Copia omaggio
2/24 Anno 25 - Numero 270 www.gpmagazine.it
GABRIELLA LABATE IL SUO NUOVO LIBRO “NUDI”
Foto: Gianluca Saragò Make up: Arianna Fares
EDITORIALE by Alessandro Cerreoni
CAVOLETTI E “DOPPIOPETTISTI” ANNO 25 - Numero 270 FEBBRAIO 2024
DI BRUXELLES Oggi parliamo di un argomento che non va sottaciuto: le contraddizioni di una
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 421/2000 del 6/10/2000
Unione Europea che fa scelte discutibili a svantaggio dei cittadini, soprattutto ita-
DIRETTORE EDITORIALE E RESPONSABILE
L’ultima, che sta scatenando la protesta degli agricoltori di mezza Europa, riguarda
Alessandro Cerreoni a.cerreoni@gpmagazine.it
liani, e delle piccole e medie imprese.
l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni seminati sopra i 10 ettari. Una mazzata per le aziende agricole già messe a rischio di sopravvivenza dall’avanzare delle multinazionali del settore agroalimentare che hanno creato la lobby della
REDAZIONE
carne sintetica, delle farine di insetti e del grano e mais OGM. Senza dimenticare
Info. 327 1757148 redazione@gpmagazine.it
l’aumento continuo di tasse e balzelli che rendono sempre più ardua l’attività la-
IMPAGINAZIONE E GRAFICA
degli operatori del settore che arriva fino ai vertici europei. Dove politicanti in
GP Spot
doppiopetto, in giacca e cravatta e in tailleur giocano a smontare l’economia e
HANNO COLLABORATO Lisa Bernardini, Giulia Bertollini, Mariagrazia Cucchi, Mara Fux, Rosa Gargiulo, Francesca Ghezzani, Silvia Giansanti, Marisa Iacopino, Marialuisa Roscino, Roberto Ruggiero
SPECIAL THANKS Ai nostri inserzionisti, Antonio Desiderio, Dottor Antonio Gorini
EDITORE Punto a Capo Srl
vorativa. In ogni regione del nostro Paese sta montando una reazione comprensibile
la vita delle persone. Questo succede a Bruxelles. E questo va detto! L’abbiamo visto anche con quello che sta succedendo con i balneari nostrani, ai quali si vorrebbero annientare sacrifici e investimenti per fare posto alle liberalizzazioni delle spiagge. Così pretende e impone la UE. E l’Italia che fa? La politica di casa nostra sembra inerme. Qualcuno del Governo prova a fare muro. Gli altri sembrano acconsentire alle scelte europee. Non avevamo dubbi visto il dna politico che li contraddistingue. Pian piano arriviamo alla mobilità elettrica e alla conversione al green. Vogliono combattere l’inquinamento e poi innalzano del 300% i limiti della soglia massima delle emissioni elettromagnetiche. Siamo alla follia più totale. Stanno facendo di tutto per imporci l’auto elettrica impedendoci di entrare con il tempo all’interno
PUBBLICITA’ Info spazi e costi: 327 1756829 redazione@gpmagazine.it Claudio Testi - c.testi@gpmagazine.it
delle città. Auto elettriche che poi restano “bloccate” in caso di gelo. Ne vedremo delle belle. Prepariamoci, infine, a veder svalutate le nostre case, che sono costate sangue e
STAMPA
sudore. Perché se non le renderemo “ecologiche”, spendendo decine e decine di
GMG Grafica Srl - Via Anagnina 361 - Roma
migliaia di euro, diventeranno un peso che non potremo né vendere e né affittare.
Chiuso in redazione il 29/01/2024 Copie distribuite: 20.000 Contatti online: 4.500 giornalieri attraverso sito, web, social e App
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Possiamo dirlo senza prova di essere smentiti: non era questa l’Europa che sognavamo! Non è questa l’Europa che mira al benessere di tutti i suoi cittadini. No.
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Sommario 6 BERNIE WAGENBLAST
10 GABRIELLA LABATE
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DOTTOR ANTONIO GORINI IL GLUTATIONE
26 CLARA GUGGIARI
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34 LAURA MORENI
36 GIUSEPPE ROMEO
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42 25 ANNI TEATRO PRATI
45 STEFANO JACURTI
48 MADDALENA STORNAIUOLO
10
50 FRANCESCO ANNARUMMA
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52 STORIE DI RADIO CARLO MASSARINI
54 RITA PACILIO
58 LA BATTAGLIA DELLE ARANCE DI IVREA
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LUCIA RUBEDO
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STORIE & PERSONAGGI
LA STORIA DI BERNIE LA VOCE DELLA METROPOLITANA DI NEW YORK E UN SEGRETO SVELATO
È una voce inconfondibile per milioni di passeggeri della metropolitana di New York, che dice loro “per favore, state lontani dal bordo del binario” o che il prossimo treno si sta “avvicinando alla stazione”. È una voce profonda e sembra autorevole, persino confortante. Ma dietro quei ricordi familiari disincarnati si celava un segreto. Bernie Wagenblast, doppiatore e reporter del traffico, che ha trovato il successo come una delle voci più riconoscibili
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della Metropolitan Transportation Authority, sapeva che nonostante avesse vissuto da uomo per gran parte della sua vita, era una donna transgender. E a 65 anni voleva vivere come tale. Aveva mantenuto il segreto per sei decenni perché era paralizzata da ciò che la verità avrebbe potuto portare: “Questo mi renderebbe uno zimbello? Questo mi renderebbe motivo di pietà? Ciò metterebbe a repentaglio la mia sicurezza?”. Un matri-
monio e una famiglia erano stati costruiti sulla promessa che nessuno avrebbe rivelato quel segreto. La signora Wagenblast, originaria di Cranford, N.J., ha fatto coming out pubblicamente come donna poco tempo fa. Poiché newyorkesi e turisti conoscono la sua voce dalla metropolitana, la sua storia ha catturato l'attenzione dei media anche nei Paesi Bassi, in Giappone e in Kazakistan. La sua voce trasmessa è stata creata per essere maschile. È una reliquia di una vita passata, ma ha provveduto alla sua famiglia e l'ha collegata a un vasto pubblico. La signora Wagenblast, che ora ha 67 anni, la usa ancora per i concerti e dice che definisce una parte di lei. Allo stesso tempo, sta imparando un modo diverso
di parlare. La sua nuova voce, morbida e cadenzata, è un'espressione del suo vero sé, ha detto. La signora Wagenblast sta attraversando la sua transizione in un periodo difficile per le persone che non si conformano alle tradizionali identità di genere. I legislatori conservatori di tutti gli Stati Uniti hanno approvato misure che limitano le cure mediche per le transizioni di genere e richiedono alle persone transgender di utilizzare bagni e spogliatoi associati al sesso assegnato alla nascita. Alcune delle peggiori paure della signora Wagenblast si sono materializzate. Gli estranei hanno deriso il suo aspetto. Clienti e conoscenti se ne sono andati. Il suo matrimonio è andato in pezzi. La signora Wagenblast, che ora porta i capelli con un caschetto corto castano e qualche passata occasionale di rossetto, ha affrontato la situazione concentrandosi su ciò che ha guadagnato. La sua autostima è sbocciata e ha creato una comunità con altre donne trans. Finalmente vive come ha sempre desiderato, ha detto. “Se mai ci fosse stato un momento per farlo”, ha detto la signora Wagenblast, “era adesso”. La signora Wagenblast è cresciuta in una confortevole casa a Cranford, un sobborgo politicamente moderato a circa 10 miglia a sud-ovest di Newark. Suo padre era un produttore di utensili e sua madre svolgeva un lavoro d'ufficio. Ha un fratello e una sorella minori. Anche in un momento in cui il linguaggio per esprimere ciò che stava attraversando era più limitato di adesso, la signora Wagenblast era sicura di chi fosse. All'inizio sembrava naturale e non era imbarazzata né spaventata. Ha iniziato a sentirsi una ragazzina quando, a 4 anni, ha preso gioielli e trucchi dalla vanità di sua nonna, ha detto. Quando aveva 6 anni, cambiò i vestiti con la sua migliore amica, che era una ragazza. Alle medie portava i libri vicino al petto come facevano spesso le ragazze. Fu solo più tardi, quando invecchiò, che cominciò
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STORIE & PERSONAGGI
più che ventenne, di portare le provviste della nuova insegnante. Nel giro di un anno si sposarono.
a pensare a se stessa come se in qualche modo avesse torto. Da bambina è stata costantemente vittima di bullismo. La sua vita è stata resa infelice finché non ha imparato ad adattarsi in modo da non essere evitata. C'erano valide ragioni per farsi intimidire e costringere al silenzio. Quando era adolescente, la signora Wagenblast venne a sapere di un insegnante di musica locale che cambiò identità e fu licenziato. Non aveva mai incontrato nessun altro come lei, si scambiavano lettere e parlavano al telefono. La signora Wagenblast ha provato un briciolo di speranza, temprato dal duro promemoria che se non si fosse conformata, sarebbe stata respinta anche lei. Incontrò in chiesa la donna che sarebbe diventata sua moglie in una calda giornata estiva degli anni '80. La donna stava per iniziare a lavorare come insegnante presso la scuola parrocchiale, e il loro pastore chiese alla signora Wagenblast, allora poco
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Diventare Bernie Mentre la signora Wagenblast cresceva una famiglia e nascondeva chi era, la sua carriera decollò. Amava il giornalismo radiofonico e lavorava in una stazione dell'Indiana prima di tornare nell'area di New York come giornalista sul traffico per WABC e 1010 WINS. Il suo concerto distintivo proveniva dalla M.T.A., che gestisce la metropolitana di New York. Stava lavorando fuori onda nel settore delle trasmissioni quando l'autorità le offrì il lavoro di registrare annunci vocali, e pensava che le sarebbe piaciuto qualcosa che potesse rendere la giornata delle persone più facile mentre si spostavano sui trasporti pubblici. Ha detto che ha cercato di rendere la sua voce amichevole. "Ho sempre cercato di mettere quello che chiamo sorriso nella mia voce", ha detto la signora Wagenblast, descrivendo un suono ricco e rilassante che risuona oltre lo stridore dei treni metallici. I suoi annunci sono iconici, ha affermato Shanifah Rieara, Chief Customer Officer ad interim della M.T.A.: “Bernie fa parte di un gruppo esclusivo di persone che hanno registrato annunci della metropolitana – ognuno con la propria storia – evidenziando la diversità che è New York City”. La signora Wagenblast ha anche fatto concerti per la New Jersey Transit, che gestisce autobus e linee ferroviarie che collegano il New Jersey a New York, e ha registrato annunci sugli AirTrains negli aeroporti Kennedy e Newark. Anche se la sua vita prosperava, la signora Wagenblast cercava modi per sentirsi più donna. Quando aveva 40 anni, un terapista la incoraggiò a effettuare la transizione, ma lei disse che aveva paura che le persone ridessero di lei. La situazione ha iniziato a cambiare nel 2017, quando ha scaricato un'applicazione di fotoritocco che l'ha aiutata a vedere come potrebbe apparire con caratteristiche più femminili. Successivamente, ha iniziato a prendere gli ormoni. Ha cambiato il suo nome legale in Bernie - una versione abbreviata del suo vecchio nome che già usava - per liberarsi silenziosamente di se stessa. Nel 2022, la signora Wagenblast aveva aumentato la dose di estrogeni e aveva iniziato a far crescere il seno. Non si poteva tornare indietro, ha detto. La libertà ha avuto un prezzo. Sua moglie se n'è
andata, ha detto la signora Wagenblast, dopo aver realizzato che non voleva sposarsi con una donna. Il suo rapporto con le figlie è teso. La signora Wagenblast ora prepara la sua agenda per evitare di sentirsi sola in una casa vuota. Assaporando le luci della ribalta La sua voce trasmessa ha reso la signora Wagenblast parte integrante della metropolitana di New York City. Le ha pagato le bollette e l'ha messa in contatto con persone provenienti da tutto il mondo. Eppure la signora Wagenblast ha anche preso lezioni per costruire una nuova voce. Gli esperti dicono che ci possono essere molti benefici nella terapia vocale per le persone in transizione. Per alcuni è necessario per sentirsi al sicuro dagli attacchi transfobici. Per altri, espande le opportunità di lavoro. “È una parte così importante della qualità comunicativa della vita", ha affermato Wynde Vastine, un logopedista con sede nella Baia di San Francisco, che si concentra sulla terapia transgender. La signora Wagenblast si è impegnata nella sua nuova vita partecipando agli eventi del Pride e parlando nei forum della comunità per diffondere la
consapevolezza sulle questioni trans. Durante una delle prime apparizioni di questo tipo, la signora Wagenblast si è rivolta ai suoi vicini nel 2022 in un incontro pubblico in cui i residenti di Cranford stavano discutendo su come rendere la loro comunità più inclusiva. Alzò la mano e, calmando i nervi, mise a nudo la sua anima e si preparò alla reazione negativa. "È stato molto difficile per me pronunciare le parole", ha detto la signora Wagenblast. La signora Wagenblast ha detto che era pronta ad andarsene se i suoi vicini l'avessero ostracizzata. Invece ha sentito gli applausi. Poi sentì le braccia avvolgerla in un abbraccio. "È stato semplicemente un momento magico", ha detto Scott Rubin, il sovrintendente delle scuole di Cranford, presente all'incontro. "Continuavo a pensare tra me e me, sai, 'Buon per te, Bernie.'" Dopo essersi nascosta per così tanto tempo, la signora Wagenblast sta ora abbracciando le luci della ribalta. “Se stai già prendendo la metropolitana, è probabile che non la eviterai solo per evitare di sentire la mia voce”, ha detto. (tratto e tradotto dal New York Times del 9/1/2024)
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COVER STORY by Silvia Giansanti
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GABRIELLA LABATE “HO LA FORTUNA DI AVERE ACCANTO UN UOMO INTELLIGENTE CHE NON MI HA MAI LIMITATA” E' uscito “Nudi”, il libro di Gabriella Labate, volto noto e moglie del cantautore Raf. Il romanzo, edito per la prima volta con il titolo “La gonna bruciata”, è tornato alla luce in una nuova edizione per il marchio Love di Compagnia Editoriale Aliberti
Spinta da suo marito Raffaele Riefoli, assorbito dal libro letto tutto in una notte, Gabriella Labate ha così dato vita a “Nudi”, un libro sorprendente e intimo. E' stato creato con grande passione e intensità. Nel volume, scritto in forma di diario acronico, osserviamo Sara, la protagonista, prima bambina, poi ragazza e infine donna, attraverso fatti di vita vissuta. La passione di Gabriella per la scrittura, nasce dalla lettura, ma lei è sempre stata poco convinta di pubblicare qualcosa. Senza volerlo, questo libro è divenuto uno dei preferiti di Raf che le ha rivolto anche una dedica. Un invito quindi a farsi coinvolgere da questo racconto e occhio a non dire bugie! Gabriella infatti si accorge se lo avete letto o meno, dalla reazione stupita che avrete. Gabriella, quanto hai impiegato per scrivere questo libro? “Un paio di anni circa, ho sempre scritto sotto ispirazione del momento, non avendo scadenze”. La passione per la scrittura ha sempre abitato in te? “Sì, nasce da una grandissima passione per la lettura. Ho letto sempre libri nella mia vita e continuo a farlo. Essendo di un'altra epoca dove non c'era la tecnologia sfrenata di oggi, sono cresciuta appunto leggendo per curiosità. Poi mi sono decisa a pubblicare, ma solo per il puro piacere di scrivere e non perché dovevo dimostrare qualcosa”. Cosa ti ha spinto a pubblicare “Nudi”? “E' un romanzo abbastanza crudo che tratta argomenti delicati iniziando dagli anni '50, raccontando la storia di chi precedeva e di Sara che nasce negli anni '60. Tratta di argomenti ancora purtroppo attuali. Mi ha spinto a scrivere il libro un fatto di cronaca orribile che è accaduto a Miami dove oramai trascorro molto tempo della mia vita. Così ho creato un racconto che racchiudesse, come in un puzzle, fatti che sono accaduti a me e ad altre persone e storie che ho sentito e capito in famiglia. Un tempo molte cose non venivano spiegate ai più piccoli, era tutto
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COVER STORY
una sorta di tabù estremo sulla sessualità. Quindi questi fatti mi hanno tenuta per mano passo dopo passo, scrivendo ogni capitolo di questo romanzo, fino a crearne una storia. L'essenziale che si cela nel romanzo si chiama 'La gonna bruciata'”. E' stato definito un progetto intimo, perché? “Questo libro intitolato 'Nudi' nasce dalla dedica che ho scritto alla fine e che non c'entra con il romanzo, a Raffaele, mio marito, parlando di nudità in ogni senso. Fisica e non fisica. La parola ‘nudi’ entra anche nel messaggio contenuto nel romanzo. Mi riferisco anche ad uno dei personaggi del libro che in realtà si trascina dalla nascita un pesante fardello, ma che ad un certo punto però viene scoperto”. Inoltre c'è anche una dichiarazione di Raf. “C'è una dedica di mio marito che ha scritto la mattina seguente alla lettura del libro, divorato in una notte. Non ho mai fatto vedere nulla a lui, neanche una bozza”. Che tipo di pubblico predilige “Nudi”? “Dai commenti che arrivano, tutti molto belli e toccanti, ci sono uomini, che non mi sarei mai aspettata e donne. Ho ricevuto tanti messaggi positivi, quindi arriva un po' a tutti”. Qual è stato finora il messaggio più bello che hai ricevuto? “Quello di Massimo Cotto, uno scrittore e giornalista”. Hai mai pensato di scrivere un libro che racchiuda e racconti le tue esperienze, visto che
hai avuto la fortuna di lavorare con grandi nomi dello spettacolo? “A dir la verità ci stavo pensando, perché sono piena di aneddoti che riguardano i grandissimi come Oreste Lionello, Gabriella Ferri, Leo Gullotta e altri. Per non parlare di Pierfrancesco Pingitore e di Mario Castellacci. Sarebbe bello continuare a dare lustro a personaggi che non ci sono più. Grazie a Pingitore, da noi chiamato Ninni, ho avuto la possibilità di recitare e di cantare, oltre al ballo. Uno dei personaggi di successo è stato quello della lupa, costruito con lui a pennello sulla mia romanità”. Una domanda da donna a donna, uscendo dal discorso sul libro, se non avessi incontrato un uomo giusto come Raffaele, saresti riuscita a stare da sola senza problemi, oppure sei un tipo che ha bisogno di un supporto ad ogni costo? “Sarei stata molto bene anche da sola, perché caratterialmente non riesco a stare con chi non mi piace. Preferisco stare da sola e non con chi mi fa sentire sola. Non amo sentirmi ingabbiata e a fianco di un uomo ossessionato dalla gelosia. Questo non mi avrebbe consentito magari di avere un seguito professionale. Pensa che il mio amore per Raffaele nacque da una profonda antipatia. Sono fortunata ad avere al mio fianco oltre che uno dei pilastri della musica italiana, un uomo intelligente che non mi ha mai limitata. Nella mia indole soffro di claustrofobia in ogni senso. Prima di mio marito ho avuto un ingabbiamento di rapporto e so bene che significa”.
CHI E’ GABRIELLA LABATE Gabriella è nata a Roma il 14 ottobre del 1964 sotto il segno della Bilancia con ascendente Ariete. Tifa per la Roma,. E' disponibile ed affabile. Ha l'hobby della zumba, ama mangiare le meringhe e tutto ciò che è romano. Possiede due cagnolini, una nera che si chiama Dea e uno bianco che si chiama Luke. Si divide tra l'Italia e Miami. Gli anni fortunati della sua vita sono quelli in cui sono nati i suoi figli; il 1996 e il 2000. E' sposata con il cantautore Raf, dal quale ha avuto due figli, Bianca e Samuele. Ha debuttato nel mondo dello spettacolo nel 1987 con la compagnia del Bagaglino, sotto la direzione di Pierfrancesco Pingitore. Un connubio durato molti anni e che l'ha vista partecipare a commedie teatrali e show televisivi di successo. Ha lavorato anche per Sky in veste di giurato di un celebre talent, per poi approdare anche sul grande schermo. Ha diretto una scuola di danza ed è direttore artistico di eventi teatrali, tour musicali e programmi televisivi. Inoltre collabora con Raf in veste di coautrice. Ha pubblicato di recente il libro “Nudi”.
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© Le foto interne di Gabriella Labate sono di Giacomo Lommi
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ZOOM by Marialuisa Roscino
Disagio psicologico nei giovani: imparare a riconoscere i sintomi per poterlo superare I sintomi di un disagio interiore possono essere molteplici e possono manifestarsi in modi diversi. È importante essere in grado di riconoscerli per poterli superare o poter chiedere aiuto in caso di necessità. Ecco allora alcuni consigli della dottoressa Adelia Lucattini, Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana su come cogliere i sintomi di un disagio psicologico in questa un'intervista, che pone al centro dell'attenzione proprio i giovani, i più colpiti negli ultimi anni Dottoressa Lucattini, quali sono i sintomi più comuni del disagio psicologico nei giovani? “I disturbi più frequenti negli adolescenti che dichiarano di avere un disagio, sono ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi alimentari, abuso di sostanze e alcolici, gioco d'azzardo. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di Sanità attualmente la maggior parte dei giovani hanno una buona capacità introspettiva e di percepire la qualità della propria vita, tuttavia, rispetto agli anni passati, la giudicano un po’ peggiore se paragonata agli anni prima della pandemia”. Quali sono le conseguenze del disagio psicologico nei giovani? “La depressione è la causa principale di difficoltà scolastiche e di disturbi dell'apprendimento che non rientrano nei DSA, questo perché la depressione causa problemi di attenzione e concentrazione con conseguente difficoltà a memorizzare. Inoltre, la depressione provoca anche una grande stanchezza fisica e mentale e insonnia che vanno ad aggravare il quadro. Sono in leggero aumento anche le dipendenze patologiche da alcool, farmaci, cannabis spesso collegate proprio al disturbo depressivo di fondo. Sta destando un certo allarme la dipendenza da social media che altera la visione reale di vita degli adolescenti, poiché non riescono a separarsene neppure a scuola e durante la notte. Un ulteriore problema da sottolineare, è il gioco d'azzardo, che purtroppo, è anche facilitato da alcuni giochi elettronici. La sedentarietà, i disordini alimentari, l'alterazione del ritmo sonno - veglia col tempo, possono portare anche a problemi di salute fisica, soprattutto se consideriamo che gli adolescenti hanno una tendenza alla somatizzazione dell'ansia e della depressione. Diventa quindi un circolo vizioso e per il quale bisogna trovare una via d'uscita”. Come insegnare ai giovani a saperne cogliere i primi segnali di disagio psicologico dei propri figli? Può fare degli esempi? “È importante sapere che come possiamo sviluppare la capacità propriocettiva, di sentire il corpo nello spazio attraverso lo yoga, il Tai Chi, il Pilates, (ginnastica propriocettiva), così è possibile sviluppare una “propriocezione interiore”, ovvero una capacità di sentire e riconoscere, differenziare comprendere le proprie emozioni in tutte le loro molteplici sfumature. In età adolescenziale, c'è una difficoltà a percepire la depressione come sentimento, poiché viene principalmente proiettata o scaricata nel corpo ed espressa attraverso sintomi fisici. È importante che gli adolescenti sappiano che imparando ad ascoltare se stessi, è possibile differenziare una depressione reattiva da separazione o perdita (quando si è lasciati dal proprio ragazzo o ragazza, quando si rompe con un amico o un'amica); da una depressione da stanchezza estrema per uno sforzo prolungato (quando per raggiungere il minimo indispensabile si è sempre al massimo delle proprie forze); e soprattutto dalla depressione endogena o depressione maggiore che è una vera e propria malattia, che toglie forza mentale e anche fisica, la cui prima caratteristica è non riuscire a trovare una spiegazione. Se certamente è difficile individuare le cause inconsce, è però sempre necessario cercare le motivazioni, di per sé questo, nelle depressioni reattive che sono la maggioranza, aiuta a sentirsi un po’ meglio”. Può spiegare più in particolare come la mente e il cervello possono influire sul nostro corpo e dunque sulle nostre emozioni? “Le emozioni fanno parte delle qualità umane e sono eminentemente psichiche, ovvero prodotte dalla mente, Il cervello è l'organo contenuto nel cranio e che presiede ha moltissime funzioni non soltanto i pensieri e le emozioni, ma anche funzioni vitali come il respiro il battito cardiaco, il ritmo sonno – veglia, il senso della fame e della sete e, naturalmente, tutte le funzioni motorie, la produzione anche di ormoni ed altri neuromodulatori
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e neurotrasmettitori necessari per il buon funzionamento del nostro organismo. Vi è un ottimo rapporto mente – corpo, poiché il cervello nelle sue funzioni superiori produce emozioni pensieri, ma anche tristezza, rabbia, aggressività. E la mente umana è dotata anche dell'inconscio. Se le emozioni positive o negative che siano, non hanno la possibilità di essere pensate, hanno un loro equivalente nel corpo, vengono somatizzate e percepite come disturbi fisici. È noto che ogni persona ha un organo bersaglio, per cui le somatizzazioni possono essere a livello gastrico (dello stomaco) o intestinale o del cuore (con la tachicardia) o della pelle, con il manifestarsi delle malattie dermatologiche, sul sistema immunitario con un suo iper o ipofunzionamento. Anche se l’origine, l'innesco, è mentale, proprio per lo stretto rapporto che c'è tra cervello - mente e mente – corpo, questo può manifestarsi come sintomo e simulare una malattia organica, in taluni casi molto specifici, può addirittura provocarla”. Perché è importante comprendere il significato del dolore psicologico che si sta vivendo? “Dare un senso alla propria sofferenza interiore è indispensabile per poterla affrontare e risolvere. Innanzitutto, è importante comprenderne la causa e il significato, che valore ha in rapporto alle ragioni che lo hanno provocato: che cosa ci sta provocando quella sofferenza, quali ragioni l'hanno scatenata, perché stiamo soffrendo, ricercandole sia dentro se stessi, che fuori da sé. È infine necessario dargli un senso, sviluppando una chiara percezione, consapevolezza e coscienza dei propri accadimenti interiori, del proprio mondo interno. Questo permette di affrontarlo consapevolmente, di pensarlo, di metterlo in relazione anche ad altri aspetti della propria vita. Portare alla coscienza il proprio dolore e viverlo, certamente non da soli, aiuta a superarlo e anche a trovare significati nuovi nella e alla propria esistenza. Il dolore non è mai cercato, ma fa parte della vita, quando accade, bisogna saperlo affrontare per non essere sopraffatti. La capacità di affrontare il dolore mentale non è innata, ma si apprende attraverso il rapporto con i genitori, grazie alle loro cure e attenzioni, al loro contenimento emotivo, alla pazienza e all’amore, dai grandi ai piccoli gesti. Di eguale importanza, sono l’ascolto, le spiegazioni e la trasmissione delle proprie esperienze”. Quali possono essere le leve importanti per un'autoguarigione e quando invece è importante sapere che chiedere aiuto può fare la differenza? “La mente si ammala sempre per un motivo e la sofferenza ha sempre delle cause e delle ragioni. Le principali cause sono traumatiche, sia grandi traumi che piccoli traumi protratti nel tempo. La mente ha di per sé una capacità autoriparativa, purché il trauma non sia troppo intenso o la persona non si trovi in un momento di particolare fragilità. La possibilità di guarire
facendo ricorso alle proprie energie personali accade continuamente e, spesso, le risorse maggiori vengono proprio dalle risorse inconsce sempre presenti, vigili e attive nella vita di ognuno. Certamente, per poterla superare è necessario accettare ed entrare in contatto con la propria sofferenza, anziché evitarla e nasconderla a se stessi, negandola, perché questo la fa lievitare e comparire in altre forme: sintomi fisici (tachicardia, gastralgia, coliche addominali, emicrania), atti mancati (dimenticanze importanti o incidenti), insuccessi inaspettati (scolastici e lavorativi), litigi con familiari e recriminazioni, fallimenti inspiegabili, disperazione improvvisa”. Dottoressa Lucattini, attraverso la sua professione, lei è da sempre vicina ai giovani, quali consigli si sente di dare loro per affrontare con più tenacia la vita e imparare a non mollare anche quando si sente di avere toccato il fondo? “C'è sempre una via d'uscita. Qualunque problema può essere affrontato e risolto. Saper chiedere aiuto nel momento giusto a un familiare, ad un amico o ad una persona che si stima è una cosa fondamentale; Farsi sempre domande su se stessi. Perché sta accadendo una certa cosa? Come siamo arrivati a questo punto? “Quali possono essere i motivi per cui mi sento in questo modo?”. Il porsi delle domande di per sé crea un contenimento delle emozioni negative anche depressive attraverso la propria razionalità e capacità di pensiero; La vita pone sempre da davanti delle difficoltà. Una delle tante definizioni di intelligenza è la capacità di fare fronte alle difficoltà trovando delle soluzioni originali, a questo va aggiunto, che nessuno si salva da solo, per cui è importante avere sempre una rete di rapporti per superare gli ostacoli unendo le forze; La depressione e l'ansia si possono affrontare e superare sempre, se lievi facendo ricorso alle proprie forze e alla rete relazionale, se più importanti anche con l’aiuto di uno specialista. Una chiave per la via dell'autoguarigione è entrare in contatto con questi sentimenti disturbanti e non ricacciarli nel profondo di se stessi e facendo finta che non esistono, poiché è un pericoloso boomerang. Accoglierle nella prossima propria vita, cercare le cause, porsi domande e chiedere aiuto è ineludibile; Quando si pensa essere sull'orlo del baratro, senza arrivare a toccare il fondo, chiedere supporto psicoanalitico ad uno specialista, è necessario. Tutto quello che può essere messo in campo per ritrovare il benessere, va utilizzato senza vergogna e senza paura. In fondo ad un tunnel, c'è sempre la luce, per raggiungerla bisogna percorrerlo, sapendo che si potranno avere dei dubbi, ma ponendosi le giuste domande si avranno risposte, importanti per poi raggiungere lo stadio di superamento del disagio emotivo e ritrovare il benessere psicologico”.
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SALUTE & BENESSERE by Alessandro Cerreoni
IL GLUTATIONE Se ne parla poco ma quanto è importante! Che cos’è il glutatione? Perché è necessario per la nostra salute? È prodotto naturalmente dal nostro organismo? In natura dove è contenuto il glutatione? Quanto è importante integrarlo? Ne parliamo con il dottor Antonio Gorini (*) un medico che ha scelto la mission professionale di mettere al centro la persona nella sua complessità e trovare la cura che sia personalizzata e volta a ristabilire uno stato di salute prolungato Cos’è in parole semplici il glutatione? “Il glutatione (gamma-glutamilcisteinilglicina) viene prodotto a partire dall’amminoacido Cisteina, che si forma dalla Metionina o dalla Serina oppure viene assunto con l’alimentazione. La Cisteina viene utilizzata per produrre proteine e altre molecole essenziali come la taurina, il Coenzima A e il Glutatione. Quest’ultimo funge anche da deposito nel nostro organismo per la cisteina. Il ruolo principale di questa molecola è regolare lo stato ossidativo. La capacità antiossidante è collegata direttamente e indirettamente con altre sue importanti funzioni”. Che importanza riveste per la nostra salute? “Oltre a ridurre la presenza di molecole ossidanti come i radicali liberi dell’ossigeno, ha capacità depurativa e detossificante. Contrasta l’azione dei metalli pesanti, disintossica da sostanze esterne, come germi, farmaci e inquinanti, protegge le membrane cellulari, modula la risposta immunitaria, in particolare stimolando i linfociti T. Ad esempio, è l’antidoto per le intossicazioni da paracetamolo, noto farmaco per la febbre, che può dare grave tossicità epatica”. È prodotto naturalmente dal nostro organismo; questa produzione è sempre sufficiente oppure a volte c’è bisogno di integrarlo? “È prodotto naturalmente a partire dai suoi tre costituenti che sono la glicina, la cisteina e l’acido glutammico. Anche l’assunzione per via alimentare ha il suo ruolo. Laddove ci sia maggiore richiesta di questa sostanza può non essere sufficiente la produzione fisiologica e, quindi, può essere necessario integrarlo con integratori specifici”. Quali sono i casi in cui sarebbe opportuno integrarlo? “In tutti i processi ossidativi e infiammatori. Infiammazione e stress ossidativo vanno di pari passo. Normalmente le cellule sane producono una quota di radicali liberi dell’ossigeno, che hanno il loro ruolo. Quando la cellula lavora male perché ammalata o sotto attacco di germi o sostanze tossiche produrrà molto di più sostanze pro-ossidanti e, quindi, sarà necessario impiegare più antiossidanti. Faccio spesso l’esempio dell’automobile. Di norma produce gas di scarico, ma se il carburatore lavora male, ne produrrà molti di più e, se saturiamo l’ambiente con questi gas, diventeranno nocivi per la salute. Così nel nostro corpo un eccesso di stress ossidativo (gas di scarico) induce le cellule verso la morte programmata. Cioè le cellule
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capiscono che l’ambiente non è favorevole alla loro vita e si suicidano per tentare di autoregolare il processo, Infatti, morendo si riducono le cellule che emettono gas di scarico e si liberano nell’ambiente extra-cellulare sostanze antiossidanti. Tutti i processi infiammatori aumentano la produzione di stress ossidativo. Pertanto, in tutte le condizioni di malattie croniche, che sono generalmente su base infiammatoria, potrebbe essere necessario integrare antiossidanti e tra questi il glutatione. Tra queste malattie ricordiamo le malattie cardio-vascolari, l’insufficienza epatica e renale, le malattie neurologiche. Pensiamo, inoltre, al diabete tipo 2 o all’insulino-resistenza, malattie del metabolismo su base infiammatoria estremamente diffuse che causano una elevata produzione di agenti ossidanti”. E come antiaging? “Nella nostra società dell’apparenza è molto forte la richiesta di tutte le prestazioni legate al benessere per ritardare l’invecchiamento, cioè il cosiddetto “antiaging”. Il glutatione ha un suo ruolo come tutte le diete e integrazioni naturali antiossidanti. Infatti, noi invecchiamo prima se siamo più ossidati. Per questo una vita naturale in ambienti salubri, con movimento moderato, poco stress e alimentazione pulita permette di ritardare l’invecchiamento. Nella vita che abbiamo costruito negli ultimi anni in Occidente è diventato difficile ridurre il carico di inquinanti e ossidanti, che ogni giorno, volenti o nolenti, immettiamo nel nostro corpo, Pertanto, può essere utile almeno due volte l’anno fare un periodo detossificante (1-2 mesi), magari in coincidenza dei cambi di stagione a fine marzo e fine settembre”. In natura dove è contenuto il glutatione? “Tra i frutti e i vegetali i più ricchi di glutatione sono: avocado, cocomero, pompelmo, mele, asparagi, aglio, cipolla, porri, broccoli, cavolo, spinaci. Consumati freschi e non cotti. Vanno bene anche i surgelati, ma non altre forme di conservazione che fanno diminuire drasticamente il contenuto del glutatione. Anche la carne fresca contiene glutatione, ma non sempre è indicata come fonte integrativa di questo elemento”. Si può integrare anche a supporto di terapie oncologiche? “Certamente. L’integrazione va fatta con molta attenzione per non contrastare gli effetti volutamente pro-ossidanti dei farmaci oncologici. In questi casi assolutamente controindicato il fai da te. Serve l’indicazione del medico esperto. Il paziente oncologico in corso di
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SALUTE & BENESSERE
terapia trova beneficio nella riduzione degli effetti tossici della chemio e della radioterapia. In chi non effettua terapia oncologica può essere utile per contrastare l’infiammazione e le tossicità indotte dalla malattia stessa”. A livello medico se ne parla poco di glutatione? Perché? “In ambito medico si usa per lo più nelle problematiche del fegato somministrato per via endovenosa o intramuscolare. L’uso di integratori non è molto considerato nella medicina occidentale moderna, che è principalmente farmaco-centrica dai primi del 900 quando si è sviluppata la sintesi chimica dei medicinali ed il business ad essa
collegato dal dopoguerra in poi”. Se un individuo, sentendone parlare, volesse assumere il glutatione, cosa sarebbe consigliabile fare escludendo il fai-da-te? “Esistono numerosi integratori di glutatione. Le formulazioni più usate sono a base di glutatione ridotto o liposomiale. Il secondo più costoso e di più facile assimilazione per l’organismo; il primo meno assorbito, più economico e spesso venduto insieme ad altri cosiddetti precursori del glutatione, che svolgono il ruolo di aumentare l’efficacia antiossidante della molecola ridotta”. In un inverno come questo dove sembra che le influenze stagionali non finiscano mai, quanto sarebbe utile il glutatione e perché? “Nei casi di ‘influenze’ che ricorrono vuol dire che il sistema immunitario è in difficoltà. Osserviamo un deficit del sistema immune proprio nei casi di forte stato infiammatorio e ossidativo causati, ad esempio, da una cattiva alimentazione, pessimi stili di vita, farmaci pro-ossidanti, malattie concomitanti, ecc., ecc. In tutti questi casi è importante correggere gli stili di vita, mangiare cibi ricchi di antiossidanti, che sono infatti più presenti nel periodo invernale e, se occorre, si può integrare anche il glutatione. Sicuramente utile nel recupero post-influenza, poiché sarà stato consumato dall’organismo nel processo antivirale e riparativo”. Via Archimede, 138 – Roma www.biofisimed.eu – Tel 06.64790556 (anche whatsapp) – antonio.gorini@biofisimed.eu https://www.miodottore.it/antonio-gorini/internista-nefrologoomeopata/roma
(*) Il dottor Antonio Gorini è esperto di Nefrologia, Oncologia Integrata, Medicina Funzionale di Regolazione, Low Dose Medicine, Medicina Integrata, Fitoterapia, Omeopatia e Omotossicologia, Microimmunoterapia, Ossigeno Ozono Terapia, Statistica della Ricerca e Pratica Clinica, Agopuntura. E’ docente presso l’International Academy of Physiological Regulating Medicine
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FASHION
LA VITA È UN FILM CINEMATOGRAPHY FASHION SHOW ALLA SETTIMANA DELLA MODA DI MILANO
Francesco Stella
L’edizione di Fashion Vibes 2024 si presenta come un evento straordinario durante la Milano Fashion Week, 20 febbraio 2024, con una giornata di sfilate spettacolari che inizierà alle ore 18 del pomeriggio in una splendida location ricavata da un importante progetto di archeologia industriale in via dell’Aprica. L’entusiasmo è alle stelle e gli appassionati del fashion di tutto il mondo che accorrono a Milano per l’appuntamento con il fashion sono pronti a essere catturati dalla creatività dei designer internazionali riuniti in uno show dagli accenti cinematografici. Non resta che aspettare con trepidazione e prepararsi per un momento indimenticabile all’insegna della moda. Fashion Vibes intende presentare un grande evento, il Cinematography Fashion Show, mai fatto prima, trasformare la passerella in un set cinematografico, un Cinema Cult Movie Fashion Show, dove anche il pubblico sarà proiettato nell’atmosfera di un film, con musica e colonne sonore di film, e sarà coinvolto diventando parte del cast, che sarà diretto e presentato dal famoso attore italiano Francesco Stella, uno “show nello show” che darà modo di produrre il docufilm dell'evento. In questa sfilata il cinema e la moda sono abbracciati profondamente, celebrando quel mistero che è il cinema stesso, con un risultato di altissimo livello. Incontriamo Francesco Stella, regista e presentatore di questo magnifico show, il “narratore” sospeso tra realtà e finzione, attore di cinema, teatro, televisione, paroliere, aiuto regista, che ci porta per mano nella magia infinita della settima arte, descritta già dall’allestimento, partendo dal concetto del cinema, per poi riconnettersi alla realtà. Abituati a vederti nelle fiction e alla televisione, a Milano sei in veste inedita di regista e presentatore per raccontarci l’abbinamento moda e cinema. “Da oltre un secolo, tra il mondo del cinema e quello della moda c’è un rapporto perfetto che produce meraviglie. Due universi paralleli che si incontrano spesso e con modalità sempre più sofisticate, tanto da sembrare vasi comunicanti ormai inscindibili. La settima arte, fin dai suoi esordi, agli inizi del ‘900, ha fatto largo uso della capacità narrativa che hanno gli abiti, arrivando spesso a dettare le regole dello stile, grazie a costumisti dall’animo raffinato ed eclettico. Allo stesso tempo, la moda ha preso e regalato emozioni dal e al grande schermo. Ho accolto con entusiasmo l’invito perché alla settimana della moda a Milano il 20 febbraio Fashion Vibes presento numerosi stilisti che
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hanno avuto consulenze di addetti ai lavori nel mondo del cinema anche perché la moda ha usato gli spunti e la fantasia del cinema trasportandolo sulle passerelle. Una magia destinata a continuare e ispirare”. Collezioni che riflettono la realtà di oggi vista nei film? “Le collezioni non hanno realmente a che fare con i film, ma rispecchiano il percorso e le esperienze nel concepire e realizzare collezioni stesse, le difficoltà che trova il designer di essere un brand ‘emergente’ nel mondo della moda oggi, dominato dal cinismo, dalle strategie di marketing e così lontano da quello che avviene ‘on the street’. La moda deve narrare la realtà che circola per strada, che è il tema fondamentale delle ispirazioni, mostrando collezioni vere, puntando sulla qualità e iniziando dai materiali, tema dominante di questo periodo storico, dai materiali rigorosamente riciclati e provenienti da quello che viene scartato, alla scelta dei modelli, e gli accessori portati ogni giorno”. Secondo te l’abito trasmette gioia? “Secondo me la gioia viene dallo specchio, l’ultimo sguardo di una donna prima di uscire, l’occhio impietoso, freddo, che non mente e racconta tanto di te. Indubbiamente ti guardi, ti osservi e stai bene con te stessa perché, il tuo outfit, è un modo per presentare te stessa al mondo”. Sei attore di cinema, tv e teatro, paroliere, aiuto regista, spiegaci le varie forma d’arte che ritrovi nel fashion, nella narrazione del cinema. “Le varie forme d’arte, arte e cinema, food e arte, cinema e narrazione, sono svariate forme d’arte che dialogano fra loro. Ma il rapporto dove si esprime maggiormente il talento è quello tra moda e cinema, vedi Luchino Visconti, Chanel, Saint Laurent, Givenchy, Prada, Armani, dove si raggiunge risultati che rimangono nella storia, diciamo che in alcuni film “nasce uno stile” per sottolineare la centralità del cinema nella moda. Moda e cinema sono due forme d’arte che raccontano una storia, un’evoluzione, un passato, narrato attraverso le battute di una sceneggiatura e tramite cambi di look, sfumature rivelatrici, immagini. La collaborazione tra registi e designer, infatti, aggiunge corpo al mood dei personaggi, li rende reali”. Queste sfilate ti hanno fatto sognare? “Mahaud, Valide Sultan, Lem, G.Stars_Kids, Heeyonghee, Haifa, Naz Maer, un vero viaggio del mondo attraverso culture e sogni diversi... Ho notato un ritorno alla cura per il dettaglio e all’uso di materiali di qualità, che si traducono in abiti e accessori contraddistinti da costruzioni strutturate ma contemporanee. Hanno sfilato brand giovani e altri già affermati, creati da design senza tempo e dotati di molta artigianalità che guidano
questo “lusso silenzioso”, che non mira a farsi notare con effetti maxi. La Sostenibilità, empowerment e nostalgia sono le linee guida da non dimenticare per il FW 2025”. Grazie ad Academia BSI di Anna Del Prete, fondata da Diego Dalla Palma, che ha curato il backstage del Cinematography Fashion Show.
G.Stars_Kids
Haifa
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FASHION
LA SETTIMANA DELLA MODA 2024 A MILANO FASHION VIBES PRESENTA L’EDIZIONE FW 2024 LA MODA INTORNO AL MONDO Milano. 20 febbraio, ore 12.30 in via dell’Aprica 12 Il mondo della moda è pronto per presentare le collezioni delle prossime stagioni e si apre il calendario delle sfilate 2024. La stagione promette di essere interessante e piena di appuntamenti imperdibili. Iniziando da Firenze, poi si vola a New York per la Fashion Week, poi la moda si trasferisce a Londra ed infine a Milano. La settimana della moda milanese è sempre considerata uno degli appuntamenti più importanti a livello mondiale e per il mercato di moda; per una settimana la città di Milano si trasforma nella meta preferita di appassionati di moda, celebrità, influencer e vip internazionali. Il 20 febbraio 2024 Fashion Vibes presenta una edizione importante e inedita perché rappresenterà la moda a livello internazionale, e l'artigianalità dei fashion designer presenti. La loro visione nasce da culture diverse, grazie ad una solida base e un'ampia storia di riferimenti, però è la passione per la moda che unisce ogni tipo di designer in un potere evocativo senza pari. Una moda che non è relegata alle fotografie delle riviste patinate e alle passerelle ma diventa concretamente parte di una storia, una realtà in movimento, dove i designer emergenti mostrano la loro visione sulla moda attuale. Le sfilate delle 12.30 Il motto del brand KUDRINA – dalla Bielorussia - è "Lo stile non ha età", e la direttrice creativa interpreta questa filosofia creando outfit dal look audace, sia per adulti che per bambini, differenziandoli solo per taglia. KUDRINA utilizza tessuti di alta qualità dando importanza all'artigianato, adottando un
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Kudrina
approccio individualizzato per ciascun pezzo realizzato a mano, utilizzando una varietà di tessuti come lana, vernice, impermeabile e pelliccia. TUTROSTYLE – dalla Bielorussia - Ispirata dai vivaci fiori del suo giardino, la designer Tatsiana Trafimenkava ha creato la collezione “Flowers”, dove, nella silhouette di ogni abito della collezione, è possibile riconoscere un fiore, tanto naturale quanto delicato come la femminilità. La combinazione di colore e texture dei tessuti crea una spettacolare armonia e sottolinea la femminilità e la bellezza di ogni donna. NAZ MAER - da Parigi, Francia - il famoso designer russo che in passato ha lavorato per Jean Paul Gaultier estende un invito ad immergersi nel regno dell'eleganza con “Grace” la nuova collezione di abiti da sera che sarà presentata alla Milano Naz Maer Fashion Week. Ed infine, la collezione di STANKEVICH_BAGS che comprende una vasta gamma di modelli di borse, dalle compatte borse a mano per gli impegni quotidiani a shopper spaziose e zaini, consentendo una libertà di movimento illimitata. Introducendo l'idea di combinare più borse per creare un look coerente, la collezione Stankevich_Bags offre sia stile che comodità per la vita quotidiana della donna elegante. Grazie all'Academia BSI di Anna Del Prete, fondata da Diego Dalla Palma, per la gestione del
backstage delle sfilate. Con un corpo docente di alto livello, l'Academia BSI condivide conoscenze e tecniche del settore, offrendo opportunità di applicazione pratica attraverso la partecipazione a eventi internazionali, fiere e sfilate di moda. Fashion Vibes presenta Moda e Cinema per un mondo in movimento Milano. 20 febbraio, ore 19 in via dell’Aprica 12 Le sfilate alle ore 19.00: MAHAUD PARIS - da Pa- Mahaud Paris rigi, Francia - Eleganza, delicatezza e femminilità sono al centro di questa nuova collezione FW 2025, che unisce il desiderio di moda virtuosa guidato da Mahaud Paris al desiderio di rappresentare tutte le bellezze nella ricchezza della loro diversità. VALIDE SULTAN – da Valide Sultan
Israele - Nel regno della moda gli abiti di Valide Sultan si materializzano come tele viventi sulla "tela" vuota del manichino, pizzi, rete, tessuti, perle e cristalli si intrecciano organicamente in un unico tessuto, realizzato a mano dalla prima cucitura fino al capolavoro finale. Nessun abito è uguale, garantendo esclusività per donne che cercano unicità e lusso. G STARS KIDS - dall’ Ucraina - Ekaterina Rozhdestvenskaya, la designer ucraina del brand presenta la sua ultima collezione FW 2025 "Eco-Street" ispirata alle tendenze urbane e alle tecniche uniche di upcycling. Ogni dettaglio nella collezione riflette la creatività della designer e l'impegno per un consumo sostenibile. Questa collezione presenta una sorprendente combinazione di elementi vintage e tendenze moderne, offrendo una nuova prospettiva sulla moda per bambini, unendo l'audacia dello stile street con
la salvaguardia per il nostro pianeta. HEEYONGHeE - da Seoul, Korea - Shin Hee-yong, il HEEYONGHeE direttore creativo e capo designer presenta la collezione Autunno/Inverno 2025, 'A Blissful Birthday', prendendo ispirazione da 'oggetti visivi', 'arte concettuale' e dalle sue emozioni, con l'obiettivo di integrare arte e moda, presentando una prospettiva culturale contemporanea e inventiva. HAIFA - da Dubai, United Arab Emirates - la collezione FW 2025 "Timeless" è un omaggio all'eterna eleganza della moda femminile che si concentra sulla versatilità e indossabilità, offrendo capi perfetti per varie occasioni, dai contesti professionali agli incontri sociali. Ogni colore è accuratamente selezionato per trasmettere un'atmosfera, raccontare una storia o catturare un ricordo. Le scelte di colori vibranti, che riflettono l'essenza del brand Haifa G., non sono solo esteticamente piacevoli, ma mirano anche a suscitare emozioni e creare connessioni. LEM – dalla Georgia - il brand di moda georgiana presenterà durante Milan Fashion Week una rivoluzionaria collezione FW 2025 intitolata ' F e m i n i n e Power', che celebra la resilienza e la forza femminile. L'ispirazione per questa collezione è tratta dalle formidabili storie di Lem donne colpite dalla violenza, plasmando una narrazione che intreccia vulnerabilità e potere. Grazie all'Academia BSI di Anna Del Prete, fondata da Diego Dalla Palma, per la gestione del backstage del Cinematography Fashion Show. Con un corpo docente di alto livello, l'Academia BSI condivide conoscenze e tecniche del settore, offrendo opportunità di applicazione pratica attraverso la partecipazione a eventi internazionali, fiere e sfilate di moda.
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FASHION by Daniele Pacchiarotti
CLARA GUGGIARI
ANCHE IN INVERNO MENTE E CORPO AL TOP!
Quali sono i tuoi segreti per mantenere uno stile chic anche durante l'inverno? “Essere chic durante l’inverno è un po’ difficile, però ci si può provare anche con l’aiuto di un bel cappellino o di una pelliccia rigorosamente sintetica, aiuta molto e tiene assolutamente caldo”. Quali sono i capi d'abbigliamento o gli accessori glamour che non possono mancare nel tuo guardaroba invernale? “Nel mio guardaroba invernale ci sono maglioni larghi, caldi e rigorosamente colorati, per dare un po’ di luce a giorni tristi e freddi a cui andiamo incontro”. Hai qualche suggerimento per look da fitness che siano contemporaneamente alla moda e funzionali? “L’allenamento d’inverno per me è d’obbligo e non si può saltare per nessuna ragione al mondo, sempre con pantacollant fucsia o arancio verde fluoro e una felpa sopra da abbinare sempre al caldo per evitare stiramenti e adottare scarpe ultra comode da palestra”. Qual è il tuo trucco o dettaglio di bellezza preferito per sfoggiare un look invernale impeccabile? “Per quanto riguarda il trucco uso molte terre abbronzanti che fanno un po’ la pelle colorata e tanto illuminante intorno agli occhi per splendere di più”. Ci sono tendenze moda invernali che adori e che consiglieresti di seguire?
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“Come già detto adoro piumini e pellicce che tengono tanto caldo alle persone freddolose come me ed io lo sono molto”. Come trasformi la tua routine di bellezza per affrontare gli effetti del clima freddo? “Adoro farmi docce calde più spesso possibile, a qualsiasi ora del giorno, appunto per affrontare anche durante gli allenamenti in maniera migliore il clima rigido”. Qual è il tuo posto invernale preferito per uno scatto glamour da condividere sui social media? “Gli scatti invernali li preferisco fare ad un maneggio o in campagna, dove ho i cavalli e mi sento a posto in questi posti che amo particolarmente. Un bacio e un grande saluto ai lettori da Clara”. © Foto di Melissa Fusari
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GUSTO by Fabio Campoli - prodigus.it
Un mondo di baci (da mangiare) (Tutti I tuoi baci) io voglio avere da te (Baci) e solamente per me (Baci) tu che morire mi fai (ye ye) Non mi dire più di no Dammi i tuoi baci, amor Dammi i tuoi baci, amor per tutta la vita e per un giorno ancor Remo Germani, Baci (1963) Come ogni anno si avvicina puntuale il giorno di San Valentino, festa degli innamorati, delle aperte manifestazioni affetto… e senza dubbio dei baci! Perché. come diceva Cyrano de Bergerac, “che cos'è mai un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole "t'amo", ma accanto a quelli sulle guancia, sulle labbra e sulla fronte esistono tantissimi baci “golosi”. Baci dolci e deliziosi da mangiare, sparsi per il nostro bel Paese ma anche un po' in tutto il mondo. Iniziamo allora ricordando i famosi baci di dama piemontesi (anche se oggi molti li ritengono più liguri perché a idearli sarebbe stato Augusto Manelli di Novi Ligure, trasferitosi poi a Tortona in Piemonte) ispirati nella forma ai famosi marusin (dolcetti secchi a cupola, tipici delle fiere paesane della regione) venduti in passato dalle negee, venditrici ambulanti di dolci, che li esponevano in bella mostra su candide tovaglie. L’idea di unire tra loro due biscotti con uno stratp di cioccolato condusse alla proposta del prodotto, nel quale le due semisfere accoppiate richiamano le labbra pronte a ricevere un bacio. Nel 1919, nella pasticceria Balzola di Alassio, nacquero invece i baci di Alassio (SV), variante di quelli di dama, rigati in superficie e con lievi modifiche nell’impasto. Riconosciuti PAT dalla Regione Liguria e De.Co. dal Comune di Alassio, definiti “dolci della gentilezza” da Gabriele D’Annunzio, questi baci da allora rappresentano la Riviera Ligure di Ponente e sono richiesti specialmente dai turisti stranieri per i quali furono ideati dal maestro pasticciere come souvenir gastronomico. Apprezzati sia dai Savoia che da Presidenti della Repubblica, vengono preparati con nocciole, zucchero, uova, miele, cacao e cioccolato fondente. C’è poi il celebre Bacio Perugina: non tutti sanno che inizialmente fu chiamato “cazzotto” perché la sua forma con in cima un bitorzolo (la nocciola intera), richiamava la parte sporgente del palmo della mano chiuso per sferrare un pugno. Ma per l’allora direttore Giovanni Buitoni non sembrò un nome idoneo per un dolcetto che si lanciava alla conquista del mercato, per cui si preferì il nome più romantico (e commerciale) di “bacio”. L’idea di produrre lo squisito bacio fu di Luisa Spagnoli, imprenditrice già nota nel settore dell’abbigliamento. Meno noti al grande pubblico, ma ottimi per la gola, sono i Baci panteschi, tipici perché qui ad accoppiarsi sono due piccole frittelle a forma di fiore, unite da una dolce crema di ricotta vaccina. La ricotta può essere arricchita alla siciliana, ovvero con scaglie di cioccolato, cubetti di frutta candita e cannella,
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a richiamare antiche usanze ereditate dalla dominazione araba. In Francia molto apprezzato è il famoso divorcé (divorziato), un dolcetto dalla forma di bacio costituito da due bignè di pasta choux di pari grandezza, ciascuno farcito con una crema differente (generalmente al cioccolato e al caffè), accoppiati fra di loro con crema chantilly. Anche negli USA si ricorre ai baci dolci per festeggiare, come testimoniano Hershey’s kisses e Whoopie pie (o Kiss cookies). I primi sono prodotti dal 1907 dalla Hershey Foods Corporation: si tratta di gocce di cioccolato a base piatta che non richiamano affatto il bacio tra due labbra, ma sono prodotte da una macchina che lavorando produce un suono simile allo schiocco di un bacio. Simili ai baci di dama e ai macarons sono i Whoopie pie, dolcetti molto golosi ideati intorno al 1925 nella comunità Amish della contea di Lancaster (Pennsylvania): si tratta di due biscotti accoppiati con una crema di marshmallow, talora sostituita da crema al cioccolato. Oltreoceano in Perù troviamo i Besos de moza (baci della ragazza), pezzi di meringa ricoperti di cioccolato amaro o semidolce alla cui base vi è un biscotto o una cialda. Questo dolcetto è molto amato in tutto il sud America, dove prende nomi diversi di paese in paese, proprio come accade in Europa: anche qui i besos de moza sono diffusi sotto altri nomi (moretto o golosino in Italia, Schokokuss o mohrenkopf in Germania). Per concludere la panoramica sui baci da scovare e assaggiare in giro per l’Italia e il mondo, ricordiamo gli Yoyos messicani - un dolce bacio tra due panini al burro (non lievitati) a forma di cupoletta e uno strato di confettura di frutta che li suggella, glassati e ricoperti di cocco grattugiato – ed il Beijo gelado (bacio freddo) brasiliano, piccola tortina farcita al gusto guava, servita freddissima in piccole coppette metalliche.
La ricetta del mese: Divorcé al pistacchio e bergamotto Ingredienti per 10 divorziati: Bignè di media grandezza, 20; Latte, 700 ml; Panna fresca, 300 ml; Tuorli, 8; Zucchero, 240 g; Amido di mais, 70 g; Fogli di colla di pesce, 3; Pasta di pistacchi di Bronte, 75 g; Preparato per pasticceria al bergamotto, 35 g; Panna montata, q.b.; Zucchero a velo, q.b.; Spicchi di arancia a vivo, q.b. Preparazione: Iniziate dalla preparazione delle creme: incidete il baccello di vaniglia per ricavarne i semi, e trasferiteli insieme al baccello esausto nel latte riposto in una casseruola. Mettete a scaldare sul fuoco, e nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero, aggiungendo in ultimo l’amido di mais. Fate reidratare i fogli di colla di pesce mettendoli a bagno in acqua fredda. Quando il latte sarà ben caldo e fumante, rimuovete il baccello esausto di vaniglia e versatelo sul composto a base di tuorli mescolando con una frusta, poi riversate il tutto in casseruola e continuate a cuocere a fuoco dolce, mescolando ancora finché la crema inspessirà. Una volta pronta, fuori dal fuoco, unite il foglio di colla di pesce ben strizzato, mescolando per farlo disciogliere nella crema. Dividete subito la crema caldissima in due parti, e unite ad una parte la pasta di pistacchi e all’altra il preparato per pasticceria al bergamotto, mescolando con la frusta fino ad amalgamarli in modo omogeneo. Lasciate raffreddare le creme coprendole con un foglio di carta forno a contatto in superficie. Se vorrete preparare i bigné personalmente, realizzate una classica pasta choux, inseritela in una sacca da pasticceria e servitevene per ottenere dei bignè (da 3-4 cm di diametro, dal momento che dovranno essere di dimensioni medio-grandi) su teglie rivestite con carta forno. Per la cottura si consiglia un impatto a 200-210°C in forno preriscaldato con un po' di vapore, per poi abbassare a 175-180°C e proseguire con l’asciugatura del prodotto fin quando si mostrerà ben gonfio e dorato. Quando sia i bignè che le creme si saranno ben raffreddati e sarà il momento di servirli in tavola, montate ciascun “divorziato” farcendo metà dei bignè con la crema al pistacchio e l’altra metà con la crema al bergamotto. Accoppiate poi i fondi dei due bignè sprizzando fra loro della panna montata, e decorandoli al meglio con la stessa una volta posizionati nel piatto di servizio. Completate con una spolverata di zucchero a velo e degli spicchi di arancia tagliati a vivo.
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EVENTI CON GUSTO by Anthony Peth - Presentatore tv ed eventi
Il Salone delle Colonne apre le porte A Roma la sala immersiva più grande d’Italia Il Salone delle Colonne svela la sua nuova identità come la sala immersiva più grande d'Italia, offrendo un'esperienza multisensoriale unica che coinvolge suoni, immagini e profumi. La serata inaugurale, anticipata da una preview, è stata presieduta dalla prestigiosa madrina, l'attrice Bianca Nappi. Questo spazio, tra i principali in Europa, è il risultato di una collaborazione innovativa con rinomati brand, tra cui Epson e Bose, che hanno contribuito a rendere possibile un'esperienza immersiva su misura per ogni esigenza, personale o aziendale. Grazie a tecnologie digitali all'avanguardia, il Salone delle Colonne si propone come un vero e proprio hub di sviluppo territoriale, servendo la cultura attraverso mostre ed esposizioni, offrendo una scuola di alta formazione per le arti visive denominata Kosmos e supportando le aziende nella presentazione di prodotti o l'organizzazione di meeting. Giuliano Gasparotti, CEO di Kosmos, insieme a Patrizio Chiarappa, co-amministratore della Kosmos, affermano: "Arte, cultura, conoscenza ed impresa si fondono nell'innovativo progetto Kosmos. Abbiamo restituito al pubblico un gioiello architettonico, il Salone delle Colonne, chiuso dal 2016, dotandolo di avveniristiche tecnologie e coinvolgendo importanti professionalità per creare uno spazio in continua evoluzione. L'obiettivo è coinvolgere tutti coloro, aziende e persone, desiderano un'esperienza inedita in un ambiente esclusivo ma aperto". L'allestimento inaugurale, intitolato Artika, è stata un'esperienza multisensoriale ispirata al tema del ghiaccio e della neve nella storia dell'arte, simboli di vita e trasformazione, parte integrante di un ciclo naturale che mantiene in equilibrio il pianeta. Francesco Mazzei, direttore artistico del Salone delle Colonne e cofondatore di KIF Italia, sottolinea: "Roma è una delle grandi capitali mondiali dell'arte contemporanea, e l'Eur, con la sua vocazione per il futuro, è sempre più un distretto economico di grande importanza. Il connubio tra cultura e tecnologia è un motore di crescita e ambasciatore del Made in Italy nel mondo." Daniele Aprile e Stefano Spezia, amministratori e fondatori di Spazio Novecento e soci della Kosmos, aggiungono: "Spazio Novecento è diventato un punto di riferimento aperto a tutti, privati ed aziende. Insieme, i nostri spazi superano i 3.000 mq e si pongono come location nevralgica per l'organizzazione di eventi di ogni genere, da fiere ai congressi ai meeting." Antonio Ciaramella autore e storico del make up è il direttore didattico di Kosmos formazione, conclude: "bellezza e innovazione saranno le parole chiavi di questo Grande progetto accademico che include Percorsi di studio e specializing di alta formazione nelle discipline audiovisive con artisti di fama internazionale. Tradizione e Innovazione sono la cifra stilistica che ci rende unici e pronti ad affrontare i nuovi linguaggi audiovisivi. La presentazione del Salone delle Colonne è stata un grande successo, anche GP Magazine e i suoi giornalisti sono stati presenti all’opening per far brillare una location unica nel suo genere che torna a risorgere nella capitale.
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Il Premio Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards: una realtà letteraria consolidata Appena scaduto il bando relativo alla 16^ Edizione 2024 del premio letterario Internazionale Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards, definito dalla stampa l'Oscar della letteratura italiana. Patrocinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Cattolica, questo premio è una delle maggiori manifestazioni conosciute a livello internazionale per la qualità dei contenuti nonché il più grande premio popolare Europeo. Un concorso che si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, e di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale. Le richieste di partecipazione provengono ogni edizione da diversi paesi del mondo, Spagna e America latina in testa. Paesi dove la poesia e la letteratura sono molto sentite. É stata prodotta un’apposita campagna in tal senso in lingua spagnola proprio per il particolare interesse suscitato in quei luoghi. Anche dagli Stati Uniti e dalla vicina Inghilterra le istanze non mancano. Nelle passate edizioni sono state premiate Star Internazionali del calibro di Joe Jackson che va ad aggiungersi ai tanti meravigliosi superospiti che vi hanno preso parte nelle varie edizioni, giornalisti come Sergio Zavoli, Lucio Lami, Roberto Gervaso, Magdì Allam, scrittori come Pierluigi Panza, Gabriel Nissim, registi come Pupi Avati e Leandro Castellani vincitore del Leone d'oro al festival di Venezia, Ma anche musicisti come Vince Tempera, Mario Lavezzi, e autori di testi come Cristiano Malgioglio. Tanti anche i vincitori di premi di prestigio quali Roberto Pazzi già trionfatore del Campiello.Ampio spazio viene dato ogni anno ad autori emergenti e a nuovi talenti, che trovano nel Premio Città di Cattolica l’ideale trampolino di lancio verso la notorietà. Il Premio mette in palio numerosi premi in denaro e diversi contratti editoriali per trasformare in realtà il sogno di vedere pubblicato e distribuito il proprio libro su scala nazionale tramite le librerie del gruppo Feltrinelli e Ubik. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.premioletterariocattolica.it
Antonio Ranalli, stella di bronzo al merito sportivo del CONI Per il giornalista Antonio Ranalli il 2024 sarà un anno per consolidare i successi professionali raggiunti nel 2023. Tra questi, la stella di bronzo al merito sportivo del CONI che ha ricevuto verso fine anno per la sua attività di fiduciario del XIII Municipio di Roma Capitale. Sulmonese, è stato insignito di questo prestigioso riconoscimento ad Ariccia (Roma) in occasione della cerimonia di premiazione delle Benemerenze 2021 CONI Lazio e 2022 CIP Lazio. La Stella al merito sportivo è un’onorificenza istituita dal CONI il 20 dicembre 1933 e che premia tecnici, dirigenti e società che si sono particolarmente distinti nell’attività sportiva. Secondo il regolamento del Coni, 12 anni di attività per un dirigente sono il requisito base per ottenere la stella di bronzo. A premiare Antonio Ranalli, attualmente fiduciario del CONI Lazio del XIII Municipio (Aurelio) di Roma, è stato il presidente del Coni Lazio, Riccardo Viola, che ha sottolineato l’attività sul territorio del CONI Lazio proprio attraverso i fiduciari, che sono in contatto quotidiano con atleti, tecnici e società. Ranalli rappresenta il Municipio di oltre 133 mila abitanti, il più piccolo dal punto di vista sportivo della Capitale, con meno impianti e dove è necessario investire di più su strutture di prossimità per invogliare bambini e famiglie a praticare sport. Antonio Ranalli ha dedicato questa stella a suo padre Fernando, che nella sua lunga carriera dirigenziale nel ciclismo è arrivato fino a quella d’oro.
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LIBRI by Francesca Ghezzani
LAURA MORENI “NEI MIEI LIBRI VOGLIO RACCONTARE INNANZITUTTO STORIE” La scrittrice Laura Moreni è tornata in libreria con “La teoria delle briciole” pubblicato nella collana Narrativa da Bertoni Editore, con cui erano già usciti il primo romanzo, “Siamo come le lumache” (2021; finalista al “Premio Città di Terni”, I edizione; finalista al “Premio Giorgione”, VII edizione) e il racconto “La gabbia” nella raccolta Lo spirito del luogo (2022) dedicata al borgo di Corciano. Dal 2010 gestisce anche il blog “Parole e Prezzemolo”, che tratta di letteratura e narrazione ma anche di cucina e pittura e decorazione, attraverso il racconto di esperienze personali e professionali. Laura, quando hai deciso che “da grande” avresti fatto la scrittrice? “È un sogno che coltivo fin da bambina, ho sempre amato scrivere. Negli anni l’avevo un po’ accantonato e a lungo mi sono limitata a scrivere sul mio blog; poi ho collaborato alla stesura di una biografia e l’amore per la scrittura è esploso daccapo. Era un momento favorevole e ho capito che a quel punto della mia vita non avrei più potuto rinunciare alla mia passione: è sorta l’idea della storia di “Siamo come le lumache” e mi ci sono buttata”. In queste pagine hai scelto come protagonista una donna normale, una madre, una moglie, che a un certo punto si trova a vivere un’esperienza mai prevista e decide, suo malgrado, di ascoltarsi. Qual era il messaggio che volevi dare e pensi di esserci riuscita? “Non amo molto l’idea di voler dare dei messaggi. Uno scrittore si limita a raccontare vicende, è lo strumento che possiede per dare forma alla fantasia e all’esperienza. Credo che da questo romanzo scaturisca
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la mia personale battaglia contro tutto ciò che è preordinato, regolato, definito in ruoli, e che non prevede imprevisti. Io credo molto nel cambiamento in quanto occasione, forma evolutiva, e quindi ho creato un personaggio che aveva tutte le carte in regola per rimanere nei confini della sua normalità, ma che, al contrario, decide di vivere l’ignoto. È certamente un percorso di sofferenza, ma è anche l’opportunità per scoprire risorse che spesso rimangono sopite per la vita intera. Più che un messaggio, quindi, il mio è forse un invito ad accogliere le situazioni impreviste e a viverle fino in fondo, anche quando spaventano e possono rompere le consuetudini. Credo che così facendo la vita riservi sempre molte sorprese e, dal mio punto di vista, le occasioni arrivano proprio quando siamo pronti ad accoglierle. “Tutto viene per il meglio”, lo dico anche nel libro. So che il tema della mia storia può infastidire il lettore, ma in fondo si tratta solo di espedienti narrativi: andando oltre le singole vicende e situazioni è facile cogliere la positività di questo romanzo. In questo senso, sì, credo sia un romanzo ben riuscito”. Ti dedichi sempre alla scrittura al femminile? “Non ho deciso a priori di parlare solo di donne, anche se l’universo femminile ovviamente mi riguarda. Nei miei romanzi ho raccontato due donne molto diverse tra loro, l’una alle prese con rimpianti e fragilità, l’altra incastrata in ruoli e doveri che a un certo punto le diventano stretti. Mi attraeva la potenzialità di tali situazioni perché non c’erano scelte univoche da compiere: le strade di Tilda e Claudia potevano essere infinite. Avrei potuto declinare queste storie al maschile, ma credo che avrebbero perso molte sfumature che sono caratteristiche dell’emotività femminile e che hanno dato forza e verosimiglianza ai miei libri. Ciò che determina le mie scelte narrative sono innanzitutto le storie, il focus su cui sento di dover lavorare: certamente più di tutto sono interessata ai rapporti umani, ma ciò significa che in futuro potrei scegliere di adottare il punto di vista di un uomo, mi affascina anch’esso. Non ho alcuna preclusione”. C’è un genere nuovo in cui vorresti cimentarti e uno, invece, che proprio non fa per te? “Come dicevo, ciò che mi spinge sono le storie: nascono e bussano e scavano fino a tormentarmi, fin quando è il momento di raccontarle. In questo senso non mi voglio etichettare a nessun genere, anche se credo che mi terrò lontana dal Fantasy: mi piace sprofondare in un immaginario che aderisca il più possibile alla realtà, perché le infinite varianti del quotidiano sono quelle che mi stimolano;
mi diverto a inserire inghippi e a vedere come i miei personaggi “normali” reagiscono, come affrontano le situazioni e le risolvono senza poteri magici o incantesimi e senza diventare epici eroi. In fondo sopravvivere al quotidiano con dignità e tenacia, nel mondo attuale, è già di per sé un atto di eroismo. È di questo che mi piace parlare, ma tutto sommato non mi nego nulla”. Hai anche scritto racconti. Condensare una storia e un messaggio in poche pagine è più o meno difficile rispetto alla stesura di un romanzo? “Ho scritto un racconto che mi è stato commissionato per un’antologia, ed è stato un esperimento divertente, anche se per me molto difficile. La mia forma espressiva credo rimanga il romanzo, perché adoro caratterizzare i personaggi e analizzare la loro evoluzione nell’arco della narrazione. È quasi impossibile riuscire a farlo in poche pagine, almeno per me. Il testo va costruito in un’ottica del tutto diversa e con un obiettivo deciso, limpido, e non lascia spazio a improvvisi cambi di direzione che, invece, nella mia scrittura sono frequenti. La stesura di un racconto è molto più rigida rispetto a quella di un romanzo, anche se per alcuni autori è congeniale. Credo che sia una propensione personale”. Infine, la tua laurea in Scienze della Comunicazione credi che in qualche modo ti abbia aiutata nel tuo percorso di scrittura? “Non penso che la mia laurea abbia influito sul mio stile o nel mio percorso di scrittura. Conoscere certi argomenti mi aiuta però nella fase necessaria della comunicazione che, per quanto mi riguarda, è molto meno istintiva rispetto alla scrittura. Sono tendenzialmente una persona riservata, e riesco a parlare dei miei libri grazie al fatto che, una volta consegnati all’editore, e quindi al pubblico, li osservo non più come una parte di me, ma in quanto “prodotto”. Non è sintomo di cinismo, è ciò che riesce a staccare lo scrittore dalla propria intimità, a far sì che non si senta denudato e indifeso. Ogni prodotto fa parte di una filiera, e ogni figura della filiera deve rispettare un compito chiaro e determinato per la buona riuscita del progetto: è importante considerare anche questi aspetti perché lavorare a un romanzo per mesi, o per anni, e poi non vedere concretizzare il proprio impegno, può essere frustrante. Anche in questo settore esistono dinamiche concrete e fondamentali, forse lontane da ciò che risiede nell’immaginario collettivo, che non si possono ignorare e con cui è bene avere dimestichezza. In questo senso, sì, devo ammettere che i miei studi sono stati preziosi”.
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LIBRI by Marisa Iacopino
GIUSEPPE ROMEO PER UNO SGUARDO OLTRE Lungo la linea di demarcazione che separa il visibile dall’invisibile, un filo sottile unisce l’esperienza sensibile del reale e la percezione trascendente. Giuseppe Romeo, architetto e scrittore, apre una porta sull’imperscrutabile e rivolgendo lo sguardo oltre, intesse sette storie avvincenti. Nasce così il libro “I Crepuscolari, Racconti metafisici” pubblicato da Amazon Italia Logistica nel 2023. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli di raccontarci la sua nuova avventura narrativa. La capacità di sospendere il giudizio rientra nel patto implicito tra scrittore e lettore. Attraverso il tuo libro pensi di poter raggiungere anche il lettore più disincantato? “I racconti inseriti in questa raccolta fanno leva su quella parte dell’essere che ci aiuta a esplorare le diverse “stanze” del nostro animo. Credo che ognuno di noi – anche il lettore più disincantato prima o poi si ritrovi in qualcuna di queste stanze. Spero che i miei racconti possano prendere per mano e condurre con garbo in di questi luoghi”. Uno dei tuoi protagonisti afferma: “non si può spiegare ciò che non può essere visto”. La sfida è quella di farci accettare l’inspiegabile come principio dogmatico, o aiutarci ad aprire gli occhi all’invisibile? “Cerco di tenermi lontano dai dogmi, sia di natura religiosa che scientifica, ma sicuramente esistono realtà non visibili agli occhi - intendo realtà fisiche, come quella della dimensione microsco-
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pica o dei processi fisici che avvengono in tempi estremamente ridotti, e che solo da poco si stanno indagando grazie allo sviluppo di tecnologie ottiche. Penso poi che esistano altre realtà che rimarranno invisibili, perché non facenti parte del mondo materiale ma che danno prova della loro esistenza, e sulle quali dovremmo più spesso ‘aprire gli occhi’”. In una storia, un tizio non identificato ha una missione da compiere: creare una catena di solidarietà per salvare il mondo costruendo il “bene”. Un messaggio ‘laicamente evangelico’ dei nostri giorni? “Sì, potrebbe essere definito così. Il bene è un valore che non ha “copyright”. Appartiene a tutti ed è per tutti: persone, animali, piante e persino cose. L’equilibrio che garantisce la sopravvivenza di noi stessi e del mondo deve necessariamente considerare ogni tipo di esistenza”. “L’alterazione dell’equilibrio cosmico nel suo più intimo livello” produce “dolore e ingiustizia”. Anche la distruzione che stiamo attuando sul nostro pianeta rappresenta una “discontinuità nell’equilibrio”? “Sicuramente lo è. Tuttavia, è anche vero che l’equilibrio può avere bisogno di fasi in cui la distruzione diventa necessaria. Questo, ovviamente, non giustifica i misfatti compiuti dall’uomo per altri scopi. Per ‘distruzione’ intendo quei fenomeni naturali che avvengono e che sono avvenuti molte volte in passato, e che favoriscono successive evoluzioni positive. Un esempio, la meteora che ha colpito la Terra 66 milioni di anni fa causando la definitiva estinzione dei dinosauri. Si è trattato di un’immane distruzione, ma se non fosse mai accaduto, con tutta probabilità non saremmo qui a interrogarci sul senso dell’esistenza. Nel racconto cui si fa riferimento, parlo di ‘intimo livello’, riferendomi alla realtà microscopica del mondo sub-atomico, e illustro una mia teoria secondo cui tutto ha inizio in quella microscopica dimensione,
perché tutto è formato da due soli tipi di quark e da elettroni. Da tale dimensione a quella metafisica, probabilmente, il passo non è così lungo”. Ogni alterazione prodotta è espressione della cattiva conoscenza o della cattiva coscienza, vale a dire del male che alberga in noi? E in tutto questo, come la mettiamo con l’autodeterminazione? “Il tema del libero arbitrio è affascinante perché coinvolge concezioni diverse: religiose, filosofiche, scientifiche. A mio parere ognuno di questi punti di vista è solo una strada diversa per arrivare alla verità, non vedo incompatibilità e nessuna esclude le altre. Nel racconto “Equilibrio” accenno al punto di vista ‘scientifico’ che forse è tale solo in apparenza. Infatti, la natura e origine della Coscienza è un tema controverso perché sfuggente a un preciso ‘campo’ di appartenenza, sia esso fisico, spirituale o religioso. Basti ricordare che c’è una teoria - affrontata in uno dei miei precedenti libri- secondo cui la Coscienza non risiede all’interno di noi stessi ma è una realtà esterna che pervade l’intero Universo. E’ un’affermazione coraggiosa, ma illustra chiaramente quanto questo tema sia sfuggente a ogni certezza. Anche l’origine del male, così come del bene, non è ben definita e fa parte di quella sfera metafisica di cui non abbiamo alcun controllo ma che è presente nella nostra vita; l’attraversiamo continuamente anche senza rendercene conto”. Progetti futuri di scrittura? “Sono al mio quinto libro, non so se ne seguiranno altri. Ma pensavo questo anche dopo la pubblicazione del primo libro, e del secondo… Per ora ho iniziato a scrivere un racconto. Vedremo a cosa porterà”. Intanto, l’invito è di provare a osservare ogni cosa con occhi nuovi, cercare oltre la realtà i segni dell’intangibile. Se con ciò si sconfini nella fantasia o in una dimensione altra, al giudizio del lettore dopo aver spaziato tra le pagine delle storie.
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LIBRI by Rosa Gargiulo
Andy e l’ultimo Predone Simona Barugola torna in libreria con il terzo episodio della saga di Middle Dawn, “Andy e l’ultimo predone”. Si chiude il cerchio intorno alla vicenda di Andy, della sua famiglia e degli amici: una saga fantasy con la quale l’autrice lancia il messaggio fondamentale dei “super poteri” che appartengono in realtà a ciascuno di noi, alla nostra forza interiore, alla responsabilità individuale e collettiva – raccontata con stile delicato e originale. Andy è riuscito a distruggere il suo incubo peggiore, Middle Dawn è finalmente un luogo sereno. Ma la magia dei Predoni si è davvero esaurita? Un nuovo pericolo insidia i ragazzi della cittadina, bramando vendetta, ma questa volta il Portatore non sarà solo - di fronte all’ultimo Predone. Uno young adult per tutte le età.
Il palazzo delle ombre Roma: sul fossato di Castel Sant’Angelo viene rinvenuto il cadavere di una donna. Tre giorni dopo sarà ritrovato quello di un uomo, nelle stesse condizioni. Entrambi sono privi di documenti. Ad occuparsi delle indagini sarà Filippo Donati, chiamato a destreggiarsi tra l’investigazione e i media - scatenati per la possibile presenza di un serial killer nella capitale. Personaggio principale è Norman Lanzaldi, invischiato in una noiosa routine, fino al lascito ereditario di suo zio, l’architetto Lanzaldi. Non solo un’eredità in denaro, ma anche palazzo Bartolomeo De Dossi, in pieno centro. Una serie di misteri si intrecciano, vissuti in compagnia di Marie Claire, l’unica di cui Norman si fida, e con cui vive un’intensa passione. La casa costituisce il set fondamentale, da cui si dispiega una coinvolgente storia. Una casa che cambia di continuo, gemella di altre sei - esattamente identiche, che si erge su sette nuclei energetici. Un romanzo di esordio ad alta tensione, “Il palazzo delle ombre” di Svevo Ruggeri, che fino alla fine accompagnerà il lettore in una vicenda in cui la verità è sempre dietro l’angolo.
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Letti per Voi Nemmeno una v’rgola Essere vecchi in un sistema sociale che discrimina l’anziano, relegandolo a un ruolo marginale, in attesa della fine: è questo il focus del romanzo di Guido Domingo “Nemmeno una v’rgola” - con il quale l’autore si oppone a una tale visione, regalando nuova speranza e colore alle vite degli anziani soli. Domingo racconta la storia di una pensionata che ritrova un tesoretto di vecchie lire, che cambierà il corso della sua vita. Con stile semplice e delicato, l’autore affronta tematiche ad alto impatto emotivo, senza mai scadere nel patetico. La donna, sopravvissuta al marito alpino e coltivatore, si ritrova da sola, dopo una vita tra concerti, musei e una laurea in lettere. Difficile e distaccato è il rapporto con la figlia, stretta tra impegni quotidiani e i suoi due figli, presi dallo sport, dalle consolle e dallo smartphone. È una madre per certi versi dimenticata, in attesa della morte, tra letture e televisione. Tutto cambia, quando ritrova una busta con trecentomila lire e un numero di telefono. Un evento inaspettato, che incuriosirà la donna - destandola dal suo torpore esistenziale. Un piccolo giallo da risolvere che la riporterà alla vita e al suo primo incontro con il marito, alle pendici del Monte Rosa. Un finale delicato, foriero di un romanticismo di altri tempi.
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LIBRI by Pablo Pablacci
NON CI SIAMO MAI VISTI La cronaca della presentazione del romanzo “Non ci siamo mai visti” (LuoghInteriori) di Paolo Paolacci avvenuta nella Galleria Internazionale Area Contesa Arte Venerdì 5 gennaio 2024 presso la Galleria Internazionale Area Contesa in Via Margutta 90 a Roma si è svolta la presentazione del romanzo "Non ci siamo mai visti" di Paolo Paolacci. La relatrice Teresa Zurlo, ha iniziato dalla bella copertina del pittore Attilio Carissimi dal titolo "Dedalo esistenziale" perché rappresenta bene la struttura quasi immaginaria del libro al punto da chiedersi se i protagonisti si siano davvero mai visti o no. L'autore interpellato, lascia al lettore la risposta. Si parte quindi con un parallelismo intuito dalla relatrice, tra Madame Bovary di Gustave Flaubert e Eleonore la protagonista del romanzo del nostro autore e si sono subito evidenziate le differenze sociali e caratteriali tra le due protagoniste: mentre Bovary è insoddisfatta della propria vita, Eleonore non lo è; mentre Madame appena è introdotta nel mondo aristocratico ne resta conquistata, Eleonore è già una benestante, che ha un lavoro (è una psicologa) e ha una propria indipendenza economica, sociale e culturale, al contrario Emma Bovary che è solo moglie e madre di Berthe. Quello che le unisce entrambe però è l'amore per l'amore, anche se Bovary lo insegue perché non è soddisfatta e Eleonore lo scopre solo quando riceve i messaggi da lui, anche se non si sono mai visti, e ne resta completamente sconvolta: come aveva potuto vivere senza? Perché è in quel momento che Eleonore capisce di aver vissuto bene dentro le convenzioni senza essersene accorta e inizia a prenderne le distanze perché il cataclisma in corso gliele mostra per quello che sono: una gabbia. Per questo compie le scelte conseguenti fino ad incontrare lui. Madame Bovary invece, che sfida apertamente le istituzioni e le convenzioni di allora, perché è alla ricerca dell’amore dovunque esso sia, non trova nei suoi amanti la stessa lucidità e convenienza per contrastare le convenzioni e quindi la lasciano sola a credere nell’amore. Eleonore invece trova nel sentimento appena scoperto la responsabilità di seguitare il cammino della sua crescita, indipendentemente. La decisione finale è la scelta di una donna libera che cerca se stessa fino in fondo. La serata si chiude con la relatrice che domanda all'autore “Sei Eleonore?” (come a Flaubert che confermò di essere Madame Bovary) ma qui l’autore ha risposto con un “No” che però dava l'idea che fosse dovuto a quel preciso momento. Questo romanzo cerca un contatto diretto con il lettore o lettrice per invitarli a crescere sempre la propria identità e diversità nel rispetto degli altri. E' un libro intenso e profondo, scritto con parole semplici che lasciano pensare. Leggendolo e rileggendolo si scopre qualcosa di quello che si sa già a nostra insaputa. Buona lettura. LA “NOTA CRITICA” Quando gli è arrivato questo racconto ha pensato che fosse un film ma poi ha scoperto che voleva fare cinema per raccogliere tutti i momenti quotidiani senza uccidere nessuno per un tuffo dove l’acqua è più blu ma scoprire la verticalizzazione dei sentimenti contro le convenzioni pianificate per driblarle e lasciarle sul posto. Inoltre, per superare il nostro status quo era inevitabile che fosse una Lei la protagonista, perché è lei che è il cinema: lui è il film, la parte già scritta mentre Lei è la trama, la coreografa e la troupe senza essere la regista perché questa storia non ha un finale scritto e prestabilito. E si esce dall’acqua di questa storia come in Sapore di sale sapore di mare di Paoli, con la sensazione di cose perdute ma di altre trovate che fanno ormai parte di te. Bisogna bagnarsi per asciugarsi, bisogna provarci per cambiare. Gioca con quello che sei e trasforma il tuo film in cinema mi sembra voglia dire l’Autore. (P.P.)
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SPETTACOLO by Mara Fux
L’attore e regista Fabio Gravina
TEATRO PRATI FESTEGGIA I SUOI 25 ANNI CON UNA STAGIONE DEDICATA A EDUARDO SCARPETTA Con un’accurata selezione di quattro delle più divertenti commedie tratte dal repertorio di Eduardo Scarpetta, il Teatro Prati di Roma festeggia il 25° anniversario dall’apertura di questo autentico cammeo capitanato dall’attore e regista Fabio Gravina, capocomico della QuartaParete, compagnia stabile composta da vere “macchine da guerra” di matrice partenopea che di settimana in settimana, sette giorni su sette, mettono nella recitazione “anema e core” offrendo tutti se stessi agli spettatori. E il risultato si vede. Il pubblico affluisce regolarmente dal martedì alla domenica applaudendo battute, mimica, gestualità di una squadra di attori che lavora con serietà per offrire un prodotto curato sotto tutti gli aspetti.. “Di questi tempi allestire commedie teatrali che prevedono anche dieci o dodici personaggi in scena ovvero tanti quanti spesso ne richiedono le opere del repertorio teatrale cui attingiamo,” sottolinea Fabio Gravina direttore artistico della sala “è un’impresa molto onerosa che solo la presenza continuativa del pubblico può ripagare. Senza considerare l’impegno di offrire alla visione del pubblico scene e costumi confacenti al contesto” prosegue Gravina “ove ogni particolare ed ogni dettaglio sono curati stringendo magari la cinta ma non il portafoglio affinché il pubblico goda davvero di quel che ha diritto e cioè un buono spettacolo.” La cura dei particolari di cui parla Gravina a tutti gli effetti inizia già dal foyer del teatro, quando scendendo i gradini che dal botteghino conducono alla platea, si è accolti da vetrine contenenti autentici cimeli quali, ad esempio, la coppola di Eduardo in “Natale in casa Cupiello”, lo scialle di Pupella che della
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banca” e tantissimi altri titoli ma per celebrare un anniversario così importante ho scelto di dedicare la Venticinquesima stagione a Eduardo Scarpetta, sia per rendere giusto merito al calibro del personaggio, sia intuendo nell’enorme successo ottenuto la scorsa stagione con “Il medico dei pazzi” quanto il pubblico, dopo la Pandemia, avesse davvero necessità di ridere. E sottolineo il termine necessità come reale bisogno fisico di tornare l’uno accanto all’altro a condividere un momento di cui si è stati privati per lungo tempo. Con “il medico dei pazzi” siamo stati in scena 8 settimane riempiendo tutte le sera la sala, ma se avessi prorogato per altre 8 settimane non avrei avuto problemi nel riempire la sala pure nelle successive otto.” Due mesi di rappresentazione consecutiva, quindi, ovvero circa 56 repliche a spettacolo per un passaggio medio di spettatori a rappresentazione in un cammeo da 120 posti. Il conto lo lascio a voi. La stagione, iniziata a ottobre con “ ‘ O scarfalietto” e proseguita con “ 3 calzoni fortunati” ambedue opere che vedono protagonista Felice Sciosciammocca disegnato da Scarpetta nelle diverse visioni di alto borghese e umile scopino, prevede nella sua seconda parte l’allestimento di “ ‘na pecora viziosa” dal 9 febbraio al 24 marzo 2024 e “ ‘a nanassa” dal 5 aprile al 26 maggio 2024 spettacoli che consigliamo vivamente a tutti di non perdere anche perché, come recita il motto impresso all’ingresso del teatro, “un giorno senza una risata, è un giorno sprecato”. sala fu grande amica finanche la testa in legno dello storico “Pinocchio” interpretato da Nino Manfredi o la divisa bianca di Alberto Sordi indossata in “Polvere di Stelle”. “Quando 25 anni fa aprii la sala” racconta Fabio Gravina “non sapevo fin dove sarei riuscito ad arrivare ma avevo ben chiaro come progetto l’idea di voler divenire un riferimento della “napoletanità” per il pubblico e posso dire con fierezza che oggi il Teatro Prati lo è. Il nostro repertorio” prosegue Fabio Gravina “ha sempre attinto ai testi di Fayad, di Curcio, dei fratelli De Filippo allestendo commedie note e altre meno rappresentate. Sul nostro palcoscenico sono passati ripetendosi anche nel corso delle stagioni “Non è vero ma ci credo”, “La fortuna con la effe maiuscola”, “I casi sono due”, “Come rapinare una
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Vi aspettiamo con le novità cinematografiche più attese
SPETTACOLO by Silvia Giansanti
Tante interessanti novità per questo noto attore, regista e scrittore. Ci sono uno spettacolo teatrale, un libro e un film per questo 2024 appena iniziato
STEFANO JACURTI CUORE E ANIMA WESTERN ANCHE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI Da sempre vive nel mondo western, il suo cuore e la sua anima sono lì, anche quando passeggia per le vie della Capitale, svolgendo la vita di tutti i giorni. Stefano Jacurti ha all'attivo diversi spettacoli improntati sul genere. Il western è immortale e l'interesse è sempre costante. Non a caso è stato definito l'uomo più western d'Italia. Stefano, mi sembra di capire che il 2024 sia partito alla grande. “Direi di sì dal punto di vista professionale. Sono molto carico e concentrato in questo momento. Ci sono parecchie novità, in quanto ho appena finito di girare un film, il terzo episodio della trilogia che s'intitola 'Oltre il confine' con la regia di Emiliano Ferrera, un genere western ovviamente. Questo episodio si chiama 'Appuntamento a White Buffalo'. E' in corso ancora la promozione del libro 'Il cinema western e non di Bloody' dedicato a Sam Peckinpah. Ho voluto scrivere sul grande regista di western. Erano sedici anni che non c'era una pubblicazione di questo tipo. Ci sono tutti gli aneddoti su questo grande perso-
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SPETTACOLO
naggio che ha lavorato con nomi importanti come Steve McQueen, Dustin Hoffman, Charlton Heston e tante altre star della Hollywood di allora. Era davvero un regista sulle righe, un anarchico rispetto alla vecchia Hollywood e che ha girato il più grande western della storia. Inoltre nel mese di aprile, insieme alla mia collega Arianna Cigni, per la regia di Alessandro Iori e con tanti altri attori, andrà in scena al Teatro Petrolini un mio testo sulla guerra civile americana dove il Generale Grant sarà di nuovo in scena con una storia completamente inedita intitolata 'La richiesta'. Le date previste sono quelle del 4, 5, 6 e 7 aprile”.
Siamo ripartiti alla grande in nome del western quindi. “Clint Eastwood invita a non mollare mai. Dice che non sono importanti quanti colpi si possono mandare a segno, ma quanti colpi si possono sopportare per poter andare avanti. Bisogna fare tesoro di questa sua frase molto metaforica e importante. Ecco perché ci stiamo dando dentro per riportare il genere western in più settori, almeno per quel che mi riguarda”. Noti ancora interesse nei confronti di questo genere?
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“Se non fosse stato così, avrei smesso subito di scrivere, di girare e di portare il western in scena”. Anche i giovani apprezzano? “Assolutamente sì e quando me ne accorgo sono estremamente felice. Sul web ce ne sono molti che in realtà, magari possono essere molti di più. Del resto ci sono miti ed eroi di questo genere. Il western non morirà mai. Si rigenera sempre per ricominciare tutto da capo ogni volta. Questa sua lunga storia, è iniziata nel lontano 1903 con il primo western girato dal fantastico Sergio Leone. Mio padre era un suo compagno di scuola. Non c'entrava nulla con il cinema, ma avendo conosciuto Sergio Leone, mi ha trasmesso tutta la passione. Sempre a titolo di curiosità, mio padre, prima di conoscere mia madre, era fidanzato con Silvana Mangano”.
SPETTACOLO by Giulia Bertollini
MADDALENA STORNAIUOLO “LA QUARTA STAGIONE DI ‘MARE FUORI’ SARÀ SORPRENDENTE” Dopo il grande successo, sta per tornare la nuova fortunata serie di “Mare Fuori”. Nei panni del nuovo agente di polizia dell’Istituto di Pena Minorile troviamo Maddalena Stornaiuolo. Un ruolo a cui l’attrice è particolarmente legata e che le ha regalato una grande popolarità. In questa intervista, Maddalena ci ha parlato dell’evoluzione del suo personaggio nella quarta stagione e del segreto del successo di questa serie. Maddalena, al Festival del Cinema di Roma c’è stata un’accoglienza davvero calorosa per gli attori di Mare Fuori. Qual è la chiave di questo successo? “Credo sia dovuto a molteplici fattori. Sicuramente la sceneggiatura è fortissima e la capacità di empatizzare con i vari personaggi permette di arrivare ad un pubblico molto vasto”. Una serie su cui però si è puntato il dito contro ritenendola un cattivo esempio per i giovani. Cosa ne pensi? “Penso che il cattivo esempio non sia sicuramente la serie. Anzi, può diventare un punto di riflessione per parlare di tematiche importanti anche con i più giovani”.
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Sei mai entrata in contatto con storie di ragazzi e ragazze detenuti in un IPM? “Sono stata in tante comunità di recupero per minori. E questo è stato un aspetto molto importante per me per poter poi costruire il personaggio di Maddalena nella serie”. So che non puoi spoilerare troppo: cosa dobbiamo aspettarci dalla quarta stagione? “Di tutto, sarà sorprendente dall’inizio alla fine”. Il tuo personaggio è Maddalena. Cosa ti ha regalato questo personaggio e in che modo sei riuscita a renderlo tuo? “Mi ha sicuramente regalato la possibilità di arrivare a tantissime persone e per chi fa questo lavoro è molto gratificante poter confrontarsi con un grande pubblico. Sono molto affezionata a questo personaggio che mi rispecchia tantissimo”. Vieni da Scampia, proprio nel tuo quartiere hai fondato la scuola di recitazione La Scugnizzeria, regalando ai ragazzi del territorio un’alternativa alla strada. Qual era il tuo obiettivo principale? E in che modo sei riuscita ad avvicinare i ragazzi alla recitazione? “Era proprio quello di poter creare un'alternativa. Un posto dove poter esprimere i propri sogni senza giudizio e provare concretamente a realizzarli. Sono tantissimi i workshop ormai che i nostri scugnizzi hanno la possibilità di fare alla Scugnizzeria, con importanti addetti ai lavori. Gli ultimi due sono stati Fortunati Cerlino e Marco D'Amore. In un quartiere dove non c'è tantissimo, sicuramente avere un polo culturale attraente, smart, giovane, concreto, è qualcosa che avvicina i ragazzi”. Pochi mesi fa hai debuttato nella musica con il tuo singolo “Burattini”. Cosa ti ha convinto a fare questo salto? Nei tuoi sogni c’è anche il Festival di Sanremo? “Volevamo raccontare i nostri scugnizzi con un linguaggio universale, quale è la musica. È stato molto divertente poter realizzare un brano musicale insieme a loro, girare il videoclip. Ci saranno parecchie novità anche per la musica, abbiamo appena iniziato!”. Hai anche firmato dei cortometraggi come regista. Grazie al tuo lavoro d’esordio ‘Sufficiente’ del 2020 hai vinto un Nastro D’Argento. Oggi sempre più donne si cimentano nella regia. Sta cambiando qualcosa?
“Ci stiamo prendendo i nostri spazi, come è giusto che sia. Finalmente anche le donne possono ambire più facilmente a quei ruoli che prima non erano così tanto riservati anche a loro”. Prossimi progetti? “Ne vedrete delle belle. Dal punto di vista musicale, dal punto di vista letterario e soprattutto cinematografico, ovviamente. Ma no spoiler!”.
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SPETTACOLO by Antonio Desiderio
FRANCESCO ANNARUMMA TANTI RUOLI E UN’UNICA GRANDE PASSIONE CHIAMATA DANZA
E’ nato a Napoli, ha studiato presso Académie de Danse Princesse Grace”, Scuola di ballo Teatro la Scala, English National Ballet School. Dopo ha iniziato a danzare come freelance con Mauro de Candia, Giorgio Mancini, Christian Cellini collaborando con il Monaco Dance Forum diretto Jean-Christophe Maillot. Francesco si è unito a Staatsteater am Gärtnerplatz sotto Hans Henning Paar dove ha ballato molte delle sue opere e balletti così come pezzi di Fernando Melo. Sotto una nuova direzione, Karl Alfred Schreiner, ha assunto la carica di House Choreographer e curatore della società. Francesco ha ballato tantissimi ruoli principali andando in tour in Cina e danzando nei prestigiosi teatri della Cina e Houston il ruolo principale (il principe tratto da La Bella Addormentata). Durante la sua carriera a Monaco di Baviera, fa parte di diverse creazioni di coreografi come Jo Stromgen, Jacopo Godani, Toni Rizzi, Georg Reischl e Emauel Soavi, nonché ruolo principale di “One Flat Thing Reproduced” di Willam Forsythe. Francesco ha partecipato al Festival di Houston con coreografie di Jacopo Godani e Marguerite Donlan. Francesco ha iniziato a far parte dei spettacoli (Minutemade), dove ha danzato pezzi di Marco Goeke, Emanuel Gat, Benoit Lachambre, Alexander Ekman, Marguerite Donlan, Roberto zappala’, Cayetano Soto, Michael Keegan-Dolan, Gentian Doda, Eyal Dadon, Christoper Roman, Nanine Linning, Erna Ómarsdóttir, Nora Sitges-Sard,
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Edward Klug, Giorgio Mancini, Nicole Peisl Francesco Annarumma è stato anche scelto come coreografo presso Gärtnerplatz, i suoi lavori sono stati eseguiti dai ballerini del teatro Gärtnerplatz come parte della serie ‘Minutemade’. È stato inoltre scelto come Coreografo stagionale presso il Teatro Petruzelli nel quale debutta per i movimenti coreografici dell’opera “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi. Comincia inoltre ad essere invitato come coreografo presso lo Staatstheatre di Magdeburg (Germania), con una sua nuova creazione “Strange creature” per l’apertura dell’anno 2019. Crea un assolo per l’Etoile Giuseppe Picone per l’omaggio a Rossini e Rudolf Nurejev. Attiva è poi la collaborazione come Coreografo e docente presso Mp3 project diretto da Michele Pogliani e Toteme Dance Company Kiev. Numerosi i riconoscimenti nei vari festival della danza come Coreografo Emergente: Premio Capri Danza International 2018, Premio eccellenze della Danza 2018, Festival della Danza Sabaudia. Francesco, come è cominciato questo tuo nuovo anno 2024? “Il mio nuovo anno ha avuto un buon inizio, ci sono tanti progetti che sto sviluppando ma essendo superstizioso lo dirò a fatto compiuto. Nel frattempo sto organizzando un concorso di danza dove ho la direzione artistica presso il teatro Eduardo De Filippo”. Hai fatto delle coreografie per la scuola di Ballo del Teatro dell'Opera diretta da Eleonora Abbagnato nei mesi scorsi. Vuoi raccontarci questa esperienza? “E’ stata un esperienza fantastica, la signora Abbagnato è una persona così disponibile e così generosa con i suoi allievi, alla quale oggi mi sento molto legato, mi ha fatto sentire a casa, in un ambiente se-
reno e professionale. I ragazzi della scuola di ballo del teatro dell’opera di Roma sono immensi per me, sono ragazzi motivati uniti dalla passione con cui è stato bello lavorare. Com'è stata l'esperienza con Roberto Bolle in OnDance? “Bella esperienza sono felicissimo di collaborare per questa piattaforma”. Tra i tuoi prossimi impegni volerai in America. “Eh sì… volerò in America!”. Tra tutti i tuoi impegni, sei anche direttore artistico di un importante concorso di danza al Teatro Eduardo De Filippo in Campania. “Sì, allora ci tengo a precisare che nella vita mai vorrei essere un organizzatore, io sono un coreografo docente e il mio scopo è di aiutare questi giovani allievi e soprattutto supportare le scuole. Alla fine tutti abbiamo bisogno di tutti ed io nella mia giovane età non penso mai solo a me stesso”. Cosa ti aspetti da questo 2024? “Mi aspetto quello che mi merito dalla vita. Di sicuro non ho avuto regalato nulla da nessuno, anzi di scortesie ne ho avute non poche ma credo vivamente che chi insiste e resiste raggiunge e conquista”. Come chiediamo sempre, la danza per te in una sola parola. “Mi ha salvato, La rispetto tanto e la rispetterò sempre”.
In collaborazione con:
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STORIE DI RADIO by Silvia Giansanti
CARLO MASSARINI DALLA RADIO ALLA TELEVISIONE CON TANTA MUSICA NELLE VENE Stimatissimo personaggio che ha fatto la storia della radio e della televisione all’insegna dei programmi musicali. Oggi è la volta di “Vivo dal Vivo 2010-2023”: 120 concerti raccontati e fotografati Siamo cresciuti e soprattutto siamo stati fortificati dal punto di vista musicale da “Mister Fantasy”. Carlo Massarini è da sempre un vero intenditore e un profondo conoscitore di musica. Ma attenzione, il suo aggancio con l’universo dello spettacolo è avvenuto attraverso quel mondo magico che è la radio. Immaginiamo gli anni '70, un'epoca in cui i programmi finivano addirittura alle 21.30, quando c'era il bollettino dei naviganti, il cicalino e la filodiffusione. Una vita fa insomma. Personaggio stimatissimo nell'ambiente, di recente ha pubblicato un nuovo libro intitolato “Vivo dal Vivo 2010-2023”, dove racconta di nuovo la musica in modo coinvolgente. Il libro, la sua quarta pubblicazione, arriva dopo “Dear Mister Fantasy”, “Absolute Beginners” e “Pianoforte”. Carlo, come è avvenuto il tuo aggancio con il mondo radiofonico? “Facevo parte di un gruppo di persone che si recavano puntualmente in un negozio di dischi romano, 'Consorti'. Aveva dischi d'importazione. In quell'occasione ho conosciuto Paolo Giaccio (giornalista, autore televisivo e produttore televisivo) e tramite lui è avvenuto l'approdo in radio sulla Rai. All'epoca, negli anni '70, si lavorava in maniera diversa rispetto ad oggi. Nelle scalette musicali ci si poteva mettere di tutto, c'era libertà e le sequenze erano molto eclettiche. Mettevamo dentro tutto ciò che era bello. Non ci si fermava ad un settore. Personalmente ho sempre amato spaziare nei gusti musicali”. Hai iniziato direttamente su Radio Rai? “Sì, eravamo su quella che adesso è Radio Due. I programmi serali terminavano alle 21.30. Quando abbiamo iniziato a fare il nostro programma che finiva alle 22.30, sembrava notte fonda. Pareva strano”. Hai avuto una carriera di successo. E' mancato qualcosa nel tuo percorso? “Qualcosa manca sempre. Si ha sempre voglia di fare mille cose che però, per una serie di circostanze, non si attuano. Ho condotto sempre programmi di grande successo e riscontro del pubblico, ma avrei voluto fare tanto altro, specie programmi musicali in tv che oggi sono spariti”. Sei giunto alla tua quarta pubblicazione. Adesso è il turno di “Vivo dal Vivo 2010-2023”. “Si tratta di 120 concerti fotografati e raccontati da me che vanno dal 2010 al 2023. C'è veramente di tutto;
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grandi personaggi, piccoli, noti e non noti. Ci sono grandi spazi e piccoli spazi e molte parti del mondo come provenienza musicale. Sono 120 concerti, uno diverso dall'altro, raccontati in presa diretta, come fosse quella sera stessa, cercando di regalare al pubblico emozioni. Chi acquista il libro, dovrebbe avere una mentalità molto aperta, si compiono dei salti notevoli in fatto di personaggi. Vasco Rossi ha scritto la prefazione”. A proposito di personaggi, quale ti ha scosso maggiormente quando è scomparso? “Ce ne sono stati molti. Quando eravamo giovani, ai tempi di 'Mister Fantasy', sembravano tutti immortali, avevamo questa sensazione, ma poi andando avanti, la prospettiva è cambiata e molti ci hanno lasciato. Mi ha scosso la morte di Leonard Cohen su tutti, è stata una colona sonora fissa della mia vita”. Vuoi darci un'opinione sulla musica e sui personaggi attuali, riferendoci alle nuove leve? “E' un panorama variegato, chi è cresciuto negli anni d'oro della musica, quindi negli anni '60. '70 e '80,
ha notato che c'erano dei limiti. Poi a poco a poco la musica, con mia grande gioia, ha avuto delle contaminazioni. Non a caso adoro tutt'oggi i Traffic, con il loro genere che spazia dal pop, al folk, fino ad arrivare al rock, passando anche per il rhythm and blues. C'è dentro davvero un po' tutto. La musica si è frammentata, si è evoluta rispetto a quella che abbiamo avuto quando siamo nati. Ad un certo punto nel nuovo millennio, ci sono state nuove tendenze molto particolari. E' nato il rap, che ha sicuramente condizionato la musica americana più di quella inglese. In Italia è arrivato parecchio dopo, a parte gli storici come Fabri Fibra e altri. La dimensione del rap si è evoluta con l'aggiunta della trap, dando vita a canzoni preferite solo dai giovani. Questo ha cambiato lo scenario per vari motivi. Il genere musicale è molto diverso rispetto a trenta o a quarant'anni fa e poi è cambiato il pubblico che si è fatto più giovane. Non me la sento di esprimere un'opinione sulla musica attuale, come per quella del passato, ci sono cose belle e meno belle. Ogni stagione ha i suoi eroi, come si suol dire”.
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COSE BELLE by Mariagrazia Cucchi
LA DOPPIA LUNA DI RITA PACILIO QUANDO MUSICA E POESIA DIALOGANO IN PERFETTA SINTONIA Rita Pacilio è nata a Benevento e da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Tradotta in nove lingue, è sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione. È anche direttrice del marchio Editoriale RPlibri e presidente dell’Associazione Arte e Saperi. Ma chi sente di essere veramente Rita? “Mi sento una scrittrice a 360°, sono molto sperimentale nella scrittura. Ogni opera poetica richiede tanto tempo, lavoro e soprattutto osservazione della realtà. Essendo una sociologa ho la possibilità di ‘entrare nelle cose del mondo’, ma soprattutto nell’animo umano, perché ogni contesto è formato da persone, da identità”. Quando tra un lungo percorso di ricerca poetica e il mondo delle sette note si instaura un dialogo, non può che nascere una gemma preziosa come “La doppia luna”, un EP di cinque brani calati in un’atmosfera colta e raffinata, in cui le parole di Rita e il sound moderno del polistrumentista, compositore e produttore Antonio Josef Faranda hanno il chiaro obiettivo di trasmettere suggestioni, grazie anche alla tecnica vocale Sprechestimme (intonato, parlato, recitato). “L’idea di questo disco è nata principalmente dal mio lavoro sociologico, poetico e musicale intorno alle tematiche sociali. L’idea di fondo è quella di suscitare emozioni parlando di argomenti molto forti e importanti, come la violenza sulle donne, l’abbandono dei bambini, il disagio giovanile, sentirsi ai margini del sistema sociale… Gli approfondi-
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#CoseBelle menti, lo studio e anche la preghiera mi hanno dato la possibilità di sviluppare insieme ad Antonio un’interazione, un’unica voce tra il testo e la musica. Questo EP rappresenta per me un percorso, sicuramente un cammino che parte dal pensiero, quindi dalla mente, e si muove fino a mettersi in equilibrio con la parte emozionale e dunque l’affettività e il corpo. Quindi, un’armonia tra tutte le parti che costituiscono l’essere umano”. Ma come ogni EP che si rispetti, anche “La doppia luna” ha un filo conduttore ben definito, ovvero il miracolo della vita. “Si tratta di qualcosa che può anche apparire sconcertante per certi versi, perché attraverso la figura del compositore e dell’autore – me in questo caso – e il rapporto del creatore con la propria creatura, si punta a raggiungere l’illuminazione partendo da un disegno, un insieme di parole, che vengono immerse in una dimensione posizionata tra letteratura e realtà”. … E allora non ci resta che partire per questo viaggio tra musica e versi, certi che ovunque ci porterà saprà stupirci e mostrarci qualcosa di sconosciuto ma che vale la pena sperimentare.
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EVENTI & TRADIZIONI by Alessio Certosa
LA BATTAGLIA DELLE ARANCE IL SUGGESTIVO EVENTO DEL CARNEVALE DI IVREA
Avete mai visto una manifestazione carnevalesca dove al posto dei coriandoli vi tirano le arance? Dove al posto dei divertenti carri allegorici incontrate carri “da combattimento” pieni di persone dotate di maschere di metallo tutt’altro che rassicuranti? Basta andare ad Ivrea per vivere sul posto lo storico evento che contraddistingue il Carnevale di questa bella città del Piemonte. La “Battaglia delle Arance” è il clou dell’intero carnevale del capoluogo del Canavese. Si svolge la prima domenica di febbraio che dà inizio alle manifestazioni e quest’anno cade il giorno 11. E’ sicuramente un evento suggestivo di cui molti avranno sentito parlare ma viverlo sul posto ha un fascino tutto particolare. Soprattutto perché l’intero Carnevale per Ivrea ha un sapore storico e tradizionale. Infatti, viene rievocata la storia medievale che vide un episodio di rivolta popolare alla tiran-
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nide di Ranieri di Biadrate, con il popolo animato da una forte voglia di libertà. Una rivolta che vide coinvolte figure storiche che nella tradizione del Carnevale eporediese vengono celebrate come autentiche “maschere”: la Mugnaia Violetta, il Generale, simbolo di autorità, lo Stato Maggiore napoleonico, le Vivandiere, graziose fanciulle, il Sostituto Gran Cancelliere, il Magnifico Podestà, garante della libertà cittadina, gli Abbà. Il giorno della “Battaglia delle Arance”, Ivrea diventa meta di decine di migliaia di visitatori, che vengono accolti da un clima festante e dal passaggio orgoglioso dei carri che dal pomeriggio daranno vita al fitto lancio degli agrumi. Vengono allestiti appositi stand che vendono i tradizionali cappellini rossi tipici dell’epoca storica a cui la manifestazione fa riferimento. Un modo per farsi coinvolgere dall’atmosfera e sentirsi parte del popolo per un
giorno, magari fino a sera quando le strade del borgo saranno piene di arance “sfracellate” a mostrare i segni di una battaglia vissuta sul serio. Nell’attesa si potranno gustare le tradizionali Bugie (frappe, chiacchiere ndr) vendute nelle pasticcerie di Ivrea e negli stand, accompagnate da un eccellente vin brulè per scaldarsi dal clima freddino tipico della zona che si trova ai piedi delle Alpi piemontesi. Arriva così il tanto atteso momento. La celebre Battaglia delle Arance può iniziare a partire dalle 15 nelle principali piazze: Piazza Ottinetti, Piazza della Città, Piazza del Rondolino, Piazza Freguglia. Le squadre a piedi partecipanti sono nove: gli Aranceri Asso di Picche, le Squadre di Morte, gli Scorpioni di Arduino, i Tuchini del Borghetto, gli Scacchi, le Pantere Nere, i Diavoli, i Mercenari e i Credentari. Avvelenati guerrieri che se le tireranno (le arance) di santa ragione con quelli che si trovano sui carri. E qualche arancia inevitabilmente finisce per colpire anche qualcuno del pubblico, soprattutto chi ha voluto sistemarsi proprio nel luogo della Battaglia. Alla fine c’è anche un vincitore che è decretato da una speciale commissione che osserva e giudica. Alla fine tutti ritornano amici, abbracciati, con qualche livido ma con tanta voglia di rifarsi davanti ad un bel bicchiere di vino. E si fa sera, con le vie di Ivrea che “profumano” di agrumi…
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VIGNETTANDO by Nadia Ludovici
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MUSICA by Lisa Bernardini
LUCIA RUBEDO “IL MIO ‘CANTO’ DEL CUORE” Lucia Rubedo ha una voce che non si dimentica, ed una figura elegante e raffinata. Il connubio voceeleganza diventa dono prezioso quando si sposa – come nel suo caso - con una rara sensibilità ed un impegno civico, che negli anni sono diventati cifra stilistica: è da poco diventata anche testimonial della Solo–Sole Onlus, che si occupa di bambini in difficoltà. Possiamo senza ombra di dubbio definirla una raffinata interprete con intensi studi alle spalle, dotata di una fragilità femminile che è diventata con il tempo un granitico carisma professionale. La incontriamo di passaggio a Roma, dove tornerà il 16 del prossimo mese al Teatro Ghione a ritirare un importante riconoscimento: Premio “Voce Rivelazione dell’Anno”. Insieme a lei, quel giorno troverà altri premiati illustri, come il soprano Maria Dragoni, unanimamente riconosciuta come erede di Maria Callas, che nell’occasione riceverà l’award alla carriera. Soprano pura, Lucia Rubedo si concede anche al crossover perché’ dotata di una vocalità senza confini. Cremonese di nascita, si avvicina allo studio del pianoforte a nove anni. Inizia gli studi del canto successivamente con il baritono Giuseppe Riva. Da lì, un percorso di studio matto e disperatissimo che continua ancora oggi. Cosa significa per te questo riconoscimento insieme ad illustri rappresentanti del Belcanto? “Nell’ultimo mese sono successe così tante cose che neanche immaginavo, ora si aggiunge questo premio e le parole non riescono a contenere tutta l’emozione. Gli avvenimenti di questo ultimo periodo mi hanno fatta riflettere tanto sul percorso che sogna di compiere un’artista, e su cosa voglia veramente dire compierlo e realizzarlo. C’è una consapevolezza, che ora si somma alla riconoscenza, che mi permette forse di mettere a fuoco cosa significhi per me “realizzare un sogno”, che non è tanto la concretizzazione di un momento preciso, ma è proprio il percorso stesso, perché la mia ossessione di fare sempre meglio fa sì che non appena raggiunga un obiettivo, stiagià cercando di capire come raggiungere quello successivo. Per questo quindi, probabilmente, l’obiettivo ultimo non lo raggiungerò mai. In questo percorso però il mio sogno si realizza ogni volta che canto e qualcuno mi dice "mi hai fatto emozionare", "mi hai tra-
smesso qualcosa"; si realizza se faccio sorridere qualcuno, se lo faccio piangere. Il mio sogno è quello di trasmettere qualcosa, più che di vincere, anche se ringrazio tutti quelli che me lo augurano. E si realizza nel momento in cui sento che quello che sto cantando arriva realmente a chi mi ascolta, che per me è già di per sé una grande vittoria. Ma non tanto la competizione, un premio, o la fama. È la vittoria in un sorriso, in una lacrima, in un'emozione, o nel ricordo di un'altra persona, e non c'è cosa più bella di entrare nel cuore di chi anche non ti conosce. Il riconoscimento di un talento è quanto di più bello si possa ricevere, se questo nasce dalla condivisione con chi ti ascolta. E questa condivisione non è altro che un privilegio: quello di poter entrare nell’animo delle persone e compiere un piccolo viaggio insieme. È proprio questo privilegio che rende orgogliosi e che deve essere onorato fino ad essere la motivazione primaria di un artista. Non certo il diventare celebri o sciocchezze del genere. Sono una persona estremamente emotiva e ho imparato nel corso della mia vita a far tesoro di quello che ho vissuto e che mi è dato da vivere. Ogni emozione, positiva o negativa, è per me un tassello in più per costruire la mia strada e il percorso che intendo compiere, senza riserve e accettando anche le incognite che può riservare”. E’ uscito sul finire del 2023 “Canto”, il tuo primo album prodotto dalla Candle Studio srl. Che brani vi troviamo all'interno, e che tipo di vocalità esprimi? “Il mio primo album si chiama appunto “Canto” e contiene un brano inedito che dà titolo al disco, scritto dal mio produttore, il compositore Fabrizio Campanelli, con testo di Chiara Dubey. Oltre a dieci cover di brani che sono entrati nei cuori e nella memoria di tutti, vere e proprie pietre miliari della musica da film, come “Se” da Nuovo Cinema Paradiso. Del musical, come “Somewhere” da West Side Story o “Never Enough” da The Greatest Showman. E anche del pop, come “Caruso” di Lucio Dalla. Tutte si prestano bene al mio timbro di voce e al mio stile crossover. Tranne la canzone originale “Canto”, in cui suona la Budapest Symphony Orchestra diretta dal M° Enrico Goldoni, le altre tracce sono per voce e pianoforte solo, magistralmente
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suonato dal giovane talento Andrea Napoleoni, che ha anche riarrangiato i brani per pianoforte, sotto la supervisione del mio produttore Fabrizio Campanelli. La realizzazione di questo progetto mi ha messo veramente alla prova e ho potuto immaginare un genere che unisce gli aspetti più belli del belcanto e del pop senza badare a null’altro che all’espressività e alla comunicazione senza confini. Perché alla fine, alle persone che ascoltano, dei confini o delle etichette non interessa assolutamente nulla. Ciò che conta è poter entrare in un mondo che abbia la vita dentro, che permetta di specchiarsi e di rispecchiarsi, che catturi. Non obbedire a un canone freddo e vuoto o a una tecnica sopraffina ma distaccata, ma dare tutto per coinvolgere il pubblico e permettergli di affacciarsi alla finestra del mondo che non si vede (ma che si percepisce) attraverso l’arte, attraverso il cuore dell’artista”. Che cosa unisce i brani di questo album? “Il trait d'union di tutti i brani è la ricerca dell’emozione, della bellezza e del contatto con gli altri attraverso me stessa. Sono legata ad ogni brano dell’album perché in ognuno ho cercato di mettere un pezzo della mia anima, che ha molteplici caratteri e chiaroscuri. La musica è il dizionario dei sogni, è magia pura e con essa possiamo comunicare senza parlare. Ci permette di volare senza avere ali, rivivere esperienze passate o, addirittura, è quell’ancora di salvezza che ci permette di andare avanti. Un brano comunque più di tutti occupa un posto speciale nel mio cuore. È “Mi mancherai”, tratto dal film Il postino. Parla di mancanza, di assenza, di un vuoto che da sempre cerco di oltrepassare guardando al di là e che cerco di comprendere attraverso la musica, il suono, il canto. È quel vuoto ineliminabile che fa parte delle cose della vita e con cui ho dovuto purtroppo, forse anche troppo presto, avere a che fare. La musica è vita, ed è anche indagine, introspezione. Un percorso che permette di affrontare e gestire il peso dell’assenza. Da quella delle figure di riferimento nell’infanzia (negli affetti, nella famiglia) a quella dei piccoli e grandi compagni di viaggio come la mia gattina scomparsa da poco che si chiamava Mezzanotte, che avevo trovato appena nata molti anni fa, a Piacenza, e che è stata al mio fianco nei momenti più belli, mentre costruivo i miei sogni. Il mio Maestro Riva del resto me l’aveva preannunciato, anche se per anni non ero mai riuscita fino in fondo a capire, quando mi diceva “ricordati sempre che per una cosa bella devi faticare, per una cosa bella ne devi perdere
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tante altre”. Ecco quindi il senso del dover gestire la mancanza dietro ogni angolo della nostra strada. Non si raggiunge mai l’obiettivo, ma ciò che conta è il percorso: è quello il vero scopo. L’arte sta qui, nel cercare di riempire un vuoto che non si riesce mai a colmare. Non si sta né meglio, né peggio, ma è un percorso necessario come respirare. E’ ciò che tiene in vita e ne fa percepire il senso”. “Quali sono i progetti più importanti che vuoi realizzare in questo 2024? È stato un anno molto impegnativo, dove sono state gettate basi molto importanti e da quelle basi verranno fuori diversi sviluppi. Fra l’altro, quest’anno dovrebbe uscire un film per la televisione in cui ho cantato in alcuni brani della colonna sonora originale. È stato bello e sicuramente mi piacerebbe poter dare il mio contributo nel cinema o nell’audiovisivo in generale, essendo molto attratta da quel mondo musicale “visionario” e, appunto, cinematografico. Sicuramente l’obiettivo per i prossimi mesi a venire sarà quello di far conoscere il mio primo album attraverso i concerti e di andare a costruire quel dialogo con il pubblico che è l’essenza e la linfa vitale della nostra attività. Vorrei anche iniziare a costruire un album di inediti che possa permettermi di esplorare più in profondità gli spunti che sono presenti nel mio Cd appena uscito, soprattutto nella canzone originale omonima “Canto, che riflette in modo cristallino molti lati del mio mondo interiore. E poi… chissà cosa ci riserverà questo 2024, lo scopriremo insieme!”.
“Canto”, l’eccellente lavoro da interprete di Lucia Rubedo, lo si può ascoltare nelle principali piattaforme e stores on line. Che aspettate ad acquistarlo? Vi aspettano meraviglia e stupore, per una voce unica che sta conquistando pubblico e critica. Artista: Lucia Rubedo Pianoforte: Andrea Napoleoni Etichetta/Editore: Candle Studio Srl Produzione artistica: Fabrizio Campanelli Registrato e missato presso Candle Studio, Milano Masterizzato da Andrea De Bernardi presso Eleven Mastering Studio Illustrazione di copertina: Silvia Provantini
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Copia omaggio
2/24 Anno 25 - Numero 270 www.gpmagazine.it
LUCIA RUBEDO
“IL MIO CANTO DEL CUORE”