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Giffoni Daily 26 Agosto #Giffoni50

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MERCOLEDÌ 26 AGOSTO 2020 • ANNO 11 - NUMERO 6

ADOTTEREMO IL MODELLO GIFFONI


26 Agosto 2020

Manfredi: “Per il cambiamento indispensabili i giovani” Il Ministro alla Impact parla della ripresa delle lezioni in presenza a settembre, delle novità in arrivo con le lauree abilitanti e della revisione dei percorsi: un rinascimento che passa per la trasversalità dei saperi e la contaminazione La trasversalità dei saperi, la contaminazione come strumento per un nuovo rinascimento italiano che non tradisca il patrimonio di valori su cui si fonda l’Italia ma che pratichi il cambiamento. E’ una specie di manifesto quello che Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca, presenta a Giffoni. Una sfida ambiziosissima perché, se attuata, potrebbe rivoluzionare uno dei pilastri su cui si fonda il nostro Paese, quello della formazione e delle competenze, viatico per la realizzazione di sé e quindi per la costruzione delle comunità. Certo, ci sono le contingenze, quelle legate al Covid-19, alla ripresa delle attività universitarie. Su questo il Ministro Manfredi ha utilizzato il piglio concreto dell’ingegnere. C’è un’organizzazione alla base e c’è un’idea: vedere nella ripresa delle attività accademiche in presenza un seme di

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26 Agosto 2020 futuro. Lo ha detto appena arrivato alla Cittadella del Cinema di Giffoni. Ad accoglierlo il direttore Claudio Gubitosi, che ha fortemente voluto la sua presenza in occasione di #Giffoni50, il sindaco Antonio Giuliano, il presidente dell’Ente Autonomo, Pietro Rinaldi, il consigliere di amministrazione Alfonso Andria. “A settembre – ha dichiarato il Ministro - riprendiamo in presenza ed è questo il risultato di un lavoro organizzativo molto intenso. Avremo il riempimento al 50% delle aule con un’integrazione tra didattica in presenza e didattica a distanza. Ovviamente ci sarà distanziamento e utilizzo della mascherina in aula. Il nostro obiettivo è privilegiare le matricole perché dobbiamo dare loro la possibilità di capire come si frequenta un’università. Per i più grandi ci sarà maggiore didattica a distanza. Ovviamente, abbiamo avuto grande attenzione per le tecnologie con il cablaggio di tutte le aule. Questo consentirà di seguire le lezioni anche a tutti gli studenti stranieri che per le limitazioni negli spostamenti non potranno essere in Italia. Riaprire in presenza è un momento importante, riportare gli studenti in aula significa iniziare a mettere un seme di futuro.

E’ vero che stiamo affrontando un momento difficile ma anche straordinario, un’opportunità di cambiamento dell’umanità, un momento in cui è possibile ripensare la nostra società. Per farlo serve la creatività dei ragazzi, la coesione delle comunità, il contributo fattivo delle università, proprio come è stato nella fase dell’emergenza”. Le difficoltà nei mesi di lockdown non sono mancate. Di questo il Ministro Manfredi è consapevole: “Non posso negare- ha continuato - che chi si è trovato in questa situazione quest’anno ha avuto un danno, però dobbiamo fare di tutto perché questa difficoltà

possa rappresentare un’opportunità. E per fare questo stiamo mettendo in campo iniziative importanti come prevedere di poter tenere i tirocini a maggior distanza dalla data della laurea rispetto a quanto accade oggi. Ci impegneremo al massimo sulle opportunità del post lauream per dare ancora maggiori possibilità ai ragazzi”. E il timore fondato era rappresentato dal possibile crollo delle immatricolazioni legato proprio alla pandemia. Siamo ancora in una fase embrionale, ma per il Ministro Manfredi ci sono buone possibilità che il crollo di iscrizioni non ci sia, ma si verifichi solo una limitata flessione: “Questo è un aspetto – ha detto – che mi ha molto preoccupato. Per questo abbiamo fatto uno sforzo enorme come governo e come università per un forte investimento sul diritto allo studio, riducendo le tasse e aumentando le borse di studio e prevedendo, insieme alle Regioni, altre facilitazioni sui trasporti e sugli alloggi. I risultati ci stanno dando ragione. Potremo avere un bilancio completo ad ottobre, ma i primi dati sono rassicuranti. Si tratta di numeri che non ci fanno spaventare, anche al Sud. Tutto il Paese sta rispondendo bene. Le famiglie hanno capito che oggi per il futuro dei loro ragazzi serve competenza. Stiamo dimostrando di aver dato una risposta concreta. Avremo un anno accademico faticoso, certo ma gestito in sicurezza e potato avanti con grande impegno”.

E poi la ricerca, croce e delizia italiana. Il talento non manca, spesso a non esserci sono le opportunità. Ma l’Italia ci deve essere, come sta accadendo sul fronte della sperimentazione del vaccino anti-Covid: “Il Ministero dell’Università e della Ricerca – ha spiegato Manfredi - è molto presente e sostiene la sperimentazione con il progetto Spallanzani, sia economicamente che strutturalmente, come accade per tutte le iniziative italiane per nuovi vaccini e nuovi farmaci. Dovevamo necessariamente avere una via italiana al vaccino, anche per avere una sovranità sia sul versante sanitario che su quello della ricerca. Sosteniamo anche il progetto Oxford dove pure c’è una presenza italiana. Il nostro Paese perciò sarà in pima linea per la vaccinazione e lo sarà grazie al

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26 Agosto 2020 grande impegno dei ricercatori italiani. Questo è un esempio di come la ricerca possa realmente aiutare le persone, è un buon insegnamento per il futuro”. Il confronto, poi, si sposta in sala Blu per la Giffoni Impact. E’ un alternarsi di domande, di spunti e di riflessione. Davvero interessanti le domande formulate al Ministro che non si risparmia. Il tema del Covid-19 c’è sempre ma diventa l’occasione per parlare di futuro, per vedere un’opportunità, come una luce nelle tenebre della pandemia: “La nostra università – ha spiegato il Ministro Manfredi - ha mille anni di storia ed ha attraversato epidemie e catastrofi ed è ancora qui. Ci sono valori immutabili, quello della conoscenza, libera ed aperta, che ha consentito all’uomo di evolversi. Il valore della conoscenza è il senso della comunità, del superamento delle barriere e dei confini. Il sapere come fattore di inclusione, di riscatto. Poi c’è la capacità di adattamento che l’università deve avere per rispondere alle esigenze di una società che muta velocemente. Dobbiamo

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essere, perciò, capaci di mantenere inalterati i nostri valori fondanti, ma bisogna farlo nel cambiamento. Non è facile. Saper cambiare ha un grande valore perché significa esser dotati di coraggio. Dobbiamo contribuire a costruire una nuova società. In questi mesi abbiamo visto come possono cambiare cose che sembravano immodificabili. L’università deve essere l’anima del cambiamento. Ma su questo punto sono molto fiducioso”. L’università che cambia passa anche per provvedimenti nuove, proposte di legge e su questo il Ministro Manfredi ha le idee chiare: “Siamo in fase di redazione del nuovo Programma nazionale per la Ricerca 2021/2027 – ha detto il Ministro - Per la prima volta facciamo una consultazione pubblica online aperta fino all’11 settembre. Ho deciso di seguire questo iter perché è giusto ascoltare le idee di tutti. I settori più importanti su cui dobbiamo puntare sono quelli delle tecnologie digitali che significa big data, sicurezza informatica, blockchain, ma anche il tema energetico e quello dell’intelligenza artificiale. Tutto in maniera trasversale ed in una logica di contaminazione. Dobbiamo dare il giusto valore alle scienze sociali e umane. Perché il tema oggi è come deve essere fatta la nostra società e questo è un lavoro che spetta ai filosofi, ai sociologi, agli umanisti. Il cambiamento è nella conoscenza e la conoscenza è trasversale sempre”. Poi ci sono i provvedimenti da implementare: “Credo molto nelle laurea abilitanti – ha spiegato - Per questo, alla ripresa dei lavori, presenterò un progetto di legge specifico in Consiglio dei Ministri. Lo abbiamo fatto per la laurea in medicina in periodo di lockdown. Ora i tempi sono maturi per farlo in maniera più organica. E poi vorrei dare vita ad una revisione dei percorsi universitari. Poi c’è la partita dei ricercatori e dei dottorati con la previsione di aumentare tangibilmente le posizioni da aprire. Infine, i percorsi formativi. Esperienze come Giffoni possono tranquillamente entrare nei percorsi formativi degli studenti. Questo sarebbe possibile proprio attraverso una revisione dei percorsi universitari. Anzi, dico che il modello Giffoni è un po’ quello che adotteremo”. La chiusura è un inno alla speranza: “Abbiamo bisogno di un nuovo rinascimento - ha concluso il Ministro - Siamo in un fase di cambiamento e bisogna riuscire a guardare al di là del proprio perimetro. Ci credo fortemente. Spero di riuscire ad imprimere questo cambiamento, ma dobbiamo riuscirci insieme con uno sforzo collettivo. Dobbiamo dare ai giovani il meglio possibile. Così li si forma, dando loro grandi opportunità. Io vengo da un piccolo di provincia, la mia famiglia non ha una tradizione accademica. Ho fatto il rettore e sono arrivato ad essere ministro. E’ chiaro, perciò, come per me il tema delle opportunità sia centrale. Ed è quello vorrei lasciare come traccia di questa mia esperienza di governo: aver creato nuove opportunità”.


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“La rinascita? Parte proprio dai ragazzi” Domenico De Maio (ANG): “In un docufilm le storie di chi ha inseguito i suoi sogni”

“Vedo in queste piazze uno sguardo ricco di luce”. Esordisce così Domenico De Maio, direttore generale Agenzia nazionale per i giovani, nei primi minuti del docufilm #OggiProtagonistiTutti, presentato a #Giffoni 50 alla presenza dei giovani partecipanti della sezione Impact. Trenta minuti

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di sogni e speranze raccontati in un viaggio pre Covid da Torino a Palermo, andati in onda su Rai2 e disponibili anche sulla piattaforma RaiPlay. Realizzato da una squadra di videomaker di Fanpage, il video nasce da un’iniziativa promossa dall’Agenzia nazionale per i giovani, dal Dipartimento per le pari

opportunità e dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri, per avvicinare i giovani alle istituzioni. Cinquecento storie e quattro storyteller, gli ingredienti di un progetto innovativo “che vuole mettere i giovani al centro – ha spiegato De Maio – Non coinvolgerli in una fase come quella che stiamo vivendo, strettamente legata al concetto di ripartenza, è decisamente impossibile. Anzi, la loro partecipazione è fondamentale per riscrivere le regole. Anche perché siamo di fronte a un Paese che ha tanti bisogni diversi. E tra questi c’è un’Italia che non vuole andare via. Vuole partire per fare esperienza, ma vuole anche tornare a casa con la propria formazione, recuperando le proprie radici e le proprie specificità”. Non a caso, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos, l’ottanta per cento dei giovani è disponibile a fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero nonostante il lockdown, perché sanno che è un’esperienza imperdibile per implementare il proprio bagaglio di conoscenze e per aprire la loro mente. Dati che sembrano trovare conforto anche in una ricerca realizzata


26 Agosto 2020 dal Ray (“Research-based Analysis and Monitoring of European Youth Programmes”), per le Agenzie Nazionali europee, secondo cui l’80% dei ragazzi che partecipa a programmi europei ritiene di avere maggiori chances lavorative. Tra sorrisi ed esperienze nel mondo del volontariato e del sociale, spunta anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, rivolgendosi ai giovani protagonisti del video, sottolinea: “Alle volte occorre attraversare il sacrificio per realizzare in propri sogni”. Un monito quanto mai attuale. Il tour presentato a Giffoni è stato effettuato l’estate scorsa a bordo di un truck itinerante che ha toccato dieci città italiane per informare i più giovani delle mille opportunità a loro disposizione, dal servizio civile all’Erasmus Plus, passando per il Corpo europeo di solidarietà, il bando Fermenti e il network ANG radio. Giunto alla seconda edizione, quest’ultimo coinvolge 1700 ragazzi con oltre cento presìdi in diciotto regioni e quaranta province italiane. “Questi giovani sono i nostri ambasciatori sul territorio e ci aiutano ad accorciare le distanze con Bruxelles – ha continuato De Maio – Come mi capita spesso di dire, è fondamentale ripartire dalle storie. E quale strumento migliore della radio per farlo e per coinvolgere un target particolarmente sensibile a questi linguaggi”. De Maio è rimasto, ancora una volta, piacevolmente sorpreso dal format di Giffoni: “Qui si respira un segnale di speranza e di rinascita. E’ un luogo speciale dove è possibile immaginare una ripresa reale e concreta. Proprio a partire dai giovani, che sono la nostra forza e il nostro motore”. Dopo aver incontrato migliaia di giovani nelle piazze italiane, “abbiamo l’opportunità di poter trasferire le loro esperienze, quei modelli positivi a cui ispirarsi”, ha continuato De Maio prima di presentare i risultati del bando 2020 del network Ang inRadio. Obiettivo del progetto è amplificare le iniziative dell’Agenzia legate alle politiche giovanili, informare e ascoltare i giovani.

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“Oltre i giganti” Nasce Giffoni Entertainment

La Factory del cinema di Giffoni Opportunity realizzerà prodotti cinematografici dedicati ai ragazzi grazie al giusto mix di arte e innovazione Un Don Chisciotte poetico che guarda al futuro e che si riscopre “amico” dei suoi nemici di sempre: i mulini a vento che intanto sono diventate pale eoliche. Si tratta del Don Chisciotte di “Oltre i Giganti”, corto prodotto da Giffoni Innovation Hub in collaborazione con Eni che dà vita ufficialmente a Giffoni Entertainment. “L’idea di dar vita a Giffoni Entertainment – ha spiegato Jacopo Gubitosi, Strategy Manager Giffoni Opportunity – è nata da una consapevolezza: dialoghiamo con tutte le majors nazionali e internazionali da

sognano il loro futuro immaginano il cinema”. “Questo corto – ha continiuato il produttore esecutivo Francesco Paglioli – è nato grazie alla collaborazione con Eni strettamente legata alle tematiche ambientali. Verde Giffoni è un percorso filosofico, umanistico con una sfida importante: rispondere alle esigenze di un futuro più sostenibile. Il tutto parte da un questionario, una survey fatta da Giffoni Innovation Hub sulle tematiche ambientali a cui hanno collaborati circa 500 ragazzi. Due

del caso. “Il coinvolgimento dei ragazzi – ha sottolineato Luca Tesauro, Ceo e Co-Founder di Giffoni Innovation Hub – è stato fondamentale e rispecchia bene lo stesso spirito di Giffoni visto che Giffoni ha usato il linguaggio del cinema per far ragionare i ragazzi anche su tematiche difficili ora scende in campo. Da vetrina del cinema di qualità diventa factory di cinematografia pensata sempre per il target dei giovanissimi. Un target importante che punta al futuro. Il tutto poi con l’ausilio delle nuove tecnologie”.

decenni e proprio nello scorso anno con il gruppo del Giffoni Innovation Hub ci siamo interrogati sul perché Giffoni non avesse ancora un dipartimento specifico che potesse realizzare prodotti cinematografici per l’Italia e l’estero. Ecco come nasce Giffoni Entertainment, una realtà innovativa al cui interno sono realizzate anche tutte le attrezzature, dai droni alle rover cam in poi. Il tutto dando spazio ai giovani registi, giovani attori e in generale giovani che quando

delle domande, in particolare, erano mirate a trovare lo spunto per la sceneggiatura. Una volta trovata la scintilla creativa abbiamo coinvolto Marco Renda, come sceneggiatore e regista e che eravamo certi avesse la sensibilità adatta. Una sensibilità vicina all’animo di Giffoni”. Un prodotto che ha visto anche la collaborazione di Fabio Ferro e altri partner tra cui Panatronics e Digital Cinema Crew che è stato girato ai tempi del Covid19 con tanto di mascherine e sanificazioni

“Il neonato brand Giffoni Entertainment – ha concluso Paglioli – è, in parole semplici, il braccio cinematografico di Giffoni Opportunity che raccoglie idee, sceneggiature e gli dà vita. È un po’ la realizzazione di quello che da 50 anni a questa parte è lo spirito di Giffoni. Uno spirito creativo che si concretizza. Ecco perché il corto parteciperà, come primo prodotto targato Giffoni, ai maggiori festival di cinema, in Italia e nel mondo, dedicato ai ragazzi”.

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“La spesa che sfida” di Altroconsumo e l’alimentazione sostenibile Il progetto che fornisce gli strumenti per comprendere quando un prodotto è sostenibile Sapete come si scongela correttamente un alimento? E come gestire il vostro frigo? Sapete anche quanta acqua ci vuole per produrre il vostro succulento hamburger? Non date per scontato la risposta, poiché potreste avere delle sorprese, come quelle che hanno avuto i ragazzi della Masterclass Impact e del Dream Team durante l’incontro dedicato alla “La spesa che sfida”, progetto finanziato dal Ministero dello sviluppo economico che vede protagonista Altroconsumo, in sinergia con Asso-Consum e Casa del consumatore. In sala

accrescere la consapevolezza di quel che mangiamo e di come viene prodotto”. Via libera quindi all’interessante e divertente test al quale i ragazzi della Masterclass Impact e del Dream Team hanno risposto, in una minisfida interattiva che ha permesso loro di capire gli errori compiuti durante la loro spesa. “Quando si parla di alimentazione sostenibile bisogna comprendere tanti altri aspetti, dal benessere degli animali al fenomeno del caporalato, ovvero dello sfruttamento delle maestranze – ha spiegato Braga – Un alimento

incidere maggiormente sono la conversione del suolo e il processo produttivo in sé, che lievita sensibilmente in caso di allevamenti intensivi di bovini. Basti pensare che di carne rossa, in Italia, se ne consumano ben 38 kg a persona. Una quantità altissima, che non solo pregiudica la nostra dieta ma anche l’ambiente”. E, ancora: “Gli imballaggi vanno sicuramente ridotti, ma non vanno però demonizzati – ha concluso la responsabile di Altroconsumo – Pensiamo solo che un imballaggio riesce ad aumentare la vita di un alimento, che altrimenti magari

Valeria Riccardi responsabile Altroconsumo della Campania mentre in collegamento era presenta Franca Braga, responsabile area Alimentazione e Salute di Altroconsumo. “I giovani sono lo scrigno prezioso del nostro futuro – ha esordito Riccardi – È importante abbiate le idee chiare. Qui a Giffoni la prima tappa del progetto che poi sarà diffuso su più larga scala fino al prossimo ottobre. Obiettivo principale è quello di

è sostenibile nel momento in cui è sostenibile tutto il processo. Non dobbiamo considerare solo il prodotto finito ma tutta la sua storia, dal campo al nostro piatto. Dire che io mangio sostenibile perché compro a chilometro zero e tolgo imballaggi eccessivi non è corretto”. Diversi i dati snocciolati dall’associazione a tutela dei consumatori. “Il 26% delle emissioni globali di gas serra sono dovute alla produzione di cibo – ha avvisato Braga – Ad

verrebbe gettato via. In quel caso la plastica o un imballaggio possono avere un utilizzo davvero vantaggioso. Da un’indagine in vari Paesi europei si evince che la mancanza d’informazione è un enorme problema. L‘etichettatura è una valutazione da fare a livello europeo, se non mondiale. Dobbiamo iniziare a lavorarci, ma se veramente vogliamo parlare di una spesa sostenibile serve dare ai consumatori gli strumenti adatti”.

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Ludovica Martino a #Giffoni50: “Usate il filtro responsabilità” La giovanissima attrice con gli occhi innamorati sul mondo tra studio, determinazione e “un set di valori imprescindibili” da difendere e condividere Con i piedi per terra, i sogni grandi a tenerle compagnia e il coraggio di difendere una semplicità autentica e contagiosa. Ludovica Martino a #Giffoni50 è dolcezza, fierezza e eleganza. Occhi innamorati sul Mondo, grinta e audacia lungo la strada di quella passione che le ha cambiato la vita: il suo pezzo di libertà da difendere e quell’amore per il cinema custodito come il più prezioso dei sogni. “Il sabato pomeriggio invece di uscire a divertirmi andavo a scuola di recitazione – ha raccontato - poi mattoncino dopo mattoncino ho cominciato a vivere di questo”. Con le idee chiare, perché recitare è quella “carezza sul cuore” per vivere meglio. “Non sono stata fortunata come qualche mia collega, non mi hanno notata in palestra o mentre passeggiavo in centro – ha continuato Ludovica Martino -. Me la sono andata a

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cercare la mia opportunità, ho studiato e ho cercato un’agenzia. Sbagliando si impara e dopo nove mesi ho finalmente ottenuto il mio primo ruolo”. Se avesse ascoltato i suoi genitori, oggi sarebbe un medico: “Ho cominciato a studiare recitazione a quattordici anni, i miei genitori non erano d’accordo – ha spiegato ai juror -. Non pensavo sarebbe diventato il mio lavoro, era semplicemente la mia più grande passione. Il patto è stato quello di non fare provini e non avere agenzie fino ai diciotto anni, quando appena maggiorenne ho superato il mio primo provino i miei genitori erano disperati ma poi se ne sono fatti una ragione”. Testarda, caparbia, senza grilli per la testa. “I miei genitori avevano paura di questo mondo, pensavano potessi perdermi in una gabbia dorata – ha continuato -. Sono sempre stata molto responsabile ma non si sa mai cosa può succedere, adesso raccolgo i frutti di un duro lavoro e anche loro sono entusiasti di me”. Eva della serie Skam – Italia di Ludovico Bessegato l’ha consacrata al grande pubblico: “È il personaggio al quale sono più affezionata, inevitabilmente. L’ho sentito addosso, mi ha accompagnato per quattro stagioni e il tempo ha costruito quel legame sottile ma intenso che mi ha portato ad amarlo e cercarlo”. Esuberante, istintiva e coraggiosa come lei: “Eva mi somiglia. La sua timidezza, la sua insicurezza e poi quell’evoluzione, quel coraggio e quella grinta. Il conoscerla così da vicino ha generato più punti di contatto e unione – ha spiegato -. Con Eva ho rivisto un po’ la mia adolescenza, oggi i ragazzi sono diversi. Sono molto più svegli, io ero completamente controllata dai miei e a tredici anni al massimo andavo a mangiare un gelato nel pomeriggio con le mie amiche. Adesso la tecnologia li divora, vivo di riflesso questo nuovo approccio perché mio fratello ha sedici anni e tocco con mano quanto sono inclusi nell’era social. Hanno il mondo in mano, lo tengono a portata di click, ed è un’arma a doppio taglio ecco perché cerco di misurare ogni singolo contenuto dei miei social. Ho un set di valori miei e stanno ben saldi lì, se posso regalare una parte di quell’educazione che i miei genitori mi hanno trasmesso andando controcorrente lo faccio”. Giovanissima ma già capace di difendere con determinazione quella discrezione e quell’equilibrio necessari a non perdere di vista l’obiettivo. “Tutto quello che posto è spontaneo e naturale, ma pensato – ha confidato ai jurors che le hanno chiesto di raccontare il suo rapporto con i social -. Tutto è filtrato dal mio filtro, quello della responsabilità. Ho un forte senso del dovere, non mi


26 Agosto 2020 posso permettere di veicolare messaggi sbagliati, ho un pubblico di giovani che mi segue che non deve essere forviato. A sedici anni sei una spugna e assorbi tutto, il social è talmente veloce ma allo stesso tempo può essere pensato e ragionato. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, sto attenta, non mercifico nulla e soprattutto non tradisco i miei valori”. La ragazza della porta accanto, romantica sognatrice e tenace realista allo stesso tempo. “Non smettete di sognare mai, è ovvio, ma studiate – si è raccomandata - Se veramente volete fare questo lavoro iniziate a sfruttare il vostro talento, ma apritevi alla conoscenza alla curiosità, al sapere”. È una delle protagoniste del film per Netflix Sotto il sole di Riccione, omaggio al cinema balneare anni ’80 di Carlo Vanzina e la troveremo nelle sale cinematografiche con Security di Peter Chelsom. Attenta a ogni piccola sfumatura, osservatrice instancabile, è la sceneggiatura ad affascinarla in tutte le sue sfaccettature. “Mi affascina il mondo della sceneggiatura, la magia di un progetto riuscito sta tutto lì: tutto quello che viene dopo è fondamentale, il cinema è una macchina immensa, ma se c’è una sceneggiatura forte la magia è amplificata – ha continuato -. Quando arriva un progetto scritto bene sento le farfalle nello stomaco, mi innamoro e mi illumino”. E in un posto come Giffoni, dove la passione è il colore più intenso, Ludovica Martino ha trovato quel posto felice dove credere nel bello è ancora possibile: “Io continuo a camminare con umiltà alla ricerca di quella felicità che

solo questo mestiere riesce a darmi. Voi siete fortunati, credete sempre nelle vostre capacità. Curiosate in questo posto meraviglioso che ci ospita. Credete in voi stessi, non possono farlo gli altri”.

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Parole, storie e immagini: Jublin e Ponti a #Giffoni50 I due autori protagonisti della masterclass Cult al convento San Francesco Diceva Anatole France che non esiste magia pari a quella delle parole. E di parole si è parlato e si continuerà a parlare nei prossimi giorni con Andrea Jublin e Marco Ponti, protagonisti della masterclass Cult. “Dalla parola scritta a quella recitata” è’ il titolo delle quattro lezioni affidate a Jublin, regista, attore e sceneggiatore, autore di un cortometraggio, Il supplente, che ha ricevuto una nomination agli Oscar 2008. “Dal racconto per immagini al racconto di immagini” è invece il tema delle lezioni di Ponti, sceneggiatore, regista e scrittore, che ha diretto il famosissimo Santa Maradona, vincitore di due David di Donatello. “Cercherò di dare una infarinatura generale ai giffoner – ha spiegato Jublin – Nello specifico parlerò di sceneggiatura, di come si scrive una scena, di come si gira e di come si recita”. Ma che cos’è una storia e, soprattutto, come nasce? “Se la vedi da vicino si perde la magia – ha commentato Ponti – Per scrivere una storia occorre essere in ascolto con il proprio mondo interiore, che è molto vicino al mondo dei sogni, perché affonda le sue radici nelle paure, nei desideri, nelle aspettative, nei dubbi che fanno parte di ognuno di noi.

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La domanda da porsi è: come faccio a portare questa storia agli altri? Ecco, in questo senso il narratore è colui che va in un posto immaginario e poi racconta agli altri quello che ha visto, perché a lui sono affidate le infinite rappresentazioni della realtà. Chi scrive ha molto in comune con chi forgia uno strumento utile – ha continuato – Una storia non è un lusso, ha il potere di salvarti la vita, come un salvagente quando stai affogando. Diventa un qualcosa si indispensabile se è ben realizzata”. Sia Jublin che Ponti sono ormai di casa a Giffoni. “Qui è tutto bellissimo – ha detto Jublin – I ragazzi sono svegli, appassionati, hanno voglia

di imparare e ti riempiono di entusiasmo”. Per Ponti il festival “è uno dei luoghi più belli dove un narratore possa stare. Il grande rischio è quello di annoiarsi altrove, dopo aver vissuto un’esperienza così”. La fascinazione sembra reciproca, visto che i giffoner hanno ascoltato con grande interesse la testimonianza dei due autori, affollando le sale del convento San Francesco. “Forse alla fine di questa esperienza non diventeremo né sceneggiatori, né registi e né attori – ha raccontato una ragazza – però una cosa è certa: la nostra sensibilità e la nostra scrittura saranno più ricche”.


26 Agosto 2020

Giffoni è un regalo inaspettato Il regista Carlo Sironi e Claudio Segaluscio a Masterclass Cult “Giffoni è un regalo inaspettato. Siamo felicissimi, già solo per l’idea di vedere il nostro film proiettato in una sala e percepire tanto entusiasmo dai ragazzi”. È un legame inscindibile quello tra Giffoni Film Festival e Carlo Sironi, considerato tra i migliori registi esordienti, protagonista della masterclass Cult. “Sono molto legato al Festival, ci ho portato il mio primo cortometraggio in assoluto, Sofia, selezionato nel 2009”, insiste Sironi durante il dibattito con i Giffoners, dopo la proiezione di “Sole”, il suo primo lungometraggio, presentato in oltre 30 festival internazionali. In sala con lui anche il giovanissimo attore Claudio Segaluscio, nelle vesti di Ermanno, un ragazzo che passa i suoi giorni fra slot machine e piccoli furti, fin quando Lena arriva in Italia dalla Polonia per vendere la bambina che porta in grembo e poter iniziare così una nuova vita con lui, costretto a fingersi padre, per permetterne l’affidamento. “Il Festival per me è un’emozione assurda, essere qui con tutti questi ragazzi interessati al cinema è unico”, sottolinea Claudio, con la sua mascherina da Superman. Una storia costruita partendo dalle emozioni. Due microcosmi, Lena ed Ermanno. Due solitudini, due alienazioni. Un lungometraggio girato in formato quattro/terzi, quasi a focalizzare le singole identità. “Non intende esprimere claustrofobia, ma è pensato in senso classico – afferma il regista Sironi – Volevo tornare ad una grammatica asciutta del cinema anni ‘50, con tono e stile riconoscibili. È un film sui personaggi, girato all’interno: ho preferito un formato che rendesse semplice il linguaggio”. Personaggi alienati, chiusi in se stessi, tristi: “All’inizio ero perfetto per il ruolo, perché il carattere di Ermanno era parte di me in passato, come il menefreghismo

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e il farsi passare le cose addosso. Ero bloccato – continua l’attore protagonista – Abbiamo provato per 6 mesi estenuanti e faticosi per tirare fuori le emozioni”. Sulla musica, quasi assente nel film, si è contrata la platea, stimolando l’autore con continue sollecitazioni. Un vuoto sonoro in cui emerge il dialogo, in un’idea stilistica di fondo improntata al minimalismo. “Il tentativo era di estraniarsi dalla realtà, di allontanarsi dal realismo del film che, in realtà, racconta una storia molto reale. Mi piaceva il tema della maternità e della paternità, non tanto concentrandomi sulla maternità surrogata, talmente spinosa e

un’unitarietà emotiva. Non sempre bisogna farsi troppe domande, troppi perché”. Una lectio intensa sulla produzione cinematografica, su quel “fare film che diventa un bivio continuo”. “Sono molto riservato – confessa Sironi - l’importante è creare un grande rapporto con gli attori: i film si fanno prima, parlando. Sul set non ci dicevamo niente, poche indicazione, chiare e precise. Inquadrature tutte scritte ed inviate al direttore della fotografica. Mi piace immaginare le cose prima di avere la location, senza farmi piegare dalla realtà, immaginando la scena libera. Così ci siamo concentrati su due

conflittuale – dichiara Sironi – Simmetria e rigore estetico. Abbiamo cercato di fare un lavoro nella direzione opposta, di non cedere all’estetica, alla bellezza. C’è talmente tanta solitudine all’inizio del film che volevo che lo spettatore la avvertisse, perché è una sensazione che esiste. Desideravo che lo spettatore l’avvertisse e trasmettere

personaggi in una storia d’amore piena di pudore. Ben 5 stesure, le prime due erano quasi altri film: c’era la voglia di mettere tutto, poi ho capito che non funzionava, così ho tolto, forse anche troppo. Simmetria, non volevo estetizzare troppo, non avere immagini troppo simili a se stesse. Estrema ricerca della pulizia, che è a volte è bellezza”.


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Orazi ai giffoner: in un artista cerco lo sguardo che buca lo schermo Nel corso della Masterclass Cult arriva anche il saluto e il ringraziamento di Gubitosi ai ragazzi Cosa fa un talent agent? A soddisfare la curiosità dei giffoner della masterclass Cult è Daniele Orazi, agente, tra gli altri, di Monica Bellucci, Luca Marinelli, Alba Rohrwacher e Claudio Amendola. Orazi racconta il suo mestiere e se stesso. E conquista i ragazzi con la sua schiettezza: “Al netto del talento – rivela – nella scelta di

Rappresentare un artista vuol dire accompagnarlo nella sua carriera”. E fa notare che “il percorso inizia senza un contratto, perché in Italia il nostro lavoro non è riconosciuto giuridicamente”. In ogni caso, un agente “usa due vie: la tutela dell’artista e la promozione. Tutela perché se è vero che sceglie insieme all’artista, a volte fa una selezione

si sceglie di lavorare con persone che ti somigliano. A volte – confida ai ragazzi - ho fatto una scelta in cui l’aspetto umano ha prevalso su quello artistico, soprattutto per i giovani”. E se conferma che ci sono scuole “più attenzionate rispetto ad altre”, ammette pure che “non ci limitiamo solo a quello: io ho lavorato con persone famosissime

un artista io considero altri due elementi: lo sguardo che buca lo schermo, ovvero un’espressione che nasconda anche un dramma, e la cazzimma”. Il racconto inizia da lontano: “Quando facevo il modello, la mia agente mi chiese di darle una mano. Iniziai facendo il volontario per un anno abbondante e così mi sono accorto che il mio talento vero era quello”. Perché, dice, quello del talent agent “non è un lavoro che si insegna, non c’è una vera e propria scuola”. Ma cosa fa precisamente un agente cinematografico? “Ci sono vari tipi di agente. Uno come me rappresenta artisti, quindi attori, registi, sceneggiatori, direttori della fotografia, ma anche scrittori che hanno scritto un libro e vogliono realizzarne un film – spiega Orazi -

a monte del lavoro che arriva all’artista”. Poi, naturalmente, c’è la tutela economica: “Una volta che un attore ha vinto un provino inizia una trattativa”, una sorta di “tira e molla con la produzione per ottenere il più possibile per il proprio talent”. Dopodiché c’è la firma del contratto e poi la gestione delle fasi del set. La curiosità dei giffoner si spinge fino a voler conoscere i segreti di un buon self tape e i retroscena del rapporto tra agente e artista. “Nella scelta io parto dal talento – spiega Orazi - poi sono molto curioso di conoscere sempre di più l’artista. Spesso nasce un rapporto molto stretto tra agente e rappresentato. Non ci si limita a parlare delle sceneggiature o della strategia, ma le nostre vite si incrociano. A volte si diventa amici anche perché spesso

che non provengono da questi percorsi. Può succedere anche che si resti colpiti da un self tape di persone che non hanno mai ancora studiato”. Nel giorno in cui parte la masterclass Cult, coordinata da Manlio Castagna, arriva ai ragazzi anche il benvenuto e il ringraziamento del direttore Claudio Gubitosi. Che saluta i ragazzi con un amarcord che ripercorre la presenza a Giffoni di “personaggi impossibili” (da Truffaut a Gorbaciov) e il racconto dell’organizzazione del festival in tempo di Covid-19. “È stata una lezione anche per me, non credevo di avere tanta energia – dice - Ho avuto coraggio? No, determinazione”. E, nel confessare di aver visto la “fragilità”, racconta pure di aver risposto “con la libertà”.

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maggio

2020 giugno 2025

Un progetto del Gi oni Experience per il contrasto alla povertĂ educativa minorile

Campus

Basilicata Calabria Campania Sardegna Veneto Cantieri di narrazione


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Giffoner a lezione con lo chef Niko Romito In Cibum e Giffoni Film Festival insieme per una masterclass stellata Pronto un nuovo modello di nutrizione per ospedali e scuole Niko Romito (tre stelle Michelin in soli 7 anni) è stato il protagonista dell’incontro “Powered by In Cibum”, all’interno del percorso Impact, pensato per celebrare i 50 anni del Giffoni Film Festival. Il talk, in Sala Blu, è stato moderato da Paolo Vizzari gastronomo ed esperto di marketing territoriale ed era rivolto ai giovani giffoner di età compresa tra i 18 ed i 25 anni. L’evento formativo ha tracciato il profilo delle diverse professioni legate al mondo del food avendo come focus tematico i concetti cari a Romito: dal ruolo sociale di un cuoco moderno alla correlazione tra alimentazione e salute; dal cibo inteso come nuovo linguaggio fino al suo potere socio economico. Quattro asset che rappresentano anche la chiave di volta del percorso di chef Romito che ha portato a risultati importanti: ad oggi il suo gruppo conta 100 collaboratori, impegnati nei ristoranti tra Castel di Sangro, Roma e Milano senza considerare quelli impiegati nei ristoranti Niko Romito all’interno degli hotel Bulgari. Romito ha parlato del rapporto tra cibo e salute, di come trasformare un alimento rispettando le sue proprietà ed il suo patrimonio nutrizionale. Niko Romito ha preso parola parlando del suo percorso umano e professionale: «Vivevo a Roma, mi stavo laureando in Economia e Commercio, desideravo entrare nel mondo della finanza. Poi un lutto in famiglia.

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Mio padre gestiva una trattoria in Abruzzo ed è venuto a mancare. A quel punto ho deciso di trasferirmi per vendere e dare una destinazione a quell’attività. La mia vita è cambiata totalmente. Dopo pochi giorni all’interno del ristorante mi ero reso conto che c’era qualcosa che mi appassionava, quasi come una forza che mi legasse a quelle mura e a quel territorio. Quindi decisi di lasciare il mio progetto universitario per iniziare da zero la carriera di cuoco e gestore di un ristorante. Il percorso è stato molto lungo. Era il 2000, quest’anno festeggiamo vent’anni di attività. Ho deciso di iniziare questo lavoro senza neanche saper fare un ciambellone. Però c’era qualcosa che mi spingeva. I primi anni sono stati pieni di letture, prove, esperimenti, di studio, avviando una cucina domestica, quasi casalinga, piatti di montagna, semplici, che si trovano nelle trattorie locali. Poi ho iniziato a cambiare l’offerta gastronomica di allora. Cambiamenti non facili. Stavo cercando la mia identità». Non si è risparmiato neanche sulle nuove generazioni e sul tema legato al rapporto sanità-cibo: «Sono molto legato ai giovani – ha raccontato lo chef – Ho un centro di formazione, una scuola per i giovani e con i giovani. Ho creato format gastronomici gestiti e frequentati da ragazzi. La cucina è un linguaggio. Il mio modo di dialogare verso l’esterno. Alimentazione, stile di vita e impegno sono i tre pilastri per portare avanti


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un progetto. Tra l’altro fare attenzione all’alimentazione sarà una tematica sempre più importante per l’economica mondiale. Il 40% delle malattie nascono per malnutrizione. La spesa pubblica nel settore della sanità se ne va per curare questa malnutrizione. Il Covid ha accentuato molto queste tematiche portandosi dietro il discorso della sostenibilità, dell’ambiente, della buona alimentazione. Il Coronavirus ci ha fatto capire che mangiare è importante. Il sistema immunitario è influenzato da come si mangia. Per questo abbiamo avviato il progetto “Intelligenza nutrizionale” che nasce in collaborazione con il Dipartimento di Nutrizione de La Sapienza e il Cristo Re di Roma. Ci abbiamo lavorato per due anni, l’idea è di riscrivere il paradigma della ristorazione collettiva, cercando di dare un’offerta gastronomica che oltre ad avere una estetica e un gusto palatale migliori, si porti dietro anche valori nutrizionali importanti in ambito ospedaliero. Stiamo cercando di creare un modello che possa essere applicato anche a scuole e mense». In Cibum è la Scuola di Alta Formazione Gastronomica del Mezzogiorno d’Italia, situata nel cuore della Campania e dedicata alla formazione professionale nel settore enogastronomico sotto la

guida di chef stellati e dei migliori professionisti della cucina italiani e internazionali. «Guardando al mondo del lavoro ci siamo accorti che c’era un gap tra presenza di figure professionali e richiesta di mercato – ha spiegato Maria Guarracino di Incibum – Abbiamo cercato di formare figure altamente qualificate. Dopo un anno, molti dei ragazzi che abbiamo mandato in giro in stage sono rimasti e hanno ricevuto offerte di lavoro. Quello che auguriamo ai giovani è di trovare la strada giusta e seguirla nel modo migliore possibile». Grazie alla collaborazione con l’Agenzia per il Lavoro del Gruppo Fmts, specializzata nella ricerca di personale per il settore enogastronomico, la Scuola supporta tutti i partecipanti ai corsi professionalizzanti attraverso i servizi dell’Ufficio Placement, indispensabile per muovere i primi passi nel settore e trovare lavoro nel campo enogastronomico.

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La musica protagonista con Monte e Potente: “Mai arrendersi” Due donne del music business a confronto con i giffoner di Impact Nella seconda parte del festival riprendono gli incontri di Impact dedicati al mondo musicale. Questa volta due gradite ospiti, pronte a rappresentare e certificare l’intraprendenza e le capacità professionali e artistiche delle donne nel music business. I Giffoner hanno incontrato Francesca Monte, cantante e web star giffonese che da oltre dieci anni si fa strada nel mondo musicale con efficaci produzioni che oscillano tra la pop e la black music per toccare vette di elettronica cantautorale e sperimentale. Dopo importanti esperienze a X Factor e The Voice of Italy il percorso di Francesca arriva, oggi, a solcare i mari della maturità artistica accasandosi presso l’etichetta discografica inglese Rotbaum Records che ha da pochissimo pubblicato “Alièn”, un concept-EP nel quale esplora il proprio io attraverso un viaggio nello spazio e nel tempo e nei luoghi più remoti della nostra anima. Francesca Monte è un grande esempio per i giovani giffoner perchè incarna intraprendenza e passione, che unite alla perseveranza mostrano una donna forte. Durante l’incontro, moderato da Nicolò De Devitiis, è stato proiettato il cortometraggio che prende il titolo dall’Ep nel quale è possibile ascoltare i suoi nuovi brani

in un turbinio di immagini e colori che rispecchiano l’attuale anima dell’artista. “Non arrendersi mai suggerisce Francesca - sono sempre stata determinata e pian pian ho realizzato i mei sogni. Giffoni per me è uno scrigno con dentro le ali, qui nascono i sogni e poi le speranze prendono il volo”. In collegamento streaming da Milano invece c’è stata Sara Potente, A&R (Artists and Repertoire) di Sony Music Italy, precedentemente attiva nei Jungle Sound Studio di Milano (dove si riunivano le migliori band milanesi) e successivamente nella storica V2 records. Divenuta in pochi mesi punto di riferimento nazionale e internazionale dell’empowerment femminile nel music business, oggi è ambassador di Keychange, che come spirito e intenti, è molto vicina a Shesaid.so, altra organizzazione mondiale che lavora per portare un bilanciamento delle presenze maschili e femminili nell’industria musicale. “Il maschile è uno standard troppo elevato nel music business e dobbiamo essere capaci di “crepare” questo modello”. La conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, sia in ambito professionale che sociale, è un argomento sensibile che va discusso e, purtroppo, è ancora necessario affrontarlo per ri-

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equilibrare i ruoli, specie nelle professioni dove il maschilismo è prepotente. Con Gino Castaldo, storica penna di la Repubblica e speaker di Radio2, si entra nei dettagli del delicato ruolo che Sara Potente ricopre. “Un tempo andavo per concerti. Se gli artisti mi colpivano, li contattavo per iniziare insieme un percorso artistico e discografico. Oggi mi relaziono con loro via social oppure con piccole etichette indipendenti o con produttori che ho come riferimento. Ho lavorato con Nina Zilli, Verdena, Lo Stato Sociale Myss Keta ma in effetti quando Mahmood è entrato nel mio ufficio ho avvertito un carisma fortissimo che mi ha convinto che potevo puntare su di lui. Abbiamo fatto un percorso lungo quattro anni prima di arrivare a Sanremo e vincerlo con “Soldi” e poi raccogliere tutti gli altri risultati che oggi fanno di lui un grande della musica italiana. Il mio ruolo con lui è stato diventare il suo boost, ovvero punto di riferimento per aiutarlo a sviluppare il suo lavoro. Abbiamo incominciato a lavorare con autori più esperti e a creare un repertorio di canzoni che abbiamo pubblicato fino ad arrivare a Sanremo, ottenendo così grandi risultati, compreso il secondo posto all’Eurovision”. Attualmente è impegnata in un nuovo progetto Sony avendo preso le redini della storica Numero 1, etichetta fondata da Mogol e Battisti. Lo scopo è lavorare con i nuovi talenti e farli crescere. “Io credo nella formula delle 4 T: Talento, Team di lavoro, Tenacia e Tempistiche giuste che programmano il lavoro”. “Se le case discografiche, afferma Castaldo - sono state lente nell’accettare le novità e le innovazioni tecnologiche c’è da dire che il ruolo dell’etichetta è ancora importante per la “costruzione” di un percorso

di successo e per la commercializzazione della musica. “Gli artisti hanno bisogno di un editore – ha precisato la Potente - senza avere paura di snaturare e rendere commerciale la musica che avrà sempre un mercato pop e uno concettuale. Il ruolo della major è dare spazio a musiche che soddisfino tutti i gusti del pubblico”.

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Carmen Pierri, da The Voice a #Giffoni50 La giovanissima cantante salernitana ai giffoner: “Ho sempre sognato di entrare a far parte di questa bella famiglia” Sorridente e spigliata, tutta note e grinta: la giovanissima Carmen Pierri a #Giffoni50 per un incontro di sogni e emozioni. Cantare è il suo verbo preferito, la musica “quell’habitat naturale che profuma di vita” e Giffoni il posto felice “a pochi passi da casa”. Nata a Salerno, con il Sud sempre nel cuore, a The Voice of Italy ha portato la spensieratezza di una timida sedicenne alle prese con il sogno di riempire stadi e palazzetti. “Ho sempre sognato di far parte di questa realtà, di entrare nella grande famiglia di Giffoni – ha sottolineato -. Essere qui è motivo di orgoglio, un momento di crescita e confronto unico”. L’incontro con Gigi D’Alessio uno dei più fortunati

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della sua vita: “Ho cominciato a credere in me stessa solo dopo la vittoria di The Voice, è stato un passo importante – ha raccontato ai giffoner -. Volevo conquistare Gigi D’Alessio con la mia voce perché per me rappresenta il bel canto. Allora ci ho messo tutta me stessa, ma a lui è bastato la Carmen quella vera con le emozioni potenti. Quando abbiamo cominciato a studiare insieme quasi non ci credevo, vedere il mio idolo lì a pochi passi da me – ha continuato la Pierri -. Mi ha dato consigli su come stare sul palco, mi ha detto di non dare tutto e subito. Sono sempre stata abituata a dare il meglio di me dalla prima nota, mi ha detto

di farmi scoprire lentamente. Mi ha insegnato che l’emozione è la prima cosa per chi vuole fare musica, guardare il pubblico negli occhi”. Il trionfo insieme a D’Alessio le ha dato l’opportunità di farsi conoscere e apprezzare dal grande pubblico, un sogno realizzato che profuma ancora di immenso. “Non mi sono mai illusa, ho sempre cantato senza pensare ai numeri e a eventuali vittorie – ha spiegato -. Non mi ricordo niente di tutto quello che è successo prima delle puntate, entravo in un mondo parallelo. La sera della finale, come Cenerentola a mezzanotte sono dovuta scappare via. Dopo aver cantato sono rientrata in albergo


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ed è li che ho atteso il nome del vincitore. È stata una situazione strana, con me c’era mamma e parte della redazione. Sono scoppiata a piangere, poi questo viaggio così bello”. Nessun amuleto portafortuna per lei: “Con me porto solo la grinta, quella verace. Quella doc della mia Terra”. Disinnamorata dei social, appassionata di biologia, inglese e musica, nemmeno a dirlo. “Quando sognavo di cantare davanti a tante persone anche io avrei avuto bisogno di incoraggiamento e speranza – ha continuato -. Spero che la mia bella storia possa stimolare e entusiasmare. Non mi piacciono i social, non riesco ad appassionarmi più di tanto anche se provo ad essere presente il

più possibile. So che sono il pane quotidiano e che vengono usati come una sorta di diario di bordo ma io preferisco viverli i momenti più che immortalarli. Mi sento diversa dai ragazzi della mia età ma è più forte di me, anche perché quel mondo spesso è contraddistinto da odio e da leoni da tastiera che danno poco peso alle parole. Se so che l’offesa è dettata dalla gelosia mi lascio scivolare tutto addosso, se si tratta di una critica costruttiva mi fermo a pensare”. Con le idee precise in testa. “I talent non li ho mai visti come una cosa positiva ma ho sempre seguito The Voice perché credo sia l’unico a dare realmente importanza alla voce – ha aggiunto -. Non c’è trucco e non c’è inganno, i giudici pensano solo alla voce

e alle emozioni che trasmette. Il fatto che non credessi di vincere mi ha aiutato a vivere tutto con spensieratezza”. Nessun consiglio ai giovani giurati seduti incuriositi davanti a lei: “Non c’è una regola, non ci sono delle istruzioni, spesso tutto succede all’improvviso e tu devi solo lasciarti andare e cogliere le opportunità”. Un abbraccio fresco, immediato, semplice proprio come lei. “Non ho fan, sono tutti miei amici – ha concluso emozionata -. Ci confrontiamo, ci conosciamo, ci parliamo con semplicità, condividiamo musica e esperienze. Quando mi dicono che la mia storia ha dato loro quel pizzico di coraggio in più per credere nelle proprie passioni, sono felice semplicemente”.

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Laura Calabrese Generator +13 - giurata del Festival dal 2015 Giffoni Sei Casali DANIEL ’16 by Dimitris Koutsiabasakos (Greece, 2020, 99’) ppresenta Il Giffoni per me ra à di crescita una grande opportunit lture ed poiché unisce molte cu ilità ai inoltre offre la possib do di poter ragazzi di tutto il mon formative e fare esperienze molto per quanto stimolanti soprattutto cinema. riguarda il mondo del

la nostra realtà re lt o re a rd a u di g il film è quello re ia c n la to lu o v ltà particolari; a a h re e e u m d o d o n n o c so lm rincipale che se resentate nel fi p . p ra à lt a re Il messaggio p e u à o riformatori ed it L n . u ti m a o n c u rt in fo o i n isco siamo ragazz giate e che fin a is d i n io in quanto noi z a tu si gni anno. L’altra a o d i z o z n a o g g ra n i e d v e ia tina di ragazzi ch e finiscono cen v o d a id si parla infatti is N a ali, non avendo re e sa rr n e su p à i lt st a a re b e i, u o q o vicina a n bini vivono dun m a b e i z z a Una realtà molt g ra i d razione.Migliaia ig m m ’i ll e d a ll mangiare. a d o tt ia p realtà è que n u o en o spesso nemm lt o m e sa a c a neanche un

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n’altra n ‘intesa. U u ’è c ro lo to nque tra cappare tan ffrono e du s o s ro i e b b b m e a rr tr hé en sa e vo é tratta a Nadil poic ntani da ca o lo lt o o n m o a iv su 10,poich n v 0 li io 1 z a e è u ff q a i lm i fi a s niel si per il a fattori Nel film Da inano e non a il mio voto uccelli nell m iv li it g m n a o c fi n e in o d i s s n fora.I siderare e Nadil . di una meta nto Daniel cosa da con in a u u q q o ienamente in d .p o n o s c ta o li n ri b e s b te u is re p p m l , rap nale a molto quanto loro aginare il fi on un finale m c i im rt re fo ia c te s n o di la verame infatti decis tematiche a h ta is g re o diretti. Il sa dove son

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OGGI IN SALA

ROM In un vecchio complesso di appartamenti in attesa di demolizione, i residenti giocano d’azzardo nella speranza di poter guadagnare abbastanza per mantenere il loro appartamento. Ròm, 14 anni, lavora come allibratore per vivere e per mettere da parte i soldi necessari a ritrovare i suoi genitori nella regione centrale del Vietnam. Il rivale di Ròm è Phúc, un allibratore ambizioso. Nel disperato tentativo di ottenere più clienti, i bookmaker spesso ingannano i condomini. Quando Ròm scopre per caso che Phúc ha ingannato i residenti, spingendoli ad indebitarsi sempre di più, decide di aiutarli a scegliere un buon numero. Quando un numero dato da Ròm vince, Phúc perde tutti i suoi clienti. Gli inquilini vogliono scommettere in grande ma prima che possano piazzare le loro scommesse, Ròm sparisce. All’insaputa di tutti, Phúc lo ha rapito.

YOUNG JULIETTE La quattordicenne Juliette vive in campagna con suo padre e suo fratello maggiore. Quando Juliette era piccola, sua madre lasciò la famiglia per proseguire la sua carriera a New York; da quel momento, Juliette ha iniziato a ingrassare. Oggi non è obesa, ma è chiaramente la ragazza più pesante del suo liceo. Ma questo non le impedisce di essere vivace, divertente e sempre ribelle. Juliette ha grandi sogni: vuole organizzare le feste migliori, trasferirsi a New York per vivere con sua madre e uscire con il ragazzo più bello della scuola, un ragazzo più grande che sta per laurearsi. Vuole tutto ciò che non può avere, il che a volte le fa dimenticare di apprezzare chi la ama davvero.

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