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STAMPA
Baroni & Gori - Prato
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CONNESSIONI
TRA MUSICA, ARTE E TESSILE, IL RACCONTO
DI UNA PRATO CHE CONTINUA A CREARE
Prato è una città che costruisce connessioni. Da decenni richiama artisti, musicisti, creativi e imprenditori che, in modi diversi, contribuiscono a scriverne la storia, trasformandola in un luogo dove il dialogo tra esperienze e sensibilità continua a generare nuove idee.
Ne è un esempio Stefano Bollani, protagonista della nostra copertina.
A vent’anni, dopo un concerto nel cortile del Castello dell’Imperatore, raccontò di aver pensato a un castello uscito da un flm Disney. Oggi torna a Prato con una carriera internazionale alle spalle e con la stessa curiosità che rende ogni suo concerto un’esperienza irripetibile.
Quella di Bollani è una storia che si inserisce in un racconto più ampio, fatto di grandi protagonisti della cultura passati dalla città. Ce lo racconta Silvia Bacci, esperta di comunicazione e manager di eventi, che dagli anni Ottanta ha vissuto in prima persona un’intensa stagione culturale, contribuendo a creare un ponte tra istituzioni e grandi nomi della scena italiana e internazionale, tra teatro, musica e arte.
Arte che resta uno dei linguaggi privilegiati di Prato. Lo dimostrano la mostra Rotte al Centro Pecci, dedicata alla donazione del collezionista Carlo Palli, e l’esposizione ospitata a Villa Rospigliosi, che riunisce ventisette artisti contemporanei legati alla Toscana. Al Museo del Tessuto, invece, lo sguardo si rivolge al futuro, dove i giovani designer internazionali dialogano con l’eccellenza dei flati italiani attraverso le creazioni di Feel The Contest 2026 – Master Edition. Una creatività che da sempre appartiene al DNA di questo territorio, e che trova espressione in aziende come Pontetorto, che negli anni Ottanta ha saputo trasformare un materiale allora rivoluzionario come il pile in un’intuizione destinata a lasciare il segno.
Infne, usciamo dalla città con la Via della Lana e della Seta, che ci conduce fno a Bologna attraverso sentieri trekking ricchi di fascino.
ARTE IN CITTÀ
DALL’ARTE CONTEMPORANEA ALLA MODA, PASSANDO PER FOTOGRAFIA E GRANDI COLLEZIONI
CENTRO PECCI
Fino al 30 agosto il Centro Pecci ospita Carnale. Verita Monselles, dedicata alla fotografa Verita Monselles (1929, Buenos Aires – 2004, Firenze). Le sue immagini, concepite come strumento di riappropriazione di sé e della soggettività femminile, mettono in discussione gli stereotipi della donna-oggetto diffusi da media e pubblicità, scardinando i simboli della tradizione patriarcale e religiosa.
Prosegue invece fno al 1° novembre Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, che raccoglie una selezione delle centinaia di opere donate
nel 2025 al Centro Pecci dal collezionista pratese. Il percorso ripercorre le ‘rotte’ più care a Carlo Palli, dedicate a esperienze artistiche anticonvenzionali e controcorrente, dal Gruppo 70 al movimento Fluxus, dal Nouveau Réalisme fno alle neoavanguardie legate all’immaginario femminile.
Resterà aperta fno al 1° gennaio 2027 anche Villa Delizia. Lorenza Longhi, dove l’artista, attraverso il fai-da-te e tecniche volutamente imperfette, restituisce nuova vita a materiali e oggetti d’uso quotidiano, trasformando l’errore in una rifessione critica sul mito dell’efcienza.
MUSEO DEL TESSUTO
Fino al 27 settembre il Museo del Tessuto presenta Feel the Contest 2026 – Master Edition, un percorso dedicato agli outft ideati dai designer di oggi e di domani provenienti dalle scuole di moda di tutto il mondo, accompagnati nel loro lavoro dalle aziende del network Feel the Yarn®.
VILLA ROSPIGLIOSI
Negli spazi della settecentesca Villa Rospigliosi, fno al 30 settembre, ChorAsis propone la mostra collettiva Promemoria personale (ad uso pubblico), articolata in quattro appuntamenti. L’esposizione riunisce, in un percorso volutamen-
te aperto e non esaustivo, ventisette artisti che dal 1990 a oggi hanno operato, con diversa continuità, in Toscana. Opere che convivono, si alternano e si rinnovano, dando vita a un insieme in costante trasformazione.
MUSEO DI PALAZZO PRETORIO
Per Ferragosto il Museo di Palazzo Pretorio apre eccezionalmente anche in orario serale. Un’opportunità speciale per visitare le collezioni civiche e gli afascinanti ambienti del museo in un’atmosfera insolita. L’ingresso è gratuito, dalle 21 a mezzanotte, con ultimo accesso alle 23.30.
VILLA ROSPIGLIOSI
MUSEO DI PALAZZO PRETORIO
SI VA IN SCENA
MUSICA, DANZA, TEATRO E FOLCLORE TUTTO IL MEGLIO FINO A OTTOBRE
LUGLIO
Prato si anima tra musica d’autore e poesia sonora. Alla Corte delle Sculture della Biblioteca Lazzerini, il 21 si chiude la 47esima edizione del Festival delle Colline (ingresso libero) con Marco Spigariol –in arte Krano, cantautore psichedelico veneto che con il brano Ti del flm Le città di pianura si è aggiudicato il David di Donatello 2026 per la Miglior Canzone Originale: la tradizione folk americana degli anni ‘70, fra disinvoltura Nashville, gotico italiano e ballate malinconiche.
SETTEMBRE
Fanno parte della rassegna Prato Estate i con-
certi di Chiello cantautore e rapper italiano classe 1999, originario di Venosa (Potenza) il 3, e del famoso pianista jazz (protagonista della cover story di questo numero) Stefano Bollani in Piano Solo, il 4 L’8 è festa grande in città, per l‘antica Madonna della Fiera, una tradizione che si rinnova da oltre otto secoli.
La giornata si apre con la Santa Messa e la consegna dei ceri alla Cappella della Cintola, sul sagrato della Cattedrale.
La sera sfla il solenne Corteggio Storico, con oltre 500 fguranti, nel cuore della città per giungere al rito dell’Ostensio-
ne della Sacra Cintola dal pulpito di Donatello, all’esterno del Duomo.
OTTOBRE
Il 9, lo spettacolo di teatro-danza dedicato alla salute mentale di Giulia Fioravanti dal titolo Colazione in albergo apre la stagione teatrale del Politeama Pratese, seguito il 22, da Arie Barocche nell’aria, coreografa di Emiliano Pellisari: l’abbraccio della musica di Vivaldi, Pergolesi e Monteverdi con la forza visiva di NoGravity Theatre, con il suo inconfondibile stile di danza aerea.
Dal 15 al 18, Alessandro Benvenuti apre il cartellone del Metastasio con
Pillole di Me. Me medesimo a Prato, memorie comiche. Il 27, al Politeama, una serata di jazz-teatro con Intorno a mezzanotte, scritto e interpretato da Alessia Innocenti, direzione musicale, clarinetto e sax Nico Gori, piano Massimiliano Calderai: in un jazz club fumoso e quasi vuoto, tra musica, drink e sigarette, la baronessa Pannonica Rothschild ripercorre incontri, eccessi, passioni e follie. Ma soprattutto ci conduce in un mondo fatto di musica: una musica che con la sua carica emotiva può essere capace di cambiare il destino delle persone.
PRATO ESTATE
FESTIVAL DELLE COLLINE
STEFANO BOLLANI, UNO DEI GRANDI PIANISTI ITALIANI, UN TALENTO CHE ATTRAVERSA PALCO, RADIO E TV
MAI SOLO
STEFANO BOLLANI E L’ARTE
DI NON SAPERE COSA SUCCEDERÀ DOPO
DI TERESA FAVI
La cosa più difcile, per Stefano Bollani, è sapere in anticipo dove andrà a fnire una musica. Ed è probabilmente anche il motivo per cui continua a cercarla. Nel suo universo non esistono confni troppo rigidi: Celentano può convivere con Mozart, il jazz con la canzone italiana, una grande orchestra con l’improvvisazione di una sera qualsiasi. Tutto può diventare materiale musicale, purché resti vivo. Il progetto Piano Solo, con cui torna a Prato il 4 settembre, è forse la sintesi più precisa di questo modo di intendere la musica. Un pianoforte e un uomo davanti al pubblico: nessuna scaletta defnitiva, nessuna rete di sicurezza. Ogni concerto nasce dal momento, dalle richieste degli spettatori, dai ricordi musicali che riaforano, dai dialoghi invisibili con gli artisti che lo hanno preceduto. A vent’anni, quando suonò nel cortile del Castello dell’Imperatore, Prato gli sembrò “un castello di Walt Disney”. Oggi torna in quella stessa città con una carriera inter-
nazionale alle spalle, ma con la stessa idea di allora: vedere cosa può ancora accadere quando comincia la musica.
Quando si tratta di te, piano ‘solo’ non signifca mai solitario. Che cosa accade ogni sera quando inizi a suonare senza una vera scaletta, come nel concerto che terrai a Prato?
VERSO LA METÀ DEGLI ANNI ’90 PRATO È STATA
UNA TAPPA
DECISIVA
NELLA SUA CARRIERA
Succede che ci sono due dialoghi importanti, che rimangono sempre aperti. Il primo è quello con il pubblico. Mi piace ascoltarlo, capire cosa sta succedendo durante il concerto e, soprattutto, dopo. Di solito chiedo agli spettatori che cosa avrebbero voluto sentire e poi costruisco una specie di medley con dieci brani scelti da loro. Ma il dialogo con il pubblico esiste anche mentre suono: cerco di percepire le reazioni, di capire dove portare la musica. L’altro dialogo fondamentale è quello con i grandi musicisti che sono esistiti prima di me. Quando suono un brano di Miles Davis, per esempio, sto dialogando con lui.
COLTO E IRONICO, PASSA DAL JAZZ A MOZART SENZA CONFINI MUSICALI
PH. AZZURRA
Ma può succedere anche mentre faccio qualcosa di completamente diverso: una frase, un colore, un’attitudine possono riportarmi a Miles o ad altri musicisti che hanno illuminato la mia strada. Ogni musicista deve molto a quelli che lo hanno preceduto, a chi gli ha fatto amare la musica e gli ha indicato una direzione. Il dialogo, quindi, è anche con gli spiriti dei grandi musicisti.
E, qual è stato il musicista o il compositore che per primo ti ha fatto innamorare della musica?
mondo in cui i riferimenti sono diventati tantissimi.
Dal jazz alla classica, dal palcoscenico alla televisione. C’è stato un momento in cui hai capito che non volevi scegliere una sola strada?
Penso di averlo sentito da sempre. Da bambino volevo fare l’attore, andare in televisione, fare il giornalista. L’unica cosa che non mi attraeva era fare il ballerino!
IL 4 SETTEMBRE BOLLANI
TORNA IN CITTÀ
CON
Da bambino è stato Adriano Celentano, molto semplicemente. Lo vedevo in televisione, avevo i suoi dischi e mi piaceva moltissimo. Poi è arrivato Renato Carosone, che per me era ancora più completo perché suonava anche il pianoforte: c’era quell’elemento che mi interessava, visto che già studiavo pianoforte. Poi, con Gershwin e la sua Rapsodia in blu, ho fatto un grande salto e, verso gli undici anni ho scoperto il jazz. Da quel momento sono entrato in un
‘PIANO SOLO’: IMPROVVISAZIONE
PURA
Attraverso la radio (Dr. Djembè) e la televisione (Sostiene Bollani, L’importante è avere un piano, Via dei matti numero zero), hai portato la musica la musica colta e il jazz oltre lo steccato a un pubblico ampio senza mai semplifcarli. È più difcile conquistare il teatro, il piccolo schermo o la radio?
Sono mondi diversi, responsabilità diverse. Ultimamente mi piace anche scrivere musica per il cinema (Globo d’Oro 2026 per la Migliore Colonna Sonora per il flm Il Dio dell’Amore di Francesco Lagi, ndr), per-
ché in quel caso devi aiutare un regista a realizzare la sua visione. Devi creare una musica che sostenga il suo messaggio e il suo lavoro. È un altro tipo di responsabilità, e mi interessa molto.
Prato è una città concreta, operosa, ma anche caratterizzata da molte mescolanze. Che rapporto hai con questa città?
La conosco molto bene per motivi musicali. I primi musicisti con cui ho suonato erano pratesi. La prima grande soddisfazione della mia carriera è arrivata nel 1992, quando ho vinto con il mio trio il concorso Summertime in Jazz, che si svolgeva proprio a Prato. Quella vittoria ci permise anche di registrare un disco dal vivo: fu la mia prima pubblicazione. Poi, nel 1995, ho suonato al Teatro Metastasio in una rassegna jazz e quella sera ho conosciuto Enrico Rava. Da lì è nato un rapporto che dura ancora oggi. Questo dice molto dell’importanza che Prato ha avuto nel mio percorso. Sono sempre stato un grande appassionato di quello che accade culturalmente in città: i teatri, il Centro Pecci. È una città operosa anche dal punto di vista culturale e questo mi ha sempre colpito.
C’è un ricordo particolare legato a Prato che porti con te?
Il concerto al Castello dell’Imperatore nel 1992. Era la prima volta che mi trovavo
a suonare in un luogo del genere. Avevo vent’anni e già molta esperienza nei locali, ma improvvisamente ero davanti a un pubblico più ampio, nel cortile di un castello. Era come suonare in un castello di Walt Disney. Prato, all’inizio, era Disneyland: c’erano quel castello, il Teatro Metastasio. Qualcosa di completamente nuovo.
Hai suonato con grandi orchestre internazionali. Quanta libertà resta a un musicista quando entra in una struttura così imponente e con una tradizione così forte?
Dipende dal repertorio. Quando suono con Enrico Rava, per esempio, mi prendo molte più libertà perché il jazz nasce anche dall’improvvisazione e dalla variazione. Quando invece interpreto Mozart o il repertorio classico, si va nota per nota: si suona quello che il compositore ha scritto. Però la libertà rimane nel modo in cui scegli di raccontare quella musica. Le note sono quelle di Mozart, ma il modo di pronunciarle, di dare loro un senso, è afdato all’interprete.
L’ultima tua scoperta musicale?
I primi dischi da solista di George Harrison dopo i Beatles. Li conoscevo poco e da circa un anno e mezzo li ascolto quasi tutte le mattine. Il primo, All Things Must Pass, è un vero capolavoro. Lo consiglio a tutti.
RECENTEMENTE BOLLANI HA SCOPERTO CON SUCCESSO ANCHE L’UNIVERSO DELLE COLONNE SONORE (PH. AZZURRA PRIMAVERA)
AVANTI BELLA!
LA MIA PRATO? UN FIUME IN PIENA TRA CULTURA, MUSICA E ARTE OGGI, UNA REALTÀ MULTIETNICA
A CUI SERVE NUOVA ENERGIA
DI SILVIA BACCI
PIAZZA DELL’IMMAGINARIO, CON LE GRANDI INSTALLAZIONI FOTOGRAFICHE DI DRYPHOTO
1. SILVIA BACCI CON PIERO PELÙ
MANUEL AGNELLI
CON MARINA ABRAMOVIĆ
INSIEME
MASSIMO LUCONI
Sono arrivata a Prato trent’anni fa, lasciandomi alle spalle Firenze e il fervore degli anni Ottanta.
Mi aveva chiamata Massimo Luconi come consulente per l’organizzazione e la comunicazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune.
Un incarico che, dopo il suo mandato, mi è stato confermato da altri quattro assessori. Sono poi arrivati gli anni al Centro Pecci, un decennio alla direzione del Festival delle Colline e, successivamente, la libera professione nell’ambito della comunicazione culturale, con progetti sviluppati in Toscana e nel resto d’Italia.
Erano anni in cui la cultura disponeva di grandi risorse e si aveva il coraggio di immaginare e realizzare ciò che fino ad allora sembrava impensabile.
FIORENTINA, A PRATO DAGLI ANNI OTTANTA, ANIMA ROCK
E VOLTO ICONICO DELLA CULTURA PRATESE
Le prime persone che incontrai, nella mia prima settimana di lavoro a Prato, furono Giuliano Gori, Roberta Betti – ricordo perfettamente quel pranzo da Baghino – Bruno Corà, Massimo Castri, Franco Casaglieri, Vittoria Ciolini. Come potevo non innamorarmi perdutamente di questa città?
Fu una stagione irripetibile.
Quella che per lungo tempo era stata considerata una città ricca ma poco colta – i pratesi mi perdoneranno, ma questa era la percezione difusa – si trasformò in uno dei luoghi più vivaci e autorevoli del panorama culturale italiano. Parallelamente prendeva forma una vivacissima comunità di giovani artisti che si incontravano, lavoravano e, senza che quasi nessuno lo sapesse – fatta eccezione per me – talvolta organizzavano feste e dormivano negli spazi di Palazzo Santa Caterina, oggi sede dell’Assessorato alla Cultura. Fu proprio quell’energia collettiva a ispirare il progetto che avrebbe dato vita a Officina Giovani. Ricordo, fra gli altri, Marco Cocci, Lorenzo Banci, Alessio Spinelli e Fabrizio Acquafresca. L’idea di una Factory all’interno di un edificio comunale appariva rivoluzionaria.
AAACOPIA DEL PULPITO DI DONATELLO SULLA FACCIATA DEL DUOMO DI PRATO (L’ORIGINALE È CONSERVATO NEL MUSEO)
PADOVANI
Entrare in questa vecchia bottega in piazza del Comune è un piccolo rito. Mi piace lasciarmi guidare dal profumo del cafè e delle spezie, ritrovare le caramelle di una volta, la frutta candita integra (i centri!) nei grandi vasi di vetro.
MUSEO DEL TESSUTO
Il mio museo preferito a Prato. Nell’antica Cimatoria Campolmi, racconta la storia della produzione tessile attraverso collezioni, mostre e progetti dedicati alla moda, al design e all’arte contemporanea. Un museo unico, dove il patrimonio industriale incontra la creatività.
NOLI ME TANGERE
Questo dipinto di Battistello Caracciolo, conservato a Palazzo Pretorio, è una delle opere d’arte che amo di più a Prato. Mi colpiscono la forza dell’immagine, la luce intensa e la profondità emotiva con cui il pittore ha interpretato un singolare episodio tratto dal Vangelo.
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I MIEI LUOGHI
CHINATOWN
Un quartiere emblematico, un luogo di dialogo culturale, grazie a interventi come le grandi installazioni fotografche di artisti internazionali sulle mura, realizzate da Dryphoto con il progetto Piazza dell’Immaginario.
TEATRO METASTASIO
Un palcoscenico storico, protagonista di una stagione indimenticabile del teatro italiano con Luca Ronconi.
LUNGO-BISENZIO
Il luogo più democratico di Prato, una passeggiata che amo soprattutto al tramonto. Qui persone di ogni età e provenienza si incontrano, restituendo l’immagine di una città aperta e vitale.
IL CUORE DELLA CHINATOWN PRATESE, TRA VIA PISTOIESE E VIA FABIO FILZI (PH. ERIKA PELLICCI)
Ancora oggi non posso che guardare con gratitudine alla lungimiranza, alla libertà e perfino alla felice incoscienza di Massimo Luconi.
Avendo il privilegio di lavorare nell’ambito della cultura e dello spettacolo mi accorgo più di tanti altri che, nonostante gli alti e i bassi che si sono susseguiti nei decenni, Prato continua a offrire un numero sorprendente di opportunità.
Ogni volta che incontro qualcuno che non conosce Prato mi diverto a costruire il programma della visita: il Metastasio, il Fabbricone, il Teatro
mio dipinto prediletto: il Noli me tangere di Battistello Caracciolo nel museo di Palazzo Pretorio.
UN ITINERARIO
Ma non mancano tappe meno prevedibili, come il Tempio Buddista Cinese Pu Hua in piazza del Mercato o la statua Mordi Palo di Gijs Assmann, lungo la pista ciclabile sul Bisenzio.
Politeama Pratese, il Garibaldi Milleventi; il Centro Pecci, il Museo del Tessuto – il mio preferito –, gli affreschi di Filippo Lippi nel Duomo, il pulpito di Donatello (l’originale è conservato nel Museo dell’Opera del Duomo), fino al
E poi, c’è un luogo che non manca mai nei miei itinerari: Chinatown, dove si trova uno degli interventi d’arte che amo di più, le grandi installazioni fotografiche di artisti internazionali collocate sulle mura del quartiere da Dryphoto per il progetto Piazza dell’Immaginario.
Ma torniamo alla nostra giornata alla scoperta della città. Al tramonto non c’è niente di più bello di una passeggiata sull’argine del Bisenzio che considero il luogo più democratico di Prato:
L’UNIVERSO DI SILVIA BACCI CONDENSATO IN UN COLLAGE DI IMMAGINI NEL SUO STUDIO
LA VASCA DELL’EX CIMATORIA CAMPOLMI, OGGI SEDE DEL MUSEO DEL TESSUTO DI PRATO (PH. FERNANDO GUERRA)
LA STATUA DI MARCO DATINI IN PIAZZA DEL COMUNE, CON PALAZZO PRETORIO SULLO SFONDO (PH. PASQUALE PARADISO)
eleganti signore pratesi, gruppi di ragazze cinesi appassionate di sport, giovani indiani che ascoltano musica Bollywood, corpi atletici di ogni provenienza si incrociano correndo o camminando e si scambiano un cenno di saluto.
La provincia, quando riesce a liberarsi dei propri complessi di inferiorità, è spesso uno dei luoghi più fertili dell’invenzione culturale.
E infine, ricordiamolo, Prato vanta alcuni grandi primati: in questa città sono cresciuti due Premi Strega (Giovanni Veronesi e Edoardo Nesi, ndr.), un Premio Oscar (Roberto Benigni, ndr.), attori e attrici straordinari (come Pamela Villoresi e Francesco Nuti, ndr.); qui è nato il primo museo italiano dedicato esclusivamente all’arte contemporanea (il Centro Pecci) e il più importante regista teatrale italiano del Novecento (Luca Ronconi, ndr.) negli anni Settanta ha creato il proprio laboratorio
UNA CITTÀ DA SCOPRIRE ATTRAVERSO ARTE, TEATRO, ARCHITETTURA
E NUOVE ENERGIE CREATIVE
Prato possiede una qualità rara: non smette mai di interrogarsi, di trasformarsi, di cercare strade nuove. Non so se ciò dipenda dall’abitudine dei suoi abitanti a viaggiare per lavoro o da quella curiosità intellettuale che li ha sempre spinti ad aprirsi al mondo. Forse da entrambe. Basta alzare lo sguardo verso la statua di Francesco Datini in piazza del Comune per ritrovare il simbolo di questa vocazione. Prato non si arresta. Accoglie. Reagisce alle difficoltà trasformandole in opportunità. Sperimenta. È una città che mi richiama alla mente una delle immagini più belle di Pierangelo Bertoli: un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo diritto e aperto verso il futuro. Mi auguro che questa città non smetta mai di sorprendermi e che continui a ritrovarsi a teatro, al cinema e nei musei, perché è proprio in quei luoghi che una comunità continua a costruire il proprio futuro.
L’APPENNINO TOSCO EMILIANO PROTAGONISTA DEL CAMMINO DELLA
LANA E DELLA SETA: DA BOLOGNA A PRATO (PH. MAURO FALDI)
VIA DELLA LANA E DELLA SETA
DA FÈLSINA A CAMARS, SULLE TRACCE DI UN PERCORSO
CHE
ATTRAVERSA 25 SECOLI DI STORIA
DI SANDRA NISTRI
IL CAMMINO DELLA LANA E DELLA SETA PARTE IDEALMENTE DA PIAZZA MAGGIORE A BOLOGNA E ARRIVA A PRATO
Molto prima che Bologna e Prato diventassero due capitali della manifattura tessile, esisteva già un corridoio naturale che metteva in comunicazione le due sponde dell’Appennino. Lo percorrevano gli Etruschi, quando Fèlsina, l’attuale Bologna, era collegata all’antica Camars, il grande insediamento sorto nell’area dell’odierna Gonfienti, alle porte di Prato. Tra la fine del VII e il V secolo a.C. questo centro prosperò grazie ai commerci che attraversavano l’Appennino, sfruttando una rete di valichi destinata a rimanere vitale anche nei secoli successivi.
Nel Medioevo le stesse direttrici assunsero un nuovo ruolo. Bologna sviluppò una straordinaria industria della seta, mentre Prato consolidò la propria vocazione laniera. Le due città erano accomunate da un elemento indispensabile: l’acqua. La Chiusa di Casalecchio sul Reno e il Cavalciotto sul Bisenzio alimentavano una complessa rete di canali che muoveva mulini, gualchiere e opifici, rendendo possibile la lavorazione delle fibre tessili e contribuendo alla ricchezza di entrambi i centri. Oggi si chiama Via della Lana e della Seta e ripercorre questa antica direttrice. È un cammino che collega Bologna e Prato per circa 130 chilometri, generalmente suddivisi in sei tappe, secondo le proposte contenute nella carta escursionistica e nella piccola guida che l’accompagna (Via della
lana e della seta. A piedi da Bologna a Prato, di Vito Paticchia, edita da Fusta). Lungo questo percorso si attraversano ambienti molto diversi tra loro: i canali storici della pianura bolognese, i boschi del Parco Storico di Monte Sole, i crinali panoramici dell’Appennino, i borghi medievali e, sul versante toscano, le montagne della Val di Bisenzio e la dorsale della Calvana, fino all’arrivo in città.
Ho scelto di affrontare questo itinerario in momenti diversi dell’anno, insieme a un gruppo di amiche, percorrendone le tappe senza seguire rigidamente la suddivisione ufficiale. Questa modalità ci ha permesso di dedicare più tempo ai luoghi che meritano una sosta e di trasformare il cammino in una scoperta lenta del territorio, alternando natura, storia e testimonianze di epoche molto diverse. Il viaggio prende avvio da Piazza Maggiore e raggiunge la Chiusa di Casalecchio che ancora oggi racconta il rapporto tra Bologna e l’acqua. Lungo il percorso conviene fermarsi davanti alla celebre Finestrella di via Piella o in via della Grada, dove riaffiorano alcuni tratti degli antichi canali cittadini, quasi interamente interrati sotto il tessuto urbano.
La prima tappa conduce fino a Sasso Marconi seguendo un itinerario privo di particolari difficoltà, ideale per entrare gradualmente nell’atmosfera del cammi-
SULLA VETTA DEL MONTE CANTAGRILLI
IL SENTIERO ATTRAVERSA LA VAL DI BISENZIO (PH. OTTAVIA POLI)
IL PONTE DATINI SUL FIUME BISENZIO A PRATO
no. Da qui il paesaggio cambia rapidamente: il percorso sale verso il Parco Storico di Monte Sole, luogo di grande bellezza naturale ma anche teatro del più grave eccidio di civili compiuto in Italia dalle truppe naziste durante la Seconda guerra mondiale.
Attraversare Caprara, sostare al Centro Visite Il Poggiolo e percorrere i sentieri che conservano ancora trincee e postazioni militari significa confrontarsi con una delle pagine più dolorose della storia italiana.
Proseguendo verso Grizzana Morandi, il cammino entra nei paesaggi che ispirarono il grande Giorgio Morandi. La visita alla casa dove il pittore trascorse molte estati e al museo allestito nei Fienili del Campiaro aggiunge una dimensione culturale a un tratto già ricco di fascino paesaggistico. Questa inaspettata scoperta può essere ulteriormente ampliata da una visita al vicino paese di Rialto di Vergato dove sorge l’unico esempio in Italia di architettura ecclesiastica progettato dal grande architetto finlandese Alvar Aalto: la chiesa di Santa Maria Assunta. Una storia straordinaria e anche un po’ bizzarra, svoltasi tra la seconda metà degli anni ’60 e il 1980. Fra Grizzana e Castiglione dei Pepoli il percorso offre alcuni dei panorami più ampi dell’intero itinerario. I crinali tra le valli del Reno e del Setta si alternano a
piccoli borghi medievali come Tavernola, Collina e Monteacuto Ragazza, dove riaffiorano tracce della presenza etrusca. Vale la deviazione verso il Santuario di Santa Maria della Consolazione a Montovolo, uno dei luoghi di culto più antichi dell’Appennino bolognese, così come una sosta a Burzanella, piccolo centro documentato già intorno all’anno Mille.
Il tratto conclusivo, sul versante toscano, è forse quello che più sorprende. Dalla Val di Bisenzio il sentiero raggiunge Montecuccoli e la Rocca Cerbaia, quindi percorre l’intera dorsale della Calvana, un ambiente aperto e selvaggio che domina la pianura pratese.
Dai pascoli d’altura il panorama spazia dall’Appennino alle Alpi Apuane, prima della lunga discesa che attraversa antichi borghi rurali, il Rio Buti e infine conduce nel cuore di Prato, dove la diga del Cavalciotto chiude simbolicamente il viaggio iniziato sulle rive del Reno.
Più che un semplice trekking, la Via della Lana e della Seta è un percorso che permette di leggere il territorio seguendo le tracce lasciate nei secoli da mercanti, pellegrini, artigiani e viaggiatori.
Camminando si scopre come il paesaggio, l’acqua e le montagne abbiano contribuito a costruire la storia economica e culturale di due città che, ancora oggi, condividono una parte importante delle proprie radici.
DIOR
Nella mia Valigia
ROLEX da Cassetti
di Francesca Lombardi
CHANEL
FENDI
JUICY COUTURE
HERMÉS NAIL
LOUIS VUITTON
U.S.POLOASSN.
DOLCE&GABBANA
ERMANNO SCERVINO
PRADA
GUCCI
ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI , FINO AL 1° NOVEMBRE, A CURA DI STEFANO PEZZATO
LA ROTTA DELL’IRREGOLARE
LA MOSTRA DEDICATO A CARLO PALLI, COLLEZIONISTA PRATESE OLTRE LE REGOLE DI FRANCESCA LOMBARDI PHOTO ALESSANDRO SALETTA E AGNESE BEDINI
ENZO CUCCHI, SENZA TITOLO ,
MICHELANGELO PISTOLETTO,
DANIEL SPOERRI,
Ci sono diversi tipi di collezionisti: chi ama circondarsi di Bellezza, chi di lusso, chi porta avanti un investimento… poi ci sono i più puri, quelli che vogliono dialogare con il reale, darsi una spiegazione, trovare un senso. Sono i collezionisti che vogliono dare una visione del mondo. È il caso di Carlo Palli, collezionista pratese che nel corso di decenni ha seguito, amato e sostenuto l’arte più irregolare, sperimentale, laterale: quella che rompe i codici, mette in discussione i linguaggi, attraversa confni e discipline. A questa storia di passione e generosità il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dedica Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, in programma fno al 1° novembre, a cura di Stefano Pezzato, con progetto di allestimento di Ibrahim Kombarji. La mostra nasce da un gesto importante: il lascito sottoscritto da Carlo Palli il 29 maggio 2025, con cui il collezionista ha destinato al museo opere e materiali d’archivio, contribuendo ad arricchire in modo signifcativo il patrimonio d’arte contemporanea della sua città. Non si tratta di un episodio isolato. Già nel 2006 Palli aveva donato al Centro Pecci duecento opere di Poesia Visiva e dintorni, accompagnate da un’esposizione e da un catalogo dedicato alla sua collezione. A vent’anni di distanza, il nuovo lascito conferma e amplia quel le-
game, confgurandosi come una delle più estese donazioni ricevute da un museo d’arte contemporanea in Italia. Rotte restituisce questa avventura attraverso un percorso che occupa nove ampie sale del museo originario progettato da Italo Gamberini. Il titolo allude a itinerari, attraversamenti, direzioni non lineari: rotte scelte da un collezionista che ha privilegiato l’arte controcorrente, fuori dalle regole, capace di aprire strade nuove. In mostra sono riunite circa centocinquanta opere di oltre settanta artisti, selezionate all’interno di un nucleo molto più ampio che comprende opere provenienti dalla raccolta privata di Palli, materiali legati a Fluxus e lavori di Poesia Visiva. Ne emerge un mosaico complesso, in cui la storia dell’arte del secondo Novecento si legge non come successione ordinata di movimenti, ma come energia di rottura, invenzione continua, sconfnamento. Ad aprire idealmente il percorso sono opere che indicano già una direzione: le Segnaletiche di Ketty La Rocca e la valigia di Ben Vautier diventano quasi strumenti di orientamento, inviti a partire. Accanto a loro, i riferimenti storici si moltiplicano: dalle parolibere futuriste di Fortunato Depero al ready-made rivisitato di Man Ray, dalle icone quotidiane di Andy Warhol alle cancellature di Emilio Isgrò, fno alla Mail Art di Ray Johnson
ALCUNI PANNELLI DELL’ESPOSIZIONE CON LE OPERE DONATE DA PALLI
È una costellazione di opere che mette subito in chiaro la natura della mostra: non un racconto pacifcato, ma un viaggio dentro le forme dell’invenzione. Il percorso attraversa poi radici e riferimenti del secondo dopoguerra, tra le trasfgurazioni di Zoran Music, le visioni di Wilfredo Lam e Roberto Matta, la simbologia storica di Franco Angeli, l’autorifessione concettuale di Vincenzo Agnetti e la materia di Antoni Tàpies. Sono presenze che collocano la raccolta Palli dentro una geografa internazionale, ma anche profondamente italiana, dove la sperimentazione non rinuncia mai alla densità poetica dell’immagine. Un nucleo centrale è dedicato al Gruppo 70, nato a Firenze nei primi anni Sessanta, con protagonisti come Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Ketty La Rocca, Roberto Malquori, Luciano Ori, Michele Perfetti, ma anche musicisti d’avanguardia come Sylvano Bussotti e Giuseppe Chiari. Qui parole e immagini si incontrano, si scontrano, si contaminano. La poesia visiva nasce come risposta critica alla cultura dei media, alla pubblicità, alla comunicazione di massa: usa gli stessi strumenti del consumo visivo per smontarli dall’interno, trasformando slogan, ritagli, titoli e fgure in dispositivi poetici e politici.
Altre sale aprono alla dimensione del corpo, dell’oggetto e dell’ambiente. Le opere di
Andres Serrano e Stelarc introducono il corpo come luogo di tensione e trasformazione, mentre Massimo Nannucci, Renato Ranaldi, Claudio Costa e Michelangelo Pistoletto spostano l’attenzione verso lo spazio, la presenza dello spettatore, il rapporto tra opera e mondo. Il Nouveau Réalisme entra in scena con César, Gérard Deschamps, Raymond Hains e Jacques Villeglé, insieme alle esperienze dei Radicali, da Lapo Binazzi degli UFO a Gianni Pettena e Alessandro Poli. Oggetti, frammenti, ambienti e materiali quotidiani vengono sottratti alla loro funzione e restituiti come immagini critiche della realtà. La mostra non dimentica la pittura, ma la racconta nelle sue trasformazioni, nei suoi sconfnamenti e nelle sue riattivazioni.
Dallo stencil di Alighiero Boetti alla sovrapposizione di neon e tela di Maurizio Nannucci, dall’azzeramento monocromatico di Bernard Aubertin alla macchina cinematografca dipinta di Mario Schifano, la pittura diventa campo aperto. Accanto a questi lavori compaiono le ricerche di Sandro Chia, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino, protagonisti della Transavanguardia, insieme alle declinazioni della Spray Art di Rammelzee, Daze e Toxic. Anche qui la rotta non è unica: la pittura è superfcie, gesto, segno, immagine, materia, memoria.Un momento particolarmente intenso è dedicato a Daniel Spoerri, inventore
del “quadro-trappola” e della Eat Art. Le sue opere fssano porzioni di realtà destinate altrimenti a scomparire: tavoli, resti, oggetti, tracce di vita quotidiana. L’arte diventa cattura del tempo, gesto che salva l’efmero e lo trasforma in reperto. Nella stessa direzione si muovono le sezioni dedicate alle azioni e alle icone, con Joseph Beuys, Yoko Ono, Carolee Schneemann, Hermann Nitsch, Ketty La Rocca e Lucia Marcucci: artisti per i quali l’opera non è soltanto immagine, ma azione, rito, dichiarazione, presenza. Ampio spazio è riservato anche a Fluxus, più atteggiamento che movimento, più fusso vitale che defnizione chiusa. Ludico e politico, sotterraneo e irriverente, Fluxus attraversa la musica, la performance, l’oggetto, il gioco, la parola. Accanto al fondatore George Maciunas compaiono George Brecht, Allan Kaprow, Giuseppe Chiari, Nam June Paik, Wolf
UNA DELLE PIÙ ESTESE DONAZIONI RICEVUTE
DA UN MUSEO
D’ARTE IN ITALIA
Vostell, Dieter Roth, Ben Vautier, Charlotte Moorman, Al Hansen e Takako Saito. È forse una delle anime più coerenti con lo spirito della collezione Palli: un’arte che rifuta il recinto disciplinare e si fonde con la vita. La conclusione del percorso torna ai processi e alle scritture, con Gianfranco Baruchello, Gianni Emilio Simonetti, Emilio Isgrò, Ben Vautier e Ketty La Rocca. Qui la parola diventa immagine, l’immagine si fa pensiero, il gesto minimo apre un campo di senso. È una chiusura che riporta al cuore della mostra: l’arte come linguaggio in movimento, come possibilità di deviazione, come pratica capace di rompere l’abitudine dello sguardo. Con Rotte, il Centro Pecci rende omaggio a Carlo Palli non solo come collezionista, ma come fgura che ha saputo riconoscere il valore dell’irregolarità e consegnarlo alla collettività.
CARLO PALLI CON GIUSEPPE CHIARI (COURTESY ARCHIVIO PALLI)
KETTY LA ROCCA , SEGNALETICHE, 1967 CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI. DONAZIONE DI CARLO PALLI
TRAME DI FUTURO
AL MUSEO DEL TESSUTO DI PRATO, I GIOVANI DESIGNER INTERNAZIONALI
INCONTRANO L’ECCELLENZA DEI FILATI ITALIANI
DI FRANCESCA LOMBARDI
I LAVORI DEGLI STUDENTI CHE HANNO PARTECIPATO AL PROGETTO
Il colore come materia viva, come linguaggio progettuale e come ponte tra intuizione creativa e sapere manifatturiero. È da questa idea che prende forma, fno al 27 settembre, alla Fondazione Museo del Tessuto di Prato, Feel The Contest 2026 – Master Edition. Il Filo che unisce l’ispirazione alla creazione mostra dedicata all’innovazione nel mondo dei flati e della maglieria, realizzata in collaborazione con il Consorzio Promozione Filati – CPF. Giunto alla sua diciassettesima edizione, il concorso promosso attraverso il marchio Feel the Yarn® conferma il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sui nuovi talenti internazionali. Da anni, infatti, il progetto favorisce l’incontro tra giovani designer e aziende italiane specializzate nella produzione di filati di altissima qualità per maglieria, tessitura e aguglieria, capaci di lavorare lana, cotone, cashmere, angora, lino e fibre naturali e artificiali. Per la prima volta, i lavori selezionati nell’ambito del contest, già presentati durante Pitti Immagine Filati #99 nello stand Feel the Yarn®, arrivano al Museo del Tessuto, luogo simbolico per la cultura tessile italiana e internazionale. In mostra 33 outfit, opere uniche realizzate dagli studenti Master con specializzazione in maglieria di alcune tra le più importanti scuole di moda del mondo, tra cui London College of Fashion, Politecnico di Milano, Beijing Institute of Fashion Technology, Istituto Marangoni Firenze e Bunka Fashion College. Ogni progetto nasce dal dialogo con un’azienda del gruppo Feel the Yarn®, che
ha fornito i propri filati e accompagnato lo sviluppo della proposta creativa. Ne deriva un percorso in cui sperimentazione, tecnica e visione si intrecciano, restituendo il valore di una filiera capace di sostenere le nuove generazioni e, allo stesso tempo, di rinnovare il linguaggio della maglieria contemporanea. Quattro i riconoscimenti assegnati nell’edizione 2026: il Vincitore Assoluto è Katagiri Trashipuntso del Beijing Institute of Fashion Technology, abbinato al Lanifcio dell’Olivo; il Premio Creatività va a Margherita Carmignani del Politecnico di Milano, con i flati Filivivi; il Premio Tecnica a Monica Beduzzi dell’Istituto Marangoni Firenze, con Filatura di Pollone; il Premio Social a Rosalie Reya, sempre dell’Istituto Marangoni Firenze, con Accademia by Industria Italiana Filati. Ad accompagnare gli outft sono le opere polimateriche di Irene Pietrobono, tratte dalla collezione ArteMonium. Il flo di Arianna, la materia oltre la forma, ispirate alla forma e al colore di ciascun capo. Per la presidente della Fondazione Museo del Tessuto, Fabia Romagnoli, l’esposizione conferma la missione del museo nel valorizzare i talenti emergenti del settore moda, accogliendo a Prato i designer di domani e rendendo omaggio alla capacità manifatturiera dei flati italiani. Una visione condivisa da Leonardo Mannelli, presidente del Consorzio Promozione Filati, che sottolinea il valore dell’incontro tra aziende e giovani designer nella costruzione del loro futuro professionale.
DAL SECONDO APPUNTAMENTOI: LORENZO BANCI SENZA TITOLO, 2026,5 DAVIDE RIVALTA, RITRATTO DI EMANUELE BECHERI,
OGGETTI, OPERE, RELAZIONI
A VILLA ROSPIGLIOSI UNA MOSTRA IN MOVIMENTO RACCONTA L’ARTE CONTEMPORANEA TOSCANA
TRA LUCE, MATERIA E MEMORIA
DI FRANCESCA LOMBARD PHOTO COURTESY CLAUDIO ROSPIGLIOSI PER CHORASIS
Poco fuori le mura di Prato, là dove il ritmo urbano si allenta, si incontra la settecentesca Villa Rospigliosi. Un viale di cipressi conduce alla dimora, dominata da un leccio secolare e immersa tra ulivi, alberi da frutto e limoni. In questo contesto, tra memoria agricola, architettura e natura, gli antichi ambienti lavorativi e i magazzini dell’ex vinsantaia si sono trasformati in sale espositive. Fino al 30 settembre accolgono Promemoria personale (ad uso pubblico), mostra collettiva a cura di Saretto Cincinelli, promossa dall’associazione ChorAsis e dedicata a un gruppo di artisti contemporanei, in prevalenza toscani, riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Attiva dal 2019, ChorAsis ha fatto di Villa Rospigliosi un luogo di ricerca sul contemporaneo. Villa e giardino hanno accolto oltre trenta progetti site specifc, tra installazioni, performance e residenze, in dialogo con l’identità del luogo. La mostra attuale prosegue questa linea, accentuandone il carattere dinamico. Non è infatti una collettiva concepita una volta per tutte, ma un’esposizione costruita su quattro appuntamenti e altrettante confgurazioni. Opere, spazi e relazioni cambiano, mettendo in discussione l’idea di mostra come forma stabile.
Il progetto nasce come un organismo in progress, capace di rinnovarsi conservando la propria identità. Cincinelli costruisce una mappa afettiva e critica, riunendo artisti incontrati nel corso della propria attività e
con i quali condivide ricerche fn dagli anni Novanta.
L’esposizione mette a confronto processi, affnità e diferenze. Il percorso raccoglie ventisette presenze: Isabel Banal, Massimo Barzagli, Francesco Carone, Antonio Catelani, Michelangelo Consani, Daniela De Lorenzo, Connie Dekker, Rolando Deval, Paolo Fabiani, Cristina Gozzini, Carlo Guaita, Margot Quan Knight, Christiane Löhr, Luca Lupi, Fabrizio Prevedello, Davide Rivalta, Marco Rossetti, Andrea Santarlasci, Sandra Tomboloni, Eugenia Vanni e, con una signifcativa componente pratese, Lorenzo Banci, Emanuele Becheri, Chiara Bettazzi, Luisa Cortesi, Leonardo Meoni, Paolo Meoni e Massimiliano Turco.
Nel terzo appuntamento tornano alcuni nuclei già centrali nelle precedenti variazioni: lo sconfnamento disciplinare, l’indagine pittorica sulla luce, la relazione tra oggetto, immagine, corpo e spazio. Questi temi intrecciano pittura, scultura, installazione, fotografa e performance. In mostra compaiono, tra gli altri, una grande installazione oggettuale di Chiara Bettazzi, la pittura “soffata” e implicitamente performativa di Paolo Fabiani e il lavoro d’impronta di Massimo Barzagli, combinato a video e performance nate dalla collaborazione con la coreografa Luisa Cortesi. Il confne tra fotografa e pittura è uno dei territori più fertili dell’esposizione. Lo attraversano le ‘foto-grafe’ di Luca Lupi, dalle
serie Spaziotempo e A fuoco, realizzate senza pellicola. Sono opere che interrogano la luce come materia e traccia. Tra trasparenza e opacità si colloca anche l’intervento site specifc di Fabrizio Prevedello, nel quale scultura, installazione e scrittura luminosa mutano con la luce naturale. La trasformazione attraversa la scultura di Francesco Carone e le icone provvisorie di Sandra Tomboloni. Se in Carone la forma nasce da una combinatoria potenzialmente infnita di fgure geometriche, in Tomboloni l’immagine sembra insieme ritirarsi ed emergere, testimoniando una fertile incompiutezza.
La fgura come accadimento, più che come imitazione, afora anche nel modellato di Davide Rivalta. Un ruolo a parte è afdato a Silenzio assordante di Michelangelo Consani, collage geometrici realizzati con alghe nori radioattive pescate nella baia di Fukushima dopo il disastro del 2011. L’opera rifette sulla catastrofe, sulla memoria ambientale e su ciò che, pur invisibile, continua a essere presente.
Tra gli artisti pratesi, Chiara Bettazzi indaga gli oggetti, le loro stratifcazioni e le memorie che incorporano. Fin dall’infanzia, racconta, li ha guardati come presenze capaci di rifettere le persone e il loro modo di vivere: “oggetti imperfetti, dimenticati o custoditi come reliquie, preziosi o di uso quotidiano, che portano in sé una stratifcazione temporale”. Ne nasce una pratica di accumuli, separazioni, catalogazioni e spostamenti. Le sue nature morte diventano installazioni site specifc, mentre le fotografe ne colgono l’evoluzione e il fragile equilibrio.
L’attenzione agli oggetti convive con quella per gli animali, il paesaggio e le architetture industriali dismesse di Prato. Da questo sguardo è nato il progetto TAI, con il quale Bettazzi attiva dialoghi tra comunità locali, fgure professionali e archivi, invitando a una diversa attenzione verso luoghi ed eventi marginali. “Attraverso TAI”, spiega l’artista, “innesco dialoghi tra comunità locali, varie fgure professionali e archivi, in azioni di recupero della memoria collettiva e riattivazione di luoghi ed eventi marginali”. La sua presenza a Villa Rospigliosi stabilisce così un corto-
circuito tra raccolta e restituzione, accumulo e cura, tra ciò che è stato messo da parte e ciò che può tornare a parlare.
Anche Paolo Meoni lavora sulla trasformazione, scegliendo come punto di osservazione il paesaggio e le sue metamorfosi. Attraverso video e fotografa tende a ridefnire l’immagine e l’oggetto, usando mezzi che non sembrano tanto esprimere un senso quanto custodirlo. Nel tempo ha ridotto al minimo la somiglianza con il reale per valorizzare la traccia visiva pura, ciò che rimane dell’immagine quando il referente si allontana. Le opere della serie Studio per notturno, esposte nella prima sala durante la terza variazione, sintetizzano questo percorso: quadri attraversati da una composizione sempre in divenire, che attirano lo sguardo dentro una materia chiaroscurale fatta di echi e tensioni.
Per Lorenzo Banci il paesaggio è invece il luogo di un incontro decisivo con la luce. La sua esplorazione nasce dall’osservazione del rapporto tra luce naturale e artifciale e dalla scelta di isolare gli elementi destinati a diventare pittura. Fin dagli esordi, la fotografa entra nel suo lavoro come studio e strumento compositivo: “le fotografe, fatte, reperite o ricevute, le ho sempre accolte come matrici aperte, cercando in quelle suggestioni ciò che sarebbe diventato pittura”. Attraverso la profondità delle ombre e l’osservazione dello spazio, l’artista cerca il momento epifanico in cui la luce astrae ciò che illumina e lo trasforma in visione. Questo equilibrio tra esperienza personale e apertura pubblica dà senso al titolo: un archivio di relazioni e insieme una rifessione sul modo in cui le opere vivono nello spazio e nel tempo, cambiando posizione, risonanza e signifcato. A Villa Rospigliosi il promemoria diventa materia condivisa: un insieme di tracce, incontri, processi e memorie oferto allo sguardo del pubblico in forma mobile, provvisoria, mai conclusa. Come se la mostra, invece di fssare una volta per tutte ciò che l’arte contemporanea toscana è stata ed è, preferisse mostrarne la vitalità attraverso il mutamento, il dialogo e la possibilità di ricominciare.
AAASOPRA IL LAVORO DI BARZAGLI-CORTESI; SOTTO: PAOLO FABIANI
LE IDEE VINCENTI HANNO RADICI SALDE
L’EVOLUZIONE DI PONTETORTO, DALLA PRATO ANNI ’50 AL PILE FINO ALL’ARRIVO DI DAIDOH LIMITED
DI MATTEO GRAZZINI
In principio fu il pile. O forse no, perché la storia che stiamo per raccontare, quella di Pontetorto, inizia già nel 1952, quando del prodotto che ha rivoluzionato la moda e la produzione negli anni ’80 non c’era traccia nemmeno nella mente del più geniale e illuminato tecnico tessile.
Una storia, quella di Pontetorto, nata in un distretto che, nel secondo dopoguerra, era fucina di idee, incubatore di sogni, esempio di creatività, pragmatismo, capacità di adattamento e di trovare mercati in ogni angolo del mondo.
cati conquistando tutti per colore, calore, comfort e versatilità. Pontetorto aveva ed ha anche oggi il pile come fore all’occhiello delle collezioni, pur con uno sdoppiamento delle linee produttive, visto che accanto al più tradizionale fashion ha preso piede la parte sportswear, che anno dopo anno ha ottenuto un ruolo di primo piano.
Un binomio che l’attuale management, a partire dal GM Marco Toccafondi, sta gestendo sotto l’occhio attento della proprietà.
DAL DISTRETTO PRATESE
La Prato del boom industriale e demografco, che dava un’opportunità a tutti e che rendeva grandi chi aveva grandi progetti o anche piccoli progetti ma grande determinazione. Oggi, a più di 70 anni di distanza da quei giorni, l’azienda è ancora un punto di riferimento del tessile pratese, ha un nome che, se pronunciato in ogni fera tessile, riconduce a Prato e al suo distretto. Nel mezzo c’è stato appunto il pile, prodotto distintivo dell’azienda, svolta epocale negli anni ’80, quando questo innovativo tessuto arrivò come una valanga sui mer-
DEL DOPOGUERRA AL SUCCESSO NEL MONDO
Eh sì, perché negli ultimi anni sono mutati gli scenari ed i contesti, sono arrivati da lontano lungimiranti imprenditori che hanno cambiato la compagine societaria.
Nel 2016 l’azienda è entrata a far parte del gruppo giapponese Daidoh Limited, aprendo un nuovo capitolo della propria storia. Un passaggio che ha consolidato il percorso di crescita di Pontetorto, coniugando la tradizione manifatturiera maturata a Montemurlo con una dimensione sempre più internazionale.
Enrico, Luigi ed Elena Banci (quest’ultima, attuale responsabile del marketing, ndr)
SETTANT’ANNI DI TESSILE PRATESE, DAL PILE CHE HA CONQUISTATO IL MONDO AI NUOVI TESSUTI SOSTENIBILI
hanno fatto crescere Pontetorto fno a renderla iconica e rappresentativa di un distretto che da sempre ha una propria ribalta alle fere internazionali: Milano Unica è appuntamento fsso per la parte fashion, insieme a Munich Fabric Start; Performance Days e Functional Fabric Fair sono invece gli eventi in cui il tessile tecnico trova una vetrina sui mercati internazionali, da Monaco di Baviera agli Stati Uniti.
“Abbiamo due anime – racconta Toccafondi – ed entrambe fanno di Pontetorto un nome di rilevanza mondiale nel panorama tessile. Abbiamo investito e stiamo investendo sui giovani, sui tecnici ed anche sui macchinari sia per la parte fashion che per quella del tessile tecnico.
Nell’area moda puntiamo a una rivitalizzazione partendo dal prodotto facendo tanta ricerca, mentre dall’altro lato la tradizione è rappresentata dal pile. Ma ormai sportswear non vuol dire solo stare al caldo ma anche avere tessuti idrorepellenti, leggeri, performanti e per questo i nostri 7-800 articoli in collezione si adattano tanto all’outdoor quanto, negli ultimi dieci anni, all’abbigliamento per lavoro, al fameretardant o alle uniformi di eserciti e forze dell’ordine”.
Quello che era inimmaginabile nella Prato degli anni ’50 è sicuramente la questione sostenibilità e certifcazioni, ben di là da venire anche negli anni del boom del pile,
che ora invece viene prodotto persino riciclando bottiglie di plastica abbandonate sulla spiaggia.
E accanto a materie prime dalla provenienza sicura, a flati riciclati e biodegradabili c’è una lunga lista di certifcazioni che mettono il timbro sulla sostenibilità di Pontetorto: quasi venti tra nomi e sigle che testimoniano l’impegno dell’azienda nella ricerca dell’impatto zero.
Che in fondo è quello che Prato sta facendo da secoli, col recupero delle fbre usate per vestiti e coperte, col non buttare via niente o quasi di quello che è stato lavorato: anche per questo Pontetorto è entrata a far parte del progetto Cardato Riciclato Pratese, corposo nucleo di virtuosi lanieri che porta in giro la tradizione ed il modo di lavorare pratesi.
Anche alla recente Milano Unica, dove Pontetorto ha presentato le nuove collezioni, confermandosi testimonial di tessuti uniti ma concedendosi qualche apertura al movimento e ai lucidi per spezzare l’uniformità della linea maschile, ma restando sui binari della prudenza in fatto di colori, con giallo senape e verde a dare vivacità ai classici.
Ripercorrendo, di fatto, la storia di un’azienda che ha aggiunto tocchi di novità sottoforma di investimenti ed idee ad un percorso lineare fatto di tradizione, qualità e radicamento sul territorio.
TIRATISSIMA METTE IN MOVIMENTO L’ESTATE
LA NUOVA COCKTAIL LIST ISPIRATA ALLE GRANDI ICONE DELLA MOBILITÀ ACCOMPAGNA LA CELEBRE PIZZA
DI MARTINA OLIVIERI
Da un Maggiolone a una Topolino, passando per Lambretta, 2CV, Harley e Carrera. A Prato (ma anche a Firenze) l’estate si serve nel bicchiere e prende la forma di una collezione di cocktail che rende omaggio alle grandi icone della mobilità, trasformando ogni drink in un racconto di stile, memoria e creatività. Da Tiratissima, il locale dove vivere una diversISSIMA experience, arriva una proposta che unisce pizza e mixology in un format originale e riconoscibile: fno a 3 metri di pizza, lievitata 24 ore e idratata al 75%, accompagnati da una cocktail list pensata per ampliare l’esperienza a tavola. Un’identità forte, costruita attorno alla convivialità e alla voglia di sorprendere, che oggi si rinnova con una nuova drink list estiva dedicata ai veicoli che hanno segnato la storia e conquistato un posto nell’immaginario collettivo. Non semplici automobili o motociclette, ma autentiche icone di design, libertà e personalità. Ed è proprio questo spirito che i bartender hanno deciso di reinterpretare attraverso ingredienti ricercati, distillati premium e abbinamenti sorprendenti, dando vita a sette signature cocktail capaci di evocare il carattere del veicolo da cui prendono il nome. Tra le proposte spicca Maggiolone, un drink intenso e avvolgente che unisce Mezcal Ojo de Tigre, liquore ai fori di sambuco Ancienne Pharmacie, soluzione citrica, sciroppo d’agave, velluto di birra e un tocco di liquore Strega. Un cocktail dalla forte personalità, proprio come l’auto che
ha attraversato decenni di storia diventando un’icona mondiale. Più essenziale ed elegante è Topolino, che combina Gin Botanico Morelli, Vermouth Dry Dolin e un originale cordiale alle olive, mentre Squalo sorprende con Gin Nero Tavrvs, Bénédictine, succo di limone, sciroppo d’agave e una chiusura di Prosecco, regalando un sorso fresco e deciso. L’anima mediterranea emerge invece in Lambretta, dove Venturo e Adriatico Bianco incontrano limone, sciroppo di zucchero e soda al pompelmo, evocando l’atmosfera spensierata delle estati italiane su due ruote. Fresco e dissetante anche 2CV, che miscela Rum Bianco Distilleria Toscana, succo di mela verde, cordiale al cetriolo e ginger beer, mentre Harley punta su Gin Ginarte, Skinos, cordiale agli agrumi e soda al pompelmo per un risultato agrumato e contemporaneo. Chiude la carta Carrera, ispirato alla celebre sportiva: Tequila Sierra Blanco, sakè Bijito, soluzione citrica e un cordiale di ananas e basilico danno vita a un cocktail dinamico, vivace e ricco di sfumature, pensato per chi ama sapori freschi ma complessi. La nuova proposta estiva di Tiratissima conferma la volontà del locale di raccontare la mixology attraverso idee e narrazioni, trasformando ogni cocktail in un’esperienza che va oltre il gusto. Ogni bicchiere diventa così un piccolo viaggio tra design, storia e cultura pop, dove la memoria incontra la sperimentazione e gli ingredienti dialogano con simboli che hanno attraversato il tempo.
PRATO ESSENTIAL GUIDE
I luoghi del gusto in città e dintorni
APERITIVO APOTHEKE
Via Verdi, 17 ph. +39 0574 25099
ARTEGO BAR
Via Garibaldi, 65 ph. +39 388 7897303
BIG EASY
Piazza Mercatale, 177 ph. +39 0574 1824218
BACARO TORTO
Piazza del Duomo, 31 ph. +39 379 2438411
BARTAT
Via Pugliesi, 24 ph. +39 0574 35613
BOTTEGA DELLE CAMPANE
Via Settesoldi, 2 ph. +39 351 7481552
BOTTEGA PRATO
Piazza Sant’Antonino, 10 ph. +39 0574 1828554
CAFFÈ 21
Viale Piave, 5 ph. +39 0574 42064
CAFFÈ POIROT
Via Benedetto Cairoli, 56 ph. +39 0574 1828007
CAVEAU
Via Settesoldi, 36/38 ph. +39 0574 063153
DA LUCIO
Piazza del Comune
DOVEC’ERALACOPPE
Via Udine, 56 ph. +39 0574 961591
FLAMINGO SURF BAR
Via Settesoldi, 42I
FITZ GIN BAR
Via Cesare Guasti, 14 ph. +39 392 2008894
FRARI
Via Garibaldi, 120 ph. +39 334 3442532
GRADISCA 1973
Via Settesoldi, 30 ph. +39 0574 1827470
HEGEL BAR
Via Benedetto Cairoli, 21 I FRARI DELLE LOGGE
Piazza del Comune,16 ph. +39 0574 35490
IL SINDACO
BACARO DI PRATO
Via Santa Trinita, 9 ph. +39 388 1441486
LAB 59100
Via Settesoldi, 25 ph. +39 348 0588472
LA TAZZA D’ORO
Viale della Repubblica, 290 ph. +39 0574 593771
LE BARRIQUE
Via G. Mazzoni, 19 ph. +39 0574 30151
MAG56
Via Don G. Arcangeli, 58 ph. +39 389 1689731
OZNE
Via Pugliesi, 35 ph. +39 0574 076857
PLANTAGO NATURAL
WINE BAR
Piazza del Duomo, 12 ph. +39 0574 1824047
PO’STÒ CAFÈ
Via Borselli, 89 ph. +39 0574 965208
PRATO CITY
Via Valentini, 7 ph. +39 0574 964673
SQUISIO
Via Santa Trinita, 87 ph. +39 328 4269495
SNODO BIRRERIA URBANA
Via Galcianese, 23c ph. +39 0574 966269
STURA!
VINO & COMPANATICO
Via Giuseppe Verdi, 15 ph. +39 375 9213193
THE COVEN
Via dei Lanaioli, 21
TO WINE
Viale della Repubblica, 23 ph. +39 0574 550462
WIRED
Via Pugliesi, 2 ph. +39 392 4520625
RISTORANTI
A CASA GORI
Piazza Sant’Agostino, 14 ph. +39 0574 24893
A MANGIA’ FORA
Via Sant’Ippolito, 16 ph. +39 328 3032343
ANTICHI SAPORI
Via F. da Filicaia, 40/A ph. +39 0574 461189
BAGHINO
Via dell’Accademia, 9 ph. +39 0574 27920
BOVES
Via dei Lanaioli, 31 ph. +39 0574 742052
CARGO BAR BISTROT
Centro Pecci
Viale della Repubblica, 277 ph. +39 0574 531829
CASA TARGI
Piazza Mercatale, 180 ph. +39 0574 847698
CHE CICCIA C’È
Piazza del Collegio, 9 ph. +39 0574 30416
DOMUS CARNI DRY AGED
Via Giuseppe Valentini, 102 ph. +39 0574 1821221
DOPOLAVORO
Via Giuseppe Verdi, 28 ph. +39 0574 1826528
IL DEK ITALIAN BISTROT
Piazza delle Carceri, 1/2 ph. +39 0574 475476
ENOTECA BARNI
Via Ferrucci, 22 ph. +39 0574 607845
GI DOC RISTOBISTRÓ
Via dell’Accademia, 49 ph. +39 0574 611069
IL CAPRIOLO
Via Roma, 306 ph. +39 0574 1825326
IL PIRANA
Via Valentini, 110 ph. +39 0574 25746
INTERLUDIO
Via Pomeria, 64 ph. +39 0574 605200
LA BOTTEGA
DEL TIRO A SEGNO
Via di Galceti, 68 ph. +39 0574 693707
LAMÉ
Piazza Mercatale, 155/A ph. +39 0574 755473
LE FONTANELLE
Via Traversa del Crocifisso, 7 ph. +39 0574 622316
LE GARAGE BISTROT
Piazza San Domenico, 26 ph. +39 0574 24842
LIMONAIA 22
Via Firenze, 83 ph. +39 0574 592515
LISCA
Piazza S. Domenico, 1 ph. 39 0574 968326
MADDALENA
Piazza Sant’Agostino ph. +39 0574 31734
MANGIA
Via Ferrucci, 173 ph. +39 0574 57291
MEGABONO
Via Ser Lapo Mazzei, 20 ph. +39 347 8908892
MOLO16 FISHBAR
Via Settesoldi, 16 ph. +39 333 3254569
MURÀ
Piazza San Marco, 24 ph. +39 0574 961941
MYO RISTORANTE
Centro Pecci
Viale della Repubblica, 277 ph. +39 0574 1597312
OSTERIA
DEI FRANCESCAIOLI
Piazza S. Francesco, 8/A ph. +39 0574 040511
OSTERIA SU SANTA TRINITA
Via de’ Neroni, 4 ph. +39 0574 605899
PACA
Via Fra’ Bartolomeo, 13 ph. +39 0574 1820222
RAGIONA
Via del Melograno, 40 ph. +39 0574 1597416
RISTORANTE LA NASSA
Piazza Mercatale, 136 ph. +39 0574 606082
SCHIACCINO
Museo del Tessuto
Via Puccetti, 3 ph. +39 380 1795969
SHARK
Piazza S. M. delle Carceri, 5 ph. +39 0574 20523
SU.GO
Via Pomeria, 84 ph. +39 324 7837711
TO WINE IN PIAZZETTA
Via Cairoli, 15 ph. +39 0574 965874
VIENNA
Viale Piave, 41 ph. +39 371 3765085
TRATTORIE
AROMA DI VINO
Via Santo Stefano, 24 ph. +39 328 9557490
LA FONTANA
Via di Canneto, 1 ph. +39 0574 27282
LAPO
Piazza Mercatale, 141 ph. +39 0574 23745
OSTERIA CIRIBÈ
Piazza Mercatale, 49 ph. +39 0574 607509
OSTERIA LE CENTO BUCHE
Via degli Abatoni, 7 ph. +39 0574 694312
SOLDANO
Via della Sirena, 10 ph. +39 0574.830913
Via Pomeria, 23 ph. +39 0574 34665
TRATTORIA VIVANDA
Via Santa Trinita, 53 ph. +39 0574 1953198
PIZZERIE
CAVALLINO ROSSO
Via Curtatone, 3 ph. +39 0574 23143
DA TOMMI
RIDAMMI UN BACINO
Via Cesare Guasti, 11 ph. +39 0574 1594200
ELEMENTI
Via Agnolo Firenzuola, 33 ph. +39 331 393 3068
FANCY KING
Via Valentini, 21 ph. +39 0574 581343
IL CIRCO DELLA LUNA
Via dei Lanaioli, 17
Piazza del Duomo, 54 ph. +39 0574 954369
IL BORGO ANTICO
Via Gherardacci, 25/27 - Iolo ph. 0574 622707
IL RAGNO
Via Valentini, 133 ph. +39 0574 596700
IL SIPARIO
Via Firenze, 40 ph. +39 0574 562282
LA PIZZA DI REBE
Via A. Soffici, 32 - Fontanelle ph. +39 0574 634503
LA TORTELLERIA
Via Bologna, 196 ph. +39 0574 692641
MANI IN PASTA
Piazza Mercatale, 134 ph. +39 0574 063969
OFFICINA DEI GUSTI
Via del Capannaccio, 4 ph. +39 347 4997110
OFFICINA DOORS
Via del Palco, 64 ph. +39 379 3045341
OPIFICIO
Piazza San Marco, 39 ph. +39 0574 870500
PASSAPAROLA
Viale Galilei, 8 ph. +39 0574 468350
PIZZERIA MAGGIE
Via Bologna, 326 ph. +39 0574 460493
RADIO MASTRELLA
Via Settesoldi, 32
SECONDO TEMPO
Via F. Ferrucci, 164 ph. +39 0574 182 8960
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Viale della Repubblica, 236 ph. +39 334 3565349
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Via 5 Martiri, 29 ph. +39 055 8751408
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Via Cinque Martiri, 70 ph. +39 327 8358590
DA DELFINA
Via della Chiesa, 1 ph. +39 055 8718074
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IL GHIRIGHIO
Loc. Migliana, 29 ph. +39 0574 981103
LA CASTAGNA
Via di Migliana, 40 ph. +39 0574 981791
CARMIGNANO
LA VINSANTAIA
DI CAPEZZANA
Via Capezzana, 43 ph. +39 334 9499402
SU PE’I’ CANTO
Piazza Matteotti, 25/26 ph. +39 055 8712490
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Via Macia, 134 ph. +39 055 8719747
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Via Carteano, 1 ph. +39 0574 23010
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Via Val di Bisenzio, 159/3 ph. +39 0574 1672052
LA LOCANDA DEGLI ARTISTI
Via Bertini 76 - Schignano ph. +39 0574 983436
LA TIGNAMICA
Via Val di Bisenzio, 112 ph. +39 0574 984424
VERNIO
CIRCOLO ARCI
Via del Bisenzio 337 ph. +39 0574 957466
MESSAGGI DALLE STELLE
Consigli a trecentosessanta gradi seguendo il percorso degli astri
ARIETE (21 marzo - 20 aprile)
Prima e seconda decade in netta ripresa e cariche di entusiasmo; solo i nati 1-5 aprile avvertono le frenanti energie di Saturno, che staziona sui gradi del loro Sole. Contrattempi da metà agosto a fne settembre.
TORO (21 aprile - 20 maggio)
Giove contrario ai nati 23 aprile-10 maggio invita a non esagerare con il cibo e le spese inutili; inoltre i nati 9-13 maggio possono risentire dello squilibrio energetico provocato dall’eclisse solare del 12 agosto.
GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)
Marte nel segno fno a metà agosto vi pone al centro dell’attenzione celeste con uno ‘speciale’ invito alla prudenza per i nati 22-27 maggio, scossi sia dalle tensioni uraniane che dall’eclisse lunare del 28 agosto.
CANCRO (22 giugno - 22 luglio)
Saturno, che staziona in Ariete, disturba i nati 5-8 luglio, ‘bloccati’ nelle loro iniziative. Da metà agosto, Marte nel segno porta fretta e stress a prima e seconda decade in un arrembaggio senza costrutto.
LEONE (23 luglio - 23 agosto)
Menzione speciale per i nati 23-28 luglio, al centro di positivi e potenti incroci planetari. L’entrata di Giove nel segno ofre opportunità e nuovi incentivi ai nati 25 luglio-11 agosto, purché non esagerino.
VERGINE
(24 agosto - 22 settembre)
Le tensioni e le inquietudini create dal quadrato di Urano riguardano i nati 26-30 agosto, ma tutti gli appartenenti al segno possono risentirne; situazione più equilibrata da metà agosto a fne settembre.
BILANCIA
(23 settembre - 22 ottobre)
L’opposizione saturnina, che tormenta i nati 3-8 ottobre, si attenua per le energie marziane e per gli stimoli oferti da Giove. Da metà agosto a fne settembre si alternano momenti di tensione e incontri piacevoli.
SCORPIONE
(23 ottobre - 22 novembre)
Il quadrato di Giove dal Leone spinge prima e seconda decade a pretendere troppo e… troppo in fretta. Da metà agosto energia in risalita, ma, per via dell’eclisse, si consiglia prudenza ai nati 11-15 novembre.
SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)
Marte e l’asteroide Cerere contrari fno a metà agosto creano nervosismo e ostacoli in ambito familiare. I nati di novembre risentono delle insoferenze uraniane, ma Giove e Nettuno ofrono intuizioni ed opportunità.
CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)
Idee poco chiare per i nati 23-27 dicembre; situazione sempre delicata per i nati 1-6 gennaio. Da metà agosto a fne settembre tensioni, contrattempi e malumori sentimentali per prima e seconda decade.
ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)
Marte ofre molte energie fno a metà agosto, ma l’opposizione di Giove invita a scelte più ponderate. I nati dal 4 al 19 febbraio sono spinti in avanti dagli infussi degli asteroidi Cerere, Pallade e Vesta.
PESCI (20 febbraio - 20 marzo)
Nati 21-25 febbraio sempre inquieti e insofferenti, per via di Urano, ma tutti sono nervosi fno a metà agosto; dopo di che l’entrata di Marte nel segno amico del Cancro ofre energie e situazioni più promettenti.
a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo”, Associazione culturale pratese Le indicazioni interpretative si riferiscono alla sola posizione del Sole nei segni, perché un’analisi previsionale specifca richiede la conoscenza di data, ora e luogo di nascita del soggetto. Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it
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