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Global Science 2/2019 - Stregati dalla Luna

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FEBBRAIO 2019

Breaking news: l’Esa annuncia un piano con la Nasa

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l 2019 si profila come un anno importante, da ricordare, per la storia dello spazio mondiale. Non solo per la sua coincidenza con il 50° del primo passo umano sulla Luna, ma soprattutto per i molti avvenimenti di cui quest’anno sarà testimone. Questo è l’anno nel quale gli Stati Uniti e la Nasa hanno sciolto ogni riserva annunciando la riconquista della Luna con l’obiettivo di restarci. Conquista umana ovviamente, grazie al Lunar Gateway, stazione orbitante cislunare, futuro avamposto umano per “scorribande” sul suolo del nostro satellite. Una scelta non assolutista ma propedeutica. Propedeutica perché la conquista di altri corpi celesti, come Marte, può essere resa più “semplice” testando la tecnologia su un corpo celeste più vicino e più facilmente raggiungibile. Il ritorno sulla Luna da parte della Nasa non sarà però esclusivamente targato Usa, anzi. Gli stessi americani hanno cercato collaborazione, così come è stato per la Stazione Spaziale Internazionale. Già della partita si sono detti i loro cugini canadesi, pronti a realizzare un nuovo braccio robotico, più avanzato ed evoluto, adatto alla Luna, rispetto a quello oltremodo efficiente che è ora operativo sulla Iss. L’Europa, con l’Esa, che ha nei propri obiettivi un progetto che si chiama Moon Village, ha stretto un accordo di collaborazione con la Nasa. Ci sono anche i russi e i giapponesi, cioè coloro che collaborano per la Stazione Spaziale Internazionale. Si può essere fiduciosi che allora, come per la Iss, l’Italia avrà un ruolo nel Lunar Gateway, per lo meno industriale: l’Italia, infatti, può vantare una specializzazione nella realizzazione di moduli abitativi per lo spazio come nessun altro paese al mondo. Un altro aspetto che farà del 2019 un anno da ricordare sarà il ruolo industriale: abbiamo da poco assistito alla prima missione della navetta Crew Dragon, impegnata nel test Demo-1. Una navetta privata, realizzata dalla SpaceX di Elon Musk, in quella che si chiama una Public Private Partnership. Un co-investimento che testimonia una nuova realtà crescente: la space economy. Una realtà di “business” per lo spazio, dallo spazio, nello spazio. Una realtà in rapida espansione che farà crescere a livello mondiale la partecipazione dei privati alle attività spaziali. Non solo i grandi colossi industriali, ma anche

L’EDITORIALE

L’ANNO CHE SARÀ... SPAZIALE di Piero Benvenuti @BenvenutiPiero

«Il ritorno sulla Luna da parte della Nasa non sarà però esclusivamente targato Usa, anzi»

le piccole e medie imprese, non solo come semplici fruitori, ma sempre più come investitori. Il 2019 sarà anche l’anno in cui il turismo spaziale avrà il suo inizio, sebbene in sordina. Ma propedeutico ad un 2020 in cui cominceremo ad abituarci all’idea che si possa fare un giretto nello spazio per esclusivo diletto, visto l’alto numero di prenotazioni in tutto il mondo. Il 2019 è anche l’anno della ministeriale dell’Esa che si svolgerà a novembre, in terra di Spagna, a Siviglia. Sarà una ministeriale diversa dalle precedenti: da una parte un sempre più marcato ruolo dell’Unione Europea nelle politiche spaziali, dall’altra in che modo partecipare alla prossima sfida dell’esistenza umana nello spazio: la Luna. global science - 3


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OMMARIO

N.14 - FEBBRAIO 2019

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“L’editoriale” DI PIERO BENVENUTI

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“Corsa alla Luna 2.0” DI MANUELA PROIETTI

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“La Cina sulla Luna che non si vede” DI FRANCESCO REA

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“Lo spazio sorge a oriente” DI GIULIA BONELLI

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“L’anno del turismo spaziale” DI ILARIA MARCIANO

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“In vacanza nello spazio” DI GIULIA BONELLI

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“Farfarout, farout e il Pianeta 9” DI MANUELA DI DIO

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“Hayabusa 2 versus Osiris Rex” DI FULVIA CROCI

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“2021: scontro nello spazio” DI CHIARA PALATINI

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“Cronache di fantascienza” DI FRANCESCO GRASSO

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“Prisma, satellite italiano per osservare la Terra” DI ILARIA MARCIANO

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“125 satelliti per Thales Alenia Space” DI REDAZIONE

TESTATA GIORNALISTICA GRUPPO GLOBALIST Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 online www.asi.it - globalscience.it 4 - global science

direttore responsabile Gianni Cipriani direttore Francesco Rea progetto grafico Paola Gaviraghi grafica Davide Coero Borga

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“Spazio eventi” DI REA E DI DIO

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“Spazio ai libri” DI PULCRANO E D’ANGELO

coordinamento redazionale Manuela Proietti redazione ASI - Globalist pubblicità Paola Nardella redazione@globalscience.it


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GLI STATES ACCELERANO SUL PROGETTO LUNAR GATEWAY

CORSA ALLA LUNA 2.0 di Manuela Proietti @unamanus

«Stavolta andremo sulla Luna per restare»

Uno dei primi render del Lunar orbital platform Gateway. Crediti: NASA/ESA.

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«It’s important that we get back to the moon as fast as possible». L’America di Trump ha fretta, lo ha dichiarato senza mezzi termini l’amministratore della Nasa, Jim Bridenstine, il 14 febbraio scorso durante un incontro con la stampa: «è importante che torniamo sulla Luna il prima possibile», ha proclamato. Gli Usa premono sull’acceleratore e chiedono ai partner commerciali di farlo. «If you can fly faster, we will incentivize that», ha incalzato Thomas Zurbuchen, amministratore associato Nasa per la scienza. «We care about speed», ha aggiunto, «ci sta a cuore la velocità». E promettono extra bonus a chi riuscirà, prima degli altri, a portare esperimenti sulla Luna per testare capacità tecnologiche e strumentazione scientifica. Una Moon che nei piani della Nasa oggi deve far rima con soon. Sarà perché la Cina si è rivelata un competitor da non sottovalutare (a gennaio la sonda Chang’e 4 è atterrata sulla faccia nascosta del nostro satellite e ha un programma umano che prevede lo sbarco di taikonauti sul polo sud lunare). E gli Stati Uniti, già sotto scatto della Russia dal 2011 per il trasporto umano verso la Iss, mal reggerebbero un altro sorpasso in un settore nel quale, ogni anno, vengono investiti in media circa 20 miliardi di dollari. Sarà perché l’ingresso dei privati ha dato una forte spinta al comparto e una dinamicità che non si vedeva dai tempi della prima corsa alla Luna (Elon Musk ha promesso di portare i primi turisti in vacanza attorno al nostro satellite nel 2023). Sarà il contesto favorevole (tutto il mondo spa-

ziale sembra finalmente convergere sull’obiettivo Luna, senza contare che quest’anno si celebrano i 50 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11). Sta di fatto che dopo un lungo periodo di incertezza, scandito da programmi annunciati, avviati e poi cancellati, espressione delle diverse politiche spaziali abbracciate dai presidenti che si sono succeduti (c’era Bush che vedeva l’uomo sulla Luna mentre Obama lo immaginava a caccia di asteroidi e poi su Marte), oggi gli Stati Uniti sembrano avere chiari gli obiettivi futuri dell’esplorazione umana: realizzare (presto) una stazione spaziale in orbita cislunare, il Lunar orbital platform Gateway (in gergo Lop-G), e da lì, usare dei lander come ascensori per fare giù e su dall’avamposto alla Luna. Con un obiettivo finale: testare una complessa architettura spaziale e replicarla su Marte. Una prima spinta sull’acceleratore l’aveva impressa la Russia nel corso dello Iac 2017 annunciando un ambizioso programma lunare prima robotico e poi umano (di cui però non si è saputo più nulla). A quel tempo la Nasa, che già aveva svelato il progetto per l’avamposto lunare, non si era pronunciata ancora sulla questione, cruciale, di riportare o meno l’uomo sulla Luna. La svolta è stata proclamata allo Iac 2018 di Buenos Aires, con il discorso di Jim Bridestine: «This time when we go to the moon, we are gonna stay». Questa volta sulla Luna gli States ci vogliono restare. I vertici dell’agenzia americana la definiscono una nuova corsa alla Luna, della quale non intendono


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però (né potrebbero anche volendolo) essere gli unici attori come nella prima versione. Non sarà una «gara tra nazioni», per dirla con le parole del numero uno della Nasa, ma un progetto di cooperazione tra player pubblici e privati con guida a stelle e strisce. Canada, Europa, Giappone e Russia - i partner della Nasa nel programma Stazione spaziale internazionale antesignano del Lop-G l’11 marzo hanno ufficializzato la collaborazione al Gateway, rilasciando contestualmente il primo concept grafico del progetto lunare in versione internazionale. Al momento però solo il Canada ha formalizzato un impegno economico: 2 miliardi di dollari in 24 anni per la costruzione di un braccio robotico da collocare sullo spazioporto lunare. Il potenziale contributo dell’Europa potrebbe riguardare il modulo per le comunicazioni e il rifornimento Esprit, un airlock per il rilascio di payload scientifici e il modulo abitativo internazionale. L’impegno dell’Esa nel Lunar Gateway sarà uno dei temi chiave della conferenza ministeriale in programma a fine anno. Nel frattempo gli States hanno stilato una roadmap che prevede nel 2020 il primo volo verso la Luna del nuovo sistema di lancio Sls con la capsula Orion e nel 2022 la prima missione umana in orbita lunare. La ‘costruzione’ dell’avamposto dovrebbe avviarsi nel 2024 con il lancio del modulo propulsivo e di potenza a cui dovrebbe agganciarsi l’anno successivo un primo elemento abitativo.

L’America esce dal letargo «Il lancio spettacolare di SpaceX apre un nuovo capitolo nell’eccellenza degli Stati Uniti», così il 2 marzo Jim Bridentistine, amministratore della Nasa ha commentato la performance di Crew Dragon, prima navicella privata per astronauti ad aver raggiunto e agganciato la Stazione spaziale internazionale, in un volo di test senza equipaggio. Un entusiasmo condivisibile quello di Bridenstine, perché se da una parte l’impresa di SpaceX segna l’inizio dell’era del trasporto spaziale commerciale con uomini a bordo, dall’altra va a chiudere una parentesi imbarazzante per la Nasa che si è aperta in seguito al pensionamento del programma Shuttle. E’ da otto anni, infatti, l’Agenzia americana è costretta ad acquistare onerosi passaggi dai russi per mandare in orbita i propri astronauti. Il gap tecnologico dovrebbe essere colmato in estate o al massimo entro la fine di quest’anno, con il primo lancio - dall’ormai lontano 2011 - di astronauti americani da suolo a stelle e strisce. A contendersi il primato con SpaceX c’è Boeing che ha in programma il primo volo ‘a vuoto’ della sua capsula ad aprile prossimo. I risultati parziali vedono la società di Musk in vantaggio, ma la partita tra i due competitor è tutt’altro che chiusa.

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a sonda Chang’e-4 è atterrata con successo sulla faccia nascosta della Luna. La Cina ha dunque raggiunto l’ambizioso obiettivo di atterrare sul lato nascosto della Luna. Mai prima d’ora una sonda terrestre aveva tentato tanto. Chang’e-4 è composta da un lander che ha a sua volta rilasciato sul suolo lunare un piccolo rover carico di esperimenti scientifici che studieranno la superficie e la topografia del suolo lunare. Obiettivo: comprendere meglio il processo di formazione che ha interessato il nostro satellite. A bordo del rover tanta tecnologia europea con esperimenti realizzati da Germania, Svezia e Paesi Bassi. Data la loro posizione sul lato nascosto, il lander e il rover non possono comunicare direttamente con la Terra ma devono affidarsi a Queqiao, un satellite per le comunicazioni lanciato nel maggio precedente la missione e posizionato su un’orbita che gli consentirà di fare da ponte radio con la terra. Chang’e-4 è erede della precedente missione Chang’e-3 parte del programma spaziale cinese di esplorazione robotica della Luna. Lanciata nel 2013, è stata la prima ad aver effettuato un allunaggio dai tempi di Luna 24, l’ultima delle missioni sovietiche dedicate alla raccolta di campioni lunari. Tra le prime rilevazioni della sonda cinese la constatazione che il lato

LA SONDA CHANG’E-4 ATTERRA SUL LATO NASCOSTO

LA CINA SULLA LUNA CHE NON SI VEDE di Francesco Rea @francescorea

La Luna israeliana È in viaggio verso il suo obiettivo, la Luna. La sonda Beresheet è il primo lander privato a tentare un atterraggio sulla Luna. Il veicolo, prima sonda lunare israeliana, è stato lanciato lo scorso 21 febbraio a bordo del Falcon 9 di SpaceX ed è diretto verso la piana lavica del Mare della Serenità. Se tutto va come deve, Israele diventerà il 8 - global science

quarto stato a compiere un allunaggio controllato, dopo Russia, Usa e Cina. E a breve dovrebbe aggiungersi a questo ristretto club anche l’India a conferma che la Luna, il nostro satellite, sarà il protagonista della esplorazione robotica e umana dei prossimi decenni.

La missione in superficie durerà due o tre giorni durante i quali il lander effettuerà delle misurazioni del campo magnetico lunare che potrebbero fornire informazioni sul nucleo ferroso del satellite. Ma non è tutto, il lander porta un con sé un disco miniaturizzato contenente 30


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Il rientro degli astronauti Nie Haisheng e Wang Yaping a bordo della capsula Shenzhou-10. Crediti: Stringer.

186 Sono i chilometri di larghezza del cratere Von Karman, la principale zona d’azione per Chang’e-4.

milioni di pagine di informazioni e una capsula del tempo con simboli culturali israeliani e una Bibbia. Beresheet è stato ideato da SpaceIL, un’organizzazione no profit per poter competere per il Google Lunar X Prize, che non è stato mai assegnato. Il progetto è andato avanti nonostante

tutto e ha ricevuto una cospicua donazione pari a 100 milioni di dollari, da parte di uomini d’affari e la partnership delle Israel Aerospace Industries, che ha materialmente costruito la navicella. Il governo israeliano ha invece partecipato con una quota di 2 milioni di dollari.

nascosto della Luna è più freddo di quanto si credesse. I 15 giorni di sonno programmato di Chang’e-4 sono stati infatti più gelidi del previsto, visto che le temperature rilevate nel sito di landing, la prima notte, sono crollate fino a raggiungere i meno 190 gradi centigradi. Secondo gli scienziati cinesi, la grande differenza tra le temperature delle due facce della Luna è probabilmente dovuta alla diversa composizione del suolo lunare. Yutu 2 (il rover) ha ripreso le operazioni, come previsto, lo scorso 29 gennaio. Il suo compito è quello di effettuare esperimenti nel cratere di Von Karman - un bacino largo circa 186 chilometri - per analizzarne suolo e sottosuolo e ricavarne la composizione. Il veicolo è inoltre attrezzato per lo studio dell’ambiente lunare, della radiazione cosmica e dell’interazione tra il vento solare e la superficie della Luna. Largo circa 186 chilometri, il cratere Von Karman, è la principale zona d’azione per Chang’e-4 che annovera tra i suoi compiti anche l’analisi del suolo e del sottosuolo, per ricavare informazioni sulla composizione del nostro satellite e sulla sua evoluzione. Al sito di landing di Chang’e-4 è stato dato un nome da parte dell’International Astronomical Union Working Group, il team di esperti che si occupa, tra i vari compiti, anche della denominazione dei corpi celesti. Il nome prescelto è Statio Tianhe in onore del racconto popolare cinese ‘Il bovaro e la tessitrice’. Tianhe era il nome con il quale veniva indicata la Via Lattea, il ‘fiume del cielo’ che separava i due innamorati Niulang e Zhinyu, protagonisti del racconto.

SpaceIL grazie ai costi contenuti della missione, si è garantita un ruolo di primo piano nel settore degli allunaggi robotici, dando il via a una nuova era dell’esplorazione lunare.

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CINA, INDIA, AUSTRALIA, NUOVA ZELANDA: I NUOVI ATTORI

LO SPAZIO SORGE A ORIENTE di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

Se durante le prime fasi dell’esplorazione spaziale i protagonisti indiscussi furono Stati Uniti ed ex Unione Sovietica, oggi è l’Oriente ad avanzare sempre più nella nuova corsa allo spazio, con la Cina in testa. Il 2019, che segna il cinquantesimo anniversario dello sbarco umano sulla Luna, è iniziato con i riflettori puntati su una delle più grandi ambizioni dell’agenzia spaziale cinese, arrivare per prima al cosiddetto lato oscuro del nostro satellite. E poco dopo capodanno la sonda Chang’e-4 ci è riuscita: è atterrata con successo sulla faccia nascosta della Luna il 3 gennaio alle 3.26 italiane, posizionandosi nel cratere di Von Karman. Nei giorni successivi il rover cinese Yutu 2, trasportato da Chang, ha acceso i suoi strumenti, cominciando a muoversi e a trasmettere dati. Tra gli esperimenti condotti sul lato più lontano del nostro satellite, hanno fatto il giro del mondo le immagini del primo germoglio di cotone sulla Luna, nato in un contenitore speciale sviluppato da un team di scienziati dell’università cinese di Chongqing. Il germoglio è sopravvissuto poche ore, ma ha comunque acceso nuove speranze sulla possibilità di far nascere la vita sul nostro satellite. E intanto il rover cinese continua a esplorare la superficie lunare, che già ci riserva alcune sorprese: ad esempio, i dati raccolti da Yutu mostrano temperature inferiori a quelle registrate dalle missioni americane Apollo, atterrate sull’altro lato del nostro satellite. Il che fa pensare che il lato nascosto della Luna sia più freddo di quanto si credesse, un dato che verrà studiato insieme agli altri raccolti dall’agenzia spaziale cinese Cnsa durante questa impresa lunare. Ma l’esplorazione robotica è solo uno dei tanti obiettivi del programma spaziale cinese: Pechino continua a investire anche sull’esplorazione umana in orbita bassa e sul ritorno alla Luna, con il progetto 10 - global science


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di una stazione spaziale nel 2022. Questa nuova base spaziale made in China dovrebbe ospitare un equipaggio permanente di 3 taikonauti per condurre esperimenti scientifici in microgravità. A tal proposito l’agenzia cinese sta lavorando al miglioramento dei sistemi di lancio e del vettore Lunga Marcia 8, che sarà impiegato per le missioni di lunga durata anche in vista del futuro sbarco su Marte. Tra i principali competitor della Cina c’è senza dubbio l’India, sesta economia mondiale, che negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante per ritagliarsi il suo ruolo nel settore spaziale. L’agenzia spaziale indiana Isro ha annunciato di voler inviare tre astronauti nello spazio entro il 2022, missione che sarà preceduta da due voli di test con il lanciatore Geosincrono dell’Isro e il veicolo spaziale Gaganyaan. Impresa per la quale Dehli ha stanziato 1,4 miliardi di dollari, un budget che se dovesse rivelarsi sufficiente renderà questo programma di esplorazione spaziale il più economico nel suo genere mai realizzato. Il che permetterà all’India di cavalcare l’onda della nuova esplorazione spaziale low cost su cui gli Stati Uniti stanno già lavorando da tempo, promuovendo la collaborazione con le aziende spaziali. E a proposito di alleanza pubblico-privato, un nuovo modello di successo che sta sorgendo in questo panorama orientale della corsa allo spazio è quello portato avanti da Australia e Nuova Zelanda. Le neonate agenzie spaziali australiane e neozelandesi hanno preso il via proprio grazie a una serie di accordi con le compagnie che operano nel settore privato, che hanno visto nei territori dell’emisfero australe lo scenario perfetto per la costruzione di nuovi basi spaziali. Il primo debutto internazionale dell’Australia è stato due anni fa, durante la 68esima edizione dell’International Astronautical Congress – il più importante evento a livello mondiale dedicato al settore spaziale –

Il lift off del vettore Electron dalla piattaforma di lancio in Nuova Zelanda, nella penisola di Mahia. Crediti: Rocket Lab.

ospitato ad Adelaide. La stessa città che qualche tempo dopo è stata selezionata come sede della nuova agenzia spaziale australiana, che ha già firmato numerosi contratti per il lancio di satelliti e carichi utili con diverse aziende, tra cui l’italiana Sitael. Una storia forse ancora più peculiare è quella dell’agenzia spaziale neozelandese, nata nel 2016 a seguito di un singolo accordo con la startup statunitense Rocket Lab, che ha lanciato una sfida ambiziosa: dare il via a una nuova era di space economy, caratterizzata da razzi a basso costo e da un grande numero di lanci. Un traguardo raggiunto lo scorso novembre, con il successo del primo volo commerciale a bordo del razzo Electron, parzialmente realizzato con la stampa 3D.

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VIRGIN GALACTIC E BLUE ORIGIN VERSO IL PRIMO VOLO UMANO

L’ANNO DEL TURISMO SPAZIALE di Ilaria Marciano @ASI_spazio

Lo spazioplano SpaceShipTwo di Virgin Galactic. Crediti: Virgin Galactic.

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Chi riuscirà a mandare in orbita il primo turista spaziale? Sfida aperta tra Virgin Galactic e Blue Origin, che procedono a ritmo serrato con i test di prova per aggiudicarsi il podio entro la fine dell’anno. I fortunati che vivranno in prima persona l’esperienza di fluttuare in assenza di gravità potranno scegliere due diverse modalità di viaggio. Il patron di Virgin Galactic Richard Branson, offre un volo a bordo di uno spazioplano riutilizzabile chiamato SpaceShipTwo che sarà lanciato verso la parte alta dell’atmosfera dal velivolo madre, White Knight Two, raggiungendo gli oltre 100 chilometri d’altezza, la cosiddetta linea di Karman, laddove lo spazio ha “inizio”. Lassù, quattro passeggeri e due piloti, potranno osservare per sei minuti la curvatura della Terra, ma anche il buio dello spazio oltre che provare la tanto desiderata assenza di gravità. Esperienza diversa invece per chi sceglierà l’avversaria Blue Origin di Jeff Bezos, che propone ai suoi clienti un viaggio di circa 11 minuti all’interno di una capsula, la Crew Capsule 2.0, composta da sei poltrone disposte a cerchio in uno spazio di circa 15 metri cubici e per ogni poltrona una finestra di oltre un metro per godersi appie-

no il panorama. I sei passeggeri verranno lanciati fino a cento chilometri di quota da un razzo vettore New Shepard. Entrambi sono legati da un fattore comune: il tempo. Fin dall’inizio dello scorso anno infatti si sono accumulati svariati ritardi nelle tabelle di marcia previste dalle due compagnie ma questo non ha arrestato la loro corsa allo spazio turistico. A dicembre il velivolo della Virgin ha superato con successo il test con equipaggio, spingendosi ai confini del nostro pianeta, al di sopra degli 80 chilometri stabiliti dall’aviazione americana per definire i voli suborbitali. Il volo è durato 14 minuti, permettendo all’equipaggio di sperimentare l’assenza di gravità e di godere della vista del nostro pianeta. La navetta è poi rientrata senza problemi dopo circa un’ora dal lancio. Lo spazioplano ha volato nuovamente ai confini dello spazio a febbraio con a bordo il primo vero passeggero: Beth Moses, capo istruttrice degli astronauti della compagnia, che ha partecipato al secondo test con per valutare la cabina su cui voleranno i futuri turisti spaziali. A seguito dell’esito positivo degli ultimi voli, l’amministratore delegato della Virgin Walter Whiteside si è detto sicuro che il 2019 sarà l’anno di avvio


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New Shepard, il razzo di Blue Origin, durante il decimo test di prova dello scorso 23 gennaio, dal sito di lancio della società in Texas. Crediti: Blue Origin.

dei voli commerciali, con almeno 3 se non 4 voli durante l’anno. L’obiettivo è ambizioso. Arrivare anche ad un viaggio al mese, aumentando il numero via via negli anni. Sembra chiaro quindi che i clienti non manchino. In questo “affare”, che vede anche una componente di sfruttamento scientifico, c’è un pezzo di Italia, con l’accordo quadro con Altec, società di Torino co-partecipata da Agenzia spaziale italiana e Thales Alenia space, ma anche con Sitael per la messa in orbita di satelliti. Accordi che prevedono anche la realizzazione di uno spazioporto in Puglia, a Grottaglie, l’unico in Europa dei 4 che la Virgin ha intenzione di realizzare in tutto il mondo. Oltre Mojave e Grottaglie, nella penisola arabica e in Oceania.

Anche gli ambiziosi piani di Blue Origin sembrano procedere a buon ritmo, anche se ancora non ha effettuato alcun test con equipaggio. A gennaio la compagnia di Jeff Bezos ha effettuato il decimo test di prova del razzo riutilizzabile New Shepard, dopo il rinvio dello scorso dicembre, lanciando in orbita correttamente la Crew Capsule 2.0. All’interno della capsula, al momento, nessun passeggero ma otto esperimenti scientifici sviluppati dalla Nasa. L’esito positivo del test ha portato Bezos dichiarare che la prossima capsula che verrà inviata nello spazio avrà a bordo l’equipaggio. Il numero uno di Amazon ha ribadito, infatti, la sua intenzione di voler aprire le porte al turismo spaziale già entro la fine dell’anno. Ma qual è il prezzo da pagare per questa esperienza? Top secret per quanto riguarda Blue Origin. Un approccio in netto contrasto con quello del suo ‘rivale’ Virgin Galactic che, invece, ha iniziato a vendere i primi biglietti oltre dieci anni fa, alla modica cifra di 250 mila dollari cadauno, nonostante lo SpaceShipTwo fosse ancora nelle prime fasi di sviluppo. Adesso non resta che aspettare per vedere quale delle due compagnie riuscirà a volare per prima con a bordo i turisti. Le scommesse sono aperte.

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IL TURISMO SPAZIALE DALLA ISS ALLA LUNA

IN VACANZA NELLO SPAZIO di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

ndare in vacanza in assenza di gravità e avere tra le foto ricordo immagini della Terra vista dallo spazio, magari persino della Luna. Dalla fantascienza alla realtà: con la continua crescita dello spazio privato il turismo spaziale è sempre più vicino. Aziende come Bue Origin e SpaceX promettono un futuro in cui i viaggi nello spazio saranno accessibili a quasi tutti, ma per adesso partire a bordo di un razzo resta un privilegio per miliardari. Come Yusaku Mae, il nome più chiacchierato negli ultimi mesi in tema di vacanze spaziali: diciottesima persona più ricca del Giappone, sarà lui il primo cittadino a fare un viaggio intorno alla Luna. Lo ha annunciato lo scorso settembre Elon Musk, numero uno di SpaceX, che non ha escluso di accompagnare lui stesso il miliardario asiatico in questa impresa. Nessun privato cittadino si è spinto fino ad oggi così lontano dal nostro pianeta, ma Yusaku Mae non sarà il primo a viaggiare nello spazio in veste di turista. Sette persone lo hanno già fatto a partire dagli inizi degli anni duemila – sette miliardari che hanno acquistato un passaggio sulla Soyuz per accompagnare gli astronauti professionisti nelle loro missioni verso la Stazione spaziale internazionale. Il primo turista tra le stelle è lo statunitense Dennis Tito, partito nell’aprile 2001 e rimasto in orbita bassa 7 giorni. La sua esperienza, frutto di un accordo con l’azienda americana Space Adventures, apre ufficialmente l’era dell’esplorazione spaziale a pagamento – circa 20 milioni di dollari per il biglietto. L’anno successivo è la volta del sudafricano Mark Shuttleworth, partito nell’aprile 2002 e rimasto sulla Iss per 10 giorni. Shuttleworth fa parte dell’equipaggio della missione Asi Marco Polo che vede alla sua prima esperienza nello spazio l’astronauta italiano Roberto Vittori. Dopo il viaggio, nell’ottobre 2005, dello statunitense Gregory Olsen, il 2006 segna un nuovo record con la prima turista spaziale in orbita, l’iraniana Anousheh 14 - global science

«Una foto ricordo della Terra vista dalla Luna? Ormai il turismo spaziale è sempre più vicino»

Ansari. Il suo soggiorno di 10 giorni sulla Iss viene raccontato in un blog, che Ansari scrive con l’obiettivo di ispirare le giovani donne dei paesi mediorientali. Nel 2007 il quinto turista spaziale è l’ungherese Charles Simonyi, che è anche l’unico a ripetere il viaggio, nel 2009, totalizzando così il primato di 25 giorni tra le stelle. Nel 2008 è la volta dello statunitense Richard Garriott, figlio dell’astronauta Nasa Owen Garriott. L’anno successivo parte invece il canadese Guy Laliberté, fondatore del Cirque du Soleil, il cui viaggio dura 12 giorni. Da allora il turismo spaziale ha subito una battuta d’arresto, ma questo decennio di pausa è servito a preparare il terreno per uno space tourism 4.0, regolato dai privati. Il viaggio di Yusaku Mae verso la Luna, previsto per il 2023, riaprirà le danze in grande: insieme al miliardario ci saranno anche alcuni artisti, che al rientro produrranno un’opera d’arte ispirata al viaggio.


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tre anni dall’annuncio della sua esistenza, continua la caccia al pianeta fantasma del Sistema solare. Gli scopritori del misterioso Pianeta 9, Mike Brown e Konstantin Batygin, del California Institute of Technology, hanno pubblicato due studi per fornire nuove prove sulla sua presenza. Le due ricerche mirano a dare dettagli su natura e collocazione del nuovo inquilino del Sistema solare. L’ipotesi di un Planet 9, in nona posizione dopo il declassamento di Plutone da pianeta a pianeta nano, è nata come spiegazione per le anomalie nelle orbite di alcuni oggetti della Fascia di Kuiper, la cintura di asteroidi affollata da corpi rocciosi e ghiacciati che si trova oltre l’orbita di Nettuno. Per gli studiosi sostenitori della sua esistenza, la massa e la posizione del nono pianeta influenzerebbero le orbite irregolari. Il primo studio di Brown e Batygin, Orbital Clustering in the Distant Solar System, pubblicato su The Astronomical Journal il 22 gennaio, stima in 1 su 500 la probabilità che la riscontrata anomalia delle orbite dipenda da distorsioni nelle osservazioni. Il dato, raggiunto quantificando tutte le alterazioni che possono influire sulle singole osservazioni dei fenomeni, “indica che l’ipotesi ha solide fondamenta, anche se non attesta direttamente la presenza del pianeta” dice Brown. Il secondo studio, The Planet Nine Hypothesis, che sarà pubblicato su Physics Reports, elabora migliaia di modelli matematici sulla dinamica della parte più esterna del Sistema solare e ridimensiona il pianeta. Planet 9 sarebbe, quindi, più piccolo e più vicino al sole di quanto in precedenza sospettato, una Super Terra grande 5 volte il nostro pianeta, a 60 miliardi di chilometri dal Sole. “Queste dimensioni sono molto comuni nei pianeti extrasolari che orbitano attorno a stelle simili al Sole”, commenta Batygin. Il gigante che si sottrae ai telescopi è solo uno degli oggetti sfuggenti agli estremi confini del Sistema solare. Il 1 gennaio 2019, la sonda New Horizons ha sorvolato, a 3.500 chilometri di distanza, Ultima Thule, una sorta di birillo rotante a oltre 6,4 miliardi di chilometri dalla Terra. L’incontro di capodanno con l’oggetto celeste più distante mai osservato da una missione robotica umana ha riservato molte

L’AFFOLLATO CONFINE DEL SISTEMA SOLARE

FARFAROUT, FAROUT E IL PIANETA 9 di Manuela Di Dio @ASI_spazio

«La massa e la posizione del nono pianeta influenzerebbero le orbite irregolari»

sorprese, a partire dalla curiosa forma dell’asteroide, composto da due lobi, uno appiattito più grande, Ultima, e uno più piccolo Thule, per arrivare alla sua superficie, crivellata di buche e crateri per tutta la lunghezza di 32 chilometri. Di certo sappiamo poco del Sistema solare al di là del confine degli oggetti transnettuniani della Fascia di Kuiper, tra cui i pianeti nani Plutone, Eris, Makemake e Haumea. E’ solo del novembre scorso la scoperta di Farout, un pianeta distante 120 unità astronomiche dal Sole, vale a dire oltre 17 miliardi di chilometri. Eppure, Farout ha dovuto presto cedere il podio del più lontano a Farfarout, l’oggetto ancora più lontano, individuato appena qualche giorno fa a 140 unità astronomiche dalla nostra stella. global science - 17


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na è americana l’altra è giapponese con partecipazione europea, ma il loro obiettivo è comune: scoprire quanto più possibile sugli asteroidi. Stiamo parlando di due missioni - Hayabusa 2 della Jaxa e Osiris Rex della Nasa, attualmente in orbita rispettivamente attorno a Ryugu e Bennu, con l’obiettivo di riportare sulla Terra campioni della superficie di un asteroide. Per scoprire qualcosa in più su questi due ambiziosi programmi spaziali, abbiamo intervistato due scienziati che sono alle spalle deil successo della sonda Hayabusa: Makoto Yoshikawa, mission manager e Aureliè Moussy, project manager del lander Mascot, che ha svelato per primo il mondo totalmente roccioso di Ryugu. Ettore Perozzi a capo dell’Asi Situational Space Awareness ci ha fornito invece una panoramica sulle caratteristiche di Osiris Rex ed infine Marco Tantardini già associato Asi nell’Unità Utp e coordinatore tecnico della partecipazione Asi nella missione Arm della Nasa, ora collaboratore dell’Unità Spazio dell’Ufficio del Consigliere Militare, ci ha parlato del futuro dell’asteroid mining. Qual è stata la sfida più grande per la missione? Makoto Yoshikawa: Visto che si tratta di una missione di sample return il touchdown è stato molto importante. All’inizio, avevamo in programma l’atterraggio di Hayabusa 2 per ottobre scorso ma abbiamo deciso di posticiparla al 22 febbraio, dato che non siamo riusciti a individuare un’area abbastanza omogenea per l’atterraggio. Abbiamo trovato

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DA EST A OVEST TUTTI A CACCIA DI ASTEROIDI

HAYABUSA 2 VERSUS OSIRIS REX di Fulvia Croci @ASI_spazio

il primo dei due campionamenti previsti dalla missione (il secondo verrà effettuato ad aprile, ndr).

due aree lisce scoperte tramite appositi target marker ma avevano una dimensione ridotta, da due a sei metri. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di dati di navigazione molto accurati. La sequenza di touchdown si è svolta in modo nominale e Hayabusa 2 è atterrata sulla superficie di Ryugu, riuscendo anche ad effettuare

Quali sono state le difficoltà affrontate durante la costruzione del lander? Aurélie Moussy: Abbiamo avuto tempi strettissimi per la costruzione di Mascot, solo due anni, una bella sfida per il nostro team al Cnes (l’agenzia spaziale francese ndr). La difficoltà principale è stata riuscire a inserire, in uno spazio ridotto, tanti


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Lo sfruttamento minerario degli asteroidi per alcuni è la nuova frontiera di questo settore. Quanto è fattibile questo tipo di missioni e quali sono le tempistiche?

strumenti e una piccola batteria necessaria al funzionamento del lander. Inoltre, la morfologia di Ryugu era quasi del tutto sconosciuta fino a qualche mese fa: Mascot è stato messo a punto senza avere informazioni sul luogo dove sarebbe andato a lavorare. Qual è la particolarità di Osiris Rex? Qual è il contributo italiano alla missione? Ettore Perozzi: Osiris Rex è una missione molto particolare per un

L’asteroide 101955 Bennu visto dalla sonda Nasa Osiris-Rex. Crediti: Nasa/Gsfc /Ua.

motivo preciso: non atterrerà sull’asteroide come Hayabusa 2, ma raccoglierà i campioni di materiale attraverso il suo braccio robotico e li depositerà in un contenitore che farà ritorno sulla Terra nel 2023. La partecipazione italiana alla missione è di alto livello scientifico, con il team dell’Istituto nazionale di astrofisica supportato e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana. I ricercatori che ne fanno parte avranno, infatti, accesso alla parte più preziosa dell’intera missione: l’analisi dei campioni di roccia asteroidale.

Marco Tantardini: Dagli approfondimenti fatti, credo in un asteroid mining per utilizzo in-space, e non al fine di portare sulla superficie terrestre metalli preziosi: può darsi che mi sbagli, ovviamente, ma nel breve-medio periodo ritengo che si dovrebbe puntare fortemente sull’In-situ resource utilization, ossia sul cercare ghiaccio nascosto in qualche corpo nello spazio, all’interno degli asteroidi stessi, per estrarre acqua, separare ossigeno e idrogeno, ed avere a disposizione propellente stoccato in orbite strategiche e funzionali al futuro dell’esplorazione. Ricordiamoci che da sempre gli stati, spinti dalla ricerca della conoscenza, ma anche da interessi economici, spingono avanti la frontiera, per poi lasciarsi dietro un mercato: è così anche per lo spazio, almeno per quanto riguarda le comunicazioni e in parte l’osservazione della Terra, e in futuro varrà anche per distanze dalla Terra superiori, e per l’esplorazione umana: un piano strategico sul lungo periodo di un’agenzia spaziale è valido se favorisce anche queste dinamiche. global science - 19


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NUOVE FORME DI DIFESA INTERPLANETARIA

2021: SCONTRO NELLO SPAZIO di Chiara Palatini @argotec_it

n asteroide corre a 20 mila chilometri all’ora, pronto a impattare con il pianeta Terra! Si tratta di uno scenario fantascientifico o di un rischio possibile? Ciò che è certo è che periodicamente le agenzie spaziali di tutto il mondo analizzano la traiettoria di questi corpi celesti e che da tempo è emersa l’esigenza di testare sistemi efficaci in grado di cambiarne la rotta e di difendere il nostro pianeta da eventuali pericoli interplanetari. La missione Dart (Double Asteroid Redirection Test) è nata proprio con questa intenzione. Nel 2021 la Nasa verificherà la possibilità di modificare l’orbita dell’asteroide doppio Didymos facendo impattare sulla luna di quest’ultimo una sonda americana di 500 kg alla velocità di 21 mila km orari e ad una distanza dalla Terra di 10 milioni di km. L’Agenzia spaziale italiana parteciperà alla missione statunitense coordinando lo sviluppo di un potentissimo SmallSat, LiciaCube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), costruito dalla torinese Argotec per accompagnare Dart in questa impresa unica nel suo genere. Per la prima volta nella storia, uno SmallSat tricolore monitorerà l’impatto cinetico di una sonda con un asteroide. Dopo un viaggio di circa 16 mesi, a bordo della sonda Dart, il satellite italiano verrà rilasciato poco prima dell’impatto, e avrà il compito di monitorare le ultime fasi della missione documentando, con uno shooting straordinario, gli effetti scaturiti dallo scontro. La struttura di LiciaCube si baserà sulla potente piattaforma Hawk 6, sviluppata in precedenza sempre da Argotec, per il progetto ArgoMoon, l’unico nanosatellite europeo che prenderà parte al lancio inaugurale del nuovo lanciatore americano Space Launch System. Essere nuovamente tra i protagonisti di una missione così ambiziosa rappresenta non solo un motivo d’orgoglio nazionale ma anche un importante riconoscimento a livello internazionale delle competenze raggiunte dal nostro paese nell’am-

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«Si tratta della prima missione nazionale destinata a un target così remoto»

bito della costruzione di SmallSat per lo spazio profondo. Tanta innovazione, potenza e tecnologia racchiusa in uno spazio ridotto simile ad una scatola di scarpe: un 6U, come tecnicamente si chiama questo smallsat (20x30x10cm), rappresenta circa 1/100 del volume della sonda madre americana. Per affrontare questa missione dall’alto valore tecnologico, LiciaCube si doterà di un sistema di navigazione autonomo, un sistema propulsivo integrato, un’ottica potente e un evoluto computer di bordo. L’uso spinto dell’intelligenza artificiale e di nanotecnologie sviluppate ad hoc consentirà di garantire al satellite l’autonomia necessaria all’adempimento degli obiettivi di missione in un contesto in cui le comunicazioni con Terra saranno piuttosto difficoltose. La missione Dart rappresenterà un ottimo banco prova per testare questi innovativi sistemi e per raccogliere i dati scientifici utili allo sviluppo di nuove tecniche di difesa interplanetaria.


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gni numero, un racconto. Inauguriamo con uno scritto di Francesco Grasso, che ne curerà l’edizione, un nuovo spazio dedicato alla letteratura di fantascienza.

CRONACHE DI FANTASCIENZA

GUERRE STELLARI S.P.A.

di Francesco Grasso

- Per Zarquon! Questa patetica creatura sarebbe la specie dominante? - Così sembra, ammiraglio, anche se neanch’io ho mai visto un bipede più insulso. Il bipede in questione, un cinquantenne brizzolato, si rivolse con accento capitolino all’alieno che lo sovrastava dai suoi quattro metri d’altezza. - Dove mi trovo? Perché mi avete rapito? L’alieno sbarrò gli occhi da rettile. - Come osi aprir bocca, sfrontato sottoessere? Rispondi, piuttosto: sei il predatore al vertice della catena alimentare di questo pianeta? Il terrestre batté le palpebre. - Be’, sono un amministratore delegato. L’alieno lo prese per un sì. - Bene, sarai tu ad affrontare Frantumasvol il Sadico nel Sacro Duello delle Mille Morti. - Sacro cosa? Un portone si aprì con rumore di ferraglia. Dall’oscurità emerse uno spaventoso ammasso di artigli, corazze, tentacoli, aculei, zanne grondanti bava e chele che scattavano con smania omicida. Il terreste arretrò tossicchiando. - Temo ci sia un equivoco. - Detesto gli equivoci! - imprecò infastidito l’alieno alto. Signor Bastablon, chiarisca senza perdere tempo. L’altro annuì con entrambe le teste. - Sappi, ottuso bipede, che ti trovi al cospetto dell’ammiraglio Gargravarr, comandante della gloriosa Quinta Flotta Imperiale, dominatore dei Nubimondi di Yaga, distruttore del pianeta Folfanga, vincitore di Gagrakacka, padrone di Dalforsas, di Kakrafoon, di Solfinian e di tutto l’Ammasso Centrale.

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Crediti: Andrea Valente per gentile concessione di Editoriale Scienza.


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- Piacere - azzardò il terrestre. - Io invece vendo software gestionale. Siamo specializzati in provisioning e fatturazione. Dovrei avere una business card da qualche parte. - Non ho finito! - lo zittì l’alieno bicefalo. - Ti trovi sulla Inutile Resistere, incrociatore di classe A, di cui sono Primo Ufficiale. Il nostro raggio-trattore ti ha prelevato per il Sacro Rito Imperiale. - Sacro che? - ripeté il terrestre. Le due teste sbuffarono. - La Flotta Imperiale, prima di saccheggiare un pianeta, offre una possibilità agli abitanti. Il migliore dei nostri guerrieri si batte con un indigeno: se vince, saccheggiamo, distruggiamo e devastiamo spargendo poi sale meteoritico sulle rovine; se perde, rinunciamo all’attacco. La seconda eventualità, tuttavia, non si è mai verificata negli ultimi trecento cicli. Gli indigeni sono stati tutti sconfitti? - s’informò il terrestre. - Sono stati scuoiati, sventrati, disossati e divorati. Non necessariamente in quest’ordine. - Per Zarquon! - protestò Gargravarr. - Abbiamo chiarito, finalmente? Forza col duello! Il mostro avanzò minaccioso, le enormi chele a stridere sul pavimento metallico. Da qualche parte rullarono tamburi. - Un momento! - Che c’è, ancora? - Perché dovete attaccare la Terra? È una rappresaglia? Che vi abbiamo fatto? Bastablon atteggiò la mandibola sinistra a forma di punto interrogativo. - Nulla. Vi saccheggeremo per procurarci le scorte necessarie al viaggio. Siamo diretti al sistema Carfrax, dove affronteremo la vile Flotta dell’Alleanza di Jajazikstak, nostri nemici ancestrali. - Se avete bisogno di rifornimenti, perché non li chiedete pacificamente? I due alieni lo squadrarono con sospetto. - Chiederli? - Quanto materiale vi serve? Avete una lista? Gargravarr aggrottò le placche cornee che aveva per sopracciglia. - Signor Bastablon? - Non abbiamo niente del genere, ammiraglio. - Proviamo a buttarla giù adesso. - Il terrestre estrasse uno smartphone dal taschino del blazer. - Immagino vi occorra cibo per l’equipaggio delle vostre navi... In quanti siete? - Signor Bastablon? - ripeté Gargravarr. - Non saprei, ammiraglio. Ci siamo contati alla base di Frazfraga, ma da allora abbiamo combattuto su Hunian e su Santraginus. Abbiamo avuto perdite e nuovi ar-

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«Per Zarquon! Questa patetica creatura sarebbe la specie dominante?»

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ruolati. Per non parlare degli ausiliari di Sirio, che in caduta libera si riproducono per gemmazione. Chi può dire quanti siamo, adesso? L’umano corrugò la fronte. - Moltiplicate l’equipaggio medio di una vostra astronave per il numero totale dei vascelli. Questo potete farlo, no? - Un ufficiale della Quinta Flotta può tutto! sbraitò Gargravar, piccato. Poi piegò il lungo collo squamato. - Signor Bastablon? Quante navi abbiamo? L’altro si grattò la sommità di entrambe le teste. - Non saprei, ammiraglio. Sono cicli che non riusciamo a completare un censimento. - Tante! - tagliò corto Gargravarr. - Tutte dotate di Emettitori Xantici, Torpedini Neutroniche, Disintegra-effrattori e Gigantosiluri Multipolarizzati! Abbastanza per spazzar via la Flotta dell’Alleanza! - Non riuscite a dirmi quanti siete né quante navi avete - ricapitolò il terrestre. - Sapete almeno che materiale vi occorre? Carburante? Ossigeno? Metalli? - Nel saccheggio ogni guerriero prende ciò che gli serve! - replicò sprezzantemente Gargravarr. - Pazienza se per farlo rade al suolo una civiltà! L’umano appuntò sullo smartphone. - Mi sembra che confondiate il bottino con la gestione delle scorte. Rischiate che le vostre navi rimangano a secco in pieno Spazio. - In effetti, restare a secco è la principale causa di perdita di vascelli nella flotta - borbottò Bastablon. Gargravarr batté i lunghi arti coperti di onori militari. - Signor Bastablon! La smetta di cianciare con questo sotto-essere! Stiamo ritardando il Sacro Rito! - Ammiraglio, le osservazioni del bipede sono interessanti. Forse dovremmo... - Per Zarquon, stiamo facendo aspettare il nostro campione! Frantumasvol il Sadico potrebbe offendersi! Uno schianto sembrò confermare le preoccupazioni dell’ammiraglio. Il terrestre e i due alieni si voltarono. Mulinando le chele, il mostro stava facendo a pezzi la grata metallica che delimitava l’arena. Il colorito di Gargravarr si fece verde pisello. In pochi secondi l’ultimo anello d’acciaio cedette. La bestia, libera, si erse sulle zampe posteriori e caricò i due ufficiali extraterrestri. Gargravarr balzò di lato, sventando per un soffio l’impalamento su uno degli aculei dorsali. Per Zarquon! - strillò. - Faccia qualcosa, signor


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Bastablon! - Fermati, Frantumasvol! - gridò l’altro. - Non riconosci il tuo ammiraglio? Il mostro ruggì/barrì/gargarizzò copiosamente. Poi ghermì l’ammiraglio con una chela, lo sollevò a testa in giù e prese a sgranocchiargli gli stivali in pelle di foca-drago di Argabuthon. - Dove kraken sono le guardie? - ululò Gargravarr. - In agitazione sindacale, ammiraglio. Sembra che ci sia stato un problema contabile con gli emolumenti dell’ultimo mega-ciclo. - FACCIA QUALCOSA! - strepitò Gargravarr, mentre il mostro passava a rosicchiargli le ginocchia. Bastablon estrasse con riluttanza un goglattore neuro-crionico. - Mi spiace, purtroppo l’armeria non ha consegnato le cariche narcotizzanti a causa d’un errore di fatturazione. - USI QUEL KRAKEN DI PISTOLA! Bastablon obbedì. Dal goglattore scaturì un lampo. L’ammiraglio e il mostro si congelarono in una composizione azzurrina. Il primo ufficiale assunse un’espressione abbattuta. - Ora, per sbrinare l’ammiraglio, dovrò scoprire su quale nave i cefalopodi della logistica hanno ficcato il microwave termonucleare. Il terrestre tossicchiò. - Si sente bene? Bastablon scosse le due teste. All’Accademia non si parla mai di quanto è complicato mandare avanti una flotta. C’insegnano a configurare gondole iperluce, a maneggiare torpedini, a manovrare nel subspazio... Ma nessun cadetto viene preparato ad affrontare le rogne vere, santo Zarquon! Il terrestre fece per interloquire. Bastablon lo ignorò, come se da troppo tempo covasse il suo malumore. - La gestione del personale, per esempio. Sui manuali sembra facile. Poi invece scopri che gli astrogatori Rigeliani hanno bisogno di un’atmosfera al 2% di elio, ma che purtroppo in presenza di quel gas i priapoidi di Vega vanno in calore e tentano di accoppiarsi con ogni creatura che gli viene a tiro… Oppure scopri che le truppe Denebiane combattono solo nei giorni previsti dalla loro religione, che però non coincidono con le festività teogoniche dei coscritti di Altair. Pianificare il calendario di una campagna militare è molto più difficile che vincerla, per Zarquon! E non parliamo dei balzelli imperiali. La tassazione del bottino di guerra è di una complessità deva-

«Perdete troppo tempo in questioni che non fanno parte del vostro core business»

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stante. Nelle ultime battaglie, metà degli ufficiali non ha potuto combattere perché impegnata a compilare moduli fiscali. Meno male che le truppe dell’Alleanza di Jajazikstak sono scappate alle prime cannonate. - Se posso permettermi... - azzardò il terrestre. Bastablon si scosse. - Che vuoi, bipede? - Il problema è che perdete troppo tempo in questioni che non fanno parte del vostro core business, cioè la guerra. Le attività che lei chiama “le rogne vere”... dovreste esternalizzarle. Il primo ufficiale strinse gli occhi. Tutti e trentadue. - Cioè? - Lasci che le spieghi... ... - …e mi hanno liberato prima dell’alba. Il loro “raggio-trattore” mi ha depositato in quella che mi sembrava steppa russa, in realtà i dintorni della Collatina. Ed eccomi qui. Il legale fischiò tra i denti. Aveva un paio di baffi spioventi e radi capelli che battevano in ritirata verso il colletto della camicia. Nell’ufficio echeggiava il ronzio del condizionatore. - Che storia incredibile, ingegnere! Non mi fraintenda, non dubito della sua parola. Ma essere rapito dagli ET… Com’è riuscito a mantenere la calma? L’altro ridacchiò. - Mi creda, quando uno ha condotto progetti informatici nella pubblica amministrazione italiana, dopo c’è ben poco che possa spaventarlo. Tornò serio. - Allora? Riguardo quest’accordo? L’avvocato inforcò le lenti bifocali e s’immerse nel documento. - Se capisco bene, ingegnere, noi prendiamo in carico il loro sistema gestionale, comprese le procedure fiscali, e in cambio otteniamo l’esclusiva della distribuzione dei prodotti extraterrestri sul nostro pianeta. - Diritti commerciali su beni e servizi da tutto l’Impero Galattico - precisò il cinquantenne. - Solo coi simulto-traduttori automatici faremo miliardi. Il legale fischiò di nuovo. - È fantastico. Però… - Cosa la preoccupa? - Non so... Così aiutiamo i tipi dell’Impero. Che succede se gli altri ET, quelli dell’Alleanza, vengono a chiederne conto? Forse era meglio mantenersi neutrali. L’altro sorrise. - I nostri amici alieni sono bellicosi, ne convengo. Però, da ciò che ho visto, gran parte dell’aggressività gli deriva dalle frustrazioni, dallo stress che regna sulle navi dell’Impero. Quando faremo funzionare le loro procedure interne, si

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calmeranno. E poi, sondando Bastablon, ho capito che su Jajazikstak c’è un disastro organizzativo anche peggiore. Se mai incapperemo in ambasciatori dell’Alleanza... Be’, offriremo un supporto professionale anche a loro. Chissà che, risolvendo i problemi gestionali di entrambi i contendenti, non li spingiamo a far pace. Il viso del legale s’illuminò. - In questo caso, potremo chiedere un compenso molto maggiore. L’altro rise di gusto. - Lo metta a verbale, avvocato. Così fu fatto.

«Diritti commerciali su beni e servizi da tutto l’Impero Galattico»

Francesco Grasso è nato a Messina nel 1966. Ingegnere Elettronico, vive e lavora a Roma. Scrive da più di vent’anni, soprattutto narrativa ma anche saggistica. Autore eclettico, la sua produzione spazia dalla fantascienza al thriller, dal genere horror al fantasy, dal romanzo storico alla parodia e al racconto umoristico. Ha pubblicato una dozzina di romanzi e un centinaio di racconti. È stato curatore di rubriche tematiche su riviste e di antologie di narrativa, tra cui una dedicata al cibo nel futuro. Alcune sue opere sono state tradotte, in inglese e spagnolo, e pubblicate all’estero. Ha vinto numerosi riconoscimenti letterari, tra cui il premio Urania (2 volte), il premio Cristalli Sognanti, il premio Space Trucker, il premio Cuore di Tenebra, il premio Città di Ciampino, il premio Camuni Narrativa, il premio Argentario, il premio Città di Sarzana. Ha scritto anche sceneggiature cinematografiche, una delle quali è giunta finalista al premio Solinas.


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l 2019 sarà un anno di grande importanza per l’osservazione della Terra made in Italy. Oltre al lancio, a fine anno, del primo esemplare di Cosmo-SkyMed seconda generazione, a marzo il liftoff di un altro satellite italiano, Prisma. Acronimo di “PRecursore IperSpettrale della Missione Applicativa”, Prisma è una missione prototipale dell’Agenzia spaziale italiana sviluppata per testare tecnologie iperspettrali per l’osservazione della Terra. Si tratta di un satellite innovativo dotato di una strumentazione elettro-ottica, in grado di lavorare in numerose bande disposte dal visibile al vicino infrarosso, fino all’infrarosso ad onde corte. Con le sue potenzialità Prisma potrà dare un contributo senza precedenti all’osservazione dei fenomeni geologici che avvengono in Italia e non solo. Sarà in grado, infatti, di monitorare lo stato delle risorse naturali, la qualità dell’aria e i livelli di inquinamento su scala globale da un’orbita di 620 chilometri di quota. L’innovativa tecnologia iperspettrale di cui è dotato Prisma, studierà il nostro pianeta in profondità, riuscendo ad acquisire dati sulla composizione chimica delle aree osservate, viaggiando a 27.000 km all’ora. A differenza dei sensori ottici passivi satellitari attualmente operativi, che registrano la radiazione solare riflessa dal nostro pianeta in un numero limitato di bande spettrali - solitamente al massimo una decina -, la strumentazione a bordo del satellite è in grado di acquisire 239 bande spettrali, più il canale pancromatico; Prisma è, infatti, dotato di un’innovativa strumentazione elettronica e ottica che combina un sensore iperspettrale con una camera a media risoluzione sensibile a tutte le lunghezze d’onda dello spettro del visibile. In sostanza avremo un’unica immagine con più informazioni date dalla scomposizione dei colori riflessi dall’oggetto esaminato. Tali misurazioni permetteranno agli scienziati di perfezionare le conoscenze riguardanti le risorse naturali ed i principali processi ambientali in atto, come i fenomeni legati al cambiamento climatico. La sua realizzazione è frutto di una collaborazione tra imprese italiane, guidate da Ohb Italia, responsabile della missione e della gestione dei tre principali segmenti - terra, volo e lancio - e Leonardo, che ha realizzato la strumentazione elettro-ottica. Il centro di

TESTERÀ TECNOLOGIA IPERSPETTRALE

PRISMA, SATELLITE ITALIANO PER OSSERVARE LA TERRA di Ilaria Marciano @ASI_spazio

Il satellite italiano Prisma lavorerà dal visibile all’infrarosso. Crediti: Asi.

controllo della missione è stato realizzato da Telespazio mentre l’acquisizione e l’elaborazione dei dati avverrà al Centro Spaziale dell’Asi a Matera. La missione evidenzia la capacità della filiera italiana di fornire un sistema spaziale chiavi in mano: dalla progettazione alla realizzazione, dalla gestione dei dati a terra al lancio: Prisma infatti andrà in orbita accompagnato dal vettore dell’Agenzia spaziale europea Vega, ideato e realizzato in Italia da Avio negli stabilimenti di Colleferro.

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LEADERSHIP DA COMUNICAZIONE SATELLITARE

125 SATELLITI PER THALES ALENIA SPACE di Redazione @ASI_spazio

«Thales leader nella realizzazione di costellazioni di telecomunicazione»

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Dalle sonde planetarie, ai moduli della Stazione Spaziale Internazionali, alle infrastrutture spaziali per l’osservazione della Terra o per le telecomunicazioni. È la realtà rappresentata da Thales Alenia Space, società franco-italiana che continua a confermare la sua leadership nella realizzazione di costellazioni di telecomunicazione. Dopo, infatti, aver realizzato e validato i 65 satelliti della costellazione Iridium, nel mese di marzo saranno messi in orbita gli ultimi 4 satelliti della costellazione O3b, realizzata in qualità di prime contractor per conto di SES. Quest’ultimo gruppo di satelliti, amplierà la costellazione attualmente composta da 16 satelliti e operativa dal 2014. Come prime contractor per un totale di 125 satelliti in tre costellazioni, Globalstar 2 (24), O3b (20) e Iridium® NEXT (81), Thales Alenia Space è chiaramente il partner di riferimento per lo sviluppo e il posizionamento di costellazioni di satelliti in bassa e media orbita. Una leadership che Thales Alenia Space ricopre anche nell’ambito dell’osservazione della Terra, IoT services e SSA (Space Situational Awarness) L’azienda infatti, ha recentemente siglato un contratto con le industrie aerospaziali coreane per lo sviluppo di una costellazione di 4 satelliti radar ad altissime prestazioni e tempi di rivisita ridotti per l’Osservazione della Terra. Insieme, Thales Alenia Space, Telespazio e Spaceflight Industries hanno infatti finalizzato l’accordo per produrre mini-satelliti su larga scala e fornire servizi geospaziali innovativi. Obiettivo la realizzazione della costellazione BlackSky ad alta frequenza di rivisitazione. Thales Alenia Space è stata, inoltre, selezionata da CLS e Cnes per lo sviluppo di Kineis, la prima costellazione europea di nanosatelliti per la connessione globale (IoT), in partnership con Nexeya e Stirlynx. Thales Alenia Space e Telespazio (Leonardo 67%, Thales 33%) hanno, poi, ufficialmente acquisito una partecipazione in NorthStar Earth and Space Inc. (NorthStar), una società di servizi di informazione, con sede a Montreal, che sta sviluppando il più avanzato sistema satellitare al mondo per il monitoraggio dell’ambiente terrestre e del near space.


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LUNA LEONARDO E MENDELEEV, ANNIVERSARI IN FESTIVAL

SCIENZA: TRA TRAM E NUVOLE di Manuela Di Dio @ASI_spazio

Nell’anno degli anniversari, l’allunaggio, Leonardo, la tavola periodica degli elementi sbancano ai festival della scienza, e intanto la scienza viaggia in tram. Succede a Roma, con il Progetto Eureka. Da marzo, per tre mesi, le Biblioteche di Roma, con la collaborazione dell’Agenzia spaziale italiana e di enti di ricerca, università e musei della capitale daranno vita a un festival diffuso della scienza, che abbraccerà tutta la città, dal centro alle periferie. Il Progetto Eureka, promosso dall’Assessorato alla crescita culturale di Roma ospiterà, nelle sedi delle Biblioteche, più di 200 appuntamenti per un dialogo tra cultura scientifica, scuola e cittadinanza su temi grandi e piccoli, dal Cosmo alla quotidianità. Tra questi, le tavole rotonde proposte dall’Agenzia Spaziale Italiana popolate da buchi neri, acqua salata marziana, orti spaziali, nanosatelliti, ma, anche, anatomia dell’allunaggio e future basi lunari. A unire con un tratto i luoghi di cultura che collaborano all’iniziativa, la linea del tram 19, un tram della scienza per passeggeri curiosi. Gli appuntamenti diffusi con la scienza si infittiranno nella settimana dall’8 al 14 aprile al National Geographic Festival della Scienza, all’Auditorium Parco della Musica di Roma e in numerosi luoghi della città. Nell’edizione 2019, sul tema dell’invenzione, l’Asi proporrà le nuvole di matita dei fumetti spaziali in una mostra su scienza e comics. Sul palco dell’Auditorium l’Asi parteciperà a conferenze interdisciplinari, dai robot per lo Spazio, ai retroscena dello sbarco dell’uomo sulla Luna, all’astronomia multimessaggera, alla Terra osservata speciale, all’Italia marziana, alla planetologia. I sette giorni di spettacoli, laboratori per ragazzi, mostre, film e conferenze sfideranno il record delle 51.000 presenze della scorsa edizione. È solo l’inizio di un anno ricco di appuntamenti con lo spazio, dalle mostre al Maxxi di Roma sulla Luna, al Living Planet Symposium dell’Esa a Milano, alle Giornate della Terra con il Wwf a Matera, al Festival della Scienza di Genova, agli eventi #SpazioCinema e Open House all’Asi.

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MATERA FESTEGGIA L’INIZIO DEL 2019

CAPITALE DELLA CULTURA SPAZIALE di Francesco Rea @francescorea

È stato inaugurato il 19 gennaio l’anno europeo per la Cultura della città di Matera. La parte finale di un lungo viaggio iniziato il 17 ottobre 2014, quando Matera fu selezionata per svolgere un così importante ruolo, assumendo lo slogan Open The Future (aprire il futuro). Già perché Matera è la città dei sassi, la più arretrata d’Italia ricordava Togliatti, un mondo avulso al resto d’Italia pur con la sua estrema fascinazione, come raccontava Primo levi. E il suo aprire al futuro è perché questa città della Basilicata ha saputo guardar lontano, aprire la sua presunta arretratezza alla cultura, valorizzando quello che avevano e ospitando chi poteva donarsi con la propria arte alla città. Ma è anche il luogo dove è nato il Centro di Geodesia Spaziale Giuseppe Colombo, che l’anno scorso ha compiuto i 30 anni: centro voluto dalla regione Basilicata, in accordo con l’Agenzia Spaziale Italiana. Un binomio tra passato e futuro quello esistente a Matera che è valso il titolo di capitale Europea della Cultura per l’anno 2019. La cerimonia inaugurale il 19 gennaio, come accennato sopra: e ogni momento clou dell’anno avrà il 19 come giorno di riferimento. Come la mostra organizzata dall’Agenzia spaziale italiana in collaborazione con Telespazio (società al 66% Leonardo e al 33% Thales Alenia Space), il Polo Museale della Basilicata e che, realizzata dalla ViVi&Partners, sarà inaugurata il 19 settembre al Museo Ridola di Matera. Una mostra dedicata al Mediterraneo, in linea con i temi scelti dalla Fondazione Matera 2019 ma anche con le applicazioni derivanti dai satelliti di Osservazione della Terra, come la costellazione Asi Cosmo SkyMed, le cui immagini radar sono processate e rese disponibili dalla società e-geos, società partecipata da Telespazio (66%) e Asi (33%). L’esposizione supererà il 2019 per concludersi alla fine del gennaio 2020. Ma soprattutto avrà un collegamento espositivo con la sede del Centro di Geodesia Spaziale, che dal prossimo anno ospiterà stabilmente un planetario ad uso delle scuole, la cui realizzazione è stata finanziata dal comune di Matera.

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IL VOLUME DI ALESSANDRO MORTARINO

ANDREA VALENTE E UMBERTO GUIDONI

MISSIONE LUNA: 50 ANNI DOPO

VOGLIO LA LUNA

di Paolo D’Angelo @ASI_spazio

di Giuseppina Pulcrano @jupulcra

Voglio la Luna, ad opera di Andrea Valente e Umberto Guidoni, è un racconto su come sia cambiato nel tempo il rapporto tra l’uomo e la Luna: dalle leggende più fantasiose alle scoperte che hanno rivoluzionato la scienza, ricordando le missioni spaziali e le conquiste tecnologiche. Le illustrazioni di Susy Zanella rendono la lettura ideale per i ragazzi a partire dagli 8 anni. Edito da Editoriale Scienza della Giunti editore è in libreria dal 19 febbraio. Mitica Luna, Luna Scientifica e Avventurosa Luna, questi i capitoli dell’opera seguiti dalla storia I seleniti sulla Terra, creature immaginate da Susy Zanella in color verde foglia che, nel racconto fantascientifico, programmano una missione sulla Terra lasciando la loro base, la Luna appunto, forse perché stufi di guardare il pianeta Terra da lassù. A seguire nell’indice: le Risposte ai quiz, domande che dal primo capitolo invitano il lettore a provare la sua conoscenza su curiosità a volte letterarie, a volte di cronaca, a volte scientifica, il Glossario e l’Indice analitico che precedono le Note sugli autori. Luna Scientifica fornisce al lettore “la cassetta degli attrezzi” per conoscere tutte le informazioni scientifiche sulle origini della Luna. L’ultimo capitolo, Avventurosa Luna, ripercorre per tappe la conquista della Luna a corse forzate tra Stati Uniti e Unione Sovietica. 34 - global science

«Mitica Luna, Luna Scientifica e Avventurosa Luna, questi i capitoli dell’opera»

Le celebrazioni per i 50 anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna stanno per iniziare. Anche l’editoria italiana si appresta a ricordare l’evento che mezzo secolo orsono segnò la Storia. Il primo volume in ordine cronologico ad apparire nelle librerie del nostro Paese con il logo celebrativo appositamente creato dalla Nasa, è Missione Luna di Alessandro Mortarino. Edito dalla Libreria Geografica il libro, alla cui realizzazione partecipa anche l’Agenzia spaziale italiana, racconta lo sforzo compiuto dagli americani per mantenere la promessa fatta nel 1961 dal presidente Kennedy di far arrivare sulla Luna un uomo entro la fine della decade. Il libro, nelle sue 192 pagine, non si limita a celebrare la missione Apollo 11 avvenuta nel luglio del 1969, ma inizia raccontando proprio l’origine della Luna come corpo celeste che orbita intorno al nostro pianeta da miliardi di anni. Descrizione fisica, astronomica ma anche un atlante per studiarla nelle sere d’estate. CIta innumerevoli opere dell’intelletto umano come quelle letterarie, cinematografiche o musicali che includono la Luna tra i protagonisti. Descrive infine la fase pionieristica con le prime sonde indirizzate verso il nostro satellite naturale. Iniziava così con quei primi lanci il braccio di ferro tra Unione Sovietica e Stati Uniti: arrivare sulla Luna avrebbe sancito la supremazia tecnologica non solo di un singolo Paese ma di un’intera ideologia.


N AT I O N A L GEOGRAPHIC F E S T I VA L DELLE SCIENZE

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Global Science 2/2019 - Stregati dalla Luna by Spazio 2050 - Issuu