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GIUGNO 2019
Umanesimo spaziale Un nuovo linguaggio della scienza attraverso l’arte
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he First Man è stato l’ultimo, dal punto di vista temporale, degli appuntamenti dell’anno della terza edizione di #SpazioCinema. Un viaggio nel mondo del cinema con lo sguardo al cielo. Un cartellone che ha visto proiettare Gagarin, il primo nello spazio, mai stato al cinema come anche varrà per l’altro film russo dell’anno, Space Walker in programma a ottobre, un Blade Runner director cut restaurato, il documentario sulla fisica particellare Conversazioni Atomiche per citare alcuni titoli. Ospiti i critici cinematografici Marco Spagnoli e Paolo Di Reda che di volta in volta hanno affiancato personalità della scienza come Roberto Vittori, Fernando Ferroni, Roberto Cingolani ed altri ancora. #SpazioCinema mette insieme diverse esigenze: la voglia di comunicare la scienza in un modo diverso a un pubblico diverso, inserire la sede dell’Asi di Tor Vergata nel suo contesto urbano, far funzionare un auditorium grande e di qualità cinematografica come giustamente meritava. Quasi tre anni fa è nata questa scommessa che non voglio definire vinta, anzi c’è ancora molto da fare. Ma possiamo dirci contenti. Non solo per il numero costante di partecipazione, tra le 200 e le 300 persone mediamente, ma per il buon nome che si è fatto. Merito anche della partnership con il Giornale dello Spettacolo del gruppo Globalist, il cui supporto è stato fondamentale per creare una buona relazione con le diverse case di produzione/distribuzione e, in alcuni casi, con gli autori stessi. Anche grazie a questo #SpazioCinema è una realtà che travalica i confini della sede dell’Asi. L’accordo con le biblioteche di Roma e l’ottimo rapporto con il VI municipio, una zona non propriamente facile, tra Tor Bella Monaca e Romanina fino ai confini con Tivoli, ha dato vita ad Avvistamenti, rassegna cinematografica e letteraria che si svolge d’estate al parco Peppino Impastato in borgata Finocchio. Buona la prima, si fa la seconda. Quest’anno #SpazioCinema è anche a Matera, per presentare in anteprima il documentario dedicato a Rocco Petrone, un pioniere della conquista della Luna, di quelli restati a Terra, dalle origini lucane. Documentario realizzato da Marco Spagnoli, una delle colonne di #SpazioCinema, insieme al direttore del Giornale dello Spettacolo, Gianni Ci-
L’EDITORIALE
#SPAZIOCINEMA DA SCOMMESSA A REALTÀ di Francesco Rea @francescorea
«Non è una scommessa vinta, ma le premesse ci sono tutte»
priani. E sarà a l’Isola del Cinema, come viene ribattezzata ogni estate romana l’Isola Tiberina. Con Globalscience, la rivista on line e cartacea edita da Asi e Globalist, media partner. Insomma, non è una scommessa vinta, ma le premesse ci sono tutte. Serata da non perdere il 17 a Matera con il documentario su Rocco Petrone, personaggio simbolo dell’italianità nel programma Apollo, programma che sarà celebrato con Apollo 11 reloaded di Martux al Maxxi il 20 luglio, ma. Avvistamenti e Isola del Cinema ad agosto e inizi settembre. Per essere aggiornati usate il sito Asi.it o leggete Globalscience.it o iscrivetevi alla newsletter. E chissà che non ci sia anche qualche sorpresa ad attenderci.
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OMMARIO
N.16 - GIUGNO 2019
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“L’editoriale” DI FRANCESCO REA
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LO SPECIALE “Con Luca Parmitano oltre la Luna” “Nathan e Luca insieme sulla Iss” DI MANUELA PROIETTI “Per Rat-Man è Luna 2069” DI FULVIA CROCI
“Giocattoli a bordo della Iss” DI FABRIZIO ZUCCHINI “Beyond la web serie” DI PAOLO D’ANGELO “L’avventura marziana su Space Kids” DI FRANCESCO REA
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LA LUNA ITALIANA “Aspettando il 20 luglio” “Rocco Petrone dietro l’Apollo 11” DI MANUELA DI DIO “Come vivremo sulla Luna” DI SIMONE COLLINI “Reloading Apollo 11” DI ENRICO POTENZA “Il felice connubio tra Rock e Luna” DI SIMONE COLLINI
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“Il settore aerospaziale nel Lazio” DI REDAZIONE
“Il viaggio di Lia” DI DAVIDE CAMPARSI
“Caso Starlink: astronomi VS Elon Musk” DI FRANCESCO REA
“L’Isf fa tappa in Magna Grecia” DI FRANCESCO REA
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TESTATA GIORNALISTICA GRUPPO GLOBALIST Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 online www.asi.it - globalscience.it
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“Il NextSTEP nel futuro di TAS” DI REDAZIONE
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“Spazio ai libri” DI GIUSEPPINA PULCRANO
“La nuova conquista della Luna” DI GIULIA BONELLI
direttore responsabile Gianni Cipriani direttore Francesco Rea progetto grafico Paola Gaviraghi grafica Davide Coero Borga
coordinamento redazionale Manuela Proietti redazione ASI - Globalist pubblicità Paola Nardella redazione@globalscience.it
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Con Luca Parmitano oltre la Luna Quando questo numero di Globalscience, il 16°, sarà disponibile ai suoi lettori, Luca Parmitano sarà partito alla volta della Stazione spaziale internazionale. Lo avrà fatto a bordo di una Soyuz in un giorno che ha segnato la storia della conquista umana dello spazio, lo sbarco sulla Luna. Era il 20 luglio del 1969, è il 20 luglio 2019 il giorno della missione Beyond, sarà forse un 20 luglio 2024 quando l’uomo rimetterà piede sul suolo lunare. Ma al di là delle date, mai come oggi lo spazio è una realtà che ci comprende, non più distante, anzi sempre più vicina, più prossima, più facile. Sarà anche per questo che si moltiplicano le iniziative culturali, letterarie, cinematografiche piuttosto che musicali ad essa dedicate, molto spesso non meramente legate all’opportunità che una tale circostanza, come il cinquantenario dall’allunaggio, indubbiamente rappresenta. Non che non ve ne siano, anzi, ma quelle che qui vi racconteremo, parlandone con i protagonisti, colgono una sola opportunità: legare la propria creatività allo spazio, che sia Luna o altro. E allora non resta che augurarvi una buona lettura.
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Nathan Never nell’illustrazione di Sergio Giardo. Crediti: Sergio Bonelli Editore.
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A OTTOBRE IN EDICOLA E IN LIBRERIA
NATHAN E LUCA INSIEME SULLA ISS di Manuela Proietti @unamanus
In occasione della missione spaziale Beyond dell’astronauta Luca Parmitano, dall’incontro tra Sergio Bonelli Editore, Agenzia spaziale Italiana ed Agenzia spaziale europea, nasce un albo inedito di Nathan Never dal titolo Stazione spaziale internazionale. Il volume sarà presentato al Lucca Comics 2019 in ottobre. Ne abbiamo parlato con Antonio Serra, uno dei creatori del primo fumetto bonelliano di fantascienza. In quest’avventura Nathan Never, uomo del futuro, sarà catapultato nel nostro presente e sulla Iss incontrerà Luca Parmitano. Che rapporto avranno i due? La legge dello sceneggiatore dice: niente contrasto niente storia. Anche se in realtà non ci sarà un vero e proprio scontro. Ci sarà un pericolo e questo, oltre a creare tensione narrativa, farà nascere l’esigenza di lavorare insieme. Ma ora siamo vicini allo spoiler... Com’è stato l’incontro con Luca Parmitano? Abbiamo discusso con lui il soggetto della storia scritto da Bepi Vigna e ne è stato entusiasta. Luca ci ha dimostrato una passione per i fumetti e una conoscenza di Nathan Never commoventi. Un po’ di backstage. È stato un numero difficile? Più che difficile direi complesso. I personaggi dei fumetti hanno un aspetto estetico semplificato. L’incontro con figure che vengono dalla realtà è una sfida laboriosa, per questo abbiamo affidato le tavole a Sergio Giardo, un talento, abilissimo nel riprodurre le persone. La copertina del fumetto è già a bordo della Iss, recapitata con una capsula Cygnus il 17 aprile scorso. E quindi Nathan, alla fine, nello spazio c’è andato davvero. Quanto accaduto è straordinario. Quando abbiamo creato Nathan Never, una delle idee era quella di creare un personaggio che facesse da punto di riferimento nel suo genere. E ora il fatto di essere qui a parlarne con l’Agenzia spaziale italiana è un sogno che si realizza. Possiamo dire ok: ce l’abbiamo fatta.
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IL NUOVO FUMETTO DI LEO ORTOLANI
SULLA ISS UNA ACTION FIGURE DI LUCA PARMITANO
PER RAT-MAN È LUNA 2069
GIOCATTOLI A BORDO DELLA ISS
di Fulvia Croci @ASI_spazio
di Fabrizio Zucchini @wilsonivorymoon
Leo Ortolani, autore di Rat-Man, racconta l’ultima avventura del suo storico personaggio: Luna 2019.
Intervista ad Andrea Gallamozzi, responsabile marketing di Playmobil.
Al principio c’era la cultura pop. Diciamo che Jack Kirby, con le sue storie incredibili dei Fantastici Quattro, ha sicuramente alimentato la mia passione per lo spazio, che era tuttavia già ben presente fin dalla tenera età di nove anni, quando in televisione arrivò la serie Spazio: 1999. Io mi sono accontentato di fare a fumetti quelle storie, restando legato alla fantascienza e allo spazio per sempre.
Come nasce questa collaborazione con Asi? Luca Parmitano assumerà il comando della Stazione spaziale internazionale diventando il primo astronauta italiano comandante della Iss. Desideriamo cogliere l’occasione per celebrarlo con un progetto che crei e divulghi contenuti di qualità e cultura dello spazio per bambini e ragazzi. Con questo spirito, abbiamo sviluppato una collaborazione insieme ad Asi, Esa ed Edizioni Raffi. I lettori del nostro magazine scopriranno un’edizione speciale dedicata alla missione Beyond ricca di fumetti e giochi oltre ad un astronauta Playmobil in edizione molto speciale con tiratura limitata di 25.000 pezzi in esclusiva per il mercato italiano.
Cosa significa scrivere una storia in cui un personaggio come RatMan entra in contatto con il mondo spaziale? Quando si fa qualcosa che piace, non ci sono difficoltà. Ci sono cose nuoveda scoprire, aspetti della ricerca scientifica da studiare, e soprattutto c’è il sogno di proiettare tutte queste informazioni in un mondo a fumetti, dove Rat-Man possa vivere un’avventura meno ‘fanta’ e più scientifica. A volte mi concedo delle libertà creative, come quella di quella di mettere su di un razzo un astronauta dalle fattezze di Luca Parmitano, perché lo guidi a destinazione, con la stessa semplicità con cui si salirebbe su un’auto. Questa volta, Rat-Man è in realtà Mister Mask, un imprenditore che possiede un’agenzia spaziale avanzatissima, quindi non il supereroe che conosciamo, ma un sognatore che ha bisogno di un astronauta e farà di tutto per procurarsene uno. E adesso, cosa dobbiamo aspettarci da RatMan? Già con Paolo Nespoli e il volume C’è spazio per tutti, edito da Panini Comics, Rat-Man era volato in forma di libro sulla Iss, diventando così il primo fumetto al mondo ad andare nello spazio. La copertina del volume Luna 2069, in uscita stavolta per Feltrinelli Comics, è stata già inviata sulla Iss con il cargo partito in aprile. Ora è nelle mani del nostro Luca Parmitano, che partirà a luglio. Dopo un traguardo di questo genere, puntiamo decisamente Beyond. Forse su Marte. Chissà? Nel fumetto, l’unico limite è il foglio di carta.
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Il gioco può essere fonte di ispirazione per i ragazzi? Certamente. Playmobil stimola la fantasia e il comportamento sociale dei bambini mediante una sana giocabilità basata sulla creazione di infinite storie sempre nuove e originali. Ad esempio la linea Missione su Marte è ovviamente di natura fantasiosa oggi, anche se Marte sarà la prossima frontiera dell’esplorazione dello spazio. Leo Ortolani immagina per il suo Rat-Man un avventuroso futuro lunare.
Quali prodotti verranno realizzati per l’occasione? Sono stati realizzati due astronauti Playmobil customizzati ad hoc, trasportati sulla Iss con il lancio Northrop Grumman Cygnus NG-11. Uno di essi rappresenta Luca Parmitano con tutti i relativi loghi ufficiali, mentre l’altro personaggio rappresenta un astronauta Esa. Il personaggio di Luca Parmitano è già sulla Iss. State pensando a delle iniziative che vedranno coinvolti insieme dallo spazio l’astronauta e il suo alter ego? L’idea è utilizzare i personaggi Playmobil a bordo della Iss per mostrare l’importante lavoro effettuato dagli astronauti a bordo della Stazione.
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SCIENZA E HUMOR IN MICROGRAVITÀ
BEYOND LA WEB SERIE di Paolo D’Angelo @ASI_spazio
Una web serie dedicata allo spazio e ambientata nella Stazione Spaziale Internazionale con protagonista il nostro astronauta Luca Parmitano. 12 puntate per 12 pillole di umorismo e scienza senza perdere l’occasione di far conoscere le attività e gli esperimenti che gli astronauti compiono una volta arrivati in orbita. Regista della serie è Marcello Di Noto che si è immerso fin da subito con grande curiosità in questo argomento letteralmente “fuori dal mondo”. Ci facciamo raccontare come ha organizzato e vissuto le riprese effettuate in Germania esattamente a Colonia dove si trova il centro addestramento degli astronauti europei. È stata una esperienza davvero divertente e molto diversa da come ci aspettavamo. Luca è una persona sorprendente. Ad essere fin troppo sinceri prima di conoscerlo ci aspettavamo il tipico militare rigido e un po’ scostante. Siamo stati totalmente smentiti e possiamo anche dire che alla fine si sia “seriamente” divertito. Dove è stata girata la serie ? Questa è la cosa più bella. Abbiamo girato a Colonia, dove gli astronauti europei si addestrano prima delle missioni. Ci sono alcuni moduli spaziali “veri” ed è, per noi profani, una specie di parco giochi spaziale. Raccontaci di cosa tratta la serie. Raccontiamo in 12 brevi pillole da 2 minuti circa piccoli episodi di “quotidianità spaziale”. Rispondendo in modo semplice alle domande che molti di noi si fanno della vita in orbita sulla Iss. Cosa mangiano? Che tipo di lavoro fanno? Come passano il tempo libero? Come si lavano? Fanno palestra?. Come si intitola e dove e quando andrà in onda ? La serie si intitola Beyond come la missione. E sarà pubblicata online su “corriere.it”, poi immaginiamo una distribuzione internazionale su Amazon prime.
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avventura marziana di Luca Parmitano a fumetti che ha accompagnato Space Kids negli ultimi due anni diventerà un volume autonomo.
COLONY 36 DIVENTA SPECIAL DI BOMBER
L’AVVENTURA MARZIANA SU SPACE KIDS di Francesco Rea @francescorea
«È sorprendente osservare come i fumetti riescano in Italia a mantenere un rapporto con i lettori e a generare interesse e passione anche in un’epoca contrassegnata dal declino della carta stampata» Chi parla è Marco Iafrate giornalista, manager editoriale, autore, collezionista di fumetti, fondatore e direttore editoriale di Emmei srl. «Non ci riferiamo al fatto che strisce e balloon siano fruibili anche sui tablet, pensiamo invece proprio ai comic book cartacei. Le fiere specializzate, da Lucca a Napoli, da Milano a Roma, da Catania a Rimini sono frequentate da un sempre maggiore numero di persone, gli editori tradizionali di fumetti resistono con percentuali di diminuzione nelle vendite più basse di tutti gli altri segmenti dell’editoria e addirittura piccoli e medi nuovi editori si propongono nel mondo delle nuvole parlanti con originali iniziative». Ci racconti allora l’esperienza editoriale che la riguarda, vissuta con Asi. Encomiabile l’idea, a mio parere vincente, di diffondere e promuovere la cultura e l’informazione inerente il mondo della ricerca spaziale, sotto tutti i profili, ai giovani, utilizzando una rivista decisamente orientata all’edutainment. Insomma Asi ha deciso di parlare con i giovani avvicinandoli e affiancando del buon sano divertimento alle informazioni scientifiche inappuntabili dalla stessa Agenzia garantite.
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E come è arrivato in questo contesto il fumetto Colony 36? Dopo alcune intriganti stagioni editoriali è stata presa la decisione di arricchire il magazine Space Kids, in edicola con Natgeo kids, con l’inserimento del fumetto con un duplice obiettivo: rendere ancor più variegata la comunicazione verso i giovani utilizzando un mezzo di facile lettura e in grado di emozionare, proporre una bella avventura di fantascienza ma decisamente fondata su punti fermi realistici e fortemente probabili. In poche parole si è deciso di raccontare a fumetti come sarebbe avvenuta una ipotetica colonizzazione di Marte, l’affascinante Pianeta Rosso, da parte degli uomini. Colony 36 il titolo della storia a fumetti articolata in più episodi prima proposti nella rivista Space Kids e infine raccolti, con l’inedita conclusione, in un lussuoso comic book attualmente veicolato nelle edicole con la rivista Bomber (mensile della Panini dedicato ai giovani fra i 12 e i 18 anni) e poi a disposizione degli appassionati nelle prossime fiere del fumetto a partire da Lucca Comics dell’autunno 2019. Vi sono altri progetti nel cassetto... La considerazione che Asi riconosce al fumetto è confermata anche dal recente accordo organizzato da Emmei coinvolgendo l’editore Panini che pubblica in Italia il settimanale Topolino e le altre testate Disney. In autunno infatti arriveranno in edicola tre fumetti che racconteranno grandi, fantascientifiche avventure di Zio Paperone e famiglia liberamente ispirate a possibili scenari delle future imprese spaziali. Il divertimento è assicurato. Si tratta di operazioni divulgative, a mio modo di vedere, di grande spessore. E destinate a una platea decisamente ampia. A testimonianza che il buon fumetto resiste con grande dignità e che Asi sa davvero scegliere bene i partner con cui impegnarsi nella divulgazione.
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L’ITALIA SULLA LUNA ORA È UN FILM
ROCCO PETRONE DIETRO L’APOLLO 11 di Manuela Di Dio @ASI_spazio
Lanciò il primo uomo sulla Luna. Figlio di emigranti italiani, Rocco Petrone è stato direttore del programma Apollo della Nasa. Ora la sua storia è un film patrocinato dall’Asi, ispirato da un libro di Renato Cantore. Ne parliamo con il regista, Marco Spagnoli, tre volte candidato al David di Donatello. Rocco Petrone è stato uno dei protagonisti dell’avventura lunare. Perché hai deciso di fare un film su di lui? È una storia sorprendente che meritava di essere raccontata. Figlio di emigranti italiani, orfano sin da piccolo, allievo all’accademia di West Point, studente del Mit, Rocco Petrone si è distinto in un’America difficile entrando nel leggendario gruppo di ingegneri che fondarono il primo nucleo della Nasa. A 50 anni dall’allunaggio ci piace ricordare che nella bandiera piantata sulla Luna c’è anche una componente bianca rossa e verde con radici in Italia. Era soprannominato la “tigre di Cape Canaveral”. Cosa ti ha colpito di lui? La grande lucidità. I materiali inediti esaminati ritraggono un uomo consapevole e determinato. È stato direttore di lancio agli inizi, in tempi di Space Race, nella sfida tra Usa e Urss per la conquista dello Spazio, tenendo tutto sotto controllo con nervi sempre saldi. Sono qualità molto italiane. Solo in occasione del lancio dell’Apollo 13 il suo viso tradisce preoccupazione. A 50 anni dall’Apollo 11 Matera accoglie la prima del film; è un ritorno alle origini per una storia che parte proprio dalla Basilicata? La Basilicata è stata teatro della vita dei genitori di Rocco Petrone e della loro scelta di emigrare. Rocco, che ha voluto visitare la terra degli avi, è un emblema delle molte figure di origine italiana che si sono distinte all’estero per le azioni positive. La sua storia dimostra che con l’impegno e lo studio le avversità possono essere affrontate. Sembra una favola e invece è realtà.
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IL NUOVO FILM DI ALESSANDRA BONAVINA
COME VIVREMO SULLA LUNA di Simone Collini @ASI_spazio
«È come un film di fantascienza, nel quale però tutto quello che si vede è vero». Alessandra Bonavina ha terminato le riprese di “Lunar City” e ora è in fase di post-produzione. Dopo “Expedition”, il documentario dedicato alla Stazione spaziale internazionale, la regista e produttrice il prossimo autunno ci porta sulla Luna. «Dove torneremo non per compiere un piccolo passo, ma per rimanerci», dice citando la famosa frase pronunciata da Armstrong 50 anni fa. «Nel documentario, che sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconto però non il passato, bensì il futuro della Luna». E che forma avrà questo futuro? La forma di una colonia umana sulla superficie lunare: moduli abitativi, laboratori per gli esperimenti, siti di estrazione mineraria, basi di attracco e di lancio. La Nasa ha indicato il 2024 come data ufficiale del ritorno sulla Luna. Lunar city, tra l’altro, è sostenuto e patrocinato da Nasa e Asi. E tutto nasce da Expedition. Doveva essere un documentario unico per raccontare il dietro le quinte di una missione. Ha avuto un successo inaspettato e allora ho proposto all’Asi una trilogia. Secondo capitolo dunque: dove ha girato le immagini? Sono partita da cinque sedi della Nasa: il centro ricerche della California, Huston, le rampe di lancio in Florida, il centro di assemblaggio del nuovo razzo in Louisiana e poi Washington, dove ho intervistato il capo della Nasa.
Dal backstage di Lunar City, il nuovo docufilm di Alessandra Bonavina.
Città in cui ha girato in Italia? Torino, dove c’è una concentrazione di aziende aerospaziali, come Altec o Thales Alenia Space, che contribuiscono a valorizzare l’Italia nel mondo. Anticipazioni dal terzo capitolo della trilogia? Sarà un viaggio virtuale sul pianeta Marte, dalla partenza fino all’arrivo, utilizzando il materiale girato dal rover Curiosity. Quindi virtuale sì, ma con immagini vere.
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INTERVISTA A MARTUX_M
RELOADING APOLLO 11 di Enrico Potenza @ASI_spazio
Martux_M e Asi “ricaricano” l’Apollo 11 con un concerto audio-visivo che celebra i 50 anni dell’uomo sulla Luna. Come nasce questa tua nuova performance? Nasce da una commissione del Comune di Roma e Auditorium Parco della Musica. Una cosa bellissima perché fin da bambino sono stato affascinato dallo spazio e riflettendoci la mia musica è sempre stata influenzata da questo mondo. Questo progetto è un po’ come se mi avesse sempre aspettato. Un concerto-spettacolo per ripercorre le fasi dell’impresa compiuta dall’equipaggio dell’Apollo11. Può la musica farci rivivere quelle sensazioni? Lo credo fermamente. La musica ha un potere di rimando delle emozioni, ha dei richiami profondi sui sentimenti e sulle sensazioni. È stato proprio questo lo spirito che mi ha ispirato, trasporre sensazioni su un canale audio-visivo, con me ha funzionato e spero avvenga con tutti gli ascoltatori. Ci sono musiche che inevitabilmente ci fanno pensare allo spazio: Rocket Man di Elton John, Space Oddity di David Bowie e tante altre. Qual è la tua colonna sonora per sognare un viaggio fra le stelle? Il mio lavoro affonda le radici in questa musica, la rielabora in chiave elettronica e compone una colonna sonora che ci porta fra le stelle. Possibilmente verso una stella sconosciuta, un viaggio verso l’incognito. 20 luglio: il tuo concerto al Maxxi, una serata organizzata da Asi per i 50 anni dall’allunaggio, il lancio della missione Beyond di Luca Parmitano. In un incontro così significativo fra passato e futuro, cosa significa per te guardare oltre? Significa esplorare qualcosa che non ho mai visto, una nuova alba o nuova stella, superando tutto ciò che ci tiene ancorati a idee statiche. È ciò che ci ha portati a costruire una stazione spaziale e a guardare oltre il nostro pianeta.
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IL FELICE CONNUBIO TRA ROCK E LUNA
QUANDO FLY ME TO THE MOON SMISE DI ESSERE SOLTANTO UN SOGNO di Simone Collini @ASI_spazio
Lassù, a qualcosa come 384 mila chilometri di distanza, l’Apollo 11 è atterrato. Quaggiù radio e tv di tutto il mondo continuano la diretta. Passano oltre sei ore tra l’allunaggio e il momento in cui il portellone si apre, un astronauta di cui ormai tutti conoscono nome e cognome esce, mette piede sulla Luna. Quelle ore vanno riempite. E cosa s’inventano alla londinese Bbc? Chiamano un gruppo che ha iniziato a farsi conoscere nell’ambiente underground un paio d’anni prima con un album aperto sul lato A da una canzone intitolata Astronomy Domine e sul lato B dal brano Interstellar Overdrive. Si chiamano Pink Floyd. Non si fanno pregare. Arrivano negli studi della radio con i loro strumenti, gettano un’occhiata alle persone sedute al di là del vetro, esperti di ingegneria aerospaziale, aviazione, astrofisica. Quando quelli smettono di parlare ai microfoni, un tecnico del suono punta il dito verso le chitarre. E i Pink Floyd iniziano a suonare in diretta. Cinque minuti di strumentale ipnotico e rare voci campionate. Non è un pezzo indimenticabile. E infatti non è stato inserito in nessun album ufficiale. Né ha un titolo ufficiale. C’è chi lo chiama Moonhead, chi Trip on Mars. Ma quel giorno alla Bbc hanno visto giusto, perché il connubio tra musica e viaggi spaziali, soprattutto tra Rock e Luna, da allora ha prodotto brani schizzati in vetta alle classifiche e album passati alla storia. Basta guardare alla stagione dei concerti di quest’estate che segna il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio, per ricordarsene. Nick Mason, giusto per rimanere dalle parti dei Pink Floyd (è il batterista) un giorno si è detto: è un peccato che la gente ci conosca soltanto per la produzione successiva a The dark side of the Moon (giusto per rimanere in tema). Quindi ha messo su una band per rifare i pezzi di fine anni 60, inizio 70. E come apre i concerti? Proprio con quel furioso inseguimento di chitarre elettriche distorte che è Interstellar Overdrive. E poi? Mentre nei cinema è da poco passato il film biografico su Elton John, non a caso intitolato Rocketman, Thom Yorke è uscito da quella navicella che blocca il cielo - Decks dark - che forse sono diventati per lui i Radiohead e porta in giro la sua (ultima creatura) Anima. E intanto i Muse incendiano gli stadi con la loro Starlight, una canzone scritta ormai 13 anni fa quando quasi disperavano di trovare per la loro musica un varco nel mercato musicale e i buchi neri fagocitavano le loro speranze e aspettative. I buchi neri hanno popolato un gran quantità di canzoni prima ancora che si riuscisse a vederli in foto. Anche se purtroppo due grandi cantanti ci sono finiti dentro prematuramente. Come Chris Cornell, frontman dei Soundgarden che invocava straziante al cielo «black hole sun, won’t you come». O come David Bowie, l’uomo cosmico per antonomasia, caleidoscopico e inafferrabile. O, più semplicemente, l’uomo che cadde sulla Terra, che ci ha fatto conoscere la Space Oddity, dato voce agli Spiders from
«Il connubio fra Rock e Luna»
Mars, incarnato Ziggy Stardust e poi è volato via a cavallo di una Dark Star. Da che l’uomo ha messo piede sulla Luna l’unione di musica e spazio interstellare non ha fatto che rafforzarsi. Non che prima mancasse. Fly me to the Moon, portata al successo da Frank Sinatra nel ‘64, è stata scritta addirittura nel ’54. Ma dopo il ’69 è stata tutta un’altra musica. Portare qualcuno sulla Luna non era più un sogno irrealizzabile. Scienza e arte potevano andare a braccetto, realtà e fantascienza si scoprirono una cosa sola e la musica celebrò le nozze con rinnovato vigore, anno dopo anno, anche quando la Nasa interruppe le missioni dell’Apollo. Esagerato? Provate a immaginarvi questa scena: un chitarrista come Brian May (Queen), l’indimenticabile voce dei Genesis Peter Gabriel, un musicista e produttore come Brian Eno e altri chitarristi, gomito a gomito con astronauti che hanno preso parte alle spedizioni sulla Luna, compreso quel Buzz Aldrin conosciuto per essere stato il secondo uomo ad aver calpestato il suolo lunare, e premi Nobel vari. Fantascienza? Non proprio. È successo a Zurigo, al Festival Starmus ideato dall’astrofisico armeno-spagnolo Garik Iasraelian. Evidentemente, certe distanze sono più ridotte di quel che immaginiamo. E il linguaggio della musica sta lì a ricordarcelo.
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di Redazione @ASI_spazio
«L’unica regione in cui è presente l’intera filiera»
Il settore aerospaziale del Lazio è composto da università e centri di ricerca di fama mondiale, grandi imprese e unità produttive di proprietà di gruppi internazionali, ma anche da Pmi in grado di fornire componenti, servizi e supporto tecnico industriale. Composto da circa 250 aziende tra grandi, piccole e medie imprese con circa 23.500 addetti e con un fatturato annuo di oltre 5 miliardi (di cui 1,6 miliardi destinati all’export), da 10 primari organismi di ricerca e 5 università con 4 facoltà di ingegneria e circa 30 programmi universitari di formazione superiore, 3.000 tra professori universitari, ricercatori e altri specialisti coinvolti in attività di ricerca, il distretto spaziale del Lazio compete con successo, a livello internazionale, offrendo prodotti e competenze dalla ricerca alla pianificazione, dalla progettazione alla produzione e ai servizi. Nel Lazio sono presenti grandi gruppi di eccellenza internazionale nei settori elettronica, sensoristica, avionica, componentistica e materiali innovativi, “spazio” e applicazioni e servizi satellitari, ma l’85% del panorama imprenditoriale è costituito da realtà di piccole e medie dimensioni di subfornitura elettronica, Ict, materiali avanzati e servizi aeronautici e aeroportuali. Nei numerosi impianti esistenti si producono componenti dei lanciatori Ariane e Vega, satelliti, radar e sistemi di equipaggiamento per velivoli ed elicotteri. Il Lazio è l’unica regione italiana in cui è presente l’intera filiera aerospaziale, una peculiarità che crea un vantaggio competitivo a livello nazionale e internazionale. Il settore dimostra una grande capacità di cross-fertilization verso altre aree, di generare domanda di innovazione verso un indotto di Pmi e di intercettare potenziali risorse dal Public Procurement. La trasversalità tecnologica si evidenzia in particolare nei settori agricoltura, telecomunicazioni, beni culturali, smart cities, sanità. Tale trasversalità ha permesso al settore, anche in questi anni di severa crisi economica, di procedere in controtendenza appartenendo ai c.d. settori a “domanda globale dinamica” e riuscendo a contrastare debolezze quali la frammentazione industriale, la scarsa integrazione produttiva internazionale e la massa critica sui mercati internazionali. Occorre inoltre ricordare che nel Lazio sono presenti 9 aeroporti: tra questi, Fiumicino e Roma Ciampino costituiscono, per volume di movimenti di aeromobili, passeggeri e merci, il principale riferimento dell’intero sistema aeroportuale nazionale. Nel Lazio si registra, inoltre, un’elevata presenza di istituzioni di ricerca e innovazione di settore, anche privati e appartenenti a primari gruppi internazionali, supportati da una costante disponibilità di personale
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A Colleferro, nei laboratori Avio, dove si producono i lanciatori Vega e Ariane. Crediti: Fabrizio Giraldi.
Nicola Zingaretti Presidente della Regione Lazio «L’industria dell’aerospazio è uno dei nostri grandi punti di forza. Lo è perché il Lazio esprime realtà industriali di livello globale, insieme a un tessuto di piccole e medie imprese spesso all’avanguardia. Lo è perché ci sono qui grandi centri di ricerca, università e un grande patrimonio di talenti, soprattutto di giovani. E lo è anche perché in questo settore diversi attori pubblici, assieme alla Regione Lazio, hanno costruito negli anni una presenza stabile e radicata nel nostro territorio. A partire dai lavori di Luigi Broglio, dalla fondazione dell’Asi e dalla presenza dell’Esa, dall’attenzione che è stata sempre data a questa industria. «Noi siamo perfettamente consapevoli di questa storia e di questa responsabilità. E stiamo quindi dando il nostro contributo per liberare tutte le potenzialità del settore aerospaziale del Lazio, convogliando fondi europei, aiutando le startup e la ricerca, partecipando alla definizione della strategia nazionale. La nostra presenza a Le Bourget va letta in quest’ottica: come l’impegno di un’istituzione che riconosce la forza dell’industria dell’aerospazio nel futuro e che fa di tutto per aiutare i diversi attori a lavorare e crescere insieme. È questa la nostra sfida».
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altamente qualificato. Il territorio ospita inoltre le sedi generali dell’Agenzia spaziale italiana, dell’Enav (National Air Traffic Control Service Provider) e dell’Enac (la Authority di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell’aviazione civile in Italia) e dello European Space Research Institute dell’Agenzia spaziale europea. Nell’ambito del sistema della conoscenza del Dta del Lazio accanto agli organismi di ricerca e istituzionali sopra descritti, non va trascurato il ruolo primario a livello nazionale e l’ampio know-how, per lo sviluppo di tecnologie dual use, dei centri militari presenti nella regione che sono dedicati ad attività di ricerca e alla gestione di programmi aerospaziali quali ad esempio: Reparto sperimentale di volo, Centro interforze telerilevamento satellitare, il Comando C4 Difesa, il Reparto sperimentazioni di meteorologia aeronautica), il Segredifesa/Dna, il Centro alti studi per la Difesa e la Scuola delle trasmissioni e informatica. L’Unione europea, nella programmazione 2014-2020, ha dato alle regioni italiane un indirizzo per stabilire le strategie per una specializzazione intelligente, con l’obiettivo di far emergere le eccellenze dei rispettivi territori, con prospettive di successo sul mercato globale e per delineare le specializzazioni più adatte al loro potenziale di innovazione e disegnare percorsi di sostegno coerenti, focalizzati e selettivi. Tra gli obiettivi della Smart Specialisation Strategy (S3) della Regione Lazio, l’Aerospazio è una del-
Gian Paolo Manzella Ass. Sviluppo Economico Regione Lazio «Nell’industria aerospaziale c’è una delle nostre prospettive di sviluppo di maggiore interesse e uno degli ambiti in cui il Sistema Lazio può stare alla pari con qualunque altra regione nel mondo. «Il nostro compito di amministratori è far crescere questo ecosistema: dialogando con gli attori e anticipando problemi e opportunità, vedendo come altre regioni aiutano i loro distretti industirali e sostenendo la filiera a partire dalle piccole imprese e dalle startup specializzate. Lavorando a stretto contatto con Università e centri di ricerca sul territorio e poi facendo conoscere l’importanza di questo settore alla cittadinanza, iniziando dalle scuole di ogni ordine e grado. «Sono convinto che vada aumentata la consapevolezza delle nostre forze economiche e l’industria dell’Aerospazio è sicuramente una di queste».
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le sette Aree di Specializzazione (AdS), individuate come pilastri dell’innovazione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La Regione Lazio sostiene le startup e le imprese nella ricerca, nei test, nello sviluppo del business, nell’internazionalizzazione e nella cooperazione internazionale, anche nel quadro del programma operativo regionale Fesr 20142020. Nello specifico del settore, si tratta di azioni mirate attraverso politiche e supporto finanziario per i settori aerospaziale e della sicurezza nel quadro della strategia regionale di specializzazione intelligente (S3) e nello sviluppo di un’industria 4.0 altamente competitiva, gettando un ponte tra ricerca, impresa e mercato e unendo la comunità scientifica e le imprese per il trasferimento tecnologico. L’ambiente laziale è ulteriormente arricchito dal Competence Center “Cyber 4.0”, incentrato sulla sicurezza informatica e guidato dall’università Sapienza, con 37 partner industriali e scientifici. Il settore aerospaziale laziale svolge un ruolo di primo piano anche in progetti europei, quali: • Cosmo-SkyMed, uno dei sistemi satellitari più avanzati al mondo con molte applicazioni strategiche per il controllo ambientale e la gestione dei disastri naturali;
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«Ruolo di primo piano anche nei progetti europei»
Lanciatore Vega Esa (Agenzia spaziale europea), di cui il 65% realizzato nella provincia di Roma. Gli Spazi Attivi della Regione Lazio sono gli hub dell’innovazione regionale e rappresentano una delle 45 azioni cardine della programmazione 2014-2020 finanziata dai fondi Strutturali e di investimento europei (Sie) e da risorse regionali. Gestiti da Lazio Innova, società in house della Regione, gli Spazi Attivi sono 10 e distribuiti su tutto il territorio regionale. Forniscono informazioni sulle attività e sulle opportunità per lo sviluppo offerte dalla Regione Lazio, servizi di assistenza alle imprese nella preparazione dei bandi o delle proprie iniziative di investimento. In 7 di questi sono presenti inoltre i FabLab, laboratori digitali pensati per far avvicinare scuole e imprese alle tecnologie 3D (prototipazione). Gli Spazi Attivi sono anche incubatori, all’interno dei quali la Regione Lazio fornisce servizi di preincubazione, incubazione e associazione, supporto ai team imprenditoriali che hanno un modello di business validato e intendono avviare una startup. Tra questi, lo Spazio Attivo Roma Tecnopolo è dedicato principalmente all’aerospazio e concorre al successo regionale in questo settore, ospitando startup innovative e progetti d’impresa nella filiera delle applicazioni delle tecnologie spaziali. È anche un incubatore Esa BIC (Business Incubation Centre) Lazio, grazie all’accordo (Call Esa BIC Lazio) tra Regione Lazio, Agenzia spaziale europea e Agenzia spaziale italiana, all’interno del Programma di trasferimento tecnologico (Ttp) dell’Agenzia spaziale europea che ha l’obiettivo di facilitare l’uso di tecnologie e sistemi spaziali per applicazioni (prodotti e/o servizi) innovative commerciali per la vita di tutti i giorni, attraverso un programma di incubazione e supporto finanziario delle startup. E proprio alcune delle imprese laziali specializzate nel settore aerospaziale hanno partecipato al recente Salone di Le Bourget come ospiti nello stand della Regione Lazio. 18 eccellenze produttive di un territorio che fa sistema per portare all’estero un atout strategico del made in Italy. La Regione le ha accompagnate e sostenute nel percorso di internazionalizzazione, favorendo gli incontri B2B e i momenti di networking per consolidare il loro ruolo sui mercati esteri.
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l nostro spazio dedicato alla letteratura di fantascienza, a cura di Francesco Grasso. In questo numero presentiamo un racconto di Davide Camparsi.
RACCONTI DI FANTASCIENZA
IL VIAGGIO DI LIA
di Davide Camparsi
Tramonto sul Garda. La vecchia casa sul promontorio si affaccia verso il lago. Alle sue spalle, in questa sera d’estate, Verona sfrigola di vibranti luci elettriche. Nel cielo dell’imbrunire si scorgono rade stelle cadenti e la scia di qualche razzo-traghetto diretto alle cupole turistiche della Luna. Alzo la mano in un cenno di saluto che produce una risata starnazzante al mio fianco. Sorrido anch’io. Nonostante tutto, certe cose non cambiano mai: sopravvivono ai viaggi più improbabili. Scuoto il capo, avverto una smorfia involontaria incresparmi il viso. Anche quello attraverso la memoria è una sorta di viaggio e stasera mi sento particolarmente incline ad affrontarlo. Odoro l’aria, contemplo il paesaggio, riconosco con affetto i profili familiari... e quelli mutati in modo inaspettato. O dalle nostre ostinazioni. Mi sfugge un sospiro turbato e nostalgico, di tempi all’apparenza più semplici, di facili entusiasmi e amori feroci. All’inizio degli anni ’80, proprio in questa casa, attraverso un vecchio televisore a tubo catodico in bianco e nero, mia sorella Lia e io ci eravamo sciroppati tutte le puntate e le innumerevoli repliche di Star Trek, la serie sui viaggi spaziali dell’astronave Enterprise. Credo che fu quella frase, ripetuta in apertura a ogni episodio, a catturare per sempre la nostra immaginazione. Spazio: ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima... Mia sorella ne rimase conquistata. Io mi sono accon-
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Leonard Nimoy, indimenticabile volto del dottor Spock nella serie televisiva Star Trek.
tentato di diventare un autore di racconti fantastici. A pensarci bene, vi è più di un’analogia con l’immensità del firmamento e i misteri meravigliosi che potrebbe racchiudere. Come la scrittura, lo spazio contiene possibilità. Ma ho accennato a mia sorella. Questa storia parla soprattutto di lei. Lia era quella davvero in gamba, in famiglia. Anzi, non ho difficoltà ad ammettere che il suo talento lambisse il genio. Sull’onda delle proprie passioni adolescenziali, si era iscritta alla Normale Superiore di Pisa proprio nei primi anni ’90, quando si scoprì che una coppia di particelle correlate poteva essere usata per teletrasportare uno stato quantistico da una posizione a un’altra. Durante il processo, la materia nella posizione del mittente perdeva la propria struttura, trasmettendola alla materia non strutturata nella posizione del destinatario. Nel 1997, quando Danilo Boschi all’Università della Sapienza di Roma riuscì nell’impresa di realizzare il primo teletrasporto quantistico, Lia faceva parte dell’equipe. Come poteva essere altrimenti? Star Trek, ricordate? In seguito, si trasferì in America dove si fece un nome nel campo della comunicazione sulle grandi distanze grazie alla progettazione di ripetitori quantistici spaziali. Nonostante il successo, le rimasero però un paio di crucci. Ampliare l’utilizzo del teletrasporto dal campo quantistico a quello esperibile, ossia trasferire materia e non solo stati quantici, proprio come accadeva nella serie televisiva, e superare i limiti del no-cloning quantistico, che prevede che il trasferimento non crei una copia dello stato quantistico originale distrutto nel processo. Poco a poco, però, il tormento si trasformò in un’ossessione dapprima sottile, poi sempre più ingombrante. Capitava che non ricevessi sue notizie per intere settimane, a volte mesi e, quando mi ricontattava, la sua voce appariva stanca o irritata. Soprattutto strana. In perenne equilibrio tra un’esaltazione trattenuta e preoccupante paranoia. La ascoltavo lamentarsi dei fondi che mancavano, della burocrazia asfissiante, dei vicoli ciechi che percorreva nella ricerca e dell’inadeguatezza dei colleghi. Di rado mi contattava in video, forse
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perché, quando accadeva, la mia espressione sconcertata doveva turbare anche lei. Ci stavamo allontanando l’un l’altra come satelliti sbalzati fuori dalle proprie orbite, e non avevo idea di come aiutarci. La notizia che cambiò quello stato di cose giunse inaspettata, ridando speranza a entrambi. Approfittai del suo entusiasmo per invitarla di nuovo a casa, prima della partenza. Per riabbracciarla con affetto, senza tuttavia poter fare a meno di notare la carne sempre più sottile sotto le mie dita. Ricordo che fu una bella giornata, proprio come stasera, e che guardammo insieme un paio di puntate della serie in ricordo di tempi più spensierati. Tornando a viaggiare con James Tiberius Kirk e il vulcaniano Spock ai confini di galassie di celluloide; ridendo di effetti speciali che ai nostri occhi adulti rivelavano ormai tutta la loro arretratezza artigiana. Al termine della proiezione, tuttavia, Lia insistette per installare anche qui un prototipo di ricevitore a cui stava lavorando. Stava facendo progressi, mi confidò, cauta e sospettosa, ma incapace di trattenersi. Appariva più nervosa del solito, se possibile, ma eccitata. La settimana successiva si trasferì in uno dei nuovi laboratori sulla Luna, di cui la Cina aveva iniziato la colonizzazione, decisa a portare avanti tecnologie sempre più all’avanguardia. Fu l’ultima volta che la vidi di persona. Ricevetti la sua prima trasmissione sei mesi più tardi. La trovai al centro del ricevitore, un mattino, nella stanza che uso come studio e per la scrittura: una conchiglia minuscola, ma strana, dalle spirali contorte su se stesse in modi grotteschi, raccapriccianti. La fissai a lungo, in silenzio, lo stomaco a rovescio, pensando a quel che stava combinando mia sorella, lassù, sulla Luna. Lontana da tutti, sola con le sue ossessioni. Poi arrivò il ragno. Quella cosa che doveva essere un ragno ma era solo un coacervo di zampe seminate alla rinfusa sull’opistosoma invece che sul cefalotorace, dove avrebbero dovuto trovarsi. E il topo, Gesù... Lo sogno ancora la notte, quel topo. Quando mi vide, la bestiola cercò di trascinarsi verso di me, squittendo stridula, riuscendo solo ad accasciarsi sul fianco sgonfio, glabro, spirando l’istante successivo. Diversi organi ‘interni’ sparpagliati tutt’intorno.
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«L’altra Lia mi si stringe accanto, in cerca di calore»
Andò avanti così per quasi un anno. Fino al giorno dell’incidente, quando il laboratorio di Lia ebbe quel guasto fatale al sistema di ventilazione. La mattina in cui persi davvero mia sorella e udii i passi in cucina. Goffi, sperduti. Che anticipavano spaventate lacrime infantili. ··· Osserviamo per qualche istante i razzi fare la spola verso la Luna. L’anno prossimo dovrebbero finalmente inaugurare anche il programma turistico marziano. La sera è calata. Sistemo il proiettore verso la parete bianca della casa e lo accendo. La puntata inizia con la solita frase ormai nostalgica, accompagnato da un battito di mani entusiasta, che mi riporta indietro di cent’anni e mi stringe il cuore. Ma per altri motivi. Spazio: ultima frontiera… William Shatner sorride sardonico e Leonard Nimoy ci saluta impassibile con il caratteristico gesto delle dita divaricate, augurandoci lunga vita e prosperità. L’altra Lia, l’altra mia sorella, cerca di imitarlo, con difficoltà. Le dita della mano destra sono fuse a coppia, contorte. L’unico occhio azzurro spalancato per lo sforzo. La guardo. In quel cielo d’iride sgorgo un bagliore dell’antico acume ma, soprattutto, pace. Una quiete che commuove fin nell’intimo e che mi dona qualcosa che credevo ormai perduto: serenità. Mentre la puntata si avvia alla conclusione, l’altra Lia mi si stringe accanto, in cerca di calore, blaterando spericolati ciangottii senza senso. Torno a guardarla, meravigliandomi ancora una volta del viaggio compiuto per tornare da me. È un miracolo sbilenco, ma comunque un miracolo. Il mio. L’abbraccio di nuovo stringendola più vicino, con tenerezza. La bacio piano sulla fronte sudata. Nella luce elettrica che illumina la vecchia casa, i suoi capelli dorati mandano effimeri lampi che confondono tutte le infinite stelle di sopra. Davide Camparsi, 49 anni, vive a Verona, dove lavora come architetto. Ha pubblicato una trentina tra racconti e novelle in varie antologie di fantascienza e fantasy.
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lon Musk, patron di SpaceX, ha letteralmente terrorizzato chi fa astronomia da terra e grandi enti hanno lanciato un appello contro la minaccia “Starlink”. Già, perché a terrorizzare gli astronomi di tutto il mondo è stato l’annuncio di Elon Musk che avrebbe messo in orbita con i suoi razzi la costellazione Starlink composta di 67 satelliti da posizionarsi in orbita bassa e destinata a globalizzare internet. Del perché questo rappresenti una minaccia per l’astronomia da terra ne parliamo con Lucio Angelo Antonelli Direttore dell’Inaf - Osservatorio Astronomico di Roma. Il problema è oggettivamente concreto. Ha fatto eco l’immagina astronomica circolata anche sui social dove si vedono le strisce dei satelliti in formazione mentre si muovono per andare a collocarsi nella propria orbita. Un’immagine decisamente rovinata dal punto di vista astronomico e dà l’idea che esiste un problema oggettivo. Il progetto di Elon Musk è imponente, e purtroppo non è l’unico. Sia Google che Amazon voglio crearsi la loro costellazione. Esistono almeno 5/6 progetti per costellazioni in orbita bassa, circa 500km, con numeri impressionanti, si parla di 10-12mila piccoli satelliti. Assai di più di quelli attualmente in orbita. Una componente importante che ha inoltre l’obiettivo di coprire capillarmente il globo per permettere la trasmissione dati di internet, con effetti che potete immaginare.
INTERVISTA A LUCIO ANGELO ANTONELLI
IL CASO STARLINK: ASTRONOMI vs ELON MUSK
Qual è stato il vostro grido di allarme? L’astronomia mondiale ha investito e sta investendo da alcuni anni ingenti somme per progetti avveniristici dal punto di vista astro-
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di Francesco Rea @francescorea
nomico, per andare ad indagare sempre più profondamente il cosmo, sia nella banda del radio che dell’ottico. Quelle che si possono fare da terra, perché altre bande elettromagnetiche possono essere studiate solo dallo spazio e per loro il problema non sussiste.
Insomma mega progetti come E-Elt, European - Extremely large telescope o lo Square kilometer array, solo per citare i due più famosi, rischiano di essere vanificati? Certamente sì, ma ce ne è un altro, un progetto che si chiama Lsst che rischia di essere enormemente penalizzato. Il Large Synoptic Survey Telescope (LSST), in costruzione sulla vetta del Cerro Pachón in Cile, sarà operativo a partire dal 2022.
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nale degli Astronomi non chiede lo stop dei satelliti, quanto che la realtà spaziale e quella dell’astronomia da terra si parlino perché i due aspetti convivano piuttosto che confliggere.
Promette di essere un’inarrestabile macchina per l’astronomia, quella che sia chiama astronomia transiente. in grado di scandagliare 10.000 gradi quadrati di cielo in tre notti e di farlo per dieci anni di seguito. Produrrà alla fine qualcosa come 500 petabyte di immagini fornendo una mappatura completa del cielo. Uno strumento come questo rischierà di subire terribilmente l’incremento dei satelliti in orbita bassa.
Starlink è una costellazione di 67 satelliti. Crediti: SpaceX.
Quale è stata la reazione di Elon Musk al vostro grido d’allarme? La reazione iniziale è stata l’invito a che facessimo astronomia dallo spazio, come se non fosse già così. Ma non è la stessa cosa. In orbita non puoi inviare un telescopio che abbia una parabola di 38 metri come l’E-Elt. Né tanto meno i 1500 radiotelescopi di Ska. Una battuta ingenua di un appassionato dello spazio che pensa che con lo spazio si risolva tutto. L’appello lanciato dall’Unione Internazio-
Mi devo levare una curiosità. Si parla della Luna, di un ritorno umano questa volta per restarci. Non è ipotizzabile che sulla sua superficie si possano costruire telescopi tipo terrestri? Si in effetti si potrebbe fare. Sulla Luna non c’è atmosfera, non avremmo la luce del Sole se non il riverbero proveniente dalla Terra, quindi maggiore tempo di osservazione. Certo non possiamo immaginarci Ska o E-Elt, ma un Vlt o un Lbt sarebbero sicuramente possibili. E tutto quello che possiamo portare fuori dall’atmosfera terrestre avrebbe un indubbio vantaggio. Certo il rapporto costi/benefici rimane fondamentale.
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QUARTA EDIZIONE DEL VERTICE PROMOSSO DA ASI
L’INTERNATIONAL SPACE FORUM FA TAPPA IN MAGNA GRECIA di Francesco Rea @francescorea
International Space Forum - The Mediterranean Chapter - è la quarta edizione dell’iniziativa internazionale lanciata nel 2016, dall’Agenzia Spaziale Italiana. La prima edizione si è svolta a Trento, in Italia, il 24 ottobre 2016, e ha portato all’adozione della Dichiarazione Spaziale di Trento. La seconda edizione si è svolta a Nairobi, in Kenya, ed è stata dedicata al continente africano (The African Chapter), mentre la terza edizione si è svolta a Buenos Aires ed è stata dedicata all’America Latina e ai Caraibi (The Latin America and Carabbean chapter). L’Isf 2019, organizzato da Iaf, Asi e Università Mediterranea di Reggio Calabria, con il relativo supporto dell’amministrazione locale e del Comitato organizzativo locale, è rivolto ai ministri dell’Istruzione, della Scienza, della Ricerca, delle Autorità Spaziali e delle istituzioni scientifiche e accademiche della regione mediterranea, nonché ai capi delle agenzie spaziali e ai rappresentanti delle organizzazioni spaziali internazionali. Le istituzioni scientifiche e accademiche possiedono un immenso serbatoio di conoscenza e talenti umani e la loro presenza diffusa in tutto il mondo e la forte propensione alla cooperazione e alla condivisione delle conoscenze possono contribuire alla ricerca di soluzioni spaziali migliori per le sfide globali e regionali. Ci si aspetta che ciò accresca il flusso di conoscenza dello spazio e la creazione di capacità nelle discipline spaziali, nonché le possibilità di trovare soluzioni spaziali per rispondere meglio alle esigenze del Mediterraneo. L’Isf 2019 a Reggio Calabria ha l’obiettivo di alimentare fruttuosi confronti dialettici tra i ministri e le autorità della regione mediterranea sull’opportunità di intraprendere azioni comuni e lanciare iniziative
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«Edizione dedicata al tema Mediterraneo»
congiunte per aumentare la partecipazione delle loro istituzioni scientifiche e accademiche nelle attività spaziali per contribuire a soddisfare le esigenze delle popolazioni mediterranee e sviluppare le loro capacità e abilità. Diversi i temi in agenda: migliorare le capacità di sorveglianza marittima della regione mediterranea attraverso i sistemi satellitari; promuovere progetti spaziali comuni; implementare una piattaforma per lo scambio rapido di informazioni per aumentare la sicurezza e la stabilità nell’area; portare la comunità dell’economia blu e la comunità spaziale insieme; promuovere l’uso della tecnologia spaziale tra attori pubblici e privati che si occupano del Mar Mediterraneo; promuovere lo sviluppo di capacità spaziali nella regione mediterranea; espandere la cooperazione scientifica e accademica nel campo spaziale come fattore chiave nella promozione dello sviluppo sociale, economico, culturale e sostenibile.
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di Redazione @ASI_spazio
«Il banco di prova sarà intorno lo spazio cislunare»
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Il prossimo passo verso il volo spaziale umano consiste nello sviluppo di competenze nell’ambito dell’esplorazione dello spazio profondo per estendere l’utilizzo delle strutture sviluppate anche in altre missioni di lunga durata. La reale novità è che questa strategia spaziale si baserà sempre più su un modello di partnership pubblico-privato. Banco di prova sarà lo spazio cislunare, con la nuova infrastruttura del Lunar Orbital Platform - Gateway (LOP-G) che asservirà le missioni di ritorno sulla superficie del nostro satellite, in accordo al nuovo piano americano del “Boot on the Moon 2024”. Thales Alenia Space, grazie ad un know-how consolidato ed alle competenze acquisite nella realizzazione dei moduli pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale, fornirà valore aggiunto ai partners statunitensi proponendo soluzioni progettuali solide e valide per la nuova generazione di moduli per l’esplorazione. L’Agenzia statunitense Nasa e quella Italiana hanno avviato un dialogo su possibili scenari di cooperazione nella futura esplorazione. Allo stesso tempo, sulla base delle cooperazioni intraprese dalle aziende statunitensi con Thales Alenia Space in ambito NextSTEP, continua e si intensifica il dialogo a livello industriale per il coinvolgimento di Thales Alenia Space nel procurement degli elementi del Gateway cislunare, in particolare gli elementi abitativi e logistici. Una parte importante della strategia Nasa è stimolare l’industria commerciale dello spazio, incentivandone le potenzialità commerciali attraverso partnership per fornire capacità di missione. Thales Alenia Space ha collaborato in questo ambito, sin dall’inizio del Programma NextSTEP, a fianco di due delle società statunitensi selezionate, Orbital-ATK (ora Northrop Grumman) e Lockheed Martin. Per Next STEP2, si è quindi aggiunto un terzo contratto con Boeing. Il supporto di Thales Alenia Space si è concentrato principalmente nella definizione ingegneristica, complementata da elementi di sviluppo e pianificazione, di un elemento chiave essenziale dell’infrastruttura cislunare, il modulo habitat, ma con potenziali contributi aggiuntivi in termini di architettura di un gateway generale dello spazio profondo e di altri elementi, quali i moduli logistici e la camera di compensazione. Sulla base di questo, Thales Alenia Space è stata poi coinvolta dalle tre aziende statunitensi nella fornitura di elementi addizionali tecnici e programmatici preparatori alle richieste di informazioni e/o proposte che la Nasa sta emettendo per il Gateway verso l’industria americana. Questo tipo di supporto permetterà a Thales Alenia Space di capitalizzare l’esperienza e le conoscenze conseguite sia nel settore dei trasporti che dell’esplorazione dello spazio, spaziando dalla configurazione complessiva del modulo, alle strutture, alla protezione dalle radiazioni e dai micrometeoriti, al controllo termico fino ai più generali aspetti dei sistemi essenziali per la definizione tecnica di tali moduli.
WE BRING A NEW DIMENSION TO YOUR HORIZONS
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Crediti: L’uomo che comprò la Luna di Paolo Zucca, Indigo Film 2018.
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A 50 anni dal primo allunaggio, gli attori spaziali sono cambiati. Tanto da mettere in discussione il diritto internazionale in materia di conquista spaziale. E se il nostro satellite diventasse proprietà privata? È lo scenario immaginato da L’uomo che comprò la Luna, film di Paolo Zucca del 2018 riproposto nelle sale italiane a luglio, in occasione del 50esimo anniversario del primo allunaggio. Mezzo secolo fa, mettere piede sulla Luna significava prima di tutto vincere una grande sfida. Quando il presidente John Kennedy, nel 1961, chiese al Congresso l’approvazione del programma Apollo, puntava a portare a termine quello che definì “il progetto spaziale più impressionante per l’umanità”. Kennedy fu assassinato prima di veder realizzato quel sogno, ma il 20 luglio 1969 il mondo intero seguì col fiato sospeso lo sbarco di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sul nostro satellite. Era l’inizio di una nuova era di esplorazione spaziale. Oggi la Luna sta tornando al centro di un piano di conquista: protagonisti sono ancora una volta gli Stati Uniti, che puntano a tornare sul nostro satellite entro il 2024. Questa volta per restare. Eppure in questi 50 anni tutto è cambiato. La corsa alla Luna 2.0 non è più il progetto individuale di una superpotenza, ma uno sforzo internazionale che vede la partecipazione di tutte le principali agenzie spaziali. E soprattutto, di una serie di nuovi attori nel panorama spaziale: le aziende private. Tornare sulla Luna oggi significa anche e soprattutto esplorare nuovi mercati e, in ultima battuta, monetizzare lo spazio. In questa cornice, sembra che i principi base del diritto internazionale aerospaziale non siano più applicabili in modo univoco. Al momento l’utilizzo dello spazio extra-atmosferico è regolato dall’Outer Space Treaty del ’67, che vede 109 stati firmatari, Stati Uniti compresi. In base a questo trattato, la Luna e tutti gli altri corpi celesti sono considerati “patrimonio comune dell’umanità”: il che impedirebbe il loro sfruttamento a scopi commerciali. Ma tutto potrebbe cambiare a breve e già se ne disccute a livello internazionale. Comprare la Luna, per quanto resti uno scenario fantasioso, sembra oggi meno improbabile rispetto a 50 anni fa.
Regista e sceneggiatore, Paolo Zucca vive tra la Sardegna e Roma. L’uomo che comprò la Luna, ambientato nella sua terra di origine, è il suo secondo film. Ha iniziato a pensare a questa storia circa 15 anni fa, dopo aver letto la vicenda di Dannis Hope, un signore americano che si è arricchito vendendo su internet pezzi di Luna. È nata così l’idea del film? Io abito a S’Archittu, in una zona della Sardegna nota per la presenza di crateri calcarei, che ricordano quelli del nostro satellite. Mi sono infastiMOON FOR SALE dito: Hope avrebbe dovuto chiedere il permesso a noi abitanti prima di vendere la Luna. Ho iniziato a ragionare su questo “conflitto sardo-americano”, pensando in particolare al problema della proprietà della Luna. La svolta è arrivata legdi Giulia Bonelli @giulia_bonelli gendo un trattato di Tito Ballarino, Diritto aeronautico e spaziale, che mi ha suggerito le risposte che cercavo. In questo modo è nata la cornice del film. Un sardo esercita l’usucapione della Luna come privato cittadino e non come nazione, dimostrando l’uso effettivo del bene: lui è sia un pescatore, che sfrutta le maree, sia un poeta, che trae ispirazione dalla Luna per le sue poesie.
LA NUOVA CONQUISTA DELLA LUNA
«Tornare sulla Luna significa anche monetizzare lo spazio»
Un affronto inaccettabile per gli Stati Uniti. Esattamente. E infatti nella mia lettura gli americani appaiono come i nemici, che pensano di possedere la Luna per averci piantato la bandiera. Quando la notizia dell’acquisto della Luna arriva alle orecchie di un’agenzia per la sicurezza atlantica, viene reclutato l’agente segreto Gavino Zoccheddu, un soldato che agisce sotto falso nome di Kevin Pirelli e ha un marcato accento milanese. Un altro sardo, dunque. Kevin compie un viaggio di riappropriazione della sua identità attraverso tre fasi. Prima negando tutto, poi accettando meccanicamente le sue origini e trasformandosi in una macchietta, con fucile e coppola. Infine diventa un uomo libero: lo lasciamo con una camicia hawaiana che gli è stata prestata da un pescatore. global science - 33
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EDIZIONI LA NAVE DI TESEO
EDIZIONI IL MULINO
LO SPAZIO VISTO DA BATTISTON
UN RACCONTO LUNARE ROCK di Giuseppina Pulcrano @jupulcra
di Giuseppina Pulcrano @jupulcra
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Fare spazio. I miei anni all’Agenzia spaziale italiana di Roberto Battiston è il racconto in 249 pagine di un’esperienza vissuta quasi in apnea per la passione, la dedizione, la tenacia con la quale il professore di fisica sperimentale di Trento, tra i maggior esperti di raggi cosmici, affronta nel 2014 il nuovo incarico che gli viene affidato: la presidenza dell’Asi. Anni di duro lavoro, raggiunti gli obiettivi, riconquistata la fiducia internazionale, opacizzata da polemiche e azioni giudiziarie ancora non risolte del tutto, per Battiston la revoca dell’incarico da presidente dell’Asi è inaspettata. Il libro, che si articola in dodici capitoli, parte dalla rimozione dal suo incarico per spoils system. Coglie così l’occasione per parlare con stile discorsivo dell’avventura vissuta in Asi, un ente finito sulle prime pagine dei giornali per una grave crisi istituzionale. Il racconto si snoda attraverso diverse tematiche, dallo spazio nazionale a quello europeo, dalla Space Diplomacy alla Space Economy, tematiche dell’agire in questo settore che Roberto Battiston narra dal suo personalissimo punto di vista. Una visione che, se in parte condivisibile, è pur sempre soggettiva. Roberto Battiston, pur con tutti i pregi che ha avuto come Presidente, racconta di una Agenzia Spaziale Italiana che conosceva parzialmente perché vista sempre con gli occhi di un entourage ristretto. Il pregio dell’opera, una volta compreso il quadro narrativo, è una modalità espressiva nuova, il racconto, come a tavola tra amici, di un’esperienza vissuta.
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«Un legame profondo quello tra la Terra e la Luna, caso unico nel Sistema solare»
Luna Nuova. Tra mito e scienza dalle eclissi alle basi lunari di Ettore Perozzi scritto per la società editrice il Mulino, racconta di un’attrazione fatale, quella che lega la Terra e la Luna in un avvolgente orbitare. Un’attrazione che durante le eclissi tiene sospesa tutta la natura. Eppure, come spesso accade le attrazioni provocano anche un lento ma inesorabile allontanamento. Un racconto “rock” perché audace, disinvolto e appassionato. Uno stile che conferma la poliedrica capacità di Ettore Perozzi di passare dai racconti per ragazzi a quelli per adulti non perdendo mai di vista rigore scientifico e leggerezza narrativa. Scrive delle prime osservazioni degli antichi Caldei accaniti osservatori del cielo, e ripercorre le imprese umane di conquista del satellite naturale, grazie alle osservazioni che hanno permesso di conoscere i puntuali moti lunari tra Terra e Sole. E se i Caldei che 3.000 anni fa, con appunti cuneiformi trascritti su tavolette di argilla, annotavano che le eclissi avvenivano ogni 18 anni e 11 giorni iniziando l’era dei primi calendari, non manca in Luna Nuova la descrizione di quel meccanismo regolare che è il Saros, un complesso gioco di interazioni gravitazionali tra Sole, Terra e Luna. Ma è nel capitolo i Fanatici lunatici che l’autore coglie e sottolinea il legame profondo tra la Terra e la Luna, un caso unico nel Sistema solare. Diversi i paragoni con altre lune di altri pianeti ma la nostra luna declina le anomalie legate a doppio filo alla storia del nostro pianeta.
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