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Primo Piano - Settembre 2021

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PRIMO PIANO Direttore: Lorenzo Soldani Redazione: Francesca Amadei, Fabrizia Amaini, Barbara Berretti, Emiliano Bertani, Marilena Bertani, Giacomo Bigliardi, Luisa Cigarini, Claudio Corradi, Tosca Covezzi, Sara Culzoni, Matteo De Benedittis, Mauro Degola, Giulio Fantuzzi, Luisa Gabbi, Liviana Iotti, Viller Magnanini, Adriana Malavolta, Maria Chiara Mantovani, Francesca Manzini, Francesca Nicolini, Maria Chiara Oleari, Luciano Pantaleoni, Maria Paparo, Guido Pelliciardi, Federica Prandi, Gian Paolo Rinaldi, Erik Sassi, Lorenzo Sicomori, Nadia Stefanel, Gabriele Tesauri Hanno collaborato: Francesco Ferrari, Gian Lorenzo Ingrami, Lucio Levrini, Maria Luisa Luppolini, Claudio Maioli, Pietro Oleari, Mauro Severi, Guido Silvestri, Erica Tacchini Impaginazione grafica: Studio il Granello Stampa: Tipografia San Martino snc San Martino in Rio (RE) Editore e proprietario: Circolo Culturale Primo Piano, Correggio Registrazione: Aut. Trib. di RE. n. 437 del 23/05/79 Iscritto al Registro Operatori Comunicazione (R.O.C.) con il n. 34700 Direttore responsabile: Liviana Iotti Segretaria di redazione: Tosca Covezzi Sede legale: via Santa Maria, 1 - Correggio tel. 0522 691875 info@primo-piano.info Abbonamento annuale: Ordinario 20 € Sostenitore 30 € Fuori comune 30 € On line (maggiorazione di 2 € Paypal) Digitale 10 € Come abbonarsi: Presso una delle seguenti sedi: - Berretti ferramenta e casalinghi P.za Garibaldi 11 - Caffè Mini Bar - C.so Mazzini, 30 - Edicola Andreoli Luisa - P.za Garibaldi - Edicola La Dolce Vita - P.le Aldo Moro (Espansione sud) - Edicola Porta Reggio - P.za Porta Reggio - Libreria Ligabue - via Conciapelli 16 - Libreria Moby Dick - C.so Cavour 13 - Tabaccheria B&B - via Repubblica 14/A - Tabaccheria Catellani - C.so Mazzini 15/b - Tabaccheria del Centro - P.za S.Quirino 10/b - Tabaccheria Mille Idee - via Tondelli 2/o (Espansione sud) - Tabaccheria Nuvola di Fumo - via Carlo V 8/a oppure - on line www.primo-piano.info - bonifico bancario BPER Banca filiale di Correggio IT 76 Z 05387 66320 000002937443 Chiuso in redazione: martedì 24 agosto 2021

In copertina: I coniugi Artenice Rinaldi e Brenno Bertani, davanti all'ex caserma dei Carabinieri che hanno comprato e donato al Comune per farne una Casa della Cultura (articolo a pag. 4)

VIRGOLETTE

Lorenzo Soldani

IL VALORE DELLA COMUNITÀ E DELLE BUONE NOTIZIE Non si può certo dire che Settembre sia il mese più amato dagli italiani: le ferie finiscono e ricomincia la routine. Nel nostro piccolo, con questa uscita cerchiamo di rendervi meno indigesto questo amaro “ritorno alla normalità”, per usare con diversa accezione un’espressione abusata di questi tempi. Certo, non si può dire che sia stata un’estate “normale”, nel bene e nel male, rischiarata dai trionfi sportivi dei nostri beniamini ma oscurata dall’ombra della pandemia e dei disastri naturali che hanno colpito l’Italia e l’Europa. Non è un caso che questo numero dedichi ampio spazio al cambiamento climatico, con l’intervista a Donatella Bianchi, presidente del WWF, ed il relativo follow up sul tema, come dicono quelli bravi, con le interviste ai nostri concittadini. Colgo l’occasione per fare un grande plauso alla redazione di Primo Piano, che ha profuso un grande sforzo per realizzare questo numero, ricco di contenuti e di riflessioni interessanti: anche ad Agosto e a dispetto di un anno davvero difficile, nessuno si è tirato indietro, anzi. L’ennesima dimostrazione della forza del volontariato, dell’importanza di restituire qualcosa alla propria comunità. Esattamente ciò che hanno fatto i protagonisti della nostra copertina, Artenice Rinaldi e Brenno Bertani, che hanno deciso di acquistare l’ex caserma dei Carabinieri e di donarla alla cittadinanza. Una scelta davvero commovente, in un’era che spesso pensiamo essere dominata esclusivamente dall’individualismo. Le buone notizie ci sono, basta andarle a cercare. Primo Piano prova a farlo, da sempre. Buona lettura!

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Comunità

anno 43 / n. 412

4 In dono al Comune la ex caserma Carabinieri

Ambiente

8 Emergenza clima, che fare?

Esperienze 10 Lo sguardo interculturale, il nostro futuro

Lavoro 12 Poi non si dica che chi cerca trova

Ricordo 14 Abolire la guerra non é un’utopia 17 Quel compagno sassalbino che piaceva ai correggesi

Istruzione 18 Prove invalsi 2021, un test inaffidabile

Sport 20 Tutti pazzi per il padel 26 Un secco no alla fusione con il Carpi

Attualità 21 San Martino in Rio val bene una visita

Turismo 22 Ma dove vanno i correggesi?

Distribuzione commerciale 24 Novità in casa Conad-Correggio

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Spettacolo 29 Un tuffo nelle storie della Bassa 34 Il corto girato in terra reggiana piace

Personaggio 30 Quei confetti creati per unire il mondo

Edilizia 32 Misura lodevole, ma piena di insidie applicative

Chiesa 36 Il prete, un ruolo alla dura prova dei tempi

Tanto per dire

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37 Libertà van gridando: ma davvero?

Musica 38 Il nuovo album di Vanni Cigarini

Eventi 39 Dopo un anno Garten è rifiorito

Rubriche 2 virgolette: Il valore della comunità e delle buone notizie 6 opinioni d'autore: Per il clima si deve fare di più 40 notizie in breve

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cronache impossibili: Vacanze galattiche come eravamo: Gildaldo Bassi, pioniere della nostra fotografia cultura popolare: S’aresi fat vo, in di me pagn? appuntamenti culturali: Cinema d’autore e incontri sulla musica agricoltura, verde, ambiente: Occhio al cartello e acquolina in bocca Correggio in gioco

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comunità

Giulio Fantuzzi

IN DONO AL COMUNE LA EX CASERMA CARABINIERI I CONIUGI BERTANI NE SONO I PROTAGONISTI

Lettere, mail, messaggi, telefonate, post su Facebook: una marea di apprezzamenti. Non se la sarebbero aspettata. Anche da parte di chi non avrebbero immaginato. Benefattori di assoluta mitezza, i coniugi Artenice Rinaldi e Brenno Bertani me ne parlano quasi commossi, contenendo a fatica, nella loro naturale ritrosia, una gioia immensa. Da qualche giorno, dopo le belle parole del nostro Sindaco, Ilenia Malavasi, che ha dato l’annuncio del loro gesto, tutti sanno. Si tratta della donazione al Comune, che avverrà a lavori di ristrutturazione ultimati e a loro carico, della ex Caserma dei Carabinieri di Viale Cottafavi, che i due coniugi hanno recentemente acquisito. La destinazione voluta e condivisa con l’Amministrazione è per una “Casa della Cultura” che affiancherà il Palazzo dei Principi per offrire nuovi spazi, polivalenti e funzionali, ai nostri giovani, ma non solo, che vorranno arricchire conoscenze e cittadinanza. Un’operazione costruita con il contributo professionale dell’avvocato Giulio Morandi, fiduciario di famiglia, e che avrà nell’architetto Mauro Severi il progettista del recupero di questo edificio, datato 1930. Correggio è ricca di azioni generose. Il dono è di casa. Lievito di una solidarietà diffusa che concorre al bene comune. Dono è, per tanti, il tempo di vita offerto alle mille

forme di volontariato civico. Dono è, per altri, risorse e investimenti per la sanità, per l’assistenza, per la sicurezza, come si è visto in tempo di pandemia. Tuttavia il dono di un immobile di tale entità, e per giunta riadattato allo scopo, non è cosa da tutti i giorni. Artenice e Brenno mi raccontano la loro vita, con molta cordialità. Insistono sui doni che loro hanno avuto. Lei insegnante di educazione fisica per più di trent’anni al Liceo e all’Einaudi; lui uomo d’impresa, fondatore e titolare della Meccanoplast, il gioiello che lo ha impegnato fino a pochi anni fa. Per Artenice il dono è stata la solidarietà seminata e ricambiata, l’empatia con gli allievi, con le famiglie che l’ha portata dopo la pensione ad attività di volontariato per ragazzi ed anziani. «Nel mio cuore sono scolpiti i doni di papà Emore, segretario della Camera del Lavoro di Cadelbosco e poi vicesindaco: il bene comune prima di tutto, un laico spirito di servizio per i più bisognosi. Essere di sinistra, come mi ritengo, per me vuol dire questo … e fare, operare senza fermarsi ai proclami» mi dice. Per Brenno il dono è stato quel clima favorevole che il tessuto imprenditoriale, sociale e civile di Correggio consente per fare impresa senza dimenticare l’etica. «Non mi piace menar vanto di alcunché. La fortuna mi ha tenuto benevola compagnia.

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L’edificio fu costruito nel 1930 come magazzino per stagionatura formaggi dalla Cassa di Risparmio di Reggio. Dal 1980 al 2007 fu sede della locale Caserma CC. Consta di circa 1.000 mq su due piani, con un giardino circostante di 4.000 mq

Ma non ne ho mai approfittato indebitamente. Né ho lasciato campo libero all’astuzia. Nei metodi aziendali mi ha sempre guidato l’onestà, e non me ne sono mai pentito. Perché l’onestà alla fine vince, statene certi». Sollecitato da Artenice, che lo richiamava ad inchinarsi al diktat dell’età, Brenno quattro anni fa ha ceduto la Meccanoplast al Gruppo AMA, che ne ha mantenuto il marchio e i prodotti, già apprezzati da un’affezionata clientela internazionale. E ora dall’economia alla cultura: iI passo è breve, basta volerlo. Si attraversa la frontiera della cosiddetta “economia civile”, una corrente di pensiero che trova diversi sostenitori tra economisti, filosofi, sociologhi. E che vede anche nei benefattori del dono e della gratuità degli artefici importanti di un modello di sviluppo che abbia la felicità umana come faro perenne. Brenno ne è un protagonista, a modo suo. «Sì, io credo che nel fare economia d’impresa si debba sempre avere a cuore l’interesse prima-

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rio della collettività. Il profitto ci vuole, ma resta un mezzo, mai un fine. E con questa donazione, frutto di una vita di lavoro, cerco di restituire alla comunità parte di quello che la comunità ha donato a me». «Spero che il mio gesto sia contagioso – prosegue - Che altri correggesi investano in questo campo come in altri, supportando le Istituzioni, più di quanto stanno già facendo. C’è bisogno di spirito di servizio, di gioco di squadra. È tempo. Perché il corso degli eventi non va spontaneamente e sempre nel senso del bene collettivo. Serve l’intervento dei volenterosi. Anche sul progetto in fieri della Casa della Cultura mi auguro che altri possano partecipare per configurare spazi, occasioni. Nessuna esclusione pregiudiziale». Artenice mi mostra una foto, scattata da Brenno, che raffigura lei stessa, a Palermo, in compagnia di tanti giovani venuti da ogni parte d’Italia per ricordare Falcone e Borsellino e chiamare all’impegno per la lotta contro la mafia e

la criminalità. «Per Brenno e me, il giorno della strage di Capaci, il 23 maggio del 1992, evoca una tristissima circostanza personale. Quella sera nostro figlio Fabrizio, appena ventunenne, perse la vita in un incidente stradale qui vicino. Fabrizio, un dono bellissimo, tanto voluto, tanto amato, ma andato troppo presto. Ecco, vedi: da allora tutti gli anni partecipiamo, il 23 maggio, a “Palermo chiama Italia” dove approda la nave della legalità. Lì tra i tanti giovani che arrivano, sfilano e parlano, noi ritroviamo Fabrizio. Abbiamo tanta fiducia nei giovani d’oggi. E con la Casa della Cultura offriamo ad altri anche una parte di quel dono che è stata per noi la vita di Fabrizio». Artenice e Brenno mi hanno aperto il cuore. Oltre alla gratitudine scatta in me, nel salutarli, il ricordo di alcune pagine luminose che Norberto Bobbio ci lasciò: l’elogio della mitezza. Virtù rara di questi tempi.

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opinioni d'autore

Luisa Gabbi

PER IL CLIMA SI DEVE FARE DI PIÙ L’ALLARME DI DONATELLA BIANCHI, PRESIDENTE WWF E VOLTO NOTO DI LINEA BLU

«Il PNRR non ha dato le risposte che ci aspettavamo e ci auguriamo che il Governo faccia di più». La giornalista, divulgatrice, esperta di ambiente a partire dalla risorsa Mare, Donatella Bianchi, volto notissimo della tv con “Linea Blu”, è presidente nazionale del WWF e del Parco Nazionale delle Cinqueterre. Ha risposto alle domande di Primo Piano, intorno a Ferragosto, nei giorni più caldi di quest’estate. Una stagione in cui abbiamo visto nello stesso tempo la terra sommersa dalle inondazioni e arsa dagli incendi, anche in Italia, per surriscaldamento, incuria ed eco-reati. Il clima della Terra è un’emergenza. Negli stessi giorni il rapporto dell’ONU ha rilevato che gli obiettivi di Parigi sono lontani e che, per salvaguardare il pianeta, occorre dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030, per portarle a zero nel 2050. «Abbiamo ancora l’opportunità di invertire la rotta, anche se le nostre chances

si

assottigliano

man

mano che passano gli anni. Serve un’azione urgente e forte per ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica e ripristinare la natura. Ma per vincere una sfida come questa è necessario uno sforzo straordinario che deve riguardare tutti. Non raggiungeremo il nostro obiettivo senza le istituzioni, le aziende e le persone con i loro comportamenti individuali. Senza un’assunzione di responsabilità individuale nei consumi e nei comportamenti di tutti i giorni non raggiungeremo il nostro obiettivo. Il nostro atteggiamento rispetto alla mobilità, all’utilizzo del monouso fanno la differenza». E qual è il contributo specifico che possono dare città con una Donatella, quali sono le misure più urgenti da assumere a livello di Nazioni del mondo per il clima del Pianeta Terra? «L’ultimo rapporto dell’IPCC conferma che gli esseri umani hanno alterato irreversibilmente il clima del Pianeta. Sappiamo perfettamente quello che dobbiamo fare, è scritto negli accordi

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di Parigi e in tutti i report che da decenni la scienza mette a disposizione dell’umanità. Il vero problema non è “cosa fare” ma “quando farlo”. Non c’è più tempo da perdere: si deve passare dalla discussione all’azione».

storia di sensibilità ambientale come Correggio? «Gli esempi sono importanti. Vedere che è possibile seguire le regole della sostenibilità e che la sostenibilità è un sinonimo di benessere per le comunità e le persone è certamen-

In che misura possono influire i

te un’iniezione di energia positiva, una

comportamenti individuali?

forte motivazione a superare i modelli

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che ci hanno portato a questo punto». C’è chi traccia connessioni tra Pandemia ed emergenza climatica, lei cosa ne pensa? «Le connessioni tra la nostra salute e quella del pianeta sono evidenti. Una grandissima parte delle malattie infettive che hanno afflitto e affliggono l’uomo - tra cui il COVID-19 - sono trasmesse dagli animali. Il 60% delle malattie infettive umane e circa il 75% di quelle emergenti, che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni (come la malattia del Nilo occidentale, la SARS, l’influenza suina A H1N1), sono di origine animale. L’inquinamento dell’aria e dell’acqua, i cambiamenti climatici, la distruzione di habitat prioritari, tra cui le foreste e le savane per fare posto a pascoli e monocolture destinate a produrre mangimi animali, l’alterazione dei cicli bio-geochimici, la resistenza agli antibiotici: sono tutti fenomeni che dimostrano concretamente a che livello di insostenibilità sia giunto l’attuale sistema zootecnico». Nel maggio 2020 lei è entrata a far parte del comitato di esperti in materia economica e sociale, presieduta dal Ministro Vittorio Colao, per organizzare la ripartenza italiana, ed è stata indicata per le valutazioni ambientali. Quali sono gli impegni più significativi, dal suo punto di vista, che il Paese può assumere nel PNRR a livello europeo in tema ambientale? «Il PNRR è certamente un’opportunità di rilancio per il nostro Paese dopo una crisi sanitaria, economica e sociale violentissima. Purtroppo dal punto di vista ambientale il bicchiere è mezzo vuoto, perché non si è fatto abbastanza per garantire la tutela e la ricostruzione della natura distrutta. Si fa largo un’idea di transizione ecologica basata sulla tecnologia e che ha come oggetto principale la produzione di energia. Ma la transizione ecologica deve ruotare intorno alla

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quantità di natura che riusciamo a ripristinare per la nostra sicurezza, per rispondere alla necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e per garantire il nostro benessere. Su questo il PNRR non ha dato le risposte che ci aspettavamo e ci auguriamo che il Governo faccia di più». Lei è un punto di riferimento per quanto riguarda la Risorsa Mare, che conosce e ha approfondito sotto tutti gli aspetti, anche quello dell’economia del mare. Come conciliare le opportunità di sviluppo e lavoro con la tutela delle risorse primarie, un turismo dolce e una economia sostenibile? «Di solito il mare è considerato semplicemente un posto meraviglioso dove andare in vacanza. Lo è, ma il mare genera anche un’economia, la cosiddetta blue economy, che è cruciale per il nostro Paese, non solo in termini di turismo ma anche di trasporti commerciali. Eppure nelle istituzioni, anche negli ultimi mesi, il mare è stato il grande assente dal dibattito. Il contributo dell’economia del mare al PIL nazionale è quasi doppio rispetto a quello della produzione di mezzi di trasporto e, con l’indotto, è di poco inferiore a quello dell’intero comparto agricolo. Esistono quasi 200.000 imprese italiane blu (circa il 3% del numero totale delle imprese) con una forte connotazione giovanile. Il 10% di queste, infatti, è stato avviato da under 35, e il 20% del totale è guidato da donne. Queste imprese producono annualmente beni e servizi per un va-

lore di oltre 43 miliardi di euro (oltre il 3% del PIL totale), con un trend in continua crescita, nonostante il quadro economico complesso anche prima della pandemia. L’economia del mare è ancora più importante in termini di occupazione. Complessivamente in Italia lavorano nell’economia del mare circa 900 mila addetti, ma le previsioni a livello europeo, parlano di 5 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa nel prossimo decennio, di cui 400-500 mila solo in Italia». Questo riguarda anche la terraferma. Dal 2019 lei è presidente del Parco delle Cinque Terre, patrimonio Unesco dal 1997, un tempo terra di pescatori e agricoltori. Tutte le nostre aree interne vivevano una volta di vita propria. Il Centro Italia oggi è in parte museo, in parte distrutto dal terremoto. È possibile pensare per queste aree di grande bellezza, ad un modo di viverle reale, durevole e sostenibile? «Se c’è una cosa che ci ha insegnato la Pandemia è che le nostre abitudini abitative possono essere modificate. Molti borghi sono diventati meta di smart workers che hanno deciso di lasciare le città. Oltre al turismo e alle produzioni agricole tipiche molti territori dovrebbero investire sui servizi e sulla qualità della vita, che sono vere e proprie calamite per chi vuole abbandonare la frenesia delle città».

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ambiente

Luisa Cigarini

EMERGENZA CLIMA, CHE FARE?

L'ALLARME SUL FUTURO DEL PIANETA TRA CORREGGESI

All’inizio del mese di agosto il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite ha divulgato il rapporto sul clima, nella cui introduzione si ribadisce che: “Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi”. Nonostante l’incipit allarmistico, il processo di cambiamento climatico in atto non è irreversibile. La ricetta per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050. Gli scienziati avvertono che se non si inverte la rotta, nel 2030 potremmo arrivare ad un aumento di 3 gradi e nel 2.100 fino a 4, con conseguenze molto pesanti anche sull’economia e sugli equilibri sociali del pianeta, come ebbe a dire anche Luca Mercalli a Correggio nel novembre 2019, al convegno organizzato da Primo Piano. Nel rapporto sono contenute indicazioni per i politici dei paesi più industrializzati che si riuniranno a Glasgow a no-

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vembre. Abbiamo raccolto alcune opinioni tra i correggesi, a proposito dei mutamenti climatici. Tra riflessioni, racconti di impegno quotidiano alla riduzione dei rifiuti e raccomandazioni ai potenti, ecco i loro pensieri. Barbara Purpura (impiegata, 46 anni) dice: «Mi sembra evidente che ci sia un cambiamento in atto e che ci sia tanto lavoro da fare. Non credo che, da parte dei Governi nazionali ci sia indifferenza perché le opportunità di confronto, come i diversi G20 che periodicamente si tengono ed i protocolli che ne sono conseguenza, testimoniano. Penso, però, che si potrebbe lavorare maggiormente a livello locale, nelle scuole, ad esempio, dove le iniziative che si propongono sul clima possono coinvolgere sia i ragazzi sia le loro famiglie. Probabilmente si dovrebbe lavorare di più sull’informazione e sulla comunicazione riguardo il tema del clima che cambia. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare scelte che non vadano ad impattare

sull’ambiente. Ad esempio, cerchiamo di acquistare meno plastica possibile: dai cotton fioc con bastoncini degradabili alle bottiglie in vetro, privilegiando i prodotti senza o con pochi imballaggi. Certo che siamo preoccupati dalle notizie sui disastri ambientali di cui leggiamo sempre più di frequente perché sono calamità che possono colpire tutti». Vanni Cigarini (musicista, 57 anni) afferma: «Penso stia cambiando un po’ tutto. Che sia per via di un processo evolutivo in atto o che sia per mano dell’uomo è difficile da stabilire. Tuttavia penso che il tema dei cambiamenti climatici e della tutela dell’ambiente sia diventato urgente e che occorra prendere dei provvedimenti significativi, a breve termine, per la salvaguardia del territorio, ad esempio, puntando sulle energie rinnovabili. Nonostante i problemi da risolvere siano tanti, credo che la soluzione migliore sia quella di affrontare un tema per volta. Si potrebbe cominciare da quello della qualità dell’aria e della riduzione delle polveri sottili che stanno creando problemi di salute seri. Poi si potrebbe passare alla battaglia contro la politica dell’usa e getta che

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sta causando una produzione smisurata di rifiuti e di plastica. Le persone esperte e competenti a dare soluzioni ai problemi dell’ambiente ci sono ma non si sa come possano fare valere il loro lavoro senza l’appoggio delle multinazionali. Al giorno d’oggi, se un potente del mondo volesse compiere un gesto eclatante, che lo consegnasse alla storia, dovrebbe fare qualcosa che andasse in controtendenza rispetto alla solita produzione di telefonini e automobili. Investire sul pianeta potrebbe essere una buona idea».

Francesco Ombrini (impiegato, 61 anni) dice: «É un problema in atto da anni. Possiamo ormai dire che la frase: “Non ci sono più le mezze stagioni” sia una verità, non più un luogo comune. Alla situazione di emergenza sanitaria è stata data una risposta obbligata, che ha avuto un impatto molto forte, cui si sono attenuti tutti. Sul clima si fa più fatica perché si trovano sempre delle scuse per rimandare, per non prendere una posizione netta. “E’ colpa della natura”, si sente dire. Eppure gli effetti del cambiamento sono sotto gli occhi di tutti e possono avere conseguenze pesanti. Se, ad esempio, si prosciuga un lago che era la fonte di sostentamento della comunità locale, accadrà che quella popolazione sarà costretta a cercare altrove un modo per sopravvivere ed emigrerà. Trovo che, di fronte a questi eventi, la politica faccia solo delle chiacchiere. Abbiamo assistito al fenomeno di Greta Thunberg ma non è abbastanza. Serve che le persone dedichino più attenzione adesso a quel che succede, non che pensino che sarà un problema solo delle generazioni future, in maniera molto egoistica, o che l’uomo riuscirà comunque a tenere testa alla natura. Gli eventi climatici estremi sono fenomeni che passano e che destano poca attenzione finché riguardano gli altri. Non ci si rende conto che il clima che cambia ha degli effetti anche sugli equilibri tra le popolazioni e penso che non vada molto lontano dal vero chi afferma che gli effetti degli scompensi ambientali saranno la causa dello scoppio della terza guerra mondiale, se non si prendono dei

provvedimenti seri, adesso». Edoardo Masoni (pensionato, 73 anni) afferma: «Secondo me è un problema che esiste ed è molto serio. É da affrontare perché riguarda il futuro di tutti noi. Il cambiamento del clima colpisce soprattutto le zone più povere del pianeta, nelle quali la popolazione ha scarsi mezzi per fare fronte a mutate condizioni ambientali che influiscono sull’economia locale. Penso che i paesi più industrializzati dovrebbero fare maggiori investimenti su questo tema e che dovrebbe muoversi di più la politica ad alti livelli. Occorrono delle azioni strutturate, di ampio respiro perché, anche se è utile che tutti noi siamo responsabili dei gesti che compiamo, nei confronti del rispetto del pianeta, è la politica nazionale ed internazionale che può fare qualcosa di incisivo». Che sia dovuto alla condotta dell’uomo o ad una fase evolutiva della Terra, un cambiamento rispetto al clima che abbiamo conosciuto fino a trent’anni fa è sotto gli occhi di tutti. Se si ripensa ai mesi del lockdown dell’anno scorso, quando in tutto il mondo è stata frenata l’attività dell’uomo per contenere il dilagare dell’infezione da coronavirus, vengono in mente le immagini degli animali a spasso per le vie delle città, la bioluminescenza marina lungo le coste americane e messicane del Pacifico, i dati sul miglioramento della qualità dell’aria in Pianura Padana. Fenomeni che, forse, fanno pendere la bilancia della responsabilità del cambiamento climatico dalla parte in cui sta l’uomo, piuttosto che da quella delle fasi evolutive che, nel tempo, si sono succedute.

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esperienze

Erica Tacchini

LO SGUARDO INTERCULTURALE, IL NOSTRO FUTURO A NOVELLARA, DOPO IL CASO SAMAN

Le donne della Rosa dei Venti (al centro Elana Carletti - in ginocchio Erica Tacchini)

Harpal, 32 anni, è di origine indiana. Ha iniziato a lavorare in una piccola azienda della bassa reggiana come operaio, subito dopo aver finito le superiori. Da lì ha iniziato la sua scalata, anche grazie a datori di lavoro che hanno creduto in lui e gli hanno permesso di intraprendere la carriera universitaria mentre lavorava. Grazie, forse, anche al suo essere a cavallo fra due mondi, due lingue, due paesi. Oggi lavora per una multinazionale biomedicale, abita a Dubai e con orgoglio racconta di aver potuto comprare una casa ai suoi genitori; l’unico inno che conosce è quello di Mameli. Shaheen, 30 anni, è di origine pakistana e ha studiato in Italia. Quando aveva solo 18 anni la sua famiglia l’ha costretta ad un matrimonio forzato con un parente, mandandola nel paese d’origine. Lei ha avuto la forza di ribellarsi, si è rivolta alle autorità italiane, è tornata a casa con la figlia avuta dal marito. Oggi abita in una casa protetta, lontana dalla famiglia, e cerca faticosamente di costruirsi un futuro. Lo deve alla sua bambina, perché lei non debba mai passare quello che è successo a lei. Adila, 28 anni, è di origine pakista-

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na. Ha studiato coltivando il sogno di diventare una dottoressa. Oggi è medico. Durante gli studi ha incontrato quello che sarebbe diventato suo marito. Ora sono sposati, hanno una bambina. Sono felici. Gokce, 31 anni, è di origine turca. È cresciuta e ha studiato in Italia. Passaporto turco cancellato, documenti ritirati: è successo a tanti giovani che, come lei, fanno parte del movimento che fa capo a Fethullah Gülen, contrario al regime turco. Da anni è senza documenti ed ora è in attesa della cittadinanza italiana, del Paese, cioè, che l’ha accolta e dove si è sentita ben voluta.

In questi mesi di esposizione mediatica si è però rischiato di dimenticare tutto quello che è stato fatto sino ad oggi dalle Amministrazioni che si sono susseguite. Questo senza voler nascondere, come dimostrano le brevi storie che abbiamo raccontato in apertura, tutto quello che ancora c’è da fare. Facciamo un passo indietro. Novellara ha fatto da sempre dell’intercultura la sua bandiera. Il 14% della sua popolazione è di origine migrante ma, prima della crisi economica, la percentuale ha superato il 18%. Basti pensare che qui, in un paese di tredicimila persone, sorgono il Tempio sikh (tra i più gran-

Queste storie sono molto diverse da loro, come lo sono le vite di ciascuno di noi. Tutte però gravitano attorno allo stesso centro: Novellara, con la sua piazza, i suoi portici, i suoi templi. La stessa Novellara che, nei mesi scorsi, si è trovata nell’occhio del ciclone, a dover fare i conti con i facili populismi e con il dramma di una ragazza, Saman, che a tutt’oggi risulta scomparsa.

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Sit-in per Saman in piazza Novellara il 28 maggio scorso

di d’Europa), il Tempio indu, una moschea, una chiesa ortodossa ed una Sala del Regno. Le comunità prevalenti sono indiana, pakistana e cinese. Per questa sua specificità Novellara è stata oggetto di studio del Consiglio d’Europa ed è inserita all’interno del Network delle città interculturali, di cui fanno parte città di tutto il mondo. Storie come quella di Saman o di Shaheen, di Harpal o di Gokce impongono una riflessione seria sulle seconde (ed ormai terze) generazioni di giovani migranti che vivono sui nostri territori, con un’attenzione ancora maggiore nei confronti dei diritti e delle pari opportunità. Per quanto riguarda la tutela della donna, da alcuni anni l’Amministrazione si interroga insieme ad altre istituzioni e ad associazioni operanti in questo campo, sul tema della violenza nei confronti delle donne e della sua correlazione con le culture “altre”. I casi più difficili sono stati quelli relativi ai matrimoni forzati che la nostra scuola aveva segnalato. Un fenomeno che sconvolgeva la vita di alcune ragazze adolescenti nate e cresciute in Italia, sino alla violenza psicologica se non addirittura fisica. Di qui la necessità di proteggere e sostenere un percorso di vita autonomo a chi lo avesse richiesto. Il Comune ha così nel tempo garantito protezione ad alcune ragazze e tuttora sostiene giovani donne straniere che hanno chiesto aiuto. Per prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne ed offrire un aiuto concreto alle vittime, in particolare quando sono straniere, è fondamentale imparare ad assumere uno sguardo interculturale, che sappia porsi in maniera consapevole di fronte alle “diversità culturali” e garantisca l’autodeterminazione della donna.

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Proprio per questa ragione, nel 2018, è nato il Centro culturale “La Rosa dei Venti”, creato grazie ad un finanziamento regionale che ha reso possibile la ristrutturazione di alcuni locali di proprietà del Comune. Inaugurato il 2 dicembre 2018, già nel primo anno di attività (prima della chiusura a causa della pandemia) ha registrato ben 1.200 accessi. Questo centro culturale “al femminile” è nato per offrire uno spazio adeguato per i corsi di italiano alle donne migranti e promuovere una serie di attività culturali e interculturali, di dialogo e conoscenza tra donne di origine migrante e non. Questo grazie ad un’offerta diversificata che va dal cineforum al corso di cucito, dai seminari di cucina agli atelier creativi, dalla condivisione dei vari momenti di festa religiosa, al racconto dei propri paesi di origine e delle proprie tradizioni, dagli incontri con la pediatra a quelli con la pedagogista, dai corsi di informatica a quelli per la patente. Coinvolgere donne sia italiane che straniere all’interno di tutte queste attività ritengo sia strategico per mantenere socializzazione, possibilità di scambio, di confronto e creare fiducia. Solo così si può evitare il ripetersi di vicende angoscianti come quella di Saman.

COSÌ IL SINDACO DI NOVELLARA, ELENA CARLETTI, IN CARICA DAL 2014 Nel prossimo autunno puntiamo alla ripartenza delle attività di conoscenza, coinvolgimento, di autonomia economica e professionale alla Rosa dei Venti. Ma, soprattutto, intendiamo promuovere un’attività di formazione e sensibilizzazione dedicata alla prevenzione ed al contrasto della violenza alle donne, rivolta a “sensori di territorio”: insegnanti, commercianti, figure del volontariato, amministratori condominiali, imprenditori agricoli, rappresentanti della società civile e operatori comunali. L’intento è di creare una rete informale capace di cogliere i primi segnali di violenza e di accompagnare il percorso presso le Istituzioni competenti in un sistema di “relazioni responsabili”. Crediamo che questa sia la vera sfida: un percorso di conoscenza, con la presenza di luoghi di fiducia, e di costruzione di relazioni di prossimità, per poterci avvicinare alle storie di questi giovani e di queste donne con competenza e sensibilità, senza generalizzazioni, senza giudizi e pregiudizi. Del resto, anche le Olimpiadi appena concluse ci parlano di un’Italia nuova, fatta di diversità che ci rendono più forti, più preparati e più uniti rispetto alle sfide globali. In un tempo così difficile, in cui nazionalismi e xenofobia soffiano come un vento rabbioso nel nostro Paese come in tutta Europa, ci sono tante piccole comunità, come Novellara, che credono sia fondamentale continuare a lavorare incessantemente per tessere relazioni e costruire opportunità. Solo così diamo gambe e fiato al futuro di tanti giovani e di tante donne. Ed il loro futuro è anche il nostro futuro.

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lavoro

Giacomo Bigliardi

POI NON SI DICA CHE CHI CERCA TROVA I GIOVANI TRA PRECARIETÀ, INCERTEZZE E SCARSE TUTELE

Quante volte anche quest’estate avete sentito la frase “I giovani non hanno voglia di fare niente”? Ristoratori e albergatori hanno lamentato la mancanza di intraprendenza e voglia di fare di chi si affaccia al mondo del lavoro; i giovani, dal canto loro, hanno evidenziato le criticità di contratti troppo precari e occupazioni mal retribuite, mettendo in luce aspetti che non possono essere ignorati. Per cercare di capire come questa situazione venga vissuta nel nostro territorio, a Primo Piano abbiamo iniziato da qualche tempo a raccogliere le storie di giovani di Correggio e dintorni che si affacciano al mondo del lavoro, per cercare di ricostruire un quadro sempre più dettagliato della realtà. In fondo a questo articolo, troverete anche qualche interessante considerazione che ci è stata fornita da un funzionario Filcams CGIL sulle condizioni di lavoro dei giovani reggiani.

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Ma incominciamo dalla storia che ci ha raccontato Giorgia, ventiquattrenne correggese che, quasi un anno fa, si era messa a cercare un lavoretto per occupare il tempo mentre scriveva la sua tesi di laurea triennale. Ha scelto così di provare con uno dei tanti motori di ricerca online dove è possibile caricare il proprio curriculum. «In quei siti vengono pubblicati annunci di qualunque tipo, senza restrizioni», spiega Giorgia, «e per un giovane sono il modo più rapido e semplice per poter trovare qualcosa. Si tratta di leggere un piccolo riassunto di cosa prevede l’offerta di lavoro e mandare il curriculum, tutto qui. Solitamente non ti ritorna nemmeno un feedback: la sensazione è quella di rapportarsi con qualcosa di muto. Avevo mandato circa una decina di curriculum, e dopo una settimana ho ricevuto una telefonata dall’impiegato di un’azienda interinale». Gli annunci presenti su questi portali sono infatti

spesso pubblicati dalle agenzie, che si occupano poi successivamente di contattare i diversi candidati per spiegare loro in cosa consista la mansione cui sarebbero stati assegnati. «È in quel momento che sono venuta a conoscenza del luogo di lavoro, dello stipendio e via dicendo», prosegue Giorgia, «Mi proponevano di fare la cassiera per un supermercato della zona. Il contratto era pensato per studenti universitari, ed era quindi articolato prevalentemente nei weekend. In realtà, lavoravo mediamente dalle 18 alle 27 ore settimanali». Giorgia ha così portato avanti questo lavoro per i tre mesi previsti dal contratto, ossia il periodo natalizio. Passato quello, un paio di giorni prima della fine del contratto, le è stato detto che non ci sarebbe stato nessun rinnovo. «Il contratto scadeva di lunedì, e il venerdì ricevo una telefonata dove mi dicono che non sarebbe stato rinnovato. Mi hanno chiesto se volessi dare ulteriori disponibilità, ma non erano in grado di dirmi che cosa avrei potuto fare, e quindi a quel punto mi sono ritrovata da capo». Questa è una storia comune a tanti giovani, che ruota intorno ad annunci online, agenzie interinali e contratti a termine non rinnovati. Qualunque tipo di lavoro permette comunque sempre di imparare e fare esperienza, e que-

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sto è sicuramente un aspetto positivo. Tuttavia, in questo meccanismo ci sono anche vari lati negativi. In primo luogo, spiega Giorgia, «Passando attraverso questi intermediari, non hai come punto di riferimento l’azienda per cui lavori. Per qualunque cosa non puoi rivolgerti a lei ma all’agenzia, che di fatto gestisce il tuo contratto. Non riesci quindi a confrontarti con chi lavora con te, ma con persone esterne che non sanno bene in cosa consista il tuo lavoro. E se questi meccanismi da un lato permettono un’assunzione rapida, dall’altro lato portano chi viene assunto a essere considerato come una risorsa usa e getta. Se a cercare lavoro è un ragazzo come me che studia, vive con i genitori e non ha grosse spese è un conto; ma se dovessi mettermi nei panni di qualcuno che ha necessità di un’occupazione per mantenersi, vedersi sfumare dalle mani il lavoro tre giorni prima della fine del contratto penso che sia una precarietà di vita troppo pesante». Assunzioni usa e getta, tanta precarietà e il rischio di togliere valore a quella che dovrebbe essere la risorsa per eccellenza, i giovani, i quali sono anche ben consapevoli di non poter aspirare a guadagni esorbitanti: un’altra fonte ha confermato a Primo Piano che mediamente le retribuzioni orarie in busta paga nei supermercati privati vanno da circa 4,50€ per i tirocinanti a 6,90€ per chi è assunto a tempo determinato o a chiamata. Andando in cerca di un parere competente, abbiamo poi parlato con Rossella Ciampa, funzionario Filcams - CGIL che si occupa del territorio reggiano. Riguardo alla nostra zona, il settore che viene evidenziato come più a rischio di scarse tutele è quello della ristorazione. «Vediamo spesso persone del settore della risto-

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razione che ci dichiarano una situazione in cui la loro tipologia contrattuale è non attinente alla realtà», spiega Ciampa, «I datori di lavoro molto spesso si assicurano una parvenza di regolarità con il classico contratto a chiamata ma nei fatti quello si rivela essere un contratto a tempo pieno: questo aiuta a eludere i controlli». Sono molto numerose le persone che si ritrovano in questo tipo di situazioni, spesso sono giovani e alla ricerca di un lavoro a ogni costo. Nella maggior parte dei casi, però, questo non porta ad apposite denunce e nemmeno a prese di posizione verso i datori di lavoro. Spesso queste persone preferiscono lasciare il rapporto di lavoro senza scontri, per non precludersi altre possibilità in futuro. «Il discorso per cui le persone non accetterebbero il lavoro è una diceria», afferma Ciampa, «Noi siamo ben contenti che finalmente la platea dei ragazzi si inizi a rendere conto che il lavoro vada valorizzato. Sanno di non avere garanzie e, pur di non passare una stagione in quel modo, preferiscono fare altro. Ci sono volte in cui i datori di lavoro provano perfino a non pagarli, questi ragazzi, che finiscono spesso per rinunciare a quello che spetterebbe loro. La maggior parte dei giovani viene nei nostri uffici nel momento in cui il danno è già avvenuto. Ci aiuterebbe che venissero prima di firmare un contratto, ma questo non succede». Scavando tra le varie esperienze, mettendosi a pensare a quale dovrebbe essere il valore dato a un lavoratore, si finisce per chiedersi a chi serva davvero continuare a ripetere che “i giovani non hanno voglia di far niente”. È davvero così? ELETTRAUTO MANUTENZIONE E LAVAGGIO CAMBI AUTOMATICI DIAGNOSI ELETTRONICA VENDITA E RIPARAZIONE PNEUMATICI RICARICA CLIMATIZZATORI ASSETTO RUOTE EQUILIBRATURA ELETTRONICA TAGLIANDI CERTIFICATI ANCHE PER VETTURE IN GARANZIA

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ricordo

Claudio Maioli

Guido Silvestri

ABOLIRE LA GUERRA NON É UN’UTOPIA

GINO STRADA, AMICO INDIMENTICABILE La scomparsa del fondatore di Emergency ha dato vita ad un intensissimo ricordo collettivo. Due nostri illustri concittadini, Claudio Maioli e Guido Silvestri, in arte “Silver”, hanno deciso di condividere con la redazione ed i lettori di Primo Piano le loro toccanti testimonianze di amicizia con Gino Strada. Li ringraziamo profondamente per il loro contributo, che segue.

Claudio Maioli Ho conosciuto Gino Strada nel 1999, in occasione della guerra nei Balcani. L’ Italia, per la prima volta dal 1945, era in guerra e bombardava. Andava contro la Costituzione che all’articolo 11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Il governo era di sinistra, guidato da Massimo D’Alema, e chiese alla musica di fare qualcosa per la missione umanitaria governativa “Arcobaleno”. «Ma come? Li bombardiamo e poi andiamo ad aiutarli?» mi chiesi. Cercai quindi un’associazione non governativa. Un amico comune, Nico Colonna di Smemoranda, mi mise in contatto con Gino Strada. Così conobbi lui ed Emergency, che da pochi anni aveva fondato. Da quell’incontro nacque il progetto “Il

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mio nome è mai più”, una canzone cantata da Ligabue, Piero Pelù e Jovanotti. La casa discografica e gli artisti versarono tutto il ricavato della vendita del cd (ad oggi il singolo più venduto in Italia) ad Emergency (2 miliardi di lire) con cui poi Gino costruì un ospedale a Kabul in Afghanistan. Il brano era contro ogni guerra.

Gino Strada fin da subito mi sembrò quella persona vera, onesta e solidale che negli anni a seguire ho conosciuto meglio ed apprezzato. Gino era così, crudo e schietto, ateo e di sinistra, carismatico ed incazzato col mondo, perché il mondo non capiva che le guerre ammazzano i civili e soprattutto i bambini, con quelle mine antiuomo colorate come giocattoli. Sì, avete letto bene, la mente umana è arrivata a partorire mine antiuomo colorate affinché un bambino le percepisca come un giocattolo e sia attratto da loro. Gino, poi, a quei bambini sopravvissuti in giro per il mondo, martoriati dalle bombe, spesso doveva amputare arti senza anestesia, con seghe a volte arrugginite, alle soglie del nuovo millennio! Era incazzato ed indurito da quel mestiere di medico di frontiera. Lo capivo perfettamente. Queste cose cambiano la tua vita per sempre. Il carattere si indurisce. Le parole e i pensieri perdono ogni filtro. Ho avuto il privilegio di essergli amico in questi ultimi ventidue anni. Amico, sì, una parola che uso ra-

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ramente, soprattutto in epoca social, se non per chi ritengo lo meriti. Con Gino Strada ci siamo incontrati in una dozzina di occasioni e sentiti al telefono decine e decine di volte. Ogni volta avevamo entrambi la percezione che stessimo remando sulla stessa barca, distanti ma nella stessa direzione. Tre anni fa lo incontrai a casa sua, a Venezia, dove mi invitò per parlarmi di un progetto che voleva condividere: un concerto a Reggio Emilia, al Campovolo, con artisti italiani e internazionali con un titolo forte, “Abolire la guerra”. Il mio primo impatto fu pragmatico

Mi limitai ad un «hai ragione, è una follia pensarlo possibile, ma perché no? Da un piccolo seme nascono alberi massicci. Quel seme va piantato e annaffiato». Poi il Covid ci ha fermati e il progetto è rimasto nel cassetto. Ora la morte di Gino Strada ci lascia tutti sbigottiti e culturalmente soli. Quella sua sana follia, quella schiettezza e lucida incazzatura di pensiero non devono andare disperse. Devono diventare un insegnamento per costruire un mondo migliore. Più solidale e aperto verso gli ultimi. Dove il dialogo ristabilisca eguaglianza sociale. Un posto in cui, come mi hai insegnato tu, Gino, le

e ironico: «Non basta un “contro la guerra”? Abolire la guerra è un’utopia!». Gino poi si spiegò molto bene: «Agli inizi del 900 la schiavitù era una cosa accettata da tutti, poi l’abolizione della schiavitù è entrata nella cultura dei popoli. Oggi esiste ancora la schiavitù in altre forme ma le persone pensano che sia una cosa vietata e cattiva. Vorrei che anche la guerra venisse pensata cosi».

guerre tornino ad essere un ricordo di una stagione barbara del passato. Dove un’umanità super connessa non trovi più scuse per non sapere. Ti voglio bene Gino, ovunque tu sia. Sono certo che il popolo di Emergency saprà annaffiare il seme che hai piantato. E perché quel concerto si possa fare, il mio impegno non mancherà. Riposa in pace amico mio.

o scont

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Guido Silvestri Sperando che non sia troppo tardi, vorrei contribuire alla de-canonizzazione di Gino Strada. Qualcuno lo ha già definito “santo laico”, uno dei tanti brutti ossimori che infestano il nostro parlare, come “missione (militare) di pace”. Ho visto nascere Emergency nel tinello di casa sua, con la moglie Teresa Sarti e la piccola Cecilia. E non c’era odore di incenso. All’epoca, la prima metà degli anni Novanta, Gino Strada era un chirurgo alla ricerca di qualcosa che non fosse una banale carriera da chirurgo. Voleva fare qualcosa di socialmente importante. Ammirava tutti quelli che con il proprio lavoro, di qualunque lavoro si trattasse, erano riusciti a incidere le proprie iniziali sulla corteccia della Storia. Come volontario aveva già conosciuto gli effetti delle guerre in giro per il mondo con la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere, ma riteneva che si potesse fare di più e meglio. Di questo si parlava. Raccontava nel dettaglio degli effetti delle mine antiuomo, di come queste fossero disseminate in tutti i paesi maledetti dalle guerre e di come continuassero a ferire, dilaniare e uccidere (soprattutto bambini) e avrebbero continuato a farlo anche a guerra finita. Mine antiuomo prodotte qui, a pochi chilometri da noi, dalla Valsella Meccanotecnica di Brescia, controllata al 100% dalla Fiat. Qualche sera dopo, ospite del Maurizio Costanzo Show assieme a Teresa, parlò proprio di questo e presto, anche grazie alla pressione di un gruppo di lavoratrici dell’azienda, la Valsella riconvertì la propria produzione. Basta esplosivi. Non fu un miracolo. Nessun raggio divino li circonfuse. Fu la sem-

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caldi fronti di guerra. Si stava realizzando il sogno di Gino Strada. In quel periodo lo ricordo così appassionato ed entusiasta da far trapelare un’esultanza incontenibile, ma molto terrena. Lo stesso sentimento che avranno provato, ne sono sicuro, anche Padre Pio o Madre Teresa, consci di aver raggiunto gli obiettivi del loro operare. Per questo non dobbiamo fare di Gino Strada un santino; i santini sono fatti per essere messi sull’altarino, con un cero e un fiore davanti. Poi il santino ingiallisce, il cero si consuma e il fiore appassisce, ma intanto il noplice azione di persone che non volevano rendersi complici di bestialità perpetrate da esseri umani nei confronti di altri esseri umani. Fu in quel periodo che Emergency prese forma. Gino e Teresa coinvolsero amici e conoscenti trasmettendo loro la sensazione di stare partecipando a qualcosa di davvero importante, di poter realmente incidere positivamente ognuno con le proprie capacità sull’in-

differenza e il cinismo. Qualcuno disegnò il logo, quella “E” famosa ormai in tutto il mondo, giornalisti, inviati di guerra e commentatori dettero visibilità e supporto all’organizzazione, io con il mio staff produssi l’opuscolo di cui sono proposte qui alcune immagini, e soprattutto iniziarono ad arrivare autocandidature di volontari, medici e non, disposti ad aggregarsi al personale dei più sperduti e

stro dovere l’abbiamo fatto, la nostra venerazione gliel’abbiamo tributata e buonanotte al secchio. No, niente santini. Gino era un uomo come noi, forse meglio o anche peggio di noi. Ma ha fatto fino in fondo quello che tutti gli uomini dovrebbero fare: avere rispetto di sé e degli altri.

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ricordo

Lucio Levrini

QUEL COMPAGNO SASSALBINO CHE PIACEVA AI CORREGGESI

VINCENZO BERTOLINI, PERSONA DI GRANDE INTELLIGENZA E UMANITÀ dere le sue idee con forza, anche con gli insegnanti. Era una persona semplice, che dava molta importanza ai rapporti umani, alle relazioni personali. Aveva idee chiare e le esprimeva con sicurezza. Alcuni insegnanti lo avevano preso di mira rendendogli la vita scolastica più difficile, ma lui reagiva sempre con ironia. Vita dura a quei tempi per i non allineati.

Scomparso il 14 giugno scorso a 77 anni, cresciuto a Correggio è stato l'ultimo segretario del Pci reggiano

Un “immigrato” da Sassalbo, noto centro di anarchici. Noi scherzavamo su queste sue origini, di cui si vantava, abbastanza lontane dalla sua anima riformista. Una grande intelligenza e umanità tenevano insieme queste due anime politiche che Vincenzo Bertolini interpretava con grande naturalezza ed onestà intellettuale. Allineato sempre al suo Partito, il PCI, senza perdere l’anima. Capace di ascoltare chi la pensava diversamente. Per questo era un piacere parlare con lui. Ho raccolto quattro testimonianze: di due compagni di classe al Liceo Corso (Claudio Bizzarri, detto “Piffo”, e Gino Schianchi) e di due compagni di partito (Giulio Fantuzzi e Viller Masoni).

Gino «Lo ricordo come una persona disponibile, sincera, leale, cordiale. Eravamo amici. Abbiamo studiato insieme, andavo a casa sua, a Lemizzone. Una casa accogliente; ci sono andato diverse volte. Aveva una motoretta, un Galletto, che guidava in modo spericolato. Lo so perché ci salivo con lui. Era una persona gioiosa. Amava la vita. Ricordo i terribili professori del tempo che non avevano una particolare simpatia per Vincenzo, per le sue idee politiche. Come quel giorno in cui venne scuola con una camicia rossa e il prof. ironicamente: “ecco il nostro Bertolini il garibaldino”. Era una persona sincera, che non aveva nessun pregiudizio». Giulio «Da segretario provinciale del PCI , Vincenzo fu fautore di un’alleanza politica nuova in Comune a Reggio, tra quattro partiti, dopo la stagione del monocolore

comunista, credendo poi in me per guidarla. Anima inquieta, dotato di grande intuito politico, mai pago di sé e dei traguardi raggiunti. In tempi in cui non eri tu a candidarti ma erano altri a farlo per te, declinò per sé incarichi più gratificanti. Vincenzo era buono, simpatico, ironico. In campo sportivo vantava le sue qualità di ala tornante, unica ombra che mi resta. Mi scuserà sua nipote Milena, che di calcio se ne intende più di me. Ma in campo politico Vincenzo diede un bel contributo per fare del Pci una casa grande, libera e accogliente». Viller «Ho conosciuto Vincenzo alla fine degli anni Sessanta. Ricordo che in occasione di un incontro di partito mi invitò a tenere una sorta di relazione sul movimento studentesco. Vincenzo apprezzò molto il mio intervento, del cui contenuto adesso non rammento nulla; ricordo invece benissimo – e questo significa che la cosa mi colpì molto – che nella sua replica Vincenzo sottolineò il fatto che avevo spesso usato formule tipo “secondo me”, “a mio parere”, invitando i presenti ad aderire a questo approccio: pensare con la propria testa. Vincenzo, dunque, una mente aperta, che favoriva il rapporto con gli altri, con i quali discuteva, anche animatamente, ma sempre con grande rispetto delle loro posizioni».

Claudio «I ricordi che ho di Vincenzo sono gioiosi, divertenti. Belli quei pomeriggi a casa di Gino fra compiti, chiacchiere, risate! Si unì a noi in prima liceo. Era più maturo di noi, sapeva più cose della vita, aveva una visione del futuro, e questo era affascinante. Quello che di lui mi aveva colpito dall’inizio era il riuscire a difen-

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istruzione

Matteo De Benedittis

PROVE INVALSI 2021, UN TEST INAFFIDABILE

SERVE ALTRO PER LA BUONA SCUOLA

A metà estate è arrivata una notizia bomba: le scuole italiane fanno schifo. L’Inghilterra aveva appena perso gli Europei, le Olimpiadi dovevano ancora cominciare, e si vede che c’era spazio libero sulle colonne dei notiziari. Oggi, che le scuole stanno cominciando, vale la pena di vedere se era vero, che le scuole italiane fanno schifo.

(Spoiler per chi deve andare a girare il minestrone che se no si attacca: no, le scuole italiane non fanno schifo). E allora, se le scuole italiane non fanno schifo, come mai i giornali, i telegiornali, i radiogiornali, i webgiornali e il mio gatto si sono messi a ripetere questa notizia? Solo perché avevano spazio, e nessun giallo dell’estate da sbattere in prima pagina? (Un mio co-

noscente sostiene che i killer dei gialli dell’estate siano le troupe televisive, e forse ha ragione). No, i tele-radio-giornali hanno dato questa notizia perché le prove Invalsi hanno dato risultati deludenti. Ovvero che l’anno scolastico 2020-21 era stato poco efficace, che gli studenti italiani non sanno leggere, scrivere, far di conto, inglesizzare eccetera. Ma và? Se lo chiedevano a me, glielo dicevo io, senza spendere un sacco di soldi per le prove Invalsi (che, per chi non lo sapesse, costano, e anche un bel po’ - vi risparmio i calcoli, fidatevi). Il fallimento dell’Invalsi non è colpa della Dad, non è colpa degli insegnanti e nemmeno degli studenti. Colpo di scena, non è colpa di nessuno. Il giallo si infittisce. Noi lettori di Conan Doyle non possiamo accettare che nessuno abbia la colpa! Bisogna pur tagliare la testa a qualcuno. Va bene, va bene, mi avete convinto: se bisogna proprio tagliare la testa a qualcuno allora tagliamo la testa all’Invalsi. Lo so che le regole dei gialli dicono che la vittima non può essere anche l’assassino (cioè, può, ma poi viene fuori un giallo così così), ma in Italia ragazzi succede di tutto. Vi spiego. O meglio, vi racconto quello che ho visto. Perché io c’ero quando i miei studenti di quinta liceo hanno fatto le prove Invalsi. C’ero: testimone oculare.

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Allora: mettiti nei panni di un ragazzo che non vede i suoi compagni da circa tre mesi (se c’è una cosa buona della Dad è che ha fatto venire voglia agli studenti di venire a scuola - vi rendete conto? Studenti che vogliono andare a scuola: siamo dalle parti del miracolo). Ecco, dicevamo, sei uno studente e sei stato davanti a uno schermo tre mesi, torni a scuola e cosa fanno immediatamente i tuoi insegnanti? Ti mettono davanti a uno schermo. Segue dialogo simulato ma realistico. “Ma fa media?” chiedono, e tu, insegnante, costernato, dici: “Ehm... no”. “Ah, ma allora perché dobbiamo farlo?” “Eh, per fare contento un po’ il ministero, un po’ i giornalisti che fra gli europei e le Olimpiadi non sapranno cosa scrivere, un po’...” “Cioè, siamo in presenza dopo mesi che ci vediamo a distanza, e dobbiamo usare questo tempo in presenza per fare una prova che a me non serve a niente?” “Be’, veramente serve a far fare bella figura a noi insegnanti, e poi l’immagine della scuola...” “Sì, sì, va bene, dai iniziamo che prima iniziamo prima finiamo”. Iniziano, e quando la risposta è facile cliccano giusto, ma quando le domande sono difficili? Tu cosa faresti? Lo faresti coscienziosamente solo se appartieni a due categorie: i samaritani e gli enigmisti. I primi sono gli studenti che, riconoscenti alla scuola italiana per i lustri passati ivi a nutrire la propria mente “et lo proprio core”, scelgono, come opera di volontariato, il grande rigore morale che serve a cercare di rispondere giusto o comunque al meglio del-

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le proprie capacità. Potreste pensare che studenti così non esistano e invece esistono. Sono pochi, ma esistono. Soprattutto studentesse, per quel che ho avuto modo di osservare. La seconda categoria sono quelli che affrontano l’invalsi come se fossero le parole crociate semplificate o il sudoku o il calcolo enigmatico, e cercano di farle bene solo per il gusto della sfida mentale. Notizia: anche gli studenti enigmisti sono una piccola minoranza. Ha senso quindi affidare la riuscita di questa rilevazione a queste due risicate minoranze? Onestamente io, a diciannove anni, che pure sono sia enigmista che samaritano, non so cosa avrei fatto, fossi stato nei loro panni. E così dei novanta minuti (novanta, come Italia-Galles) che hanno a disposizione, l’enorme maggioranza degli studenti italiani ne usa dieci, quindici, venti, e poi si gode la presenza. Avreste fatto diversamente? Quindi la questione non è se le scuole italiane facciano schifo (non lo fanno, sono fra le migliori al mondo), ma se facciano schifo i sistemi di rilevazione Invalsi, che, tra l’altro, sono sempre in linea con le rilevazioni Ocse-Pisa. Ovvero: le scuole delle regioni ricche funzionano bene, quelle delle regioni meno ricche funzionano meno bene. Ma và? Non lo sapevamo già? Per farcelo ripetere (anzi, per sentirci dire che le scuole italiane sono peggiorate) abbiamo sottratto ore di preziosissima presenza a tutti gli studenti italiani, appena tornati a scuola e che di quella presenza avrebbero avuto un sacrosanto bisogno (e un sacrosanto diritto). Invece li abbiamo messi davanti a uno schermo. Insomma, il 2021 non era proprio l’anno adatto per l’Invalsi. Bisognava proprio?

E con questo non vogliamo dire che la scuola non abbia problemi. Ma, vivendola tante ore al giorno tutto l’anno, mi sembra che i problemi della scuola non siano individuabili (né tanto meno sanabili) tramite il test Invalsi. Visto che la qualità della scuola non è mai maggiore della qualità dei suoi insegnanti, occorre lavorare unicamente sulla formazione e motivazione dei professori, in ogni fase della loro carriera. Innanzitutto durante il reclutamento, dando regole chiare e stabili nel tempo e nello spazio. Concorsi, scuole di formazione, di specializzazione, quello che vi pare, basta che decidiate e poi vi diate una calmata (mi rivolgo a ministero e sindacati, ovviamente). Vi diate una calmata per sempre. Pensate agli scacchi: farebbe ridere se negli anni pari si giocasse con due regine e negli anni dispari con una, o se a seconda della regione italiana cambiasse il numero dei pedoni, o se la torre dal 1999 muovesse in diagonale. Ecco, per le regole di reclutamento degli insegnanti è così: cambiano nel tempo e nello spazio. E poi occorre curare la qualità degli insegnanti nei primi anni di insegnamento, dove le energie sono fresche e le idee brillanti. E infine valorizzare gli insegnanti esperti, in una scuola che non sia un progettificio, ma che curi l’azione d’aula (ovvero lezioni e verifiche, con tutto ciò che ci sta intorno), l’unica realtà davvero formativa per le generazioni del futuro. E l’Invalsi lo teniamo buono per la settimana coi tre giovedì... e magari senza una pandemia.

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sport

Francesca Nicolini

TUTTI PAZZI PER IL PADEL

NOTTI MAGICHE NEL NUOVO CAMPO A SAN MARTINO IN RIO

“Notti magiche inseguendo un goal, sotto il cielo di un’estate italiana”. Così cantano Edoardo Bennato e Gianna Nannini negli anni ’90. Non solo campioni d’Europa nel calcio, ma anche vincitori di 40 medaglie olimpiche a Tokyo. Un Paese intero che si torna metaforicamente ad abbracciare grazie alle proprie imprese sportive. Senza dimenticare Matteo Berettini, finalista a Wimbledon, e Camila Giorgi, vincitrice dei National Bank Open nel tennis. Sarà che a fare il tifo viene voglia di giocare, ma è oggettivo l’incremento di adesioni per gli sport praticati all’aperto. San Martino in Rio ha accolto questa necessità, figlia certamente anche del Covid, e l’ha resa possibile a partire dal 18 luglio con l’inaugurazione del campo da padel, uno sport in forte crescita a livello nazionale. Si gioca in un campo rettangolare chiuso sui quattro lati. Le sponde in vetro vengono utilizzate e permettono agli spettatori di poter assistere alla gara da qualsiasi angolazione. É un ottimo allenamento perché non prevede tempi morti. Giocarci dà soddisfazione fin da subito, perché non è richiesta particolare tecnica. Ci confida Marcello Malagoli, presidente del Circolo tennis di San Martino: «dopo dieci giorni dall’inaugurazione del campo si è registrata un’affluenza di cir-

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ca 150 persone in più. Ne siamo felici, significa che è un investimento che trova immediate conferme. Dal 27 al 29 agosto ospiteremo i campionati nazionali maschili di padel, ne siamo orgogliosi». Aggiunge: «il nostro è un circolo pubblico medio-piccolo. Per poter giocare non è necessario divenire soci, questo lo rende molto fruibile. Il campo da padel, come anche i nostri altri quattro campi (tre in cemento e uno in terra rossa) permettono alle persone di tenersi in movimento e divertirsi anche senza avere particolari obiettivi sportivi. La media dei giocatori di padel è tra i 20 e i 35 anni, la fascia d’età che manca al tennis. É bello vedere così tanti giovani tra noi». Il nuovo campo è costato 45.000 euro, cifra raggiunta anche grazie al supporto degli oltre 100 soci e agli sponsor, che anche in un momento storico così difficile non si sono tirati indietro. Una persona che ha creduto fortemente nel progetto è Luisa Ferrari, assessora allo sport: «l’inaugurazione ufficiale del campo si terrà il 4 settembre, alla presenza del presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l’onorevole Andrea Rossi e l’intera giunta comunale. Esiste da sempre una bella sinergia con il Circolo tennis, a dimostrazione che quando si instaura un dialogo costruttivo alla base i risultati poi si vedono. C’è stata una grande col-

laborazione tra i tecnici dell’impianto sportivo e l’ufficio tecnico comunale, nelle figure dell’Ing. Fabio Testi e della Geom. Sonia Bacchini». Conclude: «si pensa che la difficoltà stia solo nella costruzione, ma in realtà si deve tenere conto di tutte le fasi della vita di un impianto sportivo. Sono fondamentali la progettazione, la costruzione, il collaudo e anche la manutenzione. Non si può trascurare nessuna di queste fasi, altrimenti si rischia di investire male energie e risorse». In merito a questo aggiunge Marcello: «il campo è stato montato in tempi record, pezzo per pezzo. É stata fatta un’accurata ricerca dei materiali, che ha dato lavoro anche a ditti locali. Il campo è stato costruito su una piattaforma polifunzionale, che un domani, se necessario, potrà essere utilizzata per altri sport. Contiamo di utilizzarlo fino a ottobre e ripartire da febbraio, se il meteo ce lo permette». Ringraziamo Marcello e Luisa per l’intervista e vi invitiamo al Circolo Tennis San Martino perché il padel vi aspetta fino a tarda sera. É ancora tempo di notti magiche! Per maggiori informazioni: visitare il sito www.sanmartinosport.it chiamare al numero 0522 64 61 91 per prenotare il campo.

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attualità

Mauro Severi

SAN MARTINO IN RIO VAL BENE UNA VISITA

LICIA COLÒ, TRA DI NOI, TESTIMONIAL D'ECCEZIONE

Licia Colò tra l'architetto Mauro Severi che le illustra la Rocca e il Sindaco Paolo Fuccio

L’interesse suscitato in Licia Colò, in visita a San Martino in Rio nel luglio scorso, dal valore dei nostri centri minori, ci riporta alla responsabilità di valorizzare e diffondere la conoscenza del patrimonio storico e artistico tramandatoci dai nostri antenati. Giriamo per il mondo ansiosi di conoscere e comprendere la lezione della storia, poi non ci accorgiamo delle ricchezze culturali prossime a casa. L'area vasta medio padana è piena di piccole capitali con patrimoni artistici incredibili che superano in qualità percorsi turistici convenzionali, normalmente ritenuti unici. Immaginiamo il percorso: da Scandiano a San Martino in Rio, da Correggio a Carpi, da Novellara a Guastalla e a Gualtieri. Si possono aggiungere poi le capitali dei tanti stati gonzagheschi del mantovano. Un itinerario che, se messo a sistema, non ha niente da invidiare ai tanti percorsi turistici europei, compreso il più famoso, quello legato ai castelli della Loira. Ai monumenti ed al paesaggio, poi, il nostro territorio può aggiungere una tradizione agricola e culinaria che vanta prodotti tra i migliori al mondo. Non di-

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mentichiamolo. San Martino in Rio rappresenta un caso quasi unico. Una piccola capitale governata da un ramo estense cadetto con l'autonomia di uno Stato, a meno di venti chilometri dai Ducati autonomi di Reggio Emilia e Modena, e a pochi chilometri dai Principati di Correggio e di Carpi. Oggi la particolarità del piccolo centro emiliano, che porta il nome del santo che ha diviso a metà il mantello, è quella di avere al centro una vasta area sistemata a parco, già occupata da un recinto fortificato di cui resta una rocca, frutto di continue trasformazioni dal decimo secolo ai nostri giorni. Queste trasformazioni ne fanno un grande “libro di storia”: un racconto assolutamente unico delle trasformazioni edilizie e degli apparati decorativi per la storia della architettura e della decorazione emiliana dal quattrocento al novecento. Questo è il contesto storico che ha incuriosito e spinto alla sua visita Licia Colò, conduttrice televisiva, divulgatrice scientifica, scrittrice e giornalista sempre alla ricerca di cose uniche e sconosciute. Tramite segnalazione di amici è venuta a conoscenza di San Martino in

Rio. Rimane sorpresa, sbalordita dalla sua rocca. Accompagnata dal sindaco Paolo Fuccio, dall'assessore alla cultura, dal sottoscritto e da altri funzionari della Biblioteca Civica e del Museo dell'Agricoltura, percorre le sale e gli spazi dell'edificio con la testa all'insù per guardare gli affreschi raffiguranti le imprese estensi di Borso d'Este e dei discendenti del fratello Sigismondo. Al giro degli affreschi della sala dell'unicorno, delle grottesche cinquecentesche e dei saloni seicenteschi decorati dal correggese Bianchi, si è aggiunta la visita al museo dell’agricoltura, il primo etnografico regionale dedicato al primario e alle tradizioni popolari del territorio. Il museo, ricco di pezzi unici, occupa le sale del piano terreno e i sotterranei dell'edificio. Al primo piano la Biblioteca è inserita nelle stanze dell'appartamento nobile tra stucchi, cineserie e affreschi di vari periodi che dialogano con gli arredi contemporanei e parlano ai ragazzi che frequentano l'istituzione culturale. Ce n'è abbastanza per stupire la Colò. Così, dopo la visita, ci sollecita a far conoscere questa realtà di grande interesse e a richiamare l'attenzione dei tanti turisti che percorrono centinaia di chilometri. Ma anche di chi abita qui intorno e ignora le meraviglie di casa.

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turismo

Adriana Malavolta

MA DOVE VANNO I CORREGGESI?

RIPARTENZA LENTA E VACANZE ITALIANE, SEMPLICEMENTE In piena estate, non è così semplice mettere insieme un campione abbastanza rappresentativo della popolazione di Correggio. Sarà necessario tenere sott’occhio i dati nazionali, fare ricorso alle agenzie di viaggio, agli amici, ai vicini e ai conoscenti; indispensabili le interviste ai giovani. La percezione è che circa la metà dei nostri concittadini si sia regalata una vacanza, breve o più lunga, come il resto degli Italiani: sembra proprio l’estate della ripresa. “Una ripartenza lenta. Gli italiani tornano a dedicarsi a viaggi e vacanze, anche se i dati del 2019 sono ancora lontani”, stando alle principali risultanze della survey “Gli italiani e le vacanze della ripartenza” realizzata da italiani. coop per Robintur Travel Group. Le scelte sulle località e sul tipo di sistemazione dipendono ancora dalla pandemia, ma con una maggiore fiducia dovuta alle vaccinazioni: nello scorso anno prevalse la richiesta di sistemazioni in case vacanza, quest’estate invece si ritorna negli hotel e nelle pensioni, confidando anche nella serietà degli albergatori, ai quali conviene garantire la massima sicurezza degli ospiti. Secondo i dati ISTAT rilevati nel Maggio 2021, il 51% degli italiani pensava di andare in vacanza. La stragrande maggioranza ha scelto l’Italia: il 63,6% in regioni diverse da quella di residenza, il 33,3% nella propria regione. Quanto alla tipologia, risaltano i fine settimana ed i periodi più lunghi (15 giorni in media); le località scelte sono in prevalenza quelle marine, con un incremento del 15%; le mete più ambite la Toscana, la Liguria, le Marche, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna. Rimangono stabili i fedeli della montagna, con l’aggiunta di quanti sono alla ricerca di luoghi meno affollati, dove si possono vivere ampi spazi ariosi. Il 51% si è detto non condizionato dalla

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pandemia nella scelta della località, ma certo ha pesato nella scelta del mezzo di trasporto: il 73,9% ha scelto l’auto privata. Alla fine della stagione si valuteranno i prezzi, ma se ne avverte già un discreto aumento: a fine luglio, il pieno alla pompa di benzina è stato un vero e proprio salasso. Tornando a conoscenti, vicini e amici, è necessario dividere i vacanzieri in fasce d’età: i giovani dai 18 ai 30, le coppie giovani dai 25-30 anni ai 50, con figli ed eventualmente animali domestici, i pensionati in gamba, dai 60 a più di 70 anni, con o senza nipoti al seguito, i pensionati con qualche acciacco, ma ancora desiderosi di vacanze... senza limiti di età. Comincio con le due vacanze più curiose: due pensionati di Correggio molto in gamba hanno fatto “il Cammino nelle Terre Mutate. Un percorso solidale e

di conoscenza, un momento di relazione profonda con l’ambiente naturale e con le persone che vivono nei luoghi trasformati dal sisma. Da Fabriano a L’Aquila, oltre 250 km di cammino nel cuore dell’Appennino”, parlando con le persone “vere”, che hanno perso tutto e che stanno cercando di ricostruirsi un futuro. Una vacanza piena di emozioni

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profonde, difficili da dimenticare. Sette “magnifici” cinquantenni hanno rifatto in moto la “Basilicata coast to coast” ad imitazione del film del 2010 con Rocco Papaleo e Alessandro Gassman. Molti conoscenti, vicini e amici, hanno utilizzato la seconda casa al mare, in montagna, al lago o in collina, per mol-

to più tempo rispetto agli altri anni, nei quali alcuni la affittavano, ritenendola la soluzione più sicura e anche quella dove è possibile una più lunga permanenza ed eventualmente svolgere il lavoro a distanza. Tra fine giugno e inizio luglio, diverse coppie correggesi con figli hanno scelto un soggiorno nel sud della Puglia in un

resort, constatando che questo tipo di opzione, per chi ha bambini e ragazzi, è stata la più gettonata: la Puglia è stata a dir poco presa d’assalto. Per quanto mi riguarda, sono ritornata nelle Marche, nello stesso appartamento-vacanze del 2020. Vi ho ritrovato le famiglie che avevo conosciuto l’estate scorsa, ma la novità sono stati gli stranieri, ritornati in buon numero: tedeschi, francesi, olandesi, svizzeri, anche ungheresi, russi e altri provenienti dell’Europa dell’est. Molti ragazzini, e anche qualche famiglia, hanno optato per le vacanze in montagna organizzate dalle parrocchie di Correggio o da qualche altro ente o società sportiva. Diverse persone “di una certa età” sono andate in vacanza in gruppo, con delle organizzazioni e associazioni ben conosciute, come AUSER, UISP o Coop, sindacati, o le stesse agenzie turistiche che offrono viaggi per comitive. L’essere completamente vaccinati ha dato loro il coraggio di ritornare negli spazi comuni al chiuso presenti nelle strutture alberghiere, notoriamente disertati nella scorsa estate. Della metà degli italiani rimasti a casa, il 32,7% non va in vacanza per motivi economici, il 15% per timore del Covid, il 12,8% per problemi di salute, seguono le difficoltà familiari, gli impegni di studio o lavoro e altri. Sempre secondo l’ISTAT, solo il 6,2% ha scelto di andare all’estero. Per trovare i giovani, quelli dai 18 ai 30 anni, bisogna andare sulla Riviera Romagnola, a Rimini e Riccione, e nel Salento, ma anche all’estero, in Costa Brava, a Lloret de mar, o in Costa Blanca, che - dice Tripadvisor - offre prezzi “strepitosamente” bassi, nelle isole greche, dove da sempre ferve la “movida” o in Croazia. Ancora preferite le destina-

zioni di Amsterdam e Budapest. Farò un piccolo sondaggio nei bar, e nelle agenzie di viaggio di Correggio per verificare se tutte queste previsioni rispecchiano le scelte dei giovani correggesi. Al bar del Teatro, una ragazza mi dice che molti suoi amici hanno scelto la Sardegna e, in seconda battuta, la Puglia; nessuno di sua conoscenza è andato all’estero. Un altro ragazzo mi dice che si concederà un week-end agostano con gli amici sulle nostre montagne (finalmente rivalutate), sopra Villa Minozzo. Un’impiegata dell’”Agenzia di Viaggi in 3D”, conferma la tendenza correggese nella scelta della Sardegna e comunque del sud e delle isole, mentre smentisce la richiesta della costa spagnola. Le prenotazioni per le vacanze e i viaggi dopo la maturità, che si erano affacciate in primavera, non sono state confermate: troppe incertezze, sia relative agli esami stessi, che alla mobilità in tempi di pandemia per ragazzi ancora molto giovani. I pochi correggesi che sono andati all’estero - sempre secondo l’Agenzia - sono rimasti all’interno della UE, prediligendo, anche in questo caso, le isole, con al primo posto le Canarie, poi le Baleari, Ibiza inclusa, e le isole greche. La movida notturna sarà in tono minore, nessuna notte brava per le restrizioni da Covid: tra fine Luglio e inizio Agosto in Spagna vigeva ancora il coprifuoco e le discoteche erano chiuse. Questo non significa che sia mancato il divertimento: restano sempre l’amicizia, l’amore, il mare turchino, i ristorantini, i bar e le soste ai caratteristici chiringuitos.

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NOVITÀ IN CASA CONAD-CORREGGIO

PARTITI I LAVORI PER IL NUOVO SUPERSTORE IN TANGENZIALE

IL CONAD, PRIMA INSEGNA DELLA GDO ITALIANA Agli inizi di luglio il Conad (Consorzio Nazionale Dettaglianti) ha presentato a Milano i risultati del bilancio 2020 e il piano di sviluppo per il triennio 2021/2023. Il fatturato del gruppo è arrivato a 15,95 miliardi di euro raggiungendo una quota di mercato del 15,01% e consolidando così il ruolo di leadership, come prima insegna della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) italiana. Un patrimonio netto di 2,9 miliardi di euro, dopo un utile di esercizio di circa 200 milioni del 2020, consentirà di perseguire un piano di investimenti di 1,8 miliardi di euro destinati a nuove aperture, all’ammodernamento dei punti vendita, alla digitalizzazione delle attività aziendali e al sostegno della strategia multicanale. A Correggio il Conad è presente dal 1980, prima con il punto vendita di Via Tondelli all’Espansione Sud e poi con il supermercato di Via Don Minzoni. Conad rappresenta un importante punto di riferimento per i consumatori correggesi.

Sono nell’ufficio del supermercato Conad di Via Don Minzoni con Andrea Paolini, legale rappresentante della società Conad Correggio. Andrea, che porta molto bene i suoi quarantacinque, viene da Albinea; ex giocatore di calcio, è in Conad dal ’95 e dal 2000 è socio di Conad Correggio. Andrea, anche Correggio sarà interessata dal piano di investimenti lanciato dal Conad Nazionale? «A Correggio gli investimenti erano previsti da tempo e sono già in corso di realizzazione. Il più rilevante riguarda la realizzazione del nuovo “Superstore” nella zona nota come “ex Chimin”, raggiungibile direttamente dalla tangenziale. Poi c’è stata la ristrutturazione del Conad di via Tondelli, diventato un “Conad city”. Il piano strategico di Conad prevede diverse tipologie di punti vendita a seconda della dimensione: il “Margherita” con circa tre addetti, classico alimentari di vicinato; il “Conad City”, negozio di quartiere (come quello di via Tondelli); il supermercato Conad, (come questo di Via Don Minzoni); il “Superstore” che ha anche prodotti non alimentari, inserito in un centro commerciale con altri negozi, e, infine, lo “Spazio”, l’ipermercato. Sempre a marchio Conad vi sono poi i “PetStore”, negozi di prodotti per animali, il canale delle parafarmacie e quello dei negozi di ottica».

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Come sarà il nuovo Superstore di Correggio e in che tempi sarà realizzato? «Il centro commerciale avrà una superficie complessiva di 18.000 mq. Comprenderà il Superstore Conad di 2.500 mq di superficie di vendita, un parcheggio coperto e sette/otto attività commerciali in gran parte orientate ai servizi alla persona. Vi troverà spazio la nuova sede della Farmacia Comunale, un nuovo Mc Donald’s, un centro veterinario, una lavanderia, un centro estetico ed altre attività in corso di definizione. Rispetto all’attuale supermercato, il Superstore avrà una gamma più ampia di prodotti. L’extralimentare sarà incrementato con prodotti legati alla stagionalità: per esempio biciclette, fiori. Anche la tecnologia avrà maggiori applicazioni: vi saranno più casse automatiche e “torrette di pagamento”, cioè casse dove sarà possibile pagare in contanti senza che la cassiera tocchi il denaro. Quanto ai tempi, disponiamo di tutte le autorizzazioni necessarie, il cantiere è già partito con la bonifica del suolo e, nell’arco di circa venti mesi, potrà avvenire l’apertura». Nonostante questo nuovo punto vendita avete deciso di mantenere anche il Conad di via Tondelli. Non andrà in difficoltà sul piano delle vendite? «Questo negozio è nato dalla fusione di

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formazione, valutata la professionalità e il percorso lavorativo, può cogliere l’opportunità di acquistare una quota di una S.r.l.».

negozi di macellai, fruttivendoli e salumieri che accolsero l’evoluzione dei tempi come un’opportunità. È un punto di riferimento per i consumatori del quartiere per la facile accessibilità, per la velocità con cui si può fare la spesa e la presenza di tutto l’indispensabile. È stato ristrutturato perché ha costi di personale troppo elevati in rapporto al fatturato, eliminando i banchi assistiti, sostituiti da prodotti confezionati a marchio Conad. Ha poi anche le casse automatiche e a torretta. Abbiamo verificato che a parte un iniziale disorientamento, in breve tempo il cliente preferisce questo metodo di pagamento. Sorprenderà, ma i maggiori utilizzatori di casse automatiche sono gli anziani». Investimenti così importanti, anche sul piano immobiliare, richiedono tempi di rientro a lunga scadenza. Non ritenete che la concorrenza dell’e-commerce, che ha avuto in pochi anni sviluppi fortissimi, possa erodervi quote di mercato? «La spesa on-line sta diventando una realtà anche in Italia. Conad ha avviato la realizzazione di una piattaforma digitale per la gestione dell’e-commerce, per offrire ad ogni socio, attraverso il proprio sito internet, la possibilità di utilizzare questo canale di vendita aprendosi così ad un bacino di utenti sempre più ampio. Il cliente potrà navigare tra gli scaffali come se passasse

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nelle corsie del supermercato, scegliere i prodotti, metterli nel carrello e poi decidere se passare a ritirare la spesa o chiedere la spedizione a domicilio. Fare la spesa via web sarà veramente semplice, anche se crediamo che per il prossimo futuro il settore sarà ancora dominato dagli acquisti in presenza. Relativamente all’investimento immobiliare, attualmente esso viene sostenuto dal Conad Coop e il socio, in regime di affitto d’azienda, paga un canone di locazione. Ora si sta valutando, in campo nazionale, la possibilità per il socio di diventare proprietario degli immobili attraverso opportune formule finanziarie». Attualmente come si diventa socio del Conad? «La storia di Conad è piuttosto articolata: ora il socio di Conad è una società di capitali, tipicamente una S.r.l., associata in forma cooperativa ad una struttura di secondo grado che si occupa prevalentemente di acquisti e di logistica, come il nostro Conad Centro Nord soc. coop., che a sua volta fa capo al Consorzio nazionale Conad. Il quale raggruppa cinque cooperative territoriali che complessivamente associano oltre 2.300 dettaglianti. È un sistema originale che fa perno sulla figura del commerciante cooperatore. Il percorso tipico per entrare è questo: un lavoratore viene assunto da un punto vendita e dopo un periodo adeguato di

La pandemia che effetti ha avuto sul vostro settore? «I punti vendita più penalizzati sono stati gli ipermercati, a causa della loro minore accessibilità, essendo generalmente distanti dalle abitazioni. Poi richiedono tempi lunghi per fare la spesa e vedono più affollamento. Le altre strutture non hanno subito cali di vendite; anzi i Conad City hanno anche visto aumenti sensibili. L’ e-commerce per gli alimentari è aumentato ma è ancora a livelli piuttosto bassi. Purtroppo è aumentata la piaga dei piccoli furti che ormai ammontano a circa l’uno per cento del fatturato e riguardano le fasce più deboli della popolazione». Il nuovo Superstore a Correggio porterà ad un aumento dell’occupazione? «Ora gli addetti in Conad sono 50 di cui 45 assunti a tempo indeterminato. Con la nuova apertura prevediamo un aumento di circa il 20% dell’occupazione. Anche la professionalità degli addetti sta cambiando: sono sempre più richieste competenze in campo informatico e tecnico; molti compiti ripetitivi sono progressivamente eliminati. I punti di forza di Conad sono: il legame con il territorio, l’ascolto del cliente e la qualità dei prodotti. Anche ai lavoratori sarà richiesto sempre più di contribuire a rafforzare questa visione del nostro modo distintivo di fare impresa».

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sport

Viller Magnanini

UN SECCO NO ALLA FUSIONE CON IL CARPI

SERVONO ALTRE IPOTESI PER IL FUTURO DELLA CORREGGESE 7 agosto 2021: escono sui quotidiani le prime notizie di una fusione certa, praticamente già fatta tra Correggese Calcio e A.C. Carpi, recentemente estromesso da tutti i campionati per irregolarità. Nascerà un, o una, “CARPI-CORREGGESE”? Il nome spiegherebbe già le intenzioni future di chi ha avuto questa bella pensata, vale a dire il nostro presidente Claudio Lazzaretti. Stando così le cose, andrà a finire che resterà poi solo Carpi… e fine dei giochi, come paventato negli articoli di stampa. La pillola è molto amara. Inutile il tentativo di indorarla con parole di circostanza. La sostanza non cambia: una ciambella di salvataggio, un escamotage per salvare la squadra di Carpi. E pure, diciamolo, una rivincita personale di Lazzaretti che in passato proprio dal Carpi fu estromesso. Ma questo rientro a casa andrebbe a scapito della Correggese, creatura sua, ma destinata all’oblio. Una si salva, l’altra si affossa. C’è chi dice che questo ritorno alle origini, fosse già prevedibile fin dall’inizio dell’avventura del carpigiano Lazzaretti a Correggio. A pensar male a volte ci si azzecca, no? La Correggese dunque incorporata nel Carpi, per non veder scomparire la squadra della città di Lazzaretti, a seguito della sentenza

AUTOFFICINA

della Lega calcio: questa la conclusione. Spacciare questa manovra per un’opportunità per il territorio e per ambedue le città è pura ipocrisia. Si toglie il calcio giocato ad una città che ha guadagnato sul campo il diritto a partecipare al campionato di serie D e si regala palla ad una città che ha saputo meritare solo di essere cancellata dal calcio. Il presidente Lazzaretti ad oggi non ha minimamente spiegato agli sportivi correggesi e ai tanti volontari, tanto legati alla società, prodigatisi per anni in tutti i servizi, quali sarebbero gli aspetti positivi di questo blitz. Non dice dove sta la pari dignità ventilata per ambedue le città. E non dice, soprattutto, come verrebbero gestiti e sfruttati gli impianti del nostro Borelli, che a onor del vero anche grazie al presidente (questo va riconosciuto) hanno raggiunto col tempo livelli di eccellenza. Intanto la palla è passata anche nel campo istituzionale, arbitrato dai Sindaci. Alberto Bellelli, il primo cittadino di Carpi, si è espresso a favore. Dalla gloria della serie A all’onta del fuori da tutto, il disonore brucia. Comprensibile. Però un minimo di fair play nel sentire anche l’umore della vicina Correggio, prima di dire la sua, ce lo

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saremmo aspettati. Molto contraria invece Ilenia Malavasi, la nostra sindaca, che ha subito alzato la voce per manifestare la sua sorpresa negativa e per cercare di annullare questo disegno. Si sa, il potere dei sindaci in materia è limitato. Possono agire però per salvaguardare l’appartenenza del-

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la squadra alla città e condizionare la fruibilità degli impianti. I tifosi, e mi ci metto anch’io, a questo punto hanno sante ragioni a chiedere che le convenzioni in essere tra l’Amministrazione comunale e la società calcistica non restino invariate. Alla luce degli eventi vanno certamente ridiscusse, se non invalidate.

gese. Lo sappiamo e lo riconosciamo. Ma proprio per questo, oggi che sembra volerla abbandonare al triste destino della possibile estinzione o quanto meno della precarietà, la delusione nei suoi confronti è profonda. Presidente torni pure a Carpi se vuole: lo accoglieranno a braccia aperte. Però lasci a Correggio la Correggese. Cer-

Il nostro Borelli

Come supporter della nostra squadra del cuore, dobbiamo far sentire la nostra voce forte e chiara, la nostra contrarietà al disegno in atto. Schierati apertamente con il nostro sindaco per tenere alte le ragioni di Correggio. Lazzaretti anni fa ha salvato la Correg-

chi un acquirente per la nostra società, cerchi di monetizzare il suo lodevole impegno profuso, ma non porti via la squadra e il calcio dal Borelli. No, non verrebbe perdonato. Nel frattempo chissà cosa potrà succedere. Vedremo. Potrebbe arrivare

un altro cavaliere solitario a salvare il nostro calcio di serie più alta? Si ripeterà il prodigio? I nostri imprenditori locali vorranno intervenire in prima persona? Chissà, magari. Se c’è qualche intenzione, avanti. Si crei un tavolo di confronto, sotto l’egida del Comune, e si valutino tutte le ipotesi possibili. E, magari, questa minaccia incombente sia l’occasione per riprendere un rapporto organico, fatto di sinergie e collaborazioni tra tutte le società sportive di calcio del nostro territorio, con le loro dotazioni materiali e immateriali. E archiviare rancori e diffidenze, ancora non del tutto sopiti. I tempi sono strettissimi, anzi siamo già fuori tempo massimo, ma per certe operazioni “off limits” la Federazione Calcio può derogare, trovare un appiglio, per salvare un progetto che vale. Si è già visto altre volte. Ma che non sia il trasloco a Carpi, neanche sotto mentite vesti, per carità! Al grido di “La Correggese deve rimanere a Correggio” proviamo a unire tutte le forze e a lavorare su un progetto? Tante volte nel calcio giocato si è vista una squadra sul punto di soccombere sotto l’assedio incessante di avversari più agguerriti sulla carta. Poi, all’improvviso, la palla intercettata consente una ripartenza dei soccombenti che li porta al goal. E la partita si ribalta. Possiamo sperare in un’avvincente e fruttuosa ripartenza della Correggese Calcio? Correggio, 10 agosto 2021

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spettacolo

Gabriele Tesauri

UN TUFFO NELLE STORIE DELLA BASSA GRANDE SUCCESSO PER IL MONOLOGO DI VITO ORGANIZZATO DA PRIMO PIANO Come in una delle migliori ricette della nostra tradizione emiliana, la serata del 10 luglio organizzata da Primo Piano al Giardino delle Feste di Correggio ha avuto tutti gli ingredienti giusti per mettere in tavola un piatto gustoso e saporito. A cominciare dalla scelta del luogo: grazie alla collaborazione dei volontari del PD di Correggio lo spazio dove è stata allestita la serata era l’ideale per ritrovare l’atmosfera delle aie, delle feste paesane e delle balere della nostra terra. Fondamentale è stato anche il contributo degli sponsor dell’evento: PROGEO, Caseificio 4 Madonne, Schiatti Class e Libreria Ligabue. Dopo l’ottima cena è salito sul palco il protagonista della serata: Stefano Bicocchi, in arte Vito. Con il suo monologo “Estate nella Bassa”, scritto da Maurizio Garuti, abbiamo ripercorso storie e ricordi di diverse generazioni, ritrovandoci di nuovo al tavolino di un bar dei nostri paesi. Vito, con i suoi monologhi, porta in scena un mondo. Il mondo della sua infanzia, le radici della sua maschera emiliana. I protagonisti sono donne e uomini padani, personaggi legati alla terra e al buon cibo e quindi all’amore, simboli di quell’identità che parte da Bertoldo, passa per Zavattini e arriva fino a Fellini, quello di Amarcord. Età diverse, generazioni differenti, esperienze con i segni delle stagioni sociali che si sono succedute con rapidi cambi di fondale in un’area geografica definita, la pianura bolognese. Dalla periferia urbana alla “bassa”, dalle ex-risaie alle colture in serra, dal lavoro a domicilio all’orizzonte della “globalizzazione”: praticamente il teatro dove, negli ultimi 50 anni, è cambiato tutto. Ogni personaggio parla in prima persona, esprimendosi in una sorta di soliloquio che porta in luce frammenti autobiografici, evocando quadri di vita vicini e lontani nel tempo. Talvolta le ricette, ritrovate nei ricettari domestici, tramandati di generazione in genera-

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zione, vergati a mano come le pagine di un diario, sono rappresentate sul palcoscenico, come formule di un sentimento, come i suggelli metaforici degli affetti familiari. Dalla tavola parte una sequenza di ritratti a campo più largo, dove non è difficile scoprire il rimescolio di esperienze, di costumi, di linguaggi che ha segnato il paesaggio umano in questi ultimi decenni. Ci sono storie vere e storie inventate; personaggi fantastici e personaggi reali. Tutti sono accomunati dall’essere surreali, dal vivere nel confine dell’assurdo, cresciuti dove la fame faceva fare i bambini e dove i circhi miseri di provincia erano costretti, durante le permanenze a cucinare i leoni che, essendo magrissimi, non sfamavano nessuno. Uno spettacolo di atmosfere, che ha narrato un universo surreale e affascinante, quello della Bassa che Zavattini amava descrivere con una riga, che quando c’è la nebbia diventa un tutt’uno tra cielo e terra. La narrazione di Vito ha questa grande forza: sembra di essere in compagnia di un amico che sa farti sorridere delle nostre piccole vanità, recuperando le situazioni paradossali che accadono nella vita dei nostri paesi di pianura e lo fa senza adagiarsi nella malinconia ma utilizzando l’ironia che ci appartiene da sempre, quella che nasce dallo sguardo contadino. In conclusione di serata Vito ha voluto regalarci un bellissimo ricordo del suo papà, che ci ha lasciato da poco. Anche in questo passaggio la commozione si è sciolta nella dolcezza del sentimento di un figlio: il racconto delle avventure di suo padre, diventato negli ultimi anni una star della televisione, sono state un esempio di quella capacità tutta emiliana di portare nei nostri cuori, attraverso un sorriso affettuoso, il ricordo di chi non c’è più.

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personaggio

Barbara Berretti

QUEI CONFETTI CREATI PER UNIRE IL MONDO

LA FAVOLA DI LAVINIA DAVOLIO, DA RIO SALICETO A LONDRA Sarei tentata dal cominciare questo articolo con il classico C’era una volta, perché la storia di Lavinia Davolio mi è sembrata a tratti una favola; un favola 2.0 però, in cui la protagonista, un’intraprendente e determinata ragazza trentasettenne originaria di Rio Saliceto, riesce a mettere a frutto le sue doti e competenze, il suo amore per la cucina e i dolci, per realizzare un sogno di bambina. Incontro Lavinia via Skype, mentre si trova in vacanza dagli suoceri in Puglia e, nonostante la distanza, con le sue descrizioni accurate riesce a farmi venire l’acquolina in bocca: mi pare infatti di riuscire a sentire la dolcezza “internazionale” dei suoi confetti al cioccolato, di cui mi parla con una coinvolgente passione. Ma cominciamo dall’inizio… Lavinia, seconda di sei figli, ha frequentato il Liceo scientifico Corso di Correggio ed ha sempre mostrato un profondo interesse per gli altri Paesi e le altre culture. Già durante la terza superiore ha frequentato un anno all’estero, negli Stati Uniti: «Quella è stata per me una bellissima esperienza, che oltre ad arricchirmi mi ha permesso di imparare molto bene la lingua inglese» mi spiega. Ed è proprio grazie a questa sua approfondita conoscenza della lingua, che può poi permettersi di frequentare un corso di laurea organizzato completamente in inglese dall’Università Bocconi di Milano, ossia l’International Economics and Management, incentrato sui rapporti internazionali. «Sono sempre stata incuriosita dai rapporti che intercorrono tra i vari Stati del mondo, e questo corso di laurea, oltre ad approfondire un argomento per me molto interessante, mi ha offerto l’occasione di trascorrere periodi all’estero e di fare stage altamente formativi. Sono infatti stata a Londra, dove ho lavorato in una Banca d’Affari, ed ho trascorso sei mesi a Shanghai». Ed è proprio mentre è a Shangai che

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viene contattata dalla Banca d’Affari presso la quale ha svolto lo stage, che le fa un’interessante proposta di lavoro. «Il 14 luglio 2005 ho così cominciato a lavorare come analyst per Barclays Capital, carriera che ho portato avanti per otto anni e che mi ha insegnato ad essere precisa, reattiva ed efficiente; doti queste che risultano necessarie per farsi spazio in ogni ambito lavorativo». Nel 2013 però, a causa di un pesante taglio del personale dovuto alla grande crisi del 2008, Lavinia vede interrompersi il contratto di lavoro che l’ha legata fino a lì al mondo della finanza; ma lei, da brava eroina, non si abbatte, anzi, al contrario, volge gli eventi a suo favore ed approfitta di questo momento per reinventarsi, crearsi una nuova strada ed inseguire un nuovo, anzi, forse sarebbe più corretto dire un vecchio, sogno. «Ad Harvard dicono che i lavori migliori non sono quelli che si trovano, ma quelli che si creano. Io ho sempre avuto la passione per la cucina e non ho mai abbandonato del

tutto questo mio amore: ho continuato a cucinare anche quando, a causa degli orari che mi erano imposti dal lavoro, preparare una torta per il compleanno di un’amica o gli antipasti per una cena tra colleghi significava stare sveglia di notte per farlo. Così, quando ho abbandonato il mondo della finanza, ho deciso che mi sarei buttata in quello del cibo, anche se ancora non sapevo bene quale sarebbe stata la mia collocazione, il mio “luogo”. Pasticceria, ristorante? Ho frequentato dei corsi di cucina professionale e lì, mentre sperimentavo e mi perfezionavo, ho rincontrato un mio vecchio amore: il cioccolato!». Lavinia mi spiega che il cioccolato ha un grande nemico: la temperatura. Infatti, se non è conservato alla temperatura corretta si scioglie, oppure forma una patina bianca che ogni anno costa milioni di dollari alle industrie di cioccolato a causa dei resi e delle lamentele. Entrambi questi problemi sono però risolvibili ricoprendolo con una patina di zucchero, così le venuto in mente di creare dei cioccolatini particolari,

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che si presentano come una sorta di confetti, in quanto la tecnica impiegata è simile a quella attuata dall’industria confettiera, ma che si rivelano essere una scoperta: gli ingredienti utilizzati da Lavinia sono infatti i più disparati, tanto che ogni confetto risulta essere un prodotto artigianale, frutto di un’autentica ricerca di sapori e di un mix di gusti che vuole accontentare i palati di tutto il mondo. Inizialmente la nostra protagonista sperimenta le sue ricette tra le quattro mura della sua cucina, per poi andare a vendere i cioccolatini che produce nei tipici mercatini di Londra. Lì, si accorge subito che i suoi dolcetti piacciono e “funzionano”: i clienti non sono solo conquistati da loro gusto ma anche incuriositi dall’aspetto, perché i confetti sono sconosciuti agli inglesi. «A un certo punto ho capito che avrei dovuto lavorare bene per spiegare al meglio le caratteristiche di ciò che stavo offrendo e per impreziosire il packaging, in quanto spesso i miei cioccolatini venivano comprati per essere regalati. Ho così pensato di racchiudere i confetti in graziose scatoline di latta disegnate da me personalmente, sulle quali ho riportato tutte le caratteristiche di gusto e consistenza, nonché la descrizione dettagliata degli ingredienti utilizzati, e che ora sono diventate una parte identificativa del mio prodotto». Quando poi i dolci Lavolio, questo è il nome pensato da Lavinia per il suo brand, hanno iniziato ad acquisire clienti importanti, Lavinia ha cambiato il suo modus-operandi: «Adesso i miei confetti vengono prodotti secondo le mie ricette da ditte italiane; arrivano poi a Londra dove vengono confezionati e spediti».

E dal 2013 ad oggi, queste “little nuggets of joy” (piccole pepite di gioia), come le ha definite un suo cliente, di strada ne hanno fatta e ne fanno parecchia, in tutti i sensi: i cioccolatini di Lavinia hanno infatti varcato il cancello del Palazzo Reale inglese; sono presenti, tra l’altro, nel negozio di regalistica del Victoria & Albert Museum e, il giorno di questa intervista, due pallet di confetti Lavolio stavano prendendo il volo per Macao, in Cina! Lavinia ora ha un suo negozio situato a Fulham, nella zona sud-est di Londra, ma è grazie al canale delle vendite on-line che riesce a intercettare una clientela mondiale; clientela che ha conquistato anche grazie al suo palato abituato ad una molteplicità di gusti e tradizioni culinarie differenti, che ha saputo inserire all’interno di ogni confetto. «Al momento esistono 30 tipi di confetti. Tra questi, i più venduti sono quelli chiamati Arabian Nights, ispirati agli orientali Turkish Delights, piccolissimi dolcetti turchi; sono prodotti con cioccolato nero, contengono pezzetti di zenzero e limone, e sono aromatizzati alla rosa e alla viola. I miei cioccolatini,

infatti, vogliono rappresentare uno dei prodotti tipici del Made in Italy ma, “creando un’unione di mondi”, sono rivolti a un pubblico mondiale». E iI pubblico dei Lavolio è realmente mondiale, in quanto questa “piccola imprenditrice”, come lei stessa si definisce con ammirevole modestia, ma che tanto piccola in realtà non è, con il suo team di sette collaboratori, distribuisce le sue dolcezze in ben 27 paesi, tra i quali l’Italia. Lavinia Davolio, con la sua appassionante vicenda e la sua factory rappresenta quindi uno splendido esempio di intraprendenza femminile al passo con i tempi: con lungimiranza, competenza e passione ha saputo aprirsi al mondo, varcare confini, mescolare culture, creando dolci commistioni. A me non resta che complimentarmi con lei per ciò che ha saputo creare e per ciò che continuerà ad inventare per conquistare i palati di tutto il mondo, mentre non vedo l’ora di poter realmente assaporare le sue dolci delizie!

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CONVERSIONE PATENTE ALBANESE Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – D.G. per l’Unione Europea ha reso noto che il nuovo Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania sul reciproco riconoscimento delle patenti di guida ai fini della conversione, firmato il 17 marzo 2021, è in vigore dal 12 luglio 2021

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edilizia

Maria Luisa Luppolini

MISURA LODEVOLE, MA PIENA DI INSIDIE APPLICATIVE UNA VIVISEZIONE DEL SUPERBONUS 110

Un anno fa è entrato in vigore l’ecobonus, altrimenti noto come Superbonus 110. È un’incentivazione fiscale con lo scopo di sostenere gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici residenziali, abbassare le emissioni inquinanti in atmosfera, ridurre il rischio sismico dei fabbricati e dare ossigeno al settore dell’edilizia, in crisi da oltre un decennio. Mettere a disposizione risorse pubbliche da parte dello Stato per questo scopo è senz’altro una lodevole iniziativa. La riqualificazione energetica e strutturale del nostro patrimonio edilizio è una grande necessità. Tuttavia la gestione del Superbonus dovrà fare i conti con diverse difficoltà applicative, che potrebbero pregiu-

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dicare lo stesso andamento economico futuro del settore dell’edilizia. Vediamole. Va premesso che queste misure portano con sé un tetto di spesa massimo complessivo per ogni categoria di intervento ed ogni tipologia di edificio. Deve essere pertanto attentamente analizzata a monte ogni singola opera, per verificare la fattibilità economica e la percentuale di importo che rientra nei limiti dell’incentivo. La procedura vede la partecipazione di molte figure tecniche: progettisti, calcolatori, verificatori, asseveratori, contabili, fiscalisti ed esperti legislativi, per l’interpretazione di norme non sempre chiarissime. I tecnici dovranno fornire asseverazioni nelle

quali attestano la conformità dei requisiti tecnici alla base del progetto, la sua effettiva realizzazione e la conformità tra preventivi e prezzario ufficiale del mercato immobiliare ed edile. Diversi sono gli Enti accertatori preposti alla verifica: il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), l’Agenzia delle Entrate e le Regioni. Di giorno in giorno rilasciano FAQ, chiarimenti, interpelli, ordinanze e decreti, a volte con interpretazioni tra loro divergenti, oltre ad avere la possibilità di verificare gli interventi negli otto anni successivi alla chiusura dei lavori. Si tratta di una procedura pa-

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ragonabile ad un’opera pubblica, con la pena della revoca del credito fiscale del bonus, un rischio che rimane tutto in capo al committente, poiché l’intera filiera è manlevata. Insomma, la complicazione burocratica, che si aggiunge a quella già in essere, è notevole ed insidiosa. E comporta una buona dose di rischio per il titolare dell’appalto. Poi vi sono gli Istituti di Credito, o qualunque soggetto assuntore, a cui può essere eventualmente ceduto il credito di imposta. Tali figure finanziano i lavori e permettono di realizzarli anche a chi non ha la disponibilità necessaria. Però l’operazione non è gratis. Il costo, almeno per quanto riguarda le banche, è pari, in media, al 10% del credito ceduto. Va da sé, poi, che la procedura, se iniziata, innesca comunque una serie di valutazioni complesse che andranno inevitabilmente saldate anche se il lavoro non va in porto. Lo stesso se si eccede dai massimali ammessi: il conguaglio è a carico del soggetto appaltatore dei lavori. Tutto questo getta qualche ombra sinistra su quel brillante ritornello che ha accompagnato il varo del Superbonus: “Mi rifaccio casa gratis”. Attenzione: non è sempre vero! Aggiungo che ad oggi, con l’avvio dei cantieri da Superbonus è scoppiata la bomba rincaro materiali da costruzione e delle varie prestazioni professionali. L’incentivo statale, sommato ad altri fattori esogeni, rischia purtroppo di drogare il mercato dell’edilizia. Legittimo chiedersi se tale effetto rientrerà, quando non ci sarà più il superbonus. Nell’immediato è comunque evidente che l’aumento dei prezzi cambi completamente il conto economico di lavori preventivati sulla base di un prezzario già superato, con la conseguenza di dimezzare il margine su cui si poteva contare. In conclusione sono convinta che in questo momento la necessità sarebbe quella di un’azione sinergica che, oltre alle norme, sia rivolta anche ad aspetti più pratici ed essenziali per le imprese, per riportare equilibrio nel mercato ed arginare le speculazioni edilizie che si stanno generando. Il Legislatore deve poi sapere che le Amministrazioni pubbliche e gli operatori del settore non riusciranno nel breve termine a fare fronte alla note-

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vole richiesta di interventi. Se si vuole avere una catena di interventi efficace e ben progettata, che dia la garanzia di gestire al meglio i fondi pubblici, si deve poter disporre di un orizzonte temporale più ampio di quello previsto dal Superbonus. Un iter così complesso, che varia di settimana in settimana, mette alla prova tutta la categoria dei professionisti incaricati. Ci troviamo a correre appresso ad una procedura in continuo mutamento, con tempi brevi

ed un pesante carico di responsabilità. La conseguenza è che tale difficoltà finirà per agevolare gli interventi di routine, più classici e semplici, scoraggiando tutti coloro che avrebbero voluto fare del Superbonus una grande occasione per perseguire nuove frontiere di innovazione e ricerca del patrimonio edilizio e dell’abitare. L'autrice è contitolare dello studio Ghidorsi e Luppolini - Geometri associati

Il Superbonus 110 prevede una serie di interventi principali, definiti “trainanti”, che apportano un miglioramento di almeno due classi della categoria energetica esistente, tra cui l’isolamento termico dell’immobile, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale e il miglioramento sismico degli edifici. Poi sono previste misure secondarie, definite “interventi trainati”, che permettono la sostituzione dei serramenti e schermature solari, l’impianto fotovoltaico o solare termico in copertura, l’accumulo dell’energia prodotta, l’installazione della colonnina di ricarica dell’auto elettrica e l’eliminazione delle barriere architettoniche. Semplificando, potranno beneficiare degli incentivi i lavori sopracitati maggiorati fino al 110%, svolti fino al 30 giugno 2022 per le abitazioni monofamiliari e fino al 31 dicembre 2022 per i condomini. I cittadini, una volta effettuati i lavori appaltati, potranno portare in detrazione IRPEF il 110% delle spese sostenute, con quote annuali di pari importo suddivise in cinque anni, oppure richiedere uno sconto in fattura cedendo il credito di imposta alla impresa che effettua i lavori, ad un istituto bancario o a terzi finanziatori.

A CORREGGIO LA SITUAZIONE È IN PIENO MOVIMENTO Ad aprile 2021 vi è stato un incremento delle pratiche edilizie di circa il 3035% rispetto al 2020. Fino al mese di luglio non vi era una modulistica specifica per questo tipo di intervento, pertanto è ancora difficile fare un conteggio esatto. La maggior parte di pratiche riguardano interventi di sostituzione del generatore di calore per la climatizzazione invernale con installazione di pannelli fotovoltaici e sostituzione degli infissi. Ovvero interventi non troppo invasivi sull’immobile, consentendone il mantenimento della dimora. Seguono gli interventi di isolamento dell’edificio mediante l’installazione del cappotto termico. Le opere, per la maggioranza dei casi, hanno riguardato abitazioni mono o bi-famigliari. Scarsa la partecipazione dei grandi condomini, probabilmente dovuto alla difficoltà di trovare il consenso tra le varie proprietà.

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spettacolo

Federica Prandi

IL CORTO GIRATO IN TERRA REGGIANA PIACE

YOU MAKE ME FILM CON PROTAGONISTI CORREGGESI Una serata all’insegna del divertimento ma anche della sperimentazione e della riflessione. Il 30 luglio scorso nel cortile di Palazzo dei Principi a Correggio, si è tenuto il consueto appuntamento estivo con You Make Me Film, serata di cortometraggi i cui protagonisti sono i nostri volti, la nostra terra e le nostre idee. L’evento, organizzato dal Comune di Correggio e realizzato da Biblioteca “G.Einaudi” con l’associazione di cultura cinematografica Cinecomio, ha visto la partecipazione di Emanuele Aldrovandi, autore teatrale, regista e sceneggiatore reggiano balzato agli onori della cronaca per il suo cortometraggio “Bataclan”. Il corto, vincitore del Nastro d’Argento 2021 e del Premio Rai Cinema al Festival di Roma è stato proiettato a Correggio in prima visione provinciale. Ad aprire la rassegna, due videoclip “Opel Croissant”e “Funkoniglio” tratti dalle omonime canzoni di Don Cico, alias Giampaolo Lazzaretti e realizzati da Alessandro Bartoli. Il primo nasce da una classica situazione quotidiana risolta con l’ironia che contraddistingue Don Cico; il secondo invece è un frammento ritmato che ha visto la partecipazione di una coniglietta d’eccezione. “Se do il peggio di me” e Ama chi sa” sono sempre due corti musicali che hanno segnato il ritorno alla rassegna di Denis Turkey

Valerio Cerati

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Un unico interlocutore per la cura dell’intero patrimonio

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e Olya Rej attraverso il loro progetto New Life Foto&Video. I due protagonisti sono un rapper pugliese con nome d’arte di Mata La Hurra e Giovanna Iacobellis, attrice e cantante di Parma. Più introspettivo il cortometraggio successivo “Vite Luminescenti nei Perimetri” di Marcello Casarini e Maria Rosa Davolio, per il gruppo Miniature, collettivo di architetti correggesi che riflettono sull’architettura contemporanea ma in questo caso anche sui legami sociali e generazionali. “Sintesi Provvisoria dei Reperti” è un corto di carattere sperimentale che ha riportato all’evento correggese, l’autore misterioso dell’anno scorso e noto come Ramm’Tzakovadis. È stata poi la volta del cortometraggio dedicato al Natale, dal titolo “2020: Odissea di Natale” da un’idea di Cafè Teatro, a cura di Simone Casarini e Raul Sarao. É un omaggio a quei luoghi che Casarini ama, come il teatro e la biblioteca. Posti che vivono del calore, della socialità, della condivisione del pubblico e che un bravissimo Gabriele Tesauri in veste di Babbo Natale ripercorre. A conclusione di se-

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rata il corto Bataclan e l’intervista al suo autore, realizzata da Alessandro Pelli, direttore del teatro B. Asioli e responsabile della Biblioteca, nonché amico di Aldrovandi. Bataclan è dedicato all’omonimo attentato avvenuto a Parigi nel novembre 2015 ma la lettura che Aldrovandi ne fa è inaspettata poiché l’autore conduce lo spettatore su una strada al limite della logica, fornendo spunti di riflessione archetipica sui fondamenti della nostra società e sul concetto di libertà. Di seguito un estratto della conversazione con Emanuele Aldrovandi. Com’è nata l’idea del film? «La sera dell’attentato ero a casa e la mattina successiva dovevo prendere un aereo per Londra. Mi sono chiesto quali potevano essere le motivazioni dei terroristi, ragazzi miei coetanei che sacrificavano le loro vite per ucciderne altre». Bataclan è un cortometraggio quasi interamente reggiano. «La casa di produzione è reggiana: l’abbiamo girato alle Opg, nonostante

sia ambientato a Parigi, e oltre a me anche fotografia, suono, trucco e costumi sono curati da professionisti reggiani. Poi ovviamente ci sono anche vari artisti coinvolti non-reggiani. Il montaggio e la post-produzione sono stati fatti a Roma». Da autore, quali sono le tue fonti d’ispirazione? «Ogni volta diverse, ma cerco di esplorare argomenti su cui io stesso non so cosa pensare. Diventa un modo per esplorare la complessità. Nel caso di Bataclan, il focus è sul concetto di libertà e sul modello di società che abbiamo in mente». A quali progetti stai lavorando? «Ho vari spettacoli rimandati che devono essere recuperati in autunno. Il primo è “Farfalle”, che a settembre sarà a Bologna e Modena e poi in tournée in tutta Italia. Sto scrivendo nuovo materiale e sto lavorando al mio primo lungometraggio: siamo già a buon punto, ma per ora non posso anticipare nulla».

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chiesa

Pietro Oleari

IL PRETE, UN RUOLO ALLA DURA PROVA DEI TEMPI LE DIFFERENZE, MA NON TROPPO, CON UN SINDACO

È più facile fare il Sindaco o il Parroco? Questa domanda viene di proposito nel momento in cui, come riferito qui a parte, il parroco di Correggio si è dimesso e bisogna trovarne un altro. Anche molti sindaci stanno per terminare i loro mandati e le cronache sono eloquenti: si fatica a trovare persone valide, disponibili per sostituirli. Si dice - ed è vero - che la carica comporta troppe responsabilità, col rischio di andare sotto processo e rimetterci di persona. Ora, anche per trovare nuovi parroci si fa fatica. È ovvio che si tratta di cose diverse e tuttavia, anche qui, gioca il peso delle responsabilità personali, sempre più estese. Per attendere le undici parrocchie di Correggio, raggruppate in unità pastorali, ci sono

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due parroci aiutati da altri quattro preti (d. Walter, d. Franco, d. Alberto, d. Giancarlo) mentre Prato e Lemizzone vanno con san Martino in Rio. Obiettivamente non è una gran cuccagna. Anche chi dice che di preti ce n'è ancora troppi, deve convenire che il carico di lavoro è molto gravoso, poiché non si limita alle cose spirituali ma ha - come tutt'uno inscindibile - un vasto profilo umanitario e sociale. Va poi aggiunto che chi esercita oggi in prima linea compiti istituzionali, sia in campo civile che spirituale, prova su di sé il venir meno di un tradizionale carisma di autorevolezza. I social con il "tutto permesso" per un like e quel fenomeno per cui ognuno sa di tutto e di più a prescindere da studio, competenze ed esperienze rendono l'esercizio della responsabilità di governo molto più difficile. In tempi non lontanissimi, i preti a Correggio invece di sei erano quindici. Oggi i preti sono molti di meno e sono tipi tosti: il guaio è che rischiano di essere schiacciati dal peso delle tante incombenze. A Correggio il parroco deve farsi carico non solo del culto ma anche di diverse opere di educazione ed assistenza: oratorio, campeggi, circoli ricreativi, società sportive, campi estivi, scuole cattoliche, dopo scuola, Caritas, gruppo missionario, casa Divina Provvidenza. In tutte queste opere c'è l'impegno dei laici, ma la responsabilità ultima è del parroco; anche civile e penale. In effetti ciò è un limite evidente dell’attuale legislazione canonica, che non consente al parroco di trasferire le responsabilità amministrative a laici competenti. Per cui qualsiasi cosa succeda (tipo il pulmino che va in panne, un gioco difettoso, un gradino scivoloso) la colpa è del parroco. Come succede, del resto, per i Sindaci. Vedete bene che ci vuole una grande fede

nella propria missione, così del parroco come, mutatis mutandis, del sindaco. Con la differenza, non trascurabile, che il sindaco è sorretto dal consenso degli elettori che lo votano direttamente, il parroco dal Cielo; e come dice don Camillo "non c'è neanche bisogno di telefonare".

DON SERGIO, STACCI BENE! Don Sergio Pellati, dal 2015 parroco titolare delle parrocchie di san Quirino, san Prospero, Fatima, Fazzano-san Pietro, san Biagio costituenti l’unità pastorale Beata Vergine delle Grazie in Correggio si è dimesso volontariamente e sarà sostituito da un nuovo parroco di prossima nomina; nel frattempo fungerà da amministratore parrocchiale don Carlo Fantini, titolare di Canolo, Fosdondo, Budrio, Mandrio, Mandriolo, san Martino. Don Sergio è stato apprezzato, tra l’altro, per le sue doti di simpatia, umanità, disponibilità specialmente per i poveri, anche da laici non praticanti o non credenti. Cinque anni fa fu intervistato per Primo Piano da Marcello Fantuzzi. Diede questa definizione sé stesso: «Direi che l’aggettivo che più mi connota è “coccolone”, perché sono uno che fa facilmente amicizia con tutti (…) So decisamente ridere di me stesso. Per me il Vangelo passa da questo: fare stare bene le persone, condividere le loro ansie e preoccupazioni, e così mitigare quei pesi che possono essere d’ostacolo alla loro felicità».Ci auguriamo che si rimetta in forma rapidamente per assumere i nuovi incarichi che il vescovo gli assegnerà. Lo salutiamo con amicizia e cordialità: “Don Sergio, stacci bene”.

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tanto per dire

Giulio Bulgarelli

LIBERTÀ VAN GRIDANDO: MA DAVVERO? QUANDO NON BASTA LA PAROLA

“Stai dritto! Così diventi gobbo!”, mi sbraitava mammà mentre facevo i compiti, chino sul foglio. Bastò metter su gli occhiali per ritrovare una corretta postura. Correva il tempo in cui le biciclette non avevano il cavalletto e si appoggiavano al muro senza riguardo. Per star dritte, dovevano per forza appoggiarsi a qualcosa. Sono così anche le parole. Quelle che stan su da sole (assolute) e quelle che si devono appoggiare (relative), che cioè devono essere riferite ad uno specifico ambito. Guai a confondere le une con le altre. Ecco alcuni esempi. Velocità: a fare cosa? A stirare le camicie, a consegnare il compito, a risolvere un problema, ad arrivare al nocciolo della questione, a fare l’amore (no, questo esempio non va bene). Velocità non sta in piedi da sola, è un sacco vuoto, di volta in volta da riempire con qualcosa. Anche se si cerca di farla passare per un valore assoluto. Questa macchina è velocissima, raggiunge i 100 kilometri all’ora in 4 secondi. Ma a chi può servire una cosa del genere? A un deficiente, a un calciatore? E le due cose potrebbero anche coincidere (diceva Beppe Grillo, quando faceva ridere). Intelligenza: questo è invece un valore assoluto. La persona intelligente lo è e basta così. In qualunque ambito potrà

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far valere la sua intelligenza. Intuizione, la stessa cosa. Empatia, idem. Solo valori positivi? Mannò, hanno valore assoluto anche i ben noti vizi capitali: cattiveria, avarizia, invidia. Sulla furbizia si discute la collocazione. Libertà: non sta in piedi da sola, serve l’aggiunta. Da cosa ci si vuol liberare? Dalle cartelle esattoriali, dalla stitichezza, dalla suocera, dalle zanzare tigre, dalle chiamate dei call center. L’elenco è infinito. Certo ci sono casi, ma pochi, dove basta la parola… ma solo perché l’aggiunta è fin troppo nota, e non serve specificare. Dagli austriaci nel Risorgimento, dalla schiavitù in America nell’800, dalla dittatura nei regimi autoritari. Per il resto serve sempre l’aggiunta. E adesso veniamo a noi.

Libertà, grida la gente nelle piazze in questi giorni. Ma senza l’aggiunta ne risulta un calderone, che raggruppa i no-vax, ma anche i vaccinati solo contrari al green pass, i contrari alla scuola in DAD, all’obbligo delle mascherine, al coprifuoco, alle tasse (questa funziona sempre). A suddividerli in base alla specifica avversione, ne risulterebbero tanti gruppetti “contro”, ognuno con la sua propria avversione. Tutti assieme risultano una forza, utile solo al politico che ci mette sopra il cappello, furbo a non fare nessun distinguo. Sempre di gruppi minoritari si tratta, ma col chiasso che fanno e con l’attenzione che gli dedicano i media fa tutto un altro effetto. L’Italia entrò nella prima guerra mondiale contro la volontà di grandissima parte del Paese e pure della maggior parte del Parlamento, con quel che seguì. Adesso, nei dibattiti in tv, dove il sangue che scorre fa audience, si presentano le tesi contrapposte (il pro e il contro), dando così a intendere un equilibrio di forze che nella realtà non esiste. Tornando al grido di “libertà” che si diceva, io la vedo così: esiste un’avversione che tutti li accomuna, ed è, semplicemente, l’avversione per le regole, qualunque sia il tipo di regola. Che tradotto nel linguaggio corrente, sarebbe il ben noto “me ne frego”. O no?

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musica

Erik Sassi

IL NUOVO ALBUM DI VANNI CIGARINI

NEL SUO “ALTROVE” IL CANTAUTORE SI AFFIDA AL CROWDFUNDING

Il quarto progetto musicale di Vanni Cigarini, cantautore molto conosciuto a Correggio e non solo per l’importante attività musicale, è ormai pronto per uscire, ma per l’ultimo pezzo di strada ha bisogno di voi… Vanni è il fondatore del gruppo musicale Tatanka Mani (letteralmente “bisonte che cammina”, che simboleggia lo “spirito libero” dei cantautori) col quale sfoggia un repertorio italiano: De Andrè, De Gregori, Graziani, Battisti, Battiato, Bennato, oltre ai suoi brani originali. Lo abbiamo incontrato per parlarci di “Altrove”, il suo nuovo album, e di tutto il lavoro e la dedizione che ha dedicato a questo progetto. «In questi mesi così complicati di isolamento forzato ho trovato ispirazione e conforto nella mia amata musica, che per me resta una priorità di vita. Decine di testi e provini “chitarra e voce” si sono concretizzati per raccontare storie intense, accattivanti e molto particolari. Dieci brani tutti da ascoltare», racconta Vanni. «L’album, come anticipato, contiene 10

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tracce: 6 sono canzoni completamente inedite, 3 brani invece richiamano, con nuovi arrangiamenti, miei precedenti lavori; infine una dedica speciale ad un grandissimo artista italiano: Franco Battiato». “Altrove” racconta storie eccezionali, rapporti umani, ma anche tanta fantasia ed un briciolo di follia. Uno dei brani parla di una storia straordinaria del nostro territorio che ha fatto il giro del mondo e si intitola “La Tifosa di Messy”. «Questo nuovo Album contiene brani ai quali tengo moltissimo. “L’insegnante di Fantasia”, in particolare, è una storia che mi porto dentro da sempre. Già da bambino mi ero accorto di avere una fantasia iperattiva. Una parte della mia mente era, ed è ancora, costantemente rapita dalle cose meno visibili, da storie in apparenza insignificanti o molto particolari; poi la fantasia ha sempre fatto il resto… Io immaginavo di coltivarla, di stimolarla sempre e lei mi restituiva sensazioni incredibili, che ancora oggi entrano nelle mie canzoni. Ho sempre immaginato la fantasia come un campo sterminato pieno di colori, di magia e meraviglia… e a forza di correre e battere a tappeto quel campo oggi mi sento, nel mio piccolissimo, l’insegnante protagonista della canzone. Il mio sogno sarebbe insegnare la fantasia nelle strade o nelle scuole, una materia che non ha bisogno di nessuna laurea e che penso di avere in dote da sempre, come il coraggio che ha mostrato il bambino mentre la storia della canzone usciva dalle mie parole e dalla mia chitarra», racconta Vanni. L’album sarà disponibile in una veste nuova, una chiavetta USB personalizzata, confezionata in modo elegante ed originale. All’interno della chiavetta, oltre alle tracce audio dei brani, troverete alcuni video, varie foto di Vanni e dei Tatanka Mani, i testi delle canzoni ed alcune riproduzioni di

splendidi dipinti su tela che una nota artista locale ha realizzato dando vita alle canzoni: tante belle novità! Vanni Cigarini ha deciso di lanciare la sua prima campagna di crowdfounding, attiva dal 1 Settembre al 15 Ottobre 2021 su www.ideaginger.it per poter sostenere i costi di produzione, mastering e stampa, così da completare il progetto. Il Crowdfunding è una forma molto semplice di raccolta fondi, attraverso la quale le persone contribuiscono direttamente a finanziare una causa tramite una piattaforma online. Questo è il link per accedere direttamente alla pagina da cui si potrà sostenere con un contributo il lavoro di Vanni: https://www.ideaginger.it/progetti/ altrove-il-nuovo-album-di-vanni-cigarini.html Questa modalità si è affermata sempre di più negli ultimi anni, poiché offre la possibilità di raccogliere fondi direttamente dal pubblico: in cambio ci sono grandi sorprese per i sostenitori, come l’album in esclusiva, concerti privati e tante altre opportunità ben descritte all’interno del sito nelle possibili ricompense. Al termine della raccolta fondi il Cantautore organizzerà un piccolo evento per la presentazione dell’album e, per l’occasione, potrà consegnare le ricompense ai vari finanziatori.

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eventi

Lorenzo Soldani

DOPO UN ANNO GARTEN È RIFIORITO

IL FESTIVAL CHE CONIUGA LE ARTI È GIUNTO ALLA SETTIMA EDIZIONE

Un'istantanea di "Beige - l'importanza di essere diverso" per il ciclo narrARTe

Buone notizie per l’arte a Correggio. Col 2021 si è tornati a parlare di gARTen, il festival culturale giunto alla sua settima edizione dopo l’assenza nel 2020: anche lo scorso anno era tutto pronto, ma gli organizzatori decisero saggiamente di rinviarlo alla luce della fresca uscita dal lockdown e a causa di decreti attuativi poco chiari. Come ci racconta Cristina Severi, tutto è iniziato nel 2014. «La voglia di organizzare un festival servì da stimolo per aprire “Idee di gomma”, l’associazione che oggi organizza gARTen, e non solo. Decidemmo da subito di associarci ad Arci, perché fornisce un grande supporto amministrativo ed è una tessera molto diffusa dalle nostre parti. Essere un’associazione ci permette di creare eventi in piena regola, aspetto divenuto ancora più importante alla luce della pandemia. gARTen nasce da un’idea di Anna Corghi, che in Francia scoprì questo Bed & Breakfast situato in un grande parco, allestito a mostra. Avendo a disposizione il parco di “Villa Rovere”, sempre curato ma non sfruttato appieno, si è deciso di renderlo disponibile alla collettività. Il concetto alla base della manifestazione è coniugare la bellezza delle sculture con la rigogliosa natura del parco. Sin da subito abbiamo strutturato un doppio percorso per la parte artistica: la parte senior, che vede la partecipazione di 3-4

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artisti professionisti, italiani ed internazionali, e la collaborazione con le Accademie, partita con quella di Bologna e poi cresciuta di anno in anno; fra queste ricordiamo Urbino, Brera, Napoli, Torino e la Naba di Milano, che ha partecipato nel 2019 con un percorso di arti performative». Per rendere variegata e sostenibile una mostra di un mese, gli organizzatori hanno aggiunto varie discipline artistiche, come proiezioni fotografiche, musica dal vivo ed il cineforum, con attori e registi che raccontano il dietro le quinte e la realizzazione dei progetti; in questo campo, è risultata cruciale la collaborazione con Cinecomio. Infine è stato introdotto narrARTE, evento borderline fra teatro e racconto di narrativa non convenzionale. La programmazione è estremamente chiara e funzionale, grazie a giornate specifiche dedicate alle varie discipline: il mercoledì “Kino in gARTen”, il giovedì narrARTE e la domenica aperitivo musicale con PicNic SOUND. La somministrazione di cibo e bevande è garantita annualmente dai ristoratori correggesi (quest’anno è stata la volta de “La Galera”) e dalla collaborazione con varie polisportive del territorio, fra cui Podistica Correggio A.S.D, G.S Budriese e Correggio Hockey. «Fondamentali sono le sponsorizzazioni ed i bandi regionali – continua Cristina

– Nei primi anni tutti gli eventi erano gratuiti, poi si è deciso di inserire alcuni ingressi a pagamento, mai sopra i dieci euro, soprattutto per sensibilizzare il pubblico sull’importanza del lavoro degli artisti e delle maestranze. Non ci sogneremmo mai di far lavorare un idraulico gratis, giusto?». Quest’anno, alla luce delle norme anti-covid, la sfida è stata ancora maggiore. Si è reso necessario costruire una platea, quando prima la fruizione era sempre libera e spontanea. All’ingresso si misurava la temperatura e si firmava il registro del contact tracing. Fortunatamente lo sforzo è stato sopperito dall’aumento dei volontari e dalla presenza dei liceali, tramite l’alternanza scuola lavoro: «i ragazzi sono entusiasti del progetto. Tornare ad organizzare il festival è stata la dimostrazione che, con le dovute precauzioni, la cultura si può fare anche in tempi di pandemia. C’è stato grande rispetto da parte di tutti». Una delle particolarità della manifestazione è il suo respiro metropolitano. Il pubblico è di tutte le età e arriva anche da Milano, Cesena, Brescia e Verona. «Adoriamo vedere le persone che esplorano il parco e si imbattono in opere che probabilmente non andrebbero mai a vedere apposta. La musica è solo originale, i film sono di nicchia. La gente arriva fidandosi della qualità della programmazione», conclude Cristina.

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NOTIZIE IN BREVE ADDIO AD ALBERTO GHIDINI Così il sindaco di Correggio Ilenia Malavasi ha ricordato Alberto Ghidini: “Uomo di grande e vasta cultura, dalla biblioteconomia al cinema, dalla storia dell’arte al teatro, ha sempre partecipato, anche a livello nazionale, al vivace dibattito culturale e professionale degli anni ’70 e ’80. Convinto assertore della necessità di integrazione dei diversi servizi, durante la sua direzione gli istituti culturali hanno da un lato consolidato il loro fondamentale ruolo di tutela, conservazione e valorizzazione della memoria locale, dall’altro si sono aperti a innovazioni che sono oggi considerate ordinarie, ma che all’epoca sono state certamente ‘pioneristiche’. Si deve a Ghidini, per esempio, l’introduzione nella nostra biblioteca dello “scaffale aperto” e dei materiali non librari”. Laureato in giurisprudenza, già molto giovane Ghidini aveva manifestato il suo interesse verso l’arte e la storia. Alla direzione del Museo civico era succeduto a Riccardo Finzi, negli anni Cinquanta, per poi guidare Palazzo dei Principi fino agli anni Novanta. Dal 1971 aveva attivato un progetto di rinnovamento della Biblioteca Civica Einaudi, tendente a una visione interdisciplinare della comunicazione culturale, includendo funzioni riconducibili al recupero, alla conservazione, alla tutela dei beni storico - artistici e alla loro divulgazione didattica a un pubblico di ogni età (compresi i bambini). La Biblioteca si collocò all’avanguardia nel panorama bibliotecario italiano, con un progressivo sviluppo di prestazioni e di attività che hanno garantito un’offerta ricca e diversificata. Ha dato vita anche al progetto di rifondazione del Museo “il Correggio”, per sottolinearne il legame con il territorio attraverso le testimonianze storico-artistiche confluite o prodotte nella piccola “capitale padana”. É stato co-fondatore della Società di Studi storici, ha curato decine di pubblicazioni sul passato locale, sui monumenti, sulle caratteristiche del Palazzo dei Principi, compreso il saggio più recente pubblicato sulla guida “Correggio dei Principi”, presentato ai cittadini nel cortile del Palazzo dei Principi, il 4 giugno scorso, giorno del patrono san Quirino.

RICORDO

Edda Iemmi in Davolio A dieci anni dalla scomparsa Il tempo non cancella lo splendido ricordo di te Il marito Luciano con le amiche e gli amici

ONORANZE FUNEBRI CABASSI GIANCARLO CORREGGIO NUOVA SEDE:

v.le Vittorio Veneto, 9 (di fronte alla Croce Rossa)

tel. 0522 692039

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RASSEGNA DEGLI EVENTI CORREGGESI RACCONTATI DALLA STAMPA LOCALE

CORREGGIO IN BRICIOLE giugno 2021 • I “Clan Destino”, storica rock band dei primi anni di Ligabue, si sono rimessi insieme per un nuovo album, con la prospettiva di partecipare al concerto-Campovolo di Luciano rinviato al 4 giugno 2022 6 luglio 2021 • Un giovane di 29 anni sale sull’impalcatura di un cantiere e verso le 22 chiama il 112 minacciando il suicidio; l’estrema indigenza all’origine del gesto; i carabinieri intervenuti da Bagnolo lo raggiungono e lo convincono a desistere • A soli 31 anni muore Matteo Menozzi, che viveva a Budrio e lavorava nell’azienda agricola di famiglia; a trovarlo esanime a terra sono stati i parenti nei pressi della sua abitazione 7 luglio 2021 • I vigili del fuoco sono impegnati da questa notte per un maxi incendio di rotoballe divampato intorno alle 2 in un’azienda agricola di via strada Valle a Correggio; a bruciare sono circa 1.400 rotoballe, di cui 1.200 al coperto e 200 all’esterno del fienile 13 luglio 2021 • Approfittando dell’ospitalità della zia, le sottrae monili in oro che poi rivende insieme ad un complice; la 59enne di Correggio, accortasi del furto, aveva presentato denuncia un mese fa; le indagini hanno portato ora ai due arresti • Da tempo una donna di 59 anni di Correggio chiamava i carabinieri per questioni inesistenti; l’ultimo episodio quando al 112 segnalò che un vicino picchiava con violenza alla porta del suo appartamento, salvo poi non aprire all’arrivo delle forze dell’ordine; venne accertato dai militari che il vicino in questione era al lavoro; la donna è stata quindi denunciata per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio 19 luglio 2021 • La Proprietà della Manifattura Riese aveva inviato all'incontro con i rappresentanti sindacali presso il Ministero dell'Industria e dello Sviluppo Economico del 2 luglio solo il liquidatore, senza alcun mandato; così sono continuati gli scioperi permanenti in tutta l'azienda; ora viene indetta una ulteriore riunione col MISE e col Ministero del Lavoro 21 luglio 2021 • L’amministrazione Comunale di Correggio delibera il via ai lavori per il nuovo Centro del Riuso che aprirà in via La Torre, a fianco del centro di raccolta dei rifiuti, in cui i cittadini potranno conferire oggetti d’uso comune, che altri potranno recuperare 25 luglio 2021 • Un tragico infortunio domestico si è verificato nel pomeriggio in un casa della frazione di Budrio in via Fossa Ronchi; un ortolano in pensione di 76 anni, Gianni Verzellesi, è caduto da un’altezza di circa 3 metri mentre si trovava

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su una scala nel tentativo di raggiungere il tetto dell’abitazione; è stata una vicina di casa a dare l’allarme 29 luglio 2021 • É stato individuato e arrestato a Fosdondo, nei pressi di un locale frequentato da giovani, un marocchino trentenne abitante a Correggio mentre vendeva droga ad una donna • I carabinieri hanno denunciato un 30enne residente a Correggio, già noto alle forze dell’ordine, autore nelle scorse notti di una serie di furti ai danni dell’istituto scolastico Convitto Corso, per circa 10.000 euro; pare sia stato incastrato dall’impronta delle calzature sul cemento fresco e dai relativi residui sulle scarpe che l’uomo ancora portava quando è stato convocato in caserma 1 agosto 2021 • Una ventenne correggese acquista un tapis roulant online ma è una truffa; insospettita da ulteriori richieste di versamenti sporge denuncia e un uomo e una donna napoletani finiscono nei guai agosto 2021 • Un operaio di 53 anni, Salvatore Rabbito, residente a San Martino in Rio, è morto vittima di un infortunio sul lavoro, mentre si trovava all’interno del cantiere dell’A15, a Parma, travolto da una ruspa che andava in retromarcia e che lo ha schiacciato contro una macchina asfaltatrice; teatro della tragedia è stato il cantiere per la realizzazione del TIBRE, infrastruttura che collegherà l’A15 Parma-La Spezia con l’autostrada del Brennero 11 agosto 2021 • Una persona è rimasta ferita in un incidente stradale verificatosi alle 12,40 a Correggio, all’incrocio tra via San Prospero e via Macero; coinvolti nel sinistro un’auto e una moto; il conducente di quest’ultima è stato portato all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio in condizioni gravi • Si presenta presso una lavanderia self service del comune di Correggio e, fingendo di essere il manutentore, forza i distributori automatici asportando le monete; ripreso dalla telecamera interna: è un trentenne del paese • I Comuni di Carpi, Campagnola, Novellara, Guastalla e Bagnolo hanno progettato la “ciclovia Emilia” che colleghi le valli di Carpi e Guastalla e la stazione Mediopadana; inoltre, il Comune di Rio Saliceto e il Comune di Carpi stanno studiando un progetto per valorizzare l’area umida compresa tra Ca’ de’ Frati, Migliarina, Fossoli, San Marino e Budrione 19 agosto 2021 • Il solito correggese trentenne, responsabile dei furti al Convitto, si ripete con destrezza alla Coop; viene ripreso dalle telecamere nell'appartata zona-vini mentre, dopo essersi appropriato di una decina di punte di grana, ne rimuove l'antitaccheggio e se le infila nei calzoni; ridenunciato

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a cura di Mauro Degola

CRONACHE IMPOSSIBILI

VACANZE GALATTICHE

Alle 9 in punto l’astronave sfavillante accese i suoi potenti propulsori Ferrari e si alzò da piazza dei Martiri a Carpi. E dieci giorni dopo atterrò su Marte presso la riva del Mare dell’Operosità, così l’avevano battezzato i “creativi” di Confindustria. Un mare di polvere rossa, in realtà. «Sembrano i fanghi reflui della lavorazione del rame!» commentò estasiato un imprenditore del settore metallurgico. Gli altri viaggiatori paganti erano due del settore fashion e l’ultimo del settore piastrelle, con qualche moglie e figlio al seguito. Erano passati pochi anni dai primi miliardari-esploratori e Marte era già diventata una meta turistica molto richiesta. «Per quello che abbiamo pagato mi aspettavo un viaggio più comodo» brontolò il piastrellaio, saggiando col piede la superficie del pianeta. «Hai ragione. Sempre spuma di aragosta a colazione finisce che stanca. E poi tut-

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ti quegli scossoni alla partenza! Una crociera è più confortevole» si lamentò uno stilista. «Ma pensa a quando lo racconteremo agli amici!» cinguettò la moglie del primo, che protendeva il cellulare a fotografare chissàchecosa. «Sì, ma i soldi son soldi» disse il marito che amava i ragionamenti complessi. E poi nervoso: «Quando incontriamo i marziani? Che qui c’è tutto un mare che aspetta solo di essere rivestito con le piastrelle». Sempre in quei giorni, dal parcheggio dello stadio Borelli a Correggio era partita l’astronave dell’AUSER con destinazione una qualche parte di Marte. I razzi cigolavano terribilmente e portavano i segni di precedenti tamponamenti cosmici. Tuttavia i motori APE, riconvertiti a reazione, alzarono dignitosamente l’astronave in un tripudio di mani agitate dai pensionati che si pro-

tendevano dagli oblò. Atterrarono nel Grande Mare dell’Oblio. «Mi ricorda qualcosa, ma non ricordo cosa» commentò il filosofo del gruppo. E il barzellettiere-in-capo, che aveva allietato notte e giorno la compagnia per tutto il viaggio, raschiò il barile del suo repertorio con un’ultima freddura. Ad attendere i gitanti non c’era nessuno. Dopo un primo moto di delusione il gruppo si organizzò. Furono alzati i gazebo, approntate le tavole, affettati i salami e le mortadelle, stappati lambruschi e prosecchi. Una parte del gruppo si mise a friggere il gnocco con l’attrezzatura appositamente imbarcata alla partenza. «Quando incontriamo dei marziani?» chiese il nipote di un pensionato mentre aspettava la sua sberla di gnocco fritto. La delegazione di marziani si avvicinò ai viaggiatori. Erano esseri alti e curvi,

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coi visi affilati color vinaccia. Indossavano tuniche bianche tutte uguali. Recavano corone floreali che misero al collo degli ospiti e qualcuno giurò di averli sentiti sussurrare “Alòha”. «Questi sono marziani come me!» esclamò l’altro magliaio, ma fu subito zittito dalla consorte: «Taci tu che non capisci niente. Cosa ti aspettavi, una sfilata di mostri da film?» Il magliaio chinò il capo e disse «Hai ragione, cara». Il giorno passò tra discorsi, brindisi, mostre di tappeti marziani, menù “alla maniera di Saturno” e degli altri sette pianeti, danze folkloristiche locali. Il giorno dopo, finalmente, iniziarono gli incontri commerciali. Purtroppo i marziani, di fronte alle proposte che ricevevano, restavano imperturbabili e gli affari languivano. Le signore e i bambini erano stati imbarcati su una gondola marziana per una perlustrazione dei dintorni, da cui tornarono con sacchi di polvere rossa che avrebbero aggiunto alle loro collezioni di sabbie. Il terzo giorno la comitiva risalì sull’astronave, lucidata da decine di donne delle pulizie marziane, e i razzi la sollevarono dritta come un fuso. Mentre su

tutto il Mare dell’Operosità risuonava l’Inno di Mameli. Intanto sul vicino Grande Mare dell’Oblio non s’era vista ombra di marziani. Ma i partecipanti al tour non ci facevano più caso, alternando i cappelletti ai balli romagnoli. L’operatore turistico infatti aveva imbarcato un’orchestrina, “Luana e i briganti del lissio”, che fecero ballare fino allo sfinimento ogni turista. I caschi da astronauti provocavano cozzi soprattutto nei lenti, mentre le pesanti bombole d’ossigeno compromettevano la lievità dei valzer alla Filuzzi. Ma poi la ridotta gravità rendeva il lissio molto più lissio. Comunque, il terzo giorno tutti vennero imbarcati, l’astronave miracolosamente si alzò e puntò grosso modo verso la Terra. In quel momento i suoi altoparlanti diffusero sopra il Grande Mare dell’Oblio le note irresistibili de “Il battagliero”. «Casinisti!» mormorò il vecchio marziano. «Cosa sono?» domandò preoccupato il nipote che giocava ai margini del prato di cristalli. Il vecchio

guardava lontano, oltre le lucenti cime che li proteggevano dai mari di polvere. «Niente di importante, continua a raccogliere i frammenti di stelle». Le astronavi degli uomini andavano e venivano con sempre maggiore intensità. E già molti figli di Marte s’erano spostati vicino alle basi commerciali, agli alberghi e ai banchi di hamburger che sorgevano come funghi di là dai monti. Il vecchio sapeva che tutto ciò avrebbe avuto un prezzo. Finite le vacanze sarebbero arrivati i convogli dei coloni. E i soldati dalle tute spaziali blu. E alla fine i pochi marziani rimasti fedeli alle loro leggende avrebbero dovuto trovare rifugio nelle grotte, sempre più in fondo. Era sera e i marziani del villaggio cominciarono a uscire silenziosi, esseri filiformi e pallidi che cercavano nutrimento dalla rugiada cosmica. Finché una ragazza intonò una canzone malinconica e cominciarono ad accendersi i falò, a centinaia, ad illuminare l’infinito che si stava sempre più restringendo

per cambiare il mondo partiamo da vicino. Scegli i nostri prodotti locali, prendi posizione per un’economia più giusta. simone è uno dei nostri fornitori di frutta e verdura. le coltiva vicino a casa tua. settembre 2021

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a cura di Fabrizia Amaini

COME ERAVAMO

GILDALDO BASSI, PIONIERE DELLA NOSTRA FOTOGRAFIA Gildaldo Medardo Bassi, detto anche Paolo, nacque il 1º maggio 1852 a Mandrio di Correggio da Domenico e Agata Brunetti. Poco si sa della sua formazione scolastica, ma a giudicare da come scriveva e dall’impegno per diffondere la lettura, se ne carpisce un buon livello di istruzione e cultura. Maturò ben presto idee progressiste, simpatizzando per il movimento anarchico prima di passare, da attivista, al socialismo. Per questa sua ideologia subì arresti e persecuzioni che lo costrinsero ad espatriare più volte. Appena ventenne, dal 1874 al 1878 fu costretto a riparare in Sud America, dove pare abbia appreso l’innovativa arte della fotografia, poiché sui biglietti da visita si pubblicizzava come “Gildaldo Bassi, fotografo di Correggio tornato dall’America”. Bassi iniziò come artigiano ambulante, servendosi di uno studio mobile: un vagone ligneo a traino equino, sulla cui fiancata campeggiava la scritta “Fotografia viaggiante”, grazie al quale portava la fotografia di borgo in borgo. Poi aprì uno studio a Correggio e un secondo a Reggio, mantenendoli in funzione entrambi per qualche anno. All’inizio degli anni ottanta dell’ottocento acquistò il palazzo d’angolo tra via Jesi e piazza Garibaldi, che anticamente aveva ospitato la Zecca di Correggio, per farne abitazione e studio. Per sfruttare al meglio la luce naturale, impiantò nella mansarda il laboratorio fotografico, preceduto da un salotto d’aspetto per i clienti, che divenne anche luogo di cultura (vi costituì una piccola biblioteca su prestito con testi “indesiderati alla borghesia”) e di propaganda politica. Con altri compagni di ideologia vi redasse il primo giornale dei socialisti correggesi: “La Fiaccola”. Perseguitato per il suo attivismo, intorno al 1890 chiuse l’atelier di Correggio, poi cedette quello avviatissimo di Reggio. Passò i suoi ultimi anni quasi sempre lontano da Correggio, dove ritornò alcuni mesi prima della morte avvenuta il 19 marzo 1932, a quasi ottant’anni. Il suo studio fotografico venne rilevato dal suo allievo e garzone Ettore Tamagnini, che lo tenne in funzione fino al 1950. Negli anni fra il settantotto e il novanta realizzò molti ritratti, fotografò scolaresche, chiese, edifici rurali, manifestazioni politiche, comizi, inaugurazioni di cooperative e altro. Della sua produzione sterminata si conoscono oggi circa 200 immagini (spesso d’incerta datazione e con persone non più note), ma ciò non significa che tutto il resto sia andato perduto; più semplicemente è assai probabile che altro materiale sia dimenticato da qualche parte, o che gli attuali possessori non sappiano che sia opera sua. Fra i suoi lavori più famosi e apprezzati vi è la serie di vedute di Correggio: 41 fotografie scattate nel 1879-1880, poi vendute al Comune. Si tratta di un vero e proprio reportage per immagini nelle vie del centro storico, con scorci di vita quotidiana fra edifici poi scomparsi (le mura, le porte, la Rocchetta…). Fotografie realizzate con lastre di vetro, verosimilmente con la tecnica del collodio umido, poi stampate per contatto e autografate una a una sul fronte “G. Bassi Fot. Correggio”, spesso in punti originali come l’ombra di un albero, il voltone di un portale, un mucchio di paglia.

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L'antica mansarda dove si ubicava l'atelier fotografico del Bassi nel palazzo della Zecca

Palazzo della Zecca (prima del restauro) fa angolo fra via Jesi e piazza Garibaldi

UN PO’ DI STORIA SULLA ZECCA Il 17 maggio 1559 l’imperatore Ferdinando I concesse a Girolamo da Correggio e ai cugini Giberto, Camillo e Fabrizio e loro discendenti, l’Investitura della Contea di Correggio con facoltà di battere monete (Zecca). La Zecca cominciò a essere funzionante dal 4 giugno (giorno di san Quirino) 1569, ma i controlli inefficaci da parte dei Signori da Correggio favorirono gli abusi e le falsificazioni da parte degli zecchieri. L’Imperatore richiamò all’osservanza delle regole l’ultimo principe Giovanni Siro, che sottovalutò la denuncia e non vi pose rimedio.

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Accusato allora di falsificazione della moneta, fu processato e condannato al pagamento di una multa di 230.000 fiorini. Sprovvisto di tale cifra, fu privato di tutti i suoi beni e del feudo che la sua famiglia deteneva da quasi otto secoli. Così Correggio, che dal 1616 era stata elevata da Contea a Principato, perse la sua antica Signoria e fu venduta al Duca d’Este di Modena. La Zecca si collocò dapprima nella grotta del Palazzo dei Conti, poi in altri luoghi fra cui la casa dei Calcagni che verosimilmente era il palazzo nell’angolo fra via Jesi e piazza Garibaldi, chiamato oggi “La Zecca”.

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a cura di Luciano Pantaleoni

CULTURA POPOLARE

S’ARESI FAT VO, IN DI ME PAGN?

COSA AVRESTE FATTO VOI, NEI MIEI PANNI (AL MIO POSTO?) - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Me... Ares fat cumpagn - Io... Avrei fatto la stessa cosa Di solito le rassicurazioni vengono accompagnate da un modo di dire che stempera le preoccupazioni e sdrammatizza le situazioni. Inutile recriminare o arrovellarsi su altri possibili comportamenti. Fat fat, van lude Le cose fatte, vanno lodate.

A volte nella vita le persone sono messe di fronte a situazioni impreviste, difficili da interpretare. Sono obbligate a prendere decisioni improvvise ed a tenere comportamenti inusuali… A mente fredda gli sorgono poi dei dubbi sul loro comportamento, sull’opportunità di quello che hanno detto o hanno fatto. Matura la consapevolezza che le scelte operate spesso hanno ripercussioni e conseguenze per se e per gli altri, che non si esauriscono immediatamente ma durano per anni, nel tempo. E così chiedono consiglio ad un amico o alla persona che hanno di fronte e con la quale interloquiscono alla ricerca di conferme, di approvazione. “L’accettazione sociale è un bisogno naturale che tutti, in misura minore o maggiore abbiamo, in quanto individui sociali che si sentono parte di una comunità ed hanno la necessità di vivere un forte senso di appartenenza”. Albert Ellis, noto psicologo cognitivo, pone il bisogno di approvazione in cima alla lista delle convinzioni irrazionali umane… Le reazioni degli interlocutori a questi interrogativi possono essere le più disparate. RASSICURANTE A volte l’interlocutore è solidale, capisce le difficoltà, si rende conto della situazione e ritiene che il comportamento nel suo insieme sia stato corretto e consono alla situazione. Anche lui si sarebbe comportato nello stesso modo o in maniera simile. - S’aresi fat vo, in di me pagn?

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CONSOLANTE In alcuni casi, quando l’accaduto è veramente sconcertante o imprevedibile, le persone tendono ad essere comprensive e, pur non condividendo sempre le parole dette o i comportamenti, mettono in rilievo le difficoltà incontrate e sono consolanti. - S’aresi fat vo, in di me pagn? - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Me a v’capis... a s’fa prest a dir... mo bisogna esregh! Quand un l’è, le a gh’cala la ciacra. – Io vi capisco... si fa presto a dire... ma bisogna esserci! Quando una persona è lì, gli cala la chiacchiera (si rende conto delle difficoltà). La riflessione si chiude con una rassicurante affermazione. T’è fat col ch’a s’priva fer. Hai fatto quello che si poteva fare. CAUTO Vi sono persone che interpellate sul comportamento che avrebbero tenuto, indipendentemente dal contesto o dall’accaduto, reagiscono consigliando il massimo della sicurezza. A loro modo di vedere, di fronte a situazioni impreviste o a momenti di difficoltà è sempre opportuno garantirsi il massimo della sicurezza ed evitare ogni possibile rischio o disagio. Questi consigliano sempre prudenza. - S’aresi fat vo, in di me pagn? - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Me a s’res ste da la pert dal furmintoun - Io sarei stato dalla parte del granoturco (al sicuro) - Me... a s’res ste a l’ora - Io sarei stato all’ombra (in una zona protetta) ANCORA DI PIÙ Qualcuno reputa l’atteggiamento tenuto troppo remissivo. A suo parere, di fronte ad una situazione come quella prospettata, la reazione avrebbe dovuto essere più veemente,

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DUBITATIVO Alcuni tendono ad avere un atteggiamento problematico, dubitativo. Pur senza porre rilievo sull’operato pensano che si sarebbe potuto fare meglio, in altro modo, con maggiore efficacia... - S’aresi fat vo, in di me pagn? - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Mah... sa s’a da dir…forse j’ares fat divers... a s’priva anca... - Mah... cosa posso dire... forse avrei fatto in un altro modo... si poteva anche...

più aggressiva e risolutoria. Non solo condivide le ragioni… ma lui avrebbe avuto reazioni più pesanti. - S’aresi fat vo, in di me pagn? - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Me... a gh’ares de n’unta - Io gli avrei dato un sacco di botte (lo avrei picchiato) - Me a gh’ares drise la goba - Io gli avrei drizzato la gobba (lo avrei messo in riga) - Me... A j’ares mande a cagher tut e po’ a gniva via! - Io li avrei mandati a cagare tutti e poi sarei venuto via!

ARRABBIATO A volte l’interlocutore a cui viene posto l’interrogativo è rimasto offeso dal comportamento scorretto, sgradevole, inadeguato tenuto nei suoi confronti, che gli ha creato disagio e alterazione. La persona che pone l’interrogativo è consapevole di aver esagerato. Cerca consenso giustificandosi, pregando chi lo ascolta di comprendere quel comportamento… di mettersi nei suoi panni... - S’aresi fat vo, in di me pagn? - Cosa avreste fatto voi nei miei panni (al mio posto)? - Me... a gh’ares caghe deinter!!! - Io... ci avrei cagato dentro!!! La risposta esprime tutta la disapprovazione e la rabbia.

MODENA

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Via Bocconi, 29/37 0522 332686

Via Emilia Est 1127 059 270629

Via Gramsci 35/G 0521 944230

Via E. Fermi, 24 059 688448

Via Regina Pacis, 62 0536 1881051

Reggio Emilia

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Modena

Parma

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Sassuolo (MO)

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a cura di Guido Pelliciardi

APPUNTAMENTI CULTURALI IN SETTEMBRE

CINEMA D’AUTORE E INCONTRI SULLA MUSICA Domenica 5 / ore 17.30 / da Palazzo Principi Visita guidata ai LUOGHI ALLEGRIANI del centro storico di Correggio. Prenotazione obbligatoria in Biblioteca tel. 0522.693296 biblioteca@comune.correggio.re.it Lunedì 6 ore 21.15 / Cortile Palazzo Principi GALOP INFERNALE O IL CELEBRE “CAN CAN” Jacques Offenbach, Orfeo agli Inferni. Un’operetta dissacrante e impertinente nella Parigi del secondo impero. Ascolto guidato a cura di Francesco Iuliano, docente Conservatorio di Mantova. Prenotazione obbligatoria in Biblioteca. Martedì 7 / ore 21.00 / Cine+ NOMADLAND proiezione del film di Chloé Zhao

Venerdì 10 / ore 21.15 Cortile Palazzo Principi COSÌ COMINCIÒ IL TRAMONTO DI ZARATHUSTRA Richard Strauss “Also sprach Zarathustra”, liberamente tratto da Nietzsche.Ascolto guidato a cura di Francesco Iuliano, docente Conservatorio di Mantova. Ingresso su prenotazione in Biblioteca. Lunedì 13 / ore 21.15 Cortile Palazzo Principi LE AMAZZONI VOLANTI. LA CAVALCATA DELLE WALKIRIE. Tra mito, fantasy e cose umanissime: “L’anello dei Nibelunghi” di Richard Wagner. Ascolto guidato a cura di Francesco Iuliano, docente Conservatorio di Mantova. Mercoledì 15 ore / 21 / Cortile Palazzo Principi LA STORIA DEL JAZZ presentazione del libro di e con Riccardo Brazzale e con i coautori Luigi Onori e Maurzio Franco (Hoepli, 2020), intervistati da Pierluigi Senatore direttore di Radio Bruno.

(vincitore di tre Premi Oscar e premiato al Festival di Venezia), genere drammatico, USA 2020, durata 1h e 48 min. Mercoledì 8 / ore 21.15 / Cortile Palazzo Principi UNO SCRITTORE PER AMICO presentazione dei libri di scrittori correggesi: Eugenio Bini intervista Max Grassi Roberto Paltrinieri intervista Chimena Palmieri Paola Ligabue intervista Alberto Bagnulo Davide Benetti intervista Federica Montanari

Giovedì 16 e martedì 21 / ore 21.00 / Cine+ LA CORDIGLIERA DEI SOGNI proiezione del film di Patricio Guzman. Genere documentario. Francia-Cile 2019, durata 1h e 25 min. Giovedì 23 e martedì 28 / ore 21.00 / Cine+ BETTER DAYS proiezione del film di Derek Tsang. Genere drammatico, Cina 2019, durata 2h e 18 min.

Prenotazione obbligatoria in Biblioteca. Giovedì 9 / ore 21.00 / Cortile Palazzo Principi UNA LUDOTECA SOTTO LE STELLE Giochi di strategia e di logica, di ruolo e di simulazione. Età consigliata dai 6 anni. Prenotazione obbligatoria in Biblioteca Giovedì 9 e martedì 14 / ore 21.00 / Cine+ MINARI proiezione del film di Lee Isaac Chung, genere drammatico, USA 2020, durata 1h e 56 minuti.

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Giovedì 30 / ore 21.00 / Cine+ LA RAGAZZA CON IL BRACCIALETTO proiezione del film di Stéphane Demoustier. Genere drammatico. Francia 2019. Durata 96 min.

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a cura di Claudio Corradi

AGRICOLTURA, VERDE, AMBIENTE

OCCHIO AL CARTELLO E ACQUOLINA IN BOCCA

É una segnaletica piacevole ed elegante, che tramette un senso di genuinità ed anticipa un territorio importante dal punto di vista enogastronomico. Siamo ormai abituati a vederli ovunque e, purtroppo, per questo troppo spesso passano inosservati, anche perché non si tratta si indicazioni finalizzate a condurre in un luogo specifico bensì a segnalare itinerari enogastronomici che, trovandosi nel cuore del territorio tipico di produzione, meritano di essere osservati e scoperti. Si tratta delle indicazioni dei percorsi “strade del vino e dei sapori”. Itinerari che esistono veramente e che sono disegnati, tanto nel correggese come in tutta la regione, con l’intento di valorizzare i territori a vocazione agroalimentare, con particolare rife-

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rimento ai luoghi tipici delle produzioni ed i loro contorni enogastronomici. Percorsi che, ovviamente, non tralasciano di toccare anche aspetti culturali ed ambientali che sono alla base di un’offerta enogastronomica-turistica integrata. Non dobbiamo in effetti dimenticare che anche la nostra pianura, da questo punto di vista, ha un potenziale enorme che merita di essere valorizzato al meglio. Se volessimo fare un esempio basta pensare alla produzione del Parmigiano – Reggiano, che è uno dei più piacevoli spettacoli che possa essere offerto ad un turista e che almeno una volta nella vita merita di essere visto. Ovviamente non siamo un territorio per vacanze ferragostane di 15 giorni, ma è altrettanto vero che dal Lambrusco ai salumi, passando ovviamente per i caseifici, abbiamo un potenziale di tradizioni agroalimentari da fare invidia a chiunque. Forse dovremo essere noi stessi a crederci di più e farci carico dell’onere e dell’onore di raccontare le nostre arti e tradizioni trasmettendo la passione che ha sempre animato i nostri nonni. In questo modo sarà possibile evitare che quegli accattivanti cartelli lungo le strade restino semplici segnali che nessuno sa cosa stiano ad indicare e dove portino.

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VALORIZZARE LA TIPICITÀ SENZA COMPROMESSI Fra i quindici itinerari ufficiali delle “strade dei vini e dei sapori” della Regione Emilia Romagna quello che comprende l’area correggese è classificato come “strade dei vini e dei sapori delle corti reggiane”. Tutta l’Italia è cosparsa di itinerari di questo tipo, che cambiano leggermente nome al variare della regione o della specificità del percorso, tanto che esistono molte strade del vino ma per esempio anche strade dell’olio. Indicazioni che, pur indirizzando il percorso attraverso i luoghi della produzione tipica di un territorio, non conducono ad una meta finale specifica. Saranno poi le scelte imprenditoriali delle aziende agricole, delle cantine e dei caseifici, a creare la giusta visibilità ed eventualmente gli eventi adeguati per farsi promozione. Una certezza resta l’importanza di saper promuovere le tipicità del territorio, senza mai scendere a compromessi. Chi si trova a passare per Correggio, dopo aver transitato per strade costeggiate da infiniti ed eleganti vigneti, e si ferma anche solo fugacemente per un spuntino non deve sentirsi offrire del Prosecco. Con tutto il rispetto per il vino più alla moda del momento, e più facile da vendere, è innegabile che questo sia squalificante, una sconfitta, tanto per il ristoratore che lo propone quanto per i produttori del territorio che non sono capaci di essere profeti in patria. Ed in questo momento particolare come quello attuale, nel quale ogni persona vuole sentire il territorio in cui si trova in quello che mangia e in quello che beve, questo è più che mai importante.

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CORREGGIO IN GIOCO

Le definizioni evidenziate di questo cruciverba si riferiscono al personaggio correggese della fotografia, il cui nome e cognome si leggerà al 41 orizzontale.

ORIZZONTALI 1. Osserva gli uccelli con il binocolo cercandoli nel loro ambiente naturale - 10. Sport invernale... a due o a quattro - 12. Piano Didattico Personalizzato - 15. Complemento di compagnia 16. Mascherano gli ami - 17. La città cara ad Antonello Venditti - 19. Era Novarum quella di Leone XIII - 21. Sostanze corrosive - 24. Renato, attore tra i protagonisti de I soliti ignoti 26. Le porte di Troia - 28. Auguste, filosofo positivista francese - 31. Il protagonista di un mitico supplizio - 32. La bevanda... delle cinque - 33. Il soprannome con cui era da tutti conosciuto - 36. Residuo derivato da un acido organico 38. Straripata, traboccata - 39. Frittata arrotolata e farcita - 41. Il personaggio correggese di questo mese 43. Fa perdere l’autocontrollo - 44. Lo è il tessuto di naso e orecchie - 45. Un accessorio di molti indumenti - 47. Finiscono sui libri di storia - 48. Località balneare del savonese - 49. Obblighi di natura morale o giuridica - 51. Lancio in centro 52. Fu il successore di Lenin - 55. Il nome dell’attrice Ghione - 57. Iniziali di Verdone - 58. Camicetta scollata senza maniche 59. Sono le prime in elenco - 60. Sono cinque in un lustro - 61. Coda di spuma.

VERTICALI 1. La disciplina sportiva in cui divenne un campione - 2. Delfini di fiume - 3. Vivevano sull’Olimpo - 4. Gli estremi del wireless - 5. Associa gli automobilisti (sigla) - 6. La fine di Macbeth - 7. Caserta - 8. In piena guerra - 9. Ottimistica... cromaticamente parlando - 10. Lenimento efficace per i dolori - 11. Nativa di Rio de Janeiro - 12. Che ha carattere premonitore o divinatorio - 13. Come l’osso... non facile - 14. Piccole e Medie Imprese - 15. Laetitia, attrice - 18. Equivale a però 20. Radicale monovalente - 22. Agostino, che fu prodittatore in Sicilia durante l’impresa dei Mille - 23. Musicò La Moldava 25. La storica bocciofila correggese di cui ha sempre indossato la casacca - 27. La più grande fra le regioni a statuto speciale - 28. Borgo rivierasco della costa genovese - 29. Manifestazione di consenso con grida e applausi - 30. Grosse strutture portanti in cemento armato - 34. Difficili da reperire - 35. È conosciuta come la Tigre di Cremona - 37. La Silvia figlia di Numitore - 38. Scherzo... mancino - 39. Il metallo per il vincitore - 40. Rami della vite - 41. In quello di Yellowstone ci vive... l’orso Yoghi - 42. Orlatura per bottoni - 44. Spicciolo di dollaro - 46. L’indimenticato Connery (iniz.) - 49. Il prefisso di... Gogh - 50. Si paga nelle fatture - 53. Nel torto stanno alle estremità - 54. Coda di fringuello - 56. Il centro di Vienna.

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