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Pubblicazione Go'el

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PROGETTO GO’EL “

”

IN EVIDENZA Editoriale di Giovanni Paolo Ramonda.

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Bangladesh: la situazione della malattia mentale.

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ONU: Diritto alla salute globale.

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Palestina: La salute è in pericolo.

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Italia: I bisogni di salute dei bambini disabili gravi in Italia.

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Diritti in ControContro-Luce

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Servizio Civile: firma l’appello.

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Campagna contro gli F35: Leggi, firma Pag. 14 e fai firmare l’appello.


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Quando c’è la salute…. I nostri nonni ci raccontano che ai loro tempi si e no c'era un medico che si occupava di tutti i paesi di un vasto territorio. Tuttavia in pochi potevano permettersi di chiamarlo perché non si avevano i soldi per pagarlo; se uno poi riusciva a mettere insieme qualche risparmio per la visita poi mancavano i soldi per pagarsi la medicina. E quando ci raccontano queste vicende quasi sempre la loro conclusione è: “BEATI VOI perché vi è garantita la salute, e quando c’è la salute….” . Come dargli torto, sicuramente a noi la salute è garantita più della loro, ognuno di noi ha un medico della mutua, ha diritto a delle visite specialistiche, ecc ecc.... Ma poi soffermandosi ti rendi conto che tu sei un Fortunato, ma se ti guardi intorno un pochino trovi chi non riesce a permettersi visite specialistiche perché spesso si è costretti a ricorrere ad un servizio privato perché il sistema pubblico è al collasso. Infatti in tempo di crisi i nostri governanti tagliano la salute la scuola ed il sociale. Chissà perché ? forse perché che ha in mano le forbici , comunque vada non si taglia. Le forbici tagliano solo da un lato… Dall’ altro lato, quello delle lame ci sono sempre i soliti… nonostante tutto, “i più”, quelli che vuoi o non vuoi sostengono la piramide. C’è però una semplice legge fisica che ci ricorda che quando la base viene indebolite, prima o poi crolla anche la cima … forse ancora non è abbastanza evidente? In questo modo ci si rende conto che pur essendo "evoluti" sul erogazione di un diritto comune come quello alla salute ed alle cure, spesso e volentieri è evidente la pura "FOLLIA" di un sistema sanitario che più di prima non riesce a garantire ai più deboli: agli infermi alle famiglie con a carico figli nonni allettati, primari bisogni come l’assistenza domiciliare, prestazioni continuative e soprattutto sostegno umano e psicologico a chi rimane incastrato nella ragnatela della burocrazia sanitaria. J.F.Kennedy diceva che “Se una società libera non riesce ad aiutare i molti che sono poveri, non può salvare i pochi che sono ricchi” Ecco perché in questo numero vogliamo accompagnarvi in un viaggio attraverso il "diritto alla salute" in varie realtà del mondo. Domenico e Nicola SERVIZIO OBIEZIONE E PACE “ASSOCIAZIONE COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII”

PROGETTO

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NOVEMBRE/DICEMBRE

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DI GIOVANNI PAOLO RAMONDA La crisi internazionale che investe le borse finanziarie, le banche, le economie dei nostri paesi, dell’America e dell’Europa. I politici che sfornano manovre di aggiustamento dei conti. Dentro tutto questo ci sta la vita di noi tutti, ma soprattutto della povera gente, che rincorre a volte dietro un lavoro precario la possibilità di vivere dignitosamente, di avere accesso e soprattutto sviluppo di una salute sufficientemente adeguata. Questa si scontra con problematiche globali che fanno sì che ci sia una insicurezza alimentare diffusa a partire dai paesi dove maggiormente le malattie, tra l’altro endemiche, portano milioni di persone ogni anno alla morte: hiv, tbc, polmoniti. L’accesso ai farmaci non è garantito in egual misura, e se c’è una fascia di persone che riescono ad accedere ai servizi sanitari che peraltro non sempre sono adeguati, molti altri necessitano che qualcuno vada da loro, nei villaggi, nelle periferie, per garantire le cure necessarie. Nel 2030 più della metà della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane che se da una parte sembra rendere accessibile a servizi più adeguati, dall’altra crea sempre più fasce deboli della popolazione che crescono ai margini nelle grandi periferie urbane, ma anche ai margini di una vita dignitosa. I più vulnerabili, sono donne e bambini, e ogni anno quasi 15 milioni muoiono di malattie infettive, con gravidanze a rischio; infortuni sul lavoro che colpiscono soprattutto uomini, padri di famiglia; suicidi sempre più frequenti negli ambienti carcerari, mortalità per overdose tra gli ex-detenuti. Tutto questo ci fa convergere ad un lavoro assiduo per la salute possibile e globale che dia modo alla popolazione mondiale di distribuire le risorse in modo che anche le nazioni a più basso reddito pro-capite possano avere politiche sociali e sanitarie adeguate e Governi che si impegnano per il bene dei loro cittadini. Una salute globale che deve avere una priorità nei bilanci degli stati ovviamente riducendo altri costi quali i folli armamenti che producono solo morte. Le risorse non sono illimitate, vanno date priorità, con un’intelligenza d’amore che produca un’economia di condivisione.

Giovanni Paolo Ramonda è il Responsabile Generale della Comunità Papa Giovanni XXIII dal 2008. E' colui che ha raccolto la faticosa e bella eredità di don Benzi, il fondatore. Laureato in pedagogia e con un magistero in scienze religiose, Paolo dal 1984 è sposato con Tiziana e con lei "condivide" una casa famiglia di 15 persone.

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La salute globale DI

MARIA MERCEDES ROSSI

La Comunità Papa Giovanni XXIII, accreditata come ONG alle Nazioni Unite dal 2006 è presente con una delegata permanente, la Dott.ssa Maria Mercedes Rossi, a Ginevra dal 2009. E’ costantemente impegnata nell' advocacy per il pieno rispetto del diritto alla Salute ed accesso ai farmaci essenziali . Ciononostante, questo diritto è ancora negato ad una vasta maggioranza della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi a medio e basso reddito.

La salute, intesa secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, è un diritto umano fondamentale ed indispensabile per il godimento degli altri diritti umani. Tale diritto è affermato in numerose dichiarazioni e convenzioni

Globalmente, circa 112 milioni di bambini soffrono di denutrizione. Il tasso di mortalità materna è ancora estremamente alto, specialmente in Africa ma anche in altri paesi in via di sviluppo. Approssimativamente metà della popolazione mondiale è a rischio di contrarre la malaria. La tubercolosi uccide qualcuno ogni 20 secondi e l’emergente Tubercolosi (MDR-TB) multi-resistente ai farmaci (XDR-TB), unita all’infezione da HIV, di cui sono colpite un numero crescente di persone, stanno rendendo la pandemia della tubercolosi più minacciosa e letale. Dei circa 10 milioni di sieropositivi nei paesi in via di sviluppo che necessitano di cure, solo il 36-40% riceve i farmaci anti-

dott.ssa Maria Mercedes Rossi, medico missionario, rappresentante della Comunità Papa Giovanni XXIII alle Nazioni Unite.

Per Saperne di più: http://www.apg23.org/lacomunita/onu

internazionali.

retrovirali.

http://

L'articolo 25.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che “ Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari..”. Il patto internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali offre l'articolo più completo su questo diritto (Art. 12.1 e 12.2), ulteriormente spiegato dal commento generale No.14, ma anche altre convenzioni lo citano in maniera esplicita (ex: art 24 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, art 5 della Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale, e l'art 11.1 e 12 della Convenzione Internazionale sulla Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le

Troppe persone, adulti e bambini, muoiono nel mondo di malattie che sono prevenibili e curabili, spesso per motivi legati proprio alla povertà, al mancato accesso ai servizi sanitari adeguati o accesso a sistemi sanitari deboli, alla carenza di acqua e di servizi igienico sanitari, alle condizioni mediocri di alloggio,

www.unpastoalgiorno.org/

Donne).

ecc.

rappresentanza-onu.html

Le malattie croniche sono in aumento a causa delle condizioni di vita e stili di vita insalubri e anche a causa dei cambiamenti climatici che si verificano nel mondo. Molte persone, adulti e bambini, muoiono nel mondo a causa di conflitti e di guerre. La discrepanza nell’aspettativa di vita fra paesi ricchi e paesi poveri è enorme ed intollerabile. Le disuguaglianze nello stato di salute stanno aumentando tra i paesi. Queste disuguaglianze non sono inevitabili; sono le conseguenze drammatiche di una ingiusta distribuzione delle risorse, e del fallimento della politiche mondiali e dell'attuale model-

Alle Nazioni Unite esiste anche il mandato dello Special Rapporteur per il diritto al raggiungimento del più alto grado possibile di salute fisica e mentale, che ha il compito di studiare, monitorare e promuovere il rispetto

lo economico.

del diritto alla Salute.

peggiorare la situazione sulla salute globale.

La salute è anche al centro degli Obiettivi del Millennio, dal momento che gli obiettivi 4 (ridurre la mortalità infantile), 5 (migliorare la salute materna) e 6 (combattere l'HIV, la Malaria ed altre malattie) sono direttamente correlati ad essa, mentre tutti gli altri obietti-

Alla 62° Assemblea Mondiale sulla Sanità, sono state approvate la risoluzione 62/12 che riguarda la Primary Health Care includendo il miglioramento dei sistemi sanitari, e la risoluzione 62/14 che riguarda la riduzione delle disuguaglianze, attraverso l'azione sui fattori sociali determinanti della salute. Que-

vi contengono aspetti relativi alla salute.

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La crisi del cibo, la crisi finanziaria mondiale, la minaccia del cambiamento climatico sono elementi che rischiano di compromettere i risultati degli obiettivi del Millennio e di


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st'ultima risoluzione avvalla il lavoro della Commissione sui fattori sociali determinanti della salute che dà evidenza scientifica a quello che gli operatori sanitari, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII ,impegnati nel servizio ai poveri nei paesi in via di sviluppo, hanno affermato per decenni: il fatto che l'ingiustizia sociale uccide le persone su larga scala; che la salute e la malattia seguono un gradiente sociale: più bassa è la posizione socioeconomica, peggiore è la salute; e che una vera azione per migliorare e assicurare la salute per tutti deve ridurre la disparità fra individui ricchi e poveri, paesi ricchi e poveri e deve ridistribuire chiaramente il potere, il denaro e le risorse nel nostro mondo.

PAGINA dalle politiche nazionali nell' accesso ai farma-

ci e ai mezzi diagnostici. A proposito, la Comunità chiede a tutti gli Stati Membri, specialmente quelli dei paesi sviluppati, di impegnarsi a:

mantenere la promessa di devolvere entro il 2015, lo 0.7 % del loro Prodotto Interno Lordo per la Assistenza Internazionale allo Sviluppo, percentuale che era stata promessa al Summit sugli Obiettivi del Millennio tenutosi nel 2000 per raggiungere gli obiettivi del Millennio.

concentrarsi sulla riforma della governance globale (soprattutto i criteri di rappresentanza e di voto nelle istituzioni di Bretton Woods introducendo il criterio un paese-un voto) per rafforzare l’inclusione, l’uguaglianza di espressione, la trasparenza e la reripristinare il ruolo dello Stato nel fornire i servizi essenziali di base per la salute.

incrementare i budgets per i servizi sociali e la salute riducendo le spese militari.

 È stato provato che la produzione di farmaci generici sia una via per una significativa riduzione dei prezzi dei farmaci essenziali per le persone nei paesi in via di sviluppo che li necessitano. Il regime dei brevetti internazionali così come è stato concepito dall’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà internazionale (TRIPS) rimane il principale ostacolo alla produzione dei farmaci generici essenziali che potrebbero salvare milioni di vite. Nei Paesi in via di Sviluppo, inoltre, i servizi sanitari sono ancora insufficienti, inadeguati e sproporzionatamente distribuiti tra zone urbane e rurali, e c' e' il grosso problema della scarsità di personale medico e paramedico a causa della fuga di queste figure professionali in paesi più ricchi e avanzati che offrono condizioni di lavoro migliori e possibilità di formazione più soddisfacenti. La Comunità Papa Giovanni XXIII, col suo ufficio di rappresentanza a Ginevra, è costantemente impegnata nell' advocacy per il pieno rispetto del diritto alla Salute ed accesso ai farmaci essenziali. In particolare, nel seguire i lavori del Consiglio dei Diritti Umani, del Comitato dei Diritti del Fanciullo, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell' Organo Decisionale dell'UNAIDS (UNAIDS PCB), la comunità cerca con interventi scritti, orali, organizzazione di eventi paralleli e lobby coi delegati dei Membri Stati e le agenzie internazionali, in network colla Caritas Internationalis ed altre ONG cattoliche, di essere voce dei bambini sieropositivi che risultano essere i più dimenticati dalle case farmaceutiche e

cancellare totalmente il debito estero per quei paesi che sono incapaci di pagare e sono bloccati dagli obblighi dei debito.

prendere urgenti e concrete misure per affrontare il cambiamento climatico e il degrado ambientale in quanto questi aspetti sono di fondamentale importanza per migliorare la salute globale.

promuovere pienamente il diritto alla salute per tutti i bambini , così come è stabilito nell'art. 24 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CRC).

affrontare i fattori sociali determinanti della salute (povertà, sicurezza del cibo, istruzione, questioni di genere, conflitti, ecc...) poiché questi sono cruciali per raggiungere la salute pubblica globale.

elaborare politiche sulla salute, programmi e progetti basati sui diritti umani e sull'approccio salutesviluppo e sulle priorità relative all'assistenza sanitaria primaria.

garantire l’accesso universale al trattamento anti-retrovirale e ai recenti risultati scientifici sulla cura e sulla prevenzione.

sponsabilità.

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esercitare pressione sulle aziende farmaceutiche e sui produttori di apparecchiature di laboratorio per produrre farmaci accessibili ai bambini e test di laboratorio per la identificazione precoce del virus HIV e della tubercolosi.

fare uno stretto monitoraggio dell’erogazione dei fondi a livello globale e nazionale.

rafforzare i sistemi sanitari nazionali prendendo misure rapide per contrastare il fenomeno della fuga dei cervelli.

rimuovere le barriere create dagli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale per la produzione di farmaci generici essenziali alla vita.

Integrare l’uguaglianza di genere (fra uomini e donne) promuovendo l’empowerment delle donne e il loro accesso ad una migliore assistenza sanitaria.


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I bisogni di salute dei bambini disabili gravi in Italia DI Guido Camanni riscontrare con una certa frequenza.

disciplinare dedicato.

La presenza di diverse patologie in contemporanea, spesso serie e invalidanti rende difficile la comprensione del motivo effettivo per cui soffre in quel mo-

A mio avviso questo avrebbe almeno due benefici rilevanti: la possibilità di una gestione integrata dei bisogni di salute di questi bambini con la collaborazione di diversi specialisti e l’alleggerimento del carico che grava sulle spalle delle famiglie che si vedono costrette a viaggiare continuamente per l’Italia per far effettuare ai propri figli quelle indagini diagnostiche o quelle terapie che spesso vengono effettuate solo in ambienti spe-

mento il nostro bambino. Il risultato è che si arriva facilmente tardi a comprendere la causa del dolore facendo sperimentare al nostro bimbo una prolungata esperienza dolorosa.

Un bambino disabile grave che piange non piange perché è disabile, bisogna capire perché lo fa. Questa riflessione all’apparenza banale nasconde un’esperienza di vita che ho avuto modo di approfondire negli anni vivendo con mio figlio Pio. Di fronte ad un bambino disabile grave che non parla e interagisce con difficoltà con l’ambiente circostante e quindi anche con le persone, si rischia a volte di sottovalutare o non dar proprio peso a dei segnali che in altri bambini sarebbero presi immediatamente in considerazione, come un lamento o un pianto incessan-

Ho conosciuto un bambino disabile grave autistico che, a seguito di una non diagnosticata esofagite da reflusso, per il dolore che sentiva, aveva sviluppato un’avversione per il mangiare che lo stava portando ad un deperimento grave: è stato necessario confezionare una PEG (un accesso diretto allo stomaco per via percutanea), sostenerlo con un’alimentazione idonea che passasse, con una pompa, attraverso questo accesso, effettuare un intervento chirurgico correttivo sullo stomaco e sei mesi di riabilitazione alimentare prima di ritornare ad un’alimentazione normale.

te.

Un bambino disabile grave ha spesso vari motivi per cui provare dolore: un’esofagite da reflusso gastro-esofageo che gli provoca dolore dopo i pasti o, se grave, in continuazione, problemi ortopedici (scoliosi, lussazione delle anche, malformazioni ossee), lesioni da decubito, stipsi ed altre problematiche che si possono PROGETTO

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blemi. Le famiglie andrebbero poi prese in carico in maniera organica spiegando loro la situazione attuale ed i possibili sviluppi, istruendoli su ciò che dovrebbero loro stessi monitorare a casa in modo da avere un riscontro precoce dell’evoluzione della salute del bambino e fornendo loro le informazioni circa i diritti di cui gode il loro figlio derivanti dal riconoscimento della sua invalidità o della condizione di

Nel caso di mio figlio, avendo un idrocefalo associato a malformazioni multiple cerebrali, reflusso gastro-esofageo ed un’epilessia resistente a vari trattamenti, quando cinque anni fa iniziò a manifestare il suo dolore con un pianto inconsolabile, ci vollero quasi due mesi prima di poter arrivare a capire quale ne fosse

Dr Guido Camanni, 38 anni, specialista in Malattie Infettive, lavoro come medico presso il Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Foligno (PG). In Comunità, con mia moglie, dal 2001, responsabile di una Casa Famiglia dal 2004; padre adottivo di tre bambini disabili ed affidatario di altri due ragazzi

la causa ed agire di conseguenza.

ed una bambina.

da persona a persona.

dorazione.

Molto importante sarebbe poi organizzare dei corsi di aggiornamento specifici per pediatri ed infermieri che già lavorano e formare le nuove generazioni di professionisti sui bisogni di salute di bambini con così tanti e complessi pro-

handicap (legge 104/92).

L’esperienza del dolore accomuna tutto il genere umano, la manifestazione della sofferenza varia per intensità e modalità Alcune manifestazioni, come il pianto, sono immediatamente comprensibili, meno note lo sono altre, di tipo fisico, legate al dolore come un aumento della frequenza cardiaca o di quella respiratoria, la comparsa di nausea, vomito o su-

cialistici.

Mi sto rendendo conto che sarebbe auspicabile la nascita e la diffusione sul territorio nazionale di un’esperienza, in altri campi (ad esempio quello oncologico) già collaudata, di ambulatorio multi-


Firma la petizione on-line

Con un appello ed una raccolta firme, Cnesc (Conferenza nazionale enti di servizio civile), Forum nazionale del servizio civile e Rappresentanza nazionale dei giovani in servizio civile, ossia le principali realtà in Italia sul tema, avviano i primi passi della campagna "Non tagliate il futuro dell’Italia!" in difesa del servizio civile nazionale. «Operare tagli indiscriminati al Servizio Civile - si legge nel manifesto della campagna - significa non dare ai giovani le adeguate opportunità per fare la propria parte per la comunità, relegandoli ai margini della crescita sociale, culturale e democratica del Paese». Per questo, «affinchè l’Italia riprenda a crescere» investendo sui giovani «rendendoli protagonisti del futuro», organizzazioni del Terzo settore, di enti locali, e migliaia di giovani «rivolgono un appello a tutti i Parlamentari perché si oppongano ai tagli al Servizio Civile Nazionale previsti nella Legge di Stabilità 2012: non tagliate il futuro dell’Italia!».

Firma la petizione on-line


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La situazione della malattia mentale in Bangladesh A CURA DI SARA FOSCHI senta molte criticità e debolezze. Soltanto una piccola parte dei malati psichiatrici usufruisce di servizi messi a diposizione dalle strutture pubbliche. I farmaci sono comunemente utilizzati per il trattamento della malattia mentale, ma sono poco accessibili per il loro costo o per la disponibilità sul mercato; la terapia elettroconvulsiva viene utilizzata per il trattamento rapido ed efficace nei pazienti con depressione grave, mentre vengono eseguiti diversi tipi di psicoterapia per le persone con problemi emotivi e psicologici.

Circa il 16,05% della popolazione adulta bengalese è affetta da disturbi mentali (1). La malattia mentale è diffusa sia nelle comunità rurali sia in quelle urbane, probabilmente nella stessa misura dei Paesi sviluppati. Rispetto alla situazione negli Stati vicini, il servizio di salute mentale in Bangladesh pre-

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Anche se i servizi di salute mentale sono disponibili a Dhaka e alcune altre città, gran parte della popolazione vive nelle zone rurali in Bangladesh, dove questo tipo di servizi è assai carente. Il numero di personale qualificato è inoltre ancora di molto inferiore rispetto alle necessità reali. A tali difficoltà si aggiunge il permanere presso la maggioranza della popolazione bengale-

se di pregiudizio, superstizione, ignoranza, nonostante le campagne di informazione promosse dalla Disabled Peoples' Organisation di Kushtia e da diverse ONG locali e internazionali, la malattia mentale è ancora spesso ritenuta come qualcosa di cui temere, vergognarsi o ridere. Si pensa infatti comunemente che essa sia causata da forze soprannaturali o da spiriti maligni e la maggior parte degli individui affetti non sia curabile. Vi sono inoltre numerosi malati di mente che cercano l’aiuto di guaritori religiosi e tradizionali, fachiri, kabiraj e maghi. La situazione gia’ grave del malato mentale si aggrava notevolmente in caso di pazienti donne in eta’ fertile, che spesso divengono vittime di abusi. Non sono rari i decessi dei neonati che vivono sulla strada insieme alle madri con ritardo mentale o patologia psichiatrica. In Bangladesh odiose pratiche coercitive un tempo applicate diffusamente ai pazienticome l’uso delle catene o il loro isolamentosono ora riconosciute come violazioni dei


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diritti fondamentali e allo stesso tempo non utili ai fini della terapia. Negli ultimi anni, sono stati introdotti nel mercato alcuni farmaci psicotropici utili per il trattamento dei pazienti, compresi quelli violenti. La Comunita’ Papa Giovanni XXIII è presente al fianco dei malati psichiatrici attraverso un Servizio psichiatrico, nato dalla necessità di rispondere alle esigenze delle persone con problemi psichici che altrimenti sarebbero abbandonate a loro stesse, molte volte scacciate dalle famiglie oppure sopportate a fatica. I pazienti vengono seguiti lungo tutto il percorso di cura, che dura da circa 6 mesi a più di tre anni secondo la loro patologia. Le visite psichiatriche sono condotte ogni venerdì dal dottore S. M. Fariduzzaman, un medico specializzato in psichiatria che lavora da tempo presso il Khulna Medical College and Hospital in qualità di Assistant Profes-

sor.

Attualmente il servizio ha in cura circa 400 pazienti che vengono assistiti presso il dispensario ogni venerdi, ma nei casi di maggiore necessita’ o abbandono, la Comunita’ accoglie all’interno del villaggio i malati sia per tempi brevi, necessari ad un assestamento del paziente, che a tempo indeterminato nei casi di bisogno più gravi. __________________________________________________ 1. Nonostante i continui sforzi nazionali e internazionali volti a migliorare l’economia del Paese e le prospettive demografiche (la popolazione ammonta a circa 140 milioni), il Bangladesh rimane una nazione in via di sviluppo. Il suo reddito pro capite nel 2010 era di 1241 US$ (a parità del potere d'acquisto). UNDP, Human Development Report 2009 Data, 2010. 2. Islam Rezaul and Howard Robert, Psychiatry in Bangladesh, Psychiatric Bulletin 1993 17: 492-494.

OPURBO e PUSPO Due anni fa, al nostro cancello, si e’ presentata Puspo, una donna che oltre ad avere evidenti problemi psichiatrici era anche incinta. In seguito abbiamo anche saputo che la donna era scesa col treno a Khulna, la citta’ piu’vicina al nostro villaggio, sbagliando fermata, dopo essersi persa . All’arrivo Puspo era molto spaesata e aveva atteggiamenti violenti nei confronti di chi cercava di avvicinarsi a lei, ma era anche affamata e ci ha chiesto un piatto di riso. Da quel giorno abbiamo deciso di accoglierla. L’accoglienza di Puspo non è stata facile, visto che lei era completamente disorientata e inoltre la cura che stava facendo, dato il suo stato interessante, non risultava indicata per preservare la salute del bambino. Anche il momento del parto è stato difficile, ma Puspo ha dato alla luce uno splendido bambino a cui abbiamo dato nome Opurbo, e nonostante la madre si e’ rifiutata da subito di accudirlo noi siamo stati costantemente al suo fianco prendendoci cura di entrambi. Adesso Opurbo ha due anni e vive all’interno di una delle casefamiglia del villaggio della missione assieme a tanti altri piccoli. La madre invece e’ accolta in un’altra casa del villaggio, piu’ indicata per lei, e queto perché anche il medico ci ha consigliato, per la particolare patologia della donna, di tenerli vicini ma separati. In questo modo la mamma e il piccolo Opurbo hanno comunque modo di vivere assieme, in un ambiente protetto, che riesca a rispondere alle esigenze di entrambi.


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DIRITTO ALLA SALUTE IN PERICOLO IN PALESTINA A CURA DI

CHIARA CRUCIATI E ANNA CLEMENTI

Le restrizioni di movimento a cui è sottoposto il popolo palestinese sono pratica quotidiana nei Territori Palestinesi Occupati. Ma nel caso di emergenze mediche queste restrizioni possono essere questione di vita o di morte. hanno iniziato a perquisire il veicolo e poi ci hanno rispedito indietro. Molto probabilmen-

conseguenza che secondo Halla rappresenta

te erano di mal umore”.

Le restrizioni di movimento imposte dalle autorità israeliane sulla popolazione palestinese provocano infatti, come conseguenza diretta,una violazione dei altri diritti umani fondamentali, come ad esempio il diritto alla

Rifiuto che è stato fatale. “Dopo varie contrattazioni, ho avuto il permesso di trasportare mia madre all'ospedale di Jenin con la mia auto. Ma tempo prezioso era stato sprecato. Mia madre è morta poco dopo aver attraversato il check-point. E persino tornando verso casa i soldati hanno perquisito a lungo l'auto, con mia madre morta all'interno. E' stato terribile”.

“Ogni giorno ci sono persone malate che devono attraversare il check-point. Coloro che non sono in grado di camminare hanno bisogno di un coordinamento speciale con gli israeliani, così come tutti coloro che devono passare il check-point di notte, quando è chiuso. Prima del muro di separazione ci mettevamo 15 minuti per raggiungere Jenin, ora invece più di un'ora”. Con questa parole Abu Rami, membro del Consiglio di Barta'a, responsabile dell'assistenza dei malati, ha descritto le dure condizioni in cui sono costretti a vivere gli abitanti di questo villaggio dopo la costruzione del muro di separazione. Barta'a si trova nel nord della Cisgiordania, a pochi chilometri dalla città di Jenin, ma è stata tagliata fuori dal muro: ora sorge nella “Seam Zone”, l'area racchiusa tra il muro di separazione e la Linea Verde. In quest'area vivono circa 33000 palestinesi, residenti in 36 diverse comunità. Per accedere agli altri villaggi della Cisgiordania, e quindi anche per ricevere l'assistenza sanitaria, queste persone sono costrette ad attraversare un check-point. E a subire tutto ciò che ne consegue. “Aiutare le persone ad attraversare il checkpoint in condizioni di emergenza fa parte del mio lavoro, ma purtroppo ho ricordi molti brutti legati a questa esperienza” ha continuato Rami – ricordo come se fosse ieri il giorno in cui è morta mia madre. Stava male da tempo, ma improvvisamente durante il giorno le sue condizioni sono peggiorate. Ho contattato gli israeliani per ottenere il permesso di far partire un'ambulanza da Jenin. In 20 minuti l'ambulanza è arrivata, siamo partiti alla volta del check-point ma lì le autorità israeliane PROGETTO

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E anche con le donne gravide il trattamento è il medesimo. “Le donne nelle ultime settimane di gravidanza lasciano le proprie case molti giorni prima della data del parto per essere sicure di arrivare in tempo in ospedale” ha aggiunto Rami. Infatti secondo uno studio realizzato a luglio 2011 dalla rivista medica inglese Lancet, tra il 2000 e il 2007 il 10% delle donne palestinesi incinte ha subito dei ritardi mentre si recava in ospedale per partorire. Di conseguenza si è registrato un drammatico aumento del numero di parti in casa, poiché le donne, per paura di non arrivare in ospedale in tempo, preferivano partorire in casa. L'autrice della ricerca, Halla Shoabi dell'Università americana Ann Arbor, ha calcolato che in questo arco di tempo 69 bambini sono nati presso i check-point militari israeliani. Inoltre 6 giovani madri e 5 bambini sono morti, una

un crimine contro l'umanità.

salute e spesso conducono ad esiti fatali. “Sono stato male una notte” ha raccontato M. H., un ragazzo palestinese del campo profughi di Aida (area di Betlemme) – ma non c'era nessun amico che potesse accompagnarmi all'ospedale perchè nessuno aveva il permesso per arrivare a casa mia”. M. abita a cento metri dal campo di Aida, ma il muro di separazione lo ha tagliato fuori dal resto della Cisgiordania. Ora per andare a trovare i suoi genitori è costretto a camminare per più di mezz'ora e ad attraversare il terribile checkpoint di Betlemme. E' totalmente separato dai suoi amici che non hanno il permesso di passare al di là del posto di blocco di Betlemme. “Per fortuna mi ha aiutato una mia amica spagnola, senza di lei non sarei riuscito ad arrivare all'ospedale. Il dottore mi ha detto che se fossi arrivato due ore più tardi, avrei rischiato di avere conseguenze irrimediabili”. I principali servizi medici specialistici sono concentrati a Gerusalemme Est , tuttavia essi sono inaccessibili per la maggior parte della popolazione palestinese. Le restrizioni di accesso alla città santa sono iniziate ben prima


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la costruzione del muro di separazione. Già a partire dal 1993 tutti i palestinesi che non avevano la cittadinanza israeliana o la residenza a Gerusalemme Est erano obbligati a chiedere un permesso speciale per accedere alla città. E la stessa cosa valeva per i permessi sanitari. Un sistema lungo e complesso per vedere il proprio diritto alla salute riconosciuto. Spesso i permessi non venivano concessi agli uomini di età compresa tra i 15 e i 30 anni, “per motivi di sicurezza”. E anche chi riusciva ad ottenerlo poteva stare a Gerusalemme per un periodo molto limitato di tempo, e spesso i familiari non avevano il permesso. La situazione è precipitata a partire dal 2007, dopo la costruzione del muro intorno a Gerusalemme: ora l'accesso alla città santa, e quindi alle cure mediche, è molto più limitato e anche per i pochi fortunati che lo ottengono, le file ai check-point sono interminabili, specialmente di mattina. Secondo i dati della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS), nel 2009 sono stati registrati 440 casi di ritardo o di blocco delle ambulanze presso i check-point dei Territori Palestinesi Occupati - e due terzi sono avvenuti presso i posti di blocco che conducevano a Gerusalemme. Ed il problema non riguarda solo i malati ma anche il personale medico: molto spesso i medici e gli infermieri che vivono in Cisgiordania arrivano in ritardo al proprio posto di lavoro a Gerusalemme a causa delle lunghe attese e dei ritardi ai check-point. “Il 70% delle nostre infermiere vengono dalla Cisgiordania e i casi di ritardo sono quotidiani. Il problema principale ai posti di blocco è che spesso non viene riconosciuta l'impronta digitale. Proprio una settimana fa due dottori e un'infermiera sono stati rimandati a casa perchè la loro impronta non è stata riconosciuta” ha raccontato Salam Kana'an, direttrice del reparto di infermieristica della clinica ostetrica del PRCS. Ritardi che troppo spesso portano a conseguenze fatali.

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Chiara Cruciati e Anna Clementi, svolgono il loro servizio civile nazionale presso l’Alternative Information Center, organizzazione mista israelopalestinese che dal 1984 opera nei Territori Occupati e in Israele per porre fine dell’occupazione militare. Il Progetto Go’El collabora con l’Alternative Information Center dal 2002.

www.alternativenews.org/italiano

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Diritti in Contro-Luce

Contro In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, Amnesty International ha esortato l'Unione europea e tutti gli stati del Consiglio d'Europa a firmare e ratificare la Convenzione sulla prevenzione e sulla lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, adottata dal Consiglio stesso. Ad oggi, 17 paesi del Consiglio d'Europa hanno firmato la Convenzione, l'Unione europea ancora no. Negli ultimi due anni, la Commissione europea e il Consiglio dell'Unione europea, sotto le presidenze di Svezia, Spagna e Belgio, hanno realizzato passi avanti significativi per contrastare la violenza sulle donne, attraverso l'adozione di una Carta delle donne, di una strategia per l'uguaglianza di genere e la promessa di una strategia europea per combattere la violenza sulle donne. Tuttavia, a queste azioni non è ancora corrisposto un impegno concreto. Ulteriori informazioni La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica è un trattato internazionale dettagliato e giuridicamente vincolante, che contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli. Adottata nel corso della sessione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 10 e 11 maggio 2011 a Istanbul, la Convenzione è stata salutata da Amnesty International come un importante passo verso la fine della violenza sulle donne in Europa. Entrerà in vigore una volta sarà stata ratificata da 10 stati. La Convenzione è aperta agli stati membri del Consiglio d'Europa ma possono aderirvi altri stati e la stessa Unione europea. Finora, è stata firmata da 17 paesi mentre nessuno l'ha ancora ratificata. L'Italia non ha ancora firmato la Convenzione.

Fonte: Amnesty international


NOVEMBRE/DICEMBRE

2011

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Luce Da qualche anno a questa parte, i popoli tribali di tutto il mondo, che per secoli si sono visti sottrarre le loro terre ed hanno subito violenze e oppressioni di ogni tipo, stanno riportando una vittoria dopo l’altra nei confronti di governi e società che intendono sfruttare le risorse naturali presenti nei loro territori. Ora è tempo di buone notizie: a livello globale, la situazione sta migliorando ed esiste più di una ragione per essere ottimisti, come ha reso noto Survival International– organizzazione non governativa e non profit, che dal 1969 anni si batte per il riconoscimento dei diritti dei popoli nativi e non accetta denaro da alcun governo. Innanzitutto, possiamo affermare che oggi le notizie delle sopraffazioni perpetrate ai danni dei popoli tribali fanno il giro del mondo e sono annoverate fra i titoli di testa di giornali e telegiornali. Ne è un esempio emblematico la tribù degli Yanomami in Brasile (foto in alto, Survival Int.) : una campagna d’informazione internazionale ha garantito loro il diritto a vivere nella loro terra ancestrale – che è anche una delle maggiori aree protette del pianeta. I tribunali di tutto il mondo emettono sempre più sentenze che sono sia favorevoli ai nativi, sia vincolanti per i governi.

(Fonte: http://www.ilcambiamento.it/popoli_nativi/futuro_popoli_tribali_survival_ottimista.html )

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Perchè dire Fighter?

NO

al cacciabombardiere F-35 Joint Strike

Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto di oltre 130 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35: un programma che ad oggi ci è costato già 1,5 miliardi di euro ne costerà almeno altri 15, solo per l’acquisto dei velivoli, arrivando ad un impatto di 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli. Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L'esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi. Per questo noi diciamo: NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie) SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere

Firma anche tu l'appello proposto dalla nostra mobilitazione o scarica il modulo da far firmare Aderisci: Come persona - Come organizzazione PROGETTO

GO’EL


’ Nel 1998 da una intuizione profetica di don Oreste Benzi, nasce il Da questa consapevolezza e da queste intuizioni si sono sviluppate Progetto Go’El, all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII.

nel tempo diverse azioni di intervento :

L’anima del Progetto Go’El è garantire il sostegno diretto a persone Al fine di sostenere gruppi e associazioni locali nello sviluppo di e gruppi che, dal basso e sempre optando per la scelta assoluta di strategie di promozione dei diritti umani abbiamo promosso l’avvio nonviolenza, lottano nelle proprie società, per la tutela e afferma- di microprogetti di cooperazione decentrata in campo educativo, formativo ed informativo. La forza della consapevolezza dei propri zione dei diritti umani. diritti violati e la capacità di intuire nuove strade di crescita, possoCome nella tradizione biblica, il Go’El era al fianco dell’oppresso e camminava con lui verso la liberazione, così il Go’El odierno condi- no aprire strade di liberazione inaspettate! vide le battaglie, le fatiche, a volte la disperazione degli ultimi. Sempre con la forza della nonviolenza per rimuovere le cause generatrici di ingiustizia.

Abbiamo inviato giovani volontari opportunamente formati presso i partner locali delle azioni progettuali nella consapevolezza che come la loro presenza può contribuire positivamente con il proprio lavoro, al miglioramento delle attività del progetto, così la loro esperienza di condivisione diretta con chi lotta per affermare i propri diritti, può formare ed educare positivamente il giovane ai valori della solidarietà e giustizia. Nulla è più determinante di una testi-

Nella visione della costruzione di una società più giusta per tutti e soprattutto per i più deboli, quella che don Oreste Benzi definiva come “la società del gratuito” – dove non esistono più oppressi e oppressori, poveri e ricchi, ma tutti possono godere dei beni della monianza diretta, nell’operare il cambiamento! Terra, secondo il proprio bisogno - ogni persona ha diritto a eserciAbbiamo promosso azioni di informazione dal basso ed autoprotare pienamente i suoi diritti. dotta nella consapevolezza che la testimonianza, il racconto diano La strada assegnata al Progetto Go’El è di supportare quelle parti valore e coerenza all’esperienza di condivisione diretta nel fare una della società civile che nei diversi contesti e aree si impegnano per informazione che parli al cuore delle persone e porti l’opinione pubblica ad aprirsi ad una analisi approfondita sulla realtà i fatti. costruire la “società del gratuito”. Vedendo non si può far finta di non sapere, e non si può fare a meLa peculiarità del Progetto Go’El si basa sulla consapevolezza che no di denunciare. E’ una responsabilità ! un cambiamento radicale di questo sistema sociale vessatorio possa avvenire solo partendo dalla costruzione di relazioni umane pro- E questo, nell’impegno del Progetto Go’El, il nostro dare voce a chi fonde, tra chi è oppresso, chi lotta per l’affermazione dei diritti non ha voce. negati, e chi si mette in suo ascolto e decide di sostenerlo. Da relazioni umane importanti che hanno al centro la liberazione dei deboli ed oppressi nascono le intuizioni e le azioni nonviolente di lotta.

Servizio Obiezione e Pace Progetto Go’El “Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII”

goel@apg23.org


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Pubblicazione Go'el by gabriel munoz - Issuu