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FEBBRAIO 2021

Red Passion Tre sonde in un mese: con l'arrivo di Hope, Tianwen 1 e Perseverance si è aperta la più grande stagione di ricerca, sul pianeta rosso, della storia dell'esplorazione spaziale


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el 2017 Stati Uniti, Europa e Russia discutevano se andare sulla Luna o su Marte o comunque se per andare su Marte fosse indispensabile fare sosta sulla Luna.

Sono passati solo cinque anni e sembra un’era geologica fa. Oggi non si discute più del dove, semmai del quando. Lo abbiamo detto più volte, il mondo dello spazio è cambiato, sta evolvendo in maniera rapida, il pubblico, l’istituzione è ancora avanti a tracciare la via, ma le autostrade dello spazio sono in appalto ai privati. In questo numero racconteremo delle tre sonde arrivate a pochi giorni di distanza una dall’altra sul pianeta Marte, un evento ad oggi unico. Abbiamo vissuto empaticamente i sette minuti di terrore dell’ennesimo rover della Nasa, questa volta chiamato Perseverance, sette minuti di terrore che restano tali solo perché ogni volta l’oggetto semovente da posare sul suolo marziano è sempre più imponente, pensante e al contempo delicato. Alla sicurezza degli americani, gli unici ad oggi ad avere conquistato anche il suolo di Marte, si contrappone l’ascesa tecnologica in questo settore della Cina, che ha portato l’umanità ad atterrare sul lato nascosto della Luna e a breve cercherà, al suo primo tentativo, di eguagliare gli Stati Uniti posizionando sul terreno del pianeta rosso un lander e anche un rover, un binomio, questo sì, da record assoluto. Ma Perseverance ci consegna anche la prima parte di un ambizioso progetto: il Mars Sample Return. Suoi saranno i primi raccolti che nei prossimi decenni, Europa e Stati Uniti, porteranno a terra. Sempre che non si arrivi prima con l’essere umano come vorrebbe fare Elon Musk con lo Starship, un colosso di 50 metri per 8 di diametro, del peso di tonnellate che dovrebbe arrivare su Marte, atterrarvi con l’uso di retrorazzi per poi ripartire. Altro che sette minuti di terrore. Abbiamo imparato a conoscere Elon Musk e il suo cuore gettato oltre l’ostacolo, sappiamo che a volte va oltre il credibile, ma il suo essere visionario e soprattutto gli obiettivi fin qui raggiunti, spingono il mondo a credergli, forse non sulle date, ma certo sugli obiettivi. È una spinta importante, perché tra orbita

L’EDITORIALE

RED PASSION di Francesco Rea @francescorea

«Oggi non si discute più del dove, semmai del quando»

bassa, Luna e Marte, i prossimi anni, non parlo di decenni, riserveranno delle nuove realtà che potranno apparire normali ai millennials, nati e vissuti con l’avamposto umano chiamato Stazione spaziale Internazionale, e che ai più grandicelli figureranno un mondo che non avrebbero mai pensato di poter conoscere. Ma al quale si abitueranno presto, come si abituò il cervello di Valentino Rossi, lo ricorda lui stesso, alla velocità della sua prima moto della massima categoria. E visto i risultati si è abituato bene. E forse ad una grande velocità si dovranno abituare anche i futuri astronauti. Si parla di un motore al plasma allo studio (anche di uno nucleare ma comporta valutazioni di rischio piuttosto complesse) che potrebbe triplicare la velocità dei nostri attuali vettori. Non si avvicinerebbero le stelle, ma i pianeti sì.

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OMMARIO

N.26 - FEBBRAIO 2021

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“L’editoriale” DI FRANCESCO REA

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“Traffico intenso su Marte” DI GIULIA BONELLI E MANUELA PROIETTI

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Intervista a Luciano Violante DI FRANCESCO REA “Un’Europa luogo di civiltà”

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Intervista a Massimo Comparini DI FRANCESCO REA “Il made in Italy tra orbita bassa e Luna"

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“Blue Origin a un passo dalla meta” DI MANUELA PROIETTI

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Intervista a Roberto Vittori DI FRANCESCO REA “Elon Musk e la sfida chiamata Starship”

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“Il futuro low cost dei viaggi spaziali” DI MANUELA PROIETTI

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“La next generation dei satelliti COSMO-SkyMed” DI REDAZIONE

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”Cinque pianeti con il senso del ritmo” DI GIULIA BONELLI

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TESTATA GIORNALISTICA GRUPPO GLOBALIST

Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 Stampato presso Tipografia Tiburtini Via delle Case Rosse 23, 00131 Roma RM 4 - global science

“Il cielo di Clooney” DI PAOLO DI REDA

direttore editoriale Francesco Rea direttore responsabile Gianni Cipriani progetto grafico Paola Gaviraghi grafica Davide Coero Borga

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“Dal Lunar Gateway alla costellazione Lightspeed” DI REDAZIONE

coordinamento redazionale Manuela Proietti redazione Asi - Globalist www.asi.it - globalscience.it pubblicità Paola Nardella adv.globalscience@gmail.com


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Traffico intenso su Marte di Giulia Bonelli e Manuela Proietti @ASI_spazio

Su Marte l’anno nuovo è iniziato il 7 febbraio. Anno numero 36, secondo il calendario marziano. E quest’anno il Capodanno sul mondo rosso è stato particolarmente vivace: nello stesso mese sono arrivate ben tre sonde, che portavano tre bandiere diverse. Hope degli Emirati Arabi Uniti, Tienwen-1 della Cina e Mars2020 degli Stati Uniti a febbraio hanno tenuto con il fiato sospeso gli appassionati di spazio e non solo. Realizzando, per ora, una catena di successi in questa nuova avventura marziana.

HOPE PORTA GLI EMIRATI ARABI INTORNO A MARTE

La sfilata verso il pianeta rosso è iniziata con la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti, che hanno raggiunto Marte con la loro prima missione interplanetaria. Segnando così un successo al primo colpo, e diventando il quinto giocatore marziano dopo Stati Uniti, ex Unione Sovietica, Europa e India. Il 9 febbraio la sonda emiratina ha realizzato la complessa e interamente automatica sequenza di manovre per inserirsi nell’orbita di Marte. La fase più delicata era il rallentamento da 121mila a 18mila chilometri all’ora, che la navicella ha completato con successo azionando i suoi 6 motori per 27 minuti in modo da inserirsi in orbita. Obiettivo della missione sarà analizzare l’atmosfera marziana, con uno speciale focus sulle condizioni climatiche del mondo rosso legate ai suoi cicli stagionali. Utilizzerà la suite dei tre strumenti a bordo dell’orbiter per avere una panoramica completa del nostro vicino planetario, da un’altezza compresa tra i 20mila e i 43mila chilometri. E intanto Dubai ha festeggiato l’arrivo di Hope intorno a Marte con uno spettacolo di luci da Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo.

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Il prototipo del rover cinese che seguirà Tianwen-1.

«Tre sonde con tre diverse bandiere hanno raggiunto il pianeta rosso»

TIANWEN-1 ARRIVA IN ORBITA MARZIANA

lta della Cina. Tianwen-1 ha fatto il suo ingresso in orbita marziana il 10 febbraio, e anche in questo caso la manovra è riuscita alla perfezione. La navicella, il cui nome significa ricerca della verità celeste, dopo due settimane ha raggiunto la cosiddetta ‘orbita di parcheggio’, con il suo punto più vicino che sfiorerà i 280 chilometri da Marte. Ma la missione cinese non si limiterà a osservare il pianeta rosso dall’alto. Pechino infatti è stata ambiziosa, e punta a inaugurare la sua esplorazione di Marte con un orbiter, un lander e un rover. L’orbiter dovrebbe rimanere operativo per circa due anni, mentre il rover a energia solare dovrebbe funzionare per circa 90 giorni. L’atterraggio è previsto a maggio nella distesa di Utopia Planitia. Obiettivo del robottino cinese sarà andare a caccia di tracce di vita passate o presenti. La Cina è in realtà al suo secondo tentativo per Marte. Il primo risale al 2011, quando la sonda Yinghuo-1 andò perduta con il fallimento della missione russa Phobos-Grunt, che non riuscì a immettersi in orbita e rientrò nel Pacifico nel gennaio 2012. Ma, se tutto andrà come previsto, Tianwen-1 recupererà in grande stile: si tratta infatti della prima impresa marziana a dispiegare un orbiter, un lander e un rover nella stessa missione.

PERSEVERANCE SBARCA SU MARTE «Ingresso in orbita marziana: Perseverance ha superato i sette minuti di terrore»

Il ciclo di visite terrestri a Marte si è chiuso, almeno per questa tornata, il 18 febbraio con lo sbarco della missione Nasa Mars 2020. Il rover Usa Perseverance, con a bordo l’elicottero Ingenuity, ha superato con successo gli ormai famosissimi, quanto critici, sette minuti di terrore, quella manciata di istanti che va dall’ingresso nell’atmosfera del mondo rosso fino all’ammartaggio. Una sequenza di operazioni cruciali, completamente automatizzate, che consiste in una lunga frenata di 420 secondi durante la quale la sonda passa da una velocità di quasi 20.000 km orari iniziali all’atterraggio morbido. Con Mars 2020 gli Usa hanno raggiunto il primato di sette sbarchi sui sette riusciti in assoluto sul suolo marziano. La Nasa, ad oggi, è infatti l’unica agenzia ad aver conquistato la superficie di Marte, adagiando su di

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essa lander o rover alieni. Obiettivo principale della missione è lo studio dell’abitabilità marziana e la ricerca di vita passato o presente sul pianeta rosso. Seguendo l’assunto Follow the water, il team di Mars 2020 ha scelto come luogo per il touchdown e le successive indagini di Perseverance il cratere Jezero, luogo in cui gli scienziati ritengono che in passato vi sia stata abbondanza d’acqua. Il bacino presenta infatti chiari segnali di un antico fiume che entrava e usciva dall’attuale cratere che un tempo era un grande lago. Grazie a una serie di strumenti sofisticati il rover preleverà dei campioni di sottosuolo che saranno sigillati e depositati sulla superficie di Marte. La missione è infatti la prima di un articolato programma congiunto Nasa-Esa - che vede coinvolta anche l’Italia - chiamato Mars Sample Return che prevede una serie di spedizioni in staffetta per la raccolta, il recupero e l’invio a Terra di polvere e sassi marziani. Altra prima assoluta di Mars 2020 è il dimostratore tecnologico Ingenuity, che sta per Ingegnosità. Si tratta di un mini elicottero simile a un drone e sarà il primo veicolo a tentare un volo motorizzato nei cieli di un mondo alieno. Per i prossimi due mesi Ingenuity resterà agganciato al rover, dopodiché, tramite una delicata manovra di distacco da Perseverance, sarà dispiegato sul suolo marziano. La campagna di test durerà 30 giorni, durante i quali effettuerà fino a 5 voli portandosi ad altitudini comprese tra 3 e 5 m dal suolo percorrendo fino a un massimo di 50 metri. Nei piani della Nasa la tecnologia di Ginny, appellativo dato a Perseverance, se validata, sarà impiegata nell’esplorazione di nuovi obiettivi di interesse su Marte, oltre a fornire un ausilio nella pianificazione dei migliori percorsi di guida per i futuri rover. Tra le dotazioni di Perseverance anche uno strumento italiano che il rover utilizzerà per muoversi in sicurezza. Si tratta di LaRa​ (Laser Retroreflector Array), un microriflettore realizzato dall’Istituto nazionale di astrofisica per conto dell’Agenzia spaziale italiana. Uno strumento simile è stato installato anche sul lander Insight, atterrato su Marte nel 2018, e volerà a bordo del rover europeo Exomars nel 2022, missione a guida italiana, nonché la prossima a tentare la conquista del suolo rosso.

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Cercasi astronauti

L’Esa cerca nuove astronaute e astronauti. Per la prima volta dopo 11 anni l’Agenzia Spaziale Europea ha deciso di selezionare una nuova generazione di astronauti e astronaute per lavorare fianco a fianco con l'attuale classe del corpo astronautico mentre l’Europa entra in una nuova era dell’esplorazione spaziale. Mirando a espandere la diversità di genere tra le sue fila, l'ESA incoraggia vivamente le donne a candidarsi. La conferenza stampa per la presentazione della selezione si è svolta online in streaming sulla web TV Esa e ha visto la partecipazione di diversi giornalisti italiani. Nel corso dell’evento, moderato da Fabrizio L’Abbate, del Dipartimento di Comunicazione Esa sono intervenuti Luca Parmitano, astronauta ESA, Ersilia Vaudo-Scarpetta, Chief Diversity Officer, Josef Aschbacher, Futuro Direttore Generale ESA, Sara Pastor, Responsabile Modulo Abitativo Gateway e Antonella Costa, Human Resources Business Partner. “Se è fortunato, un astronauta può passare nella sua vita circa il 5-10% del tempo nello spazio - ha detto Parmitano - quindi è importante comprendere, per chi sta pensando di candidarsi per questo ruolo, che la stragrande maggioranza del tempo di un astronauta verrà passato a Terra.

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Ci sono vari ruoli che un astronauta ricopre mentre è a Terra, e uno degli aspetti più poliedrici del mestiere di astronauta è che dobbiamo essere pronti a ottemperare a diverse funzioni”. In particolare Parmitano ha parlato a lungo del Parastronaut feasability project il programma Esa che mira a coinvolgere persone con disabilità fisica nel corpo astronauti. Tra i valori portanti dell’ESA nell’esplorazione dello spazio oltre la conoscenza e la cura del pianeta, il principio dell’inclusione della diversità che rappresenta un faro per questo nuovo progetto. La disabilità fisica - che normalmente impedirebbe la selezione in base ai requisiti imposti dall'uso dell'attuale hardware spaziale - non dovrà più essere un ostacolo. Nel dettaglio L’Esa è pronta a investire nella definizione dei necessari adattamenti nelle strutture nel tentativo di consentire a questi professionisti altamente qualificati di entrare pieno titolo nel corpo astronauti europeo. Il bando di concorso rimarrà aperto dal 31 marzo al 28 maggio 2021 e l'Esa prenderà in considerazione solamente le candidature inviate tramite la pagina web Esa Career nell'arco di queste otto settimane. Dopo tale data, cominceranno i sei stadi del processo di selezione, il cui completamento è previsto a ottobre 2022.


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Da magistrato a Presidente della Camera dei Deputati, oggi è Presidente della Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine, chiamato a fondarla dall’Amministratore Delegato del Gruppo Leonardo, Alessandro Profumo. Una visuale sul mondo dell’innovazione, della tecnologia e, in particolare, del settore spaziale che abbiamo voluto conoscere.

INTERVISTA A LUCIANO VIOLANTE

UN’EUROPA LUOGO DI CIVILTÀ di Francesco Rea @francescorea

Presidente Violante come vede il grande dinamismo statunitense nel settore spaziale, grazie apparentemente al coinvolgimento del settore privato? Ritengo in realtà che questo dinamismo riguardi tre grandi soggetti, che sono la Cina, la Russia e gli Stati Uniti appunto. Anche la Russia sta facendo molto. Certo sia in Russia che in Cina il confine tra pubblico e privato non è ben definito come negli Stati Uniti. Diciamo che negli Stati Uniti sta accadendo una cosa molto importante e che prima non era: la Nasa, infatti, è oggi cliente del privato. È abbastanza significativo che la Nasa stato non esista più e ci sia la nasa cliente. In questo contesto l’Europa sembra segnare il passo… In realtà le premesse per far bene e posizionarsi quale potenza spaziale ci sono tutte. Il problema è che non c’è l’Europa come soggetto unico. Ho l’impressione che l’Agenzia spaziale europea dovrebbe essere qualcosa di più di quello che è adesso. Dovrebbe essere un luogo di sintesi delle volontà strategiche europee così che possa concorrere con Stati Uniti, Cina e Russia. Le risorse per farlo ci sono. Il problema è che dobbiamo essere d'accordo. Non dipende anche dal fatto che l’Agenzia spaziale europea non è l’agenzia spaziale dell’Unione europea? Questo è sicuramente un altro limite. È evidente che c'è uno scollamento tra quello che sono le politiche spaziali dell’Unione europea e quello che poi c'è di fattivo nelle attività spaziali. D’altronde nulla toglie che possa esserci un trattato più ampio che l’Unione europea possa stipulare con altri soggetti, che non fanno parte dell'unione e che non fanno parte dell’Esa, per poter comunque lavorare insieme. I grandi soggetti del settore spaziale dovrebbero essere almeno quattro: Cina, Europa, Russia e Stati Uniti. Come vede il posizionamento dell’industria italiana in questo settore? Credo che l’industria spaziale italiana sia posizionata bene dai dati che vedo. Soprattutto nel settore aereo oltre che spaziale. Nel settore degli elicotteri, o strutture simili, siamo sicuramente tra i primi al mondo. Nel settore spaziale abbiamo sicuramente delle grandi eccellenze. Però allo stato attuale soltanto gli Stati Uniti o la Cina possono pensare di essere autonomi, indipendenti. Noi invece dobbiamo lavorare, e molto, per una visione europea dello spazio. Non è un aspetto secondario. La guerra fredda ce l’ha insegnato, per evitare che ci siano guerre è importante che soggetti dominanti non siano solo due, ma che ce ne siano tre o quattro. Se sono solo due o c'è un’intesa tra questi che permette la pace anche per tutti gli altri, oppure c'è il conflitto che non è necessariamente armato, ma comunque pericoloso.

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«Ho l’impressione che l’Agenzia spaziale europea dovrebbe essere qualcosa di più di quello che è adesso»

Dovremmo prima risolvere i conflitti tra i paesi europei, che non sono certo armati, ma impediscono che l’Unione abbia una sola politica della difesa, ad esempio… Se ci pensa bene gran parte delle guerre sono nate in Europa. La prima, la seconda, molti conflitti, che fossero religiosi o razziali, sono avvenuti negli stati europei, conflitti di ogni tipo, che marcano un certo arretramento dell’Europa nel contesto globale. Quante lingue parliamo in Europa e quante se ne parlano negli Stati Uniti, o in Cina, in Russia? In questi paesi la lingua è una sola. Parlare tante lingue significa che hai tante storie diverse e spesso conflittuali. Gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare una guerra civile per comporli, quindi non dimentichiamo che è la nostra storia che ci porta ad essere spesso conflittuali. L’Europa ha estrema necessità di una sintesi strategica, che le permetta di guardare avanti e non indietro. Perché solo se sarà in grado di guardare avanti, solo se sarà capace di essere unione politica, peserà nelle scelte sul futuro della nostra civiltà e del pianeta che la ospita. L’Europa dovrebbe preoccuparsi di essere spazio civiltà, cioè uno spazio che ha valori comuni, condivisi, obiettivi strategici comuni e condivisi. Dovrebbe esserlo come lo sono gli Stati Uniti, la Cina, ma anche il mondo arabo e una parte del continente africano. Soggetti spazio civiltà che si impegnano a valorizzare il significato di civiltà. Questo sì può aiutare ad eliminare i conflitti. A proposito di civiltà, parliamo di Civiltà delle Macchine, la rivista fondata da Leonardo Sinisgalli e alla quale avete ridato vita… Sia di quella che del sito che abbiamo fatto, diretto da Pierangelo Buttafuoco, mentre Antonio Funiciello dirige la rivista da dopo la scomparsa di Peppino Caldarola, vogliamo farne un luogo dove si incontrano tante voci attorno al tema della tecnologia e della cultura scientifica, ma non come cultura separata alla cultura umanistica, una cultura scientifica che ingloba in sé i valori dell’umano. Ad esempio stiamo per dare alle stampe una grande ricerca su biopotere, pandemia e democrazia che pone una questione molto chiara: che cosa hanno comportato, dal punto di vista della democrazia, le politiche di contrasto alla pandemia?A questa ricerca hanno lavorato 53 studiosi per un totale di 46 saggi: esponenti dell’università Bocconi, della Statale di Milano, dell’università di Trento, di Firenze, delle varie Università di Roma, della Luiss, fino all’università di Arcavacata a Cosenza. Noi cerchiamo di essere un luogo dove si incontrano le conoscenze e le culture. La pandemia ci lascerà anche eredità positive? Certamente. Innanzitutto abbiamo imparato che è radicata nel nostro paese una parte fortemente solidale. Se pensa ai medici che sono morti o che hanno rischiato, non solo i medici, anche gli infermieri, il peronale tutto degli ospedali. Pensiamo a quando all’appello per contrastare il virus si sono fatti avanti più del doppio dei medici e degli infermieri richiesti. Ma anche gli insegnanti. Nel loro contratto non è scritto debbano fare didattica a distanza, lo hanno fatto senza chiedere nulla in più, anzi

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Civiltà delle macchine La rivista che vollero, e realizzarono, Giuseppe Luraghi e Leonardo Sinisgalli e che quest’ultimo inventò e diresse dal 1953 al 1958 è stata una delle più importanti operazioni culturali del dopoguerra e degli anni della ripresa economica. “Civiltà delle macchine” radunò anche il meglio della cultura umanistica, mandò scrittori nelle fabbriche, spinse i bambini a disegnare sul metallo, scoprì nuovi modi di fare poesia più legata all’età in cui la cibernetica iniziava a dominare. Il progetto oggi ha le stesse motivazioni che ebbero Luraghi e Sinisgalli e tutti i grandi innovatori, da Olivetti a Pirelli, che

dettero vita a riviste di impresa a forte caratterizzazione culturale. Ristabilire un dialogo tra impresa e società, tra impresa e istituzioni, tra impresa e mondi produttori di cultura. Questo approccio è facilitato dal fatto che una grande impresa produce cultura con quel bagaglio di ricerca scientifica, di immaginazione, di organizzazione del lavoro che sottostà alla sua attività d’industria Estratto del primo editoriale di Peppino Caldarola

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«L’Italia, ne sono convinto, è molto più forte di quanto non appaia»

Luciano Violante, presidente della Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine.

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spesso investendo di persona per attrezzarsi al meglio per poterla realizzare, comprandosi il pc necessario o implementandolo. Hanno studiato le diverse forme del digitale per usarlo al meglio. Credo che queste forze espresse in questo periodo di emergenza restino, non scompaiano, e così deve essere per una forma politica che dà respiro, che dà ossigeno a questo tipo di forze. L’Italia, ne sono convinto, è molto più forte di quanto non appaia, perché noi abbiamo il vizio dell’autodenigrazione, parliamo male di noi stessi. È una modalità di deresponsabilizzazione: le cose vanno male perché mi devo impegnare? Deve essere il contrario, impariamo da questo per mettere in luce le tante qualità del popolo italiano, rendere sinergiche queste energie e sfondare così il muro dell’autodenigrazione.


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INTERVISTA A MASSIMO COMPARINI Massimo Comparini muove i primi passi nel settore spaziale con il pro-

Il made in Italy tra orbita bassa e Luna di Francesco Rea @francescorea

getto del satellite Sirio, satellite sperimentale per telecomunicazioni di fine anni 70, progetto internazionale a guida italiana. Oggi è Amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia, una delle realtà più importanti a livello mondiale nell’ambito delle infrastrutture spaziali, un ruolo acquisito in particolare con la Stazione spaziale internazionale di cui l’Italia, con Thales Alenia Space vanta la realizzazione del 50% del volume abitabile e di essere l’unico paese europeo ad avere un proprio modulo a comporla, il Pmm. Se fino a cinque anni fa si discuteva ancora se Luna o Marte, oggi quella incertezza sembra non esserci più, il tema non è dove, ma quando. Prima Luna e poi Marte. Come si posiziona Thales Alenia Space in questo contesto? Il tema dell’esplorazione spaziale naturalmente è quello che forse ci colpisce di più nell’immaginario. Sappiamo che oggi lo spazio è in realtà molto più di quello che immaginiamo: lo spazio per la terra, per la sostenibilità e così via… però se ci riferiamo all'esplorazione è un fatto che abbiamo tradizionalmente avuto un ruolo molto importante, lei ha ricordato che abbiamo costruito più del 50% del volume abitabile della Stazione spaziale internazionale, quindi siamo nell’ambito dell’orbita bassa terrestre e facciamo operare l'uomo e gli astronauti in microgravità. Ecco partendo da questa esperienza oggi sostanzialmente ci sono due prospettive: la prospettiva di continuare ad operare nell’orbita bassa terrestre, ad esempio con una stazione spaziale commerciale, a dimostrazione di come stia cambiando il paradigma del settore spaziale, e li stiamo lavorando con società come Axiom, una realtà statunitense per la quale dovremmo costruire i primi due moduli della loro stazione spaziale commerciale, e poi c’è il ritorno sulla Luna, una scelta molto molto importante perché non ci torneremo solo per un paio di giorni, ma ci torneremo per restarci e lavorarci. Si costruirà una stazione spaziale in orbita cislunare, il gateway, naturalmente come per la Stazione spaziale internazionale questa sarà una cooperazione tra agenzie spaziali come l’Esa e la Nasa, ma anche l’Agenzia spaziale italiana singolarmente grazie ad un bilaterale con la Nasa. Noi abbiamo già iniziato la costruzione di due moduli l’International Habitat, per il quale siamo responsabili di tutto il modulo pressurizzato, quale contributo dell’Agenzia spaziale europea, stiamo costruendo la struttura primaria del modulo Halo, con Northrop Grumman e come Tas siamo anche responsabili del modulo Esprit. Anche attorno alla Luna porteremo la nostra esperienza di costruzione della Stazione spaziale internazionale. Esperienza che si trova negli stabilimenti italiani… In particolare negli stabilimenti di Torino. Questa propensione poi proprio potrà proseguire nel concepire i primi moduli di superficie dell'ambiente lunare, quindi cosiddetto Lunar shelter, un luogo pressurizzato dove a fine giornata l'astronauta possa trovare riposo non necessariamente essendo ospitato in un lander o tornando sulla stazione. Questo è un aspetto estremamente interessante. Lei peraltro è anche un esperto enogastronomico. Oggi sulla stazione spaziale internazionale c'è la possibilità di essere riforniti con una certa frequenza e facilità da terra, sarà assai diverso per la stazione orbitante lunare, soprattutto quando sarà abitata in maniera permanente. Si dovrà an-

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Il progetto di modulo pressurizzato lunare a firma Thales Alenia Space.

che tener conto del benessere psichico oltre che fisico dell’astronauta o del futuro colono. Questo è un aspetto particolarmente importante. Oggi, lo fanno i nostri moduli cargo Cygnus, possiamo rifornire la Stazione spaziale di cibo e di ogni bene di necessità per il funzionamento della Stazione e il benessere dei suoi abitanti, ma in prospettiva dovremo allenarci sempre meglio a produrre il cibo e quello che serve per il sostentamento degli astronauti e per le future colonie, sfruttando i risultati delle sperimentazioni eseguite in questi anni sulla Iss. Non solo, ma dovremo essere in grado di fornire un ambiente personalizzato, che dia una sensazione di benessere a chi vi alloggia o lavora. Basta osservare l’interno di una capsula Dragon, la capsula di SpaceX, anche da un punto di vista dell’illuminazione si riscontra un’atmosfera diversa rispetto a quella che siamo soliti vedere nei moduli della Stazione spaziale internazionale. Anche lo studio degli spazi degli interni e della vivibilità degli stessi sarà in un prossimo futuro oggetto del nostro lavoro. In realtà il tema lo avete già affrontato realizzando il finestrone della Iss chiamato Cupola. Una struttura molto ambita per le realizzazioni spaziali future. Aver finestrato per la prima volta la Stazione spaziale internazionale, consentendo agli astronauti a bordo, per la prima volta, di poter vedere al di fuori, è stato un elemento estremamente positivo dal punto di vista del benessere psicologico, come è ampiamente dimostrato. Prima della Cupola gli astronauti potevano vedere fuori solo quando lo shuttle era fisicaLa superficie mente attaccato alla Stazione. La Cupola, dal punto di vista tecnologico, marziana vista dallo strumento HiRISE è una struttura finestrata particolarmente rilevante e importante, perché del Nasa Mars deve conservare tutti i punti di robustezza come ad esempio non subiReconnaisance Orbiter. re danni dalle micrometeoriti però con superficie vetrata. È quindi un Crediti: Nasa. elemento particolarmente importante che sarà oggetto sia del Gateway, quindi riutilizzeremo ed evolveremo questa tecnologia per il Gateway lunare, come anche per la stazione spaziale commerciale.

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La scienza è solo scienza... Finchè non viene applicata. Per 3M la scienza rappresenta il cuore di ogni scelta, è ciò che ci porta a esplorare, creare collegamenti e inventare. “Scienza applicata alla vita” racconta la nostra capacità di innovare per il benessere delle persone. Rendiamo più facile, ricca e migliore la vita. Questo è ciò che rende unica 3M.

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TEST POSITIVO PER NEW SHEPARD

BLUE ORIGIN A UN PASSO DALLA META di Manuela Proietti @unamanus

Successo per il nuovo test di Blue Origin. Il 14 gennaio un nuovo modello del sistema suborbitale New Shepard, il numero 14, formato da un vettore e una capsula per equipaggio entrambi riutilizzabili, è decollato dal sito di test nel Texas occidentale. Obiettivo della missione: testare il sistema di lancio per il volo con astronauti. Come da programma, la navetta si è separata dal razzo circa due minuti e mezzo dopo il decollo e ha raggiunto un’altitudine di 107 chilometri per poi atterrare, tramite dei paracadute, 10 minuti e 15 secondi dopo il liftoff. L’arrivo a terra della capsula ha seguito quello del booster, che si è adagiato con successo sulla predisposta piattaforma di landing. Denominata Rss First Step, la capsula presentava alcune modifiche alla versione precedente, modifiche atte a supportare il volo spaziale umano, quali: sedili, nuovi sistemi di comunicazione e display, sistemi di controllo ambientale per la temperatura e l’umidità. A bordo 50.000 cartoline inviate dagli studenti di tutto il mondo a Club for the Future, un’organizzazione senza scopo di lucro affiliata alla compagnia. Lo scorso anno Blue Origin ha eseguito un solo volo di prova di New Shepard, a ottobre, a valle del quale, secondo quando riportato dal sito spacenews.com, la compagnia aveva affermato di aver bisogno solo di un paio di voli in più prima di iniziare il trasporto di persone. Il volo inaugurale con uomini a bordo sembrerebbe dunque ormai prossimo, tanto che durante la diretta del lancio, Ariane Cornell, direttore del comparto astronauti e delle vendite orbitali, ha dichiarato che «ci sarà molto da divertirsi nel 2021». Tuttavia, la società non ha fornito dettagli sulla timeline dei lanci né sul

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Il nuovo modello del sistema suborbitale New Shepard di Blue Origin. Sopra il rientro del booster a terra. Crediti: Blue Origin.


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programma per la commercializzazione dei voli. Ciò che è noto è che la Blue Origin experience includerà il privilegio di galleggiare nello spazio suborbitale per 4 minuti in assenza di peso e la vista mozzafiato del pianeta da un grande oblò per 6 passeggeri. Ma i piani di Blue Origin non si esauriscono con il volo suborbitale: il nuovo obiettivo è la costruzione di stazioni spaziali commerciali. Progetto che la compagnia vorrebbe realizzare in futuro con la Nasa come potenziale cliente. Lo scorso 18 settembre l’azienda di Jeff Bezos ha pubblicato un’offerta di lavoro per il ruolo di ‘Orbital Habitat Formulation Lead’. Una volta concluse le selezioni, la persona prescelta guiderà lo sviluppo di stazioni spaziali commerciali in orbita bassa terrestre dalla sede di Seattle dell’azienda. La visione di lungo periodo della Blue Origin – si legge nell’offerta di lavoro- è sviluppare habitat per le persone che – in numero sempre maggiore – lavoreranno nello spazio in futuro e avranno bisogno di spazi confortevoli. Blue Origin non ha mai presentato pubblicamente progetti di questo genere, anche se Bezos, in passato, ha più volte mostrato durante i suoi interventi pubblici le immagini di giganteschi insediamenti spaziali modellati sulle colonie spaziali proposte dal fisico statunitense Gerard K. O’Neill. L’offerta di lavoro comprende gli aspetti tecnici e commerciali principali connessi con lo sviluppo delle stazioni spaziali commerciali inclusa l’identificazione di clienti e partner e tra questi la Nasa viene identificata come potenziale utilizzatore e finanziatore dei progetti. A concorrere con la compagnia guidata dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, nel settore del turismo spaziale suborbitale anche Virgin Galactic, parte del Virgin Group di Richard Branson. La società sta sviluppando uno spazioplano chiamato SpaceShipTwo per portare clienti paganti fino alla frontiera dello spazio. L’ultimo veicolo SpaceShipTwo, noto come VSS Unity, ha raggiunto lo spazio con due voli di prova, uno a dicembre 2018 e l’altro nel febbraio 2019. Unity ha tentato la sua terza missione il mese scorso, interrotta da un problema di connessione al computer. I due piloti e l’aereo spaziale sono rientrati a terra senza riportare danni.

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INTERVISTA A ROBERTO VITTORI

Elon Musk e la sfida chiamata Starship di Francesco Rea @francescorea

«Il rientro e l’atterraggio in verticale del razzo, un obiettivo al limite dell’inconcepibile»

Continuano a ritmo serrato i test di SpaceX per la realizzazione della navetta spaziale Starship. Un obiettivo ambizioso quello di Elon Musk, rendere la navetta completamente riutilizzabile, in grado di partire e rientrare per poi ripartire di nuovo. L’ultimo test però non è andato benissimo, il razzo non è riuscito a posizionarsi correttamente in verticale, distruggendosi al suolo. Ne parliamo con Roberto Vittori, generale dell’aeronautica, astronauta dell’Esa e pilota collaudatore, ma anche un profondo conoscitore del mondo spaziale. In realtà Elon Musk vuole andare oltre, cerca di fare l’impossibile, cioè il rientro e l’atterraggio in verticale del razzo, un evento mai tentato prima, al limite dell’inconcepibile. Nella tradizione russa la Soyuz ha, per circa 60 anni, cercato di dimostrare possibile l’atterraggio morbido, senza però mai riuscirci. E lo sanno bene i cosmonauti che hanno avuto occasione di provarlo. E la capsula della Soyuz è piccolissima rispetto al gigantesco Starship. Guardando le immagini dello Starship che scende, nelle fasi finali si vede il razzo che tenta di mettersi nella corretta modalità verticale, senza però riuscirci. Infatti impatta con un angolo. In realtà il test precedente, lo Starship Number 8, SN8, era andato paradossalmente meglio. Vi era stato un problema ad un motore che si è spento ed ha impedito al razzo di frenare nella fase di atterraggio, ma lo Starship si era correttamente posizionato in verticale. non riuscendo a frenare il razzo stesso. A ben vedere lo Starship numero 9 sembra aver avuto problemi maggiori di quanto accaduto con il test numero 8. Ritiene che questo possa comportare un rallentamento per le ambizioni di Elon Musk? Sicuramente non depone a favore del progetto, in particolare per quanto riguarda gli aspetti temporali. Sarà necessario parecchio tempo perché si

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Crediti: SpaceX.


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possa realizzare un vettore spaziale in grado di poter fare un viaggio nel cosmo e tornare come nella sua interezza, come per le astronavi che vediamo nei film. Stiamo comunque parlando di un progetto che va ben oltre quello che la tecnologia oggi ci permette e ci rende fattibile. Siamo al limite dell’impensabile, stiamo parlando della costruzione di una navetta spaziale in grado di partire, atterrare e ripartire in viaggi tra differenti corpi celesti. Stiamo parlando di una colonna di 50 m e oltre, con un diametro di 8 metri e del peso di decine e decine, centinaia di tonnellate, che in fase di rientro, all’ultimo istante, devo ruotare su sé stessa ed assumere la verticale corretta per poter utilizzare i retro razzi e appoggiarsi delicatamente sulla superficie. Abbiamo visto l’atterraggio del rover Perseverance e la descrizione dei sette minuti di terrore che accompagnano l’arrivo del rover sulla superficie marziana. E stiamo parlando di un oggetto assai più piccolo e che non deve ripartire, ma solo arrivare incolume. Come ho detto, siamo al limite dell’immaginabile. Ma se SpaceX ce la facesse e potrebbe farcela, ci troveremmo di fronte ad un fatto epocale: la areonautizzazione del settore spaziale. Cosa intende? Mi rendo conto che è una parola lunga, quasi uno scioglilingua: areonautizzazione. Di fatto rendere i razzi simili ad aeroplani. È un concetto molto particolare che tempo fa non avrei ritenuto possibile. Al contrario avrei ragionato sulla spazializzazione delle tecnologie aeronautiche, aeroplani che diventano spazioplani, aeroporti che diventano spazioporti. Non avrei mai pensato di vedere un razzo che diventa un aeroplano. Ed Elon Musk in qualche modo l'ha già fatto, con il primo stadio del Falcon 9. Certo è che il primo stadio del Falcon 9 è molto più leggero della navetta Starship, ed essendo più leggero molto più facilmente manovrabile. Non solo ma essendo di dimensioni assai più piccole, a meno interferenze con l’aria. La buona riuscita del rientro del primo stadio del Falcon 9 in realtà non dà nessuna certezza che la Starship, nella sua più massiva configurazione, possa ottenere lo stesso risultato. Dobbiamo quindi solo aspettare per vedere se Elon Musk e la sua SpaceX saranno in grado di portare a compimento quello che può essere considerata, dal punto di vista del comparto aerospaziale, la soluzione ingegneristica del secolo. Senza dubbio qualora riuscissero a dimostrare la fattibilità tecnologica e dimostrativa dell'atterraggio in verticale dell'intero Starship saremo di fronte ad un evento che rimarrà nei libri di storia, perché cambierà radicalmente il futuro di qualsiasi attività verrà fatta nello spazio, cambieranno i costi, verrà stravolto completamente il mercato del settore spaziale, cambieranno le strategie.

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In che modo? Starship qualora dovesse diventare una realtà avrà una capacità di portare persone e materiali in orbita molto superiore a qualunque navicella o razzo spaziale oggi esistente. Ma non è tanto il volume che farà la differenza, ma il fatto che possa essere riutilizzabile. Questo comporterebbe una diminuzione significativa e straordinaria dei costi. Oggi per lanciare qualsiasi cosa nello spazio dobbiamo sostenere dei costi altissimi, dai 5000 ai 20000€ al chilo. Nel momento in cui però il razzo diventa riutilizzabile, questi costi non si dividono solo a metà, ma per frazioni sempre maggiori. E questo è uno dei fattori più importanti che l’innovazione di SpaceX sta portando sul mercato, cioè la riusabilità dei vettori, con una conseguente forte riduzione dei costi. E parallelamente un aumento delle opportunità per tutti.

L'astronauta Esa Roberto Vittori.

Ma perché questa sfida sembra essere solo di SpaceX? Il mondo americano statunitense è caratterizzato da più di un attore privato nel settore spaziale. Infatti oltre Elon Musk e SpaceX abbiamo la Blue Origin di Jeff Bezos, più famoso per essere il patron di Amazon, o anche la Virgin Galactic di Richard Branson. Ma la differenza fondamentale è che mentre Richard Branson e Jazz Bezos sono i finanziatori di grandi progetti portati avanti dalle rispettive società, Elon Musk è anche lo chief designer, l’ingegnere capo dei progetti che finanzia. È il progettista, è il genio, è Elon Musk che disegna e progetta i razzi che sta testando. E questa è una caratteristica assolutamente unica, una novità assoluta. Non si trova esempio uguale nella Boeing, come anche nelle industrie europee: avere l'amministratore delegato che è sia il proprietario che il progettista, l'ingegnere capo, lo chief designer, colui che ha l'idea e la mette in campo, è un fatto assolutamente innovativo. Lo dimostrano i progetti che porta avanti, dallo Starship allo Starlink, al Falcon 9, tutti progetti nati dall'idea di un uomo che sapeva ed era consapevole ed è consapevole di cosa vuole e come ottenerlo. Elon Musk sta trasformando l'innovazione in grande capacità manifatturiera.

«Saremmo di fronte un fatto epocale: la aeronautizzazione del settore spaziale»

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Abbiamo detto dei tanti esempi sul mercato statunitense di attori privati che si stanno rendendo autonomi nell’accesso allo spazio. In Europa non sembrano esserci esempi simili. La differenza tra il modello capitalistico americano e il modello capitalistico od economico europeo è quello che fa la differenza sostanziale in questi processi sviluppo. Gli Stati Uniti, per molti motivi, sono un terreno più fertile per far nascere miliardari imprenditori. Nel mondo europeo non è realistico ipotizzare la presenza di personaggi di questo tipo, con tale approccio visionario. Questo però nulla toglie al potenziale dell’Europa in generale e in particolare dell’Italia. L’Italia è da sempre stata giustamente considerata la culla dell’innovazione e della creatività. Elon Musk sta creando una strada ci porterà sulla Luna e su Marte ma una volta che saremo arrivati su questi corpi celesti si aprirà un’opportunità per tutti, per le piccole e medie imprese, come per la grande industria. È quindi giusto celebrare i successi di Elon Musk e di SpaceX, di Starship, del mondo americano, ma non bisogna perdere la consapevolezza del fatto che loro stanno costruendo le autostrade, ma che queste rappresenteranno delle grandi opportunità per altri paesi e in particolare per il nostro, per le nostre capacità di sfruttare al meglio queste infrastrutture, ma più in generale per l’Europa tutta.


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LA RUSSIA ENTRA NEL MERCATO

IL FUTURO LOW COST DEI VIAGGI SPAZIALI di Manuela Proietti @unamanus

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Prepariamoci, perché ormai ci siamo: il prossimo anno segnerà l’inizio della nuova era del turismo d’élite per eccellenza, quello spaziale. La sua meta? La Stazione spaziale internazionale. Dopo l’annuncio della prima missione interamente commerciale della statunitense Axiom Space, in tandem con SpaceX e in accordo con la Nasa, ora anche Glavkosmos, il ‘braccio commerciale’ dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha rivelato l’intenzione di entrare nel mercato del turismo spaziale, dichiarando di voler vendere un minimo di quattro posti Soyuz a privati cittadini entro il 2023. Roscosmos non è nuova a questo tipo business. In passato, l’agenzia russa fu la prima ad aprire le porte della Iss a facoltosi cittadini desiderosi di vivere l’esperienza dello spazio. Dal 2001, con l’imprenditore statunitense Dennis Tito, fino al 2009, anno del filantropo canadese Guy Laliberté, Roscosmos ha fatto volare in orbita sette civili paganti tramite un accordo con la Space Adventures nell’ambito però di missioni governative. Stavolta la partita è un’altra: Glavkosmos intende attivare voli espressamente dedicati ai soggiorni turistici. ll primo dovrebbe avvenire nell’autunno del 2022, seguito da un altro nel 2023. Secondo quanto riportato dal sito Spacenews.com, navette e lanciatori Soyuz ad uso commerciale sono già in fase di produzione. Glavkosmos sta inoltre esaminando la possibilità di fornire posti agli astronauti privati anche nelle missioni di routine della Soyuz, per e dalla Stazione Spaziale Internazionale. Parallelamente agli accordi con Glavkosmos, Roscosmos ha già stipulato con Space Adventures un contratto per due voli commerciali dedicati. Il primo è previsto per dicembre 2022 e il secondo, che include per la prima volta l’opzione di effettuare una passeggiata spaziale, è previsto per giugno 2023. Si ritiene che Roscosmos e Glavkosmos abbiano un ​​ rispetto a quelli bacino di clienti privati ulteriore che negoziano con Space Adventures. Inoltre, paesi come il Bahrein, l’Egitto e la Turchia sono stati citati dalle autorità russe tra le nazioni che hanno mostrato interesse a inviare un proprio cittadino nello spazio. L’entrata in scena delle navette americane Crew Dragon sembra dunque aver dato una scossa allo scenario che, dal 2011, anno del pensionamento dello Shuttle, aveva visto la Russia gestire in situazione di sostanziale monopolio l’accesso umano all’orbita bassa. SpaceX, e in un futuro prossimo, anche Boeing con la sua capsula Starliner, non solo hanno riconsegnato l’indipendenza agli Stati Uniti nel volo umano, ma hanno di fatto costretto Mosca a ridisegnare un nuovo business plan che tenesse conto di un calo della


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domanda dei suoi taxi spaziali. Possiamo provare ad immaginare lo scenario che presenterà in un prossimo futuro, in cui il facoltoso cittadino in cerca di nuove emozioni si troverà a poter scegliere tra due diversi pacchetti di viaggio: quello adrenalinico e spartano ma trasudante storia offerto dal sistema russo Soyuz, e quello senza scossoni ma dotato di ogni comfort della modernissima navetta automatica Crew Dragon di SpaceX. Considerato che il costo di un volo dovrebbe essere più o meno equivalente – circa ai 50mila dollari andata e ritorno con soggiorno sulla Iss incluso – voi quale provider scegliereste per la vostra avventura spaziale? All’accelerazione russa risponde con un colpo di scena Elon Musk che, caso raro nel mondo dello spazio, anticipa i tempi e batte perfino se stesso: il volo che inaugurerà la nuova era dei viaggi privati nello spazio avverrà entro la fine di quest’anno e sarà per tutte le tasche. Si chiamerà Inspiration4 ed è qualcosa di completamente nuovo. Non avrà come destinazione la Stazione spaziale internazionale, né vi saranno astronauti professionisti a bordo: sarà in assoluto il primo volo orbitale privato, interamente riservato, e due dei posti a bordo possono essere vinti per pochi dollari. A comandarlo sarà il fondatore e Ceo di Shift4 Payments, Jared Isaacman, 37enne e abile pilota, che ha noleggiato la navetta in toto con l’intenzione di donare due dei tre posti accanto al suo a sostegno del St. Jude Children’s Research Hospital. SpaceX utilizzerà la navicella spaziale Crew Dragon Resilience, attualmente agganciata alla Iss, che decollerà a bordo di un razzo Falcon 9 dallo storico launch pad 39A del Kennedy Space Center della Nasa, in Florida. La crew trascorrerà da due a quattro giorni bordo della capsula, in orbita attorno al pianeta e poi tornerà a terra con un tuffo nell’oceano. Musk ha dichiarato che il programma della missione è ancora in fase di elaborazione, sottolineando che la definizione della maggior parte dei dettagli spetterà a Isaacman. A detta del miliardario imprenditore tecnologico, la missione Inspiration4 è pensata per avvicinare lo spazio alle masse - perché chiunque, secondo Isaacman, può avventurarsi ed esplorare le stelle - e per raccogliere fondi per il St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, un’istituzione leader nella lotta contro il cancro e altre malattie infantili, che ospita i bambini gratuitamente e dove è stato curato lo stesso Isaacman. L’ospedale assegnerà a un suo dipendente, già scelto ma non annunciato pubblicamente, uno dei due biglietti donati da Isaacman, una donna che come Isaacman, si è detta entusiasta di effettuare il lancio. Ma veniamo alla novità assoluta, potremmo dire ri-

«Sarà in assoluto il primo volo orbitale privato interamente riservato»

Le procaci pin-up che il presidente Wilson volle per adescare i giovani statunitensi fra le file dell'esercito della prima guerra mondiale, oggi nel calendario della russa Glavkosmos.

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voluzionaria: il secondo posto a bordo di Inspiration4 donato al St. Jude sarà assegnato a sorte tramite una lotteria di raccolta fondi per l’ospedale pediatrico, operazione tramite la quale Isaacman intende raggiungere la cifra di 200 milioni di dollari. Per accaparrarsi un biglietto è sufficiente sottoscrivere la quota minima di 10 dollari e guadagnarsi così una chance di andare nello spazio. Non ci credete? Date un’occhiata al sito Inspiration4.com. Se un viaggio tra le stelle è tra i vostri sogni, questo è il momento di tentare. I requisiti? Avere almeno diciotto anni ed essere cittadini degli Stati Uniti. E se siete nel mondo degli affari, avete un’ulteriore carta da giocare. L’ultimo dei quattro posti a bordo, secondo quanto annunciato da Isaacman, andrà a un imprenditore meritevole che utilizzi per la propria attività la nuova piattaforma di e-commerce Shift4Shop. Il vincitore sarà scelto tramite un concorso che durerà fino al 28 febbraio. I dettagli sono disponibili qui. La cifra minima da investire, in questo caso, è di 25 dollari.

Il fondatore di SpaceX e Paypal Elon Musk.

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«Due dei posti a bordo possono essere vinti per pochi dollari»


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CONCLUSA LA FASE DI COMMISSIONING

LA NEXT GENERATION DEI SATELLITI COSMO-SKYMED di Redazione @ASI_spazio

Il monitoraggio del nostro pianeta può contare su di un sistema aggiornato e unico in grado di fornire informazioni puntuali e innovative. Si è conclusa infatti con successo la complessa fase di test e qualifica in volo del sistema COSMO-SkyMed Seconda Generazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e del Ministero della Difesa, che ha aperto la strada al pieno funzionamento operativo del primo satellite CSG. Il programma raggiunge, in questo modo, un importante traguardo, in linea con gli obiettivi prefissati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa, che ne hanno promosso, finanziato e diretto, nel ruolo di committenti, l’intero programma di sviluppo. Questo risultato conferma anche le eccezionali competenze dell’industria italiana che, con Leonardo e le sue joint venture Thales Alenia Space e Telespazio, ha realizzato il sistema. L’inizio della fase operativa del sistema CSG consentirà di assicurare la piena continuità operativa dell’intera missione COSMO-SkyMed in orbita da più di dieci anni e ne incrementerà le capacità complessive. Obiettivo primario di CSG è fornire ad un’utenza duale, civile e militare, i servizi di Osservazione della Terra attraverso un ampio portfolio di prodotti, ottenuti nelle diverse modalità operative del sensore SAR (Radar ad Apertura Sintetica), sia a campo stretto e risoluzione ultra-fine che a campo largo. Il sistema CSG rappresenta oggi lo stato dell’arte dei sistemi di Osservazione della Terra basati su tecnologia radar e, grazie alle innovazioni tecnologiche e soluzioni innovative introdotte nelle componenti spaziale e terrestre, è in grado di garantire miglioramenti significativi rispetto alla prima generazione, tutt’oggi operativa, in termini di prestazioni, qualità delle immagini, efficienza dei servizi forniti agli utenti civili e governativi e maggiore vita operativa. L’elevata agilità del sistema, combinata con un salto generazionale in termini tecnologici, consente un ampliamento significativo delle possibili applicazioni; esse includono la sicurezza e la sorveglianza di territori e la prevenzione e analisi di eventi calamitosi dovuti a cause naturali o antropiche. Il Sistema CSG è realizzato per l’Agenzia Spaziale Italiana e per il Ministero della Difesa in Italia. Fondamentale il contributo dell’industria nazionale, con il Gruppo Leonardo, allo sviluppo di questa eccellenza del Paese. In particolare, Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) è responsabile della realizzazione dei 4 satelliti radar e del sistema End to End, mentre Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%) è responsabile del Segmento di Terra, della logistica e delle operazioni. Inoltre, Leonardo contribuisce al programma fornendo i sensori di assetto stellare per l’orientamento del satellite, i pannelli fotovoltaici e unità elettroniche per la gestione della potenza elettrica. e-GEOS, società costituita da Telespazio (80%) e ASI (20%), è concessionaria esclusiva di ASI per la commercializzazione dei prodotti e servizi COSMO-SkyMed e COSMO-SkyMed Seconda Generazione in tutto il mondo. Gli utenti istituzionali possono richiedere i dati tramite il sito web dell’ASI. Gli Utenti Commerciali, invece, possono richiederli tramite il sito web di e-Geos.

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SCOPERTI DA TESS ANALIZZATI DA CHEOPS

CINQUE PIANETI CON IL SENSO DEL RITMO di Giulia Bonell @giulia_bonelli

Cinque dei pianeti che compongono il sistema TOI-178 orbitano con un preciso ritmo, una sorta di danza celeste nota come risonanza orbitale, che li porta ad allinearsi tra loro con regolarità dopo aver completato un certo numero di orbite. A questa “celestiale armonia” si contrappone però un sorprendente “caos” nella distribuzione delle densità dei pianeti di TOI-178: in prossimità di un pianeta denso come la Terra ne è stato trovato uno gassoso molto più rarefatto, seguito da uno avente densità comparabile a Nettuno. In paragone, nel nostro Sistema solare, i pianeti rocciosi, con densità maggiori, si trovano più vicini al Sole, mentre quelli gassosi e meno densi occupano le regioni più esterne. Allo studio, pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics e guidato da Adrien Leleu dell’Università di Ginevra e dell’Università di Berna in Svizzera, hanno partecipato anche molte ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e di Università italiane. TOI-178 deve il suo nome al satellite TESS della NASA, che aveva individuato due esopianeti intorno a una stella più piccola e fredda del Sole, distante poco più di 200 anni luce da noi. Nuove osservazioni molto precise realizzate da CHEOPS, il satellite dell’ESA dedicato alla caratterizzazione degli esopianeti con una importante partecipazione italiana, che vede coinvolti l’INAF, l’ASI e l’Università di Padova, mostrano ora che TOI-178 ospita almeno sei pianeti e che questo si-

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Render 3D del satellite ESA Cheops.

stema planetario ha una architettura molto particolare. Una delle caratteristiche del sistema TOI-178 scoperto grazie ai dati di CHEOPS è che i suoi pianeti – tranne quello più vicino alla stella – sono in risonanza orbitale: quando un pianeta completa un certo numero di orbite, un altro pianeta del sistema completa un differente numero di orbite. Così, nei loro moti attorno alla stella, alcuni pianeti si allineano periodicamente tra loro ogni poche orbite. Nel nostro Sistema solare, una risonanza simile si osserva nelle orbite di tre delle lune di Giove: Io, Europa e Ganimede. Per ogni orbita di Europa, Ganimede completa due orbite, e Io ne completa quattro (questo è il modello rappresentato dalla sequenza 4:2:1). Nel sistema TOI-178, il moto di risonanza è molto più complesso poiché coinvolge cinque pianeti, seguendo uno schema 18:9:6:4:3. Quando il secondo pianeta dalla stella (il primo nello schema) completa 18 orbite, il terzo pianeta dalla stella (secondo nello schema) completa nove orbite, e così via per gli altri pianeti. Inizialmente, gli scienziati avevano trovato solo quattro dei pianeti in risonanza, ma seguendo lo schema hanno dedotto che ci doveva essere un altro pianeta (il quarto che segue lo schema, il quinto pianeta dalla stella), confermandone poi la sua presenza.

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Rubrica su cinema e serie Tv di fantascienza a cura del Giornale dello Spettacolo

L’ATTORE E REGISTA PREMIO OSCAR SU NETFLIX

IL CIELO DI CLOONEY di Paolo Di Reda @ASI_spazio

“The Midnight Sky”, settima regia di George Clooney, era uno dei titoli più attesi nelle sale cinematografiche per la fine del 2020. A causa della pandemia, che ha provocato la chiusura dei cinema, sono state però soltanto 800, in tutto il mondo, le sale che hanno proiettato il film. Un numero esiguo per una distribuzione mondiale, se si pensa che, in tempi normali, sarebbe stata la quantità di copie con cui si sarebbe usciti soltanto in Italia. Per questo Netflix ha programmato l’uscita mondiale sulla propria piattaforma a pochi giorni da quella cinematografica, e i risultati, stavolta, sono stati eccellenti: “The Midnight Sky”, secondo le stime della stessa Netflix, ha avuto più di 72 milioni di visualizzazioni in 71 paesi nelle prime due settimane, diventando uno dei maggiori successi del colosso dello streaming. Ma veniamo al film, che sancisce l’esordio del regista Clooney nell’universo della fantascienza. L’attore era stato tra i protagonisti di “Gravity” (2000), di Cuaron, vincitore di Oscar e capostipite della rinascita dello space drama nel panorama cinematografico. Non a caso “The Midnight Sky” riprende due temi portanti del film di Cuaron, ovvero la solitudine degli scienziati e i pericoli delle missioni nello spazio, e li scinde: l’astrofisico Augustin Lofthouse, interpretato da Clooney stesso, è l’ideatore del progetto di ricerca di altri pianeti dove la vita umana sarebbe possibile. Siamo nell’anno 2049, e le speranze si concentrano su un satellite di Giove sul quale l’equipaggio dell’astronave “Aether” ha sperimentato condizioni di vita favorevoli per l’umanità ed è ora sulla via del ritorno sulla Terra. Ma, per ragioni non chiare (nel film si parla in generale di “errore”), la Terra si trova improvvisamente di fronte a una vera e propria catastrofe, che rende progressivamente l’aria irrespirabile. I superstiti trovano rifugio in basi sotterranee, Lofthouse, che scopriamo gravemente malato, resta da solo in una base nell’Artico, per qualche tempo ancora immune dalla catastrofe. Vuole avvisare l’equipaggio della “Aether”, tre uomini e due donne che non sanno quale tragico destino abbia di fronte il proprio pianeta ed evitare che rientrino. Tra i componenti c’è Sully, interpretata dal premio Oscar Felicity Jones (“La teoria del tutto), che peraltro aspetta una figlia dal comandante della missione. È lei a mettersi in comunicazione con Lofthouse, ma i contatti sono frammentari,

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George Clooney e Felicity Jones, interpreti di Midnight Sky. Crediti: Netflix.

poiché l’antenna della base non è abbastanza potente. Per questo lo scienziato decide di sfidare l’impervio ambiente artico per raggiungere un’altra base dotata di un’antenna adeguata. Nel viaggio, pieno di pericoli, il personaggio interpretato da Clooney non è solo: ad accompagnarlo c’è Iris, una bambina di nove anni rimasta probabilmente nella base artica per il caos provocato dall’evacuazione forzata e rapida di quanti vi lavoravano, con le loro famiglie. Intanto l’avventura parallela della “Aether” non è immune da pericoli: nel suo viaggio verso la Terra viene danneggiata da una pioggia di meteoriti che impone una missione extraveicolare, che ricorda molto quella celebre di “Gravity”. “The Midnight Sky”, tratto dal romanzo “Good Morning, Midnight” di Lily Brooks-Dalton, ha avuto critiche non univoche: all’entusiasmo di alcuni si è unita la delusione di altri. Però vale senz'altro la pena vedere un’opera che utilizza la fantascienza e lo space drama come sfondo per una riflessione profonda sulla fragilità dell’umanità di fronte a un futuro incerto e fuori controllo. Clooney si dimostra abile nel girare sia le scene ambientate nello spazio, che quelle nell’artico, entrambe cariche di tensione, con effetti speciali riusciti e mai avulsi dalla storia. La forza di “The Midnight Sky”, sta soprattutto nel mettere sempre al centro della storia l’essere umano, con i suoi limiti, ma anche con il coraggio e le conoscenze di cui sa avvalersi in situazioni difficili. Un’altra componente importante del film è la considerazione sulla funzione della scienza e degli scienziati. Augustine Lofthouse è un uomo solo, ma lo spettatore può ricostruire, attraverso dei flash-back, alcune fasi del suo passato e può rendersi conto di quanto abbia sacrificato tutto al suo grande progetto, che però in una circostanza catastrofica come quella a cui il film ci fa assistere, costituisce l’unica pur flebile speranza per l’umanità. Un messaggio quanto mai attuale.

«Una riflessione profonda sulla fragilità umana di fronte a un futuro incerto»

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THALES ALENIA SPACE

DAL LUNAR GATEWAY ALLA COSTELLAZIONE LIGHTSPEED di Redazione @ASI_spazio

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Il contributo di Thales Alenia Space al Lunar Gateway diviene realtà. Presso lo stabilimento Thales Alenia Space di Torino è avvenuta recentemente la prima saldatura di HALO (Habitation And Logistics Outpost), la prima cabina abitabile per gli astronauti in visita alla stazione Lunare Gateway, che l’azienda sta realizzando per conto di Northrop Grumman. Con lancio pianificato al 2024 insieme al Power Propulsion Element PPE, come parte del Programma Artemis, guidato dalla NASA, HALO sarà la prima cabina abitabile per gli astronauti in visita al Gateway lunare. Il suo scopo principale è quello di fornire spazio vitale per gli astronauti dove poter preparare e organizzare la loro esplorazione della superficie lunare. Fornirà le funzioni di comando, controllo e gestione dei dati, stoccaggio e distribuzione dell'energia, controllo termico, comunicazione e tracciamento. Avrà, inoltre, 3 punti di attracco per veicoli in visita e futuri moduli, oltre a spazi dedicati alla ricerca scientifica e allo stivaggio. Una volta attraccata anche la navicella spaziale Orion della NASA, HALO sarà in grado di accogliere fino a quattro astronauti per un massimo di 30 giorni, durante i loro viaggi di andata e ritorno sulla superficie lunare. Thales Alenia Space è responsabile della progettazione e dello sviluppo della struttura primaria di HALO (ossia del modulo pressurizzato), del controllo della pressione del modulo e del vestibolo, parte del sistema di protezione dai meteoriti, nonché della struttura che si interfaccia con i sistemi di attracco della NASA. Il design di HALO deriva dalla navicella Cygnus di Northrop Grumman, per la quale Thales Alenia Space è partner di lunga data, tanto che realizzerà ulteriori due moduli che si aggiungono a 19 già realizzati. Storico contratto per Thales Alenia Space selezionata da Telesat per realizzare la costellazione Lightspeed di 298 satelliti in orbita bassa, per servizi professionali ad alte prestazioni a banda larga in tutto il mondo. L’azienda conferma la sua posizione di punto di riferimento industriale nelle costellazioni satellitari globali, offrendo i servizi più efficienti al mondo per la connettività mobile (marittima e in volo), per la connessione 4G e 5G, per le reti governative e le comunicazioni aziendali. Lightspeed, la costellazione LEO globale di Telesat, si basa su un’architettura innovativa e su tecnologie di prossima generazione che forniscono un livello molto elevato di flessibilità nella allocazione di capacità. I primi satelliti saranno pronti al lancio in due anni.


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