MTD Magazine Trimestrale on line
4 dicembre numero
2021
MORE THAN DRUG
Health, Ethics & Compliance program
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
INDICE Periodico Trimestrale Gratuito di divulgazione Medico Scientifica DICEMBRE ANNO 6
2021 N. 4
3 L’altra faccia della pandemia: la comunicazione sanitaria in epoca Covid C. Barbati
Editore Improve Communications Sede Legale: Via Viticella, 48 - 80010 Quarto (NA) Sede Operativa : Via Diomede Carafa ,58 - 80124 Napoli Direttore Responsabile Gianluca Passaretti Direzione e redazione Via Diomede Carafa, 58 - 80124 Napoli tel: 081 0100952 e-mail: info@improvecommunications.it web: www.improvecommunications.it Diffusione : Periodico Telematico Service Provider ARUBA S.P.A. Loc. Palazzetto, 4 - 52011 Bibbiena (AR) Hanno collaborato a questo numero: Chiara Barbati Giornalista
La testata MTD - More Than Drug è registrata presso il Tribunale di Napoli - reg. n° 49 del 17 ottobre 2016
2
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
L’altra faccia della pandemia: la comunicazione sanitaria in epoca Covid-19 Chiara Barbati Giornalista Qualcosa, nella comunicazione sanitaria e istituzionale della pandemia, è andato storto. Più di una cosa a dire il vero. Da quando il Covid-19 è entrato nelle nostre vite ha portato, come era immaginabile, numerosi cambiamenti, e anche le istituzioni, la sanità, i media e la politica si sono dovuti adeguare a nuove sfide da affrontare e a nuovi modi di svolgere il proprio lavoro. Ciò che non si è saputo adeguare, però, alle nuove esigenze pandemiche, è stata la comunicazione che, soprattutto nella prima parte di questi due anni, ha lasciato parecchio a desiderare. La comunicazione in tempo di crisi è diversa da quella attuata in momenti di normalità, eppure raramente le istituzioni preposte al controllo della salute pubblica sono riuscite ad adattarla ai momenti emergenziali. Molto più spesso, invece, tra le derive della disinformazione, la costante ricerca di consenso e la mancanza di trasparenza, la comunicazione in ambito sanitario in epoca Covid non ha soddisfatto le aspettative. La comunicazione istituzionale La pandemia ha inevitabilmente cambiato i rapporti tra la comunicazione istituzionale, i media e il pubblico. Nonostante ciò, soprattutto nei primi mesi dell’emergenza Covid-19, la comunicazione istituzionale non ha saputo adeguarsi alle necessità di un nuovo contesto che richiedeva l’abbandono della ricerca del consenso e la concentrazione su finalità pratiche volte a uscire dallo stato di emergenza. Questi errori, appartenenti alla prima fase della gestione della crisi, hanno ancora oggi conseguenze, che vanno dalla diffusa disinformazione alla sfiducia nelle decisioni istituzionali, dalle raccomandazioni disattese all’incompleta adesione vaccinale. Il ruolo della comunicazione pubblica La comunicazione pubblica ha il compito di informare i cittadini in modo chiaro e trasparente. Essa deve essere completamente slegata dalla comunicazione politica, perché non deve puntare al consenso, ma fornire ai cittadini informazioni basate sui fatti che permettano loro, da un lato, di comprendere la realtà che li circonda ed essere consapevoli dei rischi che corrono e, dall’altro, di sviluppare abbastanza fiducia nelle istituzioni da essere certi che tutte le decisioni che verranno prese in merito alla gestione della crisi, per quanto scomode, siano quelle giuste.
3
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
La comunicazione pubblica, dunque, deve educare i cittadini e deve fare in modo di costruire la fiducia nelle istituzioni. Essa deve anche prevedere – e nell’era dei social poteva essere prevedibile – la potenziale deriva delle fake news e di tutte quelle informazioni false o ingannevoli che possono svilupparsi all’interno di un contesto di crisi. Le istituzioni devono fornire ai cittadini informazioni solide e trasparenti, in modo da renderli in grado di ripararsi in autonomia dalle notizie false. Inoltre, deve ascoltare le preoccupazioni della popolazione, in modo da fornire risposte adeguate. Il rispetto di tali linee guida da parte della comunicazione istituzionale si rivela fondamentale per il successo delle politiche messe in pratica per gestire la crisi. Che si tratti di campagne vaccinali, di invito al distanziamento sociale o dell’obbligo della mascherina, affinché la popolazione risponda positivamente alle imposizioni che la pandemia richiede, deve fidarsi delle istituzioni. La comunicazione pubblica è dunque uno strumento di attuazioni delle politiche messe in pratica per la gestione della crisi, e dal fallimento della prima deriva, inevitabilmente, il tracollo della seconda. Per una reale efficacia delle politiche e per il concreto contenimento dell’emergenza, dunque, tutti gli ambiti della comunicazione pubblica devono basarsi su principi di trasparenza e integrità. L’assenza di trasparenza e la ricerca del consenso Questo tipo di sensibilizzazione è completamente mancata nei primi mesi dell’emergenza pandemica. Quando il Covid-19 è esploso in tutto il mondo, passati i primi mesi di comprensibile assestamento, le istituzioni italiane non hanno fornito ai cittadini quel servizio di comunicazione chiara che è necessario in questi casi. Gli errori, fatti probabilmente in buona fede, hanno mancato il fondamentale principio della trasparenza. La comunicazione dei primi mesi era volta a mantenere l’ordine pubblico e ad assicurare il rispetto delle nuove necessarie regole. Per questi motivi, le informazioni diffuse dalle istituzioni puntavano sempre a rassicurare la popolazione oppure a spaventarla, puntando a un tipo di comunicazione più emozionale che basata sui fatti. In questo modo, le istituzioni hanno sorbito l’effetto opposto a quello desiderato, e la popolazione ha iniziato a perdere la fiducia nelle informazioni fornite dalle stesse, e di conseguenza ha iniziato a cercarle altrove. A queste decisioni sulla comunicazione pubblica, si sono aggiunti altri errori che hanno contribuito alla diffusione della disinformazione. Nei momenti di incertezza, in cui i dati sui contagi, sui decessi, sulle modalità di trasmissione o sull’efficacia dei vaccini non erano ancora chiari, le politiche messe in atto sono spesso cambiate repentinamente: mascherina sì, mascherina no; all’aperto sì, all’aperto no; i vaccini solo alle categorie a rischio, i vaccini a tutti. È comprensibile che le decisioni evolvano e cambino con il modificarsi dei dati che si ottengono. Ma non è comprensibile da parte della popolazione se non è stata fatta una comunicazione trasparente. La trasparenza impone che nei momenti di dubbio non si finga di avere tutte le risposte. È necessario che la trasparenza non riguardi solo i momenti sem-
4
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
plici, quelli in cui si hanno tutte le informazioni, ma anche e soprattutto i momenti di incertezza. Un’altra istanza disattesa della comunicazione pubblica è stata quella che la definisce come qualcosa di totalmente separata dalla comunicazione politica. Essa non deve essere legata al dibattito politico, agli interessi dei partiti o alla ricerca del consenso, ma deve semplicemente svolgere il servizio pubblico a cui è chiamata. Soprattutto nei paesi in cui la politica è estremamente polarizzata e c’è poco dialogo e poco accordo tra le parti, è facile che i cittadini avvertano le informazioni istituzionali come, in qualche modo, politicizzate, e se ne allontanino perché guidati da una scarsa fiducia. Per questo, la comunicazione istituzionale durante la gestione della crisi, avrebbe dovuto puntare alla trasparenza: perché una comunicazione in qualche modo edulcorata, anche in buona fede, appare come una manipolazione atta alla ricerca del consenso. Queste decisioni hanno fatto sì che alla mancanza di fiducia si aggiungesse anche il dilagare dell’infodemia, poiché la popolazione ha cercato altrove le notizie che le istituzioni non erano in grado di fornire, finendo per affidarsi a fonti di informazioni non affidabili e avallando la diffusione della disinformazione. Infodemia: i pericoli della disinformazione È stata l’altra epidemia, quella che correva accanto alla pandemia e, a volte, anche più velocemente del Covid-19. L’infodemia è stata definita così dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità già dai primi giorni di febbraio 2020, quando ci sembrava che la pandemia, da noi, non arrivasse davvero. Secondo l’OMS, quello delle notizie false era – ed è – un pericolo non meno imminente o grave dell’avvento del Covid-19, poiché avrebbe complicato, come poi ha effettivamente fatto, la gestione dell’epidemia. La diffusione di notizie false sul virus, sulle conseguenze del contagio, sulla sua pericolosità e sui rimedi ha, di fatto, contribuito a una confusione globale che ha causato numerosi problemi. Da un lato ha rafforzato le posizioni dei no-vax, dall’altro ha creato una confusione tale da impedire alle persone di prendere le decisioni in libertà. Alla mancanza di trasparenza e alla scarsa fiducia rivolta alle informazioni di provenienza istituzionale, hanno tentato di rimediare i media vecchi e nuovi, con conseguenze importanti. All’assenza di una comunicazione pubblica chiara e univoca, si è unita l’immaginabile paura della popolazione, la quale ha manifestato il bisogno di ricevere quante più informzioni possibili ed di essere sempre aggiornata. È a questo punto che sono intervenuti i media, che hanno diffuso numerosissime notizie, anche superflue e a volte addirittura infondate, pur di nutrire il bisogno spasmodico di sapere che il popolo manifestava. Sulle piattaforme social, poi, tutto è degenerato. Se i media tradizionali svolgono – o dovrebbero svolgere – la loro funzione di gate keeping filtrando le informazioni che ricevono e pubblicando solo quelle che ritengono fondate e confermate, sui social media, invece, questa sorta di garanzia non esiste.
5
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
Derive social I media hanno dunque tentato di sopperire alle richieste di informazione della popolazione con una iper informazione, spesso superflua e quasi sempre pericolosa. Da un lato, l’ampia disponibilità di informazioni e la loro facile reperibilità rende gli individui autonomi e non più dipendenti dai palinsesti che i media offrono loro. In questo modo, le persone sono in grado di farsi le proprie idee in libertà. D’altro canto, però, il sovraccarico di informazioni che ne è generato ha confuso gli utenti e ha dato il via a quella deriva social che ha causato lo sviluppo delle fake news. La diffusione di notizie false o tendenziose non rappresenta un problema solo per il singolo individuo che non ha effettivamente accesso alle informazioni che gli permettono di conoscere e comprendere la realtà, ma diventa un problema enorme per la società. La diffusione delle teorie complottiste, la disinformazione sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini, o anche semplicemente la sfiducia nei confronti dei provvedimenti necessari come l’utilizzo della mascherina, ha in qualche modo contribuito alla diffusione della pandemia stessa. E mentre le persone comuni diventano inconsapevoli megafoni di notizie false con i loro profili social, e mentre politici alla ricerca del consenso o altri personaggi mettono i propri interessi prima della salute pubblica diffondendo disinformazione, le istituzioni sanitarie non sono state in grado di utilizzare i social media in modo da contrastare il fenomeno delle fake news. Se il dilagare della disinformazione dipende dalla sfiducia del pubblico nelle istituzioni, mettere in atto una comunicazione contraddittoria e spesso non competente non può che aggravare la situazione. Recenti ricerche hanno tentato di spiegare cosa è andato storto nella comunicazione in ambito sanitario riguardo il Covid-19, e ciò che ne è venuto fuori ha rivelato che non sempre si sono dimostrate in grado di farlo, affidando la comunicazione di questa fase così delicata a persone non effettivamente competenti sulla comunicazione di crisi. La nascita della performance: i medici in tv Alla sfiducia nelle parole istituzionali e alla confusione derivata dall’ipercomunicazione dei media e dei social media, i cittadini hanno tentato di rimediare cercando persone di cui fidarsi. La necessità di dare un volto a chi emette le comunicazioni non è solo figlia del bisogno di essere rassicurati in una situazione di crisi, ma dipende anche e soprattutto dal modo in cui la comunicazione politica si è evoluta fino ad oggi. La cosiddetta comunicazione emozionale è quella che punta alla pancia dei cittadini per ottenere il consenso, invece di conquistare la loro approvazione con argomentazioni basate sui fatti. Questo fenomeno largamente diffuso in tutto il mondo ha causato il bisogno di avere persone in carne ed ossa a cui fare riferimento, invece che istituzioni o partiti. È per questo che durante la pandemia è cresciuto il fenomeno dei medici in tv, chiamati inizialmente per dare pareri professionali e poi, lentamente, trasformati in performer. La virologa rassicurante contro l’infettivologo allarmista, il negazionista contro la scienziata hanno portato a rendere la comunicazione sanitaria non più una necessità a cui adempiere
6
MORE THAN
MTD
DRUG
Health, Ethics & Compliance program
con serietà, ma a un vero e proprio show fatto di attori carismatici. In questo modo, le persone hanno finito per scegliersi i propri paladini e credere solo alla loro versione, ignorando qualunque altra fonte, per quanto affidabile potesse essere. Conclusioni L’incompleta adesione alle campagne vaccinali, la diffusione di rimedi e cure casalinghe, l’aumento di persone spaventate dai vaccini o l’inadempienza alle norme come mascherina e distanziamento sociale non sono mai colpa dei cittadini. Non si può imputare al buon senso delle persone il risultato di una comunicazione frammentaria, contraddittoria, poco trasparente e mai previdente. È chiaro che in una situazione di crisi è facile fare errori e, ora che stiamo lentamente uscendo dall’emergenza, è anche più semplice vederli. Eppure, fin troppo spesso, l’importanza di una comunicazione di qualità e la sua inevitabile correlazione con il successo delle politiche sanitarie, è spesso sottovalutata. Ed è per questo che l’infodemia è divenuta presto più pericolosa della pandemia.
7
esordio
Edizioni Improve Communications Sede Legale - Via Viticella, 48 - Quarto (NA) dopo tromboaspirazione Sede Operativa - Via D. Carafa, 58 - Napoli P.I. 06828451218