Rivista dell’Agenzia Spaziale Italiana
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Ottobre 2021
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Il capitale umano per scienza e innovazione In collaborazione con
La formazione di nuovo personale per il futuro della ricerca e delle attività spaziali
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«Fletto i muscoli e sono nel vuoto» è il grido di battaglia di RatMan, l’eroe o forse sarebbe meglio dire l’antieroe creato dalla geniale matita di Leo Ortolani nel 1989, diventato un fenomeno di culto in Italia e considerato uno dei personaggi più umoristici del panorama fumettistico italiano. Il vuoto è un concetto molto vicino allo spazio, nel nostro immaginario forse è il posto che più lo rappresenta. Sarà per questo motivo che Rat-Man si trova a suo agio nello spazio e in questi ultimi anni c’è stato per ben tre volte. Il primo incontro è avvenuto in una soleggiata giornata milanese del 2017 e fu subito amore a prima vista. Leo Ortolani e Paolo Nespoli parlarono per un’ora e da quel breve incontro nacque C’è Spazio per tutti. La storia si svolge con due narrazioni parallele: da una parte, abbiamo il racconto, dal taglio storico e divulgativo dei viaggi nello spazio dal 1947 in poi, dai primi lanci di animali fino ad ar- di Fabrizio Zucchini rivare allo sbarco sulla Luna. Dall’altra, l’avventura di Rat-Man @wilsonivorymoon in compagnia dell’equipaggio della ISS e in particolare di Rover, un avatar fumettistico dell’astronauta italiano Paolo Nespoli. Ma Rat-Man non soddisfatto dalla sua prima avventura sulla ISS, è andato più lontano, diventando coprotagonista, insieme a Luca Parmitano, di una spedizione lunare in Luna 2069. Nel racconto Luca viene ingiustamente scartato dalla selezione per far parte dell’equipaggio, ma grazie all’incontro con Mr. Mask, eccentrico milionario a capo della Lunatic, un’azienda di viaggi spaziali, avrà l’opportunità di guidare una spedizione privata sulla Luna. Anche questa volta, tra mille imprevisti, sarà l’occasione per ridere e conoscere la storia della conquista lunare. Come ogni saga che si rispetti non poteva mancare il terzo capitolo. A Lucca Comics potremo ammirare Blu come il tramonto, terza graphic novel, realizzata anche questa in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, in cui Rat-Man si trova su Marte a caccia di forme di vita. Il nostro eroe compie così i tre passi dell’esplorazione umana, Stazione Spaziale, Luna e Marte, seguendo quello che è l’ambizioso programma spaziale di Agenzia Spaziale Italiana e tutti i maggiori paesi, tra cui RAT-MAN ancora insieme a Lucca per il nostro che vanta una granil terzo capitolo della saga spaziale. de tradizione spaziale. Durante questo viaggio fatto di momenti scherzosi e ironici, non manca la parte scientifica raccontata con leggerezza e rigore dall’autore. L’Agenzia Spaziale Italiana, promuovendo questa trilogia, ha l’intento di stimolare e incuriosire il giovane lettore, sperando che possa far parte della spedizione che arriverà su Marte o chissà ancora più lontano…
FLETTO I MUSCOLI E SONO NEL VUOTO
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SOMMARIO Numero 2, ottobre 2021
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Fletto i muscoli e sono nel vuoto di Fabrizio Zucchini
Intervista a Maria Cristina Messa di Giovanni Caprara
L’Italia allo IAC di Dubai di Ilaria Marciano
Lo spazio secondo Leonardo di Giuseppina Piccirilli
La fucina dello Spazio di Silvia Ciccarelli
Galileo: la navigazione made in Europe dalla Terra alla Luna di Giuseppina Pulcrano
La space economy nell’agenda del G20 di Fulvia Croci
MAM 2021: dallo spazio a Grottaglie per un futuro migliore di Fiorella Coliolo
Ricerca e innovazione che fanno sistema: l’esperienza della Puglia di Letizia Davoli
Aspettando James Webb di Giulia Bonelli
Difendere il Pianeta: lo spazio come avamposto strategico di Redazione ASI
Esplorazione spaziale: una grande avventura dell’uomo di Redazione ASI
LiciaCube: sfida e opportunità tutta italiana di Giuseppe Nucera
Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 Stampato presso Peristegraf srl Via Giacomo Peroni 130, Roma Rivista dell'Agenzia Spaziale Italiana Supplemento di Global Science Testata giornalistica gruppo Globalist
IXPE, una nuova prospettiva sulle alte energie di Valeria Guarnieri
A cura di Unità multimedia di ASI www.asi.it
Direttore responsabile Gianni Cipriani Progetto grafico Davide Coero Borga Coordinamento redazionale Daniela Amenta
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Il capitale umano per scienza e innovazione 6 | SPAZIO 2050
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«Lo spazio è uno dei 15 temi nel cui ambito dovranno essere presentati progetti di ricerca, individuati dal Piano Nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) realizzando partenariati estesi indicati nelle linee guida. Il loro scopo è rafforzare la ricerca di base e applicata favorendo la diffusione di modelli innovativi nei progetti realizzati tra università, enti vari, soggetti pubblici e privati impegnati su questa frontiera». Le parole di Maria Cristina Messa, ministra per l’Università e la Ricerca, aprono una incoraggiante prospettiva che servirà da rilancio al mondo scientifico e tecnologico nazionale sofferente nelle disponibilità di risorse per competere sulla scena internazionale. Con quale scopo, ministra Messa, si guarda alla nuova stagione? Vogliamo sostenere i processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico dai nostri laboratori ricchi di idee e risultati. Naturalmente per arrivare alla meta è necessario potenziare anche le infrastrutture e puntare prima di tutto sul capitale umano.
INTERVISTA A MARIA CRISTINA MESSA di Giovanni Caprara @giovannicaprara
Il panorama delle attività considerate è ampio e rappresenta una vera sfida… Una sfida da affrontare con decisione. Con gli impegni che abbiamo definito, che si inseriscono nello spirito e nelle iniziative dei programmi europei, vogliamo materializzare un rilancio del Paese il quale deve partire anche dalla ricerca. Le competenze nazionali hanno bisogno di essere rafforzate in alcuni campi, mentre in altri bisogna compiere un vero balzo in avanti. Ad esempio nel settore dei vaccini abbiamo centri con una buona esperienza nella ricerca di base legata all’mRNA, ma non ci sono imprese che si prendano cura della trasformazione di queste conoscenze in prodotti adeguati alle necessità. Con quali criteri si affronteranno le scelte? Per attuare le quattro misure previste dalle linee guida del piano sono disponibili sei miliardi dei nove previsti dal PNRR di competenza del nostro ministero. Questi sono dedicati a grandi progetti da realizzare tenendo conto di vari elementi comprendenti il recupero dei divari di genere, con una quota del 40 per cento riservata alle donne, a cui aggiungere gli aspetti generazionali, territoriali e, in particolare, il principio di merito. Il Made in Italy ha dimostrato di possedere qualità in numerosi ambiti della produzione. Che cosa bisogna cambiare per un rilancio? Siamo forti nelle applicazioni ma è indispensabile modificare i nostri criteri industriali. È necessario andare oltre queste capacità con una ricerca che dia maggior valore alle nostre idee costruttive e che tengano conto della sostenibilità oggi essenziale. Un’azione importante da attuare nel nostro Paese è definire masse critiche e reti di ricerca anche nel settore spaziale. Noi abbiamo una grande disseminazione che a volte diventa frammentazione che non possiamo più permetterci. Non bastano i finanziamenti, bisogna dare una struttura in grado di evolvere, dinamica e flessibile.
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Un’azione importante da attuare nel Paese è definire le masse critiche e le reti di ricerca anche per lo spazio.
E sul fronte delle attività spaziali? Anche qui bisogna fare in modo che la ricerca sia più riconoscibile, consistente e distinta dalla parte prettamente industriale. Ci deve essere una prima fase rivolta appunto alla scienza e alla tecnologia. Perché ciò accada è opportuna un’azione di aggregazione delle strutture impegnate nell’intero settore spaziale coinvolgendo oltre all’Agenzia Spaziale Italiana, i tre enti CNR, INAF, INFN, le università e i centri distribuiti nei territori. È importante orientare gruppi di ricercatori verso lo spazio, da impegnare in indagini di grande importanza riguardanti l’osservazione della Terra, i fenomeni di interazione tra oceani, atmosfera e il Sole, ma anche tutti quei processi di manutenzione nello spazio, altrettanto essenziali per le future attività. A tal fine occorre, soprattutto, formare nuove generazioni di ricercatori. Gli obiettivi appaiono chiari. Come passare dalle idee alla loro concretizzazione? L’ ASI ha varato un piano triennale che delinea le direzioni di marcia, tenendo conto sia degli impegni nazionali che dei progetti condivisi con l’Agenzia Spaziale Europea ESA dove continuiamo ad essere il terzo paese contributore dopo Francia e Germania. Nella pianificazione interna, però, c’è ora bisogno di una missione spaziale scientifica tutta italiana. Nelle telecomunicazioni spaziali l’Italia aveva acquisito un peso significativo sviluppando tecnologie d’avanguardia con il satellite Sirio che ampliava le frequenze utilizzabili, i satelliti Italsat e quelli europei Artemis e Olympus. Nelle telecomunicazioni è in atto una vera rivoluzione per garantire una mobilità personale con una notevole ampiezza di servizi… Sì, bisogna lavorare alle telecomunicazioni del futuro con un ampio raggio d’azione perché sono notevoli gli ambiti nei quali queste tecnologie sono strategiche anche al di là delle opportunità di utilizzo personale. Penso agli aspetti legati alla sicurezza e alle comunicazioni quantistiche che garantiscono maggior sicurezza. Ma c’è un altro aspetto da considerare ed è la grande generazione di dati veicolati dalle reti di comunicazione e provenienti, ad esempio, dall’osservazione della Terra con la gestione dei territori, lo sviluppo dell’agricoltura ma anche la telemedicina. Una generazione, dunque, di Big Data che sarà sempre più associata all’intelligenza artificiale al fine di estrarre utili conoscenze; una realtà strettamente connessa allo spazio e da affrontare con programmi adeguati. Nuove sfide che richiedono anche adeguamenti nella gestione per costruire un solido futuro? Il nostro Paese con la costituzione del Comitato Interministeriale per le politiche aerospaziali si è dato un organismo appropriato in grado di governare strategie e scelte, rispondendo agli orientamenti e alle necessità espresse assieme ai vari ministeri. All’ASI, dal Piano nazionale per la ripresa e la resilienza arriveranno oltre due miliardi
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di euro con cui sostenere progetti innovativi riguardanti la digitalizzazione, la transizione ecologica, le infrastrutture per una mobilità sostenibile all’istruzione e la salute. Contemporaneamente si considerano iniziative in altri settori con elevato potenziale di crescita. Tra questi c’è l’emergente necessità di rimozione dalle orbite dei detriti spaziali che rappresentano un rischio molto serio per la sicurezza, oltre a costituire un ostacolo per la crescita dei sistemi spaziali. Inoltre, c’è interesse ad aumentare le possibilità di accesso allo spazio; un campo in cui l’Italia ha investito da molti anni e nel quale ora si manifesta la necessità di un piccolo vettore da aggiungere al Vega attuale per rispondere all’emergente mercato di lancio dei satelliti più minuscoli. In Europa abbiamo due organismi spaziali, l’agenzia ESA con una tradizione di quASI mezzo secolo e la neonata agenzia Euspa costituita dalla Commissione Europea, la quale governa le attività con i satelliti di navigazione Galileo e le costellazioni Copernicus per osservazione della Terra e sicurezza. Due organismi sono un rischio o un’opportunità per il futuro? Mi auguro che le due entità trovino un’appropriata forma di integrazione evitando pericolose contrapposizioni: a questo fine anche noi lavoreremo. In ESA la posizione dell’Italia deve invece trovare nei prossimi anni un rafforzamento per superare la schiacciante preponderanza delle rappresentanze delle altre nazioni; è un riequilibrio indispensabile per rispettare il nostro impegno e il nostro investimento nell’agenzia.
La ministra per l’Università e la Ricerca Maria Cristina Messa.
L’attività spaziale si evolve rapidamente cercando maggiore solidità e possibilità di crescita unendo investimenti pubblici e privati. Da un decennio è nata la space economy. È una via sicura per lo sviluppo della ricerca e della produzione? L’unione delle risorse pubbliche e private è una realtà nello spazio e rappresenta una garanzia per raggiungere nuovi obiettivi da cui la scienza e l’economia trarranno reciproci
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vantaggi. Il pubblico agisce come stimolo e il privato investe in indagini che gli porteranno indiscussi vantaggi. E così si passa più facilmente dalla ricerca al mercato. Ciò non vuol dire svilire la ricerca, ma investire nei risultati per produrre utili grazie appunto a progetti comuni finalizzati allo sviluppo. Negli Stati Uniti grandi uomini d’affari come Jeff Bezos e Elon Musk sembrano in grado con le loro risorse finanziarie di influenzare le strategie spaziali che invece devono essere frutto di scelte politiche. Come arginare questo rischio? Negli Stati Uniti il mercato governa l’economia e agisce da forte acceleratore anche con il contributo della Difesa. Ciò ha ripercussioni nelle collaborazioni internazionali e quindi sono necessarie nuove regole per garantire un’evoluzione che risponda a scelte sociali condivise. È un impegno che ci occuperà nei prossimi anni e riguarda non solo lo spazio ma anche altre nuove tecnologie tra cui l’intelligenza artificiale. Quale è la chiave vincente per il futuro nello spazio che si prospetta straordinario proiettandoci sulla Luna e su Marte? Alla base di tutto, e lo ripeto con forza, credo sia molto importante investire nel capitale umano preoccupandoci di una formazione appropriata con corsi di laurea in linea con i tempi. Dobbiamo poi costruire un’identità unica internazionale creando assieme all’area europea della ricerca anche la figura del ricercatore europeo. Sarà un passo prezioso per la scienza, per l’economia e quindi anche per l’esplorazione spaziale.
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Puntare sul capitale umano per sostenere la scienza e l'innovazione
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OLTRE 9 MILA VISIONARI SPECIALIZZATI. Migliaia di ingegneri dedicati a progettare le soluzioni più avanzate che ci rendono la principale azienda tecnologica in Italia e tra le prime dieci al mondo nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Un lavoro guidato non solo da passione e competenza, ma anche dalla capacità di guardare lontano.
Perché c’è un futuro da immaginare. SPAZIO 2050 | 11
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L'Italia allo IAC di Dubai
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Al via la 72esima edizione dell’International Astronautical Congress (IAC), ritrovo itinerante della comunità scientifica spaziale internazionale, ospitata quest’anno per la prima volta negli Emirati Arabi Uniti dal 25 al 29 ottobre 2021. La manifestazione, organizzata dalla Federazione Astronautica Internazionale (IAF), accoglie rappresentanti di agenzie spaziali, industrie, accademia, musei e differenti addetti ai lavori provenienti da ogni parte del mondo, che, attraverso sessioni scientifiche, tavole rotonde e numerosi eventi, approfondiranno i temi quali la cooperazione spaziale internazionale, l’esplorazione spaziale, le applicazioni a servizio della società e delle popolazioni. Presente anche l’Agenzia Spaziale Italiana che, come di consueto, partecipa con una delegazione guidata dal presidente Giorgio Saccoccia e con il proprio stand alla exhibition per presentare le attività, le capacità e le priorità strategiche dell’ASI e del Paese. Ispirare, innovare e scoprire a beneficio dell’umanità è il tema dell’evento di quest’anno che punta a rafforzare la collaborazione tra tutti i paesi e promuovere le innovazioni globali nel settore.
INTERVISTA A GABRIELLA ARRIGO di Ilaria Marciano @iaia_marciano
Gabriella Arrigo, Direttrice degli Affari Internazionali dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ex vice presidente dello IAF negli anni 2018-2020, spiega l’importanza dello IAC per l’Italia. Come nasce l’idea di un Congresso astronautico internazionale e cosa rappresenta per il settore spazio? Lo IAC è l’evento annuale più importante della IAF che nasce negli anni della guerra fredda con una missione importante: garantire il dialogo costante tra gli opposti blocchi e tra tutti i paesi indipendentemente dal loro sviluppo scientifico e tecnologico. Per anni lo IAC è stato il “luogo privilegiato dell’incontro” dove lo scambio era possibile. In questo contesto l’Italia ha giocato un ruolo importante fin dai primi anni della sua creazione. Come sappiamo, già nel ’64 il nostro Paese lanciava in maniera autonoma il primo satellite artificiale, il San Marco 1, dalla base di Malindi, in Kenya. Oggi la IAF raccoglie più di 400 membri da 71 paesi: ne fanno parte tutte le Agenzie spaziali nazionali, numerosi organismi spaziali internazionali, l’industria e l’accademia, i musei, i giovani, diverse associazioni culturali e promozionali. Lo IAC, dunque, non è solo un semplice congresso, ma continua ad essere oggi un luogo molto privilegiato per incontrarsi, confrontarsi, scambiarsi idee e progetti futuri. Cosa ci si aspetta da questa edizione e quali sono le tematiche che affronterà l’Italia? L’edizione IAC di quest’anno è importante, prima di tutto perché giunge dopo il tragico periodo della pandemia da COVID-19 e si svolgerà in gran parte in presenza. Inoltre, è il primo congresso che si svolge in un paese arabo e questo acquista un’importanza particolare. Solo recentemente gli Emirati Arabi si sono avvicinati ad Israele e dunque ci aspettiamo che gli israeliani partecipino a questo evento.
Il panorama di Dubai, la città più grande e moderna degli Emirati Arabi Uniti.
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È probabile che ci siano esponenti di tutta l’area medio orientale. Infine per l’Italia questa edizione sarà importante anche perché presentiamo ufficialmente la candidatura di Milano come sede dello IAC nel 2024. Come mai proprio Milano? Ogni anno durante il congresso si sceglie la città e quindi il paese dello IAC di tre edizioni successive, un po’ come accade per le Olimpiadi. Stiamo proponendo Milano per il 2024 perché è una città simbolo e candidata da tutta l’Italia. La candidatura è supportata dall’Agenzia Spaziale Italiana, dall’Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica (AIDAA) e da Leonardo, tre soggetti che mettono insieme tutti gli elementi e gli attori della comunità spaziale nazionale: il Governo e le istituzioni spaziali, l’Accademia, la grande e la piccola industria, i cluster e le startup. Il nostro slogan è: con Milano è l’Italia a candidarsi. La strategia alla base della nostra campagna promozionale è basata sull’heritage italiano: conoscenze, capacità, creatività, ispirazione. Poi ovviamente Milano ha le sue caratteristiche peculiari per poter ospitare un evento simile: è la capitale della moda e della cucina, di diverse mostre e conferenze, tra le quali l’Expo e recentemente la Pre-COP, di numerosi eventi internazionali che attirano persone da tutto il mondo. Oltre alla candidatura di Milano come sede dello IAC 2024, qual è il messaggio che l’Italia dello spazio porta in questa edizione? Quest’anno ci sentiamo particolarmente pronti e credibili poiché abbiamo presieduto il G20 come Italia e il G20 Spazio come ASI. Infatti il 20 e 21 settembre ASI ha riunito a Roma i vertici delle agenzie spaziali e i leaders industriali dei paesi G20 per discutere della Space Economy intorno al tema di Space for People Planet and Prosperity. L’Italia ha presieduto la Pre-COP a Milano dedicata al cambiamento climatico, in vista della COP26 a Glasgow, confermando il suo forte impegno grazie alle tecnologie spaziali e, in particolare, delle osservazioni della Terra a servizio delle popolazioni, dei cittadini, ma anche degli scienziati e policy makers. Credo che questi due eventi, in qualche modo, siano legati tra loro. Il G20 dello spazio ha dato risalto a tre tematiche, People, Planet & Prosperity, che, secondo me, si sposano perfettamente con i temi cardine della COP26. Dunque, la proposta che portiamo allo IAC quest’anno si potrebbe così riassumere: promuovere una tecnologia spaziale al servizio dell’uomo, delle popolazioni, delle comunità, nel rispetto e nella cura del nostro Pianeta. Una tecnologia che può produrre prosperità. Una prosperità intesa come benessere diffuso, una ‘ricchezza buona’, che non crea discriminazioni e diseguaglianze ma, al contrario, può contribuire a colmarle e rimuoverle. Questo è il messaggio che vogliamo portare all'International Astronautical Congress.
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Il tema dell'evento: ispirare, innovare e scoprire a beneficio dell’umanità
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LO SPAZIO SECONDO LEONARDO di Giuseppina Piccirilli @giuseppinapicci
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Un core business spaziale composto da una catena di valore completa che la holding mette in capo anche attraverso società controllate e partecipate. Osservazione della Terra, telerilevamento, comunicazioni e navigazione, cyber security, tecnologie per missioni di esplorazione dell’universo, sistemi di Terra rappresentano una offerta industriale esauriente. Moda, cibo ma anche la tecnologia spaziale sono le ricchezze nazionali conosciute nel mondo. Lo spazio è parte della cultura tecnologica del nostro Paese, apprezzata ovunque come il comparto capace di esprimere un’offerta che i tecnici definiscono 'chiavi in mano'. Un menu completo fatto di apparati scientifici, satelliti, lanciatori e analisi dei dati a Terra da sfruttare in un enorme ventaglio di applicazioni. La parola magica che scuote il settore spaziale in questi ultimi anni è Space Economy, una struttura produttiva che è sempre più un asset fondamentale per lo sviluppo e la crescita economica. Chi usa questo nuovo modo di pensare e di agire del settore spaziale? Tanti, tutti. In prima linea le aziende, grandi e piccole, con le opportunità di crescita grazie a servizi, prodotti e nuove tecnologie che nascono dalle applicazioni spaziali. Applicazioni che arrivano sulla Terra e che concorrono allo sviluppo dell’economia. A beneficiarne, quindi, siamo soprattutto noi abitanti del Pianeta che inconsapevolmente usiamo la tecnologia spaziale, di derivazione o di applicazione diretta, nella vita quotidiana con grandi vantaggi. Il settore guidato dall’ASI sin dalla sua fondazione si presenta e continua ad essere un elemento di rilevanza e di eccellenza. Partendo da una grande eredità industriale oggi si conferma primatista anche grazie all’offerta di innovazione e capacità produttiva. Grandi e piccoli protagonisti sono il punto di forza del settore italiano. Un ecosistema di piccole, medie e grandi aziende dove il gruppo Leonardo occupa una fetta sostanziosa. Come più volte ricordato dal numero uno della holding,
Una filiera completa intorno alla quale lavorano e crescono PMI
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La missione ExoMars ha il compito di indagare il suolo marziano.
Alessandro Profumo, tra joint venture e partecipazioni in altre aziende, Leonardo copre il 70% del settore spazio italiano con circa cinquemila persone (dirette e indirette) per un giro d’affari che vale 1,6 miliardi di euro all’anno. L’intera catena di controllo annovera, tra le altre aziende come Telespazio e Thales Alenia Space (parte di una joint venture, Space Alliance, incrociata tra Leonardo e gruppo francese Thales), la partecipazione nel capitale di società come Avio in primo luogo o la partecipazione attraverso Telespazio di e-Geos, joint venture con ASI. Il gruppo italiano rappresenta una filiera completa dello spazio intorno alla quale lavorano e crescono PMI che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo. La Space Alliance nella sua quindicennale vita ha unito in una complementarietà dei sistemi Thales Alenia Space, che ha una storia illustre nel campo della manifattura spaziale, e Telespazio, leader mondiale dei servizi satellitari. L’alleanza spaziale è frutto di un accordo tra due grandi colossi europei, Leonardo e Thales, con una partecipazione rispettivamente del 67% e del 33%, con l’obiettivo di garantire in Europa una offerta che va dal campo della comunicazione alla navigazione, passando per l’osservazione e la ricerca scientifica. Il core business di Leonardo va oltre anche la Space Alliance: nei diversi siti industriali italiani il gruppo ha realizzato strumenti che sono e saranno a bordo delle principali sonde per l’esplorazione dell’universo. Come non ricordare il trapano che, con la missione ESA ExoMars, andrà sul pianeta rosso per trivellare per la prima volta il suolo marziano fino a 2 metri di profondità, alla caccia di possibili tracce di vita passata? O anche l’orologio atomico, più stabile e preciso di ogni altro, utilizzato per i satelliti della costellazione europea Galileo? Fatto un satellite e organizzati i servizi di terra non resta che il lancio. L’Italia ancora una volta c’è, grazie ad Avio, una delle poche società spaziali quotate che ha nel suo capitale una partecipazione di riguardo da parte di Leonardo. Prodotto di punta per Avio è il lanciatore VEGA, un progetto nato in Italia e diventato uno dei punti di forza nell’offerta dell’Europa per l’accesso allo spazio. I sistemi propulsivi realizzati da Avio sono anche parte fondamentale per il grande lanciatore europeo Ariane. Parliamo del motore in fibra di carbonio a propellente solido P120. Gli innovativi sistemi di propulsione realizzati da Avio rappresentano un grande successo per la ricerca e l’industria italiana che, permettendo di raggiungere un ampio riscontro in un settore strategico e dalla forte concorrenza come quello dei lanciatori. Giulio Ranzo, AD di Avio, in una recente intervista ha ricordato che i lanciatori sono un asset fondamentale per la crescita dell’economia spaziale: solo sei paesi al mondo sono in grado di mettere in orbita un satellite e l’Italia è uno di questi. L’offerta spaziale si completa con e-Geos , una società controllata per l’80% da Telespazio e il restante dall’ASI, con il compito di realizzare attività di sviluppo, produzione e commercializzazione di servizi, prodotti e applicazioni nel settore dell'Osservazione della Terra. Con e-Geos, l’ASI condivide anche il Centro Spaziale di Matera, polo operativo dedicato al telerilevamento, osservazione della Terra e Geodesia spaziale.
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LA FUCINA DELLO SPAZIO di Silvia Ciccarelli @Silvia_Cicca
Pubblicata a settembre l’edizione 2021-2022 dell’Italian Space Industry Catalogue, che offre la più ampia, completa e aggiornata panoramica dell’offerta industriale in ambito spaziale a livello nazionale. Il Catalogo è uno strumento di promozione internazionale, di visibilità e di sostegno all’export, giunto alla quinta edizione e nato su iniziativa dell’ASI, che lo realizza annualmente con il supporto di ICE Agenzia e in collaborazione con le tre Associazioni industriali nazionali AIAD, AIPAS, ASAS. Il Catalogo è anche un utile strumento di monitoraggio e analisi dello stato del comparto. Emerge un quadro di competenze estremamente vasto e articolato: aziende, grandi e piccole, con un forte footprint internazionale, altamente competitive e dinamiche. La distribuzione sul territorio nazionale conferma dei cluster di specializzazione nelle aree di Roma, Milano, Torino e Napoli a evidenziare centri di competenza e infrastrutture di rilievo internazionale. Nel Mezzogiorno, oltre al territorio campano, la Puglia si contraddistingue come contesto dinamico che la colloca fra i più significativi attori regionali nel panorama non solo domestico. Proprio in Puglia si trova il quartier generale della più grande azienda a capitale completamente italiano in ambito spazio. Sitael è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, ha sedi e facilities distribuite sul territorio nazionale e si è aperta importanti sbocchi anche in mercati esteri: «Siamo cresciuti grazie ad un continuo e proficuo rapporto con i territori dove ci siamo insediati, sia in Italia che all’estero, coltivando allo stesso tempo la passione per l’innovazione insieme alle Università e ai centri di ricerca. La sinergia con le altre
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aziende del gruppo, come MerMec, rende immediatamente fruibili numerosi servizi utili basati sui satelliti di Osservazione della Terra nei settori ferroviari e delle infrastrutture. La collaborazione con l’ASI è il catalizzatore di queste energie», afferma Marco Molina, Managing Director Sales and Products di Sitael. L’Italia dell’industria spaziale è anche in grado di attrarre capitali esteri. Oggi nel nostro Paese sono presenti anche gli altri due large system integrator europei, Airbus e OHB, rispettivamente con Airbus Italia e OHB Italia, a testimonianza del fatto che lo spazio è una questione di scala internazionale. «AIRBUS Italia ha nel suo nome la visione di un’inclusione stabile e duratura delle attività di AIRBUS nel panorama industriale italiano, approfittando delle indiscusse capacità tecniche disponibili nel nostro Paese e mettendo a disposizione l’approccio strutturato e le opportunità di crescita della prima industria aerospaziale europea» spiega Franco Alberto Fossati, CEO di Airbus Italia. Mentre Roberto Aceti, Ceo di OHB Italia dichiara che «Il settore spazio è divenuto un comparto indispensabile per la crescita e lo sviluppo dell’economia di un Paese moderno. In tale scenario l’industria europea e italiana, a livello di grandi aziende spaziali in grado di integrare sistemi satellitari complessi, si pone come tassello indispensabile nel sostenere la ricerca scientifica e i servizi space-based a beneficio della collettività e nello stimolare una integrazione tra i vari soggetti in campo per una sempre più efficace sicurezza nazionale». Ma ci sono anche altre interessanti testimonianze di player internazionali che hanno scelto l’Italia per il mercato europeo. A Torino ad esempio è insediata Tyvak International, primo ramo internazionale della statunitense Terran Orbital Corporation, uno degli attori chiave a livello globale nella realizzazione di small, micro e nano satelliti. Più recentemente, si è stabilita anche Nanoracks Space Outpost Europe, piede europeo della statunitense Nanoracks, nota a livello internazionale per essere il più grande utilizzatore singolo a carattere commerciale della Stazione Spaziale Internazionale. Due attori New Space di impronta globale che hanno scelto l’Italia come riferimento per l’Europa e per la proiezione verso l’Asia. Sempre a Torino è stato realizzato LICIACube, prima missione in spazio profondo sviluppata e gestita autonomamente da un team italiano robusto e ampio, grazie alla capacità industriale di Argotec e alle competenze di un team di ricercatori coordinati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. «In Argotec abbiamo sviluppato HAWK, microsatellite unico nel suo genere in grado di sopravvivere allo spazio profondo, scelto dalla NASA per ben due missioni ambiziose. Traguardo importante per un’azienda totalmente italiana che continua a sviluppare e produrre nel nostro Paese» spiega David Avino, CEO di Argotec. Tra le realtà più dinamiche D-Orbit, nel comasco. Luca Rossettini, fondatore e CEO di D-Orbit ha evidenziato l’effetto disruptive e le enormi opportunità del New Space per l’industria spaziale nazionale: «D-Orbit è attualmente la prima azienda privata nazionale
L’Italia dell’industria spaziale è anche in grado di attrarre capitali esteri.
Un vettore satellitare ION di D-Orbit viaggia verso lo spazio in cima al razzo Falcon 9 di SpaceX.
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per numero di payload in orbita, con diverse missioni pianificate per il 2022 e le missioni del Q1 già completamente prenotate. L’azienda conta ad oggi circa 140 dipendenti, con una crescita attuale dell’organico pari all’80% rispetto al 2020, 40 posizioni aperte e i ricavi che crescono costantemente. D-Orbit è inoltre in grado di accelerare fino al 90% il tempo necessario per arrivare al TRL9 di tecnologia innovativa a bordo nelle missioni ION». Realtà in molti casi medio-piccole, caratterizzate da una grande vivacità, proiezioni internazionali e attenzione all’etica del business oltre che ai risultati economici. Planetek Italia, azienda pugliese attiva in particolare nell’Osservazione della Terra nell’ambito dei servizi a valore aggiunto, è in cerca di giovani talenti anche grazie a nuovi importanti contratti, tra cui l’aggiudicazione della gara per la fornitura di servizi a ENI per il supporto nelle attività globali di progettazione, monitoraggio ambientale e transizione energetica. «La convergenza tra SDG governativi e ESG industriali ci sta impegnando ad una transizione dalla produzione di Geoinformazione (Earth Observation) alla realizzazione di GEO-Analytics predittivi (Earth Intelligence), il tutto in una profonda trasformazione della catena valore che comporta un superamento della differenziazione tra Up-Stream e Down-stream, verso un continuum interconnesso che noi definiamo SPACEDGE™» dichiara Giovanni Sylos Labini, CEO di Planetek Italia, che ha partecipato recentemente ai lavori del forum B20 sotto la presidenza italiana del G20, dove ha potuto portare il contributo del settore spazio in uno dei report delle Task Force.
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Distribuzione territoriale delle imprese spaziali nazionali incluse le sedi secondarie, base regionale. Fonte: elaborazione S. Ciccarelli suI dati del Catalogo 2021-2022-
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Galileo: la navigazione made in Europe dalla Terra alla Luna di Giuseppina Pulcrano @pinucciapin
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Navigazione satellitare: pilastro della New Space Economy, garantisce importanti servizi e assicura un importante ritorno economico.
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Galileo è un sistema globale di radiolocalizzazione per i settori terrestre, marittimo o aereo, che utilizza una rete di satelliti artificiali in orbita. Esso fornisce, con estrema precisione, le coordinate geografiche, la quota e la velocità di qualsiasi mezzo fisso o mobile in ogni punto del globo, sia in prossimità della superficie Terra che nell'atmosfera, con continuità temporale. Pensata per uso civile e commerciale, la costellazione Galileo nasce ufficialmente il 26 maggio 2003 con un accordo tra l'Unione Europea e l'Agenzia Spaziale Europea e prevede la messa in orbita di 30 satelliti artificiali orbitanti, 24 operativi più 6 di scorta, su 3 piani inclinati rispetto al piano equatoriale terrestre di circa 56° e ad una quota di 23.925 chilometri. Prima di Galileo i due sistemi globali di riferimento erano lo statunitense Global Position System (GPS) e il russo GLONASS. Il primo satellite dei 24 previsti, che costituiscono la costellazione Galileo di prima generazione, è stato lanciato a bordo di un razzo-vettore Soyuz il 28 dicembre 2005; gli ultimi due satelliti sono già pronti presso lo spazioporto europeo di Korou con un lancio previsto per il prossimo mese di novembre. Ormai consolidato in Europa e nel mondo, Galileo sarà integrato a breve da una seconda generazione di satelliti denominata G2G (Galileo Second Generation). I contratti per lo sviluppo di 12 nuovi satelliti, per un importo complessivo di 1,47 miliardi di euro, sono già stati assegnati a Thales Alenia Space (Italia) e Airbus Defence & Space (Germania), con il primo lancio previsto tra meno di quattro anni. La sfida è consolidare la posizione di Galileo come uno dei migliori GNSS nel futuro migliorandone la precisione, assicurando nuovi servizi per l’utenza, aumentando la sicurezza del sistema e riducendo i costi operativi e di manutenzione. I futuri satelliti saranno caratterizzati da payload digitali, orologi atomici di bordo più precisi e meccanismi avanzati di protezione da jamming e spoofing, antenne di navigazione potenziate. Essi potranno essere facilmente essere riconfigurati in orbita per adattarsi alle richieste dell’utenza; la propulsione elettrica consentirà di ottimizzare il lancio dei satelliti e i collegamenti inter-satellitari permetteranno controlli incrociati di routine, riducendo così la dipendenza dalle installazioni di terra. Da segnalare la rilevanza sociale ed economica di Galileo. Una recente stima dell’Unione Europea assegna alla navigazione satellitare uno sviluppo economico del 6-7% del PIL europeo, circa 800 miliardi di euro. «La navigazione satellitare è un pilastro della New Space Economy. Essa garantisce importanti servizi per la comunità degli utenti e assicura un importante ritorno economico degli investimenti, che sarà ancora più marcato con la seconda generazione G2G», commenta Alberto Tuozzi, responsabile ASI dell’unità Telecomunicazioni e Navigazione. In questo contesto si inserisce la missione Lunar GNSS Receiver Experiment (LuGRE), definita in un accordo ASI/NASA, con l’o-
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biettivo di sviluppare l’attività di posizionamento in ambiente lunare e cislunare. La missione, oltre all’esperimento LuGRE con il ricevitore NEIL - Navigation Early Investigation on Lunar surface -, porterà sulla Luna altri 9 esperimenti scientifici e tecnologici. Pianificata per la fine del 2023, sarà eseguita con un vettore Falcon 9 della società SpaceX. Il ricevitore NEIL GNSS con tecnologia SDR (Software Defined Radio), così chiamato in onore di Neil Armstrong, primo uomo a toccare il suolo lunare, è al centro di un accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana e la NASA legata alla missione CLPS 19-D, pianificata per atterrare con un lander nel bacino lunare del “Mare Crisium” nel 2023. NEIL è sviluppato dalla società Qascom srl, per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. In prospettiva, i servizi GPS e Galileo potranno essere utilizzati sulla Luna e per la stazione orbitante lunare (Gateway), per le costellazioni di satelliti lunari, per veicoli e rover lunari e per l’intera infrastruttura che si sta sviluppando sui programmi Artemis. I dati grezzi così raccolti ed elaborati verranno messi a disposizione della comunità scientifica per studiare l'ambiente lunare e cislunare e valutare l'uso futuro del GNSS e delle sue evoluzioni a supporto di missioni permanenti.
CREDITI: ESA. Il rilascio dei satelliti di validazione in orbita (IOV).
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LA SPACE ECONOMY IN AGENDA AL G20 di Fulvia Croci @ASI_spazio
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La Space Economy – il settore che comprende le attività economiche collegate allo spazio – è stata protagonista del ‘G20 Space Economy Leaders Meeting’ organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana il 20 e 21 settembre scorso. L’incontro ha visto la partecipazione delle maggiori agenzie spaziali del mondo, delle organizzazioni internazionali e delle industrie del comparto. Obiettivo del meeting discutere della rilevanza del contributo della Space Economy all’economia globale e della necessità di inserire questo tema tra quelli trattati nel summit. L’idea di creare uno ‘Space Economy Leaders Meeting’ è nata a margine della presidenza saudita del G20, lo scorso anno, per alzare il livello d’attenzione sullo spazio a livello governativo e internazionale, sfruttando questo forum di discussione che rappresenta tutti i paesi più rilevanti in campo spaziale. Lo spazio è ormai uno dei pilastri su cui si basa l'evoluzione della nostra società: consente di creare nuovi profili professionali e soluzioni innovative per le diverse filiere industriali che possono incrementare le opportunità di accesso al mercato. Nel dettaglio la Space Economy genera investimenti pari a 447 miliardi di dollari: il settore è cresciuto del 4,4% nel 2020 a livello mondiale e crescerà fino a circa 1 trilione di dollari nei prossimi dieci anni. L’Italia è tra i paesi che spiccano nel comparto con una vivace comunità di aziende dotate di eccellenti capacità e un'impronta globale. Questa comunità è rappresentata da grandi realtà e – per l’80% – da piccole e medie imprese e startup, in grado di innovare e anticipare i nuovi trend tecnologici. «L'incontro dei leader del G20 di quest’anno – ha dichiarato il presidente dell’ASI Giorgio Saccoccia – è stato un'occasione perfetta per alzare il livello di attenzione
CREDITI: ASI. Sopra, il presidente dell’ASI Giorgio Saccoccia.
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sul ruolo che lo spazio e la Space Economy possono fornire agli obiettivi del G20 e al futuro della nostra società. Sappiamo che il processo di inserimento della Space Economy nell’agenda del G20 può richiedere del tempo, ma siamo determinati a continuare in questa direzione. Inoltre i paesi del G20 possono fare da ambasciatori per lo spazio anche per i paesi in via di sviluppo che non hanno ancora avuto la possibilità di cogliere le potenzialità di questo settore per costruire un futuro sostenibile». Dello stesso parere anche i rappresentanti delle aziende del comparto che hanno partecipato alla seconda giornata del meeting. I numeri che sono emersi dalla sessione parlano chiaro: il settore spaziale italiano è tra i motori a maggior impatto e potenziale per la ripresa e la crescita del Paese nel medio e lungo termine. Nello specifico il compartimento contribuisce allo sviluppo economico e all'innovazione del nostro Paese con più di 7.000 professionisti e più di 200 aziende, che producono 2 miliardi di euro di fatturato. Tutti gli speaker hanno sottolineato che dati, tecnologie e infrastrutture spaziali sono sempre più legati ad aree vitali per la società e portano occupazione, aumento delle opportunità e migliori standard di vita. Per tali ragioni devono diventare sempre più accessibili, in modo che tutta l’umanità possa godere di questi benefici. Tra i punti chiave, partico«Diventeremo una stirpe multiplanetaria», lare rilievo è stato posto ai cambiamenti questo è l’augurio che il presidente climatici e ai progetti di sviluppo sostedell’Agenzia Spaziale Italiana Giorgio nibile favoriti da tecnologie e applicaSaccoccia lancia in un suo recente zioni spaziali, anche in vista della riumessaggio. Lo spazio ormai è un elemento nione COP26 co-presieduta da Italia e trainante dell’economia, capace di Regno Unito. generare ricadute positive su tanti altri «Più di 50 anni di attività di spaziali settori. Lo dimostra il fatto che è anche uno hanno prodotto grandi benefici per la dei temi del G20 e dell’EXPO di Dubai. In società – ha affermato il sottosegretario questo contesto sarà istituita la Giornata di Stato al Ministero degli Affari Esteri Manlio di Stefano, ospite della sessione nazionale dello Spazio, il 16 dicembre, dedicata alle industrie – oggi ci troviaper promuovere la consapevolezza della mo di fronte a sfide sempre maggiori e cittadinanza sulle attività spaziali e le loro dobbiamo impegnarci per preservare ricadute benefiche per il nostro Paese. l’equilibrio del nostro Pianeta, per supportare una crescita economica sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il nostro Paese sostiene l’inserimento della Space Economy nell’agenda del G20 e questo forum ha contribuito a sottolineare l’importanza della collaborazione tra il settore industriale e le istituzioni nella comunità del G20».
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MAM 2021
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Mediterranean Aerospace Matching (MAM): Building our Future è un evento internazionale, ideato e progettato dal Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) pugliese. Tra gli organizzatori: la Regione Puglia, ITA (Italian Trade Agency), ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), Aeroporti di Puglia (AdP), ARTI (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione) e Puglia Sviluppo, con la partnership di Leonardo e di Intesa Sanpaolo. Si tratta del primo evento internazionale aerospaziale ideato e organizzato in Puglia in cui si sono articolate tavole rotonde, incontri B2B e dimostrazioni di volo, consentendo, inoltre, a piccole e medie imprese e startup innovative di incontrare investitori internazionali e rappresentanti delle maggiori industrie aerospaziali. Il MAM ha messo la Puglia al centro dell’universo aerospaziale internazionale. Con una media giornaliera di 1.000 visitatori in presenza (il massimo consentito per le restrizioni Covid), con più di 90 relatori nazionali e internazionali, 11 panel, una dozzina di dimostrazioni di volo. «La scelta di Grottaglie per questa manifestazione conferma che il Mezzogiorno ha le competenze specifiche per essere protagonista anche nel settore aerospaziale per il rilancio del Paese. La Puglia è una delle principali realtà aerospaziali in Italia e ambisce a divenire un avanzato polo d’attrazione e sviluppo per la New Space Economy, grazie alle attività di sperimentazione delle tecnologie aerospaziali condotte con il supporto industriale presso l’aeroporto “Marcello Arlotta”. La riflessione sulle prospettive future del trasporto spaziale vede, ancora una volta, l’Italia in prima linea con l’ambizioso progetto dello spazioporto di Grottaglie». Sono state queste le parole inviate dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, all’occasione della prima edizione del MAM. Tra le principali iniziative oggetto di progetti futuri nelle giornate del MAM quella dell’adesione del Comune di Bari al progetto europeo delle Smart Cities. La prima giornata dedicata ai temi della Advanced Air Mobility, ha visto protagonisti attori chiave del settore aerospaziale: Leonardo, Boeing, Lockeed Martin, Ge Avio Aero, Volocopter ed Ehang, insieme a rappresentanti di enti e municipalità. Un risultato importante in tale contesto è stato l’ingresso del Comune di Bari, come Associated partner, e del DTA Puglia come Knowledge partner nell’Urban Air Mobility (UAM) Initiative Cities Community (UIC2). Si tratta di una adesione che permette al Comune di Bari di essere tra le città del progetto europeo delle Smart Cities, sostenuto dalla Commissione Europea, al quale sinora in Italia ha aderito solo il Comune di Torino. Urban Air Mobility utilizzerà aeromobili altamente automatizzati per trasportare passeggeri o merci a bassa quota all'interno delle aree urbane e suburbane a servizio della pubblica amministrazione e dei cittadini. Il Drones Beyond 2021 è stato un evento mai realizzato prima: insieme a 18 tra imprese ed enti che si sono misurati in scenari operativi differenti, sono state effettuate 13 dimostrazioni di volo con l’utilizzo di droni, in un ambiente reale operativo, quello dell’aeroporto di
DALLO SPAZIO A GROTTAGLIE PER UN FUTURO MIGLIORE di Fiorella Coliolo @ASI_spazio
CREDITI: ESA. L'assistenza in orbita terrestre può essere una palestra anche per lo spazio profondo.
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Grottaglie e i terreni circostanti, mostrando esempi concreti di soluzioni attualmente realizzabili. Quattro le aree tematiche coperte: attività di gestione della manifestazione; sicurezza delle infrastrutture; nuovi prodotti e lavoro aereo. Il Drone Beyond 2021 è un progetto del DTA Puglia che dimostra come i droni possano svolgere missioni e fornire servizi per migliorare il nostro quotidiano. È stata una vetrina, seppure parziale, di prodotti e soluzioni esistenti, fornendo a un pubblico di esperti e di potenziali fruitori una indicazione sullo stato di sviluppo di alcune tecnologie e applicazioni. In prospettiva, l’ambizione del Drones Beyond è quella di essere un appuntamento periodico di presentazione e confronto dello stato dell’arte del settore. Sul tema “Lo Spazio per la prosperità del Pianeta”, in programma nella seconda giornata del MAM, le nuove frontiere del trasporto spaziale al PNRR con un focus su Space factory, come opportunità unica per rilanciare il sistema Paese-Italia, ha visto la partecipazione di Giorgio Saccoccia, Presidente dell’ASI, insieme a rappresentanti di Avio, Politecnico di Milano, ESA, Reaction Engines, Sitael, Thales Alenia Space, Oneweb. Sul fronte internazionale due inspirational talk: Dan Hart, President & CEO Virgin Orbit e Clay Mowry, Vice President, Global Sales, Marketing and Customer Experience Blue Origin. Al “Global Space Economic Workshop (GSEW) 2022” si parlerà di Space Rider, un innovativo sistema di trasporto spaziale dell’ESA che partirà nel 2023 per la prima missione da Kourou nella Guyana Francese. La base di rientro del sistema di trasporto spaziale potrebbe essere presso l’aeroporto di Grottaglie. In questo momento lo spazioporto di Grottaglie, riconosciuto da ENAC come ‘Spazioporto nazionale per lo sviluppo sostenibile del settore dei voli suborbitali’, affronta la fase di regolamentazione per diventare nel più breve tempo possibile il luogo italiano per l’accesso allo spazio. «Lo Space Rider – commenta Luca del Monte, Responsabile della Divisione della politica industriale e delle piccole e medie imprese
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Vedute di Grottaglie e della costa pugliese.
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dell’ESA – sarà in grado di effettuare missioni per la sperimentazione tecnologica e scientifica, dalla farmaceutica e la biomedicina, fino alla biologia e le scienze naturali, e di fornire servizi commerciali. Questi temi, e l’eventuale scelta del sito di Grottaglie per l’atterraggio della navicella, saranno approfonditi da ASI e ESA nel corso dei prossimi mesi. Le Agenzie discuteranno anche la politica di commercializzazione dello Space Rider e presenteranno i primi elementi di questa riflessione nel prossimo GSEW@Italia che avrà luogo in Puglia la prossima primavera». Il Distretto Tecnologico Aerospaziale pugliese dal 2018 ha la leadership del Global Space Economy Workshop (GSEW@Italia) e ogni anno organizza con il supporto dell’ASI e dell’ESA incontri su temi differenti. Di particolare interesse la presentazione del report “Talent Gap”, studio curato da Artur D. Little e DTA Puglia dedicato al fenomeno del talent gap del settore dell’aerospazio in Italia. Le principali cause del divario tra la domanda delle aziende che in esso operano, in ordine a competenze e professionalità, e l’offerta espressa dai neolaureati delle università sono state presentate a una platea multidisciplinare, offrendo spunti di riflessione sulle azioni da mettere in campo per formare e attrarre giovani talenti, al fine di mantenere alta la competitività del settore aerospaziale italiano. Lo studio evidenzia la necessità di sostenere e promuovere competenze tecniche verticali, soprattutto su specifici ambiti tecnologici e digitali e al contempo rafforzare capacità trasversali e flessibili. Il MAM è stata l’occasione per ASI di premiare la startup DRB aero. Alla Pitch competition del MAM hanno partecipato 25 startup, selezionate da ICE, l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Tra le 7 vincitrici, il premio dell’ASI, consegnato da Mauro Piermaria, Responsabile dell’Unità Innovazione e New Space Economy, è stato vinto dalla startup DRB aero, rappresentata da Diego Piazza, Co-fondatore e CEO. DRB fornisce servizi di ispezione autonoma con droni di linee di trasmissione/distribuzione elettrica, siti di produzione di energia rinnovabile, impianti industriali e infrastrutture. L’ASI ha scelto di premiare DRB aero per l’innovatività della proposta e per le potenzialità di utilizzo in diversi ambiti industriali. Le tre giornate del MAM hanno quindi permesso di creare opportunità d’incontro fra startup e PMI innovative per favorire un’ulteriore integrazione del sistema aerospaziale pugliese a livello nazionale ed internazionale. L’area di Grottaglie, per uno sviluppo industriale con una forte vocazione verso la ricerca e l’innovazione, si conferma un luogo adatto per un appuntamento biennale: «Abbiamo la responsabilità di proseguire il percorso cominciato prima e sviluppato adesso col MAM. Lo spazioporto di Grottaglie ha un ruolo strategico ed è pronto a partire», come sottolineato da Alessandro Delli Noci, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia. I temi e le iniziative del MAM sono in linea con le direttrici strategiche su cui opera il DTA.
Le tre giornate del MAM hanno creato opportunità d’incontro fra startup e PMI innovative.
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RICERCA E INNOVAZIONE CHE FANNO SISTEMA: L’ESPERIENZA DELLA PUGLIA di Letizia Davoli @letiziadavoli
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Il Distretto Tecnologico Aerospaziale della Puglia si presenta così nella sua home page, con un claim che in 4 parole racchiude 11 anni di storia, di territorio e di progetti: la ricerca e l’innovazione che fanno sistema. Parliamo di sviluppo di know-how e tecnologie per l’industria aerospaziale, immaginando il futuro e lavorando perché diventi presente. Un lavoro che ha portato il DTA, in poco più di un decennio, a essere tra le 100 eccellenze italiane nell’ambito della ricerca e sviluppo Aerospaziale, forte di un territorio che vanta una lunga storia nel settore aeronautico e nella produzione di aeromobili, attorno al quale gravitano 550 piccole e medie imprese per oltre 7900 addetti e un export pari a 738 milioni di euro, il 12% di quello nazionale. «Il distretto aerospaziale pugliese – dice Giuseppe Acierno, che ha ideato, fondato e presieduto fin dalla costituzione il DTA – raccoglie circa 80 di queste aziende; intorno a queste PMI si è sviluppato un sistema di subforniture che ha aumentato il numero di imprese coinvolte, che però non fanno dell’aerospazio il loro core business. È una comunità che si allarga giorno dopo giorno, ma non è ancora sufficientemente grande. Uno dei nostri obiettivi è proprio ampliare la base produttiva dell’aerospazio, avere più PMI coinvolte nel settore». Per questo, 11 anni fa, è nato il DTA. Una società consortile per azioni che conta 26 soci, tra i quali grandi player come Leonardo, Avio Aero, Sitael, 2 centri di ricerca (ENEA e CNR) e 3 Università (Politecnico di Bari, Università di Bari e Università del Salento). «Il DTA – spiega Acierno – è una sorta di braccio operativo dell’aerospazio pugliese, che traccia strategie e promuove azioni concrete per spingere l’acceleratore su processi di consolidamento e specializzazione del sistema territoriale. In questi anni abbiamo investito oltre 200 milioni in formazione, ricerca e sviluppo, ottenuti vincendo gare e competizioni e chiudendo contratti che ci garantiscono lavoro anche per il prossimo triennio, fino al 2023». La Puglia, quindi, guarda al futuro con serenità e con la convinzione di poter crescere ancora, grazie a ulteriori investimenti diretti, tanto che il DTA si sta già muovendo sul triennio successivo. «Dieci anni fa il sistema Puglia si raccoglieva attorno alla produzione e alla manutenzione di aerostrutture. Come DTA abbiamo iniziato a puntare su temi nuovi – racconta Acierno – come la manifattura e le nuove modalità di produzione, alla luce dell’avvento della fibra di carbonio e delle tecnologie di produzione fuori autoclave, a cui poi si è aggiunto il tema dell’additive manufacturing. Abbiamo puntato anche sui sistemi autonomi di volo - cioè i droni - sulle tecnologie legate alla osservazione della Terra e sui temi legati ai satelliti come la produzione e la progettazione. Così siamo riusciti ad ampliare e diversificare l’intero sistema territoriale, attorno al quale oggi si raccoglie anche un sistema pubblico e privato di ricerca: una componente tecnico-scientifica che ci aiuta a consolidare questo percorso di specializzazione in nuovi ambiti di produzione». Il DTA punta anche sui giovani, affiancando allo sviluppo di nuove linee di produzione nuovi percorsi universitari, master, phd e atti-
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vità di formazione. «Da un lato abbiamo puntato su questi segmenti – spiega Acierno – e dall’altro abbiamo lavorato sul capitale umano, con processi formativi che garantiranno un supporto concreto allo sviluppo, perché sono le persone che fanno le cose». Il carattere fortemente innovativo del distretto pugliese porta con sé anche la valorizzazione delle opportunità che offre il territorio, come l’aeroporto di Grottaglie che nel 2018 ha avuto il riconoscimento di Spazioporto dal Ministero dei Trasporti. Al momento il Distretto si muove su due fronti: quello della adeguatezza delle infrastrutture – insieme ad ENAC, ASI e Aeroporti di Puglia – e quello della dimensione operativa, delle attività necessarie ad attrarre i soggetti che lo utilizzeranno. «Questo secondo fronte – dice Acierno – è un mercato ancora immaturo anche se qualcosa, nel mondo dei droni, si sta già muovendo. Con il Comune di Bari abbiamo già due iniziative, ubicate nella torre di controllo, che ci permettono di rafforzare la capacità di assistere le attività di test e sviluppo di servizi legati al volo unmanned e di essere pronti quando il mercato lo richiederà». Ma l’obiettivo più ambizioso è fare di Grottaglie uno spazioporto operativo. «Stiamo lavorando perché Grottaglie diventi il luogo di accesso allo spazio per l’Italia, garantendo al Paese l’autonomia sia commerciale che strategica – spiega Acierno –. Un primo passo è stato offrire Grottaglie come luogo di atterraggio per il programma Space Rider dell’Agenzia Spaziale Europea, anche se al momento il programma prevede di atterrare a Kourou o nelle Azzorre». Altro possibile cliente il gruppo Virgin e qualche contatto anche con Blue Origin. «Ma Blue Origin decolla e atterra in verticale e Grottaglie non è adatto. Virgin, dopo la recente battuta d’arresto di Virgin Galactic, può riprendere a volare, ma le opportunità maggiori sono con Virgin Orbit, che nel 2022 diventerà commerciale: immaginiamo opportunità anche lì e investiamo per capire cosa è necessario fare come infrastrutture e tecnologie per rendere tutto ciò possibile. Per ora puntiamo al volo unmanned che a Grottaglie è già realtà: al MAM abbiamo presentato un programma solido di diverse attività di sperimentazione e test, anche con il supporto di Leonardo e Telespazio. Grottaglie non è solo infrastrutture e spazio aereo, ma anche tecnologie e servizi. E questo fa e farà la differenza».
L’obiettivo più ambizioso è fare di Grottaglie uno spazioporto operativo
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Riprendere un impatto in diretta. Questa la sfida nello spazio profondo di LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), piccolo satellite di ASI creato nei laboratori di Argotec. Grande come una scatola di stivali, LICIACube è stato selezionato da NASA come parte integrante della missione DART, prima dimostrazione di deflessione della traiettoria di un asteroide tramite impatto cinetico. Il lancio è previsto il 24 novembre, l’urto 11 mesi dopo. «DART sarà il proiettile, LICIACube il testimone oculare, oltre a essere ciò che rimarrà della missione», dice Simone Pirrotta, Program Manager di LICIACube per ASI. Sviluppata da APL della Johns Hopkins University per conto del Planetary Defense Office di NASA, DART è la prima sonda costruita per disintegrarsi contro un corpo celeste. DART ospiterà LICIACube per 11 milioni di chilometri di viaggio. La meta è il sistema asteroidale binario Didymos, costituito dall’omonimo e più grande asteroide primario e dal suo piccolo satellite naturale Dimorphos. Corpo di natura ancora da determinare e dal diametro di 160 metri, Dimorphos è il bersaglio di DART. LICIACube si separerà dalla sonda NASA 10 giorni prima dell’impatto per fotografarlo. «Il segnale di DART verrà perso. Il nostro primo obiettivo è confermare che l’impatto sia avvenuto, fatto per nulla scontato» dice Marilena Amoroso, Deputy Program Manager di LICIACube per ASI. L’urto mira a modificare l’orbita di Dimorphos, scelto perché è più facile misurare variazioni nella sua orbita relativa intorno a Didymos. Inizialmente NASA aveva progettato DART senza LICIACube, prevedendo di osservare l’effetto dell’impatto da Terra. Con LICIACube l’indagine si semplificherà. «DRACO, la camera a bordo di DART, vedrà Dimorphos solo lungo la direzione d’impatto, mentre LICIACube avrà un’angolazione diversa
SFIDA E OPPORTUNITÀ TUTTA ITALIANA di Giuseppe Nucera @NuceraGius
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La missione interplanetaria italiana “testimone oculare” della prima deflessione orbitale di un asteroide.
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nel corso del suo flyby – dice Amoroso – Dalle sue immagini, il team DART/LICIACube ricaverà informazioni quali dinamica, quantità e direzione del materiale espulso. Contribuendo a determinare gli effetti dell’impatto cinetico, le immagini unite a osservazioni da Terra confermeranno l’avvenuta deflessione dell’orbita dell’asteroide». Tuttavia, le condizioni di osservazione saranno estreme: LICIACube transiterà a una velocità di circa 6 chilometri al secondo. «In avvicinamento a un corpo di norma si minimizza progressivamente la velocità relativa – dice Pirrotta – DART avrà invece velocità elevata per dare un impatto energetico. Pur cercando di rallentare, LICIACube effettuerà uno dei flyby più veloci della storia dello spazio». Il rapido movimento complica il lavoro del sistema di controllo orbitale e di assetto e delle sue due camere: LEIA, pancromatica ad alta risoluzione, e LUKE, camera RGB a campo largo, realizzeranno insieme triplette di fotografie ogni 6 secondi. Benché acquisiranno immagini per oltre circa 5 minuti, non è certo che l’impatto sarà immortalato. «Potrebbe avvenire tra una foto e la successiva. Tuttavia, solo noi vedremo lo sviluppo della plume, ossia il cono di detriti che si solleverà» dice Amoroso. Per osservare tale dinamica, la prova tecnologica sarà non perdere di vista strada e bersaglio: LICIACube utilizzerà l’intelligenza artificiale a bordo per rivedere eventuali errori di traiettoria e, grazie a tecniche di tracciamento, avere Dimorphos sempre sotto tiro. «In attesa del lancio e poi dei dati di missione, partecipare alla missione DART ha già di fatto offerto la possibilità a ricercatori e ingegneri italiani di formarsi su una esperienza unica – conclude Pirrotta – l’età media del team è piuttosto bassa, tra loro troviamo i protagonisti delle prossime sfide in deep space». LICIACube è la prima missione interplanetaria italiana gestita da ASI con il contributo operativo di esperti appartenenti ad Argotec, INAF, Politecnico di Milano, Università di Bologna, Parthenope e CNR-IFAC.
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Ixpe È ai nastri di partenza un’innovativa missione che studierà l’universo nelle alte energie, portando con sé un notevole contributo tricolore: si tratta di IXPE (Imaging X-ray Polarimetry Explorer), un osservatorio spaziale dotato di tre telescopi per misurare la polarizzazione dei raggi X. La missione, annunciata nel 2017, è stata sviluppata nell’ambito del programma SMEX (Small Explorer program) della NASA e il suo lancio, a bordo di un vettore Falcon 9 di SpaceX, è pianificato per il prossimo 9 dicembre. Il nuovo esploratore spaziale consentirà agli astrofisici di analizzare, con un dettaglio inedito, varie tipologie di oggetti celesti estremi come buchi neri, stelle di neutroni, magnetar, pulsar e resti di supernove. L’elemento che accomuna gli esemplari di questa ménagerie cosmica è la loro notevole densità e la capacità di far raggiungere al gas circostante temperature roventi. Questo calore, anche di milioni di gradi, genera un’emissione di raggi X dal gas in questione, con un irraggiamento che può orientarsi in una determinata direzione, vale a dire può essere polarizzato. Elementi chiave della missione - che sarà la prima ad essere interamente dedicata a misure di polarizzazione nei raggi X emessi da sorgenti cosmiche - sono i tre telescopi,
UNA NUOVA PROSPETTIVA SULLE ALTE ENERGIE di Valeria Guarnieri @ASI_spazio
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equipaggiati con rivelatori in grado di effettuare tali operazioni. Questi strumenti sono stati sviluppati da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana, che fornirà un ulteriore supporto mettendo a disposizione i propri centri “Luigi Broglio” di Malindi per la ricezione dei dati e ASI-SSDC per l’elaborazione e analisi scientifica. Da un punto di vista operativo, i tre telescopi focalizzeranno i raggi X sui rivelatori GPD (Gas Pixel Detectors), che a loro volta provvederanno a misurare contemporaneamente le peculiarità di ogni fotone X (posizione, energia, tempo di arrivo e angolo di polarizzazione); in base a questi dati, gli studiosi potranno determinare la direzione di provenienza della sorgente celeste da cui i raggi X traggono origine e l’ambiente che la circonda. L’angolo di polarizzazione indica infatti la direzione della sorgente illuminante, mentre il grado di polarizzazione indica la distanza relativa tra sorgente, nube e osservatore. Le caratteristiche innovative dei GPD permetteranno a IXPE di indagare sia oggetti particolarmente estesi, sia le sorgenti puntiformi. Grazie a IXPE
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potranno essere studiati i processi fisici di emissione di radiazioni e di accelerazione di particelle in ambienti contraddistinti da campi magnetici e gravitazionali estremi. Tra di essi vi è Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio situato nel cuore della Via Lattea, al centro di uno studio sulle applicazioni della missione; il saggio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, è stato curato da ricercatori di ASI, INAF, INFN e Università di Strasburgo. «Non siamo in grado di indagare in modo diretto quello che succede nei pressi di oggetti come buchi neri e stelle di neutroni – ha dichiarato Barbara Negri, responsabile Unità Volo Umano e Sperimentazione Scientifica dell’ASI – ma studiando la polarizzazione dei raggi X emessa dagli ambienti circostanti è possibile avere informazioni sulla fisica di questi oggetti, che sono di grande interesse per l’astrofisica. Per questa ragione una missione simile era stata pensata già molti anni fa da alcuni scienziati italiani ed era stata sviluppata dall’ASI la relativa strumentazione a livello prototipale. Con la missione IXPE si potrà, finalmente, aprire una nuova finestra nell’astronomia dei raggi X, che permetterà di ottenere importanti scoperte scientifiche».
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Dopo anni di rinvii, il lancio del telescopio spaziale James Webb ha ormai assunto i contorni di una leggenda. Un’attesa quasi alla Samuel Beckett, da quel lontano 1989 in cui nacque l’idea di un successore di Hubble (che a sua volta ancora non era partito) inizialmente denominato Next Generation Space Telescope. Ma a differenza del Godot del drammaturgo irlandese, l’attesa del Webb non sarà vana: la NASA ha annunciato una nuova data di lancio che questa volta dovrebbe essere definitiva, il 18 dicembre 2021. «La missione James Webb Space Telescope è stata fortemente travagliata, – commenta l’astrofisica Barbara Negri, responsabile dell’Unità Volo Umano e Sperimentazione Scientifica dell’ASI – se pensiamo che è stata pensata un anno prima che volasse Hubble, oltre trent’anni fa. Ma la tecnologia era talmente spinta e i costi talmente alti che c’è voluto molto più tempo del previsto. Ora finalmente sembra tutto pronto per il lancio, e dal punto di vista scientifico questa missione apre uno scenario nuovissimo per l’astronomia a infrarossi: si potrà andare indietro nel tempo alle prime fasi del Big Bang, studiare la formazione delle prime galassie, andare alla ricerca di possibili condizioni adatte alla vita sugli esopianeti». Frutto della collaborazione tra la NASA, l’ESA e l’agenzia spaziale canadese, il Webb verrà portato nello spazio da un razzo Ariane 5 dalla base europea di Kourou, in Guyana Francese. Qui è arrivato a metà ottobre dalla California dopo un viaggio via mare di 9.300 chilometri, chiuso in una ‘valigia’ speciale chiamata Starss (acronimo di Space Telescope Transporter for Air, Road and Sea). Ma il viaggio del telescopio spaziale è soltanto all’inizio. «Arriverà dove nessun telescopio è mai arrivato, – continua Negri – nel punto lagrangiano L2 a circa un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Inoltre con il suo specchio segmentato di 6,5 metri di
CONTO ALLA ROVESCIA PER UNA DELLE PIÙ ATTESE MISSIONI SCIENTIFICHE DEL SECOLO di Giulia Bonelli @giulia_bonelli
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diametro sarà il più grande telescopio mai inviato nello spazio. Il che pone anche ulteriori sfide tecnologiche per il suo dispiegamento in orbita: dal liftoff ci vorranno altri sei mesi perché James Webb sia in condizione di operare». Una volta operativo, se tutto andrà come previsto, l’osservatorio orbitante avrà una marcia in più dal punto di vista del potere osservativo. «È un telescopio anastigmatico: con i suoi tre specchi ricurvi ha la possibilità di eliminare i tre ‘errori’ principali dell’osservazione astronomica, ovvero l’aberrazione sferica, il cromatismo e l’astigmatismo stesso», spiega l’astrofisica. Per sfruttare le enormi potenzialità scientifiche e tecnologiche del Webb si è mobilitata l’intera comunità scientifica internazionale, che ha inviato proposte da tutto il mondo. Il processo di selezione è stato estremamente competitivo: dei 1.172 progetti ricevuti alla fine dello scorso anno, solo 266 sono stati approvati. Tra questi, nove sono guidati da ricercatori italiani: sette dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, due dall’Università di Milano-Bicocca e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa. «È una missione americana – racconta Barbara Negri – quindi il controllo scientifico è della NASA. Però le grandi capacità italiane si sono fatte sentire: oltre alle nove proposte ideate dalla comunità scientifica nazionale, noi partecipiamo anche a un’altra quarantina di progetti, dove diamo un contributo scientifico importante soprattutto per quanto riguarda l’osservazione degli esopianeti, su cui l’Italia è molto forte. E i risultati del James Webb saranno poi messi a disposizione di tutta la scienza, che non ha bandiere». Ma intanto c’è già chi ha cominciato a fare scienza sulla base delle promesse del Webb: aspettando il tanto sospirato liftoff, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi scientifici che ragionano su quello che il futuro campione dell’osservazione spaziale potrebbe scoprire. Ma molti sostengono che, dopo tutta questa attesa, la realtà supererà l’immaginazione.
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Una missione travagliata: ora però, finalmente, sembra tutto pronto per il lancio
CREDITI: ASI/ ESA/NASA. Nelle pagine precedenti gli strumenti James Webb, Ixpe e LiciaCube..
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DIFENDERE IL PIANETA: LO SPAZIO COME AVAMPOSTO STRATEGICO di Redazione ASI @ASI_spazio
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Come proteggere l’ambiente e tutelare lo straordinario Pianeta che ci ospita? Come garantire la sicurezza civile dalle catastrofi ambientali e dalle situazioni di crisi? E come comprendere e mitigare il complesso fenomeno del cambiamento climatico? La qualità della nostra vita sulla Terra dipende dalle risposte a questi interrogativi e certamente, oggi più che mai, la tecnologia spaziale è un valido strumento per monitorare, analizzare e fornire soluzioni sia a livello globale che su piccola scala. Negli ultimi anni, l'osservazione della Terra ha subito un'evoluzione particolarmente rilevante con un grande impatto sui diversi domini della sostenibilità. Osservare la Terra dallo spazio ci aiuta a comprendere meglio quello che sta accadendo sul nostro Pianeta: non solo cambiamento climatico, analisi dei mari e degli oceani, monitoraggio dei poli, ma anche diminuzione del suolo e deforestazione, senza tralasciare aspetti più locali, come quelli legati all’agricoltura di precisione. Inoltre, il posizionamento satellitare e le tecnologie legate alla connettività globale permettono di essere connessi anche in movimento e, quindi, di ottimizzare le rotte in mare e in volo, con conseguente riduzione di emissioni di anidride carbonica. Le tecnologie spaziali contribuiscono dunque, in diversi modi, a un Pianeta più sostenibile. La risposta europea più concreta alla necessità di difendere il nostro Pianeta porta il nome di Copernicus, il complesso programma di Osservazione Satellitare della Terra lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in partnership con la Commissione Europea che ha l’obiettivo principale di garantire all’Europa una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del Pianeta, supportando le necessità delle politiche pubbliche europee attraverso la fornitura di servizi precisi e affidabili sugli aspetti ambientali e di sicurezza. Basato su una serie di sei tipologie di satelliti chiamati Sentinelle e specializzati in precise applicazioni, Copernicus, oggi alla sua seconda generazione, sta funzionando come una rete di controllo orbitante dell’ambiente. Le prime tre missioni Sentinel si basano su una costellazione di due satelliti proprio per soddisfare esigenze relative al tempo di “rivisita” (critico nella gestione delle emergenze) e copertura. Si parte dai dati relativi all'osservazione della Terra forniti da satelliti e da reti di monitoraggio locali: una volta analizzati e coordinati, i dati saranno messi a disposizione degli utilizzatori finali, quali autorità e agenzie nazionali, regionali e locali, organizzazioni ambientali, di protezione civile, solo per citarne alcuni. Da sempre protagonista in questo programma, Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67 %) e Leonardo (33 %), è coinvolta in ben 5 delle 6 nuove missioni di ampliamento del programma Copernicus e ha siglato ben 3 contratti con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per ampliare le attuali capacità dei satelliti Sentinel, perché siano utili alla politica UE così come alle esigenze dei cittadini. Thales Alenia Space sarà anche responsabile dello svilup-
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po dei payload di due ulteriori missioni: CO2M, missione dedicata alla misurazione delle emissioni antropogeniche globali di CO2 e a svolgere così un ruolo chiave nello studio delle cause del cambiamento climatico attraverso il suo monitoraggio, e IRIS, altimetro a bordo della missione CRISTAL. Il volume degli ordini derivante dagli esiti delle recenti gare d’appalto si aggira sui 1,8 milioni di euro. «Questo significa centinaia di lavori altamente qualificati e know-how scientifico e industriale salvaguardato, tutti in territorio europeo», ha commentato Massimo Claudio Comparini, Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia. L’integrazione di sensori spaziali radar e ottici è essenziale per il monitoraggio della Terra e dei suoi indicatori di vita. Thales Alenia Space copre oggi un’ampia gamma di soluzioni innovative e contribuisce sostanzialmente all’importante sfida industriale di un Pianeta più sostenibile sancita dall’estensione dei progetti Copernicus. «Siamo pienamente coinvolti nei progetti – ha aggiunto Comparini – e, grazie all’avanguardia dei nostri strumenti e all’affidabilità dei nostri sistemi spaziali, Thales Alenia Space giocherà un ruolo chiave nel rendere possibile il monitoraggio accurato del cambiamento climatico e lo sfruttamento efficiente e sicuro delle risorse terrestri». La missione CHIME, invece, avrà a bordo uno spettrometro a infrarossi mai visto prima, operante nel visibile e a onde corte. Esso fornirà osservazioni iperspettrali di routine, a sostegno di servizi nuovi e potenziati per la gestione sostenibile dell’attività agricola e della biodiversità, oltre che per la caratterizzazione delle proprietà del terreno, elemento chiave per una vegetazione sana. L’Italia ha un ruolo primario nel programma Copernicus, anche grazie all’Agenzia Spaziale Italiana, che ha sottoscritto e garantito un rilevante impegno del nostro Paese nel campo dell’osservazione della Terra, forte anche dell’eccellente risultato del programma COSMO-SkyMed. Anch’esso oggi alla sua seconda generazione, ha dimostrato capacità di visione dell’ASI, nonché competenze all’avanguardia dell’industria spaziale italiana. In questa corsa contro il tempo, l’enorme mole di dati che otteniamo grazie alle costellazioni satellitari di osservazione è, probabilmente, lo strumento scientifico più potente a disposizione, insieme alle tecnologie Digital Twin, e lo spazio è certamente un punto di osservazione privilegiato.
L’Italia ha ruolo di assoluto rilievo nell’osservazione e monitoraggio della Terra.
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L’esplorazione è scritta nel nostro DNA fin da quando Homo sapiens è partito dall’Africa alla conquista del Pianeta. Oggi la conquista riguarda lo spazio. Il coraggio e la capacità di innovare propria dell’Uomo si combinano però con gli eventi politici e le scelte dei governi. Questa storia potrebbe iniziare con Galileo, il primo a creare uno strumento e un metodo scientifico per l’esplorazione del cielo. Poi, all’inizio del Novecento, abbiamo i veri visionari: i pionieri dell’esplorazione spaziale, ossia Constantin Ciolkovskij in Unione Sovietica, Robert Goddard negli Stati Uniti e Hermann Oberth in Europa; inizia così l’avventura che ci ha portato alle conquiste degli ultimi sessant’anni. Alla base di ogni esplorazione c’è una trasgressione della cultura, l’essere umano non è mai pronto per l’avventura più estrema. Lo sono invece i protagonisti, con la loro capacità di vedere oltre e soprattutto di sostenere le loro idee. Prendiamo il caso di Oberth. La sua tesi di laurea era basata su teorie che vennero rigettate perché considerate fantasie. Non ne capirono l’innovazione e il fisico tedesco ne pubblicò un libro, divenuto un best seller nel 1923. Antesignano della missilistica e dell’astronautica, Oberth sarà addirittura il maestro di Werner von Braun, l’ideatore del Saturn V, il razzo che lanciò l’uomo sulla Luna. La nuova corsa allo spazio, rispetto al passato è giocata con regole molto diverse. Sebbene lo sviluppo militare sia alla base, è l’economia che dà una spinta formidabile. È difficile immaginare che oggi le agenzie spaziali possano finanziare l’esplorazione del cosmo, così, alcuni visionari come Musk e Bezos hanno trovato nel mondo economico l’impulso per un business spaziale. Anche il confronto e la competizione hanno ridato il via alla conquista dello spazio. Oggi per esempio la Cina è il contraltare dell’esplorazione occidentale. Con il rover Zhurong atterrato a maggio su Marte, la Cina ha sperimentato per la prima volta delle tecnologie di sbarco analoghe a quelle dello statunitense Perseverance. Un confronto eccezionale, una competizione giocata ad altissimo livello che certifica la Cina come grande potenza. Una storia del passato, dal tono straordinario e raccapricciante, lega i due Paesi. Lo scienziato cinese che negli anni Trenta realizzò i primi vettori spaziali, Qian Xuesen, divenne il primo collaboratore di Theodore von Kármán, il teorico dell’ingegneria spaziale e fondatore del Jet Propulsor Laboratory, il centro di ricerca e progettazione ancora finanziato dalla NASA. Tuttavia, alla fine degli anni Quaranta con l’avvento del Maccartismo che vedeva comunisti ovunque, venne additato come spia. Segregato agli arresti domiciliari e poi “barattato” con dei piloti americani, una volta tornato in Cina divenne l’iniziatore della tecnologia spaziale missilistica alla base della conquista dello spazio.
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ESPLORAZIONE SPAZIALE: UNA GRANDE AVVENTURA DELL’UOMO di Redazione ASI @ASI_spazio
Pubblichiamo un estratto dell’intervista di Francesco Rea a Giovanni Caprara, giornalista scientifico e autore di Breve storia dello spazio. Avventure e scoperte di uomini e robot, Salani Editore, 2021.
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SPACE FOR LIFE CREDIAMO NELLO SPAZIO COME NUOVO ORIZZONTE DELL’UMANITÀ PER COSTRUIRE UNA VITA SULLA TERRA MIGLIORE E SOSTENIBILE.
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