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Bollettino dell'Assunta Ottobre/Novembre 2016

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Anno LXI - n. 11/12 Ottobre/Novembre 2016 - Sped. in Abb. Postale, art. 2 comma 20/c Legge 662/96 Regione Campania -BN- In caso di mancato recapito restituire al mittente


Omelia Mons. Domenico Battaglia

Vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant’Agata de’ Goti

PER L’INIZIO DEL MINISTERO EPISCOPALE IN DIOCESI Cerreto Sannita, Cattedrale, 2 ottobre 2016 Carissime sorelle e carissimi fratelli, vorrei riuscire a parlarvi oggi a cuore aperto, libero da aspettative e dalla necessità di dover per forza dire cose importanti, di dover esprimere in qualche modo un manifesto programmatico, di dover fare per forza buona impressione. Per Grazia, il Signore mi ha insegnato, in questi anni di lavoro in strada, che le relazioni si costruiscono nella lentezza e nella quotidianità, giorno dopo giorno, nelle parole semplici e spesso nel silenzio. Sono luoghi dove i gesti contano più delle parole. Cercherò allora oggi di non usare questo momento di parola per fare buona impressione ma, in semplicità, per condividere con voi le meditazioni e le preghiere che il racconto di Bartimeo ha suscitato in me. È la parola che ho scelto per il mio motto episcopale o che, forse, ha scelto me, poiché nel travaglio interiore che ha seguito la mia nomina, mi

in questo numero: 2 Decreto 3 Saluto del nuovo Parroco 7 Sotto la protezione dell'Assunta 7 Esprimono gratitudine all'Assunta 8 Ho amato la mia Gente 9 Il nuovo Vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese - S. Agata de’ Goti Mons. Domenico Battaglia 9 D a l l a C o n g r e g a z i o n e d e l l ’ O r a t o r i o d i Vicenza 9 Si sono uniti in matrimonio 10 Parrocchia ... in forma 11 Hanno collaborato con noi...

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ha dato forza, coraggio e gioia. Quella di Bartimeo è una storia di strada, dalla strada prende vita e sulla strada finisce, alla sequela di Gesù. È una storia di movimento, di una vita che sulla strada sta, semplicemente sta, ferma. Una vita che, dopo l’incontro, su una nuova strada cammina, va. Sulla strada Gesù è già in cammino, sempre in cammino. Quanta strada percorre Gesù nei Vangeli! E quanto ci dice questo camminare! Essere Chiesa di Cristo, essere alla sequela di Cristo cos’altro può voler dire se non questo? Essere in cammino, uscire, prendere la strada. Uscire per incontrare le donne e gli uomini, uscire per non addormentarci nelle nostre comodità o nei nostri riti. È questa la Chiesa che io sogno di abitare: una Chiesa dalle porte aperte a tutti, perché tutti abbiamo bisogno di Lei. Una Chiesa dove non si celebrano solo i riti, ma dove si vive e si celebra la vita delle donne e degli uomini, intrisa di gioie e dolori. Una Chiesa in uscita, samaritana, libera, fedele al Vangelo. Una Chiesa povera. Una Chiesa sinodale, in ascolto dello Spirito Santo e dei segni dei tempi. La strada è poi, sempre, il luogo dell’incontro. È lì che Bartimeo mendica, non soldi, non pane, mendica un incontro, una verità, una speranza. Bartimeo come noi, come tutti noi che ogni giorno cerchiamo il senso della nostra vita nell’incontro, nella parola, nella mano tesa, in uno sguardo amorevole che, ciechi, non sappiamo vedere. Mendica ad occhi chiusi, prendendo quello che gli danno, in balia degli altri. E la sua povertà è nel dipendere dagli altri. Bartimeo è seduto, fermo, un simbolo di prostrazione. La strada è il luogo dell’incognito, non puoi contare i passi, né conoscere i pericoli. Ciechi per strada potremmo essere anche noi, quando le nostre sicurezze vacillano, quando la paura di non farcela è più forte di ogni speranza, quando gli altri sono tutti senza volto, sconosciuti che non sappiamo riconoscere. A sua volta Bartimeo è un inconoscibile; i suoi occhi, spenti, non ci dicono nulla, è un corpo in un angolo avvolto in

un mantello. Forse è un fastidio, qualcuno che è meglio non guardare con attenzione, uno che ci mette in crisi, a cui passare accanto con discrezione, accelerando il passo. Qualcuno che è meglio che non parli, tanto che persino i discepoli lo rimproverano quando si fa grido, quando reclama attenzione, prende la scena. E quanti Bartimeo sulla nostra strada oggi, quante presenze scomode che turbano il nostro andare. Quanti Bartimeo neri, tutti uguali, sulle barche o in fondo al mare, che non sappiamo o vogliamo vedere. Quanti fastidiosi diversi che mettono in discussione le nostre certezze facendoci girare con imbarazzo da un’altra parte! Quanti quartieri invisibili, senza occhi e senza voce, abitati da sorelle e fratelli avvolti solo nei mantelli pesanti dell’esclusione. Quanti giovani Bartimeo a cui non è dato di gridare la propria speranza, il proprio futuro, il proprio bisogno di un incontro vero. Perché anche qui, nel nostro mondo, un mendicante può avere, tuttalpiù, il diritto di ricevere briciole di elemosina, ma mai, mai deve disturbare gridando il suo dolore. Ma non è questo lo stile del Cristo, non è questo il sogno di Dio. Non può essere allora questo lo stile della sua Chiesa. Gesù si ferma e ascolta, presta attenzione. Si ferma, prima di tutto. Perché si ferma? Per capire e com-prendere, perché in quel dolore riconosce il suo dolore. E nel dolore riconosce l’uomo, l’umanità che cerca e grida il bisogno di speranza e di luce. Questa speranza e questo bisogno di luce danno forza alla voce, tanto da farla sovrastare su tutte le altre voci. È una speranza cieca che riconosce se stessa solo guardandosi con gli occhi della fede e quindi di un totale affidamento e abbandono. E il grido rompe le distanze diventando parola: abbi pietà di me! “Abbi pietà” non è l’estrema invocazione di un condannato, non è una resa, non è un umiliarsi. È una domanda di misericordia più che un’invocazione di potenza, è il grido della propria fragilità che chiede solo di essere vista ed essere riconosciuta da un’altra umana fragilità, per essere


poi trasfigurata in miracolo dall’amore di Dio. Chiesa, mia Chiesa, fermati, accostati, ascolta il grido dell’umanità che ti chiede: sii speranza, domanda di senso, mano tesa, ospedale da campo, miracolo d’amore. Gesù ci chiama in causa, ci chiede di essere parte attiva nel suo sogno, chiede intermediari, collaboratori, compagni di viaggio: “Chiamatelo”. Dice che tutti dobbiamo fare la nostra parte, che il miracolo nasce da un impegno plurale, da una comunità che cambia atteggiamento e direzione, che noi stessi che fino ad oggi abbiamo ignorato o zittito il grido fastidioso del povero possiamo e dobbiamo essere prossimo, perché non esistano lontani ma fratelli da raggiungere. Noi, spesso comodi e indifferenti, dobbiamo rompere i nostri schemi per portare la buona notizia: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. È prima di tutto l’invito rivolto a te, mia Chiesa. Getta via il tuo mantello, spogliati e balza in piedi. Getta il mantello dei compromessi, delle false sicurezze, delle parrocchie chiuse tra le mura degli edifici sacri, della ritualità senza cuore, della religiosità fatta solo di precetti e tradizione. Spogliati di ogni legame e complicità con tutte le forme di potere, prendi le distanze da Pilato e dalla sua indifferenza. Scrollati di dosso il peso delle tue divisioni e lacerazioni. E balza in piedi! Balza, non alzarti lentamente. Con lo slancio e la gioia di chi ha qualcosa di estremamente urgente e importante da fare, da dire, da testimoniare. Con la passione di un Amore autentico e vivo. Con la speranza gioiosa di chi ha visto la resurrezione sconfiggere ogni dolore. Perché lo stesso dolore, nel momento in cui viene rivestito di attenzione può diventare speranza, una speranza concreta, viva. E il balzo rimette in piedi, fa recuperare la schiena dritta dell’uomo vestito di dignità piena, del risorto, lasciandosi alle spalle la prostrazione, l’essere piegati, l’umiliazione. “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Ho sentito rivolte a me queste parole, così che la mia voce vuole essere solo eco di questo richiamo che ha dato senso e

forza ai miei giorni. È come un’eco che rimbalza di strada in strada, di casa in casa, amplificandosi e diffondendosi. Che miracoloso contagio di amore e speranza sarebbe per la nostra terra se tutti noi, con forza e gioia, dicessimo e testimoniassimo ogni giorno queste parole. “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Come i

veri innamorati che non riescono a nascondere la profonda passione che li muove, allo stesso modo, innamorati di Cristo, facciamo trasudare la nostra gioia, la nostra unità. “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Alzati, cambia posizione, staccati dalla polvere della terra, aspirando ad orizzonti nuovi. Ognuno di noi può accogliere questo invito ad avere coraggio e ad alzarsi… dalla terra dell’avvilimento, della disillusione, della rassegnazione; dal fango della corruzione, del malaffare, dell’interesse; dalla polvere del rimpianto e della disperazione. “Coraggio! Alzati, ti chiama!” Cristo è sempre il volto di un Dio disposto ad un incontro, tenerezza che perdona, infonde calore, riempie di senso, contagia di futuro e di gioia. E ci chiama a vivere pienamente e senza riserve. Da risorti. E noi, Chiesa di Cristo, impariamo la bellezza di quella domanda diretta, chiara: cosa vuoi che io faccia per te? Se noi

saremo capaci di ascoltare il vissuto profondo di quanti incontriamo nel nostro cammino, potremo davvero essere il riflesso della misericordia di un Dio che non esclude mai nessuno. Che non fa altre domande, che non indaga, non giudica, non fa classifiche. Un Dio che, in semplicità, riconosce l’altro e chiede: cosa vuoi che io faccia per te? Significa per noi essere Chiesa sempre aperta, chiesa al servizio, col grembiule, capace di abitare le domande senza la pretesa di conoscere già la verità dell’altro. Immagine di un Dio che offre a tutti, ogni giorno, l’occasione di dichiarare chiuso il tempo di chiedere l’elemosina, che è giunto il tempo del riscatto, della dignità e del rispetto. Bartimeo vede. Ora vede. E la prima cosa che vede sono altri occhi, gli occhi del Cristo che lo salvano, non dall’alto in basso, ma stando sullo stesso piano, da fratello. Un Dio che puoi guardare negli occhi, così profondamente uomo da lasciarsi scrutare. Bartimeo vede. Vede la sua Gerico, la sua gente, l’altro. Vede la sua vita. E, con occhi limpidi, sceglie. Sceglie la strada, in modo nuovo, ma ancora la strada. Sceglie di seguire il Cristo. Sceglie di andare anziché stare, sceglie il cammino, nuovi orizzonti, sceglie di andare leggero, senza più il peso del mantello, dell’umiliazione e dell’isolamento, verso il tempo nuovo in cui giustizia e pace si baceranno. È libero e quindi, responsabile. Libero di affidarsi, con stupore, all’ignoto di un sogno d’amore. E noi, Chiesa del Cristo, impariamo anche da lui, dall’umile maestro di Gerico, a ritrovare l’entusiasmo nella fede dei semplici che sanno ancora stupirsi, che scelgono ancora, giorno dopo giorno, di continuare ad andare … Coraggio, alziamoci, ci chiama. E una volta in piedi, una volta in cammino, oggi, qui, all’uscita da questa Cattedrale, diamoci da fare, compiamo un gesto concreto, un gesto d’amore e di pace. È la strada migliore, quella della misericordia, per celebrare questa nuova tappa del nostro comune cammino alla sequela del Cristo.

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Natale, momento di gioia Natale, momento di gioia e invito alla conversione Marco nel primo capitolo del suo Vangelo (v. 14-15) racconta che all'inizio Gesù proclamava, annunciava in modo aperto e palese, il Vangelo di Dio. Per farlo andò in Galilea. Mentre Giovanni rimaneva nel deserto e là accoglieva le folle, Gesù si mette in cammino per andare incontro agli uomini dove questi si trovano; prima ancora di chiedere la conversione (cambiamento di vita) degli uomini per il Vangelo, lui stesso si fa Vangelo e converte la sua vita facendosi prossimo agli uomini. Per Dio è giunto il momento giusto (kairòs) per manifestarsi in Gesù agli uomini, avvicinarsi a loro, chiamarli ad una esistenza nuova. La buona notizia (vangelo) è proprio la vicinanza di Dio e del suo Regno, per questo agli uomini è chiesto di cogliere il compimento che in questo tempo si sta manifestando: "convertitevi e credete..."; la fede (credere) presuppone la decisione di cambiare direzione (conSantuario dell’Assunta 82034 Guardia Sanframondi Direttore Responsabile: P. Giustino Di Santo d. O. Dir. Red. Amm.: Congregazione dell’Oratorio PP. Filippini 82034 Guardia Sanframondi (BN) Tel. e Fax 0824.864013 www: santuarioassunta.com e-mail: santuarioassunta@email.it Aut. Tribunale BN Dec. 3/4/1956 n. 25/56 del Registro Stampe C.C.P. 11000825 IBAN: IT77U0335901600100000136796 BIC: BCITITMX Sped. in abb. post., art. 2, comma 20/C Legge 662/96 Regione Campania -BN Con approvazione ecclesiastica Stampato nel mese di dicembre 2016 da: nuova impronta QPRINT s.a.s. Cusano Mutri (Bn) Tel.-fax 0824.862723 - info@nuovaimpronta.net

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versione) per mettere quel vangelo al centro della propria vita. La condizione per credere è convertirsi; non una decisione presa una volta sola e che vale per sempre ma una sfida di tutti i giorni, perché ogni giorno si può cambiare qualcosa ed ogni giorno qualcosa può modificarci. Nella quotidianità del cambiamento si raggiunge il credere, si lascia che Dio irrompa nella nostra storia e ci modelli la vita come il vasaio la creta (Sir 3,13). Guai a pensare che la conversione sia un fatto momentaneo, occasionale, dettato dalla circostanza o dall’entusiasmo di sentirsi coinvolti anche in atti penitenziali! La tentazione aberrante è sentirsi arrivati, pensare la conversione come atto definitivo perché convinti di possedere la "verità". È un cammino costellato di preghiera, di frequenza ai Sacramenti, specialmente la Penitenza e l’Eucarestia, di appuntamenti quali l’Adorazione Eucaristica e gli incontri con Maria, Madre di Cristo, modello e avvocata di ogni grazia. La capacità di cambiare direzione implica l'attitudine a lasciare il passato sbagliato per consegnare la propria vita nelle mani di un Altro; questa caratteristica ti fa diventare vero discepolo e ti caratterizza come tale, per sempre. Il testo di Marco continua (v.1620), e qui si capisce che non è un semplice resoconto di un incontro che ha cambiato la vita a quattro pescatori: è un racconto essenziale che nella ripetizione, simile ma non identica, ci mostra qualcosa che riguarda ciascuno di noi, i chiamati da Gesù, tutti noi battezzati. Dalla conversione nasce successivamente la chiamata e la sequela.

Se operi una vera conversione, anche attraverso azioni penitenziali, non puoi più allontanarti dal Signore che hai ritrovato, sperimenti il disagio provocato dalla sua lontananza e la gioia di stare con Lui, anche perché Egli ti accoglie nella sua casa e fa festa per te,

perché ha ritrovato il figlio perduto, la pecorella smarrita. Diventare discepolo è un fatto radicale, che chiede di ripensare


a e invito alla conversione tutta la propria vita tale da modificare la quotidianità. La proposta di Gesù è radicale: “Venite dietro a me”; Marco non racconta un dialogo, non ci sono domande né perché; la risposta è altrettanto radicale espressa non a parole ma nei fatti concreti, imme-

diati, in quel subito che non lascia spazio a nulla se non al silenzio. Hai fatto un cammino di conversione? Hai fatto penitenza? Hai

compreso il vero senso di quello che hai fatto? Non hai alternative: “Vieni e seguimi!” Subito! Gesù chiama i discepoli mentre stanno lavorando, nel pieno della loro attività quotidiana, non in un momento particolare di contemplazione o di preghiera: nessuna azione umana è priva della presenza di Dio. Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, lasciata ogni cosa, seguono Gesù, hanno capito che Egli li chiama a cambiare vita e che questa conversione è un fatto che necessariamente deve coinvolgere tutta la loro vita. Cari fratelli, il Natale è un’opportunità che ci sprona a ripensare la nostra vita e a rivedere le nostre posizioni di pensiero e i nostri propositi, per orientarci sempre più verso Dio nella consapevolezza del malessere che il peccato genera in noi; è un invito alla speranza e alla gioia, non senza però aver optato per un cambiamento radicale e coraggioso di noi stessi, ad una trasformazione del nostro intimo che si evinca poi nelle opere concrete di amore e di solidarietà fraterna. È il momento che ci induce, di conseguenza, a regalare agli altri il dono che nel suo Figlio Dio ci ha fatto di se stesso. Il Natale è la meditazione presepiale su Dio che ci raggiunge chiamandoci lui per primo alla comunione con sé nel modo più semplice ed eloquente, perché anche noi intraprendiamo l’itinerario di svolta della nostra vita; sicché è anche il tempo della preghiera, che è il primo atto della conversione e del ritorno personale verso Dio: il Bambino nella grotta ci invita al ravvedimento, alla riflessione su noi stessi e per ciò stesso noi siamo

invitati a pregare e coltivare costantemente la relazione amichevole spontanea con Lui nell’orazione libera, semplice e disinvolta. La preghiera infatti non è un assillo impegnativo di formule o di metodologie spirituali concepite attraverso artefatti vari e confusi, ma è il colloquio personale franco, spontaneo e familiare con il Signore che si instaura in un rapporto di fiducia e di stima reciproca che viene prima da Dio quindi da noi che vi corrispondiamo. Natale è anche il tempo dell’interiorizzazione, della meditazione e della penitenza, che sfociano nella carità operosa ed effettiva, perché non ci dimentichiamo degli altri che soffrono, ma condividiamo la nostra familiarità con Dio proprio con coloro che Dio ha da sempre prediletto: i poveri e gli emarginati. Non può non essere quindi il Natale un’occasione di sincera apertura verso i poveri e i sofferenti e non possiamo festeggiare tranquillamente questa Festa senza aver fatto almeno un atto concreto di condivisione con coloro che nulla possiedono. Conseguentemente, il Natale è il tempo privilegiato della gioia e della letizia, per esserci ritrovati tutti con il Signore e con il prossimo. Sia questo Natale, che precede la grande festa dell’Assunta nei nostri Riti Settennali, l’occasione per riscoprire Cristo, per comprendere il vero senso della Conversione e della Penitenza e prepararsi a viverli alla vera luce del Vangelo, quella che ci indica Gesù Cristo, con l’aiuto, l’intercessione e l’esempio di Maria. Il Vostro don Giustino

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L’epidemia pestilenziale a Guardia Sanframondi nel 1764. Le suppliche e le invocazioni ai santi locali affinché intercedessero per un intervento divino a far cessare la calamità ed a risparmiare le vite umane risultarono inutili, per cui i cittadini caddero in una condizione di barbarie, da cui uscirono solo con l’esaurimento naturale della pestilenza, dopo che avevano perduto, con la fede, anche ogni forma di moralità e di umana dignità che fu recuperata, da parte dei sopravvissuti, col ritorno alla ragionevolezza, al senso di umanità che non era andato del tutto perduto nelle circostanze più luttuose ed ai momenti più sereni che seguirono quei tempi tristi. Furono due anni terribili, senza requie, segnati da frequente e sempre più consistente mortalità e da disagi continui resi ancora più gravi quando fu vietato, per ordine del Re Francesco IV di Borbone, di seppellire i defunti nelle fosse comuni delle chiese. Gli amministratori locali furono pertanto invitati a predisporre aree cimiteriali al di fuori del paese dove seppellire i cadaveri per evitare un’ulteriore diffusione della pestilenza. È ovvio che non tutti morivano di peste, ma il sospetto che un defunto potesse aver contratto la peste era tale che non si faceva grande distinzione tra coloro che morivano di peste e coloro che, ma erano pochi, perdevano la vita per altre cause. Qualche eccezione sulla destinazione “sepoltura”, in barba al principio che la morte è “una livella”, si faceva per i benestanti, soprattutto per i così detti “Magnifici” che avevano reddito e ruoli più elevati rispetto agli altri ed anche per qualche prelato più influente. I corpi senza vita di costoro, perché non fossero seppelliti nelle “fosse comuni” costruite fuori paese, venivano portati o fatti portare dai familiari o da amici fidati alla

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sepoltura addirittura nelle chiese di altri paesi vicini. Si moriva ovunque, come si può desumere dalle registrazioni (rigorosamente scritte in latino) annotate nel libro dei defunti. L’epidemia pestilenziale a Guardia Sanframondi nel 1764. Parte seconda. Si esalava l’ultimo respiro nelle strade o lungo le strade, nelle piazze, nelle abitazioni proprie o altrui, in campagna, in chiesa e si veniva seppelliti dove era possibile, anche in considerazione dell’appartenenza del defunto ad una zona o ad un’altra di Guardia. Le pesanti lastre di pietra dei sepolcri a fossa comune esistenti nelle chiese dell’Annunciata (“in ecclesia Sanctissimae Annuncia-tionis Beatae Mariae Virginis”), di San Rocco (“in ecclesia Divi Rochi”), dell’Assunta (“in hac Parochiali ecclesia Assumptionis Beatae Mariae Virginis”), del Convento di San Francesco (“in ecclesia Divi Francisci Patrum Reformatorum”), di San Sebastiano (“in ecclesia Sancti Sebastiani”) venivano sollevate ogni giorno ed anche più di una volta al giorno, se si pensa che nei mesi in cui l’epidemia imperversò più crudele, la media dei morti giornalieri fu piuttosto elevata: il 4 aprile del 1764 persero la vita ben undici persone di età compresa tra 1 anno e 58 anni. Si può comprendere quali fossero i risultati dal punto di vista igienico-sanitario con quel continuo sollevare e rimettere a posto i lastroni di pietra. Per fare solo qualche esempio, un giovane di 20 anni, Andrea Susino figlio di Domenico, spirò mentre andava elemosinando per una strada del paese: “in via ubi dicitur Lo Canalicchio animam Deo reddidit” (rese l’anima a Dio in una via denominata Lo Canalicchio). Tale Antonio Blasiello di 54 anni spirò “in domo

Seconda parte.

aliena in communione Sanctae Mariae” (cioè, in casa di altri in comunione di Santa Maria) e fu sepolto nella chiesa della Beata Maria Vergine Assunta “huius Terrae Guardiae Sanframundae” (nel comune di Guardia Sanframondi). Un lavoratore dei campi di circa 40 anni, Francesco Grillo, morì “in campagna nel luogo de-nominato Le Starze nei pressi del fiume di questo paese Guardia Sanframondi”. Fu trasportato già senza vita in paese e fu sepolto nella chiesa di S. Rocco. Anche Daniele Sgrò, di 30 anni, cadde esanime in aperta campagna, “in un luogo campestre denominato L’Aria de’ Mattoni in questa cittadina di Guartdia Sanframondi”. Una neonata di pochi giorni, Cristina, figlia di Angelo del Vecchio, esalò l’ultimo respiro tra le braccia di sua madre: “rese l’anima a Dio dopo undici giorni dalla nascita”, come risulta registrato. Quando pervenne l’ordine di non seppellire più i defunti nelle chiese, i cadaveri furono trasportati nelle aree individuate dagli amministratori del paese “per ordine del re a causa della grande quantità di defunti”. Ad esempio, il corpo di Teresa Martucci di 39 anni “per paura di un futuro contagio per ordine del re fu seppellito in un sepolcro in aperta campagna costruito in un territorio di questa Terra di Guardia Sanframondi che viene chiamato Pietra Forlara”. Nello stesso luogo fu portato il corpicino di Domenico Sellaroli, figlio di Antonio, di appena quattro mesi. Stessa sorte e stesso luogo furono riservati a Cecilia Pengue, di 54 anni, “per timore e sospetto di un aventuale futuro contagio in osservanza dell’ordine del re”. A seguire Cecilia nello stesso luogo, nello stesso giorno e “ob eundem timorem” (per lo stesso timore), fu il


piccolo Alessandro Zappaglia, morto a 2 anni in “domo aliena” (casa non di proprietà del padre). Anche il Magnifico Gennaro Tessitore di 50 anni, morto “in casa sua ed in comunione con Santa Madre Chiesa”, fu trasportato, nonostante l’appartenenza al ceto elevato, “in sepulcro campestri constructo … ubi dicitur Pietra Forlara”. Lo stesso sepolcro destinato a Vittoria Capocefalo di 46 anni, moglie di Giuseppe Garofalo, morta a casa sua e trasportata per l’inumazione, “peractis prius suffragiis” (dopo aver esaudito i suoi voti), a Pietra Forlara “ob timorem et suspicionem futuri contagii de ordine regis” (per ordine del re per paura e sospetto di ulteriore contagio). Invece il corpo del Magnifico Arciprete Francesco Antonio Marotta, figlio del dott. Don Do-menico, di anni 24 “fu trasportato per la sepoltura nella Chiesa denominata S. Maria della Strada dei Padri Riformati nel tenimento di San Lorenzo Maggiore”. Anche il corpo di Pasquale Mele, figlio del Magnifico Paolo Mele e sposo di Donna Giovanna Mazzaccara di S. Lorenzo Maggiore, morto a 38 anni “in domo propria”, “fu portato a seppellire nella chiesa denominata Santa Maria della Strada dei Frati Riformati nel tenimen-

to e nei confini del Comune di San Lorenzo Maggiore”. Il corpo del Rev. mo Don Sebastiano Golino, morto a casa sua a 60 anni, “dopo aver esaudito i suoi voti nella Chiesa della Santissima Annunciazione, fu trasportato nella Chiesa di Santa Maria dell’Abbazia del Signor Abate Giovanni Bruno, di questa cittadina di Guardia, denominata Madonna della Foresta, in tenimento di Castel Venere, per evitare che fosse inumato in un sepolcro campestre”. Altra destinazione ancora per la bambina di 6 anni “Maria Felix”, figlia del Magnifico Saverio Guido, “il cui corpo fu associato alla Chiesa di San Francesco dei Padri Riformati di questa Terra di Guardia Sanframondi”. Anche la “Magnifica Bizoga Jeronima, filia quondam Magnifici Josephi Fuschini” (figlia del Magnifico Giuseppe Fochini già defunto), morta a 68 anni in casa propria e con i conforti di Santa Madre Chiesa, fu sepolta nella stessa chiesa di San Francesco dei Frati Riformati di Guardia. Luogo e paese diversi furono destinati anche per il Reverendo Salvatore Del Vecchio, morto a 60 anni a casa sua con i conforti della Chiesa, il cui corpo, “assecondata la sua volontà di essere benedetto” nella Chiesa dell’Annunciata, da alcuni associati fu tra-

sportato “per la sepoltura nella chiesa del paese di Amorosi al fine di evitare di essere deposto in un sepolcro campestre”. Alla fine dell’anno 1763 a Guardia si registrarono 192 morti – sicuramente non tutti colpiti dalla pestilenza –, come si può leggere sempre in latino nel registro dei morti: “il numero dei defunti dell’anno appena terminato è di Cento novanta due”. Era un numero rilevante, considerato che la media annuale dei decessi dal 1760 era appena di poco superiore ai 100 morti (con una punta di 192 anche nel 1762 e con una punta di 167 nel 1759). Il bilancio nell’anno successivo, il 1764, quando l’epidemia pestilenziale imperversò in tutta la sua virulenza, fu di gran lungo più passivo. Nel registro dei morti, a conclusione delle annotazioni riportate in data 30 dicembre 1764 (quando morì Rosa Maria Villocco di 46 anni, che fu seppellita nella Chiesa Parrocchiale), si legge: “numerus defunctorum praeteriti anni est quingenti quinquaginta duorum, ad Dei Deiparae gloriam et requiem defunctorum”. Ben 552 anime volate in cielo per la gloria di Dio e della Vergine Madre di Dio. (fine).

sotto la protezionedell ’Assunta

Victor Di Paola Australia

In occasione della sua Prima Comunione, i nonni paterni pongono tutta la famiglia sotto la materna protezione dell’Assunta.

Michele Pruscino

In occasione del Battesimo (10/07/2016), la nonna materna lo pone sotto la materna protezione dell’Assunta.

Enrico Garofano

Nicola Pigna

In occasione della laurea magistrale del nipote Nicola la nonna Teresa lo pone, insieme alla sua famiglia, sotto la protezione della Vergine Assunta.

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parrocchia in ...forma C

Ottobre - Novembre 2016

aro lettore, S.E. mons. Domenico Battaglia, “vero ed autentico maestro della fede…” che ha avuto “la grazia di guidare e difendere con forza e prudenza la sua Chiesa come padre e pastore”1, il 3 ottobre, con una cerimonia solenne improntata all’insegna della semplicità, ha fatto il suo ingresso ufficiale nella nostra Diocesi. Anche in nome tuo Gli formulo i più cordiali degli auguri, affinchè possa “reggere bene la propria Chiesa

come porzione della Chiesa universale contribuendo così al bene di tutto il Corpo mistico che è pure il Corpo delle Chiese”2. Il Consiglio Pastorale, si è ritrovato il 5 ottobre, per avviare il nuovo anno pastorale. Il programma pastorale, riflette sostanzialmente quello degli anni precedenti. Si vogliono comunque sperimentare altre iniziative al fine di un maggior coinvolgimento di popolo. La prima è l’avvio della scuola catechistica in forma solenne: domenica 9 ottobre si sono ritrovati in Chiesa, alla Messa delle 11, tutti i ragazzi iscritti al corso di Prima Comunione e di Cresima, con i relativi genitori. In tale occasione, i ragazzi che già avevano ricevuto l’Eucarestia per la prima volta in questo

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2016, hanno donato alla Parrocchia un arredo, in ceramica, per la celebrazione della Messa, consistente in un calice, una pisside, e due ampolline. I ragazzi saranno a lezione il mercoledì e il giovedì di ogni settimana, per prepararsi bene a ricevere, nei mesi di giugno ed agosto prossimi, l’Eucarestia, che li invita "come un amico, avvicinandosi tacitamente, aspettando senza tregua, pronto a ricevere tutti”3. I giovani, invece, che con il sacramento della Cresima, riceveranno “…da Dio l’incarico dell’apostolato”4 nel prossimo mese di maggio, si prepareranno il martedì e il mercoledì. Anche il Gruppo Famiglia ha il suo corso di catechesi (curato da Suor Laura il terzo sabato del mese), cosciente che “la famiglia è la comunità nella quale, fin dall’infanzia, si possono apprendere i valori morali, si può incominciare ad onorare Dio e a far buon uso della libertà”5 e deve vivere “come in un albero piantato da Dio e in modo mirabile e molteplice ramificatosi nel campo del Signore”.6 A metà mese c’è stata la tradizione festa di San Pascasio, con una Messa celebrata dal Parroco nella omonima cappella di corso Umberto, che ci ha immessi nella “novena dei morti”. Celebrata in San Sebastiano e in Parrocchia, come da tradizione, si è conclusa al cimitero nel giorno della festa di Oggnisanti, dopo la processione partita dal Santuario e con la Messa e la benedizione delle tombe di tutti i defunti. Anche nel giorno della Commemorazione dei defunti si sono celebrate Messe al Cimitero. Altro importante momento di devozione si è vissuto a conclusione della Messa vespertina della prima domenica di novembre: la statua di S. Antonio è stata riposta nella sua nicchia, 3

Paolo VI – 13 giugno 1974

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Catechismo Chiesa Cattolica, n. 900

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Catechismo Chiesa Cattolica, 1558

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Op. cit., n. 2207

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Op. cit. n. 886

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Lumen Gentium, n. 43

dopo una breve processione su Piazza San Filippo.

Una nuova seduta del Consiglio Pastorale si è resa necessaria per accogliere l’annuncio che il 29 novembre mons. Vescovo farà visita ufficiale alla Comunità civile e parrocchiale di Guardia Sanframondi. Il Consiglio ha preso atto con soddisfazione e ha programmato l’accoglienza nei minimi particolari. Durante i lavori consiliari, inoltre, sono state definite le date delle prossime impegnative celebrazioni che ci prepareranno pure ai Riti Settennali, tenendo conto anche della disponibilità di s.e. Battaglia per presiedere dette celebrazioni. In Diocesi domenica 13 novembre si è concluso l’Anno Giubilare della Misericordia, con la chiusura della Porta Santa. S.E. mons. Battaglia, che ha presieduto la celebrazione Eucaristica, ha pronunciato una intensa e vibrante omelia. Parlando della Misericordia “come profumo di Dio”, ha domandato: “Ha un volto la misericordia?” Ha risposto Egli stesso così: “il suo volto, la sua identità,


la sua passione è guardare, rispettare, accarezzare i volti. Senza esclusioni. E’ immergersi nella concretezza di un volto e perciò di una storia, imparando dalla fragilità che è maestra di umanità…”. C’è di che riflettere su questi meravigliosi concetti! Ci siamo immessi, così, nel periodo di Avvento che, come scrive il nostro Vescovo7, “vuol dire avvicinarsi, venire vicino. Un tempo di incamminati, in cui tutto si fa più vicino… in cui impariamo che cosa sia davvero urgente: abbreviare distanze, tracciare cammini di incontro…”. In Parrocchia si è accesa il primo dei quattro ceri che ci accompagneranno fino a Natale, la cui luce è luce di quell’attesa che significa “tendere verso”.

del Capitolo Cattedrale mons. Fausto Carlesimo. Ad inizio celebrazione, padre Giustino, ha porto il saluto di benvenuto al Vescovo e gli ha presentato la Parrocchia sia dal punto di vista architettonico che prettamente spirituale. Gli ha augurato

Finalmente è arrivato il grande

giorno della visita ufficiale del Vescovo alla nostra Comunità: martedì 29 novembre, una serata segnata da freddo intenso, alle ore 17, è stato accolto dal Sindaco e dalla compagine amministrativa nel Palazzo Municipale, dove ha ricevuto il saluto della comunità civile. Alle ore 18, ha varcato la soglia della Basilica, accolto dall’Ecce Sacerdos, di Perosi, (eseguito dalla Corale Cantate Domino in Laetitia, diretta dal maestro dr. Guido Coletta, in sostituzione del dr. Gianluca Coletta, impegnato in esami). Un saluto al Santissimo ed una riverenza all’Assunta ed inizia la Santa Messa, concelebrata dal parroco p. Giustino Di Santo e dal presidente 7

Mons. Battaglia – Lettera per la prima domenica di Avvento - 2016

buon ministero episcopale, affidandolo alla Madonna e a San Filippo. L’omelia del Vescovo è stata pronunciata con una novità assoluta: ha parlato con i bambini ed i ragazzi (presenti in tanti), coinvolgendoli direttamente nel discorso, come ha coinvolto anche qualche adulto. chiamandoli intorno a sé, facendoli sedere per terra e Lui stesso, il Vescovo, si è seduto sullo scalino del presbiterio. Un’immagine bellissima che ha riportato alla memoria gli stessi gesti che facevano Gesù e San Filippo. E’ bello assimilarlo ad un nonno quando vuole raccontare una storia ai nipotini ed impartire loro insegnamenti profondi. Una Sua storia, il Vescovo, ha raccontato; una Sua esperienza in terra di Brasile, per dire che “la speranza c’è sempre”, anche quando siamo nella più cupa disperazione, e che “incontriamo Dio sempre in una lacrima, nella mano che asciuga le lacrime e accarezza un viso”. Ha concluso insegnando ai bambini come scoprire la carezza di

Dio: “guardare negli occhi dei genitori”. Un discorso rivolto chiaramente anche agli adulti perché, di riflesso essi, per essere specchio della carezza di Dio, devono offrire ai figli uno sguardo amorevole, sereno, tranquillo e accarezzarli ed abbracciarli, perché “quello che ci salva è l’abbraccio”. Un lungo appaluso ha sottolineato questi concetti, segno che sono stati recepiti come elementi di meditazione. Prima della benedizione conclusiva del Rito Eucaristico, che il Vescovo ha impartito con due bimbi a fianco, i ragazzi dell’Oratorio hanno eseguito due canti, richiamando San Filippo. S.E. Battaglia ha poi ricevuto singolarmente il saluto dei numerosi intervenuti e si è brevemente intrattenuto nei locali parrocchiali per “un momento di fraternità” in una piccola agape. Con questa serata meravigliosa ha avuto inizio anche la novena dell’Immacolata secondo ormai un canovaccio ben collaudato. Caro Lettore, con questo numero si chiude un altro anno di pubblicazioni. Aiutaci a continuare questo cammino pubblicizzando la rivista presso amici e parenti e con il tuo prezioso, indispensabile contributo economico. Questo numero, inoltre, ti giungerà a ridosso delle feste natalizie. Consentimi di formularti i migliori degli auguri, affinchè il Natale 2016 e il prossimo 2017 siano per te ricchi di soddisfazioni per lo spirito, la famiglia e la tua attività professionale. Carlo Labagnara

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LO SPIRITO ORATORIANO: L’oratorio Secolare

Cari lettori, continuando il nostro approfondimento sul carisma oratoriano , in questo numero fermiamo la nostra attenzione sull’Oratorio Secolare, cuore del carisma Oratoriano. L’Oratorio non nasce da un programma astratto, ma dall’esperienza concreta di Filippo Neri. Lo aveva già iniziato quando da laico con il cuore infiammato di amore pellegrinando per le strade di Roma, annunciava con le opere che Dio è Amore , che è Padre che va in cerca dei suoi figli. L’ansia per la salvezza delle anime porta Filippo ad accettare il sacerdozio e questo segna lo sviluppo della sua instancabile opera apostolica. Ordinato sacerdote il 23 maggio 1551, si trasferisce a San Girolamo della carità dove quotidianamente celebra l’Eucarestia e amministra il sacramento della Riconciliazione. I suoi penitenti attratti dal suo fascino umano e soprannaturale si raccolgono quotidianamente intorno a lui per ascoltare i suoi sermoni, per pregare in comune il tutto svolto in un clima di letizia e di sana libertà. Il nucleo di ogni incontro dell’Oratorio è la trattazione familiare della Parola di Dio, cioè in modo semplice Padre Filippo parlava al cuore di ogni partecipante all’incontro facendo sentire quella parola evangelica viva, senza fare alti discorsi di esegesi biblica ma incarna-

re la Parola nell’oggi. Gli ascoltatori non erano soltanto ascoltatori passivi dei sermoni del Padre ma coprotagonisti della loro formazione e della missione apostolica. In un periodo in cui era impensabile affidare ai laici la Bibbia, il Padre la consegna a ciascuno dei suoi figli anche per commentarla a turno negli incontri dell’Oratorio pomeridiano. Questi figli affascinati da questo modo nuovo di vivere il Vangelo si intrattenevano con il Padre fino a tarda sera, nacquero cosi i cosiddetti incontri dell’Oratorio serotino in cui alla preghiera mentale in comune segue la preghiera vocale comunitaria. Non bisogna però dimenticare che l’Oratorio secolare non è solo scuola di preghiera ma anche officina di carità, infatti sin dalle origini il Padre volle che tramite le opere di misericordia corporale i suoi discepoli manifestassero al mondo la potenza rinnovatrice del Vangelo. Ancora oggi continua quest’opera in

tutte le Congregazioni Oratoriane sparse nel mondo. Anche nella nostra comunità parrocchiale, il sabato pomeriggio risuona un solo grido Paradiso, Paradiso. Sono le voci esultanti di ragazzi e bambini che rivivono, grazie alla presenza di giovani animatori che hanno deciso di essere Testimoni della gioia del Vangelo, la stessa esperienza che migliaia di giovani ,ragazzi, bambini e adulti cinquecento anni fa vivevano in una Roma stanca e decaduta. E si cari amici lettori l’esperienza di Filippo Neri non è morta, ma vive. Vive nel cuore di tutti i suoi figli e amici che quotidianamente si spendono per essere Gioia viva, in una società stanca, triste, dove sembra non esserci più speranza. Ma non scoraggiamoci la Speranza ha un nome, ha un volto: Dio. Per concludere cari amici, vi chiedo da queste pagine una preghiera per le Congregazioni dell’Oratorio sparse nel mondo e per le vocazioni alla vita oratoriana affinché questo Globo di Fuoco che infiammo e arse il cuore di Filippo Neri continui ad ardere in questo nostro secolo e sia per tutti fuoco di amore per Dio e per il prossimo. Vi chiedo pure una preghiera per i nostri ragazzi, bambini e animatori perché sotto lo sguardo materno di Maria Assunta in cielo e paterno del dolce Filippo crescano ogni giorno di più da veri amici di Gesù.

Dalla Congregazione dell’Oratorio di Genova

Con grande gioia apprendiamo la lieta notizia che domenica 27 novembre nella Cattedrale di San Lorenzo, l’Arcivescovo Card. Angelo Bagnasco ha ordinato sacerdote il P. Enea Traffano della Congregazione di Genova. Mercoledì 7 dicembre P. Enea celebrerà a San Filippo la sua prima S. Messa. Lo affidiamo alla Vergine Assunta in cielo unendoci alla preghiera di ringraziamento della sua Congregazione e gli facciamo giungere gli auguri di un fecondo apostolato nello spirito di San Filippo Neri. Hanno collaborato con noi per sostenere il Bollettino da Guardia: Morelli Maria Vincenza – Pengue Lina – De Blasio Agnesina – Di Lonardo Paolo – Falluto Gaetano di Pasquale – Silvestri Salvatore – Colangelo Maria Giuseppa – Ceniccola Giovannina – N.N. – Iuliani Maria – Dott. Foschini Ernesto e Silvestri Elvira – Falato Annibale e Di Lorenzo Luisa – Bosco Massimo – Panza Annibale. dall’Italia: Izzo Matilde, Telese Terme (BN) – Foschini Pasquale Adele, Cinisello Balsamo (MI) – Garofano Flore Angelina, Castelvenere(BN)- Del Rosso Goffredo, Proserpio (CO) – Del Vecchio Benito, Albavilla (CO) – Garofano Nina, Torino – Panza Michelangelo, Torino. dall’Estero: Di Paola Vittorio, Australia – Tozzi Mancini Maria, Svizzera.

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Celebriamo insieme il Natale nella nostra Basilica parrocchiale

"Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono." (1Ts 5,21) 16 dicembre - ore 8,00: Inizio della novena di Natale con i tradizionali canti popolari. 24 dicembre - ore 23,00: I ragazzi dell'Oratorio presentano "Dio si fa Bambino... entra nella nostra storia" Veglia Natalizia e S. Messa della Notte. 25 dicembre - ore 8,00: S. Messa. ore 11,00: Messa Solenne. ore 17,00: S. Messa vespertina 30 dicembre - Festa della Santa Famiglia ore 18,00: S. Messa per le famiglie della Comunità parrocchiale. 31 dicembre -

ore 17,00: S. Messa e “Te Deum” di ringraziamento. 1 gennaio 2017 - 50a giornata mondiale della pace:

"«La non violenza: stile di una politica per la pace»". ore 8,00: S. Messa. ore 11,00: Messa solenne con la partecipazione delle varie componenti la Comunità parrocchiale e dei comitati rionali. ore 17,00: S. Messa 6 gennaio - Epifania del Signore ore 8,00: S. Messa ore 11,00: Messa solenne ore 17,00: Arrivano i Magi Santa Messa e bacio del Bambino. sorteggio del Bambino. 7 gennaio - ore 21,00: Inizio della Veglia mariana e S. Messa 8 gennaio - Battesimo del Signore ore 11,00: Messa solenne con la partecipazione dei battezzati il 2016

A tutti i nostri gentili lettori gli auguri più sentiti di un Santo Natale e felice anno 2017 nella pace e nella gioia di Cristo PP. FILIP PI

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La Redazione

é disponibile presso la nostra redazione il calendario 2017, curato dalla nostra Parrocchia. é possibile richiederne copie alla nostra redazione: santuarioassunta@email.it o info@santuarioassunta.com CALE

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Gazzetta di Benevento, 1888 Una festa a Guardia Sanframondi

17 Giugno 1888 Non è già una festa di quelle che hanno luogo ogni giorno, quella celebratasi oggi a Guardia, ma è una festa specialissima e pel suo scopo e per la sua leggenda. Fu nel 1100, che nel castello di Limata – in tenimento di S. Lorenzo Maggiore, distrutto da Ruggiero I, fu disotterrata in certi scavi la statuetta della madonna, scolpita in legno, che oggi si è solennizzata. E si è solennizzata con nuna processione stranissima che si fa ogni otto o nove anni, ed a cui accorrono persone d’ogni ceto e d’ogni paese. Se io dovessi dire intera l’impressione che ne ho riportata, dovrei scrivere un fascicolo, ma invece mi limito a darne un cenno, nel più breve modo che mi sarà possibile. La processione era composta dalle rappresentanze dei quattro rioni del paese, cioè: Croce, Portella, Fontanella e Piazza. Ognuno di questi rioni, gareggiando in quel lusso permesso dalla circostanza, aveva l’incarico di esporre un numero di misteri riproducenti capitoli delle sacre scritture, raffigurandoli con personaggi viventi, in analogo costume. E nel procedere grave di quella funzione di penitenza, ognuno di quegli individui, a cui era affidato la parte di Mosè o di Pilato, assumeva una posa adatta, conservandola poi per tutto il percorso di 6 ore di processione; conservando del pari l’azione valida a giustificare il motto esprimente ognuno dei misteri. Tutto ciò mi produsse l’effetto di una specie di fantasmagoria, o meglio, l’effetto di quadri viventi ed ambulanti. Chi stava colle braccia in alto, chi camminava ricurvo, chi camminava all’indietro, altri portavano pesi non leggeri. Insomma tutto era relativo al personaggio del quadro che rappresentava il mistero. Non ho mai veduto un abnegazione simile; non ho mai veduto più larghi effetti di una fede indiscutibile, esposta alla dura prova di un grave sacrifizio, compiuto nelle forme più pesanti. Ecco come erano divisi i misteri ai 4 rioni. Croce. Il Trionfo della religione – David penitente – La distruzione di Niude – S. Girolamo penitente – La passione. Portella. S. Michele Arcangelo – La religione – Decapitazione di S. Giovanni Battista – il popolo ebreo in assenza di Mosè inalza il vitello d’oro – Il supplizio di S. Paolo – La strage degli innocenti – Caino e Abele. Fontanella. Sacrifizio d’Abramo – Il profeta Geremia – L’arca dell’alleanza – Il bestemmiatore – I 12 apostoli. Piazza. Il Rosario – Maria di Magdala – un trofeo a Maria – Lot visitato degli angeli – L’angelo salvatore – Il Figliuol prodigo – I quattro evangelisti. Tutti questi misteri, nell’ordine esatto con cui ne ho fatta la esposizione, formavano il corteo lunghissimo, seguito poi dalle due congregazioni Turchina e Rossa. Veniva poi il clero e la statuetta della madonna al di cui passaggio la gente, in specie le donne, urlavano disperatamente, , battendosi il petto e piangendo. Alcune, nei loro singhiozzi gridavano: Madonna mia! Madonna mia bella! E si accostavano al piedistallo della statuetta per sfiorarlo colla mano; e poi portantesi le punte delle dita alle labbra come raccogliendovi un bacio. Alcune mostravano figli malaticci e scarni, altre, dopo di aver cercato di toccare, magari la mano di uno di coloro che portava la madonna, le ho vedute poi passarsi le dita sulla fronte come per un segno d’acquistata salute. Insomma una pioggia di urli, un onda di pianto da intenerire anche i sassi. Ho notato questo come una nota speciale: che il pianto e quelle grida disperatissime si trasmettevano man mano per commozione, facendo così ala alla madonna con un succedersi di grida strazianti. Fra un mistero e l’altro vi erano lunghe schiere di uomini e donne, devoti per elezione, che col capo cinto di corone di spine ed al collo, al petto e alla vita una grossa catena di corda, seguivano mestamente la processione. Moltissimi a piedi nudi. Le donne tutte coperte di velo; alcune bianche e alcune nere. C’erano poi alla fine di ogni rione un numero non lieve di penitenti che incappati e col viso coperto da cappuccio si percuotevano con certi ordigni di ferro che si chiamano discipline, tenendo nella mano sinistra un teschio di morte oppure un crocifisso. E quel suono di centinaia di discipline mi faceva l’effetto di un sordo agitarsi di catene in un lungo corridoio. Gli altri anni allorché si faceva questa processione, mi hanno detto che c’erano alcuni che si battevano a sangue con spugne piene di spille, ma quest’anno l’autorità l’ha impedito. Un solo, più fanatico degli altri, essendosi provato a far ciò, fu preso pel collo e condotto in prigione.

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Il silenzio profondo, l’ordine perfetto, erano interrotti soltanto da cori di vergini, eseguiti dalle donne dei rioni, gareggiando in esecuzione. Posso assicurare che quelle nenie armoniosamente melanconiche, toccavano il cuore, forte più di ogni altra cosa. Non farò la critica musicale di quelle meste canzoni, ma dirò solo che erano belle e cito gli autori per ordine di rione. Essi sono i signori Canonico Del Vecchio, Vincenzo Valente di Napoli, M°. Maiorani, M°. Albino Calabresi. Le parole furono scritte dai sigg. Egidio e Giov. Bonifacio Del Vecchio e Fuschini. Specialmente gli autori della musica meritano lode per avere avuto la costanza di essersi recati in processione – meno il sig. Valente da Napoli – a portare la battuta a quelle vergini, profane … di musica. Ci sarebbe mille altre cose da dire, ma faccio punto per amore di brevità, non senza esprimere la mia ammirazione alle molto belle e gentili signorine, Giulia Parenti e Maria De Campora per avere adornato il trofeo a Maria con bellissimi fiori fatti dalle loro mani, e formando così un ara elegantissima, dalla di cui cima si sprigionavano i profumi dell’incenso. Debbo lodare sinceramente l’egregio Sindaco sig. Del Vecchio che, moltiplicandosi, seppe essere da per tutto, evitando qualsiasi disordine. È necessario però accennare che fu egregiamente coadiuvato dal distinto brigadiere dei carabinieri sig. Nicola Barone, energico e risoluto sempre. Per giunta, come garanzia del più perfetto ordine, bastò la presenza del sig. delegato Vincenzo Cifaldi, venuto appositamente da Cerreto. Un bravo di cuore a tutti i deputati della festa sig. Giuseppe Marone e Gabriele Di Virgilio, pel rione Portella; Pietro Nonno ed Alfonso Mastrocola pel rione Piazza; Filippo Guidi e Raffaele Floria pel rione Fontanella e Domenico Pengue fu Pasquale Antonio e Michele Del Vecchio pel rione Croce. Fra tutti poi, merita maggior lode il sig. Giuseppe Morone. Tra i misteri quelli che più mi fecero impressione ne cito due: il Rosario e la Maddalena. Quest’ultimo poi, non perché avesse il prestigio di essere rappresentato da una protagonista bella e bionda, ma perché era meno artifizioso. Infine meritano sincere lodi i padri predicatori, Generoso Dott. Giordano, Canonico onorario della cattedrale di Marsico e Alfonso Giordano, dottrinario Romano. Ora tutto è rientrato nella calma e i commenti si seguono ancora, e si seguiranno fino ad un'altra processione che avrà luogo nel 1896. Finisco ripetendo una parola di lode a tutti, e più particolarmente alla cordiale ospitalità dei cittadini di Guardia che in quel giorno si mostrò in modo superlativo. Sarebbe il caso di dire come quel venditore ambulante: bisogna provare per credere.

in memoria di...

Elena Casilli

n. 17-9-1923 – m. 27-10-2016 Il fratello e la cognata la ricordano con immenso affetto e la affidano alla infinita misericordia del Signore.

Pasquale Mastantuono n. 7-3-1940 – m. 22-11-2014

La moglie e i figli lo affidano alle preghiere della Chiesa in attesa della Risurrezione.

Ugo Pengue

n. 9-2-1937 – m. 9-11-2016 La moglie Parente Renata e i figli, nel trigesimo della sua scomparsa lo affidano alla Vergine Assunta e alla infinita misericordia del Dio dei viventi.

Nicola Pigna

n. 28-4-1926 - m. 19-10-1998 La moglie e i figli lo ricordano con immenso affetto e lo affidano alla infinita misericordia del Signore.

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in memoria di...

Rosalia Morone

n. 17-1-1967 - m. 3-10-2016 Il marito Carlo Falato e le figlie Serena e Martina la ricordano con immenso affetto e la affidano alla infinita misericordia del Signore.

Pasquale Pengue

Marino Di Santo

n. 22-11-1929 – m. 1-10-2016 La moglie Angelina e i figli Raffaele e Maria Giuseppina lo affidano alla preghiera della Chiesa e alla misericordia Divina.

Vincenzo Ceniccola

n. 3-11-1929 - m. 18-6-2016

n. 3-12-1930 – m. 6-10-2010

La moglie e i figli lo ricordano a quanti lo ebbero caro in vita e lo affidano alla preghiera della Chiesa.

La moglie lo ricorda con infinito affetto e lo affida alla misericordia divina.

Pasquale Di Lonardo

Elena Mancini

Raffaele Pingue

Luigi Foschini

n. 29-3-1928 – m. 18-9-2016 La moglie e i figli con grande fede nella Resurrezione lo affidano alla misericordia del Signore

Luciano Sanzari

n. 15-10-1919 – m. 7-1-2007

La sorella lo affida alla Misericordia del Signore

Edvige Iuliani

n. 26-10-1921 – m. 29-7-2016

“Non si perdono mai Coloro che amiamo, perché possiamo amarli in colui che non si può perdere” (S. Agostino) I figli Pasquale e Angelina, la nuora Isabella, il genero Aldo e il nipote Raffaele ne serbano nel cuore la memoria e li affidano alle preghiere della Chiesa.

Padre Filippo Di Lonardo

Mancinelli Nina

n. 28-5-1931 – m. 26-8-2006 I familiari Umberto, Paolo e Sandra li affidano alla infinita misericordia del Signore

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Nel 3°anniversario della sua scomparsa, il marito e i figli lo affidano alla infinita misericordia del Signore.


in memoria di... Ottobre 2016 1 - Falato Angelo e Grillo Alfonsina, la figlia Renata 2 - Garofano Angelo, la moglie e i figli. - Ceniccola Luisa, la figlia Lina 3 - Marianna Maiorani, i figli (Trigesimo) 4 - Macolino Giovambattista, i familiari (Trigesimo) 5 - Falato Elena, il marito e i figli (Trigesimo) 6 - Martilotti Giorgio la moglie e i figli 7 - Don Filippo Di Lonardo, il Gruppo S.Pio 8 - Franco Martino, i genitori - An.Purg. da Borrelli Carlo 9 - Iuliani Maurizio, la moglie - Pasquale Gualtieri, la figlia - Maiorani Guido, la moglie e i figli - Familiari di Ceniccola Bruno 10 - Maria e Giovannina Del Vecchio, la sorella Elena novembre 2016 1 - Gambuti Corrado, Ciro e Alfonsina, la figlia - Garofano Angelo e Giovanni, la congiunta Luisa - Silvestri Francesco, la famiglia 2 - Di Santo Antonio, la moglie e i figli 3 - Vitale Giuseppa, i figli (Anniversario) 5 - Silvestri Salvatore, i familiari - Benevento Giuseppe e Letizia, la figlia 6 - Di Santo Abele e Teresa, la congiunta Luisa - Pietro e Michele Ferrucci, la madre - Maiorani Renato, la moglie e i figli - Foschini Flaviano, la moglie Di Donato Luigia 7 - Pengue Pasquale, la moglie (Anniversario) - Di Santo Marino , la moglie e i figli

11 15 16 19 22 23 24 25

- Falato Michele , i figli e la moglie (Trigesimo) - Varrone Vittorio, i familiari (Trigesimo) - Giorgio Martilotti, l’amico Filippo - An, Purg., alcuni devoti - Garofano Giovanni e Teresa, la congiunta Luisa - Defunti di Falluto Gaetano e famiglia - Gambuti Angelo e Maria Lombardi, il figlio - Pingue Raffaele, la moglie e i figli (Trigesimo) - Sanzari Giovanni, la moglie e le figlie - Morone Elvio e Concetta, la congiunta Luisa Di Santo - Defunti di Maria Garofano - Falato Giuseppe e Annamaria, la nuora Ceniccola Luisa - Di Lonardo Giacomo, i genitori - Gambuti Giovanni, i figli (Anniversario) - Gambuti Mariano, la moglie e i figli - Grillo Abele e Lombardi Gilda, la nipote

(Trigesimo) 8 - Morone Rosalia, il marito e le figlie(Trigesimo) 9 - Pengue Claudio, la moglie e i familiari 11 - Franco Martino, i genitori 12 - Armando e Letizia, da Isolina e Luisa - Mignone Nazzareno, la moglie 13 - Maiorani Renato, il figlio Antonio - Anime del Purgatorio, devoti - Sanzari Raffaele, la moglie e i figli 16 - Giovanni e Angelina, da Luisa 17 - Pingue Pasquale, la moglie e i figli (Trigesimo) 19 - Gambuti Annibale, la moglie Carolina 20 - Grillo Salvatore, Luisa e Anna Santilli, la congiunta Filomena

Alfonsina 26 - Perugini Vittorio e De Blasio Maria, il figlio Nicola - Falato Silvio e Angiolina, il figlio Antonio 27 - Maffei Carmine, Angelo e Rosina Rubicondo, la figlia Luisa - Lombardi Giuseppina e Grillo Giovanni, la figlia Alfonsina 28 - Giovanni Conte, Ilda e Filippo, i familiari - Parente Domenico, la moglie 29 - Coppola Maria Giuseppa, la figlia e i nipoti (Anniversario) - Anime del Purgatorio, Falato Renata 30 - Antonietta e Provino, la figlia Maria - Don Filippo Di Lonardo, Maria Garofano - Izzo Roberta, i genitori - Sanzari Nicola, la moglie e i figli 31 - Morone Angiolina e Vittorio, i figli 21 24 26 27

- Renato e Nicola, la congiunta Silvia - Gambuti Mafalda, i figli - Pelosi Luigia, i figli (Trigesimo) - An. Purg., fedeli - Parente Roberto, la moglie e i figli - Armando Mancinelli e Panza MariaTeresa, i familiari - Mastantuono Pasquale, la moglie e i figli - Falato Giacobbe, gli amici - Mancini Michele, i figli 28 - Casilli Elena, i parenti (Trigesimo) 30 - Garofano Luigi, il figlio Enrico - Labagnara Filippo, la moglie e i figli (Trigesimo) - Rubicondo Teresa, le figlie

sono tornati alla casa del Padre Ottobre 2016 1- Di Santo Marino, nato a Guardia Sanframondi il 22 novembre 1929, coniugato Garofano Angelina. 3- Morone Rosalia, nata a Guardia Sanframondi il 17 gennaio 1967, coniugata Falato Carlo. 17- Pengue Pasquale, nato a Guardia Sanframondi il 24 ottobre 1946, coniugato Ciarleglio Emma< 19- Pelosi Luigia, nata a Cerreto Sannita il 18 novembre 1929, vedova Del Vecchio Umberto. 26- Lopez Nicola, nato a Lecce il 6 ottobre 1936, coniugato Plenzick Francesca. 27- Casilli Elena, nata a Guardia Sanframondi il 17 settembre 1923, vedova del Vecchio Damaso. 29- Labagnara Filippo, nato a Guardia Sanframondi il 21 gennaio 1929, coniugato Silvestri Giustina. 30- Foschini Giuseppe, nato a Guardia Sanframondi il 6 febbraio 1928, vedovo Fappiano Maria Grazia.

Novembre 2016 8- Sebastianelli Gennaro, nato a Guardia Sanframondi il 9 marzo 1925, vedovo Falato Maria Concetta. 22- Di Paola Domenico, nato a San Lupo il 19 maggio 1929, coniugato Ceniccola Angiolina 22- Romano Francesco, nato a Guardia Sanframondi il 3 agosto 1948, coniugato Garofano Rosina. 24- Falato Adalberto, nato a Guardia Sanframondi il 14 luglio 1942, celibe 25- Musto Angelo, nato a Guardia Sanframondi il 14 gennaio 1938, vedovo Mazzamauro Teresa. 29- Pingue Emilia, nata a Benevento il 3 dicembre 1924. vedova Morone Annibale. 30- Tribisonna Albertina, nata a Guardia Sanframondi il 19 settembre 1930, vedova Zacchino Giuseppe.

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Non è tempo di dormire perchÊ il Paradiso non è fatto per i poltroni.


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Bollettino dell'Assunta Ottobre/Novembre 2016 by Luigi De Nicola - Issuu