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Global Science n. 22 - Tesla modello Crew Dragon

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GIUGNO 2020

Tesla modello Crew Dragon La navetta di Elon Musk riporta gli Usa sulla Iss insieme alla sua idea di futuro


L

o scorso 30 maggio abbiamo assistito, dopo 9 anni, al ritorno del volo umano nello spazio dal territorio degli Stati Uniti. Un evento estremamente importante per gli Usa e la Nasa, ma un evento epocale per la storia della conquista spaziale. Perché si è inaugurato anche il primo crew commercial launch, il primo lancio umano commerciale. Un vero cambio di paradigma. Per intenderci: anche il Saturno V e l’Apollo 11, che hanno portato per la prima volta l’uomo sulla Luna, sono stati realizzati da aziende statunitensi, proprio come il Falcon Heavy e la Crew Dragon, ma i primi erano di proprietà Nasa, questi ultimi (e sta qui il cambio di paradigma) appartengono ad aziende che agiscono come fornitori esterni. Per capirci, il Freccia Rossa lo fa la Fiat ma per noi è Ferrovie dello Stato. Il Saturno V lo faceva la Boeing, ma l’abbiamo sempre considerato Nasa. Perché tutti gli oneri, tutti i rischi di impresa se li sono presi FS per il Freccia Rossa e Nasa per il Saturno V. Per il Falcon e la Crew Dragon è il contrario. Ci sono un bando, una richiesta di servizi, un appalto. E la società appaltante ha un dovere: mantenere gli impegni contrattuali. Che lo faccia in attivo o in perdita. Un cambio di mentalità epocale. Ora che cosa ha portato a questo cambio di approccio? Il fatto che lo spazio, ieri frontiera tecnologica e scientifica, è diventato un settore finanziario e commerciale forse acerbo ma dalle grandissime potenzialità. Per dare una idea di questo, nelle ultime settimane la SpaceX è tornata due volte sulla rampa di lancio con un proprio Falcon per proseguire nella costruzione della infrastruttura di minisatelliti per internet Spacelink, ha effettuato il lancio della crew Dragon, ha riportato sano e salvo a terra tre volte consecutivamente il primo stadio del Falcon, mentre nel frattempo testava i motori del nuovo razzo Interceptor. Il tempo è denaro! Ed Elon Musk non ha assolutamente tempo da perdere. Come non ce lo hanno i finanziatori della Axiom e del suo progetto, una Stazione Spaziale Commerciale, la prima della storia. I loro primi moduli, una versione luxury della Iss, si agganceranno nel 2024 alla Stazione spaziale internazionale (Iss), al nodo 2 in particolare, come sottolineerò più avanti. Creeranno, così, un’area che amplierà il volume utilizzabile ed abitabile della Iss e, successivamente, potranno operare come una stazione spaziale commerciale autonoma, quando le agenzie spaziali che hanno dato vita alla Iss alla fine dello scorso secolo la lasceranno affondare come una portaerei che ha compiuto degnamente il suo dovere, per dedicarsi ad altri progetti, altre destinazioni per l’esplorazione spaziale. I primi due moduli della Axiom saranno realizzati da Thales Alenia Space e Leonardo negli stabilimenti a Torino, si agganceranno al Nodo 2 anch’esso realizzato a Torino come il Nodo 3, il Columbus e il Mpml. Ma soprattutto la cupola che, nell’idea dell’Axiom, sarà una finestra a 360 gradi sul pianeta

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L’EDITORIALE

NELLO SPAZIO IL FUTURO È GIÀ PRESENTE di Giorgio Saccoccia, presidente Asi

Terra. L’orbita bassa diventerà così territorio dell’umanità, come lo furono prima le terre di Europa e Asia e poi delle Americhe. I nostri confini si sono allargati e mentre le agenzie preparano l’uomo a insediarsi sulla Luna e poi su Marte, il nostro quotidiano prenderà confidenza con l’ambiente immediatamente confinante con la nostra atmosfera. Gli astronauti saranno professionisti privati come lo sono stati i piloti di aereo subito dopo la nascita dell’aviazione civile. Le comunicazioni sono state privatizzate ben presto dopo l’inizio della storia spaziale. I lanciatori anche. Il mercato privato degli space data è maturo da anni. Insomma dovremo abituarci a pensare a confini planetari più ampi della nostra atmosfera, come i nostri figli ventenni sono abituati a convivere con l’idea di una “casa spaziale” orbitante la Terra, che dal 2000 è perennemente abitata. Quello a cui credo faremo fatica ad abituarci è all’idea che nel 1998, quando fu portato in orbita il primo elemento della Iss, non avremmo immaginato «Non quanta strada avremmo percorso in così avremmo poco tempo. Guardando in alto! immaginato Ora ci attende la Luna e poi Marte. quanta straLe agenzie spaziali guardano a questi da avremmo nuovi obiettivi: perché è il loro compito quello di aprire e rendere percorribili nuopercorso in ve strade altrimenti impervie. così poco L’Italia, grazie alla volontà del Governo e tempo» tramite la sua Agenzia Spaziale ed una industria che è cresciuta negli anni grazie al ruolo assunto negli anni dal nostro Paese nel settore spaziale, sta lavorando per avere un ruolo preminente tra i paesi europei nell’ambito del programma americano Artemis, che mira ad un ritorno permanente e sostenibile dell’umanità sul suolo lunare ed intorno al nostro satellite, come punto di partenza per la colonizzazione di Marte. E a pieno titolo: non c’è pianeta o corpo celeste del sistema solare, raggiunto da una sonda, dove l’Italia non sia presente. global science - 3


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OMMARIO

N.22 - GIUGNO 2020

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“L’editoriale” DI GIORGIO SACCOCCIA

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“#LaunchAmerica si chiama Elon Musk” DI FRANCESCO REA

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Intervista all’astronauta Roberto Vittori DI FRANCESCO REA “Lo spazio del futuro”

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“La scorsa allo spazio dei privati” DI ILARIA MARCIANO

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Intervista a Fabio Caramelli di Esa DI GIULIA BONELLI “Rocket sharing per Vega”

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“La Resilienza Spaziale” DI REDAZIONE

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Intervista al viceministro Pierpaolo Sileri DI GIANNI CIPRIANI “Il futuro spaziale della medicina”

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“Telemedicina: l’evoluzione della Medicina” DI R. SORACE, A. CALDERA, M. MORICONI E A. LAMANNA

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“Covid-19, l’impatto dallo spazio” DI GIULIA BONELLI

TESTATA GIORNALISTICA GRUPPO GLOBALIST

Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 Stampato presso Tipografia Tiburtini Via delle Case Rosse 23, 00131 Roma RM 4 - global science

“Chi sbarcherà sulla Luna?” DI NICOLA CATELLANI

direttore editoriale Francesco Rea direttore responsabile Gianni Cipriani progetto grafico Paola Gaviraghi grafica Davide Coero Borga

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“Space Force, lo spazio della satira” DI PAOLO DI REDA

coordinamento redazionale Manuela Proietti redazione Asi - Globalist www.asi.it - globalscience.it pubblicità Paola Nardella adv.globalscience@gmail.com


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#LaunchAmerica si chiama Elon Musk di Francesco Rea @francescorea

«Douglas Hurley, l’ultimo e il primo astronauta dal suolo americano»

La data del 31 maggio sarà ricordata come il giorno di #LaunchAmerica, il ritorno nello spazio di astronauti statunitensi da una base di lancio sul suolo statunitense. Non accadeva dal 2011, quando la Nasa e la presidenza Obama, decisero di mettere a riposo lo Shuttle sollecitando il mondo industriale privato a cimentarsi per fornire un mezzo sostitutivo, inizialmente cargo, ma con una nuova formula: servizio chiavi in mano. Una scelta inizialmente legata allo sviluppo Nasa di un nuovo sistema di lancio, un nuovo Saturno per l’esplorazione dello spazio profondo. In questi 15 anni molto però è cambiato. Il lancio della SpaceX con la missione Demo-2, pronti ben prima degli antagonisti di Boeing, con un prezzo del 40% inferiore, ha sancito una nuova era dello spazio. Basterebbe aver osservato la tuta spaziale, disegnate dal costumista Jose Fernandez, dei veterani della Nasa Doug Hurley e Bob Behnken rispettivamente di 54 e 50 anni, come la cabina di pilotaggio, completamente automatica e un touch screen per i pochi comandi da impartire. Come la Tesla bianca che li ha portati sul sito di lancio, pronti per salire a bordo del Falcon 9 che li ha portati nello spazio, ad agganciarsi alla Stazione Spaziale Internazionale. L’auto di Elon Musk ha sostituito il tradizionale pulmino color argento che finora aveva accompagnato generazioni di astronauti. Per i due astronauti un ritorno al passato. Entrambi erano già stati sulla Iss con lo Shuttle, per brevi missioni, e in particolare Hurley aveva preso parte alla STS-135, l’ultima missione Shuttle. L’ultimo e il primo astronauta dal suolo americano. Il lancio è avvenuto dalla storica rampa 39/A del Kennedy Space Center dalla quale sono partite le missioni Apollo dirette alla Luna e quelle dello Space Shuttle che hanno permesso di costruire la Stazione Spaziale e che Elon Musk ha voluto sua, sapendo bene anche il valore comunicativo di compiere una simile impresa da un luogo dall’alto valore storico. Al momento in cui andremo in stampa non avremo chiaro quanto durerà la missione Demo-2. Inizialmente doveva essere di breve durata, ma esigenze operative sulla Stazione e la necessità di testare la navicella spaziale di Space X, denominata Endeavour per l’occasione, ha allungato i tempi in maniera però non definita. Bisogna sottolineare che la missione Crew Dragon Demo-2 è prima di tutto un test di collaudo per la capsula di SpaceX. Il primo volo operativo è infatti previsto per la fine di agosto. La navicella dovrà rispondere ad un requisito fondamentale per la sua operatività, il poter fungere da

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scialuppa di salvataggio nel caso in cui ci fosse un’emergenza a bordo della stazione spaziale. E infatti uno dei test riguarda l’ibernazione della capsula e poi la sua riattivazione per verificare che tutto torni a funzionare perfettamente. Fattore importante per una navicella spaziale che dovesse sostare per 200 giorni in quello stato. Bob Behnken e Doug Hurley non staranno comunque con le mani in mano mentre si eseguiranno i test sulla capsula: Bob Behnken con il comandante della Iss, Chris Cassidy, effettuerà due passeggiate spaziali, per sostituire l’ultimo lotto di batterie per l’accumulo dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. Doug Hurley svolgerà una funzione fondamentale che nel 2007 ebbe come protagonista Paolo Nespoli, manovrerà con la cura e la precisione il braccio robotico Canadarm2. Il ritorno sulla Terra sarà poi un ulteriore test: la navicella Endeavour infatti potrà rientrare solo in condizioni meteo perfette o quasi. E questo è uno dei motivi per cui la data di rientro è ancora non definita. La prossima navicella dovrà invece garantire gli stessi standard di rientro della Soyuz. Qualche giorno dopo il lancio la Boeing ha presentato l’interno della sua navetta spaziale, la Starliner. Un quadro comando estremamente moderno tecnologicamente ma assolutamente in linea con quanto ci saremmo aspettati: centinaia di comandi. Potremmo definirla la linea classica contro quella avveniristica di Elon Musk. Ma è anche qua la differenza. Se pensi di acquistare una Tesla non solo vuoi rispettare l’ambiente ma forse anche affidarti alla guida intelligente. Il disegno del patron di SpaceX è coerente, che sia il migliore lo dirà la storia.

«La navicella Endeavour potrà rientrare solo in condizioni meteo perfette o quasi»

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Quando lo spazio dà spettacolo

Contratto Axiom Space per TAS

«Io sono Doug, accanto a me c’è Bob. Siamo molto felici di essere con voi questa sera e di darvi il benvenuto a bordo su Dragon».

L’azienda italo-francese ha firmato un accordo con Axiom Space per avviare lo sviluppo di due moduli pressurizzati per la prima stazione spaziale commerciale al mondo.

Sembrerebbe uno di quegli annunci fatti dagli stuart su un volo aereo di linea, se non fosse che a pronunciare queste parole è invece un astronauta della Nasa durante il primo viaggio della storia di un equipaggio su un’astronave privata, la crew Dragon di SpaceX. Un volo che non ha solo inaugurato l’era commerciale del volo umano spaziale, ma ha rimesso al centro l’elemento della spettacolarizzazione dell’impresa spaziale, in una versione completamente aggiornata rispetto al passato, proponendo un mix di altissima tecnologia ed entertainment, il tutto in diretta streaming. Non è un caso se Doug e Bob, una volta in orbita, concedono al pubblico - connesso da ogni parte del globo - un lungo tour guidato della navetta, mostrando le funzionalità dai tre grandi display touch, gli oblò panoramici e gli ampi spazi dell’astronave. In un istante, l’immagine dei due che sfogliano il menu dello schermo trasforma in oggetti vintage le bacchette dei cosmonauti schiacciati dentro le Soyuz. Perfino l’elegante sistema Shuttle, che per trent’anni è stato l’orgoglio della capacità tecnologica degli States, impallidisce di fronte alla classe del brand Dragon, con le sue futuristiche tute slim fit indossate da Douglas Hurley e Robert Behnken, condotti in rampa di lancio 39A non più dall’iconico pulmino della Nasa, ma da una bianca Tesla X. Ogni dettaglio è parte dello show: dall’ascesa in cima al razzo - che avviene in una manciata di secondi - al passaggio nel ponte panoramico, fino ad arrivare all’ingresso nella capsula, concertato da un team di uomini in tuta nera numerata. Ora manca un ultimo atto, quello del ritorno a Terra. E’ poco probabile che si tratterà di un atterraggio smooth, morbido come la planata dello Shuttle. Presumibilmente, somiglierà più a quello della Soyuz, descritto come lo scontro tra un tir e una cinquecento, stando a bordo della cinquecento. Ma chissà che Elon Musk non riuscirà anche in questa impresa impossibile, rendendo l’impatto dello splashdown un rilassante e spettacolare tuffo nell’oceano.

La Thales Alenia Space, joint venture tra la francese Thales e l’italiana Leonardo, vanta un pedigree eccezionale nell’ambito del settore spaziale, in particolare nella realizzazione di moduli per la Stazione spaziale internazionale. Come Alenia prima e come Thales Alenia Space poi, ha infatti fornito una parte significativa dei moduli pressurizzati e dei componenti tecnologici avanzati, come i Nodi 2 e 3, la parte pressurizzata del laboratorio europeo Columbus, i Multi-Purpose logistic module, il modulo logistico permanente Pmm e i moduli cargo Atv e Cygnus. Ma ha anche saputo aprire una finestra sul mondo realizzando la Cupola, progetto avveniristico che ha affascinato astronauti e costruttori, elemento ormai inscindibile a qualsiasi progetto spaziale. Grazie a questo nuovo accordo con Axiom, Thales Alenia Space avrà la responsabilità della progettazione, dello sviluppo, dell’assemblaggio e dei test della struttura primaria e del sistema di protezione da micro meteoriti e detriti, sia per l’Axiom node one (AxN1) che per il modulo abitativo (AxH). I due moduli spaziali saranno consegnati nel sito di Axiom a Houston per l’integrazione e l’allestimento dei principali sistemi e la certificazione di volo prima dell’invio alla base di lancio. La Axiom Space, azienda di produzione aerospaziale americana, con sede a Houston, in Texas, era stata selezionata in gennaio dalla Nasa per la costruzione di nuovi moduli da collegare alla Stazione spaziale internazionale a partire dalla seconda metà del 2024. I nuovi moduli verranno collegati al nodo 2, anch’esso costruito da Thales Alenia Space. Con la creazione di un Axiom segment sarà ampliato il volume abitativo e utilizzabile della Iss. Infine, quando la Stazione spaziale internazionale concluderà la sua vita operativa, il segmento Axiom si staccherà e opererà come stazione spaziale commerciale autonoma.

M.P.

F.R.

In copertina e in queste pagine, le immagini degli astronauti e del lancio della SpaceX per la missione Demo-2. Crediti: SpaceX.


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INTERVISTA A ROBERTO VITTORI

LO SPAZIO DEL FUTURO di Francesco Rea @francescorea

Pilota collaudatore, generale dell’aeronautica militare, astronauta dell’Agenzia spaziale europea, Roberto Vittori ha all’attivo tre voli sulla Stazione spaziale internazionale, l’ultimo dei quali a bordo della missione shuttle STS-134, nel 2011.

«Si tratta di un ritorno alle capsule, un passo indietro rispetto a configurazioni lifting body»

Cosa ha significato per la storia dello spazio il lancio della commercial crew di SpaceX? Il lancio di Crew Dragon è un evento che rimarrà nella storia del comparto spaziale per vari motivi. In primis, è il ritorno degli Stati Uniti tra i protagonisti dell’esplorazione spaziale: American astronauts, on American rocket, from American soil. Inoltre, Crew Dragon con il suo lanciatore ovvero con il Falcon 9 è, prima volta nella storia, un sistema privato, ed è per gran parte riutilizzabile. Insomma, una serie di primati che posizionano, di nuovo, dopo lunghi anni di attesa, la tecnologia americana in primissima fila. Dall’ultimo volo dello Space Shuttle sono passati oltre 9 anni, durante i quali gli americani per arrivare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sono stati costretti ad acquistare passaggi dai Russi. SpaceX quindi pone fine alla dipendenza degli Stati Uniti dalla tecnologia russa; non solo, addirittura la supera avendo il primo stadio del Falcon 9 capacità di atterrare, per poi essere utilizzato di nuovo. Vale osservare tuttavia che si tratta di un ritorno alle capsule, con le conseguenti difficoltà in fase di atterraggio o meglio, di ammaraggio. In effetti se mettiamo a confronto l’atterraggio di precisione dello Space Shuttle con uno splashdown di Crew Dragon, abbiamo una impressione che le capsule siano un passo indietro rispetto a configurazioni lifting body, come in effetti lo sono. Anche il ruolo degli astronauti cambierà? Crew Dragon è stata progettata e realizzata per essere completamente automatica. Differentemente dallo Space Shuttle, che prevedeva un impegno molto intenso dell’equipaggio, la nuova navetta di SpaceX potrebbe andare in orbita anche senza astronauti. Del resto lo ha effettivamente fatto più volte, sia nella versione cargo, sia nella versione demo. Significativo in questo senso osservare che SpaceX non ha un suo corpo astronauti. Questo a differenza della Boeing che invece ha dei suoi astronauti sperimentatori. Anche in questo caso si vede lo stile distintivo di Elon Musk che punta moltissimo sull’automazione; dalle autovetture (Tesla), alle navette spaziali (Crew Dragon). Boeing ha presentato la sua navetta, con comandi vecchio stile, totalmente diversa da quella di SpaceX che si guida con un touchscreen (in realtà è quasi tutta automatica). Ma lanceranno tra un anno, un deciso ritardo per chi ha fatto la storia dello spazio americano. La Boeing soffre evidentemente la competizione di SpaceX. Dopo essere stata indiscussa protagonista di tutta la fase iniziale dello sviluppo tecnologico del comparto spaziale statunitense, si trova ora in significativo ritardo nello sviluppo della sua capsula Starliner il cui inviluppo di volo è simile a quello di Crew Dragon.

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Del resto l’inviluppo di Starliner è simile anche a quello della Soyuz che opera con successo da ormai 60 anni. Gli stessi cinesi con la loro navetta Shenzhou operano ormai da almeno 20 anni. Sorprende quindi, e non poco, che la Boeing stia trovando tutte queste difficoltà per realizzare una capsula con un inviluppo di volo ormai ben noto. Che ha di più SpaceX o meglio Elon Musk? Una settimana dopo era sulla rampa di lancio per Starlink e ancora dieci giorni ecco un altro lancio. Tre recuperi del primo stadio andati a buon fine, la Nasa che accetta di riutilizzare la stessa navetta per il prossimo volo, i motori raptor che fanno test uno dopo l’altro… La capacità di SpaceX supera qualsiasi concorrente. Il Falcon 9 ha costi estremamente competitivi, con il primo stadio riutilizzabile, ed addirittura è ora human rated. Quindi assomma in sé tutta una serie di vantaggi tecnologici che lo rende come il razzo vettore più versatile e più capace. Non solo, Elon Musk sta già pensando al prossimo passo, ovvero al razzo-navetta Starship in grado di operare e atterrare, per poi rifornire e ripartire. Realizzare un razzo completamente riutilizzabile è, ancora ad oggi, fantascienza. Elon Musk ci sta provando con convinzione e con determinazione malgrado le esplosioni, una dietro l’altra dei primi prototipi. Ad oggi tutti i tentativi di SpaceX di realizzare il nuovo razzo-navetta, ovvero Starship, sono terminati con spettacolari esplosioni. Ma Elon Musk insiste, anzi accelera. La Virgin sta facendo un accordo con nasa per il turismo sulla Iss ma insomma non se la passa bene, Bezos ha dirottato sul lander, insomma la

marcia in più non è solo rispetto al pubblico… La Virgin Galactic ha in mano la tecnologia più promettente, come possibilità di sviluppo futuro. Il loro SpaceShip2 ha il potenziale di aprire al vero successore dello Space Shuttle. La possibilità infatti di decollare da pista e di rientrare in pista garantiscono un vantaggio operativo in grado di oscurare il futuro di qualsiasi disegno classico di razzo con la relativa capsula. Tuttavia Richard Branson sta cercando di andare a conclusione troppo in fretta. L’attuale navetta sviluppata da Virgin Galactic è un prototipo unico al mondo, ma non è ancora il mezzo per il cui tramite si realizzerà l’accesso di massa allo spazio. Come vede il quadro mondiale? Gli unici che pare possano tenere testa agli Usa e a Musk sembrano essere i cinesi e il 20 luglio Usa e Cina partono per Marte. La Cina sta bruciando le tappe, ed in pochi anni ha raggiunto la capacità tecnologica russa o americana addirittura superandola. Almeno se parliamo di programmi governativi, o comunque di agenzia. Quello che tuttavia rende completamente differenti lo scenario cinese da quello statunitense è proprio il nuovo ruolo dei privati che in Cina non solo non esiste, ma proprio non può esistere. Il modello capitalistico cinese è completamente differente da quello americano. Gli Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson, in Cina non hanno le stesse possibilità di muoversi ed operare in settori strategici come quello spaziale. La Cina probabilmente arriverà ad eguagliare, se non addirittura superare, Nasa e Roscosmos. Ma per trovare in Cina l’equivalente di SpaceX si dovrà aspettare per un bel pezzo.


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VIRGIN GALACTIC E BLUE ORIGIN

LA CORSA ALLO SPAZIO DEI PRIVATI di Ilaria Marciano @ASI_spazio

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Continua la corsa allo spazio dei privati. Dopo il successo di SpaceX, che lo scorso 30 maggio ha fatto volare due astronauti a bordo della Crew Dragon portandoli sani e salvi sulla Iss, si fa sempre più serrata la competizione tra i nuovi attori privati dell’esplorazione e del turismo spaziale. A fare un balzo in avanti è ora Virgin Galactic, che collaborerà con la Nasa a un nuovo programma di volo in orbita bassa. L’azienda di Richard Branson ha annunciato di recente di aver firmato un accordo con il Johnson Space Center dell’agenzia statunitense per addestrare i futuri astronauti privati diretti sulla Stazione spaziale internazionale. L’accordo risolleva l’azienda da mesi difficili dopo il fallimento del primo volo dimostrativo del razzo LauncherOne di Virgin Orbit, impresa del gruppo Virgin che mira ad entrare mercato dei lanci dei mini-satelliti nell’orbita terrestre. Un periodo aggravato anche dai danni della pandemia da Covid-19, che ha portato Branson a voler mettere in vendita 25 milioni di dollari di azioni del suo capitale ordinario in Virgin Galactic, per risollevare le attività della compagnia aerea Virgin Atlantic. Per quanto riguarda il mercato del turismo spaziale, Virgin Galactic - che è stata anche la prima compagnia di turismo spaziale


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quotata in borsa - sembra posizionarsi molto bene nel panorama internazionale della nuova corsa allo spazio pubblico-privata. Le prenotazioni per il primo volo suborbitale sono state aperte a marzo, e già prima di allora sono state registrate circa 8.000 manifestazioni di interesse raccolte online di aspiranti turisti spaziali provenienti da sessanta Paesi diversi, ansiosi di poter volare a bordo della SpaceShipTwo, che lo scorso 25 giugno ha completato con successo il secondo volo planato, decollando dallo spazioporto della compagnia nel deserto del New Mexico. Come Virgin, un’altra compagnia compete per entrare nel mercato dei voli suborbitali: Blue Origin, azienda del Ceo di Amazon Jeff Bezos. Con il suo lanciatore riutilizzabile New Shepard, che ad oggi ha compiuto oltre 12 missioni di test, di cui l’ultima a dicembre 2019, l’azienda punta a lanciare in orbita i primi turisti a bordo della Crew Capsule già a partire dalla fine dell’anno. La capsula sarà in grado di ospitare sei passeggeri che potranno godere dello spettacolo della Terra da circa 100 chilometri di altezza. La compagnia sta lavorando anche alla versione potenziata del New Shepard, il New Glenn, pensato per i voli orbitali con l’obiettivo di entrare nel mercato degli heavy lift launch veihicle, ovvero i lanciatori in grado di inserire in orbita bassa terrestre tra le 20 e le 50 tonnellate di carico. A differenza di Virgin Galactic, Blue Origin si è lanciato anche nel settore dell’esplorazione: attualmente è tra le tre compagnie selezionate dalla Nasa per la realizzazione del prossimo moon lander americano che porterà nuovamente l’uomo – e la prima donna – sulla Luna, dopo oltre mezzo secolo, nell’ambito della missione Artemis. Blue Origin realizzerà una soluzione basata sul lander Blue Moon, che prevede di sviluppare insieme ad altri partner quali Lockheed Martin, Northtrop Grumman e Draper. Si contenderà il podio con SpaceX, che punta tutto sulla navetta Starship, e con Dynatics che invece propone un modulo con un sistema di atterraggio di nuova concezione che sarà sviluppato da un consorzio internazionale. Tra i partner, l’italiana Thales Alenia Space, partecipata di Leonardo, che si occuperà di progettare la capsula pressurizzata che ospiterà l’equipaggio inclusa la struttura principale, i portelloni di ingresso ed uscita per attività extra veicolari, i finestrini e i sistemi di protezione termica e meteoritica.

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ega torna al volo in grande stile: il razzo dell’Esa inaugura un sistema di trasporto e rilascio in orbita nuovo di zecca, che cambierà radicalmente il trasporto europeo di nanosatelliti. Si tratta del cosiddetto Small Spacecraft Mission Service (SSMS), servizio per il lancio di piccoli satelliti. Una tecnologia all’avanguardia, inizio di una sorta di rocket sharing versione spaziale dell’ormai affermato car sharing. In questo modo un numero elevato di cubesat e mini satelliti potrà essere trasportato utilizzando la stessa piattaforma, con un notevole abbattimento dei costi. Di questa nuova versione del lanciatore europeo ci racconta Fabio Caramelli, ingegnere dell’Esa e “papà” di SSMS. «Il mercato dei piccoli satelliti – spiega – si sta sviluppando rapidamente. L’Europa avrà un ruolo crescente e solido attraverso l’adozione di sistemi di trasporto e separazione di piccoli satelliti come SSMS, che permettono di garantire, oltre che uno standard qualitativo, anche una competitività dal punto di vista economico per gli utilizzatori che si rivolgono a questo mercato. Puntiamo a standardizzare sempre di più le missioni di lancio di piccoli satelliti pur assicurando la necessaria flessibilità nella preparazione dei lanci, altro requisito fondamentale per accedere a questo mercato e mantenere una posizione adeguata». Dopo aver ideato SSMS circa 5 anni fa, Caramelli ha seguito tutte le fasi del progetto, dagli studi di fattibilità alle riunioni con le industrie, fino alla preparazione del lancio nello spazioporto europeo di Kourou, in Guyana francese. «Uno degli stimoli principali per lo sviluppo di un nuovo servizio per il lancio di piccoli satelliti – continua Caramelli, che è anche project manager di SSMS – è stato incontrare il mandato principale dell’agenzia: divulgare e rendere accessibile lo spazio a un pubblico più ampio possibile, generalmente costituito in questa sezione di mercato da entità europee sia commerciali che di ricerca con alti contenuti innovativi sia sul piano della tecnologia sia su quello operazionale, capaci di dare un contributo significativo all’evoluzione del “business” spazio. Rendendolo al tempo stesso sempre più sostenibile anche da un punto di vista economico».

PARLA FABIO CARAMELLI DI ESA

ROCKET SHARING PER VEGA di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

«Il razzo Esa ideato e realizzato in Italia da Avio torna a volare»

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Negli ultimi anni diverse aziende, in collaborazione con le agenzie spaziali, hanno messo a punto programmi che offrono a società terze la possibilità di inviare in orbita satelliti di piccole dimensioni. Arrivando persino a sistemi di prenotazione online per un passaggio sul prossimo razzo, come offre il programma SmallSat di SpaceX. Il sistema di lancio SSMS dell’Esa è la risposta europea a questa crescente richiesta di voli low cost per satelliti di piccola taglia. «Vogliamo mettere l’industria europea nella condizione di poter avanzare tecnologicamente – dice Caramelli – e massimizzare il numero di satelliti su ciascun lancio Vega riduce il costo per ogni cliente che decide di partecipare». Ora il razzo europeo è pronto ad andare oltre. La missione VV16, afferma l’Esa, è la prima interamente dedicata ai piccoli satelliti in rideshare, trasportati condividendo appunto lo stesso vettore con posizionamento contemporaneamente in orbita di ben 53 satelliti per 8 paesi europei. SSMS ottimizza lo spazio disponibile grazie a una progettazione modulare, che usa una tecnologia a pannelli “sandwich” in alluminio ricoperti da fibra di carbonio. Questo rende la piattaforma al tempo stesso leggera e rigida. Le compagnie Bercella in Italia e Sab Ae-

rospace in Repubblica Ceca hanno dato vita a questo dispenser modulare per Avio, l’azienda italiana che ha ideato, progettato e realizzato il lanciatore Vega. «Dal punto di vista tecnologico – continua Caramelli – la parola chiave è semplificazione: la sfida di SSMS è gestire un altissimo numero di comandi e requisiti con un sistema veloce ed efficiente». Il sistema SSMS è anche molto flessibile. Può ospitare qualsiasi combinazione dagli 0,2 Kg dei cubesat ai 500 Kg dei mini-satelliti, organizzando lo spazio disponibile a seconda delle esigenze. Per VV16 il team di Vega utilizzerà una configurazione chiamata Flexi-3, del peso complessivo di 330 Kg. Una volta nello spazio, il dispenser SSMS rilascerà i satelliti a bordo seguendo una sequenza coordinata su due diverse altitudini orbitali, a circa 500 Km sopra alla Terra. Lo sguardo è dunque già rivolto al futuro. «Dal punto di vista industriale e commerciale – conclude Fabio Caramelli – SSMS è ormai parte integrante del pacchetto dei prodotti di Vega. Dal punto di vista tecnologico e di sviluppo stiamo ora passando in una fase successiva, lavorando sul sistema di SSMS che volerà sul successore di Vega, Vega C».

Rappresentazione grafica del Vega VV16. Crediti: Esa.

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«Il nuovo sistema SSMS lancerà piccoli satelliti in rideshare»

«Obiettivo: standardizzare le missioni di lancio di cubesat»

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IL RUOLO DI THALES ALENIA SPACE

LA RESILIENZA SPAZIALE di Redazione @ASI_spazio

«Fronteggiare l’emergenza sulla Terra dallo spazio»

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Fronteggiare l’emergenza sulla Terra dallo spazio: la tecnologia spaziale è anche questo, con le numerose applicazioni a servizio della società e dei cittadini. Comunicazioni via satellite, osservazione della Terra o navigazione satellitare sono solo alcuni esempi di come le tecnologie innovative possono aiutarci a contrastare l’impatto globale del Covid-19. L’innovazione continua ad avere il ruolo centrale anche durante la ripresa. Sostenere la ricerca, investire nelle nuove tecnologie, stimolare e accelerare l’intera filiera spaziale, sono alcuni degli obbiettivi che l’industria spaziale italiana si è posta nel percorso post-crisi. Thales Alenia Space, essendo la principale azienda spaziale italiana, ha sentito il forte dovere di portare avanti i grandi programmi, con tutte le imprese che fanno parte dell’ecosistema spaziale. Nel Centro Integrazione Satelliti di Roma si lavora oggi sulla Seconda Generazione di COSMO-SkyMed per l’osservazione della terra. Il monitoraggio del territorio è stato un argomento molto sentito negli ultimi mesi, come uno dei modi per comprendere gli effetti legati alla diffusione del virus. La tecnologia all’avanguardia di Thales Alenia Space è presente anche nel programma Copernicus, guidato dall’Agenzia Spaziale Europea con la Commissione Europea, con i satelliti Sentinel 1A e 1B i cui dati costituiscono le mappe elaborate da e-Geos, che nei mesi scorsi ci hanno facilitato la comprensione della situazione sul territorio nazionale, la sua evoluzione e la pianificazione delle attività da intraprendere. Questi esempi dimostrano come si può creare il valore aggiunto nella Space economy: con una visione chiara che unisce tutti, dall’infrastruttura ai servizi, e con la cross-fertilization delle tecnologie - la stessa visione che sarà fondamentale anche nell’era post-Covid-19. Thales Alenia Space in Italia, nelle parole dell’amministratore delegato Massimo Comparini, “vuole porsi come elemento trainante per un rilancio generale del Paese ed essere esempio di resilienza, nonché dar prova di grande responsabilità verso tutta la filiera spaziale italiana. In questo contesto, lo spazio, da sempre chiamato a osare e a investire nel futuro, può essere elemento di stimolo più ampio per l’intero Paese.”


Telespazio opera in un mondo in continua evoluzione offrendo soluzioni, applicazioni e servizi innovativi per una vita migliore sulla Terra: comunicazioni, geoinformazione, navigazione.


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INTERVISTA AL VICEMINISTRO SILERI

IL FUTURO SPAZIALE DELLA MEDICINA di Gianni Cipriani @globalistIT

Lei è stato molto impegnato come viceministro e ancor più come medico nella lotta al Covid e soprattutto alla sua diffusione. Pandemia che ha messo in azione molta capacità di adattamento tecnologico, con la conversione di fabbriche, ma anche di possibili aiuti dalle attività spaziali. L’Asi ha investito 10 milioni di euro nell’ambito di un progetto Esa proprio per questa capacità di risposta. Lei quale membro del Comint, si è fatto una idea del potenziale che ha lo spazio nell’ambito della medicina? Un potenziale altissimo: pensiamo soltanto alla protezione dagli agenti patogeni in ospedale, come tecnologia di bio-medicina mutuata dalla ricerca in ambito aerospaziale, un’attività specifica che si è molto sviluppata nel periodo dell’emergenza Covid. Molte delle applicazioni di queste ricerche hanno avuto e continueranno ad avere una ricaduta fondamentale in medicina e mi riferisco agli studi sulla microgravità e sulle cellule muscolari e scheletriche; alla robotica implementata e sperimentata in ambito aerospaziale per l’Assisted Surgery ovvero gli interventi chirurgici in telemedicina. In qualità di membro del Comint (Comitato interministeriale per le politiche relative allo Spazio e all’Aerospazio), al quale sono state riportate le politiche spaziali sotto la Presidenza del Consiglio, seguirò questi sviluppi e interconnessioni tra la ricerca aerospaziale e la medicina. Sempre parlando di Covid l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato sul suo sito istituzionale il 12° rapporto del 2020 dal titolo “Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria COVID-19”. Che ruolo può avere la telemedicina nella medicina del futuro? Siamo in un momento storico in cui questo passaggio tra presente e futuro è molto più accelerato, quasi repentino: il Covid è stato come un pettine passato sulle nostre lacune, mancanze ma anche sulle possibilità e opportunità che in ogni crisi ci sono. Per coglierle quindi serve fare il nostro best effort, ovvero rendere strutturali i cambiamenti e le soluzioni individuate per la telemedicina. Lo stesso report dell’Istituto superiore di sanità sottolinea la necessità di “realizzare e rendere disponibili quelle soluzioni che sono attivabili rapidamente, in pochi giorni, e utilizzabili dalle persone a domicilio con le dotazioni tecnologiche a loro disponibili”. Durante l’emergenza abbiamo imparato, anche sbagliando, a far fronte all’immediatezza laddove possibile su alcuni servizi di telemedicina. Ora si tratta di mettere a sistema queste esperienze forti della lezione imparata e soprattutto rendendo fruibili questi servizi per tutti i cittadini. Nessuno deve restare escluso. Sulla Iss è stato creato il 5° stato della materia. Non è una prima volta ma mentre la sua instabilità lo rende non studiabile sulla terra, in mancanza di gravità, o meglio in microgravità questo stato è du-

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rato oltre un secondo e potrà fornire importanti risposte nell’ambito della fisica soprattutto quella quantistica. Anche nell’ambito della farmacologia si è sempre ritenuto che la microgravità potesse essere una componente importante. Lo crede anche lei? E nell’ambito della space economy e di una Iss a disposizione del privato quanto può essere interessata l’industria farmaceutica? Per quanto riguarda la farmacologia e la microgravità il rapporto è già avviato: pensate alle terapie innovative per le patologie cardiovascolari, e nello specifico lo sviluppo di nanoparticelle capaci di incapsulare i farmaci ed arrivare al cuore anche in assenza di gravità, come avviene nello spazio, grazie all’uso di driving magnetici. Quanto al rapporto tra l’industria farmaceutica e la space economy, è già una realtà: la nuova frontiera della farmaceutica è proprio quella di utilizzare dei piccoli satelliti attrezzati come laboratori automatici per la produzione di farmaci, sfruttando la microgravità, che facilita alcuni processi produttivi. Ci sono alcune sostanze che in effetti sono difficili da stabilizzare (“cristallizzare” si dice in medicina) in presenza di gravità; per questa ragione investire nella space economy, accanto all’e-health – ovvero la telemedicina in stretto affiancamento – sarà determinante per il settore aerospazio: telemedicina e bio-medicina sono i due driver di grande sviluppo tecnologico dei prossimi anni.

«Il rapporto tra l’industria farmaceutica e la space economy è una realtà»

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Telemedicina: l’evoluzione della Medicina di Roberta Sorace, Antonella Caldera, Marianna Moriconi e Alfonso Lamanna

Il cambiamento demografico, le nuove esigenze di una popolazione sempre più longeva nonché sempre più coinvolta e informata sulla propria salute, l’aumento delle patologie croniche, la richiesta di terapie personalizzate, le esigenze di coloro che non hanno la possibilità di muoversi da casa, delle persone che vivono in zone remote o in situazioni disagiate, dei pazienti ricoverati in ospedale e che vogliono un secondo parere medico in poco tempo e in genere di tutte le persone che non possono affrontare i costi e lo stress degli spostamenti o che necessitano di ricevere una risposta in tempi rapidi, hanno messo in evidenza la necessità di ridisegnare, riorganizzare e integrare il sistema sanitario pubblico, che presenta criticità nella gestione dei servizi. Questa necessità ha indotto lo sviluppo di nuovi modelli di assistenza riducendo non solo la richiesta presso strutture già affollate, ma favorendo un risparmio delle spese e rendendo il sistema sanitario più flessibile. La telemedicina - modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria tramite il ricorso a un’ampia gamma di strumenti tecnologici innovativi, in particolare alle Information and Communication Technologies (ITC) risponde non solo a tutte queste esigenze, ma è anche altrettanto utile strumento di pre-visita, là dove il paziente ottiene precise indicazioni su quali documenti, referti o esami devono essere eseguiti e portati al medico in visita, offre importanti vantaggi nel monitoraggio e sull’evoluzione clinica del paziente, nella ricerca dei medici specialisti in malattie rare, nonché nelle situazioni di emergenza. La telemedicina si è guadagnata anche un ruolo nello “spazio” o forse sarebbe più corretto dire che lo “spazio” ha giocato un duplice ruolo: in modo diretto, perché attraverso i satelliti per telecomunicazione si raggiungono zone altrimenti isolate; in modo indiretto, perché le ricerche spaziali danno un contributo tecnico fondamentale per l’allargamento dei canali di comunicazione. Risale al 1996 il primo progetto Esa di telemedicina, quando in collaborazione con Asi, fu fornito un supporto alla missione italiana di pace a Sarajevo con l’invio di una stazione mobile di telemedicina, completa di attrezzature mediche e costantemente collegata via satellite con strutture ospedaliere italiane.


Da allora l’intersezione tra la necessità di assistenza ed educazione medica a distanza e le tecnologie spaziali di telecomunicazione satellitare ha facilitato e promosso lo sviluppo di numerosi progetti pilota: nel 2004 NESA (Next Generation Emergency Satellite Assistance), un progetto tutto italiano con cui le autoambulanze equipaggiate di un sistema satellitare potevano inviare informazioni, (es. radiografie), a un centro medico di riferimento. Ci sono poi altri progetti di telemedicina che collegano tra loro diversi Paesi come ad esempio il progetto SIMONA, supportato dall’Agenzia Spaziale Europea, che collega fra loro il Teaching Hospital (ex-Al-Mansour) di Baghdad e l’Università La Sapienza di Roma con lo scopo di migliorare l’assistenza sanitaria in Iraq. Inoltre oltre ai contatti a distanza, il progetto prevede anche scambi e visite, di grande importanza perché permettono alle delegazioni di rendersi conto delle situazioni più critiche e urgenti. Grazie a questo progetto si è registrata una riduzione del 50% della mortalità dei bambini affetti da leucemia acuta mieloide. La telemedicina può inoltre contribuire a rimuovere il “digital divide”, la “barriera digitale”, e fornire l’accesso a servizi medici di grande qualità e corsi di aggiornamento eccellenti a dottori e operatori sanitari di tutte le aree del globo, attenuando notevolmente le disparità di servizio attualmente esistenti nelle varie zone del pianeta. Per raggiungere questo risultato, tuttavia, è necessario valutare, analizzare e risolvere diversi problemi di natura legale, finanziaria, sociale, tecnica e di sicurezza. Neppure l’implementazione di un semplice sistema europeo è esente da considerazioni di questo tipo. È infatti necessario risolvere i problemi di interoperabilità per rendere il programma compatibile con tutti i sistemi utilizzati dai diversi paesi. Infine, bisogna ricordare che questi problemi non possono essere risolti senza una precisa volontà politica.

«Le ricerche spaziali danno un contributo tecnico fondamentale alla comunicazione»


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L’INCREMENTO DELL’USO DELLA TELEMEDICINA IN ITALIA E IN EUROPA E SUA REGOLAMENTAZIONE

Elaborazione I-com su dati Healt Consumer Powerhouse

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La rilevanza della Telemedicina e il suo impatto sulla società e sulla salute sono riconosciuti a livello internazionale. La Comunicazione della commissione Europea COM(2008)689 recante “Telemedicina a beneficio dei pazienti, dei sistemi sanitari e della società”, emanata dalla Commissione europea il 4 novembre 2008, è finalizzata a sostenere gli Stati membri nella realizzazione, su larga scala, di servizi di Telemedicina attraverso specifiche iniziative quali: creare fiducia nei servizi di Telemedicina, favorirne l’accettazione, apportare chiarezza giuridica, risolvere i problemi tecnici ed agevolare lo sviluppo del mercato. Nell’ambito della citata comunicazione, la Commissione europea ha individuato specifiche azioni da intraprendere a livello di ciascuno Stato membro. Tali azioni prevedono, in particolare, che ciascuno Stato membro valuti le proprie esigenze e priorità in materia di Telemedicina affinché divengano parte integrante delle strategie nazionali in materia di sanità, e che ciascuno di essi valuti ed adegui le rispettive normative nazionali al fine di consentire un accesso più ampio ai servizi di Telemedicina, affrontando questioni quali l’accreditamento, la responsabilità, i rimborsi, la tutela della sfera privata e dei dati personali.


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In molti paesi Europei la Telemedicina è molto diffusa, in alcuni casi sostenuta da interventi normativi, da documenti strategici, da progetti a livello nazionale. Si descrivono di seguito, in modo rappresentativo, alcuni aspetti salienti delle strategie che alcuni paesi hanno adottato nei confronti della e-health e più in particolare della Telemedicina. SVEZIA In Svezia, nel 2006 è stata pubblicata la National Strategy for e-health. Si tratta di un documento in evoluzione, sviluppato attraverso una serie di report regolari (ultima versione nel 2010). La Telemedicina in Svezia è molto diffusa: nel 2008 era in uso in oltre 100 applicazioni e in oltre il 75% degli Ospedali. Le principali aree applicative sono la Televisita (paziente-medico), il telemonitoraggio e il teleconsulto radiologico. NORVEGIA Anche la Norvegia ha investito sulle soluzioni di e-health, trovando ragione per la rilevanza della Telemedicina nella bassa densità della popolazione a fronte delle grandi distanze per raggiungere l’Ospedale più vicino. Molte sono le applicazioni in uso, tra cui: il Teleconsulto tra medico di medicina generale e specialista, la Tele-patologia, la Tele-radiologia la Tele- psichiatria e servizi per il miglioramento della cura dei tumori. SPAGNA In Spagna i Sistemi Sanitari Regionali, che fanno parte del Sistema Sanitario Nazionale, negli ultimi 15 anni hanno focalizzato l’attenzione sull’e-health, con alcune linee di azione condivise tra cui lo sviluppo di sistemi o servizi di Telemedicina. GRAN BRETAGNA In Gran Bretagna, il Department of Health nel maggio 2008 ha finanziato un vasto programma di Teleassistenza e Telesalute, il Whole System Demonstrator (WSD) Programme, rivolto alle persone fragili e ai malati cronici, che ha coinvolto in 2 anni oltre 6000 pazienti e oltre 200 medici, probabilmente la più grande sperimentazione sistematica di Telemedicina mai condotta. I risultati dello studio sono tali da incoraggiare il Department of Health verso un nuovo programma (“Three Million Lives” campaign), in collaborazione con l’industria, il National Health System, le associazioni professionali e le organizzazioni sociali, rivolto ai potenziali 3 milioni di candidati che potrebbero trarre beneficio da servizi di Teleassistenza e Telesalute. FRANCIA Il Ministero della salute Francese ha pubblicato sul Journal Officiel del la République Francaise il decreto 20101-1229 del 19 ottobre 2010, che definisce i servizi di Telemedicina, determina le condizioni di attuazione e valuta gli aspetti organizzativi, per un riconoscimento della Telemedicina all’interno del Servizio Sanitario Francese.

L’Unione Europea ha pubblicato uno studio sul mercato della telemedicina. Il documento contiene informazioni interessanti e fornisce una vista globale del settore ma presenta degli aspetti che suscitano perplessità. L’obiettivo dello studio è quello di esaminare il mercato della telemedicina in Europa e di comprendere i fattori che ne determinano lo sviluppo. Il documento descrive le tipologie di applicazioni e le soluzioni di telemedicina, gli standard tecnici e le linee guida esistenti. Esamina le dinamiche di mercato e i potenziali ostacoli che ne limitano la diffusione e valuta il rapporto costo-efficacia della diffusione su larga scala della telemedicina nelle condizioni di mercato attuali e future, per fornire ai responsabili politici consigli e considerazioni per una più ampia diffusione della telemedicina. Lo studio evidenzia come la maggior parte delle soluzioni di telemedicina disponibili sul mercato siano utilizzate a livello nazionale o regionale, mentre poche sono utilizzate in più Stati membri o hanno una penetrazione internazionale al di fuori dell’UE. Ciò è dovuto alle notevoli differenze tra le normative nazionali e i sistemi socio-sanitari. Un altro aspetto interessante è che la maggior parte delle norme e delle linee guida in questo ambito siano stabilite da organismi internazionali e siano di natura tecnica, dato che la tecnologia è al centro della pratica della telemedicina. Lo sviluppo della telemedicina in Europa è frenato, in tutti i paesi, da diversi fattori: la mancanza di consenso e interesse da parte degli stake holders; da quadri normativi sfavorevoli da finanziamenti insufficienti e da infrastrutture informatiche inadeguate. ITALIA Attualmente in Italia la sfida che si vuole affrontare consiste nel definire un modello di valutazione e di programmazione dei servizi in Telemedicina e identificare nuovi sistemi di tariffazione. il Centro Nazionale per la Telemedicina e le nuove Tecnologie Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità, ha infatti in questa ottica costituito il “Gruppo di Studio Nazionale per la valutazione economica dei servizi in Telemedicina” insieme con altri partner tecnico-scientifici. Si tratta di servizi innovativi che difficilmente possono essere importati da esperienze estere all’interno dei meccanismi di funzionamento del SSN italiano. Una volta definito, il modello di valutazione servirà a sua volta quale base scientifica per affrontare il problema ancora più impegnativo dell’identificazione di nuovi e idonei sistemi di gestione economica dei servizi in Telemedicina. Si tratta in sostanza della ricerca di un delicato equilibrio tra rigore scientifico ed etico, pragmatica economica e capacità di adattamento all’innovazione. Il Gruppo di studio, tutto italiano, è composto da esperti e accademici in ambito di economia e organizzazione sanitaria e gestione, per conferire alle attività il maggiore approfondimento possibile. Ad eccezione del Belgio, che ha istituito un gruppo di esperti finalizzato all’adozione della Telemedicina, ma non ai metodi di valutazione, nessuno sembra aver creato un gruppo così specifico di esperti/docenti universitari di stampo economico-aziendale e manageriale per la valutazione economica. global science - 25


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L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato sul suo sito istituzionale il 12° rapporto del 2020 dedicato all’emergenza Covid-19. Il rapporto, dal titolo “Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria COVID-19”, affronta il tema dei servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria offrendo indicazioni, individuando problematiche operative e proponendo soluzioni utili sostenute dalle evidenze scientifiche, ma anche impiegabili in modo semplice nella pratica. Le indicazioni – si legge nel rapporto - sono raccolte per semplicità in un unico modello di riferimento, ma possono essere usate in varia combinazione per erogare servizi sanitari e supporto psicologico, allo scopo di sorvegliare proattivamente le condizioni di salute di persone in quarantena, in isolamento o dopo dimissione dall’ospedale, oppure isolate a domicilio dalle norme di distanziamento sociale ma bisognose di continuità assistenziale, pur non essendo contagiate da COVID-19. Sull’utilizzo della telemedicina in questa fase emergenziale il rapporto sottolinea che “è necessario prima di tutto realizzare e rendere disponibili quelle soluzioni che siano attivabili rapidamente, in pochi giorni, che siano utilizzabili dalle persone a domicilio con le dotazioni tecnologiche a loro disponibili nell’immediato e che siano attivabili per periodi di tempo congrui alle necessità poste dalla situazione di emergenza. In base all’esperienza cinese di evoluzione dell’epidemia, in prima approssimazione, tali servizi devono garantire l’attività per non meno di 90 giorni ed è fortemente consigliabile prevederne modalità di proroga in caso di ulteriori necessità correlate all’eventuale permanere della situazione di emergenza sanitaria”. Il rapporto evidenzia anche che è fondamentale strutturare il servizio a distanza in base alle differenze nelle possibili situazioni di fruizione, le quali, a loro volta, dipendono dalla tipologia di persone destinatarie del servizio domiciliare e sottolinea che la telemedicina non deve essere utilizzata per cercare di eseguire trattamenti medici a domicilio su persone

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con quadri gravi di malattia che richiedano invece cure ospedaliere di tipo intensivo. Rispetto ai servizi a distanza in telemedicina, al fine di ottimizzare le risorse, il rapporto individua uno schema con tre situazioni tipo di persone che possono necessitare di controlli sanitari a domicilio: persone non affette da patologie precedenti al momento in cui è stata necessaria la quarantena o l’isolamento, asintomatiche e che rientrino nella definizione di contatto stretto o di caso confermato; persone non affette da patologie precedenti al momento in cui è stato necessario l’isolamento, che presentino sintomi da lievi a moderati compatibili con infezione COVID-19 e che rientrino in una delle definizioni di caso sospetto, probabile o confermato; persone affette da patologie croniche, malattie rare e persone in condizioni di fragilità, oppure che richiedono trattamenti di lungo periodo o di particolare assistenza e/o supporto non ospedalieri, e che necessitano di mantenere la continuità dei servizi durante la quarantena, l’isolamento o nel periodo di applicazione delle norme di distanziamento sociale. Nel testo vengono citati in modo schematico anche alcuni aspetti tecnologici di particolare rilievo che i sanitari potrebbero dover prendere in considerazione nei casi in cui sia necessario scegliere tra opzioni differenti nelle procedure diagnostiche e terapeutiche (a titolo di esempio: scelta di proseguire l’assistenza domiciliare o ricoverare il paziente a seguito di un peggioramento di sintomi non tipici da COVID-19). Tra i principi di riferimento sui quali è consigliabile che i sanitari si soffermino, il documento indica i seguenti: condizioni preliminari per rendere possibili servizi in telemedicina; responsabilità sanitaria durante attività in telemedicina; schema degli elementi necessari per realizzare i servizi a domicilio; funzionamento della videochiamata sanitaria; passaggi iniziali di attivazione del servizio. Il rapporto offre anche tabelle e schemi sui servizi di telemedicina da offrire, sul monitoraggio dei pazienti e uno schema generale di organizzazione del servizio.

«Attualmente in Italia la sfida che si vuole affrontare consiste nel definire un modello di valutazione e di programmazione dei servizi in Telemedicina e identificare nuovi sistemi di tariffazione»

Bibliografia • • • • •

Ministero della Salute “TELEMEDICINA Linee di indirizzo nazionali” www.esa.int D. Lgs. n° 502 del 30/12/1992 “Riordino della disciplina in materia sanitaria” e sue successive modifiche e integrazioni (tra cui il D. Lgs. 229/99) www.salute.gov.it Il Sole 24ore global science - 27


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EARTH OBSERVATION DASHBOARD La crisi sanitaria del Covid-19 ha acceso i riflettori su un’altra emergen-

COVID-19, L’IMPATTO DALLO SPAZIO di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

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za, quella ambientale. Durante il lockdown per contenere la diffusione del virus in tutto il mondo, i dati satellitari hanno mostrato, settimana dopo settimana, una riduzione senza precedenti delle aree inquinate. Ora, proprio dallo spazio, arriva una chiara quanto impressionante immagine dell’impatto globale della pandemia. Si tratta del nuovo strumento Earth Observation Dashboard, piattaforma interattiva nata dalla collaborazione tra la statunitense Nasa, l’europea Esa e la giapponese Jaxa. I dati satellitari statunitensi, europei e giapponesi sono stati integrati per la prima volta ad altissima definizione, con un dettaglio senza precedenti, e il risultato è una mappa del nostro pianeta che mostra i cambiamenti della qualità dell’aria e dell’acqua nel corso del tempo, mettendo in relazione questi dati con le informazioni sul cambiamento climatico e le attività economiche. Uno strumento utile per definire le strategie politiche ed economiche del futuro. I dati satellitari aiutano, infatti, a dare informazioni in tempo reale: la Commissione europea, ad esempio, ha già utilizzato i satelliti per monitorare il traffico lungo i confini nazionali dopo che alcuni Paesi avevano imposto il lockdown. L’Earth Observation Dashbord permette di andare ancora oltre, fornendo un’analisi costantemente aggiornata di importanti indicatori che determinano lo stato di salute del pianeta. Dalle attività commerciali nei porti alle luci notturne nelle aree urbane: la piattaforma mostra i settori dell’economia che più hanno subito l’impatto del virus. Orientando l’implementazione di nuove politiche di intervento. Ma l’osservatorio virtuale è anche uno strumento a disposizione dei cittadini. Basta una connessione internet, e chiunque può tenere sotto controllo le condizioni del pianeta, approfondendo la situazione nel proprio paese. Per l’Italia sono al momento disponibili dati dettagliati su Roma e Milano, mentre la variazione della qualità dell’aria è visibile su tutta la penisola. Lo sguardo costante resta sull’inquinamento. La mappa interattiva fornisce infatti informazioni sulle variazioni nel tempo dei gas serra, della clorofilla e dei materiali galleggianti nelle aree costiere (impressionanti i dati sulla laguna di Venezia prima e dopo il lockdown). La Earth Observation Dashbord sarà in costante aggiornamento. I dati sono forniti dai satelliti Sentinel del programma europeo Copernicus dell’Esa, dai satelliti Aura e Oco-2 della Nasa, e dai satelliti Gosat e Alos-2 della Jaxa. La mappa delle luci notturne si basa invece sul satellite statunitense Suomi Npp.


Chi sbarcherà sulla Luna?

IL RACCONTO DI FANTASCIENZA di Nicola Catellani

Le future missioni lunari avranno durata maggiore rispetto ai brevi viaggi d’andata e ritorno dello storico programma Apollo. Ciò comporterà un grande sforzo tecnologico per ridurre i rischi di una maggiore permanenza dell’uomo nello spazio: raggi cosmici, micrometeoriti, problemi fisici, ricadute psicologiche. Tuttavia, molto prima del decollo, si dovranno affrontare problemi che negli anni ’60 nessuno avrebbe mai nemmeno lontanamente immaginato. Peter Dupess, direttore del Team Astronautico NASA del programma lunare Artemis 2024, strinse con vigore la mano del senatore Stubborns. Il senatore era uno dei membri più influenti della commissione parlamentare che si occupava dello stanziamento dei fondi ai progetti NASA, ma finora non s’era mai fatto vedere di persona in loco. In qualche caso aveva mandato segretari, emissari, e-mail per informazioni, ma lui non s’era mai mosso da Washington. Anche in quell’occasione, in effetti, si trovava nel suo ufficio, con la differenza che stavolta aveva convocato Dupess, e il direttore non aveva potuto negarsi. Significava chein ballo c’era qualcosa di grosso. Il senatore lo fece accomodare in poltrona, gli offrì da bere, fece le consuete quattro chiacchiere di benvenuto e passò senza indugi al motivo della convocazione. «Dupess, michiedevo se aveste già iniziato le selezioni per l’equipaggio che sbarcherà sulla Luna. Ormai mancano solo un paio d’anni alla deadline del 2024». «Stiamo addestrando numerosi astronauti» rispose Dupess. «Tuttavia la selezione definitiva avverrà solo pochi mesi prima del lancio». «Ma avete già delle idee?» «Questo dipenderà dal grado di preparazione degli astronauti, dal lavoro di squadra, dal…». «No, no» lo interruppe il senatore. «Non intendo questo.


Sono certo che saranno tutti preparati al meglio. A me interessano le ricadute sull’opinione pubblica. Ad esempio, il Presidente ha già dichiarato che sbarcheranno un uomo e una donna. Avremo quindi la prima donna sulla Luna». «Ah, sì, certo» confermò Dupess. «Lo trovo assolutamente giusto». «Anch’io, naturalmente. Ottimo. Ma riguardo alle… caratteristiche degli altri membri dell’equipaggio? Alluneranno in quattro, no?». Dupess non capì dove il senatore volesse andare a parare, ma confermò: «Dalla stazione spaziale Deep Space Gateway in orbita lunare scenderà il modulo Orion con quattro astronauti. Altri due resteranno sul Gateway». «Questi due non se li filerà nessuno. A me interessano i quattro. Ad esempio, fra loro ci sarà un afroamericano?». «Le ho detto che è ancora presto per decidere. Comunque, in addestramento abbiamo anche degli afroamericani». «Capisco la sua reticenza, Dupess» concesse Stubborns, «ma vorrei essere chiaro. Questa missione rappresenta un palcoscenico fondamentale per gli USA, non possiamo scivolare su certi… particolari. Dobbiamo dimostrare che gli States non sono una società chiusa, come certi media esteri ci rappresentano. I miei esperti di marketing concordano che sarebbe molto opportuno, non vorrei dire indispen-


sabile, che tra i quattro ci fosse un afroamericano». «Le ho detto che…» tentò di ribattere l’altro. Ma il senatore era lanciato. «Non dev’essere necessariamente un uomo. Può anche essere donna e nera, in un colpo solo, se questo può semplificare. Avete anche astronauti provenienti da minoranze etniche?». «Sì, ma… sono cittadini americani». «Naturalmente, certo, ma per l’opinione pubblica basta che abbiano un cognome esotico. Dobbiamo dimostrare che non stiamo solo costruendo muri, capisce? Il secondo uomo potrebbe essere un Ramirez, un Garcia… Niente cognomi cinesi, però. Sarebbe controproducente». «Senatore» tentò di nuovo l’altro, «le ricordo comunque che uno dei quattro astronauti sarà europeo, e su quello non abbiamo potere di scelta. C’è un accordo con l’Esa…». «Parlerò anche con loro» assicurò il senatore, lapidario. Poi abbassò la voce. «Ora un’altra cosa, più delicata. Avete astronauti gay?». Dupess rimase basito un paio di secondi, pensando d’aver capito male. «Senatore! La NASA non si interessa dell’orientamento sessuale degli…». «Lo so, lo so» lo zittì Stubborns, con un gesto della mano. «Ufficialmente no, ma lei certo saprà se i suoi astronauti…» «Senatore!». «Non insista, Dupess! In questo allunaggio è estremamente opportuno che uno dei quattro sia gay. Ci sono finanziamenti in ballo. La NASA non deve dichiarare ufficialmente che c’è un gay, è ovvio: ci basta che la voce giri nei media». «Ma…». «E non dev’essere necessariamente un uomo. Anzi, secondo il marketing, per il grande pubblico sarebbe meglio una donna. L’importante è che non sia anche nera: donna, nera, lesbica… sembrerebbe fatto apposta. No, no». «Ma, senatore…». «Naturalmente la lesbica non può essere l’unica donna, altrimenti le organizzazioni religiose ci contesteranno da qui all’eternità. Occorre anche una donna etero, meglio se regolarmente sposata. Ah, per la lesbica: che non sembri un uomo, però». «Per favore…». «Guardi, capisco le sue difficoltà, per cui le sottopongo due proposte studiate dai miei esperti. La prima: quattro astronauti, uno bianco, una nera, una latinoamericana lesbica, un europeo. La seconda: un nero, una bianca lesbica, un latinoamericano, un’europea. Che ne dice? Certo, se invece di quattro poteste farne sbarcare cinque, avremmo più possibilità…». «È un modulo lunare, non un autobus!». «Certo, certo, parlerò anche con gli ingegneri. Ah, naturalmente ho dato per scontato che l’Esa ci proponga astronauti bianchi, europei ed


etero, ma farò quattro chiacchiere anche con loro per evitare spiacevoli doppioni. Tutto chiaro, finora, Dupess?». «Senatore» tentò di ribellarsi l’altro, «queste sono scelte politiche, che io non…». «A proposito!» l’interruppe Stubborns, schioccando le dita. «Lei mi dirà di certo che la NASA non si interessa dell’orientamento politico dei suoi astronauti, ma in ogni caso faccia in modo che i nostri tre non votino tutti lo stesso partito. Almeno un democratico o un repubblicano, ma su questo ha campo libero». Dupess non fece nemmeno in tempo ad aprire la bocca, che l’altro precisò: «Non lasci isolato il gay, però. Se un partito è votato solo dal gay, qualcuno lo vedrà come una provocazione». Dupess si levò in piedi, esasperato. «Senatore, qui dobbiamo andare sulla Luna! Non dobbiamo formare una commissione parlamentare! È un evento storico!». «Dupess» ribatté il senatore, guardandolo con fermezza negli occhi, «sarò franco: lo sbarco sulla Luna sarà anche storico, ma non sarà l’evento più importante del 2024». «E quale sarà, allora?». «Le elezioni presidenziali, ovviamente. E qui nessuno, lei compreso, vorrebbe perdere il posto se vincesse il Presidente sbagliato, vero?». Dupess non ebbe la prontezza di rispondere. Stubborn si concesse un sorriso di vittoria. «Molto bene, Dupess. Adesso parliamo del cibo. Ci sono astronauti vegani?». Com’è noto, a causa di non meglio precisati problemi tecnici, gli USA non riuscirono a rispettare la data del 2024. I primi a tornare sulla Luna dopo l’Apollo furono tre astronauti cinesi. Maschi.

Nicola Catellani Classe 1968, vive a Carpi (MO). Laureato in Astronomia, giornalista pubblicista, lavora in un ente pubblico. Da sempre lettore di fantascienza, negli ultimi anni si è dedicato anche alla scrittura, pubblicando racconti in vari concorsi (Trofeo RiLL, Premio NASF, La Zona Morta). Nel 2019 un suo romanzo si è classificato finalista al X Premio Odissea.


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Rubrica su cinema e serie Tv di fantascienza a cura del Giornale dello Spettacolo

LA GUERRA DEI MONDI

SPACE FORCE, LO SPAZIO DELLA SATIRA di Paolo Di Reda @ASI_spazio

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Le serie TV sono ormai elementi fondamentali delle televisioni free o a pagamento, e in modalità tranquilla da singolo episodio, o più o meno compulsiva (il cosiddetto binge-watching), si può dire che siano entrate a far parte della nostra vita. Per alcuni analisti televisivi il segreto di tale successo è dovuto alla particolare forma di racconto, non concentrata in un singolo atto di visione, come per i film, ma diluita nel tempo, come per i romanzi, che permette di entrare più a fondo nelle dinamiche dei personaggi, costruendo un rapporto speciale tra spettatore e protagonisti. Particolare non trascurabile è lo spazio al confronto di opinioni sia con parenti e amici, che con i fan delle serie che affollano i social, stando bene attenti a non incappare negli spoiler. All’interno delle tante piattaforme esistenti, le serie TV hanno cannibalizzato tutti i generi cinematografici e televisivi e per fortuna cominciano ad affacciarsi prodotti che lavorano sulla fusion. Uno di questi è Space Force, che fonde satira politica, sitcom e fiction legate alle missioni spaziali. L’elemento originale di questa serie trasmessa da Netflix a partire dal 29 maggio di quest’anno, è che l’oggetto della satira è il reale sesto ramo delle Forze Armate americane, la United States Space Force che l’attuale amministrazione statunitense ha reso indipendente dall’aviazione lo scorso dicembre (per quanto ancora amministrativamente legata all’Air Force). Alla nuova struttura sono stati concessi diciotto mesi a partire dal gennaio 2020 per organizzarsi e, soprattutto, gestire la nuova frontiera delle missioni spaziali: riportare uomini sulla Luna entro il 2024. Steve Carell e Greg Daniels, che hanno ideato Space Force dopo il successo della sitcom The Office trasmessa da Amazon Prime, si divertono a saltare questo gap temporale. Il generale a quattro stelle Mark Naird, interpretato dallo stesso Carell, ha modi goffi e fa scelte imbarazzanti, ma ha un obiettivo chiaro: far lavorare da subito a pieno ritmo il quartier generale della nuova armata spaziale, situato in Colorado. Affiancato dallo scienziato Adrian Mallory, a cui John Malkovich regala un’interpretazione piena di sfumature, il generale si tuffa nella sfida contro i cinesi per colonizzare lo spazio, raccogliendo più che altro insuccessi. Avrà tempo di affilare le armi nei dieci episodi che compongono la prima stagione della serie. Alcune critiche a “Space Force” non sono state benevole: l’accusa più frequente è di non essere divertente, ma è ingiusta. L’obiettivo di Carell e compagni non è l’ilarità a buon mercato, bensì costruire, con massima attenzione ai particolari e senza risparmio di risorse, un grande castello che dovrebbe ergersi a bastione della sicurezza e invece si dimostra tragicomicamente fragile. La satira di Space Force non usa la tecnica di rovesciare le situazioni per far ridere, come nelle sitcom tradizionali: i suoi strumenti preferiti sono invece l’assurdo e un’ironia che invece di ridicolizzare il bersaglio a cui mira, gioca a svuotarne il senso. Un’operazione perfettamente riuscita, dal momento che i personaggi e le situazioni vengono sviluppati con grande senso di realtà e umanità, condito da trovate molto divertenti. La seconda stagione, anche se non ufficialmente annunciata, è in preparazione.


SPACE FOR LIFE CREDIAMO NELLO SPAZIO COME NUOVO ORIZZONTE DELL’UMANITÀ PER COSTRUIRE UNA VITA SULLA TERRA MIGLIORE E SOSTENIBILE.


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