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L'alba di una nuova era

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APRILE 2020

L’alba di una nuova era Dalla pandemia ai nuovi paradigmi dello Spazio

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otrà forse apparire esagerato ma quanto annunciato dalla NASA, venerdì 17 aprile, non si limita a ribadire il ritorno della Nasa sulla ribalta del volo umano nello spazio, ma un vero e proprio cambio di paradigma della storia, e soprattutto del futuro dell’esplorazione spaziale. In questi dieci anni (poco meno) la Nasa non ha certo perso la sua centralità nel settore spaziale, ma sicuramente l’abbandono dello shuttle e l’avvio di una competizione commerciale per trovare il nuovo vettore che avrebbe portato gli astronauti Nasa nello spazio, l’ha resa dipendente degli alleati russi per la Stazione spaziale internazionale. Oggi dopo quell’annuncio tutto è cambiato e quella scelta, così radicale, voluta dall’allora amministratore dell’agenzia Charles Bolden, se all’epoca appariva una scommessa assai rischiosa, oggi risulta vincente. Ma il cambio di paradigma sta in un fattore totalmente nuovo: gli interlocutori sono come sempre aziende private, come la Boeing, che aveva fatto parte del progetto Apollo ed è stata spalla della Nasa per il vettore shuttle. Ma hanno un altro punto di vista: la diretta partecipazione finanziaria allo sviluppo dei nuovi vettori per l’accesso allo spazio. Così sono nati i CRS, i Commercial Resupply Services, con le Dragon e le Cygnus a garantire i collegamenti di materiale con la Iss. Poi i progetti Crew Dragon e Starliner per i voli umani. Non è più la Nasa proprietaria dei vettori di lancio, ma aziende private che forniscono il vettore necessario alla Nasa. Un cambio di paradigma radicale. Dove la qualità si sposa con la quantità finanziaria, al ribasso. E quale azienda privata fare investimenti così importanti da renderti competitivo per progetti così ambiziosi come Artemis, ti rende sicuramente consapevole che l’unica tua entrata non può essere quella proveniente dal settore pubblico. Non è l’agiografia di Elon Musk, è solo la conferma di un mondo molto diverso da quello dell’era Shuttle che si è chiusa neanche 10 anni or sono. Un mondo dove anche lo spazio, in tutte le sue forme, non solo

L’EDITORIALE

L’ALBA DI UNA NUOVA ERA di Francesco Rea @francescorea

«Il ritorno al volo umano nello Spazio»

quelle delle telecomunicazioni, è diventato competitivo a livello commerciale. Venti anni fa si era divisi sul credo della ricerca scientifica o del ritorno tecnologico. Una divisione inesistente, i due aspetti vanno di pari passo. Quello che in realtà mancava era la maturazione di un mercato oggi potenzialmente inesauribile, che attendeva quei necessari passaggi tecnologici per la sua maturazione, favorita da scelte di politica spaziale mostratesi lungimiranti. E non solo negli Stati Uniti.

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I dati raccolti dal satellite Copernicus Sentinel-5P mostrano un’evidente riduzione nelle concentrazioni medie di biossido di azoto dal 13 marzo al 13 aprile 2020 rispetto a quelle registrate nel corso dello stesso periodo, nel 2019 (nel riquadro). Crediti: Esa.

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Il futuro ridisegnato dal Covid di Simone Collini @simone_collini

«Operazioni Nasa garantite per tutte le missioni»

Ripensare il futuro dopo la comparsa del Covid-19 non sarà facile. Ma alcuni lo stanno già facendo. Perché è quel che fanno di continuo. Sono enti, imprese, tecnici e ricercatori che si occupano di innovazione, maneggiano le più avanzate tecnologie, si muovono solo dopo elaborati calcoli e però sanno che a volte un’incognita può anche prendere la forma di un imprevisto. Ecco perché il settore dell’aerospazio sta reagendo alla pandemia in modo diverso rispetto agli altri. Ripercussioni non mancano, come raccontano a Global Science i vertici di Esa e Nasa, alcune missioni stanno subendo modifiche, ma nel complesso il sistema regge. E anzi, proprio nel momento in cui all’emergenza sanitaria fa seguito un’emergenza economica, il settore mostra tutte le sue potenzialità. “Salvo alcuni ritardi, torneremo alle normali operazioni”, assicura il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea Jan Woerner. E non a caso l’amministratore capo della Nasa Jim Bridenstine cita “il nostro fallimento di maggior successo”, ovvero l’eccezionale rientro sulla terra dell’Apollo 13 di cui ricorrono i 50 anni, per confermare gli impegni assunti, con in testa il programma per il ritorno sulla Luna “Artemis”, il lancio da suolo statunitense della Crew Dragon e l’esplorazione di Marte (Mars 2020) con un rover che a marzo è stato battezzato con un nome che è tutto un programma: Perseverance. Ma non ci sono solo le missioni spaziali a riempire le agende di chi è impegnato nel settore aerospazio. Mentre le misure di contenimento del virus han-

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no prodotto in tutto il mondo surreali immagini di strade deserte, i cieli hanno continuato a pullulare di satelliti, utili non solo a garantire un barlume di normalità a famiglie chiuse in casa, studenti alle prese con videolezioni, lavoratori in smartworking, ma anche per monitorare la diffusione della pandemia e i suoi effetti sugli spostamenti di persone e merci. Un’opportunità sfruttata dalla nostra Protezione civile, che si è affidata al sistema satellitare dell’Unione europea Copernicus per mappare le strutture sanitarie temporanee, le aree pubbliche ed eventuali assembramenti. Le prime mappe sono state erogate a inizio aprile da un consorzio internazionale guidato dalla italiana e-Geos. Spiega Massimo Comparini, per anni a capo della società costituita all’80% da Telespazio e al 20% dall’Asi e proprio nei giorni del lockdown scelto come amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia: “Smartworking e turnazioni consentono di continuare a garantire i servizi. Quel che sta avvenendo può essere anche uno stimolo per un utilizzo più pervasivo della tecnologia. Stiamo sperimentando modalità operative ed esperienze che se oggi sono emergenziali, quando torneremo a una certa normalità potrebbero essere alla base di un nuovo modello di fruizione digitale dei contenuti”. Quel che è certo è che soprattutto in un momento di crisi planetaria come questo, c’è una forte necessità di connettività satellitare e di dati geospaziali. Che OneWeb abbia chiesto la procedura di bancarotta controllata proprio nei giorni dell’emergenza sanitaria è un caso. Elon Musk va avanti con la costellazione Starlink e sia Esa che Nasa non mostrano preoccupazione per quel che riguarda la connettività satellitare. “Finora siamo riusciti a fornire tutti i dati e i servizi richiesti”, risponde Woerner su tale questione, e l’agenzia guidata da Bridenstine non è da meno: “La Nasa sta supportando operazioni essenziali per tutte le navicelle e questo comprende il telescopio spaziale Hubble e la rete di comunicazione spaziale, così come le missioni satellitari che supportano l’Amministrazione nazionale oceanografica e atmosferica e il Dipartimento della difesa, comprese quelle che forniscono fondamentali dati meteorologici e Gps”. Tra le attività in cui non si possono prevedere interruzioni rientrano quelle della Stazione Spaziale Internazionale. A inizio aprile, nel pieno della pandemia, un razzo Soyuz ha portato a bordo dell’Iss tre astronauti, due russi e uno statunitense, che rimarranno a 400 chilometri dalla Terra per sei mesi.

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Le concentrazioni medie di biossido di azoto registrate da Copernicus fra il 14 e il 25 marzo 2020 sulls Francia, a confronto con i dati raccolti nello stesso periodo un anno fa.


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Nessun timore della presenza a bordo del microscopico virus? Nessuno, perché, come risponde la Nasa su tale questione, “il programma adotta un approccio estremamente precauzionale circa il controllo delle infezioni”. L’agenzia statunitense ha fatto tesoro di un “incidente” avvenuto con la missione Apollo 7 (un membro dell’equipaggio covava un raffreddore al momento del lancio e ha infettato in orbita anche i due compagni) e oggi gli astronauti possono partire solo dopo settimane di isolamento e un’accurata sterilizzazione di tutte le strumentazioni. Altre attività sono state sospese, ma i protagonisti delle operazioni non mostrano preoccupazione. È il caso di Avio, che mentre il lanciatore Vega era già integrato sulla rampa di lancio della base di Kourou, nella Guyana francese, pronto al decollo con a bordo 44 piccoli satelliti, ha ricevuto da Parigi una comunicazione ben precisa: tutti i lanci sono sospesi come misura di contrasto al Covid-19. Spiega per Avio Giuseppe Coccon: “Intanto siamo andati avanti per mettere al sicuro i prossimi voli sia di Vega che della sua versione potenziata, VegaC. Uno slittamento della data era fisiologico ma comunque ora, appena ci danno il segnale di via libera, nell’arco di una decina di giorni siamo pronti a volare”. Il governo italiano ha lavorato per mettere nelle condizioni di “volare” tutte le imprese impegnate nel settore dell’aerospazio e in altri ad esso collegati. Lo ha fatto con scelte strategiche rispetto al rischio di scalate ostili dall’estero e con investimenti finanziari. Spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Spazio Riccardo

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Fraccaro: “Stiamo coordinando con Asi ed Esa diverse misure di supporto delle aziende e siamo pronti ad interventi ad hoc confrontandoci con le associazioni di settore. Il Fondo Nazionale per l’Innovazione che abbiamo istituito ha deliberato un investimento fino a 21 milioni nel Fondo Primo Space per le startup del settore e con il Golden power abbiamo esteso lo scudo di protezione a tutte le aziende strategiche. Infine con il decreto liquidità abbiamo stanziato 400 miliardi che naturalmente andranno anche alle imprese aerospaziali. Il governo è costantemente impegnato a tutelare il settore e continuerà a vigilare con la massima attenzione”. Le nuove norme sul cosiddetto Golden power non sono di poco conto. Si tratta di uno scudo messo in campo per tutelare, rispetto a eventuali scalate straniere, le aziende strategiche per la sicurezza nazionale e anche per quella economica. Uno scudo diventato più ampio rispetto al passato facendo rientrare nella lista, insieme a quelle impegnate nel settore dell’aerospazio, imprese che lavorano nel campo della robotica, dell’intelligenza artificiale, della cyber-security dei semiconduttori, delle nanotecnologie, del biomedica, dell’archiviazione e del trattamento dei dati. Si tratta di imprese che saranno fondamentali nel prossimo futuro. E questo si sta capendo in modo decisivo proprio ora, nel pieno di un’emergenza che da sanitaria si sta trasformando in economica (il Fondo monetario internazionale ha diffuso una previsione che dà una contrazione del Pil mondiale del 3% e di quello italiano del 9,1%). Le innovazioni tecnologiche saranno

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I dati raccolti dal satellite Copernicus Sentinel-5P tenngono conto di un margine di errore percentuale del 15% dovuto alla differenza di condizioni meteorologiche fra 2019 e 2020.

fondamentali finché saremo in fase emergenziale e poi ancora nella fase di ripresa, e come esempio per tutti basti pensare al contributo che hanno dato le stampanti 3D per produrre in tempi record protezioni facciali, valvole per respiratori e altri dispositivi medici urgenti. Ma le nuove modalità e le nuove strumentazioni andranno anche gestite con cura. Se ora molti lavoratori sono in smartworking, il primo problema con cui fare i conti è il fatto che i computer disponibili a casa difficilmente hanno software aggiornati e protezioni come quelli presenti all’interno delle aziende. Accanto al problema della cyber-security c’è poi quello della privacy e del trattamento dei dati personali, ora che è stata individuata una app per telefoni mobili con cui realizzare un tracciamento dei casi di Coronavirus in Italia e ora che si stanno già diffondendo nel mondo dispositivi che riescono a misurare la temperatura corporea a distanza. Ma se probabilmente dovremo abituarci ad essere tutti più controllati, forse riusciremo anche a mettere sotto controllo un “paziente” ultimamente trascurato, il nostro pianeta. Non a caso molti commentatori fanno notare che l’emergenza sanitaria e poi quella economica vanno ad innestarsi su un’emergenza precedente, quella ambientale. C’è chi sostiene - il Wwf solo per fare un nome - che esiste un rapporto tra fenomeni come la deforestazione e l’attacco sull’uomo di virus che erano propri di specie animali ormai private del loro habitat naturale. E c’è chi punta il dito sulle immagini del satellite Sentinel-5 per indicare il nesso tra l’inquinamento atmosferico e le attività umane che nel campo industriale come in quello della mobilità si affidano a fonti di energia derivanti dai combustibili fossili. Può questa crisi portare a nuovi modelli di sviluppo? Interpellato sulle immagini realizzate dal satellite europeo, il direttore generale dell’Esa Woerner risponde così: “Indipendentemente dall’osservazione satellitare, è importante agire per salvare il nostro pianeta, il posto migliore per noi nell’universo”.

«Ora agiamo per salvare il pianeta»

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PARLA IL FILOSOFO MASSIMO CACCIARI

PREPARIAMOCI A UN SALTO TECNOLOGICO di Simone Collini @simone_collini

Le immagini del satellite Sentinel-5P, quando sono entrate in vigore le misure di contenimento per l’emergenza Covid-19, hanno mostrato una riduzione dell’inquinamento in Cina, nord Italia, capitali europee e New York: passata la tempesta, dovremmo rivedere il nostro sistema di sviluppo, tra le tante altre cose? Dovremmo, certamente - risponde il filosofo Massimo Cacciari - ma non nel senso di perseguire la decrescita, perché questa inevitabilmente comporta crollo delle attività produttive e quindi disoccupazione, impossibilità di garantire i servizi essenziali, squilibri sociali. Disponiamo di tutte le conoscenze scientifiche e di tutte le tecnologie necessarie per coniugare lo sviluppo economico con la tutela dell’ambiente. Finora però non è stato fatto. Perché non conveniente economicamente. Ma adesso è arrivato il momento di renderlo conveniente, altrimenti complessivamente i costi si faranno insostenibili. E la chiave per farlo è l’innovazione, non qualche forma di rallentamento o addirittura di sguardo al passato. Cosa sarebbe il nostro pianeta se avessimo ancora sistemi come quelli dei secoli scorsi? Bisogna saper innovare, abbandonare modelli e fonti energetiche che nel ‘900 hanno garantito un certo sviluppo ma che ormai devono cedere il posto ad altro. Le conoscenze per farlo le abbiamo, ora si tratta di investire su questo, sia in termini di messa al centro della ricerca che nel senso di uno stanziamento delle necessarie risorse finanziarie. L’emergenza Covid-19 può dare una spinta in questo senso? Sicuramente ci sarà un salto tecnologico. È un processo che si è verificato di fronte a ogni crisi e sempre, di epoca in epoca, sono stati i saperi scientifici e ben precise scelte tecniche a permettere di far fronte a singoli problemi o a più generali cambi di fase. Anche questa volta ne usciremo con un salto tecnologico, che può avvenire solo attraverso una cooperazione internazionale. Veramente, c’è chi sostiene che da questa crisi si rischia di uscire con un rafforzamento delle posizioni sovraniste e a difesa dei confini: lei non lo crede? Dalla globalizzazione non si torna indietro. Uomini, merci, finanze, tutto è in movimento e il singolo

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Stato cosa può decidere? Il suo potere è limitato e quindi nasce l’esigenza di accordi, di integrazioni multinazionali in chiave federalistica o imperiale, com’è il caso di Stati Uniti, Russia e Cina. Quelle sovraniste non sono scelte, sono ricadute rispetto alle necessarie forme di governance sovranazionale, sono delle conseguenze rispetto al crollo di una prospettiva efficace, sono il prodotto del fallimento di un’integrazione economica e politica. Con il lockdown e le altre misure di contenimento del virus siamo venuti meno a dei principi costituzionali? No, la Costituzione prevede la possibilità di decretazione d’emergenza. Io vedo piuttosto un altro pericolo, l’indebolimento delle forme di rappresentanza. Laddove c’è emergenza, c’è l’impotenza delle assemblee rappresentative e un rafforzamento dell’esecutivo. Ma questa è una vecchissima tendenza, sono decenni che il Parlamento non legifera ma si limita ad approvare i decreti del governo. L’urgenza di misure sanitarie lo ha fatto emergere con drammatica evidenza. Parlava di un inevitabile salto tecnologico: sono prevedibili conseguenze fisiche e psicologiche per l’essere umano? Le stesse a cui abbiamo assistito finora, con però un ritmo accelerato senza precedenti. Pensiamo al nostro essere dotati di un corpo, che utilizziamo nelle nostre attività, che ha un ruolo importante nei nostri processi di comunicazione, che ci limita negli spostamenti. Sono in atto da molto tempo processi di de-somatizzazione e oggi ognuno si percepisce come entità mobile al di là di ogni confine fisico. È chiaro che per essere ubiqui, in più posti e in tempo reale, si deve superare il limite del corporeo. Lo stiamo facendo con la tecnologia, la rete, le teleconferenze, ed è evidente che ci saranno conseguenze psicologiche e culturali. Una conseguenza psicologica forse questo virus l’ha già provocata, rimettendo al centro la nostra condizione di esseri mortali, o no? In quanti hanno coltivato le ‘meravigliose sorti e progressive’, sicuramente. Ma avrebbero dovuto leggere Leopardi, anziché abbandonarsi a certe illusioni.

Il filosofo Massimo Cacciari, di anni 75.

La scienza ha prodotto queste illusioni? No, non la scienza. Piuttosto, i cattivi scienziati, gli scientisti, quelli che hanno la presunzione di poter risolvere tutti i problemi dell’uomo, quelli che assicurano che il progresso scientifico comporta necessariamente processo sociale. I grandi scienziati non hanno mai illuso su questo.

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GIORNALE DELLO SPETTACOLO - ANNO 71 - N. 2 - APRILE 2015

Giornale dello spettacolo - anno 71 - n. 7 - dicembre 2015 -

alla rIscossa

Giornale dello spettacolo - anno 73 - n. 2 - maGGio 2017 -

GiornALe DeLLo SPeTTACoLo - Anno 70 - n. 3 - oTToBre 2014

Greenaway a Mantova Capitale Della Qualità

TOMORROWLAND UN FUTURO VERDE PER IL PIANETA

Il cInema ItalIano

Adinolfi / Bethlen / Borg / Cinelli / Cipriani / Gherpelli / Grassi / Guerra / Letta / Lonigro / Maccanico / Melzi d’Eril / Monastra / Morricone / Munarini / Talia / Spagnoli / Zambelli

Ferrari / Frigo / Gallo / Giannini / isola / milazzotto / ranieri / tauriello

Jasmine Trinca è Ilaria Cucchi

LUCA ZINGARETTI: I DOCUMENTARI FANNO RIFLETTERE, ED È BENE...

Giornale dello spettacolo - anno 71 - n. 5 - settembre 2015 -

Hollywood a Venezia pensando all’oscar

L’I C : Giornale dello spettacolo

Valerio Mastandrea: “riaprire le sale Far Vedere FilM italiani

GRANDE CINEMA

taLIa a annes La rIvoLuzIone NEL RINNOVAMENTO nuovI taLentI deI da 70 anni il trade magazine dell’entertainment

Oggi il cinema ci raggiunge Ovunque

per il cinema è l’anno dei record

Giornale dello spettacolo - anno 72 - n. 1 - marzo 2016 -

Rutelli: “Rendere più internazionale il cinema italiano”

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Hollywood Torna

Giornale dello spettacolo - anno 72 - n. 4 - settembre 2016 -

LA PAZZA GIOIA DEL CINEMA ITALIANO SULLA CROISETTE

2016

GiorNAle Dello SPettAColo - ANNo 70 - N. 4 - DiCeMbre 2014

Presto nelle sale: i film in uscita

La Venezia deL Cinema itaLiano

Cannes 2016: Virzì, Bellocchio, Giovannesi & Co.

parLa di quaLità

Barbagallo / D’Anolfi / De Angelis / Di Bonaventura / Egitto / Johnson / Monastra / Monda / Piccioni / Parenti / Ritrovato / Romani / Rossi Stuart Sarritzu / Spagnoli / Verga / Vicari

GIorNaLe DeLLo SPettaCoLo - aNNo 70 - N. 2 - aGoSto 2014

Giornale dello spettacolo - anno 72 - n. 3 - lUGlio 2016 -

GIORNALE DELLO SPETTACOLO - ANNO 72 - N. 2 - MAGGIO 2016 -

Daniele Basilio / Luca Cadura / Chiara Campanella / Piero Cinelli / Alessandro d’Alatri / Domenico Dinoia / Andrea Lazzarin / Paride Leporace / Luigi Lonigro / Davide Monastra / Franco Montini / Claudio Scimone / Marco Spagnoli / Angelo Tacca / Tony Vagnarelli

Adinolfi / Bagnoli Rossi / Borg / Carcano / Ciampa / Fumagalli / Laudadio / Letta / Lonigro / Maccanico / Marcorè / Occhipinti / Sorrentino / Spagnoli / Trinca / Zonderland

Giornale dello spettacolo - anno 72 - n. 5 - ottobre 2016 -

GIORNALE DELLO SPETTACOLO - ANNO 73 - N. 1 - FEBBRAIO 2017 -

GIORNALE DELLO SPETTACOLO - ANNO 71 - N. 4 - LUGLIO 2015 -

Giornale dello spettacolo - anno 73 - n. 4 - settembre 2017 -

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Carlo Verdone a Venezia Un Premio alla Commedi


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L’inevitabile necessità di effettuare ulteriori test di controllo da parte dei team russi ed europei, hanno portato l’Agenzia spaziale europea e quella russa alla decisione di rimandare il lancio della missione ExoMars. Un rinvio, che per la meccanica celeste che regola il sistema planetario solare non può essere prima di due anni, a settembre 2022. Infatti, i soli 18 giorni di una finestra di lancio prevista tra poco più di quattro mesi, si sono mostrati non compatibili con le attività finali dei test per la sonda europea. Le necessarie attività di controllo e di verifica conclusive non hanno consentito la conferma della data di lancio. La prossima opportunità di decollo per la missione sarà possibile solamente tra 750 giorni, vale a dire nel 2022, quando i due pianeti saranno di nuovo vicini. Nel comunicato ufficiale si afferma che “la decisione nasce dalla necessità di poter garantire una più alta probabilità di successo nelle operazioni atte a raggiungere e studiare la difficile superficie marziana. Per questo motivo è stato deciso di dare più tempo per le attività di completamento e controllo delle parti principali che compongono la missione (il modulo di discesa ed il rover)”. Concretamente c’è l’inevitabile volontà di ottenere un successo nell’ammartaggio del rover Rosalind Franklin, oggetto primario della missione ExoMars al cui trapano, italiano per concezione e realizzazione, è affidato l’arduo compito di trovare tracce di vita, passata o presente. D’altronde la storia fin qui ce l’ha insegnato: gli unici che nella storia sono riusciti nell’impresa di poggiare sul suolo marziano un lander o un rover funzionanti e pienamente operativi, sono stati gli Stati Uniti. L’Europa ha fallito 2 volte, nel 2003 con il lander Beagle 2 e nel 2016 con il lander Schiaparelli. A complicare ulteriormente la situazione anche l’attuale contesto sanitario europeo che non permetterà di effettuare alcuni test finali a causa del rientro obbligato in patria degli esperti russi e delle difficili condizioni di lavoro dell’industria europea. La scelta di Esa e Roscosmos di optare per la prossima finestra di lancio nel 2022 ha trovato concordi tutti i partner istituzionali e industriali, al fine di non compromettere la riuscita del programma e portare con successo sul pianeta rosso la piattaforma, il rover e le altre attrezzature. Sarà stata sicuramente una scelta difficile, anche perché è arrivato dopo un primo rinvio, dal 2018 al 2020. La missione ExoMars, promossa dall’Italia metà degli anni 2000, ha trovato piena conferma alla ministeriale Esa del 2008 in Olanda. ExoMars è stata concepita in due fasi: la prima nel 2016 con il lander Schiaparelli e l’orbiter Tgo (pienamente operativo), la seconda nel 2018 con il rover. Dovremo attendere il settembre 2022 per verla in viaggio, ma soprattutto la primavera del 2023 per seguire la fase di ammartaggio tifando per Rosalind Franklin.

NUOVI TEST PER IL ROVER

SLITTA AL 2022 LA MISSIONE ESA EXOMARS di Francesco Rea @francescorea

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Cartolina da Marte, firmato Curiosity Una cartolina ‘spaziale’ senza precedenti, quella prodotta dal rover della Nasa Curiosity. È l’immagine panoramica e ad alta definizione della piana di Glen Torridon ottenuta dagli scatti del rover, a cui sono stati necessari quattro giorni per un totale di sei ore e mezza per catturare ogni singolo scatto. L’area immortalata da Curiosity è una depressione posta sul fondo del cratere Gale particolarmente ricca di rocce che contengono filosilicati, minerali argillosi che si formano nell’acqua che potrebbero fornire indizi sugli antichi laghi che erano presenti nella zona. All’interno del cratere Gale sono stati identificati sedimenti antichi con molecole organiche a base di carbonio, tra cui il tiofene. Il composto è presente sulla Terra nel carbone, nel petrolio greggio e – indovinate un po’ – anche nei tartufi bianchi. Cibo marziano, per questo costano cari.

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STATI UNITI, CINA E EMIRATI

PER ANDARE SU MARTE SI PARTE A LUGLIO di F.R.

«L’operazione di ammartaggio non dà seconde possibilità»

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Il prossimo luglio si apre la biennale finestra di lancio per le sonde con destinazione Marte. A partire dagli anni Settanta dozzine di sonde sono state inviate verso il pianeta rosso anche se non tutte con esiti positivi. Anzi per dirla tutta solo gli Stati Uniti con la Nasa possono vantare numerosi successi soprattutto per la capacità, ad oggi unica, di far ammarare con successo lander o rover. I tentativi sovietici e quelli europei ad oggi non hanno avuto altrettanta buona sorte. Diversa questione per gli orbiter, ormai numerosi, che orbitano il pianeta rosso per carpire più informazioni possibili. Raggiungere Marte non comporta grandi dispendi di energia, gli stessi che per raggiungere la Luna, ma la scarsa atmosfera e una gravità un terzo di quella terrestre, rendono l’operazione di ammartaggio molto delicata e senza chance di seconda possibilità. È questo uno dei motivi per cui luglio sarà un mese estremamente importante per l’esplorazione marziana, ma lo sarà ancora di più il prossimo inverno quando due delle tre sonde che intraprenderanno il viaggio verso il pianeta rosso cercheranno di posizionare i loro rover sul suolo di Marte. La sonda Nasa Mars2020 vivrà il momento con la certezza di un’esperienza ormai consolidata, dal Mars Pathfinder ai numerosi rover che hanno solcato e solcano i terreni marziani: Sojourner, Opportuny, Spirit, Curiosity e… Perseverance, questo il nome scelto dal vincitore della competizione indetta dalla Nasa per trovare un nome al rover della missione Mars 2020. Il vincitore, lo studente di scuola media, Alexander Mather di Lake Braddovk in Virginia, è stato scelto tra le più di 28mila proposte inviate alla Nasa da studenti delle scuole secondarie di ogni stato americano. Molta attesa per l’ambizioso tentativo cinese. La missione HX-1 prevede di lanciare un orbiter, un lander e un rover a luglio del 2020 per arrivare a febbraio del 2021. Insomma per essere al primo tentativo la Cina non si fa mancare niente. E il mondo guarda curioso sapendo che tali ambiziosi obiettivi hanno avuto un discreto banco di prova sulla Luna, con le missioni Chang’è e allunaggio nella parte nascosta del nostro satellite. Inoltre la missione HX-1 fa parte di un piano più grande che comprende anche una missione del 2030 per riportare sulla Terra campioni di roccia, come il progetto Mars Sample Return per americani e europei. Terzi al via, anche se con un obiettivo diverso, posizionare un orbiter nell’orbita di Marte, gli Emirati Arabi con la sonda Mars Hope, una missione spaziale emiratina senza equipaggio umano con lo scopo di studiare l’atmosfera marziana e il suo clima. La missione degli Emirati Arabi, che si stanno affacciando adesso al mondo spaziale, conferma la scelta complessiva che gli emiratini hanno fatto, di puntare sulla ricerca e lo sviluppo tecnologico in ogni settore, spaziale compreso.


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affollamento dell’orbita bassa è un tema che sta animando la comunità scientifica, astronomi in primis, per via degli effetti nefasti che le nuove flotte di satelliti produrrebbero sull’osservazione del cielo da parte dei telescopi a terra. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto a Piero Benvenuti, professore emerito di astrofisica presso l’Università di Padova e Advisor dell’Unione astronomica internazionale. Professore lei è un astrofisico accreditato ma è anche un uomo dello spazio, è infatti stato recentemente alla guida dell’Agenzia spaziale italiana nelle vesti di commissario straordinario. Non è quindi un talebano, un oppositore di principio. Qual è la sua opinione? Il problema ha due aspetti. Uno è legato all’enorme numero di oggetti che andranno a popolare l’orbita bassa. Il progetto Starlink prevede 12.000 satelliti ma verrà seguito da altre compagnie che hanno programmi simili. L’altro problema è la luminosità. Quando la luce del sole colpisce i satelliti, questi diventano visibili ai telescopi. Le simulazioni mostrano che dopo il tramonto e alle prime

IL PARERE DI PIERO BENVENUTI

ASTRONOMIA E SATELLITI, CONVIVENZA NECESSARIA di Manuela Proietti @unamanus

I satelliti dell’internet ultraveloce Internet a banda larga, a bassa latenza e a prezzi competitivi in ogni angolo del globo, anche il più remoto: è questa la promessa delle mega-costellazioni come Starlink. Attualmente, la società SpaceX del magnate Elon Musk conta 422 20 - global science

satelliti all’attivo dei 12.000 previsti quando la rete sarà a regime. Un affare, quello della vendita dei servizi di telecomunicazione, che secondo le previsioni dovrebbe portare nelle casse della compagnia di Musk 30 miliardi di dollari, con i quali la società

ha dichiarato di voler finanziare il programma per la conquista umana di Marte. Ma Musk non è stato il primo ad affermarsi su questo nuovo mercato e non sarà l’ultimo. Un passo avanti alla SpaceX sembrava essere la OneWeb che per prima aveva ottenuto


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luci dell’alba, il fenomeno di riflessione è accentuato, mentre durante la notte è meno rilevante. Il problema sembrerebbe dunque limitato ad alcuni momenti del giorno. Tuttavia, le immagini a lunga posa saranno inevitabilmente ‘sporcate’ dalle scie di luce prodotte da questi oggetti. Inoltre, considerata l’estrema sensibilità dei rivelatori di oggi, anche le pose brevi, se realizzate al crepuscolo, soffriranno del passaggio dei satelliti. Quali sono i telescopi che più ne subiranno l’impatto? I più colpiti saranno i grandi telescopi dotati di camere a largo campo, cioè quelli che fotografano ampie aree di cielo. Un esempio è il Large synoptic survey telescope, attualmente in fase di realizzazione. I calcoli dicono che il 30-40% delle pose che realizzerà sarà inutilizzabile perché le scie di luce satureranno le immagini. Anche i telescopi per la rilevazione di asteroidi, come il Fly-Eye dell’Esa, risentiranno della presenza di questi satelliti.

422 Sono i satelliti Starlink dispiegati ad aprile 2020 dalla SpaceX. In totale la costellazione ne prevede 12.000 con una possibile estensione a 42.000.

Cosa si sta facendo per mitigare il problema? L’Unione astronomica internazionale si sta muovendo su diversi fronti: abbiamo chiesto a SpaceX di sperimentare un coating meno riflettente. Il rivestimento è stato applicato su due satelliti lanciati nel gennaio scorso. I primi dati mostrano risultati incoraggianti, con una riduzione della luminosità dell’ordine del 50%. Ma servono regole condivise a livello internazionale. La proposta che porteremo sul tavolo dell’Unoosa a ottobre prossimo, sarà per la definizione di una regolamentazione sulla luminosità apparente dei satelliti, senza che ciò vada a interferire sulla loro operatività. Nel frattempo, da parte astronomica, riprogrammeremo le sessioni di osservazione cercando di limitare i danni. Troveremo un giusto compromesso, come sempre è successo nella storia della scienza.

l’autorizzazione a lanciare dalla Federal Communications Commission. Ma la società, che annovera tra i suoi passati investitori Richard Branson e Coca Cola, è in gravi difficoltà. A marzo ha dichiarato bancarotta, non essendo riuscita a ottenere nuovi finanziamenti

“in gran parte a causa degli effetti della pandemia”. OneWeb conta in orbita conta 74 satelliti dei 650 previsti. Un numero però non sufficiente a dare il via alla vendita dei servizi, ma che potrebbe rappresentare un tesoretto per i nuovi player del settore. Come

Amazon. L’azienda di Jeff Bezos è infatti tra i potenziali acquirenti della flotta OneWeb, che potrebbe integrarsi al Project Kuiper con cui Amazon prevede di dispiegare 3.236 satelliti per la vendita diretta agli utenti di servizi di connessione ad alta velocità. global science - 21


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Perché le donne non possono fare tutto da sole? IL RACCONTO DI FANTASCIENZA di Annarita Stella Petrino

George era uno di quei bambini che non hanno mai visto il pianeta Terra. Era nato sulla Nautilus da genitori esploratori spaziali e aveva sempre vissuto sulla loro astronave. Il piccolo George era un attento osservatore e notò che sua madre chiedeva sempre aiuto a suo padre per molte cose: aprire un contenitore conservante troppo duro, cambiare una lampadina, ecc. Pensò che doveva fare qualcosa e la domanda nacque così… Per il suo undicesimo compleanno gli fu regalato un Silus 200 Deluxe, un vero gioiellino, pensato proprio per i bambini della sua età. Un giorno, dopo aver imparato a usarlo bene, George decise di fargli eseguire una ricerca per rispondere alla domanda che gli frullava in testa: perché le donne non possono fare tutto da sole? «Inizio ricerca» disse. Poi se ne dimenticò. Sono quelle cose che si fanno da bambini e alle quali si dà importanza per un periodo di tempo che non supera mai le 24 ore. Quando a diciannove anni si diplomò all’Accademia di Esplorazione Spaziale, cambiò il suo vecchio Silus con il nuovo modello 400 Deluxe, sul quale pensò bene di fare un back-up dal cloud per salvare tutti i dati del precedente. Potete immaginarvi la sua sorpresa quando, una volta acceso, la voce dell’assistente gli comunicò che la ricerca della risposta non aveva prodotto alcun risultato. «Eseguire un’ulteriore ricerca?» chiese poi la voce computerizzata. George sorrise. Era davvero curioso di sapere fin dove poteva arrivare il suo Silus, quindi rispose di sì. Si dimenticò di quell’assurda domanda fino al momento della laurea quando, all’età di ventotto

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anni, finalmente realizzò il suo più grande desiderio: diventare un esploratore spaziale come i suoi genitori. Fece aggiornare i sistemi della Nautilus, ormai obsoleti, e nella cabina di pilotaggio fece inglobare il suo computer Silus 400 Deluxe al quale era molto affezionato. Durante il collaudo, l’assistente comunicò nuovamente che la ricerca lanciata anni prima non aveva prodotto alcuna risposta. «Eseguire un’ulteriore ricerca?» gli chiese. George decise che era ora di darci un taglio, quindi rispose di no. «Impossibile eseguire» gli comunicò la voce. L’uomo ripeté il comando vocale, ma senza esito. Cercò nelle impostazioni qualcosa che lo aiutasse a eliminare definitivamente quella ricerca dalla memoria del computer. Fece alcuni tentativi e poi decise che non era il caso di perderci altro tempo. Si dedicò completamente al lavoro e alla vita privata. Conobbe una ragazza molto carina e la sposò dopo due anni. Vissero nello spazio come esploratori spaziali, esattamente come i suoi genitori. I primi tempi andarono d’amore e d’accordo, poi lei cominciò con tutte quelle piccole irritanti richieste che faceva anche la madre. Così un giorno George andò a cercare la domanda nel computer, ma fu inutile. Evidentemente qualcuno dei tentativi fatti doveva essere riuscito a cancellarla. Lasciò perdere, ignorando che invece il Silus aveva passato la domanda a tutte le navi destinate all’esplorazione, con le quali condivideva uno scambio di informazioni in rete. Riuscite a immaginare la potenza di calcolo che veniva usata per rispondere a una sola semplice domanda?

George ignorava l’intera faccenda e se ne dimenticò fino al giorno in cui divorziò da sua moglie. Un giorno avevano scoperto che non avevano più molte cose in comune e avevano deciso di separarsi. Ma George ben presto si accorse di amare ancora la moglie e tutte quelle piccole fastidiose richieste cominciarono a mancargli terribilmente. Cercò più volte di contattarla e di convincerla a tornare insieme, ma lei non ne volle sapere e dopo un po’ si sposò con un altro. George invece non riuscì a sostituirla con nessun’altra e decise di tuffarsi completamente nel lavoro, accettando missioni che lo portarono ai confini della Galassia conosciuta. Dopo diversi anni l’assistente di guida che era stato installato su tutte le navi esploratrici cambiò tono della voce assumendo quello del suo vecchio assistente. «La ricerca ha prodotto n. 1 risultato. Vuoi visualizzarlo?». George non riusciva davvero a capire. Poi d’un tratto gli balenò in mente la domanda. Credeva di aver definitivamente perso tutti i dati che la riguardavano, invece in una maniera che trovava inquietante, sembrava che addirittura fosse stata trovata una risposta. Alla fine vinse la curiosità.

«La ricerca ha prodotto un risultato. Vuoi visualizzarlo?»

«Va bene, chiunque tu sia, dimmi: perché le donne non possono fare tutto da sole?». «Altrimenti come farebbero gli uomini ad avere l’illusione di essere utili? Eseguire un’ulteriore ricerca?». George si concesse qualche minuto per riflettere. Per tutti quegli anni il suo Silus aveva con-

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tinuato a lavorare a sua insaputa e alla fine era riuscito a trovare una risposta alla domanda posta quasi per gioco. Una risposta che era stata trovata impiegando decenni. Era possibile che…? Forse il computer aveva inteso la domanda nel senso più ampio di cercare di capire come ragionano le donne? Sul suo volto si allargò un sorriso. Se c’era anche una minima probabilità che fosse così, allora lui voleva sapere anche il resto. «Sì!» rispose, sorridendo per la prima volta dopo tanto tempo. La ricerca riprese. Qualche giorno dopo il povero George venne stroncato da un infarto. La nave venne assegnata a un giovane pilota al quale piacque molto il sistema computerizzato.

«Non riuscirò più ad essere altrettanto utile a voi umani»

«Non posso eseguire ulteriori elaborazioni in merito alla ricerca» disse l’assistente alla guida, materializzandosi nella cabina di pilotaggio. Il giovane sussultò per la sorpresa: «Di cosa stai parlando?». «Delle donne. L’ex-moglie di George è stata l’unica a partecipare al suo funerale, nonostante non si fossero più sentiti da diversi anni. Le donne non possono fare tutto da sole, poiché non possono stare da sole esattamente come gli uomini. Necessitano gli uni degli altri... Ho compiuto la mia missione, vi ho fornito la risposta più efficace che la mia serie abbia mai elaborato. Non riuscirò più ad essere altrettanto utile a voi umani». L’assistente scomparve e il sistema computerizzato della nave si spense. Inutili furono i tentativi di riavviarlo.

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Annarita Stella Petrino, abruzzese, è insegnante di scuola primaria, moglie e madre. Scrive fantascienza da quando, a 13 anni, ha incontrato i libri di Isaac Asimov e dei suoi robot. Nel 2004 pubblica il romanzo Ragnatela Dimensionale nella collana “I Delfini” (Delos Books). È autrice delle antologie di fantascienza You God e Racconti nascosti nei sogni (Ed. Il Papavero, 2013 e 2015), del romanzo breve Immateria, al di là della Matrice (Ed. Il Papavero, 2016), e del romanzo Quando Borg posò lo sguardo su Eve (Ed. Tabula Fati, 2019).


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La sonda giapponese Hayabusa2, che trasporta i campioni dell’asteroide Ryugu, tornerà sul nostro pianeta alla fine del 2020.

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Un pezzo di storia del sistema solare, partito da 340 milioni di chilometri di distanza, sta viaggiando verso di noi. Si tratta del prezioso carico della navicella giapponese Hayabusa2, che porta con sé i primi campioni del sottosuolo di un asteroide. È passato poco più di un anno dal primo touchdown della sonda, che ha raggiunto la superficie dell’asteroide Ryugu il 22 febbraio 2019 iniziando il campionamento. A completare la raccolta un secondo incontro ravvicinato, avvenuto l’11 luglio, e le immagini raccolte da tre piccoli rover inviati sull’asteroide e dal lander Mascot, realizzato dall’agenzia spaziale tedesca Dlr in collaborazione con quella francese Cnes. Erede di Hayabusa, che ha raggiunto l’asteroide Itokawa nel 2005, Hayabusa2 atterrerà nel deserto australiano alla fine del 2020. Ma ben più veloci viaggiano le immagini a infrarosso acquisite dalla sonda, e negli ultimi mesi gli scienziati hanno già potuto analizzare i primi dati. Marzo è stato un mese particolarmente ricco di scoperte su questo fossile del sistema solare, con due importanti studi pubblicati a distanza di pochi giorni. Il primo, apparso su Nature, afferma che Ryugu è formato da un materiale molto poroso – ben più di quanto si pensasse. Già i dati di Mascot avevano mostrato che il luogo di atterraggio del lander era costituito da rocce fragili e porose. Le nuove immagini estendono queste caratteristiche all’intero asteroide. La sua struttura, che per la quantità di spazi vuoti ricorda quasi una spugna, potrebbe essere simile a quella dei primi protopianeti che si sono formati nella nebulosa solare primordiale. Il secondo studio, pubblicato su Science, aggiunge un importante tassello: la possibile età dell’asteroide. La ricerca utilizza i dati raccolti durante una tappa cruciale della missione, la creazione di un cratere artificiale sulla superficie di Ryugu. L’operazione è stata catturata in dettaglio dalle telecamere della navicella spaziale, e analizzando questi dati gli scienziati hanno dedotto l’asteroide avrebbe “soltanto” 10 milioni di anni. Più poroso e più giovane di quanto si pensasse, dunque. Le sorprese rivelate dal primo identikit dell’asteroide rendono ancora più preziosi i campioni in viaggio a bordo di Hayabusa2.

PRIMO SGUARDO SU RYUGU

HAYABUSA2, VERSO L’IDENTIKIT DELL’ASTEROIDE di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

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PIONEER 10

LA PRIMA SONDA ALLA FINE DEL SISTEMA SOLARE di Manuela Proietti @unamanus

«Nel silenzio dello spazio profondo, il viaggio continua»

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3 marzo 1972. La sonda Pioneer 10 lascia il pianeta Terra per lanciarsi in un’impresa mai tentata prima: superare i pianeti interni e raggiungere il gigante Giove. Siamo nell’era pionieristica dell’esplorazione del sistema solare, tanto che la prima sfida della Pioneer è quella di sopravvivere al passaggio attraverso la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove, una vasta zona considerata a lungo impenetrabile. Ne esce indenne il 15 febbraio del 1973, dopo avervi transitato per sette mesi. Le primissime immagini di Giove arrivano da una distanza di 25 milioni di chilometri: 500 scatti da una prospettiva inedita che si fa più dettagliata man mano che la sonda accorcia le distanze con il gigante gassoso, fino a portarsi a 132.000 chilometri dalla superficie. Il bottino scientifico della Pioneer 10 è ricchissimo. Il satellite raccoglie grandi quantità di dati e immagini, immortala i satelliti medicei, supera le orbite di Saturno, Urano e Nettuno e nel 1983 diviene il primo veicolo terrestre a lasciare il sistema solare e imboccare la via verso lo spazio interstellare. Nel 1998 il primato di oggetto terrestre più distante le viene strappato dalla Voyager 1 che, viaggiando a maggiore velocità supera, idealmente, la Pioneer 10. Cinque anni dopo, da una distanza di 80 unità astronomiche, pari a circa 12 miliardi di chilometri, la sonda invia a terra l’ultimo, flebile segnale. Ma nel silenzio dello spazio profondo, il viaggio della Pioneer 10, continua. Oggi si trova a oltre 17mila miliardi di chilometri dalla Terra, percorre ogni anno 2,54 unità astronomiche - pari a due volte e mezza la distanza che separa la Terra dal Sole - e viaggia in direzione della stella di Aldebaran. Tra circa 90.000 anni, la sua traiettoria dovrebbe portarla a meno di un anno luce dalla stella HIP 117795. Nessuna delle tre sonde che hanno varcato i confini del sistema solare - la gemella Pioneer 11 e le due Voyager - effettuerà un sorvolo stellare così vicino nei prossimi milioni di anni. E nell’evenienza che la navicella, nel suo cosmico vagare, possa incontrare forme di vita intelligenti, la Nasa ha piazzato sulla sonda (e sulla sua gemella) un messaggio, elaborato dal noto astrofisico Carl Sagan (quello dell’iconico scatto della Terra, noto come Pale Blue Dot, per intenderci). Incise su una targa 23x15cm vi sono le figure di uomo e di una donna nudi, accompagnati da una serie di simboli che suggeriscono l’origine terrestre delle sonde, il loro percorso e le coordinate per trovare il nostro Sole. Alla storia delle Pioneer 10 e 11, la Nasa dedicò nel 1974 anche un film documentario, Jupiter Odissey, a dimostrazione di quanto fu significativo per l’epoca il successo di quelle pionieristiche imprese.


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FALCON HEAVY RIFORNIRÀ ARTEMIS

CONTRATTO NASA PER SPACEX di Francesco Rea @francescorea

Dalla Stazione spaziale internazionale al programma Artemis. La SpaceX di Elon Musk si è aggiudicata l’appalto per la fornitura di materiale per la futuro Lunar Gateway, la stazione spaziale cislunare la cui realizzazione la Nasa spera di iniziarne la realizzazione a partire dal 2022. Il Falcon Heavy della SpaceX dovrà assicurare fornitura sia con cargo pressurizzati che non, navette Dragon in versione XL. Le navette attraccheranno la stazione lunare per un periodo che varierà dai 6 ai 12 mesi. Al momento il contratto assegnato garantisce solo due missioni e non è stato fornito il loro costo. Più in generale la Nasa pensa di impegnare 7 miliardi di dollari nella fornitura di materiali ed altro alla base lunare per un periodo non inferiore a 15 anni. L’ambizioso progetto Artemis, che ha preso forma in pochissimi anni, ha oggi negli Stati Uniti il suo ideatore e principale promotore, con la collaborazione dei paesi che hanno contribuito alla realizzazione della Iss. Ma nonostante sia un progetto “pubblico”, voluto dai governi, il ruolo che potranno avere le imprese private, soprattutto in una seconda fase, sarà probabilmente sempre più rilevante. Nello specifico il contratto della Nasa fornisce ulteriore vigore alla realizzazione dei futuri Falcon Heavy e delle navette umane della SpaceX. Al di là delle ipotesi marziane rilanciate anche recentemente dal patron Elon Musk, la realizzazione di navette per il volo orbitale del nostro satellite avrà un indubbio valore commerciale anche per il turismo spaziale. Ne sarà contento il miliardario giapponese Yusaku Maezawa che vede concretizzarsi l’ipotesi che nel 2023 potrà effettuare, primo turista nel suo genere, un’andata e ritorno Terra-Luna. Un’ipotesi resa sempre più reale dall’annuncio del primo volo commerciale con astronauti fatto dalla Nasa, che sancisce la fine dell’era post Shuttle e apre al ritorno del volo umano dal suolo statunitense. Lascia perplessi il ritardo che le compagnie industriali che hanno reso realizzabile la conquista dello spazio e il ruolo degli Usa, sembrano accusare non solo nei confronti della capacità imprenditoriale di SpaceX, ma in genere con tutto il sistema privato dello spazio. Nonostante la giovane età di quella che è stata definita la space economy.

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LUNA ITALIANA VINCE IN RUSSIA

IL TIOLKOVSKY SPACE FEST di Redazione @ASI_spazio

Rocco Petrone al centro di controllo di Cape Canaveral. A sinistra un rendering del futuro Lunar Gatewaay. Crediti: Northrop Grumman, Nasa.

Il documentario Luna Italiana: Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo 11, diretto da Marco Spagnoli e tratto dal libro Dalla terra alla Luna di Renato Cantore, ha vinto ex aequo il premio per il Migliore Documentario a Tsiolkovsky Space Fest, il festival russo dedicato all’astronautica e sostenuto dall’Agenzia spaziale russa Roscomos. Il premio ex equo è stato condiviso con i russi Maxim Vasyunov e Roman Naumenkov autori di Baikonur. La caduta di Satana. «Essere selezionato dallo Tsiolkovsky Space Fest di Mosca, che si tiene proprio nel centro principale di addestramento dei Cosmonauti è stato un grande onore» ha commentato il regista Marco Spagnoli. «Poi, vincere il premio per il Miglior Documentario ex aequo, è davvero qualcosa di straordinario ed è un’impresa paragonabile idealmente, dal punto di vista cinematografico, alla conquista della Luna. Un risultato di cui mi sento molto onorato e per il quale ringrazio Renato Cantore, il co-sceneggiatore che mi ha raccontato per primo questa storia, tutto il team dell’Istituto Luce a partire dalla produttrice Maura Cosenza e dal montatore David Paparozzi, Simone d’Amelio Bonelli e il team di History Channel, nonché l’Agenzia Spaziale Italiana e il suo Responsabile della Comunicazione, Francesco Rea, che ci ha aiutato a ricostruire scientificamente il racconto e a stabilire un rapporto proficuo con la Nasa per ottenere materiali inediti». «È un grande risultato per un documentario dedicato alla corsa alla Luna e che ci fa sentire orgogliosi, perché incentrato su un grande italiano, figlio di emigrati in America – il commento del Presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia – Una storia come tante che descrive il genio è la passione di tantissimi italiani nel mondo! Ed è un prestigioso premio che sentiamo un po’ nostro per aver creduto, come ASI, in questo progetto e averlo sostenuto. La diffusione della cultura scientifica è uno dei mandati statutari dell’Agenzia Spaziale Italiana e noi perseguiamo questo obiettivo avvalendoci di ogni forma di comunicazione, comprese forme dell’arte capaci di raggiungere pubblici altrimenti lontani. Al regista Marco Spagnoli le mie più vive congratulazioni».

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SCIENZA E FANTASCIENZA IN CASA

UNA “MUTAZIONE” NELLA VISIONE DI CINEMA di Paolo Di Reda @ASI_spazio

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A risolvere la vecchia diatriba se il cinema vada visto esclusivamente su grande schermo o meno, ci ha pensato purtroppo la quarantena forzata: chiuse le sale cinematografiche, i film vanno visti rigorosamente a casa e il salotto è divenuto fino a nuovo ordine il luogo esclusivo dell’intrattenimento cinematografico. Certo, da tempo la visione domestica di film ha superato di gran lunga per quantità gli ingressi nelle sale, ma la necessità imposta dal virus ha aggiunto la consapevolezza di quanto sia vasta la proposta offerta dalle tante piattaforme legali on line, gratuite, in abbonamento o a pagamento, anche grazie ai film ora in uscita direttamente sul web. Una “mutazione” delle modalità di visione del cinema? Nel ristretto spazio casalingo si affermano nuove abitudini di fruizione e nuove decisioni d’acquisto, ma si pone anche il problema di come orientarsi all’interno della mega offerta di cinema da godersi comodamente sul divano di casa. Tanto per fare un esempio, consono all’ambito di Global Science, al momento sono disponibili on line circa tremila film di fantascienza. Se poi si tiene conto delle innumerevoli serie tv con tematiche sci-fi e dei racconti per lo schermo delle imprese di astronauti o delle missioni nello spazio, si giunge a un numero molto superiore di titoli. Il sito di Global Science, per favorire una valutazione più serena e consapevole delle opzioni, ha varato una nuova rubrica: Scienza e fantascienza: la guerra dei Mondi. Guida al cinema di fantascienza con l’occhio della scienza. Un appuntamento settimanale (ogni mercoledì alle 12) in diretta streaming che individua percorsi tematici e li sviluppa all’interno di un salotto virtuale che vede la presenza fissa di un ospite di parte scientifica e uno di ambito cinematografico. Inoltre, è stato realizzato un menu di consultazione in collaborazione con il portale di cinema www.filmamo.it, così da facilitare ulteriormente la scelta del film di scienza e fantascienza che si intende vedere e di fornire in modo diretto e semplice l’informazione delle piattaforme sulle quali è disponibile. In attesa di poter anche andare al cinema.


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The War of the Worlds è la miniserie televisiva britannica diretta da Craig Viveiros, tratta dal celebre romanzo di H. G. Wells.

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UMANESIMO ECOSOSTENIBILE

LA PRIMA ALBA DEL COSMO di Giuseppina Pulcrano @jupulcra

Roberto Battiston torna in libreria con La prima alba del cosmo edito per i tipi di Rizzoli.

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Una fervida attività narrativa ha segnato l’anno passato per Roberto Battiston, professore di fisica a Trento, esperto di raggi cosmici, presidente dell’Agenzia spaziale italiana negli anni 2014- 2018. La prima alba del cosmo, Rizzoli editore, segue di pochi mesi Fare Spazio, dove veniva condiviso il prestigio di essere stato a capo della Nasa italiana. La nuova esperienza narrativa offre al lettore un viaggio per conoscere l’universo e le sue leggi, stimolando la lettura grazie a una narrativa colloquiale di un racconto in prima persona che rende comprensibili concetti che presupporrebbero studi approfonditi sui temi. Descrivendo l’universo e la sua origine Battiston esorta a non smarrirsi alla domanda su cosa c’era nei “primi dieci minuti infernali” dopo il Big Bang. Secondo l’autore ci illudiamo di guardare da lontano l’evolversi della palla di fuoco. E se questo da lontano non ci fosse? Se fossimo ancora parte di quello che è stato l’evento iniziale? La fisica e le sue leggi si intrecciano con la narrazione di esperienze vissute. Come in Fare Spazio emerge l’ammirazione dell’autore per il sistema statunitense pubblico che ha avviato progetti con imprese private, pronte a investire ingenti somme di denaro. Nel novero di imprenditori citati, l’enfasi, anche in questo ultimo libro, ricade su Elon Musk, confermando l’attrazione di Battiston per una esperienza manageriale e scientifica dove il fattore tempo, tra il decidere e il fare, determina il successo delle conquiste. Si avverte rammarico nel confronto tra il modello statunitense e quello italiano per le esperienze con istituzioni nazionali poco attente a promuovere l’innovazione. Nell’ultimo capitolo dedicato all’alba del futuro, le riflessioni si soffermano sulla crescente potenza delle macchine che comunque non relegheranno l’uomo a un ruolo secondario. Ma l’alba del futuro avrà un valore solo se l’uomo sarà in grado di dar vita ad un nuovo umanesimo, sviluppando tecnologie capaci di guardare ad un futuro ecosostenibile.


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