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prato Trimestrale di cultura, economia e moda spedizione in abbonamento postale 45% - art. 2, lettera b - legge 662/96 - filiale di Firenze - contiene IP - FREECOPY euro 4,00
n. 40 inverno 2019
NUOVI ORIZZONTI SANDRO VERONESI
I N T E R V I S TA S U L N U O VO L I B R O ‘ C A N I D ’ E S TAT E ’
IL GENIO DI LEONARDO T R A P R AT O E I L M O N TA L B A N O
ASIAN FOOD
OTTO INDIRIZZI DA NON PERDERE
ENGLISH VERSION
J A PA N E S E R E S TA U R A N T
V I A T R AV E R S A I L C R O C I F I S S O 5 - P R AT O PH. 0574 966858 | MOB. 351 886 4888 RISTO.YINZUO@GMAIL.COM
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n. 40
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13 EDITORIALE
Voglia di cambiare
14 SPETTACOLO
16 ARTE
18 LIBRI
20 LO SGUARDO DALLE STELLE
28 SHIRIN NESHAT
La forza della fragilità Un toccante incontro con Shirin Neshat al Centro Pecci di Cristiana Perrella
32 IL PIACERE DEL BELLO
Pezzi Unici, la nuova fiction Rai 1 sul mondo dell’artigianato artistico di Virginia Mammoli
34 RED CARPET
Alma e le sue moquette di lusso: una bella storia di famiglia di Maria Lardara
38 MODA 22 LO SGUARDO DA FUORI
24 SANDRO VERONESI
Il peso delle parole. Un tema stringente, un moto di indignazione: Sandro Veronesi racconta Cani d’estate, il suo nuovo libro di Francesca Lombardi
9 oggetti speciali da fare innamorare di Teresa Favi
46 GENUS LOCI
Il genio torna a casa. Leonardo da Vinci tra Carmignano, Bacchereto e Prato di Umberto Cecchi
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n. 40
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52 GALLERIE
Accaventiquattro, la mia vita tra opere d’arte e installazioni site specific
54 ITINERARI
Viaggio negli spazi dove i più piccoli possono giocare a contatto con l’arte, i libri e il teatro di Maria Lardara
58 MACROLOTTO ZERO
Come sta cambiando il quartiere dove vive una delle comunità cinesi più grandi d’Europa di Maria Lardara
62 PROFUMI D’ORIENTE
I ristoranti Asian food da non perdere a Prato di Virginia Mammoli
68 SAPORE DI MARE
Il ristorante ‘I Corti’ rimane aperto per tutto il periodo natalizio di Elisa Signorini
70 SEGNI PARTICOLARI Luca Mannori. La sua cioccolata è al top nel mondo. Dopo il conservatorio nel 1987 trasforma la latteria di famiglia in un bar-pasticceria. Il resto è storia..
71 SEGNI PARTICOLARI Paolo Sacchetti. Vice Presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri, il Gambero rosso annovera la sua pasticceria ‘Il Nuovo Mondo’ tra le massime eccellenze d’Italia
72 SHOT ON SITE
77 PRATO ESSENTIAL GUIDE
79 ENGLISH VERSION
82 MESSAGGI DALLE STELLE
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DIRETTORE RESPONSABILE
Matteo Parigi Bini MODA
Sabrina Bozzoni, Teresa Favi, Francesca Lombardi REDAZIONE
Sabrina Bozzoni, Matteo Grazzini, Maria Lardara Virginia Mammoli, Mila Montagni, Elisa Signorini CONTRIBUTORS
Giovanni Bogani, Claudio Cannistrà FOTOGRAFI
Emanuele Camerini, Dario Garofalo, Francesco Giannella, Agense Morganti, Pasquale Paradiso, Erika Pellicci, Federico Schlatter (copertina), Anita Scianò, Giusi Sproviero GRAFICA
Martina Alessi, Chiara Bini TRADUZIONI
NTL, The Florentine DIRETTORE COMMERCIALE
Alex Vittorio Lana PUBBLICITÀ
Gianni Consorti, Alessandra Nardelli SOCIETÀ EDITRICE
Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Piero della Francesca, 2 - 59100 Prato - Italia tel +39.0574.730203 - fax +39.0574.730204 redazione@gruppoeditoriale.com Registrazione Tribunale di Prato - n° 5/2009 del 10.03.2009 Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2, lettera b – legge 662/96 – Filiale di Firenze - Contiene IP STAMPA
Baroni & Gori - Prato Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
APERTURE STRAORDINARIE DURANTE TUTTE LE FESTIVITA’
EDITORIALE
VOGLIA DI CAMBIARE
OVUNQUE SI GIRI LO SGUARDO, C ’ È U N A P R AT O C H E S I M E T T E I N G I O C O E LASCIA IL SEGNO FUORI CONFINE Quando mandiamo in stampa questo numero, la magia del Natale avvolge tutta Prato. Brillano le luci della festa in una città che è da tempo salita sul treno del cambiamento. Li vediamo, questi segni del cambiamento, in quartieri ‘difficili’ come quello abitato da una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. Nel Macrolotto Zero, come gli urbanisti hanno sempre chiamato questo pezzo di ‘città-fabbrica’ incastonato fra tante insegne con gli ideogrammi, sono in atto grandi trasformazioni che proviamo a raccontarvi con le parole e belle immagini. A proposito di parole, è lo scrittore Sandro Veronesi a ricordarci il peso che queste rivestono: abbiamo intervistato il premio Strega e gli abbiamo dedicato la copertina in occasione dell’uscita del suo nuovo libro Cani d’estate, un atto di denuncia contro indifferenza e razzismo. La città cambia anche nelle abitudini a tavola. Cucina giapponese, indiana, cinese, thailandese: ai sapori dell’asian food abbiamo dedicato un ampio servizio. Guai però a dimenticare le nostre radici e tradizioni culinarie: per la doppia intervista della nostra rubrica “Segni particolari” abbiamo deciso di prendervi per la gola con un duo di maestri pasticceri pluripremiati come Paolo Sacchetti e Luca Mannori. Si accendono le luci sul grande e piccolo schermo: parleremo della fiction Pezzi unici con Sergio Castellitto e Giorgio Panariello tutta girata nel nostro bellissimo centro storico e del red carpet ‘made in Prato’ prodotto dall’azienda Alma la cui titolare Carla Casini è diventata Cavaliere del lavoro. Non poteva mancare da questo numero l’arte che ormai fa parte del nostro Dna, con uno duplice sguardo sul contemporaneo e sul passato. Da una parte, il dialogo fra la direttrice del Centro Pecci Cristiana Perrella e l’artista iraniana Shirin Neshat, dall’altra un viaggio fra i luoghi cari a un giovane Leonardo da Vinci fra Prato e il Montalbano. A riavvolgerne il nastro è la penna di Umberto Cecchi, complice la nuova mostra dedicata al Genio al Museo del Tessuto. Da non perdere!
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AGENDA SPETTACOLO
GENNAIO
Ad aprire le danze del 2019, è Lo Schiaccianoci, presentato al Politeama Pratese il 3, le stelle del balletto di Kiev guidate dalla prima ballerina Olga Kifiak. Al Teatro Magnolfi, il 10, Massimiliano Civica presenta la sua lezione-spettacolo su Eduardo De Filippo: Parole Imbrogliate, un punto di partenza dal quale muoversi per comprendere l’attualità del grande autore napoletano; sempre con Civica l’8 e il 9 (alle 19) le “Piacevoli Conversazioni”. Due giorni (12 e 13) al Politeama saranno invece dedicati a una riflessione acuta e garbata sulla maturità, grazie a Quartet di Ronald Harwood: Erica Blanc, Giuseppe Pambieri, Paola Quattrini, Cochi Ponzoni sono in scena diretti da Patrick Rossi Gastaldi. Rivolto ai giovanissimi, il 12, al Fabbricone lo spettacolo di Roberto Frabetti I colori dell’Acqua, un modo per raccontare il mondo anche più piccoli attraverso l’armonia. Torna in città l’Opera di Pechino e lo fa con Turandot, dal 17 al 20, al Metastasio con la regia di Marco Plini. Il Borsi ospita, il 18 e il 19, Decameron. Tutto nel baule!, spettacolo attraverso il quale Amore, Fortuna e Ingegno sono al centro di una narrazione giullaresca e originale, con la regia di Flavia Martino. La vocazione brillante del Politeama non si smentisce e il Gran Galà dell’operetta attende gli appassionati della “piccola lirica” il 19 e il 20; di tutt’altro segno l’appuntamento del 24, quando il maestro Jonathan Webb dirigerà la Camerata Strumentale in brani di Mozart, Suk e Janáček. Al Fabbricone (22-27) arriva lo scintillante e drammatico Queen Lear, uno spettacolo di
Nina’s Drag Queen da un’idea di Francesco Micheli, un’opera en travesti per non perdere il contatto col mondo reale. Unica data il 26 (alle 17) al Metastasio per La regina delle nevi, con la complessa e articolata regia di Michelangelo Campanale e in scena Alice Bachi: la vicenda è quella di una crescita attraverso le storie ascoltate da bambina e vissute con coraggio. Una prima assoluta, produzione del Teatro Metastasio e LaCoz, è Stanno tutti male. Studio collettivo sull’infelicità individuale in scena al Fabbricone dal 29 gennaio al 3 febbraio, con musiche dal vivo di Colapesce: un atto d’amore per il teatro, l’ironia e la libertà.
FEBBRAIO
Martedì 5, al Metastasio, apre in grande stile Met Jazz 2019 (4 date fino al 25 febbraio) con lo spettacolo musicale Tempo di Chet di Leo Muscato e Laura Perini e musiche curate e interpretate dal vivo da Paolo Fresu. Sempre al Metastasio, dal 7 al 10, va in scena Le baruffe chiozzotte che Goldoni scrisse mentre si preparava a partire per Parigi; con la regia di Paolo Valerio e la produzione del Teatro Stabile del Veneto. Il Borsi (8 e 9) presenta al pubblico l’Edipo re (make) di Sofocle, in un’interpretazione di Cinzia Maccagnano. Un esercizio di riflessione teatrale, poetica e filologica è Shakespeare/Sonetti, che al Fabbricone terrà banco dal 14 al 17, con la regia di Valter Malosti, giunto qui al terzo atto del suo impegno/omaggio nei confronti del Bardo. Una brillante prima regionale sarà al Politeama con La casa di famiglia, nel fine settimana dal 16 e 17; regia di Augusto Fornari, in scena Toni Fornari, Luca Angeletti,
PAOLO FRESU IN ‘TEMPO DI CHET’ AL MET JAZZ 2019; ‘QUARTET’ DI RONALD HARWOOD; ‘QUEEN LEAR’ DI NINA’S DR AG QUEEN; JONATHAN WEBB E L A C AMER ATA STRUMENTALE
14 PRATOREVIEW
AGENDA SPETTACOLO
Simone Montedoro e Laura Ruocco. Per i giovanissimi la compagnia Kinkaleri ha allestito I Love You TOSCA (Metastasio, 17), con cui Yanmei Yang e Marco Mazzoni aprono alla conoscenza della lirica i più giovani e curiosi di diverse forme d’arte. Musica anche al Politeama, con la Camerata Strumentale, il 21, quando direttore e violino sarà Sonig Tchakerian, per concerti e rondò di Mozart e una romanza di Mansurian. Dal 21 al 24, invece, torna Shakespeare al Metastasio con la sempre efficace Bisbetica domata messa in scena da Andrea Chiodi, secondo l’adattamento e la traduzione di Angela Dematté, in un mondo tutto da rivedere per esser davvero compreso.
MARZO
Si apre con la poesia, al Borsi, e la lettura scenica di Laura Marinoni con Il bianco tra le parole (Primo e 2 del mese) e si prosegue con una ricerca di realtà attraverso Acqua di colonia, il testo finalista al Premio Ubu 2017 di Elvira Frosini e Daniele Timpano (con la consulenza della scrittrice Igiaba Scego), un modo per guardare all’Italia coloniale e apparentemente lontana: 2 e 3 al Magnolfi. L’eterna attualità di Don Giovanni, nella scrittura di Molière, è quella che Valerio Binasco presenta al Metastasio (7-10) e scava nella vita più che nella letteratura, rinunciando ai clichés e rinnovando l’arte e la narrazione di questo eroe sui generis. L’8 e il 9, invece, al Borsi arriva Alessandro Benvenuti col suo Un comico fatto di sangue, cinque atti spietati al limite del chirurgico per descrivere un’Italia che forse si è persa ma non si sa dove. Mattatore Gabriele Cirilli in una nuova
visione (comunque nerissima ma affettuosa) de La Famiglia Addams, una commedia musicale è attesa al Politeama il 9 e il 10, con musiche e liriche di Andrew Lippa su libretto di Brickman ed Elice e la regia di Claudio Insegno. Un’esperienza diretta di classicità la proposta del Fabbricone per ORESTEA / Agamennone, Schiavi, Conversio dal testo di Eschilo e con la regia di Simone Derai dal 12 al 17: le tre opere saranno ridotte e presentate in un’unica soluzione scenica di profondo scavo testuale e categorico. Sempre al Fabbricone (sala 2, dal 19 al 24) ma contemporaneo, il testo di Jan Fabre con Lino Musella, The night writer. Giornale notturno, un tentativo di raccontare l’autobiografia di un artista poliedrico sempre e oggi maturo. Il giorno di primavera (21) il maestro Webb dirige Iakov Zats viola e i Solisti del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto «A. Belli» in brani di Prokof’ev, Hindemith e Weill. A chiudere la densa riflessione classica di questo periodo, al Metastasio Troiane frammenti di tragedia, da Euripide; il testo propone una volta di più il dramma delle donne vittime di guerra e della società che le ha dominate e costrette a ruoli non sempre consoni alla loro indole: dal 28 al 31 con la drammaturgia e la regia di Mitipretese. Dedicato ai ragazzi, ma perfetto anche per chi li accompagna a teatro, lo spettacolo di Silvia Gribaudi con attrice Claudia Marsicano (premio Ubu 2017 Miglior attrice/performer under 35): R. OSA. 10 esercizi per nuovi virtuosismi, il 30 al Fabbricone, una vera e propria coreografia contro il già visto e sempre accettato, per la donna e il suo ruolo sociale.
ALESSANDRO BENVENUTI; ‘DON GIOVANNI’ DI MOLIÈRE REGIA DI VALERIO BINASCO; GABRIELE CIRILLI IN ‘L A FAMIGLIA ADDAMS’; SONIG TCHAKERIAN
AGENDA MOSTRE
MUSEO DEL TESSUTO
numento alla gioventù, alle glorie del passato e alla cultura spor-
Sarà aperta fino al 26 maggio la mostra che mette in luce l’ingegno di un uomo che fu artista assoluto, anche nell’elaborazione di dispositivi e macchinari per rendere più agevole e rapido il lavoro dei suoi contemporanei. Leonardo da Vinci, l’ingegno, il tessuto - che la Fondazione ha organizzato con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo Leonardiano di Vinci - attraverso modellini in scala, apparati multimediali e ricostruzioni 3D riesce a far comprendere l’acuta osservazione di Leonardo degli strumenti applicati all’industria tessile, che ancora oggi rappresenta un valore fondante del distretto pratese. A questa iniziativa collegata ai 500 anni dalla morte del genio toscano, si affianca ancora fino al 9 giugno Drappi d’oro e di seta. Tessuti per le corti europee del Rinascimento, un’esposizione temporanea che rende giustizia al sontuoso patrimonio del Museo e che, attraverso i 120 esemplari in mostra, rivela la maestria del laboratorio di restauro interno: ‘La Tela di Penelope’.
CENTRO PECCI
tiva amatoriale. Fino all’8 marzo sarà aperta la mostra Soggetto nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985, curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini offre l’occasione per riflettere sulla soggettività del femminile lungo venti anni di importante cambiamento sociale e culturale per l’Italia. Gli scatti di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo guidano la riflessione sull’identità e sulla sua rappresentazione secondo le differenti cifre stilistiche delle fotografe.
PALAZZO PRETORIO
Una mostra che è una ricerca e una meditazione sulla trasformazione urbana che la nostra città sta vivendo, la personale fotografica Trough the Landscapes - Attraverso i Paesaggi, ovvero “Le ecologie di Prato nello sguardo di Fernando Guerra”, aperta al pubblico dal 21 dicembre al 27 gennaio. In occasione dei 160 anni di vita della Galleria Comunale sarà possibile visitarla, con ingresso gratuito e con una guida ad hoc, ogni sabato e domenica
I trent’anni del Centro continuano a essere oggetto di celebrazione grazie a Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci, ideato dalla nuova direttrice Cristiana Perrella e visitabile fino al 25 giugno; un modo originale per ripercorrerne la storia con fatti, dati statistici, aneddoti, ricordi e opere scelte dalla sua collezione e dalla storia delle mostre. Per l’anniversario entra nella collezione del Centro Triumph di Aleksandra Mir, esposta fino al 31 marzo e per la prima volta in Italia con i suoi 2529 trofei, collezionati dall’artista polacca nell’arco di un anno in Sicilia, un mo-
grazie a una semplice prenotazione obbligatoria al numero 0574 183 62 20 o scrivendo a visitepalazzocomunale@comune.prato.it.
GALLERIA OPEN ART
Racconta la storia delle opere di Francesco Somaini tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, la monografica dedicata appunto a La stagione americana dell’artista lombardo, che sarà visitabile fino al 9 febbraio, in collaborazione con l’Archivio Somaini. In mostra opere che confermano la particolare maestria dell’artista nei processi di fonderia e di trattazione dei metalli.
PH.FERNANDO GUERR A
FR ANCESCO SOMAINI ALL A GALLERIA OPEN ART; PAL AZZO PRETORIO; CENTRO PECCI; LEONARDO AL MUSEO DEL TESSUTO
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AGENDA LIBRI
Prima dell’uragano Luca Martinelli Una storia che comincia con un inquietante ritrovamento e apre su un mondo fatto di silenzi e chiusure, omicidi e incidenti che poco hanno di accidentale. Trenta sono i gatti ritrovati decapitati, uno l’uomo (il commissario Andrea Varocchi) che dovrà risolverne il mistero dell’uomo cinese ritrovato morto nello stesso luogo e una immaginaria ventosa città (Borèa) che appare spaccata e piena di misteri. La nuova prova d’artista di Martinelli, esperto di gialli nel segno della classicità, apre a una riflessione sull’economia illegale, il razzismo e le industrie senz’anima. L’attualità ha un nuovo volto e le sue sfumature tra il thriller e il noir sono sempre più pratesi. Euro 14
Un pratese nel sacco Detti e parole della Fiori della Cintola. Stefano Caprilli terra di Prato. Storie di miracoli Col piglio brillante di un Marco Pratesi Fra paesaggi, uomo che è uno degli autoLa storia di una città si racri della gloriosa Rivista del monumenti e ricette “Buzzi” l’autore racconta la storia di un uomo che dal 2018 è trascinato (attraverso la lettura di un apparentemente innocuo manoscritto) nella sua amata Prato ma nel 1518! Sei anni dopo il terribile Sacco che mise in ginocchio la città, in seguito all’assalto dei soldati dell’esercito spagnolo agli ordini di Ramon de Cardona, si presenta agli antenati dei suoi concittadini col nome di Astolfo di Niccolò di Rinaldeschi e per due settimane vive come un pratese del XVI secolo. Un viaggio nel tempo che è anche un modo per riflettere sulla natura dell’uomo e sui suoi meccanismi di difesa per affrontare il mondo. Una storia possibile e incredibile a un tempo. Euro 10
Giovanni Petracchi
La lingua che racconta l’autore di questo volume è fatta per essere parlata e vissuta, distante il giusto dalle teorie e vicina al quotidiano di chi ha memoria di una città fatta di campi e telai insieme, pronta a scattare per un lavoro e a rinnovarsi senza dimenticare le sue radici. Per raccontare la città e le sue vivaci campagne, dunque, Petracchi si rifà a “titoli” come barbocchio, babbaleo, ‘gnorante e manfano, ma utilizza anche cartoline d’epoca e racconta ricette tradizionali. Un atto d’amore a tutto tondo che ricorda la Terra di Prato e accantona un piccolo tesoro dal quale attingere per il futuro. Euro 12
conta anche attraverso i suoi miracoli e le sue vicende più segrete, secoli di storie grazie alle quali lo spirito e il coraggio di un popolo si fortificano. E proprio questo rapporto delicato col sacro e con la fede narrano i trentadue racconti che don Marco Pratesi, parroco del santuario di Santa Maria del Soccorso, ha preparati per i tipi della Libreria Cattolica, dedicandoli alle grazie ottenute da persone che hanno pregata la Madonna del Sacro Cingolo di Prato. Le vicende che trovano qui il loro spazio cominciano nel Trecento e arrivano al Novecento, un libro questo che è un ideale compendio a quello che il Canonico capitolare ha già pubblicato e che è una traduzione dal latino del Codice Nerucci, l’antico volume che contiene notizie riguardanti l’arrivo della cintura della Vergine in città. Euro 4
SI RINGR AZIA PER L A GENTILE COLL ABOR AZIONE L A FELTRINELLI LIBRERIE PR ATO - VIA GARIBALDI 92/94 A , PR ATO
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LO SGUARDO DALLE STELLE
COLLEGAMENTI ASTRALI
I M I S T E R I A S T R O L O G I C I D E L L’ U LT I M A C E N A S E C O N D A PA RT E D I C L A U D I O C A N N I S T R A’
L’ULTIMA CENA , CENACOLO DELL A BASILIC A DI SANTA MARIA DELLE GR AZIE A MIL ANO
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LO SGUARDO DALLE STELLE
Abbiamo visto nell’articolo pubblicato sul numero precedente come l’Ultima cena di Leonardo da Vinci nasconda una lettura astrologica. Nel famoso affresco, gli apostoli occupano la scena in gruppi di tre e ciascun gruppo, a seconda della sua collocazione nel dipinto, rappresenta una stagione. La loro disposizione intorno alla tavola ricalca l’ordine ed i significati dei dodici segni zodiacali. Vediamone i dettagli. PRIMAVERA Il primo apostolo Simone, che occupa il capotavola dalla parte destra, per chi osserva il quadro, corrisponde all’Ariete, in quanto è la testa ad essere messa in evidenza. Accanto a lui troviamo Giuda Taddeo, in relazione al secondo segno, il Toro, di cui rispecchia la fisionomia di uomo solido e tarchiato. Nel dipinto, Taddeo compie un movimento della testa, che mette in evidenza il collo, zona corrispondente al Toro. Il terzo apostolo, sempre da destra, è Matteo, il ‘pubblicano’, di cui sono in evidenza le braccia, la parte del corpo in relazione con il terzo segno, i Gemelli. ESTATE Il quarto apostolo con cui comincia la seconda terna, corrispondente all’estate, è Filippo, collegato al segno del Cancro. Viene rappresentato nell’atto di raccogliere le mani al petto, che ricordano nel disegno le chele di un granchio. Il seno ed il petto sono le parti del corpo che l’astrologia collega a questo segno, mentre la sua espressione tenera si lega alle caratteristiche attribuite al Cancro. Il quinto apostolo, che corrisponde al quinto segno, il Leone, è Giacomo il Maggiore, definito da Cristo “figlio del Tuono” . Il suo atteggiamento regale, la capigliatura folta ed il fatto di occupare la scena, quasi mettendo in disparte l’apostolo seguente, Tommaso (Vergine) di cui si nota solo il dito, ben rappresentano le caratteristiche leonine. AUTUNNO A lato di Gesù, Leonardo disegna Giovanni, che corrisponde al settimo segno il primo dell’autunno, la Bilancia. Segue Giuda (Scorpione), che si distingue per la carnagione scura. Dietro di lui, Pietro. L’apostolo occupa il nono posto e corrisponde, quindi, al Sagittario; nono segno, ricco di entusiasmo, legato alla religione e agli ideali spirituali. Rappresentato dall’immagine del centauro, metà uomo e metà cavallo, pos-
siede una doppia natura: spirituale e carnale insieme. Infatti, Pietro, nei vangeli è impetuoso, ma fedele, sempre combattuto tra slanci mistici e debolezze umane. INVERNO L’ultima triade comincia con il decimo apostolo, Andrea, fratello di Simon Pietro, il primo ad essere chiamato da Gesù. Il decimo segno, il Capricorno, è il segno del Solstizio invernale, il primo della risalita del Sole lungo l’eclittica, che porta un aumento della luce. Indica l’elevazione, la durezza delle responsabilità, mentre le mani dell’apostolo nel gesto “noli me tangere” sembrano indicare l’isolarsi e il distaccarsi dalla scena, che si compie a suo lato e che vede Giuda protagonista. All’undicesimo segno, l’Acquario, corrisponde Giacomo il Minore, il cui braccio copre le spalle di Andrea (Capricor-
SICURAMENTE LEONARDO ERA BEN INFORMATO SUI VANGELI E SULLA LORO INTERPRETAZIONE E FORSE CONOSCEVA ALTRE FONTI, COME QUELLE DEI VANGELI APOCRIFI no), così come alcune stelle della costellazione dell’Acquario si sporgono sopra quelle del Capricorno. Infine, l’ultimo apostolo, il dodicesimo, Bartolomeo, detto Natanaele, occupa il capotavola sinistro dell’affresco. È l’unico sollevato, di cui si distinguono i piedi, la parte del corpo collegata all’ultimo segno, i Pesci. Claudio Cannistrà fa parte della “Bottega dell’Astrologo”, associazione pratese, che ha come obiettivo di contribuire allo sviluppo di una nuova comprensione della realtà visibile grazie all’interpretazione delle simbologie celesti e che organizza corsi ed attività culturali. Per informazioni: canniclau@libero.it; labottegadellastrologo@gmail.com
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LO SGUARDO DA FUORI
CON OGNI FIBRA DEL CORPO LO R E N Z O D E M O O R , U N G I O VA N E AT T O R E N O M A D E PA RT I T O D A P R AT O DI VIRGINIA MAMMOLI
UNA SCENA DI ‘DOLCE FINE GIORNATA’ CON KRYST YNA JANDA , REGIA JACEK BORCUCH
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LO SGUARDO DA FUORI
Lorenzo de Moor, classe 1994. Il cognome non ha niente di toscano, infatti è nato in Olanda, ma è a Prato, a soli 14 anni, che scopre la sua grande passione: la recitazione. Appena diplomato vola al Stella Adler Studio of Acting di New York. Dopo diverse esperienze in teatro, arrivano anche la serie tv, con la fiction di Rai 1 Pezzi Unici, girata anche a Prato, e il cinema, con Dolce Fine Giornata, selezionato per il prossimo Sundance Film Festival, importante manifestazione americana dedicata al cinema indipendente. Nato a L’Aia, cresciuto a Prato, trasferito a New York e ora a Roma. Qual è la città a cui ti senti più di appartenere? Mi sono sempre sentito molto nomade, alla ricerca di nuove esperienze che potessero arricchirmi come essere umano e quindi inevitabilmente come attore. Forse più che appartenere a questi luoghi sento che questi luoghi fanno parte di me, di quella casa che ancora non ho trovato, ma che si può ancora allargare. Cosa ti ha fatto appassionare alla recitazione? C’era questo spazio a Prato, lo spazio Compost, creato dalla regista Cristina Pezzoli e dalla drammaturga Letizia Russo, una sorta di palestra attoriale, dove arrivavano professionisti da tutta Italia. E questo spazio era sotto casa mia. Un giorno decisi di entrare e Cristina mi buttò sul palco. Da quel giorno non mi sono più schiodato. Teatro, cinema o serie tv. Cosa preferisci e perché? Il teatro ha una magia unica. È quel luogo dove tutto è in linea. Sono riuscito ad avere la stessa sensazione sul set di quest’ultimo film, Dolce Fine Giornata, grazie al regista Jacek Borcuch. La televisione invece è più una macchina, si deve arrivare al risultato il prima possibile, però anche quello è un altro muscolo: sono tutti diversi muscoli da allenare e ognuno di questi mondi ha qualcosa di speciale da dare. Con Pezzi Unici hai lavorato a fianco di attori come Sergio Castellitto e Giorgio Panariello. Com’è stato? Purtroppo con Giorgio non ho mai avuto scene insieme, però mi ha colpito molto per la sua umiltà e umanità. Per quanto riguarda Sergio… noi attori siamo dei ‘ladri’ e da lui ho
rubato tantissimo. Ha un’incredibile consapevolezza dello spazio che lo circonda, sa esattamente quello che deve fare e come lo deve fare. Queste occasioni sono delle grandi scuole. E girare a Prato? Evidentemente in questo momento la mia vita mi ha portato a tornare alle origini facendo quello che amo fare, ed è stato molto bello. Di cosa parla Dolce Fine Giornata? È ambientato a Volterra e racconta la storia di Maria, premio Nobel, interpretata da Krystyna Janda, una delle attrici più incredibili con cui abbia mai lavorato, la regina del cinema e del teatro polacco. La sua vita familiare comincia a crollare a causa di una relazione con un ragazzo immigrato, nata in un momento in cui il terrorismo tocca sempre di più la quotidianità. È la storia dello scontro di un intelletto creativo con le grandi paure europee del momento. Un film molto contemporaneo. Il tuo sogno professionale nel cassetto? DOPO DIVERSE ESPERIENZE_ Riuscire a creare qualcosa di IN TEATRO, ARRIVANO_ mio, che sia un film o uno spetANCHE LE SERIE T V,_ tacolo. COME L A FICTION_ Sempre da attore o vorresti DI R AI 1 ‘PEZZI UNICI’_ GIR ATA ANCHE A PR ATO_ passare dall’altra parte della (PH. FR ANCESCO CIPRIANI)_ macchina da presa? Anche come regista. Non so quando, né come, ma sono convinto che ci sarà un momento in cui farò un passaggio da attore e regista. Cosa ti manca di più quando sei a Roma? La natura. Roma è bella, ma è città, cemento. Mi manca la possibilità di tornare a casa ed essere circondato dal verde.
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COVER PROTAGONISTI
UN RITR AT TO DI SANDRO VERONESI FIRMATO FEDERICO SCHL AT TER
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COVER PROTAGONISTI
IL PESO DELLE PAROLE
UN TEMA STRINGENTE, UN MOTO DI INDIGNAZIONE: S A N D R O V E R O N E S I R AC C O N TA C A N I D ’ E S TAT E , IL SUO NUOVO LIBRO DI FRANCESCA LOMBARDI
La nave Aquarius sospende la sua opera di salvataggio in mare. Nei giorni dell’intervista a Veronesi, sono i primi di dicembre, giornali e televisione diramano il comunicato di Medici senza frontiere. E sul nuovo libro di Sandro Veronesi si accende una nuova luce. Ma andiamo per ordine: estate. Salvini parlando di Aquarius usa parole come “pacchia, crociera”. Per il Veronesi scrittore non sono parole, ma macigni, bastoni addosso a chi sta morendo in mare. Ma prima di indignarsi lo scrittore, è l’uomo che si muove, e lo fa con il suo corpo: si attiva per salire su una nave di salvataggio, scrive un appello a Roberto Saviano. I corpi diventano due, e da due diventano quattro, dieci… un gruppo: scrittori, giornalisti, intellettuali arrabbiati, indignati come Sandro, contro questo razzismo dilagante. E abbaiano, nel silenzio dei pomeriggi assolati come cani d’estate. Sandro alla fine non è partito e ha fatto quello che sa fare,
ha raccontato questo sdegno con parole che sono diventate un libro - Cani d’estate - che racconta questo profondo risentimento, uno slancio condiviso che ha dato vita a un movimento che si chiama appunto, Corpi. Vincitore del Premio Strega nel 2006 con Caos Calmo, tra i suoi ultimi successi Terre rare e il bellissimo Non dirlo - Il Vangelo di Marco, che ha dato vita anche a un monologo teatrale. Lo intervistiamo a Prato, un sabato mattina. La sera prima ha incontrato un gruppo di giovani nella parrocchia di Jean Jacques Ilunga, un incontro fissato da tempo, al di là del libro. La prima domanda è dell’amico e scrittore Mario Desiati, presente anche lui in una affollata parrocchia piena di giovani, venerdì sera nonostante… Gli chiede la differenza tra la vita e la morte, si interroga su quanto la conosciamo. È il tema del libro di Sandro, la domanda che ci pongono quei corpi in mezzo al mare, con tutto il loro cari-
LINGUAGGIO CONTRO LINGUAGGIO: ABBAIARE CONTRO IL RAZZISMO, COME CANI D’ESTATE
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COVER PROTAGONISTI
ALCUNI DEI LIBRI DA NON PERDERE DELLO SCRIT TORE PR ATESE, PREMIO STREGA
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COVER PROTAGONISTI
SCRIT TORE E GIORNALISTA , HA 5 FIGLI E OGGI VIVE A ROMA , MA TORNA SPESSO IN CIT TÀ
co di disperazione: “Non soccorrere i naufraghi è contro i valori fondanti di qualsiasi stato democratico, e ancor prima contro qualsiasi codice di navigazione. Lo sa bene chi va per mare. Ma, come ha detto Camilleri, il Ministro degli interni non è uomo di mare”. Salvini continua comunque a usare il suo linguaggio populista… Il problema non è più neanche il populismo. E’ di questi giorni, sono parole sue “Dopo la lettera di Bruxelles, aspetto anche la lettera di Babbo Natale”. Allora io mi chiedo, perché per offendere quelli che ci torchieranno - perché l’Europa ci torchierà sicuramente - non si pensa prima a ciò che si dice: Babbo Natale è forse l’unico al mondo che le letterine le riceve, non le scrive… E Salvini non l’ha detto una volta, lo continua a ripetere. Perché nessuno di uguale peso politico lo fa riflettere sul fatto che - al di là del linguaggio sovranista e populista - sta usando uno slogan che non ha un fondamento, neanche nella tradizione popolare? Eppure ha un crescente consenso politico e ha ridotto gli sbarchi… È un consenso volatile, basato sullo sdegno. Lo stesso sdegno che accomuna questo governo, retto solo dal malessere popolare e dall’assunto che i precedenti governi hanno rovinato l’Italia. Può darsi, ma non è questa la
questione adesso. Il problema è che in questa situazione di profonda difficoltà - economica, culturale, di sicurezza - sembra di nuovo serpeggiare un pensiero filo-fascista nel nostro paese. Il tema però ci tocca al di là del credo politico e della sensibilità personale. Ieri sera dalla platea abbiamo sentito la domanda che alla fine tutti ci facciamo: una volta salvati, come distinguiamo i buoni dai cattivi? E’ un problema politico e come tale va affrontato. Ma una cosa è certa: non si possono lasciar morire in mare, questa è la differenza tra la vita e la morte. E senza volere, Salvini ha acceso i riflettori sulla questione reale. Prima di lui, la Ue e Minniti, con il loro linguaggio equilibrato e allineato, lasciavano che il problema rimanesse come dire, sottotraccia, una questione per le Ong. E invece “pacchia e crociera” sono state due parole che hanno aperto uno squarcio nel velo dell’indifferenza. Lei allora è ritornato a riappropriarsi delle parole… Non essendo salito su una nave, era il mio modo di metterci il corpo. Una domanda sola sulla città, ora che vive a Roma. Le manca Prato? No, perché ancora mi appartiene, ho qui una casa. Ci torno spesso, ogni volta che voglio.
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SHIRIN NESHAT PH. RODOLFO MARTINEZ
INTERVISTA ARTE
LA FORZA DELLA FRAGILITÀ UN TOCCANTE INCONTRO C O N S H I R I N N E S H AT A L C E N T R O P E C C I DI CRISTIANA PERRELLA
In una sera freddissima di fine autunno è arrivata a Prato, al Centro Pecci una stupenda Shirin Neshat con la proiezione del suo film Looking for Oum Kulthum, realizzato in collaborazione con Shoja Azari. Esile come il più esile dei giunchi, in tutta la sua eleganza Shirin ha incantato per la forza del suo messaggio e la raffinatezza della sua opera. L’artista da sempre esplora e sottolinea i conflitti di genere e le difficili condizioni sociali delle donne all’interno del mondo islamico. Il mondo femminile, con i suoi drammi, le sue battaglie e la sua innegabile e drammatica bellezza ritorna al centro della sua ricerca, questa volta attraverso la figura della leggendaria cantante egiziana Oum Kulthum ma soprattutto di Mitra, la vera protagonista del film, regista ambiziosa, madre e moglie quarantenne, che s’imbarca nel sogno di una vita: fare un film sulla sua eroina, la leggendaria cantante del mondo Arabo Oum Kulthum. Durante le riprese del film, tuttavia, l’improvvisa scomparsa di suo figlio adolescente e la crescente difficoltà di catturare l’essenza di Oum Kulthum come donna, come artista, come mito porteranno Mitra ad una profondissima crisi emotiva ed artistica. Un film nel film ha un duplice inten-
to: raccontare la Callas del Medio Oriente, con una voce forgiata sulla lettura del Corano ma piena di audacia profana, e allo stesso tempo scovare la donna dietro la leggenda. Ma qualcosa non funziona: il risultato è un oggetto freddo e resistente alle ragioni del cuore, che emerge via via che il fervore di Mitra soccombe di fronte alle difficoltà personali e professionali. Prima del film, un intenso dialogo tra Cristiana Perrella, direttrice del Pecci, e l’artista di cui vi raccontiamo i passaggi più intensi. Shirin qual è il tuo rapporto con l’italia? Come artista che al momento non ha una vera casa, mi sento davvero supportata da questo Paese e questo film è anche un film italiano. Come mai hai deciso di passare al cinema? Sentivo che c’era una certa distanza col mio pubblico, che continuavo a fare oggetti da vendere, prodotti. Da persona politicamente impegnata, era ipocrita creare opere viste solo da un piccolissimo gruppo di persone. Ho sempre pensato che il cinema fosse un mezzo democratico: riguarda molto la comunicazione, la conversazione- E possiamo togliere i soldi da questa equazione. Sfortunatamente se
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‘INNANZITUTTO VORREI DIRE CHE SONO MOLTO FELICE DI ESSERE UNA DONNA PERCHÉ MI PIACE LA MIA VULNERABILITÀ E LA MIA FRAGILITÀ’
ALCUNI FR AME DEL FILM E L’ARTISTA IR ANIANA SUL SET E IN STUDIO
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INTERVISTA ARTE
LOOKING FOR OUM KULTHUM, IL FILM CHE R ACCONTA L A C ALL AS DEL MEDIO ORIENTE
fai film come me non diventi famosissimo, ma sento che il cinema raggiunge un pubblico più ampio. Quindi mi sono spostata verso il cinema per raggiungere la gente. Un film che mette al centro la musica, anche oltre il linguaggio… Penso che la musica sia l’unica forma d’arte che non ha bisogno di traduzione. E da artista che ha sempre voluto fare opere che toccassero emozionalmente le persone, questa donna - che è diventata l’artista più importante del XX secolo, amata da uomini, donne, ricchi, poveri, sunniti, sciiti, ebrei, cristiani, musulmani, e che ancora oggi resta un simbolo unificatore del Medio Oriente – mi è sembrata il soggetto giusto. Ma alla fine questo film mostra l’impossibilità di fare un film su un artista, che ne faccia emergere l’anima: Umm Kulthum ha nascosto tutte le sue emozioni, la sua vita privata e allo stesso tempo ha toccato milioni di persone. Il film racconta questo Cosa significa essere una donna oggi, in Oriente come in Occidente? Innanzitutto vorrei dire che sono molto felice di essere una donna perché mi piace la mia vulnerabilità e la mia fragilità di essere umano, ma sono anche molto forte. E penso che questa qualità dell’esse-
re donna sia davvero importante per me perché non ho paura di mostrare che sono molto debole e vulnerabile, è una parte di me. La situazione è molto diversa da una parte all’altra del mondo. Penso che in Occidente sia sempre più forte la tendenza a reprimere questa immagine di vulnerabilità. Ma le condizioni della donna in Iran con quella della donna in Occidente è diversissima. In Iran non abbiamo libertà. Punto. Non abbiamo libertà nella vita pubblica, nella vita domestica. Le donne occidentali hanno almeno qualche libertà: possono divorziare, scegliere come vestirsi, che lavoro fare. Penso che la differenza sia nel livello e nelle modalità di discriminazione. Ma la discriminazione esiste dappertutto, ne sono un esempio gli Stati Uniti e il movimento Me too. Ma quello che mi ha affascinata e ispirata è che più donne sono contro tutto questo, più diventano potenti e radicali, sovvertono le regole in ogni modo possibile, rompono le regole: se dicono di non indossare un foulard sciolgono i capelli, se dicono di non truccarsi si truccano moltissimo, se dicono di non passeggiare con gli uomini passeggiano con gli uomini. Ogni piccolo modo di rompere le regole, una protesta. E io penso che sia fantastico.
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CINEMA PRODUZIONI
IL PIACERE DEL BELLO P E Z Z I U N I C I , L A N U O VA F I C T I O N R A I 1 S U L M O N D O D E L L’ A R T I G I A N A T O A R T I S T I C O DI VIRGINIA MAMMOLI
I più attenti si saranno accorti che alcuni mese fa a Prato stava accadendo qualcosa di particolare: erano le riprese di Pezzi Unici, la nuova serie tv firmata da Cinzia TH Torrini, girata appunto tra Prato, con il supporto di Manifatture Digitali Cinema, e Firenze, prodotta da Rai Fiction e Indiana Production con la collaborazione di Toscana Film Commission e OMA (Osservatorio dei Mestieri d’Arte) e in onda per sei serate su Rai 1 il prossimo autunno. La serie racconta la storia di Vanni Bandinelli, interpretato da Sergio Castellitto. Un artigiano falegname dal carattere un po’ burbero, che si trova ad affrontare la scomparsa del figlio (Lorenzo de Moor), a causa della droga, e a lavorare con cinque ragazzi problematici (Leonardo Pazzagli, Moisè Curia, Sandra Ceccarelli, Lucrezia Massari e Carolina Sala), che vivono in casa famiglia e devono realizzare un corso di riabilitazione. “I pezzi unici sono i manufatti degli artigiani, ma anche questi cinque ragazzi - spiega la regista, che da tanto desiderava realizzare questo lavoro -. Quello del mondo dell’artigianato artistico è un tema che ho molto a cuore. L’idea è nata nel 2009, quando ho ricevuto il premio del Porcellino a Firenze. Ci sono voluti dieci anni, ma ce l’ho fatta.” Castellitto racconta il suo personaggio come “una specie di Geppetto arrabbiato, che tira fuori dal legno non un Pinocchio, ma cinque, che gli ricordano ogni giorno il suo dolore e l’errore di essere stato forse più bravo come artigiano che come padre. È una storia che parla, col pretesto del thriller, delle relazioni
umane. Una fiction che nell’epoca in cui digitiamo Monnalisa, clicchiamo e ne stampiamo cinquanta copie, parla di unicità, irripetibilità, non solo dell’oggetto ma anche della persona: la straordinaria singolarità dell’essere umano.” “Vorrei riabituare le persone al bello. La sfida che mi sono posta con questa serie - prosegue Cinzia TH Torrini - è quella di far capire ai giovani che questo è un lavoro che dà onore. Io ho conosciuto Wanny Di Filippo (artigiano fondatore del marchio fiorentino Il Bisonte, ndr) quando andavo a scuola e passavo tutte le mattine da via del Parione, dove c’era lo scantinato in cui lavorava. Oggi, negozi in Giappone, New York, Milano, Parigi. Se una persona si dedica all’artigianato con mente aperta sono convinta che ha tra le mani una grande opportunità.” Nel cast anche Irene Ferri (direttrice della casa famiglia e amante di Vanni), Fabrizia Sacchi (moglie di Vanni), Marco Cocci (cognato di Vanni) e Giorgio Panariello, per la prima volta in una produzione Rai: “Quando mi è stato offerto questo ruolo, ho colto con una grande entusiasmo e impegno l’occasione di entrare in punta di piedi, ma dall’ingresso principale, nella fiction Rai. Io sono Mastro Ciliegia, l’amico di sempre di Vanni. Sono quella nota, anche se piccola ma che c’è, di commedia, in questa serie che è principalmente drammatica. È un personaggio che potrebbe sembrare semplice, ma che in realtà è molto complesso. Completamente diverso da tutto quello che mi avete visto fare finora.”
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SERGIO C ASTELLIT TO DUR ANTE ALCUNE RIPRESE DI ‘PEZZI UNICI’ A PR ATO (COURTESY TOSC ANA FILM COMMISSION)
IL RED C ARPET FIRMATO ALMA SPICC A ALL’EDIZIONE NUMERO 17 DELL A MOSTR A INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA
FOCUS IMPRESE
IL TAPPETO DELLE STAR
ALMA E LE SUE MOQUETTE DI LUSSO: UNA BELLA STORIA DI FAMIGLIA DI MARIA LARDARA
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FOCUS IMPRESE
I suoi red carpet sono quelli delle grandi occasioni. Calpestati da star del cinema, capi di Stato, visitatori di fiere e manifestazioni internazionali. Ce n’è uno che l’imprenditrice pratese Carla Casini, alla guida dell’azienda Alma che è leader mondiale nella produzione di moquette per cerimonie e fiere, ricorda con un certo affetto. Correva il 1998 e su quel tappeto rosso targato Alma camminarono papa Giovanni Paolo II e il lider maximo Fidel Castro. Il copione si ripeté nel 2012, quando a tornare a Cuba fu un altro pontefice, Benedetto XVI. “Spesso veniamo a sapere a cosa è servita la moquette dopo che si è svolto un evento importante”, racconta Carla Casini, madre del presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo, fresca del titolo di Cavaliere del lavoro che le ha conferito agli inizi di novembre il presidente Sergio Mattarella. Un titolo nel quale si rispecchia perché incarna la sua filosofia di vita, il modo di lavorare cucito addosso a donna che ha sempre concepito il lavoro come missione, attento alla cura e al rispetto delle _L’IMPRENDITRICE persone. “Siamo una famiglia _C ARL A C ASINI HA RICEVUTO molto religiosa e l’azienda ce _L’ONORIFICENZ A l’abbiamo addosso, l’amore _DI C AVALIERE DEL L AVORO per il lavoro ce l’ha trasmesso _DALLE MANI DEL PRESIDENTE _SERGIO MAT TARELL A nostro padre”, osserva Carla _IL PADRE C ARLO EBBE che manda avanti una nave di _LO STESSO RICONOSCIMENTO 140 persone. Al timone con lei c’è la sorella Romina, in un’azienda che ormai è cresciuta fino alla terza generazione. In Alma i padri lavorano gomito a gomito con i figli mentre i fornitori fanno a gara per lavorare con l’azienda, tanto questa è corretta e puntuale con le scadenze di pagamento. Arrivano così dagli impianti di Capalle, al con-
fine con Prato, quei tappeti di moquette rossa che portano il made in Prato sulle passerelle del cinema a Cannes e Venezia. Ogni anno Alma ne produce 30 milioni di metri quadri: lo stabilimento lavora a ciclo continuo e tutte le fasi della lavorazione sono interne. Rotoli di moquette ‘usa e getta’ che diventano veri e propri pavimenti tessili temporanei in caso di fiere, congressi e manifestazioni. Ma la fabbrica della moquette agugliata fondata nel 1962 da Carlo Casini, padre di Carla, produce anche tessuti tecnici per il settore auto, tappeti verdi per giardini, aiuole, aree dedicate allo sport. E pensare che anche il fondatore di Alma ricevette l’onorificenza di Cavaliere del lavoro. Fu lui a dare vita insieme a tre dei fratelli a un’azienda specializzata nella lavorazione di ovatte per materassi., negli anni del miracolo economico in città quando Berta filava. Fu lui ad avere l’intuizione giusta che fece poi spiccare il volo ad Alma fondata 42 anni fa., nel 1976. Galeotto fu un viaggio negli Stati Uniti negli anni ‘70: partecipando a una fiera, scoprì le potenzialità che racchiudeva la moquette ricavata dai granuli di polipropilene non tessuta per creare un ‘pavimento’ di feltro colorato. Il ‘rossino’ di Carlo Casini fu un’innovazione assoluta per l’epoca. L’imprenditore fiutò il business giusto: oggi Alma non ha molti concorrenti in questo comparto dei tessili ‘speciali’ e il mercato gira soprattutto in Europa (soprattutto Inghilterra, Francia, Grecia, Portogallo e Francia) e promette bene li Stati Uniti. “Mio padre ha fatto da apripista nel settore – ammette Carla – Ha creduto in un prodotto e ne ha colto le potenzialità sul mercato”. Alma è un’azienda in fase di espansione, che ha archiviato il 2018 con un fatturato nell’ordine dei 40 milioni di euro. Fa parte di una holding che comprende altre due realtà (Pointex e Lta, che producono rispettivamente tessuti per materassi e tessuti speciali per calzature) e dà lavoro a 330 persone. Il quartier generale è tutto a Capalle, porta d’ingresso del Macrolotto 2. Dove Alma ha da poco ultimato una nuova ala dello stabilimento aziendale, aggiungendo 6500 metri quadrati di capannone in più che porterà la superficie produttiva complessiva a 32mila metri quadrati. “In questo modo – spiega Carla Casini - aumenteremo la capacità produttiva aggiungendo nuove linee di lavorazione”.
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IN ALTO: DUE ESEMPI DI ALLESTIMENTI FIERISTICI. IN BASSO: CHARLIZE THERON E SEAN PENN SUL RED C ARPET DI C ANNES
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MODA
FIGLI DELLE STELLE 9 OGGETTI SPECIALI DA FARE INNAMORARE DI TERESA FAVI
_CHANEL_ _BR ACCIALE RIGIDO BICOLORE_ _CON STELL A IN RILIEVO_
MICHAEL KORS_ RIGOROSA TR ACOLL A NER A_ CON IMPUNTURE E DETTAGLI_ IN METALLO DOR ATO_
FORNASET TI_ PIATTO CALENDARIO 2019_
ROLEX OYSTER PERPETUAL_ SKY-DWELLER IN ORO EVEROSE_ CON QUADR ANTE RHODIUM SCURO_
A SINISTR A:_ CENTRO OT TICO MARL AZZI _ OCCHIALI DA SOLE _ L AMARC A EYEWEAR _ DELL A COLLEZIONE FUSIONI _ A DESTR A: _ LUCENZIA _ CUSTODIA SMARTPHONE, _ TONO ARGENTATO, SWAROVSKI _
MIU MIU _ STIVALETTI APERTI, IN PELLE LUCIDA _ GRIGIA CON TACCO A STILETTO _
SALVADORI_ CANDEL A PROFUMATA_ 6 STOPPINI IN VETRO E CER A ,_ COLORE ORO, DR. VR ANJES _
STIL L AMP_ L AMPADA DA TAVOLO ‘EQUATORE’_ IN COLORE R AME _ CON LUCI A LED,_ DI FONTANA ARTE_
LEONARDO DA VINCI, AUTORITR AT TO, IN MOSTR A AL MUSEO DEL TESSUTO FINO AL 26 MAGGIO
STORIA GENIUS LOCI
IL GENIO TORNA A CASA
LEONARDO DA VINCI TRA CARMIGNANO, B AC C H E R E T O E P R AT O DI UMBERTO CECCHI
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IN ALTO: RIPRODUZIONE DI UNA MACCHINA DI LEONARDO AL MUSEO DI VINCI. IN BASSO: DUE DIESGNI DI MACCHINE PER L A FIL ATUR A PROGET TATE DA LEONARDO IN MOSTR A AL MUSEO DEL TESSUTO
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STORIA GENIUS LOCI
Leonardo da Vinci, uno dei rari geni universali di ogni tempo, torna a Prato dopo cinquecento anni dalla sua la morte e lo fa attraverso una mostra multimediale organizzata nelle sale del Museo del Tessuto, fra i più importanti nel mondo per quanto riguarda il tessile. Così il ‘Godfather of tecnology’, come lo chiamano i britannici torna nei luoghi della sua infanzia, quelli che aveva studiato a lungo osservando da Carmignano la pianura che si stendeva ai piedi del Montalbano, dove viveva con la nonna paterna Lucia, che abitava nella Fornace di Toia in Bacchereto. Oggi al posto della fornace c’è un ristorante, dove fra le antiche botti conservate in cantina, si dice ce ne siano alcune dell’epoca in cui il giovane genio vi giocava con trappole e marchingegni inventati da lui. Fu proprio studiando il territorio che pensò alla progettazione di un canale che dall’Arno, attraverso Prato, Pistoia e Serravalle, potesse portare acque in quella zona fortemente impegnata in opere ‘siccitose’ come il tessile e l’agricoltura. Con Prato poi aveva suoi legami specifici: uno dei quali era la curiosità per le macchine da tessitura. Fu praticamente l’antesignano della meccanizzazione dl tessile grazie all’invenzione di un telaio che è il padre di quelli meccanici di oggi. Né mancano studi su macchine per la filatura delle quali restano disegni di progetti, come non ne mancano per il settore della maglieria. Materiale che il museo pratese proporrà al pubblico dal 16 dicembre al 26 maggio 2019 grazie a un sistema multimediale che renderà il tutto estremamente realistico. Secondo alcuni codici, e non poche testimonianze dell’epoca, nel contando pratese viveva anche l’altra nonna di Leonar-
do, il quale a dire il vero ebbe ottimi natali ma non proprio in linea coi tempi: il padre Piero e la madre Caterina lo avevano generato al di fuori delle nozze, e nonostante il quasi scandalo, per la nascita di un figlio da un notaio e da una nullatenente come Caterina, il battesimo era stato ricco di invitati e con padrini importanti, e soprattutto, il nonno si era profondamente affezionato al nipote. Poi poco dopo la nascita del piccolo Leonardo, sia la madre che il padre avevano contratto matrimonio, ma non fra loro. Piero sposò una ragazza di ottima famiglia fiorentina, e Caterina – sotto l’egida attenta del mancato suocero, ebbe come consorte un piccolo possidente con un forno ben avviato e una fattoria molto redditizia. Ma sia il padre che la madre non persero mai l’affetto e l’attenzione per il figlio. Seguendolo da vicino e affidandolo alla cura delle nonne. La storia, ma forse sarebbe meglio dire la leggenda, va oltre, affermando addirittura che Caterina fosse figlia di una schiava che viveva nella zona del Pratese. Ma su questo i codici si intrecciano, si confondono, perlopiù tacciono, o come sostengono alcuni storici, furono ‘censurati’. Comunque sia, Leonardo fra Carmignano, Bacchereto e Prato, visse benissimo, amato e accudito, e avviato allo studio di materie umanistiche e della geometria. Fu nel corso di questa gioventù quieta, ricca di attenzioni, che il giovane genio cominciò a ‘leggere il futuro’, come ha sostenuto uno dei suoi biografi tedeschi, definendolo un vivido osservatore della naturai. ‘Se ha pensato agli aerei e al volo umano, scrive il Bhuckhart, è perché ha studiato il volo degli uccelli, l’anatomia dell’ala e il rapporto velocità, peso, ingombro. Ma gli mancavano i materiali adatti per la realizzazione.
BACCHERETO E PRATO FURONO I LUOGHI DELL’INFANZIA DI LEONARDO
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STORIA GENIUS LOCI
AL MUSEO DEL TESSUTO UNA MOSTRA SUGLI STUDI MECCANICI DI LEONARDO DA VINCI PER PRODURRE FILATI E TESSUTI
Materiali che tuttavia immaginò. Viveva infatti un domani che non era ancora alla portata dell’uomo. Neppure del genio’. La mostra al Museo del Tessuto di Prato dal titolo stimolante di Leonardo da Vinci, l’ingegno, il tessuto non si occuperà dell’albo genealogico ma certo presenterà il genio di Vinci inserito nei luoghi della sua giovinezza, quando già produceva idee così avveniristiche, rivoluzionarie come l’elicottero o la mitragliatrice, tali da farle definire utopie. Sogni irrealizzabili. Si trattava perlopiù di oggetti meccanicizzati, ‘automatici’ ante litteram, il più accessibile dei quali è certo il ‘girarrosto’ impiantato nel grande camino della cucina di villa ‘La Ferdinanda’ ad Artimino, voluta da Ferdinando I come casino di caccia e disegnata dal Buontalenti. Qui oggi è ancora attivo e visibile e può essere definito il ‘ padre di tutti i girarrosti’ automoventi; mentre il progetto più fantasioso, inconcepibile, fu il robot. Peccaminoso: un uomo senz’anima, figuriamoci. Non mancò chi tentò di accusarlo di eresia basandosi su alcune sue scoperte che ‘contraddicevano’ i libri sacri. Potevano volare solo gli angeli del Paradiso, né poteva esistere una macchina che si potesse sostitui-
re all’uomo, creatura divina. Invece la questione prettamente locale del lungo canale dell’Arno che attraversava il territorio Prato- Pistoia fino a Serravalle, e doveva servire come acquedotto adatto a dissetare uomini, agricoltura e opifici, ebbe due fazioni avverse, e la possibilità di una siffatta opera si perse fra chiacchiere e liti e quindi si arenò. Il territorio più interessato era Prato, con la sua industria tessile che abbisognava di acqua, e che aveva, sì, il Bisenzio, ma che non entrava affatto in città, ne lambiva appena le mura. Fu più tardi Galileo Galilei che progettò genialmente le gore: una ragnatela di vie d’acqua che entravano nel centro cittadino. E lo stesso Galilei riconobbe che un’idea come quella era nata nella mente di Leonardo. Acqua come forza motrice di macchine per la lavorazione della lana, come accadeva per i molini. Insomma, un gradito ritorno a casa del genio dei geni. Un anniversario che racconta il progresso tecnologico e ideale dell’umanità nel corso di mezzo millennio. E che testimonia lo sviluppo di una economia, quella del tessile, che nei secoli ha reso famosa una città che ha vestito la metà del mondo.
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ORDITOIO DISEGNATO DA LEONARDO DA VINCI, ANTICO SETIFICIO FIORENTINO
INTERVISTA GALLERIE
FILIPPO BIGAGLI E FIAMMET TA POGGI, IDEATORI DELL A C ASA-GALLERIA ACC AVENTIQUAT TRO
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INTERVISTA GALLERIE
Questa casa non è un albergo... una galleria, però, si. Nel salotto le mostre temporanee, in camera le opere permanenti. L’orario? “Finché la luce è accesa”. Si chiama Accaventiquattro ed è la nuova avventura di Filippo Bigagli, critico e curatore di 33 anni con già importanti esperienze alle spalle, che ha trasformato il proprio appartamento in via del Serraglio 27 in una casa-galleria. Qui, insieme a Fiammetta Poggi, allestisce bipersonali e altre iniziative per promuovere giovani artisti internazionali. Cosa ti ha fatto appassionare al mondo dell’arte? A Prato ho avuto la fortuna di crescere con il primo centro per l’arte contemporanea italiano. Fin da piccolo andavo alle inaugurazioni al Pecci e rimanevo affascinato non solo dalle opere, ma anche dall’ambiente. Il mondo dell’arte e del contemporaneo è fantasia pura. Com’è nata l’idea di Accaventiquattro? Stavo cercando casa in centro e ho trovato un appartamento storico unico nel suo genere, ampie sale, soffitti altissimi e di pregio. Dopo pochi giorni ho pensato di trasformare la sala in una galleria. Ho cercato un compagno di viaggio e l’ho trovato in Fiammetta, una persona con la quale l’intesa è stata istantanea sia sul progetto che sulla mission. A Prato non si era mai vista una casa galleria… come sta andando? Sono esistite delle esperienze simili sia a Prato e più in generale in Toscana, ma sempre pensate come situazioni transitorie, mai come progetti a lungo termine. Sta andando bene, anche se dobbiamo stare attenti a dove mettiamo i piedi per non inciampare in qualche scultura! Come scoprite gli artisti? Per i primi 4 mesi del 2018 non abbiamo fatto altro che incontrare gli artisti, svolgendo più di 50 studio visit. Abbiamo cercato tra giovani under 30 per seguirli nella ricerca artistica e offrirgli una prima esperienza in termini di mercato. Quali sono i temi che ti stimolano di più? Sicuramente un tema caro alla nostra città: un’analisi delle diversità culturali attraverso l’arte. Le opere parlano un linguaggio diretto e guardandole si possono capire molti aspetti di altri paesi. Sono tutte opere site specific o comunque realizzate appositamente? È importante che gli artisti lavorino dentro lo
spazio, per lo spazio. Quindi si. Attualmente abbiamo un intervento di Victoria Hodge, che ha ideato una linea orizzonte in oro in tutto lo spazio espositivo e, nella sua semplicità, è una delle cose che più colpisce i visitatori. La tua collaborazione dei sogni? Maurizio Cattelan e, se potessi tornare indietro nel tempo, Tommaso Marinetti. Com’è vivere in una galleria? Mi ritengo molto fortunato. Abbiamo bisogno di arte, però ancora molti la vedono come una cosa distante. Per questo stiamo pensando di dare in
GALLERIA HOMEMADE
A C C AV E N T I Q U AT T R O , LA MIA VITA TRA OPERE D’ARTE E INSTALLAZIONI SITE SPECIFIC DI VIRGINIA MAMMOLI
prestito le opere in modo da poterle testare in casa propria e, se funziona, trasferirle definitivamente. Quanto influisce sulle tue abitudini di tutti i giorni? È successo di ricevere una visita alle 23, è stato bellissimo. Sono cresciuto in una casa sempre piena di persone e amici. Inoltre io e Fiammetta organizziamo delle cene che abbiamo battezzato Artist is Cooking, in cui gli artisti cucinano e gli ospiti possono immergersi ancora di più nella mostra. Prato e arte: il tuo tour personale. Con gli artisti che vengono la prima volta qua comincio con il Duomo, il ciclo di affreschi del Lippi e la relazione con l’altare di Robert Morris, il padre del minimalismo americano. Il Playground del Serraglio, un giro in via Pistoiese e ovviamente il Centro Pecci.
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0-12 AT T I V I TÀ
LA CITTÀ DEI BAMBINI
V I A G G I O N E G L I S PA Z I D O V E I P I Ù P I C C O L I P O S S O N O G I O C A R E A C O N TAT T O C O N L’ A R T E , I L I B R I E I L T E A T R O DI MARIA LARDARA
“Dove lo porto domenica pomeriggio”? Alzi la mano chi, con un figlio o una figlia in tenera età, non s’è mai posto questa domanda in vista del weekend. Sarete in tanti, fra i genitori. Perché dal lunedì al venerdì si va a scuola o all’asilo ma, negli altri due giorni della settimana, si può pensare a qualcosa di bello per far divertire i bambini in modo costruttivo. Che sia al museo, al teatro o in biblioteca, l’importante è non annoiarsi mai. E per accendere la fantasia dei più piccoli si può far vivere loro l’emozione del debutto al microfono con la prima web radio per bambini nata a Prato. Dove si può andare alla scoperta dell’arte insieme ai bambini. Le proposte ludiche e didattiche della rete Pratomusei (Centro Pecci, Palazzo Pretorio, Museo del Tessuto, Musei Diocesani) riescono a incuriosire anche il bimbo più distratto, in un mix fra arte, creatività e divertimento. Insomma, impara l’arte e non mettiamola da parte. Anzi, condividiamola con i nostri figli. Nutrito è il palinsesto natalizio di attività per famiglie del Museo del Tessuto che ha pensato anche a un’incursione nel mondo del teatro in abbinamento ai tradizionali laboratori sull’arte del tessuto. Un meraviglioso trambusto natalizio è di scena il 23 dicembre, il 2 e il 4 gennaio (alle 17), una serie di letture teatralizzate interattive tratte dalla raccolta Le Lettere di Babbo Natale di Tolkien. Avete mai immaginato un telaio che
si trasforma in un direttore d’orchestra? Succede il 15 dicembre, alle 16 e alle 18.15: durante Giochi d’intrecci sonori i bimbi dai 4 anni impareranno a intrecciare fili. Su il sipario del museo per gli spettacoli Le avventure di Pinocchio (26 dicembre alle 17) e Il castello ventoso (29 dicembre, alle 10 e alle 17). “L’anno scorso fa sapere il direttore del Museo del tessuto Filippo Guarini – abbiamo avuto 1300 partecipanti alle attività per famiglie e gli ultimi numeri sono in crescita. Le nostre attività sono un modo per avvicinare le famiglie alla realtà di un museo offrendo un’opportunità in più per stare insieme. Per noi questo rappresenta un impegno sociale che s’inserisce nella missione educativa del museo”. Anche il Centro Pecci, i Musei Diocesani e Palazzo Pretorio hanno un occhio di riguardo per i piccoli visitatori, intrattenendoli con attività che via via coinvolgono anche i loro genitori. Quest’anno poi il museo di Palazzo Pretorio li prenderà per la gola regalando un goloso dono con biscotti natalizi nel periodo fra il 22 dicembre e il 6 gennaio. Piccoli spettatori crescono al teatro Metastasio (Met Ragazzi) che, come tutti gli anni, pensa a una programmazione su misura per le nuove generazioni. (13mila i biglietti staccati nella stagione 2017/2018). Fabbricone, Fabbrichino, Metastasio, Magnolfi: fino al maggio 2019, 18 proposte per fare breccia sui bambini con la
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IN ALTO: UNA SCENA DI ‘HANSEL E GRETEL’ AL METASTASIO. IN BASSO: ’BECCO DI R AME’ AL FABBRICONE, PH. ROBERTO FINIZIO
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IN ALTO: UNA SCENA DE ‘I COLORI DELL’ACQUA’. IN BASSO: UN GRUPPO DI PICCOLI SPETTATORI ASSISTE ALLO SPETTACOLO ‘PIANTALA’
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UN L ABOR ATORIO LUDICO-DIDATTICO NELLE SALE DI PAL AZZO PRETORIO ALL’INSEGNA DEL COLORE LE PROPOSTE EDUC ATIVE DELL A RETE PR ATOMUSEI COINVOLGONO TUT TA L A FAMIGLIA
magia della finzione scenica. Da non perdere a gennaio I colori dell’acqua (il 19 al Fabbricone) e Dialoghi degli dei (16 al Metastasio), a febbraio La regina delle nevi (il 9 al Fabbricone) e Becco di rame (il 16 al Magnolfi). Al bando tv, computer e smartphone: per far viaggiare sulle ali della fantasia i nostri figli con una bella fiaba il posto ideale è la biblioteca Lazzerini: gli scaffali della sezione bambini e ragazzi sono sempre ben forniti e, per le vacanze di Natale, sono previsti due laboratori espressivi il 27 dicembre (Chi se la fila? alle 16.30) e il 3 gennaio (Aspettando la Befana, alle 16.30). Uscendo dal circuito convenzionale di teatri, musei e biblioteche, non mancano gli spazi ‘alternativi’ dove vengono organizzate attività per bambini. La casa degli orsi in via della Stufa, la prima ludoteca aperta a Prato nel 1998 poi diventata un asilo nido, organizza periodicamente laboratori a tema su prenotazione. Rimanendo sempre nei
paraggi del centro storico, il negozio Città del sole di via Muzzi ha un angolo tutto suo per far divertire i suoi piccoli clienti con tante iniziative mentre fuori città va forte lo spazio giochi Marli a Montemurlo dove si possono organizzare anche feste di compleanno (come alla Casa degli orsi). Piccoli dj crescono invece a Radio Nocciolina, la prima web radio pratese pensata per i bambini e fatta da bambini, che nasce tre anni fa da un’idea della giovane Silvia Danti, diplomata alla scuola di arte drammatica a Roma. Laboratori radiofonici, lezioni per piccoli speaker e dj, corsi base per il teatro dei burattini, anche qui largo a piccole feste di compleanno sempre in compagnia del microfono. “Mi piaceva pensare a uno strumento che permettesse a bambini di esprimersi liberamente senza l’ansia da prestazione”, racconta Silvia che ha scelto volutamente per la sede della radio un locale in posizione strategica, vicino alle scuole. Buon divertimento!
RADIO NOCCIOLINA È LA WEB RADIO PER SPEAKER RADIOFONICI IN ERBA
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CITTÀ CAMBIAMENTI
LE ARTISTE DI ‘THE GHOSTS’ SUI TRONCHI DI PIAZZA DELL’IMMAGINARIO: FOTO VINCITRICE DEL PREMIO GUBBIO PH. AGNESE MORGANTI
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CITTÀ CAMBIAMENTI
FAME DI SPAZI COME STA CAMBIANDO IL QUARTIERE DOVE VIVE UNA DELLE COMUNITÀ C I N E S I P I Ù G R A N D I D ’ E U R O PA DI MARIA LARDARA
Cavalletto sotto braccio e via a scattare. Lanterne rosse fuori dai ristoranti, ideogrammi sulle insegne, cantieri che spuntano con il cartello dei lavori in corso. Strade che brulicano di vita, si contaminano con culture diverse. Quattro fotografi under 35, un mese di residenza creativa nella Chinatown pratese e un lavoro di documentazione con cui Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci e Jacopo Valentini hanno provato a inserirsi nel quartiere dove vive una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. La campagna fotografica La via della Cina, frutto di un progetto di Dryphoto arte contemporanea con il contributo della Regione, mostra l’altro lato della medaglia di un luogo con enormi potenzialità. Ne sanno qualcosa i creativi che hanno scelto di lavorare qui, fianco a fianco con il vicino di casa con gli occhi a mandorla. Come Agnese Morganti, fotografa che si divide fra Prato e Milano - i suoi scatti sono stati pubblicati da riviste come L’Espresso, Io Donna, D La Repubblica, Internazionale – che in questo quartiere è cresciuta e ha il suo studio. “Come non amarlo? E’ la mia fonte d’ispirazione. La mia esperienza di
convivenza con i cinesi è positiva”. Agnese ci scherza su. “Ormai sono abituati a vedermi con la macchina fotografica al collo, credo che mi tollerino”. Intanto una sua foto è stata notata dalla giuria del prestigioso premio Gubbio 2018 dedicato alle trasformazioni delle città: ritrae piazza dell’Immaginario, luogo simbolo della volontà di rinascita del Macrolotto zero (il nome del quartiere storico del tessile pratese): purtroppo quello spazio non esiste più perché la Pam, proprietaria dell’area, ha cancellato il passaggio della presenza degli artisti ripristinando il vecchio parcheggio. La mano dell’uomo cancella, l’occhio del fotografo immortala. “Qui è come vivere in una piccola città, si respira un clima internazionale”. Nello scatto di Agnese è impresso il senso dei nuovi orizzonti (non a caso, piazza dell’Immaginario) che schiude un quartiere dotato di spazi pubblici, quelli che oggi mancano. Davanti al suo obiettivo una ragazza cinese si diverte a fare acrobazie sotto gli occhi di una sua coetanea. La foto che ha fatto vincere il premio Gubbio 2018 allo studio di architettura Ecòl racconta il progetto di una piazza che non c’era, vissuta soprattutto dai suoi abitanti di
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CITTÀ CAMBIAMENTI
DALLE CENERI DI DUE FABBRICHE DISMESSE NASCERANNO ENTRO IL 2019 UN MERCATO COPERTO E UNA MEDIALIBRARY. INTANTO IL PROGETTO DI PIAZZA DELL’IMMAGINARIO HA VINTO IL PREMIO GUBBIO 2018 origine cinese. Emanuele Barili e Cosimo Balestri sono gli architetti dello studio Ecòl insieme a Olivia Gori e Lorenzo Perri. I due fanno parte anche dell’associazione culturale Chì-na che quattro anni fa ha preso casa in via Pistoiese, al civico 138. Insieme a Dryphoto di via delle Segherie e allo spazio Lottozero di via Arno danno vita a quel distretto della creatività che diventa un potente motore di cambiamento dal basso di un quartiere. Ci sono altre energie positive, come quelle profuse dal circolo Curiel di via Filzi: una vera e propria fucina d’integrazione dove tutti i giorni i bambini cinesi vanno a fare i compiti e seguono ripetizioni d’italiano. “Le trasformazioni della città richiedono tempo, che non sempre coincide con quello della politica – osserva l’architetto Balestri - Questo è un quartiere affascinante per il suo potenziale di trasformazione e per le contraddizioni che porta in seno, a partire dalla conformazione mista che è residenziale da una parte e produttiva dall’altra. Dal basso c’è ancora molto da fare per cambiare. Conta anche il cambiamento dall’alto, a livello di pianificazione del territorio. In questo senso, abbiamo avuto una volontà politica forte. Spesso, tuttavia, manca il punto d’incontro fra le spinte dal basso e
il lavoro dall’alto”. E a proposito di volontà politica, il Comune sta portando avanti un corposo progetto di riqualificazione del Macrolotto zero che, con un investimento di oltre 8 milioni di euro, si è classificato al primo posto di una graduatoria regionale sui progetti di rigenerazione urbana. Obiettivo: restituire funzioni pubbliche a un’area di oltre 43 ettari che ne è sempre stata priva. Entrano in gioco qui gli edifici industriali dismessi che rivivranno sotto forma di spazi pubblici. Così, dalle ceneri dell’ex Forti di via Bonicoli/Giordano, dove fino a quarant’anni fa era in funzione una follatura, risorgerà subito dopo l’estate 2019 un mercato metropolitano coperto con i banchi dello street food e dei produttori a chilometro zero. I lavori nell’ex Forti sono iniziati a novembre, così come quelli nell’ex fabbrica Pieri di via Pistoiese. Siamo al civico 158: dietro un vecchio cancello si nasconde un pezzo di storia di Prato. Il posto dell’ex filatura Pieri, quella che vive le bombe dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, lo prenderà una piazza. Diventerà una medialibrary con spazio per il coworking. Piacerà tanto ai giovani, forse meno a coloro che conservano la memoria della vecchia “città-fabbrica”.
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CITTÀ CAMBIAMENTI
IN ALTO: DA SINISTR A , UN GIOVANE CINESE (PH. EMANUELE C AMERINI) E L’EX FABBRIC A FORTI (PH. GIUSI SPROVIERO). IN BASSO, UN MOMENTO DI VITA QUOTIDIANA (PH. ERIKA PELLICCI)
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1. R A JA 2. R AVIOLI CRISTINA 3. KOTO R AMEN
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PH. PASQUALE PAR ADISO
PH. PASQUALE PAR ADISO
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FOOD ASIA
PROFUMI D’ORIENTE I RISTORANTI ASIAN FOOD D A N O N P E R D E R E A P R AT O
DI VIRGINIA MAMMOLI PHOTO FRANCESCO GIANNELLA
Il fascino dell’Oriente passa attraverso molte arti. La pittura, la scrittura, che già nella grafica sembra quasi un’opera d’arte, l’architettura, le filosofie millenarie, gli abiti, la musica, le danze, e infine, ma non per importanza, le tradizioni culinarie, dai mille profumi e colori. In un territorio così vasto, col variare del clima e dei costumi, variano inevitabilmente gli ingredienti e le preparazioni, ma per nostra fortuna Prato offre un ventaglio ricco di sfaccettature per chi ama i piatti asiatici, con proposte di ottima qualità. Partiamo dal Giappone e procediamo in ordine di tempo. Tra gli indirizzi del gusto che vi consigliamo, il primo è il Moi, spazio dedicato alla cultura nipponica del cibo e del sake. Molti ricorderanno il piccolo locale di sushi in via Verdi, oggi lo chef Francesco Preite e la sua arte si esprimono in un elegante ristorante in viale Piave 10, dall’atmosfera poetica ed essenziale tipica degli spazi orientali, realizzato quasi interamente senza chiodi, ma a incastri, come è usanza nel Sol Levante, e con al centro un bancone in legno di cipresso, palcoscenico dal quale quattordici commensali assistono alla cerimonia della preparazione dei piatti. Unico ristorante in Italia in cui il menu segue la formula Omakase (“mi fido di te”), secondo la quale gli
ospiti si affidano allo chef che sceglie per loro i piatti, attingendo dalle svariate specialità di questa ricca tradizione che troppo spesso in Occidente viene ridotta solo al sushi. Ci spostiamo poi in via Valentini, dove da qualche anno, l’Artista Spacciatore, storico negozio di design pratese, ha aperto La Fabbrica Alimentare, trattoria dalla doppia anima, che occupa sia una zona del locale arredata stile anni ’50 dedicata appositamente alla ristorazione, che una buona parte dello store. E se a pranzo le proposte sono anche giapponesi, ma soprattutto italiane, la sera le proporzioni s’invertono e il ristorante diventa principalmente un’Izakaya, ovvero una trattoria giapponese che propone piatti tradizionali con una vocazione per lo street food. Principe del menu il Ramen - Shoyu (soia) Ramen o Miso Ramen, di carne o pesce, servito nella versione integrale o nella versione “ramino” -, ma ci sono anche le Okonomiyaki, una sorta di pancake salato dalle mille interpretazioni, gli Yakisoba, noodles di grano saltati alla piastra (di questi vi suggeriamo in particolare quelli ai gamberi!), gli Onighiri e il delizioso Chirashi Sushi. Per chi ama lo zenzero un ultimo consiglio: ordinate una fresca caraffa di Gingi Water, sarà difficile poi farne a meno. Anche il ristorante fiorentino Koto Ramen ha
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FOOD ASIA
GINZ A
scelto via Valentini per il suo Koto Lab, un vero e proprio laboratorio del Ramen, dedicato alla ricerca gastronomica sull’integrazione di due delle più antiche culture gastronomiche del mondo. Il ristorante, annesso al laboratorio, dispone di circa 30 posti a sedere, e propone oltre ai Ramen tradizionali anche quelli creati dall’inventiva dello chef. Concludiamo per quanto riguarda la cucina giapponese con il più ‘giovane’ dei quattro: il ristorante Ginza, aperto lo scorso ottobre in via Traversa il Crocifisso 5 (zona Fontanelle). Il design è raffinato e contemporaneo, ma allo stesso tempo non mancano elementi che richiamano lo stile orientale. In menu il salmone, il tonno e i gamberi, ma anche la meno comune anguilla. Tra le specialità, il Sashimi, servito su un letto di ghiaccio, così da mantenere intatta la sua freschezza, e accompagnato con una salsa speciale a base di soia e aceto giapponese.
Per accompagnare i piatti, oltre ai vini, si può scegliere tra tè verde, sake, birre giapponesi e cocktail, dal classico Mojito ad altri più japanese style, come quello con vino bianco e liquore Midori. Cambiamo cucina e ci spostiamo in Thailandia con Naga Thai Bistrot, in via Santa Trinita 53, nato ad opera di un’autorità pratese in fatto di ristorazione, Osvaldo Baroncelli, del figlio Francesco e della nuora Panida Boonkrachang, di origini thailandesi. In menu proposte come l’Anatra cotta a bassa temperatura su riso nero e i Calamari butterfly in salsa satay con croccante di riso e menta. Piatti leggeri a base di carne, pesce e verdure con componenti aromatiche come la radice di zenzero, lemon grass, peperoncino, coriandolo, tamarindo, mango, papaia e noce di cocco. Un’avvolgente fusione di sapori che crea quelle combinazioni di dolce e piccante, aspro e fruttato, tipiche di questa profumatissima cucina.
PRATO OFFRE UN VENTAGLIO RICCO DI SFACCETTATURE PER CHI AMA I PIATTI ASIATICI
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FOOD ASIA
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1. MOI
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2. 3. GINZ A 4. R A JA 5. L A FABBRIC A ALIMENTARE 5
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PH. PASQUALE PAR ADISO
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1. NAGA THAI BISTROT 2. R AVIOLI CRISTINA 3. L A FABBRIC A ALIMENTARE
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FOOD ASIA
KOTO R AMEN
Pochi passi e da Bangkok arriviamo in India, grazie al ristorante Raja, in piazza del Collegio 8. I colorati tessuti al soffitto, le sedie, come le tovaglie e tutti i serviti vengono direttamente dal Nord dell’India e la cucina è quella tradizionale. I piatti sono quindi principalmente di carne, tra cui il gustoso montone. Ottimi anche i contorni e i piatti vegetariani. Per completare l’esperienza in stile indiano, provate il Lassi salato, bevanda a base di yogurt, particolarmente adatta ad accompagnare piatti piccanti; altrimenti sperimentate l’abbinamento con un classico vino toscano. Infine come non parlare della cucina cinese? E lo facciamo portandovi in due indirizzi. Partiamo da Ravioli Cristina (via Felice
Cavallotti 36), primo ristorante cinese aperto all’interno delle mura di Prato. Piatto di punta ovviamente i ravioli, al vapore o alla piastra, tra i quali spiccano quelli verdi ripieni di carne di agnello, ma il menu è ampio e spazia dai piatti più conosciuti, come involtini primavera, spaghetti di soia, udon e manzo funghi e bambù, a proposte meno comuni, come gli spaghetti nel brodo con manzo e l’intesto di maiale in padella. Il secondo invece è Ravioli Liu, in via Fabio Filzi 39, piena Chinatown. L’ambiente è spartano, ma sulla cucina niente da dire. Anche qui il nome racconta già la specialità, ma molti sono i piatti del nord della Cina che si possono provare, sul posto o a casa.
DAL GIAPPONE ALLA CINA, PASSANDO PER LA THAILANDIA E L’INDIA
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IN PIAZZA MERCATALE, L’OCCASIONE PER UNA CENA GUSTOSA O UN BUSINESS LUNCH DALL’ALTO, UNA DELLE SALE DEL RISTOR ANTE I CORTI, I DUE FR ATELLI LORENZO E MARCO CORTI, TITOL ARE DEL LOC ALE, L’INGRESSO SOTTO LE LOGGE DI PIAZZA MERC ATALE E UNO SPAZIO CONVERSAZIONE E FUMOIR ALL’APERTO
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FOCUS FOOD
SAPORE DI MARE IL RISTORANTE ‘I CORTI’ RIMANE APERTO P E R T U T T O I L P E R I O D O N ATA L I Z I O DI ELISA SIGNORINI PHOTO FRANCESCO GIANNELLA
A dicembre sicuramente aumentano le occasioni per mangiare fuori casa, ma perché il pranzo o la cena siano un momento conviviale piacevole è necessario scegliere bene. Per chi ama il pesce, a Prato è senza dubbio da tenere d’occhio I Corti, ristorante in piazza Mercatale aperto tre anni fa dai due fratelli Lorenzo e Marco Corti. Una cucina, sotto la guida dello chef Lorenzo, fatta solo di pesce, che segue le stagioni e quindi cambia di settimana in settimana, anzi di giorno in giorno, seguendo le offerte del pescato. Piatti in bianco per esaltare il gusto del pesce, pescato del mar Tirreno, arselle di Viareggio, gamberi rossi dalla Sicilia, rombi dall’Olanda, piatti di crudo freschissimo, verdure di stagione, riso Acquerello, ricci, cozze, bottarga: ma è impossibile consigliare un piatto dato che sul menù regna sovrana la disponibilità dei migliori prodotti freschi. ‘Cambiamento’ è la parola d’ordine anche al di fuori del menù: la carta dei vini, per esempio, curata direttamente da Marco, è aggiornata in continuazione e offre attualmente circa duecento etichette: bianchi nazionali e esteri, bollicine, alcuni rossi, tutti adeguati al menù di pesce che il ristorante offre. Cambiamenti anche nel locale, che è già stato modificato dalla sua apertura per renderlo sempre più confortevole e fruibile dai clienti. “Vogliamo invitare i pratesi a vivere il
centro storico – commenta Marco Corti – piazza Mercatale non è assolutamente una zona off limits, ma può diventarlo, come può avvenire per altre zone, se decidiamo di abbandonarla, di non goderne più: il movimento richiama bella gente e crea un circolo virtuoso che tiene lontani malintenzionati e pericoli. Per fortuna Prato è una città vivace, non solo nel fine settimana, questo non significa che gli enti pubblici non possano fare di più per sostenere gli esercizi commerciali presenti e dare input all’apertura di nuovi. Basta guardare alle bellissime decorazioni natalizie di quest’anno: un segno che i nostri amministratori hanno gli strumenti per rendere sempre più bella la città”. Ma qualcosa possiamo fare anche noi utenti: di nuovo l’invito viene dal giovane Marco. “Non perdiamo lo spirito tranquillo e spensierato dell’andare a cena fuori per il gusto di farlo: lasciamo perdere le recensioni sui social, gustiamo in prima persona l’offerta dei locali cittadini e godiamoci il piacere di essere serviti con prelibatezze dopo una giornata di lavoro”. I Corti saranno aperti per tutto il periodo natalizio: dopo il pranzo della Befana faranno una breve pausa per riaprire il venerdì 11 gennaio. Nessun cenone, ma sempre la possibilità di cenare alla carta. Solo nel caso di cene aziendali con più di dieci persone sarà possibile concordare un menù.
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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS
LUCA MANNORI
LA SUA CIOCCOLATA È AL TOP NEL MONDO. DOPO IL CONSERVATORIO NEL 1987 TRASFORMA LA LATTERIA DI FAMIGLIA IN UN BAR-PASTICCERIA. IL RESTO È STORIA..
I pratesi visti dalla sua prospettiva? Ottimi bongustai anche se alcuni mal volentieri accettano i cambiamenti. La sua filosofia in poche parole… Innovazione della tradizione nel rispetto delle materie prime di qualità e quando è possibile del territorio. Tre creazioni che parlano di lei… Il Setteveli, la Spalmabile Ocumare 72% e la Tavoletta Nicalisio. Dolce preferito a 8 anni? Zuppa inglese e ciambellone.
Il dolce e il vino da dessert sulla sua tavola il giorno di Natale? Panettone classico e un vin brulé che faccio io con il Brunello di Montalcino. Canzone del cuore? Sono un batterista, amo Billy Cobham. 5 tra prodotti e indirizzi da non lasciarsi sfuggire in città Cantucci del biscottificio Mattei. La farina Gran Prato del molino Bardazzi. Il Vermouth di Prato dell’Opificio Nunquam. Fichi secchi di Carmignano. La Mortadella di Prato della Macelleria Conti. Dolcezza è… Non solo i dolci fini a sé stessi ma il sorriso e la serenità delle persone che ci vogliono bene e che ci amano per come siamo.
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S E G N I PA R T I C O L A R I TIPS
PA O L O S A C C H E T T I
VICE PRESIDENTE DELL’ACCADEMIA MAESTRI PASTICCERI, IL GAMBERO ROSSO ANNOVERA LA SUA PASTICCERIA “IL NUOVO MONDO” TRA LE MASSIME ECCELLENZE D’ITALIA. UN GRANDE PERSONAGGIO, AMATISSIMO ANCHE DAI COLLEGHI… I pratesi visti dalla sua prospettiva? Cultori del gusto straordinari, per questo a volte mi chiedo perché non abbiamo ancora un ristorante stellato… La sua filosofia in poche parole Ricerca appassionata delle materie prime, maestria nella loro lavorazione. Tengo in modo particolare alla freschezza. Amo la sinergia: più gente lavora bene più si alza la qualità. Dolce preferito a 8 anni? Il gattò con crema e cioccolato di mia zia.
Tre creazioni che parlano di lei… Il Cremino nato per caso quando avevo 19 anni, la mia versione delle Pesche di Prato e il Giulebbe. Il dolce e il vino da dessert sulla sua tavola il giorno di Natale? Il Petreto, una specie di Sauternes, con il mio panettone. Libro del cuore? I ragazzi della via Pal, perché sono un eterno ragazzo. 5 tra prodotti e indirizzi da non lasciarsi sfuggire in città Mantovana Mattei. Fichi di Carmignano. Farina di castagne di Cavarzano. Sedani di Baghino. Francesina di Soldano. Dolcezza è… Una emozione infinita.
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FOOD RISTORANTE
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FOOD RISTORANTE
UN EVENTO ESCLUSIVO ALLA 4M Ospiti speciali e una brillante atmosfera da festa per la presentazione del nuovo numero di Pratoreview alla 4M Automobili, con la mostra degli artisti Marco Biscardi e Marco Lodola curata da Leonardo Marchi, e i vini dell’enoteca To Wine
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LA SERATA PIÙ DOLCE DELL’ANNO... Una festa all’insegna dei legami che si creano con il lavoro e dei valori che un’attività storica come Cipriani Dolciumi conserva intatti. E’ il brindisi che ogni anno la grande boutique di prodotti enogastronomici di via Battisti organizza per la sua affezionata clientela.
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TRATTORIE
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they bark, in the silence of the sunny afternoons, like dogs of summer. In the end, Sandro stayed and did what he knew how to do, he spoke about this disdain with words that transformed into a book, Cani d’estate – Dogs of Summer – to recount this profound and unanimous resentTHE WEIGHT OF ment that has led to a true WORDS. movement known as CorSANDRO VERONESI pi, Bodies. We interview SPEAKS TO US ABOUT him in Prato one SaturCANI D’ESTATE, HIS day morning. The evening NEW BOOK before, he met a group The ship Aquarius is sus- of young students in the pending its maritime rescue operations. During the interview with Veronesi, held in early December, newspapers and TV stations broadcast the message released by Doctors Without Borders. With it, the Sandro’s words take on even greater weight. But let’s go in order: summer. Salvini is speaking about Aquarius and the men and women in need of rescue; he uses words like “gravy train, cruise”. parish church led by Jean For Veronesi, a writer, Jacques Ilunga, a meeting they’re not words but that had been planned for millstones, a cane beating some time, unrelated to down those who wait dy- his book. ing in the sea. But before The first question is positgetting angry, the writ- ed by his friend, the writer moves, and he does so er Mario Desiati, who was physically: he climbs aboard with him in that crowded a rescue ship, writes a plea parish church full of young to Roberto Saviano. kids, on a Friday evening Then there are two, fol- no less… He asked him the lowed by four, soon ten… a difference between life group: writers, journalists, and death, he questioned fuming intellectuals, angry him about just how much just like Sandro, against we understand it. This is this rampant racism, al- the theme of Sandro’s most fascist in nature. And book.
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THE STRENGTH OF FRAGILITY. A POIGNANT MEETING WITH SHIRIN NESHAT AT THE CENTRO PECCI On a cold, autumn evening, the stupendous Shirin Neshat came to Prato for a showing of her film Looking for Oum Kulthum, made in collaboration with Shoja Azari. The artist has always explored and highlighted gender conflicts and the difficult social conditions women face in the Islamic world. The female sphere, with its drama, battles and undeniable, dramatic beauty is once again the focus of her work, this time explored through the figure of the legendary Egyptian singer Umm Kulthum, but more importantly, through Mitra, the true protagonist of the film, an ambitious 40-yearold director, mother and wife, who embarks on a life-long dream: make a film about her heroine, the most renowned singer in the Arab-speaking world, Umm Kulthum. During filming, however, the unex-
28 pected disappearance of her adolescent son and the growing difficulty to capture the essence of Umm Kulthum as a woman, as an artist and as a
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myth will lead Mitra to a deep emotional and artistic crisis. This film within a film has two objectives: recount the story of the Callas of the Middle East, whose voice – though full of profane courage – was forged through reading the Qur’an, and at the same time, shine a light on the woman behind the legend. But something doesn’t work: the result is a cold object and is resistant to the reasons of the heart, which slowly emerge as Mitra’s fervour succumbs to her personal and professional difficulties. Before the film, the museum hosted a deep conversation between the artist and Cristiana Perrella, the director of the Pecci, the most salient moments of which you can read here. THE NEW CITADEL OF CREATIVE TALENTS Four photographers under the age of 35, a month of creative residency in Prato’s Chinatown and a work of documentation with which Emanuele Camerini, Filippo Steven Ferrara, Erika Pellicci and Jacopo Valentini have tried to fit into the neighborhood where one of the largest Chinese communities in Europe lives. The La via della Cina photographic campaign, the result of a project organized by Dryphoto, shows the other face of a place with enormous potential. The artists who have chosen to work here, side by side with their almond-eyed neighbors know something about it. Like Agnese Morganti, a photographer who divides her time between Prato and Milan, who grew up in
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of integration where Chinese children go every day to do their homework and to attend Italian lessons.
58 this neighborhood and has her own studio. “How can I not love it? It’s my source of inspiration.” One of her photos was noted by the jury of the prestigious Gubbio Award in 2018: it shows Piazza dell’Immaginario, a symbol of the desire for rebirth of Macrolotto zero (the historic district of the Prato textile industry). In Agnese’s snapshot there is a sense of the new horizons that a neighborhood with public spaces can open, those that are lacking today. Before her lens, a Chinese girl enjoys doing acrobatics under the eyes of another girl of the same age. The photo with which the Ecòl architecture studio won the 2018 Gubbio Award tells the story of an inexistent square. Emanuele Barili and Cosimo Balestri are two of Ecòl’s architects and also members of the Chì-na association located in Via Pistoiese. With Dryphoto and the Lottozero space, they give life to that district of creativity that has become a powerful engine of change starting from the very roots of a neighborhood. There are other positive energies, such as those spread by the Circolo Curiel: a real forge
THE CHILDREN’S CITY. TOUR OF THE SPACES WHERE THE LITTLE ONES CAN PLAY WITH ART, BOOKS AND THEATRE Prato is the ideal city for discovering art with children. The playful and educational proposals of the Pratomusei network (Centro Pecci, Palazzo Pretorio, Museo del Tessuto, Diocesan Museums) can spark the interest of even the most distracted child thanks to a mix of art, creativity and fun. The Textile Museum’s rich Christmas program of family activities features Un meraviglioso trambusto natalizio (A wonderful Christmas hustle and bustle) on 23 December, as well as 2 and 4 January (at 5pm), a
54 series of interactive theatrical readings from Tolkien’s Le Lettere di Babbo Natale (The Father Christmas Letters). Have you ever imagined a loom turning into an orchestral conductor? It will happen on 15 December at 4pm and 6:15pm. During Giochi d’intrecci sonori (Games of interweaving
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sounds) children 4 years old or over will learn to weave. The museum’s curtain will rise for Le avventure di Pinocchio (The Adventures of Pinocchio) (26 December at 5pm) and Il castello ventoso (The Windy Castle) (29 December, at 10am and 5pm). Centro Pecci, the Diocesan Museums and Palazzo Pretorio also have something special for small visitors, entertaining them with activities that gradually involve their families. Little spectators will enjoy the Metastasio theater (Met Ragazzi), which, as every year, offers a program tailored to the new generations. Until May 2019, 18 proposals for stirring children’s feelings with the magic of scenic fiction. For letting our children fly on the wings of fantasy, the ideal place is the Lazzerini Library: the shelves of the children and young readers’ section are always well stocked and, for the Christmas holidays, two expressive workshops are planned. For little deejays instead, Radio Nocciolina, Prato’s first web radio for and by children, the brainchild of Silvia Danti, who graduated in dramatic art in Rome. Radio workshops, lessons for young speakers and deejays, beginners’ puppetry courses.
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and Prato offers a wide range of options for those who love Asian food. We begin in Japan and Moi, where the menu is in the hands of chef Francesco Preite and is made according to the Omakase (“I’ll
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leave it up to you”) formula. Here, the food encompasses the varied specialties of this rich tradition that too often in the Western world is reduced to just sushi. We head to via Valentini next, where we can find La Fabbrica Alimentare. While the lunch menu offers mostly Italian dishes with a few Japanese options, the evening is the total opposite, transforming into an Izakaya, a traditional Japanese pub. Koto Ramen also chose via Valentini for its Koto Lab, a veritable ramen laboratory. Next is Ginza, located at via Traversa il Crocifisso, 5 (Fontanelle area). Amongst its specialties is Sashimi, served on a bed of ice. Now let’s go to Thailand with Naga Thai Bistrot, at EASTERN AROMAS. via Santa Trinita, 53. The THE BEST ASIAN RESTAURANTS TO TRY IN menu vaunts light dishes with aromatic ingredients, PRATO The allure of the East can be including ginger root, lemfound in many art forms and ongrass, chili pepper and traditions, including cuisine, coriander.
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MESSAGGI DALLE STELLE
Consigli a trecentosessanta gradi seguendo il percorso degli astri ARIETE (21 marzo - 20 aprile)
BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre)
Il passaggio di Marte nel segno, che dura fino a metà febbraio, vi spinge all’azione, ma invita anche alla prudenza. Nati 1-10 aprile sottoposti ad influenze opposte sia positive che negative.
Serve un po’ di prudenza fino a metà febbraio. In seguito, prima e terza decade ritrovano l’equilibrio, mentre i nati 9-15 ottobre risultano trascinati da influssi planetari molto contrastanti.
TORO (21 aprile - 20 maggio)
SCORPIONE (23 ottobre - 22 novembre)
Ad una prima parte dell’inverno tutto sommato realizzativa, segue una seconda parte carica di tensioni. Poi, dal 6 marzo l’entrata di Urano in Toro cambia gli equilibri dei nati 21-24 aprile.
Da metà febbraio l’opposizione di Marte dal Toro può disturbare i progetti di vita ed intralciare il cammino. In ogni caso, Saturno dal Capricorno mantiene la seconda decade molto determinata.
GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)
SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)
Giove in opposizione dal Sagittario sconsiglia di imbarcarsi in grandi progetti, illusori e superiori alle proprie possibilità. Sfruttate gennaio per le cose pratiche e marzo per gli affetti.
Durante la prima parte dell’inverno godete degli straordinari favori di Venere, Marte e Giove. Nella seconda parte sono i nati 9-16 dicembre ad essere baciati dal pianeta della Grande Fortuna.
CANCRO (22 giugno - 22 luglio)
CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)
Il quadrato di Marte dall’Ariete porta scarsa riflessione e poca diplomazia fino a metà febbraio. Ostacoli e rallentamenti sono previsti per i nati dal 4 al 14 luglio. Siate perseveranti!
Tocca ai nati 1-11 gennaio vivere il passaggio di Saturno sui gradi del loro Sole: si tratta di un delicato momento di riflessione nella vita personale per comprendere ciò che non funziona.
LEONE (23 luglio - 23 agosto)
ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)
I trigoni contemporanei di Giove e Marte possono ricaricarvi rapidamente, offrendovi tanta vitalità, entusiasmo e forse anche nuove… passioni. Non ci sono dubbi: mantenete una forma smagliante!
Fino al 10 febbraio volate sulle ali dei pianeti favorevoli, anche in… amore. In seguito, il sestile di Giove dal Sagittario interessa in maniera positiva e progressiva solo la seconda decade.
VERGINE (24 agosto - 22 settembre)
PESCI (20 febbraio - 20 marzo)
Da metà febbraio arrivano nuovi slanci e nuove energie, mentre i nati dal 5 al 14 settembre attraversano una fase di serietà e determinazione. Cambiamenti in vista per i nati verso il 24 agosto.
In febbraio e in marzo l’asteroide Vesta attraversa di gran carriera il vostro segno. Può aprire le porte ad interessi spirituali e socio-umanitari verso cui siete naturalmente portati.
a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo” Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it 82 PRATOREVIEW
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