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TOURISMADVICE MAGAZINE

RIVISTA DI TURISMO, ECONOMIA, DESTINATION MANAGEMENT E MARKETING N. 0 / MARZO 2012

Oggi la nostra teologia è l’Economia. James Hillman (1926), scrittore e saggista statunitense.


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SOMMARIO

• CHI SIAMO • IL MARCHIO OMBRELLO ALTO ADIGE/SUD TIROL • LA TASSA DI SOGGIORNO: LE NOSTRE CITTA’ PERDONO ATTRATTIVITA’? • TURISMO E POLITICA • HERZLICH WILLKOMMEN: I TEDESCHI IN ITALIA • BISOGNA CREDERCI: IL CASO ANGRY BIRDS

• LUXURY TOURISM: LA CRISI NON ESISTE

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CHI SIAMO PERCHÈ È NATO QUESTO MAGAZINE?

Le nubi non mancano. Se ci si guarda intorno questa salita sembra non finire mai. La crisi economica europea ( si perchè nel resto del mondo non l’hanno sentita) sembra non avere fine. Per i giovani è ancora più difficile. Ci siamo detti: dato che esprimerci, dare il nostro parere, dare una soluzione non ci è permesso, perchè non creare uno spazio per fare tutto ciò? Nasce così questo “spazio”. Siamo tutti giovani laureati, chi in Economia, chi in Turismo, che vedono questo sito come un’opportunità; un opportunità per parlare di Economia, Destination Management, Turismo, Marketing, del settore ricettivo. Sarà possibile scaricare una rivista in formato .pdf in cui saranno raccolte le nostre “inchieste”, i nostri articoli, il nostro modo di vedere le cose. Ovviamente il nostro. Perchè siamo abbastanza umili e non vogliamo creare dei punti di vista; vorremmo solo dare degli spunti di riflessione. Il tutto nella consapevolezza di avere qualcosa da dire. Lo staff di Tourismadvice

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Il marchio ombrello alto adige/sud tirol “STRUMENTO INNOVATIVO PER COMPETITIVITÀ DELLE DESTINAZIONI TURISTICHE”

di Matteo Remondini

La concorrenza nel settore turistico ha spostato la competizione dalle singole imprese ai territori, definiti come veri e propri soggetti in un mercato iper-competitivo. La competitività turistica di una destinazione, nasce dall’interazione sinergica tra le risorse, le infrastrutture, il tessuto imprenditoriale, la popolazione residente, la domanda e le emergenti figure professionali che apportano valore all’offerta turistica in un’ottica integrata. In un mercato globalizzato, le regioni italiane sono sempre più esposte a crescenti livelli di concorrenza che le obbligano a creare condizioni per migliorare la propria competitività. Esse devono unire le forze per sfruttare gli effetti delle azioni sinergiche che coinvolgono trasversalmente diverse filiere produttive, trasmettere messaggi coerenti, omogenei ed unici della destinazione verso i mercati potenziali. Un’interessante iniziativa di sinergia tra la promozione del settore alimentare, prodotti di qualità, turismo e servizi, è quella messa in opera dalla Provincia Autonoma di Bolzano, che ha accettato la sfida competitiva avviando, nel 2003 il progetto “marchio ombrello”. La Provincia in collaborazione con l’agenzia “Alto Adige Marketing” e l’agenzia di corporate identity “MetaDesign” ha definito il profilo del nuovo marchio, elaborandone i fondamenwww.tourismadvice.it

e conferendo forma concreta al marchio che tenesse fede e realizzasse gli obiettivi ambiziosi a sostegno dell’economia altoatesina. L’ obiettivo comune era quello di creare pacchetti d’offerte, servizi e prodotti che rispecchiassero il profilo della destinazione e fossero in sintonia con il posizionamento strategico dell’Alto Adige, nonché l’informazione, la comunicazione e la promozione dell’immagine territoriale in Italia e nei mercati di riferimento. Originariamente l’Alto Adige si presentava sul mercato con differenti marchi disaggregati e pagava di carenza di unitarietà e di omogeneità del prodotto-destinazione. E’ stato necessario, quindi, lo sviluppo di un marchio ombrello d’ordine superiore, che operasse “over the line” chiaramente codificato e dotato di una forte vision e mission per il futuro provinciale. Il marchio ombrello doveva creare una struttura di brand system capace di conservare l’identità dei brand già esistenti, ma allo stesso tempo cercando di rappresentare un minimo comune denominatore, ossia un’immagine tramite un’impostazione grafica e la trasmissione di un messaggio chiaro e percepibile da tutti.


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Il marchio ombrello alto adige/sud tirol L’identità, il design, il valore ed il posizionamento del marchio hanno costituito la base strategica per lo sviluppo dell’immagine visiva del marchio, dunque del logo, delle versioni cromatiche e dei caratteri tipografici. La piramide dei valori doveva riflettere con chiarezza l’unicità dell’Alto Adige: “ L’Alto Adige è una simbiosi di contrasti tra elementi alpini e mediterranei, spontaneità e affidabilità, natura e cultura ”. L’immagine si compone di elementi base: il font, lo script, il panorama ed i colori.  Il font trasmette i valori del marchio in modo unico ed inconfondibile, presentando un’immagine da un lato spigolosa e dall’altro aperta ed armoniosa. Caratteristici sono i tratti sfalsati e cromaticamente differenziati della “ Ü ” di Südtirol ed il puntino sulla “ I ” di Alto Adige, dall’effetto vitale, simpatico e cordiale.  Il panorama dell’Alto Adige forma la sintesi tra il panorama stilizzato delle Dolomiti ed una tonalità specifica. Costituisce un elemento creativo, fortemente identificativo, rappresentante la varietà e i contrasti del territorio.  I colori simboleggiano l’energia del marchio, stimolano le emozioni e trasmettono impressioni sensuali. I colori verde scuro e verde chiaro nella psicologia significano natura, vita, freschezza e salute. Gli altri trasmettono contrasti, ad esempio la doppia stagionalità turistica ed i prodotti di qualità come le mele, il latte ed il vino.

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Il marchio è stato inoltre animato con un logo acustico: il richiamo del fringuello, tipico dell’Alto Adige accompagnato da un fluato traverso. In questa maniera si rende esperibile il marchio audiovisivo. Il marchio territoriale è stato sviluppato per creare una dimensione sistemica unitaria caratterizzata da un alto valore distintivo, in cui le imprese possono riconoscersi come tessuto produttivo ed imprenditoriale dell’Alto Adige. Le imprese possono trarre vantaggio da un elevato richiamo emozionale e competitivo e d’altra parte contribuiscono con la loro reputazione alla promozione dello stesso. In tale prospettiva, la marca turistica di configura come lo strumento principe per definire l’identità della destinazione e comunicare il valore al targetgroup. La marca turistica è in grado di esprimere un’immagine ed identità condivisa dagli stakeholder e percepita come omogenea dai mercati.


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Il marchio ombrello alto adige/sud tirol La marca non è solo usata per promuovere il turismo, ma usata accanto a brand aziendali per creare un sistema di promozione integrata. In questo senso il brand garantisce non solo autenticità e provenienza dei prodotti, ma anche la qualità intrinseca, involontariamente associata a tuti i prodotti e servizi che il territorio offre. Il brand system ha una forte propulsione comunicativa e permette di potenziare i benefici economici, creando un importante vantaggio competitivo. In definitiva, emerge che la creazione di interrelazioni coordinate e la cooperazione garantiscono la creazione di valore e di un’offerta turistica integrata, ossia una destinazione capace di rispondere dinamicamente alle sempre più evolute aspettative della domanda.

Bibliografia e Sitografia:  FRANCH M., Marketing delle destinazioni turistiche - Metodi, approcci e strumenti, McGraw-Hill, 2010  Portale marchio ombrello Alto Adige http://www.provinz.bz.it/dachmarke/_std/home_ it.html  Sito ufficiale dell’ Alto Adige Marketing (SMG) http://www.smg.bz.it/it/alto-adige-marketing/1-0. html

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tassa di soggiorno: le nostre citta' perdonono attrattivita'? VIAGGIO IN UNA DELLE PIÙ BELLE CITTÀ ITALIANE PER CERCARE DI CAPIRE SE LA TASSA DI SOGGIORNO PUÒ DIVENIRE UN OSTACOLO IN TERMINI DI COMPETITIVITÀ PER LE NOSTRE DESTINAZIONI

di Simone Mazzilli

Circa una settimana fa mi trovavo in vacanza a Firenze con la mia ragazza. Soggiornavamo in un hotel a 3 stelle in pieno centro, prenotato tramite agenzia di viaggio . Oltre i normali avvisi e convenevoli che il dettagliante ci aveva indirizzato, un’ulteriore informazione non era scappata alle mie orecchie: “A Firenze dovrete pagare la tassa di soggiorno.” Ora, l’impiegata, non seppe dirci l’ammontare di tale tassa di soggiorno, ma solo che il costo dipendeva da una scala di valori in cui era inserita la struttura ricettiva. Alcuni nostri amici che erano andati a Firenze qualche mese prima, soggiornando in un B&B, avevano pagato ben 2 euro a notte, per 3 notti, totale 6 euro a persona. Il giorno dell’arrivo a Firenze la receptionist ci ricordò che la mattina del Check out, avremmo dovuto pagare tale tassa, per l’importo di 3 euro a notte, totale 9 euro a persona. Di ritorno a casa, mi è venuta la curiosità di www.tourismadvice.it

documentarmi su quest’imposta e non è stato difficile trovare articoli interessanti su internet. Ebbene, l’imposta di soggiorno che è stata riattivata nel 2011, dopo essere stata cancellata nel 1989, è una tassa municipale “FACOLTATIVA” indirizzata a tutte le strutture ricettive, o meglio, ai clienti delle stesse. Gli alberghi hanno solo il compito di riscuoterla dai clienti e passarla infine nelle casse comunali. Scopo finale sarebbe quello (il condizionale è d’obbligo) di favorire la manutenzione dei beni turistici comunali e una maggiore fruibilità della clientela turistica, investendo anche nel settore della sostenibilità ambientale. L’ obiettivo pare genuino e da promuovere a pieni voti, ma non tutti sono d’accordo. Il carattere di essere facoltativa dà la possibilità di aprire contrasti accessi fra le varie parti sociali. Ovviamente i Comuni, con in testa i loro sindaci, sono intenti a promuovere questa nuova tassa al fine di rimpinguare le casse comu


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tassa di soggiorno: le nostre citta' perdonono attrattivita'? nali, d’altro canto gli albergatori e gli stessi turisti rispondono con una smorfia di disapprovazione. Il Presidente di della Federalberghi, Bernabò Bocca affermava il marzo scorso, che la sua rinascita con il vertiginoso importo fino a 5 Euro a notte “rischiava di mettere fuori mercato migliaia di imprese”. Questa tassa, diceva, “dovrà pagarla chi dorme fuori casa non solo per vacanza, ma anche se in viaggio per lavoro o per motivi di salute e, paradosso dei paradossi, anche se residente nello stesso comune dove se, per qualsivoglia motivo, dovesse soggiornare”. Dello stesso avviso è stato, nel febbraio scorso, il Presidente di Federturismo, Renzo Iorio, il quale rincarava la dose sulle pagine della “Gazzetta degli Enti Locali”: “Abbiamo proposto - dice - una sorta di city tax spalmata su tutte le imprese del turismo e abbiamo calcolato che lo stesso gettito si otterrebbe con l’1,1% di aliquota. Oggi, a Roma, la tassa di soggiorno incide sul 6-8% del prezzo di una camera d’albergo”. “Roma - osserva ancora Iorio - è l’unica città che nel 2011 ha segnato una stabilità se non leggero decremento di presenze in alberghi; nelle altre città incrementi ci sono stati, più o meno forti. Dunque la capitale, che ha introdotto la tassa soggiorno dall’1.1.2011, è stata penalizzata. Per Federturismo la tassa di soggiorno “è una tassa iniqua, ribadiamo la nostra contrarietà. Abbiamo chiesto incontro urgente a ministro Gnudi - prosegue Iorio - per affrontare il tema, è importante che tutto il mondo dell’impresa sia cosciente dei rischi e prenda posizione. Se questi soldi servono, bisogna avere il coraggio di dire che devono pagarla tutte le imprese del turismo: dai ristoranti, ai musei, agli ostelli, ai bar; se si vuole lasciare la tassa di soggiorno serve una normativa chiara sul fatto che il gettito vada a salvaguardia territori e non a coprire buchi bilancio”. Da parte di Giampaoli Pioli, presidente delle Città del Vino, l’associazione che riunisce i comuni a più alta vocazione vitivicola, la replica a Iorio.

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“Il rischio che intorno alla proposta della tassa di soggiorno, inizialmente intesa come facoltativa per i comuni turistici, ora forse destinata ad essere allargata a tutte le municipalità, si faccia confusione e demagogia è assai evidente - aggiunge Pioli - va precisato che nel 2011 non solo Roma (con annesso il territorio di Fiumicino), ma anche altre città importanti come Firenze, Venezia, hanno applicato la tassa di soggiorno, e questo non ha comportato alcun calo di presenze, se non a causa di una crisi che colpisce in modo indiscriminato tutta l’area europea”. Gli italiani che viaggiano all’estero, da sempre pagano la tassa di soggiorno, “forse anche senza accorgersene, e non per questo decidono di restare a casa. Se lo fanno i motivi sono altri. La tassa di soggiorno - conclude Pioli - è distribuita in tutte le categorie ricettive, e se bene applicata, costituisce una risorsa importante per la promozione degli asset turistici dei territori”. In Italia oltre a Roma, Firenze e Venezia, ci sono altri capoluoghi di provincia intenzionati a trattare un’eventuale richiesta di ingresso della tassa. Milano sta discutendo proprio in queste settimane, Rimini ci pensa su (il sole 24 ore stima che la città romagnola potrebbe incassare fino a 17 milioni di euro) mentre Riccione ha deciso rimandare a settembre la sua reintroduzione, perché, come dice il segretario comunale del Pd Angelini, “ormai si è arrivati a marzo e la stagione è alle porte, e dai conti fatti, con un bilancio sotto controllo grazie all’Imu, se ne può fare a meno”. Pisa e Livorno hanno approvato la tassa, e soprattutto a Livorno, ci sono state le proteste degli albergatori poiché una nuova tassa andrebbe ad acuire una crisi di cui la città portuale già risente. Questi sono solo alcuni esempi di contrasti che si perpetuano in città che stanno pensando all’adozione della tassa, anche se in altre località italiane l’imposta persiste da tempo e nessuna polemica è venuta alla ribalta. E in Europa cosa succede? Ebbene, non siamo solo noi che applichiamo una tassa simile.


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tassa di soggiorno: le nostre citta' perdonono attrattivita'? In Francia hanno da poco festeggiato i 100 anni della Taxe de séjour, l’imposta comunale istituita nel 1910 con l’obiettivo di ricavare fondi per finanziare la promozione turistica. Mentre a Parigi, dove vige un tassa pari al 5% del soggiorno, la tariffa-media per camera risulta di 166 euro e ad Amsterdam, dove vige sempre la tassa pari al 5% del costo del pernottamento (così come in molte altre localitá olandesi), il prezzo medio alberghiero sfiora i 150 euro. La tassa di soggiorno, inoltre, fará il suo debutto a Berlino il primo gennaio 2013, con un contributo fisso del 5 per % sul valore del soggiorno. La capitale segue altre 19 destinazione tedesche che hanno introdotto negli ultimi anni questo balzello. A Colonia e Duisburg é presente la medesima aliquota, mentre a Brema si va da uno fino a tre euro a notte, a seconda della tipologia di sistemazione. In altre cittá, come Dresda e Amburgo, l’introduzione é in discussione, mentre molte altre destinazioni turistiche hanno optato per il no, come Lipsia e Francoforte. In Spagna la Catalogna si sta avviando ad introdurre questa imposta, che era stata testata anni fa senza successo nelle Isole Baleari. Il punto qual è? Ebbene la tassa di soggiorno potrebbe essere utile all’obiettivo prefissato dai Comuni che decidono di reintrodurla, ma bisognerebbe studiare i casi uno a uno. Per quanto mi riguarda applicarla in tutte le città non serve proprio a nulla. Bisogna entrare nel particolare, studiare di località in località e introdurre quest’imposta magari in città d’arte o località naturali, dove un turismo troppo invasivo rischia di creare danni irreparabili. Ciò comunque non basterebbe. Bisogna capire come presentare questa tassa ai turisti: pagarla alla fine del viaggio è umiliante per gli albergatori e seccante per i turisti: una

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Da qui l’idea, magari, di prendere esempio da alcune capitali europee che inseriscono la tassa all’interno del prezzo di vendita. In primis bisogna pagare i prezzi, perché non è possibile che una settimana a Firenze (6 notti) per 2 persone, in un hotel a 3 stelle, che magari costi 200 euro, debba subire un sovraccarico di prezzo, dovuto all’imposta, di 36 euro, mentre ad Amsterdam la tassa ammonterebbe a 20 euro nelle stesse condizioni di prezzo e struttura ricettiva. Quindi ben venga la tassa di soggiorno, ma occhio a dove la si usa, e a come la si propone.

Bibliografia e Sitografia:  Trivago


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turismo e politica VEDIAMO UNO DEI TANTI CASI IN CUI, INVECE DI FAVORIRE UNA POLITICA DI SVILUPPO TURISTICO, SI FA TUTT’ALTRO. IL NON TURISMO. di Luca di Marcantonio Sono davvero contento di avere ricevuto la richiesta di scrivere un articolo che parli di turismo. Il mio intervento sarà un piccolo punto in una lunga linea, che spiegherà da un punto di vista tecnico Il non turismo, ovvero atti e decisioni sbagliate che possono, con semplici firme, stravolgere l’identità turistica in un piccolo centro. Il mio modus operandi passerà da quella che é la descrizione fisica del mio paese, ROSETO DEGLI ABRUZZI, la sua potenzialità turistica, la sua valenza morfologica e come scelte politiche sbagliate stanno portando alla deriva in termini turistici il piccolo centro. Bene ci troviamo nel bel mezzo di una regione italiana: l’Abruzzo considerata “la regione dei parchi”: infatti un terzo del suo territorio è zona protetta. Il piccolo centro di Roseto sorge sulla sponda destra del fiume Vomano e si estende con le sue frazioni fino alla sponda sinistra del fiume Tordino, circa 10 km più a nord. Una conformazione territoriale invidiata, infatti, svoltando semplicemente lo sguardo si è avvolti dal verde delle colline, dall’ azzurro del mare e dall’imponente sguardo del Gran Sasso d’Italia, una descrizione che con poche parole cerca di far comprendere la valenza territoriale del luogo. Entrando nel merito del discorso, faremo un salto nel passato di circa 7 anni, “dove il consiglio regionale della regione Abruzzo nella notte del febbraio 2005, durante l’ultima seduta dell’allora maggioranza di centrodestra che guidava la Regione con Giovanni Pace presidente, con un atto di imperio, tracciò il perimetro di quella che avrebbe dovuto essere l’area protetta del Borsacchio (nelle zona centrale della giurisdizione comunale di Roseto)all’interno della quale non sarebbe stato più possibile muovere uno spillo. Quasi un dispetto, secondo gli avversari politici di quella coalizione, soprattutto perché all’interno del perimetro www.tourismadvice.it

compresi interi quartieri, come l’Annunziata di Giulianova (comune confinante), frazioni abitate (Cologna Spiaggia e Paese, frazioni dello stesso comune di Roseto) e diverse strutture ricettive. A dare il via libera a una riserva di tale portata, secondo i promotori delle variazioni, avrebbe significato non solo non poter realizzare nuove costruzione in quella macroarea, ma neppure effettuare piccoli interventi di edilizia per le abitazioni e i villaggi turistici che ricadono all’interno del perimetro. Ad aggravare la situazione c’è anche la mancata approvazione del Pan (piano di assetto naturalistico), una sorta di piano che dovrebbe regolare l’attività edificatoria nella riserva, mentre ora vige il vecchio Prg di Roseto, visto che il nuovo, approvato dalla giunta di centro sinistra, è stato azzerato da quella di centro destra attualmente in carica. Nel frattempo la Regione, che ricordiamo è l’unica titolare della riserva, ha messo in atto dei provvedimenti come lo stanziamento di fondi (500mila euro poi dimezzati perché non utilizzati) per l’istituzione dell’organo di gestione, mai nominato dall’amministrazione Provinciale.” : questo stralcio di articolo tratto dal quotidiano regionale IL CENTRO ci riassume brevemente le scelte politiche espletate in passato, che, da come si intuisce, vanno sempre a considerare aspetti propriamente politici, dispetti e raramente la reale situazione di fatto delle cose. In sette anni coloro che dovrebbero rappresentarci non sono riusciti a prendere una decisione in merito all’ istituzione di questo parco. Invece di chiudere un discorso di cui si é parlato e riparlato, discusso e deciso, i nostri rappresentanti cosa fanno? Fanno ostruzionismo o addirittura non si presentano in consiglio, molto probabilmente dalle loro poltrone non si sono ancora resi conto della reale situazione economica e sociale della zona, forse non sapranno che noi


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turismo e politica ragazzi siamo costretti a cercare un lavoro, fuori dalla nostra vita dalla nostra terra, per recarci in un altro paese, cercare un lavoro, essere sottopagati, impegnarci ad apprendere una nuova lingua, soffrire per arrivare a pagare gli affitti..... Non mi dilungo ulteriormente, qui in Inghilterra la cosa più ripetuta è: time is turning (il momento sta cambiando) io lo spero con tutto il mio cuore, e spero che coloro che dovrebbero insegnarci a vivere, tornino sulla giusta via. Tornando al Borsacchio, personalmente non sono a favore di un annullamento di una riperimetrazione o di lasciare le cose come stanno, sono semplicemente a favore di una giusta decisione che tenga in considerazione: - L’occupazione; Lo sviluppo di una zona verde, gestita curata ed accessibile a tutti; - La possibilità da parte di tutte quelle strutture ricettive ed extraricettive presenti nel parco di migliorare le proprie strutture, aggiornandola con buoni investimenti, seguire politiche di management che soddisfano la domanda turistica, una domanda sempre più articolata e complessa da concepire. Un eventuale diniego verso le aziende da parte della pubblica amministrazione nel fare investimenti provocherebbe un’ ulteriore caduta libera del nostro centro: in futuro il turista non cercherà semplicemente la passeggiata, il lettino o il mare..... - Realizzare un parco polivalente adatto a tutti e sopratutto che consideri la fondamentale importanza dei bambini che, sembrerà strano, in questi ultimi tempi portano i genitori a scegliere la vacanza. Incentivare una nuova politica turistica fondata su principi come il destination management, attraverso la connessione di pubblica amministrazione, operatori turistici e università. Non é assolutamente possibile che un semplice cittadino, che voglia ristrutturare la propria casa, ampliarla in vista di decisioni familiari importanti , non può farlo perché si trova in quel cerchio pazzerello. www.tourismadvice.it

Le mie critiche non sono rivolte alle amministrazioni comunali, presenti e passate del comune di Roseto, che,forse, avendo risorse economiche esigue a loro disposizione, fanno ed hanno fatto il possibile in ambito turistico. La mia è una critica rivolta a quei comportamenti che non possono di certo essere considerati atti di buona politica. Agli occhi di molti il nostro lavoro, ovvero, “programmare” nel turismo può sembrare un lavoro semplice. Cosa ci vuole a prenotare una stanza e poi farla pagare?....... La mia risposta: Nulla è molto semplice.... perché tu non vai in vacanza in una stanza! Vai in vacanza in un ricordo che vorrai avere saldo nella memoria durante la tua vita, allora per far si che il tuo sia un bel ricordo abbiamo bisogno di far crescere e di credere nella politica degli investimenti, delle banche, delle infrastrutture, dell’ ospitalità da parte degli abitanti del luogo e sopratutto del buon senso di voi che ci rappresentate, noi ragazzi crederemo in voi se voi inizierete a credere in noi.


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herzlich willkommen: i tedeschi in italia METTENDO DA PARTE LA RIVALITÀ CALCISTICA E I PROBLEMI ECONOMICI/POLITICI, L’ITALIA RESTA LA META PREFERITA DAI TURISTI TEDESCHI di Lucrezia Di Pilato Mare e monti, sole e neve, folklore, ottima cucina, cordialità e un patrimonio storico – culturale unico al mondo. Come non restare affascinati dall’Italia? Nonostante le problematiche socio – politiche che affliggono il nostro paese oggi, l’immaginario collettivo, turisticamente parlando, è il medesimo; l’Italia è vista come un’utopia, è la terra che ospita Roma, città eterna, Venezia, Firenze, Napoli, è il paese del buon vino, della pizza e soprattutto dell’arte. I più grandi maestri l’hanno amata, percorrendola da cima a fondo, la Grande Italia, culla del Grand Tour e pioniera del mecenatismo, ed è come se questo amore si sia conservato nel tempo, tanto da renderla una delle mete più ambite al mondo. Particolarmente interessato all’Italia è il turista tedesco, globetrotter per eccellenza, non rinuncia a brevi e frequenti vacanze tipiche o alternative. Il rapporto turistico tra l’Italia e la Germania è stato fin’ora abbastanza altalenante date le esigenze che tale mercato richiede. Con facilità possiamo infatti affermare che il turista tedesco è molto attento ed esigente, prenota le proprie vacanze con largo anticipo, sceglie gli alberghi migliori ma allo stesso tempo è molto attento al rapporto qualità – prezzo. Le regioni che predilige sono il Trentino, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Puglia, scelta prevalentemente per il mare, che è la prima motivazione di vacanza, seguita dalle località lacuali, termali e di turismo religioso. Già nel 2004 l’Osservatorio Nazione sul Turismo stimava un arrivo di 8,5 milioni di turisti tedeschi, pari a circa l’11% della popolazione della Germania. Il 2005 e il 2006 hanno riscontrato in Italia un calo nell’incoming tedesco, momentaneamente orientato verso le coste spagnole. www.tourismadvice.it

Dal 2007 in poi invece c’è stata una forte ripresa, che ha segnato una certa stabilità nelle tendenze di mercato; infatti gli anni successivi oltre a vedere un incremento di turisti in arrivo, ha riscontrato anche nuovi investimenti, in particolare il maggior tour operator tedesco Tui, cominciò a creare alberghi in Puglia, Sicilia e Toscana, incentivando le agenzie di viaggio tedesche a vendere pacchetti con destinazione Italia. A livello consuntivo infatti l’intermediazione turistica tedesca ha stimato un incremento del 9,5% del fatturato delle agenzie di viaggio, dovuto alla capillarità e diversificazione dei canali di vendita del mercato tedesco. Nonostante la forte la crisi economica che ha travolto fortemente l’Europa negli ultimi anni, il mercato turistico è stato trasversalmente e parzialmente travolto, registrando dei cali solo nel 2009, con una repentina ripresa già nel 2010. A testimoniare quanto detto è il Rapporto Annuale dell’ufficio di statistica tedesco Destatis del 2010 che ha segnalato un outgoing di 11,4 milioni di turisti tedeschi in tutto l’anno con destinazione: Italia! Alla vigilia dell’Itb di Berlino, il presidente dell’Enit Agenzia Matteo Marzotto, ha confermato i dati resi noti alla fine del 2010 che dichiaravano la Germania il primo mercato per il Belpaese, con un totale di 11 milioni di visitatori. Anche il 2011 è stato un anno positivo; i rapporti tra mercato italiano e tedesco si sono rafforzati, facendo anche nascere nuove forme di turismo molto interessanti che vedono il turista tedesco un entusiasta pioniere. Ad attirarlo molto infatti, è stato in parte il turismo verde nelle zone del nord Italia e in particolare, quello enogastronomico, nel sud, che ha diviso il flusso dei turisti tra foodtrotter e veri e propri gastronauta


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herzlich willkommen: i tedeschi in italia La differenza? Il gastronauta è un turista per il quale assume una rilevanza centrale l’aspetto enogastronomico, si sposta alla ricerca di particolarità culinarie, si può dire che è attratto dal prodotto tipico raro. Il foodtrotter invece è un turista più sensibile, attento al territorio e alle sue caratteristiche e che attribuisce la stessa rilevanza alle risorse enogastronomiche e ai servizi turistici del luogo. Alla luce di quanto detto, che il mercato turistico tedesco rappresenti una realtà per l’Italia è assodato, ma anche se non lo fosse, sarebbe un allettante segmento di riferimento, viste le caratteristiche che fanno di esso uno dei più ambiti al mondo. Secondo delle indagini svolte, il turista tedesco è al top della classifica dei turisti europei, in quanto è colui che viaggia di più e può concederselo poiché l’economia tedesca è tra le più solide al mondo; non a caso il Tourism Intelligence International ha condotto una ricerca dalla quale è emerso appunto che, dopo l’America, la Germania è il primo paese

rimo paese che tocca li record di spesa destinati ai

E il 2012? Quale sarà l’andamento dell’Italia? Sarà sempre il paese turistico per eccellenza?... sono tanti ancora i quesiti che tormentano gli economisti in materia di turismo, l’andamento di quest’anno per noi è ancora un’incognita; gli italiani si stanno preparano per l’estate, sperano di raccogliere i frutti dell’anno precedente, e cercheranno di dare il meglio per incentivare i propri clienti a tornare l’anno successivo, e in attesa dei nuovi risultati a tutti noi non resta che dire due semplici parole: Herzlich Willkommen!

• Livello di spesa dei turisti stranieri in Italia (lug. 2009)

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AVERE SUCCESSO? BISOGNA CREDERCI: IL CASO ANGRY BIRDS CERCHIAMO DI CAPIRE COSA C’È DIETRO IL SUCCESSO PLANETARIO DI ANGRY BIRDS.

di Giuseppe Recchia

“Angry Birds” è un videogioco sviluppato dalla Rovio Mobile, in cui i giocatori utilizzano una fionda per lanciare uccellini arrabbiati contro dei maiali verdi allo scopo di distruggerli. Uno dei tanti giochi disponibili in rete per cellulari, si potrebbe pensare. Invece no; Angry Birds è il mobile game più scaricato della storia con ben 700 milioni di download a fine 2011 e l’obiettivo di arrivare alla “modica” cifra di un miliardo di download a fine 2012. La Rovio ha cosi avuto un insperato successo. In effetti, in un solo anno i dipendenti di questa piccola società finlandese sono passati da 50 a 250 unità e l’età media dei dipendenti si aggira intorno ai 30-35 anni. Ma come è nato tutto? La Rovio nasce dalle menti di tre ragazzi universitari che partecipano ad una gara per sviluppatori di videogame; vincono la competizione e decidono di metter su www.tourismadvice.it

una piccola società di sviluppo di videogame. Il successo planetario però, non è arrivato subito. Ci sono voluti ben 51 tentativi e tanta perseveranza. Infatti, Angry Birds è il 52esimo videogame sviluppato da questa società; i precedenti tentativi non avevano raggiunto un gran successo. Quindi la tenacia è una componente fondamentale: se si crede di avere un’idea forte bisogna portarla avanti, prima o poi il successo arriverà. Una cosa fondamentale da ricordare è che senza l’Iphone e l’App Store, Angry Birds non sarebbe quello che è oggi. Sull’App Store chiunque si può iscrivere come sviluppatore e entrare nella piazza più importante. Apple si prende il 30% dei ricavi, ma se il gioco è buono sali subito nelle classifiche di vendita grazie ai feedback degli utenti.


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AVERE SUCCESSO? BISOGNA CREDERCI: IL CASO ANGRY BIRDS Prima, la migliore prospettiva, per società di questo comparto, era farsi comprare un pacchetto di giochi dai produttori di device. Una minuscola società di sviluppatori come quella di Rovio non aveva grandi possibilità. Poi, a fine 2010, è stato reso disponibile Angry Birds gratuitamente anche su altre piattaforme come Android e su Chrome per giocare dal computer senza il bisogno di avere una carta di credito. Quindi il canale distributivo è altrettanto importante. Capire come proporsi al pubblico e attuare logiche di discriminazione è alla base del successo. Da tenere in considerazione, infine, è il fatto che non sempre la vendita diretta è la fonte primaria di guadagno; mi spiego meglio:

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la Rovio ha come principale fonte di entrate, non il download del mobile game ma la pubblicità venduta, il merchandising (se volete dei peluche o delle tshirt degli uccellini arrabbiati basta cercare online http://www.angrybirdstoys.it) e attività sussidiarie (per citarne l’ultima Angry Birds su Facebook). La Rovio ha saputo interpretare il proprio target ed ha agito di conseguenza. Infatti, Angry Birds è disponibile gratuitamente su Android, mentre per IPhone e IPad è a pagamento. Questi potrebbero essere dei piccoli punti di partenza per metter su un business remunerativo. Ovviamente tutto condito da una buona dose di fortuna.


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luxury travel: la crisi non esiste IN UN PERIODO IN CUI LA CRISI SI FA SENTIRE IN MANIERA PARTICOLARE, C’È UN SETTORE CHE NON RISENTE PER NULLA DI QUESTA SITUAZIONE: IL LUSSO; ANCHE NEL MONDO TURISTICO.

di Lucia Contini

Il luxury travel è, attualmente, un settore molto articolato; sebbene sia, comunque, un comparto di nicchia, nel corso del tempo si è trasformato assumendo nuove caratteristiche, categorie di acquirenti e di prodotti. Guardando ai viaggi di lusso del ‘900, come il Gran Tour, la loro connotazione era prettamente elitaria, sia per i costi che comportavano, sia perché erano un mezzo, di affermazione di uno status sociale (come il Gran Tour dei giovani rampolli borghesi).

al prodotto luxury travel per le fasce medie della società (in merito a ciò non ci sono ancora dati e riferimenti precisi, dato che il settore turistico è molto flessibile e sensibile alle dinamiche sociali). Logicamente un viaggio di lusso comporta pur sempre un cartellino di prezzo minimo alto, modalità di prenotazione particolari, contatto molto stretto tra cliente ed agente di viaggio, rispetto ad un itinerario di prezzo medio – basso o ad un pacchetto low cost, acquistabile anche in Internet.

In tempi odierni, un luxury travel è un concetto diverso e più evoluto: alloggi, trasporti, tour d’interesse particolare, attività e servizi accessori; i dati elaborati da MINTEL sulle proiezioni future sono addirittura ottimistici e lasciano supporre una considerevole crescita del settore entro l’anno 2020. Gli studiosi prevedono anche un ampliamento nella gamma di offerta e una maggiore accessibilità

Dunque, se i fattori prezzo e viaggio tailor- made non cambiano, poiché sono due aspetti peculiari di un luxury travel, ciò che evolve visibilmente è il turista, che porta con se delle motivazioni al viaggio. Come emerge, infatti, dagli studi di Pangaea Network, il luxury travel è cambiato perché si è dovuto adattare ad un nuovo acquirente:

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luxury travel: la crisi non esiste un consumatore esigente, non disposto a scendere a compromessi sulla qualità dei servizi, sui vantaggi e, non di meno, sulle emozioni ed esperienze che un viaggio di alta gamma gli può regalare. Questo turista va alla ricerca del lusso ma nell’autentico (come la cultura profonda dei luoghi che visita); l’abilità degli operatori, agenti di viaggio, albergatori del settore sta nello scegliere i canali distributivi adatti, dopo un’accurata segmentazione della clientela e “catturare” l’attenzione (ed eventualmente la fiducia) di un cliente così “esigente” per posizionarsi nella sua mente (sono state citate alcune politiche utilizzate dagli operatori, come la destination branding oppure l’accostamento di un brand famoso - struttura alberghiera di lusso). Il luxury travel, a giudicare dai dati, è un settore molto solido nell’economia e presenta una “parabola” di crescita tendenzialmente ascendente: da questa affermazione emergono due (apparenti) contraddizioni, che sono facilmente risolvibili. La prima riguarda l’andamento del settore a dispetto della crisi economica: (dati e studiosi lo confermano) i viaggi di lusso sono

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e saranno una porzione di mercato in crescita, soprattutto negli anni a venire, sebbene ciò possa sembrare un’utopia in un momento in cui il calo economico si fa sentire un po’ in tutti i Paesi. Il motivo di tale incremento si potrebbe ricercare, prima di tutto, nelle motivazioni e percezioni dei turisti di lusso, sarebbe quindi utile, per il futuro, costruire l’offerta di viaggi di alta gamma partendo dalle loro preferenze e aspettative. L’altra contraddizione che è emersa è il binomio ecologia - lusso: tendenzialmente la parola “lusso” viene associata al superfluo, molte volte anche a “sfarzo” e “spreco”. E’ innegabile che un viaggio di alta gamma vada a soddisfare un desiderio e non una necessità primaria, ma nell’era in cui la salvaguardia dell’ambiente è uno dei problemi globali più sentiti, analizzare un marchio come Eco- Luxury (firmato Viaggi dell’Elefante) è notevole. Il progetto è relativamente giovane e richiede di essere portato avanti con costanza e migliorato, (come afferma l’amministratore, Ducrot) ma le cifre parlano chiaro: il successo è stato tanto ed inaspettato. Quindi, se ci sono individui (e secondo i dati sono molti) che possono permettersi un viaggio in gran stile, sarebbe ottimo indurre questi turisti a scegliere soluzioni e strutture che, senza privare del lusso i loro ospiti, rispettino i luoghi e le destinazioni che, non bisogna dimenticare, sono la prerogativa principale di un viaggio, ovunque esso sia.

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