associazione festival PER LE CITTĂ€ ACCESSIBILI Foligno PG
Giorgio Raffaelli per
Triennale di Milano 11-14 novembre 2014 corso di aggiornamento per Architetti e Ingegneri Milano 11 novembre 2014
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Tutti i luoghi per tutte le persone” è una bella sfida. Per una parte importante del mio lavoro realizzo progetti, ma non progetti come quelli che realizzate voi fatti di linee e figure geometriche, sono progetti fatti di persone.
Più precisamente sono progetti che riguardano le relazioni che avvengono tra queste persone. Relazioni di sostegno, di cura, di promozione, di inclusione e di assistenza, ma anche ludiche, culturali e ricreative. Anche per questo so che i luoghi dove tutto ciò si svolge, i luoghi di tutti i giorni e dei giorni speciali, in quelle relazioni hanno un peso particolare.
E se è scontato che solo un luogo accessibile a tutti è di tutti “davvero”, per tutti quel luogo è anche un’indicazione, un messaggio e infine un’esortazione.
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E' compito di chi progetta, realizza, organizza e gestisce spazi aperti al pubblico, esercizi commerciali, luoghi di svago e ritrovo, operare perché ciascuna diversità abbia comunque uguali opportunità e possibilità di accesso. Una città accessibile a tutte le persone non è solo un atto tecnico, è per tutti una comunicazione chiara che la città è di tutti, è un “promemoria” concreto e reale che le diversità esistono davvero e che quelle meravigliose invenzioni che sono le nostre case, i nostri borghi, le nostre città, possono essere uno straordinario strumento perché tutti abbiano pari opportunità. Città, luoghi turistici, iniziative culturali, ricreative e di svago, attraggono i turisti, facilitano la mobilità dei residenti sostenendo le relazioni tra le persone. Fra queste in Italia 3 milioni sono persone disabili, persone che passeggiano (o vorrebbero farlo) col desiderio di entrare nei negozi, fermarsi al bar, utilizzare i mezzi di trasporto pubblico, andare al ristorante Circa 12 milioni sono ultra 65enni, di cui circa 3,4 milioni oltre gli 80 anni, e tra i 2 e 3 milioni le bambine e i bambini tra 3 e i 6 anni… quanti luoghi, quanta città, quante azioni sono pensati a misura del loro orizzonte e dei loro tempi? Vi è un valore sociale e un interesse economico ad includere tra i clienti dei propri spazi commerciali gli anziani, le mamme col passeggino, le persone in carrozzina o temporaneamente infortunate, chi ha problemi sensoriali o particolari esigenze nella comunicazione. Esiste un manuale che probabilmente pochi o nessuno di voi conosce. Si chiama ICF è stato realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tratta della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute. http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/42417/4/9788879466288_ita.pdf
Nelle prime pagine descrive i due modelli fino ad allora prevalentemente utilizzati per la descrizione della disabilità. Il modello MEDICO che descrive il problema come un problema della persona. Un problema fisico, sensoriale o relazionale. Un problema da trattare, ri abilitare, curare o infine nei confronti del quale far adattare la persona stessa.
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Viceversa il modello SOCIALE legge la disabilità per gli aspetti creati dalla comunità, dalla incapacità di accogliere e includere dei servizi, dei luoghi, delle azioni e delle relazioni. L’ICF integra queste due letture. Esamina lo stato fisico, sensoriale e relazionale delle persone mettendolo in relazione con il contesto dove questo è vissuto. Mettiamola giù così. La mia compagna non è in grado di camminare ne di stare in posizione eretta. In queste condizioni le abilità spendibili sarebbero radicalmente ridotte. Con una carrozzina a spinta manuale la sua disabilità diminuisce sensibilmente. La sua poca resistenza fisica è sufficiente però per renderla autonoma nella mobilità all’interno di una casa, a patto che la casa e le sue cose siano utilizzabili da seduti su di una sedia. Con una carrozzina a batteria la sue opportunità o “prestazioni” aumentano ancora. Può avere le stesse opportunità di ogni altra persona nel muoversi in città, anzi io invecchio e rallento, lei cambia le batteria e va più forte, certo a patto che la citta e i luoghi siano raggiungibili e spendibili da seduti su di una sedia con le ruote. L’ICF contestualizza il quadro delle abilità individuali, classificando lo stato del funzionamento, della disabilità e della salute valutando l’interazione con l’ambiente dove la persona vive. Una persona sorda rispetto ad un allarme acustico è molto disabile, una persona cieca ad un attraversamento senza segnalatore acustico è più disabile rispetto ad un'altra che all’attraversamento trova un segnalatore acustico. Paradossalmente l’ICF per descrivere con maggior precisone lo stato di salute delle persone e misurare l’eventuale situazione di disabilità, affianca all’analisi delle persone quella del contesto. Era l’anno 2001 e certamente l’ICF è stato ed è per, l’area sanitaria e socio sanitaria un importante punto di svolta. Ma perché il cambiamento copernicano introdotto dall’ICF arrivi alle sue logiche conseguenze occorre attendere il 2006 con la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
LA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ
http://www.governo.it/backoffice/allegati/42085-5202.pdf
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Nel preambolo ribadisce “contestualizzazione” e “non staticità” delle situazioni di disabilità Preambolo,
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Riconosce specificatamente l’importanza dell’ambiente fisico
Definisce il concetto di Progettazione Universale
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L’articolo 9 è specificatamente dedicato all’“Accessibilità. Declina, l’obbligo per edifici, strade, ecc, nelle competenze degli stati part e attribuisce a questi la responsabilità perché uguale accessibilità sa garantita dai privati per tutti i luoghi aperti al pubblico
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Definisce anche il caso di “accomodamenti ragionevoli” iscrivendone l’eventuale rifiuto tra le cause di “discriminazione”, stabilisce il diritto a scegliere, sulla base di uguaglianza, il luogo di residenza
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La convenzione è stata ratificata dal parlamento Italiano a marzo 2009. A mio avviso il paragrafo più denso ed emozionate è un passaggio dell’articolo 29, che non è specifico dell’accessibilità di luoghi e servizi. Lancia il sasso ben oltre l’ostacolo e stabilisce il diritto delle persone con disabilità ad essere parte attiva di una comunità che sia essa “libera”.
Con la mia compagna abbiamo abitato in nove diverse case. Ogni volta abbiamo trasformato ciascuna di quelle case in modo che potesse generare meno disabilità possibile Uno dei lavori in una delle nostre prime case, un vecchio stabile nel centro di Fabriano nella Marche, fu di spostare l’ingresso del servizio igienico che era posizionato accanto al lavello della cucina. La casa era rimasta disabitata diversi anni e l’accesso al servizio igienico dalla cucina era già una notevole innovazione rispetto alla precedente versione del servizio igienico sul terrazzino di cui ancora c’erano le tracce in un quadrato della pavimentazione. 10 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Non mi risulta che per avere case con un bagno che non sia in cucina, anzi due come oggi è normale, o il doppio lavabo come oggi è molto richiesto, sia stata necessaria una convenzione internazionale sul diritto ai bisogni fisiologici e all’igiene personale, e meno che mai che i governi la sottoscrivessero. Certamente il mercato e le condizioni economiche hanno avuto la loro parte ma più ancora secondo me è stata l’ambizione di chi progetta a progettare per il meglio.
http://issuu.com/folignobenecomune/docs/hsidiventa
Una vecchia pubblicazione a cura del Comitato Unitario Handicappati di Genova, datata intorno al 1970, era intitolata “Handicappati non solo si nasce ma si diventa”. Forse con meno scientificità ma con la passione che attraversava quegli anni, il concetto era molto simile alla filosofia dell’ICF. La disabilità non è solo un fatto di nascita o un accadimento della vita, ma è un ambiente che non considera tutte le persone per tutte le loro diversità. E’ il bagno sul ballatoio che ci fa diventare tutti un po’ più disabili. In quegli anni si usava il termine “handicap”. A me non dispiace, sta a significare una condizione di svantaggio iniziale, artificiale nelle corse ad handicap” per compensare un presunto vantaggio dell’avversario. Essere persona rotodeambulante in un contesto dove un marciapiede non ha rampe di accesso, sordomuto e bloccato nell’ascensore di fronte all’inutile citofono, cieco a leggere la bolletta del gas, luoghi e servizi sono “l’handicap” che una città pone sulla strada delle persone disabili. https://www.youtube.com/watch?v=jT63pv0rPQk&feature=youtu.be
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Il termine utilizzato nella Convenzione è “persone disabili” mette al centro la persona a cui affianca una situazione di fatto. Il termine diversamente abili, più che mai per chi progetta, rende sfuggevole il problema. Allontana la consapevolezza che abilità e competenze non rispondono ad uno standard, c’è chi non sente, non vede, non cammina, ha difficoltà nella comunicazione, chi è bambino, chi è anziano, saranno anche diversamente abili, ma uno scalino non lo possono fare, un’immagine non la vedono, un suono non lo sentono, un’istruzione scritta potrebbe essere incomprensibile. Certamente voi avete studiato e realizzato città e luoghi attraverso chiavi diverse. Stasera vorrei aggiungerne una. Volendo rileggere il vecchio libro bianco “handicappati non solo si nasce ma si diventa, conseguenti con le osservazioni dell’ICF, dando senso a quell’”intelligente” che è in Smart City vi inviterei a prendere in considerazione la
città come “ausilio”.
Ausilio definisce un oggetto che aiuta nello svolgere una funzione. Curiosamente tutto ciò che viene utilizzato dalle persone con disabilità diventa un “ausilio”, tutto tranne le città. Osservate questo oggetto.
Se fosse utilizzato dalle persone disabili sarebbe un ausilio per trasformare un'azione manuale di torsione in una, più semplice, di trazione. Utilizzandolo “agganciando” un laccio ad occhiello e tirando l'impugnatura colorata il laccio, fil di ferro o altro, si “avvita”. In pratica tirando si attorcilia, realizzando una treccia.
Non lo vendono come presidio ortopedico, ma come oggetto perlopiù da giardinaggio, si chiama "tiralacci" o “torcifilo”, per stringere quei "lacci" plastificati che sicuramente avrete visto tante volte. 12 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Utilizzando una meccanica identica e inversa tempo fa esistevano dei piccoli trapani che si usavano per i lavori al traforo
Lo scorrimento ripetuto dell’impugnatura rossa la centro faceva girare il mandrino e la piccola punta quel tanto da forare un compensato di un paio di millimetri. Provando quest'oggetto me ne è venuto alla mente un altro: questo
Credo che sia abbastanza conosciuto con il nome di “forchetta” ma volendo potremmo dire che si tratta di un ausilio per mangiare. Non per tutti. Vi sarà capitato di vedere qualche turista straniero che cerca di arrotolare gli spaghetti, in quell'occasione forse questo attrezzo non sarà sembrato più tanto “ausilio” a chi lo stava utilizzando, lui o lei, sarà sembrato “diversamente abile” davvero.
In altri casi, per altre persone che hanno problemi di manualità succede invece che per l'uso di questo ausilio, la forchetta, occorre un altro… ausilio.
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Anche le “bacchette” che vi danno al ristorante cinese sono un ausilio per “mangiare”
Con quelle alcune persone mangiano il riso ad una velocità impressionante, ma noi, e forse molti di voi ad usarle diventiamo decisamente “diversamente abili”. Dunque un ausilio può essere qualcosa che ci aiuta a fare, o che ci fa fare qualcosa che altrimenti sarebbe impossibile. Qualcosa che serve per compensare una nostra diversa abilità. Non è l'etichetta di un limite, un marchio o il rimarcare un problema, è uno strumento che serve per superare un problema, per superare una nostra abilità oggettivamente diversa.
In via Pascoli 9 a Foligno c‘è una casa senza barriere architettoniche.
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Nella cucina soggiorno il tavolo su ruote imperniato su di una putrella da cantiere colorata permette ruotandolo di raggiungere la finestra le cui maniglie sono ad altezza fribile dalla carrozzina,
una vecchia batteria “genovese” di pentole in alluminio martellato, leggere, sono esposte a vista reinterpretando una tradizione popolare, facili da identificare e da prelevare,
I fornelli sono posti trasversalmente, non occorre “scavalcare” un fuoco per raggiungere quello dietro. Sono posti ad altezza cm 70. Il rubinetto del lavello ha la il comando a leva lunga, di tipo clinico o a gomito Vicino ai fornelli un armadio “ruota”, anzi, realizzato utilizzando una vecchia ruota di carrozzina, facendo in modo che tutti gli spazi interni sono raggiungibili e in particolare fruibili dal basso grazie all’apertura degli sportelli a ribalta verso l’alto.
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Il cortile originariamente più basso è stato in un primo tempo reso raggiungibile da una lunga rampa, ma poi è parso meglio alzarlo e portarlo al livello della casa
e realizzare la rampa “in discesa” per raggiungere una parte che mantiene la vecchia quota dove è stata mantenuta una piccola costruzione. Elevare la quota del piano del cortile ha anche “alleggerito” e reso meno incombente il vecchio muro di cinta. Le piante preesistenti sono state salvaguardate mantenendo una aiuola alla quota originale resa praticabile al nuovo livello da un grigliato. Lo spazio al di sotto delle griglia è stato utilizzato anche per posizionare delle luci.
Nella zona notte il sollevatore a soffitto crea un motivo d’arredamento raccorda la camera con il bagno. Per risolvere il passaggio dalle porte e rendere facilmente ispezionabile il meccanismo la zona interessata è stata ribassata. La minore altezza è più gradevole ad altezza carrozzina e ha permesso di recuperare, nella stanza accanto, uno spazio utilizzabile (da chi non ha problemi motori) al di sopra della zona letto.
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http://issuu.com/folignobenecomune/docs/disabledcolorhous e
E’ la casa dove abito con la mia compagna, se capitate a Foligno è visitabile
http://www.umbriaccessibile.com/a-foligno-laccessibilita-e-di-casa/
Certamente è pensata per chi vive in carrozzina, verrebbe da dire che è una casa accessibile. Ma non è del tutto vero. Certamente è accessibile per molte più persone di molte altre case di abitazione ma è un vestito su misura per noi.
Al di fuori dei confini dell'ovvio, dell'ortodosso, del proprio personale allenamento, come abbiamo visto per la forchetta, ognuno è diversamente abile e viceversa al di fuori di quei confini le risorse e gli strumenti di ognuno possono diventare per altri impedimenti che rendono abili un po' meno. In tutto questo le case, i luoghi e le città sono il più straordinario, complesso e fantastico degli ausili.
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Franco Bomprezzi, giornalista e persona disabile, nel romanzo “La contea dei ruotanti” immagina un movimento di liberazione degli handicappati, l'"Handicap Power" che guidato da un certo Giovanni dalle Ruote Nere, si barrica in un vecchio borgo fortificato della Pianura Padana adibendolo a fortezza.
(Il Prato edizioni- collana I sentieri - http://www.ilprato.com
Qui viene creata una città senza barriere dove solo i disabili sono in grado di vivere “e da cui i camminanti (i cosiddetti normodotati) sono categoricamente esclusi, ma uno di loro, Paolo, viene fatto prigioniero. “Era una guardia di confine dei signori di Milano… ebbe la pessima idea di curiosare un po’ nella Contea della Sacra Ruota…Paolo provò ad alzarsi dalla carrozzina sulla quale era costretto da qualche ora, ma con il capo colpì subito il soffitto…. Era lì, a un metro e mezzo dal pavimento. Non c’era verso di alzarsi in piedi… era severamente proibito camminare… Il pavimento in ceramica antisdrucciolo era di colore… fra il sabbia e l’avana, l’unica che richiedesse poca manutenzione con tutto quell’andirivieni di ruote… niente tappeti, niente intralci… nel bagno… un maniglione a fianco dei servizi igienici, leggermente rialzati da terra… interruttori bassi, specchio lievemente inclinato verso il pavimento… Paolo poteva disporre di una di una piccola mensa e di un tavolo, sul quale campeggiava… “La vera storia della Contea”… sulla copertina lo stemma, il simbolo internazionale della carrozzina, in basso a destra il motto “La vita è una ruota” Francesca, rotodeambulante e abitante della contea è incaricata della sua “riabilitazione”. “…chiamò l’ascensore… ma Francesca preferì usare il comando vocale, previsto per i non vedenti ma utile anche agli spastici e ai distrofici che faticavano a muovere le mani…guardò l’orologio, uno Swatch line H, con fascetta ortopedica antistrappo e quadrante smussato superinfrangibile (era molto frequente, spingendo con le mani le ruote della carrozzina, fracassare il cristallo… si fermò davanti al Fauteuil Charmant, la boutique d’alta moda . Osservò i manichini, su di una carrozzina color fucsia, una splendida bionda di plastica indossava una mantella nera, vistosamente scollata, che lasciava spazio per il movimento delle braccia…”
Pro Infirmis “Nessuno è perfetto” https://www.youtube.com/watch?v=zjOxwMzPA-A 18 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Il mese scorso è stato presentata la versione in italiano dell’ECA 2013 curata dall’architetto Daniela Orlandi che è stata nostra ospite alla prima edizione del festival per le città accessibili. Sostanzialmente indica e documenta strategie e buone prassi per realizzare l’accessibilità la dove sono richiesti interventi nella prospettiva del “Design for all”
Ma la sfida più grande è realizzare luoghi e città accessibili per chi non sa di averne bisogno. Voi siete professionisti, rispetto a ciascuno di quei luoghi possedete competenze e avete gli strumenti per dare una risposta a qualsiasi problema di accessibilità. Rispetto a ciascuno di quei luoghi, dal più piccolo ad una città intera, potete costituire dei team, attivare audit, stabilire procedure di partecipazione e di verifica… In America e in Australia si sta verificando che gran parte del patrimonio abitativo, realizzato come ovvio che sia da nuclei e per nuclei famigliari giovani, complice anche l’allungamento della vita media, risulta problematico per la loro stessa vita ora che giovani non sono più. Alcune campagne di informazione hanno l’obbiettivo di sensibilizzare chi progetta perché proponga e adotti soluzioni adeguate a fronteggiare questo problema. Che sia io, Giorgio Raffaelli, a chiedere che siano realizzate città accessibili è una piccola voce, che lo siano associazioni che raccolgo le istanze di gruppi di persone interessate è una cosa un po’ più grande ma ancora poco e troppo scontata, siete voi, prima ancora di proporre soluzioni, che potete e avete l’autorità per sollevare il problema. Non so davvero quali sono le parole più adeguate per questo mio contributo, ma vorrei trovare quelle giuste non per darvi indicazioni tecniche ma piuttosto per darvi coraggio. DARVI IL CORAGGIO DI PROPORRE L’ACCESSIBILITÀ A CHI NON VE LA CHIEDE. VOI POTETE FARLO. Non vorrei proporvi soluzioni, le troverete, le troveremo insieme e voi insieme ad altri, vi chiedo di progettare immaginando le persone che avrete di fronte non per come le vedete ma per come saranno da anziani, come sono state da bambini, come potrà capitare loro di essere o come potranno conoscerne e di cui potranno diventare amici e persino innamorarsene e costruire insieme casa e vita come è capitato a me. 19 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Vi suggerisco di tenere accanto ai computer non già una check list di interventi e verifiche per l’accessibilità, ma una check list delle persone: alti, bassi, bambine e bambini in carrozzina o incerti nei primi passi, adulti in carrozzina, con i bastoni, senza una gamba, fortissimi, deboli, che non sentono, non vedono, che vedono lontanissimo, mancini, che non distinguono i colori, che corrono veloci o camminano piano piano… e in calce a quel promemoria scrivete: NESSUN DIRITTO È ESIGIBILE SENZA L’ACCESSIBILITÀ DEI LUOGHI
Dopo le giornate della prima edizione del Festival per le città accessibili a Foligno l’architetto Iginio Rossi, che ringrazio per l’invito a contribuire a questa giornata, ha suggerito e dato la disponibilità, per realizzare in occasione della seconda edizione del Festival, il “manifesto per città accessibili”. http://issuu.com/cittaaccessibili/docs/commentifca2014_ok1 pg.20
La nuova edizione del festival ad ora ha ricevuto il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Foligno, la prevediamo per i giorni 27, 28, 29 marzo 2015 ma, come succede a molti in questi tempi, non abbiamo ancora nessuna certezza per gli aspetti economici. 20 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Ma anche se per quella scadenza ancora non possiamo impegnarci ne chiedere ad altri di farlo, la proposta di Iginio è sicuramente la strada che cercheremo di percorrere. Che sia una buona strada è anche nel fatto che a cura dell’associazione “dirittidiretti” alla fine di settembre è stato nel frattempo elaborato il “Manifesto di Matera”. http://www.dirittidiretti.it/public/UPLOAD/press/CS013-2014.pdf
in cui gli aderenti dichiarano “L’accessibilità è un concetto olistico con rilevanza significativa per la qualità della vita dell’umanità intera, poiché una società compiuta è inclusiva e accessibile in termini fisici, psichici e culturali;” E’ un ottimo documento ma pensando alla proposta di Iginio noi immaginiamo qualcosa di più pragmatico e operativo. Immaginiamo un manifesto meno insistente sull’accoglienza turistica e dei luoghi della cultura, anche se comprendiamo che ha dalla sua il vantaggio di offrire in cambio dell’accessibilità quantificabili riscontri economici, immaginiamo piuttosto un manifesto per la città delle persone che la abitano e vi lavorano. Un manifesto e magari un softweare se non per certificare e testare l’accessibilità almeno come promemoria, questa volta multimediale e interattivo, di come un luogo può essere per tutti, altezza delle reception e attenzione al controluce per non ostacolare la lettura labiale, uno scalino è una barriera anche se è di 2 centimetri, ogni indicazione visuale deve essere anche in audio e ogni comunicazione in audio deve essere anche visiva… per non parlare dell’emergere della necessità di comunicazioni in CAA. Negli incontri preparatori che abbiamo avuto con Festa di scienza e filosofia e il prof. Mingarelli, con il Centro Studi città di Foligno e il dott. Paolo Trenta, con l’Istituto Serafico di Assisi e la dott.ssa Francesa Di Maolo, e infine partecipando agli audit per la realizzazione a Foligno del Vision, il Parco delle scienze e delle arti , siamo andati anche oltre immaginando un “distretto per l’accessibilità”: “…Cantiere, Bottega, Fablab, Coworking, Startup, Spinoff, formule diverse che potrebbero coniugare imprenditoria giovanile, artigianato, nuove tecnologie, mercato e mercati di nicchia, produzioni di beni e servizi marcate da forti esigenze di personalizzazione come le manifatture legate all’autonomia delle persone disabili, ecc…” (dall’audit con lo staff di progettazione del “Vision”) 21 12.11.2014 Giorgio Raffaelli giraffa21@gmail.com
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Tante soluzioni esistono, bisogna provare a muoversi tra contesti diversi. Esiste una rampa in metallo leggero, arrotolabile autoportante viene commercializzata da una ditta di forniture si accessori per musica e concerti
http://www.rchcases.it/ Altre possono stimolare nuove manifatture. Preparando il convegno “accessibilità è conoscenza” circa un anno fa l’Istituto Tecnico Tecnologico Leonardo da Vinci di Foligno ha realizzato la mappatura delle soglie degli esercizi commerciali del centro storico, e poi sulla scorta di quei dati ha realizzato il prototipo di una soglia che si trasforma in rampa (e ne ha già commercializzata qualcuna)
https://www.youtube.com/watch?v=OZ0F4lKogOE&feature=youtu.beout u.be
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Oppure può succedere che una tavola da stiro da applicare al muro
con quattro rote e un contrappeso può diventare un altro manufatto, una postazione da lavoro ancora più accessibile per più situazioni.
E’ vero, progettare per tutti è più impegnativo che progettare per persone standard, ma voi avete competenze, strumenti e autorevolezza perché i luoghi siano macchine straordinarie per creare uguali opportunità.
Non basta applicare norme e leggi, occorre la passione per l’accessibilità.
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La passione quella che mi ha insegnato Gianni Rodari
http://frasisulleducazione.altervista.org/la-passione-vita-di-gianni-rodari/
“…intendo per “passione” la capacità di resistenza e di rivolta; l’intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di “sognare in grande”; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com’era prima; il coraggio di dire di no quand’è necessario, anche se dire di sì è più comodo; di non “fare come gli altri”, anche se per questo bisogna pagare un prezzo” La passione per l’accessibilità che solo attraverso i luoghi e le città che voi progettate e realizzate può contaminare ancora altri luoghi e altre città.
TUTTI I LUOGHI PER TUTTE LE PERSONE È UNA SFIDA, FATELA VOSTRA PERCHÉ SIA DI TUTTI!
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Immagini dal manifesto della Campagna Uildm “Muscoli di Cartone”
https://www.youtube.com/watch?v=YbQQ-nvWvwU
Grazie
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“…al diavolo tutto il resto, immaginiamo, anzi immaginiamoci per le vie delle città con il carrello della spesa come in un centro commerciale e voilà, tutto potrebbe diventare accessibile…” (Giorgio Raffaelli da “rottamiamo le barriere” Chiaroscuro n.0 – aprile 2009)
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