. E poi ho un bel legame con Massimo Ceccherini con cui ho appena lavorato in Pinocchio di Garrone. Uscirà il 19 dicembre nelle sale, con Massimo Ceccherini fa coppia nel ruolo del gatto e la volpe. Vorrei ci raccontasse tutto o quasi di questa esperienza… E’ stato un compimento della nostra amicizia

UNA CARRIERA COSTELLATA DA COLLABORAZIONI CON ARTISTI TOSCANI, DA VIRZÌ A PIERACCIONI

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INTERVISTA T E AT R O

AL POLITEAMA PR ATESE PORTA IN SCENA L’ESPERIENZ A DEL TEATRO-C ANZONE

di lunga data, incastonati come siamo in questi ruoli di malfattori maldestri. Io da un lato lui dall’altro siamo davvero un po’ così, il gatto e la volpe, anche nella vita reale. Chi è chi nel film? Io sono il gatto, Massimo è la volpe. E con Roberto Benigni che nel film è Geppetto? Il vostro lavoro sul set si è mai incrociato? No, non ho lavorato con lui, non ci siamo mai incrociati. Io e Massimo interagiamo solo con Pinocchio. Qual è stato il momento di svolta nella sua vita? Ce ne sono state molte, dal momento in cui sono entrato per la prima volta nella scuola di recitazione a Roma, fino all’ultimo film che ho fatto, quello con Carlo Verdone che uscirà a febbraio. La nostra è una vita fatta di coincidenze, occasioni. A volte penso che c’è una buona stella che mi guida. E poi, visto che non mi piace essere modesto per vizio di forma, ci sono delle qualità in me, una comunicativa,

che funzionano. Forse… anche una simpatia innata di cui mi rendo conto solo fino a un certo punto. Quindi che dire, è andata così. Un film che non smette mai di rivedere? Un titolo che mi ha suggestionato molto, forse perché ero anche molto giovane quando l’ho visto per la prima volta, è The blues brothers. Mi piace quel modo scanzonato e musicale di intrattenere e divertire. E poi lì c’è tutto il blues che è la mia matrice. La sua canzone italiana preferita? Via con me di Paolo Conte. Il libro sul cuscino di questo momento? Un libro sul comodino direi piuttosto, nel senso che l’ho iniziato ma per via degli impegni di questo periodo non riesco a terminare. E’ Colibrì di Sandro Veronesi, fratello di Giovanni. Lei è social? Le piace instagram? Per quel che è strettamente necessario. Ho sessant’anni, sento di appartenere a un altro mondo. Se potessi farne a meno lo farei volentieri…

L’ULTIMO LAVORO PER IL CINEMA È IL PINOCCHIO DI MATTEO GARRONE, CON BENIGNI

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jeans

INOLTRE CAMICIE E ABITI SU MISURA by Alessandro Gherardi e Corneliani

T E L . E FA X 0 5 7 4 4 4 8 7 3 8 | I N F O @ V I A L E P I A V E 3 . I T | W W W. V I A L E P I A V E 3 . I T


0-12 AT T I V I TÀ

ALCUNE SCENE SONO STATE GIRATE IN UNA PIAZZA DEL COMUNE ADATTATA CON NUOVE INSEGNE

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CINEMA PRODUZIONI

MOTORE E… AZIONE! L’ A T T O R E P R A T E S E L U C A C A LV A N I H A S C E LT O LA SUA CITTÀ PER IL DEBUTTO DA REGISTA CON IL CACIO CON LE PERE DI VIRGINIA MAMMOLI PHOTO FRANCESCO GIANNELLA

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AA AAD

LUC A C ALVANI HA L AVOR ATO CON FR ANCESCO CIAMPI, ALTRO ‘PROFETA IN PATRIA’

Ormai sta diventando una bella abitudine e sembra incredibilmente naturale muoversi in città tra macchine da presa, luci e microfoni. Dopo le riprese di Pezzi Unici - la serie diretta da Cinzia TH Torrini, con protagonista Sergio Castellitto, andata in onda di recente su Rai 1 - questo ottobre Prato è infatti tornata a essere set a cielo aperto. E lo ha fatto per un debutto, quello dell’attore nostrano Luca Calvani, che, dopo aver recitato in film come Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, Maschi contro femmine di Fausto Brizzi e To Rome with Love di Woody Allen, per la prima volta si cimenta anche nella veste di regista, con Il cacio con le pere, una commedia ambientata in Toscana, finanziata da una casa di produzione milanese, Gate99 Films, e da un socio di Pechino. Un film dunque dalla vocazione internazionale e non solo per lo stesso Calvani, che Oltreoceano ormai è di casa, ma anche per illustri partecipazioni, come quella della costumista due volte candidata al premio Oscar Joanna Johnston - che ha lavorato per Chi ha incastrato Roger Rabbit, Forrest Gump, Salvate il soldato Ryan, Indiana Jones e l’ultima crociata e molti altri - che, in segno dell’amicizia con l’attore pratese nata sul set del super kolossal Operazione U.N.C.L.E., ha preso il volo per Prato. E con lei anche, Drusilla Foer, senza trucco e parrucco, la “Iena” Elena Di Cioccio, Alessandra Costanzo,

cui poi si sono aggiunti anche Anna Safroncik, Geppi Cucciari, Marta Zoffoli, Carolina Gonnelli e Alessio Sardelli. Tutti al fianco dei due protagonisti, Luca Calvani e Francesco Ciampi (Manifatture Digitali Cinema, non a caso, ha messo lo zampino anche qui), che tornano sulla storia scritta a sei mani, insieme a Alessio Venturini, che qualche anno fa valse la vittoria al Trailers Film Fest. Una storia, che, contrariamente da quello che può far pensare il titolo scherzoso, vuole anche riflettere e far riflettere, attraverso la contrapposizione di due topos, l’uomo genuino e l’uomo che ama emergere. Due fratelli, in questo caso, che si trovano a scontrarsi per un’inattesa cospicua eredità agricola, lasciata da un’anziana zia. Uno dei due, quello interpretato da Calvani, è diventato famoso nel mondo dello spettacolo ed è molto presente e attivo sui social; l’altro, interpretato da Ciampi, è invece legato al suo paese, lavora in un piccolo supermercato ed è stato un figlio molto attento e presente. Per ricevere l’eredità c’è solo una condizione: devono andare d’accordo. Le riprese sono cominciate in piazza del Comune (dove sono state scattate le foto che vedete in questo articolo), per poi spostarsi a Carmignano e dopo ancora a San Casciano. Difficile parlare dei tempi di uscita, ma la curiosità è già tanta e, almeno noi, non ce lo perderemo.

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via Mozza sul Gorone, 20 - Prato tel +39 331 4433523 barbacchino@gmail.com


COVER STORY T E AT R O

L’ORIGINALE DELL A LUNET TA È NEL MUSEO CIVICO DI PAL AZZO PRETORIO, MA QUESTO SANT’ANTONIO ABATE RICORDA L A PRESENZ A IN PIAZZ A SANT’ANTONINO DI UN’ANTIC A SEDE DEI C AVALIERI DI MALTA VOLUTA DAI GINORI ALL A FINE DEL X V SECOLO

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C O V E RL AS TCOI RT TYÀ T EI AT TI NREOR A R I O

VISIONI

Q U A N D O N E L L’ A R C H I T E T T U R A U N A C I T T À S I R A C C O N T A D I M I L A M O N TA G N I P H O T O D I PA S Q U A L E PA R A D I S O

L A DELIC ATA PATINA ROSATA CHE RENDE INDIMENTIC ABILI LE FIGURE DANZ ANTI DEL PULPITO DI DONATELLO E MICHELOZZO È IN REALTÀ IL VELO DI OSSAL ATO DI C ALCIO AFFIOR ATO LUNGO I SECOLI

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COVER STORY T E AT R O

L’ORIGINALE IN PIETR A SERENA DELL A FONTANA DI FERDINANDO TACC A FINÌ CONSUMATO DAL TEMPO E DALLE INTEMPERIE. NEL 1930 L A FONTANA DEI DELFINI VENNE SOSTITUITA CON QUELL A CHE ANCOR A ORNA PIAZZ A SAN FR ANCESCO

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COVER STORY T E AT R O

PER I PR ATESI È “L A FONTANA DEL PAPERO” MA È L A FONTANA DEL PESC ATORELLO ED È STATA REALIZZ ATA IN MARMO NELL’OT TOCENTO, SECONDO IL DISEGNO DI MARIANO FALCINI. NE SOSTITUISCE UNA PRECEDENTE DI A AFERDINANDO A TACC A

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COVER STORY T E AT R O

L A R AFFINATA DECOR AZIONE BICROMA DEL CHIOSTRO ROMANICO DEL DUOMO È L’UNICO ESEMPIO ESISTENTE DI QUESTO GENERE SOPR AV VISSUTO NELL’AREA INTORNO A FIRENZE E RISALE ALL A SECONDA METÀ DEL XII SECOLO AAA

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BASTA ALZ ARE LO SGUARDO IN CORSO MAZZONI E, ALL’ALTEZZ A DEL CIVICO 38, APPARE UNA FANTASIA NEOMEDIEVALE STR ATEGIC AMENTE INSERITA IN UN’ORIGINALE C ASA DEL PRIMO NOVECENTO


BEST OF MODA

Gift time DALLA MODA AL DESIGN, ECCO LA NOSTRA LISTA DEI DESIDERI

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10. CHANEL - BOOTS 11. PRADA - TRACOLLA SEVENTIES 12. GUCCI - OCCHIALI DA SOLE DA DANIELA RIGHI 13. SAINT LAURENT - SNEAKERS


BEST OF MODA

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ROLEX - DATEJUST 31 DA CASSETTI GIOIELLI


BEST OF MODA

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MOORER - PIUMINO MODELLO GALILEO-S3 DA VIALE PIAVE 3 TAILORING


BEST OF MODA

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19 16. SAINT LAURENT - SNEAKERS 17. FALIERO SARTI - FOULARD 18. MARNI - ZAINO UNISEX 19. BARBATI MODA - DA PUGGELLI CLOTHING


BEST OF MODA

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KARMAN - APPLIQUE DA STILLAMP


BEST OF MODA

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24 21. CARNETS D’ÉQUATEUR HÈRMES - DA SALVADORI 22. FALIERO SARTI - FOULARD 23. ELEPHANT PARADE - DA SALVADORI 24. STUART WEITZMAN - SANDALO DA SERA


FOLK NEW YEAR

SULLE ORME DEL DRAGONE

IL CAPODANNO CINESE È UNO DEGLI EVENTI C H E D A N N O A P R A T O U N A R I B A LT A N A Z I O N A L E . I L 2 0 2 0 S A R À L’ A N N O D E L T O P O D I M AT T E O G R A Z Z I N I P H O T O F R A N C E S C O G I A N N E L L A

CENTINAIA DI PERSONE, DI OGNI ETÀ , SFIL ANO PER LE VIE DEL CENTRO E DELL A ZONA INDUSTRIALE


RELIGIONE E TR ADIZIONE INSIEME, TR A ICONE E COLORI VECCHI DI MILLENNI

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S T OA AR I A G E N I UASA L O C I

LE CELEBR AZIONI INIZIANO ALL’INTERNO DEL TEMPIO DELL’ASSOCIAZIONE BUDDISTA DI PIAZZ A DEL MERC ATO NUOVO

Quello del 2019 è stato l’evento mediatico e sociale che probabilmente ha avvicinato di più la comunità cinese di Prato alla città e viceversa. Con gli occhi (e le telecamere) di tutta Italia puntate sull’evento il Capodanno Cinese fu unanimemente considerato un momento di lustro e bellezza per Prato: colori, suoni e odori, costumi, lanterne e petardi, maschere, coriandoli e drappi rossi furono gli ingredienti di un momento di grandi celebrazioni, religiose e non, che ricordiamo con un’ampia carrellata fotografica. Quel corteo, partito da piazza del Mercato Nuovo, entrò in tutte le case degli italiani grazie alle troupe televisive arrivate in città per documentare un evento a suo modo insolito, soprattutto nelle dimensioni, per partecipazione collettiva, sia degli italiani che dei membri della comunità cinese. Allora si celebrò l’ingresso nell’anno del

Maiale, stavolta, dal 25 gennaio a metà febbraio, la festa è per l’arrivo dell’anno del Topo: sì, perché il Capodanno Cinese, o Festa di Primavera o ancora Capodanno Lunare, non ha una data fissa come per il calendario occidentale e secondo l’astrologia cinese ad ogni anno lunare corrisponde un segno zodiacale, il topo appunto in questo caso. 2019 o 2020 non fa comunque differenza: quella del Capodanno per i cinesi è una “liturgia” che si ripete da secoli secondo un cerimoniale, scritto e non, che unisce gli emigrati ai cinesi in patria. Nell’intimo e nel privato le famiglie si riuniscono intorno ad un tavolo per il cenone, fanno offerte per le divinità, ricordano gli antenati, pregano e puliscono la casa dallo sporco dei dodici mesi precedenti per lasciare spazio a fortuna e felicità. A questo mix di credenze, superstizione, religione (tradizionale,

UNA SIMBOLOGIA FATTA DI LAMPADE, MONUMENTI E ANIMALI

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FOLK NEW YEAR

VIA PISTOIESE È UNA DELLE STR ADE MAGGIORMENTE COINVOLTE DAI FESTEGGIAMENTI

buddista - come nel caso dei promotori del corteo e delle luminarie pratesi - o taoista che sia), e devozione si aggiunge la parte pubblica, con i festeggiamenti nelle aziende, nelle strade e nelle piazze, che si colorano di rosso, la tonalità del fuoco che porta fortuna, ricchezza e soddisfazioni. Ed infatti le buste con le quali si regalano soldi o si fanno offerte sono rosse. Dai drappi di tessuto ai cancelli delle aziende del Macrolotto, che rimangono appese per tutto l’anno sia per caratterizzarne la proprietà cinese che per mantenere intatti gli auspici, ai petardi, che con i loro scoppi e il loro fumo, danno anche un alone di mistero ai festeggiamenti. E poi i cortei: colorati, simmetrici, ordinati, lenti ma al tempo stesso movimentati ed armonici, con gli immancabili dragoni, gli ombrelli di carta e bambù, le lanterne e le lampade colorate. Coreografie studia-

te e provate ritagliandosi un po’ di tempo libero dal lavoro, coinvolgendo molto le donne ma anche i giovani, a volte nascosti all’interno dei lunghi dragoni di tessuto, realizzati in laboratori nei quali non manca certo la materia prima. Tutto questo per 16 giorni, dalla vigilia di Capodanno alla festa delle Lanterne, che chiude il periodo di festa e che nel 2020 cade sabato 8 febbraio. In Cina e negli uffici istituzionali all’estero le vacanze durano una settimana, mentre le scuole e alcune fabbriche arrivano alla chiusura completa per tutti i 16 giorni; a Prato il calendario è meno vincolato ma restano fermi i capisaldi, ovvero la vigilia (24 gennaio), il primo giorno, dedicato agli scambi di auguri (25) e appunto la Festa delle Lanterne. Ma spesso il rumore dei petardi riecheggia nelle strade del Macrolotto anche dopo la fine della festa.

16 GIORNI DI EVENTI, DALLA VIGILIA ALLA FESTA DELLE LANTERNE

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STORIA GENIUS LOCI

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1. IL CORTEO AL MACROLOT TO 2. UNA DONNA SFIL A CON IL TIPICO OMBRELLO DI C ARTA 3. UN GIOVANE ANIMA UNO DEI TANTI DR AGONI DI TESSUTO E PIUME 4. L A PREDOMINANZ A DEL ROSSO, COLORE CHE PORTA RICCHEZZ A 4

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CARA, VECCHIA, NUOVA LAZZERINI L A B I B L I O T E C A C O M U N A L E H A F E S T E G G I AT O I SUOI PRIMI DIECI ANNI N E L L A E X C I M AT O R I A C A M P O L M I D I M AT T E O G R A Z Z I N I

Ha dieci anni e li dimostra, anche perché col suo nuovo ‘vestito’ ha ringiovanito una storia che in realtà affonda le radici nel diciannovesimo secolo. Stiamo parlando della biblioteca Lazzerini, che “all’anagrafe” di anni ne ha 41 ma che dal novembre 2009 si è trasferita nella ex fabbrica Campolmi, nel cuore del centro storico, nei luoghi del tessile cittadino, portando libri, volumi, giornali e raccolte varie ad accarezzare le mura medievali . In questa girandola di date e numeri spicca il 1836: muore un alto prelato romano di nascita ma pratese di famiglia, Alessandro Lazzerini, che nel testamento scrive che il suo patrimonio culturale, ovvero la sua biblioteca, fosse donata a Prato affinché rimanesse “aperta a vantaggio dei giovani studiosi col nome di Biblioteca Lazzeriniana”. Detto fatto? No, perché anche allora burocrazia e vincoli vari facevano la parte del leone. Così i libri, più di 8000 volumi di carat-

tere prevalentemente giuridico/ecclesiastico, rimasero in bilico tra una sistemazione idonea e un accantonamento. A Prato era già nota ed apprezzata la Biblioteca Roncioniana, aperta dal 1722, e la “competizione” fece da ulteriore freno finché, dopo quasi un secolo, non fu deciso di unire sapere e cultura in un unico spazio, abbinando le due raccolte librarie. Così nel 1928 una prima parte del volere del prelato trovò una concretizzazione e lo status quo durò fino al 1973. Però mancava ancora qualche parte del testamento, il nome Lazzeriniana e l’apertura al pubblico. Solo il 23 settembre 1978 il cerchio si chiuse con l’inaugurazione della Biblioteca comunale intitolata a Lazzerini, anche questa di fronte a mura imponenti, quelle del Castello dell’Imperatore, anche se la sede era in locali dal design moderno. In quel 1978 le attività della Leopoldo Campolmi & Co. non erano ancora cessate

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PH BY ANDREA BIANC AL ANI - BIBLIOTEC A L AZZERINI

DOPO OLTRE TRENTA ANNI IN VIA DEL CEPPO VECCHIO È ARRIVATO IL TR ASFERIMENTO NELL A NUOVA SEDE

del tutto e nella fabbrica di via Puccetti, a poche decine di metri dalla Lazzeriniana, nessuno immaginava che di lì a trenta anni quegli spazi avrebbero ospitato migliaia di volumi. Per un tessile che affronta le sue prime crisi e un centro storico che si svuota pian piano delle sue attività manifatturiere c’è una voglia di conoscenza che cresce, insieme allo sviluppo tecnologico e al numero di abitanti della città. Spazi una volta nuovi e moderni che iniziano a accusare l’età, sempre più studenti in cerca di un luogo dove poter studiare, collezioni e libri che crescono: tutti ingredienti che portarono ad una brillante idea, quella di trasferire la biblioteca nell’ex cimatoria Campolmi, sotto una volta che è un capolavoro dell’archeologia industriale e accanto al Museo del Tessuto, che per primo, nel 2003, aveva aperto la strada

alla conversione degli spazi della fabbrica ormai chiusa. Un attento lavoro di recupero, anche lungo il cortile interno, dove una ciminiera ricorda a tutti la storia industriale e artigianale di Prato, la creazione dei sale per dibattiti e incontri e la sinergia con lo stesso Museo del Tessuto hanno dato vita ad un polo culturale che non solo ha rianimato un luogo dentro le mura a rischio degrado ma ha anche riportato verso il centro della città il brulicare piacevole dei giovani studenti, oltre ad una fervente attività ricreativa per tutti i mesi dell’anno, spesso dedicata ai più piccoli. Il decimo anniversario della “nuova vita” della Lazzerini è stato festeggiato con un’apertura straordinaria di 15 ore e una serie di eventi non limitati a libri e lettura: yoga, musica, fumetti, film, teatro, poesia e la voce di Lina Sastri, ospite d’onore della serata.

LIBRI ALL’OMBRA DELLA CIMINIERA E ACCANTO ALLE MURA MEDIEVALI

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VIA RIMINI, 49 - 59100 PRATO | TEL. 0574 30187


LE IMMAGINI DELLE DONNE CHE SOSTENGONO LA FONDAZIONE 1. DALIL A MAZZI 2. DONATELL A MOIC A 3. SERENA MAGNANESI 4. DANIEL A TOCC AFONDI 5. R ACHELE RISALITI 6. LUCIA LIVATINO 7. ELENA CONTI 8.STEFANIA STOR AI (PH. GABRIELE BELLINI E OFFICINE FOTOGR AFICHE)

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MOSTRA ARTE

SOLIDARIETÀ IN ROSA

S O N O F E M M I N I L I I V O LT I D E L T E M P O D I A N T D I M AT T E O G R A Z Z I N I

La sensibilizzazione verso la lotta ai tumori ha i colori rosa ed i tratti gentili ma al tempo stesso decisi di trenta donne pratesi, e non solo, che sostengono la Fondazione ANT nella seconda edizione di Volti del Tempo, un viaggio di solidarietà, la mostra fotografica di ritratti in bianco e nero che ha animato gli spazi di Cassetti Gioielleria. Negli scatti di Gabriele Bellini e di Officine Fotografiche ci sono blogger, insegnanti, stiliste, imprenditrici, creative, politiche, sportive, dirigenti e giornaliste. Trenta donne che nel loro cammino professionale e di vita hanno deciso di dare il loro contributo all’Assistenza Nazionale Tumori. Gli scatti, tutti rigorosamente in bianco e nero, ritraggono le protagoniste della mostra nello studio fotografico ma in quasi tutte le immagini c’è un riferimento alla professione svolta: particolari, pose e simboli che raccontano a loro modo anche le caratteristiche della città, dal tessuto alla lana, dalla gastronomia allo sport. E bando anche al campanilismo, visto che la mostra ha anche il pregio di aver unito nel “viaggio di solidarietà” due città tanto vicine geograficamente quanto distanti per rivalità storiche (ma oggi assai attenuate) come Prato e Pistoia, vista la presenza di Anna Maria Celesti, vice sindaco di Pistoia. “Dopo il successo della prima edizione, con gli scatti fotografici agli uomini – spiega Benedetta Leoni, responsabile dello svi-

luppo e della promozione di ANT a Prato – abbiamo ripetuto l’iniziativa coinvolgendo donne che, ognuna secondo le proprie disponibilità, professionalità o tipologia di lavoro, ci sostengono durante la nostra attività”. La mostra, realizzata in collaborazione con la famiglia Cassetti, ed è stata patrocinata dal Comune di Prato ed ha animato la gioielleria di via Garibaldi, dove i visitatori hanno potuto dare un contributo, con i fondi che poi sono andati a favore dell’assistenza medica gratuita a casa dei malati di tumore e dei progetti di prevenzione oncologica di Fondazione ANT Italia Onlus. La rassegna fotografica è servita anche per accendere ulteriormente i riflettori sulla realtà di Ant, fondata nel 1978 dall’oncologo Franco Pannuti che, negli anni, ha curato circa 130.000 persone in undici regioni italiane offrendo gratuitamente assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e prevenzione grazie a 515 professionisti che lavorano per la Fondazione tra medici, infermieri, psicologi, nutrizionisti, fisioterapisti, farmacisti e operatori sociosanitari. La disponibilità delle donne che hanno accettato di farsi fotografare per Volti del Tempo rientra invece nell’apporto fornito dagli oltre duemila volontari che si impegnano nelle varie raccolte fondi durante l’anno.

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1, 4, 6 THE MISSING PL ANET 2.

‫† تيب‬BAY T/C ASA 3, 5 ROMANISTAN

(PH. OKNO STUDIO) 5

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MOSTRA ARTE

ENGLISH VERSION

UNO SGUARDO A EST LA TRILOGIA DI MOSTRE PER UN INVERNO “IN VIAGGIO”

E’ un Museo Pecci completamente ripensato nei suoi spazi quello che si presenta ai suoi visitatori in autunno ed in inverno, grazie anche all’allestimento delle tre mostre in cartellone fino a maggio. La più lunga è The Missing Planet, il primo di una serie di riallestimenti della collezione del Centro Pecci, pensati dalla direttrice Cristiana Perrella e strutturati in vere e proprie mostre, ognuna delle quali curata da un esperto invitato come guest curator e dal responsabile delle collezioni Stefano Pezzato. A curare The Missing Planet (fino al 3 maggio) è Marco Scotini che ha guardato ad Est presentando una selezione delle principali ricerche artistiche sviluppate nelle ex repubbliche sovietiche, dalla Russia alle province baltiche, caucasiche e centro-asiatiche, dagli anni Settanta ad oggi. La base sono state le opere acquisite dal Centro Pecci in occasione delle mostre Artisti russi contemporanei nel 1990, Progressive Nostalgia nel 2007 e La fine del mondo nel 2016. “Visioni e revisioni dei tempi sovietici” è il sottotitolo della mostra, che arriva non a caso in un 2019 che segna i trenta anni

dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva dissoluzione dell’URSS. L’allestimento di oltre 80 opere e numerosi materiali d’archivio selezionati per l’occasione, suddiviso in tre sezioni specifiche, è stato ideato appositamente dall’artista turco Can Altay. La prima sezione è Viaggi spaziali in un altro mondo (il cosmo, il cinema, il museo), la seconda è Lo spazio post-sovietico e la transizione impossibile e la terza Lo spazio della Perestrojka e la fine di un mondo. Romanistan di Luca Vitone e ‫†تيب‬Bayt di Mario Rizzi sono invece in programma fino al 15 marzo e presentano due progetti vincitori della quarta edizione del bando Italian Council del Mibac. Da un lato Romanistan, il racconto del viaggio compiuto da Vitone per ripercorrere a ritroso, da Bologna a Chandigar, il cammino di Rom e Sinti dall’India nord occidentale fino all’Italia. Il salto temporale è enorme e ripercorre le tracce della migrazione avvenuta tra l’VIII e il XIV secolo: accanto al film e all’installazione prodotti per l’occasione, la mostra presenta una selezione di opere precedenti legate al tema della cultura romanì.

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AA AAO

THE MISSING PL ANET, L’EX URSS A 30 ANNI DALL A C ADUTA DEL MURO DI BERLINO

Romanistan è il progetto vincitore della quarta edizione dell’Italian Council nel 2018 ed affronta il tema dell’itinerario migratorio Rom e del nomadismo, dell’emarginazione e della segregazione subita nel corso dei secoli e deve il suo titolo alle parole di Manush Romanov, rappresentante Rom proveniente dalla Bulgaria, che per primo immaginò la possibilità di dar vita ad un paese Rom, ma in realtà per Vitone proprio il vivere senza patria, senza esercito e senza confini, rappresenta un ideale moderno e transnazionale di popolo, quasi una possibilità precorritrice, anche alla luce anche delle attuali migrazioni di massa, di un futuro assetto. L’esposizione è anche un modo per entrare in contatto visivo con nazioni come Slovenia, Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Macedonia, Grecia, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, Pakistan e India. Dall’altro ‫†تيب‬Bayt (“casa” in arabo),

che presenta la trilogia omonima di film, di cui The little lantern, prodotto grazie all’Italian Council, è il capitolo conclusivo dopo Al Intithar (L’Attesa, 2013) e Kauther (2014). L’intera trilogia offre una visione sensibile, profonda e complessa di temi come l’identità femminile nel mondo arabo, il concetto di casa e di sradicamento, le spinte tra innovazione e conservazione che hanno percorso e percorrono il Mediterraneo. L’esposizione è curata dalla direttrice Cristiana Perrella e sarà acquisita in modo permanente nella collezione del Centro Pecci. Oltre alla trilogia, in mostra sono presenti altre produzioni fotografiche e filmiche di Rizzi, testimonianza di una carriera iniziata da venti anni e caratterizzata da riconoscimenti come il Production Program Award della Sharjah Art Foundation (Emirati Arabi), nel 2005 il Best Artist Prize alla 7’ Biennale di Sharjah e nel 2004 il premio Mulliqi in Kosovo.

VITONE E RIZZI: DUE PROGETTI SCELTI DALL’ITALIAN COUNCIL

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1. MAESTRO DELL’ANNUNCIO AI PASTORI 2. MAT TIA PRETI 3. BAT TISTELLO

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MOSTRA ARTE

QUANTA ARTE DOPO CARAVAGGIO

I L S E I C E N T O N A P O L E T A N O N E L L’ U N I O N E D I D U E C O L L E Z I O N I D I M AT T E O G R A Z Z I N I

E’ un filo di arte, pittura e cultura quello che unisce Prato e Napoli con la mostra in programma dal 14 dicembre al 13 aprile, Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito. L’esposizione, organizzata dal Comune di Prato in collaborazione con la stessa Fondazione De Vito, nasce dalla considerazione che proprio il Museo di Palazzo Pretorio conserva uno dei nuclei più importanti in Toscana di opere di Seicento napoletano. Alla collezione già ampia si aggiunge quella della fondazione, formatasi dagli anni settanta del secolo scorso grazie a Giuseppe De Vito, conoscitore, studioso, collezionista e fondatore del periodico “Ricerche sul ‘600 napoletano”. Il riferimento a Caravaggio è dovuto all’influenza che l’artista ha avuto sulla pittura del Seicento ed in opere come il Noli me tangere di Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello. Completa il nucleo delle opere pratesi in mostra, il Buon samaritano di Nicola Malinconico. Alle opere “pratesi” si legano in modo congruo quelle degli stessi artisti o dello stesso ambito presenti nella collezione De Vito, che racchiude dipinti di, tra gli altri, Giovan Battista Caracciolo, Jusepe de Ribera, Giovanni Ricca, Andrea Vaccaro, Antonio De Bellis, Giovanni Battista Spinelli, Luca Giordano, Mattia Preti, Aniello Falcone, Andrea De Lione, Giuseppe e Giovanni Battista Ruoppolo. Il percorso dell’esposizione si articola intorno ai dipinti di Palazzo Pretorio in dialogo con quelli della collezione De Vito, secondo una sequenza cronologica che consente però anche l’indicazione di legami e corrispondenze

tematici. L’incipit è proprio Noli me tangere, l’incontro fra Cristo e la Maddalena del Battistello, che nel 1618 soggiornò anche a Firenze, lasciando opere ora presenti nelle collezioni medicee. Le curatrici della mostra Rita Iacopino e Nadia Bastogi hanno legato fra loro le opere ed in questo caso l’abbinamento “naturale” è col San Giovannino dello stesso Battistello, presentato in mostra per la prima volta dopo il restauro che ne ha restituito l’originaria cromia. Accanto ai due quadri ecco il San Giovanni Battista con l’agnello di Massimo Stanzione. Jusepe de Ribera è l’artista intorno al quale si snoda il secondo nucleo di dipinti: l’artista spagnolo determinò lo sviluppo del filone più integrale del naturalistico caravaggesco in ambito partenopeo e fu interprete di alcuni temi come quelli delle serie con mezze figure di santi e di filosofi, o allegoriche dei cinque sensi. Battistello e Finoglio introducono a un gruppo di opere che si caratterizza per i soggetti con protagoniste femminili, come la Samaritana al pozzo, Le figlie di Loth che seducono il padre o Le Sante Martiri come Caterina, Lucia, Agata. Un altro gruppo di dipinti si incentra sulla figura di Mattia Preti, presente nelle collezioni di Palazzo Pretorio con la grande tela raffigurante il Ripudio di Agar, abbinata a Scena di carità con tre fanciulli della Collezione De Vito, al bozzetto per il San Marco Evangelista affrescato nella cupola di San Biagio a Modena nel 1651-52 e alla Deposizione dalla croce. Chiusura del percorso con Luca Giordano, che porta alle soglie del Settecento.

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QUASI 50 ANNI DI ESPERIENZ A AL SERVIZIO DEGLI AUTOMOBILISTI

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FOCUS SERVICE

PASSIONE AUTO A U T O C A R R O Z Z E R I A I TA L I A : S O P R AT T U T T O LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE! PHOTO FRANCESCO GIANNELLA

Una storia che inizia quasi 50 anni fa, nel 1970, e che si è adeguata ai veloci cambiamenti di questo periodo restando fedele alla serietà, alla competenza e alla passione degli inizi. E’ la storia dell’Autocarrozzeria Italia, che nasce come ‘carrozzeria, appunto, e che oggi è una realtà che offre al cliente un servizio a 360 gradi per la manutenzione e la riparazione delle auto (e non solo), ma che soprattutto ha come obiettivo quello di togliere al cliente ogni preoccupazione e ogni disagio che dal guasto o dal sinistro dell’auto possono derivare. Chi non ha mai desiderato di lasciare ad altri ogni tipo di adempimento burocratico o di non preoccuparsi dei tempi della riparazione? L’Autocarrozzeria Italia assicura proprio questo grazie al servizio di carrozzeria, officina meccanica e meccatronica, gommista e società di noleggio. Nel 1970 la carrozzeria nasce alle Fontanelle, vicino all’attuale sede dove si è spostata nel 1999 quando la società ha raggiunto le dimensioni attuali. Al momento i soci sono tre, Valentino, Stefano e Alessandro. Di questi Valentino Cosci ha fatto la gavetta nella carrozzeria e a 23 anni è diventato socio del fondatore: con l’entusiasmo della giovane età ha introdotto quegli aggiornamenti che sembravano non ancora necessari, ma che hanno reso l’Autocarrozzeria Italia un’apripista nelle lavorazioni, nella gestione dei sinistri

e soprattutto nell’approccio al servizio. “Le auto sono da anni molto complesse e richiedono una gestione sinergica - commenta Valentino - ma soprattutto il cliente è sempre più impegnato e non può fare a meno del mezzo di locomozione. Ecco allora che noi oggi serviamo un servizio completo: il cliente ci porta l’auto danneggiata e se ne va con un’auto sostitutiva, la sua unica preoccupazione è venire a ritirare l’auto a lavoro finito”. E se questo competente supporto è ottimo nel caso imprevisto di un guasto, lo è ancora di più nel caso di sinistro, evento che comporta il complesso interfacciarsi con assicurazioni, perizie e liquidazioni. La società di noleggio conta 30 auto, tra cui pick up, furgoni da carico e a nove posti; i locali per le lavorazioni sono tre; 18 le persone dipendenti. Le lavorazioni vanno dai piccoli interventi a riparazioni per ventimila euro di valore, le competenze riguardano auto moderne e d’epoca, moto e ogni tipo di oggetto e veicolo. Ogni operatore, dai tecnici all’ufficio amministrativo, ha la sua specializzazione e soprattutto una grande passione per il suo lavoro. In vista del vicino traguardo dei 50 anni di attività, il progetto è di inserire nella società di noleggio anche auto ibride e elettriche ed e-bike, dato che l’impegno per una realtà ecosostenibile è una scelta inevitabile e ben accetta.

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OGNI GIORNO IL MENÙ C AMBIA E SI ADAT TA ALLE MATERIE PRIME DI STAGIONE

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FOCUS FOOD

UN PRANZO GOURMET FA B R I K : V E LO C I TÀ E Q U A L I TÀ VA N N O A B R A C C E T T O P H O T O PA S Q U A L E PA R A D I S O

Una colazione o un pranzo veloce, questi sono i servizi su cui ha scommesso il Fabrik e la scommessa è senza dubbio vinta: molte sono le persone per cui questo caffè in zona Medaglie d’oro a Prato è diventato un punto riferimento e luogo d’incontro. Unico proprietario e manager del Caffè è Antongiulio Campagni che da gennaio 2019 ha rilevato la quota che apparteneva al Las Vegas e adesso gestisce in autonomia questo locale. “I nostri punti di forza sono la colazione e il punto pranzo – commenta Antongiulio Campagni, forte, nonostante la giovane età, della sua esperienza in altri locali – Siamo molto soddisfatti del prodotto che serviamo, in particolare delle cotture e delle preparazioni tutte svolte nella cucina interna, e la maggiore gratificazione è la risposta dei clienti”. Dalle 6 alle 20.30, dunque, al Fabrik è possibile consumare una ricca colazione, un eccellente pranzo, un rilassante tè o infine un aperitivo serale. Certamente il punto pranzo è la punta di diamante dei servizi offerti dal Fabrik: ogni giorno il menù è diverso e non si tratta dei soliti piatti da punto pranzo, al contrario è possibile mangiare pietanze che si possono trovare in un ristorante che si distinguono per la cura, la preparazione e la qualità. Ogni giorno vengono utilizzate materie prime fresche, le preparazioni vengono fatte all’interno, espresse e assolutamente in linea con le materie prime della stagione. “Sappia-

mo bene che mangiare fuori casa durante la giornata lavorativa non è sempre piacevole - continua Campagni - per questo presentiamo piatti più vicini al ristorante che al punto pranzo, curati, vari e sani. Privilegiando i cibi del nostro territorio e della tradizione: un gustoso prosciutto toscano, per esempio, mentre il venerdì non manca mai il pesce”. Il Fabrik, insomma, sta diventando un locale di riferimento in una zona è senza dubbio strategica per la presenza di uffici e negozi sia storici e di nuova generazione, ma anche ben servita da parcheggi e mezzi di trasporto. A lavorare al banco quattro persone, compreso il proprietario, in cucina una sola cuoca che riesce a gestire velocemente le richieste di un numero di coperti molto alto. Nel rispetto della stagionalità, dopo le spremute di melograno e pompelmo rosa che hanno caratterizzato l’autunno, proprio in questi giorni ci sarà il debutto della cioccolata coi churros, un merenda che certamente incontrerà il favore di molti e scalderà i pomeriggi invernali. “Cerchiamo in ogni modo di valorizzare il prodotto stagionale e soprattutto quello a chilometro zero - conclude Campagni - e i nostri clienti sembrano apprezzare i nostri sforzi, dato che sta crescendo il numero degli affezionati clienti”. Il locale, nuovo e accogliente, con i suoi tavolini invita a una pausa piacevole, mentre il dehor chiuso è una risorsa per i fumatori o per le giornate più tiepide.

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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS

SARA BARTOLINI

INSIEME ALLA SUA SOCIA LAURA, PRODUCE COSMETICI A BASE DI LATTE DI CAPRA. RIGOROSAMENTE A KM 0

Sara, raccontaci come e quando è nata l’idea di ErbiVera. L’idea è nata nel 2017 dall’azienda agricola Cavoli e Capre. Abbiamo pensato di provare a utilizzare il latte delle nostre capre in maniera diversa, e visto che già Cleopatra lo usava come elisir di bellezza abbiamo pensato di sviluppare una linea di prodotti cosmetici. L’idea che sta alla base dei tuoi prodotti? Abbiamo cercato di trasferire in un settore diverso i principi di rispetto della natura e creazione di sinergie. Sono prodotti interamente realizzati a Prato, con altre realtà che ci assomigliano.

Tu e la tua socia fuori dall’universo ErbiVera... Io sono architetta col mio studio, Officina Abitare, a Firenze. Laura si occupa di sviluppo e ricerca di prodotti tessili, da poco è diventata mamma per la seconda volta. Non ci annoiamo mai! 24 ore, la tua skin routine. Una doccia rilassante la mattina, con il bagno doccia latte di capra e avena, uso invece il bagnetto delicato per la detersione del viso mattina e sera. Non manca mai è la crema idratante, con protezione solare Prato Bio in 3 luoghi. La Val di Bisenzio, il lungofiume e il Mercato Terra di Prato. Richiesta a Babbo Natale? Nel 2018 é arrivata Maia, mia figlia. Non saprei cosa chiedere. Forse una notte intera di sonno!?

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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS

VA L E N T I N A T O C C I

PRODUTTRICE DI COSMETICI BIO, CON LA SUA OFFICINA DEI SAPONI HA FATTO DELLA NATURALITÀ IL SUO PRINCIPIO DI BELLEZZA

Come e quando è nata Officina dei Saponi? Tre anni fa quando, finalmente, siamo riusciti a coniugare la nostra passione per la biocosmesi e i miei studi da biotecnologa in una bellissima realtà. L’idea che sta alla base dei tuoi prodotti? Il connubio tra natura e ricerca, per ottenere dei prodotti che siano 100% naturali, ma anche, e soprattutto, efficaci. Sogni, progetti e aspettative per te e la tua città. Crescere insieme verso un futuro più sostenibile

Dal mattino alla sera, la tua skin routine, con i tuoi prodotti ovviamente. Naturalmente alla base della mia beauty routine c’è il sapone, per una perfetta detersione di viso e corpo. Poi preparo la pelle del viso con l’Essence e, successivamente, idrato con il Siero. La tua Prato Bio. Mi diverto sempre nel dire che il mio laboratorio si trova nel “distretto biologico di Prato”, Via Soffici. Una strada speciale che ha fatto del biologico e del naturale una scelta di vita. Tu in un: piatto, libro, canzone, film. Fusilli con gli orapi. Se una notte d’inverno un viaggiatore e Cara Valentina di Max Gazzè. Che cosa chiederai quest’anno a Babbo Natale? Pigiama, ciabatte e due giorni sul divano!

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FOOD RISTORANTE

I GIOIELLI DI DARIO&PETER PER CASSETTI Nell’elegante boutique pratese di Cassetti l’evento di presentazione delle nuove collezioni firmate Dario&Peter, indossate per l’occasione dalla bellissima Rachele Risaliti, Miss Italia 2016, e in vendita in esclusiva da Cassetti

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FOOD RISTORANTE

PRATOREVIEW NEW ISSUE PARTY Al Caffe Leonardo 53, il party per l’uscita del nuovo numero di Pratoreview, con specialità della casa e degustazione vini Bevicisù. Volto di copertina, lo scrittore pratese Edoardo Nesi, incontrato appena prima dell’uscita del suo ultimo libro, dal titolo La mia ombra è tua

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FOOD RISTORANTE

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FOOD RISTORANTE

NEW OPENING LUPI AUTO Lupi Auto - rivenditore autorizzato Suzuki, Hyundai, Nissan e Isuzu - raddoppia la sua presenza a Prato e amplia la sua gamma. In queste pagine, gli ospiti e alcuni momenti della festa d’inaugurazione della nuova concessionaria Skoda in via Curtatone

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FOOTBALL AND SUITCASES Three continents, four countries and eighteen teams, the most important being Santa Lucia, where it all started under the watchful, smiling gaze of Rofolfo Becheri, or ‘Nonno Rodolfo’, a name synonymous with youth football in and around Prato. A photo with the Nonno adorns the social media of Alessandro Diamanti, even as he now embarks on a new footballing adventure, his furthest ever from Prato, with Western United: a new Australian team who have put their faith in the experience and imagination of the Pratese, who has played in the highest leagues. At the age of 36, Diamanti turned down various offers from clubs, even some from Serie A, and instead got on the umpteenth flight of his life to go to Melbourne. Was Melbourne a life choice or a footballing choice? Both. I’m still in good physical shape and I wanted to keep playing football at a high level. When I got the offer from Western United, a new club which has put me at the centre of the project, I wanted to have a life experience for me and my family. My wife and children have adjusted quick-

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ly, and now after a month here we have to start looking for schools and new friends. The impact of Melbourne? Nice city, big, very ‘live and let live’. You get all the seasons in one day, because we wake up in the morning and it’s 8 degrees, at 10 o’clock it’s 35°, it’ll rain at midday and drop to 12° and then in the afternoon the sun comes back out and it’s 40°. And above all there are a lot of traffic lights, one every hundred metres. What level is the football in Australia at? It’s been a nice surprise. It’s a high level: physically and technically they’re all able. A bit less so tactically: they have an Anglo-Saxon culture. But most importantly, they’re organised with their systems, whether on the pitch, at training, or from an economic viewpoint. When you stop playing, do you foresee a future like Nonno Rodolfo, football 24 hours a day? The Nonno didn’t limit himself to being the president of the club: he did everything, even preparing the pitch and marking out the lines with chalk. I would like emulate him but I’ve had a different life and different experiences. Do you still have a connection to Prato? Always: my family’s there. I speak Pratese, even when I speak English. With today’s technology I always hear from old friends; I know everything that’s happening in the city. Even in the world of sport and football, I know all the results from Serie A to Serie D, as far as the teams around Prato

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are concerned. I know when Leonardo Pieraccioni whom I’ve found myself in cahoots Pistoiese win and lose. with most often, from as early as I laureate. We have a relationship that has never been strained over the years, even if we don’t see each other very often, what with me living in Florence and he in Rome… but when we do cross paths there’s a lot of affection between us. I also have a strong bond with Massimo Ceccherini, who has just worked with me on Garrone’s Pinocchio. NEXT DOOR Which is out in cinemas on 19 CHANSONNIER December, with you and MasWith his air of the singer-next- simo Ceccherini playing roles door, Rocco Papaleo returns to as the cat and the fox. Tell Prato. His Coast to Coast, on at us everything, or as much as the Teatro Politeama Saturday possible, about the experi11 and Sunday 12 January, has ence… a simple formula: putting the It was a fulfilment of our longtheatre “at your fingertips”, a time friendship, cast as we theatre simultaneously enter- are as bumbling malefactors. taining and exciting. That’s us in real life, to an exThe title conjures up the idea tent: the cat and the fox. of a journey, which is kind of in keeping with your style… Well, it’s basically like that. My long journey of 25 years in musical theatre has convinced me that the path of real life is my main resource, movement is my existential basis, dynamism is my saviour. What have you been looking in your travels, all these years? Everyday excitement, fun. Who’s who in the film? Monicelli, Pieraccioni, Verone- I’m the cat, Massimo’s the fox. si, Virzì. Which moment in your life You’ve worked with many was a turning point? Tuscan characters in your ca- There have been many, from reer: is that just coincidence? the moment when I first set I would like to think that it foot in the acting school in isn’t. There’s clearly a recipro- Rome, right up to the last film cal understanding which has that I did, with Carlo Verdone, unfolded through the oppor- which is coming out in Febtunities I’ve had with these art- ruary. Our lives are made of ists. Apart from Giovanni, it’s coincidences, happenstances.

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At times I think that I have a good star guiding me. And then, given that I don’t like being modest just for form’s sake, I can say that I have certain qualities, like communication skills, which work well. Maybe…maybe I also have an innate likeability that I’m only dimly aware of. Anyway, what can I say: it’s just happened like that.

55 DARLING OLD NEW LAZZERINI It’s ten years old and it looks it, because with its old, new guise, the place in question dusted down a past that actually began back in the nineteenth century. We’re talking about the Lazzerini Library, which is really 41 years old, although it moved into the former Campolmi factory in November 2009, taking with it books, magazines and newspapers as well as various collections to caress the medieval walls. 1836 stands out in the whirligig of dates and figures, with the death of the high-ranking prelate Alessandro Lazzerini, whose will stated that his library should be bequeathed to Prato so that it would be “open for young students in the name of the Lazzeriniana Library”.

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A lion’s share of unending red tape and restrictions also ensued, which meant that more than 8,000 books, mostly of a legal and ecclesiastical nature, were left in the balance between finding a suitable home and being shelved, figuratively speaking. In Prato, the Roncioniana Library was already established and esteemed, having opened in 1722, and the “competition” acted as an additional obstacle so that, almost a century later, eventually the decision was made not to merge the two collections. In 1928, the first of the prelate’s wishes came true with a status quo that lasted until 1973. His wishes came full circle on 23 September 1978, with the opening of the Lazzerini City Library, also opposite the impressive walls of the Emperor’s Castle. In 1978, business at Leopoldo Campolmi & Co. was still underway and in the via Puccetti factory, a short distance from the “Lazzeriniana”, nobody could have imagined that these spaces would be home to thousands of books thirty years on. Once new and modern, these rooms now begin to show their age as more and more students are looking for places to study and the collections continue to grow. All these aspects sparked a brilliant idea: to move the library into the former Campolmi chimney building, under a roof that’s a masterpiece of industrial archaeology next to the Museo del Tessuto textile

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museum, which began converting the defunct factory halls back in 2003. This regeneration project, in the inner courtyard too, where a chimney stack recalls all of Prato’s industrial and craft history, led to a cultural hub, which has brought new life to a place within the walls at risk of decline, as well as sparking the return of the city’s youth to the city centre, in addition to a packed events programme throughout the year.

60 LOOK TO THE EAST Visitors in autumn and winter will find a Pecci Museum with a reconceived layout, thanks to three exhibitions which have been set up for an extended run until May. The longest is The Missing Planet, the first in a series of displays from the Pecci Centre Collection, masterminded by director Cristiana Perrella and structured as true exhibitions, each one curated by an expert and by the Collection’s supervisor Stefano Pezzato. Curating The Missing Planet (on until 3 May) is Marco Scotini, who has drawn inspiration from the East in selecting the fruits of artistic research principles developed in the

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former Soviet republics, from Russia to the Baltic provinces, the Caucasus to the Asian steppes, from the 1970s to today. The basis of this event will be the works that the Pecci Centre has acquired from various exhibitions, from Contemporary Russian Artists (1990), Progressive Nostalgia (2007) and The End of the World (2016). Luca Vitone’s Romanistan and Mario Rizzi’s ‫†تيب‬Bayt are scheduled to run until 15 March. The former chronicles Vitone’s journey from Bologna to Chandigar, the reverse of the path taken by the Rom and Sinti peoples from India to Italy. The timespan that the exhibition covers is enormous, and even traces migration routes between the VIII and XIV centuries: apart from the film and installation, Romanistan presents a selection of earlier works on the theme of Romanì culture. ‫†تيب‬Bayt (which is Arabic for ‘home’), presents a triptych of films under the same name: Al Intithar (Waiting), Kauther and The Little Lantern, produced thanks to the Italian Council. The triptych offers a view of themes – like female identity in the Arabic world, the ideas of home and being uprooted, and the tension between innovation and preservation – which have shaped and continue to shape the Mediterranean. The exhibition will be permanently acquired by the Pecci Collection. Alongside the trilogy, some of Rizzi’s other work in film and photography will be on show.


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OROSCOPO INVERNO 2020

MESSAGGI DALLE STELLE

Consigli a trecentosessanta gradi seguendo il percorso degli astri ARIETE (21 marzo - 20 aprile)

BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre)

Il Cielo si schiarisce per la spinta di Marte dal Sagittario e per l’entrata, a febbraio, di Venere in Ariete. I quadrati di Saturno e Plutone obbligano i nati 11-18 aprile a cambiare schemi di vita.

L’asteroide Giunone, che passa sui gradi centrali del segno, vi aiuta a chiarire relazioni e rapporti associativi. La decisione non manca, ma le quadrature dei pianeti lenti invitano alla prudenza.

TORO (21 aprile - 20 maggio)

SCORPIONE (23 ottobre - 22 novembre)

Prima e seconda decade ricevono l’entusiasmo di Giove dal Capricorno, che favorisce la realizzazione di importanti progetti. La terza con l’appoggio di Saturno appare seria e determinata.

Attraversate una fase di crescita personale veramente notevole. Poi, da metà febbraio, l’entrata di Marte in Capricorno vi offrirà ulteriori energie, preziose per superare qualsiasi ostacolo.

GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)

SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)

La prima parte dell’inverno presenta stress e contrattempi un po’ per tutti. Nella seconda, Venere dall’Ariete addolcisce le tensioni e favorisce i sentimenti. In febbraio, nati in maggio poco lucidi.

Fino a metà febbraio, Marte, che attraversa il segno, da una parte elimina paure ed inibizioni, ma dall’altra favorisce azioni azzardate e inopportune. Senza scosse il resto dell’inverno.

CANCRO (22 giugno - 22 luglio)

CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)

Saturno opposto ai gradi del Sole dei nati 10-15 luglio porta motivi di preoccupazione concreta, mentre Giove e Marte sempre dal Capricorno vi rendono impulsivi. La musica cambia a inizio primavera.

Giove, che transita nel segno, è un “toccasana” per prima e seconda decade per migliorare professionalmente. Più delicata appare la situazione della terza per gli impegni e qualche tensione in marzo.

LEONE (23 luglio - 23 agosto)

ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)

Un Marte vivace e costruttivo vi permette di agire con decisione, mentre Venere in febbraio vi sussurra affettuose melodie astrali. Solo i nati 22-27 luglio sono preda di rivoluzioni inattese.

Il 2020 si apre con Venere nel segno, cui segue la spinta di Marte dal Sagittario, che si prolunga fino a metà febbraio. In difficoltà solo i nati 21-26 gennaio: meglio evitare le scelte avventate.

VERGINE (24 agosto - 22 settembre)

PESCI (20 febbraio - 20 marzo)

Al bellissimo trigono di Giove dal Capricorno, che stimola prima e seconda decade, si aggiunge quello di Saturno per la terza. Poi, da metà febbraio, con Marte a favore potete osare qualsiasi cosa!

Le fantasie e gli entusiasmi del sestile gioviano stimolano la creatività, ma la quadratura di Marte vi rende fino a metà febbraio troppo impulsivi e superficiali. Agite con calma e pazientate!

a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo” Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it 82 PRATOREVIEW


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